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Scopri le virtù antiage del ginkgo biloba, l’albero sacro che arriva dall’Oriente ricco di sostanze benefiche per il cuore, la circolazione e la memoria

Originario di Cina e Giappone e appartenente alla famiglia delle Ginkgoine, il ginkgo biloba è un albero antichissimo rinomato per il suo elevato potere curativo, in particolare per essere in grado di rallentare l’invecchiamento fisico e cerebrale.

Ginkgo biloba: descrizione botanica della pianta

Il ginkgo biloba è stato definito da Charles Darwin un “fossile vivente”. Il rinvenimento delle sue foglie fossilizzate risalenti a parecchi milioni di anni fa, ha testimoniato che quest’albero è tra i più antichi della terra, presente già all’epoca dei dinosauri.

  • Si tratta di un albero imponente che può superare i 30 metri di altezza.
  • La chioma può raggiungere un’ampiezza di 10 metri e nelle piante più giovani ha una forma piramidale, mentre in quelle più anziane è ovale.
  • La corteccia è liscia e argentata e con il passare degli anni si fa più increspata e scura, diventando marrone scuro.
  • Ha foglie decidue, lungamente picciolate a forma di ventaglio privo di punte, con un margine ondulato e numerose nervature. In primavera, quando nascono, il loro colore è verde chiaro, per poi gradualmente imbrunirsi in estate; mentre in autunno, prima di cadere, diventano quasi dorate.
  • È un albero gimnosperma e perciò non presenta i fiori che siamo soliti immaginare, ma delle strutture dette coni o strobili.
  • Il ginkgo biloba è una pianta dioica, cioè porta delle parti maschili e femminili separate su esemplari diversi.
  • L’estratto delle foglie è ricco di sostanze antiossidanti che fanno bene alla salute, specialmente nella cura dei sintomi della demenza d’origine vascolare o degenerativa, inclusa la perdita di memoria. 
  • La polpa e i semi sono venduti nei mercati orientali come antielmintici o vermifughi.

Le proprietà del ginkgo biloba

Il ginkgo biloba è una pianta nota soprattutto per le sue qualità antiossidanti, come flavonoidi, terpeni, vitamina C e carotenoidi, capaci di liberare i tessuti, anche quelli sanguigni, dalle tossine e migliorarne così l’ossigenazione.

  • flavonoidi di cui abbonda questa pianta, come confermano recenti studi, ringiovaniscono il plasma, rinforzano i vasi e ripuliscono il sangue dai radicali liberi, i responsabili dell’invecchiamento cellulare. Inoltre, proteggono le pareti dei vasi sanguigni dal rischio di permeabilità.
  • terpeni, soprattutto il ginkgolide B, inibiscono il fattore di aggregazione delle piastrine nel sangue, stimolando la circolazione sanguigna ed evitando la formazione di pericolosi trombi e di malattie cardiovascolari: lo dimostrano numerose ricerche scientifiche. Grazie a queste proprietà, le foglie del ginkgo biloba non solo sono un ottimo antiaggregante piastrinico ma sono anche implementate nel trattamento di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, caratterizzate da turbe psicocomportamentali, quali la perdita di memoria, disturbi d’attenzione e umore depresso.
  • Allo stesso modo, anche i giovani possono usufruire dei benefici del ginkgo per migliorare le abilità mentali e allenare la concentrazione. Grazie all’aumento del flusso sanguigno al cervello, questa pianta accresce la soglia di attenzione e rafforza la memoria, agendo su neurotrasmettitori, come l’acelticolina, essenziali per ottenere buone performance mentali.

Ginkgo biloba: per quali patologie è più utile?

Le straordinarie proprietà del ginkgo biloba sono un efficace rimedio verde per il trattamento e la prevenzione di numerose patologie e sintomatologie:

  • Rafforza le funzioni cognitive e la memoria;
  • Disturbi alla circolazione periferica: ritenzione idrica, cellulite, vene varicose;
  • Protegge il cervello da disturbi neurodegenerativi: Alzheimer, demenza senile;
  • Malattie cardiovascolari: ictus, infarti;
  • Diabete mellito;
  • Sordità/Acufeni;
  • Vertigini;
  • Asma allergico;
  • Emorroidi;
  • Ipertrofia prostatica;
  • Allevia sindrome premestruale.

Gli antiossidanti di cui è ricco il ginkgo biloba, oltre a ripulire il sangue dai radicali liberi e a riparare, quindi, i danni dell’invecchiamento, sono in grado di potenziare le difese immunitarie dell’organismo. Alcuni studi ritengono che il ginkgo abbia anche proprietà antitumorali: è stato dimostrato che il suo estratto, grazie all’attivazione di un particolare gene (p53) che protegge il nostro corpo dai danni al DNA e dal cancro, può ridurre la proliferazione e consentire la distruzione delle cellule maligne dei carcinomi epatici.

Ginkgo biloba: quando e come usarlo

Sono numerosi i rimedi fitoterapici che presentano sostanze estratte dal ginkgo biloba. Per sfruttarne le qualità curative si possono usare sia le foglie fresche, per fare infusi, oppure ricorrere ai suoi estratti. Di seguito alcune tra le soluzioni verdi più comuni ottenute dalla pianta:

InfusoL’infuso di ginkgo biloba è facile da preparare: per una tazza servono 1-2 cucchiai di foglie secche, che andranno versati in acqua bollente e lasciati in infusione per 5-10 minuti. In commercio si trovano già pronti e spesso abbinati con altre erbe. È l’ideale per chi desidera assumerlo per un periodo lungo e soprattutto a scopo preventivo.
Estratto seccoL’estratto secco di ginkgo contiene l’intero fitocompresso così da avere un’azione mirata sul microcircolo, riducendo i disordini vascolari periferici e le capacità cognitive. Con l’estratto si preparano compresse e integratori (2-3 al giorno).
Tintura madreLa tintura madre è l’essenza estratta dalle foglie fresche del ginkgo biloba, messe a macerare con una soluzione alcolica. Questo rimedio ha una forte funzione antiaggregante piastrinica e antiossidante ed è usato soprattutto contro i disturbi circolatori e per rafforzare la memoria. La dose giornaliera è di 15 gocce diluite in acqua, per tre volte al giorno.
DecottoIl decotto si prepara con i semi, le cosiddette “noci di ginkgo”. Per preparare una tazza occorrono 10 g di noci secche e 350 ml di acqua. Dopo aver pelato le noci (la fibra esterna è tossica), mettile in un tegame con acqua, porta a ebollizione e lascia evaporare a fiamma bassa per 20-30 minuti. Spegni il fuoco, filtra e fai raffreddare.

Ginkgo biloba: controindicazioni

L’uso del ginkgo biloba è sconsigliato alle donne in gravidanza o che hanno appena partorito e a chi segue particolari terapie farmacologiche. In più, è assolutamente vietato ingerire i suoi frutti e semi, perché possono provocare gravi intossicazioni alimentari con convulsioni e perdita di coscienza.

Ginkgo biloba: cosmesi naturale

Gli antiossidanti presenti nel ginkgo biloba contrastano la formazione dei radicali liberi e per questo vengono utilizzati nella preparazione di prodotti di bellezza antiage, come creme e unguenti, i quali contribuiscono a mantenere la pelle più giovane, tonica e idratata. Sempre dagli estratti del ginkgo, si ricavano cosmetici che favoriscono il microcircolo (cellulite e fragilità capillare).

Ginkgo biloba: simbologia della pianta

Nella tradizione orientale, la forma bilobata delle foglie di ginkgo rappresenta la congiunzione degli opposti Yin e Yang, il maschile e il femminile, la luce e il buio, ossia quel principio secondo cui ogni cosa esistente è formata da due poli antitetici, compresenti e complementari. Inoltre, nella simbologia di quest’albero millenario non si può non menzionare la determinazione di fronte alle difficoltà della vita: proprio grazie alla sua propensione alla longevità, è ritenuto un portatore di speranza.

Ginkgo biloba: un po’ di storia

La parola ginkgo deriva dal cinese Yin-kuo, ossia “albicocca d’argento” perché i suoi semi, quando maturano, assomigliano a delle albicocche infarinate. L’aggettivo biloba, invece, deriva dalle parole latine bis e lobus ovvero due lobi e si riferisce alla forma della foglie, divise in due parti. Si tratta di un albero leggendario che risale a più di 250 milioni di anni fa e che è riuscito a sopravvivere all’era glaciale, ai cambiamenti climatici e persino all’esplosione della bomba atomica di Hiroshima. In Oriente, quest’albero era già apprezzato nell’antichità per via delle sue virtù mediche; compare anche nel più arcaico compendio cinese sui rimedi erboristici, il Pen Ts’ao Ching, redatto dall’imperatore Shen Nung. Egli descrisse il ginkgo biloba come un albero prodigioso, capace di allungare la vita. Non sorprende, allora, che in Cina e in Giappone sia considerato un albero sacro, tanto da essere piantato vicino a templi e luoghi di culto.

Ginkgo biloba: curiosità

Come un vecchio saggio, il ginkgo biloba è pieno di misteri. Uno di questi è racchiuso nella forma bilobata della sua foglia, suddivisa in due parti, che ricorda la conformazione del cervello umano. Anche il profilo e le nervature sembrano far riferimento alle fibre nervose del cervelletto. Non è, quindi, un caso che la medicina naturale attribuisca a quest’albero sacro la capacità di favorire l’afflusso di sangue al cervello e di essere un ottimo alleato per stimolare le facoltà mentali. Chi aspira a una vita centenaria deve conoscere il ginkgo biloba!

SOURCE: Riza

(ENGLISH VERSION)

Discover the anti-aging virtues of ginkgo biloba, the sacred tree that comes from the East, rich in substances beneficial for the heart, circulation and memory. Originally from China and Japan and belonging to the Ginkgoine family, ginkgo biloba is an ancient tree renowned for its high healing power, in particular for being able to slow down physical and cerebral aging.

Ginkgo biloba: botanical description of the plant

Ginkgo biloba was defined by Charles Darwin as a “living fossil”. The discovery of its fossilized leaves dating back to several million years ago testified that this tree is among the oldest on earth, already present at the time of the dinosaurs.

  • It is an imposing tree that can exceed 30 meters in height.
  • The foliage can reach a width of 10 meters and in younger plants it has a pyramidal shape, while in older ones it is oval. The bark is smooth and silvery, and as the years go by it becomes more ridged and dark, becoming dark brown.
  • It has deciduous leaves, long petiolate in the shape of a fan without points, with a wavy margin and numerous veins. In spring, when they are born, their color is light green, and then gradually darken in summer; while in autumn, before falling, they become almost golden.
  • It is a gymnosperm tree and therefore does not have the flowers that we usually imagine, but structures called cones or strobili.
  • Ginkgo biloba is a dioecious plant, that is, it bears separate male and female parts on different specimens.
  • The extract of the leaves is rich in antioxidant substances that are good for health, especially in the treatment of symptoms of vascular or degenerative dementia, including memory loss.
  • The pulp and seeds are sold in Eastern markets as anthelmintics or wormers.

The properties of ginkgo biloba

Ginkgo biloba is a plant known above all for its antioxidant qualities, such as flavonoids, terpenes, vitamin C and carotenoids, capable of freeing tissues, including blood, of toxins and thus improving oxygenation.

  • The flavonoids of which this plant abounds, as recent studies confirm, rejuvenate the plasma, strengthen the vessels and cleanse the blood of free radicals, the responsible for cellular aging.
  • In addition, they protect the blood vessel walls from the risk of permeability.
  • Terpenes, especially ginkgolide B, inhibit the aggregation factor of platelets in the blood, stimulating blood circulation and avoiding the formation of dangerous thrombus and cardiovascular diseases: this is demonstrated by numerous scientific researches.
  • Thanks to these properties, the leaves of ginkgo biloba are not only an excellent antiplatelet agent but are also implemented in the treatment of neurodegenerative diseases such as Alzheimer’s, characterized by psycho-behavioral disorders, such as memory loss, attention disorders and depressed mood.
  • Similarly, young people can also take advantage of the benefits of ginkgo to improve mental skills and train concentration.
  • Thanks to the increase in blood flow to the brain, this plant increases the attention span and strengthens memory, acting on neurotransmitters, such as acelticolin, essential for achieving good mental performance.

Ginkgo biloba: for which pathologies is it most useful?

The extraordinary properties of ginkgo biloba are an effective green remedy for the treatment and prevention of numerous pathologies and symptoms:

  • Strengthens cognitive functions and memory;
  • Peripheral circulation disorders: water retention, cellulite, varicose veins;
  • Protects the brain from neurodegenerative disorders: Alzheimer’s, senile dementia; Cardiovascular diseases: strokes, heart attacks;
  • Diabetes mellitus;
  • Deafness / Tinnitus; Dizziness; Allergic asthma; Hemorrhoids;
  • Prostatic hypertrophy;
  • Relieves premenstrual syndrome.

The antioxidants that ginkgo biloba is rich in, in addition to cleansing the blood of free radicals and thus repairing the damage of aging, are able to enhance the body’s immune defenses. Some studies believe that ginkgo also has anticancer properties: it has been shown that its extract, thanks to the activation of a particular gene (p53) that protects our body from DNA damage and cancer, can reduce proliferation and allow destruction of malignant cells of liver carcinomas.

Ginkgo biloba: when and how to use it

There are numerous phytotherapeutic remedies that have substances extracted from ginkgo biloba. To exploit its healing qualities, you can use both fresh leaves, to make infusions, or use its extracts. Here are some of the most common green solutions obtained from the plant:

Infusion The ginkgo biloba infusion is easy to prepare: for one cup you need 1-2 tablespoons of dried leaves, which will be poured into boiling water and left to infuse for 5-10 minutes. On the market they are ready-made and often combined with other herbs. It is ideal for those who want to take it for a long period and especially for preventive purposes.

Dry extract The dry ginkgo extract contains the entire phytocompress so as to have a targeted action on the microcirculation, reducing peripheral vascular disorders and cognitive abilities. With the extract, tablets and supplements are prepared (2-3 per day).

Mother tincture The mother tincture is the essence extracted from the fresh leaves of ginkgo biloba, left to macerate with an alcoholic solution. This remedy has a strong anti-platelet and antioxidant function and is used above all against circulatory disorders and to strengthen memory. The daily dose is 15 drops diluted in water, three times a day.

Decoction The decoction is prepared with seeds, the so-called “ginkgo nuts”. To prepare a cup you need 10 g of dried walnuts and 350 ml of water. After peeling the walnuts (the outer fiber is toxic), place them in a pan with water, bring to a boil and let it evaporate over low heat for 20-30 minutes. Turn off the heat, filter and let it cool.

Ginkgo biloba: contraindications

The use of ginkgo biloba is not recommended for women who are pregnant or have just given birth and for those who follow particular drug therapies. In addition, it is absolutely forbidden to ingest its fruits and seeds, because they can cause severe food poisoning with convulsions and loss of consciousness.

Ginkgo biloba: natural cosmetics

The antioxidants present in ginkgo biloba counteract the formation of free radicals and for this reason they are used in the preparation of anti-aging beauty products, such as creams and ointments, which help to keep the skin younger, toned and hydrated. Always from the extracts of ginkgo, cosmetics are obtained that promote microcirculation (cellulite and capillary fragility).

Ginkgo biloba: symbolism of the plant

In the oriental tradition, the bilobed shape of the ginkgo leaves represents the conjunction of the opposites Yin and Yang, the masculine and the feminine, the light and the dark, that is the principle according to which every existing thing is formed by two antithetical poles, co-present and complementary . Furthermore, in the symbolism of this millennial tree one cannot fail to mention the determination in the face of life’s difficulties: thanks to its propensity for longevity, it is considered a bearer of hope.

Ginkgo biloba: a bit of history

The word ginkgo comes from the Chinese Yin-kuo, meaning “silver apricot” because its seeds, when ripe, resemble floured apricots. The adjective biloba, on the other hand, derives from the Latin words bis and lobus or two lobes and refers to the shape of the leaves, divided into two parts. It is a legendary tree that dates back more than 250 million years and that managed to survive the ice age, climate change and even the explosion of the Hiroshima atomic bomb. In the East, this tree was already appreciated in ancient times because of its medical virtues; it also appears in the most archaic Chinese compendium on herbal remedies, the Pen Ts’ao Ching, written by Emperor Shen Nung. He described ginkgo biloba as a prodigious tree, capable of extending life. It is not surprising, then, that in China and Japan it is considered a sacred tree, so much so that it is planted near temples and places of worship.

Ginkgo biloba: curiosity

Like an old sage, ginkgo biloba is full of mysteries. One of these is enclosed in the bilobed shape of its leaf, divided into two parts, which recalls the conformation of the human brain. The profile and ribs also seem to refer to the nerve fibers of the cerebellum. It is therefore no coincidence that natural medicine attributes to this sacred tree the ability to promote the flow of blood to the brain and to be an excellent ally in stimulating the mental faculties. Those who aspire to a centennial life must know ginkgo biloba!

SOURCE: Riza

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Tutto quello che devi sapere per utilizzare la rosa canina per la salute e il benessere in modo sicuro ed efficace

La rosa canina (Rosa canina L. o Rosa lutetiana Léman) è un arbusto spinoso, appartenente alla famiglia delle Rosaceae, che cresce spontaneo in tutta Italia ed Europa.

Rosa canina: descrizione botanica della pianta

La rosa canina, detta anche rosa selvatica, rosa delle siepi, rosa spina o rosa di macchia è diffusa un po’ ovunque, nelle campagne, in collina e fino a 1900 metri di altitudine, ai margini dei boschi, lungo strade sterrate, all’interno di campi incolti, purché in terreno argilloso e ambiente soleggiato. La pianta della rosa canina può arrivare fino a 4 metri di altezza, presenta ramoscelli legnosi cosparsi da piccole spine rosse.

Le foglie della rosa canina sono formate da cinque o sette foglioline più piccole, con forma ovale allungata e contorno dentellato; hanno la parte superiore liscia e quella inferiore coperta da una sottile peluria.

I fiori della rosa canina sono semplici, con cinque petali di colore bianco, rosa o più raramente rosso; il loro profumo è delicato e fioriscono da maggio-giugno fino a luglio-agosto.

Le bacche di rosa canina, che maturano in ottobre-novembre, sono ovoidali e di colore rosso-arancio acceso: sono il falso frutto della pianta (cinorrodi), mentre il vero frutto (acheni) sono i semini gialli ricoperti di fitta e sottile peluria in esso contenuti. Le bacche vengono raccolte in autunno-inverno, quando maturano ed hanno un sapore acidulo.

Rosa canina: parti utilizzate in fitoterapia

Le gemme per realizzare il macerato glicerico;
Le bacche (falsi frutti) per tintura madre, integratori, infusi, tisane e decotti;
I fiori per macerati freddi (in acqua a temperatura ambiente per 24 ore)

Rosa canina: simbologia della pianta

La rosa canina rappresenta la delicatezza, il silenzio, la riservatezza, la gioia di vivere.

Principi attivi delle bacche e dei fiori di rosa canina

Le bacche di rosa canina sono ricchissime di vitamina C, ben 2.200 mg per 100g, mentre ad esempio 100g di arance ne hanno solo 50 mg. Sono caratterizzate anche dalla presenza di betacarotene, che nel corpo si trasforma in vitamina A e di un altro carotenoide antiossidante, il licopene; sono presenti anche alcune vitamine del gruppo B, in particolare B1 e B2, la vitamina E e la K.

Contengono inoltre acido folico, flavonoidi, tannini e acidi grassi (tra cui acido oleico, palmitico, oleanolico, stearico e linoleico). Notevole è anche il contenuto di sali minerali, in particolare ferro, zinco, rame, calcio, manganese, boro, sodio, fosforo, potassio e magnesio. Infine, la bacche di rosa canina sono ricche di acqua (75%), fibre (24%, con il 5,1% di pectina, una fibra solubile emolliente e regolarizzante dell’intestino) e proteine (7,2%).

I fiori della rosa canina sono un’ottima fonte di antiossidanti, in particolare di polifenoli e carotenoidi antiage. Sono presenti anche vitamina B3, C D ed E, oli volatili, acido tannico, acido malico, pectina, ferro e zinco.

Le proprietà delle bacche di rosa canina

Le bacche di rosa canina sono stimolanti del sistema immunitario, depurative, diuretiche (senza affaticare i reni e favorendo l’eliminazione degli acidi urici), tonificanti dei vasi sanguigni e in particolare dei capillari, ipocolesterolemizzanti (riducono il colesterolo cattivo LDL), antirughe. Vengono utilizzate nelle carenze di vitamina C e possiedono proprietà antinfiammatorie, soprattutto in caso di problematiche a livello del sistema respiratorio, come tosse e raffreddore, ma anche faringiti e tonsilliti. Aiutano anche in presenza di asma e contro forme allergiche, sia in modo preventivo sia curativo.

Le bacche di rosa canina agiscono come disinfiammanti delle mucose nasali e delle prime vie aeree, come pure degli occhi, in caso di congiuntivite. Inoltre, hanno un effetto tonico e stimolante, utile per affrontare periodi particolarmente faticosi, contrastando stanchezza fisica e affaticamento mentale.

L’azione antinfiammatoria delle bacche di rosa canina si manifesta anche a livello dell’intestino. Sono utili sia in caso di diarrea (grazie ai tannini dall’azione astringente) sia di stipsi (per via delle fibre solubili che contengono utili anche per sostenere la flora batterica intestinale).
La sinergia tra la vitamina C e i flavonoidi delle bacche di rosa canina favorisce l’assorbimento del ferro, oltre che contribuire alla produzione di emoglobina.

La rosa canina ha anche proprietà antiossidanti, che agiscono in particolare sul sistema circolatorio, proteggendolo e migliorando la circolazione, e sui tessuti, combattendo i radicali liberi e prevenendo l’invecchiamento cellulare. La vitamina C stimola anche la produzione di collagene, la principale proteina del corpo umano, che mantiene tonica e giovane la pelle, protegge ossa, tendini, legamenti, muscoli e articolazioni.

Come utilizzare le bacche di rosa canina

In tutti i casi indicati, il consiglio è di assumere le bacche di rosa canina sotto forma di estratto secco (titolato almeno al 10% in vitamina C) o di tintura madre.

Per l’estratto secco se ne consigliano 2 grammi al dì, in 2-4 assunzioni, con acqua e durante i pasti. Per la tintura madre, se ne prendono 20-25 gocce in poca acqua 3-3 volte al giorno.
Per quanto riguarda invece il macerato glicemico, questo è da consigliare soprattutto ai bambini, in caso di tonsilliti, rinofaringiti, otiti, ma anche in presenza di ritardo nella crescita. Per gli adulti, è utile in caso di anemia, emicrania, eczemi, herpes recidivante sia labiale che oculare, allergie e asma. Per i bimbi se ne consigliano 20 gocce in poca acqua per 2-3 volte al dì; 50 gocce per l’adulto.

Per un’azione riscaldante, utile in presenza di malattie da raffreddamento, è utile utilizzare anche l’infuso.

Come preparare l’infuso di bacche di rosa canina

L’infuso di bacche di rosa canina si può preparare comodamente a casa, utilizzando le bacche acquistate in erboristeria oppure raccolte con le proprie mani, lontano dai luoghi inquinati, a inizio inverno meglio se dopo una gelata (che rende morbide le bacche). Se raccolte, le bacche vanno prima ripulite accuratamente dai semi e dalla peluria contenuti all’interno. Poi vanno seccate al sole, oppure dentro a un forno ventilato (se avete un essiccatore, ancora meglio). Dopodiché le bacche secche vanno macinate, in un mortaio o con un macinacaffè. Quindi si può procedere con la preparazione della tisana. Le bacche secche e triturate vanno messe in infusione per almeno 10 minuti. La dose in genere è di 2-3 cucchiaini di bacche triturate per 150ml di acqua calda ma non bollente (per non distruggere la vitamina C che contengono). Infine, filtrare e dolcificare a piacere con miele o stevia. Gustare la bevanda calda, per un effetto rilassante, oppure anche fresca, per un effetto rinvigorente.

Prepara così un infuso contro le infezioni alle vie urinarie

La rosa canina aiuta a combattere le infezioni, in particolare quelle delle vie urinarie: per un’azione disinfettante, fai bollire per 5 minuti 250 ml di acqua con la scorza di un limone bio e 3 cm di radice di zenzero; togli dal fuoco, lascia intiepidire leggermente, filtra e unisci 6 bacche di rosa canina. Fai riposare per 10 minuti; filtra ancora, unisci 1 cucchiaino di D-mannosio (in erboristeria, farmacia oppure on line) e bevi.

Le proprietà dei fiori di rosa canina

I fiori di rosa canina sono antistress, utili contro il mal di testa, la depressione lieve, la cattiva qualità del sonno e l’ansia. Vengono utilizzati anche per trattamenti detox e diuretici, contro i disturbi del ciclo e quelli della pre e della menopausa. Per usufruire di queste loro proprietà, usa il macerato a freddo: metti 1 cucchiaio di petali in 200ml di acqua a temperatura ambiente; lascia riposare per 8-10 ore, quindi filtra (schiacciando i petali) e bevi una volta al giorno.
I suoi petali freschi si fanno essiccare all’ombra per comporre profumatissimi pot-pourri, da racchiudere in un sacchetto di tela con poche gocce di essenza di rosa e da riporre negli armadi, contro le tarme e i cattivi odori. I petali di rosa canina possono anche essere aggiunti alle insalate e ai risotti, alle macedonie, ai gelati e alle creme.

Rosa canina: controindicazioni

  • In gravidanza e durante l’allattamento meglio evitare, o comunque non esagerare, con l’assunzione di rosa canina. In caso di sovradosaggio, a causa del suo elevato contenuto in vitamina C, la rosa canina può determinare vari sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale, come nausea e vomito, spasmi e diarrea, ma anche affaticamento e mal di testa.
  • La rosa canina contiene nichel, per cui è bene moderarne l’assunzione se siete allergici a questo metallo.
  • A causa del suo elevato contenuto in vitamina C, inoltre, interagisce con alcuni farmaci. Tra cui gli antiacidi, che nella loro formulazione contengono alluminio, provocandone un maggiore assorbimento con effetto dannoso per l’organismo, e farmaci antidepressivi contenenti litio, rallentandone lo smaltimento e risultando così tossico.
  • flavonoidi contenuti nella rosa canina, poi, possono interferire con terapie farmacologiche a base di estrogeni. Per una corretta somministrazione, quindi, fare sempre riferimento a un erborista esperto oppure rivolgersi a un medico che conosca la fitoterapia.

I fiori di Bach: Wild rose/rosa canina

Nella terapia con i fiori di Bach, Wild Rose (ovvero i petali della rosa canina) è indicato per coloro che sono affetti da stati di apatia, che si rassegnano senza lamentarsi, che si sentono stanchi per mancanza di interesse per la vita quotidiana. Di fronte alla malattia oppure a un cambiamento, chi ha bisogno di questo fiore non sente di avere la forza per affrontarli. Non c’è interesse a migliorare la propria condizione, a superare le difficoltà della vita. La frase chiave che Wild Rose scongiura è: “Tanto ormai…”.

Per poter utilizzare questo fiore, occorre diluire 4 gocce del rimedio puro in 30ml di acqua minerale naturale con l’aggiunta di 2 cucchiaini di brandy. Di questa miscela, se ne prendono poi 4 gocce 4 volte al giorno, direttamente sotto la lingua, ricordandosi di agitare sempre la bottiglietta prima dell’uso. La prima assunzione sarà la mattina al risveglio, l’ultima prima di andare a dormire.

Rosa canina, un po’ di storia

La rosa canina è la specie di rosa più diffusa nelle zone temperate del mondo. Nell’Oregon e in Colorado sono trovati resti fossilizzati che risalgono a più di 40 milioni di anni fa. Secondo Plinio il Vecchio le radici della rosa canina potevano curare la rabbia trasmessa dai morso dei cani. Tale credenza nasceva dalla lettura simbolico-analogica delle spine, che ricordano i denti di questo animale. Quindi, per analogia, la pianta avrebbe dovuto curare i problemi derivanti dal loro morso. Proprio per questo motivo nel Diciottesimo secolo Linneo, il naturalista svedese fondatore della moderna botanica e zoologica, diede a questa rosa l’aggettivo “canina”. In realtà le attuali conoscenze scientifiche hanno escluso che la rosa canina abbia qualche effetto sulla rabbia trasmessa da cani e altri animali come volpi, moffette ecc.

Conoscevano e usavano la rosa canina gli antichi romani, gli assiri e i persiani. Ippocrate (460 a.C.-377 a.C.) considerava la rosa canina come il rimedio adatto contro la tubercolosi, malattia già riscontrata nel Neolitico e nelle mummie egizie. Anche Avicenna (980 d.C.-1037 d.C.), medico e filosofo arabo, la utilizzava allo stesso scopo e così fu per i medici di tutto il Medioevo. In Germania, veniva mangiata nella notte di Capodanno per proteggersi dalle infezioni. Durante la Seconda Guerra mondiale, in Inghilterra, la rosa canina venne utilizzata per la preparazione di uno sciroppo da somministrare ai bambini come integratore di vitamina C, per la prevenzione dello scorbuto. Alla fine della guerra il raccolto annuale era di circa 450 tonnellate e la raccolta continuò fino ai primi anni ’50.

Rosa canina: cosmesi naturale

In cosmetica, la rosa canina viene utilizzata per le sue proprietà lenitive, tonificanti e astringenti. Ideale per la pelle grassa, la deterge senza ridurne l’idratazione. Inoltre, tonifica la pelle dopo gli ‘-anta’, donandole elasticità e luminosità. È un ottimo antirughe. La trovi in creme, lozioni, idrolati (acqua di rose).

Coltivazione della rosa canina

La rosa canina cresce allo stato selvatico negli ambienti di collina e di montagna, ma vegeta bene anche in vaso. Ama la penombra e le serve un vaso capace, alto almeno 40-50 cm, perché ha radici lunghe e robuste, che si propagano in profondità. Il terriccio dev’essere ben drenato. La rosa canina può anche essere usata come rampicante, addossandola a una parete del terrazzo o a una grata.

Bibliografia dell’articolo

  1. Antioxidant potential of wild rose
  2. Therapeutic Applications of Rose Hips from Different Rosa Species
  3. Bioactive compounds and antioxidant activity of Rosa canina L.biotypes from spontaneous flora of Transylvania
  4. Pigments, Polyphenols and Antioxidant Activity of Leaf Extracts from Four Wild Rose Species Grown in Sicily

FONTE: Riza

(ENGLISH VERSION)

Everything you need to know to use rose hips for health and well-being in a safe and effective way
Dog rose (Rosa canina L. or Rosa lutetiana Léman) is a thorny shrub, belonging to the Rosaceae family, which grows wild throughout Italy and Europe.
Rosa canina: botanical description of the plant
Dog rose, also called wild rose, hedge rose, thorn rose or scrub rose is widespread almost everywhere, in the countryside, in the hills and up to 1900 meters above sea level, at the edge of the woods, along dirt roads, in the inside of uncultivated fields, as long as in clayey soil and sunny environment. The rose hip plant can reach 4 meters in height, has woody twigs sprinkled with small red thorns.

The leaves of the dog rose are formed by five or seven smaller leaflets, with an elongated oval shape and a serrated outline; they have a smooth upper part and the lower part covered by a thin down.
The flowers of the dog rose are simple, with five petals of white, pink or more rarely red; their scent is delicate and they bloom from May-June until July-August.
The wild rose berries, which ripen in October-November, are ovoid and bright red-orange in color: they are the false fruit of the plant (rosehips), while the real fruit (achenes) are the yellow seeds covered with thick and thin hair contained therein. The berries are harvested in autumn-winter, when they ripen and have a sour taste.
Rosehip: parts used in herbal medicine
The buds to make the glycerine macerate;
Berries (false fruits) for mother tincture, supplements, infusions, herbal teas and decoctions;
The flowers for cold macerates (in water at room temperature for 24 hours)
Rosa canina: symbolism of the plant
Dog rose represents delicacy, silence, confidentiality, the joy of living.

Active ingredients of rosehip berries and flowers
Rosehip berries are very rich in vitamin C, 2,200 mg per 100g, while for example 100g of oranges have only 50 mg. They are also characterized by the presence of beta-carotene, which in the body is transformed into vitamin A and another antioxidant carotenoid, lycopene; there are also some B vitamins, in particular B1 and B2, vitamin E and K.
They also contain folic acid, flavonoids, tannins and fatty acids (including oleic, palmitic, oleanolic, stearic and linoleic acids). The content of mineral salts is also remarkable, in particular iron, zinc, copper, calcium, manganese, boron, sodium, phosphorus, potassium and magnesium. Finally, rosehip berries are rich in water (75%), fiber (24%, with 5.1% pectin, an emollient and regulating soluble fiber of the intestine) and proteins (7.2%).
Rosehip flowers are an excellent source of antioxidants, especially polyphenols and anti-aging carotenoids. There are also vitamins B3, C D and E, volatile oils, tannic acid, malic acid, pectin, iron and zinc.
The properties of rosehip berries
Rosehip berries are stimulants of the immune system, purifying, diuretic (without straining the kidneys and promoting the elimination of uric acids), invigorating the blood vessels and in particular the capillaries, cholesterol-lowering (reducing bad LDL cholesterol), anti-wrinkle. They are used in vitamin C deficiencies and have anti-inflammatory properties, especially in case of problems in the respiratory system, such as cough and cold, but also pharyngitis and tonsillitis. They also help in the presence of asthma and against allergic forms, both in a preventive and curative way.
Rosehip berries act as anti-inflammatory for the nasal mucous membranes and the upper airways, as well as for the eyes, in case of conjunctivitis. Furthermore, they have a tonic and stimulating effect, useful for dealing with particularly tiring periods, counteracting physical fatigue and mental fatigue.
The anti-inflammatory action of the rosehip berries also occurs in the intestine. They are useful both in case of diarrhea (thanks to the astringent tannins) and constipation (due to the soluble fibers that they also contain useful for supporting the intestinal flora).
The synergy between vitamin C and the flavonoids of rosehip berries promotes the absorption of iron, as well as contributing to the production of hemoglobin. Rosehip also has antioxidant properties, which act in particular on the circulatory system, protecting it and improving circulation, and on tissues, fighting free radicals and preventing cellular aging. Vitamin C also stimulates the production of collagen, the main protein in the human body, which keeps the skin toned and young, protects bones, tendons, ligaments, muscles and joints.

How to use rosehip berries
In all the cases indicated, the advice is to take rosehip berries in the form of dry extract (titrated at least 10% in vitamin C) or mother tincture. For the dry extract, 2 grams per day are recommended, in 2-4 doses, with water and during meals. For the mother tincture, 20-25 drops are taken in a little water 3-3 times a day.
As for the glycemic macerate, this is especially recommended for children, in case of tonsillitis, nasopharyngitis, ear infections, but also in the presence of growth retardation. For adults, it is useful in cases of anemia, migraines, eczema, relapsing herpes both in the eye and in the eye, allergies and asthma. For children we recommend 20 drops in a little water 2-3 times a day; 50 drops for adults.
For a warming action, useful in the presence of colds, it is also useful to use the infusion.
How to make rosehip berry tea
The infusion of rosehip berries can be prepared comfortably at home, using the berries purchased in herbal medicine or collected with your own hands, away from polluted places, at the beginning of winter, preferably after a frost (which makes the berries soft). If harvested, the berries must first be carefully cleaned of the seeds and fluff contained inside. Then they are dried in the sun, or in a convection oven (if you have a dryer, even better). Then the dried berries are ground, in a mortar or with a coffee grinder. Then you can proceed with the preparation of the herbal tea. The dried and shredded berries should be infused for at least 10 minutes. The dose is usually 2-3 teaspoons of crushed berries for 150ml of hot but not boiling water (not to destroy the vitamin C they contain). Finally, strain and sweeten to taste with honey or stevia. Enjoy the hot drink, for a relaxing effect, or even cool, for an invigorating effect.

He thus prepares an infusion against urinary tract infections

Rosehip helps fight infections, especially those of the urinary tract: for a disinfectant action, boil 250 ml of water with the zest of an organic lemon and 3 cm of ginger root for 5 minutes; remove from heat, let it cool slightly, filter and add 6 rosehip berries. Let it rest for 10 minutes; filter again, add 1 teaspoon of D-Mannose (in herbal medicine, pharmacy or online) and drink.

The properties of dog rose flowers
Rosehip flowers are anti-stress, useful against headaches, mild depression, poor sleep quality and anxiety. They are also used for detox and diuretic treatments, against cycle disorders and those of the pre and menopause. To take advantage of these properties, use the cold macerate: put 1 tablespoon of petals in 200ml of water at room temperature; let it rest for 8-10 hours, then filter (squeeze the petals) and drink once a day.
Its fresh petals are dried in the shade to compose fragrant potpourri, to be enclosed in a canvas bag with a few drops of rose essence and to be stored in the cupboards, against moths and bad smells. Rosehip petals can also be added to salads and risottos, fruit salads, ice creams and creams.

Rosehip: contraindications
During pregnancy and breastfeeding, it is better to avoid, or at least not overdo it, with the intake of rose hips. In case of overdose, due to its high vitamin C content, rosehip can cause various symptoms affecting the gastrointestinal system, such as nausea and vomiting, spasms and diarrhea, but also fatigue and headache.
Rosehip contains nickel, so it is good to moderate its intake if you are allergic to this metal.
Due to its high vitamin C content, it also interacts with some drugs. These include antacids, which in their formulation contain aluminum, causing greater absorption with a harmful effect on the body, and antidepressant drugs containing lithium, slowing down their disposal and thus being toxic.
The flavonoids contained in rose hips can interfere with estrogen-based drug therapies. For proper administration, therefore, always refer to an expert herbalist or contact a doctor who knows phytotherapy.
Bach flowers: Wild rose / dog rose
In Bach flower therapy, Wild Rose (ie the petals of the dog rose) is indicated for those who are suffering from states of apathy, who resign themselves without complaining, who feel tired due to lack of interest in everyday life. Faced with disease or a change, those who need this flower do not feel they have the strength to face them. There is no interest in improving one’s condition, in overcoming the difficulties of life. The key phrase that Wild Rose conjures is: “So much now …”.

In order to use this flower, 4 drops of the pure remedy must be diluted in 30ml of natural mineral water with the addition of 2 teaspoons of brandy. Of this mixture, 4 drops are then taken 4 times a day, directly under the tongue, remembering to always shake the bottle before use. The first intake will be in the morning upon awakening, the last before going to sleep.

Rosa canina, a bit of history
Dog rose is the most common rose species in temperate areas of the world. Fossilized remains are found in Oregon and Colorado that date back more than 40 million years. According to Pliny the Elder, the roots of the rose hip could cure rabies transmitted by dog ​​bites. This belief was born from the symbolic-analogical reading of the thorns, which resemble the teeth of this animal. So, by analogy, the plant was supposed to cure the problems resulting from their bite. Precisely for this reason, in the eighteenth century Linnaeus, the Swedish naturalist, founder of modern botany and zoology, gave this rose the adjective “canine”. Actually, current scientific knowledge has ruled out that rose hips have any effect on rabies transmitted by dogs and other animals such as foxes, skunks, etc.

The ancient Romans, Assyrians and Persians knew and used dog rose. Hippocrates (460 BC-377 BC) considered dog rose as the suitable remedy against tuberculosis, a disease already found in the Neolithic and in Egyptian mummies. Avicenna (980 A.D.-1037 A.D.), an Arab doctor and philosopher, also used it for the same purpose and so it was for doctors throughout the Middle Ages. In Germany, it was eaten on New Year’s Eve to protect against infections. During the Second World War, in England, rose hips were used to prepare a syrup to be given to children as a vitamin C supplement, for the prevention of scurvy. At the end of the war, the annual harvest was about 450 tons and the harvest continued until the early 1950s.

Rosehip: natural cosmetics
In cosmetics, rosehip is used for its soothing, toning and astringent properties. Ideal for oily skin, it cleanses it without reducing its hydration. In addition, it tones the skin after the ‘-anta’, giving it elasticity and brightness. It is an excellent anti-wrinkle. You can find it in creams, lotions, hydrolates (rose water).

Rosehip cultivation
Dog rose grows in the wild in hilly and mountain environments, but also grows well in pots. It loves the penumbra and needs a capable pot, at least 40-50 cm high, because it has long and robust roots that spread deeply. The soil must be well drained. Rosehip can also be used as a climber, leaning against a terrace wall or a grate.

Bibliography of the article

  1. Antioxidant potential of wild rose
  2. Therapeutic Applications of Rose Hips from Different Rosa Species
  3. Bioactive compounds and antioxidant activity of Rosa canina L.biotypes from spontaneous flora of Transylvania
  4. Pigments, Polyphenols and Antioxidant Activity of Leaf Extracts from Four Wild Rose Species Grown in Sicily

SOURCE: Riza

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Il lomatium è un potente antibiotico a base di erbe che è altamente efficace per i disturbi respiratori come BPCO, polmonite, tubercolosi, bronchite, tosse cronica e asma.

Può anche migliorare significativamente la funzione immunitaria generale ed è un fantastico preventivo a base di erbe da usare durante la stagione del raffreddore e dell’influenza.

Il lomatium contiene proprietà antivirali che hanno dimostrato di essere un potente trattamento per malattie virali come influenza, epatite, parotite, HIV, fuoco di Sant’Antonio, morbillo, varicella, mononucleosi ed epstein barr.

Ha anche la capacità di alleviare il dolore al petto e il mal di stomaco che spesso accompagna l’influenza.

Il lomatium è anche particolarmente utile per le infezioni del tratto urinario e della vescica. È noto che le sue forti proprietà antinfiammatorie riducono il gonfiore delle articolazioni e riducono il gonfiore e l’edema, il che la rende un’ottima erba per coloro che hanno disturbi autoimmuni e soffrono di dolore cronico, affaticamento, lombalgia e infiammazione.

Il lomatium ha la capacità di rendere il sangue più alcalino che può aiutare a disintossicare il corpo. A livello topico, il lomatium è eccellente per disinfettare tagli, graffi, eruzioni cutanee e ferite.

Il Lomatium cresce allo stato selvatico nel sud-ovest ed era venerato dai nativi americani come uno dei loro migliori antibiotici a base di erbe.

Durante la pandemia influenzale del 1917, la radice di lomatium fu utilizzata con successo dai nativi americani per mantenerli sani e aiutare a scongiurare le malattie.

Il lomatium può essere trovato online o presso il tuo negozio di alimenti naturali sotto forma di tintura, estratto, capsula, tè e unguento.

FONTE: Medical Medium

(ENGLISH VERSION)

Lomatium is a powerful herbal antibiotic that is highly effective for the respiratory ailments such as COPD, pneumonia, tuberculosis, bronchitis, chronic cough, and asthma. It can also significantly improve overall immune function and is a fantastic herbal preventative to use during cold and flu season. 

Lomatium contains antiviral properties that have been shown to be a potent treatment for viral illnesses such as influenza, hepatitis, mumps, hiv, shingles, measles, chicken pox, mononucleosis and epstein barr. It also has the ability to help relieve chest pain and upset stomach that frequently accompanies the flu. 

Lomatium is also particularly beneficial for urinary tract and bladder infections. It’s strong anti-inflammatory properties are known to decrease swelling in joints and reduce bloating and edema which makes it a great herb for those who have autoimmune disorders and suffer with chronic pain, fatigue, lower back pain, and inflammation. 

Lomatium has the ability to make the blood more alkaline which can help to detoxify the body. Topically, lomatium is excellent for disinfecting cuts, scrapes, rashes, and wounds. Lomatium grows in the wild in the south west and was revered by the Native Americans as one of their top herbal antibiotics. 

During the 1917 flu pandemic, lomatium root was successfully used by the Native Americans to help keep them healthy and help ward off illness. Lomatium can be found online or at your local health food store in tincture, extract, capsule, tea, and salve form.

SOURCE: Medical Medium

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L’albero di ulivo è probabilmente uno dei più emblematici della nostra cultura. Nativo di tutta l’area del Mediterraneo, dai suoi frutti, le olive, si ricava un olio che ha accompagnato la nostra evoluzione negli ultimi millenni.

L’olio d’oliva è uno dei più sani, e al suo consumo vengono associate decine di benefici per la salute. In questo articolo elencheremo le proprietà delle foglie di ulivo.

Con queste foglie di può preparare una tisana che ci permette di godere di tutte le loro proprietà. La ricetta della tisana di foglie di ulivo si trova alla fine dell’articolo. La tisana ci permette di godere dei seguenti benefici.

Abbassa il colesterolo cattivo e regola la pressione

Un eccesso di colesterolo cattivo nel sangue è un fattori di rischio per lo sviluppo di malattie coronarie. Vari studi hanno dimostrato che l’europeina, un composto contenuto nelle foglie di ulivo, può rallentare l’ossidazione del colesterolo. La tisana di foglie di ulivo può contribuire anche a ridurre la pressione sanguigna.

Effetto antiossidante e anti-invecchiamento

I composti antiossidanti contenuti nella tisana di foglie di ulivo ritardano e prevengono l’ossidazione di altre molecole, causata dai radicali liberi. Tale ossidazione è associata a numerosi disturbi e anche alle malattie neurodegenerative.

Raffreddore, tosse ed herpes

Le foglie di ulivo hanno proprietà antivirali, antibatteriche e antimicotiche che aiutano ad aumentare le difese. L’oleuropeina, un composto contenuto nelle foglie di ulivo, è molto efficace nel contrastare herpes, influenza e altri tipi di virus e batteri che causano raffreddore e tosse.

È diuretica

La tisana di foglie di ulivo provoca un aumento della produzione di urina, favorendo l’eliminazione di impurità e prevenendo la formazione di calcoli biliari.

Allevia l’acidità di stomaco

Bere una tisana di foglie di ulivo dopo mangiato aiuta a ridurre le secrezioni gastriche, prevenendo e alleviando l’acidità di stomaco. Questa tisana aiuta anche a far cicatrizzare le ulcere stomacali.

Previene il cancro

Le foglie di ulivo contengono flavonoidi e polifenoli, sostanze che prevengono la degenerazione cellulare e lo svilppo di tumori. Ovviamente, la tisana non è da intendersi né come cura contro il cancro né come rimedio sicuro per la sua prevenzione.

Come preparare la tisana di foglie di ulivo

La ricetta della tisana di foglie di ulivo è davvero semplicissima. Porta 250 ml d’acqua ad ebollizione, poi ritira dal fornello e aggiungi un cucchiaio di foglie di ulivo biologiche e non trattate.

Lascia in infusione per 5-10 minuti, poi filtra e bevi. Se necessario, addolcire esclusivamente con miele d’api.

FONTE: Rimedio Naturale

(ENGLISH VERSION)

The olive tree is probably one of the most emblematic of our culture. Native to the whole Mediterranean area, from its fruits, olives, we obtain an oil that has accompanied our evolution over the last millennia.

Olive oil is one of the healthiest, and dozens of health benefits are associated with its consumption. In this article we will list the properties of olive leaves.

With these leaves you can prepare an herbal tea that allows us to enjoy all their properties. The recipe for the olive leaf herbal tea can be found at the end of the article. The herbal tea allows us to enjoy the following benefits.

Lowers bad cholesterol and regulates blood pressure

An excess of bad cholesterol in the blood is a risk factor for developing coronary heart disease. Various studies have shown that europein, a compound contained in olive leaves, can slow down the oxidation of cholesterol. Olive leaf tea can also help reduce blood pressure.

Antioxidant and anti-aging effect

The antioxidant compounds contained in the olive leaf tea delay and prevent the oxidation of other molecules, caused by free radicals. This oxidation is associated with numerous disorders and also with neurodegenerative diseases.

Colds, coughs and herpes

Olive leaves have antiviral, antibacterial and antifungal properties that help increase defenses. Oleuropein, a compound contained in olive leaves, is very effective in fighting herpes, flu and other types of viruses and bacteria that cause colds and coughs.

It is diuretic

The olive leaf herbal tea causes an increase in urine production, promoting the elimination of impurities and preventing the formation of gallstones.

Relieves stomach acid

Drinking an olive leaf tea after eating helps reduce gastric secretions, preventing and relieving stomach acid. This herbal tea also helps heal stomach ulcers.

It prevents cancer

Olive leaves contain flavonoids and polyphenols, substances that prevent cellular degeneration and the development of tumors. Obviously, the herbal tea is not intended as a cure for cancer or as a safe remedy for its prevention.

How to prepare olive leaf tea

The recipe for the olive leaf herbal tea is really simple. Bring 250 ml of water to a boil, then remove from the stove and add a tablespoon of organic and untreated olive leaves.

Leave to infuse for 5-10 minutes, then filter and drink. If necessary, sweeten only with bee honey.

SOURCE: Rimedio Naturale

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Anche le persone che non sanno nulla di erboristeria hanno probabilmente sentito parlare di echinacea. Le popolazioni indigene usano l’echinacea per una varietà di malattie e l’hanno da centinaia di anni. Gli erboristi commerciali vendono ogni anno integratori di echinacea per decine di milioni di euro!

Dove cresce l’echinacea?

Esistono dieci specie di echinacea originarie del Nord America, l’unico continente dove questa pianta cresce spontaneamente. Due specie sono usate in medicina, E. angustifolia ed  E. purpurea.

Tutte le piante di echinacea crescono in ecosistemi simili a praterie. Le più alte concentrazioni di echinacea si trovano nelle praterie di erba alta incontaminate nella regione delle Grandi Pianure degli Stati Uniti e del Canada.

E. angustifolia ed E. purpurea preferiscono entrambi praterie aperte e rocciose. E. purpurea cresce anche in gruppi sporadici lungo torrenti e corsi d’acqua. Poiché non cresce in grandi gruppi, è più difficile da raccogliere rispetto a E. angustifolia . E. angustifolia si trova spesso in grandi popolazioni, facilitando la raccolta in grandi quantità per la medicina.

Sfortunatamente, la facilità di raccolta, insieme alla perdita di habitat, ha causato il declino delle popolazioni di E. angustifolia  negli ultimi decenni. Anche se attualmente non è minacciato, il continuo raccolto di questo fiore potrebbe presentare un triste futuro per queste piante in natura.

La maggior parte dell’echinacea, tuttavia, viene coltivata nelle fattorie piuttosto che raccolta allo stato selvaticoDal punto di vista di un ecologista, se trovi l’echinacea in natura, è meglio godertela come un bellissimo fiore di campo piuttosto che raccoglierla per il tuo armadietto dei medicinali.

L’echinacea può aiutare le infezioni delle vie respiratorie

Gli scienziati amano essere in disaccordo. Questo disaccordo è evidente in tutte le ricerche in competizione sull’uso dell’echinacea per il trattamento delle malattie polmonari. Gli erboristi credono che l’echinacea sia un’erba potente per prevenire e curare le infezioni polmonari. Ma cosa dice la scienza?

Un meta-studio del 2015 ha esaminato sei diversi studi scientifici sugli effetti dell’echinacea sulle infezioni polmonari. Hanno trovato alcune prove per supportarla come efficace nel ridurre la ricorrenza di queste infezioni.

Gli scienziati hanno scoperto che gli estratti alcolici di echinacea sono più efficaci dei succhi pressati della piantaHanno anche scoperto che dosi più elevate di echinacea hanno prodotto risultati migliori. Questo suggerisce che ci sono composti attivi nella pianta. Se non ci fossero composti utili nella pianta, il dosaggio non farebbe alcuna differenza.

Nel 2007, un diverso meta-studio ha rilevato che l’ echinacea riduceva del 58% la possibilità di contrarre un raffreddore . La pianta ha anche accorciato la durata della malattia da un raffreddore di 1,5 giorni. Dal momento che non abbiamo grandi cure per il raffreddore comune, tutto questo potrebbe essere molto utile!

Più di recente, un terzo meta-studio nel 2019 ha scoperto che

“l’echinacea potrebbe avere un effetto preventivo sull’incidenza delle infezioni del tratto respiratorio superiore, ma è discutibile se questo effetto sia clinicamente significativo”. 

In parole povere, gli scienziati hanno bisogno di più ricerche su questo argomento per giungere a solide conclusioni.

Vale la pena notare che molti altri studi non hanno trovato alcun effetto dell’echinacea sulle infezioni respiratorie. Tuttavia, la maggior parte degli studi concorda sul fatto che l’echinacea è sicura da assumere per una malattia polmonare a breve termine. Non ostacolerà il recupero.

impollinatore, echinacea
Un calabrone visita un fiore di echinacea. La parola “echinacea” deriva da una parola greca che significa “riccio di mare”. [Foto di Daniela Britti via Pixabay ]

Echinacea e diabete

Studi recenti mostrano effetti significativi di questo fiore portentoso per l’iperglicemia nei ratti. Quando somministrato a dosi più elevate, i ratti trattati con echinacea avevano a indice glicemico inferiore rispetto ai ratti trattati con i comuni farmaci per il diabete.

Gli autori dello studio hanno testato tre diversi prodotti a base di echinacea disponibili in commercio. Tuttavia, hanno scoperto che solo uno di questi era efficace nel combattere il diabete. Poiché i medicinali a base di erbe non sono sottoposti allo stesso controllo dei medicinali fabbricati, contengono quantità variabili di composti medicinali.

Ciò significa che potrebbe essere difficile acquistare il giusto integratore di echinacea per una determinata condizione senza una grande conoscenza della pianta e del produttore. Per questi motivi, è sempre meglio consultare un medico prima di assumere integratori a base di erbe per qualsiasi condizione.

paesaggistica, fiori di campo
Un esempio di varietà di Echinacea usata come pianta da giardino. [Foto di Alicja Polski via Pixabay ]

Eczema ed Echinacea

La ricerca sull’echinacea come cura per le malattie della pelle è solo all’inizio. Un recente studio ha trovato ottimi risultati per il trattamento dell’eczema . L’eczema è una condizione della pelle che rende la pelle rossa e pruriginosa. Ci sono pochi trattamenti efficaci per questa condizione, rendendo questi risultati di grande interesse.

Gli autori hanno scoperto che una crema con composti di echinacea aveva “notevoli azioni antinfiammatorie”. Ha anche contribuito a ripristinare uno strato di grasso nella pelle. Entrambi questi risultati hanno portato a una grande riduzione dell’eczema per i pazienti.

Altri usi medicinali dell’echinacea meno provati

Oltre alle malattie respiratorie, gli erboristi usano l’echinacea per una vasta gamma di disturbi. Alcune di queste condizioni sono

  • infezioni dell’orecchio,
  • nuclei freddi,
  • HIV e AIDS,
  • guarigione delle ferite e
  • vaginite. 

Non ci sono prove scientifiche per dimostrare l’efficacia dell’echinacea in queste aree.

impollinatore, echinacea
Una farfalla monarca impollina il fiore di echinacea. [Foto di YREA tramite Pixabay ]

Insetti impollinatori e giardinieri la adorano 

È una pianta da giardino preferita negli Stati Uniti e in Europa. I suoi fiori attraenti sbocciano per tutta l’estate. È anche perenne, il che significa che ritorna ogni anno. Questo lo rende uno dei preferiti per i giardinieri a cui piace piantare qualcosa e semplicemente lasciarlo stare.

I grandi fiori rosa attirano importanti impollinatori, come i bombi e le farfalle monarca. La pianta può fare bene in condizioni asciutte. Questo lo rende uno dei fiori più grandi e migliori per i giardinieri attenti all’acqua.

Come ulteriore vantaggio, puoi provare a raccogliere le radici di echinacea dal tuo giardino! La pianta impiega circa 3-4 anni per sviluppare radici abbastanza grandi da poter essere raccolte. Se hai intenzione di raccogliere, assicurati di verificare con il vivaio per ottenere una varietà medicinale piuttosto che una varietà orticola.

Goditi l’echinacea come tè

A molti appassionati piace bere il tè all’echinacea per scongiurare il raffreddore. Altri lo bevono semplicemente come bevanda calda a tarda notte. La pianta stessa non è particolarmente saporita. Fa un po ‘pizzicare la lingua ma altrimenti non ha molto sapore. La maggior parte dei tè di echinacea contiene anche menta, citronella o altre erbe gustose per renderlo più attraente. Questi tè affermano di accendere il sistema immunitario. Perché non provarci?

Ad alcune persone piace aggiungere zenzero fresco, limone o peperoncino al loro tè di echinacea per aumentare le proprietà antinfiammatorie.

Mentre scienziati ed erboristi non sono d’accordo sull’efficacia dell’echinacea, la pianta è senza dubbio una delle più iconiche. Ora che ne sai un po ‘di più, lo vedrai nei giardini, nei negozi di alimentari, nei mercati contadini e forse anche in natura.

FONTE: AmbienteBio

(ENGLISH VERSION)

Even people who know nothing about herbal medicine have probably heard of echinacea. Indigenous peoples have used echinacea for a variety of diseases and have had it for hundreds of years. Commercial herbalists sell echinacea supplements for tens of millions of euros every year!

There are ten species of echinacea native to North America, the only continent where this plant grows spontaneously. Two species are used medicinally, E. angustifolia and E. purpurea.

All echinacea plants grow in grassland-like ecosystems. The highest concentrations of echinacea are found in pristine tall grass prairies in the Great Plains region of the United States and Canada.

E. angustifolia and E. purpurea both prefer open, rocky grasslands. E. purpurea also grows in sporadic groups along streams and waterways. As it does not grow in large groups, it is more difficult to harvest than E. angustifolia. E. angustifolia is often found in large populations, facilitating collection in large quantities for medicine.

Unfortunately, the ease of collection, coupled with habitat loss, has caused E. angustifolia populations to decline in recent decades. While not currently under threat, the continued harvest of this flower could present a grim future for these plants in the wild.

Most echinacea, however, is grown on farms rather than harvested in the wild. From an ecologist’s point of view, if you find echinacea in nature, it is better to enjoy it as a beautiful wildflower than to collect it for your medicine cabinet.

Echinacea can help respiratory tract infections

Scientists love to disagree. This disagreement is evident in all the competing research on the use of echinacea for the treatment of lung diseases. Herbalists believe that echinacea is a powerful herb for preventing and treating lung infections. But what does science say?

A 2015 meta-study looked at six different scientific studies on the effects of echinacea on lung infections. They found some evidence to support it as effective in reducing the recurrence of these infections.

Scientists have found that the alcoholic extracts of echinacea are more effective than the pressed juices of the plant. They also found that higher doses of echinacea produced better results. This suggests that there are active compounds in the plant. If there were no useful compounds in the plant, the dosage would make no difference.

In 2007, a different meta-study found that echinacea reduced the chance of catching a cold by 58%. The plant also shortened the duration of illness from a cold by 1.5 days. Since we don’t have great cures for the common cold, this could all be very helpful!

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More recently, a third meta-study in 2019 found that “echinacea could have a preventive effect on the incidence of upper respiratory tract infections, but it is questionable whether this effect is clinically significant.” Put simply, scientists need more research on this topic to come to solid conclusions.

It is worth noting that many other studies have found no effect of echinacea on respiratory infections. However, most studies agree that echinacea is safe to take for short-term lung disease. It won’t hinder your recovery.


A hornet visits an echinacea flower. The word “echinacea” comes from a Greek word which means “sea urchin”. [Photo by Daniela Britti via Pixabay]
Echinacea and diabetes

Recent studies show significant effects of this portentous flower for hyperglycemia in rats. When given at higher doses, rats treated with echinacea had a lower glycemic index than rats treated with common diabetes medications.

This means that it may be difficult to purchase the right echinacea supplement for a given condition without great knowledge of the plant and the manufacturer. For these reasons, it is always best to consult a doctor before taking herbal supplements for any condition.

Eczema and Echinacea

Research on echinacea as a cure for skin diseases is only just beginning. A recent study found excellent results for the treatment of eczema. Eczema is a skin condition that makes the skin red and itchy. There are few effective treatments for this condition, making these results of great interest.

The authors found that a cream with echinacea compounds had “remarkable anti-inflammatory actions”. It also helped restore a layer of fat in the skin. Both of these results led to a great reduction in eczema for patients.

Other less proven medicinal uses of echinacea

In addition to respiratory diseases, herbalists use echinacea for a wide range of ailments. Some of these conditions are ear infections, cold nuclei, HIV and AIDS, wound healing and vaginitis. There is no scientific evidence to prove the efficacy of echinacea in these areas.


Pollinating insects and gardeners love it

It is a favorite garden plant in the United States and Europe. Its attractive flowers bloom all summer. It is also perennial, which means it comes back every year. This makes it a favorite for gardeners who like to plant something and just leave it alone.

The large pink flowers attract important pollinators, such as bumblebees and monarch butterflies. The plant can do well in dry conditions. This makes it one of the largest and best flowers for water-conscious gardeners.

As an added benefit, you can try harvesting echinacea roots from your garden! The plant takes about 3-4 years to develop roots that are large enough to harvest. If you plan to harvest, be sure to check with the nursery to get a medicinal variety rather than a horticultural variety.

Enjoy echinacea as a tea

Many enthusiasts like to drink echinacea tea to ward off colds. Others simply drink it as a late night hot beverage. The plant itself is not particularly tasty. It makes the tongue tingle a little but otherwise it doesn’t have much flavor. Most echinacea teas also contain mint, lemongrass, or other tasty herbs to make it more attractive. These teas claim to “turn on the immune system”. Why not give it a try?

Some people like to add fresh ginger, lemon, or chilli to their echinacea tea to boost anti-inflammatory properties.

While scientists and herbalists disagree on the efficacy of echinacea, the plant is undoubtedly one of the most iconic. Now that you know a little more about it, you will see it in gardens, grocery stores, farmers’ markets and perhaps even in nature.

SOURCE: AmbienteBio

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Dal sapore intenso e “robusto”, il tè nero è un toccasana per chi ha la glicemia alta o fa fatica a digerire; in più, non macchia la dentatura, ma ne rinforza lo smalto.

 

Il celebre tè nero, “pilastro” della tradizione britannica, è quello più carico di caffeina ma è anche la varietà più ricca di preziosi antiossidanti. Una volta raccolte, le foglie vengono macerate, essiccate, e arrotolate, accorgimento tecnico che rompe le cellule della foglia e provoca l’ossidazione delle catechine da cui derivano le teaflavine, particolari flavonoli che conferiscono la tonalità rossastra e gli aromi tipici del tè nero.

Col tè nero tieni a bada il colesterolo

Ma le teaflavine non sono solo dei coloranti naturali: una ricerca universitaria del 2018, condotta in Pakistan, ha confermato la stretta correlazione che esiste tra stress ossidativo e disordini metabolici come ipercolesterolemia e diabete e quanto il tè nero possa giocare un ruolo centrale nella prevenzione di queste due malattie oggi così diffuse. Dalla somministrazione su cavie è infatti emerso che un consumo regolare di tè nero in 2 mesi favorisce una netta riduzione del colesterolo e della glicemia.

Il tè nero blocca i radicali liberi

Una tazza di tè nero contiene in media 200 mg di flavonoli e molti medici suggeriscono di assumere almeno 3 tazze al giorno, che apportano 600 mg di flavonoli, la quota minima per fornire un adeguato scudo antiossidante all’organismo: per ottenere il massimo beneficio da questa bevanda salva-arterie comincia la giornata con una tazza di tè nero English Breakfast, una miscela di foglie provenienti da Sri Lanka, Cina e Kenya, messa a punto per avere una bevanda robusta da accompagnare alle nutrienti colazioni inglesi.

Prepara e gusta così il tuo tè nero

Porta a ebollizione 200 ml di acqua. Togli dal fuoco e versa l’acqua in una teiera dove avrai versato un cucchiaino di foglie di tè nero. Lascia in infusione da 3 a 5 minuti in caso di foglia larga e per 2 minuti soli se la foglia è piccola. Rimuovi le foglie dall’infusione prima che rendano il tè amaro. Versa in una tazza e sorseggia. Se vuoi bere il tè secondo la vera tradizione inglese aggiungi un filo di latte vegetale, ma se il tè è di ottima qualità vale la pena di assaporarlo al naturale.

Usalo a fine pasto: eviti il riflusso e pulisci il cavo orale

Dopo pranzo sorseggia una tazza di Earl Grey, il tè nero aromatizzato con la scorza del bergamotto che conferisce al tè un meraviglioso aroma agrumato e floreale. L’Earl Grey dopo pranzo è indicato per due ragioni:

  • grazie alle catechine e al fluoro combatte le infezioni del cavo orale e protegge i denti mentre,
  • grazie ai suoi oli essenziali, placa eventuali reflussi acidi e allevia la costipazione intestinale.

Fai così: lascia in infusione per un massimo di 5 minuti un cucchiaino di foglie di Earl Gray, filtra e sorseggia. Non superare i tempi di infusione suggeriti, altrimenti il tuo tè diventerà troppo amaro.

Trasformalo in sorbetto con il miele e il limone

Puoi anche gustare il tuo tè nero Earl Grey informa di sorbetto a fine pasto: porta a ebollizione una tazza d’acqua, spegni il fuoco e lascia un cucchiaino di Earl Grey in infusione per 3 minuti. Filtra, lascia raffreddare per 10 minuti. Aggiungi due cucchiaini di miele e due cucchiaini di succo di limone, mescolando bene. Versa in un contenitore adatto al freezer e lascia congelare per un’ora.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

With an intense and “robust” flavor, black tea is a panacea for those who have high blood sugar or find it difficult to digest; in addition, it does not stain the teeth, but strengthens the enamel.

 

The famous black tea, the “pillar” of the British tradition, is the one with the most caffeine but it is also the variety richest in precious antioxidants. Once harvested, the leaves are macerated, dried, and rolled, a technical device that breaks the cells of the leaf and causes the oxidation of the catechins from which the theaflavins derive, particular flavonols that give the reddish hue and aromas typical of black tea.

With black tea, keep cholesterol at bay

But theaflavins are not just natural dyes: a 2018 university research, conducted in Pakistan, confirmed the close correlation that exists between oxidative stress and metabolic disorders such as hypercholesterolemia and diabetes and how much black tea can play a central role in the prevention of these two diseases so widespread today. In fact, from the administration on guinea pigs it emerged that a regular consumption of black tea in 2 months favors a clear reduction in cholesterol and blood sugar.

Black tea blocks free radicals

A cup of black tea contains on average 200 mg of flavonols and many doctors suggest that you consume at least 3 cups per day, which provide 600 mg of flavonols, the minimum amount to provide an adequate antioxidant shield to the body: to get the maximum benefit from this artery-saving drink starts the day with a cup of black English Breakfast tea, a blend of leaves from Sri Lanka, China and Kenya, designed to have a robust drink to accompany nutritious English breakfasts.

So prepare and enjoy your black tea

Bring 200ml of water to a boil. Remove from the heat and pour the water into a teapot where you have poured a teaspoon of black tea leaves. Leave to infuse for 3 to 5 minutes in the case of large leaves and for 2 minutes only if the leaf is small. Remove the leaves from the infusion before they make the tea bitter. Pour into a cup and sip. If you want to drink tea according to the true English tradition, add a drizzle of vegetable milk, but if the tea is of excellent quality it is worth tasting it naturally.

Use it at the end of a meal: avoid reflux and cleanse the mouth

After lunch, sip a cup of Earl Gray, the black tea flavored with bergamot rind that gives the tea a wonderful citrus and floral aroma. Earl Gray after lunch is indicated for two reasons: thanks to catechins and fluoride it fights infections of the oral cavity and protects the teeth while, thanks to its essential oils, it calms any acid reflux and relieves intestinal constipation. Do this: infuse a teaspoon of Earl Gray leaves for up to 5 minutes, filter and sip. Do not exceed the suggested brewing times, otherwise your tea will become too bitter.

Turn it into sorbet with honey and lemon

You can also enjoy your Earl Gray black tea at the end of a meal: bring a cup of water to the boil, turn off the heat and leave a teaspoon of Earl Gray to infuse for 3 minutes. Filter, let cool for 10 minutes. Add two teaspoons of honey and two teaspoons of lemon juice, mixing well. Pour into a container suitable for the freezer and let it freeze for an hour.

 

SOURCE: Riza

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Il trifoglio è un fitoestrogeno naturale, utile per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, per prevenire l’osteoporosi e contrastare i radicali liberi. Scopriamolo meglio.

Proprietà del trifoglio

Il trifoglio è il più potente fitoestrogeno naturale. Dal trifoglio, infatti, si estraggono ormoni vegetali (fitormoni), in particolare estrogeni, validi per rallentare l’invecchiamento di cute e mucose. Il trifoglio ha le seguenti proprietà:

  • È una fonte ricca di molte preziose sostanze nutritive tra cui: calcio, cromo, magnesio, niacina, fosforo, potassio, silicio, tiamina e le vitamine A, B-12, E, K e C.
  • Contiene i minerali necessari per le ghiandole del nostro corpo, pertanto può aiutare nel mantenere l’equilibrio ormonale.
  • Allevia i sintomi della sindrome premestruale (come il dolore al seno)
  • Aumenta la mineralizzazione ossea e dunque aiuta a curare e prevenire l’osteoporosi.
  • La sua assunzione regolare è in grado di abbassare i livelli del colesterolo cattivo, favorendone quello buono: per questo motivo può essere d’aiuto per prevenire le malattie cardiache.
  • Contenendo piccole quantità di cumarine, sostanze chimiche utili a mantenere il sangue pulito e fluido, il trifoglio migliora la circolazione sanguigna, riduce la possibilità di coaguli e la formazione delle placche arteriose, limitando anche lo sviluppo della iperplasia prostatica benigna.
  • Può aiutare a smettere di fumare.
  • Contrasta i radicali liberi grazie al suo potente effetto antiossidante.
  • Ha effetti positivi sulla fertilità in quanto possiede attività simili agli estrogeni, un ormone essenziale nel processo riproduttivo femminile.
  • Grazie alla ricca presenza degli isoflavoni è un ottimo rimedio per i disturbi della menopausa. Gli isoflavoni sono solubili in acqua e agiscono come gli estrogeni, pertanto sono usati nei trattamenti legati alla menopausa ed i disturbi annessi come vampate di calore, nervosismo e anche la depressione derivante dalla post-menopausa.

 

Modalità d’uso

Il trifoglio può essere assunto sia con prescrizione medica che senza.  Per dare sollievo dai disturbi della menopausa il trifoglio standardizzato viene consigliato a 40-80 mg di isoflavoni.

Non ci sono informazioni sufficienti per raccomandare una dose sicura ed efficace di trifoglio per qualsiasi altra condizione (se non per il trattamento dei sintomi della menopausa). Dosaggio consigliato sotto forma di polvere è solitamente 1000-3000 mg al giorno. Di questa pianta medicinale si utilizzano le parti aeree.

Struttura chimica isoflavoni

Controindicazione del trifoglio

Vari studi farmacologici e clinici indicano il trifoglio come pianta sicura: non si riportano tossicità ed effetti collaterali significativi, anche per trattamenti a lungo termine. Tuttavia, il trifoglio non è raccomandato per le donne in gravidanza e con condizioni come l’endometriosi, fibromi uterini e tumori del seno, delle ovaie o dell’utero. Non devono assumere trifoglio a causa di possibili effetti estrogenici.

È sconsigliata l’assunzione del trifoglio anche per gli uomini in caso di carcinoma della prostata, a meno che non sia il medico stesso a consigliare di usarlo. Esistono poche informazioni disponibili su come il trifoglio potrebbe influenzare un neonato o comunque un bambino piccolo, pertanto il suo uso non è raccomandato durante l’allattamento o durante la prima infanzia.

Descrizione della pianta

Il trifoglio (Trifolium) è un genere di pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabacee (o leguminose) e comprendente circa 300 specie. È diffuso nelle regioni temperate dell’emisfero boreale e in quelle montuose dei tropici.

Deve il suo nome alla caratteristica forma della foglia, divisa in 3 foglioline (alcune specie però possiedono 5 o 7 foglioline).  La pianta è per lo più annuale o biennale e in qualche caso perenne; la sua altezza è normalmente attorno ai 30 cm. I due tipi più comuni di trifoglio sono:

  • Trifoglio rosso (Trifolium pratense);
  • Trifoglio bianco o ladino (Trifolium repens).

Habitat del trifoglio

Il trifoglio è un’erba perenne che, in fase di fioritura, sfoggia brillanti fiori rosa intenso e rosso porpora. Il Trifolium non resiste molto bene al freddo e predilige i terreni argillosi; tuttavia si adatta a quasi ogni tipo di suolo, purché non sia eccessivamente impregnato d’acqua.

Il trifoglio, una volta piantato, cresce rapidamente (2-15 giorni). Dopo circa 48 ore la pianta comincia a germogliare, presentando due piccoli lobi, ai quali se ne aggiunge un terzo in circa 5-6 giorni.

Oltre ad essere una pianta molto comune, diffusa in tanti prati e ai margini di boschi e foreste, è nota sia per essere un buon foraggio per il bestiame (è anche chiamata il «pane del latte»), sia perché è impiegata nella rotazione agraria per l’arricchimento del suolo.

Cenni storici

Storicamente il trifoglio fu venerato dai druidi. Conosciuto dai Greci e dai Romani per le proprietà curative. A volte (circa 1 su 10.000) i trifogli possono avere quattro foglie, questi vengono comunemente chiamati quadrifogli e sono considerati dei portafortuna.

 

SOURCE: Maria Rita Insolera (Cure Naturali)

 

(ENGLISH VERSION)

Clover is a natural phytoestrogen, useful for lowering blood cholesterol levels, to prevent osteoporosis and to counteract free radicals. Let’s find out better.

Properties of clover

Clover is the most potent natural phytoestrogen. In fact, plant hormones (phytohormones) are extracted from clover, in particular estrogens, which are valid for slowing the aging of skin and mucous membranes. Clover has the following properties:

It is a rich source of many valuable nutrients including: calcium, chromium, magnesium, niacin, phosphorus, potassium, silicon, thiamine and vitamins A, B-12, E, K and C.
It contains the minerals necessary for the glands of our body, therefore it can help maintain hormonal balance.
Relieves PMS symptoms (such as breast pain)
It increases bone mineralization and therefore helps treat and prevent osteoporosis.
Its regular intake is able to lower the levels of bad cholesterol, favoring the good one: for this reason it can help to prevent heart disease.
Containing small amounts of coumarins, chemicals useful to keep the blood clean and fluid, clover improves blood circulation, reduces the possibility of clots and the formation of arterial plaques, also limiting the development of benign prostatic hyperplasia.
It can help you quit smoking.
Fights free radicals thanks to its powerful antioxidant effect.
It has positive effects on fertility as it has similar activities to estrogen, an essential hormone in the female reproductive process.
Thanks to the rich presence of isoflavones it is an excellent remedy for menopausal disorders. Isoflavones are water soluble and act like estrogen, so they are used in treatments related to menopause and related disorders such as hot flashes, nervousness and even postmenopausal depression.

How to use

Clover can be taken with or without a prescription. To relieve menopausal ailments, standardized clover is recommended at 40-80 mg of isoflavones.

There is not enough information to recommend a safe and effective dose of clover for any other condition (other than for treating menopausal symptoms). Recommended dosage in powder form is usually 1000-3000 mg per day. The aerial parts of this medicinal plant are used.

Contraindication of clover

Various pharmacological and clinical studies indicate clover as a safe plant: no toxicity and significant side effects are reported, even for long-term treatments. However, clover is not recommended for women who are pregnant and with conditions such as endometriosis, uterine fibroids, and cancers of the breast, ovaries, or uterus. They should not take clover due to possible estrogenic effects.

It is also not recommended to take clover for men in case of prostate cancer, unless the doctor himself recommends using it. There is little information available on how clover might affect a newborn or small child, therefore its use is not recommended during breastfeeding or early childhood.

Description of the plant

The clover (Trifolium) is a genus of herbaceous plant belonging to the Fabaceae (or legume) family and including about 300 species. It is widespread in the temperate regions of the northern hemisphere and in the mountainous regions of the tropics.

It owes its name to the characteristic shape of the leaf, divided into 3 leaflets (some species, however, have 5 or 7 leaflets). The plant is mostly annual or biennial and in some cases perennial; its height is normally around 30 cm. The two most common types of clover are:

Red clover (Trifolium pratense);
White or Ladin clover (Trifolium repens).
Habitat of the clover

Clover is a perennial herb that, in the flowering phase, shows off brilliant deep pink and purple red flowers. Trifolium does not resist the cold very well and prefers clayey soils; however it adapts to almost any type of soil, as long as it is not excessively waterlogged.

The clover, once planted, grows rapidly (2-15 days). After about 48 hours the plant begins to germinate, presenting two small lobes, to which a third is added in about 5-6 days.

In addition to being a very common plant, widespread in many meadows and on the edges of woods and forests, it is known both for being a good forage for livestock (it is also called the “milk bread”), and because it is used in agricultural rotation for soil enrichment.

Background

Historically, the clover was revered by the Druids. Known by the Greeks and Romans for its healing properties. Sometimes (about 1 in 10,000) clovers can have four leaves, these are commonly called shamrocks and are considered to be lucky charms.

 

SOURCE: Maria Rita Insolera (Cure Naturali)

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Il segreto è la salicina, il principio attivo di foglie e corteccia che contrasta i fastidi dovuti all’umidità, abbassa la febbre e scioglie le giunture.

 

Il salice cresce sulle sponde di canali e laghi lasciando ricadere la sua chioma di rami flessuosi ad accarezzare quell’acqua che questa pianta sembra amare più della terra. Sul finire dell’estate, il salice regala una mezza ombra luminosa e fresca, ideale a ridestare l’energia necessaria per mettere in cantiere i nuovi progetti. Il salice piangente è arrivato in Europa dall’Estremo Oriente lungo la Via della Seta solo verso la fine del Seicento, distinguendosi subito per la bellezza. Qui ha incontrato gli antichi parenti della numerosa famiglia delle Salicacee, un po’ più rustici ma da sempre fedeli compagni dell’uomo che li ha impiegati per creare oggetti utili nella quotidianità e per curarsi.

Un albero sospeso fra terra e acqua

Fra i salici più noti c’è il salice bianco (Salix alba) o argentato, così chiamato per il colore grigioverde del tronco e il bianco avorio della pagina inferiore delle foglie, lunghe e arcuate come spicchi di luna, suprema governatrice delle acque e dei flussi. Quest’albero lo incontriamo facilmente al confine tra mondo solido e fluido delle acque ci dà l’esempio di come la Natura offra una cura nello stesso luogo in cui può esserci la malattia: affondando i piedi nell’acqua senza soffrirne, il salice non solo compatta e rende solidi argine rive, ma sviluppa virtù terapeutiche indicate proprio per le affezioni legate al freddo e all’umidità, e cioè reumatismi, bronchitelle e febbri.

È un potente analgesico naturale

La scienza moderna conferma che la corteccia dei giovani rami di salice è ricca di salicina, sostanza dalle proprietà febbrifughe, analgesiche e antiinfiammatorie, ma medici erboristi e tradizioni popolari lo sapevano già, perché impiastri e decotti preparati con giovani cortecce e foglie sono citati anche in testi egizi di 2000 anni fa, erano consigliati da Ippocrate 400 anni prima di Cristo, poi da Dioscoride e Paracelso, e l’uso non fu mai abbandonato, perché prezioso soprattutto sui dolori articolari e muscolari. Dal momento della scoperta, la salicina è stata protagonista di varie ricerche che hanno condotto in poco tempo all’acido acetilsalicilico, la molecola brevettata e immessa sul mercato nel 1899 col nome di aspirina, ad oggi uno degli antinfi ammatori più impiegati al mondo.

Come decotto placa dolori, afte e ascessi

La salicina presente nell’estratto secco di salice può avere effetti irritanti sulle pareti dello stomaco e non è adatta ai soggetti intolleranti ai salicilati, ma il suo uso esterno è sicuro. A questo scopo, prepara un decotto di foglie e rametti di salice e aggiungilo a una bacinella d’acqua per un rilassante pediluvio, di sollievo a piedi doloranti e utile in caso di eccessiva sudorazione (in tal caso aggiungi al decotto una manciata di foglie di salvia). Raccogli una dozzina di foglie di salice bianco e falle bollire per 3 o 4 minuti in 2 tazze di acqua; lascia raffreddare il decotto per 10 minuti e filtra. Una volta raffreddato, usa il liquido per gli sciacqui in caso di gengive infiammate, afte e ascessi.

Il suo gemmoderivato è utile in menopausa

Il gemmoderivato di amenti di Salix alba ha proprietà estrogenizzanti. Si usa con successo in alcuni casi di amenorrea, mestruazioni dolorose e sindrome premestruale da iperestrogenia, meglio se abbinato al lampone (sempre in macerato glicerico): in questi casi, se ne prendono 40-50 gocce in poca acqua 2 volte al giorno, meglio se nei 15 giorni che precedono il ciclo. Il gemmoderivato di salice, però, è anche un alleato della donna in menopausa, che spesso soffre di decalcificazione: aiuta a contrastare

  • fibromialgia,
  • artrosi cervicale,
  • dolori a spalle e gomiti e
  • lombalgia.

Dose: prendi 50 gocce di Salix alba MG1DH, in poca acqua, 2 volte al dì. Si continua 2 mesi e si ripete dopo un mese di interruzione.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The secret is salicin, the active ingredient in leaves and bark that counteracts the annoyances caused by humidity, lowers fever and loosens the joints.

 

The willow grows on the banks of canals and lakes, letting its canopy of supple branches fall to caress the water that this plant seems to love more than the earth. At the end of the summer, the willow gives a bright and fresh half shade, ideal for reawakening the energy needed to start new projects. The weeping willow arrived in Europe from the Far East along the Silk Road only towards the end of the seventeenth century, immediately distinguishing itself for its beauty. Here he met the ancient relatives of the large Salicaceae family, a little more rustic but always faithful companions of the man who used them to create useful objects in everyday life and to heal himself.

A tree suspended between earth and water

Among the best-known willows is the white willow (Salix alba) or silver willow, so called for the gray-green color of the trunk and the ivory white of the lower page of the leaves, long and arched like wedges of the moon, supreme ruler of waters and flows. We easily meet this tree on the border between the solid and fluid world of the waters.He gives us an example of how Nature offers a cure in the same place where the disease can exist: sinking your feet in the water without suffering from it, the willow not only it compacts and makes banks solid, but develops therapeutic virtues indicated precisely for diseases related to cold and humidity, namely rheumatism, bronchitis and fevers.

It is a powerful natural pain reliever

Modern science confirms that the bark of young willow branches is rich in salicin, a substance with febrifugal, analgesic and anti-inflammatory properties, but herbalists and popular traditions already knew this, because poultices and decoctions prepared with young bark and leaves are also mentioned in Egyptian texts from 2000 years ago, were recommended by Hippocrates 400 years before Christ, then by Dioscorides and Paracelsus, and the use was never abandoned, because it is precious especially on joint and muscle pain. Since its discovery, salicin has been the protagonist of various researches that have led in a short time to acetylsalicylic acid, the molecule patented and placed on the market in 1899 under the name of aspirin, today one of the most widely used anti-inflammatory drugs in the world.

As a decoction it calms pains, canker sores and abscesses

The salicin present in the dry willow extract can have irritating effects on the stomach walls and is not suitable for people intolerant to salicylates, but its external use is safe. To do this, prepare a decoction of willow leaves and twigs and add it to a basin of water for a relaxing foot bath, to relieve sore feet and useful in case of excessive sweating (in this case add a handful of leaves of sage). Collect a dozen white willow leaves and boil them for 3 to 4 minutes in 2 cups of water; let the decoction cool for 10 minutes and filter. Once it has cooled, use the rinse liquid for sore gums, canker sores, and abscesses.

Its bud extract is useful in menopause

The bud extract of Salix alba catkins has estrogenizing properties. It is used successfully in some cases of amenorrhea, painful menstruation and premenstrual syndrome from hyperestrogenia, better if combined with raspberry (always in glycerine macerate): in these cases, 40-50 drops are taken in a little water 2 times a day, better if in the 15 days preceding the cycle. The willow bud extract, however, is also an ally of postmenopausal women, who often suffer from decalcification: it helps to combat fibromyalgia, cervical arthrosis, shoulder and elbow pain and low back pain. Dose: take 50 drops of Salix alba MG1DH, in a little water, 2 times a day. It continues for 2 months and is repeated after a month’s interruption.

 

SOURCE: Riza

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In estate facciamo ingentilire il nostro palato con una pianta dalla soave morbidezza: la malva sylvestris. Considerata pianta sacra in epoca greca e romana, divenuta pianta calmante durante il Medioevo fino ad essere “omnimorbia” nel Rinascimento.

Pur essendo nata e vivendo in città, ho avuto la fortuna di trascorrere lunghi periodi in primavera ed estate dai miei nonni, in campagna. Sin da bambina, con la bella stagione dietro l’angolo, ho sempre avuto la voglia irrefrenabile di fare lunghe passeggiate, anche in bicicletta, all’aria aperta.

Persino lungo piccoli fossi potevo così osservare come la vegetazione mutasse: dalla crescita rigogliosa dei fusti e delle foglie, entrambi freschi e di un verde acceso, al colore sgargiante dei fiori e poi dei frutti.

In particolare, i miei ricordi adolescenziali rimangono impressi ad una determinata pianta spontanea, i cui fiori erano di un colore più freddo, pallido, di un rosa tendente al viola, diversamente dai colori tipici dell’estate. Cosi’ decisi di raccoglierla. Una volta tornata a casa, scoprii che era la famosa malva, una pianta gia’ usata sin dall’antichità per le sue virtu’ terapeutiche.

La malva selvatica: un rimedio per tutti i mali

Come possi­amo identificarla? Cenni botanici.

La malva selvatica, il cui nome botanico è Malva sylvestris [L.,1753],appartiene alla famiglia delle Malvaceae, una grande famiglia di piante che comprende 100 generi, tra cui il cotone, l’ibisco e la malvarosa.

E’ una pianta spontanea che è divenuta subcosmopolita al giorno d’oggi ma si è originariamente diffusa dall’Europa centro-meridionale all’Asia.

In Italia la Malva sylvestris è una pianta spontanea molto comune e diffusa dal mare alle regioni montane; cresce un po’ ovunque e rapidamente, specie nei sentieri campestri, nei prati e nei giardini incolti, nei luoghi calpestati, lungo i corsi d’acqua, ai bordi di strade e dei fossi, nei rudereti, lungo accumuli di detriti, ecc. Si auto semina con facilità grazie agli uccelli che ne disperdono il seme.

La malva selvatica è una pianta erbacea perenne, raramente a ciclo annuale. Presenta un comportamento di crescita del fusto eretto oppure strisciante, che può raggiungere anche il metro di altezza. Il fusto è ricoperto di peli ed è legnoso alla base.

La sua radice è a fittone (tipico delle piante considerate “infestanti”) ed è molto carnosa e profonda.

Le foglie sono di un colore verde intenso e sostenute da un lungo picciolo. Hanno una forma rotondeggiante e sono divise in 5 o 7 lobi, i cui margini sono ondulati e dentellati. All’ascella delle foglie del fusto si sviluppano i fiori che crescono solitari od in piccoli gruppi di 6 al massimo. La corolla è formata da 5 petali bilobati con tonalità “malva” ossia di colore roseo o lilla a striature longitudinali più scure.

Per meglio identificare il fiore possiamo osservare al suo centro numerosi stami, che formano una struttura “a tubo” che avvolge lo stilo, caratteristica peculiare delle Malvaceae. La fioritura inizia in primavera (maggio) e continua per tutta l’estate fino a settembre.

I frutti sono degli acheni circolari, appressati l’uno all’altro e sembrano una piccola zucca.

Le proprietà di questa pianta miracolosa: le mucillagini e altri costituenti

Il nome malva deriva dal greco “malàkhe”che vuol dire molle o dal latino “mollire”, cioè ammorbidire. Dal significato del nome possiamo capire la funzione principale della malva, che è quella emolliente. Oltre all’azione emolliente, la Malva sylvestris e’ conosciuta per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti,espettoranti, lassative e lenitive.

I fiori e le foglie ma anche le radici contengono la componente essenziale ossia la mucillagine, che determina le proprietà antinfiammatorie ed emollienti.Quest’ultima è una sostanza formata da polisaccaridi eterogenei ed è presente sia nelle piante che nelle alghe. Ha la capacità di assorbire e trattenere l’acqua garantendo agli organismi vegetali di resistere a periodi di siccità. Praticamente, quando le mucillagini entrano in contatto con l’acqua, l’assorbono formando delle soluzioni colloidali viscose ma non adesive. Questo come si traduce nel nostro corpo? Per esempio, se noi mangiamo della malva, le mucillagini si legano con l’acqua gonfiandosi e agendo sul nostro intestino. Aiutano ad ammorbidire la massa fecale stimolando la peristalsi intestinale. Quindi, la malva agirebbe come un blando lassativo.

Lo stesso principio vale anche per le proprietà antinfiammatorie e lenitive. Le mucillagini, quando entrano in contatto con le mucose, come quelle dello stomaco, dell’intestino, del cavo orale, dell’apparato uro-genitale, creano uno strato muschioso, come un gel, che protegge e sfiamma le mucose.

La malva diventa utilissima per combattere i malanni della brutta stagione (bronchite, mal di gola, raffreddore, tosse e stati influenzali), favorendone l’espulsione del muco; i disturbi digestivi (gastrite), proteggendo l’esofago e lo stomaco dall’azione degli acidi gastrici; l’influenza intestinale (gastroenterite) ed i disturbi della vescica (cistite), alleviando le infiammazioni del tubo gastroenterico e dell’apparato uro-genitale.

La Malva sylvestris ha, inoltre, anche la capacità di ridurre gli arrossamenti della pelle sempre grazie alle mucillagini. In tal senso, ammorbidisce, rinfresca e protegge la pelle, diventando benefica in caso di brufoli, eczemi, ferite, orticaria, scottature e pelle molto secca e desquamata. E’ efficace nel curare orzaioli e congiuntiviti.

Questa pianta è preziosa anche per le sue proprietà antiossidanti, date da altri costituenti, i flavonoidi (antociani, tra cui malvina e malvidina, che ritroviamo soprattutto sui fiori). E’ ricca di pectine, minerali, in particolare ossalato di calcio e di potassio, tannini e vitamine(A, C e B1).

In generale, la malva ha pochissime controindicazioni. Si potrebbe verificare un’ipersensibilità od un’intolleranza alle sostanze contenute, come la malvina e malvidina. Come per altre piante medicinali, è sempre bene non abusarne.

Come possiamo raccogliere ed utilizzare i fiori di malva in cucina

Grazie alla fioritura che perdura per tutta l’estate, possiamo servirci dei fiori di malva per creare dei piatti dolci, freschi e leggeri, come la stagione chiama. Desiderosi d’impreziosire ed arricchire i nostri piatti con le proprietà della malva, ci rechiamo nei suoi luoghi di crescita e sviluppo per recidere fiori o boccioli ma anche foglie a seconda della ricetta che vogliamo preparare. Spesso si raccolgono assieme sia le foglie che i fiori, che possono essere miscelati od impiegati separatamente nella ricetta.

E’ bene osservare il luogo di raccolta. Non deve essere troppo esposto a fonti d’inquinamento (la malva tende ad assorbire sostanze inquinanti, come i nitrati). Percio’, si preferisce un sentiero di campagna, un prato od anche il bordo di una strada secondaria, non troppo frequentata, lontana da centri abitati o coltivazioni. Nel caso in cui vogliamo raccogliere non soltanto il fiore ma anche lo stelo floreale con le foglie, prestiamo attenzione alle foglie, che non siano piene di macchie color ruggine, provocate dalla presenza del fungo Puccinia malvacearum.

Dei fiori si possono raccogliere sia quelli già schiusi sia i boccioli. Ovviamente, per scopi decorativi culinari, i fiori schiusi hanno un migliore impatto visivo. E’ consigliabile procedere alla raccolta dei fiori quando la pianta è libera dalla rugiada o umidità per evitare di imbattersi in brutte sorprese, come quelle fungine (i funghi adorano gli ambienti umidi!).

I fiori vanno recisi alla base del bocciolo e non vanno assolutamente lavati perchè si rischia di danneggiarli. Mentre se si recide uno stelo floreale con le foglie, quest’ultime possono venire lavate ed asciugate con una centrifuga per insalata.

Gli stessi fiori possono essere utilizzati appena colti oppure conservati per la stagione invernale, per infusi e decotti, in vasi di vetro, dopo essere stati essiccati in un luogo caldo, ombreggiato e senza umidità.

Se, invece, si vogliono scoprire le prelibatezze della malva nell’arte culinaria, si possono seguire diverse ricette tradizionali, anche modificabili dalla propria fantasia e creatività. Come le foglie, anche i fiori sono molto ricchi di mucillagini. Quindi, entrambi diventano un ingrediente ideale per rendere dense zuppe, risotti e vellutate.

Per chi vuole avventurarsi in pietanze più golose, si possono impiegare i fiori per farcire la pasta (ravioli o cappelletti) oppure nell’impasto delle polpette (vegetali o di carne). I fiori vengono spesso utilizzati anche fritti in pastella. Spesso, si possono preparare salse particolari e sfiziose di condimento alla pasta.

Per esempio, nei soffritti i fiori possono venire tritati insieme alla cipolla, aglio, prezzemolo, sedano e carote. Il gusto più dolciastro dei fiori donerà alla pietanza un sapore più gentile, nascondendo in parte l’aspro della cipolla.

In estate si ha più voglia di piatti freschi e leggeri. I petali di malva possono diventare una buona verdura selvatica, cruda assieme ad altre, come nell’insalata alla malva detox (https://blog.giallozafferano.it/timoelenticchie/insalata-alla-malva-detox/); la torta salata di malva e salmone, con i fiori di malva che decorano il piatto (ricetta dell’erboristeria dott. Cassani – la bottega della salute).

Nei mesi caldi i fiori di malva possono essere utilizzati nelle bevande fresche con il tè oppure nella limonata. In questo utilizzo i delicati fiori di malva rivestono pure una funzione decorativa: nello stampino dei cubetti di ghiaccio si possono inserire uno o più fiori che abbelliranno il nostro drink.

Ricetta della frittata di peperoni e malva: ritroviamo i colori dell’estate

Ricordandomi del colore particolare della malva e di quelli accesi d’estate, come il giallo, il rosso ma anche il verde chiaro, ho voluto ricreare un piatto molto leggero da gustare anche freddo. Siccome disponevo dei peperoni dolci in casa, ho voluto provare la combinazione peperone e malva in una semplice frittata. Per questa ricetta ho usato anche le foglie, dato che avevo raccolto gli steli floreali con le foglie.

Ingredienti

  • 500 gr di fiori e foglie di malva
  • una piccola cipolla bianca
  • 400 gr di peperone (giallo, rosso, verde)
  • 2 uova
  • sale
  • olio extra vergine d’oliva (evo)
  • pepe e zenzero

Procedimento

Ho tritato la cipolla in piccoli pezzi e poi lavato e tagliato a listarelle i peperoni, cercando di eguagliare i vari colori.

In una padella antiaderente ho messo l’olio evo e la cipolla tritata. Ho fatto rosolare a fuoco lento la cipolla. A questa ho aggiunto poi i peperoni. A meta’ cottura ho aggiunto, per un tocco leggermente piccante, dello zenzero in polvere.

Dopo aver tagliato molto grossolanamente le foglie di malva, ho unito sia le foglie che i fiori al soffritto di cipolla e peperoni. Ho lasciato cuocere il composto per qualche minuto a fuoco lento finchè il tutto si è amalgamato. Avevo già preparato in un piatto le uova; ad esse ho aggiunto le verdure ed aggiustato di pepe e sale. Nella stessa padella ho cucinato le uova con le verdure.Una volta pronta, l’ho subito assaggiata.

Devo dire che il risultato è stato sorprendente. Di solito io adoro accompagnare la frittata con gli spinaci. Ma il sapore fornito dalla malva è stato unico. Sin dal primo assaggio, ho sentito il retrogusto dell’erba selvatica, perfettamente sposata alla dolcezza del peperone.

Lo zenzero non ha smorzato il gusto, anzi il mio palato è stato “accarezzato” da una sensazione di tenerezza che questa pianta può donare, grazie alle mucillagini contenute. Questa è stata la prima differenza che ho notato. Ritengo che questa bontà sia scaturita dalla riuscita combinazione delle dosi degli ingredienti.

In piu’, non soltanto il mio senso del gusto è stato allietato ma anche quello visivo. Sono stata rallegrata da questo piatto di frittata di vari colori che, quasi quasi, poteva anche dispiacermi davvero mangiarla!

di Costanza Vascotto

 

FONTE: ambientebio (Gino Favola)

 

(ENGLISH VERSION)

In summer we make our palate soften with a plant with a sweet softness: the sylvestris malva. Considered a sacred plant in Greek and Roman times, it became a calming plant during the Middle Ages and became “omnimorbia” in the Renaissance.

Despite being born and living in the city, I was lucky enough to spend long periods in spring and summer with my grandparents in the countryside. Since I was a child, with the summer around the corner, I have always had the irrepressible desire to take long walks, even by bicycle, in the open air.

Even along small ditches I could thus observe how the vegetation changed: from the luxuriant growth of the stems and leaves, both fresh and bright green, to the bright color of the flowers and then of the fruits.

In particular, my teenage memories remain impressed on a certain spontaneous plant, whose flowers were of a colder, pale color, a pink tending to purple, unlike the typical colors of summer. So I decided to pick it up. Once I returned home, I discovered that it was the famous mallow, a plant already used since ancient times for its therapeutic virtues.

Wild mallow: a remedy for all ills

How can we identify it? Botanical notes.

The wild mallow, whose botanical name is Malva sylvestris [L., 1753], belongs to the Malvaceae family, a large family of plants that includes 100 genera, including cotton, hibiscus and hollyhock.

It is a spontaneous plant that has become subcosmopolitan nowadays but originally spread from central and southern Europe to Asia.

In Italy the Malva sylvestris is a very common spontaneous plant and widespread from the sea to the mountain regions; it grows almost everywhere and quickly, especially in country paths, in uncultivated meadows and gardens, in trampled places, along waterways, along roadsides and ditches, in ruins, along accumulations of debris, etc. It self-sows easily thanks to the birds that disperse the seed.

Wild mallow is a perennial herbaceous plant, rarely with an annual cycle. It has an erect or creeping growth behavior of the stem, which can reach up to one meter in height. The stem is covered with hair and is woody at the base.

Its root is taproot (typical of plants considered “weeds”) and is very fleshy and deep.

The leaves are deep green in color and supported by a long stalk. They have a rounded shape and are divided into 5 or 7 lobes, the edges of which are wavy and indented. At the axil of the leaves of the stem the flowers develop which grow solitary or in small groups of 6 at most. The corolla is made up of 5 bilobed petals with “mauve” shades, that is pink or lilac with darker longitudinal streaks.

To better identify the flower we can observe numerous stamens in its center, which form a “tube” structure that surrounds the style, a peculiar characteristic of Malvaceae. Flowering begins in spring (May) and continues throughout the summer until September.

The fruits are circular achenes, close to each other and look like a small pumpkin.

The properties of this miraculous plant: mucilage and other constituents

The name mallow comes from the Greek “malàkhe” which means soft or from the Latin “mollire”, that is to soften. From the meaning of the name we can understand the main function of mallow, which is the emollient one. In addition to its emollient action, Malva sylvestris is known for its anti-inflammatory, antioxidant, expectorant, laxative and soothing properties.

The flowers and leaves but also the roots contain the essential component, namely mucilage, which determines the anti-inflammatory and emollient properties. The latter is a substance made up of heterogeneous polysaccharides and is present in both plants and algae. It has the ability to absorb and retain water, guaranteeing plant organisms to withstand periods of drought. Basically, when the mucilages come into contact with water, they absorb it, forming viscous but non-adhesive colloidal solutions. How does this translate into our body? For example, if we eat mallow, the mucilages bind with the water, swelling and acting on our intestines. They help to soften the fecal mass by stimulating intestinal peristalsis. Hence, the mallow would act as a mild laxative.

The same principle also applies to its anti-inflammatory and soothing properties. Mucilages, when they come into contact with the mucous membranes, such as those of the stomach, intestines, oral cavity, urogenital system, create a musky layer, like a gel, which protects and burns the mucous membranes.

Mallow becomes very useful to combat the ailments of the bad season (bronchitis, sore throat, cold, cough and flu), favoring the expulsion of mucus; digestive disorders (gastritis), protecting the esophagus and stomach from the action of gastric acids; intestinal flu (gastroenteritis) and bladder disorders (cystitis), relieving inflammation of the gastrointestinal tract and the uro-genital system.

Moreover, Malva sylvestris also has the ability to reduce skin redness thanks to mucilage. In this sense, it softens, refreshes and protects the skin, becoming beneficial in case of pimples, eczema, wounds, hives, sunburn and very dry and flaky skin. It is effective in curing styes and conjunctivitis.

This plant is also precious for its antioxidant properties, given by other constituents, the flavonoids (anthocyanins, including malvina and malvidin, which we find above all on flowers). It is rich in pectins, minerals, in particular calcium and potassium oxalate, tannins and vitamins (A, C and B1).

In general, mallow has very few contraindications. Hypersensitivity or intolerance to the substances contained, such as malvin and malvidin, may occur. As with other medicinal plants, it is always good not to abuse them.

How can we collect and use mallow flowers in the kitchen

Thanks to the flowering that lasts all summer, we can use mallow flowers to create sweet, fresh and light dishes, as the season calls. Eager to embellish and enrich our dishes with the properties of mallow, we go to its places of growth and development to cut flowers or buds but also leaves depending on the recipe we want to prepare. Often both the leaves and the flowers are collected together, which can be mixed or used separately in the recipe.

It is good to observe the place of collection. It must not be too exposed to sources of pollution (mallow tends to absorb pollutants, such as nitrates). Therefore, we prefer a country path, a meadow or even the edge of a secondary road, not too busy, away from inhabited centers or crops. In case we want to collect not only the flower but also the floral stem with the leaves, we pay attention to the leaves, which are not full of rust-colored spots, caused by the presence of the fungus Puccinia malvacearum.

Of the flowers you can collect both those already open and the buds. Obviously, for culinary decorative purposes, opening flowers have a better visual impact. It is advisable to harvest the flowers when the plant is free from dew or moisture to avoid running into nasty surprises, such as fungal ones (mushrooms love humid environments!).

The flowers must be cut at the base of the bud and absolutely not washed because you risk damaging them. While if a floral stem is cut off with the leaves, the leaves can be washed and dried with a salad spinner.

The same flowers can be used as soon as they are picked or stored for the winter season, for infusions and decoctions, in glass jars, after being dried in a warm, shady and moisture-free place.

If, on the other hand, you want to discover the delicacies of mallow in the culinary art, you can follow various traditional recipes, which can also be modified by your own imagination and creativity. Like the leaves, the flowers are also very rich in mucilage. Therefore, both become an ideal ingredient for making soups, risottos and velvety creams thick.

For those who want to venture into more gluttonous dishes, you can use the flowers to fill the pasta (ravioli or cappelletti) or in the mixture of meatballs (vegetable or meat). The flowers are also often used fried in batter. Often, special and delicious sauces can be prepared as a condiment to pasta.

For example, in sautéed the flowers can be chopped together with onion, garlic, parsley, celery and carrots. The sweeter taste of the flowers will give the dish a gentler flavor, partially hiding the sourness of the onion.

In summer there is a greater desire for fresh and light dishes. Mallow petals can become a good wild vegetable, raw together with others, such as in detox mallow salad (https://blog.giallozafferano.it/timoelenticchie/insalata-alla-malva-detox/); the savory mallow and salmon pie, with mallow flowers decorating the dish (recipe from the herbalist Dr. Cassani – la bottega della salute).

In the warm months, mallow flowers can be used in cool drinks with tea or in lemonade. In this use, the delicate mallow flowers also have a decorative function: in the mold of the ice cubes you can insert one or more flowers that will embellish our drink.

Recipe for the pepper and mallow omelette: we rediscover the colors of summer

Reminding myself of the particular color of mauve and of the bright ones in summer, such as yellow, red but also light green, I wanted to recreate a very light dish that can also be enjoyed cold. Since I had sweet peppers at home, I wanted to try the pepper and mauve combination in a simple omelette. For this recipe I also used the leaves, as I had collected the floral stems with the leaves.

Ingredients

500 gr of mallow flowers and leaves
a small white onion
400 gr of bell pepper (yellow, red, green)
2 eggs
salt
extra virgin olive oil (evo)
pepper and ginger
Method

I chopped the onion into small pieces and then washed and cut the peppers into strips, trying to match the various colors.

In a non-stick pan I put the extra virgin olive oil and chopped onion. I browned the onion over a low heat. To this I then added the peppers. Halfway through cooking, I added powdered ginger for a slightly spicy touch.

After having cut the mallow leaves very coarsely, I added both the leaves and the flowers to the fried onion and peppers. I let the mixture cook for a few minutes on low heat until everything is blended. I had already prepared the eggs on a plate; to them I added the vegetables and seasoned with pepper and salt. In the same pan I cooked the eggs with the vegetables. Once ready, I immediately tasted it.

I must say that the result was amazing. I usually love to accompany the omelette with spinach. But the flavor provided by the mallow was unique. From the first taste, I felt the aftertaste of wild grass, perfectly married to the sweetness of the pepper.

The ginger did not dampen the taste, on the contrary my palate was “caressed” by a sensation of tenderness that this plant can give, thanks to the mucilage contained. This was the first difference I noticed. I believe that this goodness came from the successful combination of the doses of the ingredients.

In addition, not only was my sense of taste cheered but also my visual one. I was delighted by this dish of omelette of various colors that, almost almost, I could also really be sorry to eat it!

by Costanza Vascotto

 

SOURCE: Ambientebio (Gino Favola)

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L’acqua di menta è una bevanda rinfrescante e dissetante, che ci permette di godere di tutti i benefici della menta e del suo gusto unico.

 

Questa gustosa bevanda aiuta ad alleviare i sintomi dei problemi digestivi, ed è ricca di manganese e vitamina C. Di seguito ti elenchiamo le principali proprietà dell’acqua di menta e ti dettagliamo la ricetta.

1. Alito cattivo. La menta ha proprietà antibatteriche che aiutano ad eliminare i batteri che causano l’alito cattivo. La menta aiuta a rinfrescare l’alito per varie ore.

 

2. Digestione. L’acqua di menta aiuta ad alleviare l’acidità di stomaco e a prevenire l’infiammazione, il gonfiore e il dolore addominale.

3. Diarrea. L’acqua di menta aiuta a rilassare i muscoli dell’intestino, a calmare gli spasmi e alleviare i sintomi della diarrea.

4. Memoria. L’aroma della menta aiuta a potenziare le funzioni cognitive e a migliorare la memoria.

5. Depurativa. Il consumo regolare di questa bevanda aiuta ad espellere tossine e residui dall’organismo, purificando il corpo.

Per preparare l’acqua di menta hai bisogno di:

  • 3 limoni,
  • 1 mazzetto di menta biologica e
  • 2 litri d’acqua.

Porta ad ebollizione la menta in mezzo litro d’acqua per circa 10 minuti. Nell’altro litro e mezzo di acqua spremi il succo dei limoni. Mescola tutto e conserva in una brocca di vetro. Bevi durante tutta la giornata.

 

FONTE: Rimedio Naturale

 

(ENGLISH VERSION)

Mint water is a refreshing and thirst-quenching drink, which allows us to enjoy all the benefits of mint and its unique taste.

This tasty drink helps relieve the symptoms of digestive problems, and is rich in manganese and vitamin C. Below we list the main properties of mint water and detail the recipe.

Bad breath. Mint has antibacterial properties that help eliminate bacteria that cause bad breath. Mint helps to refresh the breath for several hours.

Digestion. Mint water helps to relieve stomach acid and prevent inflammation, swelling and abdominal pain.

Diarrhea. Mint water helps to relax the muscles of the intestine, to calm the spasms and relieve the symptoms of diarrhea.

Memory. The aroma of mint helps to strengthen cognitive functions and improve memory.

Detox. Regular consumption of this drink helps expel toxins and residues from the body, purifying the body.

To prepare mint water you need: 3 lemons, 1 bunch of organic mint and 2 liters of water.

Bring the mint to a boil in half a liter of water for about 10 minutes. In the other liter and a half of water, squeeze the lemon juice. Mix everything and keep in a glass jug. Drink throughout the day.

 

SOURCE: Rimedio Naturale

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