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Archive for luglio 2014

meditazione LAVOROChe cosa e’ la meditazione? 

La meditazione (…) è, in generale, la pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini, pensieri (o talvolta su nessun oggetto) a scopo religioso, spirituale, filosofico o semplicemente di miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche. (fonte: Wikipedia)

 

Osho invece la definisce cosi:

Meditazione vuol dire mettere da parte la mente in modo che non interferisca più con la realtà; acquisti allora la capacità di vedere le cose come sono.

 

Questo tipo di pratica veniva sfruttata principalmente in oriente, tuttavia anche la cultura occidentale sta imparando, sempre di più, ad apprezzarla per sviluppare la propria persona, raggiungere la pace mentale e migliorare la propria salute. E anche la scienza ne sta scoprendo i benefici anche a supporto di terapie contro il cancro.

 

Vari VIP in tutto il mondo vantano di praticarla con ottimi risultati. Ecco un paio di testimonianze:

Nei momenti di follia, la meditazione mi ha aiutato a trovare attimi di serenità e mi piace pensare che potrebbe essere utile per fornire ai giovani un rifugio tranquillo in un mondo così poco silenzioso (…). E’ un dono permanente, qualcosa a cui puoi attingere in qualsiasi momento “.

Paul McCartney, The Beatles

 

“La meditazione è uno dei modi migliori per trovare equilibrio e pace interiore nella vostra vita esteriore. Ha un effetto su tutto quello che fate. (…) Sempre più persone stanno comprendendo il profondo valore del prendere il controllo della propria mente perché la maggior parte di noi non lo ha. La mente ci controlla e fino a quando un cambiamento non sarà fatto nei pensieri, tutte le scommesse sul risveglio della nostra coscienza sono perse.”

Steve Vai, chitarrista e compositore

 

Personaggi famosi a parte, la meditazione è uno “strumento” che può essere utilizzato da chiunque e, non a caso, anche in Italia, un numero sempre crescente di persone pratica, o ha praticato, una qualche forma di meditazione.

 

Ma da dove cominciare?

Quasi sempre quando iniziamo qualcosa di nuovo abbiamo tutta una serie di aspettative, domande, dubbi e preconcetti.

Alcune persone pensano che sia una perdita di tempo, altre si aspettano di essere travolte dall’illuminazione fin da subito. Altre ancora credono che la meditazione sia un semplice esercizio come l’ultima dieta che hanno provato pochi mesi fa.

Come in ogni altra cosa tuttavia, per vedere i benefici della meditazione nel minor tempo possibile dobbiamo conoscerne le basi e dobbiamo praticarla con costanza.

 

Oggi voglio parlarvi dei 2 metodi più semplici che potete sfruttare per iniziare a meditare:

1) La meditazione mindfulness o consapevole

In questo tipo di meditazione cerchiamo di ampliare il focus per diventare consapevoli di quante più cose possibile.

Proviamo a notare ogni cosa, i rumori, la temperatura, il respiro, le nostre sensazioni, tutto.

Potreste chiedervi come sia possibile calmare la mente facendo cosi. Ebbene il segreto sta nel metodo.

Dobbiamo cercare di raccogliere tutte queste informazioni senza focalizzarci su ognuna di esse:

  • siamo semplicemente consapevoli della loro esistenza e le osserviamo. Le notiamo, ma non reagiamo ad esse in alcun modo, ci attraversano.

 

Potete osservare, immagini, suoni, pensieri, emozioni o memorie.

Osservandoli e non facendovi coinvolgere da tutti questi elementi la vostra mente entra in uno stato di pace e calma.

La vostra mente è calma e chiara perché è sinceramente consapevole di tutto quello che sta succedendo intorno al vostro corpo, ma non si attacca a niente.

Potete scoprire gli errori comuni di chi prova a meditare e scaricare gratuitamente una tecnica di meditazione qui.

 

 

2. La meditazione camminata

Come dice anche il nome, questo tipo di meditazione è molto semplice ed è basata su un’attività che facciamo tutti ogni giorno, cioè camminare.

Questo tipo di meditazione è particolarmente interessante perché potete farla quasi ovunque e in qualsiasi momento.

Anche se leggermente diversa è simile alla meditazione consapevole.

Il principio guida dietro la meditazione camminata è raggiungere una consapevolezza equilibrata, un equilibrio tra il vostro sé interiore ed il mondo esterno che vi circonda.

Questa meditazione ci invita ad essere consapevoli e presenti in tutto il nostro corpo, di tutti i meccanismi e delle parti che lo compongono, ed essere a conoscenza di come ognuna delle parti del vostro corpo opera. Nel fare questo, dovete notare anche

  • le vostre emozioni,
  • sensazioni
  • il vostro umore.

Tutto questo avviene mentre camminate.

Potete approfondire questo tipo di meditazione in questo articolo.

Se vi capita di non vedere risultati immediati non scoraggiatevi e continuate con costanza.

La pratica rende perfetti, e mentre in palestra alleniamo il nostro corpo, con la meditazione alleniamo la nostra mente.

La meditazione può aiutarci a raggiungere

  • la pace della mente e
  • fare chiarezza,
  • aiutarci a individuare e raggiungere i nostri obiettivi
  • persino migliorare la nostra salute.

Non solo noi, ma anche i nostri cari e tutte le persone con cui ci troviamo a contatto possono godere dei benefici che la meditazione ci dona.

 

FONTE: George Luis (Greenme)

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erisimoL’erisimo è noto per la sua azione decongestionante sulle vie respiratorie, ma oggi sappiamo che è anche un efficace tonico epatico e aiuta a prevenire i calcoli

C’è una pianta che in questa stagione spunta un po’ ovunque, in città, in campagna, sia nei prati che nei terreni incolti, sul ciglio delle strade: è l’erisimo.

 

La chiamano anche erba cornacchia, rapa selvatica o trione, ma è l’etimo del nome “erisimo” a far chiarezza sulle sue virtù: deriva dal greco

  • eruo (“io salvo”)
  • oimos (“il canto”)

e per questa sua caratteristica era noto sin dai tempi antichi; ma soltanto nel XVI secolo l’erisimo fu studiato sotto il profilo fitoterapeutico e divenne la pianta degli oratori, degli attori di teatro e dei cantanti.

 

Si racconta inoltre che negli anni Cinquanta il celebre tenore Tito Schipa due ore prima di entrare in scena fosse diventato improvvisamente afono e che, grazie a un decotto di erismo, fu in grado di esibirsi.

 

Ecco spiegato come mai chi lavora con la voce da sempre lo considera un’erba un po’ “magica”: attori e cantanti vi fanno spesso ricorso, ma anche doppiatori e speaker, quando soffrono di raucedine, afonia, tosse e mal di gola non si fanno mai mancare un infuso di erisimo. 

 

Un erba “magica” non solo per la voce
Per preparare questo famoso infuso, mettete a riposare per 7-8 minuti 10 g di foglie fresche in 250 ml d’acqua bollente; quindi filtrate e bevete l’infuso caldo, nella dose di 2 tazze al giorno, mattino e sera, addolcite dal miele.

 

Esiste però anche una virtù meno nota di questa pianta, ma altrettanto importante: la sua azione antispastica, e quindi depurante e disintossicante della funzione epatica.

 

Le mucillagini e i composti solforati dell’erisimo svolgono una importante funzione anti-irritativa sulle mucose, disinfiammandole, e in secondo luogo riducono l’eccessiva secrezione di muco, rendendolo più fluido in modo da favorirne l’eliminazione.

 

Per questa sua specifica attività l’erisimo trova dunque un impiego più conosciuto nelle patologie delle vie respiratorie e una seconda, meno nota ma altrettanto efficace, nei disturbi del fegato e della colecisti.

 

Ne bastano 3 cucchiaini al giorno per prevenire epatiti e calcoli
Chi soffre di disturbi epato-biliari o semplicemente vuol ripulire in profondità il fegato e la colecisti, ad agosto deve affidarsi all’erisimo.

 

Basta preparare uno sciroppo e assumerne un cucchiaino mattina, mezzogiorno e sera per un mese: si fanno bollire 30 g di foglie e fiori in un litro d’acqua,aggiungendo 10 g di radice di liquirizia, fino a ridurre di un terzo la quantità di liquido; si filtra, si aggiungono 200 g di miele e si cuoce a bagnomaria finché non si ottiene uno sciroppo. Si conserva al fresco in una bottiglia di vetro scuro.

 

FONTE: Riza

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acqua ionizzataQuante volte vi siete sentiti dire che è importante bere almeno due litri d’acqua al giorno? Beh, anche troppe.

 

E quanti di voi seguono questo consiglio alla lettera? Decisamente in pochi.
Nessuno può negare che assumere la giusta quantità di liquidi sia molto importante per il benessere del nostro corpo, perché

  • ci aiuta a idratarci
  • attraverso l’urina, ad espellere spore e tossine in eccesso.

Quello che spesso si dimenticano di dirci, però, è che non esiste un solo tipo di acqua e che quella imbottigliata che acquistiamo al supermercato, così come quella del rubinetto, potrebbe non essere indicata alle nostre esigenze.

 

Le acque non sono tutte uguali

Gli italiani sono tra i principali consumatori di acqua minerale in Europa, nonostante la comprovata qualità delle acque che giunge a noi fino a casa. Purtroppo, però, siamo dei consumatori disattenti, per niente abituati a leggere l’etichetta sulla bottiglia, convinti che le acque in commercio siano tutte uguali.

 

A quel punto, tanto vale optare per quella più economica. Sbagliato.

 

Prima di ingerire qualunque cosa ne andrebbe verificata la qualità, ma per distrazione o disinteresse, e spesso per mancanza di conoscenza, non si fa mai. E questo vale soprattutto per l’acqua.
Le acque non sono tutte uguali, e andrebbero consumate con un minimo di criterio.

Quelle commercializzate si distinguono in

  • “minimamente mineralizzate”,
  • “oligominerali”,
  • “medio minerali”
  • “ricche di sali minerali”.

Le più diffuse in Italia sono le oligominerali, che, insieme alle minimamente mineralizzate, hanno un basso contenuto di sodio e sali minerali, favoriscono la diuresi e sono particolarmente indicate per chi ha

  • problemi di ipertensione
  • problemi renali.

Le acque minerali si distinguono tra loro a seconda del tipo di sostanze contenute, e vanno bevute con moderazione.

Le acque ‘ricche in sali minerali‘ , invece, sono destinate principalmente a terapie mediche, e vengono vendute in farmacia.
Se molti non sono a conoscenza di questa catalogazione delle acque, quasi nessuno sa cosa sia l’acqua alcalina, da molti anni utilizzata in Giappone.

 

 

Cos’è l’acqua alcalina?

L’acqua, come sappiamo, è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno (H2O).

Attraverso l’utilizzo di un dispositivo chiamato ionizzatore, che attiva un processo di elettrolisi, vengono separati gli atomi di idrogeno da quelli di ossigeno, gli ioni positivi da quelli negativi, l’acqua poi passa attraverso un filtro per essere depurata da batteri e sostante in essa contenuta, e il risultato è acqua alcalina, ovvero con ph superiore al 7, quindi basico.

 

Secondo le statistiche oggi disponibili, risulta che l’acqua alcalina sia circa 7 volte più idratante dell’acqua in bottiglia o del rubinetto, ma questo non significa che si debba smettere completamente di consumarne.
L’argomento è molto controverso, da un lato c’è chi sostiene che il consumo di acqua alcalina produca dei benefici evidenti sul nostro corpo e chi, invece, la considera una bufala senza nessun fondamento scientifico.
I sostenitori degli ionizzatori di acqua alcalina da tempo cercano di dimostrare come il consumo di quest’acqua, affiancata a una terapia farmacologica e una dieta corretta, possa essere molto utile nel trattamento di 

  • dolori agli arti,
  • colesterolo,
  • pressione arteriosa alta,
  • patologie dell’intestino,
  • diabete,
  • allergie,
  • e molto altro ancora.

Alcuni si spingono a sostenerne l’introduzione nella cura dei tumori.

Ionizzatori

In commercio esistono, oggi, diverse aziende che producono e vendono ionizzatori, che non è altro che un dispositivo che, collegato al rubinetto di casa, attiva il processo descritto prima.

Oltre ai benefici fisici, acquistare uno ionizzatore significa anche ridurre al minimo il consumo di acqua in bottiglia, con conseguente

  • riduzione della spesa
  • riduzione dell’inquinamento da plastica.
  • riduzione di inquinamento da traffico di trasporto su gomma delle bottiglie di acqua ai supermercati
  • riduzione di consumo di petrolio

Come spesso accade, le novità non sono sempre accompagnate da una corretta campagna di informazione, particolarmente necessaria quando si tratta della salute e del benessere del nostro corpo. Quindi, prima di comprare uno ionizzatore è importante acquisire quante più informazioni è possibile, in moda da capire fino in fondo cos’è l’acqua alcalina e a cosa serve questo dispositivo.

NOTA: Se siete interessati, contattatemi via mail: zynefertari@gmail.com

 

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Aceto di mele

Sui molti benefici dell’aceto di mele ne abbiamo già parlato in altri articolo, come qui e anche qui

Usalo per condire verdure e pietanze e bevilo diluito in acqua naturale: l’aceto di mele

  • tonifica lo stomaco e
  • depura la  pelle,
  • ripulisce sangue 
  • ripulisce vie urinarie

Sembra che già Ippocrate, precursore dell’arte medica, ne facesse uso e lo consigliasse ai suoi pazienti per numerosi disturbi. In effetti, considerare l’aceto di mele un semplice condimento è riduttivo perché si tratta di un vero e proprio alimento terapeutico.

 

Prodotto a partire dal sidro o dal mosto, l’aceto di mele è:

  • un potente depurativo,
  • alcalinizzante
  • tonificante.

Contrasta l’acidità ed esplica un’azione stimolante sul metabolismo dei grassi.

Per questo è anche un ottimo alleato nelle cure detossinanti e nelle diete dimagranti e anti cellulite. Usato come condimento di verdure e insalate è da preferire rispetto all’aceto balsamico perché ha meno calorie (21 contro 88 kcal) ed è un’ottima alternativa al sale.

 

Disinfetta fegato, reni e vescica
L’aceto di mele

  • allevia le infiammazioni e
  • favorisce la digestione,
  • nutre la flora batterica,
  • riattiva la peristalsi (grazie alla pectina)
  • contrasta il colesterolo alto.

Esplica un’azione detossinante su fegato e intestino, ed è blandamente lassativo: l’assunzione regolare di aceto di mele favorisce il riequilibrio del pH intestinale e delle vie urinarie e riduce il rischio di contrarre infezioni.

 

 

È anche un potente integratore salino
All’aceto di mele, oltre all’attività depurativa, si riconosce anche una potente azione rimineralizzante, che lo rende simile a un potente integratore salino: contiene infatti

  • potassio
  • fosforo,
  • calcio,
  • ferro
  • magnesio,
  • rame.

Per questo l’aceto di mele è consigliato come integratore per chi fa sport o per le persone che d’estate hanno una sudorazione particolarmente abbondante.

In questi casi, basta aggiungerne un cucchiaio a un frullato o a un succo di frutta fresca.

Il migliore aceto di mele è quello non pastorizzato e preparato con mele biologiche.

Senza pastorizzazione, i batteri dell’aceto si mantengono vivi e possono così agire favorevolmente sulla microflora batterica, eliminando le tossine e prevenendo la disbiosi.

 

Come sceglierlo
Esistono in commercio vari tipi di aceto di mele, e spesso sono troppo raffinati: li riconosci perché sono molto chiari e trasparenti.

Il miglior aceto di mele è quello biologico certificato e ha un aspetto leggermente “torbido”, perché ha in sospensione fibre, pectine e sostanze enzimatiche.

 

Migliora la digeribilità delle verdure
L’ aceto di mele è un ottimo sostituto degli aceti di vino bianco e rosso perché ha un sapore più delicato, che non modifica quello degli alimenti ai quali viene aggiunto. Inoltre, se quando mangi gli ortaggi si gonfia la pancia, l’aceto di mele facilita la digestione e contrasta le fermentazioni.

Può essere utilizzato su tutte le insalate e, sempre a crudo, sui contorni di verdure cotte al vapore o alla piastra; si presta anche alla preparazione della vinaigrette per il pinzimonio, mescolato nella proporzione di un cucchiaino di olio e uno di aceto. Se frulli un cucchiaio di aceto di mele con un vasetto di yogurt naturale e un battuto di erbe aromatiche, ottieni un gustosa salsa per insalate e pesce.

 

Bevilo alla mattina
Grazie al suo contenuto vitaminico, minerale ed enzimatico, l’aceto mantiene vitale e sano l’organismo e ritarda gli effetti negativi della fisiologica degenerazione delle cellule.

  • Per cicli di 15 giorni, bevi al mattino a digiuno un bicchiere di acqua tiepida nel quale avrai sciolto 2 cucchiaini di aceto di mele e un cucchiaino di miele.

 

  • Per un’azione ancora più incisiva puoi aggiungere alla soluzione di acqua e aceto il fiore di Bach derivato dal melo selvatico, ovvero Crab Apple. Ne basta una goccia per bicchiere…

FONTE: Riza

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depressione famigliaChi cresce in un ambiente familiare depresso giorno dopo giorno può convincersi che tutto andrà male e svilupperà sfiducia verso di sé: ecco la via d’uscita

Una cappa a cui non ci si riesce a sottrarre, una maledizione che non si riesce a sconfiggere. È con queste potenti immagini che, di solito, viene descritta la sensazione di essere invischiati in un’atmosfera depressiva derivante non da se stessi, ma dalla famiglia di appartenenza.

Una sensazione presente da sempre, fin da quando si era piccoli, ma che, a un certo punto della vita adulta, diventa insopportabile, poiché si comprende che è lei la causa principale delle sofferenze e dei fallimenti a cui si va incontro .

La pessimistica mentalità familiare alimenta la convinzione che

  • “non poteva che finire così”, 
  • “era ovvio che le cose andassero male” 
  • “a noi le cose non vanno mai per il verso giusto”. 

E niente riesce a far andare effettivamente male le cose come unamentalità pessimistica in partenza.

Inizia ad osservarti proprio come fa uno spettatore
Per fortuna oggi più di un tempo è possibile sconfiggere questo tipo di depressione
.

Le persone oggi sono più sensibili a queste tematiche e cresce la determinazione a voler uscire da questa cappa.

 

Il primo passo, ovviamente, consiste nel rendersi conto che il proprio atteggiamento depresso è frutto di un “contagio”. Per comprenderlo è sufficiente porsi tre domande:

1) Ho la sensazione che ogni crisi o difficoltà sia un ricadere nel solito brodo di cupezza e fallimento?

2) Vivo le cose belle e la felicità che mi capita come fragili tregue in mezzo a una generale negatività?

3) Guardo al futuro con una sostanziale sfiducia che io possa effettivamente realizzarmi?

Se la risposta è sì a tutte e tre, la propria depressione ha con ogni probabilità una “matrice familiare” e anche se la sentiamo parte di noi, dobbiamo ricordare che non è così.

È già un bel passo: prenderne mentalmente le distanze e osservarla.

 

Segui i tuoi desideri e spiccherai il volo
Non possiamo poi aspettarci che l’ambiente che ha prodotto e coltivato la depressione ci incoraggi a “tradirlo”, a uscire dal cerchio depressivo.

A parole sembra che lo voglia, ma inconsciamente no: “Va’, figlio mio – dice la madre depressa – sii felice almeno tu”.

È evidente che in quell’“almeno tu” è presente un ricatto, che fa dire a noi stessi:

  • “Posso essere felice e realizzato quando qui, da sempre, nessuno ci riesce?
  • “Come potrò esserlo pensando al dolore di chi amo?”.

 

Quel che serve per uscire dal ricatto emotivo è tirare dritto, senza cercare approvazioni.

Seguire quel che ci piace, sapendo che nessuno, se non noi stessi, verrà a tirarci fuori da questo cerchio.

 

Certo, ciò significa andare verso un destino di libertà, dove può esserci un’alternanza di successi e sconfitte, di bene e male, di allegria e tristezza, e non si è più “al sicuro” nel clan dei depressi, dove si sa già che le cose non andranno.
Ma si tratta di una scelta di vita vera, adulta. Se ci sentiamo pronti a lasciare il plumbeo nido per qualcosa di reale, con reali possibilità di riuscita, è il momento di farlo senza indugio, perché le cose possono andare molto meglio di così. Ecco da dove iniziare.

 

Apriti al nuovo, la prima fonte di guarigione
Fare esperienze che siano realmente nuove, cioè portatrici di extra-ordinario, non è facile. A volte si fa un viaggio esotico, ma si resta in contatto “ombelicale” con la famiglia di origine attraverso il cellulare o Internet. Oppure ci si sposa ma lo si fa sotto lo sguardo costante di genitori e fratelli. Affinché un’esperienza abbia un vero potere curativo e trasformativo, sono necessari quattro elementi.

  •  La distanza. La nuova esperienza deve essere fatta in modo realmente autonomo e senza contatto continuo con i familiari.
  •  Il piacere. Qualsiasi esperienza si scelga, deve essere ispirata dal principio del piacere, in qualsiasi sua forma.
  • Il tempo. L’esperienza deve avere durata tale da suscitare appagamento e curiosità. Se breve, meglio ripeterla più volte o farne altre.
  • Gli incontri. È fondamentale che sia improntata a conoscere persone nuove e, quando possibile, di culture differenti dalla propria.

 

E coi familiari? Fai il loro bene se ti occupi…di te!

  • Resisti ai ricatti. Non è che i familiari non vogliano il tuo bene. Il problema è che non saprebbero vivere una tua vera felicità o riuscita. Sarebbero disorientati e tu potresti avere la sensazione di tradirli, perché loro non sono riusciti dove sei riuscito tu. Ma sono solo involontari ricatti iniziali. Se dai legittimità alla tua autonomia, anche a loro arriverà una bella ventata di vita.
  • Evita di svelartiPuò sembrare crudele e ingrato, ma almeno fino a quando non sei uscito del tutto dal clima depressivo, non esporre tutti i tuoi passi ai familiari, raccontando i dettagli. Diminuisci, pur mantenendoli, gli scambi telefonici e fai il possibile per creare un “mondo tuo” a cui quella visione plumbea della vita non possa arrivare. Proteggi il nuovo con la discrezione.
  • Cambia ambiente. Andare a vivere da soli modifica le geometrie esterne e, di conseguenza, anche quelle interiori. Se già vivi da solo, un trucco semplice ma sorprendente è quello di modificare il tipo di illuminazione della tua casa, cercando una nuova atmosfera. È fondamentale poi cambiare anche le abitudini collegate ai familiari, come ad esempio il pranzo settimanale tutti assieme. Un ultimo suggerimento: è davvero importante che loro non entrino nelle scelte di rinnovamento, piccole e grandi, che finalmente hai deciso di fare!

FONTE: Riza

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TisaneLa spossatezza estiva può essere dovuta al caldo ma anche alla cattiva qualità del sonno: per rimediare, affidati decotti e tisane ad hoc

In questo articolo parliamo invece dell’azione di sostanze che aiutano il riposo serale e che di giorno ci danno l’energia che ci serve.

Grazie alla loro azione adattogena, gli ingredienti usati per le bevande tonificanti ci vengono in aiuto soprattutto quando siamo debilitati e giù di tono, perché i loro principi attivi

  • stimolano il sistema nervoso centrale e
  • aumentano la resistenza alla fatica,

che in questo periodo dell’anno si fa sentire più prepotente che mai.

 

D’altro canto, è anche vero che durante i mesi estivi la stanchezza è spesso provocata – oltre che dal caldo – da una cattiva qualità del sonno: le notti afose della piena estate, spesso ci impediscono di addormentarci o ci obbligano a continui risvegli.

 

Ecco allora le bevande naturali da sorseggiare a partire dal tramonto per pacificare il sistema nervoso, stemperare le tensioni e non essere troppo sollecitati dagli stimoli esterni come luci e rumori, sempre più invasivi e frequenti nel periodo che precede le vacanze.

 

 

Ecco le tisane rilassanti…

  • Escolzia e biancospino: prevengono i risvegli notturni
    Occorrono

    •  Escolzia fiori 30 g,
    • Biancospino fiori 40 g,
    • Passiflora fiori 30 g.

Biancospino e passiflora favoriscono il sonno e soprattutto dissolvono quello stato di tensione mentale che non ti fa mai riposare bene e ti fa svegliare nel cuore della notte o alle prime ore dell’alba.

L’escolzia, dal canto suo, è un potente sedativo naturale: è l’ideale anche quando il sonno è disturbato da crampi o contratture.

 

  • Tiglio e anice, per addormentarsi senza fatica
    La prepari con

    • Melissa foglie 30 g,
    • Tiglio foglie e fiori 20 g,
    • Arancio amaro fiori 20 g,
    • Liquirizia radice 10 g,
    • Anice stellato semi 20 g.

La melissa era considerata dal grande medico arabo Avicenna la pianta che “rende felice il cuore”: in effetti placa il nervosismo e favorisce la serenità che ci fa scivolare dolcemente nelle braccia di Morfeo.

Insieme ai fiori dell’arancio amaro e del tiglio, la melissa previene risvegli precoci e difficoltà di addormentamento e, grazie all’abbinamento con anice stellato e liquirizia, contrasta l’insonnia provocata dalla cattiva digestione.

 

…e quelle tonificanti

  • Tè verde e menta: memoria e concentrazione al top
    Falla semplicemente con

    • Tè verde foglie 60 g,
    • Menta piperita foglie 40 g.

Il tè verde è ricco di vitamina C, è stimolante, energizzante e rinfrescante. La menta piperita è invece un buon tonico che favorisce la concentrazione, stimola il fegato, la cistifellea, e favorisce la digestione, combattendo i cali tipici del dopo pasto.

Questa stessa tisana, ovviamente non dolcificata, può essere anche utilizzata come impacco rinfrescante e doposole: basta metterla in frigorifero un paio d’ore e applicarla ben fredda con delle garze sulla pelle arrossata.

  • Liquirizia e ginseng, il decotto che ti restituisce le forze
    Preparalo con

    • Ginseng radice 30 g,
    • Liquirizia radice 20 g

Il ginseng è considerato il re dei tonici, ma è soprattutto una pianta adattogena: a seconda delle necessità, infatti, agisce come sedativo e stimolante e aiuta l’organismo a modulare il dispendio energetico in base alle diverse situazioni che si trova a dover affrontare. In Cina viene servito a fine pasto con la liquirizia che, accelerando la digestione, favorisce anche una migliore prontezza di riflessi. (da evitare per le donne)

 

FONTE: Riza

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carenza-di-magnesio-e-ansiaIl magnesio è uno dei minerali essenziali per la nostra salute. Aiuta infatti numerose funzioni del nostro organismo essendo coinvolto in oltre 300 processi metabolici: in particolare è utile per i muscoli e il sistema nervoso, contribuisce a regolare i livelli di calcio nel sangue, aiuta la produzione di energia e tanto altro. Spesso però ne siamo carenti e possiamo avvertire dei sintomi caratteristici.

Quando siamo in carenza di vitamine o sali minerali, il nostro corpo vive una situazione di squilibrio che sarebbe meglio risolvere il prima possibile. Ma come accorgersi di un’eventuale carenza? Spesso c’è bisogno del parere di uno specialista che può riconoscere alcune avvisaglie ma nel caso del magnesio ci sono alcuni sintomi tipici, che possono essere riconosciuti con facilità.

 

SPASMI MUSCOLARI

Un sintomo molto caratteristico della carenza di magnesio sono gli spasmi o crampi muscolari che possono colpire in particolare le gambe sia sotto sforzo, che semplicemente stando in piedi oppure addirittura a riposo e anche la notte mentre si è completamente rilassati.

 

GAMBE SENZA RIPOSO

La sindrome delle gambe senza riposo è stata solo recentemente riconosciuta dalla comunità medica. Questa condizione provoca una sensazione di tensione muscolare nelle gambe, il più delle volte costante, che comporta la necessità di muovere spesso l’arto o gli arti interessati. Di solito peggiora la notte e spesso rende molto difficile dormire.

 

EMICRANIA

Alcuni studi hanno dimostrato un legame tra una carenza di magnesio e un aumentato rischio di emicrania, soprattutto nelle donne che soffrono di questo disturbo in concomitanza con il ciclo mestruale. Il magnesio è noto anche per rilassare i vasi sanguigni, non a caso molti mal di testa, secondo gli esperti, sono causati proprio dalle contrazioni muscolari dei vasi.

 

DEPRESSIONE O ANSIA

Diversi studi, tra cui quello del George Eby Research Institute, hanno visto come una carenza di magnesio possa causare dei disequilibri nel cervello, che come conseguenza in alcuni casi scatenerebbe una depressione curabile appunto con un’assunzione costante di questo minerale. Dato che il magnesio agisce come un calmante sul sistema nervoso, una sua marcata carenza può provocare anche ansia e attacchi di panico.

 

ARITMIE DEL RITMO CARDIACO

Uno scarso apporto di magnesio al nostro organismo può portare anche a sviluppare quella sensazione che ci fa percepire la perdita di un battito cardiaco o al contrario un eccessivo movimento e che può durare per pochi secondi ma anche per un minuto o più.

 

Non sempre questi sintomi sono necessariamente da imputare ad una carenza di questo minerale ma sicuramente provare ad aumentarne l’assunzione attraverso gli alimenti che lo contengono di più o utilizzando un integratore è un tentativo da fare.

Tra i cibi che lo contengono maggiormente ci sono fonti vegetali come noci, cereali integrali e verdure a foglia verde. Nella maggior parte dei casi però, dato che purtroppo l’utilizzo dei fertilizzanti chimici ha impoverito di minerali i nostri suoli, potrebbe essere necessario ricorrere ad un integratore.

 

FONTE: Francesca Biogioli (Greenme)

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