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Archive for the ‘cereali’ Category

La pigmentazione è dovuta all’eccezionale presenza di antocianine, che frenano l’invecchiamento: il riso viola è tre volte più potente del benefico di quello nero

 

Gli storici raccontano che nella Cina imperiale il riso viola fosse così ricco di benefici e così difficile da coltivare, che il suo consumo era riservato all’imperatore. Uno status che gli valse il titolo di “riso proibito”. Oggi è molto più facile portarlo in tavola e approfittare dei tanti vantaggi che offre. Il caratteristico colore viola intenso è dovuto all’alta concentrazione di antociani (o antocianine), pigmenti della famiglia dei flavonoidi, gli stessi che si trovano anche nei frutti di bosco, che hanno potenti proprietà antiossidanti e antiage.

Riso viola, straricco di antociani

Gli antociani che abbondano nel riso viola sono noti per la loro capacità antiossidante: rallentano e contrastano la degenerazione e l’invecchiamento cellulari dovuti a un eccesso di radicali liberi. Secondo uno studio pubblicato sull’Universal Journal of Agricultural Research, gli antociani riescono a dimezzare i livelli di una proteina chiamata iNOS, che è uno dei maggiori responsabili delle infiammazioni, soprattutto croniche. Ridurle aiuta a contrastare sovrappeso, obesità e invecchiamento oltre a prevenire cancro, malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2.

Riso viola: lunga vita in perfetta salute

Le antocianine, secondo gli studi, riducono le manifestazioni infiammatorie perché agiscono sui meccanismi cellulari che le causano. Inoltre stimolano la risposta del sistema immunitario contro gli agenti patogeni. Questi effetti sono comuni a tutte le tipologie di riso pigmentato, ma crescono in maniera esponenziale per quello viola, proprio per gli alti valori di antocianine (quasi il triplo rispetto al riso nero Venere), che raddoppiano il suo effetto antiossidante. In più è disintossicante, è una buona fonte di proteine e apporta calcio, ferro e vitamine C e del gruppo B. Agli antiossidanti del riso viola è anche attribuita la capacità di far crescere i livelli del colesterolo buono (o HDL). L’effetto benefico è potenziato se il riso viola è abbinato a una dieta sana ed equilibrata, ad esempio a verdure e pesce azzurro. Il colesterolo buono mantiene in condizioni ottimali il sistema circolatorio, evitando la formazione di placche aterosclerotiche.

Il riso viola aiuta il fegato a pulirsi e a funzionare meglio

Il riso viola è un toccasana anche per il fegato, fondamentale filtro del nostro organismo. Grazie ai componenti che contiene, infatti, è in grado di stimolare la funzionalità epatica e di migliorare la produzione di enzimi e il metabolismo dei grassi, contribuendo alla “riabilitazione” di questo organo affaticato da una dieta troppo ricca di grassi, alcolici e zuccheri.

Ha 4 volte più fibre del riso bianco, a vantaggio della linea

Quello viola è anche il riso pigmentato con la maggiore concentrazione di fibre (fino a 4 volte più di quello bianco), dato che 50 grammi ne contengono 2,5 g e quello l’integrale si ferma a 1,8 g. Una percentuale che lo rende estremamente digeribile. Buone notizie anche per chi vuole perdere peso: la fibra aumenta il senso di sazietà e fa del riso un’ottima aggiunta in ogni dieta.

Evita i picchi di glicemia

Il riso viola non altera i livelli glicemici dell’organismo, ma contiene la giusta quantità di proteine (quasi il doppio del riso bianco) e di carboidrati complessi. È indicato anche per chi soffre di diabete. Semaforo verde anche per i celiaci, visto che il riso viola non ha glutine.

Riso viola: eccellenza made in Italy che disintossica tutto il corpo

Il riso viola è già stato etichettato come “nuovo smartfoood”. In effetti è davvero un piacere per gli occhi, per il palato e anche per la salute: è un ottimo alimento sfiammante e disintossicante per tutto l’organismo, a partire dall’apparato gastrointestinale. Oltre alle versioni coltivate in Cina, che tendono al porpora o al rosso violaceo, in commercio trovi anche l’autentico viola dei chicchi made in Italy. Le piante erbacee di riso sono simili a spighe e fanno il pieno di flavonoidi antiossidanti durante la maturazione, che raggiunge il suo apice a luglio. La tipologia italiana autoctona chiamata Violet è un incrocio spontaneo, riscoperto nei primi anni ‘90 e poi reso adatto alla coltivazione. Oggi viene coltivato in provincia di Vercelli e si trova in vendita in diversi supermercati.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The pigmentation is due to the exceptional presence of anthocyanins, which slow down aging: purple rice is three times more powerful than the black one.

Historians say that in imperial China purple rice was so rich in benefits and so difficult to cultivate that its consumption was reserved for the emperor. A status that earned him the title of “forbidden rice”. Today it is much easier to bring it to the table and take advantage of the many advantages it offers. The characteristic deep purple color is due to the high concentration of anthocyanins (or anthocyanins), pigments of the flavonoid family, the same that are also found in wild berries, which have powerful antioxidant and anti-aging properties.

Purple rice, overflowing with anthocyanins
The anthocyanins that abound in purple rice are known for their antioxidant capacity: they slow down and counteract cellular degeneration and aging due to an excess of free radicals. According to a study published in the Universal Journal of Agricultural Research, the anthocyanins manage to halve the levels of a protein called iNOS, which is one of the major causes of inflammation, especially chronic inflammation. Reducing them helps to combat overweight, obesity and aging as well as preventing cancer, cardiovascular disease and type 2 diabetes.

Purple rice: long life in perfect health
Anthocyanins, according to studies, reduce inflammatory manifestations because they act on the cellular mechanisms that cause them. They also stimulate the response of the immune system against pathogens. These effects are common to all types of pigmented rice, but they grow exponentially for the purple one, due to the high values ​​of anthocyanins (almost triple that of black Venere rice), which double its antioxidant effect. In addition it is detoxifying, it is a good source of protein and provides calcium, iron and vitamins C and group B. Antioxidants in purple rice are also credited with increasing the levels of good cholesterol (or HDL). The beneficial effect is enhanced if purple rice is combined with a healthy and balanced diet, such as vegetables and blue fish. The good cholesterol keeps the circulatory system in optimal conditions, avoiding the formation of atherosclerotic plaques.

Purple rice helps the liver cleanse itself and function better
Purple rice is also a panacea for the liver, a fundamental filter of our body. Thanks to the components it contains, in fact, it is able to stimulate liver function and improve the production of enzymes and fat metabolism, contributing to the “rehabilitation” of this body which is tired from a diet too rich in fat, alcohol and sugar.

It has 4 times more fibers than white rice, to the advantage of the line
The purple one is also the pigmented rice with the highest concentration of fibers (up to 4 times more than the white one), given that 50 grams contain 2.5 g and that the integral stops at 1.8 g. A percentage that makes it extremely digestible. Good news also for those who want to lose weight: fiber increases the sense of satiety and makes rice an excellent addition to any diet.

Avoid blood sugar spikes
Violet rice does not alter the body’s glycemic levels, but contains the right amount of protein (almost twice as much white rice) and complex carbohydrates. It is also indicated for those suffering from diabetes. Green light also for celiacs, since purple rice has no gluten.

Purple rice: made in Italy excellence that detoxifies the whole body
Violet rice has already been labeled “new smartfoood”. In fact it is really a pleasure for the eyes, for the palate and also for health: it is an excellent food that is flaming and detoxifying for the whole organism, starting from the gastrointestinal system. In addition to the versions grown in China, which tend to purple or purplish red, you can also find the authentic purple made in Italy grains on the market. The herbaceous rice plants are similar to spikes and are full of antioxidant flavonoids during maturation, which reaches its peak in July. The native Italian type called Violet is a spontaneous crossing, rediscovered in the early 1990s and then made suitable for cultivation. Today it is grown in the province of Vercelli and is sold in several supermarkets.

 

SOURCE: Riza

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Puoi gustare il miglio in fiocchi con il latte di soia o tostare i suoi chicchi in olio evo abbinandoli ai legumi: in più, il suo olio è un grande antiage.

 

Così come il detto afferma che nella piccola botte si trova il vino buono, possiamo dire che nei minuscoli semi di miglio si trovano caratteristiche nutrizionali uniche. Il miglio è un forziere di vitamine, ma anche di ferro, fosforo e silicio: i sali più importanti per ritemprare sangue, muscoli e cervello. È facile da digerire e utile a chi soffre di acidità di stomaco. È privo di glutine ma ricco di proteine e grassi buoni, che abbassano il colesterolo e rigenerano le cartilagini. In più, il miglio contrasta la spossatezza senza far ingrassare e grazie al contenuto di aminoacidi e acido salicilico previene l’invecchiamento cutaneo, la debolezza delle unghie e la caduta dei capelli. Inoltre, il miglio è l’unico cereale non acidificante, e questo lo rende un portentoso antinfiammatorio.

Chicchi di miglio, alleati della tua forma

Il miglio è un’abbondante riserva di magnesio, fluoro, ma anche di vitamine A (sotto forma di betacarotene), B1, B3, E, grassi insaturi, acido silicico, importante per le ossa e le articolazioni. Non solo: per la sua particolare struttura, l’amido è più digeribile di quello di mais o di altri cereali. Invece, a causa delle carenze aminoacidiche, il valore biologico della parte proteica non è elevato: infatti, benché il contenuto medio di proteine sia tra l’11,3 e il 12,7%, non sono presenti diversi aminoacidi essenziali, tra cui lisina e treonina, e il triptofano c’è ma in quantità limitate. Per questo è bene abbinarlo ai legumi. Nel miglio si trova anche l’acido glutammico, prezioso per il recupero muscolare dopo lo sport.

Con il miglio spazzi via le tossine acide proteiche

Secondo la scuola medica salernitana, il miglio serviva per eliminare gli umori superflui. Tale azione purificante è oggi confermata, poiché il miglio agisce a livello intestinale trattenendo tossine e favorendo una depurazione naturale. Il miglio è uno dei cereali maggiormente alcalinizzanti, ovvero ha un’azione riequilibrante sull’acidità del corpo. Neutralizza le tossine acide, che si accumulano se si mangiano troppi alimenti acidificanti, se si è in sovrappeso e se non funzionano a dovere gli organi deputati alla corretta depurazione dell’organismo. L’accumularsi di tossine acide favorisce l’instaurarsi di stati infiammatori che frenano il metabolismo e indeboliscono il sistema immunitario. Il miglio consente di “tamponare” gli effetti degli eccessi proteici sul pH del sangue.

É gluten free e quindi perfetto per i celiachi

Il miglio è privo di glutine. Tuttavia il tegumento che lo ricopre contiene questa proteina, ragione per cui l’operazione di pulitura è decisiva. Solo se ben eseguita l’alimento è ben tollerato e privo, quindi, di contaminanti dannosi. L’Associazione Italiana Celiachia lo annovera tra i pochi cereali adatti all’alimentazione per coloro che soffrono di allergia accertata al glutine.

Spegne i focolai di stomaco e colon

Oltre a essere un favoloso cibo energizzante grazie all’importante contenuto di carboidrati (gli amidi arrivano al 65% del totale), il miglio è anche un antinfiammatorio naturale delle vie digestive. È indicato quindi a chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo, ma anche di colite e meteorismo. Masticato lentamente inoltre libera grandi quantità di triptofano, che aiuta il sistema nervoso enterico (quello che agisce sui movimenti intestinali) a rendere più armonici i movimenti della peristalsi gastrica e intestinale, prevenendo quindi sgradevoli crampi e coliche.

Prodigioso per cuore e vasi sanguigni

Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati dell’Università di Seul ha dimostrato che la presenza di sali di potassio e magnesio nel miglio, utili nella regolarizzazione della pressione sanguigna, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari. Il miglio possiede anche una buona quantità di fitosteroli, sostanze con un’azione “ripulente” nei confronti del colesterolo “cattivo”. Dunque inserirlo nella dieta almeno una volta a settimana fa bene all’apparato cardiocircolatorio. Senza dimenticare che questo cereale ha anche lecitina dall’effetto ipocolesterolemizzante.

Come si cucina il miglio

Il miglio si deve lavare 2-3 volte prima della cottura in modo da ripulirlo da eventuali scorie. Poi si scola ed è pronto da cucinare. Si può tostare qualche minuto in forno o in padella, con una goccia di olio extravergine: questo accorgimento renderà la cottura migliore.

A questo punto si versa in pentola, aggiungendo due parti di acqua (per esempio due bicchieri), sufficienti per cuocere una parte di miglio. Quando l’acqua bolle, si abbassa la fiamma, si aggiunge il miglio e si fa cuocere per 20 minuti circa, fino a quando il liquido non viene completamente assorbito. Prima di condire il miglio, è bene lasciarlo ancora riposare una decina di minuti. Si gonfierà al punto giusto e diventerà ancora più saziante. Una volta lessato, il miglio si può impiegare per realizzare delle insalate, condendolo con pesce, verdure o legumi allo stesso modo in cui si insaporisce un cous cous, oppure si può usare anche come ingrediente per secondi vegetariani, poiché è particolarmente ricco di proteine ma privo di quei grassi saturi che invece caratterizzano la carne. Provalo con rucola, pinoli e olive taggiasche.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

You can taste the millet flakes with soy milk or toast its grains in extra virgin olive oil combining them with legumes: in addition, its oil is a great anti-aging oil.

As the saying states that the good wine is found in the small barrel, we can say that in the tiny millet seeds there are unique nutritional characteristics. Millet is a coffer of vitamins, but also of iron, phosphorus and silicon: the most important salts to restore blood, muscles and brain. It is easy to digest and useful for those suffering from stomach acid. It is gluten-free but rich in proteins and good fats, which lower cholesterol and regenerate cartilage. In addition, millet counteracts exhaustion without making you fat and thanks to the content of amino acids and salicylic acid prevents skin aging, nail weakness and hair loss. Furthermore, millet is the only non-acidifying cereal, which makes it a wonderful anti-inflammatory.

Millet grains, allies of your form

Millet is an abundant reserve of magnesium, fluorine, but also of vitamins A (in the form of beta-carotene), B1, B3, E, unsaturated fats, silicic acid, important for bones and joints. Not only: due to its particular structure, starch is more digestible than corn or other cereals. Instead, due to the amino acid deficiencies, the biological value of the protein part is not high: in fact, although the average protein content is between 11.3 and 12.7%, there are no different essential amino acids, including lysine and threonine, and tryptophan is there but in limited quantities. For this reason it is good to combine it with legumes. In millet there is also glutamic acid, precious for muscle recovery after sport.

With millet you sweep away the acidic protein toxins

According to the medical school of Salerno, millet was used to eliminate superfluous moods. This purifying action is now confirmed, as millet acts at the intestinal level by retaining toxins and promoting natural purification. Millet is one of the most alkalizing cereals, which means it has a balancing action on the acidity of the body. Neutralizes acid toxins, which accumulate if too many acidifying foods are eaten, if one is overweight and the organs responsible for the correct purification of the organism are not working properly. The accumulation of acid toxins promotes the onset of inflammatory states that slow down the metabolism and weaken the immune system. Millet allows you to “buffer” the effects of protein excesses on the blood pH.

It is gluten free and therefore perfect for coeliacs
Millet is gluten-free. However the integument that covers it contains this protein, which is why the cleaning operation is decisive. Only if well executed the food is well tolerated and therefore free of harmful contaminants. The Italian Celiac Association counts it among the few cereals suitable for those who suffer from a proven gluten allergy.

Turns out the stomach and colon outbreaks

In addition to being a fabulous energizing food thanks to the important carbohydrate content (starches reach 65% of the total), millet is also a natural anti-inflammatory of the digestive tract. It is therefore recommended for those suffering from gastritis, gastroesophageal reflux, but also colitis and meteorism. Furthermore, when chewed slowly it liberates large quantities of tryptophan, which helps the enteric nervous system (the one that acts on bowel movements) to make the movements of gastric and intestinal peristalsis more harmonious, thus preventing unpleasant cramps and colic.

Prodigious for heart and blood vessels

Research carried out by a group of scientists from the University of Seoul has shown that the presence of potassium and magnesium salts in millet, useful in regulating blood pressure, helps prevent cardiovascular disease. Millet also has a good amount of phytosterols, substances with a “clean” action against “bad” cholesterol. So inserting it into the diet at least once a week is good for the cardiovascular system. Without forgetting that this cereal also has lecithin with a cholesterol-lowering effect.

How to cook millet

The millet must be washed 2-3 times before cooking in order to clean it of any waste. Then drain it and it is ready to cook. You can toast a few minutes in the oven or in a pan, with a drop of extra virgin olive oil: this will make cooking better. At this point it is poured into the pot, adding two parts of water (for example two glasses), enough to cook a part of millet. When the water boils, lower the heat, add the millet and cook for about 20 minutes, until the liquid is completely absorbed. Before seasoning the millet, it is good to let it rest for about ten minutes. It will swell to the right point and become even more satiating. Once boiled, millet can be used to make salads, seasoning it with fish, vegetables or legumes in the same way that couscous is flavored, or it can also be used as an ingredient for vegetarians, as it is particularly rich in proteins but free of those saturated fats that instead characterize the meat. Try it with rocket, pine nuts and Taggiasca olives.

 

SOURCE: Riza

 

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Le fibre alimentari dell’avena e soprattutto nella crusca proteggono cuore e intestino evitando la stagnazione di pericolose scorie: inoltre, ha pochissimo glutine…

L’avena ha il primato del cereale più ricco in proteine (attorno al 15% del peso) e di grassi “buoni”. Si tratta di proteine importanti per l’organismo, perché apportano 5 degli 8 aminoacidi definiti essenziali per il corpo umano, che non li produce.

Non solo: l’avena contiene i grassi insaturi essenziali al processo metabolico e tra questi l’acido linoleico, appartenente al gruppo degli Omega e utilissimo per la salute, in particolare per l’abbassamento del colesterolo. Questo cereale è ottimo anche per il contenuto di fibre e in particolare dei betaglucani, utili per molte funzioni, tra cui quella di ridurre il livello i grassi “cattivi”. Naturalmente l’avena è ricca anche di carboidrati, soprattutto sotto forma di amido.

Avena, grande amica del cuore

L’avena ha una particolarità, come cereale: non viene consumata raffinata ma integrale. Il processo di macinazione, contrariamente a quanto avviene per molte altre farine, non prevede la separazione di crusca e germe. Ciò si traduce in un mantenimento di moltissime proprietà nutritive, tutte benefiche. Dal 1963, anno in cui comparve il primo studio, sono stati pubblicati nelle diverse riviste scientifiche oltre 30 lavori che attestano la sua azione diretta contro gli eccessi di colesterolo: il consumo giornaliero dell’equivalente di 3 grammi di fibra solubile di avena (una porzione) consente di ridurre quello totale di almeno il 10% (ma si può giungere fino al 20%) rispetto al valore iniziale.

I betaglucani dell’avena intrappolano i grassi

I betaglucani, le fibre solubili contenute nell’avena, intrappolano il colesterolo e i grassi contenuti negli altri alimenti facendo in modo che non vengano assimilati dall’organismo. Per questo l’avena, oltre che un  grande “pulisci arterie”, è anche un potente alleato nei regimi alimentari dimagranti. Inoltre il germe dell’avena contiene grandi quantità di lecitina, dall’azione “pulente” per vene e arterie. L’efficacia dei betaglucani contro il colesterolo è stata confermata dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ricca in fibre, l’avena è utilissima per l’intestino

L’alta presenza di fibre nell’avena e in particolare nella crusca, è indispensabile per corretto funzionamento dell’apparato digerente. Le fibre sono grandi amiche della linea e la loro reputazione è cresciuta molto negli ultimi anni grazie a una maggiore consapevolezza dei benefici che apportano. Le fibre riducono fattivamente il senso di fame, anche quella nervosa e contrastano l’assorbimento degli zuccheri da parte dell’organismo, evitando pericolosi picchi glicemici. Diminuiscono quindi il rischio di sovrappeso stimolando l’intestino e contrastando la fermentazione, ma contribuiscono anche ad appiattire la pancia agevolando l’eliminazione di scorie e tossine ingrassanti.

Tra le tante forme di avena, scegli quale fa per te

Quando parliamo di avena (da acquistare sempre proveniente da agricoltura biologica) e pensiamo al ruolo che questo cereale può avere nella nostra vita quotidiana, dobbiamo però distinguere fra le molteplici forme che la regina dei cereali può assumere, e i diversi prodotti in cui possiamo incontrarla.

  • Chicchi integrali: un concentrato di fibra snellente
    Consumare i chicchi integrali è il modo migliore per sfruttare appieno tutte le proprietà di questo cereale. Tuttavia, data la consistenza coriacea, i chicchi integrali d’avena devono essere lasciati in ammollo per almeno tre ore prima di poter essere cotti e mangiati.
  • Chicchi decorticati: la versione semintegrale
    Il chicco decorticato d’avena, in sostanza, è un chicco privato del suo “vestito” naturale. È un cereale semi-integrale ed essendo privo d’involucro non richiede tempi di ammollo così lunghi: è sufficiente una cottura tra i 30 e i 60 minuti, con una proporzione di acqua di 1 a 3 (una parte di avena, tre parti di acqua). Provali in una ricetta con sedano rapa, lenticchie verdi, porri, brodo vegetale e grana.
  • Latte d’avena: evita i picchi glicemici
    Dalla lavorazione dei fiocchi d’avena si ricava un latte vegetale nutriente che è possibile realizzare anche a casa. Il latte di avena è una ottima fonte di acido linoleico, il “precursore” degli Omega 3 e 6. Si tratta di una risorsa importante perché ha spiccate virtù antinfiammatorie e immunomodulanti. Se privo di zuccheri aggiunti, il latte è adatto anche a chi ha problemi di intolleranza glucidica: le fibre dell’avena regolano i cosiddetti “picchi glicemici”.
  • Fiocchi d’avena: ricchissimi di minerali e vitamine
    Se i chicchi d’avena vengono invece cotti al vapore e schiacciati da pesanti rulli si trasformano nei cosiddetti “fiocchi”. Il trattamento blando non intacca le proprietà nutrizionali del chicco come invece avviene con i tradizionali cornflakes.
  • Crusca d’avena: ideale per perdere peso
    È il rivestimento esterno del chicco ricchissimo di fibre alimentari, che assorbono acqua fino a 25 volte il loro volume. La crusca è in grado di ridurre l’assorbimento dei grassi dannosi e di aumentare il senso di sazietà. Ed è fonte di triptofano, un aminoacido essenziale che partecipa alla sintesi della serotonina, l’ormone del buonumore.
  • Farina d’avena: per un pane a basso indice glicemico
    Con la farina si fanno i prodotti da forno e la pasta a basso indice glicemico, ricchi di fibre e di proteine.

Avena, il miglior cibo in menopausa

Con la menopausa sopraggiunge una nuova e diversa fase della vita di ogni donna, molto spesso accompagnata dall’insorgenza di fastidi correlati al declino nella produzione di ormoni come vampate di calore, sudori notturni, insonnia ecc. Questi malesseri possono essere contrastati anche con il consumo di alimenti dall’elevato apporto di fitoestrogeni, fra cui l’avena appunto, simili per struttura agli estrogeni prodotti dal corpo umano e perciò utili a regolarizzare le produzione ormonale. Con il suo discreto contenuto di calcio, l’avena aiuta poi a contrastare una delle conseguenze più sgradite della “rivoluzione” fisiologica della menopausa: l’osteoporosi, ovvero la riduzione della densità ossea che può esporre a un maggior rischio di fratture.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The dietary fibers of oats and especially in the bran protect the heart and intestines avoiding the stagnation of dangerous waste: moreover, it has very little gluten …

Oats have the distinction of cereal richest in proteins (around 15% of the weight) and of “good” fats. These are important proteins for the body, because they provide 5 of the 8 amino acids defined as essential for the human body, which does not produce them. Not only: oats contain the unsaturated fats essential to the metabolic process and among these linoleic acid, belonging to the Omega group and very useful for health, in particular for lowering cholesterol. This cereal is also excellent for the fiber content and in particular for beta-glucans, useful for many functions, including that of reducing the level of “bad” fats. Of course, oats are also rich in carbohydrates, especially in the form of starch.

Oats, great friend of the heart

Oats have a peculiarity, as a cereal: it is not consumed refined but integral. The grinding process, contrary to what happens with many other flours, does not include the separation of bran and germ. This results in the maintenance of a great many nutritional properties, all beneficial. Since 1963, the year in which the first study appeared, over 30 papers have been published in various scientific journals attesting to its direct action against excess cholesterol: the daily consumption of the equivalent of 3 grams of soluble oat fiber (a portion ) allows the total value to be reduced by at least 10% (but can be reached up to 20%) compared to the initial value.

Oat beta-glucans trap fats

Betaglucans, the soluble fiber contained in oats, trap cholesterol and fats contained in other foods so that they are not absorbed by the body. This is why oats, in addition to being a great “arterial cleanse”, is also a powerful ally in slimming diets. In addition, the oat germ contains large amounts of lecithin, from the “cleansing” action for veins and arteries. The efficacy of beta-glucans against cholesterol has been confirmed by EFSA, the European Food Safety Authority.

Rich in fiber, oats are very useful for the intestine

The high presence of fibers in the oats and in particular in the bran, is essential for the correct functioning of the digestive system. The fibers are great “friends of the line” and their reputation has grown a lot in recent years thanks to a greater awareness of the benefits they bring. The fibers effectively reduce the sense of hunger, even the nervous one and counteract the absorption of sugars by the body, avoiding dangerous glycemic peaks. Therefore, the risk of overweight decreases by stimulating the intestine and counteracting fermentation, but they also contribute to flattening the belly, facilitating the elimination of waste and fattening toxins.

Among the many forms of oats, choose which one is right for you

When we talk about oats (to always buy from organic farming) and we think about the role that this cereal can have in our daily life, we must however distinguish between the many forms that the cereal queen can take, and the different products in which we can meet her.

Whole grains: a concentrate of slimming fiber
Consuming whole grains is the best way to take full advantage of all the properties of this cereal. However, given the leathery consistency, whole grain oats must be left to soak for at least three hours before they can be cooked and eaten.
 
Dehulled beans: the semi-integrated version
The dehulled oat grain, in essence, is a grain deprived of its natural “dress”. It is a semi-integral cereal and as it has no casing it does not require so long soaking times: cooking between 30 and 60 minutes is sufficient, with a proportion of water of 1 to 3 (one part of oats, three parts of water ). Try them in a recipe with celeriac, green lentils, leeks, vegetable broth and parmesan.
 
Oat milk: avoid glycemic peaks

It is the outer covering of the grain rich in dietary fiber, which absorb water up to 25 times their volume. Bran is able to reduce the absorption of harmful fats and increase the sense of satiety. And it is a source of tryptophan, an essential amino acid that participates in the synthesis of serotonin, the good mood hormone.
 
Oatmeal: for a low glycemic index bread
Baked goods and low glycemic index pasta, rich in fiber and protein, are made with flour.

Oats, the best food in menopause

With menopause comes a new and different phase in the life of every woman, very often accompanied by the onset of discomforts related to the decline in the production of hormones such as hot flashes, night sweats, insomnia and so on. These illnesses can also be counteracted with the consumption of foods with a high intake of phytoestrogens, including oatmeal, similar in structure to the estrogens produced by the human body and therefore useful for regulating hormone production. With its discreet calcium content, oats then help to counteract one of the most unpleasant consequences of the physiological menopause “revolution”: osteoporosis, or the reduction of bone density that can expose you to a greater risk of fractures.

 

SOURCE: Riza

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L’orzo è il cereale migliore per eliminare le tossine acide e riattivare il metabolismo: se vuoi sfruttare al meglio le sue qualità, sceglilo sempre integrale.

 

L’orzo è un cereale molto versatile ed è il più indicato per affrontare con energia e slancio la nuova stagione: se ne gustano i chicchi ma può anche essere trasformato in malto, da cui si ottengono la birra e il whisky, ma non solo. In forma solubile, l’orzo è un valido sostituto del caffè, in fiocchi è eccellente da abbinare al latte del mattino o da aggiungere a brodi e passati di verdura. Esiste anche il latte di orzo, una bevanda che può essere consumata a colazione oppure usata nella preparazione dei frullati. Qualunque sia la versione prescelta, l’orzo ha un potere nutritivo importante: è ricco di vitamine, sali minerali e aminoacidi ma soprattutto di carboidrati a lento rilascio e di una discreta percentuale di fibre, preziosa soprattutto quando si tratta di regolare il livello della glicemia e del colesterolo.

L’arma in più è nella fibra: per questo devi preferire l’orzo integrale

Buon drenante intestinale, grazie ai betaglucani presenti proprio nella fibra, l’orzo è efficace in caso di disturbi gastrointestinali, coliti e gonfiori addominali. Oltre a potassio e ferro, apporta tanto calcio: per questo è consigliato a chi è carente di questo minerale, per i bambini in fase di sviluppo e per le persone anziane che soffrono di osteoporosi. Infine – cosa che interessa soprattutto le donne in età fertile – favorisce la produzione del latte materno. Sul mercato si trovano l’orzo integrale, decorticato e perlato. I primi due sono più ricchi di minerali e vitamine. L’orzo perlato, invece, avendo subito la raffinazione, è carente di nutrienti.

Orzo integrale, il toccasana per ripulire il colon e il sangue

Il decotto ottenuto dai chicchi di orzo ha le stesse proprietà del cereale, ma più concentrate. Abbassa il colesterolo cattivo, purifica l’intestino, accelera il metabolismo e tonifica i reni. Sciacqua l’orzo, mettilo in una pentola d’acqua e cuocilo fino a quando i chicchi non si saranno trasformati in una densa mucillagine. Filtra il liquido e lascia raffreddare. Bevine un bicchiere la mattina; il resto si tiene in frigo per 2-3 giorni.

In polvere o in germogli combatte i radicali liberi

Dall’orzo si ottiene anche l’erba di orzo, una polvere ricca di clorofilla e preziosi enzimi che agiscono come scudo contro l’ossidazione cellulare. Inoltre è altamente disinfiammante e alcalinizzante, indispensabile quando la nostra alimentazione è costituita eccessivamente da zuccheri, proteine animali e farine raffinate. Anche i germogli sono molto energizzanti. Si possono trovare già pronti all’uso nei negozi di alimentazione biologica oppure farli germogliare in casa dopo averne acquistato i semi. Basterà procurarsi un germogliatore: in pochi giorni saranno pronti da consumare.

Due ricette per primi e piatti unici

Orzotto con fave, porri e pistacchi

  • Ingredienti (per 2 persone): 100 g di fave, 2 porri, 140 g di orzo, brodo vegetale, prezzemolo, granella di pistacchi.
  • Preparazione: fai soffriggere in una padella antiaderente due porri tritati e, a parte, prepara del brodo vegetale con cipolla, sedano e carota. Aggiungi al soffritto le fave e l’orzo (dopo averlo lasciato in ammollo una notte e poi scolato), irrora con il brodo vegetale fi no al termine della cottura. Spegni il fuoco e aggiungi un cucchiaino di prezzemolo tritato e un cucchiaino di granella di pistacchi.

Insalata di orzo, daikon e ceci

  • Ingredienti (per 2 persone): un peperone giallo,140 g di orzo, una radice di daikon, 100 g di ceci, 200 g di orzo, olio d’oliva, sale e pepe, aneto.
  • Preparazione: fai lessare l’orzo, scolalo e mettilo da parte. Lessa i ceci (oppure sciacqua e scola quelli precotti). Pela e grattugia il daikon, quindi lava e taglia a listarelle sottili il peperone. A questo punto, riunisci tutti gli ingredienti in una ciotola (o in due ciotole individuali) e condisci con olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Se vuoi, aggiungi anche qualche fogliolina di aneto.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Barley is a very versatile cereal and is the most suitable for dealing with the new season with energy and enthusiasm: you can taste the beans but it can also be transformed into malt, from which you can get beer and whiskey, but not only. In soluble form, barley is a valid substitute for coffee, in flakes it is excellent to combine with morning milk or to add to broths and vegetable purée. There is also barley milk, a drink that can be consumed at breakfast or used in the preparation of smoothies. Whatever the chosen version, the barley has an important nourishing power: it is rich in vitamins, mineral salts and amino acids but above all in slow-release carbohydrates and a fair percentage of fiber, which is especially valuable when it comes to regulating blood sugar levels and cholesterol.

The extra weapon is in the fiber: for this you have to prefer wholegrain barley

Good intestinal draining, thanks to the beta-glucans present in the fiber, barley is effective in case of gastrointestinal disorders, colitis and abdominal swelling. In addition to potassium and iron, it provides a lot of calcium: this is why it is recommended for those lacking this mineral, for children in development and for elderly people suffering from osteoporosis. Finally – which is of particular interest to women of childbearing age – it promotes the production of breast milk. Wholemeal, peeled and pearled barley are found on the market. The first two are richer in minerals and vitamins. Pearl barley, on the other hand, having undergone refining, is lacking in nutrients.

Whole barley, the panacea for cleaning up the colon and blood

The decoction obtained from the barley grains has the same properties as the cereal, but more concentrated. Lowers bad cholesterol, cleanses the intestine, speeds up the metabolism and tones the kidneys. Rinse the barley, put it in a pot of water and cook it until the beans have turned into a thick mucilage. Filter the liquid and let it cool. Drink a glass in the morning; the rest is kept in the fridge for 2-3 days.

In powder or in buds it fights free radicals

Barley is also obtained from barley, a powder rich in chlorophyll and precious enzymes that act as a shield against cellular oxidation. It is also highly inflammatory and alkalizing, indispensable when our diet is excessively made up of sugars, animal proteins and refined flours. Even the sprouts are very energizing. You can find them ready to use in organic food stores or make them sprout at home after buying the seeds. Just get a sprout: in a few days they will be ready to eat.

Two recipes for first and single dishes

  • Barley with broad beans, leeks and pistachios

Ingredients (for 2 servings): 100 g of broad beans, 2 leeks, 140 g of barley, vegetable broth, parsley, chopped pistachios.
Preparation: sauté two chopped leeks in a non-stick pan and, separately, prepare vegetable stock with onion, celery and carrot. Add the beans and the barley to the mixture (after leaving it to soak overnight and then drain), sprinkle with the vegetable stock until the end of cooking. Turn off the heat and add a teaspoon of chopped parsley and a teaspoon of chopped pistachios.

  • Barley, daikon and chickpea salad

Ingredients (for 2 servings): a yellow pepper, 140 g of barley, a daikon root, 100 g of chickpeas, 200 g of barley, olive oil, salt and pepper, dill.
Preparation: boil the barley, drain and set aside. Boil the chickpeas (or rinse and drain the pre-cooked ones). Peel and grate the daikon, then wash and cut the pepper into thin strips. At this point, combine all the ingredients in a bowl (or two individual bowls) and season with extra virgin olive oil, salt and pepper. If you want, add a few leaves of dill too.

 

SOURCE: Riza

 

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A sostenerlo uno studio italiano pubblicato sulla rivista Food Research International

 

GRANO, segale, farro, orzo e avena. Tutti nemici dei celiaci, si sa. Ma c’è una differenza tra grani antichi e grani moderni? È vero, come spesso si sente dire, che i grani antichi sono meno tossici per i celiaci e che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici come l’amido resistente e le fibre? Sono state queste le domande che hanno guidato un gruppo di ricercatori del Crea Cerealicoltura e Colture industriali di Foggia e delle Università di Modena-Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”, finanziato dal Fondo di Ateneo dell’Università di Modena e Reggio Emilia per la Ricerca 2015.

Lo studio – pubblicato sulla rivista Food Research International – sostiene che i grani antichi, rispetto ai moderni, in realtà sono caratterizzati da un contenuto di proteine e glutine maggiore: rilasciano, pertanto, cioè una maggiore quantità di peptidi coinvolti nella malattia celiaca. E quindi l’incremento dei casi di celiachia non sembrerebbe una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso. Nel passato, infatti, si è cercato di ridurre l’altezza delle piante per aumentare la resa. Se un tempo i frumenti arrivavano a oltre due metri di altezza e al primo temporale si allettavano – cioè si piegavano – determinando una perdita di raccolto, oggi, invece, sono molto più bassi, ma molto più produttivi: proprio la necessità di ridurre l’altezza delle piante, renderle più resistenti all’allettamento con l’obiettivo di avere più produzione segna il confine tra grani antichi e modern

• I GRANI ANTICHI HANNO PIÚ PEPTIDI RESPONSABILI DELLA CELIACHIA

I ricercatori hanno confrontato 9 grani antichi – considerati ormai obsoleti – diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 con 3 grani moderni. I campioni di grano sono stati coltivati e raccolti presso il CREA di Foggia nelle stesse condizioni sperimentali di campo, per poi essere macinati e sottoposti tutti a digestione in vitro dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

“Si tratta – spiega Donatella Ficco, coordinatrice del team CREA – di una digestione realizzata in laboratorio in cui sono state riprodotte le condizioni enzimatiche e di pH dell’apparato digerente”.

In questo modo le proteine sono state ridotte in molecole più piccole, dette peptidi, che sono state analizzate, dall’Università di Parma, mediante cromatografia legata alla massa, una tecnica usata per separare, identificare e quantificare i peptidi sulla base del loro rapporto massa/carica.

“I peptidi – prosegue Ficco – sono le proteine digerite derivanti dal glutine, definito come il complesso viscoelastico capace di rendere il pane più soffice e la pasta più al dente. Dal lavoro è emerso che i grani antichi contengono in maggiore quantità dei peptidi noti per essere responsabili della reazione immunitaria”.

Rilasciano cioè una maggiore quantità di peptidi che scatenano la celiachia.

• QUANTITÁ  DI AMIDO RESISTENTE: NESSUNA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA GRANI ANTICHI E MODERNI

Per quanto riguarda le componenti prebiotiche, in particolare l’amido resistente, sulla base di uno screening iniziale effettuato sui 12 campioni oggetto di studio, il CREA ha selezionato due grani: uno antico ad alto contenuto di amido resistente e uno moderno, invece, che presentava valori opposti. Da ciascuno di essi è stata prodotta la pasta, a diverse condizioni di essiccamento. A questo punto, il gruppo dell’Università di Reggio Emilia, su ogni tipologia di pasta ha valutato l’amido resistente, prima e dopo la cottura: precisamente sui campioni di granella macinati, una volta sottoposti a digestione in vitro, è stato quantificato l’amido resistente rilasciato dopo la digestione. Obiettivo? Verificare se, anche alla fine del processo di pastificazione e dopo la cottura, nella granella dei grani antichi ci fosse un maggior contenuto di amido resistente.

“In realtà – afferma Ficco – dopo la cottura della pasta, non è stata rilevata alcuna differenza sostanziale tra grani antichi e moderni. Nei grani antichi non sembra, quindi, esserci un potenziale prebiotico in più”.

• TUTELA DELLA BIODIVERSITÁ O DELLA SALUTE?

Grani antichi e grani moderni: l’argomento è sempre molto dibattuto, ma è importante fare chiarezza per aiutare a distinguere ciò che è moda e ciò che, invece, sono risultati scientificamente validi.

“I grani antichi – precisa Ficco – sono sicuramente importanti in un’ottica di tutela della biodiversità, ma dal punto di vista della salute non abbiamo individuato alcuna specificità, per i parametri presi in esame, rispetto a quelli moderni. Sebbene l’indagine sia stata condotta su un numero limitato di genotipi, lo studio rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana a danno non solo del portafoglio, ma anche della salute”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

To support it an Italian study published in the journal Food Research International

GRAIN, rye, spelled, barley and oats. All enemies of celiacs, you know. But is there a difference between ancient grains and modern grains? Is it true, as we often hear it said, that ancient grains are less toxic to coeliacs and that they have higher levels of potentially prebiotic carbohydrates such as resistant starch and fibers? These were the questions that led a group of researchers of the Creature Agriculture and Industrial Cultures of Foggia and the University of Modena-Reggio Emilia and Parma, within the project “Ancient varieties of durum wheat and health: enhancement of the pastoral supply chain , health claims and labeling in the internal and supranational regulatory framework “, funded by the University Fund of the University of Modena and Reggio Emilia for Research 2015.

The study – published in the journal Food Research International – argues that ancient grains, compared to modern ones, are actually characterized by a higher protein and gluten content: they release, therefore, that is, a greater quantity of peptides involved in celiac disease. And therefore the increase in cases of celiac disease would not seem a consequence of the genetic improvement carried out in the last century. In the past, in fact, we tried to reduce the height of plants to increase yield. If once the wheats came to over two meters in height and when they first tempted – that is, they bent – resulting in a loss of crop, today they are much lower, but much more productive: just the need to reduce the height of the plants, make them more resistant to lodging with the aim of having more production marks the boundary between ancient and modern grains.

• ANTIQUE GRANTS HAVE MORE PEPTIDES RESPONSIBLE FOR CELIACHIA

The researchers compared 9 ancient grains – considered obsolete – more widespread in Southern Italy and in the Islands from the beginning of 1900 up to 1960 with 3 modern grains. The grain samples were cultivated and collected at the CREA of Foggia in the same experimental field conditions, to be ground and subjected to in vitro digestion by the University of Modena and Reggio Emilia. “It is – explains Donatella Ficco, coordinator of the CREA team – of a digestion made in the laboratory where the enzymatic and pH conditions of the digestive system have been reproduced.” In this way the proteins have been reduced into smaller molecules, called peptides, which were analyzed by the University of Parma, using mass-linked chromatography, a technique used to separate, identify and quantify peptides on the basis of their mass-to-charge ratio. “The peptides – Ficco continues – are the digested proteins deriving from gluten, defined as the viscoelastic complex capable of making the bread softer and the pasta al dente From the work it emerged that the ancient grains contain in greater quantities the peptides known to be responsible for the immune reaction. ” amount of peptides that trigger celiac disease.

• QUANTITY OF RESISTANT STARCH: NO SUBSTANTIAL DIFFERENCE BETWEEN ANCIENT AND MODERN GRANS

Regarding the prebiotic components, in particular the resistant starch, on the basis of an initial screening carried out on the 12 samples studied, CREA has selected two grains: an ancient one with a high content of resistant starch and a modern one, instead, which presented opposite values. From each of them pasta was produced, under different drying conditions. At this point, the University of Reggio Emilia group, on each type of pasta evaluated the resistant starch, before and after cooking: precisely on the samples of ground grains, once subjected to in vitro digestion, it was quantified the resistant starch released after digestion. Target? Check whether, even at the end of the process of pasta making and after cooking, in the grain of the ancient grains there was a greater content of resistant starch. “In reality – says Ficco – after cooking pasta, no substantial difference was found between ancient and modern grains. Therefore, in ancient grains there does not seem to be an extra prebiotic potential “.

• PROTECTION OF BIODIVERSITY OR HEALTH?

Ancient grains and modern grains: the topic is always much debated, but it is important to clarify to help distinguish what is fashion and what, instead, have been scientifically valid. “The ancient grains – Ficco specifies – are certainly important in terms of protection of biodiversity, but from the point of view of health we have not identified any specificity, for the parameters taken into consideration, compared to modern ones. Although the survey was conducted on a limited number of genotypes, the study represents an important contribution of knowledge on a topic in which, unfortunately, disinformation often reigns sovereign to the detriment not only of the portfolio, but also of health “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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I consigli degli endocrinologi per mangiare al meglio i maccheroni senza prendere chili

 

E’ BUONA e se si evitano i condimenti eccessivi non fa ingrassare e fa bene alla salute. Parliamo di pasta, che può costituire la base di un pasto ideale con qualche accorgimento. In occasione del World Pasta Day, che si tiene il 25 ottobre, gli endocrinologi hanno diffuso una serie di consigli per mangiare al meglio i maccheroni senza rischio di ingrassare, nè sensi di colpa. A fornire indicazioni e trucchi Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, in collaborazione con il provider Ecm 2506 Sanità in-Formazione e Consulcesi Club

 

• MEGLIO SE INTEGRALE

Scegliere la pasta integrale è il primo passo, perchè permette, senza rinunciare al gusto, di assumere carboidrati a lento rilascio. Si tratta di quei carboidrati che mantengono stabile il livello di zuccheri nel sangue e forniscono energia in modo costante, permettendo all’organismo di assorbirli e usarli lentamente. Va segnalato che non bisogna farsi ingannare dalle etichette. Deve essere indicata chiaramente la dicitura farina integrale o 100% integrale per essere sicuri che la pasta sia preparata esclusivamente con farine che non abbiano subìto raffinazione.

• COME CUCINARLA

Chi è a dieta può essere tentato di mangiare la pasta ma solo a patto che sia scondita. Ma non è una buona idea, spiega la nutrizionista. In realtà, sarebbe meglio saltarla in padella con un cucchiaino di olio extra vergine di oliva,aglio, che aiuta il corpo ad abbattere i depositi grassi e peperoncino, che aumenta il metabolismo.

• COME EVITARE IL GONFIORE

Un’attenzione utile per evitare il gonfiore addominale e non avere picchi di glicemia, è quello di scolare la pasta al dente e sciacquarla sotto l’acqua fredda. Cotture troppo prolungate infatti tendono a far innalzare l’indice glicemico e a rendere gli amidi della pasta più facilmente assimilabili.

• CON VERDURE

Poi tocca alle verdure, grande amiche della pasta: consumare della verdura cruda prima di una spaghettata o di un bel piatto di pasta corta, anche un semplice pinzimonio in olio extra vergine di oliva, e a seguire una porzione di verdura cotta, saltata in padella o grigliata (ma non bollita), crea una sorta di paracadute per l’assorbimento degli zuccheri, impedendo un’impennata della glicemia.

Infine, tocca sfatare un tabù: non è vero che sia assolutamente da evitare il primo piatto di sera. La pasta a cena fa bene, sottolinea la nutrizionista, rilassa e aiuta a dimagrire. Questo perché favorisce la sintesi di serotonina e di melatonina facendo assorbire maggiormente il triptofano. Quindi fa rilassare e aiuta il sonno: se ci rilassiamo, si riducono gli ormoni dello stress, fra cui il cortisolo, colpevoli di favorire l’aumento di peso.

• PIU’ LONGEVI CON I CARBOIDRATI

Fra l’altro le diete in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo sono state bocciate da alcuni studi scientifici. Una ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston, pubblicata su The Lancet Public Health, ha recentemente bocciato questo regime alimentare, sostenendo che mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione è la via ottimale per una vita lunga e in salute.

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

 

FONTE: Salute Della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The advice of endocrinologists to eat macaroni at best without taking pounds

It’s GOOD and if you avoid excessive condiments it does not make you fat and is good for your health. We talk about pasta, which can form the basis of an ideal meal with some tricks. On the occasion of the World Pasta Day, held today 25 October, the endocrinologists have spread a series of tips to eat at best macaroni without risk of gaining weight, or guilt. To provide guidance and tricks Serena Missori, endocrinologist and nutritionist, in collaboration with the provider Ecm 2506 Health in-Training and Consulcesi Club.

• BETTER IF INTEGRAL
Choosing wholemeal pasta is the first step, because it allows, without sacrificing taste, to take slow release carbohydrates. These are carbohydrates that keep the level of sugar in the blood stable and provide energy in a constant way, allowing the body to absorb and use them slowly. It should be noted that you should not be fooled by the labels. The word whole wheat or 100% integral must be clearly indicated to make sure that the dough is prepared exclusively with flours that have not undergone refining.

• HOW TO COOK IT
Those on a diet can be tempted to eat pasta, but only if it is left unscathed. But it’s not a good idea, explains the nutritionist. In fact, it would be best to sauté it in a pan with a teaspoon of extra virgin olive oil, garlic, which helps the body break down fat and chilli deposits, which increases metabolism.

• HOW TO AVOID THE GONFIORE
A useful way to avoid abdominal swelling and not to have blood glucose peaks is to drain the pasta al dente and rinse it under cold water. In fact, over-prolonged cooking tend to raise the glycemic index and make pasta starches more easily assimilated.

• WITH VEGETABLES
Then it’s up to vegetables, great pasta friends: eat raw vegetables before a spaghetti or a nice plate of short pasta, even a simple pinzimonio in extra virgin olive oil, and follow a portion of cooked vegetables, stir-fried or grilled (but not boiled), creates a sort of parachute for the absorption of sugars, preventing a surge in blood sugar.

Pasta, not only satisfies the palate. It also helps to sleep and stimulates the thyroid

Finally, you have to debunk a taboo: it is not true that the first course in the evening must be avoided. Pasta at dinner is good, underlines nutritionist, relaxes and helps you lose weight. This is because it promotes the synthesis of serotonin and melatonin by making the tryptophan more absorbed. So it relaxes and helps sleep: if we relax, we reduce stress hormones, including cortisol, which are responsible for promoting weight gain.

• MORE LONGEVI WITH CARBOHYDRATES
Among other things, diets in which they are almost completely eliminated carbohydrates to quickly lose the extra pounds have been rejected by some scientific studies. A research by Brigham and Women’s Hospital in Boston, published in The Lancet Public Health,, recently rejected this diet, arguing that eating rice, spaghetti and bread in moderation is the best way to a long and healthy life.

Researchers analyzed a sample of over 15,400 people by calculating atherosclerotic risk. Both those who had followed a diet with a low carbohydrate intake, less than 40% of the total energy, and those who had a regimen with a too high intake (over 70%) recorded an increase in mortality, while the lowest risk was associated with moderate consumption, between 50% and 55% of energy.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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A sostenerlo uno studio del Women’s Hospital di Boston su 15.400 persone. Un consumo moderato collegato a una maggiore aspettativa di vita.

 

DIETE in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo. Via pasta, pane, cereali e patate per sentirsi più leggeri. E tutto questo nel giro di poche settimane.

Ma ora un vasto studio pubblicato su The Lancet Public Health boccia questo regime alimentare. La strada per la longevità non passerebbe per una dieta low carb. Mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione sembra essere invece quella ottimale per una vita lunga e in salute.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

I pazienti presi in esame, spiegano gli autori, sono stati monitorati per 25 anni, dopo aver compilato all’inizio dello studio e dopo sei anni, un questionario sulle proprie abitudini alimentari. Dai dati è emerso che a partire dai 50 anni l’aspettativa media di vita è di altri 33 anni per chi ha un apporto moderato di carboidrati, quattro anni in più di chi ha un apporto basso e uno in più di chi lo ha alto.

Dunque, come già avevano messo in evidenza studi precedenti in materia, anche il tipo di dieta influenza la longevità. Va ricordato che anche la verdura, la frutta e gli zuccheri contengono carboidrati, ma la fonte principale di questo nutriente si trova nella pasta, nel riso, nel pane e nelle patate.

  • “Diete ‘low carb’ che rimpiazzano i carboidrati con proteine o grassi sono sempre più popolari – scrivono i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital – ma i nostri dati suggeriscono che diete low carb associate a cibi animali possono essere collegate a una minore aspettativa di vita. Al contrario se si sceglie di scambiare i carboidrati con grassi e proteine vegetali si promuove la salute a lungo termine. Il consumo di noci e legumi è associato a un minore rischio di mortalità”.

Lo studio inglese considera diete iperproteiche, come la Atkins, un falso mito anche perché non fanno dimagrire.

Fra l’altro, secondo uno studio di Luigi Fontana, professore di medicina e nutrizione all’università di Brescia e alla Washington University a St.Louis, l’effetto ‘snellente’ sarebbe solo iniziale. Via libera quindi a un regime alimentare che preveda quantità moderate di pane e pasta, verdure e frutta.

Un piatto di spaghetti, non troppo condito, altrimenti le calorie raddoppiano, non fa ingrassare. Basta non mangiarne troppi.

Fra l’altro va ricordato che sovrappeso e obesità sono legati ad un introito eccessivo di cibo rispetto alle necessità energetiche di ogni individuo. Tutto dipende dalle porzioni e dallo stile di vita di ognuno, più o meno sedentario.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A study by the Women’s Hospital of Boston on 15,400 people supported it. Moderate consumption linked to a higher life expectancy.

DIETS in which carbohydrates are almost completely eliminated to lose the extra pounds quickly. Via pasta, bread, cereals and potatoes to feel lighter. And all this within a few weeks. But now a large study published in ‘The Lancet Public Health’ rejects this food regime. The road to longevity would not go for a low carb diet. Eating rice, spaghetti and bread in moderation seems to be the optimal one for a long and healthy life.

Researchers at Brigham and Women’s Hospital in Boston analyzed a sample of over 15,400 people and calculated atherosclerotic risk. Both those who had followed a diet with a low carbohydrate intake, less than 40% of the total energy, and those who had a regimen with a too high intake (over 70%) recorded an increase in mortality, while the lowest risk was associated with moderate consumption, between 50% and 55% of energy.

The patients examined, the authors explain, were monitored for 25 years, after completing a questionnaire on their eating habits at the beginning of the study and after six years. The data showed that starting from 50 years, the average life expectancy is another 33 years for those with a moderate carbohydrate intake, four years more than those with a low intake and one more than those who have high. So, as previous studies on the subject have already highlighted, the type of diet also influences longevity. It should be remembered that vegetables, fruit and sugars also contain carbohydrates, but the main source of this nutrient is found in pasta, rice, bread and potatoes.

“Low carb diets that replace carbohydrates with proteins or fats are increasingly popular – the Brigham and Women’s Hospital researchers write – but our data suggest that low carb diets associated with animal foods may be linked to lower life expectancy On the contrary, if you choose to exchange carbohydrates with vegetable fats and proteins, long-term health is promoted, and consumption of nuts and legumes is associated with a lower risk of mortality “.

The British study considers high-protein diets, like Atkins, a false myth also because they do not make you lose weight. Among other things, according to a study by Luigi Fontana, professor of medicine and nutrition at the University of Brescia and at Washington University in St. Louis, the ‘slimming’ effect would only be initial. Go ahead then to a diet that includes moderate quantities of bread and pasta, vegetables and fruit. A plate of spaghetti, not too seasoned, otherwise the calories double, does not make you fat. Just do not eat too many. Among other things, it should be remembered that overweight and obesity are linked to an excessive intake of food compared to the energy needs of each individual. Everything depends on the portions and lifestyle of everyone, more or less sedentary.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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