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Archive for agosto 2018

La curcuma è una delle spezie più efficaci per la nostra salute e il benessere, ricca di proprietà e benefici: ecco come utilizzarla nel modo più sicuro ed efficace.

 

La curcuma: cos’è

La curcuma è una spezia dal colore giallo-arancio e dall’aroma penetrante, molto utilizzata nella cucina indiana. Si ricava dalla polverizzazione del rizoma ( un fusto carnoso simile a una radice) dellacurcuma longa, pianta tropicale indiana appartenente alla stessa famiglia delle Zingiberacee, la stessa dello zenzero. Il termine curcuma trae origini dalla lingua sanscrita “kum-kuma” e dall’arabo “kour-koum“, che significa appunto zafferano, per via della sua somiglianza con la più preziosa spezia, dello stesso giallo vivo, ma dall’aroma differente. In Occidente la si utilizza soprattutto in cucina, nell’alimentazione sana e naturale e come integratore dalle numerose proprietà.

Curcuma: come viene utilizzata dalle medicine tradizionali

La curcuma viene usata da migliaia di anni nella medicina tradizionale cinese e nell’ayurveda come rimedio dalle numerose proprietà. Nella medicina tradizionale cinese viene utilizzata per riequilibrare i meridiani di stomacomilza e fegato, inoltre secondo questa medicina tradizionale rende il sangue più fluido e cura i disturbi femminili. L’antica medicina indiana, l’ayurveda, utilizza questa spezia per far fluire l’energia eliminando scorie e tossine e la consiglia la mattina a digiuno, diluendone un cucchiaino nell’acqua, come rimedio detox. In questi ultimi anni, la curcuma è stata oggetto di numerosi studi scientifici che non solo hanno confermato le proprietà individuate dalle antiche medicine, ma ne hanno anche scoperte di nuove.

Curcuma: proprietà e benefici

La curcuma svolge soprattutto tre funzioni benefiche per la salute:

  1. antinfiammatoria
  2. antiossidante
  3. immunostimolante
  • Da queste tre azioni derivano tutte le proprietà e i benefici che fanno sì che, il rizoma della curcuma e i suoi estratti, siano utili per contrastare le malattie infiammatorie croniche (da quelle intestinali alle articolari), per riequilibrare l’apparato digerente, contribuendo alla salute di stomacofegato – che disintossica in profondità – e intestino e contrastando la formazione di colesterolo LDL (“cattivo”) a livello della ghiandola epatica. Insieme, le sue funzioni agiscono anche sulla prevenzione di alcune forme tumorali, così come sulla salute del cervello e del cuore.
  • Come antinfiammatorio, la spezia è utile in caso di dolori muscolo scheletrici e le infiammazioni tipiche di artrite e artrosi, così come in presenza di dolori mestrualicolite, cefalea ed emicrania, fibromialgia. Inoltre, facilita l’eliminazione del grasso addominale, resa difficile dallo stato infiammatorio prodotto dalle stesse cellule adipose.
  • Come antiossidante, si rivela utile nella prevenzione dell’invecchiamento precoce e di tutti i disturbi che l’accompagnano, compreso il rallentamento del metabolismo che porta a prendere peso più facilmente dopo una certa età.
  • L’azione immunostimolante si rivela invece utile per rafforzare le difese dell’organismo, proteggendolo dall’attacco di batteri, virus ed altri elementi dannosi.

Curcuma: i principi attivi che la rendono eccezionale

È soprattutto la curcumina, un elemento antiossidante che dà il tipico colore al rizoma, la responsabile di tutte le proprietà benefiche della spezia: ogni 10g di polvere ne possono contenere da 2 a 8g. La curcumina fu individuata per la prima volta nel 1842, dagli scienziati Vogel e Pelletier, che le diedero il nome.

Curcuma: disturbi e malattie che traggono beneficio dal suo impiego

  1. Diabete: la curcumina potrebbe migliorare la resistenza all’insulina, un fenomeno associato a intolleranza al glucosio, diabete, malattie cardiovascolari sindrome metabolica (che comprende sovrappeso, soprattutto con grasso addominalealti livelli di zucchericolesterolo e trigliceridi e di pressione sanguigna).
  2. Celiachia e Morbo di Crohn: entrambe queste condizioni (la celiachia fino a sei mesi dalla sospensione del glutine) comportano una condizione infiammatoria intestinale che trae beneficio dall’assunzione di integratori di curcuma.
  3. Gastrite: grazie all’azione antinfiammatoria e antibatterica di questa spezia, la sua integrazione contrasta il bruciore di stomaco (se presente) e contribuisce all’eliminazione dell’Helicobacter pylori, quando la gastrite è provocata da questo batterio.
  4. Cistiti e candidosi: entrambi queste condizioni beneficiano dell’assunzione della curcuma, dall’azione antibatterica, efficace anche contro i funghi (candida). In poco tempo risolve bruciori e prurito.
  5. Depressione: la curcumina aumenta i livelli di serotonina dopamina, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Uno studio ha osservato che l’assunzione di 1g al giorno di questo principio attivo allevia la depressione in modo apprezzabile.
  6. Morbo di Alzheimer: la curcuma sembra ostacolare la proteina beta amiloide (A-beta), implicata nella progressiva degenerazione delle cellule cerebrali che caratterizza questa forma di demenza.
  7. Piccole ferite, escoriazioni e punture d’insetto: la spezia può anche essere utilizzata esternamente, in quanto è cicatrizzante per piccole ferite ed escoriazioni. Applicata in pasta (cioè diluita con poca acqua naturale o acqua di rose) è utile contro le punture di insetto.

Curcuma, una spezia senza controindicazioni. Ecco le dosi da assumere

Assumere 2-4g (fino a 2 cucchiaini da tè rasi) di curcuma al giorno non provoca in genere effetti indesiderati e non sono note controindicazioni. Tuttavia, se assunta in eccesso, può irritare lo stomaco. Occorre sempre considerare, inoltre, la sensibilità individuale. Se si utilizza un integratore, se ne prendono 1-2 capsule al giorno da 400-500mg l’una, con poca acqua e ai pasti. Ricordiamo che in corso di esperimenti scientifici, la curcumina, assunta come integratore, ha dimostrato di non possedere tossicità fino a 8g di assunzione giornaliera.

Curcuma: con questi alimenti è più efficace

La curcuma abbinata alle sostanze giuste viene assimilata meglio e potenzia le sue proprietà. Ecco quali sono gli elementi che dovrebbero accompagnarla.

La piperina del pepe migliora la biodisponibilità (fino al 2000%!) e le possibilità di utilizzo della curcumina. La stessa funzione della piperina è svolta anche dalla bromelina dell’ananas (un enzima antinfiammatorio presente nel frutto ma soprattutto nel gambo, usato come integratore digestivo per le proteine e diuretico).

grassi buoni e, in particolare, gli Omega 3 fanno assorbire la curcumina più velocemente. La curcumina è infatti liposolubile, cioè ha bisogno di un grasso per sciogliersi e venire assimilata. Usala quindi insieme a una fonte di grassi buoni e meglio ancora di Omega 3, efficaci nel contrastare le adiposità addominali. Vanno bene l’olio di semi di lino, il salmone, l’avocado, le noci e il loro olio e i semi di chia. Ottimo anche l’olio extravergine d’oliva ricco di grassi buoni.

La quercetina potenzia la sua azione. Questa sostanza aumenta le possibilità di sfruttare i benefici della spezia. È contenuta nei capperi (i più ricchi rispetto al peso) nelle mele, nell’uva nera, nella cipolla rossa e ancora in sedano e agrumi.

Curcuma: gli utilizzi pratici in cucina

Bastano 2 cucchiaini da tè di curcuma, aggiunti a zuppe, riso, ragù vegetali e pesce, per fare scorta della giusta dose quotidiana di antiossidanti. Può anche essere utilizzata negli infusi o nel tè verde, cui conferisce un gradevole aroma speziato, così come in frullati e smoothies. Quando adoperi la curcuma in cucina, stai sempre attento al calore, perché ne riduce le virtù: è bene non sottoporla a cotture prolungate e ad alte temperature che la impoveriscono, deteriorandone i principi attivi. Quella fresca può essere consuma cruda, se invece la scegli in polvere, aggiungila solo alla fine della preparazione, stemperandola in poca acqua tiepida. La curcuma è ottima anche per la realizzazione di creme dolci, budini, gelati e nell’impasto di torte, biscotti e dolci da forno in genere. Infine, la curcuma è l’ingrediente principale del curry (più correttamente, masala), i mix di spezie di origine indiana.

I valori nutrizionali per 100g di curcuma macinata

  • Attenzione: un cucchiaino corrisponde a circa 2g e un cucchiaio a circa 7g
  • 354kcal
  • Grassi 10g
  • Carboidrati 65g
  • Proteine 8g
  • Fibre alimentari 21g

Curcuma: guida all’acquisto

In genere la curcuma si utilizza la polvere, ma anche nei supermercati comincia a essere venduta la radice fresca: la sua forma è simile a quella dello zenzero. Poiché la utilizzi non solo per dare sapore ai piatti, ma anche e soprattutto per sfruttarne i principi attivi, è bene porre attenzione nella scelta della qualità, optando, sia per la versione fresca che per quella in polvere, alla curcuma biologica, garanzia di integrità e qualità della materia prima.

Curcuma: si può coltivare in casa

La curcuma può essere coltivata in vaso, acquistato, in questo caso, il rizoma in un vivaio. Il periodo migliore per piantarla è la primavera. Va lasciata all’esterno solo in estate. La curcuma soffre molto il freddo e patisce le temperature al di sotto dei 12°C. Preferisce un clima caldo-umido, con innaffiature frequenti e una temperatura tra i 20 e i 35 gradi. Dopo qualche anno, in inverno, se ne possono raccogliere alcuni rizomi da usare in cucina, purché la pianta sia stata coltivata con metodologie biologiche. In questo modo, sarai certo di avere a disposizione tutte le proprietà e i benefici della curcuma.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Turmeric is one of the most effective spices for our health and well-being, rich in properties and benefits: here is how to use it in the safest and most effective way.

Turmeric: what is it?

Turmeric is a spice with an orange-yellow color and a penetrating aroma, widely used in Indian cuisine. It is obtained from the pulverization of the rhizome (a fleshy stem similar to a root) dellacurcuma longa, Indian tropical plant belonging to the same family of Zingiberaceae, the same of ginger. The word curcuma derives from the Sanskrit language “kum-kuma” and from the Arabic “kour-koum”, which means precisely saffron, because of its resemblance to the most precious spice, of the same bright yellow, but with a different aroma. In the West it is used mainly in the kitchen, in healthy and natural food and as a supplement with numerous properties.

Turmeric: how it is used by traditional medicines

Turmeric has been used for thousands of years in traditional Chinese medicine and in Ayurveda as a remedy for many properties. In traditional Chinese medicine it is used to rebalance the meridians of the stomach, spleen and liver, also according to this traditional medicine makes the blood more fluid and treats female disorders. The ancient Indian medicine, Ayurveda, uses this spice to make energy flow by eliminating waste and toxins and recommends it in the morning fasting, diluting a teaspoon in water, as a detox remedy. In recent years, turmeric has been the subject of numerous scientific studies that have not only confirmed the properties identified by ancient medicines, but have also discovered new ones.

Turmeric: properties and benefits

Turmeric mainly performs three beneficial health functions:

  1. inflammatory
  2. antioxidant
  3. immunostimulatory
  • From these three actions derive all the properties and benefits that ensure that the rhizome of turmeric and its extracts are useful for combating chronic inflammatory diseases (from intestinal to joint), to rebalance the digestive system, contributing to the health of stomach, liver – that detoxifies in depth – and intestines and counteracting the formation of LDL (“bad”) cholesterol at the level of the liver gland. Together, its functions also act on the prevention of some forms of cancer, as well as on the health of the brain and the heart.
  • As an anti-inflammatory, the spice is useful in case of skeletal muscle pain and inflammation typical of arthritis and arthritis, as well as in the presence of menstrual pain, colitis, headache and migraine, fibromyalgia. Moreover, it facilitates the elimination of abdominal fat, made difficult by the inflammatory state produced by the same fat cells.
  • As an antioxidant, it is useful in the prevention of premature aging and all the accompanying disorders, including the slowing of the metabolism that leads to weight gain more easily after a certain age.
    The immunostimulant action is instead useful to strengthen the body’s defenses, protecting it from the attack of bacteria, viruses and other harmful elements.

Turmeric: the active ingredients that make it exceptional

It is above all curcumin, an antioxidant element that gives the typical rhizome color, responsible for all the beneficial properties of the spice: every 10g of powder can contain from 2 to 8g. The curcumin was first identified in 1842 by scientists Vogel and Pelletier, who gave it its name.
Turmeric: disorders and diseases that benefit from its use

  • Diabetes: curcumin could improve insulin resistance, a phenomenon associated with glucose intolerance, diabetes, cardiovascular disease and metabolic syndrome (which includes overweight, especially with abdominal fat, high levels of sugar, cholesterol and triglycerides and blood pressure) .
  • Celiac disease and Crohn’s disease: both these conditions (celiac disease up to six months after gluten suspension) lead to an inflammatory bowel condition that benefits from the addition of turmeric supplements.
  • Gastritis: thanks to the anti-inflammatory and antibacterial action of this spice, its integration counteracts heartburn (if present) and contributes to the elimination of Helicobacter pylori, when gastritis is caused by this bacterium.
  • Cystitis and candidiasis: both these conditions benefit from the use of turmeric, with an antibacterial action, effective also against fungi (candida). In a short time it resolves burning and itching.
  • Depression: curcumin increases levels of serotonin and dopamine, two neurotransmitters involved in mood regulation. One study found that taking 1g per day of this active ingredient relieves depression appreciably.
  • Alzheimer’s disease: turmeric seems to impede the beta amyloid protein (A-beta), implicated in the progressive degeneration of brain cells that characterizes this form of dementia.
  • Small wounds, excoriations and insect bites: the spice can also be used externally, as it is healing for small wounds and bruises. Applied in paste (ie diluted with little natural water or rose water) it is useful against insect bites.

Curcuma, a spice without contraindications. Here are the doses to be taken

Take 2-4g (up to 2 teaspoons of turmeric) a day generally does not cause unwanted effects and is not known to be contraindicated. However, if taken in excess, it can irritate the stomach. Furthermore, individual sensitivity must always be considered. If you use a supplement, you take 1-2 capsules a day from 400-500mg each, with a little water and with meals. Recall that in the course of scientific experiments, curcumin, taken as a supplement, has shown not to possess toxicity up to 8g of daily intake.

Turmeric: with these foods it is more effective

Turmeric combined with the right substances is better assimilated and strengthens its properties. Here are the elements that should accompany it.

Peppermint piper improves bioavailability (up to 2000%!) And the possibility of using curcumin. The same function of the piperine is also carried out by the bromeline of the pineapple (an anti-inflammatory enzyme present in the fruit but especially in the stem, used as a digestive supplement for proteins and diuretic).

Good fats and, in particular, Omega 3 absorb curcumin more quickly. Curcumin is in fact liposoluble, that is, it needs a fat to dissolve and be assimilated. Use it then together with a source of good fats and even better than Omega 3, effective in counteracting abdominal adiposities. Flaxseed oil, salmon, avocado, walnuts and their oil and chia seeds are all right. Extra virgin olive oil, rich in good fats, is also excellent.

Quercetin enhances its action. This substance increases the chances of exploiting the benefits of the spice. It is contained in capers (the richest in weight) in apples, black grapes, red onions and still in celery and citrus.

Turmeric: practical uses in the kitchen

Just 2 teaspoons of turmeric, added to soups, rice, vegetable ragout and fish, to stock up on the right daily dose of antioxidants. It can also be used in infusions or green tea, which gives it a pleasant spicy aroma, as well as in smoothies and smoothies. When using turmeric in the kitchen, you are always attentive to heat, because it reduces its virtues: it is good not to subject it to prolonged cooking and high temperatures that impoverish it, deteriorating its active ingredients. The fresh one can be eaten raw, if you choose it in powder, add it only at the end of the preparation, diluting it in a little warm water. Turmeric is also excellent for making sweet creams, puddings, ice creams and in the dough of cakes, biscuits and baked desserts in general. Finally, lacurcuma is the main ingredient of the curry (more correctly, masala), the spice mixes of Indian origin.

Nutritional values ​​per 100g of ground turmeric

  • Attention: a teaspoon corresponds to about 2g and a spoon to about 7g
  • 354kcal
  • Fat 10g
  • Carbohydrates 65g
  • Protein 8g
  • Food fibers 21g

Turmeric: purchase guide

In general turmeric powder is used, but also in supermarkets the fresh root is sold: its shape is similar to that of ginger. Since you use it not only to give flavor to dishes, but also and above all to take advantage of its active ingredients, it is good to pay attention to the choice of quality, opting, both for the fresh and powder version, to organic turmeric, guarantee of integrity and quality of the raw material.

Turmeric: it can be grown at home

Turmeric can be grown in pots, purchased, in this case, the rhizome in a nursery. Spring is the best time to plant it. It should be left outside only in summer. Turmeric is very cold and has temperatures below 12 ° C. It prefers a warm-humid climate, with frequent waterings and a temperature between 20 and 35 degrees. After a few years, in winter, some rhizomes can be harvested for use in the kitchen, provided that the plant has been cultivated with biological methods. In this way, you will be sure to have all the properties and benefits of turmeric available.

 

SOURCE: Riza

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A sostenerlo uno studio del Women’s Hospital di Boston su 15.400 persone. Un consumo moderato collegato a una maggiore aspettativa di vita.

 

DIETE in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo. Via pasta, pane, cereali e patate per sentirsi più leggeri. E tutto questo nel giro di poche settimane.

Ma ora un vasto studio pubblicato su The Lancet Public Health boccia questo regime alimentare. La strada per la longevità non passerebbe per una dieta low carb. Mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione sembra essere invece quella ottimale per una vita lunga e in salute.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

I pazienti presi in esame, spiegano gli autori, sono stati monitorati per 25 anni, dopo aver compilato all’inizio dello studio e dopo sei anni, un questionario sulle proprie abitudini alimentari. Dai dati è emerso che a partire dai 50 anni l’aspettativa media di vita è di altri 33 anni per chi ha un apporto moderato di carboidrati, quattro anni in più di chi ha un apporto basso e uno in più di chi lo ha alto.

Dunque, come già avevano messo in evidenza studi precedenti in materia, anche il tipo di dieta influenza la longevità. Va ricordato che anche la verdura, la frutta e gli zuccheri contengono carboidrati, ma la fonte principale di questo nutriente si trova nella pasta, nel riso, nel pane e nelle patate.

  • “Diete ‘low carb’ che rimpiazzano i carboidrati con proteine o grassi sono sempre più popolari – scrivono i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital – ma i nostri dati suggeriscono che diete low carb associate a cibi animali possono essere collegate a una minore aspettativa di vita. Al contrario se si sceglie di scambiare i carboidrati con grassi e proteine vegetali si promuove la salute a lungo termine. Il consumo di noci e legumi è associato a un minore rischio di mortalità”.

Lo studio inglese considera diete iperproteiche, come la Atkins, un falso mito anche perché non fanno dimagrire.

Fra l’altro, secondo uno studio di Luigi Fontana, professore di medicina e nutrizione all’università di Brescia e alla Washington University a St.Louis, l’effetto ‘snellente’ sarebbe solo iniziale. Via libera quindi a un regime alimentare che preveda quantità moderate di pane e pasta, verdure e frutta.

Un piatto di spaghetti, non troppo condito, altrimenti le calorie raddoppiano, non fa ingrassare. Basta non mangiarne troppi.

Fra l’altro va ricordato che sovrappeso e obesità sono legati ad un introito eccessivo di cibo rispetto alle necessità energetiche di ogni individuo. Tutto dipende dalle porzioni e dallo stile di vita di ognuno, più o meno sedentario.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A study by the Women’s Hospital of Boston on 15,400 people supported it. Moderate consumption linked to a higher life expectancy.

DIETS in which carbohydrates are almost completely eliminated to lose the extra pounds quickly. Via pasta, bread, cereals and potatoes to feel lighter. And all this within a few weeks. But now a large study published in ‘The Lancet Public Health’ rejects this food regime. The road to longevity would not go for a low carb diet. Eating rice, spaghetti and bread in moderation seems to be the optimal one for a long and healthy life.

Researchers at Brigham and Women’s Hospital in Boston analyzed a sample of over 15,400 people and calculated atherosclerotic risk. Both those who had followed a diet with a low carbohydrate intake, less than 40% of the total energy, and those who had a regimen with a too high intake (over 70%) recorded an increase in mortality, while the lowest risk was associated with moderate consumption, between 50% and 55% of energy.

The patients examined, the authors explain, were monitored for 25 years, after completing a questionnaire on their eating habits at the beginning of the study and after six years. The data showed that starting from 50 years, the average life expectancy is another 33 years for those with a moderate carbohydrate intake, four years more than those with a low intake and one more than those who have high. So, as previous studies on the subject have already highlighted, the type of diet also influences longevity. It should be remembered that vegetables, fruit and sugars also contain carbohydrates, but the main source of this nutrient is found in pasta, rice, bread and potatoes.

“Low carb diets that replace carbohydrates with proteins or fats are increasingly popular – the Brigham and Women’s Hospital researchers write – but our data suggest that low carb diets associated with animal foods may be linked to lower life expectancy On the contrary, if you choose to exchange carbohydrates with vegetable fats and proteins, long-term health is promoted, and consumption of nuts and legumes is associated with a lower risk of mortality “.

The British study considers high-protein diets, like Atkins, a false myth also because they do not make you lose weight. Among other things, according to a study by Luigi Fontana, professor of medicine and nutrition at the University of Brescia and at Washington University in St. Louis, the ‘slimming’ effect would only be initial. Go ahead then to a diet that includes moderate quantities of bread and pasta, vegetables and fruit. A plate of spaghetti, not too seasoned, otherwise the calories double, does not make you fat. Just do not eat too many. Among other things, it should be remembered that overweight and obesity are linked to an excessive intake of food compared to the energy needs of each individual. Everything depends on the portions and lifestyle of everyone, more or less sedentary.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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La carenza di vitamina D è davvero diffusissima per il fatto che non passiamo abbastanza tempo all’aria aperta come succedeva una volta. I ricercatori stimano che il 50 per cento della popolazione è a rischio di carenza di vitamina D, con effetti pesanti sulla nostra salute sia fisica che emotiva.

 

L’importanza della vitamina D

Sei più a rischio di carenza di vitamina D se

  • Usi la crema solare
  • Hai più di 50 anni
  • Hai la pelle scura
  • Passi poco tempo all’aria aperta
  • Hai una patologia tumorale
  • Sei sovrappeso

Sintomi di carenza di vitamina D

Si ha vitamina D bassa quando le analisi del sangue hanno valore di 25(OH)D inferiori a 30 ng/ml. Le patologie che sono favorite e/o causate dalla carenza di vitamina D sono:

  • Dolore alle ossa
  • Debolezza muscolare
  • Asma nei bambini
  • Rachitismo
  • Osteoporosi
  • Cancro
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie autoimmuni
  • Infezioni
  • Malattie infiammatorie intestinali (colite, permeabilità intestinale)
  • Disturbi psicologici (depressione)
  • Disturbi cognitivi (demenza, Alzheimer)
  • Obesità
  • Diabete
  • Pressione alta
  • Sclerosi multipla

Ecco i 7 segni che indicano la carenza di vitamina D

Il modo più sicuro per valutare se hai poca vitamina D è tramite una semplice analisi del sangue: il range ottimale per la salute è tra 50 e 80 ng/ml. Secondo ricercatori e medici come il Dr. Claudio Sauro, una quantità di vitamina D tra 80 e 100 ng/ml è importante per trattare il cancro a patologie cardiache.

Senza sottoporci alle analisi possiamo già avere un idea se siamo carenti o meno di questa vitamina vitale per la nostra salute, attraverso dei segni e sintomi chiaramente riconoscibili.

  1. Pelle scura. Come ha spiegato il Dr. Holick, il pigmento della pelle agisce come un filtro naturale, in modo che più pigmento si ha, più tempo avrai bisogno di passare sotto il sole per produrre una quantità adeguata di vitamina D. Gli afro-americani, ad esempio, sono più a rischio di carenza di vitamina D e hanno bisogno fino a 10 volte di più di esporsi al sole per produrre la stessa quantità di vitamina D rispetto ad una persona dalla pelle bianca.
  2. Ti senti spesso stanco, debole e depresso. La serotonina, l’ormone associato con umore positivo, aumenta con l’esposizione alla luce e regredisce quando l’esposizione al sole diminuisce. Nel 2006, gli scienziati hanno valutato gli effetti della vitamina D sulla salute mentale di 80 pazienti anziani e dallo studio è emerso quelli che avevano bassi livelli di vitamina D erano 11 volte più inclini a essere depressi rispetto a quelli che prendevano integratori di vitamina D.
  3. Hai più di 50 anni. Si stima che oltre il 95% degli anziani può essere carente di vitamina D, non solo perché tendono a passare un sacco di tempo in ambienti chiusi, ma anche perché ne producono meno quando si espongono al sole (una persona di età superiore ai 70 produce circa il 30% in meno di vitamina D di una persona più giovane con la stessa esposizione al sole).
  4. Sei sovrappeso. La vitamina D è una vitamina liposolubile simile ad un ormone, per cui il grasso corporeo agisce come un “pozzo” che attira tutta la vitamina D in circolo. Se sei in sovrappeso o obeso, è quindi molto probabile che avrai bisogno di più vitamina D rispetto a una persona magra – e lo stesso vale per le persone con elevati pesi corporei a causa della massa muscolare.
  5. Hai dolori alle ossa. Secondo il Dr. Holick, coloro che vanno dal medico per dolori alle ossa e affaticamento finiscono per essere diagnosticati come avere la fibromialgia o la sindrome da stanchezza cronica. “Molti di questi sintomi sono classici segni di deficit di vitamina D osteomalacia, che è diversa dalla carenza di vitamina D che causa l’osteoporosi negli adulti”, dice. “Quello che sta succedendo è che la carenza di vitamina D provoca un difetto nel mettere il calcio nella matrice di collagene nel vostro scheletro. Di conseguenza hai i dolori alle ossa.
  6. Ti suda la testa. Secondo il Dr. Holick, uno dei primi, classici segni di carenza di vitamina D è una testa sudata. Infatti i medici chiedevano alle nuove madri se i loro neonati avessero la testa seduta per questo motivo. Una sudorazione eccessiva nei neonati a causa di irritabilità neuromuscolare è ancora descritto come un comune sintomo precoce di carenza di vitamina D.
  7. Hai problemi intestinali. La vitamina D è una vitamina liposolubile, il che significa che se si ha una disfunzione gastrointestinale probabilmente non sarai in grado di assorbire bene i grassi, con un conseguente minore assorbimento di vitamine liposolubili come la vitamina D. I disturbi gastrointestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi in particolare sono il morbo di Crohn, celiachia, chi è sensibile al glutine e chi ha l’intestino infiammato.
vitamina d carenza
La vitamina D regola l’assimilazione del calcio nell’organismo. Vitamina D bassa può risultare in disturbi muscolo-scheletrici

Come integrare la vitamina D

  • Esporsi al sole. Almeno 15-20 minuti al giorno con l’80% della pelle esposta al sole, ovvero in costume. Man mano che appare l’abbronzatura, sarà necessario esporsi per più tempo al sole per produrre la stessa quantità di vitamina D. L’ho spiegato nel dettaglio nell’articolo Vitamina D. Come capire il Dosaggio, Fabbisogno giornaliero e quale acquistare.
  • Integrare. Assumere da 2.000 a 5.000 UI di vitamina D al giorno a seconda del proprio valore ematico di 25(OH)D (questo è il valore da testare nelle analisi). Più il valore è basso (sotto 30 ng/ml) più ovviamente il dosaggio quotidiano sarà alto. Molti esperti tuttavia consigliano dosaggi anche più elevati come 10.000 UI in presenza di patologie gravi. Questo alto dosaggio di vitamina D è bene che sia combinato con l’assunzione della vitamina K2.

Alimenti ricchi di vitamina D

Gli alimenti hanno poca vitamina D e per questo esporsi al sole ed assumere integratori sono le due soluzioni principali. Gli alimenti più ricchi di vitamina D sono il pesce grasso (salmone, sgombro), l’olio di fegato di merluzzo, il torlo d’uovo e il fegato (frattaglie).

Consumare solo cereali biologici in quanto le coltivazioni di grano ed altri cereali possono contenere il diffusissimo erbicida cancerogeno, il glifosato, che interferisce con gli enzimi responsabili dell’attivazione della vitamina D nel fegato e nei reni.

Per favorire l’assimilazione della vitamina D è bene consumare maggiormente cibi fermentati (kefir, crauti, yogurt, aceto di mele, kombucha) in quanto contengono la vitamina K2 che ne migliora l’assorbimento e mantiene stabili i livelli di calcio.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Vitamin D deficiency is very widespread due to the fact that we do not spend enough time in the open air as it once did. Researchers estimate that 50 percent of the population is at risk for vitamin D deficiency, with heavy effects on both our physical and emotional health.

The importance of vitamin D

  • Reduces the risk of each cancer from 30 to 50%
  • Prevents cardio-circulatory disorders
  • Strengthens the immune system
  • It keeps healthy and strong bones, cartilages and teeth
  • Keep your mood high by acting like a powerful antidepressant
  • Prevents infections and flu
  • It repairs DNA and assists metabolic processes

You are more at risk of vitamin D deficiency if

  • Use sunscreen
  • You are over 50 years old
  • You have dark skin
  • You spend little time outdoors
  • You have a tumoral pathology
  • You are overweight

Symptoms of vitamin D deficiency

Low vitamin D occurs when blood tests are 25 (OH) D lower than 30 ng / ml. The diseases that are favored and / or caused by vitamin D deficiency are:

  • Bone pain
  • Muscle weakness
  • Asthma in children
  • Rickets
  • Osteoporosis
  • Cancer
  • Cardiovascular diseases
  • Autoimmune diseases
  • Infections
  • Inflammatory bowel disease (colitis, intestinal permeability)
  • Psychological disorders (depression)
  • Cognitive disorders (dementia, Alzheimer’s)
  • Obesity
  • Diabetes
  • High pressure
  • Multiple sclerosis

Here are the 7 signs that indicate vitamin D deficiency

The safest way to assess if you have little vitamin D is through a simple blood test: the optimal range for health is between 50 and 80 ng / ml. According to researchers and doctors such as Dr. Claudio Sauro, an amount of vitamin D between 80 and 100 ng / ml is important for treating cancer of heart disease.

Without submitting to analysis we can already have an idea if we are lacking or not of this vital vitamin for our health, through clearly recognizable signs and symptoms.

1. Dark skin. As Dr. Holick explained, the skin pigment acts as a natural filter, so that the more pigment you have, the longer you’ll need to go under the sun to produce an adequate amount of vitamin D. African-Americans, for for example, they are more prone to vitamin D deficiency and need up to 10 times more exposure to the sun to produce the same amount of vitamin D than a white-skinned person.
2. You often feel tired, weak and depressed. Serotonin, the hormone associated with positive mood, increases with exposure to light and regresses when exposure to the sun decreases. In 2006, scientists assessed the effects of vitamin D on the mental health of 80 elderly patients and the study found that those who had low levels of vitamin D were 11 times more likely to be depressed than those who took vitamin D supplements.
3. You are over 50 years old. It is estimated that over 95% of the elderly may be deficient in vitamin D, not only because they tend to spend a lot of time indoors, but also because they produce less when exposed to the sun (a person over the age of 70 produces about 30% less vitamin D than a younger person with the same exposure to the sun).
4. You are overweight. Vitamin D is a fat-soluble vitamin similar to a hormone, so body fat acts as a “well” that attracts all the vitamin D into the circulation. If you are overweight or obese, it is therefore very likely that you will need more vitamin D than a lean person – and the same is true for people with high body weights due to muscle mass.
5. You have pains in the bones. According to Dr. Holick, those who go to the doctor for bone pain and fatigue end up being diagnosed as having fibromyalgia or chronic fatigue syndrome. “Many of these symptoms are classic signs of vitamin D deficiency in osteomalacia, which is different from the vitamin D deficiency that causes osteoporosis in adults,” he says. “What’s happening is that vitamin D deficiency causes a defect in putting calcium in the collagen matrix in your skeleton. As a result you have pains in the bones. “
6. You sweat your head. According to Dr. Holick, one of the first, classic signs of vitamin D deficiency is a sweaty head. In fact, the doctors asked the new mothers if their newborns had their heads seated for this reason. Excessive sweating in newborns due to neuromuscular irritability is still described as a common early symptom of vitamin D deficiency.

7. You have intestinal problems. Vitamin D is a fat-soluble vitamin, which means that if you have a gastrointestinal dysfunction you will probably not be able to absorb fat well, resulting in less absorption of fat-soluble vitamins like vitamin D. Gastrointestinal disorders that impair absorption fats in particular are Crohn’s disease, celiac disease, who is sensitive to gluten and who has the inflamed intestine.

Vitamin D regulates the assimilation of calcium in the body. Low vitamin D may result in musculoskeletal disorders

How to integrate vitamin D

  • Expose yourself to the sun. At least 15-20 minutes a day with 80% of the skin exposed to the sun, or in costume. As the tan appears, you will need to spend more time in the sun to produce the same amount of vitamin D. I explained it in detail in the article Vitamin D. How to understand the Dosage, Daily requirement and which to buy.
  • To integrate. Take from 2,000 to 5,000 IU of vitamin D per day depending on your blood value of 25 (OH) D (this is the value to be tested in the analyzes). The lower the value (below 30 ng / ml), the more frequently the daily dosage will be high. Many experts, however, recommend even higher dosages such as 10,000 IU in the presence of serious diseases. This high dosage of vitamin D is good that is combined with the intake of vitamin K2.

Foods rich in vitamin D

Foods have little vitamin D and for this reason exposure to the sun and taking supplements are the two main solutions. Foods rich in vitamin D are fatty fish (salmon, mackerel), cod liver oil, egg-yolk and liver (offal).

Consume only organic cereals as grain crops and other cereals may contain the widely occurring carcinogenic herbicide, glyphosate, which interferes with the enzymes responsible for vitamin D activation in the liver and kidneys.

To promote the assimilation of vitamin D it is better to consume more fermented foods (kefir, sauerkraut, yogurt, apple vinegar, kombucha) as they contain vitamin K2 which improves absorption and maintains stable calcium levels.

 

SOURCE: Dionidream

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Le nanoparticelle provengono dall’aria che respiriamo ma anche cibo e acqua sono a rischio. Il legame con la leucemia è evidente come ha scoperto un studio italiano svolto da un team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti, bioingegneri e ambientalisti guidati dal Dr. Visani e dalla Dr.ssa Gatti (in foto)

I dati diffusi dall’OMS, in quello che è considerato il più dettagliato studio finora mai condotto sull’argomento, lasciano senza parole. Il 92% delle persone sul globo, cioè oltre 9 persone su 10, respirano aria troppo inquinata da nanoparticelle di metalli pesanti, aria che danneggia la loro salute respiro dopo respiro. I morti che ne conseguono sono milioni, uccisi da solfati, nitrati e carbone che penetrano in minuscoli corpuscoli nel nostro corpo, fino a ucciderlo. I danni peggiori li subiscono  vecchi, bambini e donne gravide. Come riportato dall’Ansa l’aria peggiore di tutta l’Europa occidentale la respiriamo proprio qui in Italia, nessun angolo del nostro paese può vantare zone “verdi”, cioè aree pulite. In particolare la Pianura Padana raggiunge i livelli record presenti altrove ad esempio in Cina e India. L’inquinamento dell’aria è oggi il peggiore rischio ambientale per la salute, responsabile della morte di una persona su 9..

Cosa rende così dannosa l’aria che respiriamo?

Principalmente lo smog, i fumi industriali da combustione ad alte temperature che sono fonti di inquinamento da nanoparticelle. Anche i fumi prodotti dalle auto e aerei. Con il termine nanoparticella si identificano normalmente delle particelle formate da aggregati atomici o molecolari con un diametro compreso indicativamente fra 2 e 200 nm. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza la doppia elica del DNA ha un diametro di circa 2 nm.

Le nanoparticelle presentano possibili pericoli, sia in senso medico che ambientale, la maggior parte dei quali sono dovuti alla grande superficie in rapporto al volume, che può rendere le particelle molto reattive. Le particelle in natura non rimangono in forma di nanoparticelle ma tendono rapidamente ad agglomerarsi lasciando così il regime nanometrico, mentre questo non accade con le nanoparticelle prodotte dall’uomo.

La nanotossicologia studia i potenziali rischi per la salute dovuti ai nanomateriali. La dimensione estremamente piccola dei nanomateriali significa che sono molto più assorbiti senza difficoltà dal corpo umano rispetto alle particelle di dimensioni più grandi. Oltre al fatto che le nanoparticelle non degradabili o lentamente degradabili possano accumularsi negli organi, un’altra preoccupazione è la loro potenziale interazione con i processi biologici all’interno del corpo.

E’ stato riscontrato che queste particelle, se ingerite, possono superare le barriere polmonari e arrivare al sangue, e quindi da qui passare al cervello (superando la barriera emato-encefalica) e allo sperma. Possono anche essere ingerite con cibo che è stato a contatto con un certo inquinamento ambientale.

Leucemia e Nanoparticelle di metalli pesanti

La presenza di particelle solide e inorganiche in pazienti affetti da leucemia mieloide acuta (LMA) e la visualizzazione della loro interazione con componenti del sangue hanno indotto i ricercatori a ipotizzare una correlazione tra la LMA ed esposizioni ad un inquinamento particolato micro e nanodimensionato. Il contatto profondo con questi materiali non biocompatibili e a volte chimicamente tossici potrebbe contribuire al processo della malattia, entrare nelle cellule e interagire con il Dna.

La conferma arriva da un team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti, bioingegneri e ambientalisti coordinato dall’ematologo Giuseppe Visani, direttore del Centro trapianti Midollo Osseo dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro e dall’ingegnere biomedico Antonietta Morena Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.

L’LMA è una malattia che si sviluppa a partire dal midollo osseo (definito appunto mieloide) e che progredisce velocemente (da qui il termine acuta). Nel midollo osseo sono presenti i precursori delle cellule del sangue, i quali dopo un percorso di maturazione si differenziano in globuli bianchi (tra cui i linfociti), rossi e piastrine. Se durante questo periodo di maturazione i precursori (tranne quelli dei linfociti) vanno incontro a una trasformazione tumorale, si parla di leucemia mieloide acuta.

Lo studio, che prende in esame un campione di venti persone, tutte affette da questa forma tumorale e venti persone sane, ha dimostrato che nel sangue delle persone leucemiche la presenza di nanoparticelle in forma di metalli pesanti è significativamente più elevato, anche fino a cento volte maggiore.

Attraverso il microscopio elettronico sono state riscontrate nel sangue dei malati particelle composte da frammenti di lega di alluminio e fosforo, o aggregati a vario titolo e composizione di silicio, alluminio, ferro, cromo, nichel, titano o rame, presenti anche nella polvere urbana. Sotto la lente appaiono come sfere inorganiche indistruttibili, molte delle quali prodotto finale di un’alta combustione che possono essere rinvenute nei tessuti del paziente anche dopo molti anni dalla loro stessa morte.

Gli studi evidenziano che le particelle identificate vengono ricoperte da una specie di “anello di Saturno proteico” (protein-corona), cioè composto da proteine del sangue le quali, denaturandosi, attivano il sistema immunitario. Alla domanda sul perché si sia studiata proprio la leucemia mieloide acuta, Visani risponde: “perché si tratta di una forma frequente in Italia che colpisce persone di tutte le età. Ogni anno ci sono almeno 3000 nuovi casi

La ricerca, fatta con il contributo del Dipartimento di Scienze biomolecolari dell’Università di Urbino, dell’Azienda ospedaliera Marche Nord, dell’Agenzia per la protezione ambientale delle Marche, con il sostegno dell’Ail Pesaro è stata pubblicata dalla rivista internazionale Leukemia Research.

In conclusione la documentazione di nanoparticelle metalliche identificate per forma, dimensione e composizione chimica nel sangue di pazienti con leucemia acuta mieloide apre nuove prospettive di ricerca sia in ambito di sviluppo dei tumori sia in senso terapeutico.

Il nostro obiettivo“, ha detto la dottoressa Antonietta Gatti, compagna di Stefano Montanari famoso scienziato che ha trovato metalli pesanti in tutti i vaccini che ha analizzato, che collabora anche con il Dipartimento di Stato a Washington, “è togliere questi frammenti dal sangue e favorire la remissione delle patologie.

Riferimenti
– Visani G et al. Environmental nanoparticles are significantly over-expressed in acute myeloid leukemia. Leuk Res. 2016 Nov;50:50-56.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

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Uno studio pubblicato sulla rivista Thorax sostiene che le sostanze contenute nel vapore delle ecig possono compromettere il funzionamento di alcune cellule. E invita alla cautela nel considerarle una scelta “sicura”.

 

CIRCOLANO da anni e sebbene vengano considerate come una scelta più salutare rispetto alle bionde tradizionali, gli effetti sulla salute rimangono ancora quanto meno controversi. A riaccendere il dibattito sul tema delle sigarette elettroniche è oggi uno studio pubblicato su Thorax che ha esaminato gli effetti del vaping in laboratorio, scoprendo che le sostanze contenute al suo interno possono compromettere le funzioni immunitarie di alcune cellule che si trovano nei polmoni. Sebbene si tratti solo di studi condotti su cellule coltivate in vitro, con un’esposizione acuta e su un numero limitato di campioni, quanto osservato dovrebbe aiutare a riconsiderare l’immagine delle sigarette elettroniche come una scelta sicura e priva di rischi, scrivono gli autori.

• LO STUDIO

Nella loro ricerca, gli scienziati guidati da David Thickett della University of Birmingham (UK) hanno osservato cosa accadeva ai macrofagi alveolari estratti dai polmoni di otto non fumatori senza storia di asma o patologie come broncopneumpatia cronica ostruttiva (Bpco).

I macrofagi sono cellule che appartengono all’esercito del sistema immunitario, deputate a svolgere una funzione di spazzini protettivi, tramite la rimozione di particelle di polvere, batteri e allergeni. I ricercatori hanno costruito un set sperimentale che permetteva loro di osservare sia gli effetti su queste cellule delle sostanze del liquido contenuto nelle ecig prima di essere svapato, sia del suo condensato, ovvero quello derivato a seguito del vaping, con o senza nicotina. Come controllo i ricercatori hanno anche osservato il comportamento dei macrofagi alveolari mantenuti in coltura ma non esposti a nessuna sostanza.

• CON LA NICOTINA GLI EFFETTI PEGGIORANO

Dopo aver esposto le cellule ai diversi liquidi, gli scienziati hanno osservato cosa accadeva nel tempo, scoprendo che la presenza del condensato danneggiava i macrofagi più del liquido non svapato. In particolare morivano più cellule, aumentava sensibilmente la produzione di radicali liberi (più di 50 volte), di sostanze con attività proinfiammatoria e diminuiva la capacità di fagocitare i batteri. Capacità quest’ultima, scrivono gli autori, essenziale per il sistema di difesa dell’organismo, perché rappresenta molto spesso il primo passo nell’organizzazione di una risposta immunitaria nelle vie respiratorie.

Questi effetti risultavano ancora più marcati all’aumentare della dose e in presenza della nicotina, ma potevano in parte essere contrastati grazie all’aggiunta di antiossidanti.

• “NON CONSIDERATELE SICURE”

Il vapore prodotto dalle egic è più tossico per i macrofagi alveolari rispetto al liquido non ancora svapato, scrivono i ricercatori, e può indurre uno stato infiammatorio in parte dipendente dalla nicotina.

Alcuni degli effetti riportati, spiegano ancora gli esperti, sono paragonabili a quelli osservati nei fumatori o in pazienti con Bpco.

  • “Le sigarette elettroniche sono più sicure in termini di rischio di tumore, ma se si svapa per 20 o 30 anni e questo porta a una brocnopenumopatia cronica ostruttiva è qualcosa che dobbiamo sapere”, ha aggiunto Thickett.

E se è vero che, con tutti i limiti dello studio, sono necessarie altre ricerche per comprendere a fondo gli effetti delle sigarette elettroniche in vivo,

  • “Suggeriamo cautela contro l’opinione diffusa che le sigarette elettroniche siano sicure”, concludono i ricercatori.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A study published in the journal Thorax claims that substances contained in the vapor of the ecig can impair the functioning of some cells. And invites caution in considering them a “safe” choice.

For years and although they are considered as a healthier choice than traditional blondes, the health effects still remain at least controversial. To reignite the debate on the subject of electronic cigarettes is today a study published in Thorax that examined the effects of vaping in the laboratory, discovering that the substances contained within it can compromise the immune functions of some cells found in the lungs. Although it is only studies conducted on cultured cells in vitro, with acute exposure and on a limited number of samples, what is observed should help to reconsider the image of electronic cigarettes as a safe and risk-free choice, the authors write .

• THE STUDY

In their research, the scientists led by David Thickett of the University of Birmingham (UK) observed what happened to the alveolar macrophages extracted from the lungs of eight non-smokers without history of asthma or diseases such as chronic obstructive bronchopneumonia (Bpco). Macrophages are cells that belong to the army of the immune system, appointed to perform a function of protective sweepers, through the removal of dust particles, bacteria and allergens. The researchers constructed an experimental set that allowed them to observe both the effects on these cells of the substances of the liquid contained in the ecig before being vaped, and of its condensate, or that derived as a result of vaping, with or without nicotine. As a control, the researchers also observed the behavior of alveolar macrophages kept in culture but not exposed to any substance.

• WITH THE NICOTINE THE WORKING EFFECTS ARE WORSE

After exposing the cells to different liquids, the scientists observed what happened over time, finding that the presence of the condensate damaged the macrophages more than the non-vaped liquid. In particular, more cells died, the production of free radicals increased (more than 50 times), of substances with pro-inflammatory activity, and the ability to absorb the bacteria decreased. This capacity, the authors write, is essential for the body’s defense system, because it is very often the first step in organizing an immune response in the respiratory tract. These effects were even more pronounced as the dose increased and in the presence of nicotine, but could partly be counteracted by the addition of antioxidants.

• “DO NOT CONSIDER IT SAFE”

The vapor produced by the egic is more toxic to alveolar macrophages than the liquid not yet vaped, the researchers write, and can induce an inflammatory state partly dependent on nicotine. Some of the effects reported, the experts still explain, are comparable to those observed in smokers or in patients with Bpco.

  • “E-cigarettes are safer in terms of cancer risk, but if it is spread over 20 or 30 years and this leads to chronic obstructive brocnopenumopathy, it’s something we need to know,” added Thickett.

And if it is true that, with all the limitations of the study, further research is needed to fully understand the effects of electronic cigarettes in vivo,

  • “We recommend caution against the widespread belief that electronic cigarettes are safe,” the researchers conclude.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Per lungo tempo l’incenso è  stato riconosciuto come un modo efficace per rimuovere l’energia negativa e spiriti maligni, ma questa pratica spirituale ha molto altro da offrire? Nuovi dati rivelano una ragione per cui tutti, indipendentemente dalle loro credenze spirituali, dovrebbero provare questa antica tecnica di pulizia.

Nonostante il fatto che molti americani considerino la pratica di incensare la vostra casa come una tecnica di “new age”, può essere fatta risalire a migliaia di anni fa agli insegnamenti dei nativi americani, usati per purificare il loro spirito. Conosciuta anche come la “Benedizione della ciotola del fumo sacro”, i praticanti brucerebbero le erbe in una ciotola speciale, il fumo creato sarebbe la proprietà purificante. Oggi, le erbe essiccate legate insieme note come bastoncini da incenso rendono il processo ancora più semplice.

Molti considerano la pratica con scetticismo nella migliore delle ipotesi, mettendo in discussione se coloro che praticano oggi vedano realmente qualche beneficio dai loro sforzi, o se questa “doccia spirituale” sia semplicemente un effetto placebo. Dopotutto, se crediamo veramente che la negatività sia stata rimossa dalle nostre vite, concentrandoci sul lato positivo della vita, questo, a sua volta, non evocherà la legge di attrazione, la nostra positività, a sua volta, attraendo di più? Allo stesso tempo, se sta funzionando e portando più positività nel mondo, è davvero una brutta cosa?

Se hai tentato di dare a questa tecnica una prova nella tua vita, un nuovo studio pubblicato nel “Journal of Ethnopharmacology” ha esaminato attentamente la pratica dello studio e il potenziale impatto fisico che potrebbe avere sulle nostre vite. Il team di ricerca ha esaminato l’uso di rimedi a base di erbe e non a base di erbe mono e multi-ingrediente man mano che venivano somministrati in 50 paesi diversi.

Sorprendentemente, hanno trovato che l’uso dell’incenso come sistema di purificazione era più comune di quanto avessero creduto in precedenza, ampiamente utilizzato per affrontare problemi polmonari, neurologici e dermatologici. Questo uso medicinale del fumo, ha spiegato il team, ha mostrato grandi promesse e dovrebbe essere esplorato da coloro che praticano la medicina moderna come un potenziale sistema di somministrazione di farmaci per molti dei moderni rimedi odierni. Inoltre, il team ha scoperto che l’incenso era un modo efficace per pulire una stanza non solo di energia negativa ma anche di batteri sospesi nell’aria, migliorando la qualità dell’aria!

Nella loro ricerca, il team ha rivelato che un trattamento di 1 ora del fumo medicinale, creato bruciando sia il legno che una “miscela di erbe odorifere e medicinali” è stato efficace nel rimuovere oltre il 94% delle popolazioni batteriche presenti nell’aria nello spazio. Ciò significava che il trattamento di sbavature era altrettanto efficace o anche più efficace dei moderni spray antibatterici senza l’uso di sostanze chimiche potenzialmente dannose. In aggiunta alla promessa, un mese dopo che l’incensatura era completata, i batteri non erano ancora rilevabili nello spazio.

Mentre continuiamo a comprendere meglio l’impatto che molti di questi agenti patogeni hanno sulla nostra vita, la nostra società spinge l’uso di queste sostanze chimiche per uccidere quanti più batteri nocivi possibile. Tuttavia, questo dato solleva la domanda:

  • stiamo introducendo inutilmente più sostanze chimiche nelle nostre vite. Abbiamo sempre avuto la risposta?

Per coloro che credono nella sua efficacia, ed è difficile non dare questi fatti, l’incenso potrebbe essere l’approccio più sicuro e naturale per proteggere noi stessi e le nostre case!

FONTE: Awareness Act

 

(ENGLISH VERSION)

Smudging has long been recognized as an effective way of removing negative energy and evil spirits, but does this spiritual practice have more to offer? New data reveals a reason that everyone, regardless of their spiritual beliefs, should give this ancient cleansing technique a try.

Despite the fact that many Americans view the practice of smudging your home as a ‘new age’ technique, it can be traced back thousands of years to the teachings of the Native Americans, used to cleanse their spirit. Also known as the ‘Sacred Smoke Bowl Blessing’, practitioners would burn herbs in a special bowl, the smoke created believed to be the cleansing property. Today, dried herbs tied together known as smudge sticks make the process even easier.

Many view the practice as skeptical at best, questioning whether those who practice today genuinely see any benefit from their efforts, or whether this ‘spiritual shower’ is merely a placebo effect. After all, if we truly believe that negativity has been removed from our lives, focusing on the positive side of life would that not, in turn, evoke the law of attraction, our own positivity, in turn, attracting more? At the same time, if it’s working and bringing more positivity into the world, is it really a bad thing?

If you’ve been wavering on giving this technique a try in your own life, a new study published in the ‘Journal of Ethnopharmacology’ looked closely at the practice of studying and the potential physical impact it may have on our lives. The research team looked at the use of single and multi-ingredient herbal and non-herbal smudging remedies as they were administered across 50 different countries.

Surprisingly, they found the use of smoke as a delivery system was more common than they had previously believed, largely used to address pulmonary, neurological and dermatological concerns. This medicinal use of smoke, the team explained, showed great promise and should be explored by those practicing modern medicine as a potential drug delivery system for many of today’s modern remedies. Furthermore, the team found that smudging was an effective way to cleanse a room not only of negative energy but also of airborne bacteria, improving air quality!

In their research, the team revealed that a 1-hour treatment of the medicinal smoke, created by burning both wood and a ‘mixture of odoriferous and medicinal herbs’ was effective in removing over 94% of the airborne bacterial populations in the space. This meant that the smudging treatment was equally as effective to, or even more effective than modern antibacterial sprays without the use of potentially harmful chemicals. Adding to the promise, a month after the smudging was completed the bacteria was still undetectable in the space.

As we continue to better understand the impact that many of these pathogens have on our lives, our society pushes the use of these chemical concoctions to kill off as many of these harmful bacteria as we can. However, this data raises the question – are we unnecessarily introducing more chemicals into our lives. Did we have the answer all along? For those that believe in its effectiveness, and it’s hard not to given these facts, smudging may be the safer, all -natural approach to protecting ourselves and our homes!

SOURCE:  Awareness Act

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Lo rivela un studio statunitense appena pubblicato su Pnas che ha analizzato i dati raccolti dei pronto soccorso della Florida. Per Leda Galuita, cardiologa: “La medicina di genere è fondamentale”.

 

L’infarto è anche donna. Ma c’è una particolarità fino ad ora solo sospettata: se trattate da cardiologhe le pazienti in fase acuta, ma non solo, potrebbero avere maggiori possibilità di sopravvivere. Questo almeno secondo un nuovo studio americano appena pubblicato su Pnas, che aggiunge un tassello in più alla cura della malattie cardiovascolari al femminile e alla medicina di genere.

Già in passato studi australiani e svedesi avevano sottolineato la diversa offerta di cure per uomini e donne. E un altro studio britannico aveva invece rivelato come più facilmente le donne non ricevessero la diagnosi giusta. Ma qui la storia è diversa: il sesso del medico che le donne trovano al pronto soccorso determina le loro chance di sopravvivenza.

Un tempo trascurate, le malattie del cuore nelle donne rivelano oggi, infatti, nuovi campi nei quali gli studiosi si stanno concentrando. Ma quest’ultima ricerca mette però l’accento sulla scelta del  medico che, a seconda del sesso, potrebbe influenzare le probabilità di sopravvivenza delle pazienti. Una chiave di lettura (suffragata però da numeri) che trova d’accordo anche la cardiologa Leda Galuito, professoressa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, esperta in medicina di genere.

  • “La mia esperienza conferma che le donne che hanno problemi cardiologici anche molto seri se seguite da medici donne hanno una maggiore reazione alle cure e questo anche perché se da una parte è vero che il cuore delle donne anatomicamente parlando è uguale a quello degli uomini le malattie che lo colpiscono e il modo di ammalarsi è diverso. Basti pensare che un tempo neppure troppo lontano i sintomi, purtroppo ancora oggi trascurati della donne stesse, erano curati per altre malattie come ansia, depressione, isteria. La sinergia donne-medico non solo è rassicurante quindi ma anche più proficua perché le pazienti pensano di poter essere capite dalle cardiologhe da un punto di vista medico e non solo”.

Brad Greenwood, professore di Scienze dell’informazione e delle decisioni all’Università di Minnesota, tra gli  autori della ricerca, spiega come il suo lavoro abbia messo in luce che

  • “la concordanza di genere aumenta la probabilità del paziente di sopravvivere a un attacco di cuore e che l’effetto è determinato da un aumento della mortalità quando i medici maschi trattano pazienti di sesso femminile”.

Descrivendo poi come lui e i suoi colleghi (provenienti da diversi atenei statunitensi), abbiamo esaminato i documenti della Florida relativi alle ammissioni al pronto soccorso per gli attacchi di cuore tra il 1991 e il 2010.  E oltre a considerare l’età, il sesso e se avevano altri problemi di salute, il team ha anche esaminato se il paziente è deceduto durante il suo ricovero in ospedale e se il medico del pronto soccorso che si occupava principalmente di loro era un uomo o una donna.

  • “Un ampio corpo di ricerche mediche suggerisce che le donne hanno meno probabilità degli uomini di sopravvivere a episodi traumatici come infarti miocardici acuti – spiegano i ricercatori in apertura del loro studio – in questo lavoro riteniamo che queste difficoltà possano essere parzialmente spiegate, o esacerbate, dall’incontro di genere tra il paziente e il medico. I risultati suggeriscono che la concordanza di genere aumenta la probabilità di sopravvivenza del paziente e che l’effetto è determinato da un aumento della mortalità quando i medici maschi curano pazienti di sesso femminile. Le estensioni empiriche indicano che i tassi di mortalità diminuiscono quando i medici maschi sono affiancati da colleghe o hanno trattato più pazienti di sesso femminile in passato”. Un passaggio quest’ultimo che non stupisce Galuito: “Non ci trovo nulla di strano, la mia esperienza conferma che stare in un ambiente medico femminile aiuta gli uomini a capire e interpretare meglio i sintomi”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

This is revealed by a US study just published on Pnas that analyzed the data collected from the first aid in Florida. For Leda Galuita, cardiologist: “Gender medicine is fundamental”.

INFARTO is also a woman. But there is a peculiarity so far only suspected: if treated by cardiologists, patients in the acute phase, but not only, may have more chances to survive. This at least according to a new American study just published on Pnas, which adds an extra piece to the treatment of cardiovascular disease in women and gender medicine. Already in the past, Australian and Swedish studies had emphasized the different offer of care for men and women. And another British study had instead revealed how women could not get the right diagnosis. But here the story is different: the sex of the doctor that women find in the emergency room determines their chances of survival.

Once neglected, the diseases of the heart in women reveal today, in fact, new fields in which scholars are concentrating. But this last research puts the accent on the choice of the doctor who, depending on the sex, could influence the chances of survival of the patients. A key to reading (supported by numbers) that also agrees with the cardiologist Leda Galuito, a professor at the Catholic University of the Sacred Heart, an expert in gender medicine. “My experience confirms that women who have very serious cardiac problems if followed by women doctors have a greater reaction to treatment and this is also because if on one hand it is true that women’s heart anatomically speaking is equal to that of men diseases that affect him and the way to get sick is different: just think that once not too far the symptoms, unfortunately still neglected by women themselves, were treated for other diseases such as anxiety, depression, hysteria. it is reassuring then but also more profitable because patients think they can be understood by the cardiologists from a medical point of view and not only “.

Brad Greenwood, professor of information science and decision-making at the University of Minnesota, among the authors of the research, explains how his work has shown that “gender concordance increases the patient’s chance of surviving an attack of heart and that the effect is determined by an increase in mortality when male doctors treat female patients. “Describing then how he and his colleagues (from different US universities), we examined the Florida documents related to admissions to the ready for heart attacks between 1991 and 2010. In addition to considering age, gender and other health problems, the team also examined whether the patient died during hospitalization and whether First aid physician who was mainly concerned with them was a man or a woman.

“A large body of medical research suggests that women are less likely than men to survive traumatic episodes such as acute myocardial infarctions – the researchers explain at the beginning of their study – in this paper we believe that these difficulties can be partially explained, or exacerbated, from the gender encounter between the patient and the doctor The results suggest that gender concordance increases the patient’s chance of survival and that the effect is determined by an increase in mortality when male doctors treat female patients. empirical extensions indicate that mortality rates decrease when male doctors are joined by co-workers or have treated more female patients in the past. “A passage that does not surprise Galuito:” I find nothing strange, my experience confirms that being in a female medical environment helps men understand and interpret them better symptoms. “

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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