Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2015

la-dieta-mediterraneaL’alimentazione sana protegge dalla naturale atrofia cerebrale causata dall’invecchiamento. Chi mangia sano ha la materia grigia più ampia.

Pesce, olio d’oliva, frutta e verdura.

La dieta mediterranea, è dimostrato, fa molto bene a vari aspetti della nostra salute. Ora, l’ultimo studio appena pubblicato sulla rivista Neurology, ci dice che fa bene anche alle nostre cellule cerebrali: mangiando almeno cinque alimenti della dieta mediterranea si rallenta l’atrofia cerebrale, caratteristiche tipiche del processo di invecchiamento.

Il cervello «più grande»

Lo studio, firmato dalla dottoressa Yian Gu del The Taub Institute for Research in Alzheimer’s Disease and the Aging Brain della Columbia University (New York) è stato condotto su 674 ottantenni di Manhattan (quindi latini, neri americani, caucasici) senza segni di demenza.

Tutti i partecipanti hanno compilato un questionario segnalando le loro abitudini alimentari e sono stati sottoposti a una risonanza magnetica cerebrale che ha valutato volume cerebrale totale, volume della sostanza grigia, della sostanza bianca e altre misurazioni.

I ricercatori hanno scoperto che chi adottava la dieta mediterranea in modo più fedele aveva un cervello «più grande».

Le misurazioni

Nel dettaglio è emerso che nelle persone che seguivano la dieta mediterranea il volume cerebrale complessivo è risultato 13,11 millilitri più ampio, quello della materia grigia di 5 millilitri più grande e quello della materia bianca era superiore di 6,41 millilitri.

A incidere sul volume della preziosa sostanza grigia sono soprattutto le diete ad elevato contenuto di pesce e a basso contenuto di carne.

Le diete con poca carne hanno anche un’influenza positiva sul volume cerebrale totale, mentre quelle ricche di pesce sono associate con un maggior spessore corticale medio. Gli stessi autori non parlano di un’associazione epidemiologica perché è molto presto per parlare di un fattore causale ma l’effetto neuroprotettivo della dieta mediterranea è reale.

Minor invecchiamento cerebrale

Gli autori concludono quindi che una maggior aderenza alla dieta mediterranea è associata a un minor invecchiamento cerebrale, come se il nostro cervello ringiovanisse di cinque anni.

  • «I risultati della nostra ricerca – commenta Yian Gu – suggeriscono che è potenzialmente possibile prevenire la naturale atrofia del cervello causata dall’invecchiamento semplicemente seguendo una dieta salutare».

FONTE: Corriere della Sera ( Cristina Marrone)

(ENGLISH VERSION)

A healthy diet protects brain atrophy caused by natural aging. Who eats in healthy way has a broader brain.

Fish, olive oil, fruit and vegetables.

The Mediterranean diet, has been shown, does very well in many aspects of our health. Now, the latest study just published in the  Neurology journal, says that it is also good for our brain cells: eating at least five foods of the Mediterranean diet slows brain atrophy, typical of normal aging process.

The “greater” brain 

The study, which was signed by Dr Yian Gu of The Taub Institute for Research on Alzheimer’s Disease and the Aging Brain at Columbia University (New York) was conducted on 674 octogenarians Manhattan (then Latin American blacks, Caucasians) with no signs of dementia.

All participants completed a questionnaire reporting their eating habits and underwent an MRI brain that assessed total brain volume, volume of the gray matter, white matter and other measurements. The researchers found that those who adopted the Mediterranean diet in a more faithful way had a  “greater” brain.

The measurements

It appeared in detail it is that the people who followed the Mediterranean diet their total brain volume was 13.11 milliliters larger than the gray matter of 5 milliliters largest and white matter was higher than 6.41 milliliters.

To affect the volume of the precious gray matter are especially diets high in fish and low in meat. Diets with little meat also have a positive influence on the total brain volume, while those rich in fish are associated with an increased cortical thickness average. The authors themselves do not speak of an epidemiological association because it is very early to talk about a causal factor but the neuroprotective effect of the Mediterranean diet is real.

Minor brain aging

The authors conclude, therefore, that a greater adherence to the Mediterranean diet is associated with a lower brain aging, as if our brains rejuvenate five years.

  • “The results of our research – says Yian Gu – suggest that it is potentially possible to prevent the natural atrophy of the brain caused by aging simply by following a healthy diet.”

SOURCE: BBC (Cristina Brown)

 

 

Read Full Post »

leggere-un-libroOgni volta che apriamo un libro ci prendiamo cura di noi stessi. Lo dicono gli esperti che nella biblioterapia vedono una cura in grado di dare sollievo ai più comuni disturbi dell’umore.

 

Tra le pagine di un libro si trovano le occasioni per riflettere su di sé, per confrontarsi. Ma leggere è utile anche per sviluppare risorse e abilità empatiche. Per vivere meglio, per capire con più facilità le persone che ci circondano.

Fa bene ai grandi e ancor di più ai piccoli:

  • identificarsi con i personaggi di una storia aiuta a scoprire lati nascosti del carattere a buttar fuori paure e ansie.

Ma attenzione ci sono libri che possono in questo essere molto più efficaci di altri:

la narrativa di De Lillo, Alice Munro e Cechov più dei romanzi rosa riesce a trasformarci in persone più belle.

Perché è nei finali aperti e in quelli con molti risvolti psicologici che possiamo esercitare le nostre capacità, e metterle a frutto in modo positivo. Per capire meglio gli altri e per conoscere meglio noi stessi. Cattiverie comprese.

Leggere fa diventare più intelligenti ma bisogna far presto. Per i ragazzi, per insegnargli il rispetto e la lotta ai pregiudizi meglio affidarsi ad Harry Potter, come ha dimostrato uno studio tutto italiano pubblicato dalla rivista Psychologytoday.

Ma anche per chi ragazzo non lo è più da tempo: leggere molto è uno dei fattori protettivi più importanti contro l’invecchiamento del cervello. 

Leggere è dunque un buon investimento per la propria salute, per almeno sei motivi. Ecco cosa abbiamo trovato.

  • PER CAPIRE MEGLIO GLI ALTRI

    Lo dice una ricerca pubblicata su Science nel 2013: i lettori più accaniti sono in grado di provare empatia maggiore con le altre persone. Interessante il risultato a cui sono arrivati anche i ricercatori del VU University Medical Centre di Amsterdam: i benefici della lettura durano nel tempo. Gli effetti sull’empatia persisterebbero anche per una settimana.
  • 2. PER LIBERARSI DALLO STRESS

    Uno studio dell’Università del Sussex ha dimostrato che per ridurre i livelli di stress il metodo migliore è
  • la letteratura (68 per cento),
  • più della musica (61 per cento),
  • di una tazza di tè (54 per cento), e
  • di una passeggiata (42 per cento).
  • Sono bastati solo sei minuti di lettura in silenzio per rallentare la frequenza cardiaca e smorzare la tensione muscolare.
  • 3. PERCHE’ FA BENE ALLA MENTE

    In questo caso gli studi sono numerosissimi. Citiamo l’Università di Stanford, in California. Qui un team di neurobiologi, guidato da Natalie Phillips, ha accertato che la lettura apporta notevoli benefici al cervello. E la dimostrazione è stata fatta chiedendo ad un gruppo di studenti di letteratura di leggere un romanzo di Jane Austin. Il risultato è che il flusso sanguigno al cervello durante la lettura risultava di molto aumentato. Leggere non svaga la mente: in realtà la impegna tantissimo
  • 4. PER DIVENTARE ADULTI INTELLIGENTI

    I bambini che a sette anni sanno già leggere bene si mostrano più intelligenti anche nel progredire degli anni. Lo ricorda la Fondazione Veronesi nel riportare una ricerca condotta dall’università di Edimburgo e dal King’s College di Londra:
  • sono stati coinvolti quasi 1.900 gemelli identici (monozigoti) facenti parte del Twins Early Development Study in corso nel Regno Unito. Tutti i bambini sono stati sottoposti a vari test cognitivi e di lettura ripetuti a 7, 9, 12 e 16 anni. A fare la differenza sulla “qualità” dell’intelligenza, più di ogni altra abilità, sembrerebbe l’avere preso presto in mano un libro. 
  • 5. PER ESSERE PIU’ CORAGGIOSI NELL’AFFRONTARE LA VITA

    Nelle pagine di un libro si può trovare anche il coraggio per affrontare i problemi della vita. Lo dicono i ricercatori dell’Ohio State University: leggere la storia di qualcuno che ha superato difficoltà simili alle sue, permette al lettore di avere una maggiore motivazione nel raggiungere l’obiettivo. Immedesimarsi, vivere gli eventi raccontati nel libro permette al lettore di acquisire soluzioni e capacità a far fronte ai problemi
  • 6. PERCHE’ SARA’ PIU’ FACILE INNAMORARSI

    Nina Bahadur scrive su Huff Post Usa e ha individuato 12 motivi per frequentare una donna che legge. Ma si tratta di motivi che in tutta sincerità possiamo considerare unisex. E che renderanno più facile l’innamoramento. Perché chi legge non ha paura di stare da solo, sa ascoltare e ha una grande memoria per i dettagli. Poi frequentare una donna che legge sarà più semplice (e qui aggiungiamo noi, anche un uomo che legge). Infine basterà poco per invitarli ad uscire:
  • un bell’incontro in libreria,
  • un incontro con un autore o
  • un gruppo di lettura.

Dal 22 al 25 ottobre a Milano torna BOOKCITY: quattro giorni di eventi pensati per avvicinare ancora più pubblico al piacere della lettura e per stimolare nuovi approcci alla conoscenza nei lettori già appassionati. Sono 800 gli appuntamenti in tutta la città. Per chi si vuole concentrare su un’unica location, c’è L’auditorium Gioco del Lotto al Castello Sforzescoqui molte occasioni per riflettere sui tempi che stiamo vivendo. 

Per riflettere sulla figura del padre. “Un figlio sulle tracce del padre” è il titolo dell’incontro con Walter Veltroni (con Luciano Fontana, Daria Bignardi e Massimo Recalcati) in cui si parlerà dei grandi temi della vita e della storia da due punti di vista, quello del padre e del figlio. A partire dalla storia personale di Veltroni che non ha conosciuto suo padre, morto a 37 anni. Oggi Veltroni scrive a suo padre in “Ciao” (Rizzoli). Venerdì 23 ottobre alle 17. 

Sul potere dell’informazione. Venerdì 23 alle 19, con Jeffery Deaver. Il maestro del thriller consegna l’ultimo capitolo della Trilogia di Rune: una storia serratissima di presunti innocenti, testimoni uccisi e pericolosi assassini dietro cui si cela la New York dello strapotere dei media.  
Incontro con Jeffery Deaver (Hard news – Rizzoli).

Sul “potere” della cucina. Sabato mattina, alle 10,30. Paolo Marchi ci conduce in un viaggio eccezionale, alla scoperta della grande cucina italiana di oggi e di domani, declinata attraverso i ritratti di 100 massimi protagonisti che la nostra ristorazione è in grado di vantare. Con Stefano Peccatori, Claudio Ceroni, Cristina Bowerman, Davide Oldani, Matias Perdomo, Matteo Baronetto, Simone Padoan, Andrea Berton e Enrico Bartolini.

Sull’imprevedibilità della vita. Sabato alle 15, appuntamento con il vincitore del Premio Strega Giovani, Fabio Genovesi, con Aldo Grasso. In “Chi manda le onde” (Mondadori) Un’armata di personaggi incredibili destinati a diventare una famiglia attraverso la più sorprendente delle avventure. Perché la vita, come le onde, porta ogni giorno alla luce nuovi doni per chi sa cercare sulle sue rive.

Per parlare della forza delle donne. Domenica alle 18 e 30. Essere madri oggi. Mitologiche e lavoratrici: non solo mamme angelo, ma anche mamme coccodrillo, non solo madri della sentenza inappellabile, ma anche madri che imparano a sopravvivere alla perdita del proprio figlio, non solo levatrici della prole, ma anche mogli, amanti, donne. Si confrontano due autori d’eccezione Massimo Recalcati e Concita De Gregorio.

Sul futuro del mondo del lavoro. C’è l’incontro “Il lavoro non si trova, si inventa!” con Jacopo Perfetti, Sandro Catani e il Terzo Segreto di Satira in occasione dell’uscita del libro di Jacopo Perfetti, “Fai Fiorire il Cielo – Idee che cambiano il futuro” (Sperling & Kupfer), domenica 25 ore 19 all’ Expo Gate di fronte al Castello Sforzesco).

BOOKCITY arriveranno tra gli altri il Premio Nobel Herta Müller, Adrien Bosc, Irene Brežná, Edward Carey, Jeffery Deaver, Amitav Gosh, Hélène Grémillion, Kristin Harmel, Joanne Harris, Jonas Jonasson, Julie Kagawa, Judith Katzir, Hape Kerkeling, Mary Kubica, Maria Tatsos, Björn Larsson, Guillaume Long, Fiston Mwanza Mujila, Luis Sepúlveda, Nassim Taleb, Abraham Yehoshua, Kim Young Ha, Theodore Zeldin.

 

FONTE: Huffingtonpost

 

(ENGLISH VERSION)

Every time we open a book we take care of ourselves.

The experts say that the bibliotherapy seen as a cure can give relief to the most common mood disorders. Between the pages of a book there are opportunities to reflect on oneself, to confront to others. But reading is also useful to develop resources and empathic abilities. To live better, to understand more easily the people around us.

It is good for adults and even more so to children:

  • identifying with the characters in a story helps to discover hidden sides of the character and to throw out fears and anxieties.

But beware, there are books that can be in this much more effective than others:

the narrative of De Lillo, Alice Munro and Chekhov more of romance can turn us into the most beautiful people.

It is in the final open and in those with many psychological aspects that we can exercise our abilities, and put them to good use in a positive way. To better understand each other and to know ourselves better. Including malice.

Reading makes smarter but we must act quickly. For boys, to teach respect and fight prejudices it is better to rely on Harry Potter, as it was shown a study published in the italian journal Psychologytoday

But even for those persons that are not young guys anymore: read a lot it is one of the most important protective factors against brain aging.

Reading is therefore a good investment for your health, for at least six reasons. Here’s what we found.

1FOR UNDERSTANDING THE OTHERS

Says a study published in Science in 2013: the most avid readers are able to empathize more with other people. Interesting result that also came from researchers of VU University Medical Centre in Amsterdam: the benefits of reading last. The effects on empathy persist even for a week.

 

2TO BE DISCHARGED FROM STRESS

A study of the University of Sussex has shown that to reduce stress levels the best method is

  • the literature (68 percent),
  • most of the music (61 percent),
  • of a cup of tea (54 percent),
  • and a walk (42 percent).

It took only six minutes of reading in silence to slow the heart rate and dampen muscle tension.

 

3WHY IS IT GOOD FOR YOUR MIND

In this case there are numerous studies. These include the University of Stanford, California.

Here a team of neurobiologists led by Natalie Phillips, found that reading brings significant benefits to the brain. The demonstration was done by asking a group of students of literature to read a novel by Jane Austen. The result is that blood flow to the brain during reading resulted in much increased. To read does not distract the mind: in fact it committed a lot.

 

4FOR ADULTS BECOME SMART

Children of seven years old can already read well and appears smarter even in advancing years. The Foundation Veronesi reminds in reporting research conducted by the University of Edinburgh and King’s College London have been involved almost 1,900 identical twins (monozygotic) are part of the Twins Early Development Study under way in the UK.

All children that were subjected to various cognitive tests and reading repeated to 7, 9, 12 and 16 years. The difference on the “quality” of intelligence, more than any other skill, it would seem to have taken up from the children that read a book soon.

 

5TO BE MORE BRAVE IN LIFE

In the pages of a book you can find the courage to face life’s problems. The Ohio State University researchers say: read the story of someone who has overcome difficulties similar to your own, allows the reader to have a greater motivation to achieve the goal.

Empathize, live events recounted in the book allows the reader to acquire solutions and ability to cope with problems

 

6WHY IT WILL BE MORE EASY TO FALL IN LOVE

Nina Bahadur writes on Huff Post Use and identified 12 reasons to attend a woman reading. But these reasons can be considered sincerely valid for both sex. And that will make it easier to fall in love.

Because the reader is not afraid to be alone, he knows how to listen and has a great memory for details. Then attend a woman reading will be easier (and here we add, also a man reading).

Finally just a little to ask them out: a very nice bookstore, a meeting with an author or a reading group.
From October 22 to 25 in Milan back BOOKCITY: four days of events designed to bring more public the pleasure of reading and to stimulate new approaches to knowledge in readers already fan. There will be 800 appointments throughout the city. For those who want to concentrate on one location, there’s auditorium Lotto Castello Sforzesco: here there will be many opportunities to reflect on the times we are living.

To reflect on the figure of the father. “A child in the footsteps of his father” is the title of Walter Veltroni (with Luciano Fontana, Daria Bignardi and Massimo Recalcati) in which you speak of the great themes of life and history from two perspectives, that of the father and son. From the personal history of Veltroni he has not met his father, who died at age 37. Today Veltroni wrote to his father in “Hello” (Rizzoli). Friday, October 23 to 17.

The power of information. Friday 23 to 19, with Jeffery Deaver. The master of the thriller deliver the final chapter of the trilogy of Rune: a story of a tight presumed innocent witnesses killed and dangerous killers behind which the New York of the excessive power of the media.
Meeting with Jeffery Deaver (Hard news – Rizzoli).

The “power” of the kitchen. Saturday morning, at 10.30. Paolo Marchi takes us on a great trip, to discover the Italian cuisine of today and tomorrow, it expressed through the portraits of 100 greatest players that our restaurants can boast. Stefano Sinners, Claudio Ceroni, Cristina Bowerman, Davide Oldani, Matias Perdomo, Matthew Baronet, Simone Padoan, Andrea Berton and Enrico Bartolini.

On the unpredictability of life. Saturday at 15, meeting with the winner of the Premio Strega Young, Fabio Genovesi, with Aldo Grasso. In “Who sends waves” (Knopf) An army of amazing characters destined to become a family through the most amazing adventures. Because life, like waves, each day brings to light new gifts to those who seek its shores.

To talk about the strength of women. Sunday at 18 and 30. Being mothers today. Mythological and women, not only mothers angel, but also crocodile mothers, mothers not only of the final judgment, but also mothers who learn to survive the loss of their child, not only midwives of offspring, but also wives, lovers, women. Comparing two authors exceptional Massimo Recalcati and Conchita De Gregorio.

On the future of the working world. There is a meeting “The work is not, you invent!” By Jacopo Perfetti, Sandro Catani and the Third Secret of Satire at the release of the book by Jacopo Perfetti, “Make Flourish Heaven – Ideas that change the future “(Sperling & Kupfer), Sunday 19 to 25 hours’ Expo Gate in front of the Castello Sforzesco).

A BOOKCITY come among others, the Nobel Prize Herta Müller, Adrien Bosc, Irene března, Edward Carey, Jeffery Deaver, Amitav Ghosh, Hélène Gremillion, Kristin Harmel, Joanne Harris, Jonas Jonasson, Julie Kagawa, Judith Katzir, Hape Kerkeling, Mary Kubica Mary Tatsos, Björn Larsson, Guillaume Long, Fiston Mwanza Mujila, Luis Sepúlveda, Nassim Taleb, Abraham Yehoshua, Kim Young Ha, Theodore Zeldin.

SOURCE: Huffingtonpost

Read Full Post »

frutta-e-verdura-le-proprieta-e-i-benefici-per-la-salute-in-base-al-colore-640x416All’origine di questo beneficio i principi antiossidanti e antinfiammatori che proteggono il sistema nervoso.

La frutta potrebbe aiutare a tenere lontana la depressione. Lo suggerisce uno studio pubblicato dall’European Journal of Clinical Nutrition.

Ricercatori australiani, sulla base dei dati relativi a più di 6 mila donne di mezza età seguite per 6 anni, hanno osservato come quelle che consumavano almeno 2 porzioni di frutta al giorno avessero una probabilità di soffrire di sintomi depressivi — o di andarvi incontro successivamente — del 14% e del 18% inferiore rispetto a quelle che ne mangiavano meno. La verdura, invece, non sembrava incidere.

tavola-grafico-593x443

È assai probabile comunque che frutta e verdura agiscano sinergicamente

«Quanto emerge da questa ricerca — commenta Giovanni Camardese, responsabile dell’Unità dei disturbi depressivi al Policlinico Gemelli di Roma — è ovviamente interessante più per rafforzare il ruolo positivo della frutta che per sminuire quello della verdura. È assai probabile, infatti, che frutta e verdura agiscano sinergicamente: lo si è osservato anche in un’altro studio, questa volta canadese, condotto su circa 10 mila persone e pubblicato su Preventive Medicine, secondo il quale una dieta ricca di frutta e verdura può ridurre l’insorgenza di disturbi depressivi anche del 27% tra coloro che ne consumano le quantità più elevate. Le sostanze antiossidanti e antiinfiammatorie, come carotenoidi e flavonoidi di cui sono ricchi questi alimenti, possono ridurre gli effetti dannosi dello stress ossidativo sul sistema nervoso centrale. Tale stress può avere ripercussioni negative anche su alcuni neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, dopamina) che contribuiscono alla regolazione del tono dell’umore e condizionano il manifestarsi di sintomi depressivi. Non dimentichiamo, comunque, che i vegetali apportano anche altre sostanze che possono avere un ruolo nel ridurre il rischio di depressione».

Quindi dieta ricca di frutta e verdura. E poi?

«Varia, piacevole per gli occhi e il palato, ispirata al modello mediterraneo, — dice l’esperto — con preferenza per cereali integrali, olio extravergine d’oliva, pesce, legumi, frutta secca a guscio, e con moderate quantità di latticini e carni magre. Questi ultimi (come il pesce) sono fonti di vitamina B 12. La B 12 (come la B 6 e l’acido folico) è coinvolta nel metabolismo della omocisteina (sottoprodotto della digestione delle proteine), che è stata associata a un aumentato rischio di depressione».

FONTE; Corriere della Sera (salute Carla Favaro)

(ENGLISH VERSION)

At the origin of this benefit  are the antioxidants and anti-inflammatory principles that protects the nervous system.

The fruit may help ward off depression. It is  suggested by  a study published by the European Journal of Clinical Nutrition.

Australian researchers, based on data from more than 6,000 middle-aged women followed for six years, they looked like those who consumed at least 2 servings of fruit per day had less chance to suffer from depressive symptoms – or going there later meeting – 14% and 18% lower than those who ate less fruits. Vegetables, however, did not seem to affect.

It is probable, however, that fruits and vegetables act synergistically

“What emerges from this research – says John Camardese, head of depressive disorders at the Gemelli Hospital in Rome – is obviously more interesting to strengthen the positive role of fruit that detract from that of vegetables.

It is probable, in fact, that fruits and vegetables act synergistically: it is also observed in another study, this time in Canada, conducted on about 10,000 people and published in Preventive Medicine, which states that a diet rich in fruits and vegetables can reduce the occurrence of depressive disorders even 27% among those who consume higher amounts.

The antioxidant and anti-inflammatory substances, such as carotenoids and flavonoids which are rich in these foods, can reduce the harmful effects of oxidative stress on the central nervous system.

Such stress can have negative repercussions on certain neurotransmitters (serotonin, norepinephrine, dopamine) that contribute to the regulation of mood and affect the onset of depressive symptoms.

Do not forget, however, that the vegetables make use of other substances that may have a role in reducing the risk of depression.”

So a diet high in fruits and vegetables. And then? 

“It varies, pleasing to the eye and palate, inspired by the Mediterranean model, – says the expert – with a preference for whole grains, olive oil, fish, legumes, dried fruits, nuts, and moderate amounts of dairy products and lean meats. The latter (such as fish) are sources of vitamin B 12.

B 12 (such as the B 6 and folic acid) is involved in the metabolism of homocysteine ​​(by-product of the digestion of protein), which has been associated with an increased risk depression. “

SOURCE; Corriere della Sera (health Carla Favaro)

Read Full Post »

How healthy are bananas? Bananas are rich in Vitamin B6 and a good source of fiber, vitamin c, magnesium and potassium.

La parola ‘banana’ è divertente da dire, rotola a destra fuori la lingua, e non appena si dice la gente visualizza subito il frutto dalla pelle gialla nelle loro menti.

 

Questo frutto gustoso è una sorta di centrale elettrica super-alimentare che può dare il nostro corpo tutte le cose buone di cui ha bisogno per prosperare.

Sono ricche di nutrienti:

  • fibre,
  • vitamine, e
  • zuccheri naturali come saccarosio e fruttosio.

È per questo che mangiare 2 banane al giorno può aiutare a levare il medico di torno. Meglio di altri frutti, sono facili da trovare ed estremamente conveniente.

Negli Stati Uniti le banane sono il frutto più consumato in assoluto, tanto che gli americani mangiano più banane di  mele e arance messe insieme. I seguenti benefici sono alcuni dei principali vantaggi per la salute che le banane può darti.

 

1. Energia

Mangiare una banana o due prima di un allenamento ti dà energia sufficiente per durare un’ora o più. Il  basso tenore glicemico in carboidrati, vitamine e minerali tutti sostengono il vostro corpo e ne aumentano la resistenza, mentre il potassio aiuta a prevenire i crampi muscolari.

 

2. Depressione

Possono aiutare superare la depressione perché hanno alti livelli di triptofano, che i nostri corpi convertono in serotonina.

La serotonina è un neurotrasmettitore del cervello che aiuta le persone a rilassarsi, e sentirsi più felici, e migliora l’umore. Così, le banane possono aiutare le persone a sentirsi meglio e combattere la depressione.

 

3. La pressione del sangue

Una banana può contribuire ad abbassare la pressione sanguigna e protegge contro ictus o infarto, perché sono a basso contenuto di sodio e alto contenuto di potassio, che li rende un alimento sano per il cuore.

 

4. Constipazione

Se vi sentite intasati, mangiate qualche banana. Contengono  abbastanza fibra per stimolare i movimenti intestinali  e regolarizzarli  e dare un sollievo naturale in caso di stitichezza.

 

5. Anemia

Possono aiutare le persone con problemi di anemia, fornendo nella dieta tanto ferro necessario, che stimola i globuli rossi e la produzione di emoglobina e rafforza l’afflusso di sangue.

 

6. Nervosismo o SPM

Quando ti senti lunatico oppure sottotono, mangia una banana. Contribuiscono a regolare la glicemia e sono ricchi di vitamine del gruppo B, che naturalmente calma il sistema nervoso e rendono le persone più rilassate, determinando un miglioramento generale dell’umore.

 

7. Ulcera

Quando si soffre di ulcere allo stomaco molti alimenti sono off limits, ma le banane possono essere consumati, senza doversi preoccupare anche se non ti causano dolore. Questo perché essendo fatte con una polpa morbida creano un rivestimento sulla parete dello stomaco liscio che protegge contro gli acidi corrosivi e le irritazioni.

 

8. Tiene sotto controllo la temperatura corporea

Mangiare una banana in una giornata calda è in grado di rinfrescarvi anche se la temperatura esterna è alta. Lo stesso vale in caso di febbre.

 

9. Contro i bruciori di stomaco

Sono un antiacido naturale e può fornire sollievo dal bruciore di stomaco e dal reflusso acido. Mangiare solo una banana può portare immediatamente sollievo e ridurre i sintomi di bruciore di stomaco.

 

Ci sono molti più vantaggi che le banane possono dare oltre a quelli di cui sopra.

Mettetene un paio in borsa per uno spuntino e contate su di loro tutto il giorno per allontanare il desiderio di cibo e la fame,  per mantenervi di buon umore e in forma.

La mente, il corpo, e le persone intorno a voi staranno tutti meglio se le avete a portata di mano.

Diffondete salute, e buon divertimento!
FONTE: guardare-sun

 

 

(ENGLISH VERSION)

The word ‘banana’ is fun to say, it rolls right off the tongue, and as soon as it’s said people picture the yellow skinned fruit in their minds. The tasty fruit is a super food powerhouse that can give our bodies all the good stuff that it needs to thrive. They are packed full of nutrients, fiber, vitamins, and natural sugars such as sucrose and fructose. That is why eating 2 bananas a day can help to keep the doctor away. Best of all, they are easy to find and extremely affordable. In the United States bananas are the top most consumed fruit, so much so that Americans eat more of them than apples and oranges combined. The following are a few of the main health benefits that bananas can give you.

1. Energy- Eating a banana or two before a workout gives you enough energy to last an hour or more. The low glycemic carbohydrates, vitamins, and minerals all support your body increase endurance, while potassium helps to prevent muscle cramps.

2. Depression- They can help overcome depression because they have high levels of tryptophan, which our bodies convert into serotonin. Serotonin is a brain neurotransmitter that makes people relax, feel happy, and improves mood. Thus, bananas can help people feel better and beat depression.

3. Blood Pressure- Bananas help to lower blood pressure and protect against stroke or heart attack because they are low in sodium and high in potassium, making them a heart healthy food.

4. Constipation– If you are clogged up, eat a few bananas. They have enough fiber in them to stimulate regular bowel movements and provide natural relief for constipation.

5. Anemia- They can help those with anemia by providing much needed dietary iron, which stimulates red blood cell and hemoglobin production and strengthens the blood supply.

6. Nerves or PMS- When you’re feeling moody and stressed, eat a banana. They help to regulate blood sugar and are rich in B vitamins, which naturally calm the nervous system and make people relax, resulting in an overall improved mood.

7. Ulcers- When you suffer from stomach ulcers many foods are off limits, but bananas can be eaten without having to worry about whether or not they’ll cause pain. That’s because their smooth, soft, mushy texture coats the stomach lining and protects it against corrosive acids and irritation.

8. Temperature Control– Eating a banana on a hot day can cool you off by lowering your body temperature. The same is true for it you have a fever.

9. Heartburn- Bananas are nature’s anti-acid and can provide relief from heartburn and acid reflux. Eating just one banana can immediately bring soothing relief and lessen your heartburn symptoms.

There are many more benefits that bananas can give you beyond the ones mentioned above. Throw a few in your bag and snack on them throughout the day to stave off food cravings and hunger, and to keep yourself in a good mood. Your mind, body, and the people around you will all be better off if you have them on hand. Spread the health, and enjoy!
SOURCE: sun-gazing

Read Full Post »

Ginger Root SLiced

Un nuovo studio rivela che lo zenzero contiene un composto che potrebbe essere fino a 10.000 volte più efficace rispetto alla chemioterapia convenzionale, distruggendo alla radice le cellule staminali del cancro che ne permettono la conservazione e la diffusione. 

Lo studio pubblicato sulla rivista medica PLoS rivela che il componente, presente nello zenzero, noto come 6-shogaol è superiore alla chemioterapia convenzionale nell’essere preciso a sradicare la causa principale del tumore maligno al seno: vale a dire, le cellule staminali del cancro al seno.

 

Mentre le cellule staminali tumorali rappresentano solo tra 0,2 e l’1% delle cellule all’interno di un determinato tumore, hanno l’apparente capacità “immortale”  di auto rinnovarsi, sono in grado di differenziarsi di continuo, sono resistenti agli agenti chemioterapici convenzionali, e sono tumorigeniche, vale a dire sono in grado di “dividersi” per creare nuove colonie tumorali. Chiaramente, le cellule staminali del cancro all’interno di un tumore devono essere distrutte per avere una cura duratura.

La ricerca ha dimostrato che il taxolo, un medicinale chemioterapico, usato in concentrazione pari a 10.000 volte superiore al composto dello zenzero non è stato in grado di colpire selettivamente la radice del cancro come invece ha fatto il 6-shogaol dello zenzero.

Lo 6-shogaol è contenuto nello zenzero quando viene essiccato o cotto. Lo studio ha anche riscontrato che gli effetti anticancro si sono verificati a concentrazioni che erano non tossici per le cellule non cancerose – una differenza fondamentale di trattamenti convenzionali per il cancro che non presentano questo tipo di citotossicità selettiva e quindi creano un gran danno per il paziente debilitandolo e facendogli perdere capelli.

In definitiva, questo nuovo studio si aggiunge a un crescente corpo di ricerca che indica che cellule staminali tumorali sono sradicate utilizzando sostanze naturali presenti nella dieta umana da migliaia di anni e sono di gran lunga superiori alla chemioterapia e alle radiazioni, le quali effettivamente possono far aumentare le relative popolazioni di cellule staminali del cancro dando vita a tumori più aggressivi.

CONSIGLI PER ASSUMERE LO ZENZERO

  • Per fare una tisana prendi una radice di zenzero fresca di 5 cm, togli la buccia e mettila nell’acqua fredda insieme ad un pò di cannella e curcuma. Porta ad ebollizione e fai bollire a fuoco basso per 5 minuti. Lascia in infusione per 5 minuti e poi bevi il tutto. Puoi aggiungere del latte di cocco per migliorare il gusto.
  • Inserisci una radice di zenzero fresca pelata nei tuoi frullati o centrifugati. Non eccedere che potrebbe risultare troppo piccante.
  • Usa lo zenzero in polvere o lo zenzero fresco grattugiato per condire le tue pietanze.
  • Un rimedio che alcuni hanno usato contro il cancro è zenzero fresco grattugiato mescolato con la stessa quantità di miele, prenderne 1 cucchiaio 3 volte al giorno.

FONTE: Doniream

 

(ENGLISH VERSION)

A new study reveals that ginger contains a compound that could be up to 10,000 times more effective than conventional chemotherapy, and remove the root cancer stem cells that allow the storage and dissemination.

The study published in the medical journal PLoS reveals that the component is present in ginger, known as 6-shogaol is superior to conventional chemotherapy in being accurate to eradicate the root cause of malignant breast cancer: namely, the cancer stem cells breast.

While cancer stem cells represent only between 0.2 and 1% of the cells within a given tumor, they have the apparent ability to renew itself and seem “immortal”  and are able to differentiate continuously, they are resistant to conventional chemotherapy, and are tumorigenic, and are able to “divide” to create new colonies of cancer. Clearly, the cancer stem cells within a tumor must be destroyed in order to have a lasting cure.

Research has shown that taxol, a medicinal chemotherapy, used in a concentration equal to 10,000 times higher than the compound of ginger has not been able to selectively target the root of cancer as it did the 6-shogaol ginger.

The 6-shogaol is contained in ginger when it is dried or cooked. The study also found that anti-cancer effects have occurred at concentrations that were not toxic to non-cancerous cells – a fundamental difference of the conventional treatments for cancer that do not exhibit this type of selective cytotoxicity, and then creates a great harm to the patient weakening and causing him the loss of hair.

Ultimately, this new study adds to a growing body of research indicating that cancer stem cells are eradicated using natural substances present in the human diet for thousands of years and are far superior to chemotherapy and radiation, which can actually make increase the relative populations of cancer stem cells giving rise to more aggressive tumors.

TIPS FOR TAKING THE GINGER

  • To make a tea take a fresh ginger root of 5 cm, remove the peel and put it in cold water with a bit of cinnamon and turmeric. Bring to the boil and simmer over low heat for 5 minutes. Leave in infusion for 5 minutes and then drink the whole. You can add the coconut milk to improve the taste.
  • Enter a fresh peeled ginger root in your smoothies or centrifuged. Not exceed that might be too spicy.
  • Use ginger powder or fresh grated ginger to flavor your dishes.
  • A remedy that some have used against cancer is grated fresh ginger mixed with the same amount of honey, take 1 tbsp 3 times a day.

SOURCE: Doniream

Read Full Post »

eating-sweetsCi sono molte persone che non riescono a fare a meno del dolcetto a fine pasto. Eliminarlo è per molti difficilissimo e l’idea di dovervi rinunciare quasi spaventa.

Molti sono consapevoli che non fa bene, ma è più forte di loro, non riescono a resistere alla tentazione.

Questo accade perché sono cresciuti con la consuetudine del dessert a fine pasto. E l’unica soluzione è  “disimparare” quell’abitudine e sostituirla con un’altra.

Spesso ci facciamo bloccare dal pensiero “negativo” che abbiamo del cambiamento e dell’abbandonare le abitudini e, per quanto cerchiamo di rinforzare la nostra volontà, se non arriviamo a una comprensione profonda di come il cibo influenza il nostro corpo e i nostri pensieri, non saremo mai capaci di gestire le nostre dipendenze.

La brama di zucchero, ad esempio, viene da uno squilibrio fisico.

Ci sono dei motivi ben precisi per cui desideriamo qualcosa di dolce a fine pasto:

1. Il pasto era troppo salato

Qualcosa di dolce è ciò che il corpo chiede per ripristinare un equilibrio. Mangiare cibo molto salato ci fa sentire come se avessimo necessità di qualcosa di dolce, o non ci sentiremo a posto.

Quindi impara a dosare il sale e a fare in modo che il pasto sia sempre ben equilibrato. L’utilizzo delle spezie, oltre a rendere più digeribile la pietanza, ti aiuta anche ad usare meno sale.

2. Hai mangiato troppi carboidrati raffinati

I carboidrati raffinati innescano il desiderio di continuare a mangiarne perché generano un veloce picco di zuccheri e di insulina. E ne vuoi sempre di più.

Se non ti senti pieno e soddisfatto a fine pasto, probabilmente è perché nel tuo pasto mancavano i magici ingredienti: grassi e fibre, necessari per raggiungere la sazietà. Il dolce è un modo per compensare quella mancanza.

3. Hai mangiato troppo velocemente e non hai masticato abbastanza

Il processo di digestione comincia nella bocca, dove l’enzima amilasi (prodotto dalle ghiandolari salivari), sottopone il cibo a un processo di predigestione.

Se mangi troppo velocemente, la tua digestione sarà incompleta e, soprattutto, non riuscirai ad avvertire il senso di pienezza e sazietà e continuerai a mangiare, fino a quando non sarà troppo tardi e avrai “superato il limite”.

4. Sei disidratato

Bevi sempre lontano dai pasti, non durante.

Spesso il desiderio di altro deriva dalla disidratazione.

5. Hai mangiato poche proteine e pochi grassi

Se non ti senti soddisfatto è perché mangi poche proteine e pochi grassi. Più riduci proteine e grassi e più la tua insoddisfazione cresce…

Le soluzioni

1. Migliora il pasto

Aggiungi più verdura, più proteine e sempre un po’ di insalata all’inizio del pasto, in modo che sia ricco e completo.

Concludi sempre il pasto con un cucchiaio di cereali in chicchi ben conditi con il ghi. Anche questo ti aiuterà ad allontanare la voglia di dolci.

2. Sostituisci quella del dolce con una nuova abitudine

Una volta che hai messo a posto lo squilibrio fisico, devi concentrarti sull’abitudine.

La fine del pasto per molti significa “dolce”.

Non ci vuole molto perché un’abitudine diventi un comportamento automatico. Scegliere quindi un’altra attività è una pratica non solo di consapevolezza, ma anche di pazienza e impegno.

Molti pensano che le abitudini siano qualcosa di cui bisogna disfarsi, ma la verità è che dobbiamo addestrarci e sostituirla con una nuova, sana e costruttiva.

Ecco qualche consiglio:

  • Alla fine del pasto mastica qualche seme di finocchio, che ti farà passare la sensazione in bocca di aver bisogno di qualcosa.
  • Concediti una tisana digestiva al posto del dolce. Questa diventerà la tua conclusione del pasto, il sostituto del dolce.
  • Vai a lavare i denti e dimenticati del dolce. Fai altro!

3. Concentrati sulla consapevolezza

Ciò che accade prima di cascare nell’abitudine è la chiave che accende la tua reazione.

Diventare consapevoli di questi meccanismi è una fantastica opportunità per conoscerci meglio, quindi dobbiamo essere curiosi e indagare sul motivo che ci ha portati a fare quella cosa.

Il primo passo è acquisire familiarità con questi meccanismi chiedendoci (con curiosità e non con giudizio):

  • Cosa stavo facendo un attimo prima di cascarci?
  • Come mi sentivo un attimo prima?
  • Cosa stava succedendo attorno a me un attimo prima?

L’ “evento scatenante” si presenta in diverse forme e aspetti. Può essere un odore, un suono, o solo la routine quotidiana che ti fa agire in un certo modo.

Quindi analizza il tuo comportamento e ascolta il tuo corpo: come ti senti prima, durante e dopo aver mangiato qualcosa di dolce? 

Questo ti aiuterà a scoprire qual è la nuova abitudine che puoi inserire per sostituire la vecchia, qual è la “strategia” più adatta al tuo caso.

Ti ho dato qualche spunto su ciò che potresti fare, ma per te può essere qualcosa di totalmente diverso, qualcosa che spenga quel “bisogno” sia fisico che mentale di rifugiarti nel dolce.

Fai le tue prove, e questo ti farà migliorare non solo in salute, ma anche in saggezza e consapevolezza.

 

FONTE: Energytraining

 

(ENGLISH VERSION)

There are many people who can not do without the sweet after a meal. Avoid it is very difficult for many and the idea of ​​having to give up almost scares.

Many are aware that is not good, but it’s stronger than them, they can not resist the temptation.

This happens because they grew up with the tradition of dessert after a meal. And the only solution is to “unlearn” the habit and replace it with another.

We often do block the “negative” thought that we change and abandon this habits and, as we seek to strengthen our will, if we do not reach a deep understanding of how food affects our body and our thoughts, then we will never be able to manage our addictions.

The craving for sugar, for example, comes from a physical imbalance.

There are very specific reasons why we want something sweet after a meal:

1. The meal was too salty

Something sweet is what the body asks for restoring a balance. Eating a very salty food makes us feel as if we need something sweet, or we will not feel right.

So learn how best to salt and to ensure that the meal is always well balanced. The use of spices, as well as making the food more digestible and also helps to use less salt.

2. Did you eat too many refined carbohydrates

Refined carbohydrates trigger the desire to keep eating because they generate a quick peak in sugar and insulin. And you want more and more.

If you do not feel full and satisfied after a meal, it is probably because in your meal a magic ingredients were lacking : fat and fiber, are necessary to achieve satiety. The cake is a way to compensate for that deficiency.

3. You ate too fast and you do not have chewed enough

The process of digestion begins in the mouth, where the  amylase enzyme (produced by the salivary glands), subjecting the food to a process of pre-digestion.

If you eat too fast, your digestion will be incomplete and, above all, not be able to feel a sense of fullness and satiety, and you will continue to eat until it is too late and you’ll have “crossed the line”.

4. You are dehydrated

Always drink between meals, not during.

Often the desire to another sweet is derived from dehydration.

5. Did you eat low protein and low fat

If you do not feel satisfied it is because you eat very little protein and low fat. Eat more fat and more protein and reduce your dissatisfaction grows …

The solutions

  • Improves the meal
  • Add more vegetables, more protein, and always a little salad at the beginning of the meal, so that it is rich and full.
  • Always end the meal with a spoonful of cereal grains well seasoned with ghee. Also this will help to remove the craving for sweets.
  • Replace one of the cake with a new habit
  • Once you have put in place the physical imbalance, you have to concentrate on the habit.
  • The end of the meal for many means “sweet”.

It does not take long before a habit becomes automatic behavior. Then choose another activity is a practice not only of awareness, but also patience and commitment.

Many think that habits are something that need to discard, but the truth is that we have to train ourselves and replace it with a new, healthy and constructive habit.

Here are some tips:

  • At the end of the meal chewing some seeds of fennel, you will spend the mouthfeel of needing something.
  • Take a digestive herbal tea instead of sweet. This will become your conclusion of the meal, the substitute sweet.
  • Go wash your teeth and forgotten the sweet. Make more!
  • Focused on awareness

What happens before you fall into the habit is the key that turns on your reaction.

Becoming aware of these mechanisms is a fantastic opportunity to know yourself better, so you have to be curious and investigate the reason that led us to do that thing.

The first step is to become familiar with these mechanisms by asking (with curiosity and not with judgment):

  • What I was doing just before I fall again for sweets?
  • How I felt like a moment before?
  • What was going on around me for a moment before?

The “triggering event” comes in different forms and aspects. It may be a smell, a sound, or just the daily routine that makes you act in a certain way.

So analyze your behavior and listen to your body: how you feel before, during and after eating something sweet?

This will help you find out what the new habit that you can enter to replace the old, what is the “strategy” more suited to your case.

I’ve given you some ideas on what you do, but you can be something totally different, something off the “need” both physically and mentally to take refuge in the sweet.

Make your evidence, and this will not only improve health, but you will also have benefits in wisdom and knowledge.

 

SOURCE: Energytraining

Read Full Post »

prpc-neuro-300x225Contro le infiammazioni, le malattie neurologiche e il cancro: la frontiera della medicina si concentra sempre di più sulle proteine.

Le frontiere mediche sono ampie, e potenzialmente infinite le porte aperte da ogni avanzamento della ricerca.

Una sintesi di questo fronte mobile e rassicurante di conoscenza la possiamo trovare rappresentata questi giorni a Napoli.

 

La città partenopea ospita Futuro Remoto, la manifestazione di divulgazione scientifica aperta al pubblico dal 16 al 19 ottobre, ma che il 15 presenta se stessa in una conferenza inaugurale (alle 18.30 a Città della Scienza) di

Alessio Figalli, brillante matematico trentunenne, docente dell’Università del Texas.

Tra gli altri appuntamenti di interesse l’incontro con Fiorenzo Omenetto, della Tufts University di Medford,USA, sul tema ‘materiali viventi per il futuro’ che si terrà domenica 18 ottobre. Ancor prima il tema delle frontiere mediche sarà anticipato dal dibattito che si terrrà dalle 10 alle 12 del 15 ottobre nella Sala Comencini di Piazza Trieste e Trento a Napoli su cosa siano le proteine e perché la ricerca scientifica si stia concentrando su queste molecole. Vediamo di seguito alcuni ambiti di ricerca sul tema.

1. Una barriera a supporto del sistema immunitario

Le proteine svolgono, a seconda della tipologie, diverse funzioni. Possono trasportare o proteggere, identificare l’identità genetica od ormonale e possono, in sintesi, aggredire il sistema immunitario o “aiutarlo”.

Un recente studio britannico ha posto l’attenzione su una proteina che contribuisce alla proliferazione dei linfociti T CD8 citotossici.

Un esperimento condotto su topolini di laboratorio ha dimostrato che un’accresciuta concentrazione di questi linfociti ha reso le cavie più resistenti ad infiammazioni e tumori. Poter intervenire sulla proteina che ne stimola la produzione ci potrebbe dunque rendere più “forti”.

 

2. Una proteina contro l’epilessia

Le proteine possono essere all’origine di gravi malattie del sistema nervoso, come quella della “mucca pazza” o di Creutzfeldt-Jackob negli esseri umani, oppure possono proteggerlo.

Si tratta di un terreno scientifico estremamente incerto, su cui la comunità di studiosi esprime ancora pareri configgenti.

Uno studio condotto da Giuseppe Legname, professore presso Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (Sissa), ha analizzato il rapporto tra proteine cellulari (PrPC) ed epilessia. Nelle cavie in cui era stata inibita la produzione di PrPC, le crisi epilettiche erano più frequenti.

 

3. Il gene, la proteina e l’infiammazione

Tra un’invenzione in campo medico e la sua commercializzazione passa molto tempo, poiché è necessario portare a conclusione lunghi e complessi test clinici e attendere poi i risultati e le possibile controindicazioni.

Ecco perché sono passati quasi vent’anni da quando Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano, inventò una cura anti-cancro basata sulla proteina prodotta dal gene Ptx3.

Pochi mesi fa quell’invenzione è diventata farmaco che interviene laddove il gene in questione non riesca a stimolare una quantità sufficiente di proteina preposta allo spegnimento di un’infiammazione, che può appunto tramutarsi in neoplasia.

 

4. La proteina “responsabile” del diabete alimentare

Dicevamo che una proteina può essere anche all’origine di un danno ed è questo il caso di P66Shc. Si tratta di una proteina presente soprattutto nel’olio di palma, ma anche, in misura ridotta, in burro e formaggi.

Secondo una ricerca dell’Università di Bari, alte concentrazioni di P66Shc sono correlate ad un aumento della morte cellulare programmata delle cellule, quelle in cui si produce insulina.

 

5. La proteina dell’alga e la vista

Dopo le ricerche condotte sugli animali, l’alga sarà “posata” sull’uomo. Di recente la Food and Drug Administration ha dato l’assenso affinché la RetroSense, un’azienda specializzata nel settore delle biotecnologie, possa testare una proteina per la cura della retinite pigmentosa, una malattia genetica che causa cecità.

La proteina in questione è la Channelrhodopsin-2 e viene estratta da un’alga, la Chlamydomonas reinhardtii. Grazie allo studio di RetroSense, una proteina potrebbe “accendere” la vista e far arrestrare il buio.

FONTE: scienze.fanpage.it

 

(ENGLISH VERSION)

Against inflammation, neurological diseases and cancer: the frontier of medicine focuses more and more on protein.

The medical frontiers are large, and potentially infinite  open doors from each we progress of the search. A summary of this mobile front and reassuring knowledge we can find in Naples one represented these days .

The city of Naples is home of Remote Future, the manifestation of popular science open to the public October 16 to 19, but that 15 presents itself in an inaugural conference (at 18:30 in Science City) Alessio Figalli,  thirty-one year old brilliant mathematician, professor of  University of Texas.

Among the other events of interest in the meeting with Fiorenzo Omenetto, of Tufts University in Medford, USA, on the theme of the “living materials for the future” that will be held Sunday, October 18th. Even before the issue of medical frontiers will be preceded by the debate that on earth  from 10 to 12 of October 15 in the Hall Comencini Piazza Trieste e Trento in Naples on what are proteins and why scientific research is focusing on these molecules. See below some areas of research on the topic.

 

1. A barrier to support the immune system

Proteins play, depending on the types, different functions. They may carry or protect, identify the genetic identity or hormonal and can, in short, attack the immune system or “help it”.

A recent British study has been focusing on a protein that contributes to the proliferation DEII CD8 cytotoxic T lymphocytes. An experiment conducted on laboratory mice has shown that an increased concentration of these lymphocytes has made the guinea pigs more resistant to inflammations and tumors. To intervene on the protein that stimulates the production we could then make  them “stronger”.

 

2. A protein against epilepsy

The proteins can lead to serious diseases of the nervous system, such as the “mad cow” disease or Creutzfeldt-Jakob in humans, or they can protect it. It is a scientific field extremely uncertain, on which the community of scholars expressed conflicting opinions yet.

A study by Joseph Wood, a professor at the International School for Advanced Studies of Trieste (Sissa), analyzed the relationship between cellular proteins (PrPC) and epilepsy. In guinea pigs that had been inhibited the production of PrP, the seizures were more frequent.

 

3. The gene, the protein and inflammation

Between an invention in the medical field and its marketing spends a lot of time, because you need to bring to an end a long and complex clinical trials and then wait for the results and the possible contraindications.

That’s why it’s been almost twenty years since Alberto Mantovani, scientific director of Humanitas in Milan, invented an  anti-cancer cure based on the protein produced by the gene PTX3. A few months ago that invention has become a drug that intervenes where the gene in question does not fail to stimulate a sufficient amount of protein responsible for switching off of an inflammation, which may in fact turn into a neoplasm.

 

4. The protein “responsible” Diabetes Food

We said that a protein can also be the cause of damage and this is the case p66Shc. It is a protein found especially in palm oil, but also, to a lesser extent, in butter and cheese. According to research by the University of Bari, high concentrations of p66Shc are related to an increase in programmed cell death of cells, those that produce insulin.

 

5. The protein seaweed and the view

After research conducted on animals, the alga will be “resting” on humans. Recently, the Food and Drug Administration gave the nod to the RetroSense, a company specialized in the field of biotechnology, can test a protein for the treatment of retinitis pigmentosa, a genetic disease that causes blindness. The protein in question is the channelrhodopsin-2 and is extracted from a seaweed, Chlamydomonas reinhardtii. By studying RetroSense, a protein could “turn on” the view and end darkness.

 

SOURCE: scienze.fanpage.it

 

 

Read Full Post »

imagesI libri da colorare per adulti sono diventati l’ultima tendenza, e a differenza di altre mode, questo è effettivamente molto salutare per voi. Secondo lo psicologo clinico Ben Michaelis, la colorazione è un’attività priva di stress che rilassa l’amigdala – il centro paura del cervello – e permette la vostra mente per ottenere ciò di cui ha bisogno. Ma la colorazione ha altri benefici indiretti sulla salute.

Anche se non ci rende più sani, molti di noi si darebbero ancora probabilmente la colorazione anche se adulti. E ‘vero, naturalmente, che il divertimento intrinseco del  colorare  potrebbe essere collegato alle sue proprietà anti-stress, ma credo siano utili le qualità della attività che sono in realtà solo un ulteriore bonus. Alla fine della giornata, la colorazione è risultata essere buona per voi, perché è fondamentalmente divertente.

Se non hai ancora trovato un modo per legittimare il costo di un libro di colorazione per adulti e del suo valore anche in riferimento all’arte, questo articolo è per voi. Qui troverete tutti i vantaggi della colorazione, sia diretti che indiretti. Speriamo che questi sette motivi vi convinceranno a prendere alcune matite colorate o pastelli e mettersi al lavoro, in modo da poter scoprire tutto su quel piacere per voi stessi.

1. Gli psichiatri hanno prescritto di colorare ai pazienti per più di 100 anni

Il famoso psicologo Carl Jung era giunto a qualcosa di importante quando ha iniziato la prescrizione della colorazione ai suoi pazienti di psichiatria. Ha dato ai suoi clienti dei mandala da colorare  come parte della terapia, ed è ancora possibile acquistare i libri di mandala da colorare ancora oggi. Ma non importa ciò che si sceglie di colorare, sarete perfettamente in linea con il modello terapeutico di Jung, perché …

2. Colorare ti dà la possibilità di sviluppare una vita sociale

I libri da colorare stanno diventando un hobby sempre più popolare tra gli adulti, questa attività solitamente- solo è stato trasformato in una attività sociale. Colorare in alcuni luoghi – in cui gli adulti si riuniscono per sorseggiare vino o tè e socializzare, mentre colorano – sono diventati un dato di fatto in alcuni paesi.

L’artista Lisa Congdon teorizza sugli aspetti sociali della colorazione, dicendo:

  • “Penso che per le donne che non sanno come disegnare o non si sentono a loro agio con il disegno o sicure di sé, questo è un altro modo per socializzare e avere un’attività che si può fare con altre persone … e perché non hai bisogno di concentrarti molto quando si sta colorando su un libro da colorare, si può parlare e sorseggiare un bicchiere di vino. “

È anche possibile utilizzare gli eventi per colorare per creare legami con i vostri collaboratori. Invece di un happy hour settimanale, provate a organizzare una festa della colorazione invece. E ‘divertente, senza stress, e ci sono poche possibilità che qualcuno vorrà accoltellare qualcun altro con una matita colorata.

 

3. Colorare riduce lo stress e l’ansia

Colorare consente al centro della paura del vostro cervello di rilassarsi, è rilassante a tal punto non solo – e mentre si stanno colorando, ha gli stessi effetti della meditazione. Dare alla vostra amigdala  periodici momenti di pausa dalla realtà riduce lo stress in generale. Colorare è un meditativo, e un’attività di tempo libero che è possibile pianificare, rendendolo perfetto per il riequilibrio della vostra amigdala e per rispondere meno duramente allo stress.

4. Colorare allena il tuo cervello a concentrarsi

Stare dentro le righe aiuta a focalizzarsi, ma non in modo stressante. Il consigliere clinico Leslie Marshall osserva che l’attività

  • “apre il lobo frontale del cervello – la casa dell’ organizzazione e del problem solving – e si concentra meglio la mente”,

consentendo alle persone che colorano di dimenticare le loro preoccupazioni. Essere in grado di vivere il momento è una capacità fondamentale nel nostro mondo sempre più esigente, e la colorazione allena a mettere tutto il resto da parte per l’ora in cui vi dedicate a questa attività.

 

5. Colorare ti permette di essere te stesso

Il tuo libro da colorare è il tuo libro da colorare. Non importa ciò che chiunque altro pensa di esso. Non dovete mostrarlo a nessun altro se non lo desiderate. Nessuno deve sapere che accidentalmente avete colorato di verde la zampa del gatto, perché si pensava che fosse parte del terreno e per questo errore ora si tratta di un gatto nero, OK? Se volete vedere una papera blu, bene, va benissimo. Questo è il vostro tempo, così il mondo ha il colore che voi volete.

6. Colorare aiuta le vostro capacità motorie e la visione

Colorare richiede l’uso dei due emisferi del cervello e li obbliga a comunicare, e l’attività stessa migliora le vostre abilità motorie e la visione.

L ‘“azione coinvolge sia la logica, per cui noi facciamo la scelta del colore, e la creatività, durante la miscelazione e la corrispondenza dei colori,” psicologa Gloria Martínez Ayala dice. A sua volta, questo “incorpora le aree della corteccia cerebrale coinvolta nella visione e capacità motorie.”

I libri da colorare, proprio come le parole crociate, sono terapeutici e possono ritardare o prevenire l’insorgenza della demenza negli anziani.

 

7. La colorazione è decorazione

Il fai da te è di gran moda in questi giorni, ma non tutti hanno il tempo di fare i propri saponi e ceramiche e candele.

A volte, anche la vernice spray è risulta complicata. Una volta riempite le vostre 65 pagine da colorare, però, è possibile utilizzarle per tutti i tipi di mestieri facili, dalla decorazione della parete al decoupage.

Così sul serio, perché non stai già colorando?

FONTE: Bustle

 

(ENGLISH VERSION)

Coloring books for adults have become the latest trend, and unlike some fads, this one is actually really good for you. According to clinical psychologist Ben Michaelis, coloring is a stress-free activity that relaxes the amygdala — the fear center of the brain — and allows your mind to get the rest it needs. But coloring has other indirect health benefits, as well.

Even if it didn’t make us healthier, many of us would still probably be coloring as adults. It’s true, of course, that the inherent fun of coloring might be linked to its de-stressing properties, but I think the activity’s helpful qualities are really just an added bonus. At the end of the day, coloring is good for you because it’s fundamentally fun.

If you haven’t yet found a way to legitimize the cost of adult coloring booksand art supplies, this article is for you. Here you’ll find all the benefits of coloring, both direct and indirect. Hopefully, these seven reasons will convince you to take up some colored pencils or crayons and get to work, so you can find out all about that pleasure for yourself.

1. Psychiatrists Have Prescribed Coloring To Patients For 100 Years

 

The famed psychologist Carl Jung was on to something when he started prescribing coloring to his psychiatry patients. He gave his clients mandalas to color as part of their therapy, and you can still purchase mandala coloring books today. But no matter what you choose to color, you’ll be right in line with Jung’s therapeutic model, because …

2. Coloring Gives You A Chance To Be Social

 

As coloring books become an increasingly popular hobby for adults, this usually-solo activity has also turned into a social one. Coloring parties — in which adults gather to sip wine and socialize while coloring — have become a thing. Artist Lisa Congdon theorizes about the social aspects of coloring, saying, “I think for women who don’t know how to draw or don’t feel comfortable or confident drawing, this is another way to socialize and have an activity that they can do with other people … and because you don’t need to concentrate very much when you’re coloring in a coloring book, you can talk and have glass of wine.”

You can even use coloring events to bond with your co-workers. Instead of weekly happy hours, try organizing a coloring party instead. It’s fun, stress-free, and there’s very little chance that anyone will want to stab someone else with a colored pencil.

3. Coloring Reduces Stress And Anxiety

 

Coloring allows the fear center of your brain to relax, thereby relaxing you —and not just while you are coloring. Giving your amygdala periodic rests actually reduces your stress overall. Coloring is a meditative, free-time activity you can schedule, making it perfect for retraining your amygdala to respond less harshly to stress.

4. Coloring Trains Your Brain To Focus

 Staying inside the lines takes focus, but not so much that it’s stressful. Clinical counselor Leslie Marshall notes that the activity “opens up the frontal lobe of the brain — the home of organizing and problem solving — and focuses the mind” by allowing colorers to forget their worries. Being able to live in the moment is a critical skill in our increasingly demanding world, and coloring trains you to put everything else aside for the hour you spend doing it.

5. Coloring Lets You Be You

 Your coloring book is your coloring book. It doesn’t matter what anyone else thinks of it. You don’t have to show it to anyone else if you don’t want to. No one has to know that you accidentally colored that cat’s leg green because you thought it was part of the ground and that’s why it’s a black cat now, OK? If you want to see a blue duck, well, that’s OK, too. This is your time, sweetums, so color however you want.

6. Coloring Helps Your Fine Motor Skills And Vision

 Coloring requires the two hemispheres of your brain to communicate, and the activity itself improves your fine motor skills and vision. The “action involves both logic, by which we color forms, and creativity, when mixing and matching colors,” psychologist Gloria Martínez Ayala says. In turn, this “incorporates the areas of the cerebral cortex involved in vision and fine motor skills.” Coloring books, much like crossword puzzles, are therapeutic and may delay or prevent the onset of dementia in older individuals.

7. Coloring Is Free Decoration

 DIY is all the rage these days, but not everyone has time to make their own soaps and ceramics and candles. Sometimes, even spray paint is too much trouble. Once you’ve filled up your 65-page coloring book, though, you can use it for all sorts of easy crafts, from wall decor to decoupage. So seriously, why aren’t you coloring yet?

 

SOURCE: Bustle

Read Full Post »

scrivere-temaLa scrittura ha molti vantaggi che vanno ben oltre il semplice arricchimento del nostro vocabolario. Non importa quale sia la qualità della prosa, è l’atto stesso dell’impugnare in mano una penna a portare benefici sia per la salute fisica sia per quella mentale. L’umore, i livelli di stress, i sintomi depressivi sono solo alcuni degli aspetti a risentirne positivamente.

In uno studio del 2005 sui benefici per la salute emotiva e fisica della scrittura espressiva, i ricercatori hanno scoperto che buttare già qualche riga dalle tre alle 5 volte nel corso dei 4 mesi di ricerca, spendendo ogni volta dai 15 ai 20 minuti, aveva fatto la differenza nel migliorare la vita delle persone analizzate.

Scrivendo su eventi traumatici, stressanti o emotivi, i partecipanti avevano significativamente più probabilità di avere un minor numero di malattie e di essere meno colpiti da traumi. I partecipanti alla fine, infatti, aveva passato molto meno tempo in ospedale, avevano avuto una pressione sanguigna più bassa e funzionalità epatica migliore rispetto ai loro omologhi che non si erano dedicati alla pratica della scrittura.

Si scopre, addirittura, che la scrittura può fare in modo che le ferite fisiche guariscano più velocemente. Nel 2013, i ricercatori neozelandesi hanno monitorato il recupero delle ferite da biopsie medicalmente necessarie su 49 adulti sani. Gli adulti hanno scritto i loro pensieri e sentimenti per soli 20 minuti, tre giorni di fila, due settimane prima della biopsia. Undici giorni dopo, il 76% dei pazienti monitorati che si era esercitato nella scrittura era completamente guarito. Il 58% non aveva recuperato. Lo studio ha concluso che scrivere di eventi dolorosi ha aiutato i partecipanti a dare un senso degli eventi e a ridurre angoscia.

Anche coloro che soffrono di malattie specifiche possono migliorare la loro salute attraverso la scrittura. Gli studi hanno dimostrato che le persone con asma che scrivono hanno meno attacchi rispetto a quelli che non lo fanno. Lo stesso vale per i malati di AIDS e per i malati di cancro che si aprono, scrivendo, a prospettive più ottimistiche e possono verificare un effettivo miglioramento della qualità della vita.

“Quando le persone hanno la possibilità di scrivere di sconvolgimenti emotivi, spesso sperimentano un miglioramento della salute,” ha detto James W. Pennebaker che ha condotto la ricerca sulla scrittura presso l’Università del Texas a Austin Pennebaker. “Si ammalano di meno e hanno dei cambiamenti nel loro sistema immunitario”.

Come mai? Pennebaker ritiene che l’atto della scrittura espressiva permetta alle persone di fare un passo indietro e valutare la loro vita. Invece di essere morbosamente ossessionati dell’evento, possono concentrarsi per superarlo. In questo modo, i livelli di stress si abbassano e la salute corrispondentemente migliora.

Non dovete essere un romanziere o riflettere costantemente su momenti più traumatici della vostra vita per ottenere questi grandi benefici. Anche tenere un blog o scrivere articoli è sufficiente per vedere i risultati. Uno studio ha trovato che scrivere dei post potrebbe innescare il rilascio di dopamina e produrre lo stesso effetto benefico della corsa o dell’ascoltare musica.

 

FONTE: Huffingtongpost

 

(ENGLISH VERSION)

Expressive writing studies

The basic writing paradigm (Pennebaker, 19941997a1997bSmyth & Pennebaker, 1999) used in most of the subsequent expressive writing studies involves participants writing about traumatic or emotional experiences (Box 1) for 3–5 sessions, often over consecutive days, for 15–20 minutes per session. Most studies have been conducted in the laboratory, although more recently writing has been done at home or in a clinical setting. Participants often reveal a considerable range and depth of emotional trauma in their writing. Although many report being upset by the writing experience, they also find it valuable and meaningful (Pennebaker, 1997b). Control participants are asked to write as objectively and factually as possible about neutral topics such as a particular room or their plans for the day, without revealing their emotions or opinions. No feedback is given on the writing.

Typical writing instructions

For the next 4 days, I would like you to write your very deepest thoughts and feelings about the most traumatic experience of your entire life or an extremely important emotional issue that has affected you and your life. In your writing, I’d like you to really let go and explore your deepest emotions and thoughts. You might tie your topic to your relationships with others, including parents, lovers, friends or relatives; to your past, your present or your future; or to who you have been, who you would like to be or who you are now. You may write about the same general issues or experiences on all days of writing or about different topics each day. All of your writing will be completely confidential.

Don’t worry about spelling, grammar or sentence structure. The only rule is that once you begin writing, you continue until the time is up.

Owing to the nature of APT, study results discussed below are not exhaustively referenced; instead, we have tried to give the most representative or comprehensive publications. For further reading on expressive writing and its implementation we recommend Lepore & Smyth (2002)Pennebaker (1997a,b) and Sloan & Marx (2004b).

 

Immediate and longer-term effects of expressive writing

The immediate impact of expressive writing is usually a short-term increase in distress, negative mood and physical symptoms, and a decrease in positive mood compared with controls. Expressive writing participants also rate their writing as significantly more personal, meaningful and emotional. However, at longer-term follow-up, many studies have continued to find evidence of health benefits in terms of objectively assessed outcomes, self-reported physical health outcomes and self-reported emotional health outcomes .

Longer-term benefits of expressive writing

Health outcomes

  • Fewer stress-related visits to the doctor

  • Improved immune system functioning

  • Reduced blood pressure

  • Improved lung function

  • Improved liver function

  • Fewer days in hospital

  • Improved mood/affect

  • Feeling of greater psychological well-being

  • Reduced depressive symptoms before examinations

  • Fewer post-traumatic intrusion and avoidance symptoms

Social and behavioural outcomes

  • Reduced absenteeism from work

  • Quicker re-employment after job loss

  • Improved working memory

  • Improved sporting performance

  • Higher students’ grade point average

  • Altered social and linguistic behaviour

Objectively assessed outcomes

Expressive writing results in significant improvements in longer-term physical health outcomes such as illness-related visits to the doctor (Pennebaker & Beall, 1986Pennebaker et al, 1988Pennebaker & Francis, 1996King & Miner, 2000), blood pressure (Davidson et al, 2002, citing Crow et al), lung function (Smyth et al, 1999), liver function (Francis & Pennebaker, 1992) and number of days in hospital (Norman et al, 2004). Expressive writing has also produced significant benefits in a number of measures of immune system functioning (Pennebaker et al, 1988Esterling et al, 1994Booth et al, 1997Petrie et al, 19952004).

Significant benefits have also been found for such objective outcomes as students’ grade point average (Pennebaker & Francis, 1996Cameron & Nicholls, 1998), absenteeism from work (Francis & Pennebaker, 1992), re-employment after job loss (Spera et al, 1994), working memory (Klein & Boals, 2001) and sporting performance (Scott et al, 2003). In addition, writing about emotional topics changed the way that participants interacted with others, suggesting that writing may also have an impact on objectively assessed social and linguistic behaviour (Pennebaker & Graybeal, 2001).

Self-reported physical health outcomes

Expressive writing also produces longer-term benefits in self-reported health outcomes such as visits to the doctor (Cameron & Nicholls, 1998), physical symptoms (Park & Blumberg, 2002) and number of days out of role because of illness (Pennebaker & Beall, 1986Smyth et al, 2001).

In general, expressive writing does not affect health-related behaviours such as exercise, diet or drug/alcohol use (Pennebaker et al, 1988).

Self-reported emotional health outcomes

Some studies have also found longer-term benefits of expressive writing for emotional health outcomes, including mood/affect (Pennebaker et al, 1988Páez et al, 1999), psychological well-being (Park & Blumberg, 2002), depressive symptoms before examinations (Lepore, 1997) and post-traumatic intrusion and avoidance symptoms (Klein & Boals, 2001). However, the findings for emotional health are not as robust or as consistent as those for physical health.

Meta-analyses

A meta-analysis of 13 studies using expressive writing with healthy participants (Smyth, 1998) found a significant overall benefit (d = 0.47, P<0.0001) and specific benefits in objective or self-reported physical health, psychological well-being, physiological functioning and general functioning outcomes. Smyth’s review suggests that, for physically and psychologically healthy individuals, the effects produced by expressive writing are substantial and similar in magnitude to the effects of other psychological interventions, many of which are more involved, time-consuming and expensive.

In clinical populations, a meta-analysis (Frisina et al, 2004) of nine expressive writing studies also found a significant benefit for health (d = 0.19, P<0.05), although when analysed separately the effects for physical health outcomes in medically ill populations were significant (d = 0.21, P = 0.01) but those for psychological health outcomes in psychiatric populations were not (d = 0.07, P = 0.17). Although the benefits are more modest than in studies with healthy participants, this meta-analysis suggests that expressive writing nevertheless has positive effects in clinical populations.

Who can benefit?

Medical conditions

In comparisons with controls, expressive writing produced significant benefits for individuals with a variety of medical problems (Box 3). Study participants with asthma or rheumatoid arthritis showed improvements in lung function and physician-rated disease severity respectively, following a laboratory-based writing progamme (Smyth et al, 1999), although people with rheumatoid arthritis using a home-based videotaped programme showed no benefit (Broderick et al, 2004). Some studies found that patients with cancer reported benefits such as better physical health, reduced pain and reduced need to use healthcare services (Rosenberg et al, 2002Stanton & Danoff-Burg, 2002), although others failed to find any benefits (Walker et al, 1999de Moor et al, 2002). Patients with HIV infection showed improved immune response similar to that seen in mono-therapy with anti-HIV drugs (Petrie et al, 2004) and individuals with cystic fibrosis showed a significant reduction in hospital-days over a 3-month period (Taylor et al, 2003). Women with chronic pelvic pain reported reductions in pain intensity ratings (Norman et al, 2004) and poor sleepers reported shorter sleep-onset latency (Harvey & Farrell, 2003). Benefits have also been found for post-operative course after papilloma resection (Solano et al, 2003) and for primary care patients (Klapow et al, 2001Gidron et al, 2002).

Box 3

Medical conditions that might benefit from expressive writing programmes

  • Lung functioning in asthma

  • Disease severity in rheumatoid arthritis

  • Pain and physical health in cancer

  • Immune response in HIV infection

  • Hospitalisations for cystic fibrosis

  • Pain intensity in women with chronic pelvic pain

  • Sleep-onset latency in poor sleepers

  • Post-operative course

Psychological conditions

Other studies have investigated expressive writing in preselected groups of trauma survivors and individuals with specific psychological difficulties, with mixed results. Students with a trauma history have shown improvements in physical health (Greenberg et al, 1996Sloan & Marx, 2004a), post-traumatic stress disorder (PTSD) symptomatology and other aspects of psychological health (Schoutrop et al, 19972002Sloan & Marx, 2004a), although not all studies find benefits (Deters & Range, 2003).

Limited benefits were obtained for male psychiatric prison inmates (Richards et al, 2000), victims of natural disaster (Smyth et al, 2002) and individuals who had experienced a recent relationship breakup (Lepore & Greenberg, 2002).

Expressive writing was beneficial, but not significantly more so than control writing, for females writing about body image (Earnhardt et al, 2002), children of alcoholics (Gallant & Lafreniere, 2003), caregivers of children with chronic illness (Schwartz & Drotar, 2004), students screened for suicidality (Kovac & Range, 2002) and individuals who had experienced a bereavement (Range et al, 2000O’Connor et al, 2003).

Compared with controls, expressive writing was detrimental for adult survivors of childhood abuse (Batten et al, 2002) and for a small sample of eight Vietnam veterans with PTSD (Gidron et al, 1996).

Our review of the literature shows that psychological health benefits tend to be more often found when participants’ traumas and/or symptoms are clinically more severe, although results are inconsistent. One explanation for this inconsistency may be that many of the studies with null findings instructed participants to write about the specific traumatic event they were selected for, rather than using the standard instructions (Box 1), which allow them to write about events of their choosing. In studies where expressive writing was beneficial, many participants wrote about topics other than their particular physical illness or psychological problem, but still showed improvements in that area (Smyth & Pennebaker, 1999).

Individual differences

In addition to studying specific health populations, researchers have explored various individual difference indices to identify those subgroups for whom expressive writing is most beneficial. Results have been inconsistent. Variables generally found to be unrelated to outcome include age, trauma severity, baseline physical and psychological health levels, negative affectivity and measures of inhibition and prior disclosure.

Smyth’s (1998) meta-analysis found that the effects were greater for males than for females. Expressive writing is more beneficial for those high in alexithymia (Páez et al, 1999Baikie, 2003Solano et al, 2003) and high in splitting (Baikie, 2003), characteristics often seen in patients with psychosomatic disorders and borderline personality disorder respectively, suggesting potential for the use of expressive writing in these populations.

Conclusion

Overall, studies examining expressive writing demonstrate some beneficial effects in physical and/or psychological health. Although the empirical findings are at times equivocal and further research is required to clarify populations for whom writing is clearly effective, there is sufficient evidence for clinicians to begin applying expressive writing in therapeutic settings with caution. Indeed, Spiegel (1999) noted that a drug intervention reporting medium effect sizes similar to those found for expressive writing (Smyth, 1998) would be regarded as a major medical advance.

How does it work?

Although the exact mechanism by which expressive writing confers health benefits is still unclear, there have been a number of potential explanations (Box 4) (see also Sloan & Marx, 2004b).

Box 4

Mechanisms by which expressive writing might work

  • Emotional catharsis: Unlikely

  • Confronting previously inhibited emotions: May reduce physiological stress resulting from inhibition, but unlikely to be the only explanation

  • Cognitive processing: It is likely that the development of a coherent narrative helps to reorganise and structure traumatic memories, resulting in more adaptive internal schemas

  • Repeated exposure: May involve extinction of negative emotional responses to traumatic memories, but some equivocal findings

Emotional catharsis

There is little support for the initial hypothesis that expressive writing operates through a process of emotional catharsis or venting of negative feelings. Writing only about the emotions associated with a trauma is not as beneficial as writing about both the event and the emotions (Pennebaker & Beall, 1986). Furthermore, expressive writing results in immediate increase in negative affect rather than immediate relief of emotional tension, and the obtained health benefits are unrelated to the amount of negative emotion or distress either expressed or reported just after writing (Smyth, 1998).

Emotional inhibition and confrontation

Pennebaker’s (1985) theory proposed that actively inhibiting thoughts and feelings about traumatic events requires effort, serves as a cumulative stressor on the body and is associated with increased physiological activity, obsessive thinking or ruminating about the event, and longer-term disease. Confronting a trauma through talking or writing about it and acknowledging the associated emotions is thought to reduce the physiological work of inhibition, gradually lowering the overall stress on the body. Such confrontation involves translating the event into words, enabling cognitive integration and understanding of it, which further contribute to the reduction in physiological activity associated with inhibition and ruminations (Pennebaker, 1985).

This theory has intuitive appeal but mixed empirical support. Studies have shown that expressive writing results in significant improvements in various biochemical markers of physical and immune functioning (Pennebaker et al, 1988Esterling et al, 1994Petrie et al, 1995Booth et al, 1997). This suggests that written disclosure may reduce the physiological stress on the body caused by inhibition, although it does not necessarily mean that disinhibition is the causal mechanism underlying these biological effects. On the other hand, participants writing about previously undisclosed traumas showed no differences in health outcomes from those writing about previously disclosed traumas (Greenberg & Stone, 1992) and participants writing about imaginary traumas that they had not actually experienced, and therefore could not have inhibited, also demonstrated significant improvements in physical health (Greenberg et al, 1996). Therefore, although inhibition may play a part, the observed benefits of writing are not entirely due to reductions in inhibition.

Development of a coherent narrative

A computerised text analysis system, Linguistic Inquiry and Word Count (LIWC; Pennebaker et al, 2001), was specifically designed to determine whether certain linguistic markers might be associated with improvements in health. The LIWC program analyses the writing tasks by calculating the percentage of words in the text matching each of 82 predefined language categories. The most consistent finding has been that, over the course of writing, participants whose health improved used more positive-emotion words, a moderate number of negative-emotion words and an increased number of ‘cognitive mechanism’ words (the latter include insight words such as understand, realise and causal words such as because, reason) (Pennebaker, 1997b).

The subsequent suggestion that the beneficial effect of expressive writing is the development of a coherent narrative over time, reflecting increasing cognitive processing of the experience, is consistent with the literature on traumatic memory and trauma treatment (e.g. van der Kolk et al, 1996). In addition, recent linguistic studies have shown that session-to-session variations in pronoun use are related to health improvements, which may reflect a transformation in the way people think about themselves in relation to others and the world (Pennebaker, 2002).

Cognitive processing

More direct investigations of cognitive processing as a potential mechanism suggest that writing may help the writer to organise and structure the traumatic memory, resulting in more adaptive, integrated schemas about self, others and the world (Harber & Pennebaker, 1992).

Although the cognitive processing hypothesis has been difficult to evaluate empirically owing to the difficulty of measuring cognitive changes, there is evidence that narrative formation and coherence are necessary for expressive writing to be beneficial (Smyth et al, 2001) and that expressive writing increases working memory capacity, which may reflect improved cognitive processing (Klein & Boals, 2001).

Exposure

The effectiveness of prolonged exposure as a treatment for post-traumatic stress (Foa & Rothbaum, 1998) led to the suggestion that the writing paradigm may produce extinction of negative emotional responses through repeated writing about traumatic memories (Lepore et al, 2002). This hypothesis has met with mixed support. There is some evidence that exposure may underlie the emotional health benefits of expressive writing (Sloan & Marx, 2004aSloan et al, 2005). However, many participants benefit from writing regardless of whether they write about the same traumatic experience or different experiences at each writing session. Furthermore, writing sessions are usually considerably shorter than the 45–90 minutes deemed necessary to facilitate emotional habituation. Some of the benefits of expressive writing may be a result of repeated exposure to negative emotional experiences.

Conclusion

As can be seen, each of the proposed theories has supporting and contradictory evidence (Sloan & Marx, 2004b). The mechanism of action appears to be complex, with the demonstrated benefits potentially resulting from some combination of immediate cognitive and/or emotional changes, longer-term cognitive and/or emotional changes, social processes and biological effects, rather than being accounted for by any single factor (Pennebaker, 2004).

How to use expressive writing as a therapeutic tool

Expressive writing has primarily been investigated in carefully controlled research settings, with results generalising well across laboratories. However, given its simplicity, expressive writing appears to have great potential as a therapeutic tool in diverse clinical settings or as a means of self-help, either alone or as an adjunct to traditional therapies (see also Smyth & Helm, 2003Pennebaker, 2004). For example, promising results have been found using e-mail-based writing assignments (Sheese et al, 2004), an internet-based writing intervention for post-traumatic stress (Lange et al, 2000) and writing tasks for couples recovering from an extramarital affair (Snyder et al, 2004).

In extending the paradigm to clinical settings, following as much of the traditional protocol as possible will make it more likely that health benefits will be achieved (see also Batten, 2002). Although there is no direct evidence, it has been suggested that the more structured approach of the expressive writing paradigm is more beneficial than simple diary-keeping (Smyth & Pennebaker, 1999). In addition, it seems that incorporating both the cognitive and the emotional components of the experience (i.e. thoughts and feelings) is helpful (Pennebaker & Beall, 1986Smyth & Pennebaker, 1999). Suggestions for using expressive writing in clinical or self-help settings are given in Box 5.

Box 5

Suggestions for the clinical use of expressive writing

  • Expressive writing tasks can be set as homework, or can be carried out before, during or after a session

  • Writing should be carried out in a private, personalised place, free from distractions

  • Write on three or four occasions, usually on consecutive days or weeks

  • Set aside 30 minutes, with 20 minutes for writing and 10 minutes for patients to compose themselves afterwards

  • Use the writing instructions shown in Box 1

  • Let the patient select a traumatic/stressful experience: do not specify a particular trauma or event

  • Allow the patient to structure the writing rather than imposing structure

  • If possible, give the patient the option to write by hand or on a computer

  • Explain to the patients that their writing is private, for themselves not for you and that confidentiality and anonymity are assured; explain that you will not read their writing unless they want you to

  • Do not give feedback

  • Writing should be kept by the patient or separate from the clinical file

As the application of expressive writing outside of research settings is relatively recent, it is recommended that clinicians collect some data to assess its effectiveness in their particular setting, including appropriate pre- and post-writing measures of physical health, psychological health or general functioning (see Box 6).

Box 6

Notes on expressive writing

As a clinical psychiatrist working in a public teaching hospital, I (K.W.) have found expressive writing to be a useful addition to my repertoire of short-term psychological interventions for people who harm themselves, in the medical wards and for out-patients with stress-related symptoms, anxiety and depression. I use it together with daily mood charts, problem-solving, goal-setting, relaxation, mindfulness, exercise prescription and other interventions that form part of the Black Dog Institute’s general practitioner education programme (for related screening measures and information sheets follow the prompt for Clinician aids on the Institute’s website at http://www.blackdoginstitute.org.au).

I keep a series of empty journals of different colours (to offer a choice) and ask patients to write on four occasions, following the instructions in Box 1. They are told to write for themselves and it is up to them whether they want to share the writing with anyone else. Later, I give some feedback on the changes in writing (after linguistic analysis), if requested.

Writing has helped people to resolve longstanding issues about relationships at home and work, and to put into words feelings that have been too sensitive to describe face to face. Some patients have shown their writing to significant others and found this helpful.

Research suggests that writing may be more beneficial for men and, in my experience, men have certainly found it an acceptable intervention.

The writing is intended for patients to use as a short-term intervention to start a process of dialogue with themselves or to ‘unblock’ a difficult issue. It is not intended to replace face-to-face interaction and is best done with a follow-up appointment for debriefing.

As the whole point is to bring up issues that are emotionally charged, it is important to work out the best timing for the writing and to have a contingency plan if the patient becomes distressed.

For some people the experience has been extremely helpful and has quickly resolved issues that have been mulled over – sometimes for years – with no resolution.

I encourage people to continue to use their journals in whatever way they think best, and most do so.

Cautions and limitations

Expressive writing is generally associated with an immediate increase in negative affect, but this short-term distress does not appear to be detrimental or to pose a longer-term risk to participants (Hockemeyer et al, 1999). Given the large number of studies conducted to date, with only a few finding any worsening of symptoms for those writing about traumatic experiences, the expressive writing paradigm appears to be reasonably safe for participants, even if no specific benefits are obtained. However, it is recommended that patients be told that they can stop writing at any time, should they wish, and appropriate contact numbers should be made available in case of distress. Patients should be encouraged to write for a maximum of 20 min at each session, so that the task does not seem too overwhelming, although they may choose to continue writing once the time is up if they wish and if this is feasible.

Regardless of the demonstrated benefits of expressive writing, it should not replace appropriate medical or psychological treatment in clinical populations; it should be used as an adjunct to standard treatment while further research is being conducted.

MCQs

  1. Successful outcome in expressive writing requires:
    1. a correct statement of the facts

    2. revealing subconscious thought processes

    3. being able to discuss the writing with a significant other

    4. being able to write freely for one’s self

    5. verbal expression of emotion while writing.

  2. Expressive writing has been shown to lead to:
    1. significant improvement in lung function in asthma sufferers

    2. improved immune response in HIV patients

    3. decreased admission rates in cystic fibrosis

    4. improvements in joint stiffness in rheumatoid arthritis

    5. improved immune response in glandular fever.

  3. People engaging in expressive writing are instructed to:
    1. write by hand or on a computer

    2. always play soft music while writing

    3. answer a set of questions provided

    4. write freely without worrying about grammar

    5. think about a topic prior to the session.

  4. Expressive writing results in:
    1. higher college grades for students

    2. more exercise taken per week

    3. higher rates of re-employment after redundancy

    4. fewer visits to the general practitioner or health centre

    5. better diet.

  5. The instruction for an expressive writing task should include:
    1. nominating a particular time of day

    2. writing about ‘deepest thoughts and feelings’

    3. writing about the same topic on each occasion

    4. writing about a very traumatic experience

    5. specific instruction not to write at bedtime.

References

  1.  
     
  2.  
     
  3.  
     
  4.  
     
  5.  
  6.  
  7.  
     
  8.  
  9.  
  10.  
     
  11.  
  12.  
     
  13.  
  14.  
  15.  
  16.  
  17.  
  18.  
  19.  
  20.  
     
  21.  
  22.  
     
  23.  
  24.  
  25.  
     
  26.  
  27.  
  28.  
  29.  
  30.  
     
  31.  
     
  32.  
  33.  
  34.  
  35.  
  36.  
  37.  
     
  38.  
     
  39.  
  40.  
  41.  
  42.  
  43.  
  44.  
  45.  
  46.  
     
  47.  
  48.  
  49.  
  50.  
  51.  
  52.  
     
  53.  
  54.  
  55.  
     
  56.  
  57.  
  58.  
  59.  
  60.  
  61.  
  62.  
     
  63.  
  64.  
  65.  
     
  66.  
  67.  
  68.  
  69.  
  70.  
     
  71.  
  72.  
     
  73.  
    Walker, B. L., Nail, L. M. & Croyle, R. T. (1999) Does emotional expression make a difference in reactions to breast cancer? Oncology Nursing Forum261025–1032.

Read Full Post »

intestino_secondo_cervelloIn questi ultimi anni è notevolmente aumentata l’attenzione della ricerca scientifica nei confronti di un organo del nostro corpo prima decisamente sottovalutato.

 

Parliamo dell’intestino che attualmente si è guadagnato il soprannome di “secondo cervello” in particolare per le caratteristiche uniche e le potenzialità del microbiota che lo popola, ovvero quei microgranismi che comunemente chiamiamo flora batterica intestinale.

Una novità interessante in questo senso è stata annunciata al 47° congresso della Società Italiana di psichiatria dove gli esperti hanno reso noti i risultati di uno studio internazionale che ha messo in luce come una flora intestinale in buona salute sia particolarmente utile anche al cervello e possa essere in grado addirittura di curare la depressione.

Ad annunciare questi sviluppi è stato il professor John F. Cryan, neuroscienziato della University College Cork (Irlanda) che di fatto ha annunciato la nascita di una nuova disciplina, la psicobiotica che si propone di studiare la correlazione tra microbiota intestinale e problemi mentali.

Ma come mai ci sarebbe questo stretto rapporto tra salute della flora batterica intestinale e cervello?

 

Secondo lo studio ciò sarebbe dovuto al fatto che i batteri presenti nell’intestino per un complesso meccanismo di mediazione immunitario, ormonale e neurale, sintetizzano una serie di molecole che modulano lo sviluppo del cervello a partire dalla vita fetale ma anche successivamente.

Ecco allora che una scoperta come questa potrebbe servire anche a curare alcune malattie psichiche come appunto la depressione.

“Con questa scoperta si aprono possibilità interessantissime e rivoluzionarie dal punto di vista clinico. Parliamo infatti di poter trattare, in un prossimo futuro, i disturbi cerebrali e mentali modificando la flora batterica intestinale. Sembra fantascienza ma è la conseguenza diretta di evidenze scientifiche. Per esempio si può ipotizzare di usare probiotici mirati in funzione antidepressiva. Ma da questa scoperta derivano anche preziose indicazioni per prevenire molti problemi nervosi e mentali. Si pensi che, alla nascita, il microbioma intestinale del neonato viene stabilito dalla flora del canale vaginale della madre con la quale viene a contatto” ha dichiarato il professor Giovanni Biggio, Ordinario di Farmacologia all’università di Cagliari.

Come ha sottolineato Biggio, dunque, è molto importante favorire il più possibile il parto naturale e stare attenti che la flora vaginale delle mamme sia in buona salute per evitare che uno squilibrio nei batteri possa portare conseguenze negative sul cervello e la psiche del neonato. Inoltre bisogna stare molto attenti anche ad utilizzare gli antibiotici dato che, come si sa, distruggono la flora intestinale.

Per chiarire meglio il rapporto tra batteri intestinali e cervello è intervenuto anche Eugenio Aguglia, presidente del comitato scientifico locale del congresso SIP e direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università di Catania, che ha spiegato:

“Secondo l’American Psychological Association (APA) i batteri intestinali producono una vasta gamma di sostanze neurochimiche che il cervello utilizza per la regolazione dei processi fisiologici e mentali, compresa la memoria, l’apprendimento e l’umore. Infatti il 95% della fornitura al corpo di serotonina è prodotto dai batteri intestinali”.

Ma c’è di più. Si è visto anche, grazie a uno studio del 2013 condotto da ricercatori della Arizona State University, che c’è una correlazione tra bambini con autismo e scompensi nel microbiota intestinale, nello specifico si è notato che i piccoli malati avevano livelli più bassi di tre tipi di batteri intestinali (Prevotella, Coprococcus e Veillonellaceae) rispetto ai bambini sani.

 

Inoltre i metaboliti (ovvero alcune sostanze prodotte da batteri intestinali) trovati nelle feci dei bambini autistici erano in concentrazioni differenti rispetto a quelli sani.

 

C’è sicuramente ancora da capire molto sul ruolo dell’intestino sulla salute cerebrale e non, e in futuro potremmo avere nuove sorprese.

Nel frattempo cerchiamo di tenere cara la nostra flora batterica mangiando bene e assumendo quando necessario probiotici utili a riequilibrarla.

FONTE: Greenme (Francesca Biagioli)

 

(ENGLISH VERSION)

In recently  the focus of scientific research toward an organ of our body before definitely underestimated has greatly increased. We are speaking  about the intestine that currently has earned the nickname of “second brain” in particular for the unique characteristics and potentiality of the microbiota that live in it, or those that are commonly called  intestinal flora microorganism.
An interesting innovation in this regard was announced at the 47th Congress of the Italian Society of Psychiatry where experts have released the results of an international study that revealed how a healthy intestinal flora is particularly useful to the brain and can being able even to treat depression.
Announcing these developments was Professor John F. Cryan, a neuroscientist at University College Cork (Ireland) which effectively announced the birth of a new discipline, the psychobiotic that aims to study the correlation between the intestinal microbiota and mental problems.
But why would this close relationship between health of the intestinal flora and the brain exists?

According to the study this would be due to the fact that the bacterias present in the intestine for a complex mechanism of  immune mediation, neural and hormonal ones, summarizes a number of molecules that modulate brain development starting from fetal life but also subsequently.
Thus, a discovery like this could also be used to treat certain mental illnesses such as depression precisely.

  • “With this discovery will open up interesting possibilities and revolutionary from the clinical point of view. We speak of being able to deal in the near future, brain  and mental disorders by changing the intestinal flora.It sounds like science-fiction but it is the direct result of scientific evidence. For as it can be assumed to use probiotics targeted on antidepressant. But this discovery also derive valuable information to prevent many nervous and mental disorders.Consider that, at birth, the gut microbiome of the baby is determined by the flora of the vaginal canal of the mother which he comes in contact with, “said Professor John Biggs, Professor of Pharmacology at the University of Cagliari.

As highlighted prof. Biggio, therefore, it is very important to promote as much as possible the natural birth and be careful that the vaginal flora of mothers is in good health to prevent an imbalance in bacteria that can bring negative consequences on the brain and the psyche of the infant. Also we are very careful also to use antibiotics because, as you know, it destroys the intestinal flora.
To clarify the relationship between intestinal bacteria and brain also  Eugenio Aguglia spoke about it, chairman of the scientific committee of the congress local SIP and director of the Psychiatric Clinic of the University of Catania, who explained:

  • “According to the American Psychological Association (APA) intestinal bacteria produce a wide range of neurochemicals that the brain uses to regulate the physiological and mental processes, including memory, learning and mood. In fact, 95% of the supply to the body of serotonin is produced by intestinal bacteria. “

But there’s more. It is also seen, thanks to a study of 2013 by researchers at Arizona State University, that there is a correlation between children with autism and disorders in intestinal microbiota, specifically, it was noticed that the little patients had lower levels of three types of intestinal bacteria (Prevotella, and Coprococcus Veillonellaceae) compared to healthy children.

 

Also metabolites (ie substances produced by intestinal bacteria) found in the feces of children with autism were in different concentrations than healthy ones.
There is certainly still a lot to understand in the role of the intestine and brain health, and in the future we might have new surprises. Meanwhile we try to keep our dear flora by eating well and taking  useful probiotics when necessary to rebalance.
SOURCE: Greenme (Francesca Biagioli)

Read Full Post »

Older Posts »