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Archive for aprile 2014

Cellulite-dueLa cellulite è un problema comune, che colpisce una grande percentuale di donne e non solo. Può interessare diverse parti del corpo, anche se in genere si concentra sull’addome, sulle gambe e sui glutei.

Le cause che portano alla sua formazione possono essere le più varie:

  • dalla ritenzione idrica,
  • alla cattiva circolazione,
  • a squilibri ormonali,
  • accumuli di tossine,
  • abitudini alimentari sbagliate
  • stili di vita sbagliati.

Trattare la cellulite non è semplice, perché le tossine presenti nell’organismo bloccano la corretta crescita ed ossigenazione delle cellule, favorendo l’accumulo di grassi e liquidi.

Eppure, soprattutto se presa in tempo nel suo primo stadio, la cellulite può essere combattuta. Abbiamo visto infatti come si può intervenire attraverso l’alimentazione, come possano essere d’aiuto alcuni impacchi naturali e anche come le spezie possano supportare il nostro organismo a liberarsi di questi inestetismi.

Oggi vedremo invece quali sono gli oli essenziali utili al nostro scopo. Un massaggio effettuato con questi oli, infatti, ci può aiutare a riattivare la circolazione e favorire un’espulsione più rapida delle tossine.

Olio essenziale di pompelmo

Quest’olio, oltre a essere apprezzato per il suo profumo, è molto utile per riattivare il metabolismo. Sembra inoltre che riduca l’appetito, aiutando il raggiungimento degli obiettivi durante le diete. Non solo, il geraniolo in esso contenuto aiuta a rassodare la pelle e il mix dei suoi costituenti principali, invece, favorisce un supporto nel normale processo di eliminazione delle tossine dai tessuti.

Olio essenziale di geranio

Anche in quest’olio, naturalmente, è presente il geraniolo. Altri principi attivi sono il citronellolo, il linalolo e il terpineolo.

È un olio astringente, che aiuta a rendere i tessuti più elastici e a contrastare le smagliature. Stimola inoltre la circolazione sanguigna, essenziale per ridurre i ristagni liquidi presenti nel corpo.

Olio essenziale di ginepro

Ha un profumo molto forte ed è efficacissimo per favorire la circolazione e intervenire in casi di varici, emorroidi e stasi circolatoria. Agisce sia se usato come massaggio drenante, che tramite inalazione, vista la corposità della sua essenza.

Olio essenziale di cipresso

Estratto dai rametti, dalla corteccia e dai falsi frutti dell’albero, l’olio essenziale di cipresso ha al suo interno numerose sostanze benefiche che aiutano a ristabilire il corretto equilibrio psico-fisico. Non solo, ha ottime proprietà drenanti, diuretiche, antireumatiche ed è un vasocostrittore. È indicato per effettuare massaggi utili a riattivare il microcircolo e contrastare le vene varicose.

Olio essenziale di rosmarino

Utile a stimolare il microcircolo, l’olio essenziale di rosmarino è ampiamente utilizzato nel trattamento della cellulite. Molti lo adoperano anche sul cuoio capelluto, per migliorare la ricrescita dei capelli.

Non solo, aiuta la risposta dell’organismo allo stress, stimolando le ghiandole surrenali. Il suo uso è sconsigliato in gravidanza.

Olio essenziale di mandarino

Anche l’olio essenziale di mandarino è utilizzato per migliorare la circolazione. La sua azione elasticizzante dei tessuti funge come prevenzione alla formazione delle smagliature; inoltre, il cedimento dei tessuti amplifica l’effetto antiestetico della cellulite.

Olio essenziale di limone

È usato nel trattamento delle vene varicose, per migliorare il sistema circolatorio, ma anche quello linfatico. Utile anche in casi di mal di testa e problemi di digestione.

Olio essenziale di lavanda

La lavanda ha un effetto calmante e curativo se applicato sulla pelle. Nel caso della cellulite, può essere usato con un olio vettore per favorire il drenaggio dei liquidi e la tensione dei tessuti.

 

Questi oli essenziali che abbiamo appena descritto, per essere usati, devono essere combinati con alcuni oli vettori che non solo arricchiscono la soluzione creata con i nutrienti che contengono, ma rendono più semplice l’applicazione sulla pelle.

Alcuni degli oli vettori maggiormente utilizzati sono quello:

  • di avocado, utile in caso di pelle secca o visibilmente invecchiata;
  • di semi di uva, astringente ed efficace per la riparazione della pelle;
  • di rosa canina, ricco di acido gamma linoleico, efficace anche in casi di smagliature e
  • di jojoba, che è anche emolliente e idratante.

Gli oli essenziali, per essere utilizzati, devono essere mescolati in questo modo:

10 gocce di essenza in 2 o 3 cucchiai di olio base. Si mescola il tutto per preparare un’emulsione omogenea e si aggiunge il composto nell’acqua della vasca. I massaggi vanno effettuati con una spugna vegetale. Al limite, possono anche essere messe 15 gocce di olio essenziale dentro una massimo di 50 ml di olio. Il composto va poi trasferito in un barattolino e usato all’occorrenza per effettuare massaggi circolari di almeno 15 minuti.

FONTE: AmbienteBio

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fegato-umanoSe lo abbiamo trattato male e lui ci sta ripagando” con fitte e dolori possiamo rivolgerci questi particolari rimedi omeopatici, che aiutano a riequilibrarne la funzionalità.
Organo indispensabile per la vita, il fegato è un vero e proprio laboratorio biochimico, coinvolto in tutti i processi metabolici dell’organismo.

Il sangue infatti porta al fegato ogni sostanza assorbita e questo la trasforma in un’altra sostanza utile alle più varie attività cellulari. Zuccheri, grassi, proteine, vitamine, sali minerali, nonché farmaci e varie sostanze tossiche, raggiungono il fegato per essere trasformate ed elaborate in sostanze utili alle funzioni dell’organismo oppure modificate per essere poi rapidamente eliminate dal corpo.
Un organo essenziale che va salvaguardato
Il fegato partecipa anche alle attività di digestione e di depurazione dell’organismo. La bile, un prodotto delle cellule epatiche, è un importante veicolo per molte sostanze chimiche. Quando viene liberata nell’intestino, oltre alla funzione metabolica che favorisce la digestione e l’assorbimento dei grassi, porta con sé tossine e prodotti del metabolismo epatico che possono così essere eliminati con le feci. Il fegato è dunque un organo dalle complesse e indispensabili funzioni . Essenziale per la vita, va mantenuto in perfetta salute e curato bene se sofferente. Ad esempio con i seguenti rimedi omeopatici.
Phosphorus
Molto studiato da Hahnemann (il medico tedesco fondatore dell’omeopatia)e dai suoi allievi, il fosforo bianco omeopatizzato è il rimedio di prima scelta per tutti i problemi del fegato legati a una insufficienza funzionale. La sperimentazione clinica ha permesso di evidenziare che Phopshorus determina nell’individuo sano reazioni simili a quelle che si verificano in varie forme di epatite. Questa similitudine è così diretta e determinante da rendere meno rilevanti le abituali reazioni individuali, così importanti in omeopatia per la prescrizione del rimedio. Ecco allora che Phopshorus diviene un indispensabile rimedio per la cura e il riequilibrio dell’attività del fegato, indicato in ogni condizione clinica di danno e sofferenza epatica che no richiedano l’immediato intervento clinico. Phosphorus va assunto alla 9 CH, in ragione di 5 granuli sublinguali al mattino ed alla sera, lontano dal pasto. Il trattamento va continuato fino a normalizzazione degli enzimi epatici e comunque va protratto per almeno 60 giorni.
Chelidonium
La celidonia è una pianta erbacea della famiglia delle Papaveracee. Dioscoride, medico della Grecia antica, si ispirò al termine greco chelidon (rondine) per denominare la pianta. Notò che la celidonia fioriva nel periodo in cui migravano le rondini. Successivamente Galeno ne utilizzava foglie e radici per curare vari disturbi oculari, malattie della pelle, del fegato e della cistifellea.

Ma fu con Paracelso, nella prima metà del 1500, che la celidonia divenne un importate rimedio per il fegato. La ricerca moderna ha documentato che la celidonina e la sanguinarina, i due principali principi attivi contenuti nella pianta, agiscono selettivamente sul fegato favorendo la produzione e l’azione fisiologica della bile. La celidonia è un ottimo rimedio per tutte le persone che soffrono di fegato con dolori pungenti alla parte destra dell’addome superiore. A causa della notevole tossicità della pianta, la assunzione omeopatica di Chelidonium appare la forma più sicura per beneficiare delle utilissime proprietà curative. Chelidonium va assunta alla 5 CH, 5 granuli due volte al dì.
In ogni caso, è sempre buona norma consultare un medico omeopata in caso di disturbi persistenti.

FONTE: Riza

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acetoProviamo per un mese a usare l’aceto al posto del sale ma soprattutto riscopriamo le grandi proprietà benefiche dei tanti aceti disponibili sul mercato.
Ecco una serie di aceti distillati a partire da frutta e cereali, facilmente reperibili nelle erboristerie e nei negozi di cibi biologico. A scopo curativo vanno assunti per un mese intero, nella misura di un cucchiaio al giorno sciolto in un po’ d’acqua, a stomaco vuoto.

Oppure, se si preferisce, si possono usare per insaporire i cibi al posto dell’olio e del sale.

 
Per aiutare stomaco e reni
Aceto di mele: è diuretico, digestivo e disinfettante.

Regola le attività metaboliche e drena i liquidi. Combatte la gastrite, rinforza ossa, denti, capelli e unghie. Ne basta un cucchiaio al giorno.

 
Per sgonfiare l’intestino
Aceto balsamico: prodotto tipico modenese ottenuto a partire dal mosto d’uva con un processo di acetificazione in barili di legno e un invecchiamento che dura dai 15 ai 20 anni (di qui il prezzo in genere elevato del prodotto), l’aceto balsamico ha solo 26 calorie per decilitro. Contiene vitamina C, disinfetta le vie respiratorie e rende più digeribili i cibi; riduce le fermentazioni intestinali e i gonfiori e, grazie agli enzimi di cui è ricco, è un coadiuvante nella cura dell’ulcera. Si gusta sui cibi o sciolto in mezzo bicchiere d’acqua.

 
Per stimolare il sistema immunitario
Aceto di riso: nasce dalla fermentazione di farina di riso e da successiva acidificazione e ha un sapore moderatamente acido. È disintossicante, digestivo, ripristina il pH fisilogico e migliora la risposta immunitaria. Ne basta un cucchiaio al giorno.

 
Per rinforzare le ossa e le vie respiratorie
Aceto di miele: si ottiene dalla fermentazione del miele addizionato con acqua. Ripristina la flora batterica intestinale, è rimineralizzante, ripulisce il sangue, combatte raucedine e raffreddore (in questi casi può essere usato per sciacqui e inalazioni) e migliora la fissazione del calcio. La presenza del miele, inoltre, migliora l’assimilazione da parte dell’organismo dei principi attivi presenti in questo tipo di aceto. Ne basta un cucchiaio al giorno.

 
Per proteggere circolazione e gengive
Aceto di lamponi: prodotto a partire dalla fermentazione dei lamponi, è un aceto profumato ed è ricchissimo di sali minerali: protegge la circolazione, purifica il sangue, è vitaminizzante e antinfiammatorio. Diluito in mezzo bicchiere d’acqua, rinforza denti e gengive.

 
Per favorire la diuresi e sciogliere i calcoli
Aceto di ribes: è una aceto agrodolce molto indicato in caso di inappetenza e stanchezza di primavera, e favorisce lo smaltimento dei calcoli renali. Adatto sui pinzimoni o diluito in acqua.

 
Per digerire meglio
Aceto di cocco: prodotto dalla linfa della palma da cocco, si usa specialmente in Oriente su carne e pesce. È tonico e digestivo.

FONTE: Riza

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regole-bambiniI tempi giusti e il linguaggio adatto sono fondamentali per dare ai piccoli gli strumenti corretti da usare nel mondo e nei rapporti con gli altri.

 

  • A che età si deve iniziare a impartire la disciplina?
  • “Qual è la punizione giusta?”…
  • “E se fossimo troppo severi?”,
  • “Stiamo reprimendo il temperamento del bambino o, forse, non lo stiamo controllando adeguatamente?”

quante domande ruotano intorno a questo tema così delicato.

Insegnare la disciplina è un dovere/diritto dei genitori ed è anche un atto d’amore.

I suoi canoni sono influenzati

  • dalle esperienze,
  • dalle condizioni economico-sociali,
  • dallo stile di vita,
  • dalle abitudini,
  • dalla religione
  • dalle ideologie,

ma quello che è certo è che non è possibile stilare un elenco cronologico di interventi e di indicazioni. Nel processo di sviluppo e di integrazione affettiva e intellettuale fra genitori e figli arriva un momento in cui il bambino avverte l’esigenza di conoscere quali siano i propri limiti e soprattutto capire fino a che punto può spingersi con l’autodisciplina.
Disciplina non è obbligo all’obbedienza…
Il bambino già di suo ha un senso “naturale” della disciplina ed esegue istintivamente e, poi, razionalmente, molte azioni dettate da

  • un consapevole autocontrollo, e
  • dalla capacità di darsi delle regole,
  • di accettare quelle sociali,
  • di rispettare l’autonomia degli altri e
  • tutelare la propria vita di relazione.

…Ma confronto con il limite
L’autodisciplina dei bambini si “struttura” però attraverso la ricerca esplorativa dell’esistenza di limiti, e quindi agendo anche in modo provocatorio per determinare nei genitori un segnale chiaro di assenso o diniego, e quindi rendere possibile l’interiorizzazione di nuovi limiti.

Pertanto, è nei momenti in cui il bambino è particolarmente aggressivo che si sta manifestando il bisogno di vedersi assegnati dei limiti che non vuole e non può accettare da estranei, nonni, baby sitter o assistenti dei nidi.
Una sfida…da giocare!
I genitori devono saper individuare il grado delle sfide che i bambini pongono e distinguere su cosa vale la pena intervenire. Ignorare significa togliere interesse, essere incerti e disorientanti, reagire secondo l’umore, dare il via a una serie di comportamenti che costringerà i grandi a trascorrere tutto il giorno a dire “no” a un bambino che passerà poi il giorno stesso a provocarli.

L’intervento disciplinare deve essere riservato a situazioni importanti, deciso e sicuro: così il bambino capisce e l’effetto voluto è raggiunto.
Attenzione a certi segnali
Il tuo bimbo è troppo accondiscendente e remissivo, vulnerabile alle critiche, senza senso dell’umorismo, intellettualmente spento, irritabile per le cose più banali (non vuole più fare il bagnetto, non vuole più mangiare seduto a tavola), in un perenne stato ansioso?

Valuta se lo stai sottoponendo a un’eccessiva pressione disciplinare, in particolare, in riferimento agli aspetti meno importanti della routine che soffocano in lui il legittimo senso di conquista del mondo e, forse, anche la naturale gioia di vivere. Bisogna assumere un comportamento adeguato in risposta all’azione del bimbo e non muoversi sugli estremi permissività-repressione.

Evitare le punizioni troppo “forti”
Un bambino che ha genitori che agiscono in modo fisicamente aggressivo immagina che sia determinante l’esercizio del potere e dell’aggressione. Molte volte, però, il “cattivo comportamento” del piccolo è, in realtà, il modo in cui segnala in maniera istintiva e naturale il mancato rispetto dei suoi bisogni fondamentali.

Non si può punire un bimbo per questo anche perché sarebbe inefficace e disorientante. Le punizioni fisiche gli impediscono di imparare come risolvere gli scontri in modo efficace e fargli paura è rischioso e controproducente.

Un bambino punito si concentra sui propri sentimenti di dolore, rabbia e vendetta, tanto da essere privato della possibilità di valutare e cercare di risolvere le sue conflittualità in modo autonomo e positivo.

FONTE: Riza

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lingua-biancaLingua a carta geografica

La lingua a macchie bianche e rosse rappresenta un disturbo noto come “lingua a carta geografica”: è una condizione cronica che si presenta, generalmente, con macchie rosse che desquamano.

Le macchie possono presentarsi in modo più o meno uniforme, nei margini, nel dorso della lingua o a livello della punta: le chiazze possono apparire anche grigiastre, di forma irregolare, facili a sfaldarsi.

La malattia, di natura prevalentemente infiammatoria benigna, è chiamata anche eritema o glossite migrante, poiché la macchie possono diffondere sulla lingua, migrando da un’area all’altra; le macchie, quindi, si configurano come i sintomi tipici della lingua a carta geografica.
Caratteristiche delle macchie

In genere, le macchie sono rosate con il bordo bianco e disegnano una sorta di mappa sulla superficie della lingua: a tal proposito, l’appellativo “carta geografica” sembra essere il termine più appropriato per definire il disturbo. La disposizione delle papille è tale che le chiazze formano una sorta di cerchio scuro al centro, che schiarisce man mano che si arriva al bordo (dal colore bianco-giallino); le macchie formano solchi, più o meno profondi, che si notano in modo evidente. Talvolta, le lesioni sono più marcate ai margini a causa dei denti che lacerano il tessuto leso.
Incidenza e cause

Le macchie sulla lingua si manifestano in tutte le razze, ma le donne sono sicuramente più colpite; inoltre, la glossite migrante si manifesta soprattutto negli infanti, nella pubertà e nei soggetti che hanno superato i quarant’anni d’età.
Le macchie tendono ad apparire e a svanire senza un motivo preciso; la lingua a macchie non crea problemi gravi, se non di natura estetica (malattia asintomatica).

Le lesioni che si presentano possono essere conseguenza del diabete mellito; probabilmente, anche la psoriasi potrebbe provocare macchie rosse sulla lingua, nonostante non ci sia stato alcun riscontro scientifico che confermi l’ipotesi. Contrariamente a ciò che ritiene il pensiero comune, è improbabile che le carenza vitaminiche possano provocare la formazione di macchie sulla superficie linguale, a meno che non siano particolarmente gravi ed in tal caso si accompagnerebbero ad ulteriori e ben più gravi segni e sintomi.
Infezioni e macchie sulla lingua

Considerando, poi, che la malattia della lingua a carta geografica è di origine infiammatoria, le infezioni fungine, batteriche o virali potrebbero potenziare il problema, se già esistente. La dermatite atopica, l’AIDS e la sindrome di Reiter (infiammazione a livello degli occhi, delle articolazioni e dei genitali, malattia sessualmente trasmissibile) sono patologie che potrebbero provocare la comparsa di macchie sulla lingua. L’ereditarietà rappresenta un altro fattore eziologico che determina le macchie, così come le allergie: molti soggetti affetti da rinite ed asma manifestano una lingua a pois bianchi e rossi.
Stress e macchie sulla lingua

Infine, lo stress gioca un ruolo fondamentale nella manifestazione del disturbo: lo stress non rappresenta, però, una conseguenza della lingua a macchie, bensì un possibile fattore scatenante.
Nonostante il disturbo non si presenti con dolore e fastidio, il parere del medico risulta sempre utile; inoltre, lo specialista potrebbe consigliare una biopsia della lingua per accertamenti diagnostici più precisi.
Cure e rimedi naturali

Purtroppo non esistono cure mirate alla risoluzione definitiva delle macchie sulla lingua, poiché la ricerca eziologica è molto vaga, perciò dubbia; nonostante questo, alcuni medici consigliano l’utilizzo di antibiotici e vitamine (anche se, come abbiamo visto, sembra che l’ipovitaminosi non sia ritenuta causa delle macchie).

Se le macchie si desquamano, subendo una disepitelizzazione, gli specialisti potrebbero indirizzare il paziente verso rimedi naturali ad azione riepitelizzante e cicatrizzante: l’aloe, per esempio, è ricco di muco-polisaccaridi, vitamine e sali minerali che, a livello della lingua, creano una pellicola protettiva che favorisce la riepitelizzazione e la cicatrizzazione delle lesioni, esercitando anche una discreta attività antibatterica. Sono note anche le sue proprietà antinfiammatorie: l’aloe rappresenta dunque un buon rimedio per attenuare le macchie sulla lingua e favorire rimarginazione delle stesse.
FONTE: Mypersonaltrainer

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occhi chiusiSpesso non vediamo le cose come sono ma come siamo abituati a vederle: grazie ad un esercizio puoi cominciare a liberarti di preconcetti e abitudini mentali
Riflettiamo:

troppe volte vediamo solo ciò che ci aspettiamo di vedere e ignoriamo ciò che non rientra nelle nostre aspettative. Il potere dei filtri con cui interpretiamo la realtà è così grande da farci costruire spesso una realtà virtuale che si sovrappone alla verità oggettiva, occultandola.

Tutti noi abbiamo sperimentato sensazioni come quella:

  • di non avere scelta,
  • di essere in trappola,
  • di non potere agire che in un solo modo.

Tutte le volte che sperimentiamo queste situazioni proviamo un senso di rassegnazione profondo.
Guardare oltre il visibile
In questi casi, molto probabilmente, siamo vittime di una percezione della realtà alterata da pregiudizi e premesse che costituiscono le mura della nostra prigione immaginaria. Eppure il nostro sguardo è fatto per spaziare, per essere profondo e incisivo, per attraversare l’apparenza e cogliere ciò che le abitudini mimetizzano.

Il nostro sguardo ha la capacità di vedere oltre il visibile, di cogliere segnali impercettibili ma preziosi…

Va però allenato, o meglio lasciato libero di scendere in profondità, di leggere oltre l’apparenza. Soltanto se siamo capaci di vedere ciò che “spicca” perché diverso o nuovo, saremo in grado di orientarci e trovare una via d’uscita che ci fa segnare una svolta.
L’esperienza del buio assoluto: quando chiudi gli occhi vedi di più!
Per allenare “l’occhio interiore” a una maggiore flessibilità, non c’è niente di meglio che chiudere per un po’ quello “esteriore”.

Per farlo, un buon modo pratico è fingere di non poter vedere. In casa, da solo o d’accordo con i familiari, preferibilmente di sera, chiudi tutte le imposte in modo che non provenga luce dall’esterno. Quindi spegni tutte le luci. Ora, al buio, prova a compiere alcune delle operazioni semplici che fai normalmente.

Vai da una stanza all’altra, siediti, cerca un oggetto e portalo in un altro posto…

Poi prova a fare qualcosa di più complesso: vai in cucina e lava qualche piatto della cena, svuota la lavatrice e stendi i panni, cerca un libro nella libreria… E così via. Se sei da solo puoi proseguire per tutto il tempo che desideri, sperimentando le situazioni che ti vengono via via in mente. Se sei coi tuoi familiari, asseconda ciò che spontaneamente nasce nell’esecuzione comune del gioco. Quando sei stanco, accendi le luci e torna alle tue normali attività.
Se apri nuovi canali cogli l’inafferrabile
Sperimentare la limitazione drastica di un senso così preponderante nella nostra vita come la vista, costituisce un training prezioso capace di rivelarci e di farci sperimentare nuovi schemi percettivi, di comportamento e mentali. Noteremo ad esempio che, senza vista, altri canali vengono alla ribalta. Diventa più importante basarsi su intuizioni più sottili.

La memoria “cieca”, che riguarda l’orientamento in uno spazio conosciuto, emerge dalle profondità del corpo. Si noterà che rumori e suoni smettono di essere un mero sottofondo e diventano una fonte essenziale di informazioni e persino gli odori, che di solito notiamo solo quando diventano fastidiosi, sono invece sempre intorno a noi e ci possono assistere e guidare.
Via dagli automatismi
Grazie a questa esperienza possiamo imparare che i nostri consueti comportamenti contengono una gran quantità di automatismi di cui spesso non ci rendiamo conto, e che viceversa è possibile “muoversi nella vita” attivando altri canali, altre “visioni”, altri schemi, più ricchi e funzionali.

FONTE: Riza

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piacere-sessuale-femminile.jpg.pagespeed.ce.dqrpvyZNetStanchezza e stress possono a volte ridurre il desiderio, ma se ci sii “sforza” per il benessere della coppia, la voglia può scendere ancor di più…
Un’amica lettrice scrive questa mail : “Da qualche mese non ho desiderio di far l’amore. Penso che sia dovuto alla stanchezza e allo stress per i tanti impegni lavorativi e familiari, ma mio marito è intransigente e vuole avere rapporti con la stessa frequenza di prima. Così, per evitare tensioni e discussioni, cedo seppur controvoglia alle sue richieste, ma da quando lo faccio ho ancora meno desiderio di prima. Può far male avere troppi rapporti non voluti?»
L’eccitazione sessuale è per natura qualcosa di spontaneo.

Può essere a volte favorita e cercata, ma nella sua essenza resta un evento che non può essere forzato, perché esprime la nostra disponibilità all’incontro intimo col partner. Una disponibilità che può dipendere da tanti fattori che non riguardano solo l’attrazione e il sentimento che proviamo, ma anche

  • il momento personale,
  • lo stato psicofisico,
  • il livello energetico,
  • la naturale ciclicità ormonale,
  • l’atmosfera di coppia,
  • l’atteggiamento dell’altro…

Di sicuro può capitare che il partner abbia più voglia di noi e ogni tanto lo si faccia “per lui”. Ma obbligarsi in modo continuativo ad avere rapporti controvoglia può sicuramente far male, come la nostra amica ha intuito.
È una normale reazione difensiva
Nella sessualità abbiamo a che fare con energie molto forti, radicate sia nella biologia del corpo sia nella struttura psichica, e non possiamo trattarle come se fossero qualcosa di pieghevole e di manipolabile. Esse hanno una loro vitalità, esprimono una volontà reale del nostro essere. E se per un certo periodo non ci sono, vuol dire che non vogliono uscire.

Obbligarle è una forma di violenza sia fisica che psichica a cui, perlopiù inconsciamente, reagiremo difendendoci: cioè spegnendo ancor di più il desiderio, allontanando il partner, cadendo in depressione o producendo qualche sintomo “invalidante” che serva da scusa per sottrarsi.
Per prima cosa occorre rispetto
Una donna che si sacrifica all’intransigenza del marito deve fare il possibile per evitarlo, anche se con alcuni uomini non è facile. Ma il primo rispetto che si deve è a se stessi. Perciò occorre spiegare il proprio momento, senza arrendersi passivamente fin dall’inizio “perché l’uomo va accontentato”.

Ma soprattutto va portata l’attenzione sulla concezione che il partner ha della sessualità, che in questi casi è spesso di tipo prestazionale. Forse, alla radice, è proprio questa sua incapacità di capire le esigenze altrui e di rispettarle a favorire il calo del desiderio di lei. Un desiderio che non tornerà se lui non cambierà i suoi modi.

FONTE: Riza

 

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