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Archive for giugno 2013

malvaCon l’arrivo della bella stagione, passeggiando nei campi di pianura e collina, è facile imbattersi nei suoi bei fiori rosa-violacei striati che spiccano dal fogliame cespuglioso verde intenso, ricoperto da una fitta, quanto innocua, peluria. La malva è una pianta perenne di piccole dimensioni (50-80 cm) che regala abbondanti fioriture estive, molto diffusa anche nei giardini come pianta ornamentale sia coltivata che spontanea. Il suo nome botanico è Malva sylvestris  e fa parte della famiglia delle Malvaceae.

La storia

I greci la chiamavano malachè, che significa ‘ammorbidire, rendere morbido’ e lo stesso Ippocrate ne consigliava l’utilizzo per le sue proprietà emollienti e lassative. La vera etimologia del suo nome, deriva dal latino ‘mollire’ il cui significato è comunque quello di ‘ammorbidire’.  Essendo commestibile e molto saporita, la malva era considerata anche ‘cibo dei poveri’.

Le proprietà

Foglie e fiori della malva si raccolgono rispettivamente in primavera ed estate e sono utilizzati nella medicina officinale per il complesso vitaminico e i tanti principi attivi che contengono. Oltre alle mucillagini e l’acido galatturonico, la malva è ricca di vitamine A, C, B1 ed E, il carotene, l’acido caffeico, clorogeico, cumaico, potassio, tannini, flavonoidi.

L’azione combinata di queste sostanze rende la malva un ottimo rimedio rinfrescante, espettorante, antinfiammatorio, lassativo ed emolliente, consigliato in caso di tosse, gengiviti, gastrite, stitichezza, raffreddore, catarro, asma, mal di gola ed eczemi.

In cosmesi, la malva è utilizzata in prodotti per l’igiene intima e del corpo,  creme, dentifrici, colluttori, saponi e prodotti idratanti.

La ricetta

Il decotto di malva, preparato con 1 cucchiaio di foglie e fiori secchi tritati lasciati in infusione per 10 minuti in una tazza d’acqua bollente, può essere utilizzato a freddo anche per uso esterno, gargarismi e lavande. Eccellente in caso di colite, tosse e stitichezza.

FONTE: Tuttogreen

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Cibo arcobalenoIn estate largo ai cibi colorati, in special modo i frutti, che danno energia e aiutano a superare stanchezza, stress e tensione…

 

Tutti conosciamo la cioccolata e i suoi benefici sull’umore, ma… non esiste solo il piacere di addentare la dolce tavoletta. In realtà, la regola fondamentale per stare bene è una dieta equilibrata nel suo complesso, che fornisca al cervello tutte quelle sostanze (vitamine, minerali e zuccheri) capaci di mantenere efficienti le cellule nervose. In estate il segreto della salute è la “tavola arcobaleno”. Se ogni giorno mettiamo nel piatto alimenti di tutti i colori ci assicuriamo una dieta equilibrata e salutare. Studi clinici hanno evidenziato che i pazienti nutriti per un certo periodo solo di cibi bianchi (cereali raffinati, latticini, albume di uova sode, zucchero, sale, ecc.) contraevano disturbi gastrointestinali nonostante un apporto di nutrienti apparentemente corretto.  Furono sufficienti tre giorni di alimentazione “colorata” senza uso di farmaci per riequilibrare la condizione ed eliminare lo stato d’ansia e nervosismo che si era creato.

Colazione, pranzo o cena: scegli il momento giusto

Per approfittare pienamente del potere benefico dei cibi colorati, è molto utile ripartirne la somministrazione in diversi momenti della giornata.

Al mattino, per partire con un pieno di energia, è bene ricorrere a cibi e bevande di colore rosso, arancione e giallo: spremute di agrumi, lamponi, mele, meloni, albicocche, pesche.

A pranzo, sono indicate le insalate e le verdure di colore verde, con ampie pennellate di giallo. Perfetto anche un minestrone dai vivaci colori.

– I colori riposanti, cioè blu, violetto e indaco, sono  riservati alla sera e consigliabili soprattutto agli ipertesi e a chi fa fatica a prendere le distanze dai ritmi della giornata. Ceniamo dunque con radicchio, cavolo rosso-violaceo, susine, uva “nera”, melanzane, barbabietole, fichi, datteri e frutta di bosco.

Cibi rossi: largo a fragole, ciliegie e anguria gli antiossidanti energetici

I vegetali di colore rosso brillante hanno effetto stimolante.  Con i cibi di questo colore (pomodori, fragole, ciliegie, anguria) facciamo il pieno di giovinezza: contengono sostanze  antiossidanti e licopene, un carotene che aiuta a prevenire i tumori gastrointestinali. La tonalità rosso-violaceo in frutti e bacche è dovuta al tormentale e migliora le difese immunitarie.

L’effetto sull’umore – Ricchi di “fuoco”, gli alimenti rossi sono una carica di energia potente per tutto l’organismo. Assumetene in abbondanza se vi sentite stanchi, affaticati, apatici e privi di forze. Ottimi stimolanti, riattivano il metabolismo e così aiutano a perdere  qualche chilo in vista della partenza per le vacanze estive. Unica avvertenza:  non abusatene se siete ipertesi o collerici.

Cibi gialli: con pesche e carote via lo stress

 

Gli alimenti giallo-arancio (limoni, pompelmi, arance, peperoni,  carote, albicocche, pesche) rafforzano le difese immunitarie. Il betacarotene, poi,  protegge le cellule dall’invecchiamento. Da tempo si sa che gli ortaggi di colore giallo arancio hanno un effetto tonificante sull’umore. In più, sono ricchi di betacarotene, che svolge un’azione protettiva contro i radicali liberi.

 

L’effetto sull’umore – I cibi giallo-arancioni hanno un valido effetto antistress. Consumateli spesso nei periodi di forte tensione e di super lavoro.

 

Cibi blu: i frutti di bosco gran rilassanti

 

Il blu della mirtillina, presente soprattutto nei frutti di bosco, migliora la trasmissione degli impulsi nervosi.Il viola di rutina e quercetina, presente in numerosi frutti e ortaggi, ha effetto vitalizzante, favorisce l’ossigenazione dei tessuti e svolge un’azione protettiva nei confronti dei capillari.

 

L’effetto sull’umore – Il blu è rilassante e aiuta a ripristinare l’equilibrio psicofisico ottimale.  Scegliete cibi di questa  tonalità se avete bisogno di ritrovare la calma o se soffrite di insonnia.

 

Cibi verdi: lattuga, porri e insalate danno scacco all’ansia

 

Il colore degli ortaggi verdi è dato dalla clorofilla, che è ricca di magnesio e aiuta a regolarizzare il metabolismo dei grassi  e degli zuccheri. Gli alimenti  più chiari tendenti al bianco (aglio, porri, cipolle) sono ricchi di solfuro di allile, una sostanza che abbassa la pressione e il colesterolo.

 

L’effetto sull’umore – Il verde è un colore equilibrante, e per questa sua caratteristica non dovrebbe mancare in nessun pasto. è consigliato in particolare alle persone ansiose, quando lo stress dà origine a mal di testa o gastrite.

FONTE: Riza

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junk_food CERVELLODeterminate sostanze contenute in cibi di scarsa qualità non fanno crescere il cervello come potrebbe. Detto con altri termini, le dimensioni della materia grigia sarebbero correlate al tipo di alimento che viene consumato. L’affermazione arriva da uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Neurology.

Il dito viene puntato contro il cosiddetto “junk food”, il cibo spazzatura: alimenti fritti, torte e tutte le sostanze che contengono grassi identificati come trans, ovvero idrogenati. Le sostanze trans interagiscono negativamente sul nostro corpo, i livelli di vitamine e omega 3 sono molto bassi, ed ecco che il cervello ne risente in salute e dimensioni.

Ma c’è dell’altro.

Un’altra ricerca, eseguita questa volta in Canada, dimostra che i panini del fast food creano grossi problemi anche allo stato d’animo di chi mangia. Dopo aver mangiato un bel cheeseburger si possono manifestare ansia e depressione, oppure crisi di astinenza.

L’esperimento ha visto protagonisti due gruppi di topi, uno alimentato con una dieta ad alto contenuto di grassi, e un secondo gruppo che ha mangiato in maniera dietetica. I topi alimentati a grasso sono innanzitutto aumentati di peso, ed hanno registrato anche un tasso maggiore di molecola creb, implicata nella produzione di dopamina, che promuove sintomi di ricompensa. Il junk food ha provocato nei topi anche più alti livelli di corticosterone, un ormone associato con lo stress.

Verrebbe da dire “facciamoci un paio di domande”.

Ma soprattutto, viene da riflettere intorno alle nostre scelte alimentari. A riguardo, suggeriamo un “junk food, no grazie!” o quantomeno cerchiamo di consumarne in quantità moderata.
Meglio, ma molto meglio, in ogni caso, puntare sulla cucina di casa nostra.

FONTE: Tuttogreen

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MeloneIl melone, insieme all’anguria, è uno dei frutti simbolo dell’estate. Si tratta di un frutto dolce e gustoso. La polpa del melone è succosa e molto profumata nel momento in cui il frutto giunge a completa maturazione.

Il colore della polpa può variare dal bianco, al giallo, all’arancio, a seconda della varietà del frutto. La cavità centrale del melone appare fibrosa e ricca di semi.

Proprietà del melone

Il melone contiene una percentuale elevata d’acqua, pari a circa il 95%. Si tratta di un frutto ricco di vitamine e minerali benefici per la nostra salute. Per via del suo contenuto d’acqua, il melone regala una sensazione di freschezza e di sollievo dalla calura estiva. E’ considerato utileper depurare i reni e contro il bruciore di stomaco.

Non contiene grassi saturi e assicura uno scarso apporto calorico, pari a circa 60 calorie per una porzione media. Per quanto riguarda i sali minerali, nel melone troviamo ferro, calcio e fosforo. Le vitamine presenti nel melone sono vitamina C, vitamina A e vitamina B. Il melone contiene inoltre un agente anticoagulante, che permette di prevenire la formazione di grumi nel sangue, che possono causare infarto o ictus.

I meloni appartengono alla stessa famiglia dei cetrioli e delle zucche gialle, con la differenza che essi vengono consumati come frutti, al massimo della maturazione, per via della loro dolcezza. Una particolare varietà di melone amaro è stata oggetto di recente di studi scientifici. Il succo di melone amaro si sarebbe rivelato utile nel trattamento del cancro al pancreas.

Benefici per la salute del melone

1) Prevenzione del cancro. Il melone è ricco di carotenoidi, considerati utili per la prevenione del cancro e per ridurre il rischio di tumore ai polmoni.

2) Prevenzione di infarto e ictus. Grazie all’adenosina contenuta nel melone, il sangue si mantiene maggiormente fluido, riducendo il rischio di infarto e ictus.

3) Benefici per la digestione. Il melone stimola i movimenti intestinali, che possono essere compromessi da eventuali problemi digestivi. Il suo contenuto di minerali contribuisce a eliminare l’acidità eccessiva dell’organismo, favorendo la digestione.

4) Fonte di energia. E’ una fonte naturale di energia, non soltanto per il suo contenuto di zuccheri naturali, ma anche per il suo apporto di vitamina B, necessaria per la produzione di energia da parte dell’organismo a partire dai carboidrati.

5) Benefici per i reni. Il melone, per via del suo elevato contenuto d’acqua, presenta un buon potere diuretico. Può contribuire a mantenere la salute dei reni. Se unito a del succo di limone, il melone può contribuire a contrastare la gotta. E’ bene consumarlo con regolarità, al mattino, per una maggiore azione benefica.

Come gustare il melone al meglio

Il melone viene solitamente consumato crudo come antipasto o come dessert, a colazione o a merenda. Non tutti sono a conoscenza del fatto che sia possibile cuocere il melone, così da ottenere delle composte e delle confetture. Può essere utilizzato nella preparazione di macedonie, frullati, gelati e sorbetti, ottimi da gustare durante la stagione estiva, oltre che di centrifugati di frutta. E’ perfetto per la creazione di spiedini di frutta da servire come aperitivo. Per una ricetta alternativa, è possibile suddividerlo a cubetti e gustarlo mescolandolo a fettine di cetriolo.

Come scegliere un melone maturo

Per riconoscereun melone maturo, resta sempre valido il trucco di bussare leggermente sulla sua superficie con la mano stretta a pugno. Se si ottiene un suono sordo, il melone è giunto a maturazione. Se invece il frutto trasmette un rimbombo vuoto, significa che non è ancora pronto per essere gustato. Fatte attenzione all’odore del melone. Se risulta profumato, probabilmente è già maturo. Osservate il picciolo del melone. Se è tenero e tende a staccarsi, il melone è pronto.

Come conservare il melone

La temperatura di conservazione del melone non deve mai scendere sotto i 5 gradi. E’ dunque bene riporre il melone ancora chiuso nella parte meno fredda del frigorifero. Una volta aperto, il melone può essere conservato facilmente dopo aver rimosso la buccia e dopo averlo affettato o suddiviso in cubetti. E’ possibile riporre il melone all’interno di un contenitore per alimenti oppure in uno scolapasta inserito all’interno di una ciotola, da riporre in frigorifero. Se il melone ancora chiuso non risulta ben maturo, si consiglia di lasciarlo riposare a temperatura ambiente.

FONTE: Marta Albé (Greenme)

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Vitamina K

VitKPrima di conoscere quali alimenti contengono la vitamina k è bene conoscerne le sue proprietà ed i relativi cenni storici, la vitamina K non è una sostanza chimica unica, ma piuttosto una famiglia di sostanze chimicamente correlate che vengono chiamate genericamente vitamina K, nessuna di queste sostanze ha subito negli ultimi 20 anni un cambiamento in termini di conoscenza scientifica della propria funzione chimica.

Le vitamine k

Sono state indicate con il nome di vitamina K1, vitamina K2, e vitamina K3, terminologia che è stata in gran parte sostituita da un insieme di termini per descrivere un gruppo più complesso componente la vitamina K, una categoria di sostanze chimiche di grandi dimensioni denominata naftochinone con all’interno due tipi fondamentali di vitamina K, il primo tipo, chiamato fillochinone deriva dalle piante, il secondo tipo, chiamato menachinone è costituito da batteri, l’unica eccezione a questa regola è un particolare gruppo di batteri, chiamati cianobatteri, che producono fillochinone invece di menachinone, e contrariamente ad alcune precedenti ipotesi scientifiche, nella nostra dieta, raggiungendo il 90%, la vitamina K si presenta sotto forma di fillochinone, e all’interno di quel 90% oltre la metà proviene dalle verdure a foglia verde, diversi tipi di batteri nel nostro intestino producono la  vitamina K come menachinone, anche se questa sintesi della vitamina K nel nostro apparato digerente può contribuire al nostro fabbisogno di vitamina K, questo contributo è minore di quanto si possa pensare.

Benefici della vitamina K

  • Normale coagulazione del sangue
  • Protezione dalle fratture delle ossa
  • Prevenzione contro l’indebolimento delle ossa dopo la menopausa
  • Prevenzione contro la calcificazione delle arterie
  • Fornire più protezione possibile contro il cancro al fegato e alla prostata

Eventi in grado di indicare la necessità di assumere vitamina K

  • Emorragia eccessiva
  • Forte mestruazione
  • Perdita di sangue dalle gengive, nel tratto digestivo, dal naso
  • Facile ecchimosi
  • Calcificazione dei vasi sanguigni e delle valvole cardiache
  • Fratture e indebolimento delle ossa

In materia di ricerca sanitaria, la vitamina K, sebbene possa sembrare poco importante per la nostra salute, ha un  ruolo fondamentale per la coagulazione del sangue che è un procedimento essenziale. Da una parte, ogni volta che ci procuriamo una ferita della pelle, anche un semplice taglio, abbiamo bisogno di sufficiente capacità di coagulazione del sangue per chiudere la ferita e prevenire il sanguinamento eccessivo, dall’altra non vogliamo che il sangue coaguli troppo, perché quando non ci sono grandi ferite, non vogliamo che il nostro sistema cardiovascolare  “lanci un coagulo” ed erroneamente bloccare un vaso sanguigno. La vitamina K è una delle sostanze nutrienti fondamentali per mantenere la nostra capacità di coagulazione del sangue al giusto livello. Dobbiamo molto della nostra conoscenza della vitamina K e il procedimento della coagulazione grazie ai  primi esperimenti con il Warfarin, un farmaco prescrivibile. Conosciuto anche con il marchio Coumadin, il Warfarin è un farmaco anticoagulante ampiamente utilizzato, che agisce inibendo il corpo umano dai fattori di coagulazione.

La vitamina K si trova proprio al centro di questo processo di coagulazione che serve per chiudere con successo una ferita e quindi  legare le  superfici dei tessuti circostanti. Ciò che fornisce loro questa capacità di legare è un evento chimico chiamato carbossilazione. Uno degli amminoacidi nei fattori della coagulazione, chiamato acido glumatico, è la componente della coagulazione che viene carbossilata. Due enzimi sono necessari per assicurare questo processo senza intoppi. Il Warfarin funziona come anticoagulante e interrompe questo processo, bloccando uno di questi enzimi. Quando questo enzima viene bloccato, la vitamina K non può più essere riciclata e “ricaricata” per aiutare il procedimento di coagulazione e raggiungere la viscosità adeguata. Per gli individui con una eccessiva tendenza a formare coaguli di sangue, i farmaci anticoagulanti come il Warfarin possono salvare la vita.

Generalmente è emerso che la vitamina K è un  elemento nutritivo fondamentale per la salute delle ossa. Convincente è la ricerca che dimostra la maggiore protezione dalle fratture che si verifica quando la vitamina K è consumata in quantità adeguate. Gli individui che hanno carenza di vitamina K, è stato dimostrato, sono sottoposti maggiormente al  rischio di frattura, inoltre, per le donne, che hanno superato la menopausa e hanno iniziato a sperimentare l’indebolimento delle ossa, è stato chiaramente dimostrato che la vitamina K contribuisce a prevenire fratture future.

I benefici della vitamina K che riguardano le ossa sembrano dipendere da due meccanismi di base. Il primo di questi meccanismi coinvolge un tipo di cellule ossee chiamate osteoclasti, responsabili della demineralizzazione ossea, essi contribuiscono a prendere i minerali delle ossa e renderli disponibili per altre funzioni importanti per la salute del corpo, ma troppa attività da parte degli osteoclasti causerebbe la demineralizzazione ossea. La vitamina K ha il compito di mantenere sotto controllo il processo. E’ stato più volte dimostrato che una delle forme di vitamina K, il  menachinone (MK-4, chiamato anche menatetrenone), blocca la formazione di troppi osteoclasti e forse causa la morte programmata delle cellule (un processo chiamato apoptosi).Un secondo meccanismo coinvolge il ruolo della vitamina K attraverso un processo chiamato carbossilazione dove la proteina chiamata osteocalcina  deve essere chimicamente modificata. L’osteocalcina è una proteina particolarmente legata alla nostra densità minerale ossea e per questo motivo viene misurata nel sangue quando i medici stanno cercando di determinare la salute delle nostre ossa. Quando anche alcune delle proteine osteocalcina nelle nostra ossa sono carbossilate, aumenta il rischio di fratture e in particolare la frattura dell’anca. Gli scienziati si riferiscono a questo problema che coinvolge l’osso considerando l’osteocalcina sottocarbossilata, stabilendo che la vitamina K può migliorare notevolmente la situazione. La vitamina K è in grado di ripristinare queste proteine delle ossa e rafforzare la composizione del tessuto osseo. E ‘il modulo MK-4 menachinone di vitamina K che è stato meglio studiato in questo senso.

Un problema comune in molte forme di malattia cardiovascolare è la calcificazione indesiderata, l’accumulo di calcio all’interno di un tessuto che normalmente è morbido. Questo accumulo di calcio fa sì che il tessuto indurito smette di funzionare correttamente. Quando il calcio si accumula all’interno delle arterie avviene l’ indurimento delle arterie. Un modo diretto, per inibire l’accumulo di calcio lungo le arterie, è di continuare le forniture  di una proteina speciale chiamata Matrix GLA (MGP). La MGP, o matrice proteica Gla, blocca direttamente la formazione di cristalli di calcio all’interno dei vasi sanguigni. Per far si che la MGP funzioni in questo modo, deve prima essere presente nella sua forma carbossilata, la vitamina K è necessaria per questo processo di carbossilazione. I ricercatori hanno determinato che i soggetti con carenza di vitamina K sono più a rischio di indurimento delle arterie rispetto agli individui che assumono regolarmente vitamina K.

Altri ruoli per la vitamina K

I ricercatori continuano a esplorare una vasta gamma di ruoli di supporto alla salute della vitamina K. Sono all’avanguardia, in  questa ricerca, i ruoli che riguardano tre aree fondamentali:

  1. protezione contro il danno ossidativo,
  2. regolazione della risposta infiammatoria,
  3. supporto al cervello e alla struttura del sistema nervoso.

Per quanto riguarda la protezione contro il danno ossidativo, la vitamina K non sembra aver operato direttamente come antiossidante nello stesso modo di altre vitamine antiossidanti (come la vitamina E e la vitamina C). Eppure, entrambe le forme fillochinone e menachinone di vitamina K sembrano utili nel proteggere le cellule, in particolare le cellule nervose, dal danno ossidativo. In termini di risposta infiammatoria, i diversi livelli dell’attività pro-infiammatorie tra cui, ad esempio, il rilascio di interleuchina-6 (IL-6), grazie alla vitamina k si abbassano. Infine, per quanto riguarda la struttura del cervello e del sistema nervoso, la vitamina K è nota per essere necessaria per la sintesi di una famiglia molto importante di grassi del sistema cerebrale e nervoso chiamato sfingolipidi. Questi grassi sono fondamentali nella formazione della guaina mielinica che forma un involucro esterno che circonda i nervi, e sia il fillochinone che il menachinone, sono risultati efficaci nel sostenere la sintesi di queste componenti chiave del sistema nervoso. Tutti i ruoli di cui sopra per la vitamina K sono stati studiati principalmente in laboratorio su animali o su campioni di cellule umane.

La vitamina k non è tossica

Poiché non sono stati segnalati effetti negativi per  elevati livelli di assunzione di vitamina K da alimenti e / o supplementi, non ci sono sintomi di tossicità documentati per assunzione di vitamina K  fino a 340 microgrammi al giorno. In studi su animali, la vitamina K è stata fornita in quantità di 25 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo e per un essere umano adulto che pesa circa 70 Kg, l’equivalente di 1.750 microgrammi di vitamina K, senza tossicità evidente. Una importante eccezione a questi risultati di tossicità coinvolge una forma sintetica della vitamina K chiamata menadione, comunemente indicato come vitamina K3. Anche se questa forma di vitamina K a volte può essere convertita dal corpo in forme non tossiche, studi di ricerca hanno dimostrato alcuni rischi indesiderati derivanti dalla assunzione di menadione. Questo rischio comporta un eccessivo stress ossidativo e danni conseguenti ad una varietà di tipi di cellule, comprese quelle dei reni e del fegato.

Fattori che potrebbero contribuire a una carenza di vitamina K

Problemi di salute, come una cattiva digestione, possono contribuire alla carenza di vitamina K. Questi problemi includono le malattie infiammatorie intestinali, la colite ulcerosa, il morbo celiaco, la sindrome da intestino corto, e gli interventi chirurgici nell’apparato digerente (come la resezione intestinale). Problemi con la funzione del pancreas, della funzionalità epatica, o la funzione della colecisti possono aumentare il rischio di carenza di vitamina K.

Interazione con i farmaci

Molti farmaci anticoagulanti (come il Warfarin, ampiamente commercializzato con il marchio Coumadin) sono progettati per ridurre il rischio indesiderato di coagulazione del sangue interferendo, però, con il metabolismo della vitamina K. Per questo motivo, è fondamentale, per gli individui che assumono anticoagulanti, la consultazione con il proprio medico.

L’obiettivo in questa situazione è quello di riequilibrare due principali fattori di supporto sanitario:

  1. regolare il quantitativo di assunzione di vitamina K
  2. evitare un’eccessiva assunzione che potrebbe compromettere i benefici del farmaco anticoagulante.

Alcuni farmaci che abbassano il colesterolo, che lavorano per vincolare gli acidi biliari, possono ridurre l’assorbimento della vitamina K. Gli antibiotici possono ridurre la disponibilità di vitamina K uccidendo i batteri intestinali che sintetizzano la vitamina K,  antibiotici ad ampio spettro rappresentano il rischio maggiore in questo senso, in questa categoria ci sono gli antibiotici sulfonamidi.

Altri tipi di farmaci che possono ridurre la disponibilità di vitamina K comprendono alte dosi di salicilati (tra cui l’acido acetilsalicilico o l’aspirina) e alte dosi di antiacidi a base di idrossido di alluminio.

Alimenti ricchi di vitamina k

alimentos-ricos-en-vitamina-kOttime fonti di vitamina K sono: spinaci, cavolini di Bruxelles, bietole, fagiolini, asparagi, broccoli, cavoli, rapa,senape, piselli e le carote.

Alimenti e vitamina k

La fermentazione dei cibi può essere particolarmente utile per aumentare il loro contenuto di vitamina K, la fermentazione della soia ha un posto speciale nella ricerca in quanto questi cibi svolgono un ruolo unico nella fornitura di vitamina K , i Bacillus natto, contenuti nella soia,  sono batteri in grado di convertirsi in vitamina K1 e K2. Alcuni formaggi vengono fermentati in modo da ottimizzare il loro contenuto di vitamina K. I batteri proprioni, per esempio, producono grandi quantità di un tipo di menachinone chiamato MK-9 (H4) e i formaggi fermentati da questi batteri possono essere una ricca fonte di vitamina K, il formaggio Emmental svizzero e norvegese sono esempi di formaggi fermentati da batteri proprioni.

La vitamina k è una vitamina utile per il benessere e che si trova in vari alimenti.

Fonte: http://www.inerboristeria.com/salute-alimentazione.html

FitLine: http://www.fitline.com/?TP=6134806&cid=105

FONTE: pmbeautyline

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bere-latte

(Lo avevamo già ribadito in altri articoli, ma la ripetizione giova)

Da tempo si sa che il latte di mucca e tutti i suoi derivati non fanno bene alla salute dell’uomo e soprattutto a quella dei bambini.

Oggi gli esperti di nutrizione della Harvard University hanno eliminato latte e latticini dalla loro guida per un’alimentazione sana Healthy Eating Plate, che si basa “esclusivamente sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili e non è stata sottoposta ad alcuna pressione politica o commerciale dalle lobby dell’industria alimentare”.

L’invito degli scienziati è di “moderare il consumo di latte o di altri prodotti lattiero-casearii al massimo 1-2 porzioni al giorno”, con benefici soprattutto per i bambini. Per gli adulti, invece, consumarli non è essenziale, per una serie di motivi. Per la Healthy Eating Plate, anzi, bisognerebbe sostituire al latte l’acqua potabile durante i pasti.

Gli esperti di nutrizione sottolineano, infatti, che a causa dell’alto livello di grassi saturi, il latte e i derivati sono diventati un alimento che sarebbe meglio evitare. E tra i danni che potrebbe causare alla salute delle persone, si annoverano il rischio di cancro della prostata e cancro ovarico.

Come assumere, allora, il calcio?

Dalla Harvard University spiegano: “quelle pubblicità che propongono il latte come la risposta alle ossa forti sono quasi inevitabili. Ma bere il latte si traduce davvero in un rafforzamento delle ossa? La fazione pro-latte è convinta che una maggiore assunzione di calcio, in particolare nella forma dei tre bicchieri di latte al giorno attualmente raccomandati, aiuta a prevenire l’osteoporosi, l’indebolimento delle ossa. Ogni anno, l’osteoporosi porta ad oltre 1,5 milioni di fratture, tra cui 300.000 fianchi rotti. D’altra parte, il risultato per coloro che credono che consumare molto latte e altri prodotti caseari saranno scarsi sul tasso di fratture, ma potranno contribuire a problemi come malattie cardiache o cancro alla prostata”.

Quale punto di vista è giusto?

Gli esperti forniscono un riassunto di tutte le conoscenze mediche attualmente a disposizione sul calcio e i suoi effetti sul corpo. E ribadiscono che il latte deve essere sostituito con altri alimenti ricchi di calcio, come verdure, lattuga, cavolfiore e fagioli. Per ossa forti, poi, restano fondamentali anche la prevenzione, il movimento, il sole e le vitamine D e K.

FONTE: il vero benessere

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semi-di-girasole-001Ricchi della vitalità del sole estivo, danno forza e vincono la spossatezza del caldo più afoso; sfruttiamoli spargendoli nelle pietanze per un mese

Uno dei simboli più espressivi dell’estate è sicuramente il girasole, fiore unico per dimensioni e luminosità. La corolla color giallo-ocra intenso del fiore è sempre rivolta verso il sole, dal quale assorbe tutto il calore e la vitalità. E proprio per questo sprigiona una forza e una potenza uniche nel loro genere, tanto che presso le popolazioni precolombiane ed egiziane era oggetto di venerazione, simboleggiando il dio Sole. Tutta l’energia e la vitalità incamerate dal girasole ci vengono donate a tavola quando consumiamo i semi o un loro eccellente derivato, l’olio: entrambi sono un concentrato di salute e una vera e propria “batteria”, utile a ridare la carica al nostro corpo quando la canicola estiva provoca stanchezza e spossatezza. Così, potremo ritrovare lo sprint tonificando il sistema nervoso e migliorando le capacità d’attenzione e la memoria.

Carburante per la mente

I semi di girasole contengono olio in ragione del 30-55%, proteine facilmente utilizzabili (albumina, lecitina, fitina), vitamine del gruppo B (importanti per il metabolismo energetico e per rigenerare il sistema nervoso), E (efficace anti-invecchiamento) e D (irrobustisce il sistema scheletrico), magnesio (antistress), potassio (importante per l’attività muscolare e cardiaca), ferro (componente dell’emoglobina che porta l’ossigeno a tutti i tessuti), oligoelementi (essenziali per varie attività enzimatiche) e glucidi (che sono il carburante per il nostro cervello).

Tre “ricette” dal mattino alla sera

– Nelle insalate

Le proprietà nutrizionali dei semi di girasole erano sfruttate in cucina sin dall’antichità. Gustosi piatti tipici estivi sono le insalate o le minestre arricchite con semi sgusciati di girasole appena germogliati. I germogli – teneri e senza peli – possono essere mangiati anche bolliti oppure grigliati e conditi con olio di mais e sale.

– Come snack

Nei negozi di alimentazione biologica e naturale si possono acquistare degli snack a base di semi di girasole, già pronti per il consumo. Ottimi a merenda, danno una carica d’energia pronta nei momenti di “calo”.

– Per la prima colazione

Per ricaricarsi sin dal mattino e affrontare le attività quotidiane rallentate dalla calura, miscelate i semi decorticati di girasole al naturale ai vari cereali tipici della prima colazione. Oppure, combinate le proprietà rivitalizzanti del miele con quelle dei semi di girasole, che possono essere triturati o frullati per ottenere una polvere farinacea da aggiungere al miele, formando una crema energetica e gradevole da spalmare sul pane.

Il suo olio difende cuore e ossa

Ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi decorticati, l’olio di semi di girasole contiene una percentuale elevata di acidi grassi polinsaturi, in particolare l’acido linoleico (fino al 75%), che è un acido omega-6 di origine esclusivamente vegetale. Grazie a queste sostanze aiuta a prevenire l’aterosclerosi e riduce il rischio di malattie cardiovascolari. è inoltre una preziosa fonte di minerali, importanti per il tessuto scheletrico e cardiaco.

Come utilizzarlo

Per sfruttarne tutte le proprietà salutari, l’olio di girasole va utilizzato a crudo, per condire insalate, verdure, arrosti e per preparare marinate di carne o di pesce. Non è indicato per cucinare e friggere, poiché alle alte temperature i grassi polinsaturi si ossidano originando i dannosi radicali liberi. È importante conservarlo bene, in frigorifero e in bottiglie opache.

FONTE: Riza

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