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Archive for febbraio 2017

fotolia-44927100-subscription-monthly-xl-e1413820149877Se accusi i classici sintomi dell’influenza, affidati alla natura prima di ricorrere ai farmaci: scopri carpino per il mal di gola e il sambuco contro la febbre.

 

Bronchiti, tonsilliti e faringiti (nelle forme più serie) ci fanno ricorrere agli antibiotici. Ma dare una chance ai rimedi naturali, quando il medico abbia escluso pericoli in atto, è sempre una buona idea.

Tra i più conosciuti ci sono i suffumigi, da fare la sera prima di coricarsi mettendo in una pentola di acqua bollente 3 cucchiai di bicarbonato di sodio, per liberare le vie aeree e respirare subito meglio.

L’echinacea contro l’influenza

Dalla natura arrivano poi rimedi ancora più mirati: se hai l’influenza (che si presenta con male alle ossa, congestione nasale, mal di testa, bruciore alla gola), usa l’echinacea, che ha proprietà antisettiche, antivirali e antinfluenzali. Prendine 30 gocce con acqua tre volte al giorno fino alla scomparsa dei sintomi. Come prevenzione, invece, prendine 15-20 gocce ogni mattino.

Carpino contro il mal di gola

Se il tuo problema è costituito da riniti e mal di gola, ricorri al macerato glicerico di carpino 1 DH, 50 gocce una volta al giorno. Se le infezioni, oltre alla gola, si estendono alle orecchie, aggiungi 50 gocce di macerato glicerico di Juglans regia 1DH.

Sambuco contro febbre e tosse

Se in questo periodo hai la febbre, non usare antipiretici ma (se possibile) lasciala sfogare, ricorrendo a erbe che

  • abbassano la temperatura,
  • favoriscono la sudorazione e
  • migliorano l’espulsione delle scorie metaboliche.

Un’ottima pianta febbrifuga è il sambuco: prendi 40 gocce tre volte al giorno di estratto idroalcolico fino a quando la temperatura non scende.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

If you accuse the classic flu symptoms, entrusted to nature before resorting to drugs: discover hornbeam for sore throat and elderberry against fever.

Bronchitis, tonsillitis and pharyngitis (in the most serious forms) makes us use antibiotics. But give it a chance to natural remedies, when the clinician has excluded perils in place, it is always a good idea. Among the best known are the fumigations, to do at night before going to bed by putting it in a pot of boiling water 3 tablespoons of baking soda, to liberate the airways and breathe better immediately.

Echinacea against influenza

Remedies from nature came even more targeted: if you have the flu (which comes with bad to the bone, nasal congestion, headaches, burning in the throat), use echinacea, which has antiseptic, antiviral and flu. Take with 30 drops in water three times a day until the symptoms disappear. As prevention, instead, grab 15-20 drops every morning.

Carpino for sore throat

If your problem consists of rhinitis and sore throat, it resorts to glycerine macerate hornbeam 1 DH, 50 drops once a day. If the infections, in addition to the throat, extending to the ears, add 50 drops of glycerine macerate Juglans regia 1DH.

Elderberry against fever and cough

If at this time you have a fever, do not use antipyretics but (if possible), let it vent, using herbs that lower the temperature, promote sweating and improve the expulsion of metabolic waste. Excellent febrifuge plant is the elderberry: take 40 drops three times a hydro alcoholic extract of day until the temperature drops.

SOURCE: Riza

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27749-perche-mangiare-cereali-integraliUno studio dimostra che coi cereali integrali è più facile dimagrire: si smaltiscono 100 calorie in più al giorno grazie all’innalzamento del metabolismo basale.

 

Consuma cereali integrali e i chili di troppo non saranno più un problema. Questi alimenti, dice uno studio portato a termine dalla Tufts University di Boston e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, non sono solo estremamente benefici per il nostro organismo, ma fanno effettivamente dimagrire.

A parità di calorie ingerite, quelle dei cereali integrali ne fanno risparmiare di più al nostro corpo. I ricercatori hanno seguito 81 partecipanti, uomini e donne di un’età compresa tra i 40 e i 65 anni, per 8 settimane, fornendo loro dei pasti prestabiliti. Per le prime due settimane tutti hanno mangiato gli stessi cibi, poi i menu sono stati variati: a un primo gruppo venivano dati cereali integrali, ad un altro cereali raffinati, nella stessa quantità e modalità (combinazioni alimentari, ora del giorno).

 

Le fibre alzano il metabolismo che aiuta a dimagrire

Al termine del periodo di studio, il gruppo che aveva mangiato i cereali integrali ha dimostrato di consumare più calorie, senza avere più fame o più senso di pienezza rispetto agli altri partecipanti. Gli esperti sono giunti alla conclusione che questo avviene per due motivi: grazie ai cereali integrali, il metabolismo si sveglia e si ha un miglior transito intestinale.

  • “Le calorie in eccesso perse da coloro che mangiavano cereali integrali erano equivalenti a una camminata veloce di 30 minuti: più o meno l’equivalente di un ricco biscotto”, ha spiegato Susan B. Roberts, Ph.D., ricercatrice senior e direttrice dell’Energy Metabolism Laboratory del Dipartimento dell’Agricoltura americano

Più cereali integrali, meno calorie

Insomma, le fibre dei cereali integrali sono riuscite ad attivare una serie di processi utili ai fini del dimagrimento che i cereali raffinati non sono in grado di attivare.

Che le fibre siano indispensabili per la regolarità intestinale è noto, ma la scoperta che esse agiscano rendendo gli altri alimenti maggiormente digeribili e “smaltibili” e innalzando il metabolismo basale è importante per tutti quelli che vogliono (o devono) dimagrire.

In pratica mangiare cereali integrali ha l’effetto di far ritenere meno calorie dagli altri cibi che si consumano.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

A study shows that eating whole grains it is easier to lose weight: disposing of 100 calories a day by raising the basal metabolic rate.

Consume whole grains and the pounds will no longer be a problem. These foods,  a study completed by the Tufts University in Boston and published in the American Journal of Clinical Nutrition, demonstrates that the whole grains are not only extremely beneficial for our body, but they do actually help us to lose weight.

With equal calories ingested, those of the whole grains make it save more to our body. The researchers followed 81 participants, men and women aged between 40 and 65 years, for eight weeks, providing them of the test meals. For the first two weeks they all ate the same foods, then the menus were varied: a first group data were asked to eat  whole grains, and the other group was asked to eat refined grains, in the same amounts and arrangements (food combinations, time of day).

The fibers raise your metabolism which helps you lose weight

At the end of the study period, the group who ate whole grains has been shown to consume more calories, and were no longer hungry or have longer sense of fullness compared to the other participants. Experts have concluded that this is done for two reasons: due to whole grains, metabolism wakes up and has a better intestinal transit.

  • “The excess of calories lost by those who ate whole grains were equivalent to a brisk walk for 30 minutes more or less the equivalent of a rich biscuit,” says Susan B. Roberts, Ph.D., senior researcher and director Energy Metabolism Laboratory of the US Department of Agriculture

More whole grains, fewer calories

In short, the fibers of the whole grains are able to activate a series of processes useful for the purpose of slimming that refined grains are not able to activate. The fibers are essential for bowel regularity is known, but the discovery that they act making other foods more digestible and “disposable” and raising the basal metabolic rate is important for all those who want to (or have to) lose weight.

In practice, eating whole grains have the effect of conveying less calories from other foods you consume.

SOURCE: Riza

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orzoUno studio italiano ha dimostrato che i betaglucani contenuti nell’orzo aiutano a tenere a bada lo stress che può coglierci nelle situazioni difficili.

 

Tutto merito dei betaglucani: sarebbero queste particolare sostanze, fibre vegetali solubili presenti nell’orzo (e nell’avena) a trasformare questi due cibi in potenti alleati antistress.

Lo ha dimostrato in laboratorio un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del CNR e della Scuola Sant’Anna di Pisa. Dallo studio, condotto su cavie, è emerso che i betaglucani dell’orzo, già noti come sostanze anti colesterolo, sarebbero di grande aiuto anche per ridurre i livelli di stress. Gli animali seguiti nello studio, messi di fronte ad altri esemplari che manifestavano molta aggressività, hanno reagito con più calma e meno stress se erano stati nutriti con una dieta che prevedeva orzo.

 

Se riduci lo stress rischi meno la depressione

Secondo Vincenzo Lionetti, che ha condotto l’equipe nello studio, questo risultato sarebbe replicabile anche per gli esseri umani.

  • “L’orzo non potrà risolvere le cause dello stress, ma può senz’altro aiutarci a prevenirne le conseguenze peggiori, fra cui la depressione”, ha commentato.

Non si conosce ancora la dose necessaria ad ottenere il risultato sperato, ma si sa che per la salute del cuore e l’azione sul colesterolo, dovremmo assumere circa 3 grammi di betaglucani al giorno. Per agire sull’area cerebrale (l’ippocampo) che monitora emozioni e memoria, si dovranno fare ulteriori studi, ma cominciare a introdurre questo cibo nella nostra dieta è comunque positivo.

L’orzo dà la carica senza innalzare la glicemia

L’orzo è un cereale antichissimo energetico e facilmente digeribile, che protegge e stimola la funzione della milza. L’orzo ha un basso indice glicemico, per cui non innalza il glucosio nel sangue ma rilascia gli zuccheri in maniera graduale. L’orzo è perfetto da aggiungere alle zuppe o, lasciato raffreddare, nelle insalate.

In commercio esiste poi l’orzo pregermogliato, particolarmente indicato per favorire il dimagrimento in quanto stimola lo svuotamento intestinale, aumenta il senso di sazietà, migliora la diuresi e previene ritenzione idrica e cellulite.

Diluisci l’orzo nel latte o nei succhi

L’orzo in polvere pregermogliato si può utilizzare per preparare una bevanda calda o si può aggiungere ai frullati o allo yogurt, per uno spuntino sano. È ottimo stemperato in un brodo vegetale, per addensare zuppe, vellutate di verdure e minestroni.

L’orzo pregermogliato si trova facilmente in erboristeria e nei negozi di cibi naturali.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

An Italian study showed that beta-glucans in the barley content help to keep stress at bay that can take us in difficult situations.

Everything about the beta-glucans: would these particular substances, soluble vegetable fiber in barley (and oats) to transform these foods into powerful anti-stress allies. This was demonstrated in the laboratory a group of researchers of the Institute of Neurosciences of the CNR and Scuola Sant’Anna in Pisa. The study, conducted on mice, showed that the barley beta-glucans, known as anti-cholesterol substances, would be of great help to reduce stress levels. Animals followed in the study, confronted with other specimens demonstrating a lot of aggression, they reacted more calmly and less stressed if they were fed a diet that included barley.

If you reduce the risk stress less depression

According to Vincenzo Lionetti, who led the team in the study, this result would also be replicated in humans.

  • “The barley will not solve the causes of stress, but it can certainly help us to prevent the worst consequences, including depression,” he commented.

The dose required to achieve the desired result is not yet known, but we know that the health of the heart and the action on cholesterol, we should take about 3 grams of beta-glucan per day. To act on the  brain area (the hippocampus) that monitors emotions and memory, you will need to do further study, but to begin to introduce this food in our diet is still positive.

The barley gives the charge without raising your blood sugar

Barley is an ancient energy cereal and easy to digest, which protects and stimulates the function of the spleen. Barley has a low glycemic index, so it does not raise blood glucose but it releases sugar gradually. Barley is a perfect addition to soups or allowed to cool, in salads. In commerce it exists then the pre-sprouted barley, especially designed to promote weight loss as it

  • stimulates the intestinal emptying,
  • increases the sense of satiety,
  • improves diuresis and
  • prevents water retention and cellulite.

Dilute barley in milk or juice

The pre-sprouted barley powder can be used to prepare a hot drink or can be added to smoothies or yogurt for a healthy snack. It is dissolved in a good vegetable stock, to thicken soups, creamed vegetables and soups.

The pre-sprouted barley is easily found in herbal medicine and in health-food stores.

SOURCE: Riza

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lupini_1“Oltre a essere in grado di abbassare i livelli di colesterolo, è ormai certa la sua azione nel contrastare anche il diabete”

 

Il lupino non smette di stupire. I più recenti studi su questa pianta mediterranea mettono in luce le sue numerose proprietà nutrizionali e terapeutiche.

È il legume più ricco di proteine, ne contiene una percentuale del 35-40% , superando soia, piselli, fagioli, ceci e per questo è stato definito “la carne dei vegetariani”.

Da tempo oggetto di studi in campo nutraceutico per gli effetti benefici ormai testati in diversi studi sulla pressione sanguigna e sul colesterolo, ora ha dimostrato di abbassare anche la glicemia.

Gli studi sono stati condotti in Italia sotto la guida dei gruppi di ricerca dell’Università degli Studi di Milano, coordinati dal prof. Marcello Duranti (Presidente del Congresso e docente del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Ateneo lombardo).

 

Le ricerche in corso sono assai avanzate e di grande prestigio e si concentrano sulle proprietà nutrizionali e nutraceutiche di questo legume, la cui coltivazione è raddoppiata in Italia negli ultimi 20 anni. E l’attività scientifica riflette un interesse crescente da parte del mondo industriale e tra i consumatori nel nostro Paese.

 

Parente stretto della soja, migliore per gusto e privo di componenti simil-ormoniche, come i fitoestrogeni, è tra le piante più studiate per la sua flessibilità nella preparazione dei prodotti alimentari. Non esistono varietà geneticamente modificate, perché il lupino è intrinsecamente resistente alla trasformazione genetica. I ricercatori sono al lavoro per isolare elementi proteici che potrebbero dar luogo a “pillole” per

  • colesterolo,
  • diabete e
  • pressione alta.

 

  • “Sono le proteine del lupino a possedere le caratteristiche più importanti, infatti una di queste, la gamma-conglutina, riduce lo zucchero nel sangue se assunta anche in dosi di pochi grammi al giorno. Queste proprietà rendono il legume un componente ottimo nella dieta di persone diabetiche”

spiega il prof. Marcello Duranti, che ha svolto una ricerca su ratti resi iperglicemici, nutriti per tre settimane con alimenti derivati dal lupino. Il risultato è stato molto soddisfacente: gli effetti concreti di un’alimentazione a base di lupino sono

  • la riduzione dell’incremento del peso corporeo,
  • l’assorbimento del cibo e
  • una riduzione della concentrazione di glucosio nel sangue.

Nel corso del Convegno, che si conclude il 26 giugno, vengono illustrate le principali specie del lupino, di cui è stato sequenziato interamente il genoma. Esistono

  • l’albus (il classico lupino bianco giallognolo dell’area mediterranea)
  • l’angustifolius (che cresce prevalentemente in Australia) e
  • il luteus (che cresce a diverse latitudini).

Tra queste varietà ci sono differenze interessanti. Alcune sono più ipocolesterolemiche, altre più antidiabetiche, altre possono esercitare effetti diversi, per esempio sulla pressione o anche sull’aumento di peso.

Le proteine del lupino possono infatti agire sul sistema del “freno ileale”, un meccanismo intestinale di risposta a diverse componenti dietetiche che porta a ridotta contrazione gastrica, ridotto appetito e perdita di peso.

 

Un altro aspetto interessante è dato dal fatto che la farina che si ricava dal lupino è totalmente priva di glutine, perciò non irrita l’intestino ed è ideale per chi soffre di celiachia. Questa farina ha inoltre eccellenti proprietà nutrizionali, perché contiene un alto quantitativo di proteine, paragonabile a quello di carne e uova.

 

Nel corso del Congresso di Milano è anche previsto un momento dedicato agli assaggi, un “lupin banquet”, per degustare gli alimenti ottenuti dal lupino: dalla pasta, all’arrosto vegetale, dal gelato, al caffè. Il caffè in particolare verrà preparato con modalità artigianali dalla comunità montana di Anterivo in Trentino. Qui da secoli viene abitualmente consumato il caffè di lupino.
Sarà così possibile fare esperienza della versatilità del lupino e dei suoi componenti, come ingredienti di formulazioni diverse, prodotte da numerose aziende nazionali ed estere.

 

Dalla dieta dei soldati romani, che affrontavano lunghi viaggi portando grandi scorte di lupino per ricavare una pasta da assumere come componente proteica assieme a pane e vino, alle moderne tecniche agricole e produttive, che consentono di non assumere più i semi di lupino trattati e conservati per mezzo di concentrazioni di sale, che aumentano il rischio di pressione alta.

Si può invece produrre pane, pasta, ma anche altri prodotti con quantità crescenti di proteine di lupino, come i gelati o addirittura delle bistecche “milanesi” dal gusto eccellente.
FONTE: meteoweb

 

(ENGLISH VERSION)

“In addition to being able to lower cholesterol levels, it is certain his actions in even to combat diabetes”

Lupin never ceases to amaze. The most recent studies on this Mediterranean plant highlight its many nutritional and therapeutic properties.

It is the legume rich in protein, it contains a percentage of 35-40%, surpassing soy, peas, beans, chickpeas and for this it has been called “the meat for vegetarians.” Long been the subject of studies in the nutraceutical field  for now tested benefits in various studies on blood pressure and cholesterol, it has now also been shown to lower blood sugar.

The studies were conducted in Italy under the guidance of the research groups of the University of Milan, coordinated by prof. Marcello Duranti (Congress President and Professor of the Department of Science for Food, Nutrition and Environment of the University of Lombardy).

Current investigations are very advanced and very prestigious and focus on nutritional and nutraceutical properties of this legume, whose cultivation has doubled in Italy in the last 20 years. And the scientific activity reflects a growing interest from the business world and among consumers in our country.

Very close to soybean, for best taste and devoid of hormonal-like components, such as phytoestrogens, is among the most studied plants for its flexibility in the production of foodstuffs. There are no genetically modified varieties, because lupine is inherently resistant to genetic transformation. Researchers are working to isolate protein elements that could lead to “pills” for

  • cholesterol,
  • diabetes and
  • high blood pressure.

 

  • “The lupine proteins have the most important features, in fact one of these, the range-conglutin, reduces blood sugar if taken in doses of a few grams per day. These properties make the legume a great component in the diet of people with diabetes, “

says Prof. Marcello Duranti, who recently did a study on rats rendered hyperglycemic, fed for three weeks with foods derived from lupine.

The result was very satisfactory: the actual effects of a diet of lupine are

  • the reduction of body weight gain,
  • food absorption and
  • a reduction in the concentration of glucose in the blood.

 

During the Conference, which ends June 26, it was shown the main species of lupine, which has been completely sequenced genome.

There are

  • the albus (the classic yellowish white Mediterranean lupine)
  • the angustifolius (which grows mainly in Australia) and
  • the luteus (growing at different latitudes).

Among these varieties, there are interesting differences. Some are more ipocolesterolemiche, other more antidiabetic, others may exert different effects, for example on pressure or also on the increase of weight.

The lupine proteins may in fact act on the “ileal brake system”, a response of intestinal mechanisms to various dietary components that leads to reduced gastric contraction, reduced appetite and weight loss.

Another interesting aspect is the fact that the flour that is derived from lupine is totally free of gluten, so it does not irritate the gut and is ideal for those suffering from celiac disease. This flour also has excellent nutritional properties, because it contains a high amount of protein, comparable to that of meat and eggs.

During the Milan Congress is also expected a moment dedicated to tasting, a “lupine banquet” to taste food derived from lupine, from pasta, vegetable roast, from ice cream to coffee. The particularly coffee will be prepared with artisan mode by the mountain community of Anterivo in Trentino. Here for centuries is usually consumed lupine coffee.
This will make it possible to experience the versatility of lupine and its components, as an ingredient in several formulations, produced by numerous domestic and foreign companies.

By diet of the Roman soldiers, who faced lengthy trips carrying big Lupin stocks to derive a pasta to be taken as part of protein along with wine and bread, to modern and productive agricultural techniques, which allow you to cease taking Lupin seeds processed and stored by means of salt concentrations, which increase the risk of high blood pressure. It can instead produce bread, pasta, but also other products with increasing amounts of lupine proteins, such as ice cream or even of the “Milanese” steak from the excellent taste.
SOURCE: meteoweb

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Can trauma be passed between generations Il trauma può essere trasmesso tramite il nostro DNA?
Può il Trauma essere passato da una generazione all’altra?
“E’ importante imparare a rilasciare il trauma prima di passarlo alla prossima generazione il PTSD (sindrome post-traumatica) è una tragedia che coinvolge tutto il corpo, un evento umano integrale di proporzioni enormi con ripercussioni enormi.”  – Susan Pease Banitt.

Il trauma intergenerazionale è l’idea che il trauma grave può influenzare i figli e i nipoti di coloro che hanno avuto l’esperienza di prima mano, e anche la conseguenza di vivere con una persona che soffre di PTSD (sindrome post-traumatica) e le sfide che possono portare. Quello che c’è di nuovo è che, grazie al campo emergente dell’epigenetica, la scienza sta scoprendo che il trauma viene tramandato alle generazioni future attraverso i comportamenti semplicemente imparati.Un esempio ampiamente riportato è dei sopravvissuti all’olocausto che passano gli effetti del trauma ai figli e nipoti. Sembra che il trauma o suoi effetti vengono tramandati attraverso i nostri geni, e ha enormi conseguenze per noi come specie umana.

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Il testo alternativo di Science sta mostrando che il trauma intergenerazionale è una realtà

Che cosa stiamo passando ai nostri figli?

La sola idea più pericolosa che ho imparato a scuola è che i nostri geni di noi genitori sono passati ai nostri figli, e per quanto si faccia nella propria vita i geni non vengono cambiati. Per fortuna, però, i risultati del nuovo campo scientifico dell’epigenetica sta cominciando a cambiare questo atteggiamento pericoloso. Difatti noi passiamo ai nostri figli gli stessi nostri cromosomi, ma la qualità degli stessi quando li ricevono può essere migliorata o peggiorata in base a ciò che accade a noi e le scelte che facciamo durante la nostra vita.

Il motivo per cui è pericoloso per noi credere diversamente è che ha portato ad intere generazioni di persone che credono che le loro scelte per quanto riguarda il proprio corpo e l’ambiente che la riguardano non hanno alcun effetto negativo sui geni delle future generazioni.

In breve ha il potenziale di vederci delegare e quindi scaricare qualsiasi responsabilità, semplicemente per ignoranza. Per fortuna,  la consapevolezza dell’epigenetica sta cambiando le cose, e aiuta le persone a capire che il modo in cui viviamo la nostra vita può cambiare la qualità dei nostri geni per il meglio e quindi di poter trasmettere ai nostri figli un DNA migliorato.

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Che cos’è l’epigenetica?

Conosciamo tutti  l’immagine di una doppia elica del DNA. Immaginiamo ora che ciascuno dei tredici pioli nella scala a spirale che rende un cromosoma non è semplicemente un ramo, ma è binario, aminoacido interruttore on / off. Potreste aver ricevuto uno stesso cromosoma esattamente uguale di  vostra madre o vostro padre, ma questo cromosoma sta cambiando a seconda del modo in cui state vivendo la vostra vita. Alcuni gradini nella scala si sono spenti dove una volta erano attivi e viceversa. I tuoi geni stanno interagendo con l’ambiente in cui siete, perché sono vivi e interagiscono agli stimoli esterni.

Esiste il nostro DNA al centro delle nostre cellule e questo fornisce le istruzioni per nuove cellule da creare, un DNA di qualità quindi significa istruzioni di qualità migliore per le cellule per il loro funzionamento, a sua volta un corpo più felice, più sano. D’altra parte la continua degradazione della struttura epigenetica dei nostri geni potrebbe portare ad un abbassamento dell’immunità e della fertilità, e una maggiore suscettibilità alle mutazioni cellulari.

Quando trauma emotivo diventa travolgente

In termini semplici, il trauma si verifica quando si arriva ad un punto in cui non siamo in grado di far fronte alla situazione, siamo sopraffatti e non abbiamo gli strumenti o le competenze per trovare la nostra strada attraverso la vita. Ci troviamo in uno stato in cui il nostro sistema nervoso simpatico va in overdrive e siamo in grado di rimanere bloccati in modalità di volo o di lotta per molto più a lungo di quanto il nostro corpo è progettato per rimanere in quel modo. Sostenere questo stato di massima allerta provoca un impoverimento e la rottura delle normali funzioni del nostro sistema. Nella nostra cultura ci riferiamo ai casi acuti com la sindrome PTSD, disturbo da stress post-traumatico.

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Il testo alternativo sul PTSD è molto diffuso tra i sopravvissuti di guerra e altri eventi traumatici
Grazie a questa diagnosi, abbiamo questo limite un po’ arbitrario che ci dice che le persone veramente traumatizzate sono da una parte e il resto di noi sono dall’altra. La realtà è che il confine tra coloro che soffrono di PTSD e tutti gli altri è stato inventato, creato, costituito dalla mente umana con poco riguardo per il fatto che il trauma si verifica in tutti noi in vari gradi. Ognuno di noi è su una scala mobile che va tutta la strada fino ed oltre la linea di confine per poter dire che  una persona soffre di  PTSD.

Il tipo di trauma che tutti viviamo  può comprendere le più piccole cose, come il tempo in cui siamo stati denigrati per non aver saputo rispondere a una domanda, o di altre cose apparentemente insignificanti come essere stati presi in giro da bambino. Può includere eventuali momenti di dolore e la tragedia che si sono verificati in tutta la nostra vita, ma di gran lunga il più grande fattore di sé il dolore rimane con noi quando il trauma è stata travolgente, e se ha continuato ad essere schiacciante.

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Abbiamo bisogno di aiuto per poter sentire ed elaborare il nostro trauma.
Secondo gli psicologi transpersonali, quando il trauma è così travolgente che il nostro meccanismo di difesa si attiva solo per evitare la sensazione, poi continuiamo a portarlo dentro fino a quando un giorno abbiamo il coraggio e la forza di sentire finalmente tutto e riuscire ad elaborare il trauma a livello emotivo, anche se l’evento fisico può essere accaduto molto tempo fa.

Un certo numero di problemi possono prevenire questo: una persona  può non sentirsi abbastanza sicura in un ambiente , o non è supportata a sufficienza al punto di sentirsi vulnerabile e non riuscire a rilasciare il vecchio dolore. La persona può lottare per non essere ri-traumatizzata tornando con la memoria a ciò che è accaduto.

Rilasciando nostro Trauma Quindi non venga trasmessa

Per alcune persone, è sufficiente spiegare loro che hanno semplicemente bisogno di accettare e consentire i sentimenti di dolore e disagio di esistere invece di cercare di nasconderli, evitarli o spingerli via. Appena una persona giudica e  contrassegna il suo dolore interiore come qualcosa di brutto o qualcosa che non vuole o che non gli piace, inavvertitamente e involontariamente lo afferra e trattiene il suo dolore impedendogli di uscire.

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Imparare  a rilasciare il trauma prima che venga trasmesso ai nostri figli

Permettere al dolore di fluire invece di cercare di trattenerlo è cercare di permettergli di essere rilasciato, tuttavia vi è un notevole rischio di ri-trauma. A mio parere, ciò si verifica quando una persona risveglia il suo vecchio dolore e il trauma per cercare di liberarlo, ma poi invece di accettarlo e quindi permettere di farlo fluire fuori si contraggono intorno ad esso con il loro giudizio che questo è qualcosa che non vogliono. Così essi sperimentano il dolore di nuovo, ma lo fanno senza realmente rilasciarlo.

Per molti, che si trovano verso i massimi livelli nella scala del PTSD, queste esperienze di dolore passato e il trauma in arrivo, al fine succede che vengono rilasciati senza essere cercati e in modo involontario. Durante questi periodi, che può essere innescato da qualcosa che assomiglia anche lontanamente al trauma originario o per nulla, si ricrea il trauma aggravando il problema.

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la traumatizzazione può complicare il problema

Che cosa succede quando non possiamo rilasciare il nostro vecchio dolore e il trauma?

Se una persona sperimenta un trauma e non è mai in grado di venire a compimento emotivo perché è semplicemente troppo schiacciante quindi influenza sul corpo quegli eventi attraverso immense quantità di ormoni dello stress segnala ai geni che l’ambiente è ostile e pericoloso, e questo ha un effetto sulla qualità epigenetica dei geni. La struttura epigenetica dei geni subisce cambiamenti e questi geni in questo nuovo stato può quindi essere passato alle generazioni successive.

I peggiori esempi di traumi intergenerazionali si verificano quando una generazione nasce portando il trauma dei loro genitori, ed i loro genitori e ora i bambini, e quindi questi vivono ancora in circostanze che sono traumatiche. In alcuni casi questo può andare avanti per generazioni, in particolare nei casi di guerra in corso, colonizzazione e il genocidio. Prof. Judy Atkinson parla del suo lavoro aiutare intere comunità indigene e guarirle da un trauma transgenerazionale nei suo libro Trauma, e l’approccio tradizionale con il quale lavora . Tecniche come breathworkand Vipassana hanno avuto successo, così come i casi gravi di PTSD essendo state guarite attraverso mezzi psichedelici come la psicoterapia assistita MDMA, o l’uso cerimoniale di Ayahuasca. Ma anche grazie al Thetahealing

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Può il trauma essere passato tra le generazioni?

Dobbiamo evolverci e non retrocedere come specie.

Mi piace pensare che la struttura epigenetica del nostro DNA può essere come sia una roccia o come un cristallo. Le molecole in una roccia possono essere identiche a quelle trovate in un cristallo con la sola differenza che le molecole di roccia sono sparse e confuse e quelle nel cristallo sono più allineate permettendo il passaggio della luce. Allo stesso modo, forse ci sono stati più confusi e più in linea che l’acido coloro amino interruttori on / off che si possono trovare nel nostro DNA. La buona notizia è che se la nostra struttura epigenetica può diventare relativamente confusa a causa di fattori difficili e doloroso ambientali, possono anche diventare più allineati come prendiamo decisioni più sane su noi stessi esponendoli a meno contaminanti ambientali e, se possibile, i contaminanti meno emotivi come lo stress e traumi.

La mia teoria personale sulla vita è che la realtà in cui viviamo è un gioco truccato; che tutte le strade portano alla formazione e alla crescita. Il percorso meno dolce può portare alla degradazione del nostro DNA, forse aumentando la probabilità che

a) quelli che non possono adattarsi abbastanza velocemente non sopravvivono, nonché

b) improvvisa mutazione che ci fa saltare a un diverso ramo secondario dell’albero evolutivo.

Il percorso più dolce per l’evoluzione può essere portando il nostro codice epigenetico in stati superiori di allineamento per guarire il nostro dolore passato e il trauma e forse anche la guarigione del trauma che è stato passato a noi dai nostri antenati. L’unica domanda che rimane è: che tipo di specie vogliamo essere?

FONTE: upliftconnect

Se siete interessati a un approccio con Thetahealing contattatemi per mail: zynefertari@gmail.com
(ENGLISH VERSION)

Can Trauma be Passed on through our DNA?

By Jonathan Davis on Thursday March 3rd, 2016

Can trauma be passed between generations

 

Learning to release trauma before we pass it on to the next generation

PTSD is a whole-body tragedy, an integral human event of enormous proportions with massive repercussions. ― Susan Pease Banitt

Intergenerational Trauma is the idea that serious trauma can affect the children and grandchildren of those who had the first hand experience, due to living with a person suffering from PTSD and the challenges that can bring. What’s new is that, thanks to the emerging field of epigenetics, science is discovering that trauma is being passed down to future generations through more than simply learned behaviours.

One widely reported example is of holocaust survivors passing on the effects of trauma to children and grandchildren. It seems that trauma or its effects are being passed down through our genes, and it has enormous consequences for us as a species.

Alt text hereScience is showing that intergenerational trauma is a reality

What are we Passing on our Children?

The single most dangerous idea I learned in school is that the genes you get from you parents are passed on to your children, and nothing you do in your life changes them. Thankfully, however, the findings of the new scientific field of epigenetics is starting to change this dangerous attitude. We do indeed pass on the exact same chromosomes from parent to child, however the quality they are in when we receive them can be improved or diminished according to what happens to us and the choices we make during our lifetime.

The reason why it’s dangerous for us to believe otherwise is that it has lead to entire generations of people believing that their choices concerning their own body and the environment affecting it have no detrimental effect on the genes of future generations. In short it has the potential to see us devolve, simply out of ignorance. Fortunately, as awareness of epigenetics spreads, it’s helping people understand that how we live our lives can change the quality of our own genes for the better and those we pass on to our offspring.

Alt text hereIs trauma passed down through our DNA?

What Is Epigenetics?

We all know the image of a DNA double helix. Imagine now that each of the thirteen rungs in the spiral ladder that makes a chromosome is not simply a rung, but a binary, amino acid on/off switch. You may have received an exact same chromosome that your mother or your father carried, but this chromosome has been changing according to the way you’ve been living your life Some rungs in the ladder are off where they were once on and vice versa. Your genes are responding to the environment like you are, because like you are, they are alive.

Our DNA exists at the heart of our cells and provide the instructions for new cells to be created, so better quality DNA equals better quality instructions for cells to be created and in turn a happier, healthier body. On the other hand continued degradation of the epigenetic structure of our genes could be leading to lowering of immunity and fertility, and increased susceptibility to cellular mutation.

When Emotional Trauma Becomes Overwhelming

In simple terms trauma occurs when we reach a point where we can’t cope, we are overwhelmed and we don’t have the tools or skills to find our way through. We find ourselves in a state where our sympathetic nervous system goes into overdrive and we can get stuck in fight or flight mode for far longer than our body is designed to remain that way. Sustaining this state of high alert causes depletion and disruption of the normal functions of our system. In our culture we refer to acute cases of this as PTSD, post-traumatic stress disorder.

Alt text herePTSD is widespread among survivors of war and other traumatic events

Thanks to this diagnosis, we have this somewhat arbitrary boundary which almost says that the truly traumatised people are on one side and the rest of us are on the other. The reality is that the boundary between those who suffer from PTSD and everyone else was invented, created, made up by the human mind with little regard for the fact that trauma is carried within us all in varying degrees. Each of us is on a sliding scale that goes all the way up to and past the line that tips a person into being diagnosed with PTSD.

The kind of trauma we all carry can include the smallest things like the time we were laughed at for not knowing the answer to a question, or other seemingly insignificant things like being teased as a child. It can include any moments of pain and tragedy that have occurred throughout our life, but by far the biggest factor of whether the pain remains with us as trauma is whether it was overwhelming, and whether it continued to be overwhelming.

Alt text here
We need support to be able to feel and process our trauma

According to transpersonal psychologists, when the trauma is so overwhelming that our only defence mechanism is to avoid feeling it, then we continue to carry it until someday we have the courage and strength to finally feel all of it and come to emotional completion, though the physical event may have ended long ago. A number of problems can prevent this: a person may not feel like they are in a safe enough environment, or not supported enough to go into the vulnerability of feeling their old pain in order to release it. The person may struggle with being re-traumatised by going back in to the memory of what happened.

Releasing Our Trauma So It Doesn’t Get Passed On

For some people, it’s enough to explain to them that they simply need to accept and allow the feelings of pain and discomfort to exist instead of trying to hide them, avoid them or push them away. As soon as as a person judges and labels their inner pain as something bad or something they don’t want or don’t like, they are inadvertently and unwittingly grabbing and holding their pain and preventing it from leaving.

Alt text hereLearning to release trauma before it is passed on to our children

Allowing the pain to flow instead of trying to stop it from happening is how we allow it to leave us and be released, however there is considerable risk of re-traumatization. In my opinion, this occurs when a person wakes up their old pain and trauma to try to release it, but then instead of accepting and thereby allow it to flow out of them they contract contract around it with their judgment that this is something they don’t want. So they experience the pain again, but do so without actually releasing it.

For many at the extreme end of the trauma scale known as PTSD, these experiences of past pain and trauma coming up in order to be released are uninvited and involuntary. During these bouts which can be triggered by anything that remotely resembles the original trauma or nothing at all, re-traumatisation is occurring repeatedly and compounding the problem.

Alt text hereRe-traumatisation can compound the problem

What Happens When We Can’t Release Our Old Pain and Trauma?

If a person experiences trauma and they are never able to come to emotional completion because it is simply too overwhelming then the environmental influence of those events on the body through immense amounts of stress hormones signal to the genes that the environment is hostile and unsafe, and this has an effect on the epigenetic quality of the genes. The epigenetic structure of the genes changes and these genes in this state can then be passed to subsequent generations.

The worst examples of intergenerational trauma occur when a generation is born carry the trauma of their parents, and their parents and now the children as well are still living in circumstances that are traumatic. In some cases this can go on for generations, particularly in cases of ongoing war, colonialisation and genocide. Prof. Judy Atkinson speaks about her work helping entire indigenous communities heal from transgenerational trauma in her book Trauma Trails, and the traditional approach she works with can be found in the following Uplift article. Techniques such as breathworkand vipassana have also been successful as well as severe cases of PTSD having been healed through psychedelic means such as MDMA assisted psychotherapy, or ceremonial use of Ayahuasca.

Alt text hereCan trauma be passed between generations?

Evolving, Not Devolving As A Species

I like to think that the epigenetic structure of our DNA can be like either a rock or a crystal. The molecules in a rock can be identical to those found in a crystal with the only difference being that the molecules in the rock are jumbled and those in the crystal are more aligned allowing light to pass through. In the same way, perhaps there are more jumbled and more aligned states that the those amino acid on/off switches in our DNA can find themselves in. The good news is that if our epigenetic structure can become relatively jumbled due to challenging and painful environmental factors, they may also become more aligned as we make healthier decisions about exposing ourself to less environmental contaminants and, if possible, less emotional contaminants like stress and trauma.

My personal theory about life is that the reality we live in is a rigged game; that all paths lead to learning and growth. The less gentle path may be for the quality of our DNA to degrade, perhaps increasing the likelihood that a) those that can’t adapt fast enough don’t survive, as well as b) sudden mutation jumping us to a different sub-branch of the evolutionary tree. The more gentle path to evolution may be by bringing our epigenetic code into higher states of alignment by healing our past pain and trauma and perhaps even healing the trauma that was passed to us from our ancestors. The only question that remains is: what kind of species do we wish to be?

SOURCE: upliftconnect

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11Le rose sono un fiore medicinale utilizzate fin dall’antichità per i loro benefici nutrizionali e curativi.

 

I petali di rosa sono ricchi di vitamine C, A, D, E e complesso B e minerali come zinco, ferro e selenio.

I petali di rosa contengono proprietà

  • sedative,
  • antibatteriche,
  • anti-infiammatorie,
  • anti-depressive, e
  • migliorano l’umore.

Essi sono noti per lenire

  • il mal di gola,
  • tensione nervosa,
  • ansia,
  • mal di testa,
  • ulcera peptica,
  • ipertensione,
  • ritenzione idrica,
  • bronchite,
  • infezioni del tratto urinario, e
  • malattie cardiache.

i petali di rosa sono spesso utilizzati per mestruazioni dolorose (dismenorrea) e per problemi di digestione come flatulenza, stipsi e diarrea.

I petali di rosa freschi e biologici sono una meravigliosa aggiunta alle insalate di frutta, insalate verdi, dessert, e una varietà di pasti sani.

Il tè di rose è anche un ottimo calmante e rilassante e un buon modo per godere dei suoi benefici. Basta usare 1 cucchiaino di petali di rosa essiccati per 1 tazza di acqua calda e lasciare in infusione per almeno 10 minuti, dolcificare con miele grezzo se lo si desidera.

L’acqua di rose può essere fatta anche mettendo 2-4 tazze di petali di rosa in una pentola e versando acqua quanto basta per coprire loro, lasciate cuocere per circa 45 minuti e poi lasciare raffreddare. Scolare e conservare l’acqua di rose in frigorifero, sarà un buona per 7-10 giorni. L’acqua di rose funziona come astringente e come un anti-invecchiamento e tonico per il viso e la pelle.

I petali di rosa sono anche un’ottima aggiunta al vostro bagno e può contribuire a fornire sollievo per la pelle secca e il prurito, punture di insetto, scottature, acne, ed eczema. Assicurati di cercare sempre rose biologiche o non spruzzate da pesticidi dannosi.

FONTE: Medicalmedium

 

(ENGLISH VERSION)

Roses are a medicinal flower that have been used since ancient times for their nutritional and healing benefits. Rose petals are rich in vitamins C, A, D, E & B-complex and minerals such as zinc, iron, and selenium. Rose petals contain sedative, antibacterial, anti-inflammatory, anti-depressant, and mood enhancing properties. They are known to soothe sore throats, nervous tension, anxiety, headaches, peptic ulcers, hypertension, fluid retention, bronchitis, urinary tract infections, and heart disease. 

Rose petals are also often used for painful menstruation (dysmenorrhea) and for digestion issues such as flatulence, constipation, and diarrhea. Fresh organic rose petals are a wonderful addition to fruit salads, green salads, deserts, and a variety of healthy meals. Rose petal tea is also a soothing and relaxing way to enjoy its benefits. Simply use 1 teaspoon of dried rose petals to 1 cup of hot water and allow to steep for at least 10 minutes, sweeten with raw honey if desired. 

Rose water can also be made by placing 2-4 cups of rose petals in a pot and pouring just enough water to cover them, Simmer for about 45 minutes and then allow to cool. Strain and store rose water in the fridge, it will be good for 7-10 days. Rose water works as an astringent and as an anti-aging & beautifying tonic for the face and skin. 

Rose petals are also an excellent addition to your bath and can help provide relief for dry, itchy skin, bug bites, sunburn, acne, and eczema. Make sure to always seek out organic or unsprayed roses since conventionally grown rose petals often contain harmful pesticides.

 

SOURCE: Medicalmedium

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dietamediterraneaNumerosissimi studi lo confermano: la dieta mediterranea è lo stile alimentare migliore per preservare il decadimento del nostro cervello e vivere a lungo.

 

L’autentica dieta mediterranea è un vero e proprio elisir per il corpo e per il cervello. Una certezza che proviene dai risultati di molte ricerche fatte sull’argomento negli ultimi mesi, e confermate da un recente studio dell’Università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology.

In questo caso l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sulle dimensioni del cervello: gli anziani che seguono costantemente questo tipo di alimentazione avrebbero un cervello meno “consumato” rispetto a chi segue uno stile alimentare differente.

 

La dieta mediterranea preserva i neuroni

Come fanno alimenti come frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali a proteggerci dall’invecchiamento e dai fenomeni degenerativi?

Un moderato consumo di pesce, formaggio, vino, poca o addirittura niente carne rossa può effettivamente tenere il nostro organismo in equilibrio?

Quello che di sicuro si sa è che via via che invecchiamo, il cervello perde progressivamente neuroni (le cellule cerebrali): questo significa riduzione della memoria e difficoltà di apprendimento.

Ebbene, lo studio dell’Università di Edimburgo ha analizzato il rapporto fra questo decadimento “naturale” e le abitudini alimentari. Per farlo sono state coinvolte 967 persone sane di circa 70 anni, per tre anni. È emerso che quelli che non avevano seguito un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea avevano subito una perdita significativamente  maggiore di volume del cervello rispetto a chi l’aveva seguita costantemente.

Dieta mediterranea = prevenzione alimentare

È importante ricordare poi che la dieta mediterranea ha un ruolo significativo non solo per la prevenzione di malattie come

  • ictus,
  • infarto cardiaco o
  • diabete,

ma nel miglioramento generale della  qualità della vita.

Altre ricerche recenti hanno sottolineato come questo stile alimentare giochi un ruolo determinante anche nel lenire gli stati depressivi lievi, riducendo la percezione del dolore, specialmente nei soggetti con più di 55 anni, la fascia di età più a rischio per questo tipo di disagio psicologico.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Many studies confirm it: the Mediterranean diet is the best eating habits to preserve the decay of your brain and live long healthy.

The authentic Mediterranean diet is a real elixir for the body and the brain. A certainty that comes from the results of much research done on the subject in recent months, and confirmed by a recent study by the University of Edinburgh, published in the journal Neurology. In this case the attention of researchers are focused on brain size: the elderly who continually review this kind of power would have  a  less “worn” brain compared to those who follow a different style of diet.

The Mediterranean diet protects neurons

How do foods like fruits, vegetables, olive oil, legumes and cereals protect us from aging and degenerative phenomena?

Moderate consumption of fish, cheese, wine, little or no red meat can actually keep our body in balance?

What I definitely know is that as they grow older, the brain gradually loses neurons (brain cells): this means reduced memory and learning difficulties.

Well, the study of the University of Edinburgh analyzed the relationship between this “natural” decay and eating habits. To do that were involved 967 healthy people of about 70 years, for three years. It was found that those who had not followed a diet based on the Mediterranean diet had suffered a significantly greater loss of brain volume than those who had constantly followed the mediterranean diet.

Mediterranean diet food = prevention

It is important to bear in mind that the Mediterranean diet has a significant role not only for the prevention of diseases such as stroke, heart attack or diabetes, but in the general improvement of quality of life.

Other recent research has emphasized how this style food plays a prevalent role in relieving mild depressive states, reducing the perception of pain, especially in those over 55 years old, the age group most at risk for this type of psychological distress.

SOURCE: Riza

 

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