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Archive for the ‘pericoli per la salute’ Category

I pericoli connessi all’ arsenico si estendono ben oltre i suoi effetti diretti sul sistema immunitario e sulla funzione cognitiva. 

 

Un recente studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives (EHP) rivela che l’esposizione cronica a questo veleno, in realtà impedisce al corpo di rimuovere naturalmente molti altri metalli pesanti tossici come piombo, mercurio, ferro e cadmio, permettendo loro di accumularsi gradualmente nei tessuti e nel cervello.

Test condotti sia in vitro che su animali, da un team di ricercatori della Columbia University, hanno svelato il fatto che l’arsenico esaurisce le riserve del corpo di glutatione, il cosiddetto “master antiossidante” che regola una serie di eventi cellulari tra cui l’espressione genica, replicazione delle cellule, la sintesi di proteine, ecc…. Il glutatione aiuta anche a proteggere il corpo contro lo stress ossidativo, che danneggia i geni e potrebbe causare il cancro.

 

Senza glutatione, i reni e il fegato non possono funzionare correttamente

Oltre a indurre il tipo di stress ossidativo che a lungo termine porta a malattia, la mancanza di glutatione cronica, arsenico indotta, impedisce letteralmente al corpo di disintossicare se stesso. Praticamente ogni cellula del corpo ha bisogno del glutatione per mantenersi in uno stato di salute e prevenire la diffusione di radicali liberi.

I reni e il fegato, che sono organi di disintossicazione primari del corpo, hanno bisogno del glutatione per funzionare normalmente.

  • “La disintossicazione cellulare è suddivisa in tre fasi e il glutatione migliora queste fasi di disintossicazione in molti modi “, spiega un rapporto sul glutatione e la disintossicazione pubblicato da Living. ” Le tossine vengono rilevate all’interno della cellula e modificate attraverso reazioni di ossidazione. Una volta che una tossina viene rilevata e modificata, i suoi metaboliti attivi sono poi vincolati o ‘coniugati’ direttamente al glutatione. Esistono altri elementi nel corpo che possono coniugare le tossine, ma il glutatione contribuisce principalmente a questo processo …. La coniugazione al glutatione disabilita i metaboliti tossici che non possono  diffondersi attraverso le membrane e vengono invece, rimossi dal corpo”.

Senza glutatione, i metalli pesanti non hanno nulla a cui legarsi per l’eliminazione

In altre parole, senza glutatione, il corpo non ha modo di disattivare efficacemente, catturare ed eliminare le tossine. Questo è il motivo per cui è fondamentale non solo ridurre al minimo l’esposizione all’ arsenico. Ciò è particolarmente importante in quanto lo studio ha anche riscontrato che l’avvelenamento cronico da arsenico, può potenzialmente causare una perdita irreversibile di glutatione nelle aree del corpo dove è più necessario.

 

FONTE: Medimagazine

 

(ENGLISH VERSION)

The dangers associated with arsenic extend far beyond its direct effects on the immune system and cognitive function.

A recent study published in the journal Environmental Health Perspectives (EHP) reveals that chronic exposure to this poison actually prevents the body from naturally removing many other toxic heavy metals such as lead, mercury, iron and cadmium, allowing them to gradually accumulate in tissues and in the brain.

Tests conducted both in vitro and in animals, by a team of researchers from Columbia University, have unveiled the fact that arsenic depletes the reserves of the body of glutathione, the so-called “antioxidant master” that regulates a series of cellular events including gene expression, cell replication, protein synthesis, etc … Glutathione also helps protect the body against oxidative stress, which damages genes and could cause cancer.
 

Without glutathione, the kidneys and the liver can not function properly

In addition to inducing the type of oxidative stress that leads to illness in the long run, the lack of chronic glutathione, induced arsenic, literally prevents the body from detoxifying itself. Virtually every cell in the body needs glutathione to maintain a state of health and prevent the spread of free radicals.

The kidneys and the liver, which are primary body detoxification organs, need glutathione to function normally.

  • “Cell detoxification is broken into three phases and glutathione improves these detoxification stages in many ways,” explains a report on glutathione and detoxification published by Living. “Toxins are detected inside the cell and modified through oxidation reactions. Once a toxin is detected and modified, its active metabolites are then bound or ‘conjugated’ directly to the glutathione. There are other elements in the body that can combine toxins, but glutathione mainly contributes to this process …. Glutathione conjugation disables toxic metabolites that can not spread through the membranes and are instead removed from the body “.

Without glutathione, heavy metals have nothing to bind to elimination

In other words, without glutathione, the body has no way of effectively deactivating, capturing and eliminating toxins. This is why it is essential to not only minimize exposure to arsenic. This is particularly important as the study also found that chronic arsenic poisoning can potentially cause irreversible glutathione loss in areas of the body where it is most needed.

 

SOURCE: Medimagazine

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Il virus Epstein-Barr ha creato un’epidemia segreta. Dei circa 320 milioni di persone negli Stati Uniti, oltre 225 milioni di americani hanno una qualche forma di EBV che sta influenzando la loro vita.

 

Le comunità mediche sono a conoscenza di una sola versione di EBV, ma ci sono in realtà oltre 60 varietà. Non hanno idea di come il virus funzioni a lungo termine e di quanto possa essere problematico.

La verità è che EBV è la fonte di numerosi problemi di salute che sono attualmente considerati malattie misteriose, tra cui

  • fibromialgia,
  • sindrome da stanchezza cronica,
  • sclerosi multipla,
  • artrite reumatoide,
  • disturbi della tiroide,
  • lupus,
  • malattia di Lyme,
  • tinnito,
  • vertigini e molto altro ancora.

Per capire meglio EBV, è utile conoscere le quattro fasi che attraversa:

Fase uno

Se prendi EBV, passa un periodo iniziale dormiente in cui circola nel tuo sangue facendo poco più che replicarsi lentamente per costruirne i numeri, e in attesa di un’opportunità per lanciare un’infezione più diretta.

Fase due

Alla fine della prima fase, il virus Epstein-Barr è pronto a combattere contro il tuo corpo. Questo è il momento in cui EBV rende nota la sua presenza trasformandosi in mononucleosi. Le comunità mediche non sono consapevoli che ogni caso di mononucleosi è solo la seconda fase di EBV. Durante questa Fase Due, il sistema immunitario del tuo corpo entra in conflitto con il virus. È in questa fase che EBV cerca una casa a lungo termine eseguendo una corsa andando ad annidarsi in uno o più dei tuoi principali organi, in genere fegato e / o milza.

Fase tre

Una volta che il virus si deposita nel tuo fegato, milza e / o altri organi, nidifica lì. Da questo punto in poi, quando un dottore esegue un test per Epstein-Barr, lei o lui troverà anticorpi e prenderà questi come un indicazione di un’infezione passata, quando EBV era nella sua fase mononucleosi. Il medico non troverà l’EBV attualmente attivo nel flusso sanguigno. La confusione qui è uno dei più grandi errori della storia medica: è così che questo virus è scivolato attraverso le fessure.

Fase quattro

L’obiettivo ultimo del virus Epstein-Barr è quello di infiammare il sistema nervoso centrale. Il tuo sistema immunitario normalmente non permetterebbe che questo accada. Ma se EBV ti ha logorato con successo nella terza fase, il virus sfrutta la tua vulnerabilità e inizia a causare una moltitudine di strani sintomi che vanno dalle palpitazioni cardiache ai dolori generalizzati e ai dolori nervosi.

I pazienti con questi problemi sono a volte diagnosticati con fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica o artrite reumatoide, che sono tutte raccolte da sintomi che le comunità mediche ammettono di non capire e per i quali non hanno cura.

Una via d’uscita

Mentre EBV è una seria minaccia per la nostra salute, la buona notizia è che se segui attentamente e paziente i passaggi descritti nel mio libro Medical Medium e nel mio programma radiofonico, puoi guarire. Puoi recuperare il tuo sistema immunitario, liberarti di EBV, ringiovanire il tuo corpo, avere il pieno controllo della tua salute e andare avanti con la tua vita.

FONTE: Medical Medium

 

 

(ENGLISH VERSION)

The Epstein-Barr virus has created a secret epidemic. Out of the roughly 320 million people in the U.S., over 225 million Americans have some form of EBV that’s affecting their life. Medical communities are aware of only one version of EBV, but there are actually over 60 varieties. They have no idea how the virus operates long-term and how problematic it can be.

The truth is, EBV is the source of numerous health problems that are currently considered mystery illnesses, including fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, multiple sclerosis, rheumatoid arthritis, thyroid disorders, lupus, Lyme disease, tinnitus, vertigo, and much more. To understand EBV better, it’s helpful to know the four stages it goes through:

Stage One
If you catch EBV, it goes through an initial dormant period of floating around in your bloodstream doing little more than slowly replicating itself to build its numbers—and waiting for an opportunity to launch a more direct infection.

Stage Two
At the end of Stage One, the Epstein-Barr virus is ready to do battle with your body. That’s when EBV first makes its presence known by turning into mononucleosis. Medical communities are unaware that every case of mononucleosis is only Stage Two of EBV. During this Stage Two, your body’s immune system goes to war with the virus. It’s during this stage that EBV seeks a long-term home by making a run for one or more of your major organs—typically your liver and/ or spleen.

Stage Three
Once the virus settles into your liver, spleen, and/or other organs, it nests there. From this point on, when a doctor tests for Epstein-Barr, she or he will find antibodies and take these to indicate a past infection, when EBV was in its mono phase. The doctor will not find the EBV presently active in the bloodstream. The confusion here is one of the biggest blunders in medical history—this is how this virus has slipped through the cracks.

Stage Four
The ultimate goal of the Epstein-Barr virus is to inflame your central nervous system. Your immune system normally wouldn’t allow this to happen. But if EBV has successfully worn you down in Stage Three, the virus will take advantage of your vulnerability and start to cause a multitude of strange symptoms that range from heart palpitations to generalized aches and pains to nerve pain. Patients with these issues are sometimes diagnosed as having fibromyalgia, chronic fatigue syndrome, or rheumatoid arthritis, all of which are collections of symptoms that medical communities admit they don’t understand and for which they have no cure.

A Way Out
While EBV is a serious threat to our health, the good news is that if you carefully and patiently follow the steps detailed in my book Medical Medium and my radio show, you can heal. You can recover your immune system, free yourself of EBV, rejuvenate your body, gain full control over your health, and move on with your life.

 

SOURCE: Medical Medium

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Secondo i dati del ministero della salute il farmaco più venduto in Italia è a base di paracetamolo, l’antidolorifico e antipiretico più comprato dagli italiani però può avere gravi effetti collaterali: i dati di uno studio condotto presso l’Ohio State University e l’Istituto Nazionale della Salute statunitense (NiH) dimostrano che il paracetamolo inibisce il sentimento di compassione ed il coinvolgimento emotivo nei confronti del dolore e della sofferenza altrui, in altre parole, il paracetamolo toglie l’empatia.

I più noti effetti collaterali del paracetamolo sono legati all’intossicazione del fegato e dei reni, basti pensare che 10 grammi di paracetamolo possono essere letali, negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’avvelenamento da paracetamolo è la più comune causa di insufficienza epatica fulminante.

Lo studio, condotto dal Dr. Mischkowski, ha voluto analizzare un effetto collaterale ancora poco evidente e poco discusso (per ora) ossia i danni che il paracetamolo provoca a livello relazionale, emotivo e comunicativo.

Il paracetamolo oltre ad eliminare il dolore “fisico” elimina anche la nostra percezione della sofferenza altrui, ossia elimina l’empatia.

Cosa si intende per Empatia?

Il termine è composto da en: dentro e phatos: dolore, con empatia si intende la capacità di percepire il dolore dell’altro e la capacità di partecipazione e quindi di comprensione della sofferenza altrui.

L’empatia è da sempre tema di studio di varie discipline scientifiche, dalle neuroscienze all’antropologia, passando per psicologia e sociologia.

  • “L’empatia è concepita come la capacità di immedesimarsi con gli stati d’animo e con i pensieri delle altre persone sulla base della comprensione dei loro segnali emozionali, dell’assunzione della loro prospettiva soggettiva e della condivisione dei loro sentimenti”.
    Silvia Bonino, psicologa e psicoterapeuta

 

  • “L’empatia è quella capacità di intendere l’altro al di là della comunicazione esplicita”.
    Umberto Galimberti, filosofo

L’empatia è la meravigliosa capacità (innata) che abbiamo di percepire e partecipare alle sofferenze altrui, è il nostro modo di sentire che l’altro esiste e nella sua sofferenza, riflessa attraverso il nostro sentire empatico, ne avvertiamo il dolore.

Nel riconoscimento del dolore altrui, come conseguenza si possono (si dovrebbero) innescare processi di solidarietà, aiuto, compassione, azioni volte al bene e quindi al superamento di quella sofferenza che, sebbene di altri sappiamo e sentiamo che potrebbe essere anche nostra.

Il paracetamolo anestetizza le nostre emozioni

La ricerca condotta dal Dr. Mischkowski, è uno studio a doppio cieco, svolto su oltre 200 studenti universitari volontari sottoposti a diversi test psicologici che hanno messo alla prova il loro livello di empatia, valutato secondo il loro maggior o minor coinvolgimento a situazioni dolorose di terzi.

  • A metà è stata somministrata una dose di 1.000 mg di paracetamolo e
  • all’altra metà un placebo.

I risultati hanno mostrato che coloro che avevano preso il paracetamolo avevano meno capacità di sentire il dolore di chi stava intorno. E non è tutto. Il farmaco è in grado anche di diminuire la percezione delle emozioni positive e quindi può assopire la nostra emotività. I ricercatori stanno ora testando l’ibuprofene per vedere se i risultati sono gli stessi.

Il Dr. Dominik Mischkowski afferma:

  • “I nostri risultati suggeriscono che il dolore di altre persone non sembra un grosso problema quando hai assunto paracetamolo. Il paracetamolo può ridurre l’empatia.”

Il co-autore dello studio, il dottor Baldwin Way ha dichiarato:

  • “L’empatia è importante. Se stai discutendo con il tuo coniuge e hai appena assunto paracetamolo, la nostra ricerca suggerisce che ci potrebbe essere meno comprensione nei confronti dei sentimenti del tuo partner.”

I risultati dimostrano che quando si assume paracetamolo si è maggiormente estraniati e insensibili al dolore e alla sofferenza altrui. Questa ricerca solleva importanti domande sull’impatto sociale del paracetamolo.

Quali saranno le conseguenze di una popolazione non empatica?

La riduzione dell’empatia provocata dal paracetamolo solleva preoccupazioni sugli effetti collaterali a livello sociale di ampia portata, considerata anche la grandissima diffusione di questo principio attivo, negli Stati Uniti un quarto della popolazione assume settimanalmente il principio attivo in questione.

Le implicazioni non si fermano ad un affievolimento di un mero sentimento compassionevole fine a sé stesso, l’empatia ha un ruolo sociale di cruciale importanza, la partecipazione emotiva ed il riconoscimento dell’altro sono colonne portanti del nostro vivere in società, nel mondo e per il mondo.

  • “L’empatia per il dolore di altre persone è particolarmente vitale nei processi di rilevanza sociale in quanto regola il comportamento prosociale e antisociale, ad esempio, l’empatia con un’altra sofferenza è considerata un importante innesco di azioni prosociali e allo stesso modo, l’empatia per il dolore di un altro può frenare il comportamento aggressivo.”
    Daniel Batson, sociopsicologo

L’empatia è molto più rivoluzionaria di quello che si può pensare, uno tra i più noti economisti americani, Jeremy Rifkin, vede proprio nell’empatia una possibile soluzione alla crisi globale. Rifkin, parla di “homo empaticus”, proprio per definire un nuovo tipo di umanità protagonista di una nuova era: l’era dell’empatia.

Solo con l’empatia si può superare il tecnocentrismo razionale autoreferenziale dell’era della ragione.

  • I benefici che traiamo dall’empatia sono incalcolabili. Se la natura umana è effettivamente materialista, egoista, utilitarista e orientata al piacere, ci sono ben poche speranze di risolvere il paradosso empatia-entropia.
    Ma se invece la natura umana, a un livello più fondamentale, è predisposta all’affetto, alla comunione, alla socialità e all’estensione empatica, c’è la possibilità di trovare una soluzione che ci permetta di ripristinare un equilibrio sostenibile con la biosfera.
    Un’idea radicalmente nuova di natura umana sta lentamente emergendo e acquistando forza, con implicazioni rivoluzionarie sul modo in cui, nei secoli a venire, interpreteremo e organizzeremo le nostre relazioni sociali e ambientali.
    Abbiamo scoperto l’Homo empaticus.”
    Jeremy Rifkin, economista ed attivista

Riferimenti
1. Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker and Baldwin M. Way. From painkiller to empathy killer: acetaminophen (paracetamol) reduces empathy for pain. Soc Cogn Affect Neurosci. 2016 Sep; 11(9): 1345–1353.
2. Batson D. The Altruism Question: Toward a Social-Psychological Answer, Psychology Press, 1991
3. Bonino S. Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, 1994
4. Galimberti U. Dizionario di psicologia, Utet, 1992
5. Rifkin J. La Civiltà dell’Empatia, Mondadori, 2010

Disclaimer: Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

According to the Ministry of Health, the best-selling drug in Italy is based on paracetamol, but the painkiller and antipyretic most bought by the Italians may have serious side effects: the data from a study at Ohio State University and the ” The National Institute of American Health (NiH) shows that paracetamol inhibits the feeling of compassion and emotional involvement in the pain and suffering of others, in other words, paracetamol removes empathy.

The most common side effects of paracetamol are related to liver and kidney poisoning, it is enough to think that 10 grams of paracetamol can be lethal; in the United States and the United Kingdom paracetamol poisoning is the most common cause of fulminant hepatic insufficiency .

The study, conducted by Dr. Mischkowski, wanted to analyze a side effect that is still unclear and little discussed (for now), namely the damage that paracetamol causes at relational, emotional and communicative levels.

Paracetamol, in addition to eliminating “physical” pain, also eliminates our perception of the suffering of others, that is to eliminate empathy.

What is Empathy?

The term is en: inside and phatos: pain, with empathy is meant the ability to perceive the pain of the other and the ability to participate and thus to understand the suffering of others.

Empathy has always been the subject of study of various scientific disciplines, from neuroscience to anthropology, passing through psychology and sociology.

  • “Empathy is conceived as the ability to identify with the moods and thoughts of others based on the understanding of their emotional signals, the assumption of their subjective perspective and the sharing of their feelings.”
    Silvia Bonino, psychologist and psychotherapist

 

  • “Empathy is that ability to understand the other beyond explicit communication.”
    Umberto Galimberti, philosopher

Empathy is the wonderful (innate) ability we have to perceive and participate in the sufferings of others, is our way of feeling the other one exists and in his suffering, reflected through our empathic feeling, we feel the pain.

In recognition of the pain of others, as a result, you may (should) initiate processes of

  • solidarity,
  • help,
  • compassion,
  • actions for the good,

and thus overcoming that suffering which, while others know and feel that it may be ours.

Paracetamol anesthetizes our emotions

Dr. Mischkowski’s research is a double blind study conducted by over 200 volunteer university students undergoing several psychological tests that have tested their level of empathy, evaluated according to their greater or minor involvement in painful situations of third. Half a dose of 1,000 mg of paracetamol was administered and the other half a placebo. The results showed that those who had taken paracetamol had less ability to feel the pain of those around them. And that’s not all. The medication is also able to diminish the perception of positive emotions and hence can affect our emotionality. Researchers are now testing ibuprofen to see if the results are the same.

Dr. Dominik Mischkowski states:

  • “Our findings suggest that other people’s pain does not seem a big deal when you take paracetamol. Paracetamol can reduce empathy. “

Co-author of the study, Dr. Baldwin Way said:

  • “Empathy is important. If you are discussing with your spouse and have just taken paracetamol, our research suggests that there may be less understanding of your partner’s feelings.

The results show that when paracetamol is taken, they are most estranged and insensitive to the pain and suffering of others. This research raises important questions about the social impact of paracetamol.

What will be the consequences of a non-empathic population?

The reduction in paracetamol empathy raises concerns about side-effects at a socially wide-ranging level, considering the very wide spread of this active principle, in the United States a quarter of the population takes the active ingredient weekly.

The implications do not stop at the slighting of a mere self-compassionate feeling, empathy has a social role of crucial importance, emotional participation and recognition of the other are the pillars of our living in society, in the world and for the world.

  • “Empathy for the pain of other people is particularly vital in processes of social relevance as it regulates prosocial and antisocial behavior, for example, empathy with another suffering is considered an important trigger for prosocial actions and likewise , empathy for the pain of another can curb aggressive behavior. “
    Daniel Batson, a sociopsychologist

Empathy is far more revolutionary than one can think of, one of the most well-known American economists, Jeremy Rifkin, sees in empathy a possible solution to the global crisis. Rifkin speaks of “homo empaticus”, just to define a new kind of humanity protagonist of a new era: the era of empathy.

Only with empathy one can overcome the rational self-referential technocentrism of the age of reason.

  • “The benefits we gain from empathy are incalculable. If human nature is actually materialistic, egoistic, utilitarian and pleasure-oriented, there is little hope for solving the paradox of empathy-entropy.
    But if human nature, on a more fundamental level, is predisposed to affection, communion, sociality and empathic extension, there is a chance to find a solution that will allow us to restore a sustainable balance with the biosphere .
    A radically new concept of human nature is slowly emerging and gaining strength, with revolutionary implications on how, over the centuries, we will interpret and organize our social and environmental relations.
    We discovered Homo empaticus. “
    Jeremy Rifkin, economist and activist

Riferimenti
1. Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker and Baldwin M. Way. From painkiller to empathy killer: acetaminophen (paracetamol) reduces empathy for pain. Soc Cogn Affect Neurosci. 2016 Sep; 11(9): 1345–1353.
2. Batson D. The Altruism Question: Toward a Social-Psychological Answer, Psychology Press, 1991
3. Bonino S. Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, 1994
4. Galimberti U. Dizionario di psicologia, Utet, 1992
5. Rifkin J. La Civiltà dell’Empatia, Mondadori, 2010

 

Disclaimer: This article is only for illustration purposes and does not replace your doctor’s opinion. It is not intended to provide medical advice, diagnosis or treatment.

SOURCE: Dionidream

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Gli esperti hanno dimostrato che assumere regolarmente dolcificanti di sintesi porta a incrementare l’introito calorico fino al 30% in più.

 

I  dolcificanti ti aiutano se vuoi dimagrire? Ebbene no. I dolcificanti di sintesi, come l’aspartame, sarebbero responsabili di un aumento dell’appetito, e indurrebbero a un maggior consumo di calorie. È la scoperta di alcuni studiosi dell’Università di Sidney, che hanno osservato gli effetti a lungo termine del consumo abituale dei dolcificanti, che vengono in genere impiegati proprio per ridurre l’apporto calorico. In diversi esperimenti successivi i ricercatori hanno dimostrato che assumere regolarmente tali prodotti determina a lungo andare un incremento dell’introito calorico del 30%, cui sembrerebbe associarsi anche una predilezione per i cibi dolci. Ma perché?

Il cervello non si fa ingannare…

Gli autori dello studio, che è stato pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, spiegano che attraverso analisi sistematiche, si è osservato che nel cervello la sensazione di dolce è legata a quella del contenuto calorico di un alimento. Una cosa che si capisce bene con lo zucchero, dolce e calorico appunto. Di fronte ai dolcificanti, dolci ma per nulla calorici, il cervello non si fa ingannare e invia un nuovo segnale di fame. È come se cercasse di ottenere tutte quelle calorie che il gusto dolce aveva promesso. E così si mangia di più. Inoltre tale meccanismo orienterebbe le scelte alimentari verso quei cibi che, da sempre, il cervello ha associato a un veloce e abbondante rifornimento di calorie, i dolci appunto.

Se usi i dolcificanti, mangi di più

Se utilizzi abitualmente i dolcificanti nella tua dieta, quindi, non solo si mangi di più, ma più dolci. Di conseguenza, se l’obiettivo è il dimagrimento, i dolcificanti non aiutano. Questi studi rinforzano l’idea che i cibi “sugar free” non siano inerti, ma abbiano rilevanti conseguenze sul modo in cui ci alimentiamo.

Comincia ad abituarti a sapori meno dolci

Il consiglio per diminuire l’utilizzo di zucchero è quello di ridurne le quantità, a cominciare da quelle usate nel caffè e via via nelle preparazioni dolci come ad esempio le torte. Lo zucchero si può sostituire con dolcificanti naturali e più salutari, come ad esempio i vari malti e il miele, anche se bisogna considerare che anche questi alimenti hanno un impatto sulla glicemia. Mano a mano che ci si abitua a sapori meno dolci, in ogni caso, non sarà difficile fare a meno di zucchero e dolcificanti.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Experts have shown that taking regular synthesis sweeteners leads to increased calorie intake up to 30% more.

 

Will sweeteners help you if you want to lose weight? Well, no.

Synthetic sweeteners, such as aspartame, would be responsible for increased appetite, and would result in increased calorie consumption. It is the discovery by some scholars at the University of Sidney who have observed the long-term effects of the usual consumption of sweeteners, which are typically employed to reduce caloric intake. In several subsequent experiments, researchers have shown that taking these products regularly leads to an increase in calorie consumption of 30%, which seems to be associated with sweet foods preference. But why?

The brain is not fooled …

The authors of the study, published in the journal Cell Metabolism, explain that through systematic analysis, it has been observed that in the brain the sweet feeling is related to that of the calorie content of a food.

One thing you understand well with the sugar, sweet and calorie precisely. When taking these sweeteners that doesn’t have any calories, the brain is not fooled and sends a new sign of hunger. It’s as if trying to get all those calories that sweet taste had promised. And so you eat more. In addition, this mechanism would orient the dietary choices towards those foods that have always associated the brain with a fast and abundant supply of calories, sweet cakes.

If you use sweeteners, you will eat more

If you usually use sweeteners in your diet, then not only  you will eat more, but also sweeter foods. Consequently, if the goal is slimming, the sweeteners is not for help. These studies reinforce the idea that “sugar free” foods are not inert, but have significant consequences on the way we feed them.

You start to get used to less sweet flavors

The advice to lessen the use of sugar is to reduce its amount, starting with those used in coffee and onwards in sweet preparations such as cakes. Sugar can be replaced by natural and healthier sweeteners, such as various malts and honey, although these foods have an impact on blood glucose. As you get used to less sweet flavors, in any case, it will not be difficult to do without sugars and sweeteners.

 

SOURCE: Riza

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Le bevande molto diffuse nei supermercati possono essere dannose per la nostra salute. Sia che queste bevande contengano zucchero sia che abbiano le versioni dietetiche come aspartame, acesulfame k, sciroppo di glucosio, fruttosio, ecc. Un recente studio dimostra che le bevande dolcificate aumentano il rischio di ictus e demenza. In altre parole, stanno letteralmente martellando il tuo cervello.

Avevamo già parlato dello zucchero come causa di Alzheimer e demenza e quindi di come tutte le bevande contenenti zucchero andassero evitate. Infatti una sola lattina di cola contiene una quantità esorbitante di zucchero disciolta!

Ora abbiamo dei risultati anche per le altre tipologie di bibite diffuse. I ricercatori dellUniversità di Boston hanno reso noti i risultati dello studio: le persone che assumono bevande dietetiche (le cosiddette bibite “light”)sono quasi tre volte più a rischio di ictus e demenza.

Le Bevande dolcificate aumentano il rischio di ictus e demenza

I ricercatori hanno studiato le tendenze dei consumatori di bibite in un campione di quasi 3.000 adulti e hanno scoperto alcuni dati sorprendenti. Riferendosi a persone di età superiore ai 45 anni per lo studio dell’incidenza di ictus e a persone di più di 60 anni per quanto riguarda la demenza, hanno scoperto che l’assunzione regolare di bevande “light” quasi triplica il rischio di ictus e di demenza.

Tale rischio è valido anche dopo aver considerato altri fattori di rischio come l’obesità, la qualità della dieta, i livelli di esercizio fisico e il fumo.

  • “Questi studi non hanno un valore assoluto, ma sono dati molto forti e ci danno un grande avvertimento. Sembra che non ci sia molto da fare per le bibite zuccherate, sostituire lo zucchero con dolcificanti artificiali non sembra affatto aiutare. Forse tornare ad apprezzare un buon bicchiere d’acqua è qualcosa a cui dovremmo riabituarci”.spiega la Dott. Sudha Seshadri, professoressa di neurologia e docente presso l’Alzheimer’s Disease Center della Boston University

Ma il team di ricerca della Boston University non si è fermato 1ui. Ha studiato le conseguenze indotte dall’assumere questo tipo di bevande.

Sia che parliamo dello zucchero “vero” sia che parliamo dei pericoli dell’alto contenuto di fruttosio dello sciroppo di mais, la scienza parla chiaro. Lo scandalo dell’industria dello zucchero degli anni ‘50 e ‘60 stabiliva l’inizio di un disastro alimentare. Gli studi falsificati finanziati dalle industrie dello zucchero spostarono la percezione pubblica, ingannando la gente a pensare che non fosse lo zucchero il nemico della salute, ma i grassi.

Ora, come sappiamo bene, i grassi sani sono vitali per mantenerci in buona salute. Ma ci sono ancora troppe persone che continuano a tracannare bibite gassate. L’eccesso di zucchero è risaputo che provochi malattie cardiache e seri danni metabolici. Ma i ricercatori dell’Università di Boston volevano studiare gli effetti delle bibite gassate, bevande analcoliche e succhi di frutta sul cervello umano.

Utilizzando l’imaging a risonanza magnetica (MRI), test cognitivi e dati esistenti, gli scienziati hanno scoperto che bere più di due bevande zuccherate al giorno o più di 3 bibite gassate da luogo ad una riduzione del volume cerebrale. Stiamo parlando di un vero e proprio ritiro del cervello, una riduzione delle dimensioni dell’ippocampo. Ciò porta anche ad un invecchiamento accelerato del cervello e ad un impoverimento della memoria. Questi sono tutti fattori di rischio, che possono indurre ai primi stadi dell’Alzheimer.

Anche solamente una bibita gassata al giorno può produrre la riduzione del volume cerebrale, come mostra uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of the Alzheimer’s Association.

Altri disturbi di salute collegati all’assunzione di bibite gassate e zuccherate

L’Università di Boston ha mostrato la prima connessione tra bevande gassate e demenza, ma c’è una lunga lista di ricercatori che hanno trovato collegamenti tra queste bevande artificialmente zuccherate ed una serie di problemi di salute, tra cui:

  • Depressione. Bere 4 o più lattine al giorno è collegato a un rischio di depressione superiore del 30% (1)
  • Danni ai reni. Il consumo di questo tipo di bevande sul lungo periodo è collegato ad una riduzione del 30% della funzionalità renale. (2)
  • Diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. Le bibite gassate, specialmente quello cosiddette light o diet bevute quotidianamente aumentano il rischio di sindrome metabolica del 36%. Aumenta anche il rischio di diabete di tipo 2 del 67% (3)

3 bevande salutari come alternative alle bibite gassate

Perché bere qualcosa che ti accorcia la vita? Prova queste sane alternative invece:

  • Tè verde. Bere tè può ridurre il rischio di Alzheimer fino all’86%.
  • Kombucha. Ami le bollicine delle bibite gassate? Prova il kombucha! Conosciuto come “Elisir di lunga vita” dai cinesi, è una bomba di probiotici e di energia.
  • Kefir. E’ una bevanda fermentata e quindi leggermente gassata naturalmente come il kombucha, con il vantaggio che non contiene teina/caffeina e quindi è adattata a tutti.

Considerazioni finali

  • Le cosiddette bevande diet o light triplicano il rischio di ictus e demenza.
  • Le bevande zuccherate sono anch’esse dannose
  • Bere una bibita gassata al giorno riduce il volume del tuo cervello.
  • Bere bevande zuccherate regolarmente riduce le dimensioni dell’ippocampo, porta un invecchiamento cerebrale accelerato e danneggia la memoria. Questi sono tutti fattori di rischio per l’Alzheimer.
  • Invece di bere queste bevande, prova il tè verde, il kefir o il kombucha

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Soft drinks in supermarkets can be harmful to our health. Whether these drinks contain sugar or have dietary versions like aspartame, acesulfame k, glucose syrup, fructose, etc. A recent study shows that sweetened drinks increase the risk of stroke and dementia. In other words, they are literally hammering your brain.

We had already talked about sugar as a cause of Alzheimer’s and dementia and therefore how all the sugary drinks had to be avoided. In fact, a single cola can contains an exorbitant amount of dissolved sugar!

We now have results for other types of soft drinks. Boston University researchers have released the findings of the study: People taking diet drinks (so-called “light” beverages) are almost three times more at risk for stroke and dementia.

Sweetened drinks increase the risk of stroke and dementia

Researchers studied consumer drink trends in a sample of nearly 3,000 adults and discovered some surprising data. Referring to people over the age of 45 to study the incidence of stroke and people over 60 years of age with dementia, they found that regular “light” intake almost tripled the risk of stroke and stroke dementia.

 

This risk is also valid after considering other risk factors such as obesity, diet quality, exercise levels, and smoking.

  • “These studies do not have absolute value, but they are very strong and give us a big warning. It seems that there is not much to do for sugary drinks, substituting sugars with artificial sweeteners does not seem to help at all. Maybe returning to appreciating a good glass of water is something we should re-think. ” – explains Dr. Sudha Seshadri, professor of neurology and professor at the Alzheimer’s Disease Center at Boston University

But the Boston University research team has not stopped. He studied the consequences of taking this type of drink.

 

Whether we talk about “true” sugar or whether we are talking about the dangers of high fructose content of corn syrup, science speaks clearly. The scandal of the sugar industry of the 1950s and 1960s set off the start of a food disaster. False-funded studies funded by sugar industries shifted public perception, deceiving people to think that sugar was not the enemy of health but the fats.

Now, as we all know, healthy fats are vital to keeping us healthy. But there are still too many people who keep drinking soft drinks. Excess of sugar is known to cause heart disease and serious metabolic damage. But Boston University researchers wanted to study the effects of carbonated drinks, soft drinks and fruit juices on the human brain.

Using magnetic resonance imaging (MRI), cognitive tests, and existing data, scientists have found that drinking more than two sugary drinks a day or more than 3 carbonated drinks lead to a reduction in brain volume. We are talking about a real retreat of the brain, a reduction in hippocampal size. This also leads to an accelerated aging of the brain and a depletion of memory. These are all risk factors, which can lead to early stages of Alzheimer’s.

Also only one daily drinked beverage can produce a reduction in brain volume, as shown in a study published in The Journal of the Alzheimer’s Association.

Other health disorders related to the ingestion of carbonated and sugary drinks

The University of Boston has shown the first connection between carbonated beverages and dementia, but there is a long list of researchers who have found links between these artificially sugared drinks and a number of health problems, including:

  • Depression. Drinking 4 or more cans per day is associated with a 30% higher risk of depression (1)
  • Damage to the kidneys. The consumption of this type of drink over the long term is linked to a 30% reduction in renal function. (2)
  • Type 2 diabetes and metabolic syndrome. The carbonated drinks, especially the so-called light or daily diets, increase the risk of metabolic syndrome by 36%. It also increases the risk of type 2 diabetes by 67% (3)

3 Healthy Drinks as Alternatives to Drinks Drinks

Why drink something that shorten your life? Try these healthy alternatives instead:

  • Green tea. Drinking tea can reduce Alzheimer’s risk up to 86%.
  • Kombucha. Do you like bubbles of carbonated drinks? Try the kombucha! Known as the “Elisir of Long Life” by the Chinese, it is a probiotic and energy bomb.
  • Kefir. It is a fermented and therefore slightly carbonated beverage like kombucha, with the advantage that it does not contain tein / caffeine and is therefore tailored to everyone.

 

Final considerations

  • So-called diet or light drinks triple the risk of stroke and dementia.
  • Sugar drinks are also harmful
  • Drinking a carbonated drink a day reduces the volume of your brain.
  • Drinking sugary drinks regularly reduces hippocampal size, leads to accelerated brain aging, and damages memory. These are all risk factors for Alzheimer’s.
  • Instead of drinking these drinks, try green tea, kefir or kombucha

 

SOURCE: Dionidream

 

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Secondo uno studio, una lattina al giorno potrebbe aumentare anche di tre volte i rischi di sviluppare patologie cerebrali come ictus e Alzheimer.

 

Troppo zucchero è letale per la salute. I dati scientifici non lasciano dubbi in proposito: consumare frequentemente bevande gassate zuccherate e altri alimenti con molto zucchero aggiunto aumenta in modo notevole il rischio di sviluppare diabete e gravi problemi cardiovascolari. Tuttavia non ci si può fidare nemmeno di quelle bevande gassate dichiarate “senza zuccheri aggiunti”: è quello che emerge da una nuova ricerca della Boston University, pubblicata recentemente sulla rivista Stroke. Secondo lo studio, anche consumare una lattina al giorno di bevande gassate senza zucchero potrebbe aumentare fino a tre volte il rischio di avere un ictus o di sviluppare la malattia di Alzheimer. Gli autori della ricerca hanno precisato che si tratta di uno studio osservazionale e quindi, saranno necessari altri studi per approfondire l’argomento.

 

Risultati preliminari, ma la prudenza non è mai troppa

Lo studio ha preso in esame un campione di oltre tremila volontari in un periodo di tempo  di dieci anni, monitorando per ciascuno di loro il consumo giornaliero di bevande gassate zuccherate e drink senza zucchero e seguendo il loro stato di salute  generale con controlli clinici periodici. Quello che è emerso è preoccupante:

  • consumare almeno una lattina al giorno di bevande gassate pur senza zucchero aumenta di 2,6 volte il rischio di avere nel corso degli anni un ictus e di 2,89 volte quello di sviluppare una demenza.

Al momento non è possibile stabilire con certezza quale sia il meccanismo che leghi il consumo di questo tipo di bevande e le due patologie cerebrali.

Nel dubbio, limitare tutte le bevande gassate

Il Northern Manhattan Study realizzato dalla Columbia University qualche tempo fa aveva del resto già dimostrato una correlazione tra il consumo giornaliero di bevande gassate prive di zucchero e la possibilità di sviluppare successivamente problemi vascolari. Dati confermati da altri due studi importanti, il Nurse Health Study e l’Health Professionals follow-up study, che hanno evidenziato una netta  correlazione tra bevande gassate con e senza zucchero e incidenza di ictus. I dati finora pubblicati sono senza dubbio piuttosto consistenti e sono sufficienti da un lato a spingere i ricercatori a continuare ad approfondire l’argomento, dall’altro a limitare il consumo di questo tipo di bevande, soprattutto nei casi in cui vi sia già un rischio di sviluppare patologie cardiovascolari o metaboliche.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

According to a study, a can per day could even increase the risk of treating brain illnesses such as stroke and Alzheimer‘s three times.

Too much sugar is lethal for health. Scientific data does not leave any doubts about this: Frequently consuming sugary carbonated beverages and other foods with a lot of added sugar greatly increases the risk of developing diabetes and serious cardiovascular problems. However, they can not even trust those carbonated beverages declared “without added sugars”: this is what emerges from a new Boston University research recently published in Stroke magazine. According to the study, even consuming one can per day of carbonated non-sugary drinks could increase up to three times the risk of having a stroke or developing Alzheimer’s disease. The authors of the research have stated that this is an observational study and therefore, further studies will be needed to deepen the subject.

Preliminary results, but prudence is never too much

The study examined a sample of over three thousand volunteers over a period of ten years, tracking for each of them the daily consumption of soft drinks and sugary drinks and following their general health with periodic clinical controls. What is emerging is worrying: consuming at least one can per day of soft drinks without sugar increases by 2.6 times the risk of having a stroke and 2.89 times that of developing a dementia. At the moment it is not possible to determine with certainty what the mechanism of consumption of this type of drink and the two brain diseases are.

If in doubt, limit consumption of all soft drinks beverages

The Northern Manhattan Study, conducted by Columbia University some time ago, has already shown a correlation between the daily consumption of non-carbonated sugar-free drinks and the ability to develop vascular problems later. Data confirmed by two other major studies, the Nurse Health Study and the Health Professionals follow-up study, which showed a clear correlation between soft drinks with sugars and without sugar and stroke incidence. The data so far published are undoubtedly quite consistent and are sufficient on the one hand to push the researchers to continue to deepen the subject, on the other hand to limit the consumption of this type of drink, especially in cases where there is already a risk to develop cardiovascular or metabolic pathologies.

SOURCE: Riza

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Vi spieghiamo sintomi e terapia dell’elettrosensibilità. Con questo termine, si indica l’insieme dei disturbi biologici e psicologici, avvertiti da alcuni soggetti in prossimità di campi elettromagnetici (c.e.m.) ad alta e bassa frequenza.
Si tratta di sintomi provocati dalla vicinanza a
  • telefoni cellulari,
  • stazioni radiobase,
  • wi-fi,
  • radar,
  • ripetitori radio-televisivi,
  • ponti radio,
  • elettrodotti e
  • anche computers,
  • elettrodomestici e
  • impianti elettrici delle abitazioni.
Si ritiene che le persone portatrici di protesi metalliche siano particolarmente esposte all’elettrosensibilità. La classe medica, soprattutto italiana, non è concorde nel definire cause e cure del problema. Altrove, è motivo di invalidità civile.
sintomi dell’elettrosensibilità sono
  • formicolio,
  • prurito,
  • insonnia,
  • debolezza,
  • mal di testa,
  • nausea e
  • malessere generale.
Si riscontrano anche riduzione della memoria, bradicardia e disturbi dell’umore che possono degenerare in depressione. I pazienti riferiscono anche di accusare dolore, ad esempio quando hanno in tasca il cellulare.
Oltre ai disturbi avvertiti, vi sono alcuni effetti biologici che secondo alcuni specialisti possono essere ricondotti all’esposizione ai campi elettromagnetici, come i danni a carico di alcuni organi. Tali problematiche possono sussistere persino con esposizione ai c.e.m per livelli inferiori ai valori limite convenuti dalle società scientifiche e fissati dalle leggi nazionali e internazionali. In alcuni casi, è possibile individuare un evento scatenante dell’elettrosensibilità: ad esempio, un incidente elettrico che provoca folgorazione, a lungo termine, può causare i sintomi tipici di questo problema. Le occasioni di esposizione generalmente si concentrano a casa e sul posto di lavoro.

La malattia

pazienti affetti da elettrosensibilità sono spesso costretti a pellegrinaggi in vari ospedali alla ricerca di uno specialista in grado di comprendere realmente la situazione. In Italia, c’è molta disinformazione sul problema e i pochi professori che se ne occupano, sono largamente osteggiati. Trattandosi di una patologia relativamente recente, spesso i soggetti si trovano nella difficoltà di individuare un interlocutore che conosca in maniera approfondita il problema dell’elettrosensibilità. Nei casi peggiori, l’incomprensione della classe medica conduce a diagnosi frettolose di patologie psichiatriche. Come per la patologia ambientale della Sensibilità Chimica Multipla, l’elettrosensibilità non figura, al momento, nell’elenco di malattie rare dell’Istituto Superiore della Sanità.
Ricordiamo, invece, che è riconosciuta come patologia da alcuni Paesi come Canada, Spagna e Francia. In quest’ultima, in particolare, esistono zone franche, libere da campi elettromagnetici, dove i malati possono vivere in tranquillità. Una casa per le persone elettrosensibili e malati di sensibilità chimica multipla è stata realizzata anche a Zurigo; in Svezia, è considerata malattia invalidante. A livello internazionale, si parla di ipersensibilità ai campi elettromagneticiElectromagnetic HypersensitivityEHS

Terapia

La terapia dell’elettrosensibilità si basa principalmente sull’evitamento delle esposizioni ai campi elettromagnetici. Ridurne e magari azzerarne la frequenza, significa anche limitare i disturbi legati alla patologia. Spesso, i pazienti si trovano, a loro malgrado, a subire l’utilizzo dei wi-fi dei vicini che, da solo, può causare disabilità a chi è affetto da elettrosensibilità. In questo caso, la libertà personale tutelata legalmente va a limitare il diritto alla salute del malato. I pazienti, spesso, sono costretti a cambiare casa o modificarla per renderla abitabile, evitare mezzi e luoghi pubblici, cambiare radicalmente la propria vita sociale.
FONTE: Ilsapereepotere
(ENGLISH VERSION)

We explain you what are the electrosensitivity symptoms and the electrosensitivity therapy. With this term, it indicates the set of biological and psychological disorders, warned by some subjects in close proximity to electromagnetic fields (c.e.m.) high and low frequency.

These are symptoms caused by proximity to

  • mobile phones,
  • base stations,
  • wi-fi,
  • radar,
  • radio and television repeaters,
  • radio bridges,
  • power lines and
  • even computers,
  • appliances and
  • electrical systems of housing.
It is believed that people with metal implants are particularly exposed all’elettrosensibilità. The medical profession, especially Italian, is not unanimous in defining the causes and treatment of the problem. Elsewhere, it is cause for disability support.
 The electrosensitivity symptoms are
  • tingling,
  • itching,
  • insomnia,
  • weakness,
  • headache,
  • nausea and
  • malaise.
They are also found reduced memory, bradycardia and mood disorders which can lead to depression.
Patients also report complain of pain, for example when they have pocketed the phone. In addition to the perceived problems, there are certain biological effects which some specialists can be attributed to exposure to electromagnetic fields, such as the damage to some organs.
These problems may exist even with exposure to c.e.m to levels below the agreed limit values ​​by scientific societies and laid down in national and international laws. In some cases, it is possible to identify a triggering event electrosensitivity: for example, an electric shock accident in which, in the long term, may cause the typical symptoms of this problem. The exposure times generally focus at home and in the workplace.
 

The illness

Patients suffering from EHS are often forced to pilgrimages in various hospitals looking for a specialist who can really understand the situation. In Italy, there is a lot of misinformation about the problem and the few professors who care for them, are widely opposed. Since this is a relatively new disease, often the subjects are in the difficulty of identifying a partner who knows in detail the electrosensitivity problem.
In the worst cases, the lack of understanding of the medical profession leads to hasty diagnosis of psychiatric disorders. As for environmental disease of Multiple Chemical Sensitivity, the EHS is not listed at the time, the list of rare diseases of the Higher Institute of Health. Recall, however, that it is recognized as a pathology by some countries such as Canada, Spain and France. In the latter, in particular, are frank, free electromagnetic fields electrosensitivity zones, where the sick person can live in peace. A house for the electro and people with multiple chemical sensitivities was also conducted in Zurich; in Sweden, it is considered disabling disease. Internationally, it is called electromagnetic hypersensitivity, Electromagnetic Hypersensitivity, EHS.
 

Therapy

The electrosensitivity therapy is mainly based on avoiding  the exposures to electromagnetic fields. Zero points and maybe reduce the frequency, also it means limiting disorders related to pathology. Often, patients are, in spite of themselves, to undergo the use of wi-fi neighbors who, alone, can cause disability in people suffering from EHS. In this case, the personal freedom is legally protected to restrict the right to health of the sick. Patients are often forced to move house or change it to make it habitable, it means and avoid public places, radically change their social life.
SOURCE: Ilsapereepotere

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