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Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che si verifica quando il pancreas smette di produrre linsulina, l’ormone che controlla i livelli di zucchero nel sangue.

 

Questo accade perché le cellule beta pancreatiche che producono l’insulina vengono distrutte erroneamente dal sistema immunitario del corpo. La causa di questo attacco non è ancora nota e gli scienziati ritengono che possano esserci componenti sia genetiche che ambientali. Altrettanto sconosciuta è la cura per il diabete.

Fino a qualche anno fa gli scienziati ritenevano che le cellule beta non si rigenerassero e che quindi la perdita di queste cellule sia irreversibile, tanto che i pazienti diabetici richiedono iniezioni di insulina a vita.

Secondo i dati Istat nel 2016 in Italia sono stati contati oltre 3,2 milioni di persone affette da diabete, pari al 5,3% dell’intera popolazione nazionale. La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 2,9% della popolazione nel 1980) e rispetto al 2000 i diabetici sono 1 milione in più.

Dimostrato che le cellule beta del pancreas si rigenerano

Nel 2010 il team di ricerca del Dr. Pedro Herrera dell’Università di Ginevra, ha messo in dubbio questo presupposto quando hanno dimostrato che alcune cellule alfa nel pancreas di topi diabetici si sono trasformate in cellule beta. Le cellule alfa normalmente producono il glucagone, l’ormone che alza l’indice glicemico, ma nei topi diabetici hanno iniziato a produrre insulina. La squadra di Herrera nel 2014 ha pubblicato un nuovo studio nella rivista Nature: nei topi prima della pubertà il ​​pancreas è in grado di compensare la perdita di cellule beta che producono insulina.

  • Questo è ottenuto da un meccanismo sconosciuto fino ad ora“, spiega Herrera. “Il processo prevede la reversione di cellule delta (che producono somatostatina, un altro ormone pancreatico) in uno stato cellulare precursore, con proliferazione e successiva ricostituzione delle popolazioni delle cellule beta e delta.

In contrasto con la conversione delle cellule alfa, che riguarda solo una piccola frazione della popolazione alfa, il nuovo meccanismo che coinvolge il cambiamento del destino delle cellule delta è un modo più efficace per compensare la perdita delle cellule beta e quindi il recupero del diabete. Eppure, mentre le cellule alfa possono riprogrammarsi nella produzione di insulina anche nei topi adulti/anziani, la capacità delle cellule delta di convertirsi in beta è limitata alla pubertà.

  • Queste scoperte dimostrano che il pancreas è molto più plastico e – almeno durante l’infanzia – possiede un potenziale molto più potente di auto-guarigione di quanto abbiamo precedentemente assunto“, afferma Herrera.

Il digiuno riattiva la produzione di insulina e rigenera le cellule beta del pancreas

Uno studio pubblicato a febbraio 2017 sulla rivista Cell ha dimostrato che il digiuno sotto forma della dieta mima-digiuno (dieta ipocalorica per 5 giorni a settimana) ripara le cellule beta del pancreas che sintetizzano insulina e normalizza la produzione di insulina sia nel diabete di tipo 1 che nel diabete di tipo 2. Nel diabete di tipo 1 il pancreas smette di produrre insulina mentre nel diabete di tipo 2 non si produce abbastanza insulina o le cellule del corpo non rispondono all’insulina (resistenza all’insulina).

Il team è stato guidato dal Dr. Valter Longo ed ha effettuato la sperimentazione sui topi e su cellule umane. I topi sono stati nutriti per quattro giorni su una dieta a basso contenuto calorico, a basso contenuto proteico e a basso contenuto di carboidrati, ma ad alta percentuale di grassi, ricevendo la metà della loro normale assunzione giornaliera calorica il primo giorno, seguita da tre giorni del 10% del loro normale apporto calorico.

I ricercatori hanno effettuato questo digiuno tre volte con 10 giorni di pausa in cui veniamo alimentati normalmente in mezzo. Hanno poi esaminato il pancreas dei topi scoprendo che la produzione di insulina viene ripristinata, la resistenza all’insulina si riduce e le cellule beta sono rigenerate. Inoltre alcuni studi di laboratorio che coinvolgono campioni di cellule umane hanno mostrato effetti simili: «Ciò dimostra da un lato la possibilità di riprogrammare le cellule solo con la dieta, senza alterare il genoma, dall’altro il potenziale utilizzo dell’alimentazione per far fare retromarcia ai sintomi del diabete» afferma Longo. Questi sono risultati molto promettenti che hanno bisogno di ulteriori studi su pazienti umani per convalidare definitivamente questi risultati.

La dieta mima digiuno è studiata per ottenere gli effetti di un digiuno completo senza mettere sotto sforzo l’organismo nelle persone già debilitate. Gli scienziato hanno scoperto che il digiuno funziona come una sorta di “reset” dell’organismo, durante il quale vengono attivate le cellule staminali e prodotte nuove cellule e si rallenta l’invecchiamento grazie alla riduzione dell’espressione di tre geni-chiave coinvolti nello stress e nell’invecchiamento stesso, IGF-1, TOR e PKA. Il calo drastico di questi geni riporta le cellule in una sorta di condizione embrionale:

  • «Le cellule si mettono in “stand-by” durante il digiuno e poi, quando si torna a mangiare normalmente, possono dar luogo a molte tipologie cellulari diverse fra cui le cellule beta, quelle del pancreas che producono l’insulina.», afferma Longo.

Dieta semi-digiuno come guarigione dal diabete

L’anno scorso avevamo pubblicato l’articolo “Ho invertito il mio diabete tipo 2 in soli 11 giorni con una dieta semi-digiuno” in cui raccontavamo la storia di Richard Doughty che è guarito completamente dal diabete grazie all’applicazione di una dieta semi-digiuno a basso contenuto calorico sviluppata dall’Università del Newcastle. Lo studio del Dr. Taylor pubblicati sulla rivista Diabetologia nel 2011 aveva dimostrato che questa dieta fosse in grado di  invertire il diabete in meno di otto settimane.

La dieta in questione prevede l’assunzione di 800 calorie al giorno (la dose raccomandata per un uomo è di 2.500, quindi si capisce quanto sia vicino al digiuno), di cui

Queste ricerche mostrano che guarire dal diabete è possibile. E’ importante farsi seguire da un medico competente che sappia guidarci e monitorare la situazione. Il signor Doughty ha contattato direttamente il Dr. Taylor nel seguire la dieta. Si può fare lo stesso oppure cercare di contattare un medico referente della dieta mima-digiuno ed eventualmente acquistare il kit dei pasti sostitutivi dei 5 giorni (che non è necessario, costoso, ma può essere comodo). Fatemi sapere la vostra esperienza nei commenti così che possiamo sostenere tutti coloro che ne hanno bisogno.

Nota. Devo far notare che il digiuno completo non è indicato per il diabete perché è troppo intenso e il pancreas già malfunzionante non riesce a stabilizzare la glicemia: per questo in questo articolo si parla di semi-digiuno o mima-digiuno, ovvero di diete ipocaloriche dove si mangia poco e si cerca di ottenere gli effetti curativi del digiuno senza mettere sotto sforzo un organismo già debilitato.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Type 1 diabetes is an autoimmune disease that occurs when the pancreas stops producing insulin, the hormone that controls blood sugar levels. This is because pancreatic beta cells that produce insulin are mistakenly destroyed by the body’s immune system. The cause of this attack is not yet known and scientists believe that there may be both genetic and environmental components. Equally unknown is the treatment for diabetes.

Until a few years ago, scientists believed that beta cells did not regenerate and that the loss of these cells is irreversible, so that diabetic patients require lifetime insulin injections.

According to ISTAT data in 2016 in Italy over 3.2 million people with diabetes were counted, equal to 5.3% of the entire national population. The prevalence of diabetes nearly doubled in thirty years (it involved 2.9% of the population in 1980) and compared to 2000, there are 1 million more people with diabetes.

It was demonstrated that the pancreatic beta cells regenerate

In 2010, the research team of Dr. Pedro Herrera of the University of Geneva questioned this assumption when they demonstrated that some alpha cells in the pancreas of diabetic mice were transformed into beta cells. Alpha cells normally produce glucagon, the hormone that raises the glycemic index, but in diabetic mice they started producing insulin. Herrera’s team in 2014 published a new study in the journal Nature: in mice before puberty the pancreas is able to compensate for the loss of insulin-producing beta cells.

  • “This is achieved by an unknown mechanism until now,” explains Herrera. “The process involves reversing delta cells (which produce somatostatin, another pancreatic hormone) in a precursor cell state, with proliferation and subsequent reconstitution of beta and delta cell populations.”

In contrast to the conversion of alpha cells, which affects only a small fraction of the alpha population, the new mechanism involving delta cell fate change is a more effective way to compensate for beta cell loss and therefore diabetes recovery. Yet while alpha cells can reprogram themselves in insulin production even in adult / elderly mice, the ability of delta cells to convert to beta is limited to puberty.

  • “These findings show that the pancreas is much more plastic and – at least during childhood – has a much more potent self-healing potential than previously assumed,” says Herrera.

Fasting reactivates the production of insulin and regenerates the pancreatic beta cells

A study published in February 2017 in the journal Cell showed that fasting in the form of the fasting-mimic diet (hypocaloric diet for 5 days a week) repairs beta cells of the pancreas that synthesize insulin and normalizes the production of insulin in both type 1 that in type 2 diabetes. In type 1 diabetes the pancreas stops producing insulin while in type 2 diabetes there is not enough insulin or the body cells do not respond to insulin (insulin resistance).

The team was led by Dr. Valter Longo and tested on mice and human cells. The mice were fed for four days on a low-calorie, low-protein, low-carb, high-fat diet, receiving half of their normal daily calorie intake on the first day, followed by three days 10% of their normal caloric intake.

The researchers performed this fast three times with a 10-day break in which we normally get fed in between. They then examined the pancreas of mice and discovered that insulin production is restored, insulin resistance is reduced and beta cells are regenerated. In addition, some laboratory studies involving samples of human cells have shown similar effects:

  • “This shows on the one hand the possibility of reprogramming the cells only with the diet, without altering the genome, on the other the potential use of food to make do reversing the symptoms of diabetes, “says Longo.

These are very promising results that need further studies on human patients to definitively validate these results.

The fasting-mimic diet is designed to achieve the effects of a complete fast without putting the body under strain in already debilitated people. Scientists have discovered that fasting functions as a sort of “reset” of the organism, during which stem cells are activated and new cells are produced and aging is slowed down by reducing the expression of three key genes involved in stress and aging itself, IGF-1, TOR and PKA. The drastic decline of these genes brings the cells back into a sort of embryonic condition:

  • “The cells are put in” stand-by “during fasting and then, when they go back to eating normally, they can give rise to many different cell types including beta cells, those of the pancreas that produce insulin.» says Longo.

Semi-fasting diet as a cure for diabetes

Last year we published the article “I reversed my type 2 diabetes in just 11 days on a semi-fast diet” in which we told the story of Richard Doughty who completely recovered from diabetes thanks to the application of a semi diet-low-calorie student developed by the University of Newcastle. Dr. Taylor’s study published in the journal Diabetologia in 2011 showed that this diet was able to reverse diabetes in less than eight weeks.

The diet in question involves the intake of 800 calories a day (the recommended dose for a man is 2,500, so you understand how close it is to fasting), including

  • 600 calories from liquids, such as smoothies, juice extracts and soups (only vegetable stock, not solid vegetables) and
  • 200 calories from fresh green leafy vegetables.

It is also necessary to drink three liters of water a day.

These researches show that it is possible to recover from diabetes. It is important to be followed by a competent doctor who can guide us and monitor the situation. Mr. Doughty contacted Dr. Taylor directly to follow the diet. You can do the same or try to contact a doctor referring to the fasting-mimic diet and possibly buy the 5-day meal replacement kit (which is not necessary, expensive, but can be handy). Let me know your experience in the comments so that we can support all those who need it.

Note. I must point out that the complete fasting is not indicated for diabetes because it is too intense and the pancreas already malfunctioning can not stabilize the blood sugar: this is why this article speaks of semi-fasting or fasting-mimic, or low-calorie diets where we eat little and try to get the healing effects of fasting without putting an already debilitated body under strain.

SOURCE: Dionidream

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I semi di lino sono fra i 10 cibi più salutari del mondo secondo la ricerca scientifica: in particolare, stimolano la peristalsi intestinale e frenano l’invecchiamento.

 

I semi di lino sono importantissimi per la nostra salute e per il nostro intestino. Composti da grassi buoni Omega 3 (47%), seguiti da carboidrati (32%) e proteine (21%), i semi di lino sono anche molto ricchi di vitamine (C, E e del gruppo B) e calcio. I benefici di questi semi oleosi sono molteplici e conosciuti fin dall’antichità, tanto che una leggenda narra che Carlo Magno approvò una legge che obbligava i sudditi a consumare questi alimenti regolarmente. I loro contenuto di Omega 3 è altissimo, per cui i semi di lino sono adattissimi a chi ha deciso di seguire una dieta senza prodotti animali come il pesce. Gli omega 3, com’è noto, sono potenti antinfiammatori, e i semi di lino risultano alimenti che tengono bassa l’infiammazione e avrebbero un’azione antitumorale.

I semi di lino combattono la stipsi

I semi di lino tengono sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue, e i particolari fitoestrogeni che contengono aiutano a stabilizzare i livelli ormonali, per cui sono indicati a chi soffre di ciclo mestruale irregolare o è in menopausa. I semi di lino sono anche ricchi di fibre e aiutano a combattere la stitichezza. Chi soffre di questi disturbo generalmente assume lassativi, il cui uso prolungato però alla lunga irrita la flora intestinale e peggiora l’infiammazione. I semi di lino invece sono principalmente emollienti, ovvero facilitano il transito intestinale. Quando entrano in contatto con i liquidi presenti in stomaco e intestino, creano le mucillagini, che ammorbidiscono le feci e ne aumentano il volume. Questo incremento stimola la peristalsi – i movimenti intestinali – e quindi l’evacuazione delle feci stesse.

Usa i semi di lino tutte le mattine

Usa questa ricetta se soffri di stitichezza: metti in ammollo per una notte in un bicchiere d’acqua un cucchiaio di semi di lino (volendo puoi aggiungere 3 prugne secche snocciolate). La mucillagine che troverai al mattino va separata dai semi con un colino. Bevi il liquido rimasto a stomaco vuoto. Puoi anche aggiungerlo a tè e tisane. Questa bevanda favorisce la peristalsi e l’eliminazione delle scorie intestinali. È utile anche in caso di colon irritabile e stipsi.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Flax seeds are among the 10 healthiest foods in the world according to scientific research: in particular, they stimulate intestinal peristalsis and restrain aging.

Flax seeds are very important for our health and for our intestines. Composed of good Omega 3 fats (47%), followed by carbohydrates (32%) and proteins (21%), flax seeds are also very rich in vitamins (C, E and group B) and calcium. The benefits of these oil seeds are many and known since ancient times, so much so that a legend tells that Charlemagne passed a law that forced the subjects to consume these foods regularly. Their content of Omega 3 is very high, so flaxseeds are very suitable for those who decided to follow a diet without animal products such as fish. Omega 3, as it is known, are powerful anti-inflammatories, and flax seeds are foods that keep inflammation low and have an anti-tumor effect.

Flax seeds fight constipation

Flaxseed keeps blood cholesterol levels under control, and the particular phytoestrogens they contain help stabilize hormone levels, so they are suitable for those suffering from an irregular menstrual cycle or in menopause. Flax seeds are also rich in fiber and help fight constipation. Those who suffer from these disorders generally take laxatives, whose prolonged use, however, in the long run irritates the intestinal flora and worsens inflammation. Flax seeds, on the other hand, are mainly emollient, meaning they facilitate intestinal transit. When they come into contact with the fluids in the stomach and intestines, they create the mucilages, which soften the faeces and increase their volume. This increase stimulates the peristalsis – the intestinal movements – and therefore the evacuation of the feces themselves.

Use flax seeds every morning

Use this recipe if you suffer from constipation: soak for a night in a glass of water a tablespoon of flax seeds (if you want you can add 3 pitted prunes). The mucilage that you will find in the morning should be separated from the seeds with a colander. Drink the liquid left on an empty stomach. You can also add it to tea and herbal teas. This drink promotes peristalsis and elimination of intestinal waste. It is also useful in case of irritable colon and constipation.

SOURCE: Riza

Il miele contiene naturalmente sostanze che ci difendono da virus e batteri: è un prezioso alleato del nostro organismo.

 

Se esiste una sostanza indispensabile per affrontare la stagione fredda imminente, quella è il miele. In primo luogo, non c’è dolcificante migliore: riduciamo quanto possibile il consumo di zuccheri raffinati e integrali fasulli (che sono purtroppo la maggioranza di quelli che si trovano in commercio o nei bar), e mettiamo una buona volta al bando i prodotti di sintesi chimica che riempiono il palato di sapori innaturali e fanno male alla salute. Molto più di un semplice dolcificante, il miele è un nutrimento completo, un potente energetico, e soprattutto un farmaco naturale a tutti gli effetti. La medicina tradizionale ne raccomandava l’utilizzo: i medici del passato sapevano che il miele conteneva l’energia necessaria a passare indenne il periodo autunnale e invernale.

Miele: un potente antibatterico

Una delle più importanti funzioni curative del miele (da scegliere sempre grezzo e biologico) è quella antibatterica e antisettica. In questo cibo si forma, attraverso reazioni chimiche naturali, il perossido di idrogeno, cioè acqua ossigenata, che elimina i microrganismi dannosi. Le proprietà battericida e batteriostatica del miele sono legate anche alla sua acidità e alla presenza di enzimi. Il miele aiuta quindi a bloccare le infezioni esterne, come nel caso di ferite e di ustioni, ma anche quelle interne, che sono all’origine di ulcere gastriche.

Col miele non hai più bisogno di ricostituenti

Ricco di zuccheri semplici direttamente assimilabili (glucosio e fruttosio) il miele viene rapidamente trasformato in energia dal corpo. Per questo è indicato come ricostituente in caso di astenia, anoressia e debolezza. Non solo: per lunga e radicata tradizione popolare, il miele è considerato il rimedio per eccellenza in caso di disturbi da raffreddamento e mal di gola, per calmare la tosse, alleviare laringite e faringite. Contro le malattie da raffreddamento sono da preferire i mieli aromatici, ricchi di oli essenziali, come quello d’eucalipto e di timo.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Honey naturally contains substances that defend us from viruses and bacteria: it is a precious ally of our body.

If there is an indispensable substance to deal with the impending cold season, that is honey. Firstly, there is no better sweetener: we reduce as much as possible the consumption of refined sugars and fake wholemeal products (which are unfortunately the majority of those found on the market or in bars), and we put the products of chemical synthesis that fill the palate with unnatural flavors and are bad for your health. Much more than a simple sweetener, honey is a complete nourishment, a powerful energy, and above all a natural drug with all respects. Traditional medicine recommended its use: the doctors of the past knew that honey contained the energy necessary to pass the autumn and winter period unscathed.

Honey: a powerful antibacterial

One of the most important healing functions of honey (always choose raw and organic) is that of antibacterial and antiseptic. In this food, hydrogen peroxide, ie hydrogen peroxide, is formed through natural chemical reactions, which eliminates harmful microorganisms. The bactericidal and bacteriostatic properties of honey are also linked to its acidity and the presence of enzymes. Honey therefore helps to block external infections, as in the case of wounds and burns, but also internal ones, which are at the origin of gastric ulcers.

With honey you do not need any restorers anymore

Rich in directly assimilable simple sugars (glucose and fructose), honey is rapidly transformed into energy by the body. For this reason it is indicated as a tonic in case of asthenia, anorexia and weakness. Not only that: for long and deeply rooted folk tradition, honey is considered the remedy par excellence in cases of

  • cooling disorders and
  • sore throat,
  • to calm the cough,
  • relieve laryngitis and pharyngitis.

Against aromatic diseases, aromatic honey, rich in essential oils such as eucalyptus and thyme, should be preferred.

SOURCE: Riza

Un nuovo studio dimostra come un consumo “normale” di caffè abbia effetti benefici sul cervello e sulle capacità cognitive.

 

La caffeina fa bene al cervello: lo dice un nuovo studio pubblicato a settembre di quest’anno  su Scientific Report.  Secondo la ricerca, il caffè promuove le connessioni neuronali, fornendo possibili ulteriori informazioni sul meccanismo d’azione di questa sostanza sulla memoria e sulla cognizione. Un consumo abituale di caffè, in sostanza, avrebbe effetti fisiologici sulle cellule neuronali, con un aumento della vigilanza e la capacità potenziale di ridurre il rischio di malattie neurodegenerative. In particolare, il team di ricercatori di Svezia, Finlandia, Regno Unito e Giappone che hanno condotto lo studio – primo nel suo genere – hanno analizzato la perturbazione dei cambiamenti di espressione genica causata dalla caffeina in un modello di cellule neuronali umane, il modello più vicino al sistema nervoso centrale umano.

Più attivi grazie al caffè

La ricerca prevedeva la somministrazione di livelli normali di caffeina per periodi di 1, 3 e 9 ore. I risultati hanno mostrato un’attivazione dipendente dal dosaggio dei primi “geni immediati precoci” già dopo un’ora. I “geni immediati precoci” sono geni che rispondono rapidamente – spesso in pochi minuti – agli stimoli cellulari. Alcuni di questi geni sono legati al sistema immunitario e altri sono legati all’apprendimento e alla memoria. L’esperimento ha rivelato che la caffeina ha incrementato alcuni processi neuronali (“upregulation”) e ne ha ridotto altri (“downregulation”).

L’“upregulation” è un processo che incrementa il segnale a una cellula; è simile a quando un segnale radio viene aumentato per assicurare che il messaggio verrà trasmesso; al contrario, la “downregulation” riduce il segnale alla cellula. Quello che è stato scoperto è che la caffeina ridurrebbe i processi del sistema immunitario e potenzierebbe i processi di sviluppo della proiezione neuronale che sono legati alla memoria e ad altre connettività neuronali. Nel complesso, più geni sono soggetti a “downregulation” che ad “upregulation” a causa della caffeina; tuttavia, maggiore è la dose di caffeina utilizzata nell’esperimento, più geni immediati precoci si attivano.

La caffeina migliora memoria e cognizione

“La caffeina nel caffè è una delle sostanze psicoattive più diffuse al mondo, ma sappiamo relativamente poco su come influisce sui neuroni e sulle loro funzioni cellulari”, ha commentato il professor Juha Kere dell’Istituto Karolinska, in Svezia, uno degli autori dello studio. ” Saperne di più su come la caffeina influenza il nostro organismo potrebbe aiutare a spiegare perché il caffè e la caffeina sembrano ridurre il rischio di alcune malattie e migliorare la memoria e la cognizione. Quello che abbiamo scoperto potrebbe aiutare a comprendere in parte perché è stato ipotizzato che il caffè possa migliorare la memoria e proteggere contro la perdita della stessa negli anziani”.

Da una a tre tazzine di caffè al giorno

Il caffè, bevuto con moderazione, rappresenta un valido aiuto per il nostro benessere: un piacere per il palato, una fonte di buon umore per il suo aroma inconfondibile e, in generale, un alleato per la salute dell’organismo. Basta non esagerare con le tazzine: da una a tre al giorno vanno benissimo, meglio se nella prima parte della giornata soprattutto per chi ha problemi col sonno.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

A new study shows that “normal” coffee consumption has beneficial effects on the brain and cognitive abilities.

Caffeine works well with the brain, says a new study published in September this year on the Scientific Report. According to research, coffee promotes neural connections, providing further information on the mechanism of action of this substance on memory and cognition. Usual coffee consumption, essentially, would have physiological effects on neuronal cells, with increased vigilance and potential capacity to reduce the risk of neurodegenerative diseases. In particular, the team of researchers from Sweden, Finland, the United Kingdom and Japan who conducted the study – the first of its kind – analyzed the perturbation of gene expression changes caused by caffeine in a model of human neuronal cells, the most close to the human central nervous system.

More active thanks to coffee

The study included the administration of normal caffeine levels for periods of 1, 3 and 9 hours. The results showed an activation dependent on the dosage of the early “immediate immediate genes” after an hour. “Early immediate genes” are genes that respond quickly – often in a few minutes – to cellular stimuli. Some of these genes are related to the immune system and others are related to learning and memory. The experiment revealed that caffeine has increased some “upregulation” processes and reduced others (downregulation).

Upregulation is a process that increases the signal to a cell; it is similar to when a radio signal is increased to ensure that the message is transmitted; Conversely, downregulation reduces the signal to the cell. What has been discovered is that caffeine would reduce the processes of the immune system and potentiate neuronal projection development processes that are related to memory and other neuronal connectivity. Overall, more genes are subject to “downregulation” or “upregulation” due to caffeine; however, the greater the amount of caffeine used in the experiment, the more immediate immediate genes are activated.

Caffeine improves memory and cognition

“Caffeine in coffee is one of the most common psychoactive substances in the world, but we know relatively little about how it affects neurons and their cellular functions,” said Professor Juha Kere of the Karolinska Institute, Sweden, one of the authors of the study . “Find out more about how caffeine affects our body could help explain why coffee and caffeine seem to reduce the risk of some diseases and improve memory and cognition. What we discovered could help to understand in part why it was hypothesized that coffee can improve memory and protect against loss of it in the elderly. “

One to three cups of coffee a day

Coffee, drunk moderately, is a useful aid to our well-being: a pleasure for the palate, a source of good humor for its unmistakable aroma and, in general, an ally for the health of the body. Just do not overdo it with cups: one to three a day are fine, better if in the first part of the day especially for those who have problems with sleep.

SOURCE: Riza

L’amaranto unisce le migliori proprietà dei cereali a quelle dei legumi: ci protegge nei mesi più freddi, ripulisce le arterie e ringiovanisce.

 

L’amaranto fa parte della categoria degli pseudocereali, cioè quegli alimenti che uniscono le caratteristiche dei legumi a quelle dei cereali (come ad esempio il grano saraceno). L’amaranto ha moltissime proprietà, tra cui quella di ripulire il sangue e le arterie. Essendo privo di glutine, è un alimento adatto ai celiaci. L’amaranto, rispetto ad altri “cugini”, è ricchissimo di proteine di alta qualità (circa 16 grammi per 100 grammi di alimento) e contiene lisina e metionina, due aminoacidi essenziali di cui sono carenti quasi tutti i cereali (tranne la quinoa). Il suo livello di lisina – elemento essenziale della dieta – è addirittura superiore a quello dei cereali, dei fagioli e della soia, o ancora della carne, del latte e delle uova. L’amaranto contiene il 15% di fibre, il che lo rende utilissimo per chi soffre di gonfiori e stitichezza.

Se ne usano chicchi, foglie e farina

Oltre a consumarlo in chicchi, dell’amaranto si possono usare anche le foglie e la farina. Quest’ultima, priva di zuccheri semplici e ricca di amilopectina e zuccheri complessi, è adatta a essere usata nella dieta di obesi e diabetici. Le foglie invece, ricche di calcio, ferro e fosforo, si consumano come verdura cotta (simile agli spinaci). L’olio di amaranto contiene acidi grassi insaturi, vitamina E, squalene, un triterpene presente anche nell’olio di oliva, potente antiossidante capace di ridurre la sintesi di colesterolo nel fegato, secondo uno studio apparso sul Food and Public Health e sul Journal of Food Science.

L’amaranto abbassa il colesterolo cattivo

L’amaranto è ricco di antiossidanti naturali e di magnesio, che riduce il rischio di ipertensione e di malattie cardiache, aiuta il rilassamento dei vasi sanguigni e svolge un ruolo importante nella regolazione ormonale. L’amaranto abbassa anche i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue, grazie alla presenza dei tocotrienoli (vitamina E). Nel germe, la parte più interna del seme, sono presenti anche preziosi acidi grassi come il linoleico, che ha un effetto antinfiammatorio e regolatore della coagulazione sanguigna.

L’amaranto fa bene anche alle ossa

Ma non è solo il sangue a beneficiare dell’amaranto. Lo pseudocereale fa bene anche alle ossa, in quanto vanta un elevato contenuto di calcio che lo rende adatto soprattutto all’alimentazione delle donne per mantenere le ossa forti e protette, specie in menopausa, e dei bambini in fase di sviluppo. Cento grammi di amaranto contengono il 33 per cento del fabbisogno di calcio di una donna in menopausa.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Amaranth combines the best properties of cereals with legumes: it protects us in the coldest months, cleanses the arteries and rejuvenates.

Amaranth is part of the pseudocereal category, that is, those foods that combine the characteristics of legumes with those of cereals (such as buckwheat). Amaranth has a lot of properties, including that of cleaning the blood and arteries. Being gluten-free, it is a food suitable for celiac disease. Amaranth, compared with other “cousins”, is rich in high quality proteins (about 16 grams per 100 grams of food) and contains lysine and methionine, two essential amino acids which are lacking in almost all cereals (except quinoa) . Its lysine level – the essential element of diet – is even higher than that of cereals, beans and soy, or even meat, milk and eggs. Amaranth contains 15% fibers, which makes it very useful for those who suffer from swelling and constipation.

Use grains, leaves and flour

In addition to consuming it in grains, amaranth can also be used for its leaves and flour. The latter, simple and rich in amylopectin and complex sugars, is suitable for use in obese and diabetic diets. The leaves, however, rich in calcium, iron and phosphorus, are consumed as cooked vegetables (like spinach). Amaranth oil contains unsaturated fatty acids, vitamin E, squalene, a triterpene also present in olive oil, a powerful antioxidant capable of reducing cholesterol synthesis in the liver, according to a study published on Food and Public Health and the Journal of Food Science.

Amaranth lowers bad cholesterol

Amaranth is rich in  magnesium  and natural antioxidants, which reduces the risk of hypertension and heart disease, helps relieve blood vessels and plays an important role in hormonal regulation. Amaranth also lowers “bad” cholesterol levels in the blood, due to the presence of tocotrienols (vitamin E). In the germ, the innermost part of the seed, there are also precious fatty acids such as linoleic, which has an anti-inflammatory and regulating effect of blood clotting.

Amaranth is also good for bones

But it is not just the blood to benefit from the anchor. The pseudocereal is also good for bones, as it has a high calcium content that makes it especially suitable for women’s nutrition to maintain strong and protected bones, especially menopausal, and growing children. One hundred grams of amaranth contain 33 percent of the calcium requirement of a menopausal woman.

SOURCE: Riza

Nel 2011, l’Ente per il turismo finlandese ha condotto una campagna che utilizzava il silenzio come “prodotto” di marketing. Hanno cercato di invogliare le persone a visitare la Finlandia e sperimentare la bellezza di questa terra silenziosa.

 

Hanno pubblicato una serie di fotografie di singole figure nella natura e hanno usato lo slogan “Silence, Please”. Un tag line è stato aggiunto da Simon Anholt, un consulente internazionale di branding, “No talking, but action.”

Eva Kiviranta, la direttrice dei social media di VisitFinland.com, ha dichiarato:

  • “Abbiamo deciso, invece di dire che è davvero vuoto e molto tranquillo e nessuno sta parlando di nulla qui, abbracciamolo e rendiamolo una buona cosa”.

La Finlandia potrebbe avere qualcosa di molto grande. Potresti vedere gli inizi dell’uso del silenzio come un punto di forza, poiché il silenzio potrebbe diventare sempre più attraente. Mentre il mondo intorno diventa sempre più rumoroso e disordinato, potresti ritrovarti a cercare il sollievo che i luoghi silenziosi e il silenzio hanno da offrire. Questa potrebbe essere una mossa saggia in quanto gli studi dimostrano che il silenzio è molto più importante per il tuo cervello di quanto tu possa pensare.

Le cellule cerebrali rigenerate possono essere solo una questione di silenzio.

Uno studio del 2013 sui topi pubblicato sulla rivista Brain, Structure and Function usava diversi tipi di rumore e silenzio e monitorava l’effetto che il suono e il silenzio avevano sul cervello dei topi. Il silenzio doveva essere il controllo nello studio, ma ciò che trovarono fu sorprendente. Gli scienziati hanno scoperto che quando i topi venivano esposti a due ore di silenzio al giorno sviluppavano nuove cellule nell’ippocampo. L’ippocampo è una regione del cervello associata a

  • memoria,
  • emozione
  • apprendimento.

La crescita di nuove cellule nel cervello non si traduce necessariamente in benefici per la salute tangibili. Tuttavia, in questo caso, la ricercatrice Imke Kirste afferma che le cellule sembravano diventare neuroni funzionanti.

  • “Abbiamo visto che il silenzio aiuta davvero le nuove cellule generate a differenziarsi nei neuroni e ad integrarsi nel sistema”.

In questo senso il silenzio può letteralmente far crescere il tuo cervello.

Il cervello sta attivamente interiorizzando e valutando le informazioni durante il silenzio

Uno studio del 2001 definiva una “modalità predefinita” della funzione cerebrale che mostrava che anche quando il cervello “riposava“, era perennemente attivo interiorizzare e valutare le informazioni.

La ricerca di follow-up ha rilevato che la modalità predefinita viene utilizzata anche durante il processo di auto-riflessione. Nel 2013, in Frontiers in Human Neuroscience, Joseph Moran et al. ha scritto, la rete modalità predefinita del cervello

  • “è osservata più da vicino durante il compito psicologico di riflettere sulla propria personalità e caratteristiche (auto-riflessione), piuttosto che durante l’auto-riconoscimento, pensando al concetto di sé, o pensando all’autostima, per esempio.”

Quando il cervello riposa, è in grado di integrare le informazioni interne ed esterne in “uno spazio di lavoro consapevole”, hanno detto Moran e colleghi.

Quando non sei distratti dal rumore o dai compiti orientati all’obiettivo, sembra esserci un momento di tranquillità che consente al tuo spazio di lavoro consapevole di elaborare le cose. Durante questi periodi di silenzio, il tuo cervello ha la libertà di cui ha bisogno per scoprire il suo posto nel tuo mondo interno ed esterno.

La modalità predefinita ti aiuta a pensare a cose profonde in modo fantasioso.

Come scrisse una volta Herman Melville,

  • “Tutte le cose profonde e le emozioni delle cose sono precedute e seguite dal silenzio”.

Il silenzio allevia lo stress e la tensione.

È stato scoperto che il rumore può avere un marcato effetto fisico sul nostro cervello con conseguente elevato livello di ormoni dello stress. Le onde sonore raggiungono il cervello come segnali elettrici attraverso l’orecchio. Il corpo reagisce a questi segnali anche se sta dormendo. Si pensa che l’amigdala (localizzata nei lobi temporali del cervello) che è associata alla formazione della memoria e alle emozioni sia attivata e questo causa un rilascio di ormoni dello stress. Se si vive in un ambiente costantemente rumoroso, è probabile che si verifichino livelli cronicamente elevati di ormoni dello stress.

Uno studio che è stato pubblicato nel 2002 in Psychological Science (Vol. 13, No. 9) ha esaminato gli effetti che il trasferimento dell’aeroporto di Monaco aveva sulla salute e la cognizione dei bambini. Gary W. Evans, professore di ecologia umana presso la Cornell University, osserva che i bambini esposti al rumore sviluppano una risposta allo stress che li fa ignorare il rumore. Ciò che è interessante è che questi bambini non solo hanno ignorato gli stimoli dannosi, ma hanno anche ignorato gli stimoli a cui dovrebbero prestare attenzione come le parole.

  • “Questo studio è tra i più importanti, probabilmente la prova più definitiva che il rumore – anche a livelli che non producono alcun danno all’udito – provoca stress ed è dannoso per l’uomo“, dice Evans.

Il silenzio sembra avere l’effetto opposto sul cervello al rumore. Mentre il rumore può causare stress e tensione, il silenzio libera la tensione nel cervello e nel corpo. Uno studio pubblicato sulla rivista Heart ha scoperto che due minuti di silenzio possono rivelarsi ancora più rilassanti di ascoltare musica “rilassante”. Hanno basato queste scoperte di cambiamenti che hanno notato nella pressione sanguigna e nella circolazione del sangue nel cervello.

Il silenzio reintegra le nostre risorse cognitive.

L’effetto che l’inquinamento acustico può avere sulle prestazioni del compito cognitivo è stato ampiamente studiato. È stato rilevato che il rumore danneggia le prestazioni del lavoro al lavoro e a scuola. Può anche essere la causa di una diminuzione della motivazione e di un aumento nella generazione di errori. Le funzioni cognitive maggiormente influenzate dal rumore stanno sono relative

  • alla attenzione,
  • alla memoria e
  • alla risoluzione dei problemi.

Gli studi hanno anche concluso che i bambini esposti a famiglie o aule nelle vicinanze di percorsi aerei, ferrovie o autostrade hanno punteggi di lettura più bassi e sono più lenti nel loro sviluppo di abilità cognitive e linguistiche.

Ma non co sono solo cattive notizie. È possibile che il cervello ripristini le sue risorse cognitive perse. Secondo la teoria del restauro dell’attenzione, quando si è in un ambiente con livelli più bassi di input sensoriali, il cervello può “recuperare” alcune delle sue capacità cognitive. Nel silenzio il cervello è in grado di abbassare la guardia sensoriale e ripristinare parte di ciò che è stato “perso” attraverso il rumore in eccesso.

In conclusione

Viaggiare in Finlandia potrebbe entrare nella tua lista di cose da fare. Lì puoi trovare il silenzio che ti serve per aiutare il tuo cervello. Oppure, se la Finlandia è un po’ fuori mano per ora, potresti semplicemente fare una passeggiata tranquilla in un posto tranquillo nel tuo quartiere. Questo potrebbe provare a fare di te e del tuo cervello un mondo di bene.

FONTE: Lifehack

 

 

(ENGLISH VERSION)

In 2011, the Finnish Tourist Board ran a campaign that used silence as a marketing ‘product’. They sought to entice people to visit Finland and experience the beauty of this silent land. They released a series of photographs of single figures in the nature and used the slogan “Silence, Please”. A tag line was added by Simon Anholt, an international country branding consultant, “No talking, but action.”

Eva Kiviranta the manager of the social media for VisitFinland.com said: “We decided, instead of saying that it’s really empty and really quiet and nobody is talking about anything here, let’s embrace it and make it a good thing”.

Finland may be on to something very big. You could be seeing the very beginnings of using silence as a selling point as silence may be becoming more and more attractive. As the world around becomes increasingly loud and cluttered you may find yourself seeking out the reprieve that silent places and silence have to offer. This may be a wise move as studies are showing that silence is much more important to your brains than you might think.

Regenerated brain cells may be just a matter of silence.

 

 A 2013 study on mice published in the journal Brain, Structure and Function used differed types of noise and silence and monitored the effect the sound and silence had on the brains of the mice. The silence was intended to be the control in the study but what they found was surprising. The scientists discovered that when the mice were exposed to two hours of silence per day they developed new cells in the hippocampus. The hippocampus is a region of the brain associated with memory, emotion and learning.

The growth of new cells in the brain does not necessarily translate to tangible health benefits. However, in this instance, researcher Imke Kirste says that the cells appeared to become functioning neurons.

“We saw that silence is really helping the new generated cells to differentiate into neurons, and integrate into the system.”

In this sense silence can quite literally grow your brain.

The brain is actively internalizing and evaluating information during silence

 

A 2001 study defined a “default mode” of brain function that showed that even when the brain was “resting” it was perpetually active internalizing and evaluating information.

Follow-up research found that the default mode is also used during the process of self-reflection. In 2013, in Frontiers in Human Neuroscience, Joseph Moran et al. wrote, the brain’s default mode network “is observed most closely during the psychological task of reflecting on one’s personalities and characteristics (self-reflection), rather than during self-recognition, thinking of the self-concept, or thinking about self-esteem, for example.”

When the brain rests it is able to integrate internal and external information into “a conscious workspace,” said Moran and colleagues.

When you are not distracted by noise or goal-orientated tasks, there appears to be a quiet time that allows your conscious workspace to process things. During these periods of silence, your brain has the freedom it needs to discover its place in your internal and external world.

The default mode helps you think about profound things in an imaginative way.

 

As Herman Melville once wrote, “All profound things and emotions of things are preceded and attended by silence.”

Silence relieves stress and tension.

 

It has been found that noise can have a pronounced physical effect on our brains resulting in elevated levels of stress hormones. The sound waves reach the brain as electrical signals via the ear. The body reacts to these signals even if it is sleeping. It is thought that the amygdalae (located in the temporal lobes of the brain) which is associated with memory formation and emotion is activated and this causes a release of stress hormones. If you live in a consistently noisy environment that you are likely to experience chronically elevated levels of stress hormones.

A study that was published in 2002 in Psychological Science (Vol. 13, No. 9) examined the effects that the relocation of Munich’s airport had on children’s health and cognition. Gary W. Evans, a professor of human ecology at Cornell University notes that children who are exposed to noise develop a stress response that causes them to ignore the noise. What is of interest is that these children not only ignored harmful stimuli they also ignored stimuli that they should be paying attention to such as speech. 

 

“This study is among the strongest, probably the most definitive proof that noise – even at levels that do not produce any hearing damage – causes stress and is harmful to humans,” Evans says.

Silence seems to have the opposite effect of the brain to noise. While noise may cause stress and tension silence releases tension in the brain and body. A study published in the journal Heart discovered that two minutes of silence can prove to be even more relaxing than listening to “relaxing” music. They based these findings of changes they noticed in blood pressure and blood circulation in the brain.

Silence replenishes our cognitive resources.

 

The effect that noise pollution can have on cognitive task performance has been extensively studied. It has been found that noise harms task performance at work and school. It can also be the cause of decreased motivation and an increase in error making.  The cognitive functions most strongly affected by noise are reading attention, memory and problem solving.

Studies have also concluded that children exposed to households or classrooms near airplane flight paths, railways or highways have lower reading scores and are slower in their development of cognitive and language skills.

But it is not all bad news. It is possible for the brain to restore its finite cognitive resources. According to the attention restoration theory when you are in an environment with lower levels of sensory input the brain can ‘recover’ some of its cognitive abilities. In silence the brain is able to let down its sensory guard and restore some of what has been ‘lost’ through excess noise. 

Summation

Traveling to Finland may just well be on your list of things to do. There you may find the silence you need to help your brain. Or, if Finland is a bit out of reach for now, you could simply take a quiet walk in a peaceful place in your neighborhood. This might prove to do you and your brain a world of good.

SOURCE: Lifehack

 

La pasta è per molti di noi una passione irrinunciabile, una tradizione che fa parte della nostra quotidianità. Negli ultimi decenni però il grano comune, quello più diffuso, ha subito delle modifiche peggiorando in qualità nutrizionale e causando, nel tempo, ipersensibilità al glutine.

Fortunatamente in campo alimentare il nostro Paese continua a studiare e a creare nuovi prodotti per soddisfare sia le nostre esigenze di benessere che quelle del nostro palato. Da qualche tempo infatti possiamo trovare in commercio anche la pasta di legumi.

Si tratta di un tipo di pasta prodotta con la farina di legumi: ceci, lenticchie e piselli. La pasta di legumi è una pasta ad alto contenuto proteico e può costituire un ottimo pasto dal punto di vista nutrizionale. Ecco perché vi suggeriamo di introdurla nella vostra alimentazione.

1.Rende varia la nostra alimentazione

Non ci stancheremo mai di ripetere quanto è importante variare l’alimentazione il più possibile per fornire all’organismo tutte le sostanze nutritive di cui necessita. Siamo abituati a mangiare sempre le stesse cose, anche a scegliere le stesse marche e gli stessi prodotti quando oggi abbiamo a disposizione una varietà di alimenti che ci permette di alimentarci in modo salutare.

2.Ci consente di “purificarci” dal glutine

Il glutine nella pasta di legumi è pressoché assente. Il glutine contenuto nei cereali che siamo abituati a mangiare oggi, proveniente la maggior parte delle volte, da coltivazioni geneticamente modificate e trattate con pesticidi. È difficile da digerire e a lungo andare può infiammare l’intestino. Ecco perché fa bene alternare alla pasta classica la pasta di legumi.

3.Ha un basso indice glicemico

Consumare alimenti a basso indice glicemico comporta una minore produzione di insulina che

  • tiene sotto controllo la glicemia,
  • mantiene equilibrato il metabolismo,
  • protegge l’apparato cardiovascolare,
  • favorisce il controllo del peso e
  • previene il diabete.

4.Fornisce un buon apporto di fibre

Le fibre sono fondamentali per il benessere del nostro organismo: concorrono al benessere dell’intestino, riducono l’assorbimento degli zuccheri, mantengono bassi i livelli di colesterolo e donano senso di sazietà.

5.Fornisce un buon apporto di proteine vegetali

Le proteine sono i pilastri del nostro organismo: concorrono allo sviluppo e al benessere dei nostri muscoli e organi, del sistema immunitario e ormonale. È importante introdurne la giusta quantità e la pasta ai legumi può aiutarci soprattutto se siamo vegetariani o vegani e se mangiamo poche proteine animali.

6. Arricchisce il nostro palato

La pasta di legumi è un’esperienza da provare: ci permette di sperimentare nuovi cibi e abbinamenti alimentari, arricchendo il nostro bagaglio del gusto con sapori e consistenze nuove.

Quale pasta di legumi scegliere

Abbiamo sperimentato e apprezzato le varietà de La Finestra sul Cielo che utilizza la farina di legumi al 100% per produrre la pasta.  Si possono gustare i Maccheroncini 100% azuki bio, Maccheroncini 100% lenticchie nere o rosse bio, Maccheroncini 100% ceci bio, Maccheroncini 100% piselli bio.

 

Vi suggeriamo di giocare di fantasia con il condimento per sperimentare nuovi sapori. Inoltre, anche se si abbinano al classico sugo di pomodoro o di verdure,  vi consigliamo di assaporare anche il gusto naturale con l’aggiunta di solo un filo di olio extravergine di oliva per gustarne il sapore autentico.

 

FONTE: BenessereCorpoMente

 

(ENGLISH VERSION)

Pasta is for many of us an indispensable passion, a tradition that is part of our everyday life. However, in recent decades, common wheat, the most common wheat, has undergone changes, worsening nutritional quality and causing gluten-intolerance over time.

Fortunately, in the food field, our country continues to study and create new products to meet both our wellness needs and those of our taste. In fact, for some time, we can also find the pulp in the market.

It is a kind of pasta made with legume flour: chickpeas, lentils and peas. Leguminous pasta is a high-protein pasta and can be a great meal from a nutritional point of view. That’s why we suggest you introduce it to your diet.

1. It will change our diet

We will never be tired of repeating how important it is to vary the nutrition as much as possible to provide the body with all the nutrients it needs. We are used to eat the same things, even choosing the same brands and the same products when we have a variety of foods available today that allows us to nourish in a more healthy way.

2. It allows us to “purify” from gluten

Gluten in legume is almost absent. The gluten contained in grains we are used to eat today, most of the time, is issued from genetically modified crops and treated with pesticides. It is difficult to digest and in the long run it can inflate the intestines. That’s why it’s good to change the pasta with legumes.

3. It has a low glycemic index

Consuming low glycemic food leads to lower insulin production that

  • keeps blood glucose under control,
  • maintains metabolism balanced,
  • protects cardiovascular equipment,
  • promotes weight control, and
  • prevents diabetes.

4. It provides a good supply of fibers

Fibers are essential to the well-being of our body: they contribute to the well-being of the intestine,

  • reduce the absorption of sugars,
  • keep the cholesterol levels low and
  • give a sense of satiety.

5. Provides a good contribution of plant proteins

Proteins are the pillars of our organism: they contribute to the development and well-being of our muscles and organs, the immune and hormonal systems. It is important to introduce the right amount and the pulp paste can help us especially if we are vegetarian or vegan and if we eat a few animal proteins.

6. Enriches our taste

Leguminosa is an experience to try: it allows us to experience new foods and food combinations, enriching our taste bag with new flavors and consistency.

Which legume to choose

We have experienced and appreciated the varieties of “Una finestra sul cielo” that uses 100% pulp flour to produce pasta. You can enjoy 100% azuki bio macaroni, Macaroni 100% black or red bio lentils, Macaroni 100% chick peas, Macaroni 100% bio peas.

We suggest you to play with creativity with the seasoning to experience new flavors. Additionally, even if combined with classic tomato or vegetable sauce, we suggest that you also enjoy the natural flavor by adding only a string of extra virgin olive oil to enjoy the authentic flavor.

SOURCE: WellbeingCorpoMent