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Archive for aprile 2017

Il peso che l’invecchiamento assume su un corpo si estende fino al livello cellulare. Ma i danni accumulati dalle cellule nei muscoli più anziani sono particolarmente gravi perché non si rigenerano facilmente e diventano più deboli, poiché i loro mitocondri, che producono energia, diminuiscono in forza e numero.

 

Uno studio pubblicato questo mese in Cell Metabolism, tuttavia, suggerisce che alcuni tipi di allenamenti possono annullare alcuni danni  che gli anni possono fare ai nostri mitocondri.

Fare esercizio fisico è una cosa buona per le persone, come tutti sanno. Ma gli scienziati hanno sorprendentemente poca comprensione dei suoi impatti cellulari e come potrebbero variare per attività e l’età di chi fa attività fisica.

Così i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minn., hanno recentemente condotto un esperimento sulle cellule di 72 uomini e donne sani ma sedentari che avevano 30 anni o più giovani o più di 64 anni. Dopo aver stabilito le misure di base per la loro forma aerobica, i livelli di zucchero e l’attività genica e la salute mitocondriale nelle loro cellule muscolari, ai volontari sono stati assegnati in modo casuale un determinato esercizio da svolgere.

  1. Alcuni di loro facevano esercizi di peso vigoroso diverse volte alla settimana;
  2. Alcuni hanno fatto un breve intervallo di attività tre volte alla settimana su cyclette (pedalando duramente per quattro minuti, riposando per tre e poi ripetendo quella sequenza tre volte di più);
  3. Alcune cavalcavano cyclette a un ritmo moderato per 30 minuti poche volte a settimana e sollevavano pesi leggeri  in altri giorni.
  4. Un quarto gruppo, il controllo, non fa nulla.

Dopo 12 settimane, i test di laboratorio sono stati ripetuti. In generale, tutti hanno sperimentato miglioramenti nel fitness e nella capacità di regolare lo zucchero nel sangue.

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C’erano alcune differenze sorprendenti:

  • un aumento della massa muscolare e della forza erano maggiori per coloro che si esercitavano solo con i pesi, mentre l’allenamento con pause aveva maggior influenza sulla resistenza.

Ma i risultati più inaspettati sono stati trovati nelle biopsie delle cellule muscolari. Tra i soggetti più giovani che hanno frequentato l’intervallo di formazione, i livelli di attività 274 geni sono stati modificati, rispetto a 170 geni per coloro che hanno fatto esercizi più moderati e 74 per quelli che si sono esercitati con i pesi. Tra la coorte più antica, quasi 400 geni hanno lavorato in modo diverso ora, rispetto a 33 per i sollevatori di peso e solo 19 per i moderati esercitatori.

Molti di questi geni che sono stati colpiti, specialmente nelle cellule ddi quelli che facevano allenamento con intervalli, sono ritenuti che influenzano la capacità dei mitocondri di produrre energia per le cellule muscolari;

I soggetti che hanno fatto gli allenamenti all’intervallo hanno mostrato un aumento del numero e della salute dei loro mitocondri, un impatto particolarmente pronunciato tra i più anziani ciclisti.

Sembra che il declino della salute cellulare dei muscoli associati all’invecchiamento venisse “corretto” con l’esercizio, specialmente quando è  intenso, dice il dottor Sreekumaran Nair, professore di medicina e endocrinologo presso la clinica Mayo e l’autore maggiore dello studio .

Infatti, le cellule delle persone anziane hanno risposto in qualche modo più robusto all’esercizio intenso rispetto alle cellule dei giovani, suggerendo che non è mai troppo tardi per trarre beneficio dall’esercizio fisico.

FONTE: Il New York Times

(ENGLISH VERSION)

The toll that aging takes on a body extends all the way down to the cellular level. But the damage accrued by cells in older muscles is especially severe, because they do not regenerate easily and they become weaker as their mitochondria, which produce energy, diminish in vigor and number.

study published this month in Cell Metabolism, however, suggests that certain sorts of workouts may undo some of what the years can do to our mitochondria.

Exercise is good for people, as everyone knows. But scientists have surprisingly little understanding of its cellular impacts and how those might vary by activity and the age of the exerciser.

So researchers at the Mayo Clinic in Rochester, Minn., recently conducted an experiment on the cells of 72 healthy but sedentary men and women who were 30 or younger or older than 64. After baseline measures were established for their aerobic fitness, their blood-sugar levels and the gene activity and mitochondrial health in their muscle cells, the volunteers were randomly assigned to a particular exerciseregimen.

Some of them did vigorous weight training several times a week; some did brief interval training three times a week on stationary bicycles (pedaling hard for four minutes, resting for three and then repeating that sequence three more times); some rode stationary bikes at a moderate pace for 30 minutes a few times a week and lifted weights lightly on other days. A fourth group, the control, did not exercise.

After 12 weeks, the lab tests were repeated. In general, everyone experienced improvements in fitness and an ability to regulate blood sugar.

But more unexpected results were found in the biopsied muscle cells. Among the younger subjects who went through interval training, the activity levels had changed in 274 genes, compared with 170 genes for those who exercised more moderately and 74 for the weight lifters. Among the older cohort, almost 400 geneswere working differently now, compared with 33 for the weight lifters and only 19 for the moderate exercisers.

Many of these affected genes, especially in the cells of the interval trainers, are believed to influence the ability of mitochondria to produce energy for muscle cells; the subjects who did the interval workouts showed increases in the number and health of their mitochondria — an impact that was particularly pronounced among the older cyclists.

It seems as if the decline in the cellular health of muscles associated with aging was “corrected” with exercise, especially if it was intense, says Dr. Sreekumaran Nair, a professor of medicine and an endocrinologist at the Mayo Clinic and the study’s senior author. In fact, older people’s cells responded in some ways more robustly to intense exercise than the cells of the young did — suggesting, he says, that it is never too late to benefit from exercise.

SOURCE: The New York Times

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Acufene: di cosa si tratta?

Gli acufeni sono rumori fastidiosi, talvolta intensi, che si possono percepire localizzati in uno o entrambi gli orecchi, oppure più genericamente all’interno della testa. L’acufene per chi ne soffre è un vero supplizio e può addirittura diventare un dramma in grado di influire sulla qualità della vita in modo negativo, poiché potrebbe anche arrivare ad impedire lo svolgimento delle attività quotidiane.

Chi soffre di questo disturbo riferisce di vivere un consistente disagio e lamenta l’incapacità di abituarsi a tale ronzio, che purtroppo, a tutt’oggi non si sa ancora come risolvere completamente.

Come si manifesta

E’ una patologia che colpisce una buona parte della popolazione, soprattutto in età avanzata e colpisce più maschi che femmine. Gli acufeni possono manifestarsi come fischi sottili di acuta frequenza, come ronzii con frequenze più gravi, come un suono variabile e diffuso su tutte le frequenze dell’udibile, in modo pulsante come il cuore o intermittenti come uno scatto meccanico.

Non viene definita malattia, ma sintomo. Pertanto il trattamento mirato va ad identificare ciò che ne è alla base per agire su di esso.

Cause che favoriscono l’insorgere di acufeni

Pare innanzitutto che, secondo studi fatti, dietro ad un acufene ci sia sempre un danno all’orecchio interno, seppur modestissimo. Un abbassamento uditivo potrebbe favorire acufene, così come il fumo di sigaretta, patologie sistemiche come l’ipertensione, cardiopatie e problemi circolatori. Anche disturbi come ansia, stress, depressione possono essere concause di tale disturbo. Inoltre, le patologie a carico dell’apparato muscolo scheletrico, a livello testa e collo, a livello dell’ATM (articolazione temporo- mandibolare) e del distretto cranio-cervicale sono quasi sempre cause di acufene. Anche un malfunzionamento di una ristretta zona di cellule ciliate può generare uno scompenso che si trasforma in acufene. La coclea, cioè la chiocciola è la zona da cui parte tale sintomo. Qui, una sofferenza, anche se transitoria, può dare luogo ad una piccola lesione che induce uno sbilanciamento dei nuclei nervosi, causa poi di acufene.

Il sistema uditivo è un organo molto sofisticato, ma altrettanto sensibile, in grado di captare i minimi scompensi di funzionamento. Infezioni virali o batteriche, otite, otosclerosi, timpanosclerosi, possono favorire l’insorgere di acufene.

L’origine dell’acufene

E’ importante riconoscere l’origine multifattoriale di tale disturbo; non è solo l’orecchio responsabile, ma l’intero organismo. Inoltre le cause di acufene sono spesso sfumate e diverse da paziente a paziente. Se il suono- ronzio è generato da uno sbilanciamento delle vie uditive, il suo proseguimento è “sponsorizzato” dal cervello che ha la capacità di adattarsi e modificarsi. In questo caso specifico i centri nervosi superiori sviluppano un’attenzione selettiva a questo suono e sembra che siano in grado di autogenerarlo facendolo udire anche se la causa originaria viene rimossa. Considerata, altresì, la neuroplasticità del cervello è possibile riprogrammare le vie uditive e riequilibrare gli scompensi.

 

Tipologie di acufene

Le tipologie in questione sono tre:

  1. Acufeni adiogeni supportati da patologie dell’apparato uditivo da trattare, a seconda dei casi, farmacologicamente, chirurgicamente o con impianto di protesi acustica,
  2. Acufeni somatosensoriali alterazioni o disfunzioni dell’apparato muscolo-scheletrico che richiedono una valutazione ed un eventuale trattamento di tutte le strutture a livello cervicale e mandibolare, come denti, mascelle, muscoli, ATM, nervi.
  3. Acufeni psicogeni strettamente correlati con alterazioni di carattere psicologico in cui si consiglia l’ausilio di un consulente psichiatra o neurologo.

 

Significato psicosomatico

In caso di acufene è bene identificare il tipo di rumore che si sente, ciò che esso rappresenta per noi e capire se ci stiamo mettendo sotto pressione per non ascoltare i propri bisogni o le emozioni legate a questo rumore.

C’è chi sente il canto delle cicale: rappresenta il periodo di vacanze! Il corpo mi sta dicendo che occorre rallentare, fermarsi, concedersi un po’ di ozio.

C’è chi sente strida di uccelli: possono essere paragonate a grida di dolore che si sono sentite in passato e che sono state rimosse dallo stato cosciente.

C’è chi ha la sensazione di orecchie tappate: il tappo rappresenta la chiusura, la paura di perdere la propria autonomia.

C’è chi sente le campane di una chiesa: riporta ad un ricordo poco piacevole, come ad esempio le campane ad un funerale di una persona cara.

In generale posso chiedermi: “ Qual è la pressione di cui mi carico per non ascoltare le mie vere necessità o i sentimenti che provo? Rifiuto forse di ascoltare i miei dubbi perché temo di aver preso una strada sbagliata? Che cosa non voglio sentire nella parte più profonda del mio intimo?  E’ forse il bisogno di fermarmi, di mettere un termine al mio lavoro e di godermi un po’ la vita?”

 

Come si può gestire l’acufene?

A livello farmacologico la terapia è secondaria poiché i farmaci si basano su azione antiossidante e integratori generici che aiutano a mantenere l’omeostasi dell’orecchio interno, ma difficilmente portano a miglioramenti significativi. Ci sono poi terapie a carattere riabilitativo come la Terapia del suono che sembra dare efficacia a lungo termine; essa consiste nel somministrare suoni terapeuticamente adeguati con diminuzione progressiva del fastidio.

La tendenza di tale sintomo a perdurare nel tempo, anche quando la causa viene eliminata o fortemente ridotta, dipende dai tempi necessari al rimodellamento neuroplastico sia anatomico che funzionale dei neuroni coinvolti. L’esperienza percettiva di un acufene produce nuove reti sinaptiche collegate a memoria ed emozioni; quindi i tempi necessari al resetting e alla cancellazione di queste nuove sinapsi non sono brevissimi.

 

Curiosità… acufene = nuova malattia

Molti pazienti che soffrono di tale disturbo lo considerano un sintomo grave, indice di danno permanente all’udito che porterà a sordità, tumore cerebrale, problemi vascolari, malattie mentali. Quasi tutte le persone temono che possa diventare sempre più forte e invadente, incurabile. Viene vissuto come un’invasione al proprio territorio, un qualcosa che disturba la pace e la tranquillità di sempre.

Molte persone lamentano la perdita del silenzio come qualcosa di cui si gratificavano e che custodivano preziosamente. Sfortunatamente le paure possono essere aggravate da racconti di esperienze di amici che dicono di essersi rovinati la vita a causa di tale disarmonia; questo è counseling negativo. Viene enfatizzato troppo come male inaffrontabile e devastante, cosa che di fatto non è. La paura, la rabbia, il senso di colpa, sono emozioni molto forti correlate al nostro istinto di sopravvivenza e aumentano, di conseguenza, l’attenzione della persona nei confronti dell’acufene.

Occorre pertanto cercare di mantenere un atteggiamento positivo e pensieri positivi, lasciando da parte paure e non lasciandosi condizionare dal vociferare di chi ci sta intorno.

 

FONTE: BenessereCorpoMente

 

(ENGLISH VERSION)

Tinnitus: what is it about?

Tinnitus is an annoying, sometimes intense noise that can be perceived locally in one or both ears, or more generically within the head. Tinnitus for those who suffer of it, is a real punishment and can even become a drama that can affect the quality of life in an negative way, as it may also prevent the daily activities from being carried out.

Those who suffer from this disturbance report that they experience a great deal of discomfort and complain about the inability to get used to this hum, which unfortunately still does not yet know how to solve it completely.

How it manifests itself

It is a disease that affects a good part of the population, especially in older age and affects more males than females. Tinnitus can manifest itself as subtle acute frequency whistles, such as humming at more severe frequencies, such as a variable sound and diffuse on all audible frequencies, pulsating like heart or intermittent as a mechanical shake.

It is not defined as illness but symptom. Therefore, targeted treatment goes to identify what is at its disposal to act on it.

Causes that promote tinnitus

First of all, according to studies carried out, there is always a damage to the inner ear behind a tinnitus, albeit modest. An auditory lowering could favor tinnitus, as well as cigarette smoking, systemic pathologies such as hypertension, heart disease and circulatory problems. Even disorders such as anxiety, stress, depression can be caused by this disorder. In addition, the skeletal muscles, head and neck disorders at the ATM level (temporomandibular joint) and the skull-cervical area are almost always causes of tinnitus. Also a malfunction of a narrow area of ​​ciliary cells can cause a loss that becomes tinnitus. The auger, that is, the spiral is the area from which this symptom is part. Here, a suffering, though transient, can result in a small injury that causes an imbalance of the nerve cells, resulting in tinnitus.

The auditory system is a very sophisticated, but equally sensitive organ, able to capture the minimal operating mismatches. Viral or bacterial infections, otitis, otosclerosis, tympanosclerosis, may favor the onset of tinnitus.

The origin of tinnitus

It is important to recognize the multifactorial origin of this disorder; It’s not just the ear responsible, but the whole organism. Also the causes of tinnitus are often blurred and different from patient to patient. If the sound is generated by an unbalanced auditory way, its continuation is “sponsored” by the brain that has the ability to adapt it and modify it. In this particular case, the upper nerve centers develop a selective attention to this sound and it seems that they are capable of self-generating it by hearing it even if the original cause is removed. Also considered, neuroplasticity of the brain can reprogram the auditory pathways and rebalance the imbalances.

Types of tinnitus

The types in question are three:

  1. Adjuvant tinnitus supported by auditory illnesses to treat, as appropriate, pharmacologically, surgically or with an acoustic prosthesis implant,
  2. Somatosensory tinnitus alterations or dysfunction of the musculoskeletal system that require evaluation and treatment of all cervical and mandibular structures such as teeth, jaws, muscles, ATM, nerves.
  3. Psychogenic tinnitus closely related to psychiatric alterations where it is advisable to use a psychiatrist or neurologist.

Meaning of psychosomatic

In the case of tinnitus it is good to identify the type of noise you hear, what it represents for us and understand if we are under pressure to not listen to your own needs or emotions related to this noise.

There are those who hear the chanting of cicadas: it represents the holiday period! My body is telling me that it is necessary to slow down, to stop, to indulge in a bit of idleness.

There are those who feel flaky with birds: they can be compared to screams of pain that have felt in the past and have been removed from the conscious state.

Some people have the feeling of dead ears: the cap is the closure, the fear of losing their autonomy.

There are those who hear the bells of a church: it brings to a little unforgettable memory, such as bells at a funeral of a dear person.

In general, I can ask myself, “What is the pressure I am charged for not listening to my true needs or the feelings I feel? Do I refuse to listen to my doubts because I’m afraid I’ve taken a wrong path? What do I want to feel in the deepest part of my underwear? Is that the need to stop, to put an end to my work and to enjoy life a bit? “

 

How can tinnitus be treated?

At a drug level, therapy is secondary because drugs are based on antioxidant action and generic supplements that help maintain internal ear homeostasis, but hardly lead to significant improvements. There are then therapeutic therapies such as Therapy of sound that seems to give long-term efficacy; It consists in administering therapeutically adequate sounds with a progressive decrease in the discomfort.

The tendency for this symptom to persist over time, even when the cause is eliminated or greatly reduced, depends on the time required for both the anatomical and functional neuroplastic remodeling of the neurons involved. The perceptual experience of tinnitus produces new synaptic networks connected to memory and emotions; So the time needed to reset and erase these new synapses is not short.

Curiosity … tinnitus = new illness

Many patients suffering from such a disorder consider it a serious symptom, indicative of persistent damage to hearing which will lead to deafness, brain tumor, vascular problems, mental illnesses. Almost all people are afraid they can become increasingly strong and intrusive, incurable. It is experienced as an invasion of its territory, something that disturbs the peace and tranquility of ever.

Many people complain of the loss of silence as something they are gratifying and keeping precious. Unfortunately, fears can be aggravated by stories of friends who say they have ruined their lives because of such disharmony; This is negative counseling. It is emphasized too much as being unmanageable and devastating, which in fact is not. Fear, anger, guilt, are very strong emotions related to our instinct of survival and thus increase the person’s attention to tinnitus.

So try to maintain a positive attitude and positive thoughts, leaving aside fears and not letting yourself be influenced by the rumors of who’s around us.

SOURCE: BenessereCorpoMente

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L’alga nori e il té matcha sono due alimenti utilissimi per riattivare il collagene e avere al più presto una pelle bella, liscia e tonica…

 

Per far rinascere la pelle, prova due alimenti che riattivano il collagene, come l’alga nori e il tè matcha. A prescindere dall’età, ma a maggior ragione quando si superano i 35-40 anni, ogni giorno possiamo regalare alla nostra pelle la possibilità di rigenerarsi, proprio come imparano fin da bambine le donne giapponesi: con nori e tè matcha, dalle sorprendenti proprietà.

Nutri dall’interno pelle e collagene

La prima cura cosmetica inizia dall’interno, con la scelta del cibo capace di mantenere attiva la produzione di collagene. L’alimentazione giapponese è ricca di tonno, salmone, pesce azzurro, anguilla, ma anche alghe come la kombu, la nori e la dulse, ricche di iodio e di oligoelementi rivitalizzanti, tutti grandi “amici” del collagene.

Introduci l’alga nori nella tua cucina

L’alga nori, solitamente utilizzata per avvolgere i bocconcini di riso in forma di sushi, è una fonte privilegiata di Omega 3, gli acidi grassi essenziali che conservano l’idratazione della pelle, riattivando il collagene e riducendo la comparsa di linee sottili e rughe: prova ad avvolgere qualche cucchiaio di riso condito con un cucchiaio di aceto di riso, un pezzettino di salmone e una striscia di cetriolo dentro a un foglio inumidito di alga nori. “Sigilla” il bocconcino con poca acqua tiepida e lascia riposare. Poi taglia il rotolino in tocchetti di qualche centimetro e servi con insalata o verdurine al vapore.

Bevi il té matcha per una pelle tonica e distesa

I centenari del’isola di Okinawa bevono molto tè verde. Tu puoi alternarlo con il tè matcha, foglie di tè “cotte” al vapore e ridotte in una polvere finissima. Il matcha viene sciolto nell’acqua con un frustino, e poi bevuto: così le foglie, con il loro contenuto di antiossidanti, vengono ingerite, con immediato beneficio

  • sulla densità ossea,
  • sul sistema immunitario e
  • sul collagene.

Per sfruttare sulla pelle le proprietà del matcha, mescola un cucchiaino di polvere con acqua di rose e applica il composto sul viso pulito, lasciando agire per dieci minuti: grazie all’EGCG, il fattore antinvecchiamento del tè matcha, la pelle apparirà più “densa” e distesa.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The nori algae and the matcha tea are two very useful foods to reactivate collagen and give you a beautiful, smooth, toned skin as soon as possible …

To rejuvenate the skin, try two foods that reactivate collagen, such as nori algae and matcha tea. Regardless of age, but more so when we are over 35-40 years old, they can give our skin the chance to regenerate every day, just as they learn since childhood Japanese girls with nori and tea matcha, have amazing properties .

It nourishes from inside the skin and the collagen

The first cosmetic treatment starts from the inside, with the choice of food able to keep active collagen production. Japanese food is rich in tuna, salmon, blue fish, eel, but also algae such as kombu, nori and dulse, rich in iodine and revitalizing trace elements, all of the great “friends” of collagen.

Introduce the algae in your kitchen

Algae, commonly used to wrap rice nuts in the form of sushi, is a privileged source of Omega 3, essential fatty acids that retain skin hydration, reactivating collagen and reducing the appearance of fine lines and wrinkles Try to wrap a few spoonfuls of rice with a tablespoon of rice vinegar, a piece of salmon and a strip of cucumber inside a dampened algae leaf. “Seal” the morsel with a little warm water and let it rest. Then cut the roll into packs of a few inches and serve with salad or greens with steam.

Drink the matcha tea for a toned and exhilarating skin

Okinawa Island centenarians drink a lot of green tea. You can alternate it with the matcha tea, “cooked” tea leaves and steam in a very fine powder. The matcha is dissolved in water with a whip and then drunk: the leaves, with their antioxidant content, are ingested, with immediate benefit on

  • bone density,
  • immune system and
  • collagen.

To utilize the properties of the matcha on the skin, mix a teaspoon of rose-water powder and apply the compound on its clean face, allowing it to last for ten minutes: thanks to EGCG, the anti-aging factor of the matcha tea, the skin will appear more dense and relaxed.

SOURCE: Riza

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Il daikon è una radice dalle molteplici proprietà tra cui quella di bruciare i grassi in eccesso, sia quelli dei cibi a cui viene accompagnata sia quelli del corpo

 

Tra i cibi che accelerano il metabolismo e fanno bruciare gli accumuli adiposi c’è il daikon. Il daikon si merita la qualifica di alimento brucia grassi grazie ai suoi nutrienti, che favoriscono l’eliminazione del grasso, ma anche alla sua azione termogenica. Cosa sognifica? Il corpo, per trasformare il contenuto delle cellule adipose in energia (cosa necessaria per dimagrire) ha bisogno di attivare alcuni processi metabolici e nel daikon sono presenti alcuni elementi che favoriscono tali reazioni: una questione chimica, insomma. Inoltre quando viene digerito, il daikon stimola il metabolismo a lavorare di più e questo fa consumare calorie, in particolare nelle ore che seguono i pasti.

 

Il daikon contiene poche calorie

Il daikon è una grossa radice bianca molto diffusa nella cucina orientale, giapponese in particolare, che ormai però si trova facilmente anche nei nostri supermercati. Il suo sapore è piccante, e già questo è indice della presenza di sostanze brucia grassi. Si tratta di un vegetale magrissimo: 100 g hanno solo 18 calorie.

Il daikon brucia i grassi degli altri piatti

Per la sua capacità di “aggredire” i grassi presenti negli altri piatti, il daikon è perfetto da servire in accompagnamento a cibi come il salmone, che è un ottimo alimento ma contiene molti grassi, che saranno neutralizzati da questa preziosa radice. Prepara il daikon grattugiato, o tagliato a julienne, perché agisca contro i grassi presenti nel piatto (in Giappone accompagna sempre le pietanze fritte).

La radice essiccata è ancora più efficace

Il daikon è anche un eccellente diuretico e sgonfiante: per beneficiare di questa sua azione, puoi provarlo sotto forma di radice essiccata (la trovi nei negozi di alimentazione naturale). Ha un’azione più profonda che arriva ad attaccare il grasso che si è addensato su pancia, glutei e cosce. La radice essiccata di daikon va lasciata a bagno per mezz’ora e poi può essere aggiunta alle minestre o ai contorni di verdura.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Daikon is a root with many properties including the one to burn excess of fats, those of the foods to which it is accompanied and those of the body

Among the foods that accelerate metabolism and burn fat accumulations is the daikon. The daikon deserves the qualification of fat burning food thanks to its nutrients, which promote the elimination of fat but also its has a thermogenic action. What do you dream of? The body needs to activate some metabolic processes to transform the content of fat cells into energy (what is needed to lose weight) and in the daikon there are some elements that favor such reactions: a chemical question, in short. Also when digested, the daikon stimulates the metabolism to work harder and this consumes calories, especially in the hours following meals.

The daikon contains few calories

Daikon is a large white root widely used in oriental cuisine, especially in Japan, but it is also easily found in our supermarkets. Its flavor is spicy, and this is already indicative of the presence of fat burning substances. This is a very light vegetable: 100 g have only 18 calories.

The daikon burns the fat of the other dishes

For its ability to “attack” the fats in the other dishes, the daikon is perfect for serving in food such as salmon, which is a great food but contains many fats that will be neutralized by this precious root. Prepare the grated daikon, or cut into julienne, to act against the fats present in the dish (in Japan always accompanies the fried food).

The dried root is even more effective

Daikon is also an excellent diuretic and deflowering: to benefit from this action, you can try it in the form of a dried root (found in natural food stores). It has a deeper action that comes to attack the fat that has thickened on the belly, buttocks and thighs. The dried daikon root is left to bathe for half an hour and then it can be added to the soups or vegetable edges.

SOURCE: Riza

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Quando fai tacere pregiudizi, pensieri faticosi e obiettivi ossessivi il silenzio che rimane diventa il terreno migliore dove veder rifiorire la tua vitalità.

 

Le nostre convinzioni, così come le “battaglie” in cui ci troviamo coinvolti o i traguardi che da sempre ci poniamo possono imprigionarci in una routine sfiancante, dove il dovere e il dover fare riducono al minimo lo spazio concesso all’imprevisto, alla sorpresa, alle novità. Di conseguenza ci sentiremo costantemente sotto esame fino a consumare progressivamente ogni riserva di energia, correndo il rischio di muoverci come automi ma perdendo di vista il senso di quel che facciamo e delle nostre giornate. Per evitare che, alla lunga, l’attivismo frenetico arrivi a sfiancarci è importante riscoprire il valore del silenzio, un silenzio interiore che escluda, oltre ai rumori di fondo e alle interferenze mentali, anche l’eccesso di dinamismo. Questo particolare silenzio serve anzitutto a riconoscere gli automatismi che sbarrano la strada alla spontaneità e consente di affrancarsi dai ruoli che interpretiamo e che determinano, spesso inconsapevolmente, le nostre scelte ed esperienze.

 

Il silenzio ti fa togliere le maschere 

Ogni ruolo, come uno specchio, riflette un’immagine sempre uguale di noi stessi. Se le aspettative che proiettiamo sugli altri, il bisogno di aderire a schemi e modelli e la mania del controllo prendono il sopravvento, a farne le spese sarà l’istinto e con esso la possibilità di rinnovarsi. Portare in scena il personaggio diventa allora l’unico modo per conservare una quiete apparente o per sentirsi a proprio agio. Fortunatamente, però, non possiamo pensare di metterci al riparo da imprevisti e colpi di scena solo indossando una maschera o aderendo a un certo ruolo. La vita di ogni giorno è una continua avventura ma per riuscire a cogliere le opportunità che ci riserva è necessario coltivare quel silenzio interiore, la sola “forza” capace di farci contemplare e poi accogliere sorprese e imprevisti. Uno spazio che sia sgombro da doveri e ossessioni, aperto unicamente all’autenticità. Solo così potremo crescere, liberi di essere finalmente noi stessi.

Diventare più forti riscoprendo il valore del silenzio

Ogni volta che ci troviamo a parlare di noi, facendo continue confidenze su stati d’animo, emozioni o episodi particolarmente significativi della nostra vita stiamo perdendo l’occasione di conservare a quelle esperienze e a quei sentimenti il ruolo di tutto rispetto che meriterebbero. In qualche modo, è come se stessimo offrendo in pasto al primo offerente la nostra intimità. Non solo ci esponiamo al giudizio e alle opinioni altrui ma deleghiamo a qualcuno di esterno il compito di assegnare un senso e un valore alle vicende dell’anima e, quasi inevitabilmente, ne veniamo influenzati. Il rischio, in questo caso, è di trovarsi a subire interferenze fuori luogo che alterano la nostra capacità di elaborare le esperienze e di trarre da ciascuna il messaggio più opportuno. Gli eventi clou della nostra vita si riducono così a chiacchiere da bar, perdendo inevitabilmente il loro valore, valore direttamente connesso con il nostro silenzio. Eccoci quindi a ribadire nuovamente l’importanza del silenzio, soprattutto sulle questioni più intime e private. In questo senso, è corretto dire che mantenere un segreto, evitando di sprecarsi in racconti e confessioni, ci preserva dal pericolo di svilirne la portata e contribuisce, al tempo stesso, ad alimentare la dimensione spirituale delle vicende vissute di pari passo con la capacità di farne tesoro.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

When you remain silent prejudices,  tiring thoughts and  obsessive objectives, the silence that remains becomes the best soil to see where your vitality revival.

Our beliefs, as well as “battles” in which we are involved or goals that have always set ourselves can imprison us in an exhausting routine, where the duty and the need to minimize the space given to the unexpected, the surprise, the news. As a result we feel constantly under scrutiny to gradually consume any energy reserve, running the risk of moving like automatons but losing sight of the meaning of what we do and of our days. To prevent the long run, the frenetic activism arrivals sfiancarci is important to rediscover the value of silence, a silence within which excludes, in addition to background noise and mental interference, even excess of dynamism. This particular silence first need to recognize that the automatic bar the way to spontaneity and allows you to free yourself from the roles we play and determine, often unconsciously, our choices and experiences.

The silence makes you take off the masks

Each role, as a mirror reflects an image is always the same of ourselves. If the expectations that we project onto others, the need to adhere to patterns and models and control mania take over, the expense will be the instinct and with it the ability to renew itself. Bring on the scene the character becomes the only way to preserve an apparent peace or to feel comfortable. Fortunately, however, we can not think of putting protected from unexpected twists just wearing a mask or adhering to a certain role. The everyday life is a constant adventure, but in order to seize the opportunities that may bring is necessary to cultivate that inner silence, the only “force” capable of making us contemplate and then accept the surprises and upsets. A space that is free from duties and obsessions, open only to authenticity. Only then can we grow, finally free to be ourselves.

Grow Stronger rediscover the value of silence

Every time we are talking about ourselves, making continual confidences of moods, emotions or particularly significant episodes of our lives we are losing the opportunity to preserve those experiences and the role those feelings of respect they deserve. In some ways, it’s like we’re offering as food to the first bidder our intimacy. Not only do we expose ourselves to the judgment and opinions of others, but we delegate to someone outside the task of assigning meaning and value to the vicissitudes of the soul and, almost inevitably, they come influenced. The risk, in this case, is to be found to suffer interference out of place that alter our ability to process your experiences and learn from each the most appropriate message. The key events of our lives are so reduced to bar talk, inevitably losing their value, value directly connected with our silence. so here we are again to reiterate the importance of silence, especially on the most intimate and private matters. In this sense, it is correct to say that keeping a secret, avoiding scrambling for stories and confessions, we preserve the danger of debasing the scope and contributes, at the same time to feed the spiritual dimension of the events experienced hand in hand with the ability to I treasure it.

SOURCE: Riza

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Gli edamame sono particolari fagioli di soia ricchi di proteine e isoflavoni, preziosi ormoni vegetali: possono essere consumati cotti al vapore, anche in insalata

 

Gli edamame sono particolari fagioli di soia simili a piccole fave, da sempre presenti nella cucina giapponese, ricchi di antiossidanti e di isoflavoni, i preziosi ormoni vegetali . Il nome edamame trae origine da due antiche parole giapponesi: “eda”, che vuol dire “fronde”, e “mame”, che significa “chicchi”. Si consumano facendoli fuoriuscire al momento dal loro  baccello. Gli edamame hanno un sapore dolce e fresco, che ricorda vagamente quello della mandorla, e sono da scottare appena, per gustarli ancora croccanti. Nei ristoranti orientali gli edamame vengono serviti come snack e aperitivo senza toglierli dal loro baccello.

 

I fitoestrogeni degli edamane sono utili alle donne

Gli edamame sono un’ottima fonte di proteine vegetali, contengono buone quote di vitamine C e E, nonché preziosi agenti antiossidanti. Tra i minerali, potassio, fosforo, ferro e magnesio, indispensabili per un corretto funzionamento di organi e tessuti. In più la presenza di acido folico, di cui gli edamame sono una generosa riserva naturale, favorisce una buona produzione di globuli rossi, mentre gli isoflavoni hanno un’azione riducente sul colesterolo “cattivo”, ma non solo: alcuni fitoestrogeni, come la genisteina e daidzeina, sono molto utili per contrastare il rischio di endometriosi, cisti e, in menopausa, per attenuare i disturbi tipici del climaterio, come vampate, osteoporosi, tensione mammaria e ipercolesterolemia. Gli isoflavoni, quindi, sono dei veri e propri modulatori dell’azione estrogenica, e sono utili anche per migliorare la fissazione del calcio e rinsaldare la struttura ossea.

Non confondere gli edamane con gli azuki

Fanno parte entrambi della cucina orientale, ma sono due prodotti diversi: gli edamame presentano un contenuto proteico nettamente superiore rispetto agli altri fagioli di soia, i cosiddetti azuki. Apportano tutti e nove gli aminoacidi essenziali e, proprio per questo, gli edamame sono un alimento raccomandato ai vegani perché compensano il fabbisogno giornaliero di proteine.

Usa gli edamane per preparare un’insalata proteica

Il modo migliore per cucinare gli edamame è al vapore, ancora nel loro baccello. Non bisogna mai cuocerli troppo: bastano 10 minuti, perché è bene che rimangano croccanti. Una volta sgranati, si possono aggiungere alle zuppe oppure alle insalate. Puoi preparare un’ottima insalata proteica: dopo averli sbollentati, metti gli edamame in un’insalatiera e aggiungi un cipollotto (se gradito) oppure un piccolo porro affettato fine, 7-8 ravanelli a fettine, un battuto di basilico e una fetta di feta sbriciolata. Unisci anche qualche baccello lessato e condisci con olio extravergine d’oliva, succo di limone, sale marino e una spolverata di senape in polvere, digestiva e antiossidante.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The edamame soybeans are particular rich in protein and isoflavones, natural plant hormones can be eaten steamed, even in salads

The edamame soybeans are special like small beans, always present in Japanese cuisine, rich in antioxidants and isoflavones, the precious plant hormones. The edamame name derives from two ancient Japanese words: “eda”, which means “branches” and “mame”, which means “beans”. They consume them when making them come out from their pod. The edamame have a sweet, fresh flavor, vaguely reminiscent of almond, and are to be hot just to enjoy them still crispy. In the oriental restaurants edamame are served as snacks and drink without removing it from their pod.

Phytoestrogens are useful to women of edamane

The edamame are an excellent source of vegetable protein, contain good odds of vitamins C and E, as well as valuable antioxidants. Among the minerals, potassium, phosphorus, iron and magnesium, which are essential for a proper functioning of organs and tissues. In addition the presence of folic acid, of which the edamame are a generous nature reserve, favors a good production of red blood cells, while the isoflavones have a reducing action on the “bad” cholesterol, but not only: some phytoestrogens, such as genistein and daidzein, are very useful to counteract the risk of endometriosis, cysts and, in menopause, to mitigate the typical climacteric disorders such as hot flushes, osteoporosis, breast tension and hypercholesterolemia. The isoflavones, then, are some real action estrogen modulators, and are also useful for improving the calcium fixing and strengthen the bone structure.

Do not confuse edamane with azuki

They are part of both oriental cuisine, but they are two different products: the edamame had a much higher protein content than other soy beans, so-called azuki. They bring all nine essential amino acids, and because of this, edamame are a food recommended for vegans because they compensate the daily requirement of protein.

Use edamane to prepare a salad protein

The best way to cook edamame is steamed, still in their pods. You do not ever cook them too: it takes 10 minutes, because it is good that they remain crisp. Once shelled, they can be added to soups or salads. You can prepare an excellent protein salad: after being boiled, put the edamame in a bowl and add a spring onion (if desired) or a small leek sliced ​​end, 7-8 radishes into slices, chopped basil and a slice of crumbled feta . Merge even some bean boiled and season with olive oil, lemon juice, sea salt and a sprinkling of mustard powder, digestive and antioxidant.

SOURCE: Riza

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La serotonina è un neurotrasmettitore che può influire sul nostro stato d’animo e sull’appetito.

Quando una persona soffre di depressione, i medici spesso prescrivono antidepressivi che aiutano ad aumentare i livelli di serotonina. Ma cosa succede se produciamo poca serotonina?

 

I sintomi possono essere tanti: si va dal

  • desiderio smodato di cibo
  • depressione,
  • insonnia,
  • ansia,
  • stress,
  • aggressività,
  • paura e
  • bassa libido.

Anche una condizione di sovrappeso viene spesso associata a bassi livelli di serotonina, proprio perché più propensi a consumare cibi prodotti con farine e zuccheri.

Per rilasciare serotonina, il nostro cervello ha bisogno di triptofano, un amminoacido essenziale correlato al sonno e al piacere. Il triptofano può aiutare a migliorare stati di ansia, insonnia e stress. Di seguito ti suggeriamo una lista di cibi ricchi di triptofano, che aiutano a rilasciare serotonina.

 

  • Cereali come miglio, quinoa, grano saraceno, riso integrale e avena;
  • datteri;
  • frutta secca e semi come mandorle, noci, pistacchi e semi di sesamo, girasole, zucca e lino;
  • pesce come salmone, tonno fresco, aringhe, sgombro, sardine;
  • verdure e ortaggi come broccoli, mais, cavolfiore, zucca, funghi;
  • frutta come ananas, avocado, kiwi, prugne, mango e banane;
  • alghe marine come la spirulina.

FONTE: Rimedio-Naturale

 

(ENGLISH VERSION)

Serotonin is a neurotransmitter that can affect our mood and appetite. When a person suffers from depression, doctors often prescribe antidepressants that help to increase serotonin levels. But what if we produce little serotonin?
The symptoms can be many, ranging from

  • excessive desire for food 
  • depression but also
  • insomnia,
  • anxiety,
  • stress,
  • aggression,
  • fear and
  • low libido.

Even an overweight condition is often associated with low serotonin levels, because more likely to consume food products with flour and sugar.

To release serotonin, the brain needs tryptophan, an essential amino acid related to sleep and pleasure. Tryptophan can help improve anxiety, insomnia and stress. Here we suggest a list of foods rich in tryptophan, which help to release serotonin.

  • Grains such as millet, quinoa, buckwheat, brown rice and oats;
  • dates;
  • nuts and seeds such as almonds, walnuts, pistachios and sesame seeds, sunflower, pumpkin and
  • flax;
  • Fish such as salmon, fresh tuna, herring, mackerel, sardines;
  • greens and vegetables such as broccoli, corn, cauliflower, pumpkin, mushrooms;
  • fruits such as pineapples, avocados, kiwi, plums, mangoes and bananas;
  • marine algae such as spirulina.

SOURCE: Natural-Remedy

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