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Archive for ottobre 2014

melocacoEnergetico, depurativo, lassativo o, all’occorrenza, anche astringente, il cachi è il frutto  più dolce dell’autunno, un portentoso ricostituente naturale, abbiamo già avuto modo di parlare di questo frutto in questo articolo

 

Morbido, dolcissimo ma robustissimo:

grazie a questa sua originale caratteristica il cachi ci aiuta a superare i momenti in cui siamo più deboli, come appunto il tardo autunno. Il suo colore rimanda agli ultimi raggi caldi del tramonto, e quando si staglia nel freddo del paesaggio nebbioso, il suo tipico rosso-aranciato che spicca sugli alberi grigi e spogli ricorda un piccolo sole che irradia energia. Frutto originario della Cina, il cachi fu coltivato in Giappone attorno all’anno 1000 e, verso la fine del 1700, grazie ai primi missionari cattolici, fu introdotto in Europa, ma solo dopo molto tempo ci si rese conto (siamo agli inizi del ‘900), che era un frutto assai gustoso anche da mangiare.

 

Cachi, “sole d’autunno”! 

Oggi sappiamo che il cachi è un ottimo alimento da sfruttare nella stagione “di passaggio” quando siamo più vulnerabili nei confronti di stanchezza e contagi virali.

La principale caratteristica di pianta e frutto è di essere molto resistenti alle avversità atmosferiche, di adattarsi a qualsiasi terreno e di non aver bisogno di esser protetti con trattamenti antiparassitari.

 Il cachi è dunque indicato per i bambini, gli anziani e gli appassionati di sport, ma è una panacea anche per chi accusa astenia, per chi è convalescente o ha terminato da poco una cura antibiotica.

 

Il cachi è anche un alleato eccezionale per chi soffre di stitichezza o colite in quanto funziona da regolatore intestinale: meglio che non lo consumino coloro che hanno la glicemia un po’ alta o che sono diabetici, coloro che hanno già qualche chilo in più o hanno problemi di gastrite o di ulcera.

Il cachi è anche un’eccellente fonte

  • di proteine,
  • di vitamina A,
  • vitamina C e
  • di potassio.

Quando è acerbo è ricco di tannino che gli conferisce un sapore fortemente astringente. Quando invece il frutto è maturo il tannino si riduce mentre aumentano gli zuccheri, che conferiscono al cachi il suo caratteristico sapore.

Acerbo o maturo, è un frutto amico dell’intestino

Vi sentite senza forze o tendete ad ammalarvi spesso?

Mangiate un cachi al giorno, dopo pranzo o a merenda. Potete anche trasformarlo in composta o farne una crema da dessert frullandolo con uno yogurt greco.

È importante anche per la sua azione protettiva nei confronti di

  • fegato,
  • stomaco,
  • milza e
  • pancreas.

Se in particolare il vostro problema è l’intestino, ovvero soffrite di stitichezza, assumete un cachi a colazione al mattino, quando siete digiuni: in questo caso il frutto deve esser ben maturo, senza semi né buccia.

Ma se soffrite di colite, il cachi del mattino dovrà essere un po’ acerbo, perché astringente.

Se infine d’autunno digerite a rilento, gustate un cachi maturo prima di pranzo.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Energetic, depurative, laxative or, if necessary, astringent, the persimmons and the fruit more sweet autumn, a marvelous natural restorative.

 

Soft, sweet but sturdy:

Thanks to its original characteristic, the khaki helps us to overcome the moments when we are weakest, such as the late autumn. Its color refers to the last warm rays of the sunset, and when one stands out in the cold of the misty landscape, its typical red-orange color that stands out on the shafts grayscale and bare resembles a small sun that radiates energy. Fruit originating in China, the persimmons was cultured in Japan around the year 1000 and, toward the end of 1700, thanks to the first Catholic missionaries, was introduced to Europe, but only after a long time it was realized (at the beginning of the ‘ 900), which was a fruit very tasty even to eat.

Persimmon, “the sun in autumn”!

Today we know that the khaki is a great food to exploit in the season “passage” when we are more vulnerable to fatigue and viral infections.

The main characteristic of the plant and fruit is to be very resistant to adverse weather, to adapt to any terrain and it will not need to be protected with pesticide treatments.

The persimmons are therefore suitable for children, the elderly and sports enthusiasts, but it is a panacea for those who accuse asthenia, for those who are recovering from illness or has just finished a antibiotic treatment.

The persimmons is also a great ally for those who suffer from constipation or colitis since it works as intestinal regulator: better not consume those who have blood glucose a little high or who are diabetic, those who have already a few extra pounds or have problems with gastritis or ulcers.

The persimmons and also an excellent source of: 

  • protein,
  • vitamin A,
  • vitamin C and
  • potassium.

When unripe the fruit is rich in tannin which gives it a taste strongly astringent. On the other hand, when the fruit is ripe tannin is reduced while increasing the sugars, which give the khaki its characteristic flavor.

Young or mature, and a fruit friend of the intestine

There heard without forces or stretch to fall ill often?

Eat a khaki day, after lunch or a snack. You can also transform it in composed or make a cream dessert frullandolo with one greek yoghurt.

It is also important for its protective action against

  • liver,
  • stomach,
  • spleen and
  • pancreas.

If, in particular your problem and the intestines, or do you suffer from constipation, assume a khaki to breakfast in the morning, when you are fasting: in this case, the fruit must be ripe, seedless and peel.

But if you suffer from colitis, the persimmons of the morning will be a little bitter, because astringent.

Finally, if during autumn your digestion is slow, enjoy a persimmon ripe before lunch.

SOURCE: Riza

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Microsoft Word - Documento1Secondo uno studio, condotto in maniera congiunta da ricercatori provenienti da Francia e Regno Unito, l’alluminio contribuisce a rendere sterili gli uomini.

 

Che i metalli pesanti non facciano bene alla salute, è cosa risaputa. Un po’ meno nota, però, è l’azione diretta che possono avere sulla fertilità maschile. Secondo un recente studio, pubblicato sulla rivista Reproductive Toxicology e condotto congiuntamente da ricercatori della Keele University nel Regno Unito e le università di Lione e St. Étienne in Francia, l’intossicazione da alluminio incide pesantemente sulla capacità riproduttiva degli uomini.

 

Lo studio ha analizzato lo sperma , raccolto in un clinica francese, di 62 donatori. Per gli esami è stato utilizzato un particolare microscopio a fluorescenza e un colorante specifico per evidenziare la presenza di alluminio nel liquido seminale. Particelle di alluminio sono state identificate sia nello sperma che nel singolo spermatozoo.

Ciò che ha preoccupato gli studiosi, però, è stata una precisa correlazione:

  • più alto era il contenuto di alluminio nello sperma, minore era il numero di spermatozoi.

 

Dagli esami eseguiti, è risultato che il contenuto medio di alluminio per tutti i 62 donatori era veramente molto elevato: 339 ppb (parti per miliardo). In alcuni la quantità superava addirittura la soglia di 500 ppb.

Il professore Christopher Exley, un esperto degli effetti dell’esposizione umana all’alluminio e ricercatore principale dello studio, ha affermato che interferenti endocrini e altri fattori ambientali negli ultimi decenni sono stati collegati al generale calo della fertilità maschile: “L’esposizione umana all’alluminio è aumentata in modo significativo durante lo stesso periodo di tempo. La nostra scoperta di una contaminazione significativa del seme maschile da parte dell’alluminio deve includere questo materiale tra i fattori che stanno contribuendo ad alterare la capacità riproduttiva maschile”.

Secondo diversi studi, i metalli pesanti come

  • il piombo,
  • il cadmio,
  • il mercurio o
  • ora l’alluminio,

possono portare alla sterilità, causando disfunzioni, calo della qualità e quantità dello sperma o delle dimensioni dei testicoli.

 

Ogni giorno gli uomini vengono esposti ai metalli pesanti, senza saperlo. Si possono trovare nel cibo, nell’acqua, nell’aria, nei prodotti per la cura personale. Una delle sostanze più comuni è proprio l’alluminio, che per le sue caratteristiche è utilizzato per la produzione di stoviglie, rotoli e vaschette per la conservazione e cottura di alimenti, contenitori e così via. L’alluminio è addirittura presente in farmaci, deodoranti, dentifrici e sapone.

Si stima che la fonte di contaminazione principale sia il cibo (95%). Anche per questo dovremmo prestare attenzione a conservare o cucinare i cibi all’interno di contenitori o carta di alluminio.

L’ Efsa stessa ha concluso che questa sostanza può provocare “effetti avversi sui testicoli, gli embrioni e il sistema nervoso, nella sua fase di sviluppo e nella fase matura, a seguito di somministrazione di composti di alluminio con l’alimentazione”.

Per questo, per evitare un’eccessiva esposizione a questi metalli pesanti, che comportano anche altri e ben più gravi ripercussioni sulla salute, gli uomini dovrebbero prendere in considerazione una serie di precauzioni, una sorta di vademecum da seguire per proteggersi

 

FONTE: Ambientebio

 

(ENGLISH VERSION)

According to one study, conducted jointly by researchers from France and the United Kingdom, l’aluminum contributes to make sterile men.

That heavy metals are unhealthy for you, and what is known by all. A little less known, however, and the direct action that can have on fertility. According to a recent study published in the journal Reproductive toxicology and conducted jointly by researchers at the Keele University in the United Kingdom and the University of Lyon and St. Étienne in France, l’Aluminum intoxication affects the reproductive capacity of men.

The study analyzed the semen , collected in a french clinical, of 62 donors. For the exams was used a particular fluorescence microscope and a specific dye to highlight the presence of aluminum in the seminal fluid. Aluminum particles have been identified both in the sperm that in single spermatozoon.

What concerned scholars, however, was a precise correlation:

  • the higher the aluminum content in the semen, the lower was the number of spermatozoa.

From exams performed, it was found that the average content of aluminum for all 62 donors was very high: 339 parts per billion (ppb). In some the amount exceeded even the threshold of 500 ppb.

Professor Christopher Exley, an expert on the effects of human exposure to aluminum is principal investigator of the study, said that endocrine disrupters and other environmental factors in recent decades have been connected to the overall decline in male fertility: “human exposure to aluminum has increased significantly during the same period of time. Our discovery of a significant contamination of the male sperm from the aluminum must include this material among the factors that are contributing to alter the reproductive capacity masculine”.

According to several studies, heavy metals such as

  • lead,
  • cadmium,
  • mercury and
  • now the aluminum,

can lead to sterility, causing dysfunctions, a fall in the quality and quantity of sperm or the size of the testes.

Every day men are exposed to heavy metals, without knowing it. They can be found in food, in the water, in the air, in personal care products. One of the substances most common is aluminum, which, for its characteristics, is used for the production of tableware, rolls and trays for the preservation and cooking food, containers, and so forth. Aluminum is even present in drugs, deodorant, toothpaste and soap.

It is estimated that the main source of contamination is the food (95 % ). Even for this we should be careful to maintain or cooking food in containers or aluminum foil.

The Efsa has concluded that this substance can cause “adverse effects on testes, the embryos and the nervous system, in its development phase and the mature phase, following the administration of compounds of aluminum with the power supply”.

For this, to avoid excessive exposure to these heavy metals, which also involve other and much more serious impact on the health, men should take into account a series of precautions, a sort of guide to follow to protect

SOURCE: Ambientebio

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057-quercia-coccifera-6Il grande albero, sacro ai Romani e ai Celti, è uno scrigno di minerali rigeneranti e di tannini che combattono infiammazioni, eczemi e cali energetici…

La quercia comune (quercia robur) è uno degli alberi più diffusi in Europa, una pianta maestosa che può raggiungere i 40 metri d’altezza.

 

Il suo nome risale all’epoca romana: in latino “robur” significa “forza” e la denominazione si riferisce alla durezza del legno della pianta, ma anche alla sua vitalità, alla resistenza eccezionale e al fatto di essere un vegetale assai longevo, tanto che alcuni esemplari tuttora in vita pare che superino i mille anni.

 

Non a caso nell’antica Grecia la quercia era la pianta sacra per eccellenza in quanto cara a Zeus, il sovrano dell’Olimpo, mentre tra i Celti era considerata una sorta di asse del mondo, un piedistallo della volta celeste, un vero e proprio sostegno del cielo. I Romani la ritenevano simbolo di sovranità e i Germani avevano dedicato la quercia a Thor, il dio del tuono e della folgore.

 

Il suo segreto di benessere? Si trova nei tannini 

Le qualità curative della quercia, principalmente

  • astringenti,
  • vasocostrittrici e 
  • antinfiammatorie,

sono da attribuire all’alto contenuto di tannini.

Ecco allora che, per uso esterno, possiamo usare il decotto di quercia (mettete 10 g di corteccia in 1 litro d’acqua, fate sobbollire 10 minuti, lasciate raffreddare e filtrate), tamponando poi il liquido sulla parte interessata del corpo in tutti i casi di eczemi umidi e pruriginosi, di ipersudorazione alle mani e ai piedi, quando soffriamo di emorroidi e/o di fissurazioni anali.

 

E ancora, il decotto di quercia è l’ideale per detergere le zone intime arrossate e per tonificare e pulire il cuoio capelluto grasso e con forfora.

 

Per uso interno, il decotto di corteccia (o di foglie) è utilissimo in caso di diarrea e infiammazioni intestinali: bevetene 2 tazze al giorno per 2-3 settimane. Foglie, corteccia e frutti Della quercia si usa tutto; le foglie, aggiunte all’acqua del bagno (una manciata) sono dermopurificanti.

 

Bevi l’infuso delle ghiande di quercia

L’altro dono della quercia sono le ghiande: fatte seccare al sole e al riparo dall’umidità, vanno poi macinate sino a trasformarle in polvere. Si consumano sotto forma di caffè, e sono utilissime per le persone nervose, delicate di stomaco.

Questo “caffè alternativo” e corroborante, che si trova anche già pronto in erboristeria in pratiche confezioni sottovuoto, si prepara facendo sciogliere un cucchiaino di polvere di ghiande in una tazza di acqua bollente e dolcificandolo col miele. La dose è di 2-3 tazze al giorno. È un portentoso ricostituente per affrontare l’autunno in forze.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The big tree, sacred to the Romans and the Celts, is a treasure chest of rejuvenating minerals and tannins that fight inflammation, eczema and cali energy …

The common oak (oak robur) is one of the trees more widespread in Europe, a plan view majestic that may reach 40 meters in height.

Its name dates back to the roman age: in Latin “robur” means “strength” and the name refers to the hardness of the wood of the plant, but also to its vitality, the exceptional durability, and the fact that it is a plant very longevity, so much so that some copies still in life seems to me that exceed a thousand years.

Not a case in ancient Greece the oak was a sacred plant for excellence as dear to Zeus, the ruler of the gods of Olympus, while among the Celts was seen as a kind of axis of the world, a pedestal of the heavenly vault, a true support of heaven. The Romans thought it symbol of sovereignty and the Germanic tribes had dedicated the oak to Thor, the god of thunder and lightning.

 

His secret of wealth? It is located in tannins

The curative qualities of the oak, mainly

  • astringent,
  • vasoconstrictor and
  • anti-inflammatory,

are due to the high content of tannins.

That is why, for external use, we can use the concoction of oak (put 10 g of bark in 1 liter of water, simmer 10 minutes, allow to cool and filtered), then blot the liquid on the relevant part of the body in all cases of eczema wet and appetising, hyperperspiration the hands and feet, when we are suffering from hemorrhoids and/or possible cracks anal.

And yet, the concoction of oak and the ideal for wiping the intimate areas reddened and for toning and clean the scalp grease and with dandruff.

For internal use, the concoction of cortex (or leaves) and very useful in case of diarrhea, and intestinal inflammations: drink 2 cups a day for 2-3 weeks. Leaves, bark and fruit of the oak is used throughout; the leaves, added to the bath water (a handful) are stimulates.

Drink the infusion of acorns

The other gift of the oak are the acorns: dried in the sun and to protect from moisture, are then ground up to convert them into powder. It is consume in the form of coffee, and are very useful for nervous people, delicate stomach.

This “coffee alternative” and its restorative properties, which is also found ready in herbalist in practical vacuum bags, it is prepared by dissolving a teaspoon of powder of acorns in a cup of boiling water and dolcificandolo with honey. The dose is 2-3 cups a day. It is a marvelous tonic for tackling the autumn in forces.

SOURCE: Riza

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vitamina-e1Il corpo umano è una struttura molto complessa e vasta: è costituito da miliardi di cellule che lavorano simultaneamente per assicurare la nostra sopravvivenza.

 

I processi svolti all’interno del nostro organismo sono molto complessi e le cellule, per funzionare, hanno bisogno di sostanze indispensabili, come le vitamine.

Ogni vitamina presiede infatti a compiti ben precisi. Sembra che il nostro corpo ne richieda almeno 13 diversi tipi per funzionare in maniera corretta. Assicurare al nostro organismo la dose giornaliera raccomandata di tutte queste sostanze può, alcune volte, non essere molto semplice.

Uno studio condotto dall’Università dell’Oregon, ad esempio, spiega come gran parte delle persone, negli Stati Uniti e nel mondo, soffrano di carenze di vitamina E (o tocoferolo). Sembra infatti che almeno il 90% degli uomini e il 96% delle donne non riescano a consumare la loro dose giornaliera raccomandata di questa sostanza. E questa carenza è particolarmente dannosa per i bambini e le donne che allattano o sono in stato interessante.

Come spiegato da Maret Traber, professore del Collegio di Sanità Pubblica e Scienze Umane presso la Oregon State University: “Molte persone credono che la carenza di vitamina E non succeda mai. Questo non è vero. Succede con una frequenza allarmante sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo. Ma alcuni dei sintomi di un apporto inadeguato sono meno evidenti, come ad esempio il suo impatto sul sistema nervoso e lo sviluppo del cervello, o la resistenza generale alle infezioni”.

La vitamina E, infatti, oltre a essere una sostanza essenziale per la sua azione antiossidante e per la protezione che fornisce all’organismo contro le placche aterosclerotiche, è anche fondamentale durante le prime fasi dello sviluppo fetale, per la mamma e per il bambino. Sembra questa vitamina:

  • in caso di carenza sia collegata ad aumenti di infezioni, anemie e arresto della crescita e disturbi neurologici;
  • studi su animali indicano che la vitamina E è di fondamentale importanza per lo sviluppo precoce del sistema nervoso negli embrioni. Gli organi più sensibili sono la testa, l’occhio e il cervello;
  • integrazioni di vitamina E non sembrano prevenire l’Alzheimer, ma rallentano la sua progressione;
  • elevati livelli di vitamine sono stati associati con cervelli più grandi e funzioni cognitive superiori.

 

ALIMENTI CHE CONTENGONO VITAMINA E

Sembra che la dose giornaliera raccomandata di vitamina E sia per gli adulti di 15 milligrammi. Vediamo allora quali sono i cibi che contengono maggiormente questa sostanza.

  • semi di girasole hanno poche calorie e sono ricchi di vitamina E.
  • Zucca e semi di sesamo sono un’ottima fonte di antiossidanti: un po’ meno di 1/3 di tazza al giorno dovrebbe soddisfare i livelli giornalieri raccomandati.
  • Le mandorle sono un’altra grande fonte di vitamina E: un grammo ne contiene 7,5 milligrammi.
  • Anche la bietola è un’ottima fonte di questa vitamina: una tazza fornisce circa il 10% della razione giornaliera raccomandata. Altre verdure sono: cime di rapa, cavolo, broccoli e prezzemolo.
  • Avocado. Per il suo contenuto di vitamine A ed E, aiuta a proteggere le cellule dall’invecchiamento.
  • È inoltre possibile ottenere la vitamina E attraverso alcuni oli vegetali come l’olio di semi di girasole durante la cottura. Si pensa che l’olio di germe di grano sia la migliore fonte di vitamina E, con un solo cucchiaio si ottiene il 100% del livello raccomandato. Altri oli sono: olio di cocco, olio di oliva, olio di mandorle, di soia e mais.
  • Infine, tutta la frutta a guscio come nocciole e arachidi.

Il tocoferolo è una molecola che si scioglie bene nei grassi, ossia è liposolubile ed è abbastanza resistente al calore della cottura ma sensibile alla luce. In linea generale, comunque, tutti i processi di lavorazione degli alimenti riducono il contenuto di vitamina E nei cibi

 

CONTROINDICAZIONI

La vitamina E non è però consigliabile a tutti, visto che può interagire con i farmaci ad azione anticoagulante. Per questo motivo, è sempre meglio consultarsi con uno specialista prima di variare la dieta o assumere integratori.

 

FONTE: Ambientebio

 

(ENGLISH VERSION)

The human body is a very complex structure and wide: it is composed of billions of cells that work simultaneously to ensure our survival.

The processes carried out within our body are very complex and the cells, in order to work, have need of essential substances such as vitamins.

Each vitamin presides in fact to clearly defined tasks. It seems that our body requires at least 13 different types to work correctly. To ensure that our organism the recommended daily dose of all of these substances can, sometimes, not to be very simple.

A study conducted by the University of Oregon, for example, explains how most of the people, in the United States and in the world, suffer from a deficiency in vitamin E (or tocopherol). In fact, it seems that at least 90% of men and 96% of the women should not be able to consume their recommended daily dose of this substance. And this deficiency is particularly harmful to children and the women who are breastfeeding or are pregnant.

As explained by Maret Traber, professor of the College of Public Health and Human Sciences at Oregon State University: “Many people believe that a deficiency of vitamin E  it never happens. This is not true. Happens with alarming frequency in both the United States and around the world. But some of the symptoms of a contribution inadequate are less evident, such as its impact on the nervous system and brain development, or the general resistance to infections”.

The vitamin E, in fact, in addition to being a substance essential for its antioxidant action and for the protection that provides the organism against the atherosclerotic plaques, is also very important during the early stages of fetal development, for both the mother and the child. It seems this vitamin:

  • in case of a deficiency is connected to increases in infections, anemia and growth arrest and neurologic disorders;
  • animal studies indicate that vitamin E is of fundamental importance for the early development of the nervous system in the developing embryo. Components more sensitive are the head, the eye and the brain;
  • additions of vitamin E do not seem to prevent Alzheimer’s disease, but slow down its progression;
  • high levels of vitamins have been associated with brains larger and cognitive functions above.

FOODS THAT CONTAIN VITAMIN E

It seems that the recommended daily dose of vitamin E for both the adults of 15 milligrams. We see then what are the foods that contain more this substance.

  • Sunflower seeds have a few calories and are rich in vitamin E.
  • Pumpkin and sesame seeds are a good source of antioxidants: a little less than 1/3 cup a day should satisfy the levels recommended daily.
  • The almonds are another great source of vitamin E: a gram nor contains 7.5 milligrams.
  • Even the swiss chard and a good source of this vitamin: one cup provides about 10% of the recommended daily allowance. Other vegetables are: turnip, cabbage, broccoli and parsley.
  • Avocado. For its content of vitamins A and E, helps protect the cells from aging.
  • You can also obtain vitamin E through some vegetable oils such as sunflower oil during cooking. It is believed that the wheat germ oil is the best source of vitamin E, with only one spoon there is 100% of the recommended level. Other oils are: coconut oil, olive oil, almond oil, soya and maize.
  • Finally, all the fruit and nuts such as hazelnuts and peanuts.

The tocopherol is a molecule that dissolves well in fats, i.e. is liposoluble and resistant enough to heat the cooking but is sensitive to light. In general, however, all the processes of food processing reduces the vitamin E content in foods.

CONTRAINDICATIONS

vitamin E, however, is not recommended to anyone, since it can interact with the medicines of anticoagulant action. For this reason, it is best always consult with a specialist first to vary the diet or take supplements.

SOURCE: Ambientebio

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cattiveabitudiniSe bella vuoi apparire un po’ devi soffrire, recitava un vecchio adagio. E, come spesso accade, i detti antichi nascondono un fondo di verità. Questa volta è stata una ricerca scientifica, condotta dall’Associazione nazionale osteopati in Gran Bretagna, a provarlo. Sotto accusa sono finiti alcuni capi di abbigliamento che, a detta dei medici, sarebbero dannosi per la salute. 

E ovviamente sono tra i capi più amati dalle donne di tutte le età.

Si va dai jeans Skinny ai tacchi 12. Alcuni impediscono la corretta circolazione del sangue, altri impongono una cattiva postura e, così, fanno male alla schiena.

 

Lo studio è stato confermato più di recente anche da Tim Hutchful, presidente dell’Associazione britannica chiropratici. Anche la sua ricerca ha dimostrato che le gonne troppo strette, i tacchi troppo alti e i jeans eccessivamente attillati possono diventare veri e propri nemici della nostra salute.

I sintomi più frequenti, per chi abusa di questi capi di abbigliamento, sono

  • torcicollo,
  • mal di schiena e
  • dolori alle articolazioni.

Secondo gli esperti circa il 50% degli adulti soffre di problemi fisici a causa di un abbigliamento non adatto. E, in questo quadro allarmante, il capo più dannoso sembra essere il reggiseno che, in sei casi su dieci, genera gravi problemi alla schiena, dolori alla spalla e disturbi al collo.

Ma quali sono le insidie più frequenti? I medici hanno stilato la lista dei vestiti che bisognerebbe usare con il contagocce.

1) Gonne a tubino.

Le gonne troppo strette, che disegnano la figura come niente altro, possono essere davvero insidiose. Bloccando entrambe le ginocchia, impediscono di camminare e di piegarsi correttamente. A lungo andare possono insorgere stiramenti o problemi alle vertebre.

2) Gioielli pesanti.

Una collana troppo appariscente può esaltare la bellezza di un vestito, ma allo stesso tempo fare male al collo e alle spalle. Succede perché il peso dell’accessorio affatica i muscoli del collo, che sono già impegnati a sostenere la testa. Per questo possono insorgere tensioni, dolore e anche danni a lungo termine.

3) Collant.

Sono amati da tutte le donne, specialmente in inverno. Ma qualche volta, soprattutto quando sono troppo stretti in vita, possono diventare molto fastidiosi. Intanto comprimono eccessivamente le gambe, impedendo la corretta circolazione del sangue. In secondo luogo possono limitare i movimenti della parte centrale del corpo, costringendolo a una postura scorretta.

4) Borse troppo pesanti. 

Di certo sono comode a capienti. Ma le borse over size sono anche pesantissime. Per questo, quattro donne su dieci lamentano problemi alla schiena dopo averle indossate per troppe ore consecutive. Così gli esperti raccomandano di limitare il contenuto e di cambiarle spesso, alternandole con pochette e modelli più piccoli.

5) Cappelli.

Nei mesi più freddi i cappelli proteggono la testa e quindi limitano il pericolo di raffreddarsi. Ma è bene ricordare che quando sono eccessivamente stretti questi accessori possono causare fastidiosi mal di testa. Che peggiorando quando i berretti sono indossati per troppe ore consecutive.

6) Tacchi vertiginosi.

Il tacco 12 slancia, ma se portato per troppo tempo danneggia la schiena. Su questo punto gli esperti non hanno alcun dubbio, mettendo in evidenza che a essere danneggiate sono anche le dita dei piedi. La raccomandazione è, quindi, di usare le scarpe alte sono nelle occasioni formali, prediligendo calzature più comode per il proprio tempo libero. Purché non si tratti delle ballerine. Queste scarpe fanno malissimo, perché non hanno un arco plantare e mancano dei cosiddetti ammortizzatori strutturali.

7) Jeans skinny.

Sono adorati soprattutto dalle giovanissime. Ma anche i jeans attillati possono fare male alla salute. Sono talmente fascianti da non permettere movimenti naturali mentre si cammina. Per questo rischiano di provocare dolori alle gambe e di impedire la circolazione del sangue. Inoltre impongono una postura sbagliata, che si ripercuote sulla salute della schiena.

FONTE: benessere “donna della Repubblica”

 

(ENGLISH VERSION)

If you beautiful you want to look a bit you need to suffer, recite an old adage. And, as often happens, said ancient hide a lot of truth in it. This time was a scientific research, conducted by the national Association osteopaths in Britain, to try it out. Under accusation are finished some articles of clothing that, according to the doctors, would be harmful to health.

And of course are among the most loved by women of all ages.

One goes from Skinny jeans to heels 12. Some prevent proper blood circulation, others require a bad posture and, thus, are bad for your back.

The study was confirmed more recently also by Tim Hutchful, president of the British Association chiropractors. Also its research has shown that the skirts too tight, the high heels and jeans excessively skinny can become real enemies of our health.

The more frequent symptoms, for those who are addicted to these clothing items are torticollis, backache and pain in the joints.

According to the experts about 50% of adults suffer from physical problems due to a clothing not suitable. And, in this alarming picture, the chief most harmful seems to be the bra that, in six cases out of ten, generates serious back problems, pain on the shoulder and disorders of the neck.

But what are the pitfalls most frequent? The doctors have drawn up a list of clothes that you should use with the eyedropper.

1) Skirts to tubino.

The skirts too tight, that outline the figure as anything else, can be very insidious. Blocking both knees, prevent to walk and to bend properly. In the long run may arise muscle stretching or problems to the vertebrae.

 

2) Heavy Jewelry.

A necklace too showy can enhance the beauty of a dress, but at the same time hurt the neck and shoulders. This happens because the weight of the accessory fatiguing the muscles in the neck, which are already committed to support the head. This can arise voltages, pain and even long-term damage.

3) Pantyhose.

They are loved by all women, especially in winter. But sometimes, especially when they are too narrow in waist, can become very annoying. Meanwhile compress excessively the legs, preventing the proper blood circulation. Secondly can restrict the movements of the central part of the body, forcing it to a improper  posture.

4)  Too heavy purse.

Of course are comfortable and capacious. But the over size purse are also very heavy. For this, four women on ten complain about back problems after they are worn for too many consecutive hours. So experts recommend limiting the content and change them often, alternately with drawstring bag and smaller models.

5) Hats.

In the colder months the caps protect the head and then limit the danger of cool. But it is good to remember that when they are too narrow these accessories can cause annoying headaches. That worse when the berets are worn for too many consecutive hours.

6) Vertiginous heels.

The heel 12 enrapturing, but if put on  for too long will damage the back. On this point the experts have no doubt, pointing out that to be damaged are also the toes of the feet. The recommendation and, therefore, to use the shoes high are in formal occasions, preferring shoes more comfortable for your free time. Provided they are not the dancers. These shoes are even worse, because they do not have an arch and there is no shortage of so-called structural shock absorbers.

7) Skinny Jeans.

They are worshipped especially from eveningwear. But even the skinny jeans may be bad for your health. They are too bundling not to allow natural movement while walking. For this, they are likely to cause pain in the legs and prevent the circulation of the blood. Also imposing a incorrect posture, which, in turn, affects the health of the back.

SOURCE:  benessere “donna della Repubblica”

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125964707Caro lettore,

Nella profondità dei polmoni ci sono gli “alveoli”. Ecco che arriva l’aria che si respira dopo aver attraversato il naso, la gola, i polmoni e i vostri bronchioli.

E ‘qui che avviene lo scambio di gas: l’ossigeno entra nel sangue, l’anidride carbonica (CO2) viene rimosso.

Questi alveoli sono molto preziosi e molto numerosi. Ma sono piccoli, fragili, e la loro unica protezione contro gli allergeni, sostanze irritanti, sostanze inquinanti, batteri, è un sottile strato di muco che li ricopre.

Lo stress mette i vostri alveoli in pericolo

Il muco è una sostanza umida, viscosa, trasparente, che protegge gli alveoli.

Ma in caso di stress, i tuoi bronchi si dilatano. Lo stress è infatti una risposta di sopravvivenza. Quando le nostre vite sono in pericolo, i polmoni devono essere in grado di assorbire l’ossigeno e espellere il  CO2 in modo accelerato.

La massa d’aria arriva negli alveoli che si asciugano velocemente come un prato verde sotto il vento del deserto caldo.

Ci sono persone che in condizioni di stress sviluppano molto di più di altri, la tendenza a infezioni polmonari in inverno (bronchiti, tosse).

Fortunatamente, ci sono sostanze vegetali protettive (erbe) per rafforzare il muco. Si tratta di sostanze che si adattano naturalmente nelle nostre cellule e migliorare le qualità protettive di muco.

Sembra quasi incredibile, eppure è vero.
L’aglio è un esempio. Esso contiene allicina, un agente anti-batterico e anti-fungino potente, vale a dire, uccide i funghi fonte di malattie. L’allicina è anche studiato in ospedale per combattere contro il terribile antibiotico-resistente Staphylococcus aureus (MRSA) [1].

Si ritiene che il suo potere si è sviluppato per proteggere la pianta contro alcune malattie e predatori.

Quando si mangia l’aglio, allicina è assimilato nell’intestino poi si unisce trasportati dal sangue, alveoli.

Spesso pensiamo che l’odore di aglio esca dalla bocca, ma non è così. Gli aromi di aglio che danno un odore respiro escono dagli alveoli dei polmoni!

Ecco perché mangiare una gomma da masticare alla menta serve a mascherare solo temporaneamente il problema senza una soluzione vera.

Mangiare aglio contribuisce a migliorare la qualità del muco, e quindi la resistenza alle bronchiti. Devi mangiare uno spicchio al giorno, tagliata a fette sottili e esposto all’aria per 10 minuti per rilasciare la allicina.

Mangiare la sera, sarà normalmente più odore di mattina respiro.

Il successo delle piante mediterranee

Un’altra pianta che svolge questo ruolo protettivi per gli alveoli è il timo. Non è un caso forse, se l’aglio e il timo sono parte di tanti piatti della dieta mediterranea, conosciuti per essere protettivi contro le malattie cardiache e il cancro.

I costituenti di timo (Thymus vulgaris) è un olio essenziale che ha una grande affinità per la sfera polmonare. Dopo l’ingestione, questi oli passano nella circolazione sanguigna in generale, e si possono trovare, come aglio, escreti dagli alveoli. Essi vi aiuteranno a produrre una qualità di muco protettiva e agire come antibatterico e disinfettante.

Per sfruttare al massimo l’effetto protettivo sui polmoni del timo, mettere sul fondo di una tazza un cucchiaino di foglie di timo essiccate, o qualche rametto di timo fresco.
Far bollire l’acqua in una pentola e lasciate riposare per un minuto o due. Poi versare l’acqua calda nella tazza e coprire immediatamente con un piatto.

Non lasciare in infusione le foglie, soprattutto se la tazza contiene anche ramoscelli, in quanto il tutto avrebbe un gusto amaro e astringente. Gli oli essenziali sono estratti molto rapidamente da acqua calda. Concedi bagnare 2-3 minuti, poi filtrare.

Se si desidera aggiungere un po ‘di miele, questo fornirà un azione ancora più efficace per una bevanda disinfettante.

Quando trigger infezione

L’aglio e timo tè, mangiato tutti i giorni durante i mesi invernali per proteggerti anche se si è molto stressati.

Tuttavia, se si sente ancora la malattia all’inizio (irritazione polmonare, sensibilità foriera di bronchite), non perdete tempo e rafforzate subito il sistema immunitario.

Normalmente, se seguite il mio consiglio, è già prendere la vitamina D3, che è il più grande integratore alimentare da adottare al fine di garantire di avere una quantità costante circa di 50 microgrammi per ml di vitamina D. Per questo, la maggior parte di noi dovrebbe assumere 1500-2000 UI al giorno, ma è necessario un test del sangue annuale per valutare il livello di vitamina D.

Ma se l’infezione inizia comunque,assumere l’echinacea  in modo da potenziare il sistema immunitario.  L’Agenzia europea per i medicinali considera “consolidata” il suo uso nella prevenzione e nel trattamento di infezioni invernali.

L’Echinacea deve essere assunta a intervalli regolari durante il giorno. La forma ideale è la tintura madre. Forma Glycerinated può essere utilizzato anche per coloro che vogliono evitare l’alcol.

Per gli adulti, prendere un cucchiaino di caffè echinacea in un po ‘d’acqua ogni tre ore, per una dose totale di 5 cucchiaini al giorno. Mantenere il ritmo fino alla fine del contagio. Si noti che se è dosato sotto-, echinacea non è efficace.

Quando tosse secca inizia

Se si ha la  già di tosse secca  (prima fase di bronchite), occorre agire con maggior vigore:

Preparare una tazza grande (300 ml di acqua) della seguente infusione, due volte al giorno:

  • 1 cucchiaio di foglie di piantaggine a foglie (Plantago lanceolata),
  • 1 cucchiaio di fiori di verbasco (Verbascum thapsus) ,
  • 1 cucchiaino di radice di liquirizia (Glycyrrhiza glabra),
  • 1 cucchiaino di timo.

Lasciate ripido, coperto, per 10 minuti, filtrare e bere un sorso o due di tanto in tanto, caldo o freddo.

Quando la tosse diventa grassa

Quando la tosse diventa grassa si deve passare alle piante che hanno un’azione disinfettante per i bronchi e mucolitico (che scioglie il muco).

Infatti, i polmoni iniziano a produrre molto  muco. Si deve garantire che rimanga fluido per essere efficacemente espulso.  In caso contrario, il muco tende ad addensarsi, e diventa sempre più difficili da espellere, riducendo il diametro effettivo dei bronchi e rendendo difficoltosa la respirazione.
In questa fase, la pianta che risulta più efficace è il elecampane, Inula helenium.

Fare la seguente preparazione, 3 volte al giorno,

  • mettere mezzo litro di acqua fredda in una pentola.
  • Aggiungere 2 cucchiai di radice di pesce di scoglio e
  • 1 cucchiaino di radice di liquirizia.

Scaldare dolcemente, e tenere coperto. Una volta che l’acqua sobbolle, abbassare la fiamma e cuocere a fuoco lento per 10 minuti, ancora coperto. Spegnere il gas, sollevare il coperchio e aggiungere 1 cucchiaino di timo nel liquido caldo. Riposizionare il coperchio e lasciare riposare 10 minuti. Filtrare e bere caldo.

Se siete al lavoro, preparare il decotto al mattino in un litro di acqua (4 cucchiai radici di Elecampane, 2 cucchiaini di radici di liquirizia, e 2 cucchiaino di timo). Metterla in un thermos, e bere da una tazza regolarmente durante il giorno.

Per accelerare la guarigione

Se ritenete che i vostri polmoni sono fatti da il muco (tosse molto grassa), è opportuno passare alle piante espettoranti.

Alcuni sono classificati come “espettorante stimolante”, vale a dire, che accentuano il riflesso della tosse per espellere il muco. Queste piante generalmente contengono saponine, che provocano la tosse.
Attenzione, come le parole del famoso erborista tedesco Rudolf Weiss (6), che sarebbe un errore di prendere queste piante durante la fase acuta di bronchite, in quanto potrebbero creare una sovrastimolazione del riflesso della tosse e aggravare l’infiammazione.

Di contro, verso la fine dell’infezione, i polmoni sono a volte stanchi e faticano a espellere il muco, che comincia ad addensarsi. E’ in questo periodo che si deve fare appello ad un espettorante, per evitare una ricaduta. Bere una delle due seguenti tisane da 2 a 3 volte al giorno.

  • Officinalis primula (Primula veris): un cucchiaino da tè per una tazza di radici. Lasciate in decozione a fuoco basso per 5 minuti e poi lasciare riposare 10 minuti prima di muoversi e di bere.
  • Cockle (Saponaria officinalis): décoctez & frac12; cucchiaino di radice per tazza, cuocere, mettere il coperchio, per 5 minuti e poi lasciare riposare 10 minuti prima di bere. Prestare attenzione se si lascia riposare troppo a lungo può causare siccità in bocca;
  • Marrubio (Marrubium vulgare), che è difficile da bere come tè, dovrebbe piuttosto essere preparato lo sciroppo, molto facile da trovare sul mercato.

Tutto sulla bronchite

Essere pronti per l’inverno. Noterete che tutto è nei tempi, quindi è meglio fare scorta subito la prossima volta che si passa da un erborista o ordinando on-line.

Alla vostra salute

Jean-Marc Dupuis

 

Source :

[1] RR Cutler et P Wilson, « Antibacterial activity of a new, stable, aqueous extract of allicin against methicillan-resistant Staphylococcus aureus », British Journal of Biomedical Science, vol. 61, no 2,‎ 2004, p. 71-4

 

 

Chère lectrice, cher lecteur,

Au fin fond de vos poumons se trouvent des « alvéoles pulmonaires ». C’est là qu’arrive l’air que vous respirez après être passé par votre nez, votre gorge, vos bronches et vos bronchioles.

C’est à cet endroit que se font les échanges gazeux : l’oxygène entre dans le sang, le dioxyde de carbone (CO2) est évacué.

Ces alvéoles sont très précieuses et très nombreuses. Mais elles sont petites, fragiles, et leur seule protection contre les allergènes, les irritants, les polluants, les bactéries, est une fine couche de mucus qui les recouvre.

Le stress met vos alvéoles en danger

Le mucus est une substance humide, visqueuse, translucide, qui protège vos alvéoles.

Mais en cas de stress, vos bronches se dilatent. Le stress est en effet une réaction de survie. Lorsque notre vie est en danger, les poumons doivent être capables d’absorber l’oxygène et rejeter le CO2 d’une manière accélérée.

L’air arrive en masse dans vos alvéoles qui se dessèchent comme un gazon verdoyant sous le vent chaud du désert.

Les personnes stressées ont donc, bien plus que les autres, une tendance aux infections pulmonaires en hiver (bronchites, toux).

Heureusement, il existe des substances végétales (issues de plantes) protectrices qui renforcent le mucus. Ce sont des substances qui vont naturellement se loger dans nos alvéoles et améliorer les qualités protectrices du mucus.

Cela semble presque incroyable, et pourtant c’est vrai.
L’ail en est un exemple. Il contient de l’allicine, un puissant agent anti-bactérien et anti-fongique, c’est-à-dire qu’il tue les champignons sources de maladies. L’allicine est même étudiée en hôpital pour lutter contre le terrible staphylocoque doré résistant aux antibiotiques (MRSA) [1].

On pense que sa puissance s’est développée pour protéger la plante contre certaines maladies et certains prédateurs.

Lorsque vous mangez de l’ail, l’allicine est assimilée dans les intestins puis rejoint, transportée par le sang, les alvéoles.

On imagine souvent que l’odeur de l’ail provient de la bouche mais, pas du tout. Les arômes de l’ail qui donnent une odeur de l’haleine arrivent des alvéoles des poumons !

C’est pourquoi manger un chewing-gum à la menthe ne fera que masquer le problème provisoirement sans le régler.

Manger de l’ail contribue donc à améliorer la qualité de votre mucus et donc votre résistance aux bronchites. Il faut manger une gousse tous les jours, finement tranchée et exposée à l’air libre pendant 10 minutes pour libérer l’allicine.

En en mangeant le soir, vous n’aurez normalement plus d’odeur d’haleine le matin.

La plante méditerranéenne à grand succès

Une autre plante qui joue ce rôle de protection des alvéoles est le thym. Ce n’est d’ailleurs pas un hasard sans doute si l’ail et le thym font partie de tant de plats de l’alimentation méditerranéenne, connue pour être protectrice contre les maladies cardiaques et le cancer.

Les constituants du thym (Thymus vulgaris) forment une huile essentielle qui a de grandes affinités pour la sphère pulmonaire. Après ingestion, ces huiles passent dans le sang en circulation générale, et se retrouvent, comme l’ail, excrétées par les alvéoles pulmonaires. Elles y facilitent la production d’un mucus de qualité et agissent comme antibactérien et désinfectant.

Pour profiter au maximum de l’effet protecteur du thym sur les poumons, placez au fond d’une tasse une cuillère à café de feuilles de thym sèches, ou quelques branchettes de thym frais.
Faites bouillir de l’eau dans une bouilloire, puis laissez-là reposer une ou deux minutes. Versez ensuite l’eau chaude dans la tasse et couvrez immédiatement à l’aide d’une assiette.

Ne laissez pas trop infuser les feuilles, en particulier si la tasse contient aussi des branchettes, sous peine de donner à l’infusion un goût amer et astringent. Les huiles essentielles sont extraites très rapidement par l’eau chaude. Laissez infuser 2 à 3 minutes, puis filtrez.

Rajoutez si vous le désirez un peu de miel, qui fournira un effet désinfectant supplémentaire, et buvez bien chaud.

Quand l’infection se déclenche

L’ail et l’infusion de thym, consommés quotidiennement pendant les mois d’hiver, vous protégeront même si vous êtes très stressé.

Toutefois, si vous sentez poindre malgré tout la maladie (irritation des poumons, sensibilité annonciatrice d’une bronchite), ne perdez pas de temps et dopez votre système immunitaire.

Normalement, si vous suivez mes conseils, vous prenez déjà de la vitamine D3 qui est le plus important complément alimentaire à prendre, de façon à avoir en permanence autour de 50 microgrammes par mL de vitamine D. Pour cela, la plupart d’entre nous doivent en prendre 1500 à 2000 UI par jour mais un dosage sanguin annuel de vitamine D est nécessaire.

Mais si une infection débute malgré tout, boostez donc votre système immunitaire avec de l’échinacée. L’Agence européenne du médicament considère comme « bien établi » son usage dans la prévention et le traitement des infections hivernales.

L’échinacée doit se prendre à intervalles réguliers pendant la journée. La forme idéale est l’alcoolature. La forme glycérinée peut aussi être utilisée pour ceux qui veulent éviter l’alcool.

Pour un adulte, prenez une cuillère à café d’échinacée dans un peu d’eau toutes les trois heures, pour une prise totale de 5 cuillères à café pour jour. Continuez ce rythme jusqu’à la fin de l’infection. Notez bien que si elle est sous-dosée, l’échinacée ne sera pas efficace.

Quand la toux sèche démarre

Si vous avez déjà la toux sèche qui s’est déclenchée (première phase de la bronchite), il faut agir de manière plus vigoureuse :

Préparez une grande tasse (300 ml d’eau) de l’infusion suivante, deux fois par jour : 1 cuillère à soupe de feuilles de plantain lancéolé (Plantago lanceolata), 1 cuillère à soupe de fleurs de bouillon-blanc (Verbascum thapsus), 1 cuillère à café de racines de réglisse (Glycyrrhiza glabra), 1 cuillère à café de thym. Laissez infuser à couvert pendant 10 minutes, filtrez et buvez une ou deux gorgée de temps en temps, chaud ou froid.

Quand la toux devient grasse

Dès que la toux devient grasse, il faut basculer sur des plantes ayant une action désinfectante pour les bronches et mucolytique (qui liquéfie le mucus).

En effet, vos poumons vont commencer à produire une grande quantité de mucus. Il faut s’assurer qu’il reste fluide et qu’il soit expectoré efficacement. Sinon, le mucus a tendance à s’épaissir, et est de plus en plus difficile à expulser, réduisant le diamètre effectif des bronches et rendant la respiration difficile.
Dans cette phase, la plante nous fournissant l’action la plus intéressante est la grande aunée, ou Inula helenium. Faites la préparation suivante, 3 fois par jour : placez un demi litre d’eau froide dans une casserole. Rajoutez 2 cuillères à soupe de racine de grande aunée et 1 cuillère à café de racines de réglisse. Faites chauffer doucement à couvert. Une fois que l’eau frémit, baissez le gaz et laissez frémir pendant 10 minutes, toujours à couvert. Coupez le gaz, soulevez le couvercle et 1 rajoutez cuillère à café de thym dans le liquide chaud. Replacez le couvercle et laissez reposer 10 minutes. Filtrez et buvez chaud.

Si vous êtes au travail, préparez cette décoction le matin dans un litre d’eau (4 cuillères à soupe de racines de grande aunée, 2 cuillères à café de racines de réglisse, et 2 cuillère à café de thym). Placez-la dans un thermos, et buvez-en une petite tasse régulièrement pendant la journée.

Pour accélérer la guérison

Si vous sentez que vos poumons sont pris par le mucus (toux très grasse), passez aux plantes expectorantes. Certaines sont classifiées comme « expectorantes stimulantes », c’est-à-dire qu’elles accentuent le réflexe de toux afin d’expulser le mucus. Ces plantes contiennent en général des saponines, qui sont à l’origine de cette stimulation.
Attention, comme le disait le fameux phytothérapeute Allemand Rudolf Weiss (6), ce serait une erreur que de prendre ces plantes pendant la phase aigüe d’une bronchite, car ils pourraient créer une surstimulation du réflexe de toux et aggraver l’inflammation. Par contre, vers la fin de l’infection, les poumons sont parfois épuisés, et ont du mal à évacuer le mucus, qui commence à s’épaissir. C’est à ce moment là qu’il faut faire appel aux expectorantes stimulantes, afin d’éviter une rechute. Buvez l’une des deux préparations suivantes 2 à 3 fois par jour.

  • La primevère officinale (Primula veris) : une cuillère à café de racines pour une tasse. Laissez décocter à feu doux pendant 5 minutes puis laissez reposer encore 10 minutes avant de passer et de boire.
  • La saponaire (Saponaria officinalis) : décoctez ½ cuillère à café des racines pour une tasse, laissez frémir à couvert pendant 5 minutes puis laissez reposer encore 10 minutes avant de passer et de boire. Attention, si vous la laissez reposer trop longtemps elle peut provoquer des sécheresses de la bouche ;
  • Le marrube (Marrubium vulgare), qui est difficile à boire en infusion, doit plutôt être préparé en sirop, très facile à trouver dans le commerce.

Tout sur la bronchite

Vous voilà paré pour l’hiver. Vous aurez remarqué que tout est dans le timing, donc mieux vaut donc faire vos provisions tout de suite la prochaine fois que vous passez devant une herboristerie ou en commandant en ligne.

 

A votre santé !

Jean-Marc Dupuis

 

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image.axdLa comunicazione fra coniugi gode di una cattiva reputazione, le si scarica addosso tutte le colpe. Per generazioni e generazioni, ricerca dopo ricerca, le coppie hanno sempre classificato il dialogo intraconiugale come problema numero all’interno di un matrimonio. Beh, non lo è. 

 

Mi dispiace per il dialogo fra coniugi. È un po’ come quel bambino aggredito al campo giochi che decide di reagire. I supervisori sentono del trambusto, e quando poi voltano lo sguardo è la sua rappresaglia che vedono. Non è stato lui a causare il problema; la sua era solo una reazione. Ma è lui che viene beccato, e mandato dal preside.

O, nel caso del dialogo intraconiugale, nell’ufficio del terapeuta.

Mi dispiace perché è con lui che se la prendono tutti, quando invece la verità è che nel campo giochi del matrimonio lui non fa che reagire a uno dei tanti altri piantagrane in cerca di rogna:

1. Sposiamo gli altri perché ci piacciono così come sono.

Le persone cambiano. Preparatevi. Non sposate qualcuno per chi è, o per chi voi vorreste che diventasse. Sposatele per le persone che loro intendono diventare. E trascorrete la vita unendovi a loro in questo processo, così come loro con voi.

 

2. Il matrimonio non cancella la solitudine.

Essere vivi è essere soli. È la condizione umana. Il matrimonio non cambia la condizione umana. Non è in grado di renderci completamente non-soli. E quando non ci riesce, diamo la colpa al nostro partner per aver fatto qualcosa di sbagliato, o andiamo alla ricerca di compagnia altrove. Per matrimonio s’intende il luogo dove due esseri umani condividono l’esperienza della solitudine, e in questa condivisione riescono a creare dei momenti in cui il senso di solitudine si dissolve. Almeno per un po’.

 

3. Il bagaglio dei sensi di vergogna. Sì, tutti ce ne portiamo dietro uno.

Trascorriamo gran parte della nostra adolescenza e della prima età adulta cercando di far finta che il nostro senso di vergogna non esista, ragion per cui, quando poi le persone che amiamo lo risvegliano dentro di noi, è a loro che diamo la colpa per averlo creato. E poi pretendiamo che rimettano le cose a posto. Ma la verità è che non sono state loro a crearlo, e non possono rimettere le cose a posto. A volte la migliore terapia di coppia è la terapia individuale, con la quale si lavora per sanare il nostro senso di vergogna. Così da smettere di scaricarlo sulle persone che amiamo.

 

4. L’Ego trionfa.

Tutti ne abbiamo uno. Lo abbiamo scoperto per una buona ragione. Probabilmente intorno alla quarta elementare, quando gli altri bambini iniziavano a fare gli stronzi con noi. Magari anche prima, se già avevano cominciato alcuni membri della nostra famiglia. L’ego era la cosa giusta. Ci teneva al riparo dalle frecciate emotive. Ma oggi che siamo cresciuti e ci siamo sposati, l’ego è un muro di separazione. È il momento di abbatterlo. Praticando l’apertura, invece che stando sulle difensive, il perdono invece della vendetta, il chiedere scusa invece dell’incolpare, la vulnerabilità invece della forza, e il garbo al posto delle manifestazioni di potere.

 

5. La vita è un casino, e il matrimonio è vita.

Ergo anche il matrimonio è un casino. Ma quando le cose smettono di funzionare alla perfezione, cominciamo a scaricare la colpa degli imprevisti sui nostri partner. Finendo in tal modo per aggiungere ulteriore inutile confusione al già ineludibile casino della vita e dell’amore. Dobbiamo smettere di puntare le nostre dita, e iniziare a intrecciarle. E poi potremo incamminarci, e attraversare insieme il casino della vita. Senza colpa e senza vergogna.

 

6. Quanto è difficile l’empatia.

Per sua stessa natura, il senso d’empatia non può svilupparsi simultaneamente fra due persone. Uno dei due partner deve sempre cominciare per primo, e non esiste alcuna garanzia di reciprocità. Bisogna correre dei rischi. È un sacrificio. Così gran parte di noi se ne sta lì ad aspettare che siano i propri partner a iniziare. Uno stallo empatico lungo una vita intera. E quando un partner si decide a buttarsi davvero nell’empatia, il tuffo è quasi sempre di pancia. La verità è che le persone che amiamo sono esseri umani fallibili, e non saranno mai lo specchio ideale a cui aspiriamo. Riusciremo ad amarli comunque, essendo noi stessi a tuffarci nell’empatia?

 

7. Ci prendiamo cura dei nostri figli più di quanto non ci curiamo della persona che ci ha aiutato a dar loro la vita.

I nostri figli non dovrebbero mai essere più importanti del nostro matrimonio, e nemmeno dovrebbero mai essere meno importanti. Se sono più importanti, i mascalzoncelli se ne accorgeranno, e lo sfrutteranno, e alimenteranno le divisioni. Se sono meno importanti, faranno capricci fino al momento in cui verrà data loro la priorità. La famiglia è l’opera costante e ininterrotta di ricerca dell’equilibrio.

 

8. L’occulta lotta per il potere. 

Gran parte dei conflitti matrimoniali celano almeno in parte un negoziato sul livello d’interconnessione fra le persone che si amano. Gli uomini solitamente vogliono di meno. Le donne in genere vogliono di più. A volte invece, quei ruoli sono invertiti. Indipendentemente da questo, quando leggi fra le righe della stragrande maggioranza degli scontri, incapperai in questa domanda: Chi è che decide quanta distanza c’è fra noi? Se non poniamo questa domanda esplicitamente, ci scontreremo implicitamente. Per sempre.

 

9. Non sappiamo più come tenere acceso l’interesse in qualcosa o qualcuno.

 Viviamo in un mondo che attira la nostra attenzione in un milione di direzioni diverse. La pratica della meditazione -concentrarci su qualcosa e tornarci sopra quando ci distraiamo, ancora, ancora, e ancora – è un’arte essenziale.

Se è vero che ci troviamo costantemente sollecitati a concentrare la nostra attenzione sulla superficie lucida delle cose, e ad allontanarcene non appena iniziamo ad annoiarci, rendere la nostra vita una meditazione sulla persona che amiamo è un atto rivoluzionario. Ed è assolutamente essenziale, se si aspira a far sopravvivere e prosperare un qualsiasi matrimonio.

Come terapista, sono in grado d’insegnare alle coppie come si comunica in appena una singola ora. Non è una cosa complicata. Ma affrontare i piantagrane che hanno provocato lo scontro? Beh, per quello ci vuole una vita intera

Eppure.

È una vita intera che ci forma,

  • diventando persone sempre più pronte ad amare,
  • in grado di sopportare il senso di solitudine,
  • liberate dal peso della vergogna,
  • scambiando i muri con i ponti,
  • abbracciando il casino dell’esser vivi,
  • arrischiandosi nell’empatia e
  • perdonando le delusioni,
  • amando tutti con egual fervore,
  • diventando in grado di prendere, dare, e
  • scendere a compromessi,

e che alla fine si saranno dedicate per tutta la vita ad esser presenti, attente e consapevoli.

quella è una vita intera per la quale val la pena di lottare.

Questo post è stato originariamente pubblicato su DrKellyFlanagan.com

Questo post blog è originariamente apparso su The Huffington Post United States ed è stato tradotto dall’inglese.

FONTE: Huffingtonpost

 

(ENGLISH VERSION)

The 9 Most Overlooked Threats to a Marriage

I feel bad for marital communication, because it gets blamed for everything. For generations, in survey after survey, couples have rated marital communication as the number one problem in marriage. It’s not.

Marital communication is getting a bad rap. It’s like the kid who fights back on the playground. The playground supervisors hear a commotion and turn their heads just in time to see his retaliation. He didn’t create the problem; he was reacting to the problem. But he’s the one who gets caught, so he’s sent off to the principal’s office.

Or, in the case of marital communication, the therapist’s office.

I feel bad for marital communication, because everyone gangs up on him, when the truth is, on the playground of marriage, he’s just reacting to one of the other troublemakers who started the fight:

1. We marry people because we like who they are. People change. Plan on it. Don’t marry someone because of who they are, or who you want them to become. Marry them because of who they are determined to become. And then spend a lifetime joining them in their becoming, as they join you in yours.

2. Marriage doesn’t take away our loneliness. To be alive is to be lonely. It’s the human condition. Marriage doesn’t change the human condition. It can’t make us completely unlonely. And when it doesn’t, we blame our partner for doing something wrong, or we go searching for companionship elsewhere. Marriage is intended to be a place where two humans share the experience of loneliness and, in the sharing, create moments in which the loneliness dissipates. For a little while.

3. Shame baggage. Yes, we all carry it it. We spend most of our adolescence and early adulthood trying to pretend our shame doesn’t exist so, when the person we love triggers it in us, we blame them for creating it. And then we demand they fix it. But the truth is, they didn’t create it and they can’t fix it. Sometimes the best marital therapy is individual therapy, in which we work to heal our own shame. So we can stop transferring it to the ones we love.

4. Ego wins. We’ve all got one. We came by it honestly. Probably sometime around the fourth grade when kids started to be jerks to us. Maybe earlier if our family members were jerks first. The ego was a good thing. It kept us safe from the emotional slings and arrows. But now that we’re grown and married, the ego is a wall that separates. It’s time for it to come down. By practicing openness instead of defensiveness, forgiveness instead of vengeance, apology instead of blame, vulnerability instead of strength, and grace instead of power.

5. Life is messy and marriage is life. So marriage is messy, too. But when things stop working perfectly, we start blaming our partner for the snags. We add unnecessary mess to the already inescapable mess of life and love. We must stop pointing fingers and start intertwining them. And then we can we walk into, and through, the mess of life together. Blameless and shameless.

6. Empathy is hard. By its very nature, empathy cannot happen simultaneously between two people. One partner must always go first, and there’s no guarantee of reciprocation. It takes risk. It’s a sacrifice. So most of us wait for our partner to go first. A lifelong empathy standoff. And when one partner actually does take the empathy plunge, it’s almost always a belly flop. The truth is, the people we love are fallible human beings and they will never be the perfect mirror we desire. Can we love them anyway, by taking the empathy plunge ourselves?

7. We care more about our children than about the one who helped us make them. Our kids should never be more important than our marriage, and they should never be less important. If they’re more important, the little rascals will sense it and use it and drive wedges. If they’re less important, they’ll act out until they are given priority. Family is about the constant, on-going work of finding the balance.

8. The hidden power struggle. Most conflict in marriage is at least in part a negotiation around the level of interconnectedness between lovers. Men usually want less. Women usually want more. Sometimes, those roles are reversed. Regardless, when you read between the lines of most fights, this is the question you find: Who gets to decide how much distance we keep between us? If we don’t ask that question explicitly, we’ll fight about it implicitly. Forever.

9. We don’t know how to maintain interest in one thing or one person anymore. We live in a world pulling our attention in a million different directions. The practice of meditation–attending to one thing and then returning our attention to it when we become distracted, over and over and over again–is an essential art. When we are constantly encouraged to attend to the shiny surface of things and to move on when we get a little bored, making our life a meditation upon the person we love is a revolutionary act. And it is absolutely essential if any marriage is to survive and thrive.

As a therapist, I can teach a couple how to communicate in an hour. It’s not complicated. But dealing with the troublemakers who started the fight? Well, that takes a lifetime.

And yet.

It’s a lifetime that forms us into people who are becoming ever more loving versions of ourselves, who can bear the weight of loneliness, who have released the weight of shame, who have traded in walls for bridges, who have embraced the mess of being alive, who risk empathy and forgive disappointments, who love everyone with equal fervor, who give and take and compromise, and who have dedicated themselves to a lifetime of presence and awareness and attentiveness.

And that’s a lifetime worth fighting for.

This post originally appeared on DrKellyFlanagan.com

 

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