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Archive for agosto 2014

olio-di-cocco-1L’olio di cocco è un ingrediente multiuso irrinunciabile per prendersi cura della propria salute e bellezza, che vi potrà essere utile anche per le faccende domestiche. In molti Paesi del mondo l’olio di cocco viene impiegato normalmente per cucinare e condire.

 

Per uso interno dovrete scegliere l’olio di cocco alimentare che potrete trovare in molti supermercati, erboristerie, negozi di prodotti bio e su internet. Andate in ogni caso alla ricerca di olio di cocco puro, ancora meglio se bio. Ecco alcuni usi alternativi dell’olio di cocco tutti da scoprire.

1) Rimuovere le macchie

Mescolate bicarbonato di sodio e olio di cocco per ottenere un rimedio che vi aiuterà a rimuovere facilmente le macchie dalle superfici resistenti della casa, come sanitari e piastrelle. Unite, ad esempio, un cucchiaio di olio di cocco liquido e un cucchiaio di bicarbonato per ottenere una crema leggermente abrasiva e profumata.

2) Lucidare i mobili

Per far risplendere i vostri mobili in legno potete unire un cucchiaino di olio di cocco liquido e un cucchiaino di succo di limone, o comunque parti uguali di entrambi gli ingredienti. Mescolate vigorosamente con una forchetta e usate il composto per lucidare i mobili in piccolissime quantità, servendovi di un panno morbido. Se non lo avete a disposizione, sostituite l’olio di cocco con l’olio d’oliva.

3) Antizanzare naturale

Per ottenere un antizanzare naturale, diluite da 5 a 10 gocce di olio essenziale di eucalipto o di geranio in 50 ml di olio di cocco. Potete applicare sulla pelle questo rimedio antizanzare per evitare che vi pungano, dato che l’aroma degli oli essenziali le allontanerà. Non utilizzate mai oli essenziali puri sulla pelle dei bambini, ma con i più piccoli cercate di evitarli del tutto, anche se diluiti.

4) Antibiotico contro la carie

L’olio di cocco, trattato con un particolare enzima, riesce a contrastare l’insorgere della carie. La nuova scoperta è stata illustrata di recente dalla Society of General Microbiology dell’Università di Warwick. Gli esperti hanno valutato gli effetti sia dell’olio di cocco al naturale sia del suo abbinamento ad un particolare enzima, in un processo che simula la digestione.

 

5) Oil pulling

Probabilmente proprio per via dei suoi possibili benefici per la salute dei denti, l’olio di cocco, insieme all’olio di sesamo, è tra i più utilizzati per l’oil pulling, una tecnica per l’igiene orale e l’eliminazione delle tossine suggerita dalla medicina ayurvedica.Per l’oil pulling si consiglia di utilizzare oli naturali e biologici da conservare al riparo dalla luce. Lìoil pulling aiuta l’organismo a eliminare le sostanze di scarto e i batteri che durante la notte vanno a depositarsi su lingua e denti.

 

6) Facilitare la rasatura

Per facilitare la rasatura potete applicare sulla pelle delle piccole quantità di olio di cocco, in modo da rendere più semplice lo scorrimento della lama. L’olio di cocco inoltre è indicato per favorire la cicatrizzazione, dunque lo potrete utilizzare dopo la rasatura per alleviare eventuali taglietti e rossori. Per lenire la pelle, abbinate olio di cocco e gel d’aloe vera.

7) Rimuovere il chewing-gum

Può capitare, soprattutto tra i bambini, che inavvertitamente il chewing-gum rimanga attaccato ai capelli. Niente panico: non sarà necessario ricorrere alle forbici, con il rischio i rovinare la chioma. Basterà ungere bene il chewing-gum con dell’olio di coccco, da applicare anche sui capelli nella zona interessata, quindi si dovrà procedere con la massima delicatezza alla rimozione manuale.

8) Crema per il corpo

Soprattutto se la vostra pelle risulta piuttosto secca e arida, potete provare a sostituire le comuni creme per il corpo con dell’olio di cocco, che potrete applicare in forma liquida o solida (a seconda della temperatura dell’ambiente e delle stagioni) dopo la doccia e al momento del bisogno. Così avrete una pelle sempre morbida, vellutata e profumata. L’olio di cocco è un ingrediente multiuso davvero fenomenale per la cura della pelle.

9) Cura dei piedi

L’olio di cocco viene consigliato come un rimedio naturale davvero efficace per la cura dei piedi. Può essere utile massaggiare le dita dei piedi con dell’olio di cocco, magari in abbinamento a olio essenziale di lavanda o a Tea Tree Oil per prevenire le infezioni da funghi. Ma l’olio di cocco è formidabile soprattutto per ammorbidire la pelle inspessita dei talloni. Potrete fare degli impacchi notturni all’olio di cocco indossando dei calzini protettivi nebtre dormite.

10) Proteggere le labbra

Per proteggere le labbra dalle screpolature, potete conservare un barattolino di vetro in cui avrete versato dell’olio di cocco in frigorifero. L’olio di cocco in frigorifero tenderà a solidificarsi per via delle basse temperatyre e ad assumere una consistenza simile a quella del burro di karitè. In questo modo potrete utilizzare l’olio di cocco puro come se si trattasse  di un normale balsamo per le labbra.

 

FONTE: Marta Albè (Greenme)

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Kräutertee mit MelisseSpesso d’origine ansiosa, la colite toglie energia e abbassa le difese: bisogna agire con rimedi naturali giusti, come i sali d’argento, il potassio e…

La colite è un’irritazione o infiammazione del colon spesso associata a componenti nervose ed emotive e a intolleranze alimentari.

Si può presentare in tre modalità:

  • con dolori crampiformi (o coliche addominali),
  • con gonfiore alla pancia dovuto alla presenza di aria nell’intestino (meteorismo) o
  • con diarrea.

Di per sé un episodio occasionale di colite con diarrea non è negativo, poiché rappresenta una modalità con cui l’intestino si libera delle tossine. Quindi di solito non è consigliato intervenire per arrestarla, se non reintegrando le perdite di liquidi e sali minerali. Scopri come.

 

Passiflora e tormentilla curano crampi e scariche
Il rimedio fitoterapico giusto dipende dalla forma con cui la colite si presenta. Di seguito, ecco le erbe consigliate.

  • Se ci sono coliche addominali, anche di origine nervosa, si suggerisce l’infuso di passiflora (un cucchiaio di fiori secchi per tazza di acqua calda) o in estratto secco (una capsula al giorno).

 

  • Se prevale il gonfiore si può assumere il decotto di semi di cumino: fare bollire 30 g di semi di cumino in un litro di acqua per 5 minuti, lasciare riposare per 10 minuti, filtrare e berne mezza tazza dopo ogni pasto principale, anche dolcificando con del miele di castagno.

 

  • Infine nelle forme di colite associate a diarrea il rimedio raccomandato è tormentilla: 15-20 gocce di estratto fluido in un bicchiere d’acqua 2-3 volte al giorno, fino a miglioramento dei sintomi.

 

Il finocchio placa l’intestino
In caso di colite con crampi e/o diarrea occorre evitare latte e latticini e privilegiare i cibi astringenti ricchi di potassio (che viene perso in caso di diarrea), come

  • patate,
  • carote,
  • mele (senza buccia),
  • riso,
  • banane.

Se c’è gonfiore occorre evitare i cibi meteorizzanti come

  • legumi,
  • cavoli,
  • creme e
  • cioccolato e
  • zucchero bianco.

Meglio non consumare proteine diverse nello stesso pasto (per esempio, carne e formaggio), mentre vanno bene le carni bianche lessate o ai ferri. Un finocchio crudo a fettine con un filo d’olio blocca subito le scariche.

 

Sali d’argento per  la colite da ansia
In omeopatia, Argentum nitricum è indicato per la diarrea dovuta a un aumento dei movimenti intestinali di origine emotiva, ricorrenti in soggetti agitati, ansiosi, stressati, che sono sempre di fretta, hanno paura di essere in ritardo e temono di non avere il tempo di finire ciò che hanno cominciato.

In questi casi la diarrea è associata a

  • bruciori allo stomaco,
  • eruttazione,
  • flatulenza e
  • meteorismo.

In genere si assume alla 5 CH o alla 7 CH, anche più volte al dì in caso di diarrea acuta, da ridurre poi gradualmente con il miglioramento del disturbo.

 

Magnesio e potassio per non disidratarti
Nelle forme acute di colite il problema principale è la perdita di liquidi, che provoca disidratazione: gli oligolementi più utili sono potassio e magnesio da assumere a giorni alterni per 10 giorni.

FONTE: Riza

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ipocrisiaChi si preoccupa sempre di piacere agli altri teme di venire abbandonato e per questo indossa la maschera del “super buono”: un atteggiamento controproducente

Fanno tutto quello che gli si chiede, dicono quello che si spera che dicano, sono sempre d’accordo con chi hanno di fronte e, in ogni caso, mai apertamente in disaccordo.

 

Sembra che a loro vada bene tutto, che possano sopportare ogni cosa e che addirittura gli piaccia farlo.

  • Sono arrabbiati? Sorridono.
  • Sono delusi? Si mostrano soddisfatti.
  • Sono occupatissimi? Si rendono disponibili a ogni richiesta.

Sono i “compiacenti”, cioè persone che vivono dominate dalla paura di scontentare chiunque abbiano davanti. E che, con questo modo di fare, portano le relazioni – amicali, sentimentali e lavorative – verso un inevitabile fallimento.

Un fallimento di cui non si spiegano le ragioni e che fanno una gran fatica ad accettare, perché convinte che la strategia del “non deludere” sia la migliore per far andare bene le cose. È un caso estremo, certo.

 

Ma è vero che siamo in molti – quasi tutti a dire il vero – a desiderare di piacere agli altri, al punto da rischiare a volte di snaturare ciò che siamo.

 

Paura dell’abbandono
Chi più chi meno, tutti abbiamo imparato fin da piccoli che all’occorrenza si può indossare la maschera di “colui che non delude” per avere dei vantaggi. Chi non riesce mai a togliersela però ha una tale paura di deludere e di venire abbandonato che tutta la sua vita viene condizionata.

 

Forse il comportamento dei genitori, e poi le prime esperienze di incontro con il mondo esterno, lo hanno convinto che, se non si contraddicono gli altri, si viene accettati o, quantomeno, non si viene puniti: si ottiene la loro clemenza.

Fin da quando era piccolo, quindi, egli cerca di affermarsi nella realtà tentando di “tenere buono” l’interlocutore, temendo le sue reazioni: potrebbe non amarlo più, non accettarlo, non volerlo, ma anche “distruggerlo” con brutte parole e musi lunghi.

 

Una strategia fallimentare
Chi vive così sacrifica la qualità della propria vita in cambio della sopravvivenza emotiva.

Eppure può fare qualcosa di concreto per uscire da questa penosa situazione. In fondo si tratta di togliere una maschera che, a ben vedere, non ha mai dato risultati positivi. I partner, dopo averlo sfruttato ben bene, lo hanno accusato di falsità, di doppiogiochismo e – cosa paradossale, in apparenza, per chi si è adattato così tanto – di egoismo; gli amici gli si sono rivoltati contro o si sono sentiti raggirati; i colleghi lo vessano dopo averlo spremuto come un limone.

 

Invece di parlare di ingratitudine degli altri occorre focalizzarsi sul fatto che, alla fine, tutti scoprono, o comunque percepiscono, la sua finzione. E non gliela perdonano. Quando oggi sente dire: “Potevi dirlo che non eri d’accordo!”, ebbene è vero: poteva dirlo. O, meglio: doveva.

Avrebbe dovuto affermare se stesso e sopportare la probabile reazione negativa dell’altro, visto che, alla fi ne, essa è comunque arrivata, ed è ben peggiore di quella che poteva essere all’inizio.La finzione della bontà
Chi fa di tutto per compiacere gli altri è convinto di essere una persona buona, molto buona, visto che si adatta ai loro bisogni e ciò gli fa pensare che, con tutta questa bontà, gli altri avranno pietà di lui e riconosceranno il suo “grande cuore”.

 

Ma, a parte il fatto che gli altri non sanno niente dei sacrifici che ha fatto, egli, in realtà, non ha mai avuto il coraggio di immettere nelle relazioni la propria verità, le proprie vere idee, i propri desideri ed esigenze.

 

E quindi non ha mai dato loro delle reali chance di riuscita. È su questo punto che occorre riflettere con molta attenzione. Se per motivi legati alla propria storia personale non si fornisce all’altro una conoscenza reale di sé, tutto sarà inquinato fin dall’inizio e ciò che si temeva – il “disastro” e l’abbandono – si realizzerà puntualmente. Se invece ci si farà conoscere per come si è, quel che accadrà sarà davvero quel che deve accadere. E la vita, per quanto impegnativa, potrà essere reale e appagante.

 

Smetti di adattarti alle scarpe strette o le dovrai portare sempre

Riconosci le tue esigenze
Più lo compiaci, più l’altro si abitua a vederti così:

  • disponibile,
  • malleabile e
  • senza idee ed esigenze particolari.

E gli va benissimo, quindi non accetterà cambiamenti. È a te però che non va bene. Perciò impegnati, fin dall’inizio di un rapporto, a dire ciò che pensi e a esprimere ciò di cui hai voglia o bisogno. Non accadrà niente di terribile.

 

Conosci meglio te stesso
A volte, a forza di adattarsi alle esigenze degli altri, si finisce per non sapere più quali sono le proprie. Orientati di più su di te, sulla tua interiorità. Dai più ascolto alle tue emozioni, ai tuoi pensieri. Essere più in contatto con essi ti aiuterà ad avere la risposta pronta per esprimerti al momento opportuno.

 

Inutile rinfacciare
Se ti adatti a tutto, anche senza che ti venga richiesto, lanci il messaggio che per te non c’è problema. Perciò è assurdo poi, quando ti senti disconosciuto, fare un elenco dei sacrifici fatti e degli sforzi profusi.

 

Ciò farà apparire la tua bontà come interessata e, quindi, manipolatoria. Piuttosto seleziona meglio a cosa adattarti e a che cosa no, così da non sentirti in credito con tutti.

FONTE: Riza

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SAPORI AUTUNNOSono il trionfo delle combinazioni disintossicanti, degli ingredienti biologici e degli aromi decisi: ecco il mix infallibile per prepararsi ai freddi che verranno

Un sangue forte e pulito, tessuti liberi dalle scorie, organi che funzionano a regime: è quanto richiede al nostro corpo la ripresa settembrina, che esige difese pronte e un surplus di energia.

 

 

Dove trovarle? Basta far rifornimento a tavola delle sostanze depurative e ricostituenti contenute negli ortaggi, nei cereali e nei semi di stagione. Che saziano e nel contempo curano.

 

Zuppa di farro: migliora la concentrazione e drena la ritenzione

Il farro contiene proteine di elevato valore biologico con tutti gli otto aminoacidi essenziali:

  • per questo agisce come un vero e proprio ricostituente, che previene i cali psicofisici tipici di questo periodo. La presenza del potassio (di cui sono ricchi anche sedano e cipolla) migliora la diuresi.

La ricetta: per 2 porzioni ci vogliono

  • 120 g di farro decorticato,
  • una carota,
  • un gambo di sedano,
  • un cipollotto,
  • mezzo bicchiere di vino bianco,
  • un cucchiaio di olio extravergine d’oliva,
  • un cucchiaino di estratto per brodo vegetale.

Preparazione:

  1. fare un trito con carota, sedano e cipollotto,
  2. porlo in una casseruola con l’olio e far rosolare;
  3. unire il farro e farlo insaporire per qualche minuto,
  4. versare il vino e farlo evaporare.
  5. Unire 250 ml d’acqua calda, l’estratto per brodo vegetale e
  6. cuocere per 35 minuti.
  7. Servire la zuppa ben calda.

 

Ceci al peperoncino: riducono il colesterolo e combattono le allergie

I ceci contengono oltre il 20% di proteine vegetali, ottime per rassodare i tessuti, ma offrono anche discrete quantità di potassio, calcio, ferro, zinco, acido folico e betacarotene, che stimolano la rigenerazione cellulare.

Fluidificano i succhi gastrici, abbassano i livelli di colesterolo nel sangue e favoriscono l’eliminazione degli acidi urici. Il loro contenuto di manganese è un buon presidio contro le allergie.

La ricetta: per 2 persone procurati

  • 400 g di ceci lessati,
  • un peperoncino rosso fresco,
  • un ciuffo di prezzemolo,
  • un filetto di acciuga sotto sale,
  • un cucchiaio di olio d’oliva biologico,
  • sale integrale e pepe nero q.b.

 

Preparazione:

  1. scaldare l’olio in una padella antiaderente e
  2. farvi appassire il peperoncino;
  3. unire l’acciuga e farla “spappolare”,
  4. insaporire con prezzemolo tritato, sale e pepe.
  5. Sciacquare i ceci,
  6. porli in una terrina e
  7. condirli con l’intingolo appena preparato.
  8. Servire tiepido.

 

Muffin al cardamomo: ne basta uno a fine pasto, per favorire la digestione

Questo dolce goloso, tipico della tradizione americana, ha la caratteristica d’essere facilmente digeribile, a patto di non esagerare con le quantità: il burro che contiene è ricco di vitamine A e B, calcio, fosforo e acidi grassi a catena corta, facilmente assimilabili. E grazie alla presenza del cardamomo evita la fame dopo i pasti e cura la gastrite.

La ricetta:per 16 muffin servono

  • 250 g di farina di riso,
  • 10 g di lievito in polvere per dolci,
  • un cucchiaio di miele,
  • un bicchiere di latte,
  • un uovo intero e un tuorlo,
  • 60 g di burro,
  • un pizzico di sale,
  • un cucchiaino di cardamomo in polvere,
  • burro fuso e farina per gli stampini.

 

Preparazione:

  1. versare in una terrina la farina con sale, lievito e cardamomo,
  2. formare un incavo e versare l’uovo, il tuorlo e il miele;
  3. mescolare con un cucchiaio di legno,
  4. unire il latte e il burro fuso intiepidito.
  5. Disporre nelle 16 formine unte e infarinate e
  6. far cuocere finché i muffin non saranno gonfi e dorati.

 

FONTE: Riza

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SINDROME DA RIENTROLe vacanze stanno per concludersi ed il rientro a lavoro è vissuto da molti come un trauma enorme.

Gli “esperti” parlano di sindrome da rientro per indicare quella sensazione di malessere e malinconia che accompagna il ritorno alla normalità dopo un periodo di vacanza.

 

Certamente il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di un po’ di tempo per tornare ad abituarsi ai ritmi pre-ferie, ma è anche vero che si può affrontare tutto con tranquillità grazie ad alcuni piccoli accorgimenti che renderanno il ritorno alla normalità più facile. Ecco dieci utili consigli per prevenire o gestire lo stress da rientro dal punto di vista psicologico:

 

1) Meglio prepararsi in anticipo al rientro
Anticipare mentalmente il vostro rientro qualche giorno prima, può aiutarvi a prepararvi al ritorno alla vita di tutti giorni affrontando la realtà per tempo. Questo non vuol dire cominciare a pensarci una settimana prima; anticipare troppo, al contrario, non vi permetterà di assaporare momento dopo momento, nel presente, la vostra vacanza.

 

2) Riprendete con gradualità
Concedersi, se è possibile, qualche giorno di riposo nella propria città, in modo tale che corpo e mente possano riadattarsi agli abituali ritmi quotidiani. Per molti le vacanze non sempre sono esattamente “riposanti”: meglio concedersi, quindi, qualche giorno di vero “relax”, prima di ricominciare.

 

3) Fate una lista delle cose che creano preoccupazione per il rientro
Se ci sono situazioni legate al rientro che vi creano ansia, prendete carta e penna e provate a fare un piccolo elenco. Definite con precisione, meglio che vi riesce, qual è il problema per voi in quella situazione; poi pensate per quel problema, quali potrebbero essere le possibili soluzioni e in che modo si potrebbero mettere in pratica, poi passate all‘azione e verificate dopo qualche tempo se avete raggiunto il vostro obiettivo.

 

4) Stabilite le priorità
Spesso rientrando in ufficio, la prima “brutta sorpresa” è il lavoro che si è accumulato durante le nostre settimane di assenza. Per esempio, si accende il computer e si trovano migliaia di mail da leggere, oppure il capo ci ricorda quelle pratiche ancora in sospeso o ci troviamo travolti dalle richieste dei clienti. Dato che probabilmente all‘inizio non sarà possibile portare a termine tutto, un suggerimento può essere quello di stabilire, se possibile, delle priorità, partendo dai compiti che secondo voi sono più importanti fino a quelli che possono attendere.

 

 

5) Gestite con gradualità gli obiettivi
Allo stesso modo può essere utile iniziare i primi giorni con obiettivi più piccoli e semplici, focalizzandovi con gradualità ai progetti di lavoro più complessi ed ambiziosi. Questo atteggiamento può aiutarvi a mantenere un senso di controllo sulle situazioni e una migliore ripresa del normale ritmo lavorativo e di studio.

 

6) Troppi impegni? imparate a delegare
Lo stress aumenta nel momento in cui le richieste ambientali superano in qualche modo le nostre risorse fisiche e psicologiche per potere affrontare queste richieste. Dopo un periodo di relativa inattività, trovarsi nuovamente a dover gestire molti impegni contemporaneamente può essere in alcuni casi stressante, per cui, può aiutarvi delegare ad altri qualche compito. Ma questo significa rinunciare all‘idea di poter essere i soli a saper gestire bene quella determinata cosa. Oppure significa esprimere ad altri il bisogno di aiuto. Questo è possibile per voi?

 

7) Riattivate stati d‘animo positivi
Spesso la qualità dei nostri ricordi è influenzata dal nostro stato d‘animo, se siamo tristi o di cattivo umore tendiamo a pensare maggiormente ad eventi passati negativi o che ci hanno causato sofferenza. Viceversa quando il nostro umore è positivo tendiamo a recuperare più facilmente dalla nostra memoria eventi per noi positivi e in cui siamo stati bene. Per contrastare l‘umore “nero” da rientro, un altro suggerimento è quello di ricordare i momenti della nostra vacanza,

  • più divertenti,
  • più romantici,
  • più coinvolgenti e sorprendenti,

associati ad emozioni positive.

 

 

8) Modificate i pensieri negativi
Al rientro dalle vacanze è importante non alimentare la propria ansia con pensieri negativi e “irrazionali” ma è invece raccomandabile concentrarsi su pensieri positivi. Provate a fare una lista dei pensieri negativi e accanto a questi provate a scrivere, cambiandoli, dei pensieri più positivi. Questo piccolo esercizio vi aiuterà non solo a modificare i vostri pensieri negativi ma scrivendoli vi permetterà di guardarli con più consapevolezza e distanziamento, diventando di conseguenza meno disturbanti e più gestibili.

 

 

9) Considerate le conseguenze positive della vacanza
Anche se le vacanze sono terminate e alcuni effetti benefici (rilassamento, riposo, ecc.) tendono a esaurirsi in breve tempo, è bene considerare anche altri aspetti positivi più duraturi. Ad esempio una vacanza o un viaggio sono sempre un‘occasione di esplorazione, di incontro con altre persone e confronto con altre culture, un viaggio permette conoscenza e arricchimento, favorisce esperienze positive e altro ancora. Per cui se alcuni effetti si perdono in poco tempo, altro non è perduto, anzi ciò che è stato vissuto, è entrato a far parte in modo permanente del nostro patrimonio personale.

 

 

10) Dedicatevi ad attività piacevoli e rilassanti
Se durante le vacanze avete coltivato una buona abitudine come fare una passeggiata, oppure leggere un libro, ecc. provate a mantenere l‘abitudine. Se durante le vacanze estive abbiamo coltivato dei piacevoli hobby non abbandoniamoli del tutto ma proviamo a praticarli durante il tempo libero dal lavoro. Continuare a dare spazio a sé può dare quel senso di beneficio che normalmente sperimentiamo quando siamo in vacanza.

FONTE: Caffeina

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Yoga OutdoorsLuca Puccillo pratica Hatha Yoga da quasi due anni e ci segnala una respirazione molto tonica e potente il cui nome sanscrito è Kapalabhati, che vuol dire “cranio lucente”.
Questa tecnica tonifica il muscolo principe della respirazione: il diaframma, che nel torace separa i polmoni dagli organi interni.
Kapalabhati permette inoltre un ricambio totale dell’aria dei polmoni e una pulizia di tutte le vie respiratorie superiori.
Come si fa?
È molto semplice, da seduti si inspira profondamente e poi si tenta di far uscire più aria possibile dal naso con un colpo solo, il più velocemente possibile.
Quindi si riprende aria rapidamente e si fa uscire di nuovo con forza.
Non si riesce con questa tecnica a espirare tutta l’aria con un solo colpo:
la pratica assomiglia a piccoli colpi che partono dalla pancia e fanno uscire l’aria dal naso.
La respirazione può apparire superficiale e la sensazione è quella di sentire dei colpetti alla base della nuca e un senso di frescura lungo tutte le vie respiratorie superiori. All’inizio si può partire con soli 30 secondi e si consiglia di non superare in ogni caso i 5 minuti.
Kapalabhati è annoverata tra le tecniche di purificazione del corpo, come descritto nei testi sacri del Gheranda Samhita e Hatha Yoga Pradipika, e di Pranayama (tecniche di respirazione).
Grazie a questa pratica si realizza un completo cambio di aria all’interno dei polmoni, si purificano le vie nasali, si ossigenano gli organi interni e si tonifica la fascia addominale. Si ottiene inoltre una maggiore chiarezza mentale.
FONTE: Huffingtonpost

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MEDITAZIONE AL CIOCCOLATOSembra una tecnica messa a punto per le feste. Eppure è stata proposta e resa popolare da Jon Kabat-Zinn, professore emerito in medicina presso l’Università a scuola medica del Massacchussets.
Il suo programma di mindfulness per la riduzione dello stress, che propone in maniera laica:
  • tecniche millenarie di yoga e
  • meditazione buddhista,
è ora praticato in ospedali e centri di salute mentale in tutto il mondo.Le evidenze scientifiche che riguardano il miglioramento di:
  • casi molto seri di depressione,
  • una più veloce guarigione dei pazienti da molte malattie e
  • la diminuzione di farmaci e
  • la diminuzione di antidolorifici assunti,
hanno convinto istituzioni pubbliche e private ad adottare il suo metodo in tutto il mondo.
Ecco una delle tecniche di meditazione più semplici e adatte ai principianti.
È tratta dal libro Mindfulness: an eight week plan for finding peace in a frantic world, di Mark Williams, Danny Penman e Jon Kabat-Zin.Scegli della cioccolata, meglio se di un tipo che non hai mai assaggiato prima o non mangi da molto tempo.
Può essere amara, dolce o alle nocciole, non importa.
La cosa fondamentale è che non sia un sapore a cui si è già abituati.
Cominciamo con lo scartare il pacchetto usando i nostri sensi: la dita sul cartone, poi sulla carta stagnola più morbida o la plastica.Proviamo a percepire l’odore del contenuto, non appena aperta la confezione.
Quale messaggio arriva alle narici?
Sprofondiamo nella sensazione dell’aroma e osserviamo il colore, la forma, le sfumature del cioccolato tra le nostre mani. Ascoltiamo il suono della tavoletta mentre ne fratturiamo un pezzetto e lo mettiamo in bocca.
Quanta forza abbiamo calibrato tra le dita? Tratteniamo il cioccolato per qualche istante sulla lingua senza masticarlo, percepiamone il gusto, la consistenza e il nostro respiro mentre assaporiamo questa spezia pregiata.Nella cioccolata sono comprese oltre 300 sfumature di sapore, quante ne percepiamo in questo presentissimo atto di lussuria gustativa?
Cerchiamo di notare anche se la mente tende ad abbandonare la situazione presente o è totalmente assorta dal lento sciogliersi della miscela di cacao sulla lingua.
  • Quali pensieri raggiungono la nostra mente?
  • Quali azioni il resto del corpo?
Mentre assaporiamo questa delizia, come si sentono e in quale posizione sono i nostri piedi, le mani, il busto e le gambe?
Se la mente ci abbandona seguendo altri pensieri, riportiamola gentilmente al presente.Quando la cioccolata si è sciolta completamente, deglutiamo deliberatamente e ripetiamo l’intero procedimento se serve.
  • Come ci sentiamo alla fine di questo rituale dei sensi?
  • Notiamo una differenza nel modo di assaporare la cioccolata e nelle reazioni fisiche e psicologiche?
  • Questo frammento di cioccolata ci sembra forse più buono o diverso da tanti altri in passato?

 

Portare attenzione alle azioni presenti, al nostro modo di percepirle e al respiro è di per sé una tecnica di meditazione. Guidare dolcemente la mente alla totale presenza mentale è una delle fondamentali arti di felicità.

 

FONTE: Huffingtonpost

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VENEZIASiete degli amanti appassionati del mare, pronti a trascorrere tutte le vostre vacanze a due passi dall’acqua?

 

Vi sarà capitato, nel corso della vostra vita, di rinunciare a un soggiorno marittimo, magari per accontentare il vostro compagno o la vostra compagna e andare finalmente in montagna, o in quella capitale europea che ancora manca alla vostra lista.

 

Bene, da oggi avete un’arma in più – un vero e proprio trattato – da usare a vostro vantaggio nel momento topico in cui si decide dove trascorrere le ferie. Il titolo è un po’ lungo, perché molte sono le prove scientifiche che l’autore, Wallace J. Nichols, porta a sostegno della sua tesi: andare al mare non solo fa bene, ma è necessario per la nostra mente.

 

Il titolo, dicevamo: “Blue Mind: The Surprising Science That Shows How Being Near, In , On, Or Under Water Can Make You Happier, Healthier, More Connected, And Better At What You Do” (“Mente Blu: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai”).

In una parola, come possa tirare fuori il meglio di te. Il volume raccoglie oltre dieci anni di ricerca scientifica che dimostrano come la vicinanza all’acqua stimoli il nostro cervello al rilascio di sostanze chimiche collegate alla felicità, come

  • dopamina,
  • serotonina e
  • ossitocina.

 

Per il bene delle nostre “menti blu”, abbiamo riassunto qui sotto cinque teorie dal libro di Nichols.

 

 

nuoto-640x3201) L’acqua ci riporta al nostro stato naturale

Siamo connessi all’acqua fin dal principio della nostra vita. Il corpo dei bambini è composto per il 75% da acqua. Invecchiando, diventiamo più secchi (solo il 60%), ma il nostro cervello è ancora acqua per tre quarti e le nostre ossa per il 31%.
Il cervello, che si trova nella nostra testa nella forma di un “fluido cerebrospinale chiaro e privo di colore”, reagisce con piacere all’acqua perché – come scrive Nichols “i nostri antenati vennero fuori dall’acqua ed evolsero le loro capacità dal nuotare allo strisciare fino al camminare. I feti umani, nelle prime fasi di sviluppo, hanno ancora strutture simili a fessure branchiali”, e l’acqua nelle nostre cellule “può essere paragonata a quella che si trova nel mare”.

Questa connessione biologica all’acqua – spiega Nichols – sollecita una risposta immediata nei nostri cervelli. Questo è il motivo per cui, quando vediamo o ascoltiamo l’oceano, sappiamo di essere “nel posto giusto”.

 

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2) Lungo la costa siamo più rilassati

Secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello subconscio basta anche solo osservare un paesaggio come quello qui sopra. Tramite risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno notato che guardare immagini di natura fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”.

Al contrario, alla vista di paesaggi cittadini si “accendono” principalmente le aree collegate allo stress. Tra tutti i paesaggi naturali, sono quelli marittimi i migliori per il nostro cervello.

 

 

293862_415520201833401_1674313134_n3) Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa ancora meglio

Lo stesso discorso vale per la vita reale. Nichols cita uno studio del 2011 in cui una applicazione chiamata Mappiness ha tracciato i livelli di benessere di circa 22mila utenti. Ai partecipanti veniva chiesto di valutare il loro grado di felicità in diversi momenti. Secondo le risposte inviate (più di un milione), non solo le persone erano più serene quando erano all’aria aperta, ma erano più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

 

 

article4) L’acqua ringiovanisce le menti stanche

Al giorno d’oggi, con tutta la tecnologia che ci circonda, il nostro cervello ha ancora più bisogno di ricaricarsi. Secondo Nichols, in questo nulla può superare l’acqua.

In questo caso il riferimento è a uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology, in cui si analizza il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti: uno a cui erano state assegnate stanze con viste più paesaggistiche (alberi, laghi, prati) e un altro a cui erano state date stanze su vedute più urbane. Il primo gruppo non solo aveva risultati più brillanti, ma dimostrava anche una maggiore capacità di attenzione funzionale.

 

 

paesaggi_mare_montagna_2405) Il blu dà sollievo

A quanto pare il blu è anche il colore preferito del mondo. L’autore cita un progetto di ricerca del 2003, in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito. Ancora una volta, il blu. Nichols non si mostra per niente sorpreso: siamo evoluti in un pianeta che è principalmente fatto di sfumature d’acqua e cielo blu, è comprensibile che il nostro cervello sorrida di fronte a questo spettacolo.

 

 

FONTE: Huffingtonpost

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salsa_peperoncini_tabascoGrazie al loro contenuto di licopene e capsaicina, questi condimenti, dal gusto intenso accelerano il dimagrimento: ecco perché

In questo ultimo scorcio d’estate vogliamo proporti due condimenti golosi per dare sapore ai tuoi piatti a zero calorie; sono due “salse” dal gusto intenso, una più delicata, l’altra decisamente più piccante, che per il loro colore rosso acceso dovuto al ricco contenuto di antiossidanti ricordano le  sfumature degli ortaggi estivi ma, per fortuna, si possono usare tutto l’anno: sono il concentrato di pomodoro e il tabasco.

 

Il concentrato di pomodoro è un grande antiristagni
Quando viene trasformato in concentrato, il pomodoro aumenta il suo contenuto di licopene, un potente antiossidante:

  • studi recenti hanno confermato che, rispetto all’ortaggio fresco, il licopene nel pomodoro concentrato è presente in quantità 10 volte maggiori!

 

Puoi usare il concentrato in cucina per insaporire i sughi, le minestre, le marinate di pesce, le insalate, i contorni di verdura, ma anche per dare gusto (ne basta un cucchiaino) alla pasta del pane o della pizza che prepari in casa: non aggiungere sale perché il concentrato ha già un sapore intenso.

 

Anche come concentrato il pomodoro aiuta a combattere i ristagni e riduce i gas intestinali.

 

Il tabasco riduce le flaccidità
Il tabasco è una salsa rossa piccante ricavata da una particolare tipologia di peperoncino: il Capsicum frutescens.

È stato brevettato dall’azienda statunitense McIlhenny Company nel 1870. Il nome della salsa deriva dall’omonimo stato del Messico e la ricetta originale ha come ingredienti peperoncini tabasco, sale grosso e aceto di vino bianco.

Il peperoncino è una varietà piccante del peperone dolce e contiene capsaicina, un alcaloide che ha la capacità di:

  • accelerare il metabolismo
  • di bruciare i grassi.

Inoltre l’alta percentuale di vitamina C (che supera di 4 volte quella dell’arancia) lo rende un ottimo

  • rassodante
  • anti smagliature.

 

Sempre grazie alla capsaicina, il peperoncino (e dunque il tabasco) favorisce la digestione, evitando fermentazioni, meteorismo e dilatazione addominale. Essendo molto piccante, si consiglia di utilizzarlo con parsimonia.

FONTE: Riza

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bevande_gassateQuando si entra al supermercato a fare la spesa il reparto che attira subito l’attenzione, soprattutto quella dei bambini, è il reparto bibite.

 

Il motivo è semplice, montagne di bottiglie di tutte le forme e di tutti i colori creano murales accattivanti che riempiono gli occhi e riempiono le papille gustative di qualcosa che il nostro cervello elabora come “buono” “dolce” anche se in realtà di buono non c’è molto e di dolce c’è troppo.

 

Sono 10 i validi motivi per non farsi attrarre dai colori e dalle forme di questi liquidi gassati elencati dal sito Fooducate.com, il quale si premura di fornire un sistema di classificazione dei cibi in commercio, sviluppato da scienziati, dietisti e genitori attraverso un algoritmo scientifico basato sui valori nutrizionali e sulla lista degli ingredienti.

 

1) Fanno ingrassare.

Ricche di zuccheri o dolcificanti che si vanno ad incrementare all’apporto giornaliero di altre sostanze e senza che ci si renda conto, il peso aumenta, pensate che bevendo una lattina di bibita ogni giorno per un anno il peso aumenta di circa 8 Kg, rispetto a chi invece beve solo acqua.

 

2) Ingannano il corpo.

Le bibite denominate “diet” non contengono calorie, ma hanno un sapore che inganna il cervello e fanno si che il corpo rilasci insulina che serve per assorbire gli zuccheri che però il corpo non riceverà mai e quindi vengono incrementate le cellule adipose.

 

3) Sono pericolose.

I dolcificanti usati per rendere appetibili e piacevoli queste bibite sono risultati cancerogeni in diversi studi. Quindi meglio evitare.

4) Aumentano il rischio diabete.

Gli studi hanno dimostrato un legame tra consumo di bibite e diabete di tipo 2. L’elevata quantità di zucchero nelle bevande analcoliche ha dimostrato di aumentare le probabilità di diabete. Inoltre le bevande dietetiche possono aumentare le probabilità ancora più delle bevande normali.

5) Rovinano i denti.

Ancora peggio di bere la bibita è sorseggiarla. Lo zucchero si deposita sui denti insieme

  • all’acido fosforico,
  • all’acido malico e/o
  • l’acido citrico.

Questi composti danneggiano lo smalto dei denti favorendo la carie.

 

Bibite gassate

6) Alleggeriscono il portafoglio.

Le bibite gassate costano molto rispetto all’acqua, si calcola che una famiglia di 4 persone risparmia fino a 500 dollari all’anno bevendo solo acqua.

7) Danneggiano le papille gustative.

Il gusto delle bevande gassate altera le papille gustative a tal punto che quando si gusta un pranzo fatto in casa e cucinato alla perfezione, non si riesce a gustare appieno i sapori che vengono alterati dagli acidi e dallo zucchero, non a caso i sommelier consigliano vini diversi per cibi diversi… ma mai e poi mai consiglierebbero una bibita dolce.

8) Contengono zuccheri raffinati.

In una lattina contiene 10 cucchiai di zucchero, consumandone una al giorno per un anno è come assumere 14,5 kg di zucchero.

9) Contengono coloranti artificiali.

Alcune bibite contengono coloranti (tartrazina) che sono sospettati di provocare iperattività nei bambini. Altre vendono colorate con la cocciniglia, un colorante di origine animale ottenuto dalla spremitura di insetti gravidi.

10) Danneggiano l’ambiente.

Le lattine e le bottigliette di plastica sono a miliardi e stanno sommergendo la Terra, il riciclaggio non è ancora in grado di sopperire alla stragrande maggioranza di questi rifiuti. L’unica soluzione rimane quella di limitarne o meglio evitarne il consumo.

bevande gassate

 

Oltre a questi 10 motivi potremmo trovarne altri, come ad esempio:

  • l’acqua sottratta dalle multinazionali alle popolazioni indiane,
  • insieme allo sfruttamento dei lavoratori,

 

inoltre uno studio delle Università di Sydney, Melbourne e Newcastle, in Australia, e di Singapore, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha stabilito che i bambini che bevono una o più bevande dolci al giorno hanno arterie più sottili dietro gli occhi, un fattore associato a un maggior rischio di malattie cardiache e di pressione alta da adulti.

Senza contare che in alcune bibite gassate definite “energy drink” vi sono un mix di eccitanti come caffeina e taurina che possono creare dipendenza e alterare lo stato psicofisico di chi ne assume in quantità.

FONTE: Eticamente

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