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Archive for the ‘pericoli per la salute’ Category

Secondo uno studio, una lattina al giorno potrebbe aumentare anche di tre volte i rischi di sviluppare patologie cerebrali come ictus e Alzheimer.

 

Troppo zucchero è letale per la salute. I dati scientifici non lasciano dubbi in proposito: consumare frequentemente bevande gassate zuccherate e altri alimenti con molto zucchero aggiunto aumenta in modo notevole il rischio di sviluppare diabete e gravi problemi cardiovascolari. Tuttavia non ci si può fidare nemmeno di quelle bevande gassate dichiarate “senza zuccheri aggiunti”: è quello che emerge da una nuova ricerca della Boston University, pubblicata recentemente sulla rivista Stroke. Secondo lo studio, anche consumare una lattina al giorno di bevande gassate senza zucchero potrebbe aumentare fino a tre volte il rischio di avere un ictus o di sviluppare la malattia di Alzheimer. Gli autori della ricerca hanno precisato che si tratta di uno studio osservazionale e quindi, saranno necessari altri studi per approfondire l’argomento.

 

Risultati preliminari, ma la prudenza non è mai troppa

Lo studio ha preso in esame un campione di oltre tremila volontari in un periodo di tempo  di dieci anni, monitorando per ciascuno di loro il consumo giornaliero di bevande gassate zuccherate e drink senza zucchero e seguendo il loro stato di salute  generale con controlli clinici periodici. Quello che è emerso è preoccupante:

  • consumare almeno una lattina al giorno di bevande gassate pur senza zucchero aumenta di 2,6 volte il rischio di avere nel corso degli anni un ictus e di 2,89 volte quello di sviluppare una demenza.

Al momento non è possibile stabilire con certezza quale sia il meccanismo che leghi il consumo di questo tipo di bevande e le due patologie cerebrali.

Nel dubbio, limitare tutte le bevande gassate

Il Northern Manhattan Study realizzato dalla Columbia University qualche tempo fa aveva del resto già dimostrato una correlazione tra il consumo giornaliero di bevande gassate prive di zucchero e la possibilità di sviluppare successivamente problemi vascolari. Dati confermati da altri due studi importanti, il Nurse Health Study e l’Health Professionals follow-up study, che hanno evidenziato una netta  correlazione tra bevande gassate con e senza zucchero e incidenza di ictus. I dati finora pubblicati sono senza dubbio piuttosto consistenti e sono sufficienti da un lato a spingere i ricercatori a continuare ad approfondire l’argomento, dall’altro a limitare il consumo di questo tipo di bevande, soprattutto nei casi in cui vi sia già un rischio di sviluppare patologie cardiovascolari o metaboliche.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

According to a study, a can per day could even increase the risk of treating brain illnesses such as stroke and Alzheimer‘s three times.

Too much sugar is lethal for health. Scientific data does not leave any doubts about this: Frequently consuming sugary carbonated beverages and other foods with a lot of added sugar greatly increases the risk of developing diabetes and serious cardiovascular problems. However, they can not even trust those carbonated beverages declared “without added sugars”: this is what emerges from a new Boston University research recently published in Stroke magazine. According to the study, even consuming one can per day of carbonated non-sugary drinks could increase up to three times the risk of having a stroke or developing Alzheimer’s disease. The authors of the research have stated that this is an observational study and therefore, further studies will be needed to deepen the subject.

Preliminary results, but prudence is never too much

The study examined a sample of over three thousand volunteers over a period of ten years, tracking for each of them the daily consumption of soft drinks and sugary drinks and following their general health with periodic clinical controls. What is emerging is worrying: consuming at least one can per day of soft drinks without sugar increases by 2.6 times the risk of having a stroke and 2.89 times that of developing a dementia. At the moment it is not possible to determine with certainty what the mechanism of consumption of this type of drink and the two brain diseases are.

If in doubt, limit consumption of all soft drinks beverages

The Northern Manhattan Study, conducted by Columbia University some time ago, has already shown a correlation between the daily consumption of non-carbonated sugar-free drinks and the ability to develop vascular problems later. Data confirmed by two other major studies, the Nurse Health Study and the Health Professionals follow-up study, which showed a clear correlation between soft drinks with sugars and without sugar and stroke incidence. The data so far published are undoubtedly quite consistent and are sufficient on the one hand to push the researchers to continue to deepen the subject, on the other hand to limit the consumption of this type of drink, especially in cases where there is already a risk to develop cardiovascular or metabolic pathologies.

SOURCE: Riza

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Vi spieghiamo sintomi e terapia dell’elettrosensibilità. Con questo termine, si indica l’insieme dei disturbi biologici e psicologici, avvertiti da alcuni soggetti in prossimità di campi elettromagnetici (c.e.m.) ad alta e bassa frequenza.
Si tratta di sintomi provocati dalla vicinanza a
  • telefoni cellulari,
  • stazioni radiobase,
  • wi-fi,
  • radar,
  • ripetitori radio-televisivi,
  • ponti radio,
  • elettrodotti e
  • anche computers,
  • elettrodomestici e
  • impianti elettrici delle abitazioni.
Si ritiene che le persone portatrici di protesi metalliche siano particolarmente esposte all’elettrosensibilità. La classe medica, soprattutto italiana, non è concorde nel definire cause e cure del problema. Altrove, è motivo di invalidità civile.
sintomi dell’elettrosensibilità sono
  • formicolio,
  • prurito,
  • insonnia,
  • debolezza,
  • mal di testa,
  • nausea e
  • malessere generale.
Si riscontrano anche riduzione della memoria, bradicardia e disturbi dell’umore che possono degenerare in depressione. I pazienti riferiscono anche di accusare dolore, ad esempio quando hanno in tasca il cellulare.
Oltre ai disturbi avvertiti, vi sono alcuni effetti biologici che secondo alcuni specialisti possono essere ricondotti all’esposizione ai campi elettromagnetici, come i danni a carico di alcuni organi. Tali problematiche possono sussistere persino con esposizione ai c.e.m per livelli inferiori ai valori limite convenuti dalle società scientifiche e fissati dalle leggi nazionali e internazionali. In alcuni casi, è possibile individuare un evento scatenante dell’elettrosensibilità: ad esempio, un incidente elettrico che provoca folgorazione, a lungo termine, può causare i sintomi tipici di questo problema. Le occasioni di esposizione generalmente si concentrano a casa e sul posto di lavoro.

La malattia

pazienti affetti da elettrosensibilità sono spesso costretti a pellegrinaggi in vari ospedali alla ricerca di uno specialista in grado di comprendere realmente la situazione. In Italia, c’è molta disinformazione sul problema e i pochi professori che se ne occupano, sono largamente osteggiati. Trattandosi di una patologia relativamente recente, spesso i soggetti si trovano nella difficoltà di individuare un interlocutore che conosca in maniera approfondita il problema dell’elettrosensibilità. Nei casi peggiori, l’incomprensione della classe medica conduce a diagnosi frettolose di patologie psichiatriche. Come per la patologia ambientale della Sensibilità Chimica Multipla, l’elettrosensibilità non figura, al momento, nell’elenco di malattie rare dell’Istituto Superiore della Sanità.
Ricordiamo, invece, che è riconosciuta come patologia da alcuni Paesi come Canada, Spagna e Francia. In quest’ultima, in particolare, esistono zone franche, libere da campi elettromagnetici, dove i malati possono vivere in tranquillità. Una casa per le persone elettrosensibili e malati di sensibilità chimica multipla è stata realizzata anche a Zurigo; in Svezia, è considerata malattia invalidante. A livello internazionale, si parla di ipersensibilità ai campi elettromagneticiElectromagnetic HypersensitivityEHS

Terapia

La terapia dell’elettrosensibilità si basa principalmente sull’evitamento delle esposizioni ai campi elettromagnetici. Ridurne e magari azzerarne la frequenza, significa anche limitare i disturbi legati alla patologia. Spesso, i pazienti si trovano, a loro malgrado, a subire l’utilizzo dei wi-fi dei vicini che, da solo, può causare disabilità a chi è affetto da elettrosensibilità. In questo caso, la libertà personale tutelata legalmente va a limitare il diritto alla salute del malato. I pazienti, spesso, sono costretti a cambiare casa o modificarla per renderla abitabile, evitare mezzi e luoghi pubblici, cambiare radicalmente la propria vita sociale.
FONTE: Ilsapereepotere
(ENGLISH VERSION)

We explain you what are the electrosensitivity symptoms and the electrosensitivity therapy. With this term, it indicates the set of biological and psychological disorders, warned by some subjects in close proximity to electromagnetic fields (c.e.m.) high and low frequency.

These are symptoms caused by proximity to

  • mobile phones,
  • base stations,
  • wi-fi,
  • radar,
  • radio and television repeaters,
  • radio bridges,
  • power lines and
  • even computers,
  • appliances and
  • electrical systems of housing.
It is believed that people with metal implants are particularly exposed all’elettrosensibilità. The medical profession, especially Italian, is not unanimous in defining the causes and treatment of the problem. Elsewhere, it is cause for disability support.
 The electrosensitivity symptoms are
  • tingling,
  • itching,
  • insomnia,
  • weakness,
  • headache,
  • nausea and
  • malaise.
They are also found reduced memory, bradycardia and mood disorders which can lead to depression.
Patients also report complain of pain, for example when they have pocketed the phone. In addition to the perceived problems, there are certain biological effects which some specialists can be attributed to exposure to electromagnetic fields, such as the damage to some organs.
These problems may exist even with exposure to c.e.m to levels below the agreed limit values ​​by scientific societies and laid down in national and international laws. In some cases, it is possible to identify a triggering event electrosensitivity: for example, an electric shock accident in which, in the long term, may cause the typical symptoms of this problem. The exposure times generally focus at home and in the workplace.
 

The illness

Patients suffering from EHS are often forced to pilgrimages in various hospitals looking for a specialist who can really understand the situation. In Italy, there is a lot of misinformation about the problem and the few professors who care for them, are widely opposed. Since this is a relatively new disease, often the subjects are in the difficulty of identifying a partner who knows in detail the electrosensitivity problem.
In the worst cases, the lack of understanding of the medical profession leads to hasty diagnosis of psychiatric disorders. As for environmental disease of Multiple Chemical Sensitivity, the EHS is not listed at the time, the list of rare diseases of the Higher Institute of Health. Recall, however, that it is recognized as a pathology by some countries such as Canada, Spain and France. In the latter, in particular, are frank, free electromagnetic fields electrosensitivity zones, where the sick person can live in peace. A house for the electro and people with multiple chemical sensitivities was also conducted in Zurich; in Sweden, it is considered disabling disease. Internationally, it is called electromagnetic hypersensitivity, Electromagnetic Hypersensitivity, EHS.
 

Therapy

The electrosensitivity therapy is mainly based on avoiding  the exposures to electromagnetic fields. Zero points and maybe reduce the frequency, also it means limiting disorders related to pathology. Often, patients are, in spite of themselves, to undergo the use of wi-fi neighbors who, alone, can cause disability in people suffering from EHS. In this case, the personal freedom is legally protected to restrict the right to health of the sick. Patients are often forced to move house or change it to make it habitable, it means and avoid public places, radically change their social life.
SOURCE: Ilsapereepotere

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bambino-merendineUno studio rivela che gli adolescenti obesi rischiano di sviluppare maggiormente in età adulta problematiche psicologiche legate alle capacità cognitive.

 

L’obesità è uno dei maggiori problemi legati alla salute pubblica degli ultimi anni. L’obesità porta allo sviluppo di altre patologie come

  • l’ipertensione,
  • il diabete,
  • l’Alzheimer,
  • il cancro.

I dati ci ricordano che a soffrire di questa malattia non sono solo gli adulti, ma anche i bambini e gli adolescenti, per cui, secondo uno studio condotto presso la Hebrew University di Gerusalemmepubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease, le conseguenze potrebbero riguardare anche la sfera cognitiva una volta raggiunta l’età adulta.

L’obesità in adolescenza mette in pericolo

Per effettuare la ricerca, gli esperti hanno seguito per 33 anni 507 persone, tenendo sotto controllo la loro altezza e il loro peso fino a circa 50 anni, quando hanno valutato le loro capacità cognitive e registrato il loro livello socio-economico.

È emerso che coloro che erano stati obesi nell’adolescenza, arrivati a un’età tra i 40 e i 50 anni (soprattutto quelli economicamente meno fortunati), avevano un abbassamento delle funzioni cognitive, anche se avevano perduto peso tra i 20 e i 30 anni.

Adotta uno stile di vita anti obesità fin da giovane

Lo studio rivela ancora una volta l’importanza di mantenere un peso nella norma in tutte le fasi della vita. Altri studi avevano trovato una correlazione fra il decadimento della funzione cognitiva e una maggiore probabilità di sviluppare problemi di demenza senile.

Cosa fare allora? Seguire (e far seguire ai propri figli)

  • una sana alimentazione, nello stile mediterraneo (cereali integrali, legumi, verdura e frutta, poca carne, pesce, uova), e
  • praticare un’attività fisica costante: almeno 10.000 passi al giorno e, se possibile, qualcosa di più intenso tre volte a settimana.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

A study finds that obese adolescents are likely to develop further in adulthood psychological issues related to cognitive ability.

Obesity is one of the major problems of public health in recent years. Obesity leads to the development of other diseases such as

  • hypertension,
  • diabetes,
  • Alzheimer’s,
  • cancer.

The data remind us that to suffer from this disease are not only adults, but also children and adolescents, so, according to a study at the Hebrew University of Jerusalem and published in the Journal of Alzheimer’s Disease, the consequences could include also cognitive sphere once they reach adulthood.

Obesity in adolescence endangers

To carry out the research, experts have followed for 33 years, 507 people, while controlling their height and their weight up to about 50 years, when they assessed their cognitive abilities and recorded their socio-economic level. It was found that those who were obese in adolescence, arrived at an age between 40 and 50 years (especially those economically less fortunate), had a lower cognitive function, even if they had lost weight between 20 and 30 years.

Adopt an anti obesity lifestyle  from a young age

The study reveals once again the importance of maintaining a normal weight at all stages of life. Other studies have found a correlation between the decline of cognitive function and an increased chance of developing dementia problems. What to do then? Follow (and to follow their children) a healthy diet, the Mediterranean-style (whole grains, legumes, vegetables and fruit, a little meat, fish, eggs), and practice regular physical activity: at least 10,000 steps a day and, if possible, something more intense three times a week.

SOURCE: Riza

 

 

Read Full Post »

imagesL’infiammazione è una risposta di difesa del nostro corpo, molto potente e benefica, contro le infezioni.

Quando l’infiammazione diventa cronica, però, è causa di molti problemi.

Segni di infiammazione cronica sono

  • gonfiore,
  • pesantezza,
  • eruzioni cutanee,
  • mal di testa,
  • livelli di colesterolo sfasati,
  • malattie cardiache,
  • artrite e
  • patologie del cervello.

Quasi tutti i disturbi hanno alla base un’infiammazione.

Le tossine, sia quelle all’interno del corpo sia quelle esterne, possono innescare la risposta infiammatoria.

L’infiammazione è come un iceberg nell’oceano – quello che si vede è solo la punta, ma in realtà è qualcosa di molto più profondo e invasivo.

Non è sempre facile capire la causa di un’infiammazione, ma il cibo è in genere alla radice di questo problema.

Quando elimini gli alimenti “infiammatori” – i principali sono derivati del latte, glutine e soia – e aggiungi cibi che riducono le infiammazioni in eccesso, il corpo si rimette pian piano in sesto.

La pelle migliora, puoi ritrovare il peso forma, il gonfiore diminuisce e il corpo ritorna a uno stato di equilibrio.

Ecco 5 cibi da cui ti conviene stare alla larga per ridurre le infiammazioni.

1. Glutine

Il glutine è una proteina che si trova nel grano e in alcuni cereali come segale, orzo, farro e kamut.

Il glutine è quella colla che rende il pane soffice e lo “tiene tutto insieme”.

Questa proteina collosa si attacca alle pareti dell’intestino dove provoca problemi di digestione e compromette il buon funzionamento del sistema immunitario.

Il grano raffinato oltre al glutine ha anche un altro problema: è stato privato di tutti i nutrienti, quindi in sostanza non è di alcun beneficio, ma crea solo infiammazione.

Molte persone confondono il glutine con l’amido, dal momento che questi termini sono spesso usati per descrivere cose come pasta e pane.

In ogni caso alcuni amidi sono eccellenti per il corpo, mentre il glutine non lo è.

L’amido è un carboidrato che si trova nella maggior parte del cibo. Il riso, per esempio, è un alimento senza glutine, ma è un amido. E così anche patate, lenticchie e quinoa per dirne alcuni.

Inserire amidi nella dieta va bene, ma sempre senza esagerare, facendo in modo che non siano gli unici protagonisti dei nostri piatti.

2. Derivati del latte

La caseina del latte di mucca è difficile da distruggere per il sistema digerente della maggior parte delle persone e in molti genera infiammazione.

Il processo di pastorizzazione rende il latte dannoso e indigesto, distruggendo le vitamine e gli enzimi che servirebbero per digerirlo.

L’uso quotidiano di latte pastorizzato (quindi privo di enzimi), fino all’età adulta, comporta una sensibilizzazione e diversi problemi di digestione.

Un altro importante effetto dannoso che il latte ha sul nostro corpo si manifesta nelle articolazioni perché produce un eccesso di acidità nel nostro torrente sanguigno e per compensare questa situazione e riportare in equilibrio il livello acido-basico, il corpo preleva minerali preziosi dai depositi delle nostre ossa.

Non aiuta inoltre il fatto che molti animali sono allevati con ormoni e antibiotici, che aumentano l’effetto infiammatorio del corpo.

I derivati da latte crudo sono una scelta migliore, e la maggior parte delle persone li tollera bene.

I derivati del latte vanno evitati completamente da chi ha muco, digestione debole, funghi e candidadalla COSTITUZIONE CON TOSSINE e da chi è in SOVRAPPESO

3. Soia

Uno dei problemi della soia è che la maggior parte di quella che trovi in vendita e nei prodotti confezionati è altamente processata (pensa alla “soia isolata” che puoi trovare sull’etichetta di molti cibi processati).

Un altro problema è che quasi tutta la soia non biologica in circolazione è geneticamente modificata.

Ma una delle cose da considerare prima di ogni altra è che le colture di soia sono spesso irrorate di erbicidi che contengono glifosati, classificati come probabili cancerogeni dalla World Health Organization.

La soia in tutte le sue forme può contribuire a diversi problemi di salute. Contiene acido fitico, un composto tossico e difficile da digerire. Può inibire l’assorbimento da parte del corpo di ferro, calcio, zinco e magnesio.

La soia contiene inoltre inibitori della proteasi, che possono bloccare alcuni degli enzimi di cui il corpo ha bisogno per digerire le proteine.

E poi c’è la questione dei fitoestrogeni. Ricerche hanno evidenziato che gli estrogeni della soia possono interferire con le normali funzioni ormonali del corpo e possono condurre anche al cancro (1).

Infine, considera anche che la soia è il prodotto che viene dato a maiali e mucche per farli ingrassare.

Pensaci ogni volta che sei di fronte a gelato, yogurt, patatine, o altri prodotti processati sulla cui etichetta c’è scritto “contiene soia”.

4. Zuccheri raffinati e processati

dolcificanti raffinati sono stati privati di ogni nutrimento e ne privano il corpo allo stesso modo innescando e accelerando il processo di invecchiamento.

Lo zucchero e le sue altre forme come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, lo zucchero di canna, lo zucchero da barbabietola, lo zucchero di palma e il malto (qui trovi un elenco completo di tutti i nomi con cui puoi trovare lo zucchero sulle etichette) provocano

  • infiammazione,
  • aumento di peso e
  • diabete e
  • sono legati al cancro.

Anche se le ricerche a proposito degli effetti a lungo termine dei dolcificanti raffinati sull’uomo sono contrastanti, il buonsenso ci dice che non servono alla nostra salute.

Usa quindi dolcificanti naturali quando prepari dei dolci: datteri, albicocche secche, miele crudo, xilitolo, stevia e sciroppo di yacon che soddisfano e non cariano i denti.

5. Altri alimenti che producono infiammazione

Ci sono alcuni alimenti caldi e riscaldanti che possono creare infiammazione.

Tra questi abbiamo vino, birra, miele, cibi fermentati, pomodoro, succo d’arancia, semi oleosi (che possono avere un effetto acidificante molto fastidioso).

Fai molta attenzione a non fare un uso quotidiano di semi oleosi. Quando li consumi non dimenticare mai l’ammollo in acqua e succo di limone perché, se non li metti in ammollo, la componente di acido fitico sarà talmente alta da creare acidità.

Elimina anche le farine, sia raffinate che integrali.

Possono dare infiammazione anche gli ossalati, quindi limita il consumo degli alimenti che li contengono, come spinaci, peperoni, melanzane, rape e tè nero.

FONTE: TrainingEnergy

 

(ENGLISH VERSION)

If there’s anyone who knows how harmful and frustrating inflammation can be, it’s Angela Blatteis and Vivienne Vella. They founded Soupure (a company dedicated to creating nurturing, wholesome soups) after realizing how hard it was to find delicious soups that weren’t made with cream, preservatives or GMOs. So when we got our hands on their new book, The Soup Cleanse, we were excited to read more about their take on healthy eating. Here’s their list of inflammatory foods we should all be avoiding. 

Sometimes our bodies’ inflammatory response can be a positive thing. It’s a process our immune systems use to fight off bacteria, viruses, and other pathogens that could cause harm. 

But while inflammation is a powerful and beneficial short-term response to fight infection, it’s very harmful when it becomes chronic. That’s when you start seeing damage to the body that manifests in

  • puffiness,
  • stuffiness,
  • bloat,
  • skin eruptions,
  • headaches,
  • cholesterol imbalance,
  • blood challenges,
  • chronic pain,
  • diseases such as heart disease and arthritis, and
  • brain-related conditions.

Toxins, whether from our insides or the outside, can trigger the inflammatory response

Inflammation is kind of like an iceberg in the ocean — often we see just the tip, but what is really going on is much deeper and pervasive. It can be difficult to pinpoint where inflammation is stemming from, but food can be a huge source of the problem. When you remove foods that are known to cause inflammation — dairy, gluten, corn, and soy, to name just a few — and add foods that quell unnecessary inflammation, you can start to create shifts in the body. 

Your skin might also clear up, you’ll lose weight, the stuffiness and puffiness will diminish, the bloat will go down, and your body will return to a more balanced state. 

Here are five foods we recommend you steer clear of to reduce inflammation:

1. Gluten

Gluten is a protein found in wheat and related grains like rye. In breads, it is the “glue” that holds them together. While gluten is not intrinsically bad for you, it’s more a function of how our wheat is grown

Here in the United States, most strains of wheat are hard for the body to digest, compounded by the fact that they’re genetically modified. Plus, when you strip out all the nutrients of wheat to create white flour, you’re creating a product that’s even more taxing on the body’s systems. 

Many people confuse “gluten” with “starch,” since these terms are often used to describe things like pasta and bread. However, some starch is excellent for the body, whereas gluten … sometimes not so much. Starch is the carbohydrate component found in most foods. Rice, for example, is a gluten-free food but is a starch. So, too, are potatoes, lentils, and quinoa, to name a few. 

We believe that including starchy foods in the diet is a good thing, though in moderation.

2. Dairy

The casein from cow’s milk is hard for many people’s systems to break down and for most people is inflammatory. It also doesn’t help that many animals are raised with hormones and antibiotics, which compound the inflammatory effect on our bodies. Raw dairy is a different story, and some people can tolerate it.

3. Processed Soy

The challenge with soy is that much of it has been highly processed (think “isolated soy,” which you will find on the label of most processed foods). Another problem is that almost all non-organic soy crops in the United States have been genetically modified. 

But the primary concern is that these crops are often sprayed with herbicides, which contains glyphosate, classified as “probably carcinogenic” by the World Health Organization.

Soy in all its forms can contribute to a host of health challenges. It contains phytic acid, a toxic compound that is challenging for the body to digest. It can inhibit the body from absorbing iron, calcium, zinc, and magnesium. Soy also has protease inhibitors, which can block some of the enzymes the body needs in order to digest protein. 

Then there’s the phytoestrogen issue. Research has shown that the estrogen in soy can act as an endocrine disruptor, which can interfere with your body’s hormonal function and lead to things like cancer. And additionally, consider that soy is what they feed to pigs and cows to make them fat.

Think about that any time you reach for ice cream, yogurt, chips, or any processed product that warns “made with soy.”

4. Refined and Processed Sugars

These sweeteners have been stripped of any kind of nutrition and they deplete the body as well as trigger and accelerate the aging process. Sugar — and its other forms, like high-fructose corn syrup, cane sugar, evaporated cane juice (organic and otherwise), beet sugar, palm sugar, malt syrup, and pretty much any ingredient you see ending in “-ose” — causes

  • inflammation,
  • leads to weight gain and
  • diabetes, and
  • is linked to cancer. 

While there is conflicting research about the long-term effects of fake sweeteners on humans, common sense tells us that they’re not doing you or your health any favors. Don’t worry; we won’t take all your sweet treats away.

Natural sweeteners such as dates, dried apricots, coconut sugar, raw honey, coconut, and maple syrup can actually benefit the body while still satisfying your sweet tooth.

5. MSG

Otherwise known as monosodium glutamate, MSG is one of the food industry’s favorite ingredients because of its delicious salty, umami flavor that you can achieve with a fraction of the cooking effort. 

Unfortunately, MSG is a neurotoxin that disrupts the nervous system. It lurks in processed food and is sometimes hidden behind names like “natural flavor,” “autolyzed yeast,” and “hydrolyzed protein.” Any packaged product that comes with a flavor packet most likely contains MSG.

Excerpted from the book The Soup Cleanse by Angela Blatteis and Vivienne Vella. Copyright © 2015 by Angela Blatteis and Vivienne Vella. Reprinted with permission of Grand Central Life & Style. All rights reserved.

 

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Mangia-bene-3L’accumulo di peso indebolisce le facoltà mentali riducendo le sinapsi, ovvero le connessioni fra le cellule nervose: motivo in più per dimagrire…

 

L’obesità potrebbe danneggiare il cervello e interferire con i processi di apprendimento: sarebbe, infatti, responsabile del deterioramento delle connessioni tra i neuroni (ovvero le sinapsi) e del rallentamento globale delle funzioni cognitive. Questo è quanto emerso da un recente studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, portato avanti dai ricercatori del Medical College of Georgia di Augusta (Usa).

Secondo gli esperti, tuttavia, questo processo potrebbe non essere definitivo ed irreparabile: per tornare alla normalità basterebbe perdere il peso in eccesso.

L’obesità infiamma tutto il corpo

I ricercatori hanno scoperto che l’obesità altera il comportamento delle cellule della microglia, ossia quelle cellule del cervello incaricate di “proteggere” i neuroni del sistema nervoso centralesvolgendo principalmente un’attività di difesa immunitaria. In particolare, queste cellule sostengono il lavoro dei neuroni occupandosi dell’eliminazione di tutti i rifiuti che vi sono presenti (come detriti cellulari, lipidi, cellule in apoptosi, virus e batteri).

L’eccessivo accumulo di grassi, tuttavia, finisce per interferire con la loro azione:

  • l’obesità produce un’infiammazione cronica in tutto il corpo, situazione che a lungo andare “attiva in modo anomalo” le cellule della microglia che iniziano a dirigere la loro attività immunitaria contro i neuroni stessi. Al posto di fagocitare gli elementi esterni o dannosi per il sistema nervoso centrale, queste cellule iniziano a “consumare le sinapsi”.

Questo processo, una volta innescato porta a una perdita prima di connessioni tra i neuroni e poi degli stessi neuroni con ripercussioni progressive sulle capacità cognitive.

Come si è scoperto il legame tra obesità e decadimento cerebrale

La studio è stato condotto su due gruppi di cavie da laboratorio. Quelle del primo gruppo sono state nutrite con un regime alimentare salutare, mentre i secondi con una dieta composta per il 60% da grassi saturi. Dopo un periodo di 12 settimane, i roditori che erano stati alimentati con il regime ipercalorico hanno sviluppato un’ obesità. Gli esperti hanno quindi analizzato il cervello dei topi di quest’ultimo gruppo, scoprendo una riduzione sia del numero sia delle funzionalità delle sinapsi. Nella seconda fase dell’esperimento, gli studiosi hanno suddiviso i roditori diventati obesi in due sottogruppi. I primi hanno continuato a seguire lo stesso regime alimentare, mentre agli altri è stata somministrata una dieta ipocalorica, che ha permesso loro di perdere il peso in eccesso.

Dopo un periodo di 8 settimane di dieta, i ricercatori hanno rilevato che nei roditori dimagriti il processo cerebrale era stato invertito: il numero e le funzioni delle connessioni neuronali erano  nuovamente aumentati. Cambiamento che non si è verificato nei topi rimasti obesi….

Basta dimagrire e il processo si inverte

Per fortuna come evidenziano i risultati dell’esperimento, l’attività anomala delle cellule della microglia, che contribuisce alla perdita delle sinapsi e al deterioramento cognitivo nelle persone obese è un processo reversibile: questo significa che seguire  regolarmente una dieta povera di grassi  saturi può invertire completamente questi processi nel cervello e ripristinare le naturali facoltà cognitive temporaneamente “messe fuori combattimento” dal sovrappeso.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The accumulation of weight weakens mental faculties reducing the synapses, or connections between nerve cells: another reason to lose weight …

Obesity can damage the brain and interfere with the learning process: it would, in fact, be responsible for the deterioration of the connections between neurons (ie the synapses) and the slowdown in global cognitive function.

This is what emerged from a recent study published in the journal Brain, Behavior, and Immunity, conducted by researchers at the Medical College of Georgia in Augusta (USA).

According to experts, however, this process may not be permanent and irreparable: To return to normality it would be enough to lose the excess weight.

Obesity inflames the entire body

The researchers found that obesity alters the behavior of microglial cells, or those cells of the brain responsible for “protecting” the central  nervous system neurons  doing primarily an activity of the immune defense. In particular, these cells support the work of neurons dealing elimination of all waste that are present (such as cell debris, lipids, apoptotic cells, viruses and bacteria).

The excessive accumulation of fat, however, ends up interfering with their action:

  • obesity produces chronic inflammation throughout the body, a situation which in the long run “active abnormally” the microglial cells that begin to direct the their immune activity against the neurons themselves. In place of engulf the external elements or harmful to the central nervous system, these cells begin to “consume the synapses”.

This process, once triggered leads to a loss before connections between neurons and then the same neurons with repercussions progressive cognitive function.

As it turned out the link between obesity and brain decline

The study was conducted on two groups of guinea pigs. Those in the first group were fed a healthy diet, while the latter with a diet composed of 60% from saturated fat. After a period of 12 weeks, the rodents that were fed with high-calorie diet have developed obesity. The experts then analyzed the brains of mice of the latter group, revealing a drop in both the number and function of synapses. In the second phase of the experiment, the researchers divided the rodents became obese in two subgroups. The first continued to follow the same diet, while the other was fed a low-calorie diet, which allowed them to lose the excess weight.

After a period of 8 weeks of diet, the researchers found that in rodents slimmed the brain process was reversed: the number and function of neural connections were increased again. Change that did not occur in mice were obese ….
Just lose weight and the process is reversed

Fortunately, as evidenced by the results of the experiment, the abnormal activity of microglial cells, which contributes to the loss of synapses and cognitive impairment in obese people is a reversible process, which means that regularly follow a diet low in saturated fat can reverse fully these processes in the brain and restore the natural cognition temporarily “put out of action” from overweight.

SOURCE: Riza

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Manger-en-marchant-sans-se-tacher-tout-un-art_portrait_w858Scordatevi la pausa pranzo per strada, il panino ingurgitato al volo camminando, il trancio di pizza da sbocconcellare sul marciapiede.

 

Uno studio dell’università del Surrey pubblicato sul Journal of Health Psychology ha dimostrato che mangiare camminando fa ingrassare, perché moltiplica il desiderio di cibi golosi nel corso della giornata.

 

Secondo i ricercatori il movimento durante il pasto rappresenta un fattore di distrazione che compromette la capacità del cervello di elaborare l’impatto dell’assunzione di cibo sul livello di fame.

 

In poche parole, muoverci durante il pasto riduce il senso di sazietà e aumenta la voglia di mangiare nelle ore successive, soprattutto cibi sfiziosi e quindi nocivi per la linea.

Chi vuole dimagrire farebbe dunque bene a concentrarsi sul proprio pasto stando fermo e non facendo nessun’altra attività. Anche lavorare alla scrivania e non staccare gli occhi dal computer, infatti, è controproducente: avrete fame poco dopo. Con il risultato che, a ora di sera, avrete ingurgitato un mucchio di calorie inutili.

Per arrivare a questo risultato gli studiosi hanno analizzato 60 donne, a dieta o meno, invitandole a consumare una barretta di cereali in 3 diverse situazioni:

  • al primo gruppo veniva mostrata una clip di 5 minuti della sit-com «Friends», da guardare mangiando;
  • al secondo veniva chiesto di mangiare la barretta camminando su e giù lungo un corridoio, e
  • al terzo di consumarla comodamente seduti parlando con un amico o un’amica.

Successivamente i partecipanti dovevano completare un questionario e affrontare una prova di assaggio con 4 tipi di snack a disposizione:

  • cioccolato,
  • bastoncini di carota,
  • uva
  • patatine.

I ricercatori hanno quindi valutato quanto e quale cibo fosse stato consumato, e da chi.

 

Le osservazioni hanno dimostrato che le donne a dieta mangiavano quantità maggiori di cibo durante la prova di assaggio se prima avevano consumato la barretta passeggiando per il corridoio. Gradivano in particolare il cioccolato, 5 volte in più rispetto altre partecipanti.

 

  • «Mangiare in movimento può indurre le persone a dieta a consumare più cibo nelle ore successive della giornata – riassume la responsabile dello studio Jane Odgden – Questo può essere dovuto al fatto che camminare rappresenta una forma potente di distrazione, che compromette la capacità di elaborare l’impatto dell’assunzione di cibo sul livello di fame».

 

Un’altra spiegazione possibile è che «anche solo passeggiare avanti e indietro per il corridoio può essere considerato una forma di esercizio fisico, che psicologicamente giustifica il fatto di ricompensarsi in un secondo momento con spuntini più sostanziosi».

La ricercatrice invita a non sottovalutare l’impatto che qualunque forma di distrazione potrebbe avere sul monte calorie assunto quotidianamente:

  • «Anche mangiare seduti alla scrivania può portare a un aumento di peso», avverte. «Se non ci concentriamo completamente sui nostri pasti e sull’azione del mangiare – conclude – rischiamo di cadere in una trappola che ci porta a dimenticare quello che abbiamo appena consumato e ad assumere altro cibo».

 

 

FONTE: Corriere della Sera (Alessandra Dal Monte)

 

 

(ENGLISH VERSION)

Forget the lunch break on the road, the sandwich gobbled quickly while walking, a slice of pizza from nibbling on the sidewalk.

 

A study by the University of Surrey in the Journal of Health Psychology has shown that eating while walking makes you fat, because it multiplies the desire for delicious food throughout the day.

 

The researchers say the movement during the meal is a factor of distraction that impairs the brain’s ability to process the impact of food intake on the level of hunger.

 

Simplifying, walking during a meal reduces the sense of satiety and increases the urge to eat in the  following hours, especially tempting foods and therefore harmful to the shape.
Who wants to lose weight, then, would do well to focus on his meal standing still and not doing any other activity. Even working at a desk and not taking his eyes from the computer, in fact, is counterproductive:

  • you will be hungry soon after. With the result that, in the evening hours, you will have swallowed a lot of unnecessary calories.

 

To achieve this result, the researchers analyzed 60 women, doing a diet or not, inviting them to eat a cereal bar in three different situations:

  1. the first group was shown a clip of 5 minutes of the sitcom “Friends,” to look while eating ;
  2. the second was asked to eat while walking up and down in a corridor, and
  3. the third to eat it sitting comfortably talking with a friend or alone.

 

Subsequently, participants had to complete a questionnaire and face a taste test with 4 types of snacks available:

  • chocolate,
  • carrot sticks,
  • grapes or
  • chips.

The researchers then assessed how much and what food had been consumed, and by whom.

Observations have shown that women that are following a diet eat larger amounts of food during the taste test they had already consumed the bar walking through the corridor. The preferred especially chocolate, 5 times more than other participants.

 

  • “Eating while walking can lead dieters to consume more food within hours of the day – sums up the head of the study Jane Odgden – This may be due to the fact that walking is a powerful form of distraction, which compromises the ability to process the impact of food intake on the level of hunger. ”

 

Another possible explanation is that “even just walking up and down in the corridor can be considered a form of exercise, and psychologically justifies the reward of the self later with more substantial snacks.”

The researcher warns against underestimating the impact that any form of distraction could have on the upstream calories taken daily:

  • “Even eating at your desk can lead to weight gain,” he warns. “If we do not concentrate fully on our meals and eat on the action – he concludes – we risk falling into a trap that leads us to forget what we just consumed and to take other food.”

 

SOURCE: Corriere della Sera (Alessandra Dal Monte)

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carne-di-polloL’allarme ftalati non cessa di suonare. Le sostanze chimiche, accusate di danneggiare il sistema riproduttivo, sono presenti nella dieta di tutti i giorni. In misura doppia rispetto ai livelli di sicurezza.

 

Ricordate il problema degli ftalati nei giocattoli? Nel rapporto del 2012 “Attenzione agli ftalati,” il ministero della Salute italiano dichiarava:

  • “Gli ftalati sono prodotti chimici che vengono aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. Sono sostanze tossiche per la riproduzione, soggette a restrizione europea: il loro utilizzo non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1%, né nei giocattoli, né negli articoli destinati all’infanzia; il motivo della restrizione è dovuto al pericolo di esposizione che può derivare dal masticare o succhiare per lunghi periodi di tempo oggetti che contengono ftalati”.

Queste sostanze, infatti, migrano con facilità dai prodotti all’organismo dei bambini, attraverso il semplice contatto, ancor più se vengono messi in bocca.

Gli ftalati sono stati banditi nel 1999 nei prodotti per la dentizione a livello europeo perché possono causare danni al fegato, ai reni e ai testicoli. Sono considerati interferenti endocrini che agiscono sul testosterone e sullo sperma.

 

Un nuovo studio americano ha ora scoperto che un bambino che segue una dieta comune consuma il doppio del livello di ftalati che l’Environmental Protection Agency ritiene sicuro. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Envirnmental Health, le carni, in particolare il pollame, il latte intero, la panna, le margarine e alcuni oli da cucina contengono alte concentrazioni di queste sostanze pericolose.

 

La ricercatrice Sheela Sathyanarayana, professoressa associata di pediatria presso la University of Washington School of Medicine, e il suo team hanno esaminato 17 studi che hanno misurato le concentrazioni di ftalati nei prodotti alimentari negli Stati Uniti e all’estero, analizzando diversi modelli di dieta.

Come previsto, il regime alimentare a base di frutta e verdura si è dimostrato quello che non espone i consumatori a livelli eccessivi di ftalati, mentre quello ad alto contenuto di carne e latticini è risultato pericoloso per i bambini e gli adolescenti.

La dieta tipica degli Stati Uniti si è mostrata sicura per gli adulti, ma i ricercatori sono rimasti sorpresi quando hanno rilevato che nei bambini supera di gran lunga il limite di 20 microgrammi di ftalati per chilo di peso corporeo al giorno che l’Epa ha fissato come livello di sicurezza.

 

Ma come avviene la contaminazione degli alimenti?

Gli studiosi ipotizzano che gli ftalati possano migrare dai materiali in PVC come i tubi utilizzati nel processo di mungitura, i film per l’imballaggio alimentare, i guanti utilizzati nella preparazione degli alimenti, i nastri trasportatori. Questi composti si trovano anche negli inchiostri da stampa e negli adesivi sugli involucri alimentari.

 

I ricercatori hanno stilato una serie di consigli per ridurre al minimo l’esposizione dei bambini:

  • acquistare prodotti a basso contenuto di grassi, come latte scremato e formaggi “magri”;
  • evitare panna, latte intero e carni grasse.
  • Acquistare frutta e verdura fresche o congelate.
  • Evitare cibi in scatola e trasformati.
  • Ridurre al minimo l’uso di prodotti per la cura personale che contengono ftalati (ad esempio le creme cosmetiche).
  • Utilizzare vetro, acciaio inossidabile, ceramica o legno per conservare alimenti invece di materie plastiche;
  • non utilizzare materie plastiche in policarbonato per contenere liquidi caldi.
  • Ridurre al minimo l’acquisto di prodotti che contengono sostanze chimiche.
  • Togliere le scarpe prima di entrare in casa per evitare di introdurre polvere contaminata da sostanze chimiche;
  • mantenere tappeti e davanzali puliti.

Lo studio

 

 

FONTE: LifeGate (Paola Magni)

 

 

(ENGLISH VERSION)

Remember the problem of phthalates in toys? In the report of 2012 “Beware of phthalates,” the Italian Ministry of Health stated:

  • “Phthalates are chemicals that are added to plastics to improve flexibility and moldability. They are toxic for reproduction, subject to  European restriction: their use is not permitted in concentrations above 0.1%, or in toys or in articles intended for children; the reason of the restriction is due to the danger of exposure that can result from chewing or sucking for long periods of time for objects that contain phthalates. “
     

These substances, in fact, migrate easily from the products to the body of children, through simple contact, even more if they are placed in the mouth. Phthalates were banned in 1999 in products for teething at European level because they can cause damage to the liver, kidneys and testicles. They are considered endocrine disruptors that affect the testosterone and sperm.
 
 
A new study has now found that a child who follows a  common diet consumes twice the level of phthalates that the Environmental Protection Agency considered safe. According to the research, published in the journal Health envirnmental, meat, particularly poultry, whole milk, cream, margarine and some cooking oils contain high concentrations of these hazardous substances.
 
The researcher Sheela Sathyanarayana, associate professor of pediatrics at the University of Washington School of Medicine, and her team looked at 17 studies that measured the concentrations of phthalates in food in the United States and abroad, analyzing different diet patterns.

As expected, the diet based on fruit and vegetables has proved that it does not expose consumers to excessive levels of phthalates, while high in meat and dairy products was dangerous for children and adolescents.

The typical diet in the United States was proved safe for adults, but researchers were surprised when they found that children far exceeded the limit of 20 micrograms of phthalates per kilogram of body weight per day that the EPA has set as the security level.
 
But how is the food contaminated ?

Scholars speculate that phthalates can migrate from PVC materials such as pipes used in the milking process, the films for food packaging, the gloves used in food manufacturing, conveyor belts. These compounds are also found in printing inks and adhesives on food wrappings.
 
Researchers have compiled a number of tips to minimize children’s exposure:

  • buy low in fat, such as skim milk and cheese “lean”;
  • Avoid cream, whole milk, and fatty meats.
  • Buy fruits and vegetables fresh or frozen.
  • Avoid canned foods and processed.
  • To minimize the use of products for personal care products that contain phthalates (such as cosmetic creams).
  • Use glass, stainless steel, ceramic or wood to preserve foods instead of plastics;
  • not use plastic materials polycarbonate for containing hot liquids.
  • Minimize buying products that contain chemicals.
  • Remove your shoes before entering the home to avoid introducing dust contaminated with chemicals;
  •  keep clean carpets and windowsills.

The study

 

SOURCE: LifeGate (Paola Magni)

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