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Archive for agosto 2018

In caso di tosse acuta è meglio utilizzare miele e rimedi naturali. A dirlo sono i medici britannici del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) e della Public Health England (PHE), che per la prima volta hanno acceso i riflettori sull’abuso degli antibiotici in presenza di tosse, anche quando non sono necessari.

L’indicazione è scritta nell’anteprima delle nuove linee guida aperte alla consultazione pubblica il 23 agosto 2018, e consultabili interamente il prossimo 20 settembre.

Nella maggiore parte dei casi, la tosse è causata da infezioni virali, non batteriche. Per questo il ricorso all’antibiotico si rivela inutile e dannoso visto che col tempo si sviluppa sempre di più la resistenza.

Secondo i medici britannici, invece, è meglio ricorrere ai cosiddetti rimedi della nonna come il miele, ma anche ai farmaci di banco per lenire i fastidi. Le linee guida NICE sostengono inoltre che i medici devono spiegare al paziente perché non serve somministrare un antibiotico.

Nella maggior parte dei casi, infatti, la tosse acuta ossia quella che dura fino a 3 settimane, è causata da un raffreddore o da virus influenzale, o dalla bronchite. In questo caso, ai medici viene consigliato di non somministrare alcun antibiotico. Se i sintomi sono fastidiosi, si può ricorrere ai rimedi naturali contro la tosse.

Al contrario, in caso di tosse cronica, che dura da più di 3 settimane senza alcun cenno di miglioramento, è meglio farsi visitare dal proprio medico.

La dott.ssa Tessa Lewis, GP e presidente del gruppo di orientamento sulla prescrizione antimicrobica del NICE, ha spiegato:

“Se qualcuno ha il naso che cola, mal di gola e tosse ci aspettiamo che la tosse si stabilizzi in 2-3 settimane e che non siano necessari antibiotici”.

Quest’ultimo può essere somministrato per la tosse acuta quando una persona è a rischio di ulteriori complicazioni, ad esempio, con una condizione preesistente di malattia polmonare, immunosoppressione o fibrosi cistica.

La dott.ssa Susan Hopkins, vicepresidente della Public Health England, ha aggiunto:

“La resistenza agli antibiotici è un problema enorme e dobbiamo agire ora per ridurre l’uso di antibiotici. Assumere antibiotici quando non ne hai bisogno mette te e la tua famiglia a rischio di sviluppare infezioni che a loro volta non possono essere facilmente trattate. Queste nuove linee guida supporteranno i medici generici invitandoli a ridurre le prescrizioni di antibiotici”.

È stato scientificamente dimostrato che i rimedi a base di miele e alcuni farmaci a base di pelargonium, guaifenesina o destrometorfano siano benefici e diano sollievo contro i sintomi della tosse. Ricordiamo però che il miele non dovrebbe essere somministrato ai bambini sotto i 12 mesi a causa del rischio di botulismo.

E in Italia?

Le attuali linee guida raccomandano il trattamento antibiotico per la bronchite acuta non complicata. Secondo un’analisi che ha preso in esame 3616 visite per bronchite acuta non complicata, ben 2244 (62,1%) avevano dato luogo ad un trattamento antibiotico. Gli antibiotici sono stati prescritti più frequentemente nella fascia di età 18-39 anni (66,9%), seguita dalla fascia di età ≥65 anni (59,0%) e dalla fascia di età 40-64 anni (58,7%).

“I risultati evidenziano l’urgente necessità di ridurre l’uso inappropriato di antibiotici per la bronchite acuta non complicata in particolare nei giovani adulti” si legge nello studio.

L’abuso degli antibiotici e la relativa resistenza non sono di certo una novità, ma adesso abbiamo un’ulteriore conferma del fatto che assumerli con leggerezza, al primo colpo di tosse, è tutt’altro che benefico e risolutivo.

 

FONTE: Francesca Mancuso (Greenme)

 

(ENGLISH  VERSION)

In case of acute cough it is better to use honey and natural remedies. To say it is the British doctors of the National Institute for Health and Care Excellence (NICE) and Public Health England (PHE), who for the first time have turned the spotlight on the abuse of antibiotics in the presence of cough, even when they are not necessary .

The indication is written in the preview of the new guidelines open to public consultation on 23 August 2018, and can be consulted entirely on 20 September.

In most cases, the cough is caused by viral, non-bacterial infections. This is why the recourse to the antibiotic turns out to be useless and harmful, given that with time the resistance develops more and more.

According to British doctors, however, it is better to resort to the so-called remedies of the grandmother like honey, but also to the counter drugs to alleviate the hassles. The NICE guidelines also state that doctors must explain to the patient why there is no need to administer an antibiotic.

In most cases, in fact, the acute cough or that which lasts up to 3 weeks, is caused by a cold or flu virus, or bronchitis. In this case, doctors are advised not to administer any antibiotic. If the symptoms are bothersome, natural cough remedies can be used.

On the contrary, in case of chronic cough, which lasts for more than 3 weeks without any improvement, it is better to visit your doctor.

Dr Tessa Lewis, GP and president of the NICE Antimicrobial Guidance Guidance Team, explained:

“If someone has a runny nose, sore throat and cough we expect that the cough will stabilize in 2-3 weeks and that antibiotics are not necessary”.

The latter can be given for acute cough when a person is at risk of further complications, for example, with a pre-existing condition of lung disease, immunosuppression or cystic fibrosis.

Dr Susan Hopkins, vice president of Public Health England, added:

“Antibiotic resistance is a huge problem and we need to take action now to reduce the use of antibiotics: taking antibiotics when you do not need it puts you and your family at risk of developing infections that in turn can not be easily treated. new guidelines will support general practitioners by inviting them to reduce antibiotic prescriptions. “

It has been scientifically proven that honey-based remedies and some pelargonium, guaifenesine or dextromethorphan drugs are beneficial and relief from cough symptoms. Remember, however, that honey should not be given to children under 12 months because of the risk of botulism.

And in Italy?

Current guidelines recommend antibiotic treatment for uncomplicated acute bronchitis. According to an analysis that examined 3616 visits for uncomplicated acute bronchitis, as many as 2244 (62.1%) had given rise to an antibiotic treatment. Antibiotics were more frequently prescribed in the 18-39 age group (66.9%), followed by the age group ≥65 (59.0%) and the age group 40-64 years (58.7%).

“The results highlight the urgent need to reduce the inappropriate use of antibiotics for uncomplicated acute bronchitis particularly in young adults,” the study reads.

The abuse of antibiotics and their resistance are certainly not new, but now we have further confirmation of the fact that taking them lightly, at the first cough, is anything but beneficial and decisive.

 

SOURCE: Francesca Mancuso (Greenme)

 

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I cetrioli aiutano a prevenire ritenzione idrica, gonfiori e cellulite. Contengono anche acido tartarico, ottimo per chi vuole dimagrire.

Il cetriolo è il frutto dell’omonima pianta erbacea (Cucumis sativus) della famiglia delle Cucurbitace. È originario dell’Asia e possiede numerosissime varietà dal Dosakai indiano al Bianco di Parigi e al Verde lungo d’Italia.

Il cetriolo è ricco di acqua (oltre il 96%) e contiene mucillagini e steroli vegetali (utili contro il colesterolo, soprattutto se mangiato con la buccia che contiene queste benefiche sostanze in gran quantità, e secondo alcuni studi anche antitumorale).

Nel cetriolo è inoltre presente una sostanza importantissima per chi vuole dimagrire: l’acido tartarico, che fa sì che una parte dei carboidrati ingeriti nello stesso pasto, e non immediatamente utilizzata, non si trasformi in adipe, ma venga eliminata dall’organismo attraverso l’intestino. Grazie al loro contenuto di silicio, i cetrioli possono anche contribuire ad alleviare i sintomi della fibromialgia e della sindrome da stanchezza cronica.

Cetriolo: proprietà e benefici

I cetrioli svolgono poi un ruolo fondamentale nella prevenzione della ritenzione idricadella cellulite, che spesso affliggono le donne: consumare cetrioli in insalata, soprattutto durante i giorni del ciclo mestruale, può essere un ottimo antidoto al gonfiore tipico della ritenzione idrica e alle tossine che si accumulano nei vari distretti dell’organismo a causa della difficoltà a eliminare i liquidi in eccesso.

Contenuti del cetriolo

  • Kcal/100 g: 14
  • Grassi: 0,5 g
  • Proteine: 0,7 g
  • Glucidi: 1,8 g
  • Fibre: 0,8 g
  • Colesterolo: 0
  • Vitamine: tiamina (vit. B1) 0,02 mg; riboflavina (vit. B2) 0,03 mg; niacina (vit. B3) 0,60 mg; acido folico (vit. B9) 9,00 mcg; vit. A tr.; vit. C: 11 mg.
  • Sali minerali: sodio 13 mg; potassio 140 mg; ferro 0,3 mg; calcio 16 mg; fosforo 17 mg; zinco 0,1 mg.

Usa il centrifugato per dimagrire

Il cetriolo può essere d’aiuto nel dimagrimento se utilizzato all’interno di una dieta sana naturale ed equilibrata. Basta assumerne il centrifugato a metà mattina. Un vero elisir di benessere e salute che consente di usufruire al meglio di tutte le proprietà di questo ortaggio. Ecco come prepararlo.

Il centrifugato di cetriolo detox utile per dimagrire

Ingredienti per una persona:

  • 1 cetriolo bio;
  • 1 mela rosa bio;
  • 1 pezzetto di radice di zenzero bio

Preparazione: lava gli ingredienti senza eliminare la buccia, poi taglia mela e cetriolo a tocchetti e mettili nella centrifuga insieme allo zenzero. Aziona l’apparecchio, raccogli il succo in un bicchiere e bevi subito.

Il cetriolo in cucina

Il cetriolo viene consumato principalmente crudo. Poiché contiene acqua di vegetazione amarognola, una volta tagliate le due estremità del cetriolo, prenderne una, immergerla nel sale marino integrale e strofinarla sull’estremità dalla quale è stata tolta con movimenti circolari; si formerà una piccola quantità di schiuma: togliendo la schiuma, verrà eliminata anche la sostanza amara.

Salsa di cetriolo e yogurt

  • 1 yogurt bianco intero
  • 1 grosso cetriolo, pelato, privato dei semi e grattugiato
  • sale
  • un cucchiaino di garam masala (oppure un mix di pepe nero, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, coriandolo essiccato, noce moscata, curcuma e semi di finocchio macinati)
  • una manciatina di foglie di menta fresca

Metti in una ciotola il cetriolo grattugiato e strizzato bene per eliminare l’acqua, lo yogurt, le spezie e lascia riposare per un’ora in frigo per amalgamare i sapori. Trita la menta, versala sulla preparazione e servi in tavola.

Consigli per l’acquisto: quelli piccoli hanno meno semi

È bene scegliere cetrioli con buccia lucida e ben tesa, non raggrinzita. Le due estremità devono essere sode, non mollicce. Anche la grandezza del frutto è un buon criterio per valutare la qualità del prodotto: cetrioli troppo piccoli o troppo grandi possono infatti essere, rispettivamente, indice di scarsa ed eccessiva maturazione. I frutti di dimensione maggiore sono inoltre più ricchi di semi.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Cucumbers help prevent water retention, swelling and cellulite. They also contain tartaric acid, excellent for those who want to lose weight.

The cucumber is the fruit of the homonymous herbaceous plant (Cucumis sativus) of the Cucurbitace family. It is native to Asia and has many different varieties from Indian Dosakai to White in Paris and to Long Green in Italy. The cucumber is rich in water (over 96%) and contains mucilages and plant sterols (useful against cholesterol, especially if eaten with the peel that contains these beneficial substances in large quantities, and according to some studies also antitumor).

In cucumber is also present a very important substance for those who want to lose weight: tartaric acid, which causes a portion of carbohydrates ingested in the same meal, and not immediately used, does not turn into fat, but is eliminated from the body through ‘intestine. Thanks to their silicon content, cucumbers can also help alleviate the symptoms of fibromyalgia and chronic fatigue syndrome.

Cucumber: properties and benefits

Cucumbers then play a fundamental role in the prevention of water retention and cellulite, which often afflicts women: consuming cucumber in salad, especially during the days of the menstrual cycle, can be an excellent antidote to the swelling typical of water retention and toxins that accumulate in the various districts of the body due to the difficulty in eliminating excess fluids.

Contents of the cucumber

Kcal / 100 g: 14
Fats: 0.5 g
Protein: 0.7 g
Glucidi: 1.8 g
Fibers: 0.8 g
Cholesterol: 0
Vitamins: thiamine (vitamin B1) 0.02 mg; riboflavin (vitamin B2) 0.03 mg; niacin (vitamin B3) 0.60 mg; folic acid (vitamin B9) 9.00 mcg; vit. To tr .; vit. C: 11 mg.
Mineral salts: sodium 13 mg; potassium 140 mg; iron 0.3 mg; calcium 16 mg; phosphorus 17 mg; zinc 0.1 mg.

Use the centrifuge to lose weight

Cucumber can help you lose weight if used in a healthy and balanced diet. Just take the centrifuge in mid-morning. A true elixir of wellness and health that allows you to make the most of all the properties of this vegetable. Here’s how to prepare it.

The centrifuged cucumber detox useful for weight loss

Ingredients for one person:

  • 1 organic cucumber;
  • 1 organic pink apple;
  • 1 piece of organic ginger root

Preparation: wash the ingredients without removing the peel, then cut the apple and cucumber into chunks and put them in the centrifuge together with the ginger. Operate the appliance, collect the juice in a glass and drink immediately.

The cucumber in the kitchen

Cucumber is consumed mainly raw. Since it contains water of bitter vegetation, once you have cut the two ends of the cucumber, take one, dip it in the sea salt and rub it on the end from which it was removed with circular movements; a small amount of foam will form: removing the foam, the bitter substance will also be removed.

Cucumber and yogurt sauce

1 whole white yogurt
1 large cucumber, peeled, deprived of seeds and grated
salt
a teaspoon of garam masala (or a mix of black pepper, cardamom, cinnamon, cloves, dried coriander, nutmeg, turmeric and ground fennel seeds)
a handful of fresh mint leaves
Put the grated cucumber in a bowl and squeeze it well to remove water, yogurt, spices and let it rest for an hour in the fridge to blend the flavors. Mince the mint, pour it on the preparation and serve at the table.

Suggestions for purchase: small ones have fewer seeds

It is good to choose cucumbers with shiny and well-tended, unrepeated peel. The two ends must be firm, not soggy. Even the size of the fruit is a good criterion for assessing the quality of the product: too small or too large cucumbers can in fact be, respectively, a sign of scarce and excessive maturation. The larger fruits are also richer in seeds.

SOURCE: Riza

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Bere acqua mentre si mangiano dolci potrebbe far innalzare troppo i livelli di zucchero nel sangue, persino di più se si mangiassero più dolci contemporaneamente senza però sorseggiare nulla.

 

A dirlo sono alcuni scienziati del Suriname, in Sud America, secondo cui l’acqua aiuterebbe il corpo ad assorbire il glucosio dal cibo.

 

Se, dunque, una ricerca ci aveva detto che più si beve meno si mangiano cibi ricchi di zuccheri e grassi saturi, ora il nuovo studio evidenzierebbe piuttosto come il consumo di acqua su dolci (soprattutto ciambella riempite di gelatina) aumenta significativamente i livelli di glicemia postprandiale.

Ma perché i dolci fanno venire sete?

Sarebbe proprio il glucosio il responsabile. Quello contenuto nei dolci è in grado di rallentare il tempo impiegato dallo stomaco per svuotarsi: non arrivano liquidi all’intestino, dove possono essere assorbiti, e quindi si sente sete. Ma se si beve comunque la sete non va via: si avrà la sensazione di sete fin quando non finirà il tempo di assorbimento, ossia fino a che l’organismo non avrà utilizzato tutto il glucosio ingerito.

Per questa nuova ricerca, gli studiosi hanno testato i livelli di zucchero nel sangue in un gruppo di 35 persone che hanno mangiato una ciambella con marmellata e

  1. bevuto acqua prima,
  2. durante o dopo aver mangiato,
  3. non hanno bevuto affatto.

Le persone che bevevano insieme allo snack avevano il più alto picco di livelli di glucosio nel sangue: i loro livelli erano infatti aumentati di quasi il doppio rispetto a quelli di altri gruppi.

I livelli elevati di zucchero nel sangue sono, lo sappiamo bene, motivo di preoccupazione perché il corpo può diventare desensibilizzato e perdere la capacità di regolare adeguatamente i livelli nel sangue. E tutto ciò può portare al diabete.

È per questo che gli scienziati suggeriscono di bere prima o dopo aver mangiato e in generale di evitare di bere nello stesso momento in cui si mangia, al fine di ridurre l’impatto del consumo di zuccheri.

Un consiglio importante soprattutto per chi soffre di diabete.

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Drinking water while eating sweets could raise blood sugar levels too high, even more if you eat more sweets at the same time without siping anything.

To say it is some Suriname scientists in South America that water would help the body absorb glucose from food.

If, therefore, a research had told us that the more you drink the less you eat foods rich in sugars and saturated fats, now the new study would highlight rather how the consumption of water on sweets (especially donut filled with jelly) significantly increases blood sugar levels postprandial.

But why do sweets make you thirsty?

The glucose would be responsible. The one contained in the desserts is able to slow down the time taken by the stomach to empty: no fluids arrive to the intestine, where they can be absorbed, and then you feel thirsty. But if you drink, however, the thirst does not go away: you will have the sensation of thirst until the absorption time is over, ie until the body has used all the glucose ingested.

For this new research, scholars tested blood sugar levels in a group of 35 people who ate a donut with jam and

  1. drank water before,
  2. during or after eating, or
  3. did not drink at all.

People who drank together with the snack had the highest peak in blood glucose levels: their levels were in fact nearly twice as high as in other groups.

High blood sugar levels are, we know, a cause for concern because the body can become desensitized and lose the ability to properly regulate blood levels. And all this can lead to diabetes.

This is why scientists suggest drinking before or after eating and generally avoid drinking at the same time as eating, in order to reduce the impact of sugar consumption.

An important advice especially for those suffering from diabetes.

SOURCE: Greenme

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La melagrana, grazie al contenuto di vitamina C e antiossidanti, ha un’azione immunostimolante, ma tonifica anche ghiandole, ossa, cuore e vasi sanguigni.

 

Melagrana: grandi benefici per la salute

Se c’è un frutto utile da qui al prossimo autunno, è la melagrana: i suoi grani sono molto succosi, hanno un sapore asprigno e si possono trasformare in una gradevole bevanda antiossidante con l’ausilio di una centrifuga. Ricca di vitamine (A, C e del gruppo B) e di minerali (potassio e fosforo), la melagrana rinforza il sistema immunitario: per questo è auspicabile gustarne da qui al prossimo autunno, perché i suoi principi attivi ci preparano ad affrontare i malanni da freddo con un’azione simile a quella di un vaccino.

Melagrana: un regolatore ormonale per lui e per lei

Da poco tempo si è scoperto che la melagrana, grazie alla massiccia presenza di antiossidanti e fitoestrogeni, ha un’azione riequilibrante sul sistema ormonale ed una immunostimolante, con valenze specifiche nella donna e nell’uomo. Studi recenti hanno confermato la funzione regolatrice della melagrana sugli sbalzi d’umore tipici della menopausa e sul rafforzamento delle ossa. In caso di tumore della prostata, il succo di melagrana agirebbe addirittura da scudo contro le cellule cancerogene: lo rivela uno studio dell’Università del Wisconsin, negli Stati Uniti.

La melagrana depura il sangue

La principale proprietà della melagrana riguarda l’azione su cuore e arterie: grazie al consistente contenuto in flavonoidi è un alimento perfetto per preservare l’elasticità dei vasi sanguigni e prevenire le malattie cardiovascolari. Per un’azione specifica sull’apparato cardiocircolatorio è consigliabile l’utilizzo del succo biologico già pronto, reperibile nei migliori negozi di alimentazione naturale e nelle erboristerie. Come cura, se ne beve mezzo bicchiere alla mattina anche per 2 mesi, ripetendo sempre il ciclo a ogni cambio di stagione.

Il succo di melagrana è una scorta di sali diuretici

Il succo di melagrana si può comunque preparare anche in casa centrifugando i semi dei frutti freschi, una volta privati della parte bianca (che ha un sapore amaro). È bene consumare il succo appena fatto perché i suoi principi attivi si ossidano facilmente con l’esposizione a luce e aria. La stessa regola vale anche per il succo pronto reperibile in erboristeria: una volta versato nel bicchiere, va bevuto subito. Il succo di melagrana si usa anche come condimento al posto di salsa di soia, limone o aceto: è straricco di vitamine e potassio e depura in profondità.

Aumenta la digeribilità con insalate e carni

Aggiungiamo semi di melagrana nei piatti sia dolci che salati. Nelle macedonie di frutta e nello yogurt, per arricchire piatti a base di carne sia freddi, come il roastbeef, che caldi, come arrosti, brasati e cotture al forno. Non dimentichiamoci di aggiungere la melagrana alle insalatone miste e ai carpacci di pesce: i semi rossi danno una nota di colore, rendono il piatto più digeribile e aggiungono una piccola dose di antiossidanti in più. L’abbinamento della melagrana, che è un frutto alcalinizzante, con le proteine animali (carni, formaggi) contrasta la formazione di scorie acide che favoriscono la degenerazione dei tessuti.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The pomegranate, thanks to the content of vitamin C and antioxidants, has an immunostimulatory action, but also tones up glands, bones, heart and blood vessels.

Pomegranate: great health benefits

If there is a useful fruit from here to the next autumn, it is the pomegranate: its grains are very juicy, have a sour taste and can be transformed into a pleasant antioxidant drink with the aid of a centrifuge. Rich in vitamins (A, C and group B) and minerals (potassium and phosphorus), the pomegranate strengthens the immune system: for this reason it is desirable to taste it from here until next autumn, because its active ingredients prepare us to face the illnesses from cold with an action similar to that of a vaccine.

Pomegranate: a hormonal regulator for him and for her

It has been recently discovered that the pomegranate, thanks to the massive presence of antioxidants and phytoestrogens, has a balancing action on the hormonal system and an immunostimulant, with specific values ​​in women and men. Recent studies have confirmed the regulating function of the pomegranate on mood swings typical of menopause and strengthening of bones. In the case of prostate cancer, pomegranate juice would even act as a shield against cancer cells: a study by the University of Wisconsin in the United States reveals it.

The pomegranate cleanses the blood

The main property of the pomegranate is the action on the heart and arteries: thanks to the consistent content in flavonoids it is a perfect food to preserve the elasticity of blood vessels and prevent cardiovascular diseases. For a specific action on the cardio-circulatory system it is advisable to use the already prepared organic juice, available in the best natural food stores and in herbalist shops. As a cure, you drink half a glass in the morning even for 2 months, always repeating the cycle at each change of season.

Pomegranate juice is a stock of diuretic salts

Pomegranate juice can also be prepared at home by centrifuging the seeds of fresh fruit, once deprived of the white part (which has a bitter taste). It is good to consume the freshly made juice because its active ingredients are easily oxidized with exposure to light and air. The same rule also applies to ready-made juice in herbal medicine: once poured into the glass, it should be drunk immediately. Pomegranate juice is also used as a condiment instead of soy sauce, lemon or vinegar: it is rich in vitamins and potassium and deeply purifies.

Increases digestibility with salads and meats

We add pomegranate seeds in both sweet and savory dishes. In fruit salads and yogurt, to enrich meat dishes both cold, such as roast beef, and hot, such as roasts, braised and baked. Do not forget to add the mixed pomegranate salad and fish carpaccio: the red seeds give a note of color, make the dish more digestible and add a small dose of antioxidants more. The combination of the pomegranate, which is an alkalizing fruit, with animal proteins (meat, cheese) contrasts the formation of acid waste that favors the degeneration of the tissues.

SOURCE: Riza

 

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Uno studio del microbiologo dell’Università di New York Philip Tierno ha messo in luce un dato incontrovertibile: nel letto, insieme a noi, vive un parco botanico di batteri e funghi. Per questo le lenzuola vanno cambiate ogni sette giorni.

 

QUANTO  tempo trascorriamo sul letto? Un terzo della nostra vita, 121,6 giorni, 2920 ore. È il momento della giornata in cui ci sentiamo più al sicuro, eppure proprio in quelle ore siamo inconsapevolmente circondati da un’orda selvaggia di animali sconosciuti. No, non è il seguito del libro “Animali fantastici e dove trovarli”di J. K. Rowling, è quello che emerge da una ricerca americana in campo microbiologico.

“Sebbene ad occhio nudo non se ne scorga traccia, il nostro giaciglio riesce velocemente a trasformarsi in un “parco botanico” di batteri e funghi. E il pericolo aumenta se i microscopici organismi vengono lasciati troppo a lungo tra le pieghe delle lenzuola”, spiega Philip Tierno, un microbiologo dell’Università di New York, al Business Insider.

Come evitarlo ed insieme eliminare questo esercito invisibile? C’è un modo semplice e alla portata di tutti:  la biancheria deve essere cambiata e lavata una volta a settimana. Se ci dimentichiamo o trascuriamo di farlo, c’è un’elevata probabilità di ammalarsi.

Cerchiamo di capire le ragioni, a parte quelle del buon senso. Ogni anno in media gli esseri umani producono 98 litri di sudore nel letto, ma nei periodi estivi, quando fuori è caldo ed umido, l’umidità si trasforma in quello che gli scienziati chiamano “l’ambiente ideale per le colture di funghi”. In un recente studio in cui è stato esaminato il livello di contaminazione da funghi nei letti, è stato scoperto che anche i cuscini, che siano sintetici o di piuma, posso contenerne tra i 4 e i 17 tipi differenti. E questo, evidentemente, è un problema.

Se al guanciale e alle lenzuola si aggiungono poi i batteri “estranei” come il pelo di animale, il polline, la polvere, la lanugine, resti di terra o parti del tessuto di cui sono fatte le lenzuola, Tierno non ha dubbi: queste “sporcizie” si fanno sempre più invadenti – batteriologicamente parlando – mano a mano che continuiamo ad usarle. Senza tralasciare un’altra particolarità: le lenzuola sporche possono provocare fastidiosi starnuti, visto che i microbi sono così vicini a naso e bocca da essere respirati.

“Anche se naturalmente non si soffre di allergie – afferma Tierno – si può incorrere ad una reazione allergica”. Il microbiologo di New York scende ancor più nello specifico facendo un esempio esemplificativo: “Se toccassi feci di cane per strada, ti laveresti la mano. Fai la stessa cosa per il tuo letto”.

In conclusione se si riuscisse a vedere cosa c’è sopra il letto ogni volta che ci stendiamo anche solo per un pisolino, la domanda sorgerebbe spontanea: “Che sia meglio dormire per terra?”

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A study by the New York University’s microbiologist Philip Tierno has revealed an incontrovertible fact: in the bed, together with us, lives a botanical park of bacteria and fungi. This is why sheets have to be changed every seven days.

How much time do we spend on the bed? A third of our life, 121.6 days, 2920 hours. It is the moment of the day when we feel safer, and yet in those hours we are unknowingly surrounded by a wild horde of unknown animals. No, it is not the continuation of the book “Fantastic animals and where to find them” by J. K. Rowling, it is what emerges from an American research in the microbiological field.

“Although no trace is visible to the naked eye, our bed can quickly turn into a” botanical park “of bacteria and fungi, and the danger increases if the microscopic organisms are left for too long in the folds of the sheets”, explains Philip Tierno, a University of New York microbiologist, at the Business Insider.

How to avoid it and eliminate this invisible army together? There is a simple way for everyone: the linen must be changed and washed once a week. If we forget or neglect to do so, there is a high probability of getting sick.

We try to understand the reasons, apart from those of common sense. Every year, on average, humans produce 98 liters of sweat in the bed, but in the summer, when it is hot and humid outside, humidity turns into what scientists call “the ideal environment for mushroom crops”. In a recent study examining the level of fungal contamination in beds, it was discovered that even the cushions, which are synthetic or feather, can contain between 4 and 17 different types. And this, obviously, is a problem.

If you add to the pillow and sheets the “foreign” bacteria such as animal hair, pollen, dust, fluff, earth or parts of the fabric of which the sheets are made, Tierno has no doubts: these ” dirt “are becoming more and more invasive – bacteriologically speaking – as we continue to use them. Without forgetting another peculiarity: dirty sheets can provoke annoying sneezes, since the microbes are so close to the nose and mouth to be breathed.

“Although naturally you do not suffer from allergies – says Tierno – you can incur an allergic reaction”. The microbiologist from New York goes down even more specifically by giving an example: “If you touched dog feces on the street, you would wash your hand, do the same for your bed”.

In conclusion, if we could see what is on the bed every time we lay down even for a nap, the question would arise spontaneously: “Is it better to sleep on the floor?”

SOURCE:  Salute della Repubblica

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Il digiuno intermittente è un metodo naturale di alimentarsi che è stato praticato per migliaia di anni in tutti gli angoli del pianeta. Solo con la modernità e la presenza costante di cibo, il digiuno intermittente è scomparso per lasciar posto alle malattie del benessere come obesità, diabete, problemi di cuore, colesterolo, pressione, infiammazioni croniche e cancro.

Oggi la scienza conferma l’efficacia del digiuno: basta non mangiare per 16 ore per innescare dei processi benefici in tutto il corpo, dal cervello, al cuore fino a fermare la crescita del cancro. Gli studiosi affermano che c’è un aumento circa del 40% della longevità.

Il digiuno intermittente 16/8

Il digiuno intermittente consiste nell’astenersi dal cibo per una fascia oraria di almeno 16 ore e può essere praticato una volta alla settimana oppure ogni giorno.

Il digiuno intermittente 16/8 consiste infatti nel concentrare l’assunzione di cibo in una fascia oraria di 8 ore e digiunare per le restanti 16 ore. Ecco alcuni esempi pratici di digiuno intermittente 16/8:
  • Mangiare nella fascia dalle 7 alle 15. Si fa colazione, pranzo, magari merenda, e poi si salta la cena. Il giorno dopo si fa colazione e sono passate 16 ore in cui si è digiunato, quindi è abbastanza semplice, praticamente basta saltare un pasto.
  • Mangiare nella fascia dalle 13 alle 21. Molte persone preferiscono saltare la colazione e fare pranzo e cena, magari anche perché gli risulta più comodo per le loro abitudini lavorative. Io preferiscono il primo metodo in cui si salta la cena dato che mi piace andare a letto a stomaco vuoto.

Puoi scegliere e personalizzare la fascia oraria di assunzione del cibo che preferisci in base alle tue esigenze, abitudini e stile di vita. L’importante è che il digiuno sia di almeno 16 ore.

Durante il digiuno è concesso di bere acqua, preferibilmente calda. Alcuni assumono anche caffè e tisane durante il digiuno, ma è preferibile assumere solo acqua.

Perché digiunare almeno 16 ore

La motivazione è di tipo scientifico. Sono necessarie almeno 16 ore per finire le scorte di glucosio e per far passare il metabolismo da brucia-zuccheri a brucia-chetoni ovvero il nostro organismo entra in uno stato chiamato di chetosi. 

AdvertisementGeneralmente, quando il corpo viene nutrito, è impegnato a digerire e assorbire il cibo che hai mangiato. Questo di solito dura 3-4 ore, e durante questo periodo è molto difficile per il corpo bruciare grassi poiché i livelli di insulina sono particolarmente alti. Quando la digestione è finita, il corpo entra in una fase chiamata stato post-assorbimento, il che significa che non sta digerendo e processando alcun cibo. Durante lo stato di post-assorbimento, si assiste ad una diminuzione della secrezione di insulina e aumento dell’ormone glucagone. Il corpo generalmente fa affidamento sull’energia immagazzinata nello stato precedente, principalmente dal glicogeno epatico (carboidrati immagazzinati nel fegato).

Se si continua a digiunare per circa 16 ore dall’ultimo pasto (ovvero circa 12 ore dopo la fine dalla digestione) il corpo entra nello stato di chetosi. Questo accade quando la fornitura di glucosio dal glicogeno immagazzinato inizia a diminuire e l’ossidazione degli acidi grassi contribuisce molto più energia rispetto ai carboidrati immagazzinati. L’aumento dell’ossidazione degli acidi grassi, o meglio i corpi chetonici, è uno dei motivi principali per cui le persone effettuano il digiuno intermittente.

Benefici del digiuno intermittente

Nello stato di chetosi accadono dei veri miracoli terapeutici:

  • Vengono consumate le riserve di grasso
  • Eliminazione delle tossine (accumulate nel tessuto adiposo)
  • Attivazione dell’autofagia
  • Rigenerazione cellulare
  • Riduce l’infiammazione cronica
  • Diminuzione del colesterolo
  • Migliora la sensibilità all’insulina
  • Protezione contro malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson
  • Miglioramento della memoria e delle funzioni cognitive
  • Contrasta la progressione del cancro
  • Riduzione del rischio di cancro
  • Potenzia il sistema immunitario proteggendo il corpo da virus, influenza, intossicazioni, funghi, batteri
  • Riduce del 58% il rischio di sviluppare patologie cardiache
  • Riduce del 50% il rischio di sviluppare il diabete

Il digiuno terapeutico nell’antichità

Il digiuno terapeutico, ovvero astenersi dal cibo per curare il corpo e la mente, non è una pratica moderna: già dai tasti antichi sappiamo che Platone, Socrate e Plutarco lo praticavano perché ritenevano che migliorasse le loro prestazioni fisiche e mentali.

Gli arabi e gli egiziani lo consigliavano come cura per tutte le malattie. Anche nelle tradizioni religiose ed esoteriche il digiuno è visto come una tecnica utile per riconnettersi al divino. La religione islamica prevede un mese di Ramadam ogni anno d’estate in cui si digiuna dall’alba al tramonto, quindi per circa 16 ore.

Nel vangelo cristiano troviamo diversi riferimenti al digiuno. In Matteo 4, 1-11 si legge che Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti alla fine ebbe fame. Il tentatore gli disse: «Se sei figlio di Dio fa che queste pietre siano pane». Egli rispose: «Non di pane soltanto vivrà l’uomo».

Bisogna anche sottolineare che in passato il digiuno per molti non era una scelta ma una necessità. Basta andare indietro di soli 100 anni per accorgersi che non sempre c’erano scorte di cibo presenti, che i raccolti potevano andare male, gli animali allevati potevano ammalarsi, le guerre portavano carestia. E quando l’uomo nel Paleolitico era un cacciatore/raccoglitore poteva passare dei giorni tra quando veniva cacciata una preda e l’altra. Insomma l’uomo si è evoluto di pari passo col digiuno, e l’abbondanza moderna ha interrotto questo connubio.

Rischi e controindicazioni del digiuno intermittente

Il digiuno intermittente di 16 o 24 ore è considerato molto più sicuro e facile da eseguire rispetto ad un digiuno più lungo che richiede invece il controllo medico. Tuttavia il digiuno intermittente in alcune persone non perfettamente in salute può provocare dei disturbi. Coloro che hanno livelli di cortisolo alti, ovvero ghiandole surrenali affaticate per via di una vita stressante o magari traumi precedenti, è bene che evitino il digiuno. Analogamente coloro che hanno valori troppo alti o bassi di glicemia, o glicemia instabile, è bene che evitino il digiuno. Infatti in presenza di cortisolo e/o glicemia fuori dalla norma, il corpo non riesce a stabilizzare i livelli di glucosio a digiuno dando sintomi come:

  • stanchezza improvvisa
  • senso di svenimento
  •  secchezza delle fauci
  • secchezza degli occhi
  • irritabilità
  • rabbia o ansietà

Queste persone dovrebbero fare invece pasti più frequenti del normale, anche ogni 2-3 ore, per normalizzare i loro valori. Ovviamente bisogna avere una dieta sana senza zucchero e farine bianche, prodotti da forno, e in generale senza cibi ad alto indice glicemico. L’assunzione di erbe adattogene che abbassano lo stress come Rodiola e Ashwagandha è anche altamente consigliato. Un integratore di cromo può essere utile per aiutare a stabilizzare la glicemia. Quando glicemia e cortisolo si sono stabilizzati allora è possibile intraprendere un digiuno.

 

Considerazioni sul digiuno intermittente

Una review condotta da Valter Longo e Mark Mattson, due pionieri sugli studi del digiuno nel mondo, affermano nell’abstract della ricerca:

  • Il digiuno è praticato da millenni, ma solo recentemente alcuni studi hanno gettato luce sul suo ruolo nelle risposte cellulari adattive che riducono il danno ossidativo e l’infiammazione, ottimizzano il metabolismo energetico e rafforzano la protezione cellulare. Negli eucarioti inferiori, il digiuno cronico prolunga in parte la longevità riprogrammando le vie metaboliche e di resistenza allo stress. Nei roditori il digiuno intermittente o periodico protegge da diabete, tumori, malattie cardiache e neurodegenerazione, mentre nell’uomo aiuta a ridurre l’obesità, l’ipertensione, l’asma e l’artrite reumatoide. Pertanto, il digiuno ha il potenziale di ritardare l’invecchiamento e aiutare a prevenire e curare le malattie riducendo al minimo gli effetti collaterali causati da interventi dietetici cronici.

Astenersi totalmente dal cibo per 24 ore alla settimana produce enormi vantaggi per il corpo. Un recente studio effettuato dall’Intermountain Medical Center di Murray, nello Utah, e presentato al congresso annuale nel 2011 dell’American College of Cardiology, conferma che un semplice digiuno di 24 ore, meglio se ripetuto periodicamente, per esempio una volta alla settimana, fa aumentare la resistenza del corpo, consuma più colesterolo, riduce il numero delle cellule adipose e, non ultimo,diminuisce il rischio di diabete e malattie del cuore e può arrestare il cancro.

Il Dr. Paul Jaminet riguardo il digiuno afferma:

  • Il digiuno intermittente quotidiano aiuta ad “uccidere” molti patogeni (autofagia) e probabilmente aumenta la longevità e migliora la salute. Il digiuno è un modo efficace di migliorare l’immunità contro i patogeni intracellulariCredo che un digiuno di 16 ore sia la cosa migliore. E’ abbastanza breve da poter essere ripetuto quotidianamente, ma abbastanza lungo da provocare la morte di molti agenti patogeni dannosi.”

La popolazione dei Kitivan (Papua e Nuova Guinea), che è solita digiunare quotidianamente, è nota per la sua assenza di malattie. L’unico e il principale pasto cucinato della giornata è al tramonto, dopo che le attività di giardinaggio sono state completate, e generalmente è composto da patate dolci, taro ed occasionalmente pesce, selvaggina, maiale o uova di pesce. Durante il giorno, mango, banane, cocco ed il suo latte possono essere consumate durante il lavoro.

Il Dott. Mark Mattson e tantissimi altri scienziati americani ed europei – fra loro c’è anche un italiano, Luigi Fontana – hanno pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences un lungo articolo per ricordare alla comunità scientifica i vantaggi e le basi teoriche del digiuno.

Le ricerche affermano gli effetti positivi a livello cardiovascolare, riducendo addirittura del 58% il rischio di patologie cardiache e del 50% lo sviluppo di diabete.

Basta astenersi dal cibo per 24 ore perché nel cervello si formino nuovi neuroni. L’analisi del cervello delle cavie sottoposte al digiuno ha mostrato perfino migliori connessioni sinaptiche ovvero le connessioni tra i neuroni. 

Stare un po’ senza mangiare fra l’altro riduce l’infiammazione, migliora la risposta immunitaria e potenzia la capacità delle cellule di liberarsi da sostanze di scarto. E non basta, il digiuno rallenta persino la crescita dei tumori, almeno nei topi: anche le cellule del cancro hanno bisogno di energia ma non possono farlo durante il digiuno, dato che l’energia proviene dai chetoni e non dal glucosio.

Un team di ricercatori del National Institute on Ageing di Baltimora, asserisce che periodi brevi e ciclici di digiuni proteggerebbero il cervello da malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.

Durante il digiuno, i soggetti, inoltre, producevano una maggiore quantità dell’ormone della crescita (Gh), capace di svolgere un’azione di protezione sui muscoli e sul bilancio metabolico.

Conclusione

Perché il digiuno è così benefico? L’uomo non si è evoluto mangiando 3 pasti al giorno più gli spuntini, l’uomo probabilmente mangiava solo la sera e non tutte le sere, dopo che aveva passato la giornata a procurarsi il cibo e tornava al villaggio a condividerlo con gli altri membri della comunità. Inoltre la nostra alimentazione così spesso ricca di cibi artificiali pieni di sostanze chimiche che si accumulano nel corpo, le errate combinazioni dei cibi che producono fermentazioni e putrefazioni, rende necessario un periodo di purificazione.

Io pratico il digiuno con succhi/frullati di frutta e verdura ogni domenica e i risultati sono evidenti. Se avete paura di morire di fame e dai crampi allo stomaco potrete sorprendervi nel mettervi alla prova.

Coloro che soffrono di diabete o stanchezza surrenale non possono eseguire il digiuno completo, ma sotto la guida di un medico possono praticare il semi-digiuno.

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Intermittent fasting is a natural method of feeding that has been practiced for thousands of years in all corners of the planet. Only with modernity and the constant presence of food, intermittent fasting has disappeared to make way for diseases of well-being such as obesity, diabetes, heart problems, cholesterol, pressure, chronic inflammation and cancer.

Today science confirms the efficacy of fasting: just do not eat for 16 hours to trigger beneficial processes throughout the body, from the brain to the heart to stop the growth of cancer. Scholars say that there is an increase of about 40% in longevity.

Intermittent fasting 16/8

Intermittent fasting consists in refraining from food for a time slot of at least 16 hours and can be practiced once a week or every day.

Intermittent fasting 16/8 consists in concentrating food intake in an 8-hour time band and fasting for the remaining 16 hours. Here are some practical examples of intermittent fasting 16/8:

Eat in the range from 7 to 15. You have breakfast, lunch, maybe a snack, and then you skip dinner. The next day we have breakfast and 16 hours have passed in which we are fasted, so it is quite simple, practically enough to skip a meal.
Eat in the range from 13 to 21. Many people prefer to skip breakfast and have lunch and dinner, perhaps because it is more convenient for their work habits. I prefer the first method in which you skip dinner because I like going to bed on an empty stomach.
You can choose and customize the time slot of food intake you prefer based on your needs, habits and lifestyle. The important thing is that the fast is at least 16 hours.

During fasting it is allowed to drink water, preferably hot. Some also take coffee and herbal teas during the fast, but it is preferable to take only water.

Why fast at least 16 hours

The motivation is scientific. It takes at least 16 hours to finish the glucose stocks and to pass the metabolism from burning-sugars to burning-ketones or our body enters a state called ketosis.

Generally, when the body is fed, it is busy digesting and absorbing the food you ate. This usually lasts 3-4 hours, and during this period it is very difficult for the body to burn fat because insulin levels are particularly high. When the digestion is over, the body enters a phase called post-absorption state, which means it is not digesting and processing any food. During post-absorption, there is a decrease in insulin secretion and an increase in the hormone glucagon. The body generally relies on energy stored in the previous state, mainly from hepatic glycogen (carbohydrates stored in the liver).
If you continue to fast for about 16 hours after the last meal (ie about 12 hours after the end by digestion) the body enters the state of ketosis. This happens when the supply of glucose from stored glycogen begins to decrease and the oxidation of fatty acids gives more energy than stored carbohydrates. Increasing the oxidation of fatty acids, or better the ketone bodies, is one of the main reasons why people perform intermittent fasting.

Benefits of intermittent fasting

In the state of ketosis there are true therapeutic miracles:

  • Fat reserves are consumed
  • Elimination of toxins (accumulated in adipose tissue)
  • Activation of autophagy
  • Cell regeneration
  • Reduces chronic inflammation
  • Cholesterol decrease
  • Improves insulin sensitivity
  • Protection against neurodegenerative diseases such as Alzheimer’s and Parkinson’s
  • Improvement of memory and cognitive functions
  • Counteracts the progression of cancer
  • Reduction of cancer risk
  • Enhances the immune system protecting the body from viruses, flu, intoxications, fungi,
  • bacteria
  • Reduces the risk of developing heart disease by 58%
  • Reduces the risk of developing diabetes by 50%

Therapeutic fasting in antiquity

Therapeutic fasting, that is, refraining from food to cure the body and mind, is not a modern practice: from the ancient keys we know that Plato, Socrates and Plutarch practiced it because they thought it would improve their physical and mental performance.

The Arabs and the Egyptians advised him as a cure for all diseases. Even in religious and esoteric traditions, fasting is seen as a useful technique to reconnect to the divine. The Islamic religion provides a month of Ramadam every year in the summer when you are fasting from dawn to dusk, then for about 16 hours.

In the Christian gospel we find different references to fasting. In Matthew 4: 1-11 we read that Jesus was led to the desert to be tempted by the devil. And after fasting 40 days and 40 nights, he was hungry at the end. The tempter said to him, “If you are a son of God, let these stones be bread.” He replied: “Not only will man live on bread.”

It must also be stressed that in the past fasting for many was not a choice but a necessity. Just go back only 100 years to realize that there were not always present food stocks, that the crops could go wrong, the animals raised could get sick, the wars were famine. And when the man in the Paleolithic era was a hunter / gatherer could spend days between when one prey and another was hunted. In short, man has evolved hand in hand with fasting, and modern abundance has interrupted this union.

Risks and contraindications of intermittent fasting

Intermittent fasting of 16 or 24 hours is considered much safer and easier to perform than a longer fast that requires medical supervision instead. However, intermittent fasting in some people who are not perfectly healthy may cause disturbances. Those who have high levels of cortisol, or tired adrenal glands due to a stressful life or even previous traumas, should avoid fasting. Similarly, those who have too high or low blood sugar or unstable blood glucose levels should avoid fasting. In fact, in the presence of out-of-norm cortisol and / or blood sugar, the body can not stabilize fasting glucose levels, giving symptoms such as:

  • sudden tiredness
  • sense of fainting
  • dry mouth
  • dry eyes
  • irritability
  • anger or anxiety

Instead, these people should take more frequent meals than usual, even every 2-3 hours, to normalize their values. Of course you need to have a healthy diet without sugar and white flours, baked goods, and in general without foods with a high glycemic index. The intake of adaptogenic herbs that lower stress such as Rodiola and Ashwagandha is also highly recommended. A chromium supplement can be helpful to help stabilize blood sugar. When blood sugar and cortisol have stabilized then it is possible to undertake a fast.

Considerations on intermittent fasting

A review conducted by Valter Longo and Mark Mattson, two pioneers of fasting studies worldwide, states in the research abstract:

Fasting has been practiced for millennia, but only recently have some studies shed light on its role in adaptive cellular responses that reduce oxidative damage and inflammation, optimize energy metabolism and strengthen cellular protection. In the lower eukaryotes, chronic fasting prolonged longevity partly by reprogramming the metabolic and stress-resistance pathways. In rodents intermittent or periodic fasting protects against diabetes, tumors, heart disease and neurodegeneration, while in humans it helps to reduce obesity, hypertension, asthma and rheumatoid arthritis. Therefore, fasting has the potential to delay aging and help prevent and treat diseases by minimizing the side effects caused by chronic dietary interventions.

Refraining from food for 24 hours a week produces enormous benefits for the body. A recent study by the Intermountain Medical Center in Murray, Utah, and presented at the American College of Cardiology’s annual congress in 2011, confirms that a simple 24-hour fast, preferably repeated periodically, for example once a week, increases the body’s resistance, consumes more cholesterol, reduces the number of fat cells and, not least, decreases the risk of diabetes and heart disease and can stop cancer.

Dr. Paul Jaminet says about fasting:

  • “Intermittent daily fasting helps to” kill “many pathogens (autophagy) and probably increases longevity and improves health. Fasting is an effective way of improving immunity against intracellular pathogens. I believe that a 16-hour fast is the best thing. It is short enough to be repeated daily, but long enough to cause the death of many harmful pathogens. “

The Kitivan population (Papua and New Guinea), which is used to fast daily, is known for its absence of disease. The only and the main cooked meal of the day is at sunset, after the gardening activities have been completed, and generally consists of sweet potatoes, taro and occasionally fish, game, pork or fish eggs. During the day, mango, bananas, coconut and milk can be consumed during work.

Dr. Mark Mattson and many other American and European scientists – among them there is also an Italian, Luigi Fontana – have published a long article on Proceedings of the National Academy of Sciences to remind the scientific community of the advantages and the theoretical foundations of the fasting.

The research affirms the positive effects on the cardiovascular level, reducing the risk of heart disease by up to 58% and the development of diabetes by 50%.

Just abstain from food for 24 hours for new neurons to form in the brain. Brain analysis of mice subjected to fasting showed even better synaptic connections or connections between neurons.

Staying a little without eating also reduces inflammation, improves the immune response and enhances the ability of cells to get rid of waste substances. It is not enough, fasting even slows the growth of tumors, at least in mice: even cancer cells need energy but can not do it during the fast, since the energy comes from ketones and not from glucose.

A team of researchers at the National Institute on Ageing in Baltimore asserts that short and fast periods of fasting would protect the brain from neurodegenerative diseases such as Alzheimer’s and Parkinson’s.

Moreover, during fasting, the subjects produced a greater quantity of the growth hormone (GH), capable of performing a protective action on the muscles and on the metabolic balance.

Conclusion

Why is fasting so beneficial? The man did not evolve eating 3 meals a day plus snacks, the man probably ate only in the evening and not every night, after he had spent the day getting food and going back to the village to share it with the other members of the community. In addition, our diet so often rich in artificial foods full of chemicals that accumulate in the body, the wrong combinations of foods that produce fermentations and putrefactions, requires a period of purification. I practice fasting with fruit / vegetable juices / smoothies every Sunday and the results are obvious. If you are afraid of starvation and stomach cramps you may be surprised to test yourself.

Those suffering from diabetes or adrenal fatigue can not complete the fast, but under the guidance of a doctor they can practice semi-fasting.

SOURCE: Dionidream

 

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L’argento colloidale è un integratore eccellente anche a bassi dosaggi e ha davvero moltissime proprietà e benefici: scopri tutti gli usi dell’argento colloidale

Nei tempi antichi, quando ancora non esistevano i farmaci di sintesi e i guaritori preparavano da sé polveri e pozioni curative, era d’uso comune disporre sul fondo delle fontanelle sorgive dei giardini privati e delle cascine più ricche alcuni pezzetti d’argento grezzo, per mantenere l’acqua pura e prevenire la diffusione di morbi e infezioni. Per lo stesso motivo nelle corti di nobili e ricchi i cibi venivano sempre conservati e serviti in vasi, vassoi e piatti del prezioso metallo al fine di evitare che imputridissero, facendo ammalare chi li consumava.

Col tempo l’uso è andato perdendosi, ma già tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 erano reperibili nelle farmacie preparazioni di argento colloidale sia come disinfettante che per curare infezioni virali e batteriche e malattie fungine, ma anche per riattivare i tessuti invecchiati. La sua carica antibatterica è tale che ancora oggi l’argento è considerato uno dei più potenti disinfettanti naturali, tanto che i filtri di riciclaggio dei serbatoi d’acqua, sulle navicelle spaziali, sono proprio d’argento.

Con l’avvento degli antibiotici i preparati disinfettanti a base d’argento sono caduti in disuso, sopravvivendo in parte solo nella medicina tradizionale etnica, ma negli ultimi anni sono tornati ad essere considerati un valido presidio, grazie anche all’allarmante aumento dei casi di antibiotico-resistenza, che lasciano i malati indifesi contro numerose infezioni. In particolare, l’argento colloidale si è dimostrato un validissimo rimedio per la pelle, sia per scongiurare pericolose infezioni negli ustionati che per riattivare il metabolismo dei tessuti cutanei danneggiati.

Argento colloidale: la riscoperta

A riscoprirne le proprietà terapeutiche, in particolare, fu un medico americano, il dottor Carl Moyer del Washington Department of Surgery, che negli anni ’70 dimostrò come l’argento colloidale fosse in grado di inattivare gli enzimi che permettono agli agenti patogeni di sopravvivere. Le sue conclusioni furono poi confermate da numerosi sperimentatori, tra cui il professor Robert Becker, della Syracuse University of New York , che sperimentò con successo l’uso dell’argento colloidale contro svariate infezioni, tra cui riniti, bronchiti, tonsilliti, otiti, blefariti, infezioni vaginali, candidosi e numerose patologie batteriche e virali. Dalla massa di studi clinici è risultato che l’argento colloidale sarebbe in grado di inibire oltre 650 ceppi virali o batterici, molti dei quali resistenti agli antibiotici.

Argento colloidale: cos’è e come funziona

L’argento colloidale consiste in una sospensione di microparticelle d’argento puro dotate di carica ionica positiva, finemente disperse in un liquido neutro, con una concentrazione che varia mediamente tra 10 e 20 parti per milione. Il suo potere antibatterico deriva dal fatto che, in presenza di organismi anaerobici nocivi, gli ioni d’argento si legano alla loro parete cellulare e la penetrano, inibendone le funzioni vitali, mentre sui virus esercitano un’azione ossidante che li rende inerti.

Attualmente in Italia l’argento colloidale è consentito solo per uso esterno, benché in molti altri paesi possa tranquillamente essere assunto, come da noi in passato, anche per via interna. In ogni caso è bene consultarsi con il medico curante prima dell’assunzione.

Argento colloidale: guida all’utilizzo

L’argento colloidale è reperibile in commercio in numerose forme, sia per produrre garze e cerotti medicati che come spray, in collirio e nelle creme cosmetiche o curative, da usare in caso di ustioni, ferite, acne, verruche, dermatosi ed eczemi, collirio, compresse, e per riattivare il metabolismo dei tessuti. Le sue qualità sono molto apprezzate anche dalla cosmesi moderna, che lo considera un eccellente ingrediente per creme anti-age e per restituire turgore e luminosità alle pelli sciupate e danneggiate.

Utile anche in caso di scottature, tagli o ferite, eritemi, micosi delle unghie: in tutti questi casi si può scegliere di applicare qualche goccia di argento colloidale sulla zona interessata dal problema lasciandolo agire qualche minuto oppure fare dei veri e propri impacchi applicandolo con una garza fermata con un cerotto in modo da lasciare agire per più tempo l’argento in loco.

Argento colloidale: proprietà

Le sue proprietà antibatteriche, antibiotiche e antifungine rendono l’argento colloidale un valido presidio da tenere a portata di mano. Utile in tutti i casi di infezioni alla pelle, alle orecchie, agli occhi o nel trattamento del raffreddore, può essere applicato sul petto (o assunto per via orale su indicazione del medico curante) in tutti i casi di influenza, bronchiti e in tutte le infezioni – tra cui candidosi e cistiti. Il suo elevato potere antinfiammatorio lo rende utile anche contro i dolori artritici.

Argento collloidale: controindicazioni

Usato esternamente l’argento colloidale non presenta controindicazioni, anche se è sempre bene controllare che sia un prodotto preparato da marchi affidabili, per non incorrere in contraffazioni. Per uso interno è sempre consigliabile affidarsi al medico per evitare possibili interazioni con altri farmaci, reazioni allergiche ecc.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Colloidal silver is an excellent supplement even at low doses and has very many properties and benefits: discover all the uses of colloidal silver

In ancient times, when the drugs did not yet exist, the synthesis and the healers prepared powders and healing potions, it was common to have some private gardens and some richer silver pieces on the bottom of the spring fountains. pure water and prevent the spread of diseases and infections. For the same reason, in the courts of nobles and rich foods were always stored and served in vases, trays and plates of precious metal in order to prevent them from rotting, making those who consumed them sick.

Over time, use has been lost, but already in the late nineteenth and early twentieth century colloidal silver preparations were available in pharmacies as both disinfectant and to treat viral and bacterial infections and fungal diseases, but also to reactivate the tissues aged. Its antibacterial charge is such that even today silver is considered one of the most powerful natural disinfectants, so much so that the water tank recycling filters, on the spacecraft, are really silver.

With the advent of antibiotics, silver-based disinfectant preparations have fallen into disuse, only partly surviving in traditional ethnic medicine, but in recent years have returned to be considered a valid garrison, thanks to the alarming increase in cases of antibiotic-resistance, which leave the defenseless patients against numerous infections. In particular, colloidal silver proved to be a very valid remedy for the skin, both to avoid dangerous infections in burns and to reactivate the metabolism of damaged skin tissues.

Colloidal silver: the rediscovery

To rediscover its therapeutic properties, in particular, was an American doctor, Dr. Carl Moyer of the Washington Department of Surgery, who in the 1970s demonstrated how colloidal silver was able to inactivate the enzymes that allow pathogens to survive. His conclusions were then confirmed by several experimenters, including Professor Robert Becker, of Syracuse University of New York, who successfully tested the use of colloidal silver against various infections, including cuirinitis, bronchitis, tonsillitis, otitis, blepharitis, vaginal infections, candidiasis and numerous bacterial and viral diseases. From the mass of clinical studies it has been found that colloidal silver would be able to inhibit over 650 viral or bacterial strains, many of them resistant to antibiotics.

Colloidal silver: what it is and how it works

Colloidal silver consists of a suspension of pure silver microparticles with positive ionic charge, finely dispersed in a neutral liquid, with a concentration that varies on average between 10 and 20 parts per million. Its antibacterial power comes from the fact that, in the presence of harmful anaerobic organisms, the silver ions bind to their cell wall and penetrate it, inhibiting its vital functions, while on the viruses exert an oxidizing action that renders them inert.

Currently in Italy colloidal silver is allowed only for external use, although in many other countries it can safely be hired, as we have in the past, also internally. In any case it is good to consult with the attending physician before taking it.

Colloidal silver: guide to use

Colloidal silver can be found on the market in many forms, both to produce medicated and spray gauze and patches, in eye drops and in cosmetic or curative creams, to be used in case of burns, wounds, acne, warts, dermatoses and eczema, eye drops , tablets, and to reactivate tissue metabolism. Its qualities are also highly appreciated by modern cosmetics, which considers it an excellent ingredient for anti-aging creams and to restore turgidity and brightness to damaged and damaged skin.

Also useful in case of burns, cuts or wounds, rashes, nail fungus: in all these cases you can choose to apply a few drops of colloidal silver on the area affected by leaving it to act a few minutes or make real compresses applying it with a gauze stop with a bandage so as to leave the silver on site for longer.

Colloidal silver: property

Its antibacterial, antibiotic and antifungal properties make colloidal silver a valid garrison to keep close at hand. Useful in all cases of infections to the skin, ears, eyes or the treatment of colds, it can be applied on the chest (or taken orally on the indication of the attending physician) in all cases of flu, bronchitis and in all infections – including candidiasis and cystitis. Its high anti-inflammatory power also makes it useful against arthritic pain.

Colloidal silver: contraindications

Externally used colloidal silver has no contraindications, although it is always good to check that it is a product prepared by reputable brands, so as not to incur counterfeits. For internal use it is always advisable to rely on the doctor to avoid possible interactions with other drugs, allergic reactions etc.

 

SOURCE: Riza

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La curcuma è una delle spezie più efficaci per la nostra salute e il benessere, ricca di proprietà e benefici: ecco come utilizzarla nel modo più sicuro ed efficace.

 

La curcuma: cos’è

La curcuma è una spezia dal colore giallo-arancio e dall’aroma penetrante, molto utilizzata nella cucina indiana. Si ricava dalla polverizzazione del rizoma ( un fusto carnoso simile a una radice) dellacurcuma longa, pianta tropicale indiana appartenente alla stessa famiglia delle Zingiberacee, la stessa dello zenzero. Il termine curcuma trae origini dalla lingua sanscrita “kum-kuma” e dall’arabo “kour-koum“, che significa appunto zafferano, per via della sua somiglianza con la più preziosa spezia, dello stesso giallo vivo, ma dall’aroma differente. In Occidente la si utilizza soprattutto in cucina, nell’alimentazione sana e naturale e come integratore dalle numerose proprietà.

Curcuma: come viene utilizzata dalle medicine tradizionali

La curcuma viene usata da migliaia di anni nella medicina tradizionale cinese e nell’ayurveda come rimedio dalle numerose proprietà. Nella medicina tradizionale cinese viene utilizzata per riequilibrare i meridiani di stomacomilza e fegato, inoltre secondo questa medicina tradizionale rende il sangue più fluido e cura i disturbi femminili. L’antica medicina indiana, l’ayurveda, utilizza questa spezia per far fluire l’energia eliminando scorie e tossine e la consiglia la mattina a digiuno, diluendone un cucchiaino nell’acqua, come rimedio detox. In questi ultimi anni, la curcuma è stata oggetto di numerosi studi scientifici che non solo hanno confermato le proprietà individuate dalle antiche medicine, ma ne hanno anche scoperte di nuove.

Curcuma: proprietà e benefici

La curcuma svolge soprattutto tre funzioni benefiche per la salute:

  1. antinfiammatoria
  2. antiossidante
  3. immunostimolante
  • Da queste tre azioni derivano tutte le proprietà e i benefici che fanno sì che, il rizoma della curcuma e i suoi estratti, siano utili per contrastare le malattie infiammatorie croniche (da quelle intestinali alle articolari), per riequilibrare l’apparato digerente, contribuendo alla salute di stomacofegato – che disintossica in profondità – e intestino e contrastando la formazione di colesterolo LDL (“cattivo”) a livello della ghiandola epatica. Insieme, le sue funzioni agiscono anche sulla prevenzione di alcune forme tumorali, così come sulla salute del cervello e del cuore.
  • Come antinfiammatorio, la spezia è utile in caso di dolori muscolo scheletrici e le infiammazioni tipiche di artrite e artrosi, così come in presenza di dolori mestrualicolite, cefalea ed emicrania, fibromialgia. Inoltre, facilita l’eliminazione del grasso addominale, resa difficile dallo stato infiammatorio prodotto dalle stesse cellule adipose.
  • Come antiossidante, si rivela utile nella prevenzione dell’invecchiamento precoce e di tutti i disturbi che l’accompagnano, compreso il rallentamento del metabolismo che porta a prendere peso più facilmente dopo una certa età.
  • L’azione immunostimolante si rivela invece utile per rafforzare le difese dell’organismo, proteggendolo dall’attacco di batteri, virus ed altri elementi dannosi.

Curcuma: i principi attivi che la rendono eccezionale

È soprattutto la curcumina, un elemento antiossidante che dà il tipico colore al rizoma, la responsabile di tutte le proprietà benefiche della spezia: ogni 10g di polvere ne possono contenere da 2 a 8g. La curcumina fu individuata per la prima volta nel 1842, dagli scienziati Vogel e Pelletier, che le diedero il nome.

Curcuma: disturbi e malattie che traggono beneficio dal suo impiego

  1. Diabete: la curcumina potrebbe migliorare la resistenza all’insulina, un fenomeno associato a intolleranza al glucosio, diabete, malattie cardiovascolari sindrome metabolica (che comprende sovrappeso, soprattutto con grasso addominalealti livelli di zucchericolesterolo e trigliceridi e di pressione sanguigna).
  2. Celiachia e Morbo di Crohn: entrambe queste condizioni (la celiachia fino a sei mesi dalla sospensione del glutine) comportano una condizione infiammatoria intestinale che trae beneficio dall’assunzione di integratori di curcuma.
  3. Gastrite: grazie all’azione antinfiammatoria e antibatterica di questa spezia, la sua integrazione contrasta il bruciore di stomaco (se presente) e contribuisce all’eliminazione dell’Helicobacter pylori, quando la gastrite è provocata da questo batterio.
  4. Cistiti e candidosi: entrambi queste condizioni beneficiano dell’assunzione della curcuma, dall’azione antibatterica, efficace anche contro i funghi (candida). In poco tempo risolve bruciori e prurito.
  5. Depressione: la curcumina aumenta i livelli di serotonina dopamina, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Uno studio ha osservato che l’assunzione di 1g al giorno di questo principio attivo allevia la depressione in modo apprezzabile.
  6. Morbo di Alzheimer: la curcuma sembra ostacolare la proteina beta amiloide (A-beta), implicata nella progressiva degenerazione delle cellule cerebrali che caratterizza questa forma di demenza.
  7. Piccole ferite, escoriazioni e punture d’insetto: la spezia può anche essere utilizzata esternamente, in quanto è cicatrizzante per piccole ferite ed escoriazioni. Applicata in pasta (cioè diluita con poca acqua naturale o acqua di rose) è utile contro le punture di insetto.

Curcuma, una spezia senza controindicazioni. Ecco le dosi da assumere

Assumere 2-4g (fino a 2 cucchiaini da tè rasi) di curcuma al giorno non provoca in genere effetti indesiderati e non sono note controindicazioni. Tuttavia, se assunta in eccesso, può irritare lo stomaco. Occorre sempre considerare, inoltre, la sensibilità individuale. Se si utilizza un integratore, se ne prendono 1-2 capsule al giorno da 400-500mg l’una, con poca acqua e ai pasti. Ricordiamo che in corso di esperimenti scientifici, la curcumina, assunta come integratore, ha dimostrato di non possedere tossicità fino a 8g di assunzione giornaliera.

Curcuma: con questi alimenti è più efficace

La curcuma abbinata alle sostanze giuste viene assimilata meglio e potenzia le sue proprietà. Ecco quali sono gli elementi che dovrebbero accompagnarla.

La piperina del pepe migliora la biodisponibilità (fino al 2000%!) e le possibilità di utilizzo della curcumina. La stessa funzione della piperina è svolta anche dalla bromelina dell’ananas (un enzima antinfiammatorio presente nel frutto ma soprattutto nel gambo, usato come integratore digestivo per le proteine e diuretico).

grassi buoni e, in particolare, gli Omega 3 fanno assorbire la curcumina più velocemente. La curcumina è infatti liposolubile, cioè ha bisogno di un grasso per sciogliersi e venire assimilata. Usala quindi insieme a una fonte di grassi buoni e meglio ancora di Omega 3, efficaci nel contrastare le adiposità addominali. Vanno bene l’olio di semi di lino, il salmone, l’avocado, le noci e il loro olio e i semi di chia. Ottimo anche l’olio extravergine d’oliva ricco di grassi buoni.

La quercetina potenzia la sua azione. Questa sostanza aumenta le possibilità di sfruttare i benefici della spezia. È contenuta nei capperi (i più ricchi rispetto al peso) nelle mele, nell’uva nera, nella cipolla rossa e ancora in sedano e agrumi.

Curcuma: gli utilizzi pratici in cucina

Bastano 2 cucchiaini da tè di curcuma, aggiunti a zuppe, riso, ragù vegetali e pesce, per fare scorta della giusta dose quotidiana di antiossidanti. Può anche essere utilizzata negli infusi o nel tè verde, cui conferisce un gradevole aroma speziato, così come in frullati e smoothies. Quando adoperi la curcuma in cucina, stai sempre attento al calore, perché ne riduce le virtù: è bene non sottoporla a cotture prolungate e ad alte temperature che la impoveriscono, deteriorandone i principi attivi. Quella fresca può essere consuma cruda, se invece la scegli in polvere, aggiungila solo alla fine della preparazione, stemperandola in poca acqua tiepida. La curcuma è ottima anche per la realizzazione di creme dolci, budini, gelati e nell’impasto di torte, biscotti e dolci da forno in genere. Infine, la curcuma è l’ingrediente principale del curry (più correttamente, masala), i mix di spezie di origine indiana.

I valori nutrizionali per 100g di curcuma macinata

  • Attenzione: un cucchiaino corrisponde a circa 2g e un cucchiaio a circa 7g
  • 354kcal
  • Grassi 10g
  • Carboidrati 65g
  • Proteine 8g
  • Fibre alimentari 21g

Curcuma: guida all’acquisto

In genere la curcuma si utilizza la polvere, ma anche nei supermercati comincia a essere venduta la radice fresca: la sua forma è simile a quella dello zenzero. Poiché la utilizzi non solo per dare sapore ai piatti, ma anche e soprattutto per sfruttarne i principi attivi, è bene porre attenzione nella scelta della qualità, optando, sia per la versione fresca che per quella in polvere, alla curcuma biologica, garanzia di integrità e qualità della materia prima.

Curcuma: si può coltivare in casa

La curcuma può essere coltivata in vaso, acquistato, in questo caso, il rizoma in un vivaio. Il periodo migliore per piantarla è la primavera. Va lasciata all’esterno solo in estate. La curcuma soffre molto il freddo e patisce le temperature al di sotto dei 12°C. Preferisce un clima caldo-umido, con innaffiature frequenti e una temperatura tra i 20 e i 35 gradi. Dopo qualche anno, in inverno, se ne possono raccogliere alcuni rizomi da usare in cucina, purché la pianta sia stata coltivata con metodologie biologiche. In questo modo, sarai certo di avere a disposizione tutte le proprietà e i benefici della curcuma.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Turmeric is one of the most effective spices for our health and well-being, rich in properties and benefits: here is how to use it in the safest and most effective way.

Turmeric: what is it?

Turmeric is a spice with an orange-yellow color and a penetrating aroma, widely used in Indian cuisine. It is obtained from the pulverization of the rhizome (a fleshy stem similar to a root) dellacurcuma longa, Indian tropical plant belonging to the same family of Zingiberaceae, the same of ginger. The word curcuma derives from the Sanskrit language “kum-kuma” and from the Arabic “kour-koum”, which means precisely saffron, because of its resemblance to the most precious spice, of the same bright yellow, but with a different aroma. In the West it is used mainly in the kitchen, in healthy and natural food and as a supplement with numerous properties.

Turmeric: how it is used by traditional medicines

Turmeric has been used for thousands of years in traditional Chinese medicine and in Ayurveda as a remedy for many properties. In traditional Chinese medicine it is used to rebalance the meridians of the stomach, spleen and liver, also according to this traditional medicine makes the blood more fluid and treats female disorders. The ancient Indian medicine, Ayurveda, uses this spice to make energy flow by eliminating waste and toxins and recommends it in the morning fasting, diluting a teaspoon in water, as a detox remedy. In recent years, turmeric has been the subject of numerous scientific studies that have not only confirmed the properties identified by ancient medicines, but have also discovered new ones.

Turmeric: properties and benefits

Turmeric mainly performs three beneficial health functions:

  1. inflammatory
  2. antioxidant
  3. immunostimulatory
  • From these three actions derive all the properties and benefits that ensure that the rhizome of turmeric and its extracts are useful for combating chronic inflammatory diseases (from intestinal to joint), to rebalance the digestive system, contributing to the health of stomach, liver – that detoxifies in depth – and intestines and counteracting the formation of LDL (“bad”) cholesterol at the level of the liver gland. Together, its functions also act on the prevention of some forms of cancer, as well as on the health of the brain and the heart.
  • As an anti-inflammatory, the spice is useful in case of skeletal muscle pain and inflammation typical of arthritis and arthritis, as well as in the presence of menstrual pain, colitis, headache and migraine, fibromyalgia. Moreover, it facilitates the elimination of abdominal fat, made difficult by the inflammatory state produced by the same fat cells.
  • As an antioxidant, it is useful in the prevention of premature aging and all the accompanying disorders, including the slowing of the metabolism that leads to weight gain more easily after a certain age.
    The immunostimulant action is instead useful to strengthen the body’s defenses, protecting it from the attack of bacteria, viruses and other harmful elements.

Turmeric: the active ingredients that make it exceptional

It is above all curcumin, an antioxidant element that gives the typical rhizome color, responsible for all the beneficial properties of the spice: every 10g of powder can contain from 2 to 8g. The curcumin was first identified in 1842 by scientists Vogel and Pelletier, who gave it its name.
Turmeric: disorders and diseases that benefit from its use

  • Diabetes: curcumin could improve insulin resistance, a phenomenon associated with glucose intolerance, diabetes, cardiovascular disease and metabolic syndrome (which includes overweight, especially with abdominal fat, high levels of sugar, cholesterol and triglycerides and blood pressure) .
  • Celiac disease and Crohn’s disease: both these conditions (celiac disease up to six months after gluten suspension) lead to an inflammatory bowel condition that benefits from the addition of turmeric supplements.
  • Gastritis: thanks to the anti-inflammatory and antibacterial action of this spice, its integration counteracts heartburn (if present) and contributes to the elimination of Helicobacter pylori, when gastritis is caused by this bacterium.
  • Cystitis and candidiasis: both these conditions benefit from the use of turmeric, with an antibacterial action, effective also against fungi (candida). In a short time it resolves burning and itching.
  • Depression: curcumin increases levels of serotonin and dopamine, two neurotransmitters involved in mood regulation. One study found that taking 1g per day of this active ingredient relieves depression appreciably.
  • Alzheimer’s disease: turmeric seems to impede the beta amyloid protein (A-beta), implicated in the progressive degeneration of brain cells that characterizes this form of dementia.
  • Small wounds, excoriations and insect bites: the spice can also be used externally, as it is healing for small wounds and bruises. Applied in paste (ie diluted with little natural water or rose water) it is useful against insect bites.

Curcuma, a spice without contraindications. Here are the doses to be taken

Take 2-4g (up to 2 teaspoons of turmeric) a day generally does not cause unwanted effects and is not known to be contraindicated. However, if taken in excess, it can irritate the stomach. Furthermore, individual sensitivity must always be considered. If you use a supplement, you take 1-2 capsules a day from 400-500mg each, with a little water and with meals. Recall that in the course of scientific experiments, curcumin, taken as a supplement, has shown not to possess toxicity up to 8g of daily intake.

Turmeric: with these foods it is more effective

Turmeric combined with the right substances is better assimilated and strengthens its properties. Here are the elements that should accompany it.

Peppermint piper improves bioavailability (up to 2000%!) And the possibility of using curcumin. The same function of the piperine is also carried out by the bromeline of the pineapple (an anti-inflammatory enzyme present in the fruit but especially in the stem, used as a digestive supplement for proteins and diuretic).

Good fats and, in particular, Omega 3 absorb curcumin more quickly. Curcumin is in fact liposoluble, that is, it needs a fat to dissolve and be assimilated. Use it then together with a source of good fats and even better than Omega 3, effective in counteracting abdominal adiposities. Flaxseed oil, salmon, avocado, walnuts and their oil and chia seeds are all right. Extra virgin olive oil, rich in good fats, is also excellent.

Quercetin enhances its action. This substance increases the chances of exploiting the benefits of the spice. It is contained in capers (the richest in weight) in apples, black grapes, red onions and still in celery and citrus.

Turmeric: practical uses in the kitchen

Just 2 teaspoons of turmeric, added to soups, rice, vegetable ragout and fish, to stock up on the right daily dose of antioxidants. It can also be used in infusions or green tea, which gives it a pleasant spicy aroma, as well as in smoothies and smoothies. When using turmeric in the kitchen, you are always attentive to heat, because it reduces its virtues: it is good not to subject it to prolonged cooking and high temperatures that impoverish it, deteriorating its active ingredients. The fresh one can be eaten raw, if you choose it in powder, add it only at the end of the preparation, diluting it in a little warm water. Turmeric is also excellent for making sweet creams, puddings, ice creams and in the dough of cakes, biscuits and baked desserts in general. Finally, lacurcuma is the main ingredient of the curry (more correctly, masala), the spice mixes of Indian origin.

Nutritional values ​​per 100g of ground turmeric

  • Attention: a teaspoon corresponds to about 2g and a spoon to about 7g
  • 354kcal
  • Fat 10g
  • Carbohydrates 65g
  • Protein 8g
  • Food fibers 21g

Turmeric: purchase guide

In general turmeric powder is used, but also in supermarkets the fresh root is sold: its shape is similar to that of ginger. Since you use it not only to give flavor to dishes, but also and above all to take advantage of its active ingredients, it is good to pay attention to the choice of quality, opting, both for the fresh and powder version, to organic turmeric, guarantee of integrity and quality of the raw material.

Turmeric: it can be grown at home

Turmeric can be grown in pots, purchased, in this case, the rhizome in a nursery. Spring is the best time to plant it. It should be left outside only in summer. Turmeric is very cold and has temperatures below 12 ° C. It prefers a warm-humid climate, with frequent waterings and a temperature between 20 and 35 degrees. After a few years, in winter, some rhizomes can be harvested for use in the kitchen, provided that the plant has been cultivated with biological methods. In this way, you will be sure to have all the properties and benefits of turmeric available.

 

SOURCE: Riza

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A sostenerlo uno studio del Women’s Hospital di Boston su 15.400 persone. Un consumo moderato collegato a una maggiore aspettativa di vita.

 

DIETE in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo. Via pasta, pane, cereali e patate per sentirsi più leggeri. E tutto questo nel giro di poche settimane.

Ma ora un vasto studio pubblicato su The Lancet Public Health boccia questo regime alimentare. La strada per la longevità non passerebbe per una dieta low carb. Mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione sembra essere invece quella ottimale per una vita lunga e in salute.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

I pazienti presi in esame, spiegano gli autori, sono stati monitorati per 25 anni, dopo aver compilato all’inizio dello studio e dopo sei anni, un questionario sulle proprie abitudini alimentari. Dai dati è emerso che a partire dai 50 anni l’aspettativa media di vita è di altri 33 anni per chi ha un apporto moderato di carboidrati, quattro anni in più di chi ha un apporto basso e uno in più di chi lo ha alto.

Dunque, come già avevano messo in evidenza studi precedenti in materia, anche il tipo di dieta influenza la longevità. Va ricordato che anche la verdura, la frutta e gli zuccheri contengono carboidrati, ma la fonte principale di questo nutriente si trova nella pasta, nel riso, nel pane e nelle patate.

  • “Diete ‘low carb’ che rimpiazzano i carboidrati con proteine o grassi sono sempre più popolari – scrivono i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital – ma i nostri dati suggeriscono che diete low carb associate a cibi animali possono essere collegate a una minore aspettativa di vita. Al contrario se si sceglie di scambiare i carboidrati con grassi e proteine vegetali si promuove la salute a lungo termine. Il consumo di noci e legumi è associato a un minore rischio di mortalità”.

Lo studio inglese considera diete iperproteiche, come la Atkins, un falso mito anche perché non fanno dimagrire.

Fra l’altro, secondo uno studio di Luigi Fontana, professore di medicina e nutrizione all’università di Brescia e alla Washington University a St.Louis, l’effetto ‘snellente’ sarebbe solo iniziale. Via libera quindi a un regime alimentare che preveda quantità moderate di pane e pasta, verdure e frutta.

Un piatto di spaghetti, non troppo condito, altrimenti le calorie raddoppiano, non fa ingrassare. Basta non mangiarne troppi.

Fra l’altro va ricordato che sovrappeso e obesità sono legati ad un introito eccessivo di cibo rispetto alle necessità energetiche di ogni individuo. Tutto dipende dalle porzioni e dallo stile di vita di ognuno, più o meno sedentario.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A study by the Women’s Hospital of Boston on 15,400 people supported it. Moderate consumption linked to a higher life expectancy.

DIETS in which carbohydrates are almost completely eliminated to lose the extra pounds quickly. Via pasta, bread, cereals and potatoes to feel lighter. And all this within a few weeks. But now a large study published in ‘The Lancet Public Health’ rejects this food regime. The road to longevity would not go for a low carb diet. Eating rice, spaghetti and bread in moderation seems to be the optimal one for a long and healthy life.

Researchers at Brigham and Women’s Hospital in Boston analyzed a sample of over 15,400 people and calculated atherosclerotic risk. Both those who had followed a diet with a low carbohydrate intake, less than 40% of the total energy, and those who had a regimen with a too high intake (over 70%) recorded an increase in mortality, while the lowest risk was associated with moderate consumption, between 50% and 55% of energy.

The patients examined, the authors explain, were monitored for 25 years, after completing a questionnaire on their eating habits at the beginning of the study and after six years. The data showed that starting from 50 years, the average life expectancy is another 33 years for those with a moderate carbohydrate intake, four years more than those with a low intake and one more than those who have high. So, as previous studies on the subject have already highlighted, the type of diet also influences longevity. It should be remembered that vegetables, fruit and sugars also contain carbohydrates, but the main source of this nutrient is found in pasta, rice, bread and potatoes.

“Low carb diets that replace carbohydrates with proteins or fats are increasingly popular – the Brigham and Women’s Hospital researchers write – but our data suggest that low carb diets associated with animal foods may be linked to lower life expectancy On the contrary, if you choose to exchange carbohydrates with vegetable fats and proteins, long-term health is promoted, and consumption of nuts and legumes is associated with a lower risk of mortality “.

The British study considers high-protein diets, like Atkins, a false myth also because they do not make you lose weight. Among other things, according to a study by Luigi Fontana, professor of medicine and nutrition at the University of Brescia and at Washington University in St. Louis, the ‘slimming’ effect would only be initial. Go ahead then to a diet that includes moderate quantities of bread and pasta, vegetables and fruit. A plate of spaghetti, not too seasoned, otherwise the calories double, does not make you fat. Just do not eat too many. Among other things, it should be remembered that overweight and obesity are linked to an excessive intake of food compared to the energy needs of each individual. Everything depends on the portions and lifestyle of everyone, more or less sedentary.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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La carenza di vitamina D è davvero diffusissima per il fatto che non passiamo abbastanza tempo all’aria aperta come succedeva una volta. I ricercatori stimano che il 50 per cento della popolazione è a rischio di carenza di vitamina D, con effetti pesanti sulla nostra salute sia fisica che emotiva.

 

L’importanza della vitamina D

Sei più a rischio di carenza di vitamina D se

  • Usi la crema solare
  • Hai più di 50 anni
  • Hai la pelle scura
  • Passi poco tempo all’aria aperta
  • Hai una patologia tumorale
  • Sei sovrappeso

Sintomi di carenza di vitamina D

Si ha vitamina D bassa quando le analisi del sangue hanno valore di 25(OH)D inferiori a 30 ng/ml. Le patologie che sono favorite e/o causate dalla carenza di vitamina D sono:

  • Dolore alle ossa
  • Debolezza muscolare
  • Asma nei bambini
  • Rachitismo
  • Osteoporosi
  • Cancro
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie autoimmuni
  • Infezioni
  • Malattie infiammatorie intestinali (colite, permeabilità intestinale)
  • Disturbi psicologici (depressione)
  • Disturbi cognitivi (demenza, Alzheimer)
  • Obesità
  • Diabete
  • Pressione alta
  • Sclerosi multipla

Ecco i 7 segni che indicano la carenza di vitamina D

Il modo più sicuro per valutare se hai poca vitamina D è tramite una semplice analisi del sangue: il range ottimale per la salute è tra 50 e 80 ng/ml. Secondo ricercatori e medici come il Dr. Claudio Sauro, una quantità di vitamina D tra 80 e 100 ng/ml è importante per trattare il cancro a patologie cardiache.

Senza sottoporci alle analisi possiamo già avere un idea se siamo carenti o meno di questa vitamina vitale per la nostra salute, attraverso dei segni e sintomi chiaramente riconoscibili.

  1. Pelle scura. Come ha spiegato il Dr. Holick, il pigmento della pelle agisce come un filtro naturale, in modo che più pigmento si ha, più tempo avrai bisogno di passare sotto il sole per produrre una quantità adeguata di vitamina D. Gli afro-americani, ad esempio, sono più a rischio di carenza di vitamina D e hanno bisogno fino a 10 volte di più di esporsi al sole per produrre la stessa quantità di vitamina D rispetto ad una persona dalla pelle bianca.
  2. Ti senti spesso stanco, debole e depresso. La serotonina, l’ormone associato con umore positivo, aumenta con l’esposizione alla luce e regredisce quando l’esposizione al sole diminuisce. Nel 2006, gli scienziati hanno valutato gli effetti della vitamina D sulla salute mentale di 80 pazienti anziani e dallo studio è emerso quelli che avevano bassi livelli di vitamina D erano 11 volte più inclini a essere depressi rispetto a quelli che prendevano integratori di vitamina D.
  3. Hai più di 50 anni. Si stima che oltre il 95% degli anziani può essere carente di vitamina D, non solo perché tendono a passare un sacco di tempo in ambienti chiusi, ma anche perché ne producono meno quando si espongono al sole (una persona di età superiore ai 70 produce circa il 30% in meno di vitamina D di una persona più giovane con la stessa esposizione al sole).
  4. Sei sovrappeso. La vitamina D è una vitamina liposolubile simile ad un ormone, per cui il grasso corporeo agisce come un “pozzo” che attira tutta la vitamina D in circolo. Se sei in sovrappeso o obeso, è quindi molto probabile che avrai bisogno di più vitamina D rispetto a una persona magra – e lo stesso vale per le persone con elevati pesi corporei a causa della massa muscolare.
  5. Hai dolori alle ossa. Secondo il Dr. Holick, coloro che vanno dal medico per dolori alle ossa e affaticamento finiscono per essere diagnosticati come avere la fibromialgia o la sindrome da stanchezza cronica. “Molti di questi sintomi sono classici segni di deficit di vitamina D osteomalacia, che è diversa dalla carenza di vitamina D che causa l’osteoporosi negli adulti”, dice. “Quello che sta succedendo è che la carenza di vitamina D provoca un difetto nel mettere il calcio nella matrice di collagene nel vostro scheletro. Di conseguenza hai i dolori alle ossa.
  6. Ti suda la testa. Secondo il Dr. Holick, uno dei primi, classici segni di carenza di vitamina D è una testa sudata. Infatti i medici chiedevano alle nuove madri se i loro neonati avessero la testa seduta per questo motivo. Una sudorazione eccessiva nei neonati a causa di irritabilità neuromuscolare è ancora descritto come un comune sintomo precoce di carenza di vitamina D.
  7. Hai problemi intestinali. La vitamina D è una vitamina liposolubile, il che significa che se si ha una disfunzione gastrointestinale probabilmente non sarai in grado di assorbire bene i grassi, con un conseguente minore assorbimento di vitamine liposolubili come la vitamina D. I disturbi gastrointestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi in particolare sono il morbo di Crohn, celiachia, chi è sensibile al glutine e chi ha l’intestino infiammato.
vitamina d carenza
La vitamina D regola l’assimilazione del calcio nell’organismo. Vitamina D bassa può risultare in disturbi muscolo-scheletrici

Come integrare la vitamina D

  • Esporsi al sole. Almeno 15-20 minuti al giorno con l’80% della pelle esposta al sole, ovvero in costume. Man mano che appare l’abbronzatura, sarà necessario esporsi per più tempo al sole per produrre la stessa quantità di vitamina D. L’ho spiegato nel dettaglio nell’articolo Vitamina D. Come capire il Dosaggio, Fabbisogno giornaliero e quale acquistare.
  • Integrare. Assumere da 2.000 a 5.000 UI di vitamina D al giorno a seconda del proprio valore ematico di 25(OH)D (questo è il valore da testare nelle analisi). Più il valore è basso (sotto 30 ng/ml) più ovviamente il dosaggio quotidiano sarà alto. Molti esperti tuttavia consigliano dosaggi anche più elevati come 10.000 UI in presenza di patologie gravi. Questo alto dosaggio di vitamina D è bene che sia combinato con l’assunzione della vitamina K2.

Alimenti ricchi di vitamina D

Gli alimenti hanno poca vitamina D e per questo esporsi al sole ed assumere integratori sono le due soluzioni principali. Gli alimenti più ricchi di vitamina D sono il pesce grasso (salmone, sgombro), l’olio di fegato di merluzzo, il torlo d’uovo e il fegato (frattaglie).

Consumare solo cereali biologici in quanto le coltivazioni di grano ed altri cereali possono contenere il diffusissimo erbicida cancerogeno, il glifosato, che interferisce con gli enzimi responsabili dell’attivazione della vitamina D nel fegato e nei reni.

Per favorire l’assimilazione della vitamina D è bene consumare maggiormente cibi fermentati (kefir, crauti, yogurt, aceto di mele, kombucha) in quanto contengono la vitamina K2 che ne migliora l’assorbimento e mantiene stabili i livelli di calcio.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Vitamin D deficiency is very widespread due to the fact that we do not spend enough time in the open air as it once did. Researchers estimate that 50 percent of the population is at risk for vitamin D deficiency, with heavy effects on both our physical and emotional health.

The importance of vitamin D

  • Reduces the risk of each cancer from 30 to 50%
  • Prevents cardio-circulatory disorders
  • Strengthens the immune system
  • It keeps healthy and strong bones, cartilages and teeth
  • Keep your mood high by acting like a powerful antidepressant
  • Prevents infections and flu
  • It repairs DNA and assists metabolic processes

You are more at risk of vitamin D deficiency if

  • Use sunscreen
  • You are over 50 years old
  • You have dark skin
  • You spend little time outdoors
  • You have a tumoral pathology
  • You are overweight

Symptoms of vitamin D deficiency

Low vitamin D occurs when blood tests are 25 (OH) D lower than 30 ng / ml. The diseases that are favored and / or caused by vitamin D deficiency are:

  • Bone pain
  • Muscle weakness
  • Asthma in children
  • Rickets
  • Osteoporosis
  • Cancer
  • Cardiovascular diseases
  • Autoimmune diseases
  • Infections
  • Inflammatory bowel disease (colitis, intestinal permeability)
  • Psychological disorders (depression)
  • Cognitive disorders (dementia, Alzheimer’s)
  • Obesity
  • Diabetes
  • High pressure
  • Multiple sclerosis

Here are the 7 signs that indicate vitamin D deficiency

The safest way to assess if you have little vitamin D is through a simple blood test: the optimal range for health is between 50 and 80 ng / ml. According to researchers and doctors such as Dr. Claudio Sauro, an amount of vitamin D between 80 and 100 ng / ml is important for treating cancer of heart disease.

Without submitting to analysis we can already have an idea if we are lacking or not of this vital vitamin for our health, through clearly recognizable signs and symptoms.

1. Dark skin. As Dr. Holick explained, the skin pigment acts as a natural filter, so that the more pigment you have, the longer you’ll need to go under the sun to produce an adequate amount of vitamin D. African-Americans, for for example, they are more prone to vitamin D deficiency and need up to 10 times more exposure to the sun to produce the same amount of vitamin D than a white-skinned person.
2. You often feel tired, weak and depressed. Serotonin, the hormone associated with positive mood, increases with exposure to light and regresses when exposure to the sun decreases. In 2006, scientists assessed the effects of vitamin D on the mental health of 80 elderly patients and the study found that those who had low levels of vitamin D were 11 times more likely to be depressed than those who took vitamin D supplements.
3. You are over 50 years old. It is estimated that over 95% of the elderly may be deficient in vitamin D, not only because they tend to spend a lot of time indoors, but also because they produce less when exposed to the sun (a person over the age of 70 produces about 30% less vitamin D than a younger person with the same exposure to the sun).
4. You are overweight. Vitamin D is a fat-soluble vitamin similar to a hormone, so body fat acts as a “well” that attracts all the vitamin D into the circulation. If you are overweight or obese, it is therefore very likely that you will need more vitamin D than a lean person – and the same is true for people with high body weights due to muscle mass.
5. You have pains in the bones. According to Dr. Holick, those who go to the doctor for bone pain and fatigue end up being diagnosed as having fibromyalgia or chronic fatigue syndrome. “Many of these symptoms are classic signs of vitamin D deficiency in osteomalacia, which is different from the vitamin D deficiency that causes osteoporosis in adults,” he says. “What’s happening is that vitamin D deficiency causes a defect in putting calcium in the collagen matrix in your skeleton. As a result you have pains in the bones. “
6. You sweat your head. According to Dr. Holick, one of the first, classic signs of vitamin D deficiency is a sweaty head. In fact, the doctors asked the new mothers if their newborns had their heads seated for this reason. Excessive sweating in newborns due to neuromuscular irritability is still described as a common early symptom of vitamin D deficiency.

7. You have intestinal problems. Vitamin D is a fat-soluble vitamin, which means that if you have a gastrointestinal dysfunction you will probably not be able to absorb fat well, resulting in less absorption of fat-soluble vitamins like vitamin D. Gastrointestinal disorders that impair absorption fats in particular are Crohn’s disease, celiac disease, who is sensitive to gluten and who has the inflamed intestine.

Vitamin D regulates the assimilation of calcium in the body. Low vitamin D may result in musculoskeletal disorders

How to integrate vitamin D

  • Expose yourself to the sun. At least 15-20 minutes a day with 80% of the skin exposed to the sun, or in costume. As the tan appears, you will need to spend more time in the sun to produce the same amount of vitamin D. I explained it in detail in the article Vitamin D. How to understand the Dosage, Daily requirement and which to buy.
  • To integrate. Take from 2,000 to 5,000 IU of vitamin D per day depending on your blood value of 25 (OH) D (this is the value to be tested in the analyzes). The lower the value (below 30 ng / ml), the more frequently the daily dosage will be high. Many experts, however, recommend even higher dosages such as 10,000 IU in the presence of serious diseases. This high dosage of vitamin D is good that is combined with the intake of vitamin K2.

Foods rich in vitamin D

Foods have little vitamin D and for this reason exposure to the sun and taking supplements are the two main solutions. Foods rich in vitamin D are fatty fish (salmon, mackerel), cod liver oil, egg-yolk and liver (offal).

Consume only organic cereals as grain crops and other cereals may contain the widely occurring carcinogenic herbicide, glyphosate, which interferes with the enzymes responsible for vitamin D activation in the liver and kidneys.

To promote the assimilation of vitamin D it is better to consume more fermented foods (kefir, sauerkraut, yogurt, apple vinegar, kombucha) as they contain vitamin K2 which improves absorption and maintains stable calcium levels.

 

SOURCE: Dionidream

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