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Archive for ottobre 2013

CANNELLA ovaioLa cannella, la spezia dai mille utilizzi. Secondo un recente studio, le sue proprietà potrebbero aiutare le donne che soffrono di ovaio policistico.

Abbiamo avuto più volte modo di trattare e descrivere gli innumerevoli benefici prodotti dal consumo di cannella. Abbiamo appreso insieme quali sono le sue proprietà, abbiamo visto come, secondo  una ricerca, può aiutare i pazienti affetti di diabete di tipo 2 nella loro battaglia quotidiana.

Oggi, invece, riportiamo i risultati di un interessante studio presentato al meeting dell’International Federation of Fertility Societies and American Society for Reproductive Medicine che si è tenuto a Boston dal 12 al 17 ottobre.

Lo studio, condotto dai ricercatori del Columbia University Medical Center di New York, dimostrerebbe come l’assunzione regolare di cannella possa aiutare le donne a regolarizzare il ciclo mestruale  e ridurre i disturbi in casi di ovaio policistico.

La sindrome dell’ovaio policistico colpisce dal 5% al 10% delle donne in età fertile.

I disturbi sono i più vari:

  • irregolarità del ciclo mestruale,
  • acne,
  • fastidi e
  • infertilità.

Nel corso degli anni, si è sempre pensato che una delle possibili cause fosse una insensibilità all’insulina. Secondo questa recente ricerca, la cannella potrebbe intervenire proprio nel controllo dell’insulina, aiutando le donne affette da ovaio policistico, a regolarizzare il proprio ciclo, aumentando la fertilità.

Lo studio condotto dai ricercatori del Columbia University Medical Center di New York, e guidato dal dr. Daniel Kort, esperto in endocrinologia riproduttiva presso la Columbia University Medical Center di New York, ha preso in esame 16 pazienti interessate da questa sindrome. A 11 di loro, sono stati somministrati quotidianamente degli integratori di cannella; ai restanti 5, delle pillole di placebo.

Durante il corso della ricerca, le donne campione di esame sono state monitorate per verificare il calendario mestruale mensile e controllare l’attività del loro organismo.

Dopo sei mesi, le donne che avevano assunto la cannella avevano registrato un miglioramento significativo nella regolarità del ciclo mestruale: quasi il doppio del gruppo di donne che aveva invece assunto il placebo. Due dei soggetti di controllo sottoposti al trattamento avevano anche riportato una gravidanza entro tre mesi dall’inizio dell’esperimento, senza la necessità di ulteriori aiuti.

La dose quotidiana di cannella utilizzata durante il periodo di controllo era fissata a 1.500 mg. Kort ha spiegato che la scelta non è stata affatto casuale, visto che precedenti ricerche avevano già dimostrato che una dose fissata tra 1.000 e 2.000 mg al giorno aveva già fatto registrare effetti metabolici positivi su pazienti diabetici.

Le evidenze di questa ricerca, per adesso, possono solo essere il preludio a esami e studi più approfonditi.

Kort ha infatti specificato che non è ancora chiaro come la cannella riesca a influenzare l’organismo delle donne affette da ovaio policistico e che è improbabile che questa spezia sia l’unica causa del miglioramento.

Certo, i risultati sono incoraggianti e, rispetto ai trattamenti che vengono utilizzati oggi, la cannella ha decisamente costi e controindicazioni minori. Fino a quando non verranno presentate altre evidenze scientifiche a sostegno di questa tesi, ha aggiunto Kort, è necessario comunque che chi è affetto da questa sindrome rimanga sotto il controllo di un medico.

In questi anni, la medicina sta dimostrando molto interesse circa i rimedi omeopatici o naturali per questa condizione, soprattutto perché può essere qualcosa che possiamo fare con una sostanza del tutto naturale e che può aiutare un grande numero di pazienti.

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acqua1Ci sono persone  che devono limitare l’assunzione di questo liquido vitale e altre che corrono dei rischi se esagerano. 

Un litro e mezzo al giorno. Queste sono le indicazioni generali per una corretta assunzione di liquidi nella dieta quotidiana.

Acqua a volontà, dunque, perché questo liquido trasparente, più o meno ricco di sali minerali, è un elemento davvero prezioso per il nostro organismo. Sul piano quantitativo, inoltre, il patrimonio idrico di un individuo sano rappresenta circa il 60 per cento del corpo.
Ma ci sono persone che devono limitare l’assunzione di acqua e altre che, al contrario, ne devono aumentare il consumo? E quali sono i rischi che si corrono se si beve troppa acqua? Ne parliamo con il prof. Giorgio Graziani, responsabile di Nefrologia in Humanitas.

Le acque minerali: una panoramica

“A meno che non si abbiano particolari problemi di salute che esamineremo in seguito, si può scegliere di bere una qualunque acqua minerale.

Le oligominerali contengono pochi minerali, soprattutto poco calcio, sodio e magnesio.

Le acque minerali, invece, contengono un maggior contenuto di sali minerali, che varia a seconda del tipo di sorgente da cui sgorgano.

L’ acqua può essere classificata poi come acida o alcalina, a seconda del suo contenuto di bicarbonato. Al momento dell’imbottigliamento può essere aggiunta anidride carbonica (acqua minerale gasata o frizzante), un gas inodore, incolore e non tossico.

Esistono poi acque effervescenti naturali, che sgorgano leggermente gasate dalla sorgente poiché, durante il percorso sotterraneo, si sono mescolate con anidride carbonica.

Le acque oligominerali sono particolarmente adatte, ad esempio, a chi ha problemi di calcoli o di ipertensione o di cardiopatia”.

Le acque povere di sodio

“Sempre più spesso la pubblicità sottolinea la qualità di un’ acqua minerale povera di sodio. Questo elettrolita è presente nel sangue ed è ritenuto, insieme ad altri fattori quali l’ereditarietà e l’obesità, corresponsabile dell’ipertensione arteriosa.

L’eccesso di sodio nella dieta può provocare ipertensione attraverso meccanismi diversi e non del tutto noti. Un concetto elementare è quello secondo cui chi assume una quantità eccessiva di sale avverte un forte senso di sete per cui è costretto a bere molta acqua.

Questo meccanismo può indurre un abnorme aumento del patrimonio idrico e salino dell’organismo e facilitare così l’insorgere di ipertensione.
Uno dei primi rimedi per trattare l’ipertensione arteriosa infatti è la somministrazione di un diuretico, che aumenta l’eliminazione renale di acqua e sodio.

Oltre all’aspetto quantitativo, il sodio sembra anche favorire l’ipertensione indirettamente rendendo i recettori vascolari più sensibili all’azione di sostanze vasocostrittrici. Sarebbero quindi soprattutto gli ipertesi a dover ricorrere all’assunzione di acque che contengono una bassa concentrazione di sodio”.

Quando si beve troppo

“Il rene è un organo dotato di sensori che gli permettono, in caso di assunzione di una quantità d’acqua superiore alla norma, di aumentarne l’eliminazione urinaria riportando il contenuto idrico dell’organismo entro i limiti normali.

Uno dei suoi compiti, infatti, è quello di regolare e mantenere per quanto possibile costante la quantità d’acqua e di sodio presente nell’organismo.

Un rene sano, dunque, è in grado di adattare l’escrezione urinaria di acqua alle necessità contingenti dell’organismo, aumentandone l’eliminazione in caso di inflazione idrica o riducendone l’escrezione nella condizioni di disidratazione (febbre elevata, diarrea, esposizione al calore con eccessiva sudorazione).

Nel caso di malattia renale l’organo perde questa capacità di regolazione idrica per cui l’organismo può essere esposto ai rischi sia di una eccessiva idratazione che a quelli di una eccessiva disidratazione.

L’alterata regolazione dei liquidi corporei può essere anche pericolosa nei pazienti con malattie cardiache severe a rischio di scompenso. In questi individui il medico consiglierà al paziente di limitare l’assunzione di liquidi, sia direttamente sia attraverso gli alimenti. Un eccesso di acqua e sale, infatti, può essere a rischio di scompenso cardiaco acuto”.

Chi deve bere meno

“Va sottolineato che il rene è un organo che invecchia: gli anziani, quindi, presentano fisiologicamente una diminuita funzione renale di cui si dovrà tenere conto per calcolare la quantità ottimale di liquidi da assumere giornalmente.

L’organismo anziano fatica quindi a smaltire un eccesso di acqua, con conseguenze pericolose come edema, ipertensione e problemi cardiaci. Gli anziani, però, presentano anche il rischio di essere esposti alla disidratazione.

Nell’età senile, infatti, si riduce frequentemente la sensibilità delle papille gustative, per cui l’anziano può non avvertire il senso di sete e quindi non bere in modo sufficiente da compensare le perdite idriche che si verificano attraverso la traspirazione nei periodi di grande caldo. La sete, infatti, è uno dei principali meccanismi di difesa dalla disidratazione.

A un paziente anziano cardiopatico o che presenta problemi renali consiglio di mantenere il bilancio idrico attraverso l’assunzione di una quantità di liquidi pari alla quantità di urina.

Un altro suggerimento è quello di controllare spesso il peso corporeo: una volta che il peso è stabilizzato, è bene che non vari eccessivamente, in quanto un aumento di peso potrebbe essere collegato a un eccesso di acqua nell’organismo (che può portare a ipertensione e scompenso cardiaco)”.

Chi deve bere di più

“Il malato soggetto a calcoli renali deve bere di più perché deve tenere le urine diluite, in modo che non si realizzi quell’ambiente fisico-chimico nelle vie urinarie che favorisce la formazione dei calcoli.

Si tratta della cosiddetta “terapia idropinica”, che consiste nella diluizione urinaria dei sali litogeni, ottenuta con l’aumentato apporto di acqua. In questo modo si riduce il rischio di precipitazione dei sali nelle urine e della loro aggregazione, situazione che può portare alla formazione del calcolo.

Devono bere di più, poi, le giovani donne che hanno frequenti infezioni urinarie (cistiti), favorite da un ridotto apporto di acqua e quindi da un’eccessiva concentrazione delle urine.

Un eccessivo senso di sete può essere uno dei primi segni di diabete scompensato; la sete in questo caso è indotta da una glicemia molto elevata. A questo disturbo si associa anche una poliuria (diuresi molto elevata), che è conseguente all’eccessivo introito idrico e all’effetto ‘diuretico’ esercitato dall’abnorme concentrazione di glucosio nel sangue e nelle urine”. 

FONTE: Elena Villa (humanitasalute)

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noci e cervelloIl loro elevato contenuto di Omega 3 e di  antiossidanti, che nutrono le cellule nervose e stimolano il sistema immunitario, le rende insispensabili in autunno

Per parlare della noce, in primo luogo dobbiamo anzitutto osservare bene come è fatta: il guscio di questo seme oleoso richiama in modo suggestivo la scatola cranica e il suo contenuto assomiglia sorprendentemente ai due emisferi cerebrali.

Probabilmente, seguendo il filo della similitudine e dell’analogia, la medicina delle Tradizioni ha sempre ritenuto che per affinità di forma si trattasse di un frutto adatto a “nutrire” il cervello…

In realtà la noce, per il suo prezioso contenuto di nutrienti, è proprio l’ideale da consumare quando si è stanchi, stressati e con il cervello un po’ in affanno, circostanza frequente soprattutto nel cuore dell’autunno.

Serve al sistema nervoso e non solo…
La noce è ricca di acidi grassi, e quindi utile al sistema nervoso, è indicata per i ragazzi, quando studiano, ad esempio assumendola sotto forma di pane alle noci con il miele integrale, in modo da somministrare loro una buona dose di zuccheri a lento assorbimento.

È poi una merenda ottima per i più piccoli, in particolare quando non hanno appetito e non si sa mai cosa dargli: 2-3 noci tritate mescolate con un cucchiaio di uvette e un vasetto di yogurt bianco, possono essere un’ottima soluzione.

Le noci, insomma, sono l’ideale per chiunque svolga un lavoro intellettuale e durante la giornata sia afflitto da stanchezza mentale e difficoltà di concentrazione.

Ma questo frutto va consigliato anche alle donne gravide, come spezzafame, in quanto è facilmente digeribile e indicatissimo pure per il feto, che trae dagli acidi grassi essenziali preziosi elementi per “costruirsi” il tessuto cerebrale e nervoso più in generale.

L’alleato insospettabile contro gli attacchi di fame
Le noci sono poi una risorsa d’eccezione per chi soffre di “fame nervosa” e non vuole ingrassare: invece di addentare un panino a metà mattina o, peggio ancora, invece di farsi l’ennesimo cappuccino con brioche… la cosa migliore è che si mangi un po’ di frutta secca.

Dosaggio consigliato?

3-4 noci al giorno sono il giusto quantitativo per questi fuori pasto. Un altro aspetto che rende prezioso questo frutto è il suo alto contenuto di zinco e rame, minerali che abitualmente assumiamo dalla carne: le noci quindi sono assai indicate per tutti coloro che seguono una dieta vegetariana.

Anche in questo caso 3-4 noci al giorno sono il dosaggio suggerito. In ultimo non trascuriamo il fatto che i suoi grassi polinsaturi aiutano a combattere l’LDL, il cosiddetto colesterolo “cattivo”; a tale scopo si può prendere per cicli di 2-3 mesi un cucchiaino di olio di noce al giorno, meglio la mattina a digiuno: è un toccasana anche contro la pressione alta e le varici.

FONTE: Riza

 

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taglio-col-passatoPer la maggior parte delle persone, ogni cambiamento è vissuto come negativo o porta con sé forti timori. Perché succede? Come affrontare la vita in modo positivo?

Secondo l’antropologo Gregory Bateson, la capacità di adattamento al cambiamento è un processo graduale.

Il livello zero consiste nella resistenza:

ci si illude di poter restare sempre uguali a se stessi, anche se ciò procura disagio e insoddisfazione.

Successivamente, però, si comincia a sentire l’esigenza di uscire da questa situazione di stallo: è il primo livello, quello del cambiamento incrementale.

Mano a mano che si prende consapevolezza dei vantaggi di questo approccio, si entra nella fase del cambiamento sviluppativo, in cui

  • si fanno spazio nuove abilità,
  • si esplorano territori sconosciuti,
  • si adottano differenti modi di pensare.

Poco alla volta, il cambiamento non riguarda più solo i comportamenti, il lavoro o le relazioni, ma è più profondo: è il livello evolutivo.

E quando si è in grado di dare nuova direzione alla propria vita, si arriva all’ultimo livello, chiamato appunto rivoluzionario. 

Di fronte a un bivio, tutti si chiedono: “Cosa succederà se cambio?”. Ma quasi nessuno si domanda: “Cosa succederà se non cambio?”.

E’ fondamentale analizzare la situazione con oggettività, magari facendo una lista dei pro e dei contro.

Nessun cambiamento andrebbe improvvisato, ma pensato, elaborato, pianificato.

Come? Facendo una mappa della visione: uno schema o un riassunto degli obiettivi da raggiungere. Quest’operazione ha un effetto calmante.

Individuare le vere motivazioni che stanno dietro il cambiamento, chiedendosi il perché delle proprie intenzioni.

Per esempio, quanto volte si è deciso di cambiare (taglio di capelli, forma fisica) per compiacere gli altri e non se stessi?

Non affrontare tanti cambiamenti insieme, ma uno alla volta, distinguendo quelli che hanno la precedenza da quelli che possono aspettare.

Ogni passo va celebrato:

è il concetto di rinforzo positivo, che fa da incentivo all’azione. Gli eventuali insuccessi richiedono invece una riflessione.

FONTE: il vero benessere

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succo-di-mela-2_21038739-2Il succo di mela secondo una recente indagine è una bevanda importantissima tanto quanto il suo frutto: sembra infatti che il succo di mela sia un potente antidepressivo, che svolga un’azione sedativa e prevenga gli attacchi d’ansia e di agitazione. 

Ma oltre a queste virtù terapeutiche del succo di mela c’è di più.

Un bicchiere di succo di mela al giorno allontanerebbe il rischio di demenza senile, proprio come una mela la giorno, dice il detto, leva il medico di torno. Una ricerca americana condotta dall’Università di Massachusetts-Lowell afferma infatti che il succo di mela (e non il succo di frutta alla mela, attenzione!) riuscirebbe a prevenire il morbo di Alzheimer.

Ma come può il succo di mela fare questo? 
Ebbene, il succo di mela, come l‘aceto di mele e le mele stesse è una bomba di vitamine del gruppo B: per questo motivo,

  • allontana lo stress e le sue conseguenze,
  • facilita la digestione,
  • protegge le pareti intestinali,
  • rinforza le difese immunitarie favorendo, tra l’altro,
  • il benessere di capelli e unghie e
  • stabilizza la glicemia e
  • la colesterolemia nel sangue.

Insomma, secondo i ricercatori americani, il succo di mela è un vero e proprio portento per la nostra salute.

Ma, quello che spiegano, è che queste proprietà del succo di mela erano già in parte conosciute, mentre poco si sapeva sulle sue proprietà antitumorali e ai benefici che apporta contro la demenza senile.

Per fare questo, gli esperti hanno fatto bere a un gruppo di malati di Alzheimer due bicchieri di succo di mela al giorno, scoprendo un miglioramento dei sintomi pari al 27%.

Insomma, secondo il parere degli esperti, il succo di mela potrebbe essere un utile coadiuvante nella cura contro l’Alzheimer, ma anche una buona misura preventiva per sentirsi in forma a tutte le età.

FONTE: medicina-benessere

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mix cavoliIl succo di cavolo crudo risulta molto utile nel trattamento dell’ulcera peptica.

Già negli anni Cinquanta, il dottor Garnett Cheney, della Stanford University, evidenziò risultati molto positivi solo dopo dieci giorni di cura a base di succo fresco di cavolo.

Sempre secondo il dottor Cheney, un’altra ricetta molto efficace è il succo fresco centrifugato preparato con una tazza di cavolo verde (è il migliore, ma va bene anche quello rosso), quattro coste di sedano e due carote.

Gli alimenti freschi sono importanti anche per il ricco contenuto di vitamine, sali minerali e per il ricco apporto d’energia vitale.

Le vitamine A (cavolo, carote, broccoli, zucca, melone, albicocche) ed vitamina E (germe di grano) inibiscono lo sviluppo delle ulcere da stress e sono importanti per mantenere l’integrità della barriera mucosa; inoltre, grazie all’azione antiossidante, prevengono l’attecchimento di germi patogeni.

Per ristabilire l’equilibrio della flora gastrointestinale è molto utile anche il miso (alimento curativo, leggermente salato, a base di soia e un cereale fermentato), ottimo condimento per zuppe e minestre.

Altri rimedi molto efficaci sono propolis (agisce da cicatrizzante), altea e fiori di malva in forma di tisane, estratti di camomilla, melissa, passiflora, fico in macerato glicerico, ecc.

Vediamo in quali altri settori viene utilizzato il succo di cavolo e altre informazioni utili:

1-2 bicchieri al giorno di SUCCO DI CAVOLO per:

  • Affaticamento,
  • Anemia,
  • Demineralizzazione,
  • Diabete,
  • Influenza.

2 bicchieri al giorno di SUCCO DI CAVOLO per:

  • Depressione,
  • Nervosismo.

2-3 bicchieri al giorno di SUCCO DI CAVOLO per:

  • Gastrite,
  • Ulcera gastrica.

SUCCO DI CAVOLO con miele per:

  • Afonia (gargarismi e ingestione)

POCHE GOCCE DI SUCCO FRESCO DI CAVOLO per:

  • Occhi.

Per i bambini, la dose consigliata di succo da prendere è di 20-30 grammi. questo trattamento deve essere ripetuto ogni mese per tre o quattro mesi.

Come scegliere

Le foglie esterne devono essere croccanti ed aderenti alla testa, che a sua volta deve essere grossa e priva di macchie scure. Un fiore sodo e compatto, con le cimette ben chiuse, è indice di freschezza del cavolfiore; la superficie del fiore leggermente annerita è indice di una cattiva e prolungata conservazione.

Come pulirlo

Per pulirlo, si staccano le foglie esterne. Se lo si cuoce intero, si fa un taglio a forma di croce alla base del torsolo. Poi si immerge in acqua acidulata con succo di limone, per eliminare tutto il terriccio nascosto tra le cimette. Se invece lo si deve cuocere a pezzi, bisogna eliminare il torsolo e con un coltellino affilato tagliare le cimette, lasciando attaccata a ciascuna un pezzetto di gambo.

Suggerimenti

Per evitare che l’odore piuttosto forte del cavolfiore durante la cottura si propaghi per tutta la casa, mettete all’interno della pentola una fetta di pane con tanta mollica imbevuta di aceto o limone.

Il modo migliore per mantenerne tutte le proprietà nutrizionali è quello di cuocerli stufati o a vapore, per non più di venti minuti. La cottura in acqua, specialmente se prolungata, distrugge gran parte delle vitamine, li rende poco digeribili e di odore sgradevole.

Proprietà

Grazie al perfetto equilibrio dei suoi componenti il cavolo esercita un’azione benefica su tutto l’organismo. Il cavolfiore ha un basso contenuto calorico e presenta ottimi livello di potassio, è molto ricco di minerali, acido folico, fibre, calcio, ferro, fosforo e vitamina C.
Utilizzato da sempre per prevenire, curare o alleviare numerosissime malattie, infatti contiene principi attivi

  • anticancro,
  • antibatterici,
  • antinfiammatori,
  • antiossidanti e
  • antiscorbuto.

Sono depurativi e rimineralizzanti e favoriscono la rigenerazione dei tessuti. Possono essere consumati anche in caso di diabete. Secondo alcuni studi americani tra le principali proprietà di questo ortaggio vi è anche quella di prevenire il cancro al colon e l’ulcera. Per uso terapeutico si usano di solito il cavolo cappuccio e il cavolo verza.
La clorofilla in essi contenuta favorisce la produzione dell’emoglobina ed è utile per curare l’anemia.
L’infuso di cavolo e miele è utile in caso di malattie dell’apparato respiratorio.
E’ molto utile contro bronchiti, coliti, congiuntivite, contusioni, sinusite, diabete, diarree e dissenterie, dolori gastrici ed intestinali, dolori muscolari e reumatici e influenza.

Controindicazioni

Contengono sostanze che rallentano il lavoro della tiroide, vanno quindi evitati in caso di ipotiroidismo.
Controindicato per chi soffre di colon irritabile, perché eccedere con i cavoli può causare gonfiore all’addome e diarrea.

Qualche dritta sulla preparazione:

La preparazione del succo di cavolo si realizza sminuzzando il cavolo fresco con un frullatore con un’aggiunta di poca acqua.

Il succo viene poi somministrato nel corso della mattinata e del pomeriggio in piccole porzioni.

È importantissimo però utilizzare il succo di cavolo fresco e crudo perché con la cottura si perde gran parte del contenuto di principio attivo.

FONTE: web

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benessere-e-libertaQuando i rimpianti, i rimorsi o i sensi di colpa continuano a tornarci in mente facendoci soffrire, possiamo fare qualcosa che fa ritrovare serenità e benessere

Un fatto è certo: i pensieri fissi tolgono energia e fanno molto male. 

Come un tarlo che continua a riaffacciarsi, assorbono la nostra vitalità. Accade, ad esempio,quando soffriamo per la fine di un amore e vogliamo a tutti i costi cercare una spiegazione, o nei momenti in cui il futuro ci fa paura, oppure mentre riflettiamo su avvenimenti o decisioni del passato giudicando il nostro operato.

Continuiamo a pensarci e non ci rendiamo conto che così facendo stiamo guardando l’esistenza con il solo occhio della ragione: un modo di fare alquanto riduttivo

Se affidiamo solo ai pensieri il compito di guidarci e di illuminarci, possiamo perdere l’orientamento. Ma cosa possiamo fare per liberare la nostra mente e acquisire una lucidità più profonda?

Ecco quel che devi evitare…

Troppi perché appesantiscono la mente
La cosa che più fa soffrire è il costante tentativo di trovare una spiegazione agli eventi:

  • “Perché è successo?
  • Perché è accaduto proprio a me?”.

Non sarà mai la ragione a fornirti la risposta.

La vita è un processo misterioso e gli avvenimenti che accadono non possono essere sempre spiegati razionalmente. Ora non ne comprendi il senso: ma prova a guardarti indietro: ti accorgerai che gli eventi erano tasselli necessari affinché il puzzle della tua esistenza arrivasse fino qui.

Prova a dire: “Sia quel che sia”. Chi si affida alla vita trova fonti di felicità immense.

Rimuginare è come gettare benzina sul fuoco del dolore
Quando un pensiero ti assilla rischi di “ricamarci” sopra fino a trasformarlo in un nodo inestricabile.

Inutile cercare di distrarsi, la mente torna sempre lì: analizza i motivi, le conseguenze, le colpe….

Come far sì che il cervello si distacchi dalla situazione?

Prova a “ricamare” in un altro modo, non usando la ragione ma la fantasia. Parti da ciò che è successo ma poi lascia che la mente divaghi, aiutandola con immagini e libere associazioni:

  • un ricordo,
  • un’atmosfera,
  • una sensazione.

Inventa una storia, seguine il corso. La tensione calerà da sé…

E quelli da mettere in campo

Immagina di chiuderti in una “camera silenziosa”
Molti dei pensieri che credi tuoi non ti appartengono.

Li assorbi dalle persone che frequenti e dall’ambiente in cui vivi. Le parole di chi ti sta vicino si introducono in te, materializzandosi in ragionamenti che intasano il cervello.

Ecco perché è importante, pur rimanendo a contatto con gli altri, immaginare nel tuo spazio interno la presenza di una “camera silenziosa”, in cui entrare e sostare non appena ti senti invaso da opinioni e idee che non ti appartengono e che ti disturbano. Così eviterai di essere “contaminato” da ansie e preoccupazioni altrui.

Dedicati a un’attività fisica che ti piace
Quando la mente è assorbita da un pensiero, la cosa migliore che possiamo fare è mettere in movimento il corpo.

Per esempio, dedicandoti a uno sport che ci appassiona. Il movimento fisico dopo qualche minuto azzera il ragionamento, producendo nel cervello sostanze del benessere come le endorfine, che hanno il potere di procurare stati di piacere e rilassamento.

Sono sufficienti appena 45 minuti di attività fisica moderata per attivare l’anandamide, che è una delle più importanti “molecole del relax”.

La tecnica: lasciali venire, ascoltali e poi staccati da loro
Quando sei assorbito da un “pensiero dominante” puoi eseguire questa operazione per alleviare il carico.

a) Per prima cosa percepisci il tuo pensiero ricorrente, ad esempio: “lui che mi abbandona…” o “la litigata che ho fatto con il mi capo”… Non opporti in alcun modo a questa immagine, abbandonati a lei. Lasciala venire: contrastare i disagi vuol dire rinforzarli.

b) Dopo qualche istante di abbandono dirigi lo sguardo su un oggetto, può essere una bottiglia, una macchina o qualsiasi altra cosa che attira il tuo interesse.

c) Osserva l’oggetto attentamente, guardane i riflessi, la composizione, immaginane l’uso. Perditi per un po’ in questa fantasia. Spostando l’attenzione sull’esterno, il cervello può “staccarsi” dalle preoccupazioni.

Questa operazione di distacco ti porterà ad avvertire una sensazione di vuoto. Solo quando la tua mente è distratta (da intenzioni, scopi predefiniti e preoccupazioni), può produrre di colpo soluzioni cui non avevi proprio pensato….

FONTE: Riza

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