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CERCA IL TUO OPPOSTO E TROVI LA TUA AUTOSTIMA

oppostiSe sei troppo impulsivo, cerca in te la calma; se hai un lato spregiudicato che nascondi, tiralo fuori: lascia vivere i tuoi opposti, così ritrovi l’autostima.

  • “Sono sempre insicuro, è il mio grande problema”.
  • “Sono troppo buono, gli altri mi mettono i piedi in testa”.
  • “Sono irascibile, mi scaldo per niente e rovino tutto”.
  • “Sono generoso, do tutto ma attiro solo approfittatori”.

 

 

  • Cosa non va in queste affermazioni?
  • Che cosa minaccia l’autostima, tra le cose citate?
  • L’insicurezza, l’ingenuità, la rabbia?

Niente affatto: è la parola “sono”.

“Io sono fatto così”: è questa frase il primo nemico dell’autostima. Perché definirsi è limitarsi.

 

“Io sono fatto così”: un alibi da abolire
Quando dici “sono così”, senza saperlo stai dicendo: c’è una sorgente inesauribile in me, una fonte che da sempre mi manda infiniti stati, emozioni, idee, sensazioni, un caleidoscopio di luci, ombre, colori e contraddizioni. Ma di tutto questo io scelgo di non vedere quasi nulla, anzi io chiudo il rubinetto di questa sorgente, considero esaurito il processo della mia creazione una volta per tutte e dico: “io sono così”. Certo, potrei cambiare. Da “insicuro” potrei diventare “sicuro”. Lo vorrei tanto, ma questo mio modo di essere è ormai così radicato. Forse deriva addirittura dai miei genitori, dalla mia infanzia. Sì, cambiare è possibile, ma difficile. Servono sforzi tremendi, un gran lavoro su se stessi. Io ci provo, ma finora ho fallito. Tanto vale rassegnarsi. Non si dice che bisogna accettarsi? Ecco, io forse devo accettare di essere quello che sono, punto e basta. Difficile dipanare la catena di alibi e di idee distorte contenuta nelle frasi precedenti.

 

“Accettarsi” è proprio il contrario di rassegnarsi: non significa accettare di vedere solo uno spicchio minuscolo di se stessi, ma aprire le porte a tutto, soprattutto alla contraddizione e agli opposti.

  • Sei rabbioso? Vai a cercare la freddezza, perché c’è anche lei dentro di te. Se non la cerchi resti monco.
  • Sei insicuro? Sempre? Ne sei sicuro? Osserva bene e vedrai che in certi momenti invece non lo sei affatto.

 

Rompi l’identità e segui il pendolo
In noi convivono tutti gli opposti. A volte un lato si afferma, per un certo periodo, ma è sempre parte del movimento di un pendolo che prima o poi si sposterà.

 

Fissare lì la propria visione vuol dire sopprimere la fonte della vita. E siccome in realtà non si può sopprimerla, perché lei sgorga indipendentemente da noi, significa condannarsi a non vederla.

Puoi chiuderti in un’identità unilaterale solo al prezzo di tagliare via intere parti di te, occultandole.

Un processo che porta solo insoddisfazione e infelicità.

 

Prova a dirti: “io non so chi sono”: così apri le porte al cambiamento
In un momento di calma trova un luogo tranquillo in cui puoi stare da solo, chiudi gli occhi e fai qualche respiro. Concentrati sugli intervalli tra un respiro e l’altro e inizia a focalizzare l’attenzione sulla zona del ventre. Lo senti salire e scendere, sempre più lentamente.

Ascolta il ritmo del tuo corpo, come se contenesse una presenza interiore autonoma dal pensiero e dalla volontà. Cedi poco a poco al flusso del respiro, abbandonati al suo ritmo cadenzato, lasciati cullare in una sensazione di benessere. Poco alla volta, percepisci te stesso in modo neutro, come fossi uno sconosciuto. Immagina di allargare all’infinito il tuo spazio interiore, uscendo dalle costrizioni dei comportamenti che ti vengono imposti dalla realtà. Ripeti mentalmente, come un mantra: “Io non sono io, io non so chi sono, io non sono”. Lentamente sentirai che il personaggio che a volte ti capita di recitare meccanicamente nella vita di tutti i giorni, che sfrutta il tuo corpo, si va dissolvendo. E il fantasma che prevarica il tuo essere svanisce, portandosi dietro la zavorra di schemi mentali che ti affliggono. Fai questo esercizio più volte alla settimana, ogni volta che ti senti chiuso in una gabbia di obblighi e di pensieri sempre uguali.

 

FONTE: Riza

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