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Archive for marzo 2014

PROTEINE VEGDa dove ottengono le loro proteine atleti come

  • Seba Johnson (atleta vegana, attrice e scrittrice), Rob Bigwood (atleta vegano, braccio di ferro Pro),
  • George Hackenschmidt (the Russian Lion – Wrestler vegano/crudista)?

O ancora attori famosissimi come Pamela Anderson, Tommy Lee, Natalie Portman, Anne Hathaway, Brad Pitt?
George Hackenschmidt, con un peso di 220libre (circa 100kg), ha girato il mondo, in competizione con i piú grandi wrestler del suo tempo. Secondo il Dr. George R. Clements, la sua dieta consisteva in:

  • Colazione – Lattuga e 5-6 noci brasiliane
  • Primo pasto – Frutta fresca
  • Secondo pasto – Verdura fresca cruda

Come ha potuto questo grande wrestler costituire e mantenere la sua potenza e muscolatura?

A richiesta di qualche e-mail, e notando la confusione in svariati blog, ho deciso di pubblicare un articolo sulle proteine. Premetto che questo è un pezzo che ho scritto per il mio prossimo libro, probabilmente intitolato “In forma fino a 100 anni”. Ovviamente non c’è copyright, perché non è stato ancora pubblicato, ma confido che l’uso di queste informazioni – cosí scritte come a seguire – si considerino a stretto uso personale.

Tema “proteine”. Che tema ricco di confusione e straniamento. C’è chi dice che dobbiamo consumare tutte le proteine ad ogni pasto, alcuni professionisti sono preoccupati specialmente per quegli amminoacidi essenziali che il corpo non puó sintetizzare da solo e che quindi dobbiamo assumere attraverso l’alimentazione, ci sono poi i sostenitori della Low-Carb, della dieta Atkins, secondo i quali dovremmo mangiare puri alimenti proteici.

Vorrei cominciare usando il nostro buon senso.
Facciamo riferimento al regno animale: osserviamo per esempio l’elefante, il toro, la mucca, il rinoceronte, il cavallo o il gorilla, probabilmente gli animali piú forti al mondo. Che cosa mangiano? Prodotti che provengono dal regno vegetale.

Questo non vuol dire che dobbiamo mangiare erba o germogli di bambú per fabbricare muscoli come quelli del toro o del gorilla; ovviamente il corpo degli animali sopraindicati si è evoluto e sviluppato in modo da ottenere il miglior vantaggio da un certo tipo di prodotti, foraggio per le mucche ad esempio. Noi siamo animali vegetariani, fruttariani secondo gli antropologi.

Il nostro DNA è per il 98% simile a quello delle scimmie. E che cosa mangiano queste? Si alimentano principalmente di frutta (amano le banane!), qualche ortaggio, se lo trovano, e a volte (solo alcuni tipi peró!) di qualche insetto, ragno o verme che sia.

Questo ve lo posso confermare, visto che ho vissuto a stretto contatto con diversi tipi di scimmie in Bolivia. Scimmie magre all’apparenza (quasi anoressiche diremmo noi), ma che forza! E soprattutto, che agilitá! Da farci vergognare. Quindi mi viene naturale intendere che una muscolatura (e salute) perfetta non puó altro che derivare dal cibo al quale siamo biologicamente adattati. Questa regola vale per il cavallo, la mucca, il rinoceronte. E quindi diamo all’uccellino i semi, alla mucca il prato, germogli di bambù e frutta al gorilla, frutta, vegetali e qualche insetto alle scimmie cappuccine e per noi? Beh, in teoria della frutta, qualche verdura e foglia d’insalata, un po’ di frutta secca, dei germogli e qualche seme commestibile dovrebbe bastare – per avere un fisico perfetto.

Ovviamente c’è talmente tanto interesse nel farci credere che dovremmo mangiare la carne di mucca, di vitello, di maiale, di capra, di coniglio, di cavallo, di pollo, di gallina e bere litri di latte vaccino, e mangiare centinaia di tipi di formaggi diversi, e mangiare milioni di uova all’anno.

E sapete una delle maggiori argomentazioni per sostenere queste industrie e i loro interessi? Abbiamo bisogno di proteine! Una delle maggiori ragioni per le quali mangiare carne, uova o bere latte è proprio per la loro composizione di proteine – assomigliano di piú a quelle umane, ci dicono. Beh, questa è anche un’ottima argomentazione a favore del cannibalismo! Se questa contesa fosse vera, allora tutti gli animali della terra farebbero bene a mangiare i propri simili, giacché le proteine sono identiche.

C’é talmente tanta comprovante sui vantaggi dell’alimentazione vegetariana che gli igienisti fanno difficoltá a capire come cosí tante persone intelligenti possano ignorare l’evidenza schiacciante contro l’uso della carne in una dieta salutare. Ma qui non si vuole discutere sul fatto “è giusto mangiar carne o meno”, di questo ne discuteró in un altro articolo.

Il tema proteine preme a molte persone, specialmente ai

  • vegetariani,
  • vegani,
  • crudisti

perché sono stati terrorizzati dalla propaganda, dagli amici, dai parenti. É vero o no che quando si parla di cucina vegetariana, vegana o crudista c’è sempre l’ignorante che vi chiede “Dove trovi le tue proteine?” Sono sicura l’hanno chiesto anche a voi, miei cari lettori vegetariani, vegani e crudisti (sempre di piú tra l’altro!).

Tutti gli alimenti nutritivi di cui l’uomo ha bisogno si trovano anche nel regno vegetale, le proteine incluse. Gli umani, come tutti gli altri animali, devono sintetizzare le proprie proteine dagli amminoacidi che trovano nel cibo. Le proteine di carne, pesce, uova e latte che s’ingeriscono devono prima essere suddivise in amminoacidi e in seguito ricomposte in proteine umane, a grande spesa di energie, visto che il corpo umano non è provvisto di un sistema per la propria digestione delle proteine animali.

Quindi in realtá non abbiamo bisogno di proteine, bensí di amminoacidi. E qualsiasi amminoacido necessario nella costruzione delle proteine umane si trova (guarda un po’) anche nella frutta e nella verdura!

Solo nove sono gli amminoacidi essenziali che dobbiamo assumere attraverso il cibo, perché il nostro corpo non è in grado di sintetizzarli da solo. Sfatiamo peró il mito obsoleto che si deve ottenere proteine “complete”, o tutti gli amminoacidi essenziali come minimo, ad ogni pasto.

Il cibo che ingeriamo è processato dall’organismo e gli amminoacidi, le vitamine, i minerali e altri elementi sono conservati in una “pool” circolatoria (una riserva) per un uso futuro. Quando mangiamo, riforniamo questa risorsa, dalla quale le cellule ritirano gli elementi nutritivi secondo la necessitá.

Non abbiamo bisogno di ottenere tutti gli amminoacidi a qualsiasi pasto e ogni giorno, non date retta quando vi dicono che dovete mangiare i piselli con il riso perché gli amminoacidi di cereali e legumi si completano. Riso e piselli richiedono succhi gastrici differenti per la digestione e non vanno combinati (vedi anche La combinazione degli alimenti). Il corpo puó rifarsi di uno o piú amminoacidi dalla riserva, tenendo conto che la dieta sia variegata.

E vi dico di piú: il 70% delle proteine viene riciclato ogni giorno, come il 95% del ferro. Secondo gli studi di Scharffenberg il vegetariano standard mangia proteine in quantitá adeguate e l’ammontare degli amminoacidi essenziali consumati dal vegetariano non solo giunge alla quota raccomandata, ma la raddoppia.

Documentazione dimostra come uomini e animali dopo un digiuno prolungato (piú di 21 giorni), invece di ritrovarsi con una deficienza di proteine, scoprono un bilanciamento e la ristorazione delle proteine e della riserva.

È semplice per un vegetariano mantenere una dieta equilibrata e salutare. Non ci sono problemi di colesterolo o di grassi saturi. Il vegetariano ottiene un’adeguata quantitá di fibra e carboidrati senza alcun bisogno di calcoli. Non dimenticate poi che le proteine animali sono sempre (o quasi) ingerite cotte. Le proteine animali sottoposte al calore coagulano, formando degli enzimi resistenti alla separazione degli amminoacidi e rendendo la digestione estremamente difficile, gli amminoacidi parzialmente inutilizzabili, e/o tossici per l’organismo. Oltretutto, dall’ingestione (e la mal digestione) di proteine complesse cotte, si forma nello stomaco un ambiente favorevole per la proliferazione di batteri e si trasforma in luogo di decomposizione.

Le proteine vegetali crude sono superiori. Tutta la frutta secca contiene proteine complete. Anche i semi di sesamo e di girasole rientrano in questa categoria. Le arachidi (che peró non appartengono alla frutta secca, sono bensí dei legumi), i fagioli e una lista di verdure contengono tutti gli amminoacidi essenziali – carote, cavoletti di Bruxelles, cavolfiore, pannocchie fresche, cetrioli, piselli, patate, melanzane, pomodori e zucchine ad esempio.

Altre verdure contengono meno amminoacidi essenziali e non sono proteine concentrate come la frutta secca, i semi o i legumi. La soia (organica e germogliata) contiene tutti gli amminoacidi essenziali, in veritá una quantitá maggiore di tutti gli amminoacidi che nella carne o nelle uova, a paritá di peso.

I germogli in generale scoppiano di proteine ad alto valore biologico. La carota contiene 22 dei 23 amminoacidi finora identificati. Non tutti i cereali contengono tutti gli amminoacidi essenziali, ma quando i cereali sono accompagnati da un’abbondanza di verdure crude, specialmente insalate verdi, qualsiasi amminoacido mancante nel cereale é compensato dalle verdure (o dall’estrazione dalla riserva). Anche la frutta, sebbene contenga piccole quantitá di proteine nel suo stato naturale, è un’ottima risorsa di amminoacidi supplementare.

La frutta secca è soggetta a meno contaminanti, provvede per tutto quello che si puó ottenere dai prodotti animali, in forma migliore, miglior condizione, piú pulita, piú facile da utilizzare e senza il rischio di mangiare carni o prodotti animali malati e sostanze chimiche aggiunte. La frutta secca si puó comprare (e mangiare) cruda e non processata. Il miglior utilizzo della frutta secca è con verdure crude, come un’insalata verde, ad alto valore biologico. I germogli e i legumi sono altre risorse di proteine ad alto valore biologico eccellenti.

Cos’è il valore biologico

Gli alimenti si dicono ad alto valore biologico quando le sostanze nutritive sono facilmente utilizzabili dal corpo. Alimenti crudi come semi e frutta secca, frutta e verdura fresche, non processati, sono ad alto valore biologico. Nel sistema nutrizionista convenzionale il valore biologico è un metodo di classifica delle proteine secondo l’assorbimento d’azoto dal corpo per il mantenimento e la crescita.

La proteina dell’uovo, essendo la piú “completa”, viene usata come riferimento e ottiene il valore 100. I prodotti animali come carne, pesce, formaggi e latte ottengono un altissimo valore biologico, specialmente in comparazione con alimenti di origine vegetale. Questa classificazione convenzionale non dá alcuna considerazione, e credenza, alla distruzione o alterazione del valore nutrizionale del contenuto nutritivo che occorre quando si cucina e processa il cibo. Gli igienisti non sono d’accordo, e a riguardo del tema proteine si preoccupano del fatto che durante la cottura le proteine coagulano e si deaminizzano, resistendo agli enzimi del corpo. Il risultato è difficoltá nell’utilizzo degli amminoacidi per la sintetizzazione delle proteine.

Il rifornimento di proteine in una dieta completa è indispensabile per una salute superba e per il benestare della persona, ma non siamo dipendenti dall’uccidere altri animali per ottenerle! E neanche dovremmo essere dipendenti dalla calcolatrice per sommare gli amminoacidi ad ogni pasto.
Le sostanze nutritive derivanti da alimenti crudi sono alcune centinaia percentuali migliori che quelle derivanti da cibi cotti o processati e prevale quindi anche sulla carne. I cibi crudi sono superiori a quelli cotti e riducono la necessitá di proteine anche per un altro motivo: una dieta convenzionale richiede dai 6 agli 8 grammi di proteine al giorno per la sintesi dei succhi gastrici. Il cibo crudo lascia tutti i suoi enzimi intatti, economizzando sugli enzimi digestivi.

Quanti grammi di proteine abbiamo bisogno giornalmente? Come accennato in precedenza, il corpo ricicla il 70% dei suoi rifiuti proteici, è un organismo molto efficiente!

Quante proteine dovremmo consumare al giorno?

La quantitá di proteine giornaliere suggerite dalla RDA è di 70g per una persona di 75kg. Questo valore per lo meno raddoppia la quantitá reale. In veritá è quasi tre volte il reale bisogno di proteine, come osservato e provato dal Dr. Chittenden di Yale, il Dr. Hinhede della Danimarca e molti altri. 25g di proteine utilizzabili al giorno bastano, ossia l’1% della nostra dieta.

Kofranyi dell’instituto Max Planck in Russia ha dimostrato come il bilancio d’azoto e la sostenibilitá delle prestazioni si mantiene con una quantitá di 25g di proteine al giorno; OOmen e Hiplsey riscontrarono come una popolazione non solo si sviluppa in piena salute, ma con una struttura magnifica, e una prestazione al suo pari, con appena 15-20 grammi di proteine giornaliere.

Se questo non bastasse, ritorniamo al nostro buon senso. Tutti saranno d’accordo con il fatto che il latte materno è il miglior cibo per un infante. L’infante si ciba per mesi di puro latte materno, prima di toccare altri cibi (o almeno cosí dovrebbe essere). Il latte materno, ideale per un bambino in rapida crescita, contiene l’1.1% di proteine.

Sicuramente nessuno puó discutere sul fatto che un adulto non ha bisogno di piú proteine che un bambino in fase di crescita, relativo al suo peso e come percentuale della dieta. Secondo questa evidenza, persino mangiando solo un tipo di frutta – eccetto la mela – si raggiungono dai 25 ai 40g di proteine giornaliere, se si consumano 2250kcal derivanti dal frutto. Tenendo conto che quasi tutti i frutti contengono tutti gli amminoacidi essenziali, si potrebbe intuire che una dieta anche solo a base di frutta, che non è qui suggerita, provvederebbe ampliamente alla necessitá umana di proteine.

Quindi miei carissimi lettori e interessati alla cultura igienista, crudista, vegana e/o vegetariana: potete stare tranquilli che la possibilitá di ottenere un’adeguata quantitá di proteine dal regno vegetale è assicurata, la qualitá di queste supera di gran lunga la qualitá di quelle derivanti dal regno animale.

É ovvio peró che se vi cibate di pizza, pasta, biscotti e ciambelle (come vedo che molti fanno), state seminando le basi per tutte le malattie comuni, acute e degenerative, e ne raccoglierete i frutti, proprio come quelle persone che ostinatamente ancora si credono “onnivore”.
La scelta di una dieta vegetariana, vegana, crudista e/o igienista é una scelta non solo dettata da motivi etici e morali, dobbiamo dimostrare che questa decisione é chiave se si vuole ottenere una salute superba e una bellezza da invidiare. Siamo quello che mangiamo, non c’é niente di piú veritiero.

FONTE: ildragoparlante

 

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caffè-verdeCaffè verde crudo: fa dimagrire?
Dal caffè verde crudo si ottiene, previa macinatura ed infusione, una bevanda totalmente diversa rispetto al caffè tostato.

Il caffè verde crudo, che non ha subìto alcun processo di torrefazione, si distingue da quello classico per:

  • aspetto,
  • aroma,
  • sapore e
  • caratteristiche nutrizionali;

l’unica proprietà comune tra il caffè tostato e quello verde crudo è la presenza di caffeina.
Preparazione della bevanda a base di caffè verde crudo:

il caffè verde crudo viene utilizzato analogamente a quello tostato; ovviamente, utilizzando i semi INTERI di coffea (arabica o robusta), si rende necessario POLVERIZZARLI con un mortaio ed utilizzarne il ricavato mediante infusione; questa, per essere efficace senza IMPOVERIRE la bevanda, deve avvenire ad una temperatura di 80°C per un tempo sufficiente alla diffusione nutrizionale.
Perché il caffè verde crudo “dovrebbe” far dimagrire?

Come anticipato, il caffè verde crudo (così come quello torrefatto) contiene caffeina, una molecola frequentemente utilizzata in ambito dimagrante per le sue interazioni con il tessuto adiposo.
La caffeina, nervino stimolante appartenente alla famiglia delle metilxantine (1,3,7-trimetilxantina), possiede un effetto positivo sia diretto che indiretto sullo smaltimento del tessuto adiposo umano; quello diretto consiste nella capacità di promuovere la liberazione degli acidi grassi dal deposito al circolo sanguigno, mentre quello indiretto si manifesta con lo stimolo secretorio di catecolamine (adrenalina, noradrenalina) le quali, a loro volta, intervengono sul tessuto adiposo facilitando la lipolisi ed iper-attivando alcuni meccanismi fisiologici o distretti specifici (aumento pulsazioni cardiache, aumento flusso coronarico, maggior reclutamento muscolare nello sport, maggiore stimolazione nervosa ecc).

Ovviamente, pur vantando caratteristiche simili (… che a dirla tutta, meriterebbero d’essere “quantificate”!), per essere efficace, la caffeina DEVE essere assunta in presenza di altri due fattori essenziali:

  • Regime calorico moderato
  • Consumo energetico elevato

Se ne evince che la caffeina ENFATIZZA gli effetti dimagranti della dieta e dell’attività fisico/motoria ma senza conferire alcun dimagrimento apprezzabile indipendente.
Perché il caffè verde crudo è migliore del caffè tradizionale per dimagrire?

A dir il vero, il caffè verde crudo contiene MENO caffeina (ed in forma legata all’acido clorogenico, originando il clorogenato) rispetto al caffè tostato. La forma chimica e complessa della caffeina contenuta nel caffè verde crudo ne riduce i tempi di assorbimento, dilazionandone la concentrazione ematica in maniera progressiva; ciò significa che, contrariamente al caffè torrefatto – il cui contenuto in caffeina dopo l’ingestione viene assorbito entro 30-40′ minuti, al seguito dei quali comincia la relativa metabolizzazione epatica e lo smaltimento renale – il caffè verde crudo consente un ingresso in circolo più moderato della caffeina MA anche una maggior emivita della stessa.
Pare che, in virtù di quest’ultima caratteristica, il caffè verde crudo risulti più indicato nella dieta dei soggetti iper-sensibili alla caffeina che, se introdotta con la bevanda tradizionale, spesso determina effetti collaterali tipo:

  • iper-attivazione nervosa,
  • tachicardia,
  • diuresi,
  • diarrea,
  • insonnia ecc.

 

In sintesi, il caffè verde crudo si avvale di:

  • Un assorbimento più lento
  • Una metabolizzazione ed uno smaltimento meno efficaci, con maggior emivita della molecola
  • Minori effetti collaterali.

 

Tuttavia, in base agli studi effettuati sulla caffeina negli atleti, è emerso che questa metilxantina, pur essendo rapida da assorbire, DIMEZZA le proprie concentrazioni sanguigne nell’arco di 3-6 ore; ovviamente anche quest’affermazione andrebbe presa “con le pinze”, poiché gli effetti del metabolismo sulla caffeina dipendono da:

  • dose,
  • attività fisica,
  • assuefazione dell’organismo alla molecola,
  • soggettività (genetica),
  • sesso,
  • età ecc.,

tutte variabili che determinano un range di farmacocinetica pari a 3-7 ore. Inoltre, non è ben chiaro se la rilevazione fosse stata eseguita sulla caffeina propriamente detta o anche sui suoi meta-cataboliti (teombrina, teofillina ecc); in conclusione, la velocità di assorbimento della caffeina nel caffè classico (30-40′) non sembra accelerare sempre in maniera così rilevante lo smaltimento ematico del nervino, vanificando (a mio avviso) parte delle motivazioni che giustificano l’utilizzo del caffè verde crudo in sostituzione a quello torrefatto, anche se ciò non ne preclude la scelta in soggetti più sensibili di altri o in contesti preventivamente determinati.
Altri motivi per scegliere il caffè verde crudo…

Oltre ad essere una fonte di caffeina a lento assorbimento, il caffè verde crudo possiede numerose proprietà degne di nota alle quali, tuttavia, deve essere attribuito il giusto “spessore” nutrizionale.
Di certo, il maggior vantaggio del caffè verde crudo rispetto a quello torrefatto è il pH; mentre la bevanda tradizionale è fortemente acida (3-3,5), quella ottenuta dai semi non lavorati (avendo un pH medio pari a 5) risulta decisamente più vicina al neutro e vanta un impatto differente (meno lesivo) sulla mucosa gastrica e sul PRAL.
Il caffè verde crudo è considerato anche un fitocomplesso, poiché la composizione e l’associazione dei suoi vari elementi risulta metabolicamente più efficace rispetto all’assunzione delle singole molecole.

Tra queste ricordiamo:

  • Polifenoli: antiossidanti (prevalenza di acido tannico)
  • Acido ferulico: antiossidante, probabile molecola anti-gottosa, interferisce con la sintesi dei leucotrieni (pro-infiammatori)
  • Acido clorogenico, estere dell’acido caffeico con l’acido quinico: antiossidante e anticancro
  • Alcuni minerali e vitamine idrosolubili (gruppo B)

FONTE: mypersonaltrainer

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stanchezza primaverileLe giornate si allungano, la temperatura diventa più mite, l’umore migliora, ma spesso il fisico è molto più stanco. “Colpa” della primavera, che spesso porta con sè una spossatezza generale, accompagnata da un senso di irritabilità e a volte insonnia.

Tutti sintomi di quella che gli esperti definiscono appunto “stanchezza primaverile” o “sindrome da letargo”, un leggero malessere dovuto al passaggio dal freddo invernale (e dai virus influenzali) e al caldo e ad una maggiore attività all’aria aperta.
Secondo uno studio dell’Osservatorio FederSalus , che ha coinvolto 75 esperti tra

  • psicologi,
  • nutrizionisti e
  • dietologi,

il sintomo principale (67%) è la stanchezza cronica, seguita da una maggiore irritabilità (56%) e una minor capacità di concentrazione (46%).

Secondo gli esperti i continui sbalzi di temperatura tipici dell’inizio della primavera e la stanchezza accumulata durante l’inverno, si fanno sentire proprio con l’arrivo della nuova stagione.

Un peso non indifferente nello stato di spossatezza generale tipico di questo periodo dell’anno è poi dato dall’alimentazione. Ecco allora come rimediare alla “stanchezza primaverile”, con alcuni semplici accorgimenti, a partire dal tipo di dieta da seguire:
1) Bere almeno due litri di acqua al giorno: l’idratazione del corpo aiuta ad eliminare le tossine accumulate durante l’inverno e ad affrontare in modo migliore gli sbalzi di temperatura.
2) Evitare pasti troppo calorici: aumentano il senso di stanchezza, rendendo più lunga e difficile la digestione. Sono invece da preferirsi spuntini leggeri, ma frequenti, ricchi di vitamine e proteine. Tra gli alimenti che i nutrizionisti indicano come ottima fonte di minerali, per combattere anche i radicali liberi, ci sono

  • cavoli,
  • fagiolini,
  • spinaci e
  • mandorle.

Per le proteine è più indicato il pesce rispetto alla carne, mentre come fonte di ferro sono ottimi i legumi.
3) Dedicarsi all’attività fisica, preferibilmente all’aria aperta: se il tempo lo consente, è utile riprendere gradualmente l’attività sportiva, dedicandole 30 minuti al giorno, iniziando anche soltanto dallo stretching. Dal momento che la primavera si accompagna anche alla voglia di ritrovare la forma perdura, i nutrizionisti consigliano di prepararsi alla prova costume per tempo: fare un po’ di sport è sempre preferibile alle diete drastiche, che non farebbero altro che debilitare ulteriormente il fisico.
4) Assecondare l’esigenza di sonno: il fisico, soprattutto con l’allungamento delle giornate, necessità del giusto riposo, dunque è bene non esagerare con l’attività durante il giorno e concedersi piccole pause.
5) Scegliere un abbigliamento adatto: il primo caldo può portare spossatezza, anche a causa del tipo di vestiti che si indossano. E’ sempre bene vestirsi a strati (o “a cipolla”) in modo da poter affrontare meglio gli sbalzi di temperatura che si verificano anche durante una stessa giornata.
In alcuni casi è anche possibile assumere alcuni integratori vitaminici, che possono aiutare ad affrontare meglio l’inizio della primavera, anche se il loro consumo non dovrebbe mai sostituire una dieta sana ed equilibrata, e dovrebbe avvenire solo dopo aver consultato un medico.

FONTE: Eleonora Lorusso (Panorama)

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hand hold against blue skyL’elioterapia è una particolare pratica terapeutica che si basa sull’esposizione ai raggi solari, per la cura di disturbi di varia natura. I benefici che questa tecnica apporta al corpo umano sono numerosi e variano anche in base all’intensità e al tempo di esposizione al calore irradiato dal sole.

Il benessere che deriva dalla pratica dell’elioterapia è il risultato di una complessa interazione che coinvolge tutti i sistemi fisiologici. Tra i più importanti effetti che ha l’esposizione al sole, c’è l’attivazione della vitamina D, essenziale per la salute delle nostre ossa e non solo.

Pratiche antiche di terapie effettuate grazie l’aiuto della luce del sole, si ricordano fin dalla notte dei tempi. Le malattie cutanee o la tubercolosi, ad esempio, venivano curate in questo modo.

L’Elioterapia è un pratica completamente naturale, che consiste nell’esporre il corpo alla luce, con le modalità e per un periodo di tempo indicato da un naturopata. In genere, la durata dell’esposizione varia tra i 10/15 minuti e, più raramente, l’ora. Spesso, si consiglia di esporsi più volte per periodi limitati.

L’elioterapia non va confusa con la fototerapia che, invece, utilizza la luce solare artificiale prodotta da specifici dispositivi.

elioterapia Elioterapia: il benessere che viene dal sole

I benefici di questa pratica sono veramente molteplici:

• favorisce l’eliminazione delle tossine, intervenendo nell’equilibrio idrosalino dell’organismo;
• è una pratica antinfiammatoria che contrasta alcune patologie della pelle;
• fa bene alle ossa, perché stimola la produzione di vitamina D, fondamentale per fissare il calcio;
• fa bene contro i reumatismi;
• migliora l’efficienza sia fisica che mentale;
stimola il metabolismo;
influisce sulla produzione di sangue e attenua la pressione sanguigna;
• infine, stimola la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nello stabilizzare l’umore, contrastando ansia e depressione.

L’elioterapia si è rivelata utile anche per il trattamento della psoriasi. Questo perché l’esposizione al sole breve e regolare rallenta il rapido ricambio delle cellule cutanee che caratterizza questa patologia.

Come per ogni cosa, ci sono, però, pro e contro. Il sole può essere un eccezionale alleato, ma anche un “veleno”. L’esposizione, infatti, deve essere ben predisposta,

  • nelle modalità,
  • nella durata e
  • nella frequenza.

Deve inoltre tener conto delle caratteristiche individuali: come

  • il fototipo della persona,
  • la condizione fisica,
  • l’età,
  • la stagione,
  • l’assunzione di farmaci ecc.

Sempre meglio, quindi, rivolgersi a uno specialista.

 

Soprattutto in estate, poi, è importante evitare le ore più calde, privilegiando l’esposizione nella prima mattinata o nel tardo pomeriggio.
In alcuni luoghi, ad esempio sulla neve e vicino l’acqua del mare, le superfici riflettenti possono raddoppiare gli effetti della luce solare, aumentando i benefici ma anche i possibili svantaggi.

Il risultato di una esposizione eccessiva, senza le opportune precauzioni e indicazioni, può generare problemi diversi, a partire dalle semplici scottature, fino ad arrivare, nel lungo termine, a al rischio di tumori della pelle, disidratazione e shock termici. Anche gli occhi sono molto sensibili agli eccessi di luce e calore.

Ricordate inoltre che prodotti e farmaci possono alterare la normale tolleranza della pelle al sole, influendo sugli esiti della terapia e aumentando il rischio di “macchie” cutanee.
A seconda del contesto, degli obiettivi da raggiungere e del proprio stato di salute, quindi, è sempre importante adottare le corrette precauzioni.

FONTE: Ambientebio

 

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Posizione-in-cui-si-dorme-carattereDormire bene è molto importante, per la salute del corpo e per il benessere della mente.

Oltre a dormire il giusto numero di ore durante la notte è essenziale assumere e mantenere una posizione e una postura il più corretta possibile per evitare spiacevoli disturbi.

I disturbi più comuni legati a una postura errata nel sonno

Dormire per diverse ore ogni notte nella posizione sbagliata può causare non pochi problemi.

Il problema risiede nel fatto che tale postura viene mantenuta per molte ore consecutive, creando molto stress in diverse zone e parti del nostro corpo.

Vediamo velocemente cosa può succedere.

Lombalgia: è il disturbo più comune collegabile alla posizione del sonno e quello che affligge il maggior numero delle persone

Sciatica: o sciatalgia in genere è collegato al dolore lombare

Cervicalgia: il dolore cervicale è un altro problema che assilla moltissime persone e che può essere collegata alla postura a letto

Labirintite: la tensione muscolare che si viene a creare nella parte alta del corpo può creare problemi di giramenti di testa e acufeni

Gastrite e reflusso gastroesofageo: alcune posizioni mantenute nel sonno possono accentuare queste problematiche

Quale posizione scegliere

La posizione migliore per dormire è quella a pancia in su o supina: questa aiuta a prevenire efficacemente i dolori di schiena, evita problemi posturali e tensioni a livello dell’articolazione temporomandibolare e della cervicale (in quest’ultimo caso assicuratevi di avere un cuscino adatto alla vostra postura).

Per ottenere i risultati migliori è fondamentale aver un ottimo materasso capace di sorreggere il nostro peso e permetterci di mantenere le curve fisiologiche della nostra schiena durante le ore di sonno.

Al secondo posto mettiamo la posizione fetale, che può essere utile in alcuni casi di cervicalgia, labirintite (nel caso in cui l’appoggiare la nuca crei problemi ed evitando il lato scatenante le vertigini) stando attenti all’altezza del cuscino in modo che la colonna vertebrale mantenga un allineamento consono. Bisogna inoltre cercare di variare il lato in cui si dorme di notte in notte.

Attenzione se soffrite di reflusso a non mettervi sul fianco destro, potrebbe favorire l’accentuarsi del sintomo.

La posizione peggiore

La posizione peggiore per dormire che crea maggiori problemi e senza dubbio quella a pancia in giù o prona.

Con questa postura a letto infatti vengono a crearsi molte tensioni a livello della cervicale, dell’articolazione temporomandibolare e lombare: la schiena si trova spesso in iperlordosi e la cervicale girata per molte ore da una parte con la mandibola appoggiata sul cuscino che tende a posizionarsi in modo scorretto.

Tutti questi atteggiamenti posturali col tempo creano scompensi muscolari, articolari e ossei che col tempo possono portare a dolori anche cronici e debilitanti.

Casi particolari

Se soffrite di apnee notturne o russate molto, la vostra posizione ideali è quella fetale: se proprio volete dormire a pancia in su cercate di regolare bene il cuscino alzandolo, abbassandolo oppure eliminandolo.

Anche in gravidanza è consigliata la posizione fetale, specialmente durante gli ultimi mesi quando il peso della pancia comincia a farsi sentire: utilizzare anche un cuscino sul fianco dietro la schiena e uno davanti a sorreggere la pancia può garantire un sonno più confortevole.

In caso di gastrite e reflusso gastroesofageo, come accennato prima, è utile evitare di dormire sdraiati sul fianco destro e in genere anche a pancia in giù.

FONTE: Iobenessere

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te verde alzheimerSembra che per proteggere il proprio cervello dall’avanzare della malattia di Alzheimer o della demenza basti sorseggiare periodicamente una bella tazza di tè verde.

Così semplice?

Beh in effetti si, e a confermarlo non c’è solo uno studio, ma diverse ricerche scientifiche che sono giunte alle medesime conclusioni.

In particolare il merito è da attribuire a uno specifico flavonoide contenuto nel tè verde che si è dimostrato in grado di proteggere in modo molto efficace e promettente il nostro cervello.

Il neurologo Henry L. Paulson dell’Università del Michigan descrive le potenti proprietà dell’ ECGC (epigallocatechin-3-gallate) il flavonoide del tè verde: è in grado di proteggere il cervello dall’accumulo delle placche amiloidi che sono correlate con il deterioramento delle cellule nervose collegato con la malattia di Alzheimer.

Studio numero 1

Ricerca pubblicata nel “Proceedings of the National Academy of Scienze” dalla scienziata cinese Mi Hee Lim e dal suo team che mostra come ECGC, un flavonoide contenuto del tè verde possa agire sulla beta-amiloide, una proteina che tende a formate placche, ostacolando questo processo.

Studio numero 2

In uno studio pubblicato sul “Journal of Biological Chemistry” da un team di ricercatori britannici dell’ University of Leeds, è stato aggiunto l’estratto di tè verde e il resveratrolo, estratto dal vino rosso alle proteine amiloidi trovando un’azione preventiva dei bioflavonoidi contro l’attacco alle cellule nervose da parte delle placche.

 Studio numero 3

Un ultimo studio pubblicato nel’agosto 2012 sull’ “European Journal of Clinical Nutrition” e condotto su un campione di 12 persone, trova nuove conferme su quanto detto in precedenza.

Degno di nota che il suddetto studio è stato condotto in doppio cieco, cosa non così scontata e cosa ancora più importante che per la prima volta è stata usata la tecnologia MRI per osservare e valutare gli effetti dell’ECGC sul cervello.

I ricercatori hanno potuto osservare un incremento dell’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, zona responsabile della memoria di lavoro. Inoltre si è constatato come questo aumento di attività fosse dose dipendente: più tè verde veniva somministrato maggiore era l’attività celebrale.

Concludendo

Come sempre questo genere di studi è accompagnato da note del tipo che i risultati non possono essere considerati definitivi fino a quando non verranno eseguiti altri studi su un campione più grande di persone.

Vero è che quando si parla di tè verde in particolare non esistono molti aspetti negativi (caffeina a parte, ma quale cosa assunta in eccesso non causa danni?).

Rimanendo comunque all’interno di una assunzione media non esistono dati o studi che testimonino effetti dannosi sulla salute da parte del tè verde, anzi esistono molte ricerche che mostrano molti altri effetti positivi di questa bevanda, come la prevenzione

  • dal tumore del seno o
  • dalla malattia di Parkinson.

Quindi, a quando la prossima tazza di tè verde tutti assieme?

FONTE: iobenessere

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inquinamento-acusticoIn Europa e in Italia i livelli di rumore si avvicinano a volte a soglie dannose, specialmente nelle città. Dai nuovi asfalti alle etichette per le auto, dagli alberi alle auto ibride, ecco i nuovi approcci per ridurre l’inquinamento acustico.

Viviamo in mezzo al rumore, non è solo un’impressione fastidiosa. Lo rivelano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che informa come il problema sia tra i fattori ambientali a maggior impatto sulla salute umana dopo lo smog.

Ed è stato scientificamente dimostrato che l’esposizione prolungata a rumore da traffico può arrivare non solo a disturbare il sonno, ma anche ad alterare le funzioni degli organi interni e contribuire a malattie cardiovascolari.
L’inquinamento acustico in Italia
La campagna in corso di svolgimento del Treno Verde 2014 sta monitorando in tutta Italia la qualità dell’aria e dell’ambiente, tra cui i livelli di inquinamento acustico. A preoccupare particolarmente è il rumore registrato anche nelle

  • aree protette,
  • nei parchi e
  • nelle vicinanze di industrie e stabilimenti,

con superamenti dei limiti stabiliti dalle zonizzazioni acustiche approvate dai Comuni anche di 15 o 20 decibel.
L’inquinamento acustico in Europa
L’impatto del rumore in città e vicino alle industrie è così diffuso che oggi un europeo su tre risulta esposto a livelli sonori dannosi per la salute.
Secondo l’indagine della Transport & Environment Reduction of vehicle noise emissions: Technological potential and impacts, basterebbe un taglio di tre decibel delle emissioni dei veicoli a motore per dimezzare l’inquinamento acustico causato dal traffico su strada, mantenendo comunque un buon rapporto costi/benefici.

Ridurre i rumori alla fonte avrebbe infatti costi di gran lunga inferiori a quelli necessari per interventi di insonorizzazione strutturale degli edifici o di installazione di barriere antirumore ai bordi delle strade.
L’INQUINAMENTO ACUSTICO E LE PROPOSTE PER RIDURLO
Dal Parlamento Europeo sono arrivate diverse proposte per attutire i problemi derivanti dal rumore prodotto dalle autovetture. Si vogliono introdurre limiti più bassi di emissioni sonore in decibel e nuove etichette informative che indichino il rumore prodotto da ogni modello in commercio.

In questo le auto ibride e le elettriche saranno avvantaggiate. Anzi, risultano talmente silenziose che il Pe sta valutando l’introduzione di un cicalino discreto attivabile in città per avvisare sonoramente ciclisti e pedoni del loro arrivo.
Invece oggi una ricerca condotta da parte dell’Agenzia Europea dell’Ambiente dimostra che la metà della popolazione che vive nelle città degli Stati europei è esposta a livelli medi di rumore maggiori di 55 decibel.
Sta seguendo il suo iter un nuovo progetto di legge europeo che punta a inserire gradualmente i nuovi limiti fissandoli a due, quattro e dieci anni specificando che il limite per le vetture di serie dovrebbe essere ridotto a 68 db in 12 anni, rispetto al livello attuale di 74 db (per auto di maggior cilindrata e camion sarà tollerato un margine da 1 a 9 decibel in più).
“Considero il testo finale adottato nel quadro dei negoziati come un ottimo compromesso che contribuirà alla tutela della salute dei cittadini europei – ha spiegato il relatore Miroslav Ouzký (Ecr, Cz) – e dall’altro lato, non dovrebbe causare alcuna perdita di competitività per l’industria automobilistica europea. Le proposte legislative fin qui erano interamente concentrate sul rumore generato dal motore del veicolo ma la mia idea è più completa fin dall’inizio, dobbiamo affrontare altri fattori, come la qualità dell’asfalto stradale, l’aerodinamica e gli pneumatici”.
L’asfalto fonoassorbente all’apparenza sembra simile a quello convenzionale. In realtà costa più del doppio e necessita di una manutenzione maggiore. Il più noto è certamente il conglomerato drenante–fonoassorbente: un materiale poroso, realizzato grazie all’impiego di bitume contenente polimero.

I vuoti nell’asfalto, oltre ad assorbire l’acqua piovana, assorbono parte delle onde sonore generate dalla compressione dall’aria sotto la scocca del veicolo e tra pneumatico e asfalto.

Nel 2013 ne è iniziata la stesura su diversi tratti di strada in Val Venosta: l’asfalto utilizzato è un mix tra composti bituminosi e pneumatici fuori uso triturati in un granulato fine. L’uso di vecchie gomme è interessante sia dal punto di vista ecologico che della resa: l’asfalto presenta infatti coefficienti di aderenza superiori e minore rumorosità.
Alberi e piante in città e a bordo strada possono anche essere barriere fonoassorbenti naturali. È possibile ridurre il rumore attraverso una barriera verde alta circa 10-15 m al cui centro vengono posizionate piante colonnari come cipressi, lauri, allori, ai lati cespugli e infine coprire tutto con erba. Questa disposizione crea uno schema piramidale che ha molteplici effetti:

  • i rumori vengono assorbiti e in parte riflessi;
  • riduce l’inquinamento abbattendo le polveri sottili e purificando l’aria;
  • riduce l’inquinamento visivo poiché ci si trova davanti un paesaggio virente, quindi molto gradevole;
  • rinfresca l’ ambiente; funge da barriera frangivento.

L’inquinamento acustico si può ridurre e attutire, agendo insieme. A livello europeo si devono adottare nuovi approcci, come già stanno decidendo di fare. A livello individuale si può ridurre il rumore alla fonte scegliendo un’auto ibrida e elettrica. A livello comunale si dovrebbe stendere asfalto fonoassorbente e fare una cosa che ha una molteplicità di vantaggi: piantare alberi.

FONTE: Lifegate

 

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