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Archive for settembre 2014

febbre-causeLe tisane possono essere un ottimo alleato per la nostra salute. Sono veloci da preparare, alcune hanno un buon sapore e sono ricche di sostanze nutrienti e curative.

Oltre a essere buone e comode da degustare, però, possono anche diventare un ottimo alleato per combattere gli stati febbrili. Ecco tre ragioni per cui è buon uso bere tisane se si ha la febbre.

 

1 Stimolano il corpo

Molte delle erbe utilizzate per fare delle tisane sono note come erbe stimolanti, perché sono utili a migliorare e accelerare la circolazione del sangue, diffondendo il calore nel corpo. Erbe con queste proprietà sono:

Sono erbe profumate, gustose ma anche importanti.

Negli stati febbrili, quando la temperatura corporea inizia a salire, la prima cosa che avverte una persona è la sensazione di freddo.

Le erbe stimolanti aiutano il corpo a riscaldarlo,

  • riattivando la circolazione e
  • aiutando anche i globuli bianchi a viaggiare più velocemente e arrivare lì dove ce n’è bisogno.

erbe stimolanti Febbre e rimedi naturali: 3 buone ragioni per bere tisane

2 Aiutano la sudorazione

Sono molte le erbe per fare infusi e tisane che rientrano nella categoria di: diaforetici stimolanti.

Queste piante aiutano a scaldare il corpo: i pori si aprono e attraverso il sudore la temperatura corporea può iniziare a scendere. Erbe del genere sono:

  • l’achillea,
  • lo zenzero e
  • il timo.

Anche in questo caso si tratta di erbe speziate o profumate.

Quando si ha la febbre, sudare è importante per una serie di ragioni. Non aiuta soltanto a evitare che la temperatura corporea diventi troppo alta, ma anche a espellere le tossine che sono in circolo. È un metodo di disintossicazione naturale che può aiutare chi sta male. Utilizzare tisane che favoriscono la sudorazione aiuta il corpo nel suo sforzo di guarire se stesso da ciò che lo rende malato.

3 Aiutano a mantenere l’idratazione corporea

Un altro grande vantaggio di utilizzare tisane durante la febbre è che aiutano a mantenere il corpo idratato.

Il corpo, infatti, tende a perdere più acqua del normale, proprio a causa dei meccanismi di difesa che entrano in gioco quando la temperatura si alza.

Reintegrare i liquidi persi è molto importante. Soprattutto se sono i bambini ad avere la febbre. E la disidratazione può essere molto pericolosa.

Le tisane aiutano a reintegrare liquidi e nutrienti, come vitamine e minerali, in maniera veloce, dando anche un confortevole senso di tepore.

Quali tisane è meglio usare

Di erbe per fare tisane ce ne sono veramente tantissime. Ognuna con una proprietà diversa. Ma quali sono quelle più indicate per combattere la febbre? Eccone tre:

  • zenzero: lo zenzero è una spezia eccezionale, dalle molteplici proprietà curative. Ciò che forse molti non sanno è che un infuso di radice di zenzero misto a tè verde può essere un’ottima soluzione contro l’influenza e in particolare gli stati febbrili;
  • nepeta cataria: detta anche volgarmente erba gatta ha interessanti proprietà benefiche e curative: è un antispasmodico, un sedativo e un febbrifugo;
  • sambuco: grazie alle sue proprietà diaforetiche, l’estratto di fiori di sambuco è un ottimo rimedio per indurre la sudorazione, durante gli stati febbrili.

 

FONTE: Ambientebio

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Gestire-lo-stress-nell-attivita-professionale-457x372Non sono mai “le cose esterne” a stressarci, ma il “modo mentale” con cui le affrontiamo: se cambi atteggiamento e “sposti” lo sguardo riduci lo stress

 

Ogni epoca umana ha avuto il suo specifico stress, eppure, se dovessimo stabilire quale sia “l’uomo più stressato della storia”, quello di questi anni sarebbe ai primi posti

Da un lato godiamo di comodità, di strumenti e di diritti impensabili fino a qualche decennio fa, ma dall’altro la complessità della vita quotidiana attuale esercita su di noi una pressione enorme.

 

Abbiamo paura di essere licenziati, siamo stressati

  • dalle esigenze dello Stato che deve uscire dalla crisi,
  • temiamo malattie e incidenti,
  • viviamo in un clima di precarietà a livello mondiale,
  • e a tutto questo si aggiungono i conflitti interiori,
  • i nuovi bisogni,
  • la voglia di realizzazione,
  • i problemi familiari e
  • mille altre questioni.

Ma il problema più grande, paradossalmente, non è lo stress, quanto piuttosto il fatto che non ce ne rendiamo conto.

Prima di prendere atto che stiamo sostenendo l’impossibile passano mesi, anni, fino a quando è un sintomo imponente a dirci che dobbiamo cambiare qualcosa.

Si rende perciò necessaria, per molti di noi, una maggiore capacità di riconoscere il livello di stress di cui siamo portatori.

Per prima cosa rivolgi lo sguardo “all’interno” 


Il primo passo è ascoltarsi di più.

Ascoltare innanzitutto il corpo:

  • il suo livello energetico,
  • il suo tono,
  • le sue voglie,
  • i suoi sintomi.

Si tratta di ristabilire un contatto più continuo, senza rimuovere ogni sua manifestazione in nome dei doveri e degli impegni.

E poi ascoltare la mente:

  • è agile o stanca?
  • Ha un pensiero scorrevole o rimuginante?
  • È creativa o è spenta?

Non è difficile percepire tutto ciò: basta solo orientare la propria attenzione “sull’interno”, toglierla per qualche minuto dalle “cose” e portarla su di sé con l’intento di sentirsi, e la conoscenza arriverà immediata.

 

Il secondo passo è imparare a riconoscere i segni dello stress provenienti dal corpo e dalla mente.

 

Sì, perché anche se teoricamente ne conosciamo alcuni, non ne riconosciamo l’importanza per il mantenimento della salute. Bisogna considerare che quando essi si presentano con intensità e con frequenza, vuol dire che si deve intervenire.

Non sono gli eventi a stressarti…

Il terzo passo è prendersi la responsabilità del cambiamento e metterlo in atto.

A volte siamo bravi nell’auto-diagnosticarci che siamo stressati, ma ci fermiamo lì, senza modificare nulla.

Invece possiamo fare qualcosa per uscire da questa strana “anestesia della nostra salute”.

Innanzitutto smetterla di giustificarci dicendo che :

  • non si può o
  • che le cose non lo permettono, o
  • che non ne siamo capaci.

In tutti i casi è possibile fare qualcosa per ridurre lo stress. Se non si può cambiare la situazione esterna, infatti, si può sempre modificare il proprio atteggiamento.

Può sembrare un ripiego, e invece è la mossa più importante. Scopriremo che non sono mai “le cose” a stressarci, ma proprio il modo in cui le viviamo e che dunque, ancora una volta, almeno una parte della nostra salute è nelle nostre mani.

I danni di uno stress eccessivo:

  • Indebolisce il corpo favorendo l’insorgenza di sintomi e disturbi.
  • Innesca disagi psichici come ansia, panico e depressione.
  • Riduce la qualità sia delle relazioni sia del proprio lavoro.
  • Impedisce di godersi le cose belle che capitano o che si ottengono.
  • Fa perdere lucidità e fare scelte diverse da quelle auspicabili.
  • Favorisce un invecchiamento precoce dei tessuti dell’organismo.

 

Scopri se sei sereno o stressato:

 

I segnali del corpo

  • Stanchezza frequente, debolezza cronica, colpi di sonno.
  • Tensioni muscolari, tendenza agli strappi e agli stiramenti.
  • Difficoltà digestive, alterata motilità intestinale, alterazioni del ciclo mestruale.

 

I segnali della mente

  • Nervosismo, disattenzione, logorrea, difficoltà di memoria e di concentrazione.
  • Pensieri ossessivi, voglia di scappare, frequenti pensieri pessimistici.
  • Eccessiva risposta ansiosa anche di fronte a situazioni poco problematiche.


Le tre azioni che trasformano la tensione in nuova energia:

  • Ascolta la tua stanchezza: la stanchezza è la sensazione corporea a cui forse diamo meno importanza e che invece ne ha più di tutte. Imparare ad ascoltarla e a rispettarla è determinante per prevenire molte malattie. Lo stesso discorso vale anche per la stanchezza mentale.

 

  • Rivedi la tua organizzazione: lo stress cronico spegne la nostra lucidità e ci impedisce di cambiare le cose, peggiorando ulteriormente lo stress. Spezza questo circolo vizioso rivalutando l’organizzazione del tuo tempo. Tieni presente, in questa revisione, che deve esserci spazio per un tempo completamente libero, non finalizzato a niente, non occupato da niente, dedicato all’improvvisazione.

 

  • Riattiva il senso del piacere: tra i circoli viziosi indotti dallo stress cronico c’è quello che riguarda il senso del piacere, che viene progressivamente eliminato per mancanza di energie. Con fermezza fai il possibile per riprenderti le cose che ti piacciono. Attenzione però: non devono essere “incastonate” tra mille impegni, ma avere un loro spazio legittimo e, per l’appunto, non stressato.

 

FONTE: Riza

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ERRORI ALIMENTARIPensi di saper tutto in fatto di alimentazione sana?

Attenzione, potresti fare – più spesso di quel che credi – piccoli errori che mandano all’aria tutti gli sforzi.

 

Non è solo la scelta dell’alimento (un’insalata piuttosto che un piatto di patate fritte) ad incidere sul bilancio di uno stile alimentare corretto:

  • anche il metodo di cottura o di preparazione del cibo conta, e non poco.

Lo spiega Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo all’Università La Sapienza di Roma: “La scelta della materia prima è importante, ma anche la preparazione, la cura dell’alimento hanno importanza. Ci sono regole da rispettare che vanno al di là della scelta alimentare in sé.”

L’esempio più comune è quello del mangiare troppo in fretta.

Ma ci sono altri errori che commettiamo pensando di fare la cosa giusta”.

 

Attenzione allora anche agli abbinamenti in tavola.

Sicuri che quel piattino di rucola e parmigiano sia buono dal punto di vista nutrizionale?

E se invece avete scelto di fare uno strappo alla regola e andare al fast food, sapete come bilanciare il surplus calorico?

Basta scegliere la bibita giusta per proteggersi un po’ dagli effetti negativi dei fritti. Insieme all’esperto, Luca Piretta, abbiamo raccolto dieci errori molto comuni, ve li sveliamo:

1. LAVARE E TAGLIARE L’INSALATA IN ANTICIPO

Succede spesso. Lavi alla sera l’insalata e poi te la trovi pronta in frigo per il giorno dopo. Non è una bella abitudine alimentare: si rischia di consumare un piatto che ha perso nel tempo polifenoli, vitamine e minerali. È meglio prepararla all’ultimo minuto.

2. PREPARARE SPREMUTE IN ABBONDANZA

Rischio che corrono soprattutto le mamme che pensano di proteggere meglio i figli dai primi raffreddori di stagione. L’idea di preparare una spremuta per fare il pieno di vitamina C è ottima. Attenzione però: le vitamine deperiscono rapidamente. Vanno consumate subito per godere al massimo dei benefici. 

3. CUOCERE I PEPERONI

Molto spesso proprio per fare il pieno di vitamina C si va alla ricerca sulle tabelle nutrizionali degli alimenti che ne contengono una concentrazione maggiore. Cosa giustissima, ma bisogna anche tener conto del metodo di cottura: peperoni e broccoli ne contengono in gran quantità, ma solo se consumati crudi.

4. ABBINARE IL PARMIGIANO ALLA RUCOLA

Per pranzo, al bar, piatto unico ma sano: insalata di rucola con parmigiano, pensando di fare una cosa giusta per assicurarsi la dose giornaliera di calcio. Errore: mai abbinare il formaggio alle fibre. Le fibre infatti impediscono al calcio di venire assorbito. Stesso discorso per la grattugiata di formaggio sugli asparagi o sugli spinaci.

5. MANGIARE LA VERDURA DOPO LA PASTA.

Questo è un errore che soprattutto le persone che devono tenere sotto controllo la glicemia non dovrebbero fare. Meglio iniziare il pasto con le verdure. Le fibre rallentano l’assimilazione degli zuccheri, rallentano quindi la crescita dei livelli di glicemia nel sangue. Perfetto l’abbinamento con la pasta, ma nell’ordine giusto.

6. MANGIARE LE PATATE SE SI SOFFRE DI COLON IRRITABILE

Per anni è stato il primo consiglio alimentare per le persone che soffrivano di colon irritabile e disturbi intestinali: mangiare la patata bollita fa bene alla pancia. Sbagliato. Questo perché i farinacei, le patate ad esempio gonfiano molto la pancia e stimolano l’intestino ad evacuare.

7. BERE UNA BIBITA GASSATA DOPO I FRITTI

Detto e mantenuto che patate fritte e fritti in genere vanno consumati solo saltuariamente, resta però da considerare un altro aspetto. A mezz’ora dall’ingestione questo tipo di cibo (in particolare quello dei fast food) alza i livelli di infiammazione nel nostro corpo. Per rimediare basta fare una cosa semplice: abbinare come bevanda una bella spremuta di arance (fatta sul momento). Poco utile invece bere una bevanda gassata per spegnere l’infiammazione.

8. CUCINARE ALLA PIASTRA PER TEMPI LUNGHI

La regola in questo caso è molto semplice da tenere a mente: cuocere ad alte temperature per lungo tempo non è una scelta salutare. L’unico aspetto positivo è che si può cucinare senza utilizzare condimenti. Per il resto però c’è il rischio di produrre sostanze altamente tossiche soprattutto quando si ricorre ad un imbrunimento eccessivo della carne. Meglio cuocere a basse temperature, utilizzando piastra o forno.

9. BOLLIRE LE VERDURE

In questo caso l’errore consiste nelle cotture prolungate in un liquido in evaporazione. Per bollire le verdure allora è meglio utilizzare la pentola a pressione: i tempi si riducono e si disperdono meno vitamine e sali minerali.

10. COME MANGIARE GLI SPINACI

Gli spinaci sono l’alimento più prezioso per chi vuol fare il pieno di acido folico. C’è solo un problema: dopo la cottura gli spinaci perde il 50/70 per cento dell’acido folico disponibile. Meglio cuocere al vapore per limitare i danni. Se invece si decide comunque di bollirli in acqua, conservate l’acqua di cottura per minestre e bolliti. 
FONTE: Huffingtonpost

 

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castagnaDevi cuocerle al vapore e non abbinarle a cibi troppo ricchi di zuccheri e grassi: se le consumi come snack, fai scorta di fibre anti stipsi e minerali anti fame

 

Fino a qualche decennio fa le castagne rappresentavano uno degli ingredienti-base dell’alimentazione delle popolazioni montane.

Con l’arrivo del “benessere” il loro utilizzo è stato ridotto a favore di prodotti più raffinati e spesso vengono demonizzate come cibo troppo “sostanzioso”. In verità, è possibile inserire in modo equilibrato le castagne nel menu anche di chi vuole dimagrire tenendo conto della loro composizione.

 

Cento grammi di castagne arrostite contengono amido (28,3 g), zuccheri (10,7 g), fibra (8,3 g), proteine di discreta qualità (3,7 g), pochi grassi (2,4 g), vitamine del gruppo B (che resistono alla cottura), potassio, ferro e calcio. Il calcio ha un efficace effetto saziante, il potassio favorisce il drenaggio dei ristagni ed infine le fibre migliorano la funzionalità intestinale.

 

Per la silhouette sono meglio bollite

Arrostite forniscono 193 kcal, che si riducono a 126 kcal per 100 g di castagne bollite, che sono da preferire.

La composizione delle castagne bollite è simile a quella del riso bollito, del mais e delle patate bollite, rispetto ai quali hanno però un maggiore contenuto di zuccheri.

Inoltre sono prive di glutine.

La contemporanea presenza di amidi e zuccheri nella composizione delle castagne le rende un’ottima merenda autunnale, soprattutto se scegli la versione lessata. Se ami le caldarroste, sappi che sono decisamente più caloriche ed è indispensabile ridurne le quantità: evita anche di abbinarle al vino (contiene zuccheri), ma servile piuttosto con un calice di succo di mela trasparente fresco.

Castagne o marroni? Ecco cosa scegliere

Le castagne dei castagni selvatici sono piccole (un riccio ne contiene tre), mentre le castagne utilizzate dall’industria dolciaria provengono da alberi coltivati e sono denominate “marroni”, sono più grosse (un riccio ne contiene una sola) e sono quindi più saporite.

L’Italia è tra i maggiori produttori di castagne con una produzione pari al 50% di quella europea e al 15% di quella mondiale.

La maggior parte arriva da Piemonte, Liguria, Toscana, Campania e Calabria. Tra le numerose varietà ricordiamo i “marroni” di Serino (Campania) di grandi dimensioni: circa 27 g per castagna (45 kcal) ossia il doppio di una castagna media e con un più elevato potere saziante.

Attenzione! Le castagne sono sconsigliate a chi soffre di

  • colite,
  • gastrite e
  • meteorismo.

In quest’ultimo caso il disturbo si attenua se le castagne provengono da alberi coltivati e se vengono cotte bene (mettendo nell’acqua di cottura un cucchiaio di semi di finocchio) e, se sono ben masticate, per facilitate il compito degli enzimi digestivi.

 

Come acquistare, conservare e cuocere le castagne

  • Al momento dell’acquisto, la buccia delle castagne deve presentarsi liscia e di colore brillante. Prima di cucinarle vanno immerse nell’acqua fredda per un paio d’ore eliminando quelle che affiorano a galla.

 

  • Se si desidera conservarle a lungo, si lasciano per 7 giorni in acqua, cambiando l’acqua ogni giorno ed eliminando le poche che galleggiano. Alla fine si lasciano asciugare all’aperto e si mettono in un luogo aperto. Così si conservano per mesi divenendo via via più secche e più saporite.

 

  • Prima di cuocerle (al forno ma anche bollite) occorre praticare due o tre incisioni per castagna, in modo deciso e profondo, per evitare che “esplodano” in cottura, soprattutto se si opta per la cottura a microonde.

 

FONTE: Riza

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asmaLavoro precario e paura di perdere il posto di lavoro sono tra i fattori che possono favorire l’aumento del rischio di ammalarsi di asma bronchiale. Lo hanno evidenziato i risultati di una ricerca tedesca. L’incremento del rischio di asma può raggiungere il 24% e salire al 60% se la disoccupazione è imminente.

Ecco la prova che anche fattori esterni al malessere fisico possono portare alla comparsa di una malattia come l’asma. L’insorgere di questo disturbo sarebbe la conseguenza dello stress e del timore di rimanere senza lavoro, ancora più elevato in un periodo di crisi come questo.

Possiamo forse parlare dell’aumento del rischio di asma come di uno degli effetti collaterali della precarietà, in un mondo in cui il posto fisso è ormai considerato un miraggio. La situazione lavorativa precaria e la paure di rimanere disoccupati causano anche depressione e insonnia.

Lo hanno reso noto i ricercatori dell’Università di Dusseldorf, che hanno appena pubblicato una ricerca al riguardo sul British Medical Journal. Lo studio ha valutato un campione composto da 7000 soggetti che sono stati monitorati lungo un periodo di 3 anni, tra il 2008 e il 2011, proprio al culmine della crisi economica europea.

I ricercatori hanno constatato la comparsa di 105 nuovi casi d’asma, che hanno riguardato sia uomini che donne e che a parere degli esperti sarebbero causati dalla forte preoccupazione di perdere il lavoro. I soggetti più a rischio sono lavoratori a baso reddito, giovani e single.

Il nuovo studio conferma la correlazione tra lo stress e la comparsa dell’asma bronchiale, che era già stata rilevata in precedenza dal mondo scientifico. Lo stress causa un aumento della risposta infiammatoria del sistema immunitario, fino a provocare sintomi davvero spiacevoli.

In ogni caso, è la prima volta che l’asma viene correlata alla precarietà e alla paura di perdere il lavoro.

FONTE: Marta Albè (Greenme)

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cortisoneI farmaci al cortisone vengono non di rado utilizzati per curare diversi tipi di patologie, in particolare allergie, infiammazioni, problemi articolari, ecc. Il cortisone non è affatto un farmaco da demonizzare, in alcuni casi è davvero un “salva vita”, nelle situazioni meno gravi però si può spesso sostituire con alcune alternative naturali.

Quando possibile, meglio evitare il cortisone che se da una parte dà una risposta molto rapida al problema per cui lo stiamo assumendo, dall’altra non è esente da effetti collaterali (soprattutto se preso per lunghi periodi) come gonfiori, aumento della pressione e della glicemia, irritabilità, variazioni nel peso, abbassamento delle difese immunitarie e altro.

 

Con cosa possiamo sostituirlo (sempre dopo averne parlato con il proprio medico)?

Ecco 5 alternative naturali al cortisone:

1) RIBES NIGRUM

Il rimedio cortison-like certamente più conosciuto e apprezzato è il ribes nigrum, ovvero il ribes nero particolarmente efficace sotto forma di gemmoterapico (cioè quello estratto dalle gemme della pianta).

Esistono diversi studi che hanno comprovato la sua azione simile a quella del cortisone anche se certamente più lenta. Questa pianta è in grado di ridurre l’infiammazione e modulare la risposta immunitaria, soprattutto in caso di allergie.

A seconda del disturbo che si vuole fronteggiare è necessario intraprendere trattamenti diversi, se si vogliono ottenere dei buoni risultati è sempre meglio affidarsi al parere di un esperto che magari integrerà la terapia a base di ribes nigrum anche con qualche altro rimedio naturale.

2) CURCUMINA

La curcumina è il principio attivo più importante presente nella curcuma, una spezia di cui abbiamo già molte volte parlato per via delle sue straordinarie proprietà.

Gli studi su questo principio attivo sono sempre più numerosi giorno dopo giorno e confermano tutte le caratteristiche che già si conoscono: potenti effetti antinfiammatori e addiritutta possibili benefici nella lotta contro il cancro. L’efficacia antinfiammatoria di questa sostanza si è rivelata molto simile a quella di farmaci come il cortisone e il fenilbutazone, soprattutto nelle fasi acute delle malattie e ovviamente senza effetti collaterali. Per avere dei benefici, però, la dose da assumere è alta, non basta dunque la normale assunzione alimentare. Perciò, anche in questo caso, è sempre meglio chiedere aiuto ad un esperto.

 

3) CARDIOSPERMUM HALICACABUM

Questa pianta rampicante, della famiglia delle saponifere, è generalmente poco conosciuta ma è già dagli anni ’70 che ha dimostrato effetti cortison-like.

Sono stati effettuati numerosi studi per valutare le sue potenzialità antinfiammatorie e antiallergiche e i risultati sono stati sempre molto incoraggianti. Ad avere queste proprietà sono in particolare i fitosteroli contenuti nelle sommità fiorite della pianta, che vengono utilizzati soprattutto per realizzare creme ad uso topico perfette per chi soffre di pelle sensibile ad allergie e infiammazioni di vario genere come gli eczemi. A differenza del cortisone, il Cardiospermum Halicacabum si può usare anche per lunghi periodi dato che è molto ben tollerato.

4) REISHI

Il Ganoderma lucidum, o Reishi, è un fungo tipico di Cina e Giappone che da qualche anno è stato al centro di diverse ricerche scientifiche che ne hanno evidenziato le potenzialità antinfiammatorie e antiallergiche tanto che adesso può essere inserito a tutti gli effetti tra le alternative naturali al cortisone.

In particolare la sua efficacia simile al farmaco è stata provata già negli anni ’90 dal professor Stavinoha, farmacologo dell’Università del Texas, che mise a confronto gli effetti del fungo con quelli del diclofenac. Per ottenere buoni risultati con il Reishi è necessario assumerlo sotto forma di compresse, facendo attenzione ad acquistare un prodotto di qualità. E’ molto importante però sapere anche quanto assumerne, le dosi variano a seconda della patologia che si vuole curare.

Dato anche il costo non proprio per tutte le tasche di questo prodotto, si rende necessario l’aiuto di un esperto che possa consigliare tempi e modi della terapia.

 

5) ZENZERO

Diverse ricerche hanno mostrato anche le svariate proprietà benefiche dello zenzero, tra cui anche quella di essere un efficace antinfiammatorio. In particolare uno studio effettuato all’Università di Copenhagen ha voluto mettere a confronto la sua efficacia contro l’artrite (sia reumatoide che osteoartrite) confrontandola con quella di farmaci come ibuprofene e cortisone.

I risultati hanno evidenziato come l’ibuprofene non sia utile in questi casi mentre invece ottimi benefici sono stati ottenuti sia con il cortisone che con l’estratto di zenzero.

Sembra dunque che anche i principi attivi contenuti in questa spezia andrebbero tenuti maggiormente in considerazione come rimedi naturali per le infiammazioni, vista anche l’assenza di effetti collaterali.

 

FONTE: Greenme

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L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

Man Looking Inside HeadChi ha sperimentato i primi successi di un percorso di psicoterapia a volte è tentato dall’idea di potercela fare da solo, con il rischio di ricadute pesanti

 

La libertà è fondamentale per chi segue una psicoterapia.

Libertà

  • di esprimersi,
  • di stare in silenzio,
  • di rifiutare,
  • di confrontarsi,
  • di interrompere il percorso analitico quando si vuole.

 

È un fenomeno in parte naturale: il tempo rivela che

  • alcuni hanno una scarsa motivazione,
  • altri non vogliono realmente cambiare le cose,
  • altri ancora temono il cambiamento intravisto, o
  • non sono abbastanza fiduciosi e determinati,
  • temono la reazione dei familiari, o
  • non voglio spendere soldi per se stessi.

 

Sono tutte situazioni comprensibili, sia umanamente che psicologicamente, e rivelano il fatto che, al di là degli intenti iniziali, è meglio che l’equilibrio di queste persone, seppur precario o sofferto, rimanga tale.

 

Non cedere alla smania di autonomia

Ma a volte capita che la terapia si interrompa proprio quando sta andando bene.

C’è un’ottima alleanza tra la persona, che sta meglio rispetto all’inizio, e il suo terapeuta; stanno emergendo cose importanti che vengono ben elaborate; si intuiscono concrete possibilità di guarigione e di cambiamento; si percepisce l’arrivo di una nuova energia.

Insomma la terapia sta davvero viaggiando bene.

Eppure a volte accade che la persona, all’improvviso, esprima al terapeuta la sua volontà di interrompere, visto che

  • ormai le cose stanno andando bene” e che
  • è giunto “il momento di farcela da soli”,
  • si sente “pronta” per fare a meno delle sedute.

 

Rispetta i tempi

Una psicoterapia è un lavoro psico-neurologico che va preso sul serio dall’inizio alla fine.

Chi l’ha fatta senza crederci troppo non avrà grandi problemi nell’interromperla, perché nulla di lui o di lei si stava realmente trasformando, ma chi si è davvero messo in gioco, chi ha modificato parti di sé, non può lasciare le cose a metà.

Certo, la pulsione a “farcela da soli” è comprensibile, ma va ricordato che già fare una psicoterapia significa essere autonomi:

invece di appoggiarsi ad amici e familiari ci si fa carico di se stessi utilizzando uno strumento (la terapia appunto) per il quale si paga di persona

  • con la fatica mentale,
  • con l’investimento emotivo e
  • con il sudato denaro.

Un lavoro che nessun altro può fare al posto nostro.

 

Procedi con gradualità

Chiedi al terapeuta a che punto pensa che siate giunti nel percorso terapeutico.

Con lui puoi fare una ricognizione degli obiettivi e valutare meglio che passi intraprendere. Se sei fermo nella tua decisione di smettere, non farlo di netto ma inizia a diradare un poco gli incontri, in accordo con lo specialista.

Nelle restanti sedute racconta i sogni che fai in questo periodo. E inizia a tenere un diario su cui scrivere pensieri ed emozioni di questi giorni.

 

Cosa rischi se smetti all’improvviso

  • Disorientamento e affanno dopo le prime difficoltà.
  • Ritorno di vecchie paure e di comportamenti nevrotici.
  • Rabbia, senso di colpa e senso di inadeguatezza.
  • Ricaduta nel malessere, sfiducia nel futuro.
  • Inizio di “pellegrinaggi” terapeutici senza risultati.

 

Cosa devi sapere, se decidi di interrompere la terapia:

  • Datti più tempo per valutare. L’interruzione di una psicoterapia nel bel mezzo del percorso non può essere decisa in un giorno. È necessario un po’ di tempo, almeno alcune settimane, per osservare se questo desiderio si ripropone identico. È anche importante, con il terapeuta, comprendere se si tratta di una vera voglia di autonomia o di una fretta che nasconde altri problemi.

 

  • Non togliere fiducia a chi ti aiuta. Se vuoi interrompere perché stai meglio, non destituire del suo ruolo chi ti ha aiutato a raggiungere questi risultati. Se il terapeuta non è d’accordo, avrà validi motivi che, quantomeno, vanno valutati con attenzione. Se poi smetti comunque, prenditi la responsabilità e non colpevolizzarlo del tuo eventuale fallimento.

 

  • Il terapeuta non è uno pseudo-amico. Se decidi di porre fine alla terapia per farcela da solo, fallo per davvero. Non instaurare col terapeuta un rapporto ibrido, mantenendo con lui un contatto pseudoamicale che ti consenta di fare terapia a piccole dosi in modo non ufficiale. Ce la puoi fare da solo se non inneschi questi rapporti di dipendenza.

 

FONTE: Riza

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