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Bere più di cinque bicchieri di birra o di vino a settimana accorcia la vita. Un nuovo studio condotto dall’Università di Cambridge ha calcolato che per ogni ogni bicchiere di vino o birra oltre il limite giornaliero raccomandato, la nostra aspettativa di vita si riduce di 30 minuti.

 

Finanziato in parte dalla British Heart Foundation, lo studio dimostra che l’abuso di alcol è associato a un più alto rischio di ictus, aneurisma, insufficienza cardiaca e morte.

 

La ricerca ha confrontato le abitudini di consumo e lo stato di salute di oltre 600.000 persone in 19 paesi in tutto il mondo tenendo conto anche di fattori come età, fumo, eventuale presenza di diabete, livello di istruzione e occupazione.

Il limite massimo di sicurezza del bere è di circa cinque bicchieri a settimana (100 g di alcol puro, poco più di cinque pinte di birra 4% o 5 bicchieri da 175 ml di vino 13%).

Superando questo limite, ci si aspetta una minore aspettativa di vita. Ad esempio, il consumo di 10 o più bevande a settimana è stato collegato a uno o due anni di speranza di vita più breve mentre 18 o più drink a settimana accorcerebbero la nostra vita di 4-5 anni.

La ricerca, pubblicata su Lancet, sostiene le linee guida recentemente ridotte del Regno Unito, che dal 2016 raccomandano sia agli uomini che alle donne di non bere più di 14 unità di alcol ogni settimana, pari a circa sei pinte di birra o sei bicchieri di vino.

Tuttavia, lo studio condotto a livello globale ha implicazioni anche per i paesi di tutto il mondo, dove le linee guida sull’alcol variano notevolmente.

Gli autori sostengono che i loro risultati mettono in discussione la convinzione diffusa che bere moderatamente sia salutare per l’apparato cardiocircolatorio. I ricercatori hanno esaminato l’associazione tra il consumo di alcol e diversi tipi di malattie cardiovascolari confermando l’associazione tra l’alcol e un più alto rischio di ictus, insufficienza cardiaca, aneurisma aortico fatale, malattia ipertensiva fatale e insufficienza cardiaca.

Lo studio si è concentrato sugli attuali bevitori ma ha utilizzato il consumo di alcol auto-riferito e si è basato su dati osservativi, quindi secondo gli scienziati non si possono trarre conclusioni definitive causa-effetto.

La dott.ssa Angela Wood, dell’Università di Cambridge, autore principale dello studio, ha spiegato:

“Se consumi alcolici, bere meno può aiutarti a vivere più a lungo e ridurre il rischio di diverse condizioni cardiovascolari. Il consumo di alcol è associato a un rischio leggermente inferiore di attacchi cardiaci non fatali, ma questo deve essere bilanciato con il rischio più elevato associato ad altre gravi – e potenzialmente mortali – malattie cardiovascolari”.

Il consiglio è sempre la moderazione.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Drinking more than five glasses of beer or wine a week shortens life. A new study conducted by the University of Cambridge has calculated that for every glass of wine or beer beyond the recommended daily limit, our life expectancy is reduced by 30 minutes.

Funded in part by the British Heart Foundation, the study shows that alcohol abuse is associated with a higher risk of stroke, aneurysm, heart failure and death.

The research compared the consumption habits and health status of over 600,000 people in 19 countries around the world, also taking into account factors such as age, smoking, possible presence of diabetes, level of education and employment.

The maximum safety limit for drinking is about five glasses a week (100 g of pure alcohol, just over five pints of 4% beer or 5 glasses of 175 ml of wine 13%).

By exceeding this limit, we expect a lower life expectancy. For example, the consumption of 10 or more drinks per week was linked to one or two years of shorter life expectancy while 18 or more drinks per week would shorten our life by 4-5 years.

The research, published in the Lancet, supports the recently reduced guidelines of the United Kingdom, which since 2016 have recommended both men and women not to drink more than 14 units of alcohol each week, equivalent to about six pints of beer or six glasses of wine.

However, the global study has implications also for countries around the world, where alcohol guidelines vary greatly.

The authors argue that their findings call into question the widespread belief that drinking moderately is healthy for the cardiovascular system. Researchers examined the association between alcohol consumption and different types of cardiovascular disease confirming the association between alcohol and a higher risk of stroke, heart failure, fatal aortic aneurysm, fatal hypertensive disease and heart failure.

The study focused on current drinkers but used self-reported alcohol consumption and based on observational data, so according to scientists no definitive cause-effect conclusions can be drawn.

Dr. Angela Wood, of the University of Cambridge, lead author of the study, explained:

“If you consume alcohol, drinking less can help you live longer and reduce the risk of different cardiovascular conditions. Alcohol consumption is associated with a slightly lower risk of non-fatal heart attacks, but this must be balanced against the higher risk associated with other serious – and potentially deadly – cardiovascular diseases.
The advice is always moderation.

 

SOURCE:Greenme

I succhi di frutta e verdura negli ultimi decenni sono diventati il punto chiave delle cliniche in tutto il mondo che trattano malattie definite incurabili dalla medicina allopatica. Possono davvero dei semplici succhi condurre alla guarigione?

Tutti sappiamo che frutta e verdura sono ricchi di vitamine, minerali ed enzimi vivi che altrimenti non troviamo nel cibo cotto e soprattutto nei cibi processati e raffinati che oggi sono diventati la base della dieta moderna.

Differenza tra bere i succhi e mangiare frutta/verdura

Nel preparare i succhi, con una centrifuga o estrattore, si eliminano le fibre e quindi rimane solo il succo ricco di tutti i principi attivi e nutrienti. I succhi hanno un effetto diverso rispetto alla frutta e verdura mangiate intere per diverse ragioni:

  1. In un bicchiere di succo sono contenute quantità largamente superiore della frutta e verdura che normalmente si mangerebbe. Quindi possiamo affermare con certezza che i succhi sono un modo per apportare un grande quantitativo di nutrienti che altrimenti non consumeremmo (ad esempio per fare un bicchiere di succo di carota che si beve in pochi secondi sono necessarie 5 carote grandi).
  2. I succhi vengono assimilati in pochissimo tempo e quindi sono altamente biodisponibili tanto che in pochi minuti sono assorbiti
  3. I succhi non affaticano la digestione e quindi non necessitano una dispersione di energia da parte dell’organismo. Questi processi di digestione delle verdure e della frutta integre consumano molta energia e tale energia viene ricavata proprio dal cibo. Infatti una porzione dell’energia del cibo “solido” che viene ingerito viene sottratta per essere utilizzata sotto forma di carburante per generare questa energia della digestione. Quando invece si bevono anche dei succhi di verdura, la situazione è completamente diversa, in quanto questi vengono digeriti e assimilati entro 10 o 15 minuti dopo averli bevuti e sono utilizzati quasi esclusivamente per il nutrimento e la rigenerazione delle cellule di tessuti, ghiandole e organi del corpo. In questo caso il risultato è evidente, dato che l’intero processo di digestione e assimilazione si completa con il massimo grado di velocità ed efficienza, e con minimo sforzo da parte del sistema digestivo.
  4. I succhi sono ricchi di “acqua biologica” che idrata le cellule e permette la rimozione dei residui incrostati nel colon e delle tossine presenti
  5. I succhi sono altamente alcalinizzanti dato che non producono residui acidi nella loro scomposizione.
  6. Gli enzimi presenti in grandi quantità nei succhi sono fondamentali per ogni reazione cellulare, la scomposizione dei nutrienti, la disintossicazione, la produzione di energia, il ricambio cellulare, l’assimilazione delle sostanze

I succhi sono una terapia utile per rigenerare il proprio organismo

“Tutte le malattie croniche sono causate da due, e solo due, principali problemi: tossine e carenze nutrizionali.
Charlotte Gerson, fondatrice dell’Istituto Gerson

Carenze nutrizionali. Oggi l’80% della popolazione soffre di carenze nutrizionali spesso senza saperlo. Le cause sono molteplici:

  1. Basare la propria dieta su farine raffinate e zuccheri che non contengono vitamine ed enzimi e anzi sottraggono enzimi e minerali (specialmente magnesio) per essere digeriti;
  2. Il colon diventa pieno di muco e residui di feci a causa di questi cibi raffinati e di quelli processati con la conseguenza di putrefazione e fermentazione delle sostanze che passano che quindi non vengono correttamente assorbite.
  3. I terreni sono altamente impoveriti rispetto a 100 anni fa a causa dello sfruttamento e mancanza di rotazione delle colture, piogge acide e uso indiscriminato di pesticidi ed erbicidi. Ad esempio ho pubblicato di come oggi uno stesso frutto contiene l’80% in meno di vitamine e minerali rispetto a soli 30 anni fa! E’ stato inoltre stimato che per ottenere il ferro contenuto in una mela del 1950 oggi dovremmo consumarne 36!! Ecco perché oggi spopolano gli integratori e perché consumare gli estratti di succhi è un modo per sopperire a tali carenze.

Quando si beve un succo fresco vivo è quasi come ricevere un’endovena di vitamine, minerali ed enzimi perché vanno direttamente nel tuo corpo senza bisogno di essere digeriti. Dal momento che è essenzialmente spremitura di nutrienti vivi ed altamente assimilati, non sorprende che possono produrre benefici rapidi e profondi sulla salute.

Tossine. Le tossine oggi sono onnipresenti, ad esempio nel cibo: pesticidi in frutta e verdura; ormoni, antibiotici e OGM in carne e latticini; metalli pesanti e plastica nel pesce; additivi, coloranti, esaltatori di sapidità, dolcificanti sintetici in tutti i cibi confezionati. Ma anche nei prodotti per l’igiene che applichiamo sulla pelle, senza contare lo stato dell’aria che si respira specialmente nelle città. Quando consumiamo i succhi stimoliamo l’evacuazione delle tossine dalle cellule e dal colon grazie ai fitonutrienti, agli enzimi e all’acqua presenti. Inoltre se pratichiamo una dieta a base esclusivamente di succhi per alcuni giorni allora si instaura l’autofagia e la rigenerazione cellulare che permette di curare i tessuti malati e far ritornare la vitalità a tutto l’organismo.

Innumerevoli casi di guarigioni “impossibili” con i succhi

I resoconti di guarigioni avvenute con una dieta a base esclusivamente di succhi sono davvero innumerevoli soprattutto se si considera che questa terapia viene praticata da quasi un centinaio di anni soprattutto in America grazie a Norman Walker che (nato a Genova) è stato il più grande pionere, ispirando la fondazione di cliniche, estrattori, libri e influenzando molti medici ancora oggi.

Nel suo libro “Succhi di Frutta e Verdura” spiega le proprietà di ogni tipo di succo e stila una tabella di corrispondenza tra le varie malattie e i succhi da associare.

Un’altra famosa terapia che sfrutta i succhi è il Metodo Gerson che insieme al clistere di caffè e una dieta appropriata, è attiva ancora oggi nel proporsi di trattare cancro, malattie “incurabili” e malattie che prevederebbero l’uso di farmaci a vita. In Europa ha aperto nel 2008 una clinica a Budapest.

Anche lo stesso Rudolf Breuss che afferma di aver curato più di 45.000 casi di cancro nel suo libro “The Breuss Cancer Cure” associava al digiuno un succo preparato con barbabietola rossa, patata, carota, ravenelli e sedano come spiegato nel mio precedente articolo

La digiunoterapia anticancro del naturopata austriaco Rudolf Breuss che ha curato 45.000 persone

Per chi volesse approfondire la guarigione con i succhi consiglio la lettura del libro “Detox Miracle” di Robert Morse. Possiamo anticipare che uno dei succhi più curativi è il succo di carota di cui abbiamo parlato in questo articolo

Ecco gli effetti curativi anticancro del succo di carota bevuto ogni giorno

Come fare i succhi

Per fare i succhi di frutta e verdura potete usare il minipimer o il frullatore, che sono strumenti che facilmente avete in casa. Tuttavia in questo modo non si tolgono le fibre e quindi si consuma meno “succo vivo”. Quindi l’ideale è acquistare una centrifuga (il cui prezzo è anche inferiore alle 50€) oppure ancor meglio un estrattore che lavora a bassi giri e quindi mantiene intatti gli enzimi (il prezzo si aggira dalle 100 alle 1000€).

I benefici di succhi di frutta e verdura non sono legati solo al cancro ma permettono il benessere generale di tutto il corpo e e lucidità alla mente. Ad esempio iniziare la giornata con un succo di mele carota zenzero sedano è un ottimo modo per depurarsi dalle scorie prodotte dalla digestione del giorno precedente, mantenere l’organismo in uno stato rigenerativo di digiuno e fornire nutrienti essenziali ed energia. 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Fruit and vegetable juices in recent decades have become the key point of clinics around the world that treat diseases defined as incurable by allopathic medicine. Can simple juices really lead to healing?

 
We all know that fruits and vegetables are rich in vitamins, minerals and live enzymes that otherwise we don’t find in cooked food and especially in processed and refined foods that today have become the basis of the modern diet.

Difference between drinking juice and eating fruit / vegetables
In preparing the juices, with a centrifuge or extractor, the fibers are eliminated and therefore only the juice rich in all the active and nourishing ingredients remains. The juices have a different effect than the whole eaten fruit and vegetables for several reasons:

How to trigger healing

The work of Riccardo Lautizi has finally come out.
• 4 years of work
• 300 scientific studies
• 2 audio techniques included
Release the healing energy within you
I want my copy
Dionidream book cover
A glass of juice contains a much larger quantity of fruit and vegetables than would normally be eaten. So we can say with certainty that juices are a way to supply a large quantity of nutrients that otherwise we would not consume (for example, to make a glass of carrot juice that is drunk in a few seconds, 5 large carrots are needed).
The juices are assimilated in a very short time and therefore they are highly bio-available so that in a few minutes they are absorbed
The juices do not strain digestion and therefore do not require a dispersion of energy from the body. These processes of digestion of vegetables and whole fruits consume a lot of energy and this energy is obtained precisely from food. In fact, a portion of the energy of the “solid” food that is ingested is subtracted to be used in the form of fuel to generate this digestion energy. When instead we also drink vegetable juices, the situation is completely different, as these are digested and assimilated within 10 or 15 minutes after drinking them and are used almost exclusively for the nourishment and regeneration of tissues, glands and organs cells. of the body. In this case the result is obvious, given that the entire process of digestion and assimilation is completed with the maximum degree of speed and efficiency, and with minimum effort on the part of the digestive system.
The juices are rich in “biological water” that hydrates the cells and allows the removal of residues encrusted in the colon and toxins present
The juices are highly alkalizing as they do not produce acid residues in their breakdown.
Enzymes present in large quantities in juices are essential for every cellular reaction, nutrient breakdown, detoxification, energy production, cell turnover, the assimilation of substances

Juices are a useful therapy to regenerate your body

“All chronic diseases are caused by two, and only two, major problems: toxins and nutritional deficiencies.”
Charlotte Gerson, founder of the Gerson Institute

 
Nutritional deficiencies. Today 80% of the population suffers from nutritional deficiencies often without knowing it. The causes are many:

Base your diet on refined flours and sugars that do not contain vitamins and enzymes and instead subtract enzymes and minerals (especially magnesium) to be digested;
The colon becomes full of mucus and faeces residues due to these refined foods and those processed with the consequence of putrefaction and fermentation of the substances that pass which are therefore not properly absorbed.

The lands are highly impoverished compared to 100 years ago due to exploitation and lack of crop rotation, acid rain and indiscriminate use of pesticides and herbicides. For example, I published how today the same fruit contains 80% less vitamins and minerals than just 30 years ago! It has also been estimated that to get the iron contained in a 1950 apple we should consume 36 !! This is why today supplements are very popular and because consuming juice extracts is a way to make up for these shortcomings.
When you drink a fresh live juice it is almost like receiving an endovena of vitamins, minerals and enzymes because they go directly into your body without needing to be digested. Since it is essentially squeezing live and highly assimilated nutrients, it is not surprising that they can produce rapid and profound health benefits

Toxins. Toxins are ubiquitous today, for example in food: pesticides in fruits and vegetables; hormones, antibiotics and GMOs in meat and dairy products; heavy metals and plastic in fish; additives, dyes, flavor enhancers, synthetic sweeteners in all packaged foods. But also in the hygiene products that we apply on the skin, without counting the state of the air that we breathe especially in the cities.

When we consume the juices we stimulate the evacuation of toxins from the cells and from the colon thanks to the phytonutrients, to the enzymes and to the water present. Furthermore, if we practice a diet based exclusively on juices for a few days, then autophagy and cellular regeneration are established which allows us to treat the diseased tissues and return vitality to the whole organism.

Countless cases of “impossible” healings with juices

The reports of healing that occurred with a diet based exclusively on juices are truly countless, especially if we consider that this therapy has been practiced for almost a hundred years, especially in America thanks to Norman Walker who (born in Genoa) was the greatest pioneer , inspiring the foundation of clinics, extractors, books and influencing many doctors even today.

In his book “Fruit juices and vegetables” explains the properties of each type of juice and draws up a table of correspondence between the various diseases and the juices to associate.

Another famous therapy that uses juices is the Gerson Method which, together with coffee enema and an appropriate diet, is still active today in proposing to treat cancer, “incurable” diseases and diseases that would foresee the use of drugs for life. In Europe, a clinic opened in Budapest in 2008.

Even the same Rudolf Breuss who claims to have treated more than 45,000 cases of cancer in his book “The Breuss Cancer Cure” associated fasting with a juice made with beetroot, potato, carrot, ravenelli and celery as explained in my previous article

Anti-cancer fasting by Austrian naturopathist Rudolf Breuss who treated 45,000 people
For those wishing to deepen their healing with juices, I recommend reading the book “Detox Miracle” by Robert Morse. We can anticipate that one of the most curative juices is the carrot juice that we talked about in this article

Here are the anticancer healing effects of carrot juice drunk every day

How to make juices
To make fruit and vegetable juices you can use the blender or mini-blender, which are tools you can easily have at home. However in this way the fibers are not removed and therefore less “living juice” is consumed. So the ideal is to buy a centrifuge (whose price is even less than 50 €) or even better an extractor that works at low revs and therefore keeps the enzymes intact (the price is between 100 and 1000 €).

The benefits of fruit and vegetable juices are not only linked to cancer but allow the general well-being of the whole body and lucidity to the mind. For example, starting the day with a carrot ginger celery apple juice is a great way to cleanse yourself of the waste produced by the digestion of the previous day, keep the body in a regenerative state of fasting and provide essential nutrients and energy.

SOURCE: Dionidream

Le alghe marine hanno un grande valore nutritivo, possiedono grandi virtù detossinanti snellenti e antitumorali: scopri quelle più salutari e le loro proprietà

 

Sono tra i più antichi organismi viventi e negli ultimi decenni, anche grazie alla cucina macrobiotica le alghe sono state “riscoperte“ anche da noi grazie agli studi che ne hanno messo in luce le grandi proprietà. Di alghe ce ne sono moltissimi tipi diversi che si distinguono in base al colore.

 

  • Le alghe verdi e verdi-azzurre sono quelle con un maggior contenuto di clorofilla e con un più spiccato potere depurativo,
  • le alghe rosse, che devono il loro colore alla presenza di ficoeritrina e che hanno una struttura ricca di carbonato di calcio e
  • le alghe brune, in cui sono presenti carotenoidi e fucoxantina, sono le più sfruttate a scopo dimagrante.

Le trovi nei negozi di alimentazione naturale in genere confezionate sottovuoto da “rinfrescare“ mettendole a riposare in acqua per una decina di minuti. Esistono anche in versione “secca“ o già sminuzzate in polvere da aggiungere a piatti di ogni tipo, dalle zuppe, alle insalate, ai risotti.

Con le alghe hai tutta la scorta di iodio che ti serve

Oltre a contenere in quantità elevata le vitamine A, D, K e quelle del gruppo B, le alghe contengono ferro, calcio (da 8 a 140 volte rispetto al latte), rame, zinco, sodio, magnesio, fosforo, potassio e iodio. In 100 grammi di alghe kombu si trovano 150.000 microgrammi di iodio, cioè una quantità mille volte superiore all’apporto quotidiano di iodio consigliato. Infatti per far fronte al fabbisogno del nostro corpo si consiglia un apporto giornaliero di 150 mcg di iodio per le persone adulte.

Proprio grazie alla presenza dello iodio, stimolano il metabolismo e aiutano a prevenire i disturbi della tiroide,mentre ferro e calcio sono un valido aiuto nella cura dei disturbi osteoarticolari. Il consumo di alghe, per via dello iodio, va valutato con il medico se si stanno assumendo farmaci per la tiroide.

I principali benefici della alghe

  • Riequilibrare la pressione alta.
  • Ridurre l’appetito eccessivo.
  • Prevenire l’osteoporosi.
  • Regolarizzare il colesterolo.
  • Contrastare la cellulite.
  • Diminuire la ritenzione idrica.
  • Combattere l’ipotiroidismo.
  • Alleviare i sintomi della gastrite e i disturbi intestinali.
  • Rendere i denti più forti.

Alghe, quali scegliere? C’è solo l’imbarazzo della scelta

In Natura esistono tantissime specie di alghe, differenti per forma, colore e dimensione. Ecco alcune di quelle più conosciute e diffuse.

ARAME: stimola il metabolismo lento

Grazie alla presenza di iodio e di fucoxantina (un antiossidante) stimolano il metabolismo e contribuiscono a mantenere in buona efficienza la tiroide. Inoltre possiedono proprietà ipotensive, antivirali e antiossidanti. Alghe dal sapore dolce e delicato, sono ottime anche bollite, come contorno.

KLAMATH: fonte di vitamina B12

Microalga presente esclusivamente nel lago Klamath, nell’Oregon, presenta un’elevata concentrazione di vitamina B12, che la rende particolarmente indicata per chi segue una dieta vegana. Aiuta a contrastare la stanchezza e ha proprietà antiossidanti e ricostituenti.

NORI: un serbatoio naturale di ferro

È un’alga rossa particolarmente ricca di ferro, proteine, ma anche di vitamine, sali minerali e grassi Omega 3. Possiede proprietà antiulcera e antitrombotiche. È molto utilizzata nella cucina giapponese, nella preparazione dei maki, come ingrediente di saporite zuppe o come condimento per legumi.

WAKAME: straordinario detossinante

Alga bruna, la wakame è particolarmente ricca di proteine, sali minerali e vitamine, tra cui la B9 (acido folico), e alginati. Presente in quantità elevata è anche lo iodio, che contribuisce a dare una mossa al metabolismo e a far perdere il peso in eccesso, se associata a un’opportuna dieta.

KOMBU: tanto iodio ed elementi detox

Favoriscono la circolazione sanguigna, stimolano il metabolismo, rafforzano il sistema immunitario e facilitano la digestione. L’acido alginico, presente nell’alga kombu, aiuta l’organismo a smaltire i metalli pesanti assimilati e serve per contrastare il reflusso.

SPIRULINA: più betacarotene delle carote

Deriva da microalghe dal colore verde scuro-azzurro che vivono nelle acque dolci e presentano un altissimo contenuto di betacarotene e vitamine del gruppo B. Ha effetti antiossidanti, fluidificanti del sangue e antinfiammatori, oltre alla capacità di rafforzare il sistema immunitario.

DULSE: aiuta la digestione

Si tratta di un’alga rossa che ha proprietà digestive ed è ideale nelle diete ipocaloriche. Il suo gusto caratteristico, quasi piccante, la rende ideale per dare una marcia in più ad antipasti, insalate, salse.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Marine algae have a great nutritional value, they possess great slimming and anticancer detoxifying virtues: discover the healthiest ones and their properties

They are among the oldest living organisms and in recent decades, thanks also to macrobiotic cuisine, algae have also been “rediscovered” by us thanks to studies that have brought to light their great properties. There are many different types of algae that are distinguished by color.

The green and blue-green algae are those with a higher chlorophyll content and with a stronger purifying power, red algae, which owe their color to the presence of phycoerythrin and which have a structure rich in calcium carbonate and brown algae , in which carotenoids and fucoxanthin are present, are the most exploited for weight loss purposes.

You find them in natural food stores usually vacuum packed to be “refreshed” by putting them to rest in water for about ten minutes. They also exist in a “dry” version or already chopped into a powder to add to all kinds of dishes, from soups to salads and risottos.

With algae you have all the iodine you need
In addition to containing vitamins A, D, K and those of group B in high quantities, algae contain iron, calcium (8 to 140 times compared to milk), copper, zinc, sodium, magnesium, phosphorus, potassium and iodine. In 100 grams of kombu algae there are 150,000 micrograms of iodine, a quantity a thousand times higher than the daily intake of recommended iodine. In fact, to meet the needs of our body we recommend a daily intake of 150 mcg of iodine for adults.

Thanks to the presence of iodine, they stimulate the metabolism and help prevent thyroid disorders, while iron and calcium are a valid aid in the treatment of osteoarticular disorders. Algae consumption, due to iodine, should be evaluated with your doctor if you are taking thyroid medication.

The main benefits of algae
Rebalance high blood pressure.
Reduce excessive appetite.
Prevent osteoporosis.
Regularize cholesterol.
Counteract cellulite.
Reduce water retention.
Combat hypothyroidism.
Relieve the symptoms of gastritis and intestinal disorders.
Make your teeth stronger.
Algae, which to choose? You are spoiled for choice
In Nature there are many species of algae, different in shape, color and size. Here are some of the most popular and popular ones.

ARAME: stimulates the slow metabolism
Thanks to the presence of iodine and fucoxanthin (an antioxidant) they stimulate the metabolism and contribute to maintaining the thyroid in good efficiency. They also possess hypotensive, antiviral and antioxidant properties. Algae with a sweet and delicate taste, they are also excellent boiled, as a side dish.

KLAMATH: source of vitamin B12
Microalga present exclusively in Lake Klamath, Oregon, has a high concentration of vitamin B12, which makes it particularly suitable for those who follow a vegan diet. Helps counteract fatigue and has antioxidant and restorative properties.

NORI: a natural iron tank
It is a red alga that is particularly rich in iron, proteins, but also in vitamins, mineral salts and Omega 3 fats. It has anti-ulcer and anti-thrombotic properties. It is widely used in Japanese cuisine, in the preparation of maki, as an ingredient in tasty soups or as a condiment for legumes.

WAKAME: extraordinary detoxifying
Brown seaweed, wakame is particularly rich in proteins, mineral salts and vitamins, including B9 (folic acid), and alginates. Also present in high quantities is iodine, which helps to give the metabolism a move and to lose excess weight, if associated with a suitable diet.

KOMBU: lots of iodine and detox elements
They promote blood circulation, stimulate the metabolism, strengthen the immune system and facilitate digestion. Alginic acid, found in kombu algae, helps the body to dispose of the heavy metals it has absorbed and serves to counteract reflux.

SPIRULIN: more beta-carotene than carrots
It derives from dark blue-green microalgae that live in fresh waters and have a very high content of beta-carotene and B-group vitamins.

DULSE: helps digestion
It is a red alga that has digestive properties and is ideal in low-calorie diets. Its characteristic taste, almost spicy, makes it ideal for giving an edge to appetizers, salads, sauces.

 

SOURCE: Riza

Quante sigarette ci sono in una bottiglia di vino? E’ la domanda provocatoria a cui ha cercato di rispondere uno studio dal quale emerge che bere una bottiglia di vino alla settimana fa male come fumare 10 sigarette.

 

Il vino come le sigarette: chi ne beve una bottiglia ogni settimana, cioè più o meno un bicchiere al giorno, aumenta il rischio di cancro come se fumasse da cinque a 10 sigarette alla settimana. A dirlo è uno studio pubblicato su BMC Public Health e svolto sulla popolazione del Regno Unito. Si tratta della prima ricerca che fornisce un termine di paragone in “equivalenti di sigarette” relativamente al danno.

La ricerca

Sui rischi di sviluppare tumore collegati al fumo ci sono numerosi studi e c’è una diffusa consapevolezza in merito mentre il numero di tumori attribuibili all’alcol è poco noto al pubblico. Questo studio ha voluto descrivere l’aumento percentuale del rischio di cancro all’interno della popolazione del Regno Unito associato a diversi livelli di consumo di alcol. Utilizzando banche dati sulla salute e dati sul rischio di cancro nel Regno Unito, i ricercatori hanno voluto chiarire quale fosse il rischio di cancro collegato all’assunzione di alcol isolandolo da qualsiasi altro tipo di danno. I risultati dell’analisi hanno suggerito che gli “equivalenti di sigaretta” di una bottiglia di vino sono cinque sigarette a settimana per gli uomini e dieci per le donne.

Quanti danni può fare l’alcol

Tra gli uomini che non hanno mai fumato, una bottiglia di vino a settimana (circa 750 ml) ha aumentato il rischio assoluto di cancro nella vita dell’1%. Tra gli uomini, bere vino era associato a cancro al fegato, all’esofago e all’intestino. Per le donne, invece, il rischio è aumentato dell’1,4%, e il divario di genere è cresciuto con l’aumento del consumo di alcol, in gran parte a causa di un maggiore rischio di cancro al seno. Per esempio, tre bottiglie di vino equivalevano a otto sigarette a settimana per gli uomini e 23 per le donne.

“Questi risultati – ha dichiarato Theresa Hyde dello University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, prima autrice dello studio – evidenziano che moderati livelli di consumo di alcolici sono un importante problema di salute pubblica nelle donne e sottolineano il bisogno di promuovere la consapevolezza a tale riguardo”.

Meno consapevolezza dei rischi rispetto al fumo

Altri studi hanno già fatto emergere come l’abitudine di bere in grandi quantità fosse legata a patologie come il cancro alla bocca, alla gola, alle corde vocali, all’esofago, all’intestino, al fegato e al seno. Tuttavia, a differenza del fumo, questo rischio non sembra essere stato pienamente percepito dall’opinione pubblica. Proprio per questo motivo, scrivono i ricercatori:

“Ci auguriamo che utilizzando le sigarette come comparatore sia possibile comunicare questo messaggio in modo più efficace per aiutare le persone a fare scelte di vita più informate”.

Le raccomandazioni della Iarc

Che l’alcol rappresenti un fattore di rischio oncologico non è una notizia nuova tant’è vero che il Codice europeo contro il cancro della IARC, l’International Agency for Research on Cancer dell’OMS, al punto 6 recita:

“Se bevi alcolici di qualsiasi tipo, limitane il consumo. Per prevenire il cancro è meglio evitare di bere alcolici”.

Non solo: gli oncologi statunitensi hanno pubblicato una dichiarazione sul Journal of Clinical Oncology nel quale concludono che anche il consumo moderato di alcolici può determinare l’insorgenza di un tumore. Secondo i dati dell’American Society of Clinical Oncology, bere alcolici aumenta le probabilità di ammalarsi di cancro del fegato, del colon, della mammella, dell’orofaringe e della laringe. Tanto che il 5,5% dei nuovi casi di cancro nel mondo e il 5,8% delle morti sarebbero attribuibili proprio all’alcol.

Il parere dell’oncologo

“L’alcol è sicuramente una delle principali cause di tumori ed in particolare di quelli testa-collo, dell’esofago, del pancreas e dello stomaco”,

conferma Paolo Marchetti, direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e ordinario di Oncologia nell’ateneo romano.

“Ma bisogna sempre usare il buon senso e rendersi conto che per qualunque alimento o bevanda non esiste una ‘dose sicura’ perché è soggettiva e anche perché conta la qualità dei prodotti che si scelgono. Ad esempio, chi abusa dell’alcol spesso tende a scegliere prodotti a basso costo e di scarsa qualità ed il danno è ancora maggiore”, conclude l’oncologo.

Più in generale, studi epidemiologici come questo fanno emergere ancora una volta quanto ciò che mangiamo e beviamo possa avere un impatto sulla nostra salute:

“Piuttosto che concentrarsi su un solo alimento o sull’alcol – raccomanda Marchetti – è più utile ‘diluire’ il rischio adottando complessivamente delle sane abitudini alimentari in modo da essere protetti”.

Quanto bevono gli italiani

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale ALCOL-CNESPS dell’Istituto superiore di sanità, il 60% degli italiani consuma una o più dosi di alcool al giorno e si stima che ci siano circa 8 milioni e 600mila consumatori a rischio, di cui 3 milioni e mezzo di anziani e 1 milione e mezzo di adolescenti, e 700mila consumatori dannosi, cioè che già hanno sviluppato problemi di salute legati al consumo di alcool.

FONTE: Repubblica Della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

Wine like cigarettes: those who drink a bottle every week, that is more or less a glass a day, increase the risk of cancer as if they were smoking five to 10 cigarettes a week. To say it is a study published on BMC Public Health and carried out on the population of the United Kingdom. This is the first research that provides a term of comparison in “cigarette equivalents” with respect to damage.

Research

There are numerous studies on the risks of developing cancer related to smoking and there is a widespread awareness of this while the number of cancers attributable to alcohol is little known to the public. This study wanted to describe the percentage increase in cancer risk within the UK population associated with different levels of alcohol consumption. Using health databases and data on cancer risk in the UK, researchers wanted to clarify the risk of cancer related to alcohol intake by isolating it from any other type of damage. The results of the analysis suggested that the “cigarette equivalents” of a bottle of wine are five cigarettes a week for men and ten for women.

How much damage alcohol can do

Among men who never smoked, a bottle of wine per week (about 750 ml) increased the absolute risk of cancer in life by 1%. Among men, drinking wine was associated with liver, esophagus and bowel cancer. For women, however, the risk increased by 1.4%, and the gender gap grew with increasing alcohol consumption, largely due to a higher risk of breast cancer. For example, three bottles of wine were equivalent to eight cigarettes a week for men and 23 for women. “These results – said Theresa Hyde of the University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, first author of the study – show that moderate levels of alcohol consumption are an important public health problem in women – they show that moderate levels of alcohol consumption are an important public health problem in women and underline the need to promote awareness in this regard “.

Less awareness of the risks compared to smoking

Other studies have already shown that the habit of drinking in large quantities was linked to diseases such as cancer of the mouth, throat, vocal cords, esophagus, intestine, liver and breast. However, unlike smoking, this risk does not seem to have been fully perceived by public opinion. Precisely for this reason, the researchers write: “We hope that using cigarettes as a comparator it is possible to communicate this message more effectively to help people make more informed life choices.”

The recommendations of the IARC

That alcohol represents an oncological risk factor is not new news so much so that the European Code against Cancer of the IARC, the International Agency for Research on Cancer of the WHO, in point 6 states: “If you drink alcohol of any kind, limit consumption. To prevent cancer it is best to avoid drinking alcohol “. Not only: US oncologists have published a statement in the Journal of Clinical Oncology in which they conclude that even moderate alcohol consumption can lead to the onset of cancer. According to data from the American Society of Clinical Oncology, drinking alcohol increases the chances of getting cancer of the liver, colon, breast, oropharynx and larynx. So much so that 5.5% of new cancer cases in the world and 5.8% of deaths could be attributed to alcohol.

The opinion of the oncologist

“Alcohol is certainly one of the main causes of tumors and in particular of those head-neck, esophagus, pancreas and stomach”, confirms Paolo Marchetti, director of Medical Oncology B of the Policlinico Umberto I in Rome and full professor of Oncology in the Roman university. “But you must always use common sense and realize that for any food or drink there is no” safe dose “because it is subjective and also because it counts the quality of the products you choose. For example, those who abuse alcohol often tend to choose low-cost, low-quality products and the damage is even greater, “concludes the oncologist. More generally, epidemiological studies such as this bring out once again how much we eat and drink can have an impact on our health: “Rather than focusing on just one food or alcohol – Marchetti recommends – it is more useful to ‘dilute’ the risk by adopting overall healthy eating habits in order to be protected ”.

How much Italians drink

According to the latest data from the National ALCOHOL-CNESPS Observatory of the Higher Institute of Health, 60% of Italians consume one or more doses of alcohol a day and it is estimated that there are about 8 million and 600 thousand consumers at risk, of which 3 millions and a half of elderly and 1.5 million adolescents, and 700 thousand harmful consumers, that is, those who have already developed health problems related to alcohol consumption.

SOURCE: Repubblica Della Repubblica

Se il morale è a terra bastano 12 minuti di pensieri gentili verso il prossimo per sentirsi meglio. Lo dimostra una ricerca americana: altruismo e gentilezza sono le armi vincenti per ritrovare il buonumore.

 

UNA bella boccata d’aria, una corsetta nel parco, o magari un po’ di sano shopping. Ognuno ha i suoi rimedi per risollevarsi quando si ha il morale è a terra. Ma a volte anche la coccola che ci concediamo può non funzionare. Per scacciare il cattivo umore, tuttavia, esiste un metodo infallibile: è quello di non concentrarci su noi stessi, ma di provare piuttosto a fare qualcosa per gli altri. A proporlo sono gli psicologi della Iowa State University, secondo i quali per risollevare l’umore basta essere gentili e cordiali con chi ci sta intorno per appena 12 minuti. “È un rimedio semplice che non richiede molto tempo”, spiega lo psicologo Douglas Gentile, autore della ricerca “Abbiamo dimostrato che essere gentili con gli altri riduce l’ansia e aumenta la felicità”. Lo studio è stato appena pubblicato sul Journal of Happiness Studies.

Passeggiate di 12 minuti

Per capirlo, i ricercatori hanno chiesto a 496 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti tra i corridoi e i viali dell’università. Prima della camminata, i ragazzi erano stati suddivisi in gruppi. Al primo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano. Tutti gli studenti hanno completato dei sondaggi, sia prima che dopo la passeggiata, per poter misurare la loro ansia, felicità, soddisfazione, empatia e premura.

La gentilezza vince

Dal confronto di ciascun gruppo con quello di controllo, i ricercatori hanno osservato che coloro che hanno avuto pensieri gentili e amorevoli verso gli altri si sono sentiti anche più felici, soddisfatti, empatici e meno ansiosi. Così come il secondo gruppo, quello dell’altruismo, che ha mostrato buoni risultati soprattutto nella premura e nell’empatia. Il gruppo del confronto sociale, invece, non ha mostrato alcun beneficio rispetto al gruppo di controllo: gli studenti che si sono paragonati agli altri, infatti, erano meno empatici e premurosi. “Il confronto è competizione”, precisano i ricercatori. “Questo non vuol dire che non può avere qualche beneficio, ma la mentalità competitiva è legata a maggior stress, ansia e depressione”.

La personalità non conta

Inoltre, i ricercatori hanno esaminato se i diversi caratteri degli studenti potevano in qualche modo influenzare i risultati. Si aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. “Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità”, scrivono i ricercatori. “Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti”.

Il confronto sui social media

Un dato particolarmente interessante, precisano i ricercatori, è quello osservato nel gruppo in cui gli studenti sono stati portati a fare un confronto con gli altri. Un risultato che in qualche modo potrebbe collegarsi al fenomeno indotto dal paragone continuo proposto dai social media, in cui le persone effettivamente riferiscono di sentirsi più depresse e con una bassa autostima. “Anche se non lo abbiamo direttamente dimostrato in questo studio, sappiamo che è quasi impossibile non fare paragoni sui social media”, spiega Gentile. “Spesso proviamo invidia, gelosia, rabbia o delusione in risposta a ciò che vediamo sui social media, e quelle emozioni disturbano il nostro senso di benessere”, conclude l’autore, sottolineando che il confronto può essere positivo e avere effetti benefici quando, per esempio, si sta imparando qualcosa. “Ad esempio, da bambini impariamo guardando gli altri e confrontando i loro risultati con i nostri. Tuttavia, quando si tratta di benessere, il paragone non è efficace quanto la gentilezza, che aumenta costantemente la nostra felicità”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

If your mood is down, 12 minutes of kind thoughts to others are enough to feel better. This is demonstrated by an American research: altruism and kindness are the winning weapons to restore good humor

A nice breath of fresh air, a jog in the park, or maybe some healthy shopping. Everyone has his remedies to lift himself up when he has morale is on the ground. But sometimes even the cuddle we give ourselves may not work. To banish the bad mood, however, there is an infallible method: it is to not focus on ourselves, but rather to try to do something for others. To propose it are the psychologists of Iowa State University, according to which to raise the mood it is enough to be kind and cordial with those around us for just 12 minutes. “It is a simple remedy that does not take much time,” explains psychologist Douglas Gentile, author of the research “We have shown that being kind to others reduces anxiety and increases happiness.” The study has just been published in the Journal of Happiness Studies.
12-minute walks

To understand this, the researchers asked 496 students to take a 12-minute walk through the corridors and avenues of the university. Before the walk, the boys had been divided into groups. The first was asked to focus on kind and loving thoughts: looking at the people they met during the walk, they had to think “I want this person to be happy”. Instead, the second group was asked to think about what they could share with the people they met, such as tastes, feelings and fears. The third group was, instead, based on “social confrontation down”: meeting other students they had to think about how they could be better than them. Finally, the fourth and last group was the control group. In this case, the students were asked to think only of aesthetic details, such as clothes or other accessories, without judging who they met. All the students completed surveys, both before and after the walk, in order to measure their anxiety, happiness, satisfaction, empathy and care.

Kindness wins

By comparing each group with the control group, the researchers observed that those who had kind and loving thoughts about others felt even happier, more satisfied, empathetic and less anxious. As well as the second group, that of altruism, which has shown good results especially in concern and empathy. The social comparison group, on the other hand, showed no benefit compared to the control group: the students who compared themselves to others, in fact, were less empathetic and considerate. “The comparison is competition,” the researchers point out. “This does not mean that it cannot have any benefit, but the competitive mentality is linked to greater stress, anxiety and depression.”
Personality does not matter

Furthermore, the researchers examined whether the different characters of the students could somehow influence the results. They expected, for example, that narcissistic people would find it difficult to wish others were happy. Unlike what was expected, they discovered that the students’ personality did not play any role in benefiting from different behaviors. “This simple practice is valid regardless of personality type,” the researchers write. “Having kind thoughts towards others has reduced anxiety and increased happiness and empathy in all participants.”

The comparison on social media

A particularly interesting datum, the researchers point out, is that observed in the group in which the students were led to make a comparison with the others. A result that could somehow be linked to the phenomenon induced by the continuous comparison proposed by social media, in which people actually report feeling more depressed and with low self-esteem. “Although we have not directly demonstrated it in this study, we know that it is almost impossible not to make comparisons on social media,” explains Gentile. “We often feel envy, jealousy, anger or disappointment in response to what we see on social media, and those emotions disturb our sense of well-being,” the author concludes, pointing out that the comparison can be positive and have beneficial effects when, for example, you are learning something. “For example, as children we learn by looking at others and comparing their results with ours. However, when it comes to well-being, the comparison is not as effective as kindness, which constantly increases our happiness “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

L’orzo è il cereale migliore per eliminare le tossine acide e riattivare il metabolismo: se vuoi sfruttare al meglio le sue qualità, sceglilo sempre integrale.

 

L’orzo è un cereale molto versatile ed è il più indicato per affrontare con energia e slancio la nuova stagione: se ne gustano i chicchi ma può anche essere trasformato in malto, da cui si ottengono la birra e il whisky, ma non solo. In forma solubile, l’orzo è un valido sostituto del caffè, in fiocchi è eccellente da abbinare al latte del mattino o da aggiungere a brodi e passati di verdura. Esiste anche il latte di orzo, una bevanda che può essere consumata a colazione oppure usata nella preparazione dei frullati. Qualunque sia la versione prescelta, l’orzo ha un potere nutritivo importante: è ricco di vitamine, sali minerali e aminoacidi ma soprattutto di carboidrati a lento rilascio e di una discreta percentuale di fibre, preziosa soprattutto quando si tratta di regolare il livello della glicemia e del colesterolo.

L’arma in più è nella fibra: per questo devi preferire l’orzo integrale

Buon drenante intestinale, grazie ai betaglucani presenti proprio nella fibra, l’orzo è efficace in caso di disturbi gastrointestinali, coliti e gonfiori addominali. Oltre a potassio e ferro, apporta tanto calcio: per questo è consigliato a chi è carente di questo minerale, per i bambini in fase di sviluppo e per le persone anziane che soffrono di osteoporosi. Infine – cosa che interessa soprattutto le donne in età fertile – favorisce la produzione del latte materno. Sul mercato si trovano l’orzo integrale, decorticato e perlato. I primi due sono più ricchi di minerali e vitamine. L’orzo perlato, invece, avendo subito la raffinazione, è carente di nutrienti.

Orzo integrale, il toccasana per ripulire il colon e il sangue

Il decotto ottenuto dai chicchi di orzo ha le stesse proprietà del cereale, ma più concentrate. Abbassa il colesterolo cattivo, purifica l’intestino, accelera il metabolismo e tonifica i reni. Sciacqua l’orzo, mettilo in una pentola d’acqua e cuocilo fino a quando i chicchi non si saranno trasformati in una densa mucillagine. Filtra il liquido e lascia raffreddare. Bevine un bicchiere la mattina; il resto si tiene in frigo per 2-3 giorni.

In polvere o in germogli combatte i radicali liberi

Dall’orzo si ottiene anche l’erba di orzo, una polvere ricca di clorofilla e preziosi enzimi che agiscono come scudo contro l’ossidazione cellulare. Inoltre è altamente disinfiammante e alcalinizzante, indispensabile quando la nostra alimentazione è costituita eccessivamente da zuccheri, proteine animali e farine raffinate. Anche i germogli sono molto energizzanti. Si possono trovare già pronti all’uso nei negozi di alimentazione biologica oppure farli germogliare in casa dopo averne acquistato i semi. Basterà procurarsi un germogliatore: in pochi giorni saranno pronti da consumare.

Due ricette per primi e piatti unici

Orzotto con fave, porri e pistacchi

  • Ingredienti (per 2 persone): 100 g di fave, 2 porri, 140 g di orzo, brodo vegetale, prezzemolo, granella di pistacchi.
  • Preparazione: fai soffriggere in una padella antiaderente due porri tritati e, a parte, prepara del brodo vegetale con cipolla, sedano e carota. Aggiungi al soffritto le fave e l’orzo (dopo averlo lasciato in ammollo una notte e poi scolato), irrora con il brodo vegetale fi no al termine della cottura. Spegni il fuoco e aggiungi un cucchiaino di prezzemolo tritato e un cucchiaino di granella di pistacchi.

Insalata di orzo, daikon e ceci

  • Ingredienti (per 2 persone): un peperone giallo,140 g di orzo, una radice di daikon, 100 g di ceci, 200 g di orzo, olio d’oliva, sale e pepe, aneto.
  • Preparazione: fai lessare l’orzo, scolalo e mettilo da parte. Lessa i ceci (oppure sciacqua e scola quelli precotti). Pela e grattugia il daikon, quindi lava e taglia a listarelle sottili il peperone. A questo punto, riunisci tutti gli ingredienti in una ciotola (o in due ciotole individuali) e condisci con olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Se vuoi, aggiungi anche qualche fogliolina di aneto.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Barley is a very versatile cereal and is the most suitable for dealing with the new season with energy and enthusiasm: you can taste the beans but it can also be transformed into malt, from which you can get beer and whiskey, but not only. In soluble form, barley is a valid substitute for coffee, in flakes it is excellent to combine with morning milk or to add to broths and vegetable purée. There is also barley milk, a drink that can be consumed at breakfast or used in the preparation of smoothies. Whatever the chosen version, the barley has an important nourishing power: it is rich in vitamins, mineral salts and amino acids but above all in slow-release carbohydrates and a fair percentage of fiber, which is especially valuable when it comes to regulating blood sugar levels and cholesterol.

The extra weapon is in the fiber: for this you have to prefer wholegrain barley

Good intestinal draining, thanks to the beta-glucans present in the fiber, barley is effective in case of gastrointestinal disorders, colitis and abdominal swelling. In addition to potassium and iron, it provides a lot of calcium: this is why it is recommended for those lacking this mineral, for children in development and for elderly people suffering from osteoporosis. Finally – which is of particular interest to women of childbearing age – it promotes the production of breast milk. Wholemeal, peeled and pearled barley are found on the market. The first two are richer in minerals and vitamins. Pearl barley, on the other hand, having undergone refining, is lacking in nutrients.

Whole barley, the panacea for cleaning up the colon and blood

The decoction obtained from the barley grains has the same properties as the cereal, but more concentrated. Lowers bad cholesterol, cleanses the intestine, speeds up the metabolism and tones the kidneys. Rinse the barley, put it in a pot of water and cook it until the beans have turned into a thick mucilage. Filter the liquid and let it cool. Drink a glass in the morning; the rest is kept in the fridge for 2-3 days.

In powder or in buds it fights free radicals

Barley is also obtained from barley, a powder rich in chlorophyll and precious enzymes that act as a shield against cellular oxidation. It is also highly inflammatory and alkalizing, indispensable when our diet is excessively made up of sugars, animal proteins and refined flours. Even the sprouts are very energizing. You can find them ready to use in organic food stores or make them sprout at home after buying the seeds. Just get a sprout: in a few days they will be ready to eat.

Two recipes for first and single dishes

  • Barley with broad beans, leeks and pistachios

Ingredients (for 2 servings): 100 g of broad beans, 2 leeks, 140 g of barley, vegetable broth, parsley, chopped pistachios.
Preparation: sauté two chopped leeks in a non-stick pan and, separately, prepare vegetable stock with onion, celery and carrot. Add the beans and the barley to the mixture (after leaving it to soak overnight and then drain), sprinkle with the vegetable stock until the end of cooking. Turn off the heat and add a teaspoon of chopped parsley and a teaspoon of chopped pistachios.

  • Barley, daikon and chickpea salad

Ingredients (for 2 servings): a yellow pepper, 140 g of barley, a daikon root, 100 g of chickpeas, 200 g of barley, olive oil, salt and pepper, dill.
Preparation: boil the barley, drain and set aside. Boil the chickpeas (or rinse and drain the pre-cooked ones). Peel and grate the daikon, then wash and cut the pepper into thin strips. At this point, combine all the ingredients in a bowl (or two individual bowls) and season with extra virgin olive oil, salt and pepper. If you want, add a few leaves of dill too.

 

SOURCE: Riza

 

Le bacche aromatiche del pepe rosa sciolgono i depositi adiposi, aumentano il consumo di calorie e aiutano a rassodare tutti i tessuti: scopri tutti gli usi.

 

In comune con il pepe nero ha l’aspetto e l’aroma lievemente pungente, ma in realtà il pepe rosa è il frutto di una specie botanica diversa (chiamata Schinus molle), originaria del Sud America. Il colore brillante e i sentori di fragola e limone del pepe rosa sono indicatori di principi attivi benefici per la linea. Le sue proprietà stimolanti aiutano infatti a mantenere attivo il metabolismo, aumentando il consumo energetico. Le bacche di pepe rosa sono composte per il 10% da un prezioso olio essenziale ricco di sostanze utili a tonificare il sistema cardiocircolatorio, tra cui spicca il carvacrolo, un composto aromatico che possiede potenti virtù antiossidanti e depurative, oltre a influenzare positivamente il metabolismo.

Il potere dimagrante del pepe rosa si chiama piperina

Il pepe rosa è anche fonte di piperina, un alcaloide che agisce direttamente sulla termogenesi, la trasformazione dei cibi in energia. Per questo, utilizzare il pepe rosa durante i pasti ti aiuta a bruciare le calorie assimilate, smaltendo più in fretta i depositi di grasso. Questo principio attivo presente nel pepe rosa ha anche la capacità di stimolare la secrezione dei succhi gastrici, cosa che lo rende perfetto al momento dei pasti. Come per il pepe nero, ne è sufficiente davvero una piccola quantità per ottenere benefici.

Pepe rosa: ottima base per un condimento light

Il pepe rosa può essere utilizzato praticamente su ogni piatto, dolci compresi, visto il suo aroma delicato. È molto usato sulle carni o sul salmone, che hanno un rilevante contenuto di grassi. Un modo insolito, ma efficace, per sfruttarne le virtù è di abbinarlo allo yogurt, per potenziarne l’effetto dimagrante. Puoi beneficiare di quest’accoppiata per una salsa antigrassi con la quale condire carne, pesce oppure l’insalata: in due cucchiai di yogurt, metti due bacche di pepe rosa pestate, aggiungi poi un cucchiaino di succo di lime e dell’erba cipollina, per amplificare l’azione tonificante.

Prepara così una tisana anti-accumuli al pepe rosa

Pancia gonfia, cerchio alla testa, sonnolenza: questi sintomi indicano un rallentamento metabolico. Le bacche di pepe rosa sono un valido aiuto perché svolgono anche un’azione depurativa sull’intestino grazie alla presenza di gommo-resine. Un modo insolito per usarle è in una tisana antiadipe. Fai così: scalda 250 ml di acqua in un pentolino, aggiungi 3-4 pezzetti di buccia di mela biologica, ricca di acido ursolico, che accelera il metabolismo; unisci poi un cucchiaino di zenzero grattugiato, e una macinata di bacche di pepe rosa (puoi anche sminuzzarle in un mortaio, aggiungendone un pizzico alla tisana). Lascia in infusione per 7-8 minuti, filtra e bevi.

Se lo usi sulla frutta, non ti gonfi

L’uso del pepe rosa si abbina perfettamente anche alla frutta e l’accoppiata è perfetta soprattutto se questa tende a gonfiarti. In particolare, il pepe rosa è ottimo abbinato con i frutti tropicali, particolarmente ricchi di enzimi e quindi più digestivi, come la papaya, l’ananas, il frutto della passione o il mango. Puoi preparare una macedonia da gustare come spuntino con pezzetti di papaya, un kiwi e tre, quattro di bacche di pepe rosa, insieme a un cucchiaino di mandorle tritate.

Annusa il suo olio essenziale: scacci la fame nervosa

In un momento di noia o tristezza la tentazione di consolarsi con qualcosa di dolce è in agguato. In questi casi metti in un diffusore per ambienti un paio di gocce di olio essenziale di pepe rosa, che trovi nelle erboristerie più fornite. Ottenuto da foglie e corteccia dello Schinus molle, l’olio essenziale di pepe rosa ha effetti rasserenanti asnti fame nervosa. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori brasiliani, in uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Pharmacology: l’effetto è attribuito a un particolare flavonoide (la rutina) che è in grado di stimolare la produzione di serotonina e dopamina, ormoni del buonumore, capaci di contrastare anche la fame nervosa.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The aromatic pink pepper berries dissolve the adipose deposits, increase the consumption of calories and help to firm up all the tissues: discover all the uses.

In common with black pepper it has a slightly pungent appearance and aroma, but in reality pink pepper is the fruit of a different botanical species (called Schinus molle), native to South America. The bright color and hints of strawberry and lemon of pink pepper are indicators of beneficial active ingredients for the line. Its stimulating properties help keep the metabolism active, increasing energy consumption. The pink pepper berries are composed of 10% of a precious essential oil rich in substances useful for toning the cardiovascular system, among which carvacrol stands out, an aromatic compound that has powerful antioxidant and purifying properties, as well as positively influencing the metabolism.

The slimming power of pink pepper is called piperine

Pink pepper is also a source of piperine, an alkaloid that acts directly on thermogenesis, the transformation of food into energy. For this reason, using pink pepper during meals helps you burn the calories absorbed, eliminating fat deposits more quickly. This active ingredient in pink pepper also has the ability to stimulate the secretion of gastric juices, which makes it perfect at mealtimes. As for black pepper, a small amount is enough to get benefits.

Pink pepper: excellent base for a light dressing

Pink pepper can be used on practically every dish, including desserts, given its delicate aroma. It is widely used on meat or salmon, which have a high fat content. An unusual but effective way to exploit its virtues is to combine it with yogurt, to enhance its slimming effect. You can benefit from this combination for a grease-based sauce with which to season meat, fish or salad: in two tablespoons of yogurt, place two crushed pink pepper berries, then add a teaspoon of lime juice and chives, to amplify the toning action.

So prepare an anti-accumulation pink pepper tea

Swollen belly, circle to the head, drowsiness: these symptoms indicate a metabolic slowdown. The pink pepper berries are a valid aid because they also perform a purifying action on the intestine thanks to the presence of rubber-resins. An unusual way to use them is in an anti-fat tea. Do this: heat 250 ml of water in a saucepan, add 3-4 pieces of organic apple peel, rich in ursolic acid, which speeds up the metabolism; then add a teaspoon of grated ginger and a pinch of pink pepper berries (you can also chop them in a mortar, adding a pinch of herbal tea). Leave to infuse for 7-8 minutes, filter and drink.

If you use it on fruit, do not swell

The use of pink pepper also goes perfectly with fruit and the pairing is perfect especially if it tends to swell. In particular, pink pepper is excellent combined with tropical fruits, particularly rich in enzymes and therefore more digestive, such as papaya, pineapple, passion fruit or mango. You can prepare a fruit salad to enjoy as a snack with pieces of papaya, a kiwi and three, four of pink pepper berries, along with a teaspoon of chopped almonds.

Smell its essential oil: expel nervous hunger

In a moment of boredom or sadness the temptation to console oneself with something sweet is lurking. In these cases, place a couple of drops of essential oil of pink pepper in an environment diffuser, which you will find in the most supplied herbalist’s shops. Obtained from leaves and bark of the Schinus molle, the essential oil of pink pepper has soothing effects to make you hungry nervous. This was demonstrated by Brazilian researchers, in a study published in the European Journal of Pharmacology: the effect is attributed to a particular flavonoid (rutin) that is able to stimulate the production of serotonin and dopamine, good mood hormones, capable of also counter nervous hunger.

 

SOURCE: Riza