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Archive for marzo 2015

radice_zenzeroLo zenzero è una delle più salutari spezie esistenti.

E’ pieno di nutrienti e composti bioattivi con potenti benefici su corpo e cervello.

In questo articolo scoprirai 11 benefici dello zenzero, supportati da ricerche scientifiche.

1. Lo zenzero contiene gingerolo, una sostanza con proprietà medicinali

Lo zenzero è una pianta originaria della Cina.

Appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, ed è imparentata con

  • curcuma,
  • cardamomo e
  • galanga.

Il rizoma (la parte sotterranea del gambo) è usato comunemente come spezia. E’ spesso chiamato radice di zenzero o semplicemente “zenzero”.

Lo zenzero ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale e alternativa. E’ stato usato per migliorare la digestione, ridurre la nausea e aiutare a combattere febbre e raffreddore.

Può essere usato fresco, secco, in polvere o come olio o succo e qualche volta viene aggiunto anche in cibi raffinati e cosmetici. E’ un ingrediente molto comune nelle ricette.

L’odore e il sapore unici dello zenzero vengono dagli oli naturali che contiene, tra cui il più importante è il gingerolo.

Il gingerolo è il principale composto bioattivo dello zenzero, responsabile di molte delle sue proprietà medicinali. E’ antinfiammatorio e ha effetti antiossidanti (1).

2. Lo zenzero è in grado di alleviare la nausea e il senso di spossatezza mattutino

Lo zenzero ha dimostrato di essere molto efficace in caso di nausea (2).

Ad esempio, è stato a lungo usato come rimedio per la debolezza e ci sono prove che possa essere efficace  in questo ambito (3).

Dà anche sollievo in caso di nausea e vomito post intervento e nei pazienti con cancro in chemioterapia (45). Ma è ancora più efficace in caso di nausea e debolezza mattutina in gravidanza.

Secondo una recensione di 2 studi, per un totale di 1.278 donne in gravidanza, 1.1-1.5 grammi di zenzero possono ridurre significativamente i sintomi di nausea (6).

In ogni caso in questi studi non sono stati evidenziati effetti sugli episodi di vomito.

Alcuni credono che possa aumentare i rischi di aborto, ma non ci sono attualmente studi che lo dimostrano.

Sebbene lo zenzero sia un prodotto sicuro, però, parla con il tuo medico prima di introdurne una grossa quantità in gravidanza.

3. Lo zenzero può ridurre dolori muscolari e irritazioni

Lo zenzero ha dimostrato di essere efficace contro i dolori muscolari da esercizio fisico.

In uno studio, il consumo di 2 grammi di zenzero al giorno per 11 giorni, ha ridotto significativamente i dolori muscolari nelle persone che facevano esercizi fisico (7).

Non ha un impatto immediato, ma può essere efficace nel ridurre il progressivo manifestarsi, giorno dopo giorno, dei dolori muscolari (8).

Si crede che questi effetti siano mediati dalle proprietà antinfiammatorie.

4. Le proprietà antinfiammatorie dello zenzero possono aiutare in caso di osteoartrite

L’osteoartrite è un problema di salute molto comune, che riguarda la degenerazione delle articolazioni, con sintomi come dolori articolari e rigidità.

In uno studio controllato fatto su 247 persone con osteoartrite alle ginocchia, quelli che avevano preso come rimedio l’estratto di zenzero, necessitavano di minori medicine per il dolore (9).

Un altro studio ha scoperto che una combinazione di zenzero, resina vegetale, cannella e olio di sesamo poteva ridurre dolore e rigidità nei pazienti con osteoartrite (10).

5. Lo zenzero può abbassare i livelli di zuccheri nel sangue e salvare dalle malattie cardiache

Quest’area di ricerca è ancora relativamente giovane, ma lo zenzero potrebbe avere straordinarie virtù anti-diabete.

In un recente studio fatto su 41 partecipanti con diabete di tipo 2, 2 grammi di zenzero in polvere al giorno hanno ridotto il livello di zuccheri del 12% (11).

Inoltre lo zenzero migliorava l’attività dell’HbA1c (un marcatore dei livelli di zuccheri nel sangue a lungo termine), portando a una riduzione del 10% in un periodo di 12 settimane.

C’era anche una riduzione del 28% nel rapporto ApoB/ApoA-I e una riduzione del 23% nei marcatori di lipoproteine ossidate, entrambi fattori di rischio di malattie cardiache.

In ogni caso questo è solo un piccolo studio. I risultati sono impressionanti, ma devono ancora essere confermati in studi più grandi prima di essere sicuri.

6. Lo zenzero aiuta in caso di indigestione cronica

zenzeroL’indigestione cronica è caratterizzata da dolore ricorrente e sensazione di disturbo nella parte alta dello stomaco.

Si crede che svuotare troppo tardi lo stomaco sia uno dei principali responsabili di indigestione.

Cosa molto interessante, lo zenzero ha dimostrato di velocizzare lo svuotamento dello stomaco nelle persone con questo problema.

Dopo aver mangiato una zuppa, lo zenzero riduce il tempo di permanenza nello stomaco dai 16 ai 20 minuti (12).

In uno studio condotto su 24 persone sane, 1,2 grammi di zenzero in polvere prima del pasto accelerava lo svuotamento dello stomaco del 50% (13).

7. Effetto antidolorifico durante il ciclo mestruale

Uno degli usi tradizionali dello zenzero per il dolore è durante il ciclo mestruale.

In uno studio, a 150 donne è stato dato 1 grammo di zenzero in polvere al giorno per i primi 3 giorni del ciclo (14). Le donne hanno sperimentato una riduzione dei dolori mestruali, e l’efficacia dello zenzero è stata pari a quella di farmaci come l’ibuprofene.

8. Lo zenzero può abbassare i livelli di colesterolo

Alti livelli di lipoproteine LDL (il colesterolo “cattivo”) sono collegati a aumento del rischio di malattie cardiache.

Il cibo che mangi influenza in maniera decisiva i livelli di LDL.

In uno studio di 45 giorni condotto su 85 persone con colesterolo alto, 3 grammi di zenzero hanno portato a una significativa riduzione della maggior parte dei marcatori di colesterolo (15).

Questo effetto è stato supportato da uno studio condotto su ratti con ipotiroidismo, in cui l’estratto di zenzero aveva abbassato i livelli di colesterolo LDL quasi quanto le statine (16).

Entrambi gli studi hanno anche evidenziato una riduzione del colesterolo totale e dei trigliceridi.

9. Possibili effetti nella prevenzione del cancro

L’estratto di zenzero è stato studiato come trattamento alternativo in alcune forme di cancro.

Le proprietà anti-cancro sono attribuite al 6-gingerol, una sostanza che si trova in grandi quantità nello zenzero crudo (1718).

In uno studio condotto su 30 persone, 2 grammi di estratto di zenzero al giorno riducevano significativamente le molecole segnale pro-infiammatorie nel colon (19).

In ogni caso, però, uno studio successivo condotto su individui ad alto rischio di cancro al colon non ha confermato queste scoperte (20).

C’è qualche evidenza che possa essere efficace in caso di cancro al pancreas, al seno e alle ovaie. Ma sono necessarie altre ricerche (212223).

10. Funzionalità del cervello e Alzheimer

Lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica possono accelerare il processo di invecchiamento.

Si crede che siano collegati ad Alzheimer e declino cognitivo.

Alcuni studi condotti sugli animali suggeriscono che gli antiossidanti e i composti bioattivi nello zenzero possano inibire la risposta infiammatoria del cervello (24).

Ci sono anche prove che possa influenzare direttamente le funzioni del cervello. In uno studio condotto su 60 donne di mezza età, l’estratto di zenzero ha dimostrato di potenziare la memoria e ridurre i tempi di reazione (25).

Sono stati fatti anche numerosi studi sugli animali, e hanno dato lo stesso risultato: lo zenzero può proteggere dal declino cognitivo (262728).

11. I principi attivi contenuti nello zenzero possono aiutare a combattere le infezioni

Il gingerolo, la sostanza bioattiva presente nello zenzero fresco, può aiutare a ridurre i rischi di infezioni.

Infatti l’estratto di zenzero può inibire la crescita di diversi tipi di batteri (2930).

E’ molto efficace contro i batteri orali collegati alle infiammazioni delle gengive, come gengiviti e parodontiti (31).

Lo zenzero fresco può essere efficace anche contro l’ RSV virus, collegato alle infezioni respiratorie (32).

12. Conclusione

Lo zenzero è uno dei pochi “superfoods” che meritano davvero questo nome.

Utilizzo e qualche precauzione

Puoi usare in cucina zenzero fresco o in polvere, oppure puoi usarlo per preparare un tè.

Ricorda che è una spezia riscaldante, quindi va usata con molta parsimonia dalle costituzioni calde.

FONTE: Energytraining

 

(ENGLISH VERSION)

Ginger is one of the healthiest existing spice.

It is full of nutrients and bioactive compounds with powerful benefits for body and brain.

In this article you’ll discover 11 benefits of ginger, supported by scientific research.

1. Ginger contains gingerol, a substance with medicinal properties

Ginger is a plant native to China.

It belongs to the family of the Zingiberaceae, and is related to

  • turmeric,
  • cardamom and
  • galanga.

The rhizome (the underground part of the stem) is commonly used as a spice. It is often called ginger root or simply “ginger”.

Ginger has a long history of use in traditional medicine and alternative. It was used to improve digestion, reduce nausea and help fight colds and fever.

It can be used fresh, dried, powdered or as an oil or juice, and is sometimes also added in refined foods and cosmetics. It is a very common ingredient in recipes.

The smell and the taste are unique to ginger and it contains natural oils, among which the most important is the gingerol.

Gingerol is the main bioactive compound in ginger, responsible for many of its medicinal properties. And anti-inflammatory and antioxidant effects (1).

2. Ginger is able to relieve nausea and sense of exhaustion morning

Ginger has been shown to be very effective in case of nausea (2).

For example, it has long been used as a remedy for the weakness and there is evidence that it can be effective in this area (3).

It also gives relief from nausea and vomiting after surgery and in patients with cancer receiving chemotherapy (4, 5). But it is even more effective in case of nausea and weakness morning in pregnancy.

According to a review of 2 studies, a total of 1,278 pregnant women, 1.1-1.5 grams of ginger can significantly reduce the symptoms of nausea (6).

In any case in these studies revealed no effect on episodes of vomiting.

Some believe that it can increase the risk of miscarriage, but there are currently no studies to prove it.

Although ginger is a safe product, however, speak with your doctor before introducing a large amount during pregnancy.

3. Ginger can reduce muscle pain and irritation

Ginger has been shown to be effective against muscle pain due to exercise.

In one study, the consumption of 2 grams of ginger a day for 11 days, significantly reduced muscle pain in people who were doing physical exercises (7).

Do not have an immediate impact, but it can be effective in reducing the progressive manifestation, day after day, the muscle pain (8).

It is believed that these effects are mediated by anti-inflammatory properties.

4. The anti-inflammatory properties of ginger can help in the case of osteoarthritis

Osteoarthritis is a very common health problem, which concerns the degeneration of the joints, with symptoms such as joint pain and stiffness.

In a controlled study done on 247 people with osteoarthritis in the knees, those who had taken the extract of ginger as a remedy, needed less medication for pain (9).

Another study found that a combination of ginger, vegetable resin, cinnamon and sesame oil could reduce pain and stiffness in patients with osteoarthritis (10).

5. Ginger can lower the levels of blood sugar, and save from heart disease

This research is still relatively young, but the ginger could have extraordinary  anti-diabetes virtues.

In a recent study of 41 participants with type 2 diabetes, 2 grams of powdered ginger a day reduced the sugar level of 12% (11).

Also ginger improved activity in HbA1c (a marker of blood sugar levels in the long term), leading to a reduction of 10% in a period of 12 weeks.

There was also a 28% reduction in the ApoB / ApoA-I and a 23% reduction in markers of oxidized lipoproteins, both risk factors for heart disease.

In any case this is just a small study. The results are impressive, but have yet to be confirmed in larger studies before being sure.

6. Ginger helps with chronic indigestion

Chronic indigestion is characterized by recurrent pain and annoyance in the upper part of the stomach.

It is believed that a late stomach emptying is one of the main causes of indigestion.

Interestingly, ginger has been shown to speed up stomach emptying in people with this problem.

After eating a soup, ginger reduces the residence time in the stomach 16 to 20 minutes (12).

In a study of 24 healthy people, 1.2 grams of powdered ginger before meals accelerated emptying of the stomach by 50% (13).

7. Effect painkiller during the menstrual cycle

One of the traditional uses of ginger for the pain during the menstrual cycle.

In one study, 150 women were given 1 gram of ginger powder per day for the first 3 days of the cycle (14). Women have experienced a reduction in menstrual pain, and the effectiveness of ginger was equal to that of drugs such as ibuprofen.

8. Ginger may lower cholesterol levels

High levels of LDL (the “bad” cholesterol) are linked to increased risk of heart disease.

The food you eat will greatly affect LDL levels.

In one study 45 days conducted on 85 people with high cholesterol, 3 grams of ginger have led to a significant reduction of most of the markers of cholesterol (15).

This effect was supported by a study conducted in rats with hypothyroidism, in which the ginger extract had lowered levels of LDL cholesterol nearly as much as statins (16).

Both studies also showed a reduction in total cholesterol and triglycerides.

9. Possible effects in cancer prevention

The ginger extract has been studied as an alternative treatment for some forms of cancer.

The anti-cancer properties are attributed to the 6-gingerol, a substance found in large quantities in the raw ginger (17, 18).

In a study of 30 people, 2 grams of ginger extract per day significantly reduced the pro-inflammatory signaling molecules in the colon (19).

In any case, however, a subsequent study conducted on individuals at high risk of colon cancer has not confirmed these findings (20).

There is some evidence that it can be effective in the case of pancreatic cancer, breast and ovarian cancer. But more research is needed (21, 22, 23).

10. Functionality of the brain and Alzheimer’s

Oxidative stress and chronic inflammation may accelerate the aging process.

Are believed to be linked to Alzheimer’s disease and cognitive decline.

Some animal studies suggest that antioxidants and bioactive compounds in ginger can inhibit the inflammatory response of the brain (24).

There is also evidence that it can directly influence the functions of the brain. In a study of 60 middle-aged women, the ginger extract has been shown to enhance memory and reduce reaction times (25).

There have been numerous studies on animals, and they gave the same result: the ginger may protect against cognitive decline (26, 27, 28).

11. The active ingredients in ginger can help fight infections

Gingerol, the bioactive substance present in fresh ginger, can help reduce the risk of infections.

In fact, the ginger extract can inhibit the growth of different types of bacteria (29, 30).

It is very effective against oral bacteria linked to inflammation of the gums, such as gingivitis and periodontitis (31).

Fresh ginger can also be effective against the ‘RSV virus, linked to respiratory infections (32).

12. Conclusion

Ginger is one of the few “superfoods” that really deserve this name.

Uses and some cautions

You can use fresh ginger in the kitchen or powder, or you can use it to prepare a tea.

Remember that is a  heating spice, so it should be used sparingly for the warm constitutions.

SOURCE: Energytraining

Annunci

Read Full Post »

cibo-spazzatura.pngNon ci sono scorciatoie quando si tratta della salute e dell’alimentazione corretta.

Il cibo che mangiano le persone oggi è tossico, povero di sostanze nutritive o entrambe le cose.

Per chiudere una volta per tutte con questo cibo e avere uno stile di vita sano, bisogna abbandonare subito le abitudini che stanno distruggendo il tuo metabolismo e ti stanno indebolendo.

In questo articolo ho elencato 4 pessime abitudini che tutti, a prescindere dalla propria costituzione, devono abbandonare:

1) Consumo di latte e latticini

Nei decenni passati si pensava che i latticini fossero una pura fonte di nutrimento, ricca di calcio e di sostanze positive. Ma questa, purtroppo, non è la verità.

I latticini sono enormemente contaminati a causa del trattamento riservato agli animali che li producono. Segregate in stalle e costrette a produrre continuamente latte, le mucche vengono rimpinzate di antibiotici e ormoni, proprio per essere sempre “in forma” e produrre più latte.

Successivamente il latte che producono, che in origine è ricco di enzimi, viene pastorizzato per eliminare tutti i batteri nocivi. Ma in questo processo ovviamente vengono distrutti anche gli enzimi e i nutrienti contenuti.

In conclusione ti trovi di fronte a un prodotto più dannoso che altro, privo di sostanze nutritiveindigesto e pieno di tossine.

Anche se riuscissi a procurarti del latte fresco (o appena munto) e dei formaggi di mucca da pascolo biologico e crudi non è detto che ti farebbero bene. Puoi mangiare questi formaggi un paio di volte a settimane, ma se eccedi produrrai muco in eccesso e potrai avere problemi, soprattutto se soffri di malattie dell’apparato digerente.

Quindi elimina il latte e, se ti serve per preparare qualche ricetta, usa latte di mandorla, di riso o di cocco. E come burro, usa solo burro biologico da pascolo (o ghi, burro chiarificato).

2) Caffè

Il caffè è un “must” nella vita di molte persone, nella quantità di 2-3 tazze in media.

L’elisir nero ha ricevuto diverse critiche positive nell’ultimo periodo. Ma, sebbene il caffè abbia qualche piccolo beneficio, gli effetti negativi superano di gran lunga quelli positivi.

La presenza di antiossidanti benefici non giustifica affatto il consumo di un prodotto che distrugge la digestione, il sistema endocrino e il fegato e ha un effetto stimolante eccessivo e del tutto innaturale.

Ci sono tantissime alternative migliori, come tè, bevande come lo smart cappuccino (di cui trovi la ricetta sul ricettario di base di Energy Training), bevande a base di maca, il ginseng… Tutte alternative con un effetto stimolante più blando, ma migliore.

Dopo pochi giorni di disintossicazione dal caffè, ti accorgerai che vivere senza caffè non è così tragico come immaginavi e il tuo apparato digerente e i tuoi ormoni ti ringrazieranno.

3) Dipendenza dagli zuccheri

Ormai saprai benissimo che la forma di zucchero aggiunta in quasi tutto il cibo che trovi nei supermercati dà fortemente dipendenza e contribuisce a ogni sorta di problemi, dal diabete, all’artrite, al cancro.

La maggior parte di questi disturbi proviene da una digestione spesso incompleta, con candida alla radice.

Con lo zucchero, che è la principale fonte di nutrimento di queste malattie, ogni cosa peggiora, anche se viene consumato in piccole quantità.

Questo assicura che l’infezione da candida non venga alimentata e che altre malattie non siano esacerbate dallo zucchero bianco.

In ogni caso non è bene consumare quotidianamente dolci, anche se sono fatti con le alternative naturali.

4) Consumo di glutine

La sensibilità al glutine non è un mito, e oggi è sempre più frequente.

Il risultato del dilagare di questo “problema” è stato un aumento della produzione e vendita di prodotti senza glutine (oggi si vendono in quasi tutti i supermercati).

Ma il glutine è un problema non solo per i celiaci e per chi ha sensibilità al glutine.

Ne abbiamo parlato ampiamente in questi articoli: 123, che ti invito caldamente a leggere.

Inoltre il frumento (uno dei cereali più dannosi in circolazione), può essere nocivo anche per altri motivi, che non hanno niente a che fare col Glutine.

A causa dei frumento ibridi e della debolezza dell’apparato digerente, l’uomo non è capace di digerire in maniera completa i prodotti a base di grano moderno, e questo provoca problemi di salute.

Quindi fai una prova, comincia a introdurre solo cereali integrali senza glutine o altri carboidrati complessi che non contengono glutine, come riso, quinoa, miglio, grano saraceno e amaranto.

FONTE: TrainingEnergy

 

(ENGLISH VERSION)

There are no shortcuts when it comes to health and correct nutrition.

The food people eat  today is toxic, and poor in nutrients or both.

To close once and for all with this food subject and have a healthy lifestyle, you should immediately abandon the habits that are destroying your metabolism and you are weakening you.

In this article I have listed 4 bad habits that everyone, regardless of its constitution, should  abandon:

1) consumption of milk and dairy products

In past decades it was believed that dairy products were a pure source of nutrition, rich in calcium and positive substances. But this, unfortunately, is not the truth.

Dairy products are enormously contaminated due to the treatment of the animals that produce them. Segregated in stables and forced to continuously produce milk, cows are fed of antibiotics and hormones, just to always be “in shape” and produce more milk.

Subsequently, the milk they produce, which originally is rich in enzymes, is pasteurized to eliminate any harmful bacteria. But in this process obviously enzymes and nutrients are destroyed.

In conclusion, you are faced with a product more harmful than others, devoid of nutrients, stodgy and full of toxins.

Even if you could get fresh milk (or just milked) and cheese oforganic cow pasture and raw it is said that you would do well. You can eat these cheeses a few times a week, but if you overdo it will produce mucus excess  and you can have problems, especially if you suffer from digestive diseases.

Then remove the milk and, if you need to prepare a recipe, use almond milk, rice or coconut. And like butter, use only organic butter from pasture (or ghee, clarified butter).

2) Coffee

Coffee is a “must” in the many people’s lives , in the amount of 2-3 cups on average.

Elixir Black has received several positive reviews in the last period. But, although the coffee has some small benefit, the negative effects far outweigh the positive ones.

The presence of antioxidants benefit does not justify the consumption of a product that destroys the digestion, the endocrine system and the liver and has a stimulating effect excessive and completely unnatural.

There are lots of better alternatives, such as tea, drinks like the smart cappuccino, based beverages maca, ginseng … All alternatives with a stimulating effect more bland, but better.

After a few days of detoxification from coffee, you will realize that life without coffee is not as tragic as imagined and your digestive system and your hormones will thank you.

3) Dependence on sugar

By now you know very well that the form of sugar added to nearly all the food that you find in supermarkets gives highly addictive and contributes to all sorts of problems, diabetes, arthritis, cancer.

Most of these disorders comes from a digestion often incomplete, with the root candida.

With sugar, which is the main food source of these diseases, everything gets worse, even if it is consumed in small amounts.

This ensures that the failure to feed candida infection and other diseases that are not exacerbated by white sugar.

In any case it is not good to consume sweets daily, even if they are made with natural alternatives.

4) Consumption of gluten

Gluten sensitivity is not a myth, and today it is increasingly common.

The result of the spread of this “problem” has been increasing in production and sales of gluten-free products (now sold in most supermarkets).

But gluten is a problem not only for people with celiac disease and for those with gluten sensitivity.

We talked about it extensively in these articles: 1, 2, 3, which I urge you to read.

Also wheat (one of the most damaging cereal in circulation), can be harmful for other reasons, which have nothing to do with gluten.

Because of hybrid wheat and the weakness of the digestive system, the man is not able to digest in a complete products based on modern wheat, and this causes health problems.

So you do a test, begin to introduce only whole grains gluten or other complex carbohydrates that do not contain gluten, such as rice, quinoa, millet, buckwheat and amaranth.

SOURCE: TrainingEnergy

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??????????????????????????????????????Gentili lettori,

ci scusiamo della sospensione degli articoli per un periodo di due settimane. Saremo di ritorno dopo il 30 Aprile, Grazie per la comprensione.

 

(ENGLISH VERSION)

Dear reader,

we apologize for the interruption of the posts for two weeks. We will be back after April 30th. Thank you for your comprehension.

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avocadoL’Avocado era quello che faceva “guardatemi, sono il grasso buono!”, e il Burro commentava: “Esibizionista!”.

L’avocado è il beniamino modaiolo e un po’ troppo ambizioso della cucina salutare, il parente famoso della famiglia dei grassi. In realtà è una semplice bacca con un solo seme nativa del Messico, ma con le sue 322 calorie e 29 grammi di grasso — una quantità dalle dieci alle venti volte superiore a quella che potresti trovare in qualunque altro prodotto sugli scaffali del supermercato — l’avocado potrebbe a tutti gli effetti considerarsi più un grasso che un frutto.

A renderlo così speciale agli occhi dei ricercatori è il suo contenuto in grassi monoinsaturi — cioè venti grammi per bacca –, che ne giustifica quindi la fama di cibo salutare. Data la sua ben nota capacità

  • d’abbassare i livelli di colesterolo,
  • d’attenuare i morsi della fame, e
  • perfino di ridurre il grasso addominale,

l’avocado è la colonna portante ideale di ogni dieta che punti a ridurre il proprio peso. Ecco otto ragioni che ce ne spiegano il perché:

1. È un buttafuori.

Le mele sono un tale cliché… Oggi, secondo i ricercatori, è un avocado al giorno a togliere il medico — e i livelli del vostro colesterolo — di torno. Uno studio pubblicato sul (jaha.ahajournals.org/content/4/1/e001355) Journal of the American Heart Association ha sottoposto quarantacinque persone sovrappeso a tre regimi alimentari diversi per abbassare i livelli di colesterolo, per una durata di cinque settimane. Una dieta aveva la minima quantità di grassi, che offrivano il ventiquattro per cento delle calorie complessive (undici da grassi monoinsaturi), e non includeva l’avocado. La seconda dieta, anch’essa priva di avocado, era più povera di grassi, che offrivano il trentaquattro per cento delle calorie totali (il diciassette per cento da grassi MUFA). La terza era altrettanto povera, al trentaquattro per cento, ma includeva un intero avocado Haas ogni giorno.

Il risultato? Le lipoproteine a bassa densità (LDL), cioè il colesterolo “cattivo”, erano inferiori di 13,5 mg/dL fra i partecipanti che si erano nutriti d’avocado — abbastanza cioè da ridurre significativamente il rischio di problemi cardiaci. L’LDL era più basso anche nella dieta povera senza avocado (di 8,3 mg/dL) e nella dieta più stretta (di 7,4 mg/dL), ma i risultati non erano altrettanto sorprendenti. I ricercatori li attribuiscono al contenuto di grassi monoinsaturi dell’avocado (e cioè a un tipo di molecola di grasso che fa bene al cuore, dotata di un legame insaturo di carbonio) che potrebbe svolgere un ruolo importante nel ridurre livelli elevati di colesterolo — che vanno a incidere sulla resistenza all’insulina, sul peso in eccesso e sull’obesità. Quindi armatevi di cucchiaio, aggiungete un pizzico di sale o di spezie se vi piace, e buon appetito!

2. Meno buchi sulla cintura.

Fate danzare il vostro ventre! Preparatevi il pranzo! E abbondate con l’olio d’avocado. I ricercatori ci dicono che sostituendo i vostri olii da cucina con altri, come quello dell’avocado, ricchi di acidi grassi monoinsaturi, si ottiene una riduzione del grasso addominale localizzato, cosa che può ridurre il rischio della sindrome metabolica — cioè una combinazione di cattive condizioni di salute associate all’aumento di peso.

Un recente studio (news.psu.edu/story/271014/2013/03/29/research/monosaturated-fats-reduce-metabolic-syndrome-risk) dell’Università della Pennsylvania ha scoperto che quelli che consumavano ogni giorno 40 grammi (circa tre cucchiai da tavola) di olii ricchi di grassi monoinsaturi per quattro settimane riuscivano poi a ridurre i livelli di grasso addominale dell’1,6 per cento rispetto a quelli che consumavano un miscuglio di olii di lino/cartamo, al confronto più ricchi di grassi polinsaturi.

Un altro studio (www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17384344) della rivista Diabetes Care ha raggiunto risultati simili: una dieta ricca di grassi monoinsaturi è in grado d’impedire la distribuzione del grasso corporeo nella zona addominale, agendo su alcuni geni grassi. Un cucchiaio da tavola di olio d’avocado, dal sapore gentile e lievemente tostato, corrisponde a circa 120 calorie e a dieci grammi di grassi monoinsaturi — un profilo nutrizionale praticamente identico a quello dell’olio extravergine d’oliva. A differenza dell’olio extravergine d’oliva, però, l‘olio d’avocado ha un punto di fumo molto più alto, quindi potrete adoperarlo per un sauté e per saltare in padella, evitando il rischio di creare radicali liberi dannosi per la vostra salute.

3. È un booster nutritivo.

Con le loro poche calorie, tante vitamine e un pacco d’importantissime sostanze nutrienti in grado d’incidere sul vostro giro-vita, le verdure sono le migliori amiche di chi fa una dieta — ma senza aggiungere un po’ di grasso alla vostra insalata verde, di benefici non ne vedrete molti: sono gli stessi ricercatori a dirlo. E quando si parla di grassi, quelli degli avocado non li batte nessuno.

Nella ricerca pubblicata dalla rivista Molecular Nutrition & Food Research, i ricercatori hanno nutrito i partecipanti di insalate con condimenti grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi, e ne hanno poi analizzato il sangue per capire quale fosse il livello d’assorbimento dei carotenoidi grasso-solubili — composti salutari che vengono associati a un miglioramento nella perdita di peso e nella riduzione di grasso.

Il risultato? Le verdure condite con grassi monoinsaturi richiedevano il quantitativo minimo — appena tre grammi — per ottenere il massimo assorbimento di carotenoidi, mentre i condimenti con grassi saturi e polinsaturi richiedevano maggiori quantità di grasso (venti grammi) per ottenere i medesimi benefici. Un altro studio (jn.nutrition.org/content/135/3/431.short) del Journal of Nutrition ha stabilito che l’avocado aggiunto all’insalata permetteva ai partecipanti di assorbire carotenoidi dalle tre alle cinque volte in più. Per cui, regalate alle vostre verdure il più grande booster nutritivo in circolazione aggiungendo un pizzico di quel saporitissimo guacamole, qualche fetta di avocado fresco, o un cucchiaio di vinaigrette a base d’olio d’avocado. Quelli che chiedono il condimento a parte non sanno che cosa si perdono.

4. È un cacciatore di radicali liberi 

Nel vostro corpo è in atto una vera e propria guerra! I radicali liberi hanno sferrato un attacco ai vostri mitocondri, e stanno sabotando il vostro metabolismo! Che fare? I radicali liberi sono molecole d’ossigeno dannose — un sottoprodotto naturale del metabolismo — che avvia diverse reazioni a catena nel corpo, in grado di distruggere le cellule e il DNA, causando numerosi problemi di salute.

Gli antiossidanti che si trovano nella frutta e nella verdura sono in grado di neutralizzarne alcuni, ma non sono in grado di arrivare fino ai mitocondri — cioè al campo base dell’esercito dei radicali liberi. E questo è il problema. Quando i vostri mitocondri non funzionano a dovere, il metabolismo funzionerà in modo meno efficiente. Ed è qui che arriva l’avocado. Una nuova ricerca (www.sciencedaily.com/releases/2011/08/110828140931.htm) condotta in Messico ha scoperto che gli olii ricchi di grassi monoinsaturi spremuti dalla frutta sono in grado d’aiutare i mitocondri a resistere all’attacco. Quei ricercatori ci dicono che i risultati coincidono coi tassi inferiori di malattie che si riscontrano nell’area mediterranea, dove l’olio d’oliva — che dal punto di vista nutrizionale è simile a quello dell’avocado — è pilastro d’ogni dieta. Gli autori della ricerca si spingono perfino a prevedere che l’olio d’avocado possa un giorno essere definito “l’olio d’oliva delle Americhe”. Quindi abbassate la bandiera bianca e impugnate un frutto verde. Farà bene al vostro metabolismo, e anche al vostro patriottismo.

5. Sconfigge la fame.

Nel futuro una cucchiaiata di guacamole potrebbe diventare il più efficace strumento di lotta alla fame fra quelli noti all’uomo. In uno studio apparso sul Nutrition Journal, i partecipanti che mangiavano mezzo avocado fresco a pranzo manifestavano una diminuzione della voglia di mangiare del 40 per cento nelle ore successive.

A sole 60 calorie, un paio di cucchiai di guacamole (sulle uova, sull’insalata, sulla carne grigliata, etc.) è in grado d’offrire gli stessi vantaggi quanto a sazietà, e con più gusto. Limitatevi ad eliminare le patatine, e accertatevi che nel guacamole comprato in negozio ci sia effettivamente l’avocado. Che ci crediate o no, ce ne sono molti prodotti senza frutta! Noi adoriamo la marca Wholly Guacamole, che ha appena messo in commercio delle monoporzioni ideali, quindi non dovrete neanche preoccuparvi di esagerare.

6. È una droga di passaggio.

Avete presente quel vostro amico che è sempre più magro, atletico e in salute più di voi? Qual è il suo segreto? Non i suoi soldi, non è nei suoi geni… forse si limita a consumare regolarmente avocado: lo dice il National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), sondaggio che fa parte di un programma del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

I risultati del sondaggio (www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3545982/), pubblicati dal Nutrition Journal, rivelano che il consumo quotidiano di mezzo avocado di dimensioni medie è altamente correlato a una qualità complessiva superiore della propria dieta, e ad una riduzione del cinquanta per cento del rischio di sindrome metabolica.

Non solo gli abituali consumatori di avocado manifestavano un indice di massa corporea più basso, e una circonferenza inferiore, ma in più tendevano a consumare una quantità significativamente maggiore di frutta e verdura, fibre e vitamine K — tutti associati alla perdita di peso. L’Avocado è la droga di passaggio a uno stile di vita più salutare e magro.

7. Migliora il controllo degli zuccheri.

Certo, si può dire che l’avocado abbia tutta la roba giusta al posto giusto, ma il grasso non è l’unico vantaggio del frutto. Un avocado è anche in grado di offrire quasi venti tipi di vitamine, minerali e fitonutrienti diversi, essenziali per una gestione salutare del proprio peso, inclusi 14 grammi di fibre che ti saziano, e il 66 per cento (cioè 60 microgrammi) del vostro fabbisogno quotidiano di vitamina K — cosa che aiuta a regolare il metabolismo degli zuccheri e l’insulino-resistenza.

Una ricerca (care.diabetesjournals.org/content/34/9/e147.full) apparsa sulla rivista Diabetes Care ha rivelato che quel quarto del campione di uomini e donne col maggiore consumo di vitamina K mostrava un 19 per cento di rischio più basso di sviluppare il diabete in dieci anni rispetto a quelli la cui assunzione li collocava nel quarto più basso.

Le verdure a foglia larga sono una fonte ancor più ricca di vitamine, quindi accompagnate la vostra insalata con una fetta di cremoso avocado, e vedrete. Tenere sotto controllo lo zucchero nel vostro sangue non è mai stato così gustoso.

8. È uno sterminatore di calorie.

Vi dicono che gli integratori pre-allenamento sono in grado di darvi la spinta necessaria a far durare di più una bella sudata. Ma stando ai ricercatori, l’avocado è in grado di fare lo stesso, e di farlo naturalmente. Uno studio (www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23446891) pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha confrontato gli effetti di una dieta di tre settimane ricca di acido palmitico (grasso saturo) con quelli di una dieta equivalente ricca di acidi oleici (grassi monoinsaturi). I partecipanti hanno seguito ciascuna dieta per tre settimane per volta, durante le quali i ricercatori ne hanno analizzato l’attività fisica e il livello metabolico dopo mangiato.

I risultati? L’attività fisica è risultata più alta del 13,5 per cento durante la dieta ricca di acidi oleici, e il metabolismo postprandiale era più alto del 4,5 per cento rispetto al periodo della dieta ricca di acidi palmitici. In sostanza: sostitute i cibi fritti, i cibi cucinati e il burro con degli snack e degli olii più ricchi di grassi monoinsaturi come l’avocado fresco o l’olio d’avocado, e otterrete una spinta energetica che terrà in moto il vostro metabolismo anche quando sarete usciti dalla palestra.

 

FONTE: Huffingtonpost

 

(ENGLISH VERSION)

Avocado was all like, “Look at me, I’m the good fat!” and Butter was like, “Show-off!” Trendy, popular and a bit of an overachiever in the health department, avocado is like the homecoming queen of the fats parade. It’s actually a single-seeded berry native to Mexico, but at 322 calories and 29 grams of fat — 10 to 20 times what you’ll find in any other item in the produce aisle — the avocado can arguably be considered more of a fat than a fruit. 

Moreover, it’s the mono-unsaturated fat content of an avocado — 20 grams per berry — that researchers say make it so special, and deserving of the health food fame. With its proven ability to lower cholesterol, quell hunger pangs and even spot-reduce belly fat, the avocado is arguably a perfect dietary staple for weight loss. Here are eight reasons why:

1. It’s a bad guy bouncer.
Apples are so cliche. Researchers now say it’s an avocado a day that can really keep the doctor — and your cholesterol levels — at bay. One study in the Journal of the American Heart Association put 45 overweight people on one of three different cholesterol-lowering diets for five weeks. One diet was lower in fat, providing 24 percent of total calories (11 from monounsaturated fats), and didn’t include an avocado. A second, non-avocado diet was more moderate in fat, providing 34 percent of total calories (17 percent from MOFAs). The third was equally moderate in fat, at 34 percent, but included one whole Haas avocado per day. 

The result? Low-density lipoprotein (LDL), the “bad” cholesterol, was 13.5 mg/dL lower among the avocado dieters — enough to significantly reduce the risk of heart disease. LDL was also lower on the moderate fat diet without the avocado (8.3 mg/dL lower) and the lower fat diet (7.4 mg/dL lower), but the results were not as striking. Researchers attribute the results to avocado’s monounsaturated fat content (a type of heart-healthy fat molecule that has one unsaturated carbon bond), which may play an important part in lowering elevated cholesterol — a factor in insulin resistance, excess weight and obesity. So grab a spoon, a sprinkling of kosher salt or spice if you so wish, and get snacking!

2. It’s a belt shrinker.
Do a little belly dance! Make a little lunch! And get down on avocado oil. Researchers say swapping your cooking and finishing oils for varieties like avocado oil that are rich in monounsaturated and oleic fatty acids can spot-reduce abdominal fat, which may decrease the risk for metabolic syndrome — the name for a combination of negative health markers associated with weight gain. 

A recent Penn State study found people who consumed 40 grams (about 3 tablespoons) of high-oleic oils on a daily basis for four weeks lowered their belly fat by 1.6 percent compared to those who consumed a flax/safflower oil blend, which is comparatively high in polyunsaturated fat. A second study in the journal Diabetes Care found similar results: A diet rich in monounsaturated fat may actually prevent body fat distribution around the belly by down regulating the expression of certain fat genes. One tablespoon of mild and slightly nutty-tasting avocado oil is about 120 calories and 10 grams of monounsaturated fat — a nutritional profile almost identical to extra virgin olive oil. But unlike EVOO, avocado oil has a very high smoke point, so you can use it for sautés and stir-frys without risk of creating free radicals that can harm your health.

3. It’s a nutrient booster.
Low-calorie, vitamin-rich and chock-full of important nutrients that can shrink your waist, vegetables are a dieter’s best friend — but you won’t get much benefit from a garden salad without adding a little fat, researchers say. And when it comes to fat, the type found in avocados reigns supreme. 

In one study, published in the journal Molecular Nutrition & Food Research, researchers fed participants salads topped with saturated, monounsaturated and polyunsaturated fat-based dressings and tested their blood for absorption of fat-soluble carotenoids — disease fighting compounds associated with improved weight and fat loss. 

The result? Veggies topped with monounsaturated-fat required the least amount — just 3 grams — to get the most carotenoid absorption, while saturated fat and polyunsaturated fat dressings required higher amounts of fat (20 grams) to get the same benefit. Another study in the Journal of Nutrition found that adding avocado to salad allowed participants to absorb three to five times more carotenoids. Give your greens the ultimate nutrient boost with a dollop of flavorful guacamole, a few slices of fresh avocado, or a tablespoon of avocado oil-based vinaigrette. Those dressing-on-the-side folks don’t know what they’re missing.

4. It’s a radical fighter.
There’s a war going on inside your body! The free radicals have launched an attack on the mitochondria and it’s sabotaging your metabolism! What the what? Free radicals are destructive rogue oxygen molecules — natural byproducts of metabolism — that trigger various chain reactions in the body that destroy cells and DNA, causing all kinds of health problems. 

Antioxidants in fresh fruits and vegetables can help neutralize some free radicals, but they can’t reach the mitochondria — base camp for the free radical army. And that’s a problem. When your mitochondria aren’t working properly, your metabolism runs less efficiently. Enter: Avocado. New research conducted in Mexico found that monounsaturated-rich oil pressed from the fruit can help mitochondria survive attack. Researchers say the results jive with low-disease rates in Mediterranean countries where olive oil — nutritionally similar to the avocado — is a diet staple. In fact, study authors predict avocado oil could eventually be referred to as “the olive oil of the Americas.” So put down the white flag and pick up a green fruit. It’s good for your metabolism and patriotic to boot. 

5. It’s a hunger squasher.
A scoop of guacamole may be one of the most effective hunger-squashers known to man. In a study published in Nutrition Journal, participants who ate half a fresh avocado with lunch reported a 40 percent decreased desire to eat for hours afterwards. At only 60 calories, a two-tablespoon serving of guacamole (on top of eggs, salads, grilled meats, etc.) can provide the same satiety benefit with even more of a flavor-punch. Just 86 the chips and be sure when buying store-bought guac that avocados actually made it into the jar. Believe it or not, many are made without the real fruit! We love Wholly Guacamole as a store brand, and they’ve just released perfectly portioned “minis” so you don’t have to worry about going overboard.

6. It’s a gateway drug.
You know that friend who’s always thinner, lighter and healthier than you? What’s his secret? Not money, not genes… perhaps just regular consumption of avocado, according to the National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), a program of the Centers for Disease Control and Prevention (CDC). 

The survey results, published in Nutrition Journal, found that eating half a medium-sized avocado on a daily basis was highly correlated with improved overall diet quality and a 50 percent reduced risk of metabolic syndrome. Not only did the avocado eaters report a lower body mass index and smaller waist circumference, they also consumed significantly more fruits and vegetables, and fiber and vitamin K — nutrients associated with weight loss. Avocado: the gateway drug to a healthier, leaner lifestyle. 

7. It’s a sweet stabilizer. 
Sure, avocado’s got all the right junk in all the right places, but fat isn’t the only thing the fruit has going for it. An avocado also provides nearly 20 vitamins, minerals and phytonutrients essential for healthy weight management, including 14 grams of satiating fiber and 66 percent (60 micrograms) of your daily need for vitamin K — a nutrient that helps regulate sugar metabolism and insulin sensitivity. 

One study in the journal Diabetes Care found men and women whose vitamin K intake was among the highest 25 percent of subjects showed a 19 percent lower risk of developing diabetes over the course of 10 years compared with those whose intake was among the lowest fourth. Leafy greens are an even richer source of the vitamin, so pair a wedge of creamy avocado with your side salad and you’re bound to get your fill. Stabilizing blood sugar has never been so tasty.

8. It’s a calorie crusher. 
Pre-workout supplements claim to give you that extra boost you need to sweat it out for just a little longer than usual. According to researchers, eating avocado can provide the same energy boost, naturally. A study in the American Journal of Clinical Nutrition compared the effects of a three-week diet high in palmitic acid (saturated fat) to an equi-caloric diet high in oleic-acid (monounsaturated fats). The subjects followed each diet for three weeks at a time, during which researchers assessed physical activity and metabolic rate after eating. 

The results? Physical activity was 13.5 percent higher during the high oleic-acid diet and post-meal metabolism was 4.5 percent higher as compared to the palmitic stretch. Bottom line: swap fried foods, baked goods and butter for snacks and oils that are high in monounsaturated fat like fresh avocado or avocado oil for a clean energy boost that keeps your metabolism burning, even after you’ve left the gym.

SOURCE: Huffingtonpost

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CurcumaA lungo considerata impossibile da realizzare, la nuova ricerca rivela come un semplice spezia potrebbe contribuire alla rigenerazione del cervello danneggiato.

La curcuma è senza dubbio una delle, se non la più versatile spezia di guarigione nel mondo, con oltre 600 sperimentazioni confermano i benefici per la salute, e una storia antica ricca di profondo rispetto per la sua apparentemente povertà compassionevole di alleviare la sofferenza umana.

Ma, la maggior parte del fucus negli ultimi dieci anni è stata incentrata su una sola delle sue centinaia di fitocomponenti: vale a dire, il polifenolo primario nella curcuma conosciuta come la curcumina che dà la spezia suo colore ricco d’oro.

Questa attenzione alla curcumina ha portato allo sviluppo di alcuni prodotti molto buoni, come i fosfolipidi legati alla curcumina (ad es Meriva, BCM-95), che contribuisce notevolmente ad aumentare l’assorbimento e la bio-attività della curcumina. Ma, isolare la curcumina si riduce a una parte del potere terapeutico della curcuma – e qui sta il limite e l’arroganza dominante del modello di ‘isolare il principio attivo’.

In effetti, è diventato tipico all’interno della cosiddetta industria nutraceutica di emulare il modello della farmaceutica, che si concentra sull’identificazione di un particolare albero “monochimico” all’interno della foresta di complessità rappresentata da ogni agente botanico, cercando di standardizzare la consegna di ogni presunto ‘ ingrediente attivo’ con ogni servizio, come se fosse una droga farmaceutica.

Questi processi di estrazione e di isolamento genera anche formule di cui si fanno proprietari i ricercatori che le hanno isolate e in questo modo i produttori vogliono differenziare il loro prodotto da tutti gli altri e d’ora in poi catturare una parte maggiore della quota di mercato; una proposta di valore che serve il produttore e non il consumatore / paziente.

A dire il vero, non c’è una singola ‘pallottola magica’ negli alimenti e le erbe responsabili di generare un potere di guarigione di tutta la pianta. Vi sono, infatti, nella maggior parte delle piante curative o centinaia di composti orchestrati dal intelligente ‘mano invisibile’ di Dio o alimenti ‘Naturali’, o qualsiasi altra cosa si desidera chiamare, e che non può mai essere ridotto alla singola attività di un unico Fitocomposto quantificabile o chimico.

Oltre la ‘pallottola magica’ della curcumina 

Ora, un eccitante nuovo studio pubblicato sulla rivista Stem Cell Research & Therapy fornisce un ulteriore conferma a sostegno del concetto che la curcumina da sola non è sufficiente a spiegare il potere curativo della curcuma come pianta intera. Lo studio ha trovato che un componente poco noto, liposolubile all’interno curcuma – Ar-tumerone – può fare “un candidato promettente per sostenere la rigenerazione nella malattia neurologica.”

Intitolato “Aromatic-turmerone induce la proliferazione delle cellule staminali neurali in vitro e in vivo”, i ricercatori tedeschi hanno valutato gli effetti di questo composto derivati dalla curcuma ​​sulle cellule staminali neurali (NSC) – il sottogruppo di cellule cerebrali in grado di  auto-rinnovamento continuo necessarie per la riparazione del cervello.

Lo studio ha trovato che quando le cellule cerebrali sono state esposte a ar-tumerone, le cellule staminali neurali sono aumentate in numero attraverso una maggiore proliferazione. Inoltre, queste cellule staminali neurali neo-formate hanno anche aumentato il numero di cellule neuronali completamente differenziate, indicando che un effetto curativo era in corso. Questo effetto è stato osservato anche in un modello animale vivo, mostrando che i topi iniettati con ar-tumerone nei loro cervelli si verifica un aumento neurale con una  proliferazione delle cellule staminali e la creazione di cellule cerebrali sane di nuova formazione con esperienza.

Questo studio non è passato inosservato ai principali canali di informazione medica. Qui ci sono alcune buone recensioni, se si desidera esplorare le implicazioni in modo più approfondito:

Newsweek: Curry Potenza: Compound curcuma Aumenta crescita di cellule staminali del cervello
Guardiano Liberty Voice: Cure curcuma Evidence Grows
Monthly Prescribing Riferimento: curcuma può aiutare rigenerare le cellule cerebrali
Tempi di Malta: link curcuma Per Cervello cellulare di riparazione
Medical giornaliera: curcuma aiuta il tuo cervello guarire se stesso: rendere il tuo cervello
Database GreenMedInfo.com curcuma conferma di Brain-risparmio energetico!

Come forse già sapete, il nostro database è più esteso con un accesso aperto al database medico naturale a livello mondiale su oltre 1.800 diverse sostanze naturali, con oltre 1600 abstract dello studio sulle proprietà curative di curcuma indicizzati finora.

Se si dà un’occhiata alla lista di oltre 600 malattie che questa spezia (o i suoi componenti, ad esempio la curcumina) è stata in gradi di prevenire e / o curare, l’enorme volume di bibliografia è stupefacente.

Sorprendentemente, abbiamo individuato oltre 180 vie fisiologiche – secondo la loro caratterizzazione farmacologica convenzionale, ad esempio, COX-2 inibitori, Interleuchina 6 down-regolazione – mediante il quale la curcuma o suoi componenti guariscono il corpo umano. Inoltre, troverete più di 100 articoli su proprietà neuroprotettive di curcuma in questa pagina:  Turmeric as a Neuroprotective agent.

La ricerca indica chiaramente che la curcuma è un grande pianta di supporto al cervello. Per un maggiori informazioni potete leggere questi articoli:

Come ottenere il massimo dal vostro curcuma

Una delle domande in questo campo più frequente è ‘che cosa è il miglior tipo di curcuma o curcumina da usare’?

Ovviamente, data la suddetta ricerca, l’intero impianto sta per effettuare una vasta gamma di composti terapeutici rispetto alla sola curcumina . Eppure, la maggior parte degli studi si sono concentrati su quanta sostanza molecolare (milligrammi in una porzione) di un particolare composto si debba assumere.

E in realtà, non c’è una risposta generica a una domanda generica circa il modo migliore per prendere la curcuma / curcumina. La domanda viene sempre da un individuo con un particolare bisogno, e quindi, le raccomandazioni devono essere individuali a quella specifica persona.

Ad esempio, se si dispone di un’infiammazione del colon o polipi, e si sta tentando di utilizzare la curcuma per ridurre l’infiammazione lì o regredire escrescenze precancerose, quindi utilizzando l’intera pianta è migliore rispetto a una forma altamente biodisponibile di curcumina in forma di capsule (ad es Meriva), per esempio, che sarà probabilmente assorbito dal piccolo intestino e principalmente  attraverso il passaggio nel fegato ma senza ottenere quantità sufficienti per l’intestino crasso. Quindi, nel caso che questa persona prenda un cucchiaino è relativamente difficile che riesca ad assorbire la curcuma può provocare al massimo la colorazione delle superfici malate del lume intestinale o del colon di quella persona evidenziando esattamente la forma necessaria per invertire sulla malattia.

Ma cosa succede se si ha qualcuno che vuole sperimentare un effetto sistemico, per esempio  per l’artrite o per il cancro al cervello? In questi casi, ottenendo composti della curcuma come la curcumina attraverso la barriera glucuronidazione nel fegato con il pepe nero (piperine) in combinazione potrebbe essere ideale. Vi è certamente un posto per il modello ‘nutraceutico’ se correttamente applicato, soprattutto quando fornito come coadiuvante per il modello farmaceutico all’interno di un ambiente medico integrativo.

In definitiva, l’obiettivo è di non aspettare di avere un problema di salute serio ma che bisogna sforzarsi di prendere una ‘dose di eroica’ di qualsiasi estratto di erbe o cibo.

La cosa migliore è di utilizzare una piccola quantità in dosi alimentari in combinazione con ingredienti che agiscono in sinergia Recentemente abbiamo effettivamente dimostrato che l’assunzione del rosmarino in dosi alimentari può effettivamente migliorare la memoria.

Questo è il motivo per provare l’uso di curcuma in curry, o con l’aggiunta di un pizzico in un frullato, può essere un approccio ideale di supplementazione giornaliera, al posto della assunzione di capsule, la cui efficacia è discutibile e potrebbe aggiungere stress sul fegato si sta cercando di proteggere con questi interventi naturali. Basta ricordare la qualità è di tutto e di meno è più!

Fonte:

Fondatore di WorldTruth.Tv and WomansVibe.com Eddie (4121 Posts)Eddie L. è il fondatore e proprietario di WorldTruth.TV. 

 

(ENGLISH VERSION)

Long considered impossible to accomplish, new research reveals how a simple spice might contribute to the regeneration of the damaged brain.

Turmeric is hands down one of the, if not the, most versatile healing spice in the world with over 600 experimentally confirmed health benefits, and an ancient history filled with deep reverence for its seemingly compassionate powerto alleviate human suffering.

But, most of the focus over the past decade has been centered on only one of its many hundreds of phytocompounds: namely, the primary polyphenol in turmeric known as curcumin which gives the spice its richly golden hue.  This curcumin-centric focus has lead to the development of some very good products, such as phospholipid bound curcumin concentrate (e.g. Meriva, BCM-95) which greatly helps to increase the absorption and bio-activity of curcumin. But, curcumin isolates are only capable of conferring a part of turmeric’s therapeutic power – and therein lies the limitation and hubris of the dominant ‘isolate the active ingredient’ model.

Indeed, it has become typical within the so-called nutraceutical industry to emulate the pharmaceutical model, which focuses on identifying a particular “monochemical” tree within the forest of complexity represented by each botanical agent, striving to standardize the delivery of each purported ‘active ingredient’ with each serving, as if it were a pharmaceutical drug. These extraction and isolation processes also generates proprietary formulas which are what manufacturers want to differentiate their product from all others and henceforth capture a larger part of the market share; a value proposition that serves the manufacturer and not the consumer/patient.

Truth be told, there is no singular ‘magic bullet’ in foods and herbs responsible for reproducing the whole plant’s healing power.  There are, in fact, in most healing plants or foods hundreds of compounds orchestrated by the intelligent ‘invisible hand’ of God or ‘Nature,’ or whatever you wish to call it, and which can never be reduced to the activity of a singularly quantifiable phytocompound or chemical.

Beyond The Curcumin ‘Magic Bullet’ Meme

Now, an exciting new study published in the journal Stem Cell Research & Therapy provides additional support for the concept that curcumin alone is not enough to explain the healing power of turmeric as a whole plant. The study found that a little known, fat-soluble component within turmeric – Ar-tumerone – may make “a promising candidate to support regeneration in neurologic disease.”

Titled, “Aromatic-turmerone induces neural stem cell proliferation in vitro and in vivo,” German researchers evaluated the effects of this turmeric-derived compound on neural stem cells (NSCs) – the subgroup of brain cells capable of continuous self-renewal required for brain repair.

The study found that when brain cells were exposed to ar-tumerone, neural stem cells increased in number through enhanced proliferation. Moreover, these newly formed neural stem cells also increased the number of fully differentiated neuronal cells, indicating a healing effect was taking place. This effect was also observed in a live animal model, showing that rats injected with ar-tumerone into their brains experienced increases in neural stem cell proliferation and the creation of newly formed healthy brain cells.

This study did not go unnoticed by major medical news channels. Here are some good reviews if you wish to explore the implications in greater depth:

The GreenMedInfo.com Turmeric Database Confirms It’s Brain-Saving Power!

As you may already know, our database is the world’s most extensive open access natural medical database on over 1,800 different natural substances, with over 1600 study abstracts on turmeric’s healing properties indexed thus far: view the Turmeric research page here to view!  If you take a look at the laundry list of over 600 diseases that this spice (or its components, e.g. curcumin) has been studied for to prevent and/or treat, the sheer volume of supportive literature is astounding. Amazingly, we have identified over 180 physiological pathways – according to their conventional pharmacological characterization, e.g. COX-2 inhibitor, Interleukin 6 down-regulator – by which turmeric or its components heals the human body.  In addition, you will find over 100 articles on turmeric’s neuroprotective properties on this page: Turmeric as a Neuroprotective agent.

The research clearly indicates that turmeric is a great brain supportive plant. For a more layperson oriented review, read the following articles:

How To Get The Most Out of Your Turmeric

One of the most frequent questions we field is ‘what is the best type of turmeric or curcumin to use’? Obviously, given the aforementioned research, the whole plant is going to carry a wider range of therapeutic compounds than curcumin alone. And yet, most have been heavily enculturated to focus entirely on the ‘how much’ question, opting to identify the molecular weight (i.e. how many milligrams in a serving) of a particular compound as more important than the qualitative dimensions (e.g. is it organic? It is delivered within its natural context as food or a whole plant?) which reflect the type of nutrigenomic information the substance contains, and therefore the ‘intelligence’ it embodies. To learn more about the intelligence of food watch my e-course ‘The Wisdom of Food.’

And really, there is no generic answer to a generic question about the best way to take turmeric/curcumin. The question always comes from an individual with a particular need, and so, recommendations must be bio-individualized.

For instance, if you have colonic inflammation or polyps, and you are trying to use turmeric to reduce inflammation there or regress precancerous growths, then using the whole plant is best versus a highly bioavailable form of curcumin in capsule form (e.g. Meriva), for instance, which will likely be absorbed by the small intestine and mostly pass through the liver never getting adequate quantities to the large intestine. So, in this person’s case taking a teaspoon of relatively difficult to absorb turmeric may result in painting the diseased surfaces of that person’s intestinal or colonic lumen with exactly the form needed to reverse disease.

But what if you have someone who wants to experience a systemic effect, say, for arthritis or for brain cancer? In these instances, getting turmeric compounds such as curcumin through the glucuronidation barrier in the liver with a phospholipid-bound or black pepper (piperine) combination could be ideal. There is certainly a place for the ‘nutraceutical’ model when properly applied, especially when provided as an adjuvant to the pharmaceutical model within an integrative medical setting.

Ultimately, the goal is not to wait to have such a serious health problem that you have to force yourself to take a ‘heroic dose’ of any herb or food extract. Better is to use small amounts in culinary doses in combination with ingredients that synergize on a physiochemical/informational and sensual basis (producing the all important vitamin P [pleasure] as well!). Recently we actually featured a study that showed culinary doses of rosemary helped improve memorywhereas higher ‘heroic’ doses impaired it!

This is why exploring the use of turmeric in curries, or by adding a pinch in a smoothie, may be an ideal daily supplementation approach, versus capsules, whose questionably ‘natural’ capsules and excipients all can add up to cause some stress on the liver you are trying to protect with these natural interventions.  Just remember quality is everything and less is more!

source

Founder of WorldTruth.Tv and WomansVibe.com Eddie (4121 Posts)Eddie L. is the founder and owner of WorldTruth.TV. This website is dedicated to educating and informing people with articles on powerful and concealed information from around the world. I have spent the last 30+ years researching Bible, History, Secret Societies, Symbolism

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zuccheriHo un enorme debole per i dolci. Ho sempre ceduto. Il mio amico e compagno di studi laureato Andrew è ugualmente afflitto dalla stessa debolezza, e vivere in Hershey, Penn., “Capitale Mondiale del Cioccolato,” non aiuta nessuno di noi.
Ma Andrew è più coraggioso di me. L’anno scorso, ha rinunciato ai dolci per la Quaresima. Ma se state pensando di rinunciare ai dolci per un anno, ecco cosa ci si può aspettare nei prossimi 40 giorni di Quaresima.

Zucchero: ricompensa naturale, ossessione innaturale

In neuroscienze, il cibo è qualcosa che chiamiamo una “ricompensa naturale.” Per la nostra sopravvivere come specie, cose come mangiare, fare sesso e nutrire gli altri deve essere piacevole al cervello in modo che questi comportamenti siano rinforzati e ripetuti.

L’evoluzione ha portato il sistema mesolimbico sulla via, è un sistema cerebrale che decifra queste ricompense naturali per noi. Quando facciamo qualcosa di piacevole, un fascio di neuroni chiamata area ventrale tegmentale utilizza il neurotrasmettitore dopamina per segnalare a una parte del cervello chiamata nucleo accumbens.
La connessione tra il nucleo accumbens e la nostra corteccia prefrontale detta nostro comportamento, come ad esempio decidere se o non prendere un altro morso di quella deliziosa torta al cioccolato. La corteccia prefrontale attiva anche gli ormoni che raccontano al nostro corpo: “Ehi, questa torta è veramente buona. E ho intenzione di ricordarmelo per il futuro. “

“Gli ormoni parlano al nostro corpo: ‘Hey, questa torta è veramente buona. E ho intenzione di ricordarmelo per il futuro. ‘”

Non tutti gli alimenti sono ugualmente gratificanti, naturalmente. La maggior parte di noi preferisce i dolci oltre ai cibi acidi e amari, perché, evolutivamente, la nostra via del mesolimbico rafforza il fatto che le cose dolci forniscono una fonte sana di carboidrati per il nostro corpo.
Quando i nostri antenati andavano a raccogliere i frutti di bosco, per esempio, l’acido significava “non sono ancora maturi”, mentre amaro significava “attenzione-veleno!”
La frutta è una cosa, ma le diete moderne hanno assunto una vita propria.

Un decennio fa, è stato stimato che l’americano medio consuma 22 cucchiaini di zucchero aggiunto al giorno, pari a un extra di 350 calorie; potrebbe anche essere aumentata da allora. Pochi mesi fa, un esperto ha suggerito che il britannico medio consuma 238 cucchiaini di zucchero ogni settimana.
Oggi, con la convenienza mai vista prima per la facile accessibilità al cibo, è quasi impossibile imbattersi in prodotti alimentari industriali già pronti che non abbiano zuccheri aggiunti per migliorare il sapore, la conservazione, o entrambi.
Questi zuccheri aggiunti sono subdoli e all’insaputa di molti di noi, siamo diventati oramai dipendenti.

Nello stesso modo in cui  l’abuso di farmaci, la assunzione di nicotina, cocaina ed eroina, si impadroniscono del  percorso del cervello di ricompensa e rendono gli utenti dipendenti, aumentando la neuro-chimica e le prove comportamentali suggeriscono che lo zucchero crea dipendenza allo stesso modo.

Lo zucchero una vera dipendenza

“I primi giorni sono un po duri,” mi ha detto Andrew durante la sua avventura di un anno senza zucchero fatta lo scorso anno. “Sembra quasi che tu ti stia disintossicazione dalla droga. Mi sono trovato a mangiare un sacco di carboidrati per compensare la mancanza di zucchero. “
Ci sono quattro componenti principali di dipendenza:

  • abbuffarsi
  • astinenza
  • bramosia
  • cross-sensibilizzazione (l’idea che una sostanza che crea dipendenza predispone a qualcuno di diventare dipendente da un’altra).

 

Tutti questi componenti sono stati osservati nei modelli animali di dipendenza o di comportamento nei confronti dello zucchero, così come  per le droghe o anche in caso di abuso.
Un esperimento tipico è questo:

  • le cavie sono private ​​di cibo per 12 ore al giorno, poi gli viene dato l’accesso per 12 ore  ad una soluzione zuccherina e cibo regolare.
  • Dopo un mese din cui viene effettuato  questo schema quotidiano, ratti mostrano comportamenti simili a quelli di abuso da droghe.

“Il cittadino britannico  consuma in media 238 cucchiaini di zucchero ogni settimana.”

Le cavie preferiscono di più la soluzione zuccherina rispetto al loro cibo normale.

Essi mostrano anche segni di ansia e depressione durante il periodo di privazione da cibo.

Molte cavie trattate con lo zucchero  poi successivamente esposte a farmaci, come la cocaina e oppiacei, dimostrano comportamenti di dipendenza verso i farmaci, rispetto alle cavie che non hanno consumato zuccheri prima.
Come le droghe, lo  zucchero ha picchi di rilascio di dopamina nel nucleo accumbens.

Nel lungo periodo, il consumo di zucchero normale in realtà cambia l’espressione genetica e la disponibilità dei recettori della dopamina sia nel mesencefalo e corteccia frontale.
In particolare, lo zucchero aumenta la concentrazione di un tipo di recettore eccitatorio chiamato D1, ma diminuisce un altro tipo chiamato recettore D2, che è inibitorio. Il consumo regolare di zucchero  inibisce anche l’azione del trasportatore della dopamina, una proteina che pompa dopamina dalla sinapsi e indietro nel neurone dopo la cottura.
In breve, questo significa che l’accesso ripetuto allo zucchero nel tempo porta alla segnalazione della dopamina prolungata,a d una maggiore eccitazione nei percorsi di ricompensa del cervello e la necessità di ancora più zucchero per attivare tutti i recettori della dopamina del mesencefalo come prima. Il cervello diventa tollerante allo zucchero ed è necessaria una quantità maggiore per raggiungere lo stesso livello “alto di zucchero.”
La rinuncia allo zucchero è anche reale

Anche se sono stati condotti questi studi nei roditori, non è inverosimile affermare che gli stessi processi primitivi si verificano nel cervello umano, purtroppo.

“Il desiderio di zucchero non ha mai smesso, [ma che era] probabilmente psicologica,” mi ha detto Andrew. “Ma è diventato più facile da superare dopo la prima settimana o giù di lì.”
I  comportamenti delle cavie e della visualizzazione di zucchero simili a quelle sulle sostanze d’abuso.

In uno studio del 2002 di Carlo Colantuoni e colleghi di Princeton University, le cavie che avevano subito un tipico protocollo di dipendenza da zucchero poi hanno subito una “deprivazione dello zucchero.”

Ciò è stato facilitato da una privazione di cibo o il trattamento con naloxone, un farmaco usato per il trattamento di dipendenza da oppiacei che lega di recettori nel sistema di ricompensa del cervello.
Entrambi i metodi di prelievo hanno portato a problemi fisici, tra cui lo sbattimento dei denti, tremori alle zampe, e scuotimento  della testa. Il trattamento con il naloxone apparve anche rendere i topi più ansiosi, dal fatto che non hanno voluto sostare molto su un apparecchio sopraelevato senza pareti di sostegno ai lati.
Esperimenti di astinenza simili per altri riportano anche un comportamento simile alla depressione in compiti come ad esempio il test di nuoto forzato.

Le cavie in astinenza da zucchero sono più propense a mostrare comportamenti passivi (come variabile) rispetto ai comportamenti attivi (come cercare di fuggire), quando sono immessi in acqua, suggerendo sentimenti di impotenza.
Un nuovo studio pubblicato dalla Victor Mangabeira e colleghi in questo mese Physiology & Behavior riporta che il ritiro dello zucchero è legato anche al comportamento impulsivo.

Inizialmente, le cavie sono state addestrate a ricevere acqua spingendo una leva. Dopo l’allenamento, gli animali tornati alle loro gabbie a casa  avevano accesso a una soluzione di zucchero e acqua, o solo semplicemente acqua.
Dopo 30 giorni, in cui i ratti sono stati addestrati ancora una volta a premere una leva per avere l’acqua, quelli che erano diventati dipendenti da zucchero hanno premuto la leva significativamente più volte rispetto agli animali di controllo, suggerendo comportamento impulsivo.
“Le cavie in astinenza da zucchero sono più propensi a mostrare comportamenti passivi rispetto ai comportamenti attivi.”

Questi esperimenti sono estremi, naturalmente.

Noi esseri umani non siamo soliti privarci di cibo per 12 ore e poi lasciarsi ingolfarci di soda e ciambelle alla fine della giornata.

Ma questi studi sui roditori certamente ci danno un’idea delle basi neuro-chimico di dipendenza da zucchero, l’astinenza, e il comportamento.
Attraverso decenni di programmi di dieta e di libri best-seller, abbiamo giocato con il concetto di “dipendenza da zucchero” per lungo tempo.

Ci sono racconti di quelli in “astinenza da zucchero” che descrive il desiderio di cibo, che possono innescare la ricaduta e il mangiare compulsivo.
Ci sono anche numerosi articoli e libri sul infinita energia e la felicità ritrovata in coloro che hanno giurato di rinunciare allo zucchero in modo definitivo e corretto.

Ma nonostante l’ubiquità dello zucchero nelle nostre diete, la nozione di dipendenza da zucchero è ancora un argomento piuttosto tabù.
Siete motivati ​​ancora a rinunciare allo zucchero per la Quaresima?

Ci si potrebbe chiedere quanto tempo ci vorrà fino a quando si è liberi di voglie e di effetti collaterali, ma non c’è nessuna risposta, ognuno è diverso ed unico, e non ci sono studi sull’uomo fatti fino a oggi.

Ma dopo 40 giorni, è chiaro che Andrew aveva superato il peggio, probabilmente anche invertendo alcuni dei suoi segnalatori di dopamina.

“Mi ricordo quando ho mangiato il mio primo dolce dopo tanto tempo e pensando che era troppo dolce”, ha detto. “Ho dovuto ricostruire la mia tolleranza”.
E come frequentatore abituale di un panificio locale in Hershey-vi posso assicurare, lettori, che ha fatto proprio questo.

 

questo post appare in  The Conversation. potete scrivere le vostre opinioni a  ideas@qz.com.

FONTE: Quarz

(ENGLISH VERSION)

I have a huge sweet tooth. I always have. My friend and fellow graduate student Andrew is equally afflicted, and living in Hershey, Penn., “Chocolate Capital of the World,” doesn’t help either of us.

 

But Andrew is braver than I am. Last year, he gave up sweets for Lent. I can’t say that I’m following in his footsteps this year, but if you are abstaining from sweets for Lent this year, here’s what you can expect over the next 40 days.

 

Sugar: natural reward, unnatural fix

In neuroscience, food is something we call a “natural reward.” In order for us to survive as a species, things like eating, having sex and nurturing others must be pleasurable to the brain so that these behaviours are reinforced and repeated.

 

Evolution has resulted in the mesolimbic pathway, a brain system that deciphers these natural rewards for us. When we do something pleasurable, a bundle of neurons called the ventral tegmental area uses the neurotransmitter dopamine to signal to a part of the brain called the nucleus accumbens.

 

The connection between the nucleus accumbens and our prefrontal cortex dictates our motor movement, such as deciding whether or not to take another bite of that delicious chocolate cake. The prefrontal cortex also activates hormones that tell our body: “Hey, this cake is really good. And I’m going to remember that for the future.”

 

 “Hormones tell our body: ‘Hey, this cake is really good. And I’m going to remember that for the future.’” 

Not all foods are equally rewarding, of course. Most of us prefer sweets over sour and bitter foods because, evolutionarily, our mesolimbic pathway reinforces that sweet things provide a healthy source of carbohydrates for our bodies.

 

When our ancestors went scavenging for berries, for example, sour meant “not yet ripe,” while bitter meant “alert—poison!”

 

Fruit is one thing, but modern diets have taken on a life of their own. A decade ago, it was estimated that the average American consumed 22 teaspoons of added sugar per day, amounting to an extra 350 calories; it may well have risen since then. A few months ago, one expert suggested that the average Briton consumes 238 teaspoons of sugar each week.

 

Today, with convenience more important than ever in our food selections, it’s almost impossible to come across processed and prepared foods that don’t have added sugars for flavor, preservation, or both.

 

These added sugars are sneaky—and unbeknown to many of us, we’ve become hooked. In ways that drugs of abuse—such as nicotine, cocaine and heroin—hijack the brain’s reward pathway and make users dependent, increasing neuro-chemical and behavioral evidence suggests that sugar is addictive in the same way, too.

Sugar addiction is real

“The first few days are a little rough,” Andrew told me about his sugar-free adventure last year. “It almost feels like you’re detoxing from drugs. I found myself eating a lot of carbs to compensate for the lack of sugar.”

 

There are four major components of addiction: binging, withdrawal, craving, and cross-sensitization (the notion that one addictive substance predisposes someone to becoming addicted to another). All of these components have been observed in animal models of addiction—or sugar, as well as drugs of abuse.

 

A typical experiment goes like this: rats are deprived of food for 12 hours each day, then given 12 hours of access to a sugary solution and regular chow. After a month of following this daily pattern, rats display behaviours similar to those on drugs of abuse.

 

 “The average Briton consumes 238 teaspoons of sugar each week.” 

They’ll binge on the sugar solution in a short period of time, much more than their regular food. They also show signs of anxiety and depression during the food deprivation period. Many sugar-treated rats who are later exposed to drugs, such as cocaine and opiates, demonstrate dependent behaviors toward the drugs compared to rats who did not consume sugar beforehand.

 

Like drugs, sugar spikes dopamine release in the nucleus accumbens. Over the long term, regular sugar consumption actually changes the gene expression and availability of dopamine receptors in both the midbrain and frontal cortex.

 

Specifically, sugar increases the concentration of a type of excitatory receptor called D1, but decreases another receptor type called D2, which is inhibitory. Regular sugar consumption also inhibits the action of the dopamine transporter, a protein which pumps dopamine out of the synapse and back into the neuron after firing.

 

In short, this means that repeated access to sugar over time leads to prolonged dopamine signaling, greater excitation of the brain’s reward pathways and a need for even more sugar to activate all of the midbrain dopamine receptors like before. The brain becomes tolerant to sugar—and more is needed to attain the same “sugar high.”

 

Sugar withdrawal is also real

Although these studies were conducted in rodents, it’s not far-fetched to say that the same primitive processes are occurring in the human brain, too. “The cravings never stopped, [but that was] probably psychological,” Andrew told me. “But it got easier after the first week or so.”

 

 Rats on sugar display behaviors similar to those on drugs of abuse.  In a 2002 study by Carlo Colantuoni and colleagues of Princeton University, rats who had undergone a typical sugar dependence protocol then underwent “sugar withdrawal.” This was facilitated by either food deprivation or treatment with naloxone, a drug used for treating opiate addiction which binds to receptors in the brain’s reward system.

 

Both withdrawal methods led to physical problems, including teeth chattering, paw tremors, and head shaking. Naloxone treatment also appeared to make the rats more anxious, as they spent less time on an elevated apparatus that lacked walls on either side.

 

Similar withdrawal experiments by others also report behavior similar to depression in tasks such as the forced swim test. Rats in sugar withdrawal are more likely to show passive behaviors (like floating) than active behaviors (like trying to escape) when placed in water, suggesting feelings of helplessness.

 

A new study published by Victor Mangabeira and colleagues in this month’s Physiology & Behavior reports that sugar withdrawal is also linked to impulsive behavior. Initially, rats were trained to receive water by pushing a lever. After training, the animals returned to their home cages and had access to a sugar solution and water, or just water alone.

 

After 30 days, when rats were again given the opportunity to press a lever for water, those who had become dependent on sugar pressed the lever significantly more times than control animals, suggesting impulsive behavior.

 

 “Rats in sugar withdrawal are more likely to show passive behaviors than active behaviors.” 

These are extreme experiments, of course. We humans aren’t depriving ourselves of food for 12 hours and then allowing ourselves to binge on soda and doughnuts at the end of the day. But these rodent studies certainly give us insight into the neuro-chemical underpinnings of sugar dependence, withdrawal, and behavior.

 

Through decades of diet programs and best-selling books, we’ve toyed with the notion of “sugar addiction” for a long time. There are accounts of those in “sugar withdrawal” describing food cravings, which can trigger relapse and impulsive eating.

 

There are also countless articles and books about the boundless energy and new-found happiness in those who have sworn off sugar for good. But despite the ubiquity of sugar in our diets, the notion of sugar addiction is still a rather taboo topic.

 

Are you still motivated to give up sugar for Lent? You might wonder how long it will take until you’re free of cravings and side-effects, but there’s no answer—everyone is different and no human studies have been done on this. But after 40 days, it’s clear that Andrew had overcome the worst, likely even reversing some of his altered dopamine signalling. “I remember eating my first sweet and thinking it was too sweet,” he said. “I had to rebuild my tolerance.”

 

And as regulars of a local bakery in Hershey—I can assure you, readers, that he has done just that.

 

The ConversationThis post originally appeared at The Conversation. We welcome your thoughts at ideas@qz.com.

SOURCE: Quarz

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L’apparato respiratorio è costantemente al lavoro. Tutto il giorno, tutti i giorni, è il veicolo per l’ossigeno per il tuo corpo. Purtroppo, può anche essere un punto di ingresso per gli inquinanti, sostanze irritanti, polvere, muffe, funghi, organismi nocivi, e altre tossine. A meno che non si viva in una bolla, l’assalto costante di impurità può prendere piede.

Fortunatamente, se si stanno sperimentando gli effetti negativi di tossine per inalazione, o semplicemente si vuole garantire di avere i polmoni al massimo delle prestazioni, la natura ha fornito una serie di erbe e piante che forniscono nutrimento profondo per il sistema respiratorio.

Quali sono le erbe benefiche per il sistema respiratorio?

Le erbe che supportano la salute dei polmoni lo fanno tipicamente offrendo uno o più dei seguenti vantaggi:

  • Agendo come espettorante – che aiuta a rompere ed espellere congestione del torace.
  • Lenitivo per gli irritati passaggi nasali e le vie respiratorie.
  • Rilassa i muscoli in prossimità del sistema respiratorio superiore per sedare la tosse.
  • Calmare il rilascio di istamina.
  • Combattere gli organismi nocivi che possono produrre problemi alle vie respiratorie superiori.
  • Come fonte di antiossidanti, per ridurre il danno ossidativo e l’arrossamento.

Diamo uno sguardo alle nove migliori erbe per la salute dell’apparato respiratorio!

1. Radice di Osha 

L’Osha è una pianta originaria della zona delle Montagne Rocciose ed è stata storicamente usata dai nativi americani per il supporto alle vie respiratorie. Le radici della pianta contiene canfora e altri composti che la rendono una dei migliori erbe per i polmone in America. Uno dei principali vantaggi di radice OSHA è che aiuta ad aumentare la circolazione verso i polmoni, che aiuta  a rendere più facile prendere respiri profondi. Anche … quando le allergie stagionali divampano i seni nasali, la radice OSHA, che non è un antistaminico reale, fa produrre un effetto simile e può contribuire a calmare l’irritazione delle vie respiratorie!

2. Eucalipto

Nativo in Australia, l’eucalipto non è solo per gli orsi Koala! Gli aborigeni, i tedeschi, gli americani e tutti hanno usato l’aroma rinfrescante di eucalipto per promuovere la salute respiratoria e lenire l’irritazione della gola. L’Eucalipto è un ingrediente comune nelle caramelle a forma di losanga per la tosse e negli sciroppi e la sua efficacia è dovuta ad un composto chiamato cineolo. Il Cineolo ha numerosi vantaggi – è un espettorante, e può facilitare il colpo di tosse, combatte la congestione, e lenisce i passaggi dell’aria nel seno nasale irritato. Come bonus aggiuntivo, l’ eucalipto contiene antiossidanti, e supporta il sistema immunitario durante un raffreddore o altre malattie.

3. Lungwort

Il Lungwort è un lichene che cresce sull’albero che assomiglia in apparenza al tessuto polmonare. Tuttavia, questo rimedio naturale non si limita a salvaguardare la parte. Già nel 1600, il lungwort è stato utilizzato per promuovere la salute del polmone e la salute respiratoria e liberare dalla congestione. Il Lungwort contiene composti che sono potentemente efficaci contro gli organismi nocivi che colpiscono la salute dell’apparato respiratorio.

4. Origano

Sebbene l’origano contenga le vitamine e le sostanze nutritive necessarie per migliorare il sistema immunitario, i suoi benefici principali sono dovuti al suo contenuto di acido rosmarinico e carvacrolo. Entrambi i composti sono decongestionanti naturali e riduttori di istamina che hanno, effetti positivi diretti sul tratto respiratorio e nasale e il passaggio del flusso di aria. L’Origano ha così tanti benefici per la salute che una bottiglia di olio di origano biologico dovrebbe essere sempre presente nell’armadietto dei medicinali di tutti.

5. Foglia di banano

La foglia di banano è stata utilizzata per centinaia di anni per alleviare la tosse e lenire le mucose irritate. Gli studi clinici hanno trovato che ha un effetto favorevole contro la tosse, il raffreddore, e l’ irritazione dei polmoni. Con benefici anti-infiammatori e immunitari, la foglia di piantaggine  ha un ulteriore bonus in quanto può contribuire ad alleviare una tosse secca per la deposizione delle uova di produzione di muco nei polmoni. Roba buona!

6. Enula campana

L’enula campana per i greci, i romani, i  cinesi, e anche  nella medicina ayurvedica indiana è stata citata per il supporto respiratorio e, dal 1800, si producono pasticche e gocce per la tosse dalla radice di enula campana. La ragione? L’enula campana ha un effetto rilassante sulla muscolatura liscia tracheale. Ci sono due composti attivi nella ​​radice di elecampane che forniscono un effetto benefico – inulina, che lenisce il passaggio bronchiale, e alantolactone, espettorante con l’azione antitosse.

7. Lobelia

Lo sapevate che se ai cavalli viene data la Lobelia sono in grado di respirare più profondamente? I suoi benefici non sono limitati ai cavalli. La lobelia, da alcuni racconti, è considerata  uno dei rimedi più preziosi tra le  erbe esistenti. La Lobelia contiene un alcaloide chiamato lobelina, che riduce il muco, rompe la congestione. Inoltre, la Lobelia stimola le ghiandole surrenali a rilasciare adrenalina, in effetti, questo rilassa le vie aeree e consente una respirazione più facile. Inoltre, perché la lobelia aiuta a rilassare i muscoli lisci, e questo aiuta molto in caso di tosse e di raffreddore. La Lobelia dovrebbe essere parte del protocollo di supporto respiratorio per tutti!

8. Chaparral

La Chaparral, è una pianta originaria del sud-ovest degli Stati Uniti (California, i monti Chaparral)  è stata apprezzata dai nativi americani per la disintossicazione del polmone e il supporto respiratorio. La Chaparral contiene potenti antiossidanti che resistono all’irritazione e NDGA che è noto per combattere risposta istaminica. La Chaparral è un’erba che combatte gli organismi nocivi. Per avere il massimo dei vantaggi di chaparral è meglio una tintura madre, ma il tè chaparral può  supportare problemi respiratori favorendo un’azione espettorante per eliminare il muco dalle vie respiratorie.

9. Menta piperita

la menta piperita, e olio di menta piperita, contengono mentolo – un ingrediente lenitivo noto per rilassare la muscolatura liscia delle vie respiratorie e promuovere la libera respirazione. Accoppiato con l’effetto antistaminico della menta piperita, il mentolo è un fantastico decongestionante. Molte persone usano balsami da spalmare sul petto come terapia e altri lo inalano in quanto contiene mentolo per contribuire a liberare dalla congestione. Inoltre, la menta piperita è un antiossidante e combatte gli organismi nocivi.

Per finire con le erbe di supporto all’apparato polmonare

Tutte le erbe sopra elencate sono disponibili, in varie forme, come integratori alimentari e in miscele di tè. Inoltre, molte persone coltivano le erbe nel loro giardino e semplicemente le consumano come cibo. Non è una cattiva idea!

Se si coltivano da soli, potete stare tranquilli sapendo l’origine biologica, non contenendo pesticidi, è eticamente raccolto, e avete dato acqua pulita, ecc

Naturalmente, è necessario fare il vostro lavoro per determinare il dosaggio appropriato per voi e la vostra singole circostanze di salute. Questi non sono fattori che consentono una migliore assunzione -è opportuno però saper fare il giusto disagio e la corretta assunzione.

Per rendere le cose più facili, al Global Healing Centre che abbiamo fatto il nostro blend Allertrex, che contiene tutte le erbe di cui sopra – sono prodotti biologici e naturali – così come la buccia d’arancia, cristalli di mentolo, e lo iodio nascente.

 

 

(ENGLISH VERSION)

Your respiratory system is constantly working. All day, every day, it is the vehicle for oxygen to enter your body. Unfortunately, it can also be an entry point for pollutants, irritants, dust, mould, fungus, harmful organisms, and other toxins. Unless you’re living in a bubble, the constant assault from impurities can take its toll.

Fortunately, whether you’re experiencing the negative effects of inhaling toxins, or simply want to ensure your lungs are always at peak performance, nature has provided a number of herbs and botanicals that provide deep nutrition for the respiratory system.

How are herbs beneficial for the respiratory system?

Herbs that support lung health typically do so by offering one or more of the following benefits:

  • Acting an expectorant — which helps break up and expel chest congestion.
  • Soothing irritated nasal passages and airways.
  • Relaxing the muscles near the upper respiratory system to quell a cough.
  • Calming the release of histamines.
  • Fighting the harmful organisms that can produce upper respiratory problems.
  • As a source of antioxidants, reducing oxidative damage and redness.

Let’s take a look at the nine best herbs for respiratory health!

 

1. Osha Root

Osha is an herb native to the Rocky Mountain area and has historically been used by the Native Americans for respiratory support. The roots of the plantcontain camphor and other compounds which make it one of the best lung-support herbs in America. One of the main benefits of osha root is that it helps increase circulation to the lungs, which makes it easier to take deep breaths. Also… when seasonal sensitivities flare up your sinuses, osha root, which is not an actual antihistamine, does produce a similar effect and may be help calm respiratory irritation!

2. Eucalyptus

Native to Australia, eucalyptus isn’t just for Koala bears! Aborigines, Germans, and Americans have all used the refreshing aroma of eucalyptus to promote respiratory health and soothe throat irritation. Eucalyptus is a common ingredient in cough lozenges and syrups and its effectiveness is due to a compound called cineole. Cineole has numerous benefits — it’s an expectorant, can ease a cough, fights congestion, and soothes irritated sinus passages. As an added bonus, because eucalyptus contains antioxidants, it supports the immune system during a cold or other illness.

3. Lungwort

Lungwort is a tree-growing lichen that actually resembles lung tissue in appearance. However, this natural remedy doesn’t just look the part. As early as the 1600′s, lungwort has been used to promote lung and respiratory health and clear congestion. Lungwort also contains compounds that are powerfully effective against harmful organisms that affect respiratory health.

4. Oregano

Although oregano contains the vitamins and nutrients required by the immune system, its primary benefits are owed to its carvacrol and rosmarinic acid content. Both compounds are natural decongestants and histamine reducers that have direct, positive benefits on the respiratory tract and nasal passage airflow. Oregano has so many health benefits that a bottle of organic oregano oil should be in everyone’s medicine cabinet.

5. Plantain Leaf

Plantain leaf has been used for hundreds of years to ease cough and soothe irritated mucous membranes. Clinical trials have found it favorable against cough, cold, and lung irritation. With anti-inflammatory and immune benefits, Plantain leaf has an added bonus in that it may help relieve a dry cough by spawning mucus production in the lungs. Good stuff!

6. Elecampane

The Greeks, Romans, Chinese, and even Indian Ayurvedic medicine have cited elecampane for respiratory support and, since the 1800’s, lozenges and cough drops have been produced from elecampane root. The reason? Elecampane has a relaxing effect on smooth tracheal muscles. There are two active compounds in elecampane root that provide the beneficial effect — inulin, which soothes bronchial passage, and alantolactone, an expectorant with antitussive action.

7. Lobelia

Did you know that horses given lobelia are able to breath more deeply? Its benefits are not limited to equestrians. Lobelia, by some accounts, is thought to be one of the most valuable herbal remedies in existence. Lobelia contains an alkaloid known as lobeline, which thins mucus, breaks up congestion. Additionally, lobelia stimulates the adrenal glands to release epinephrine, in effect, this relaxes the airways and allows for easier breathing. Also, because lobelia helps to relax smooth muscles, it is included in many cough and cold remedies. Lobelia should be part of everyone’s respiratory support protocol!

8. Chaparral

Chaparral, a plant native to the southwest, has been appreciated by the Native Americans for lung detoxification and respiratory support. Chaparral contains powerful antioxidants that resist irritation and NDGA which is known to fight histamine response. Chaparral is also an herb that fights harmful organisms. The benefits of chaparral are most available in a tincture extraction but chaparral tea may support respiratory problems by encouraging an expectorant action to clear airways of mucus.

9. Peppermint

Peppermint, and peppermint oil, contains menthol — a soothing ingredient known to relax the smooth muscles of the respiratory tract and promote free breathing. Paired with the antihistamine effect of peppermint, menthol is a fantastic decongestant. Many people use therapeutic chest balms and other inhalants that contain menthol to help break up congestion. Additionally, peppermint is an antioxidant and fights harmful organisms.

Supplementing with lung support herbs

All of the above herbs are available, in various forms, as nutritional supplements and in tea blends. Additionally, many people grow herbs in their garden and simply consume them as food. That’s not a bad idea! If you grow them yourself, you can rest easy knowing the source is organic, contains no pesticides, is ethically harvested, given clean water, etc. Of course, you’ll need to do your homework to determine the appropriate dosage for you and your individual health circumstances. These are not factors for which you can assume the best — ask questions and verify that you’re getting the best product possible at the correct dose. To make it easy, at Global Healing Centre we’ve made our own blend Allertrex, which contains all the herbs listed above — organic and wildcrafted — as well as orange peelmenthol crystals, and nascent iodine.

Have you used any of these natural remedies to support your respiratory health? What benefits did you notice? Please leave a comment below and share your experience with us!

– Dr. Edward F. Group III, DC, ND, DACBN, DCBCN, DABFM

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About the author:

dr-edward-group-iiiDr. Edward F. Group founded Global Healing Center in 1998 and is currently the Chief Executive Officer. Heading up the research and development team, Dr. Group assumes a hands-on approach in producing new and advanced degenerative disease products and information.

Dr. Group has studied natural healing methods for over 20 years and now teaches individuals and practitioners all around the world. He no longer sees patients but solely concentrates on spreading the word of health and wellness to the global community. Under his leadership, Global Healing Center, Inc. has earned recognition as one of the largest alternative, natural and organic health resources on the Internet.

SOURCE: WakeUp World

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