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Archive for gennaio 2019

Esistono alcune piante così ricche di nutrienti e proprietà terapeutiche da poter essere considerate veri e propri farmaci naturali. Prima dell’avvento della medicina moderna, le piante venivano impiegate per trattare numerose condizioni di salute.

 

L’alloro, in particolare, viene usato da millenni per via delle sue eccellenti proprietà terapeutiche.

Ricco di vitamine A e C, magnesio, calcio, manganese, potassio e ferro, l’alloro è eccellente per calmare i dolori del corpo.

Una buona tisana di alloro aiuta ad alleviare i dolori muscolari e articolari, dando sollievo quasi immediato. In alternativa, è possibile applicare un po’ di olio di alloro direttamente sulle aree colpite da dolore.

Le proprietà antibatteriche dell’alloro sono eccellenti per curare le infezioni della pelle, ma anche per uccidere i batteri della bocca e trattare l’alitosi.

Le foglie di alloro migliorano la sensibilità all’insulina, e sono utili nella regolazione degli zuccheri nel sangue.

Aiutando la digestione, inoltre, le foglie di alloro ci permettono di sentire sollievo dopo un pasto particolarmente pesante.

Queste eccellenti foglie aiutano anche a

  • regolare la pressione,
  • abbassare il colesterolo e
  • favorire il sonno profondo.

Per godere di questi benefici, puoi preparare una gustosa tisana da bere prima di andare a dormire.

 

FONTE: Rimedio-Naturate

 

(ENGLISH VERSION)

There are some plants so rich in nutrients and therapeutic properties that they can be considered real natural drugs. Before the advent of modern medicine, plants were used to treat numerous health conditions.

Laurel, in particular, has been used for thousands of years because of its excellent therapeutic properties. Rich in vitamins A and C, magnesium, calcium, manganese, potassium and iron, laurel is excellent for calming body pains.

A good herbal tea helps relieve muscle and joint pain, giving almost immediate relief. Alternatively, you can apply some bay oil directly to the areas affected by pain.

The antibacterial properties of laurel are excellent for treating skin infections, but also for killing mouth bacteria and treating halitosis.

The laurel leaves improve insulin sensitivity, and are useful in regulating blood sugar. Furthermore, by helping the digestion, the bay leaves allow us to feel relief after a particularly heavy meal.

These excellent leaves also help

  • regulate blood pressure,
  • lower cholesterol and
  • promote deep sleep.

To enjoy these benefits, you can prepare a tasty herbal tea to drink before going to sleep.

 

SOURCE: Rimedio-Naturate

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A volte, allontanarci dalle persone negative non è solo una questione di comodità, ma anche di salute emotiva: impara ad ignorare ciò che non ti rende felice. Ci sono atteggiamenti che ci squilibrano così tanto da portarci a bloccarci e ad impedirci di realizzarci.

 

Trovarci nella triste situazione di vivere sottomessi a relazioni poco sane, scambi tossici con persone che non sono sincere e sono cariche di interessi ed egoismo, è un vero e proprio freno per la nostra crescita personale.

Per vivere meglio bisogna imparare a selezionare ciò che è necessario ignorare. Potrebbe sembrare semplice, ma spesso è difficile individuare ciò che turba la nostra felicità: ecco cosa bisogna imparare ad ignorare:

  1. le critiche degli altri: nessuno può influire negativamente sulla nostra vita senza il nostro permesso. Siamo noi a dare valore alle opinioni altrui. Ciò che gli altri pensano delle decisioni che prendiamo non dovrebbe importarci;
  2. la creazione delle insicurezze: ci sono persone che si credono esperti di vita. Spesso, queste stesse persone finiscono col creare insicurezze e piccole frustrazioni alle persone che le circondano. Cerca di ignorare questo tipo di atteggiamento;
  3. preoccuparci per ciò che non possiamo controllare: se ci preoccupa ciò che una persona può fare o dire, è un chiaro indicatore di qualcosa che non va;
  4. le comparazioni ossessive: è positivo quando qualcuno riesce a trionfare ad avere successo, molto meno far sentire gli altri inferiori. Non c’è persona più insignificante di quella che usa i suoi successi per sminuire gli altri;
  5. interessi ed egoismo: non tutte le persone che dicono di aiutarti lo stanno facendo davvero. Comincia ad analizzare l’ago della bilancia per capire se c’è armonia nelle tue relazioni.

Regala la tua assenza a chi non riesce a dare valore alla tua presenza. Dobbiamo imparare che, col tempo, l’immagine che abbiamo delle persone può cambiare. Spesso ci rendiamo conto molto tardi di tutto ciò che abbiamo fatto per una persona che ci ignora o sminuisce emotivamente.

Riuscire a restare indifferenti alle opinioni e alle azioni di questo tipo di persone è un ottimo punto di partenza per ristabilire la nostra salute emotiva.

 

FONTE: Rimedio-Naturale

 

(ENGLISH VERSION)

Sometimes, turning away from negative people is not just a question of comfort, but also emotional health: learn to ignore what does not make you happy. There are attitudes that unbalance us so much that it leads us to block ourselves and prevent us from achieving it.

Finding ourselves in the sad situation of living submissive to unhealthy relationships, toxic exchanges with people who are not sincere and full of interests and selfishness, is a real brake for our personal growth.

To live better, we must learn to select what needs to be ignored. It may seem simple, but it is often difficult to identify what disturbs our happiness: this is what we must learn to ignore:

  1. the criticisms of others: no one can negatively affect our lives without our permission. We are the ones who value the opinions of others. What others think about the decisions we make should not matter;
    the creation of insecurities: there are people who believe they are experts in life. Often, these same people end up creating insecurities and small frustrations to the people around them. Try to ignore this kind of attitude;
  2. to worry about what we can not control: if we are worried about what a person can do or say, it is a clear indicator of something wrong;
    obsessive comparisons: it is positive when someone succeeds in triumphing to succeed, much less making others feel inferior. There is no person more insignificant than the one who uses his successes to belittle others;
  3. interests and selfishness: not all the people who say they are helping you are really doing it. Start by analyzing the scale needle to see if there is harmony in your relationships.
  4. Give your absence to those who can not give value to your presence. We must learn that, over time, the image we have of people can change. We often realize very late all that we have done for a person who ignores or emotionally diminishes us.

Being able to remain indifferent to the opinions and actions of this type of people is a good starting point for restoring our emotional health.

 

SOURCE: Rimedio- Naturale

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Plank, tutti i benefici e come eseguire correttamente l’esercizio per gli addominali più famoso che permette di ridurre la pancia e tenere in forma anche le altre parti del corpo con 5 minuti al giorno.

Mai sentito parlare di plank? Il plank è un validissimo aiuto per mantenersi in forma! Si tratta di un esercizio statico, specifico per gli addominali. Ciò che lo rende così speciale è la sua capacità di far lavorare allo stesso tempo anche altri muscoli del corpo. Tonifica, scolpisce e snellisce tuttala nostra figura.

È ormai diventato popolare in tutto il mondo per quattro motivi principali:

  • è molto efficace;
  • si esegue a corpo libero, senza nessun attrezzo specifico
  • lo si può praticare ovunque;
  • bastano solo5 minuti al giorno per eseguirlo e godere dei risultati.

Ma quali sono i muscoli che vengono coinvolti con il plank, oltre gli addominali? I muscoli della schiena, gambe, fianchi, glutei, spalle e petto. Tonificando le fasce muscolari, il plank aiuta a migliorare la postura prevenendo e contrastando diverse patologie ad essacollegate.

Benefici del plank

  • Glutei più tonici: stimolando i glutei ed i bicipiti femorali, noterete un rassodamento del posteriore e una riduzione della cellulite.
  • Schiena più forte: grazie agli esercizi di tonificazione, la schiena si rinforza ed assicura anche un miglior supporto alla parte superiore del corpo. Il rischio di infortuni alla schiena e alla colonna vertebrale si riduce notevolmente.
  • Ventre piatto: l’addome è la parte del corpo che più viene sollecitata dal plank. L’allenamento permette infatti di far lavorare perfettamente i muscoli addominali: superiori, inferiori e laterali.
  • Elasticità migliore: gli esercizi di planking allungando tutti i gruppi muscolari, consentono una maggiore elasticità.
  • Gambe più toniche: il plank tonifica tutti i muscoli, compresi quelli delle gambe (cosce e polpacci).
  • Postura corretta: rafforzando i muscoli della schiena, aumenterete anche la capacità di rimanere in posizione eretta con una postura diritta e stabile.
  • Maggiore equilibrio: perfezionando la postura si otterrà ovviamente un miglioramento dell’equilibrio. Questo beneficio è fondamentale perché consente di migliorare le performance in ogni tipo di attività sportiva.
  • Metabolismo aumentato: coinvolgendo i muscoli di quasi tutto il corpo, verranno bruciate più calorie rispetto ai tradizionali esercizi di addominali, come ad esempio i crunch o sit-up. Lo svolgimento giornalierodegli esercizi, consente non solo di incrementare il metabolismo ma anche di mantenerlo su livelli elevati.
  • Stress muscolare ridotto: stando seduti per tutto il giorno (casa o lavoro), i muscoli delle gambe si contraggono e le spalle diventano tese per via della posizione ”ingobbita” che assumiamodurante il giorno. Il plank è ottimo per distendere e rilassare le fasce muscolari.

Esecuzione del plank

plank2

Per eseguire un plank perfetto è necessario attenersi alle seguenti regole:

  1. Sdraiatevi rivolgendo l’addome verso terra.
  2. Piegate i gomiti di 90° allineandoli perpendicolarmente alle spalle. In alternativa, potete tenere anche le braccia tese ma sempre perpendicolari alle spalle.
  3. Il corpo deve formare una linea retta (dalla testa ai talloni). Dovrete appoggiarvi solo sugli avambracci o mani e sulle punte dei piedi.
  4. La testa ed il collo dovranno rimanere dritti, senza allungarli in avanti o piegarli.
  5. I muscoli addominali ed i glutei dovranno rimanere sempre contratti finché l’esercizio non sarà terminato.
  6. Le gambe devono essere perfettamente dritte e leggermente distanti, senza piegare le ginocchia.
  7. Guarda il video sottostante per avere una guida dettagliatissima su come eseguire gli esercizi di plank perfettamente:

 

Consigli per la corretta esecuzione

Per fare in modo che il plank sia efficace è fondamentale mantenere la posizione per alcuni secondi o minuti (livello avanzato).Imparate ad ascoltare il vostro corpo, non cercate di resistere oltre il limite di sopportazione. Il segreto è infatti acquistare resistenza in maniera graduale senza provare dolore o altro tipo di malessere.

Livello principiante: Iniziate tenendo la posizione per 10-15 secondi ad ogni serie. Eseguite 3 serie totali con 2 minuti di pausa tra l’una e l’altra.

Livello intermedio: Tenete la posizione per 30-40 secondi ad ogni serie. Eseguite 3 serie totali con 2 minuti di pausa.

Livello avanzato: Mantenete la posizione per 1-2 minutiad ogni serie. Eseguite 5 serie totali con 2 minuti di pausa.

Errori da evitare

Eseguire l’allenamento in modo sbagliato aumenta il rischio di provocare danni alla schiena o in qualche altra parte del corpo. Non è importante quanto tempo si riesce a tenere la posizione ma quanto si riesce a rimanere fermi mantenendo la posizione corretta.

Ecco gli errori più comuni da evitare:

  1. Bacino troppo alto o troppo basso. La schiena deve essere dritta come una tavola (“plank” in inglese significa appunto “tavola”). I fianchi devono restare in asse (non inclinati) ed i glutei (contratti) devono rimanere in linea con la schiena.
  2. Spalle non in linea con le braccia. Se i gomiti o braccia non sono allineati con le spalle perderete l’equilibrio assumendo posizioni scorrette durante tutto l’esercizio.
  3. Testa e collo ciondolanti. Inclinando la testa verso il basso avrete problemi di tensione nella parte superiore della schiena e delle spalle. Allungando invece la testa verso l’alto si andrà a creare una pressione notevole sulla cervicale. Con lo sguardo cercate di fissare le mani a terra.
  4. Cedimento o incurvamento delle spalle. Le spalle devono essere rigide, così come l’addome, perché il cedimento o l’incurvamento vanno a scaricare o pressare sulla colonna vertebrale.

Guarda il tutorial per evitare di commettere errori durante l’esecuzione del plank così da trarre il massimo beneficio da questo allenamento:

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Plank, all the benefits and how to properly perform the most famous abdominal exercise that allows you to reduce your tummy and keep the other parts of your body in shape with 5 minutes a day.

Ever heard of plank? Plank is a great help to keep fit! It is a static exercise, specific for the abdominals. What makes it so special is its ability to make other muscles in the body work at the same time. It tones, sculpts and slims our shape.

It has now become popular all over the world for four main reasons:

it is very effective;
it is carried out in a free body, without any specific tools
it can be practiced anywhere;
it takes only 5 minutes a day to run it and enjoy the results.
But what are the muscles that are involved with the plank, besides the abdominals? The muscles of the back, legs, hips, buttocks, shoulders and chest. By toning the muscle fascias, the plank helps to improve posture by preventing and contrasting different pathologies to be connected.

  1. More toned buttocks: stimulating the buttocks and the biceps of the femur, you will notice a firming of the posterior and a reduction of the cellulite.
  2. Stronger back: thanks to the toning exercises, the back is reinforced and also ensures a better support to the upper body. The risk of back and spine injuries is significantly reduced.
  3. Flat belly: the abdomen is the part of the body that is most urged by the plank. In fact, the training allows the abdominal muscles to work perfectly: upper, lower and lateral.
  4. Better elasticity: the planking exercises lengthening all the muscle groups, allow greater elasticity.
  5. More toned legs: the plank tones all the muscles, including those of the legs (thighs and calves).
  6. Correct posture: strengthening the back muscles will also increase the ability to stay upright with a straight and stable posture.
  7. Greater balance: perfecting posture will obviously result in an improvement in balance. This benefit is essential because it allows you to improve your performance in any kind of sporting activity.
  8. Increased metabolism: By involving the muscles of almost the whole body, more calories will be burnt compared to traditional abdominal exercises, such as crunches or sit-ups. The daily conduct of the exercises allows not only to increase the metabolism but also to keep it at high levels.
  9. Reduced muscle stress: sitting all day (home or work), the muscles of the legs contract and the shoulders become taut due to the “hunched” position that we assume during the day. The plank is great for stretching and relaxing the muscle groups.

Plank execution

plank2

To perform a perfect plank it is necessary to follow the following rules:

  1. Lie down by pointing your abdomen to the ground.
  2. Bend the elbows by 90 ° aligning them perpendicular to the shoulders. Alternatively, you can keep the arms outstretched but still perpendicular to the shoulders.
  3. The body must form a straight line (from head to heels). You will only have to rest on your forearms or hands and on your toes.
  4. The head and neck should remain straight, without stretching them forward or bending them.
  5. The abdominal muscles and the buttocks must always remain contracted until the exercise is finished.
  6. The legs must be perfectly straight and slightly apart, without bending the knees.

Watch the video below to get a detailed guide on how to perform the plank exercises perfectly:

Advice for correct execution

In order for the plank to be effective it is essential to maintain the position for a few seconds or minutes (advanced level). Learn to listen to your body, do not try to resist beyond the endurance limit. In fact, the secret is to acquire resistance gradually without experiencing pain or another type of malaise.

Beginner level: Start by holding the position for 10-15 seconds for each series. Perform 3 total series with a 2 minute break between one and the other.

Intermediate level: Hold the position for 30-40 seconds for each series. Perform 3 total series with a 2 minute break.

Advanced Level: Maintain position for 1-2 minutes each set. Perform 5 total series with a 2 minute break.

Errors to avoid

Performing training incorrectly increases the risk of causing damage to the back or some other part of the body. It is not important how long you can hold your position but how long you can stay still while maintaining the correct position.

Here are the most common mistakes to avoid:

  1. Basin too high or too low. The back must be straight as a board (“plank” in English means “table”). The hips must remain in axis (not inclined) and the buttocks (contracts) must remain in line with the back.
  2. Shoulders not in line with the arms. If your elbows or arms are not aligned with your shoulders you will lose balance by taking incorrect positions throughout the exercise.
  3. Head and neck dangling. By tilting your head down you will have tension problems in the upper back and shoulders. Instead, extending the head upwards will create considerable pressure on the cervical spine.
  4. With your eyes try to fix your hands on the ground.
  5. Failure or bowing of the shoulders. The shoulders must be rigid, as well as the abdomen, because the sagging or the bowing go to discharge or press on the vertebral column.

Watch the tutorial to avoid making mistakes while running the plank so as to get the most benefit from this workout:

 

SOURCE: Greenme

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Secondo la Fda statunitense, l’olio extravergine di oliva è un vero e proprio alimento-medicina. Per approfittare al meglio delle sue virtù, è fondamentale saperne riconoscere la qualità.

 

L’olio extravergine di oliva non è “soltanto” un alimento salutare, ma qualcosa di più: è un alimento medicinale a pieno titolo. Parola di Fda, la Food and drug administration, incaricata di regolamentare i prodotti alimentari e farmaceutici. L’ente statunitense d’ora in poi permetterà ai produttori di scrivere in etichetta che l’assunzione quotidiana di 20 grammi di olio extravergine (circa due cucchiai) apporta un’elevata quantità di acido oleico, che può ridurre il rischio di malattie coronariche. Numerose e comprovate evidenze scientifiche – precisa la Fda – dimostrano infatti che prediligere i condimenti con un elevato contenuto di acido oleico tiene a bada i livelli di colesterolo nel sangue.

Perché l’olio extravergine fa bene alla salute

Ma quali sono le caratteristiche che rendono così benefico l’olio extravergine? Michele Labarile, responsabile qualità di Monini, ci ricorda che ci sono due normative europee (il regolamento 1924/2006 e il regolamento 432/2012) che specificano con precisione quali indicazioni sulla salute si possono includere nell’etichetta dei prodotti. Per l’olio d’oliva, quelle consentite sono tre.

La prima, e la più celebre, è la presenza di polifenoli, efficaci antiossidanti naturali che proteggono le nostre cellule. Un olio con un elevato contenuto di polifenoli ha un gusto amaro e piccante, come quello che percepiamo quando mastichiamo un’oliva. La seconda è la quantità di acidi grassi insaturi e monoinsaturi, che nell’extravergine raggiungono un equilibrio ottimale. I secondi in particolare (che sono una peculiarità dell’olio d’oliva, a differenza dei primi che si trovano anche negli oli di semi) contribuiscono ad abbassare il colesterolo “cattivo” (LDL) senza intaccare quello “buono” (HDL) e inoltre permettono all’olio d’oliva una migliore conservazione. Il terzo claim nutrizionale è il contenuto di vitamina E, che nell’olio d’oliva è biodisponibile, cioè può essere assorbita facilmente dal nostro organismo.

“Questi sono gli aspetti assolutamente certi, condivisi dalla comunità scientifica, approvati dall’Efsa e che per tale motivo possono essere vantati in etichetta – commenta Labarile –. Ma molte altre sono le proprietà benefiche ascrivibili al consumo degli oli di oliva, e l’auspicio è che l’Efsa presto approvi, permettendone così la citazione in etichetta. Nell’attesa, quello che possiamo fare è comunicare ai consumatori gli aspetti benefici dell’extravergine, senza dimenticare il fatto che vadano sempre inquadrati in una dieta varia ed equilibrata. Chi conosce bene gli alimenti, anche dal punto di visto sensoriale e gustativo, sa dare loro il giusto valore e quindi li usa in modo più appropriato”.

Prestare attenzione alle qualità salutari dell’olio extravergine, infatti, non significa far passare in secondo piano le note sensoriali.

“L’extravergine può essere una piccola opera d’arte: va valutato nel suo complesso, non può essere ridotto al conteggio dei polifenoli. Esistono anche oli ricchissimi di polifenoli ma molto grossolani”.

polifenoli, olive

I polifenoli hanno lo stesso gusto dell’oliva: amaro e piccante © Pixabay

L’importanza della stabilizzazione dell’olio extravergine

Conoscere è fondamentale per scegliere l’olio extravergine giusto e inserirlo correttamente nella dieta. Vale quindi la pena di fare un passo indietro per chiarire uno degli aspetti su cui si fa più spesso confusione, cioè la differenza tra oli filtrati e non filtrati. Al termine della spremitura delle olive, l’olio contiene piccole particelle di polpa di oliva e minuscole gocce d’acqua emulsionate in sospensione. Queste sostanze tendono a depositarsi sul fondo, diventando morchia e innescando processi degradativi dell’olio. Stabilizzare un olio significa effettuare tutte quelle pratiche, sia in fase di lavorazione sia in fase di stoccaggio, che permettono di mantenere il più a lungo possibile le qualità dell’olio extravergine. Il metodo più antico è la decantazione naturale: si lascia depositare per alcune settimane il sedimento per poi travasare l’olio, approfittando del fatto che questi elementi non si mescolano tra loro. La seconda strada, più efficiente e moderna, è la filtrazione.

“Negli ultimi anni il consumatore mostra una predilezione per gli oli non filtrati, che vengono presentati con attributi come naturale, integrale, derivante direttamente dal frantoio. Ma sono luoghi comuni, perché tutti gli oli vengono dal frantoio e qualsiasi extravergine, per legge, non presenta difetti sensoriali al panel test”, commenta Labarile.

È della stessa opinione Alessandro Parenti, professore associato presso l’università degli Studi di Firenze.

“La filtrazione depaupera l’olio di minime quantità di polifenoli e aromi, però lo stabilizza e permette di conservarlo molto meglio nel tempo. Da uno studio su 52 soggetti emerge che, dopo dieci giorni, le differenze percettive tra un olio filtrato e uno non filtrato sono azzerate; dopo due mesi, i consumatori preferiscono quello filtrato”.

L’olio non filtrato – conclude – andrebbe eventualmente consumato immediatamente, prima che si inneschino i processi di degradazione.

Per far capire meglio cosa intende, il professor Parenti ci dà qualche anticipazione sul suo ultimo paper scientifico, al momento in attesa di pubblicazione.

“Abbiamo preparato dei terreni di coltura per misurare la crescita dei microrganismi. Questi ultimi si sono sviluppati solo nell’olio non filtrato e non in quello filtrato. L’acqua presente nell’olio grezzo, infatti, contiene zuccheri: questo fa sì che i microrganismi fermentino e producano aromi sgradevoli (off flavour) che l’olio assorbe come una spugna”.

Quest’evidenza ha dato una possibile risposta a un interrogativo che si poneva da tempo.

“Come assaggiatore, mi domandavo perché fosse così comune il difetto di riscaldo o morchia, dovuto usualmente alla fermentazione delle olive post-raccolta o a errori di lavorazione. Mi sembravano errori troppo madornali per essere così diffusi. Probabilmente infatti il fenomeno avveniva successivamente, nell’olio prodotto ma non filtrato”.

Il prossimo obiettivo? Capire con precisione quando insorgono questi difetti.

Verso una cultura dell’olio extravergine

Ciò non significa che gli oli grezzi siano pericolosi; semplicemente, richiedono delle precauzioni in più. Questi oli, spiega Labarile, vanno estratti nelle migliori condizioni, non devono essere troppo ricchi di frammenti grossolani e acqua di vegetazione e vanno travasati in serbatoio prima del confezionamento. Infine, vanno conservati in condizioni adeguate, a una temperatura compresa fra i 12 e i 18 gradi e al riparo dalla luce. Nella scelta della bottiglia da mettere in tavola entrano in gioco anche i gusti personali.

“Se lo preferisce, nulla vieta al consumatore di scegliere un olio grezzo: l’importante è che non creda che l’assenza di filtrazione sia una garanzia ab origine della qualità. È semplicemente uno stato della materia prima, che necessita di cure maggiori”, precisa. “Bisogna fare cultura, insegnando alle persone a parlare non di olio ma di oli, proprio come si fa con i vini”, insiste Parenti.

Anche secondo Labarile, la metafora del vino è particolarmente calzante:

“In base alle materie prime, alla capacità del frantoiano, agli strumenti, alla cura nella conservazione, ci saranno degli oli assimilabili a dei grand cru, poi ci saranno degli oli comuni, e infine degli oli che presentano difetti e non possono essere classificati come extravergini. Questo principio è valido indipendentemente dal fatto che siano filtrati o meno”.

olio, vino

Bisognerebbe parlare di “oli”, al plurale, esattamente come si parla di “vini” e non genericamente di “vino” © Pixabay

Etichetta a semaforo, l’Onu fa marcia indietro

Fare chiarezza è anche l’obiettivo delle autorità, nazionali e sovranazionali, alle prese con una questione intricata: come guidare i consumatori verso un acquisto, e quindi un’alimentazione, più consapevole? Negli ultimi anni è stata sperimentata in diverse forme la cosiddetta etichetta a semaforo. Ha aperto le danze il Regno Unito, che dal 2013 segnala in verde, giallo o rosso la quantità di ogni macro-categoria di nutrienti presente in 100 grammi di prodotto (zuccheri, sale, grassi e grassi saturi, oltre alle calorie). Prevede invece un solo voto complessivo il sistema Nutri-Score, scelto nell’autunno 2017 dalla Francia, imitata poi da Belgio e Spagna; al giudizio si arriva facendo una media tra gli elementi potenzialmente negativi (come il sale) e quelli benefici (come le fibre). Svezia, Danimarca e Norvegia optano invece per Green Keyhole, un simbolo che segnala gli alimenti più salutari. Le big dell’industria alimentare (Coca-Cola, Mars, Nestlè, Mondelez, Unilever e PepsiCo) avevano lanciato il sistema Evolved Nutrition Label, che però è stato molto criticato perché non prendeva come riferimento i 100 grammi di prodotto bensì una porzione standard, che veniva decisa in autonomia dall’azienda. Polemiche che hanno convinto prima Mars e poi Nestlè a fare marcia indietro sull’esperimento, che è stato quindi sospeso.

Non si può negare che il sistema dei semafori sia, di per sé, molto semplice. Forse addirittura troppo. Un alimento come l’olio extravergine, essendo un grasso, verrebbe automaticamente bocciato; poco importa che sia il grasso in assoluto migliore per la salute umana. Farebbero la stessa fine anche il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e, secondo le stime di Coldiretti, l’85 per cento in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop). Avrebbero vita molto più facile i prodotti industriali, le cui ricette possono essere riformulate ad hoc per apparire sotto una luce migliore (per esempio sostituendo lo zucchero con i dolcificanti artificiali). L’attività diplomatica italiana quindi è stata particolarmente presente nel percorso che ha portato alla risoluzione sulla nutrizione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una coalizione di sette paesi (Francia, Brasile, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal) aveva infatti proposto di raccomandare l’etichetta a semaforo, accompagnandola a misure restrittive per i prodotti ritenuti nocivi, come tasse e limiti alla pubblicità. Nel testo finale approvato lo scorso 14 dicembre, però, non ce n’è traccia.

Insomma, è tutto da rifare: per scoraggiare il consumo eccessivo di cibi insalubri bisognerà trovare un’altra strada.

“Speriamo che sia possibile raggiungere quanto prima un sistema armonizzato di valutazione e qualificazione dei valori nutrizionali degli alimenti, capace di dare informazioni veritiere e complete ai consumatori e che possa essere adottato in tutti gli Stati membri. In modo da raggiungere lo scopo che dal principio ci si era prefissati: garantire ai cittadini europei un uniforme ed efficace strumento di informazione sugli alimenti”, auspica Paolo De Castro, europarlamentare e primo vicepresidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale.

Molto più sfidante, ma anche più produttivo a lungo termine, sarebbe lavorare sull’informazione e sull’educazione alimentare. Secondo De Castro, un esempio vincente è il programma per la distribuzione di frutta e latte nelle scuole messo in campo dall’Unione europea. Di recente è stata proposta anche “l’istituzione di una giornata europea sulla dieta mediterranea, proprio per rendere più consapevoli i consumatori europei dell’impatto positivo che ha sulla salute ma anche sull’ambiente”, continua. “Vorrei poi ricordare un altro elemento che viene spesso ignorato nel dibattito sull’obesità e il sovrappeso, ovvero la correlazione positiva che questi fenomeni hanno con il livello di reddito, oltre che di istruzione. L’aumento di obesità e sovrappeso sono legate anche alla crescita dell’insicurezza economica nel ceto medio”, conclude. In sintesi, demonizzare un singolo prodotto (o, viceversa, presentarlo come una panacea) è la strada più veloce e d’impatto, ma anche quella più semplicistica. L’alimentazione è qualcosa di molto più vasto e sfaccettato di un bollino verde o rosso da applicare a questo o quell’alimento: è una dimensione fondamentale della salute, del benessere, della cultura e della socialità.

 

FONTE: Lifegate (Valentina Neri)

 

(ENGLISH VERSION)

According to the US FDA, extra virgin olive oil is a real food medicine. To make the most of its virtues, it is essential to recognize quality.

Extra virgin olive oil is not “just” a healthy food, but something more: it is a full-fledged medicinal food. Word of FDA, the Food and Drug Administration, charged with regulating food and pharmaceutical products. The US agency will now allow producers to write on the label that the daily intake of 20 grams of extra virgin olive oil (about two tablespoons) provides a high amount of oleic acid, which can reduce the risk of coronary heart disease. Numerous and proven scientific evidence – states the FDA – show that preferring condiments with a high oleic acid content keeps cholesterol levels in the blood at bay.

Because extra virgin olive oil is good for your health

But what are the characteristics that make extra-virgin olive oil so beneficial? Michele Labarile, Monini’s Quality Manager, reminds us that there are two European regulations (Regulation 1924/2006 and Regulation 432/2012) that specify precisely which health claims can be included in the product label. For olive oil, the allowed ones are three.

The first, and the most famous, is the presence of polyphenols, effective natural antioxidants that protect our cells. An oil with a high content of polyphenols has a bitter and spicy taste, like what we perceive when we are gnawing an olive. The second is the quantity of unsaturated and monounsaturated fatty acids, which in the extra virgin reach an optimal balance. The second in particular (which are a peculiarity of olive oil, unlike the first ones that are also found in seed oils) contribute to lowering the “bad” cholesterol (LDL) without affecting the “good” (HDL) and they also allow olive oil to be better preserved. The third nutritional claim is the content of vitamin E, which in olive oil is bioavailable, ie it can be easily absorbed by our body.

“These are absolutely certain aspects, shared by the scientific community, approved by EFSA and for this reason they can be boasted on the label – comments Labarile -. But many others are the beneficial properties ascribable to the consumption of olive oils, and the hope is that Efsa will soon approve, thus allowing the quotation on the label. In the meantime, what we can do is communicate to consumers the beneficial aspects of extra virgin olive oil, without forgetting the fact that they must always be included in a varied and balanced diet. Those who know food well, even from the sensorial and gustatory point of view, can give them the right value and then use them in a more appropriate way “. Paying attention to the healthy qualities of extra virgin olive oil, in fact, does not mean overshadowing the sensory notes. “The extra virgin olive oil can be a small work of art: it must be evaluated as a whole, it can not be reduced to the count of polyphenols. There are also oils very rich in polyphenols but very coarse “.

Polyphenols have the same taste of olive: bitter and spicy © Pixabay

The importance of stabilizing extra-virgin olive oil

Knowing is essential to choose the right extra virgin olive oil and to insert it correctly in the diet. It is therefore worth taking a step back to clarify one of the most confusing aspects, namely the difference between filtered and unfiltered oils. At the end of the pressing of the olives, the oil contains small particles of olive pulp and tiny drops of water emulsified in suspension. These substances tend to settle on the bottom, becoming sludge and triggering degrading processes of the oil. Stabilizing an oil means carrying out all those practices, both during processing and during storage, which make it possible to keep the quality of extra-virgin olive oil as long as possible. The most ancient method is natural decantation: the sediment is left to settle for a few weeks and then the oil is decanted, taking advantage of the fact that these elements do not mix with each other. The second path, more efficient and modern, is filtration.

“In recent years the consumer shows a preference for unfiltered oils, which are presented with attributes as natural, integral, deriving directly from the mill. But they are common places, because all the oils come from the mill and any extra virgin oil, by law, does not present sensory defects to the panel test, “says Labarile. Alessandro Parenti, associate professor at the University of Florence, is of the same opinion. “The filtration depaupera oil of minimum quantities of polyphenols and flavors, but stabilizes it and allows it to be stored much better over time. From a study on 52 subjects emerges.

To better understand what he means, Professor Parenti gives us some anticipation of his latest scientific paper, currently awaiting publication. “We have prepared culture media to measure the growth of microorganisms. These last ones have developed only in the unfiltered oil and not in the filtered one. The water present in the crude oil, in fact, contains sugars: this causes the micro-organisms to ferment and produce unpleasant aromas (off-flavor) that the oil absorbs like a sponge “. This evidence has given a possible answer to a question that has been asked for some time. “As a taster, I wondered why it was so common the defect of heating or sludge, usually due to the fermentation of post-harvest olives or processing errors. They seemed to me too bland mistakes to be so widespread. Probably in fact the phenomenon happened later, in the oil produced but not filtered “. The next goal? Understand with precision when these defects arise.

Towards a culture of extra virgin olive oil

This does not mean that raw oils are dangerous; simply, they require extra precautions. These oils, explains Labarile, must be extracted under the best conditions, must not be too rich in coarse fragments and water of vegetation and must be decanted into tanks before packaging. Finally, they must be stored in adequate conditions, at a temperature between 12 and 18 degrees and protected from light. Personal tastes also come into play when choosing which bottle to put on the table. “If you prefer, nothing prevents the consumer from choosing a crude oil: the important thing is that he does not believe that the absence of filtration is a guarantee of quality origin. It is simply a state of the raw material, which requires greater care “, he points out. “We need to make culture, teaching people not to talk about oil but about oils, just like we do with wines”, insists Parenti. Even according to Labarile, the metaphor of wine is particularly fitting: “Based on the raw materials, the ability of the mill, the tools, the care in conservation, there will be oils similar to the grand cru, then there will be common oils, and finally, oils with defects and can not be classified as extravirgin. This principle is valid regardless of whether they are filtered or not “.

We should talk about “oils”, in the plural, exactly as we speak of “wines” and not generically of “wine” © Pixabay

A traffic light label, the UN backs off

Clarifying is also the goal of national and supranational authorities, grappling with a tangled question: how to guide consumers towards a purchase, and therefore a more conscious diet? In the last few years the so-called traffic light label has been tested in different forms. The United Kingdom has opened its dances. Since 2013 it has been reporting in green, yellow or red the quantity of each macro-category of nutrients present in 100 grams of product (sugars, salt, fats and saturated fats, in addition to calories). On the other hand, the Nutri-Score system, chosen in the autumn of 2017 by France, is imitated by Belgium and Spain; in the judgment we arrive by averaging between the potentially negative elements (such as salt) and the beneficial ones (such as fibers). Sweden, Denmark and Norway opt instead for Green Keyhole, a symbol that indicates the healthiest foods. The big companies of the food industry (Coca-Cola, Mars, Nestle, Mondelez, Unilever and PepsiCo) had launched the Evolved Nutrition Label system, which however was criticized because it did not take as a reference 100 grams of product but a standard portion, that was decided independently by the company. Controversy that convinced first Mars and then Nestlè to backtrack on the experiment, which was then suspended.

It can not be denied that the traffic light system is, in itself, very simple. Perhaps even too much. A food like extra virgin olive oil, being a fat, would be automatically rejected; it does not matter that it is the absolute best fat for human health. Grana Padano, Parmigiano Reggiano and, according to Coldiretti estimates, 85 per cent of the value of Made in Italy in denomination of origin (PDO) would do the same. Industrial products would have much easier life, whose recipes can be reformulated ad hoc to appear in a better light (for example by replacing sugar with artificial sweeteners). The Italian diplomatic activity was therefore particularly present in the path that led to the resolution on nutrition of the United Nations General Assembly. A coalition of seven countries (France, Brazil, Norway, Indonesia, South Africa, Thailand and Senegal) had in fact proposed to recommend the traffic light label, accompanying it to restrictive measures for products deemed harmful, such as taxes and limits to advertising. In the final text approved last December 14, however, there is no trace.

In short, it is all to be redone: to discourage the excessive consumption of unhealthy foods we must find another way. “We hope that a harmonized system of evaluation and qualification of the nutritional values ​​of food can be achieved as soon as possible, capable of giving true and complete information to consumers and that it can be adopted in all Member States. In order to achieve the goal that we had set ourselves from the beginning: to guarantee European citizens a uniform and effective food information tool “, said Paolo De Castro, MEP and first vice-president of the Agriculture and Rural Development Committee.

Much more challenging, but also more productive in the long term, it would be to work on food information and education. According to De Castro, a winning example is the program for the distribution of fruit and milk in schools put in place by the European Union. Recently, “the establishment of a European day on the Mediterranean diet was also proposed, precisely to make European consumers more aware of the positive impact it has on health but also on the environment”, he continues. “I would also like to mention another element that is often ignored in the debate on obesity and overweight, or the positive correlation these phenomena have with the level of income, as well as education. The increase in obesity and overweight are also linked to the growth of economic insecurity in the middle class “, he concludes. In short, demonizing a single product (or, conversely, presenting it as a panacea) is the fastest and most impactful way, but also the most simplistic one. Nutrition is something much more vast and multifaceted than a green or red sticker to be applied to this or that food: it is a fundamental dimension of health, wellbeing, culture and sociability.

SOURCE: Lifegate (Valentina Neri)

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Essere grassi o essere magri non dipende tanto da quanto mangiamo (cosa che abbiamo notato probabilmente) ma dalla nostra situazione ormonale. Puoi essere magro ed abbuffarti come un maiale oppure essere grasso ed mangiare pochissimo, la spiegazione è tutta nel come il nostro corpo elabora e processa, e questo spetta agli ormoni. Il maggior responsabile dell’aumento di peso è il cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che viene prodotto in eccesso quando si è stressati e stimola l’aumento di peso e l’obesità. Con questa tecnica vedremo come ovviare a questo e capire meglio il funzionamento del corpo.

GLI EFFETTI DEL CORTISOLO

Il cortisolo regola metabolismo dei carboidrati e dei grassi ed aiuta il rilascio di insulina nel corpo. L’attività eccessiva del cortisolo riduce le capacità fisiche, favorisce la ritenzione idrica, diminuisce la massa muscolare, favorisce l’accumulo del grasso, porta a stanchezza generalizzata, disturbi del sonno e determina eccesso di insulina(desiderio di zuccheri, frenesia, e col tempo diabete), rendendo così l’organismo decisamente fuori forma.

COME ABBASSARE IL CORTISOLO

La vera guarigione lavora sulla causa e non sul sintomo.

  • Da dove viene questo stress?
  • Cosa c’è nella mia vita che sottilmente non accetto e vorrei cambiare?
  • Perché non riesco a stare rilassato?

Spesso queste situazioni di stress endogene non sono dovute alla vita quotidiana ma a traumi che hanno fatto delle ferite non solo nella mente ma anche nel corpo. Quindi lavoriamo dentro di noi. Di seguito dei metodi utili per lavorare contemporaneamente a livello esteriore.

1. FARMACI: Sul mercato esistono numerosi farmaci in grado di bloccare il cortisolo: non esiste, però, alcuna prova scientifica che dimostri che questi prodotti sono in grado di aiutare a perdere peso.

2. ATTIVITA’ FISICA: Gli elementi che vengono rilasciati nell’organismo, a seguito di un eccesso di cortisolo, dovrebbero essere smaltiti attraverso un’attività fisica costante. L’aumento di situazioni stressanti, il consumo giornaliero di caffeina e uno stile di vita sedentario rendono non solo difficile abbassare i livelli di questo ormone, ma continuano a stimolare il nostro organismo a produrne ancora di più.

3. DORMIRE: Dormire almeno 8 ore, la mancanza di riposo è una condizione di grande stress.

4. RISPETTARE I CICLI CIRCADIANI: Non invertire i cicli diurni, quindi andare a letto la sera e svegliarsi la mattina presto.

5. RIMUOVERE CIBI RAFFINATI: Zuccheri e farine stimolano picchi insulinici.

6. ELIMINARE IL CAFFE’: Stimola lo stress e quindi il cortisolo.

7. BERE 2 LITRI DI ACQUA AL GIORNO: La disidratazione è una condizione stressante per il corpo e quindi stimola il cortisolo.

8. FARE MEDITAZIONE, YOGA E RILASSAMENTO/RESPIRAZIONE: Queste pratiche sono molto efficaci nel lavorare sullo stress e sulle cause di esso.

LA TECNICA DEI 5 RESPIRI

Questa tecnica è molto efficace, sia per le testimonianze che ho letto che per la stazza del suo autore, il famoso e seguitissimo Dr Mark Hyman che la spiega così:

Se sei stressato, i tuoi ormoni impazziscono. Il cortisolo aumenta e fa venire fame (fame psicologica quindi), provoca il deposito di grasso sulla pancia e porta al diabete di tipo 2. Gli studi dimostrano che fare respiri profondi attiva un nervo speciale, chiamato il nervo vago, che sposta il metabolismo dal depositare grassi al bruciare grassi e rapidamente ti fa uscire dallo stato di stress. E tutto quello che dovete fare è prendere un respiro profondo. La mia tecnica dei 5 respiri è qualcosa che si può fare ovunque e in qualsiasi momento. Basta prendere cinque lenti respiri profondi -inspira contando fino a 5, ed espira contando fino a 5. Cinque volte. Questo è tutto. Fai questo prima di ogni pasto. Guarda cosa succede!

Queste informazioni saranno utili a tante persone e aiuterà a comprendere meglio che la forma esteriore è un riflesso della forma interiore. Spesso diamo la corpo al DNA per tutto quello che ci capita:

  • ma l’epigenetica dimostra che i geni sono cambiati dall’ambiente ovvero dai pensieri, dalle emozioni, dal cibo, da come ci relazioniamo con ciò che circonda.

Buona rinascita nella forma a tutti voi.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Being fat or being thin does not depend so much on how much we eat (which we have probably noticed) but on our hormonal situation. You can be thin and binge like a pig or be fat and eat very little, the explanation is all in how our body processes and processes, and this is up to hormones. The most responsible for weight gain is cortisol, the so-called stress hormone, which is produced in excess when stressed and stimulates weight gain and obesity. With this technique we will see how to remedy this and better understand the functioning of the body.

THE EFFECTS OF THE CORTISOL

Cortisol regulates carbohydrate and fat metabolism and helps release insulin into the body. Excessive cortisol activity reduces physical abilities, promotes water retention, decreases muscle mass, promotes fat accumulation, leads to generalized fatigue, sleep disturbances and causes excess insulin (desire for sugars, frenzy, and diabetes), making the organism definitely out of shape.

HOW TO LOWER THE CORTISOL

True healing works on the cause and not on the symptom. Where does this stress come from? What’s in my life that I subtly do not accept and I would like to change? Why can not I stay relaxed? Often these endogenous stress situations are not due to daily life but to traumas that have made wounds not only in the mind but also in the body. So we work inside us. Here are some useful methods for working simultaneously on an external level.

1. DRUGS: There are many drugs on the market that can block cortisol: however, there is no scientific evidence to show that these products can help you lose weight.

2. PHYSICAL ACTIVITY: The elements released in the body, following an excess of cortisol, should be disposed of through constant physical activity. The increase in stressful situations, the daily consumption of caffeine and a sedentary lifestyle make it not only difficult to lower the levels of this hormone, but continue to stimulate our organism to produce even more.

3. SLEEPING: Sleeping at least 8 hours, lack of rest is a condition of great stress.

4. RESPECT CIRCUS CYCLES: Do not reverse the day cycles, then go to bed at night and wake up early in the morning.

5. REMOVE REFINED FOODS: Sugars and flours stimulate insulin peaks.

6. ELIMINATE COFFEE: Stimulates stress and therefore cortisol.

7. DRINK 2 LITERS OF WATER A DAY: Dehydration is a stressful condition for the body and therefore stimulates cortisol.

8. MAKING MEDITATION, YOGA AND RELAXATION / BREATHING: These practices are very effective in working on stress and the causes of it.

THE 5 RESPIRI TECHNIQUE

This technique is very effective, both for the testimonies that I have read and for the size of its author, the famous and very popular Dr. Mark Hyman who explains it:

“If you are stressed, your hormones go crazy. The cortisoloaumenta makes you hungry (psychological hunger then), causes the deposition of fat on your stomach and leads to type 2 diabetes. Studies show that taking deep breaths activates a special nerve, called the vagus nerve, which moves the metabolism from depositing fat to burn fat and quickly get you out of stress. And all you have to do is take a deep breath. My 5 breath technique is something you can do anywhere and anytime. Just take five slow deep breaths – it inspires by counting up to 5, and exhales by counting up to 5. Five times. That’s all. Do this before every meal. See what happens! “

This information will be useful to many people and will help to better understand that the outer form is a reflection of the inner form. Often we give the body to DNA for everything that happens to us:

  • but epigenetics shows that genes have changed from the environment, from thoughts, from emotions, from food, from how we relate with what surrounds us.

Good rebirth in form to all of you.

 

SOURCE: Dionidream

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Il cioccolato può effettivamente calmare la tosse: parola di scienza

 

Chocolate is better! Nel malaugurato caso siate alle prese con una fastidiosissima tosse è a una tavoletta di cioccolato che dovrete puntare. Al posto dello sciroppo tradizionale, c’è chi giura, infatti, che la cioccolata faccia miracoli e sia un rimedio del tutto naturale.

 

Lui è Alyn Morice, un professore della inglese Hull Cough Clinic, che già tempo fa dedicò le sue attenzioni alla teobromina contenuta nel cacao, considerandola un’arma naturale ed efficace contro i sintomi della tosse.

Oggi Morice, responsabile degli studi cardiovascolari e respiratori, rinsalda la sua tesi, affermando che smangiucchiare una tavoletta di cioccolato al latte è più efficace della medicina acquistata in negozio per contrastare la tosse.

Il cioccolato può calmare la tosse, so che potrebbe sembrare qualcosa alla Mary Poppins, ma come clinico indipendente che ha passato anni a studiare il meccanismo della tosse, posso assicurarvi che la prova è in realtà una barretta solida e dolce”, dichiara.

Com’è possibile? Secondo il professore è tutto merito delle proprietà emollienti del cioccolato e della sua viscosità: la sua consistenza, infatti, funziona formando un rivestimento sulle terminazioni nervose della gola, sopprimendo l’impulso di tossire.

Questo effetto demulcente spiega perché il miele, il limone e altri sciroppi zuccherini possono aiutare, ma penso che il cioccolato abbia qualcosa in più”.

Morice è arrivato a queste conclusioni prendendo a campione 163 persone:

  • ha così scoperto che coloro che hanno assunto una medicina a base di cacao invece della medicina regolare hanno avuto miglioramenti significativi in soli due giorni.

Quindi, la prossima volta che iniziate a sentire quel solletico fastidioso in fondo alla gola cercate una barretta di cioccolato, ma anche uno di questi 10 rimedi naturali e sciroppi fai-da-te per la tosse  sarà efficacissimo!

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Chocolate can actually calm the cough: word of science

Chocolate is better! In the unfortunate event you are struggling with an annoying cough is a chocolate bar that you have to aim for. In place of traditional syrup, there are those who swear, in fact, that chocolate does wonders and is a completely natural remedy.

He is Alyn Morice, a professor of English Hull Cough Clinic, who formerly dedicated his attention to theobromine contained in cocoa, considering it a natural and effective weapon against cough symptoms.

Today, Morice, responsible for cardiovascular and respiratory studies, strengthens his thesis, stating that smangiucchiare a bar of milk chocolate is more effective than medicine bought in the shop to counter the cough.

“Chocolate can calm the cough, I know it might sound like something to Mary Poppins, but as an independent clinician who has spent years studying the cough mechanism, I can assure you that the test is actually a solid, sweet rod,” he says.

How is it possible? According to the professor it is all about the emollient properties of chocolate and its viscosity: its consistency, in fact, works by forming a coating on the nerve endings of the throat, suppressing the urge to cough.

“This demulcent effect explains why honey, lemon and other sugary syrups can help, but I think chocolate has something more”.

Morice arrived at these conclusions by taking 163 people to sample: he found out that those who took cocoa medicine instead of regular medicine had significant improvements in just two days.

So, the next time you start to feel that annoying tickle down the throat, look for a chocolate bar, but also one of these 10 natural remedies and do-it-yourself cough syrups will be very effective!

SOURCE: Greenme

 

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La ricerca ha preso in esame un campione di 8000 adulti over 45 per un periodo di 6 anni a partire dal momento in cui hanno indossato un accelerometro. Risultato? Qualsiasi attività può avere benefici per la salute

 

BASTA stare lontani dalla sedia per mezz’ora al giorno per ridurre del 17% il rischio di morte prematura, secondo un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology da Keith Diaz, docente di medicina comportamentale al Columbia University Medical Center.

Già nel 2017 Diaz e colleghi avevano pubblicato uno studio che esaminava quali caratteristiche di uno stile di vita sedentario fossero più pericolose per la salute: il tempo totale di seduta o il modo in cui la giornata sedentaria si svolge, in particolare il rimanere seduto per più “sessioni” continuate di due ore.

“Abbiamo avuto la conferma che un comportamento eccessivamente sedentario è nocivo, ma che è anche peggio se distribuito in periodi prolungati e ininterrotti” spiega Keith Diaz. “E abbiamo anche scoperto che chi non rimane seduto per più di mezz’ora di seguito ha il minor rischio di morte prematura”.

“Dopo la pubblicazione dello studio, in tantissimi ci hanno chiesto ‘ma se mi alzo, che tipo di movimento dovrei fare? Basta camminare semplicemente ad un ritmo leggero e casuale, o l’attività fisica ideale dovrebbe essere più intensa? E per quanto tempo dovrei muovermi, per volta? E le interruzioni di un minuto non hanno proprio alcun effetto?'” spiega Diaz. “La ricerca attuale è stata pubblicata per rispondere a queste domande”.

Nel nuovo studio 7.999 soggetti adulti (over 45) sono stati seguiti per un periodo di 6 anni a partire dal momento in cui hanno indossato un accelerometro. E loro – o i loro familiari – sono stati contattati ogni 6 mesi telefonicamente per monitorare eventi medici, incluso il decesso. I risultati smentiscono alcune teorie mediche assai accreditate:

“Per molti anni si è pensato che l’attività fisica fosse salutare solo se ci si spostava per 10 minuti o più alla volta” spiega Diaz. “In realtà il nostro studio mostra che qualsiasi attività che ci tolga dalla sedia, anche solo di un minuto alla volta, può avere benefici per la salute. Naturalmente, l’avvertenza è che di quei minuti di attività se ne accumulino abbastanza. Può essere utile immaginare un salvadanaio, dove si accumulano ora un minuto, più tardi cinque minuti, e così via. Se in una giornata riesci a maturare 30 minuti di attività, puoi ridurre il rischio di morte del 17-35%”.

La seconda novità rinfrancherà i più avversi alla palestra:

“Un’altra credenza molto diffusa è che senza fatica non si abbia alcun guadagno. Bene, anche quest’idea è smentita dal nostro studio: qualsiasi movimento può fornire benefici alla salute.L’attività fisica, per avere effetti a lungo termine, non deve per forza fare male o essere estenuante spiega Keith Diaz. “30 minuti di attività leggera, come una normale passeggiata a passo d’uomo, possono ridurre il rischio di morte prematura del 17%. Naturalmente, un’attività più intensa offre maggiori benefici: con 30 minuti di attività moderata-intensa si può ridurre il rischio del 35%”.

Il messaggio trasmesso dallo studio è che chi lavora in ufficio non ha bisogno di correre su e giù per le scale per 10 minuti ogni mezz’ora, se vuole vivere a lungo: può bastare alzarsi e fare una semplice passeggiata verso il distributore d’acqua, o un salto a salutare i colleghi negli altri uffici.

In aggiunta allo studio, Keith Diaz offre ai lettori di Repubblica dei suggerimenti tratti dalla sua vita personale:

“Essendo un pendolare che passa 3 ore al giorno guidando nella città di New York, ed essendo anche padre di due bimbi di 1 e 3 anni, posso capire la difficoltà che molti hanno nel trovare tempo per fare attività fisica” ci spiega. “Io cerco di fare un po’ di ginnastica mattutina prima di uscire di casa. Se non sono al lavoro, sistemo entrambi i bambini nel ‘passeggino da jogging’ e corro portandoli con me. Al lavoro, se devo fare una telefonata, preferisco il cellulare al fisso, che mi permette di alzarmi e camminare mentre parlo. Se possibile, tengo riunioni in piedi piuttosto che da seduto. Se è richiesto che io mi sieda, approfitto della bicicletta da scrivania che abbiamo piazzato nella sala conferenze: ho scoperto che riesco a pedalare per 9-10 km in un’ora di riunione! Invece nei giorni in cui ho più incontri, mi muovo, già di mio, per circa due ore e non ho alcun bisogno di attività aggiuntive”.

FONTE: Salute della Repubblica (di GIULIANO ALUFFI)

 

(ENGLISH VERSION)

The research examined a sample of 8000 adults over 45 for a period of 6 years from the moment they wore an accelerometer. Result? Any activity can have health benefits

JUST stay away from the chair for half an hour a day to reduce the risk of premature death by 17%, according to a new study published in the American Journal of Epidemiology by Keith Diaz, professor of behavioral medicine at Columbia University Medical Center.

As early as 2017, Diaz and colleagues had published a study examining which characteristics of a sedentary lifestyle are more dangerous to health: total sitting time or the way sedentary days are held, especially sitting down for more “Sessions” continued for two hours. “We have confirmed that overly sedentary behavior is harmful, but that it is even worse if distributed over prolonged and uninterrupted periods,” explains Keith Diaz. “And we also found that those who do not stay seated for more than half an hour in a row have the lowest risk of premature death”. “After the publication of the study, many asked us’ but if I get up, what kind of movement should I do? Just walk at a light and casual pace, or the ideal physical activity should be more intense? And for how long should I move at a time, and the one-minute interruptions do not really have any effect? ​​'”explains Diaz. “Current research has been published to answer these questions”.

In the new study 7,999 adults (over 45) were followed for a period of 6 years from the moment they wore an accelerometer. And they – or their family members – were contacted every 6 months by phone to monitor medical events, including death. The results deny some highly accredited medical theories: “For many years it was thought that physical activity was healthy only if you moved for 10 minutes or more at a time”, explains Diaz. “In fact, our study shows that any activity that takes us out of the chair, even just one minute at a time, can have health benefits, of course, the warning is that those minutes of activity accumulate enough. It’s a good idea to imagine a piggy bank, where one hour is accumulated, five minutes later, etc. If you can mature 30 minutes of activity in one day, you can reduce the risk of death by 17-35% “.

The second novelty will reinvigorate the most adverse to the gym: “Another widespread belief is that without effort there is no gain.Well, even this idea is denied by our study: any movement can provide health benefits. Physics, to have long-term effects, does not have to hurt or be exhausting, “explains Keith Diaz. “30 minutes of light activity, like a normal walk at walking pace, can reduce the risk of premature death by 17% Naturally, a more intense activity offers greater benefits: with 30 minutes of moderate-intense activity you can reduce the risk of 35% “. The message conveyed by the study is that those who work in the office do not need to run up and down the stairs for 10 minutes every half hour, if you want to live long: you can just get up and take a simple walk to the water dispenser , or a jump to greet colleagues in other offices.

In addition to the study, Keith Diaz offers readers of the Republic suggestions from his personal life: “Being a commuter who spends 3 hours a day driving in the city of New York, and being also the father of two children of 1 and 3 years, I can understand the difficulty that many have in finding time to do physical activity “he explains. “I try to do some morning gymnastics before I leave home, and if I’m not at work, I’ll put both children in the jogging stroller and run them with me … At work, if I have to make a phone call, I prefer cell phone at the fixed, which allows me to get up and walk while I speak.If possible, I hold meetings standing rather than sitting.If it is required that I sit down, I take advantage of the desk bike that we placed in the conference room: I discovered that I can to ride for 9-10 km in an hour of meeting! Instead in the days when I have more meetings, I move, already on my own, for about two hours and I have no need for additional activities “.

 

FONTE: Salute della Repubblica (di GIULIANO ALUFFI)

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“…guarda bene la colonna per conoscere la causa della malattia…” 
Ippocrate

 

Le “placche cutanee” e la loro “memoria”

Dal 1996 mi dedico assiduamente allo studio e all’indagine di particolari punti cutanei, collegati alla memorizzazione di eventi stressanti, e che sono localizzati sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. Si tratta di 24 coppie di punti (o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris ), scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacrococcigeo. Questi stessi punti sono perfettamente sovrapponibili ai cosiddetti punti Fuori Meridiano, denominati HuaTuojiaji, molto conosciuti in Medicina Tradizionale Cinese.

Quale meraviglia nascondono queste placche spinali? La risposta risiede nella capacità di questi punti di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi, di registrare cioè gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale. Si tratta di una rivoluzionaria ipotesi cronobiologica, densa di ricadute sul piano clinico. La nostra prima riflessione è la seguente: se è plausibile l’esistenza di queste placche spinali, che registrano segnali a carattere traumatico, questo porta a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici. In altre parole possiamo immaginare che perlomeno anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione di eventi a connotazione traumatica. Non dimentichiamo inoltre che le strutture spinomidollari (il midollo spinale, per intenderci) rappresentano, sul piano filogenetico, le architetture neurali più arcaiche in senso assoluto, compatibili in  questo senso con una forma di “Memoria” meno sofisticata, ma più stabile, perché stratificata in milioni di anni di evoluzione biologica.

Il linguaggio, con cui si esprime questa particolare forma di memoria, è ovviamente un linguaggio “non-verbale”, esplicitato attraverso i meccanismi dei riflessi e della sensibilità. Possiamo quindi definire le strutture spinomidollari come la sede elettiva della “memoria archicorticale”, in contrapposizione con la “memoria paleocorticale” del sistema limbico e con quella “neocorticale” della corteccia cerebrale.

Le nostre “memorie”

Sotto il profilo neurofisiologico il midollo spinale insieme al tronco encefalico rappresenta una fondamentale via di comunicazione degli stimoli e delle informazioni fra la periferia (cute, visceri, apparato locomotore, etc.) e il centro (centri nervosi superiori endocranici) e consente il corretto svolgimento delle nostre attività automatiche e istintuali. Presiede in altre parole al normale funzionamento della nostra vita vegetativa (controllo della respirazione, della frequenza cardiaca, del ritmo veglia-sonno, etc.). MacLean ha denominato “cervello rettile” (reptilian brain) questa porzione del nostro sistema nervoso, perché sostanzialmente simile a quella dei rettili, differenziandolo dalle strutture superiori endocraniche come il sistema limbico, il cosiddetto “cervello emotivo” (mammalian brain) in comune con gli altri mammiferi e gli uccelli, e la porzione più evoluta, la neocorteccia.

La memoria rettiliana e il ricordo dei traumi

Tornando al tema centrale di questo articolo, le indagini da me svolte fino a oggi sul cosiddetto “cervello rettile”, hanno rivelato la possibile esistenza di precise mappe neurali, che agiscono in relazione ad eventi stressanti sulla base di una matrice temporale. In altre parole si tratta di mappe neurali extracraniche collegate alla nostra memoria autobiografica.

Quanto avviene nel corso della nostra esistenza viene così registrato non soltanto nelle aree cerebrali, ma anche in quelle spinomidollari. Ma di quali eventi si fa carico la nostra memoria “rettiliana”? Di quelli relativi ai giorni spensierati e felici della nostra giovinezza o quelli di un lieto evento come il primo amore, la nascita di un figlio, una importante promozione scolastica, un successo lavorativo? No, la memoria “rettiliana” registra in profondità quegli eventi, che abbiamo percepito come minacciosi per la nostra integrità, attivando processi di tipo inibitorio. Il cervello rettiliano prende il sopravvento, perché il suo arcaico codice evolutivo gli impone soltanto di conservare l’individuo e quindi la specie.

La profonda stratificazione di informazioni legate a eventi connotati come “dolore”, “pericolo”, “minaccia”, “separazione”, “allontanamento” o “perdita”, consente di ricordare  in modo non-conscio una precedente esposizione, per poterla evitare. L’ingestione innocente di attraenti bacche rosse si può tradurre per l’ominide di un milione di anni fa in una esperienza dall’esito mortale. La fortuita sopravvivenza a questo evento ha il preciso scopo di attivare una reazione di evitamento, ogni qualvolta si venga a contatto con le micidiali bacche rosse. Ricordare l’evento a più livelli, coscienti e non, incrementa statisticamente non soltanto la possibilità di evitare quel particolare tipo di esperienza, ma in ultima analisi la sopravvivenza di quell’ominide, del suo clan e della sua discendenza.

In ultima analisi il nostro cervello rettile contiene una particolare memoria di allarme, che si riaccende prontamente quando il corpo percepisce una vera o presunta riesposizione all’evento traumatico. La reingestione accidentale di bacche rosse simili per forma e colore, ma non tossiche, tenderà a riprodurre nell’ominide una sintomatologia analoga (anche se in scala ridotta) a quella sofferta al primo contatto. La riproduzione dei sintomi simili alla prima esposizione sono innescati in modo automatizzato dalla cosiddetta memoria di allarme del cervello rettile e hanno verosimilmente lo scopo di salvaguardare l’integrità fisica dell’individuo, cortocircuitando l’intenzionalità decisionale della nostra corteccia cerebrale (decidere se ingerire o meno le bacche rosse).

Diversificazioni del processo traumatico

Nel corso della nostra lunghissima evoluzione e della progressiva sofisticazione dei nostri circuiti cerebrali superiori, abbiamo via via potenziato la capacità di elaborare pensieri di tipo astratto. Le fonti di possibile minaccia si sono anch’esse virtualizzate, passando dall’esposizione tossica alle bacche rosse,

  • alla esposizione traumatica di una bocciatura scolastica,
  • di un mobbing strisciante in ambito lavorativo,
  • di un ingiustificato licenziamento,
  • di un divorzio e di altri eventi.

Siamo inoltre esposti di continuo ad una serie infinita di microtraumatismi emozionali, che oltrepassano la soglia di coscienza e di cui non siamo apparentemente consapevoli. La memoria di allarme del nostro cervello rettile registra non soltanto gli effetti di eventi evitabili come l’accidentale ingestione di bacche velenose, ma anche gli esiti di esperienze inevitabili come il lutto.

L’irreversibilità di un trauma, come la separazione definitiva dai propri familiari, può determinare sofferenza non soltanto nello spirito, ma anche nel corpo. E’ in grado di attivare processi di natura patologica, che minacciano l’integrità dell’individuo. Allo stato attuale delle ricerche è difficile comprendere perché anche questi ricordi potenzialmente pericolosi per la nostra personale sopravvivenza vengano stratificati nei circuiti spinomidollari della nostra memoria di allarme, se invece il suo preciso scopo sarebbe quello di garantire la difesa della nostra integrità.

Nel caso specifico dei traumi da lutto, peraltro così frequenti nella vita dei nostri antenati per le ridotte aspettative di sopravvivenza, potrebbe aver potenziato inconsapevolmente il ricorso alla procreazione, non solo per soddisfare le istintuali modalità riproduttive che ci legano agli altri mammiferi e non solo per rimpiazzare in modo opportunistico i membri familiari deceduti, necessari al sostentamento del clan. Ma la finalità della procreazione in mammiferi così evoluti (forse) come gli essere umani, potrebbe essere anche quella di antidotare il terribile dolore del distacco dai nostri congiunti e garantire in questo modo la conservazione delle nostre memorie attraverso la discendenza.

Punti spinali ed epoche della vita

La finalità di questa lunga introduzione è comprendere se sussista la possibilità di interagire positivamente con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, per bilanciare gli effetti tossici delle esperienze traumatiche, a cui siamo esposti nel corso della nostra esistenza. Come ho spiegato all’inizio, abbiamo la possibilità di comunicare in modo sostanzialmente diretto con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, accedendo ai punti cutanei di proiezione spinomidollare.

Si formula l’ipotesi, avvalorata sul piano clinico, che ogni punto spinale corrisponda ad una precisa epoca della vita secondo un ciclo ripetuto di 60 anni che parte dalla prima cervicale. In senso craniocaudale la numerazione scende di una vertebra per anno anagrafico (ad eccezione del tratto cervicale) per giungere alla quinta lombare, che corrisponde al periodo dei 30 anni. Poi si compie un giro di boa in senso ascendente per chiudere il ciclo al 60° anno di vita sulla prima cervicale.

Un trauma (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area, che resta dolorabile anche a distanza di anni. Questi punti spinali possiedono perciò la meravigliosa facoltà di registrare il Tempo della nostra vita, così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l’intero ciclo biologico di un albero. Le verifiche cliniche hanno dimostrato che questi punti temporali possano essere identificati in base alla dolorabilità delle singole vertebre alla digitopressione. Inoltre possono essere eccitati mediante picchiettamento spinale (spinal tap) con il martelletto neurologico e produrre così riflessi nervosi a distanza (sensazioni di caldo e di freddo, orripilazione cutanea, parestesie agli arti, ripercussioni viscerali, etc.) nei distretti somatici, colpiti dagli effetti di un traumatismo emotivo o fisico.

La risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali, perché viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spinomidollari. Il riflesso viscerale avvertito in sede gastrica dal paziente dopo stimolazione della seconda lombare (27° anno di vita), corrispondente alla morte del padre per carcinoma gastrico, è un riflesso del tutto nuovo rispetto alla nota segmentazione metamerica (le radici spinali della 2° lombare non innervano infatti lo stomaco).

Quale nuovo e misterioso riflesso si è attivato? Si tratta forse di una sensazione soggettiva casuale? Il riflesso generato dai dispositivi “rettiliani” corrisponde ad una precisa mappa neurale extracranica, che contiene dati temporali (il 27° anno di vita) e informazioni viscerali (lo stomaco) come esito di una esperienza traumatica. Le prove sui punti spinali consentono abilmente di cortocircuitare pericolose intromissioni delle strutture e dei circuiti corticali, in grado di generare risposte devianti. Il paziente potrebbe infatti spiegarmi in assoluta buona fede di aver superato totalmente il trauma per la morte del padre.

La verifica diagnostica, ottenuta mediante l’eccitazione dei circuiti spinali, è densa di ricadute sul piano clinico in generale, ma anche su quello specifico della terapia. Queste singolari porte biologiche di accesso temporale sulla colonna ci consentono di intervenire sugli effetti di queste memorie disturbanti, per poter ripristinare l’equilibrio. In che modo? Semplicemente concentrando la nostra azione terapeutica su queste aree cutanee. Si può intervenire con

  • l’agopuntura,
  • la digitopressione locale (Shiatzu sui punti di Hua Tuo),
  • l’applicazione di magneti (osservando le opportune precauzioni),
  • la cromopuntura,
  • il micromassaggio con olii essenziali e Fiori di Bach (floripuntura spinale secondo Di Spazio).

A prescindere dalle modalità di intervento, ho denominato questa metodica AgeGate Therapy, per sottolinearne la stretta connessione con la dimensione del Tempo.

A conclusione di questo articolo, desidero riportare una bellissima frase del prof. Giuseppe Calligaris, insigne neuroscienziato, che mi ha guidato in questa difficile, ma esaltante avventura e che afferma in uno dei suoi innumerevoli scritti “…il nostro corpo è uno specchio fedele del nostro spirito, e questo di quello…”.

Placche spinali ed esperienze terapeutiche

Un esempio dalla clinica consente di comprendere meglio la funzione terapeutica di questi singolari punti spinali.

D.L. è una giovane donna di 32 anni, che lamenta da parecchio tempo la comparsa di dolorose cistiti recidivanti. Nel corso degli anni è dovuta ricorrere spesso a terapie antibiotiche per debellare le infezioni vescicali. Gli esami delle urine hanno mostrato la comparsa successiva di diversi microrganismi (coliformi, mycoplasma pneumoniae, etc.), condizionando terapie antibiotiche sempre più aggressive. All’anamnesi personale effettuata in prima visita non sono emersi dati di particolare importanza, se non le classiche malattie esantematiche dell’infanzia e un intervento di appendicectomia a 14 anni. In questa occasione è stato trattato il punto di agopuntura 3 CV per la sua capacità di riequilibrare energeticamente il meridiano della Vescica. Al secondo controllo D.L. riferisce un lieve e temporaneo miglioramento dei sintomi, ma comunque sempre una spiacevole sensazione di peso vescicale.

Comunica inoltre di aver annotato i sogni delle prime cinque notti (richiesta effettuata in prima visita) e mostra il foglietto per leggerlo. Due sogni riguardano esperienze della vita quotidiana, mentre il terzo richiama scene di vita scolastica con compagni di classe dei primi anni delle superiori. Alla domanda se ricorda qualche avvenimento stressante di quel periodo, la paziente rimane incerta nel fornire una risposta. Per una manciata di secondi il suo volto appare come congelato, anche se accenna involontariamente una impercettibile contrazione verso il basso degli angoli della bocca.

Poco dopo il viso si arrossa, la parola si spezza, e D.L. esplode in un travolgente pianto, scosso da ripetuti singhiozzi. A fatica finalmente si calma e mi confessa di aver abortito intorno ai 16 anni. La successiva indagine sulla colonna vertebrale rileva un intenso dolore puntorio alla digitopressione sulla quarta dorsale, che in aderenza al modello cronobiologico corrisponde esattamente al 17° anno di età. L’eccitazione del punto spinale con il martelletto neurologico accentua in maniera percepibile il senso di “peso” sulla vescica. La stimolazione terapeutica del punto sulla quarta dorsale associata a quella di 3 CV ottiene finalmente gli esiti sperati.

Fonte http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, medico, è stato professore incaricato presso la Scuola di Specializzazione in Biotipologia e Metodologia Omeopatica dell’Università di Urbino dal 1994 al 2002. Dal 1996 si occupa di cronobiologia degli psicotraumatismi e su questa base ha elaborato un modello temporale applicato a precise microaree della cute (cronozonidi spinali). Si tratta di particolarissimi punti “trigger”, che segnalano eventi di natura traumatica, e che possono essere stimolati per ottenere un effetto terapeutico (AgeGate Therapy). La scoperta di queste nuove “placche cutanee” si inserisce nel quadro degli studi clinici e sperimentali sulla cute “neurologica”, già estesamente documentati nelle opere del professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), geniale e finissimo neuroscienziato italiano, noto per i suoi famosi esperimenti.

 

FONTE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico)

 

(ENGLISH VERSION)

“… look carefully at the column to know the cause of the disease …”
Hippocrates

The “cutaneous plaques” and their “memory”

Since 1996 I devote myself assiduously to the study and investigation of particular cutaneous points, connected to the memorization of stressful events, and which are located on the lateral sides of the spinous processes of the vertebrae. These are 24 pairs of points (or rather “cutaneous plaques” as Prof. Giuseppe Calligaris specifies), staggered from the first cervical to the fifth lumbar with the exclusion of the sacrococcygous segment. These same points are perfectly superimposable to the so-called Out-of-Meridian points, called HuaTuojiaji, very well known in Traditional Chinese Medicine.

What wonder do these spinal plates hide? The answer lies in the ability of these points to be activated in relation to painful events, ie to record the effects of stressful experiences according to a precise temporal model. It is a revolutionary chronobiological hypothesis, full of consequences on the clinical level. Our first reflection is the following: if the existence of these spinal plaques, which register traumatic signals, is plausible, this leads us to think that there are neural maps of our autobiographical memory beyond the limits of the cranial borders. In other words we can imagine that at least spino-medullary nerve structures can to some extent codify the recording of events with traumatic connotations. Let’s not forget that the spinomidullar structures (the spinal cord, to be clear) represent, on the phylogenetic plane, the most archaic neural architectures in an absolute sense, compatible in this sense with a less sophisticated form of “Memory”, but more stable, because stratified in millions of years of biological evolution.

The language, with which this particular form of memory is expressed, is obviously a “non-verbal” language, expressed through the mechanisms of reflexes and sensitivity. We can therefore define the spinomidullar structures as the elective seat of the “archicortical memory”, as opposed to the “paleocortical memory” of the limbic system and with the “neocortical” one of the cerebral cortex.

Our “memories”

From a neurophysiological point of view, the spinal cord together with the encephalic trunk represents a fundamental way of communication of the stimuli and information between the periphery (skin, viscera, locomotor apparatus, etc.) and the center (upper intracranial nerve centers) and allows the correct unwinding of our automatic and instinctual activities. In other words, it presides over the normal functioning of our vegetative life (control of respiration, heart rate, sleep-wake rhythm, etc.). MacLean called this “reptile brain” (reptilian brain) this portion of our nervous system, because it is substantially similar to that of reptiles, differentiating it from higher intracranial structures such as the limbic system, the so-called “emotional brain” (mammalian brain) other mammals and birds, and the most evolved portion, the neocortex.

The reptilian memory and the memory of traumas

Returning to the central theme of this article, the investigations I have carried out to date on the so-called “reptile brain” have revealed the possible existence of precise neural maps, which act in relation to stressful events on the basis of a temporal matrix. In other words, these are extracranial neural maps linked to our autobiographical memory.

What happens in the course of our existence is thus registered not only in the cerebral areas, but also in the spinomidullar areas. But what events does our “reptilian” memory take charge of? Of those related to the carefree and happy days of our youth or those of a happy event like the first love, the birth of a child, an important scholastic promotion, a work success? No, the “reptilian” memory records in depth those events, which we perceived as threatening for our integrity, activating processes of an inhibitory type. The reptilian brain takes over, because its archaic evolutionary code only requires him to preserve the individual and therefore the species.

The deep stratification of information linked to events characterized as “pain”, “danger”, “threat”, “separation”, “distance” or “loss”, allows us to remember in a non-conscious way a previous exposure, to avoid it. The innocent ingestion of attractive red berries can be translated for the million-year-old hominid into a deadly experience. The fortuitous survival of this event has the specific purpose of activating an avoidance reaction, whenever it comes into contact with the deadly red berries. Remembering the event on several levels, conscious and not, statistically increases not only the possibility of avoiding that particular type of experience, but ultimately the survival of that hominid, of his clan and of his descendants.

Ultimately our reptilian brain contains a special alarm memory, which is readily re-ignited when the body perceives a real or presumed re-exposure to the traumatic event. The accidental reestablishment of red berries similar in shape and color, but not toxic, will tend to reproduce in the hominid a similar symptomatology (even if on a reduced scale) to that suffered at first contact. Reproduction of symptoms similar to the first exposure are triggered automatically by the so-called reptile brain alarm memory and are likely to safeguard the physical integrity of the individual, short-circuiting the intentional decision-making of our cerebral cortex (deciding whether to ingest or less red berries).

Diversification of the traumatic process

During our long evolution and the progressive sophistication of our higher brain circuits, we have gradually strengthened the ability to elaborate abstract thoughts. The sources of possible threats have also become virtualized, going from toxic exposure to red mouths, to the traumatic exposure of a school rejection, a creeping mobbing in the workplace, an unjustified dismissal, a divorce and other events. We are also continuously exposed to an endless series of emotional microtraumatisms, which cross the threshold of consciousness and of which we are apparently not aware. The alarm memory of our reptilian brain records not only the effects of avoidable events such as the accidental ingestion of poisonous berries, but also the outcomes of inevitable experiences such as mourning.

The irreversibility of a trauma, like the definitive separation from one’s own family, can cause suffering not only in the spirit but also in the body. It is able to activate processes of a pathological nature, which threaten the integrity of the individual. At the present state of research it is difficult to understand why even these memories potentially dangerous for our personal survival are stratified in the spinomidollar circuits of our alarm memory, if instead its precise aim is to guarantee the defense of our integrity. In the specific case of grieving traumas, which are so frequent in the lives of our ancestors due to their reduced survival expectations, they may have unconsciously strengthened the use of procreation, not only to satisfy the instinctual reproductive modalities that bind us to other mammals and not only for opportunistic replacement of deceased family members necessary for the maintenance of the clan. But the purpose of procreation in mammals so evolved (perhaps) as human beings, could also be to antidote the terrible pain of detachment from our relatives and thus ensure the preservation of our memories through descent.

Spinal points and eras of life

The purpose of this long introduction is to understand if there is the possibility of interacting positively with the devices of our reptilian memory, to balance the toxic effects of the traumatic experiences, to which we are exposed in the course of our existence. As I explained at the beginning, we have the possibility of communicating in a substantially direct way with the devices of our reptilian memory, by accessing the cutaneous projection points.

The hypothesis is hypothesized, confirmed on a clinical level, that each spinal point corresponds to a precise period of life according to a repeated cycle of 60 years starting from the first cervical one. In the craniocaudal sense the numbering decreases by one vertebra per year registry (with the exception of the cervical tract) to reach the fifth lumbar, which corresponds to the period of 30 years. Then a turn of buoy is carried out in ascending order to close the cycle at the 60th year of life on the cervical first.

A trauma (mourning, separation, physical trauma, etc.) in a certain period of our existence is stratified on a specific area, which remains painful even after many years. These spinal points therefore possess the marvelous ability to record the Time of our life, just as the concentric rings of the section of a trunk document the entire biological cycle of a tree. Clinical tests have shown that these time points can be identified based on the tenderness of individual vertebrae with acupressure. They can also be excited by spinal tapping with the neurological gavel and thus producing nerve reflexes at a distance (sensations of heat and cold, cutaneous orripilation, limb paresthesias, visceral repercussions, etc.) in the somatic districts affected by the effects of an emotional or physical trauma.

The body response is totally independent of possible cortical arrangements, because it is generated in a direct way by the excitation of precise reflex areas of the spinomidullar structures. The visceral reflex felt in the gastric area by the patient after stimulation of the second lumbar (27th year of life), corresponding to the death of the father due to gastric carcinoma, is a completely new reflex with respect to the known metameric segmentation (the spinal roots of the 2nd lumbar in fact, they do not innate the stomach).

What new and mysterious reflection has it activated? Is it perhaps a casual subjective feeling? The reflection generated by “reptilian” devices corresponds to a precise extracranial neural map, which contains temporal data (the 27th year of life) and visceral information (the stomach) as the result of a traumatic experience. The tests on spinal points cleverly allow to short-circuit dangerous intromissions of cortical structures and circuits, capable of generating deviant responses. In fact, the patient could explain to me in absolute good faith that he totally overcame the trauma for his father’s death.

The diagnostic test, obtained by excitation of the spinal circuits, is full of consequences on the clinical level in general, but also on the specific one of the therapy. These unique biological ports of temporal access on the column allow us to intervene on the effects of these disturbing memories, in order to restore balance. How? Simply focusing our therapeutic action on these skin areas. Acupuncture, local acupressure (Shiatzu on the points of Hua Tuo), the application of magnets (observing the appropriate precautions), chromopuncture, micromassage with essential oils and Bach flowers (spinal floripuncture according to Di Spazio) can be performed ). Regardless of the modalities of intervention, I have called this method AgeGate Therapy, to underline its close connection with the dimension of Time.

At the end of this article, I would like to quote a beautiful sentence by prof. Giuseppe Calligaris, distinguished neuroscientist, who guided me in this difficult but exciting adventure and who affirms in one of his countless writings “… our body is a faithful mirror of our spirit, and this of that …”.

Spinal plates and therapeutic experiences

An example from the clinic allows a better understanding of the therapeutic function of these singular spinal points.
D.L. is a young woman of 32, who has long complained about the appearance of painful relapsing cystitis. Over the years it has often been necessary to resort to antibiotic therapies to eradicate bladder infections. Urine tests showed the subsequent appearance of various microorganisms (coliforms, mycoplasma pneumoniae, etc.), conditioning increasingly aggressive antibiotic therapies. The personal anamnesis carried out on the first visit did not reveal data of particular importance, except the classic exanthematic diseases of childhood and a 14-year appendectomy. On this occasion the 3 CV acupuncture point was treated for its ability to energetically rebalance the Bladder meridian. At the second control D.L. reports a slight and temporary improvement of symptoms, but always an unpleasant sensation of bladder weight.

He also announced that he had noted the dreams of the first five nights (request made at the first visit) and shows the leaflet to read it. Two dreams relate to experiences of everyday life, while the third recalls scenes of school life with classmates from the early years of high school. Asked if he remembers some stressful event of that period, the patient remains uncertain in providing an answer. For a few seconds his face appears to be frozen, even if he inadvertently mentions an imperceptible downward contraction of the corners of his mouth.

Shortly after the face is red, the word breaks, and D.L. explodes in an overwhelming cry, shaken by repeated sobs. He finally calms down and confesses that he has had an abortion around the age of 16. The subsequent survey on the spine shows an intense puncture pain at the acupressure on the fourth dorsal, which in adherence to the chronobiological model corresponds exactly to the 17th year of age. The excitation of the spinal point with the neurological gavel perceptively accentuates the sense of “weight” on the bladder. The therapeutic stimulation of the point on the fourth dorsal associated with that of 3 CV finally gets the desired results.

Source:  http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, a doctor, was a professor in the School of Specialization in Biotypology and Homeopathic Methodology of the University of Urbino from 1994 to 2002. Since 1996 he has worked on the chronobiology of psychotraumatism and on this basis has elaborated a temporal model applied to precise microareas of the skin (spinal chronozonides). These are very special “trigger” points, which signal events of a traumatic nature, and which can be stimulated to obtain a therapeutic effect (AgeGate Therapy). The discovery of these new “skin plaques” is part of clinical and experimental studies on “neurological” skin, already extensively documented in the works of Professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), a brilliant and very fine Italian neuroscientist, known for his famous experiments.

 

SOURCE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico) 

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Ecco 10 motivi per i quali dovreste iniziare a inserire il succo di sedano nella vostra vita

1. Risolve il reflusso acido cronico

Reflusso acido significa che stanno accadendo 3 cose:

  • bassa produzione di acido cloridrico,
  • batteri improduttivi come streptococco ed e. Coli e
  • fegato indebolito.

Il succo di sedano aiuta a migliorare questi.

2. Combatte la malattia autoimmune

Gli agenti patogeni sono la vera causa dell’infiammazione erroneamente considerata autoimmune. Sali di sodio non scoperti nel succo di sedano possono abbattere e scovare questi agenti patogeni.

3. Aiuta a rigenerare le ghiandole surrenali

I cluster di sali di sodio non ancora scoperti nel succo di sedano aiutano a mantenere le ghiandole surrenali stabili e funzionanti.

4. Contiene sali di ammasso di sodio non scoperti che invertono la malattia

Sali di sodio non scoperti del succo di sedano agiscono insieme come antisettico. Quando entrano in contatto con virus e batteri, creatori di problemi responsabili di malattie croniche, i sali iniziano a distruggere le membrane cellulari degli agenti patogeni, distruggendoli infine.

5. Neutralizza e scarica le tossine dal fegato

I sali di sodio del succo di sedano si legano alle neurotossine, alle dermatossine e altri rifiuti virali, così come ai piantagrane, e li estrae dal fegato.

6. Aiuta a sradicare i batteri dello streptococco

Strep è responsabile di molte condizioni, come acne, UTI, SIBO, infezioni del lievito e altro. Il succo di sedano aiuta a distruggere lo streptococco.

7. Uccide i virus Epstein-Barr e Shingles

I globuli bianchi del sistema immunitario personalizzato del fegato aggiungono i sali cluster ai loro rivestimenti cellulari, rendendoli tossici per i virus.

8. Abbassa il calore del fegato intossicato

Il succo di sedano spurga un fegato pigro mentre riduce il calore del fegato.

9. Potente arma contro SIBO e gonfiore

Il succo di sedano è un potente sostituto per l’acido dello stomaco in modo che i succhi gastrici possano uccidere lo streptococco, che causa il SIBO. Rompe anche le proteine ​​in decomposizione e i grassi rancidi nello stomaco e nel piccolo tratto intestinale, aiutando a ridurre il gonfiore.

10. Ripara l’acido cloridrico e la produzione di bile nel fegato

Succo di sedano rafforza l’acido cloridrico e la produzione di bile e rafforza il fegato, che consente quindi una migliore produzione di bile.

FONTE. Medical Medium

 

(ENGLISH VERSION)

1. Critical for chronic acid reflux
Acid reflux means 3 things are happening: low hydrochloric acid production, unproductive bacteria such as strep and e. Coli & a weakened liver. Celery juice helps improve these.

2. Fights autoimmune disease
Pathogens are the true cause of the inflammation that’s mistakenly considered autoimmune. Celery juice’s undiscovered sodium cluster salts can break down & flush out these pathogens.

3. Helps restore adrenals
The undiscovered sodium cluster salts in celery juice help keep your adrenals stable & functioning.

4. Contains undiscovered sodium cluster salts that reverse illness
Celery juice’s undiscovered sodium cluster salts act together as an antiseptic. When they make contact with viruses & bacteria—troublemakers responsible for chronic illness—the salts begin to break down the pathogens’ cell membranes, eventually destroying them.

5. Neutralizes & flushes toxins out of the liver
Celery juice’s sodium cluster salts bind onto neurotoxins, dermatoxins, & other viral waste, as well as troublemakers, & draw them out of the liver.

6. Helps eradicate strep bacteria
Strep is responsible for many conditions, like acne, UTIs, SIBO, yeast infections, & more. Celery juice helps destroy strep.

7. Kills Epstein-Barr & Shingles viruses
The white blood cells of the liver’s personalized immune system add the cluster salts to their cell membrane coatings, making them toxic to viruses.

8. Brings down toxic liver heat
Celery juice purges a sluggish liver while bringing down liver heat.

9. Powerful weapon against SIBO & bloating
Celery juice is a powerful stomach acid replenisher so that gastric juices can kill strep, which causes SIBO. It also breaks down rotting protein & rancid fats in the stomach & small intestinal tract, helping bloating.

10. Repairs hydrochloric acid & liver bile production
Celery juice strengthens hydrochloric acid & bile production & strengthens the liver, which then allows for better bile production.

 

SOURCE: medical medium

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Un gruppo dell’università della California ha sperimentato sui topi un composto in grado di rendere visibile e attaccabile il cancro. E adesso lo sperimenta sull’uomo. Ruggero: “Abbiamo trovato un nuovo punto debole”.

 

ALCUNI tumori si nascondono così bene che può passare molto tempo prima che il sistema immunitario riesca a vederli. Le cellule tumorali producono, e poi “indossano”, un mantello dell’invisibilità che permette loro di passare inosservate. Non è sempre facile trovare un modo per aggirare la loro mimetizzazione, ma un gruppo di ricercatori dell’università della California, guidato da Davide Ruggero, ha sviluppato un composto che sembra essere in grado di disattivarla. Lo studio è stato pubblicato su Nature medicine.

“Abbiamo capito come le cellule dei tumori producono specifiche proteine importanti per la loro crescita – afferma Ruggero –  una di queste è la proteina PD-L1 che rende le cellule cancerogene invisibili dall’attacco del sistema immunitario”.

Se le cellule cancerose si rivestono di queste proteine non siamo in grado di accorgerci della loro presenza. Sono già stati sviluppati farmaci in grado di danneggiare queste proteine e rendere di nuovo visibili le cellule cancerose che nascondono, permettendo così al sistema immunitario di rendersi conto della loro presenza. Fino ad ora, però, questo trattamento non si è mostrato efficace per alcuni tipi di tumori molto aggressivi, come quello al fegato. I ricercatori hanno quindi deciso di sperimentare un nuovo approccio: invece di attaccare proteine già formate, hanno deciso di bloccarne la produzione.

Osservando come nei topi “le cellule cancerogene producono la proteina PD-L1”, i ricercatori hanno sviluppato un composto in grado di bloccare il processo. Attualmente è in sperimentazione sull’uomo.

Secondo il ricercatore è stato “trovato un nuovo punto debole del cancro, per uccidere le sue cellule”. Lo studio è stato condotto sul tumore del fegato, che è la seconda causa di decessi per cancro nel mondo, ma lo stesso approccio, secondo Ruggero, può essere efficace anche contro altri tumori, come “linfoma, cancro del colon, polmone”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A group from the University of California has experimented on mice with a compound that makes cancer visible and attackable. And now he experiences it on man. Ruggero: “We have found a new weak point”.

SOME tumors hide so well that it can be a long time before the immune system can see them. Cancer cells produce, and then “wear”, an invisibility cloak that allows them to go unnoticed. It is not always easy to find a way around their camouflage, but a group of researchers at the University of California, led by Davide Ruggero, has developed a compound that seems to be able to disable it. The study was published in Nature medicine.

“We understand how tumor cells produce specific proteins that are important for their growth – says Ruggero – one of these is the PD-L1 protein that makes cancer cells invisible from the attack of the immune system”. If the cancer cells are coated with these proteins we are not able to notice their presence. Drugs capable of damaging these proteins have already been developed and the cancerous cells they hide again visible, allowing the immune system to become aware of their presence. Until now, however, this treatment has not been shown to be effective for some types of very aggressive tumors, such as the liver. The researchers then decided to experiment with a new approach: instead of attacking already formed proteins, they decided to block their production.

Looking at how “cancer cells produce PD-L1 protein” in mice, researchers have developed a compound that blocks the process. He is currently experimenting with humans. According to the researcher it was “found a new weak spot of cancer, to kill his cells”. The study was conducted on liver cancer, which is the second leading cause of cancer deaths in the world, but the same approach, according to Ruggero, can also be effective against other cancers, such as “lymphoma, colon cancer, lung”.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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