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Archive for the ‘pericoli per la salute’ Category

Secondo i dati del ministero della salute il farmaco più venduto in Italia è a base di paracetamolo, l’antidolorifico e antipiretico più comprato dagli italiani però può avere gravi effetti collaterali: i dati di uno studio condotto presso l’Ohio State University e l’Istituto Nazionale della Salute statunitense (NiH) dimostrano che il paracetamolo inibisce il sentimento di compassione ed il coinvolgimento emotivo nei confronti del dolore e della sofferenza altrui, in altre parole, il paracetamolo toglie l’empatia.

I più noti effetti collaterali del paracetamolo sono legati all’intossicazione del fegato e dei reni, basti pensare che 10 grammi di paracetamolo possono essere letali, negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’avvelenamento da paracetamolo è la più comune causa di insufficienza epatica fulminante.

Lo studio, condotto dal Dr. Mischkowski, ha voluto analizzare un effetto collaterale ancora poco evidente e poco discusso (per ora) ossia i danni che il paracetamolo provoca a livello relazionale, emotivo e comunicativo.

Il paracetamolo oltre ad eliminare il dolore “fisico” elimina anche la nostra percezione della sofferenza altrui, ossia elimina l’empatia.

Cosa si intende per Empatia?

Il termine è composto da en: dentro e phatos: dolore, con empatia si intende la capacità di percepire il dolore dell’altro e la capacità di partecipazione e quindi di comprensione della sofferenza altrui.

L’empatia è da sempre tema di studio di varie discipline scientifiche, dalle neuroscienze all’antropologia, passando per psicologia e sociologia.

  • “L’empatia è concepita come la capacità di immedesimarsi con gli stati d’animo e con i pensieri delle altre persone sulla base della comprensione dei loro segnali emozionali, dell’assunzione della loro prospettiva soggettiva e della condivisione dei loro sentimenti”.
    Silvia Bonino, psicologa e psicoterapeuta

 

  • “L’empatia è quella capacità di intendere l’altro al di là della comunicazione esplicita”.
    Umberto Galimberti, filosofo

L’empatia è la meravigliosa capacità (innata) che abbiamo di percepire e partecipare alle sofferenze altrui, è il nostro modo di sentire che l’altro esiste e nella sua sofferenza, riflessa attraverso il nostro sentire empatico, ne avvertiamo il dolore.

Nel riconoscimento del dolore altrui, come conseguenza si possono (si dovrebbero) innescare processi di solidarietà, aiuto, compassione, azioni volte al bene e quindi al superamento di quella sofferenza che, sebbene di altri sappiamo e sentiamo che potrebbe essere anche nostra.

Il paracetamolo anestetizza le nostre emozioni

La ricerca condotta dal Dr. Mischkowski, è uno studio a doppio cieco, svolto su oltre 200 studenti universitari volontari sottoposti a diversi test psicologici che hanno messo alla prova il loro livello di empatia, valutato secondo il loro maggior o minor coinvolgimento a situazioni dolorose di terzi.

  • A metà è stata somministrata una dose di 1.000 mg di paracetamolo e
  • all’altra metà un placebo.

I risultati hanno mostrato che coloro che avevano preso il paracetamolo avevano meno capacità di sentire il dolore di chi stava intorno. E non è tutto. Il farmaco è in grado anche di diminuire la percezione delle emozioni positive e quindi può assopire la nostra emotività. I ricercatori stanno ora testando l’ibuprofene per vedere se i risultati sono gli stessi.

Il Dr. Dominik Mischkowski afferma:

  • “I nostri risultati suggeriscono che il dolore di altre persone non sembra un grosso problema quando hai assunto paracetamolo. Il paracetamolo può ridurre l’empatia.”

Il co-autore dello studio, il dottor Baldwin Way ha dichiarato:

  • “L’empatia è importante. Se stai discutendo con il tuo coniuge e hai appena assunto paracetamolo, la nostra ricerca suggerisce che ci potrebbe essere meno comprensione nei confronti dei sentimenti del tuo partner.”

I risultati dimostrano che quando si assume paracetamolo si è maggiormente estraniati e insensibili al dolore e alla sofferenza altrui. Questa ricerca solleva importanti domande sull’impatto sociale del paracetamolo.

Quali saranno le conseguenze di una popolazione non empatica?

La riduzione dell’empatia provocata dal paracetamolo solleva preoccupazioni sugli effetti collaterali a livello sociale di ampia portata, considerata anche la grandissima diffusione di questo principio attivo, negli Stati Uniti un quarto della popolazione assume settimanalmente il principio attivo in questione.

Le implicazioni non si fermano ad un affievolimento di un mero sentimento compassionevole fine a sé stesso, l’empatia ha un ruolo sociale di cruciale importanza, la partecipazione emotiva ed il riconoscimento dell’altro sono colonne portanti del nostro vivere in società, nel mondo e per il mondo.

  • “L’empatia per il dolore di altre persone è particolarmente vitale nei processi di rilevanza sociale in quanto regola il comportamento prosociale e antisociale, ad esempio, l’empatia con un’altra sofferenza è considerata un importante innesco di azioni prosociali e allo stesso modo, l’empatia per il dolore di un altro può frenare il comportamento aggressivo.”
    Daniel Batson, sociopsicologo

L’empatia è molto più rivoluzionaria di quello che si può pensare, uno tra i più noti economisti americani, Jeremy Rifkin, vede proprio nell’empatia una possibile soluzione alla crisi globale. Rifkin, parla di “homo empaticus”, proprio per definire un nuovo tipo di umanità protagonista di una nuova era: l’era dell’empatia.

Solo con l’empatia si può superare il tecnocentrismo razionale autoreferenziale dell’era della ragione.

  • I benefici che traiamo dall’empatia sono incalcolabili. Se la natura umana è effettivamente materialista, egoista, utilitarista e orientata al piacere, ci sono ben poche speranze di risolvere il paradosso empatia-entropia.
    Ma se invece la natura umana, a un livello più fondamentale, è predisposta all’affetto, alla comunione, alla socialità e all’estensione empatica, c’è la possibilità di trovare una soluzione che ci permetta di ripristinare un equilibrio sostenibile con la biosfera.
    Un’idea radicalmente nuova di natura umana sta lentamente emergendo e acquistando forza, con implicazioni rivoluzionarie sul modo in cui, nei secoli a venire, interpreteremo e organizzeremo le nostre relazioni sociali e ambientali.
    Abbiamo scoperto l’Homo empaticus.”
    Jeremy Rifkin, economista ed attivista

Riferimenti
1. Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker and Baldwin M. Way. From painkiller to empathy killer: acetaminophen (paracetamol) reduces empathy for pain. Soc Cogn Affect Neurosci. 2016 Sep; 11(9): 1345–1353.
2. Batson D. The Altruism Question: Toward a Social-Psychological Answer, Psychology Press, 1991
3. Bonino S. Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, 1994
4. Galimberti U. Dizionario di psicologia, Utet, 1992
5. Rifkin J. La Civiltà dell’Empatia, Mondadori, 2010

Disclaimer: Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

According to the Ministry of Health, the best-selling drug in Italy is based on paracetamol, but the painkiller and antipyretic most bought by the Italians may have serious side effects: the data from a study at Ohio State University and the ” The National Institute of American Health (NiH) shows that paracetamol inhibits the feeling of compassion and emotional involvement in the pain and suffering of others, in other words, paracetamol removes empathy.

The most common side effects of paracetamol are related to liver and kidney poisoning, it is enough to think that 10 grams of paracetamol can be lethal; in the United States and the United Kingdom paracetamol poisoning is the most common cause of fulminant hepatic insufficiency .

The study, conducted by Dr. Mischkowski, wanted to analyze a side effect that is still unclear and little discussed (for now), namely the damage that paracetamol causes at relational, emotional and communicative levels.

Paracetamol, in addition to eliminating “physical” pain, also eliminates our perception of the suffering of others, that is to eliminate empathy.

What is Empathy?

The term is en: inside and phatos: pain, with empathy is meant the ability to perceive the pain of the other and the ability to participate and thus to understand the suffering of others.

Empathy has always been the subject of study of various scientific disciplines, from neuroscience to anthropology, passing through psychology and sociology.

  • “Empathy is conceived as the ability to identify with the moods and thoughts of others based on the understanding of their emotional signals, the assumption of their subjective perspective and the sharing of their feelings.”
    Silvia Bonino, psychologist and psychotherapist

 

  • “Empathy is that ability to understand the other beyond explicit communication.”
    Umberto Galimberti, philosopher

Empathy is the wonderful (innate) ability we have to perceive and participate in the sufferings of others, is our way of feeling the other one exists and in his suffering, reflected through our empathic feeling, we feel the pain.

In recognition of the pain of others, as a result, you may (should) initiate processes of

  • solidarity,
  • help,
  • compassion,
  • actions for the good,

and thus overcoming that suffering which, while others know and feel that it may be ours.

Paracetamol anesthetizes our emotions

Dr. Mischkowski’s research is a double blind study conducted by over 200 volunteer university students undergoing several psychological tests that have tested their level of empathy, evaluated according to their greater or minor involvement in painful situations of third. Half a dose of 1,000 mg of paracetamol was administered and the other half a placebo. The results showed that those who had taken paracetamol had less ability to feel the pain of those around them. And that’s not all. The medication is also able to diminish the perception of positive emotions and hence can affect our emotionality. Researchers are now testing ibuprofen to see if the results are the same.

Dr. Dominik Mischkowski states:

  • “Our findings suggest that other people’s pain does not seem a big deal when you take paracetamol. Paracetamol can reduce empathy. “

Co-author of the study, Dr. Baldwin Way said:

  • “Empathy is important. If you are discussing with your spouse and have just taken paracetamol, our research suggests that there may be less understanding of your partner’s feelings.

The results show that when paracetamol is taken, they are most estranged and insensitive to the pain and suffering of others. This research raises important questions about the social impact of paracetamol.

What will be the consequences of a non-empathic population?

The reduction in paracetamol empathy raises concerns about side-effects at a socially wide-ranging level, considering the very wide spread of this active principle, in the United States a quarter of the population takes the active ingredient weekly.

The implications do not stop at the slighting of a mere self-compassionate feeling, empathy has a social role of crucial importance, emotional participation and recognition of the other are the pillars of our living in society, in the world and for the world.

  • “Empathy for the pain of other people is particularly vital in processes of social relevance as it regulates prosocial and antisocial behavior, for example, empathy with another suffering is considered an important trigger for prosocial actions and likewise , empathy for the pain of another can curb aggressive behavior. “
    Daniel Batson, a sociopsychologist

Empathy is far more revolutionary than one can think of, one of the most well-known American economists, Jeremy Rifkin, sees in empathy a possible solution to the global crisis. Rifkin speaks of “homo empaticus”, just to define a new kind of humanity protagonist of a new era: the era of empathy.

Only with empathy one can overcome the rational self-referential technocentrism of the age of reason.

  • “The benefits we gain from empathy are incalculable. If human nature is actually materialistic, egoistic, utilitarian and pleasure-oriented, there is little hope for solving the paradox of empathy-entropy.
    But if human nature, on a more fundamental level, is predisposed to affection, communion, sociality and empathic extension, there is a chance to find a solution that will allow us to restore a sustainable balance with the biosphere .
    A radically new concept of human nature is slowly emerging and gaining strength, with revolutionary implications on how, over the centuries, we will interpret and organize our social and environmental relations.
    We discovered Homo empaticus. “
    Jeremy Rifkin, economist and activist

Riferimenti
1. Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker and Baldwin M. Way. From painkiller to empathy killer: acetaminophen (paracetamol) reduces empathy for pain. Soc Cogn Affect Neurosci. 2016 Sep; 11(9): 1345–1353.
2. Batson D. The Altruism Question: Toward a Social-Psychological Answer, Psychology Press, 1991
3. Bonino S. Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, 1994
4. Galimberti U. Dizionario di psicologia, Utet, 1992
5. Rifkin J. La Civiltà dell’Empatia, Mondadori, 2010

 

Disclaimer: This article is only for illustration purposes and does not replace your doctor’s opinion. It is not intended to provide medical advice, diagnosis or treatment.

SOURCE: Dionidream

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Gli esperti hanno dimostrato che assumere regolarmente dolcificanti di sintesi porta a incrementare l’introito calorico fino al 30% in più.

 

I  dolcificanti ti aiutano se vuoi dimagrire? Ebbene no. I dolcificanti di sintesi, come l’aspartame, sarebbero responsabili di un aumento dell’appetito, e indurrebbero a un maggior consumo di calorie. È la scoperta di alcuni studiosi dell’Università di Sidney, che hanno osservato gli effetti a lungo termine del consumo abituale dei dolcificanti, che vengono in genere impiegati proprio per ridurre l’apporto calorico. In diversi esperimenti successivi i ricercatori hanno dimostrato che assumere regolarmente tali prodotti determina a lungo andare un incremento dell’introito calorico del 30%, cui sembrerebbe associarsi anche una predilezione per i cibi dolci. Ma perché?

Il cervello non si fa ingannare…

Gli autori dello studio, che è stato pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, spiegano che attraverso analisi sistematiche, si è osservato che nel cervello la sensazione di dolce è legata a quella del contenuto calorico di un alimento. Una cosa che si capisce bene con lo zucchero, dolce e calorico appunto. Di fronte ai dolcificanti, dolci ma per nulla calorici, il cervello non si fa ingannare e invia un nuovo segnale di fame. È come se cercasse di ottenere tutte quelle calorie che il gusto dolce aveva promesso. E così si mangia di più. Inoltre tale meccanismo orienterebbe le scelte alimentari verso quei cibi che, da sempre, il cervello ha associato a un veloce e abbondante rifornimento di calorie, i dolci appunto.

Se usi i dolcificanti, mangi di più

Se utilizzi abitualmente i dolcificanti nella tua dieta, quindi, non solo si mangi di più, ma più dolci. Di conseguenza, se l’obiettivo è il dimagrimento, i dolcificanti non aiutano. Questi studi rinforzano l’idea che i cibi “sugar free” non siano inerti, ma abbiano rilevanti conseguenze sul modo in cui ci alimentiamo.

Comincia ad abituarti a sapori meno dolci

Il consiglio per diminuire l’utilizzo di zucchero è quello di ridurne le quantità, a cominciare da quelle usate nel caffè e via via nelle preparazioni dolci come ad esempio le torte. Lo zucchero si può sostituire con dolcificanti naturali e più salutari, come ad esempio i vari malti e il miele, anche se bisogna considerare che anche questi alimenti hanno un impatto sulla glicemia. Mano a mano che ci si abitua a sapori meno dolci, in ogni caso, non sarà difficile fare a meno di zucchero e dolcificanti.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Experts have shown that taking regular synthesis sweeteners leads to increased calorie intake up to 30% more.

 

Will sweeteners help you if you want to lose weight? Well, no.

Synthetic sweeteners, such as aspartame, would be responsible for increased appetite, and would result in increased calorie consumption. It is the discovery by some scholars at the University of Sidney who have observed the long-term effects of the usual consumption of sweeteners, which are typically employed to reduce caloric intake. In several subsequent experiments, researchers have shown that taking these products regularly leads to an increase in calorie consumption of 30%, which seems to be associated with sweet foods preference. But why?

The brain is not fooled …

The authors of the study, published in the journal Cell Metabolism, explain that through systematic analysis, it has been observed that in the brain the sweet feeling is related to that of the calorie content of a food.

One thing you understand well with the sugar, sweet and calorie precisely. When taking these sweeteners that doesn’t have any calories, the brain is not fooled and sends a new sign of hunger. It’s as if trying to get all those calories that sweet taste had promised. And so you eat more. In addition, this mechanism would orient the dietary choices towards those foods that have always associated the brain with a fast and abundant supply of calories, sweet cakes.

If you use sweeteners, you will eat more

If you usually use sweeteners in your diet, then not only  you will eat more, but also sweeter foods. Consequently, if the goal is slimming, the sweeteners is not for help. These studies reinforce the idea that “sugar free” foods are not inert, but have significant consequences on the way we feed them.

You start to get used to less sweet flavors

The advice to lessen the use of sugar is to reduce its amount, starting with those used in coffee and onwards in sweet preparations such as cakes. Sugar can be replaced by natural and healthier sweeteners, such as various malts and honey, although these foods have an impact on blood glucose. As you get used to less sweet flavors, in any case, it will not be difficult to do without sugars and sweeteners.

 

SOURCE: Riza

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Le bevande molto diffuse nei supermercati possono essere dannose per la nostra salute. Sia che queste bevande contengano zucchero sia che abbiano le versioni dietetiche come aspartame, acesulfame k, sciroppo di glucosio, fruttosio, ecc. Un recente studio dimostra che le bevande dolcificate aumentano il rischio di ictus e demenza. In altre parole, stanno letteralmente martellando il tuo cervello.

Avevamo già parlato dello zucchero come causa di Alzheimer e demenza e quindi di come tutte le bevande contenenti zucchero andassero evitate. Infatti una sola lattina di cola contiene una quantità esorbitante di zucchero disciolta!

Ora abbiamo dei risultati anche per le altre tipologie di bibite diffuse. I ricercatori dellUniversità di Boston hanno reso noti i risultati dello studio: le persone che assumono bevande dietetiche (le cosiddette bibite “light”)sono quasi tre volte più a rischio di ictus e demenza.

Le Bevande dolcificate aumentano il rischio di ictus e demenza

I ricercatori hanno studiato le tendenze dei consumatori di bibite in un campione di quasi 3.000 adulti e hanno scoperto alcuni dati sorprendenti. Riferendosi a persone di età superiore ai 45 anni per lo studio dell’incidenza di ictus e a persone di più di 60 anni per quanto riguarda la demenza, hanno scoperto che l’assunzione regolare di bevande “light” quasi triplica il rischio di ictus e di demenza.

Tale rischio è valido anche dopo aver considerato altri fattori di rischio come l’obesità, la qualità della dieta, i livelli di esercizio fisico e il fumo.

  • “Questi studi non hanno un valore assoluto, ma sono dati molto forti e ci danno un grande avvertimento. Sembra che non ci sia molto da fare per le bibite zuccherate, sostituire lo zucchero con dolcificanti artificiali non sembra affatto aiutare. Forse tornare ad apprezzare un buon bicchiere d’acqua è qualcosa a cui dovremmo riabituarci”.spiega la Dott. Sudha Seshadri, professoressa di neurologia e docente presso l’Alzheimer’s Disease Center della Boston University

Ma il team di ricerca della Boston University non si è fermato 1ui. Ha studiato le conseguenze indotte dall’assumere questo tipo di bevande.

Sia che parliamo dello zucchero “vero” sia che parliamo dei pericoli dell’alto contenuto di fruttosio dello sciroppo di mais, la scienza parla chiaro. Lo scandalo dell’industria dello zucchero degli anni ‘50 e ‘60 stabiliva l’inizio di un disastro alimentare. Gli studi falsificati finanziati dalle industrie dello zucchero spostarono la percezione pubblica, ingannando la gente a pensare che non fosse lo zucchero il nemico della salute, ma i grassi.

Ora, come sappiamo bene, i grassi sani sono vitali per mantenerci in buona salute. Ma ci sono ancora troppe persone che continuano a tracannare bibite gassate. L’eccesso di zucchero è risaputo che provochi malattie cardiache e seri danni metabolici. Ma i ricercatori dell’Università di Boston volevano studiare gli effetti delle bibite gassate, bevande analcoliche e succhi di frutta sul cervello umano.

Utilizzando l’imaging a risonanza magnetica (MRI), test cognitivi e dati esistenti, gli scienziati hanno scoperto che bere più di due bevande zuccherate al giorno o più di 3 bibite gassate da luogo ad una riduzione del volume cerebrale. Stiamo parlando di un vero e proprio ritiro del cervello, una riduzione delle dimensioni dell’ippocampo. Ciò porta anche ad un invecchiamento accelerato del cervello e ad un impoverimento della memoria. Questi sono tutti fattori di rischio, che possono indurre ai primi stadi dell’Alzheimer.

Anche solamente una bibita gassata al giorno può produrre la riduzione del volume cerebrale, come mostra uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of the Alzheimer’s Association.

Altri disturbi di salute collegati all’assunzione di bibite gassate e zuccherate

L’Università di Boston ha mostrato la prima connessione tra bevande gassate e demenza, ma c’è una lunga lista di ricercatori che hanno trovato collegamenti tra queste bevande artificialmente zuccherate ed una serie di problemi di salute, tra cui:

  • Depressione. Bere 4 o più lattine al giorno è collegato a un rischio di depressione superiore del 30% (1)
  • Danni ai reni. Il consumo di questo tipo di bevande sul lungo periodo è collegato ad una riduzione del 30% della funzionalità renale. (2)
  • Diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. Le bibite gassate, specialmente quello cosiddette light o diet bevute quotidianamente aumentano il rischio di sindrome metabolica del 36%. Aumenta anche il rischio di diabete di tipo 2 del 67% (3)

3 bevande salutari come alternative alle bibite gassate

Perché bere qualcosa che ti accorcia la vita? Prova queste sane alternative invece:

  • Tè verde. Bere tè può ridurre il rischio di Alzheimer fino all’86%.
  • Kombucha. Ami le bollicine delle bibite gassate? Prova il kombucha! Conosciuto come “Elisir di lunga vita” dai cinesi, è una bomba di probiotici e di energia.
  • Kefir. E’ una bevanda fermentata e quindi leggermente gassata naturalmente come il kombucha, con il vantaggio che non contiene teina/caffeina e quindi è adattata a tutti.

Considerazioni finali

  • Le cosiddette bevande diet o light triplicano il rischio di ictus e demenza.
  • Le bevande zuccherate sono anch’esse dannose
  • Bere una bibita gassata al giorno riduce il volume del tuo cervello.
  • Bere bevande zuccherate regolarmente riduce le dimensioni dell’ippocampo, porta un invecchiamento cerebrale accelerato e danneggia la memoria. Questi sono tutti fattori di rischio per l’Alzheimer.
  • Invece di bere queste bevande, prova il tè verde, il kefir o il kombucha

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Soft drinks in supermarkets can be harmful to our health. Whether these drinks contain sugar or have dietary versions like aspartame, acesulfame k, glucose syrup, fructose, etc. A recent study shows that sweetened drinks increase the risk of stroke and dementia. In other words, they are literally hammering your brain.

We had already talked about sugar as a cause of Alzheimer’s and dementia and therefore how all the sugary drinks had to be avoided. In fact, a single cola can contains an exorbitant amount of dissolved sugar!

We now have results for other types of soft drinks. Boston University researchers have released the findings of the study: People taking diet drinks (so-called “light” beverages) are almost three times more at risk for stroke and dementia.

Sweetened drinks increase the risk of stroke and dementia

Researchers studied consumer drink trends in a sample of nearly 3,000 adults and discovered some surprising data. Referring to people over the age of 45 to study the incidence of stroke and people over 60 years of age with dementia, they found that regular “light” intake almost tripled the risk of stroke and stroke dementia.

 

This risk is also valid after considering other risk factors such as obesity, diet quality, exercise levels, and smoking.

  • “These studies do not have absolute value, but they are very strong and give us a big warning. It seems that there is not much to do for sugary drinks, substituting sugars with artificial sweeteners does not seem to help at all. Maybe returning to appreciating a good glass of water is something we should re-think. ” – explains Dr. Sudha Seshadri, professor of neurology and professor at the Alzheimer’s Disease Center at Boston University

But the Boston University research team has not stopped. He studied the consequences of taking this type of drink.

 

Whether we talk about “true” sugar or whether we are talking about the dangers of high fructose content of corn syrup, science speaks clearly. The scandal of the sugar industry of the 1950s and 1960s set off the start of a food disaster. False-funded studies funded by sugar industries shifted public perception, deceiving people to think that sugar was not the enemy of health but the fats.

Now, as we all know, healthy fats are vital to keeping us healthy. But there are still too many people who keep drinking soft drinks. Excess of sugar is known to cause heart disease and serious metabolic damage. But Boston University researchers wanted to study the effects of carbonated drinks, soft drinks and fruit juices on the human brain.

Using magnetic resonance imaging (MRI), cognitive tests, and existing data, scientists have found that drinking more than two sugary drinks a day or more than 3 carbonated drinks lead to a reduction in brain volume. We are talking about a real retreat of the brain, a reduction in hippocampal size. This also leads to an accelerated aging of the brain and a depletion of memory. These are all risk factors, which can lead to early stages of Alzheimer’s.

Also only one daily drinked beverage can produce a reduction in brain volume, as shown in a study published in The Journal of the Alzheimer’s Association.

Other health disorders related to the ingestion of carbonated and sugary drinks

The University of Boston has shown the first connection between carbonated beverages and dementia, but there is a long list of researchers who have found links between these artificially sugared drinks and a number of health problems, including:

  • Depression. Drinking 4 or more cans per day is associated with a 30% higher risk of depression (1)
  • Damage to the kidneys. The consumption of this type of drink over the long term is linked to a 30% reduction in renal function. (2)
  • Type 2 diabetes and metabolic syndrome. The carbonated drinks, especially the so-called light or daily diets, increase the risk of metabolic syndrome by 36%. It also increases the risk of type 2 diabetes by 67% (3)

3 Healthy Drinks as Alternatives to Drinks Drinks

Why drink something that shorten your life? Try these healthy alternatives instead:

  • Green tea. Drinking tea can reduce Alzheimer’s risk up to 86%.
  • Kombucha. Do you like bubbles of carbonated drinks? Try the kombucha! Known as the “Elisir of Long Life” by the Chinese, it is a probiotic and energy bomb.
  • Kefir. It is a fermented and therefore slightly carbonated beverage like kombucha, with the advantage that it does not contain tein / caffeine and is therefore tailored to everyone.

 

Final considerations

  • So-called diet or light drinks triple the risk of stroke and dementia.
  • Sugar drinks are also harmful
  • Drinking a carbonated drink a day reduces the volume of your brain.
  • Drinking sugary drinks regularly reduces hippocampal size, leads to accelerated brain aging, and damages memory. These are all risk factors for Alzheimer’s.
  • Instead of drinking these drinks, try green tea, kefir or kombucha

 

SOURCE: Dionidream

 

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Secondo uno studio, una lattina al giorno potrebbe aumentare anche di tre volte i rischi di sviluppare patologie cerebrali come ictus e Alzheimer.

 

Troppo zucchero è letale per la salute. I dati scientifici non lasciano dubbi in proposito: consumare frequentemente bevande gassate zuccherate e altri alimenti con molto zucchero aggiunto aumenta in modo notevole il rischio di sviluppare diabete e gravi problemi cardiovascolari. Tuttavia non ci si può fidare nemmeno di quelle bevande gassate dichiarate “senza zuccheri aggiunti”: è quello che emerge da una nuova ricerca della Boston University, pubblicata recentemente sulla rivista Stroke. Secondo lo studio, anche consumare una lattina al giorno di bevande gassate senza zucchero potrebbe aumentare fino a tre volte il rischio di avere un ictus o di sviluppare la malattia di Alzheimer. Gli autori della ricerca hanno precisato che si tratta di uno studio osservazionale e quindi, saranno necessari altri studi per approfondire l’argomento.

 

Risultati preliminari, ma la prudenza non è mai troppa

Lo studio ha preso in esame un campione di oltre tremila volontari in un periodo di tempo  di dieci anni, monitorando per ciascuno di loro il consumo giornaliero di bevande gassate zuccherate e drink senza zucchero e seguendo il loro stato di salute  generale con controlli clinici periodici. Quello che è emerso è preoccupante:

  • consumare almeno una lattina al giorno di bevande gassate pur senza zucchero aumenta di 2,6 volte il rischio di avere nel corso degli anni un ictus e di 2,89 volte quello di sviluppare una demenza.

Al momento non è possibile stabilire con certezza quale sia il meccanismo che leghi il consumo di questo tipo di bevande e le due patologie cerebrali.

Nel dubbio, limitare tutte le bevande gassate

Il Northern Manhattan Study realizzato dalla Columbia University qualche tempo fa aveva del resto già dimostrato una correlazione tra il consumo giornaliero di bevande gassate prive di zucchero e la possibilità di sviluppare successivamente problemi vascolari. Dati confermati da altri due studi importanti, il Nurse Health Study e l’Health Professionals follow-up study, che hanno evidenziato una netta  correlazione tra bevande gassate con e senza zucchero e incidenza di ictus. I dati finora pubblicati sono senza dubbio piuttosto consistenti e sono sufficienti da un lato a spingere i ricercatori a continuare ad approfondire l’argomento, dall’altro a limitare il consumo di questo tipo di bevande, soprattutto nei casi in cui vi sia già un rischio di sviluppare patologie cardiovascolari o metaboliche.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

According to a study, a can per day could even increase the risk of treating brain illnesses such as stroke and Alzheimer‘s three times.

Too much sugar is lethal for health. Scientific data does not leave any doubts about this: Frequently consuming sugary carbonated beverages and other foods with a lot of added sugar greatly increases the risk of developing diabetes and serious cardiovascular problems. However, they can not even trust those carbonated beverages declared “without added sugars”: this is what emerges from a new Boston University research recently published in Stroke magazine. According to the study, even consuming one can per day of carbonated non-sugary drinks could increase up to three times the risk of having a stroke or developing Alzheimer’s disease. The authors of the research have stated that this is an observational study and therefore, further studies will be needed to deepen the subject.

Preliminary results, but prudence is never too much

The study examined a sample of over three thousand volunteers over a period of ten years, tracking for each of them the daily consumption of soft drinks and sugary drinks and following their general health with periodic clinical controls. What is emerging is worrying: consuming at least one can per day of soft drinks without sugar increases by 2.6 times the risk of having a stroke and 2.89 times that of developing a dementia. At the moment it is not possible to determine with certainty what the mechanism of consumption of this type of drink and the two brain diseases are.

If in doubt, limit consumption of all soft drinks beverages

The Northern Manhattan Study, conducted by Columbia University some time ago, has already shown a correlation between the daily consumption of non-carbonated sugar-free drinks and the ability to develop vascular problems later. Data confirmed by two other major studies, the Nurse Health Study and the Health Professionals follow-up study, which showed a clear correlation between soft drinks with sugars and without sugar and stroke incidence. The data so far published are undoubtedly quite consistent and are sufficient on the one hand to push the researchers to continue to deepen the subject, on the other hand to limit the consumption of this type of drink, especially in cases where there is already a risk to develop cardiovascular or metabolic pathologies.

SOURCE: Riza

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Vi spieghiamo sintomi e terapia dell’elettrosensibilità. Con questo termine, si indica l’insieme dei disturbi biologici e psicologici, avvertiti da alcuni soggetti in prossimità di campi elettromagnetici (c.e.m.) ad alta e bassa frequenza.
Si tratta di sintomi provocati dalla vicinanza a
  • telefoni cellulari,
  • stazioni radiobase,
  • wi-fi,
  • radar,
  • ripetitori radio-televisivi,
  • ponti radio,
  • elettrodotti e
  • anche computers,
  • elettrodomestici e
  • impianti elettrici delle abitazioni.
Si ritiene che le persone portatrici di protesi metalliche siano particolarmente esposte all’elettrosensibilità. La classe medica, soprattutto italiana, non è concorde nel definire cause e cure del problema. Altrove, è motivo di invalidità civile.
sintomi dell’elettrosensibilità sono
  • formicolio,
  • prurito,
  • insonnia,
  • debolezza,
  • mal di testa,
  • nausea e
  • malessere generale.
Si riscontrano anche riduzione della memoria, bradicardia e disturbi dell’umore che possono degenerare in depressione. I pazienti riferiscono anche di accusare dolore, ad esempio quando hanno in tasca il cellulare.
Oltre ai disturbi avvertiti, vi sono alcuni effetti biologici che secondo alcuni specialisti possono essere ricondotti all’esposizione ai campi elettromagnetici, come i danni a carico di alcuni organi. Tali problematiche possono sussistere persino con esposizione ai c.e.m per livelli inferiori ai valori limite convenuti dalle società scientifiche e fissati dalle leggi nazionali e internazionali. In alcuni casi, è possibile individuare un evento scatenante dell’elettrosensibilità: ad esempio, un incidente elettrico che provoca folgorazione, a lungo termine, può causare i sintomi tipici di questo problema. Le occasioni di esposizione generalmente si concentrano a casa e sul posto di lavoro.

La malattia

pazienti affetti da elettrosensibilità sono spesso costretti a pellegrinaggi in vari ospedali alla ricerca di uno specialista in grado di comprendere realmente la situazione. In Italia, c’è molta disinformazione sul problema e i pochi professori che se ne occupano, sono largamente osteggiati. Trattandosi di una patologia relativamente recente, spesso i soggetti si trovano nella difficoltà di individuare un interlocutore che conosca in maniera approfondita il problema dell’elettrosensibilità. Nei casi peggiori, l’incomprensione della classe medica conduce a diagnosi frettolose di patologie psichiatriche. Come per la patologia ambientale della Sensibilità Chimica Multipla, l’elettrosensibilità non figura, al momento, nell’elenco di malattie rare dell’Istituto Superiore della Sanità.
Ricordiamo, invece, che è riconosciuta come patologia da alcuni Paesi come Canada, Spagna e Francia. In quest’ultima, in particolare, esistono zone franche, libere da campi elettromagnetici, dove i malati possono vivere in tranquillità. Una casa per le persone elettrosensibili e malati di sensibilità chimica multipla è stata realizzata anche a Zurigo; in Svezia, è considerata malattia invalidante. A livello internazionale, si parla di ipersensibilità ai campi elettromagneticiElectromagnetic HypersensitivityEHS

Terapia

La terapia dell’elettrosensibilità si basa principalmente sull’evitamento delle esposizioni ai campi elettromagnetici. Ridurne e magari azzerarne la frequenza, significa anche limitare i disturbi legati alla patologia. Spesso, i pazienti si trovano, a loro malgrado, a subire l’utilizzo dei wi-fi dei vicini che, da solo, può causare disabilità a chi è affetto da elettrosensibilità. In questo caso, la libertà personale tutelata legalmente va a limitare il diritto alla salute del malato. I pazienti, spesso, sono costretti a cambiare casa o modificarla per renderla abitabile, evitare mezzi e luoghi pubblici, cambiare radicalmente la propria vita sociale.
FONTE: Ilsapereepotere
(ENGLISH VERSION)

We explain you what are the electrosensitivity symptoms and the electrosensitivity therapy. With this term, it indicates the set of biological and psychological disorders, warned by some subjects in close proximity to electromagnetic fields (c.e.m.) high and low frequency.

These are symptoms caused by proximity to

  • mobile phones,
  • base stations,
  • wi-fi,
  • radar,
  • radio and television repeaters,
  • radio bridges,
  • power lines and
  • even computers,
  • appliances and
  • electrical systems of housing.
It is believed that people with metal implants are particularly exposed all’elettrosensibilità. The medical profession, especially Italian, is not unanimous in defining the causes and treatment of the problem. Elsewhere, it is cause for disability support.
 The electrosensitivity symptoms are
  • tingling,
  • itching,
  • insomnia,
  • weakness,
  • headache,
  • nausea and
  • malaise.
They are also found reduced memory, bradycardia and mood disorders which can lead to depression.
Patients also report complain of pain, for example when they have pocketed the phone. In addition to the perceived problems, there are certain biological effects which some specialists can be attributed to exposure to electromagnetic fields, such as the damage to some organs.
These problems may exist even with exposure to c.e.m to levels below the agreed limit values ​​by scientific societies and laid down in national and international laws. In some cases, it is possible to identify a triggering event electrosensitivity: for example, an electric shock accident in which, in the long term, may cause the typical symptoms of this problem. The exposure times generally focus at home and in the workplace.
 

The illness

Patients suffering from EHS are often forced to pilgrimages in various hospitals looking for a specialist who can really understand the situation. In Italy, there is a lot of misinformation about the problem and the few professors who care for them, are widely opposed. Since this is a relatively new disease, often the subjects are in the difficulty of identifying a partner who knows in detail the electrosensitivity problem.
In the worst cases, the lack of understanding of the medical profession leads to hasty diagnosis of psychiatric disorders. As for environmental disease of Multiple Chemical Sensitivity, the EHS is not listed at the time, the list of rare diseases of the Higher Institute of Health. Recall, however, that it is recognized as a pathology by some countries such as Canada, Spain and France. In the latter, in particular, are frank, free electromagnetic fields electrosensitivity zones, where the sick person can live in peace. A house for the electro and people with multiple chemical sensitivities was also conducted in Zurich; in Sweden, it is considered disabling disease. Internationally, it is called electromagnetic hypersensitivity, Electromagnetic Hypersensitivity, EHS.
 

Therapy

The electrosensitivity therapy is mainly based on avoiding  the exposures to electromagnetic fields. Zero points and maybe reduce the frequency, also it means limiting disorders related to pathology. Often, patients are, in spite of themselves, to undergo the use of wi-fi neighbors who, alone, can cause disability in people suffering from EHS. In this case, the personal freedom is legally protected to restrict the right to health of the sick. Patients are often forced to move house or change it to make it habitable, it means and avoid public places, radically change their social life.
SOURCE: Ilsapereepotere

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bambino-merendineUno studio rivela che gli adolescenti obesi rischiano di sviluppare maggiormente in età adulta problematiche psicologiche legate alle capacità cognitive.

 

L’obesità è uno dei maggiori problemi legati alla salute pubblica degli ultimi anni. L’obesità porta allo sviluppo di altre patologie come

  • l’ipertensione,
  • il diabete,
  • l’Alzheimer,
  • il cancro.

I dati ci ricordano che a soffrire di questa malattia non sono solo gli adulti, ma anche i bambini e gli adolescenti, per cui, secondo uno studio condotto presso la Hebrew University di Gerusalemmepubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease, le conseguenze potrebbero riguardare anche la sfera cognitiva una volta raggiunta l’età adulta.

L’obesità in adolescenza mette in pericolo

Per effettuare la ricerca, gli esperti hanno seguito per 33 anni 507 persone, tenendo sotto controllo la loro altezza e il loro peso fino a circa 50 anni, quando hanno valutato le loro capacità cognitive e registrato il loro livello socio-economico.

È emerso che coloro che erano stati obesi nell’adolescenza, arrivati a un’età tra i 40 e i 50 anni (soprattutto quelli economicamente meno fortunati), avevano un abbassamento delle funzioni cognitive, anche se avevano perduto peso tra i 20 e i 30 anni.

Adotta uno stile di vita anti obesità fin da giovane

Lo studio rivela ancora una volta l’importanza di mantenere un peso nella norma in tutte le fasi della vita. Altri studi avevano trovato una correlazione fra il decadimento della funzione cognitiva e una maggiore probabilità di sviluppare problemi di demenza senile.

Cosa fare allora? Seguire (e far seguire ai propri figli)

  • una sana alimentazione, nello stile mediterraneo (cereali integrali, legumi, verdura e frutta, poca carne, pesce, uova), e
  • praticare un’attività fisica costante: almeno 10.000 passi al giorno e, se possibile, qualcosa di più intenso tre volte a settimana.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

A study finds that obese adolescents are likely to develop further in adulthood psychological issues related to cognitive ability.

Obesity is one of the major problems of public health in recent years. Obesity leads to the development of other diseases such as

  • hypertension,
  • diabetes,
  • Alzheimer’s,
  • cancer.

The data remind us that to suffer from this disease are not only adults, but also children and adolescents, so, according to a study at the Hebrew University of Jerusalem and published in the Journal of Alzheimer’s Disease, the consequences could include also cognitive sphere once they reach adulthood.

Obesity in adolescence endangers

To carry out the research, experts have followed for 33 years, 507 people, while controlling their height and their weight up to about 50 years, when they assessed their cognitive abilities and recorded their socio-economic level. It was found that those who were obese in adolescence, arrived at an age between 40 and 50 years (especially those economically less fortunate), had a lower cognitive function, even if they had lost weight between 20 and 30 years.

Adopt an anti obesity lifestyle  from a young age

The study reveals once again the importance of maintaining a normal weight at all stages of life. Other studies have found a correlation between the decline of cognitive function and an increased chance of developing dementia problems. What to do then? Follow (and to follow their children) a healthy diet, the Mediterranean-style (whole grains, legumes, vegetables and fruit, a little meat, fish, eggs), and practice regular physical activity: at least 10,000 steps a day and, if possible, something more intense three times a week.

SOURCE: Riza

 

 

Read Full Post »

imagesL’infiammazione è una risposta di difesa del nostro corpo, molto potente e benefica, contro le infezioni.

Quando l’infiammazione diventa cronica, però, è causa di molti problemi.

Segni di infiammazione cronica sono

  • gonfiore,
  • pesantezza,
  • eruzioni cutanee,
  • mal di testa,
  • livelli di colesterolo sfasati,
  • malattie cardiache,
  • artrite e
  • patologie del cervello.

Quasi tutti i disturbi hanno alla base un’infiammazione.

Le tossine, sia quelle all’interno del corpo sia quelle esterne, possono innescare la risposta infiammatoria.

L’infiammazione è come un iceberg nell’oceano – quello che si vede è solo la punta, ma in realtà è qualcosa di molto più profondo e invasivo.

Non è sempre facile capire la causa di un’infiammazione, ma il cibo è in genere alla radice di questo problema.

Quando elimini gli alimenti “infiammatori” – i principali sono derivati del latte, glutine e soia – e aggiungi cibi che riducono le infiammazioni in eccesso, il corpo si rimette pian piano in sesto.

La pelle migliora, puoi ritrovare il peso forma, il gonfiore diminuisce e il corpo ritorna a uno stato di equilibrio.

Ecco 5 cibi da cui ti conviene stare alla larga per ridurre le infiammazioni.

1. Glutine

Il glutine è una proteina che si trova nel grano e in alcuni cereali come segale, orzo, farro e kamut.

Il glutine è quella colla che rende il pane soffice e lo “tiene tutto insieme”.

Questa proteina collosa si attacca alle pareti dell’intestino dove provoca problemi di digestione e compromette il buon funzionamento del sistema immunitario.

Il grano raffinato oltre al glutine ha anche un altro problema: è stato privato di tutti i nutrienti, quindi in sostanza non è di alcun beneficio, ma crea solo infiammazione.

Molte persone confondono il glutine con l’amido, dal momento che questi termini sono spesso usati per descrivere cose come pasta e pane.

In ogni caso alcuni amidi sono eccellenti per il corpo, mentre il glutine non lo è.

L’amido è un carboidrato che si trova nella maggior parte del cibo. Il riso, per esempio, è un alimento senza glutine, ma è un amido. E così anche patate, lenticchie e quinoa per dirne alcuni.

Inserire amidi nella dieta va bene, ma sempre senza esagerare, facendo in modo che non siano gli unici protagonisti dei nostri piatti.

2. Derivati del latte

La caseina del latte di mucca è difficile da distruggere per il sistema digerente della maggior parte delle persone e in molti genera infiammazione.

Il processo di pastorizzazione rende il latte dannoso e indigesto, distruggendo le vitamine e gli enzimi che servirebbero per digerirlo.

L’uso quotidiano di latte pastorizzato (quindi privo di enzimi), fino all’età adulta, comporta una sensibilizzazione e diversi problemi di digestione.

Un altro importante effetto dannoso che il latte ha sul nostro corpo si manifesta nelle articolazioni perché produce un eccesso di acidità nel nostro torrente sanguigno e per compensare questa situazione e riportare in equilibrio il livello acido-basico, il corpo preleva minerali preziosi dai depositi delle nostre ossa.

Non aiuta inoltre il fatto che molti animali sono allevati con ormoni e antibiotici, che aumentano l’effetto infiammatorio del corpo.

I derivati da latte crudo sono una scelta migliore, e la maggior parte delle persone li tollera bene.

I derivati del latte vanno evitati completamente da chi ha muco, digestione debole, funghi e candidadalla COSTITUZIONE CON TOSSINE e da chi è in SOVRAPPESO

3. Soia

Uno dei problemi della soia è che la maggior parte di quella che trovi in vendita e nei prodotti confezionati è altamente processata (pensa alla “soia isolata” che puoi trovare sull’etichetta di molti cibi processati).

Un altro problema è che quasi tutta la soia non biologica in circolazione è geneticamente modificata.

Ma una delle cose da considerare prima di ogni altra è che le colture di soia sono spesso irrorate di erbicidi che contengono glifosati, classificati come probabili cancerogeni dalla World Health Organization.

La soia in tutte le sue forme può contribuire a diversi problemi di salute. Contiene acido fitico, un composto tossico e difficile da digerire. Può inibire l’assorbimento da parte del corpo di ferro, calcio, zinco e magnesio.

La soia contiene inoltre inibitori della proteasi, che possono bloccare alcuni degli enzimi di cui il corpo ha bisogno per digerire le proteine.

E poi c’è la questione dei fitoestrogeni. Ricerche hanno evidenziato che gli estrogeni della soia possono interferire con le normali funzioni ormonali del corpo e possono condurre anche al cancro (1).

Infine, considera anche che la soia è il prodotto che viene dato a maiali e mucche per farli ingrassare.

Pensaci ogni volta che sei di fronte a gelato, yogurt, patatine, o altri prodotti processati sulla cui etichetta c’è scritto “contiene soia”.

4. Zuccheri raffinati e processati

dolcificanti raffinati sono stati privati di ogni nutrimento e ne privano il corpo allo stesso modo innescando e accelerando il processo di invecchiamento.

Lo zucchero e le sue altre forme come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, lo zucchero di canna, lo zucchero da barbabietola, lo zucchero di palma e il malto (qui trovi un elenco completo di tutti i nomi con cui puoi trovare lo zucchero sulle etichette) provocano

  • infiammazione,
  • aumento di peso e
  • diabete e
  • sono legati al cancro.

Anche se le ricerche a proposito degli effetti a lungo termine dei dolcificanti raffinati sull’uomo sono contrastanti, il buonsenso ci dice che non servono alla nostra salute.

Usa quindi dolcificanti naturali quando prepari dei dolci: datteri, albicocche secche, miele crudo, xilitolo, stevia e sciroppo di yacon che soddisfano e non cariano i denti.

5. Altri alimenti che producono infiammazione

Ci sono alcuni alimenti caldi e riscaldanti che possono creare infiammazione.

Tra questi abbiamo vino, birra, miele, cibi fermentati, pomodoro, succo d’arancia, semi oleosi (che possono avere un effetto acidificante molto fastidioso).

Fai molta attenzione a non fare un uso quotidiano di semi oleosi. Quando li consumi non dimenticare mai l’ammollo in acqua e succo di limone perché, se non li metti in ammollo, la componente di acido fitico sarà talmente alta da creare acidità.

Elimina anche le farine, sia raffinate che integrali.

Possono dare infiammazione anche gli ossalati, quindi limita il consumo degli alimenti che li contengono, come spinaci, peperoni, melanzane, rape e tè nero.

FONTE: TrainingEnergy

 

(ENGLISH VERSION)

If there’s anyone who knows how harmful and frustrating inflammation can be, it’s Angela Blatteis and Vivienne Vella. They founded Soupure (a company dedicated to creating nurturing, wholesome soups) after realizing how hard it was to find delicious soups that weren’t made with cream, preservatives or GMOs. So when we got our hands on their new book, The Soup Cleanse, we were excited to read more about their take on healthy eating. Here’s their list of inflammatory foods we should all be avoiding. 

Sometimes our bodies’ inflammatory response can be a positive thing. It’s a process our immune systems use to fight off bacteria, viruses, and other pathogens that could cause harm. 

But while inflammation is a powerful and beneficial short-term response to fight infection, it’s very harmful when it becomes chronic. That’s when you start seeing damage to the body that manifests in

  • puffiness,
  • stuffiness,
  • bloat,
  • skin eruptions,
  • headaches,
  • cholesterol imbalance,
  • blood challenges,
  • chronic pain,
  • diseases such as heart disease and arthritis, and
  • brain-related conditions.

Toxins, whether from our insides or the outside, can trigger the inflammatory response

Inflammation is kind of like an iceberg in the ocean — often we see just the tip, but what is really going on is much deeper and pervasive. It can be difficult to pinpoint where inflammation is stemming from, but food can be a huge source of the problem. When you remove foods that are known to cause inflammation — dairy, gluten, corn, and soy, to name just a few — and add foods that quell unnecessary inflammation, you can start to create shifts in the body. 

Your skin might also clear up, you’ll lose weight, the stuffiness and puffiness will diminish, the bloat will go down, and your body will return to a more balanced state. 

Here are five foods we recommend you steer clear of to reduce inflammation:

1. Gluten

Gluten is a protein found in wheat and related grains like rye. In breads, it is the “glue” that holds them together. While gluten is not intrinsically bad for you, it’s more a function of how our wheat is grown

Here in the United States, most strains of wheat are hard for the body to digest, compounded by the fact that they’re genetically modified. Plus, when you strip out all the nutrients of wheat to create white flour, you’re creating a product that’s even more taxing on the body’s systems. 

Many people confuse “gluten” with “starch,” since these terms are often used to describe things like pasta and bread. However, some starch is excellent for the body, whereas gluten … sometimes not so much. Starch is the carbohydrate component found in most foods. Rice, for example, is a gluten-free food but is a starch. So, too, are potatoes, lentils, and quinoa, to name a few. 

We believe that including starchy foods in the diet is a good thing, though in moderation.

2. Dairy

The casein from cow’s milk is hard for many people’s systems to break down and for most people is inflammatory. It also doesn’t help that many animals are raised with hormones and antibiotics, which compound the inflammatory effect on our bodies. Raw dairy is a different story, and some people can tolerate it.

3. Processed Soy

The challenge with soy is that much of it has been highly processed (think “isolated soy,” which you will find on the label of most processed foods). Another problem is that almost all non-organic soy crops in the United States have been genetically modified. 

But the primary concern is that these crops are often sprayed with herbicides, which contains glyphosate, classified as “probably carcinogenic” by the World Health Organization.

Soy in all its forms can contribute to a host of health challenges. It contains phytic acid, a toxic compound that is challenging for the body to digest. It can inhibit the body from absorbing iron, calcium, zinc, and magnesium. Soy also has protease inhibitors, which can block some of the enzymes the body needs in order to digest protein. 

Then there’s the phytoestrogen issue. Research has shown that the estrogen in soy can act as an endocrine disruptor, which can interfere with your body’s hormonal function and lead to things like cancer. And additionally, consider that soy is what they feed to pigs and cows to make them fat.

Think about that any time you reach for ice cream, yogurt, chips, or any processed product that warns “made with soy.”

4. Refined and Processed Sugars

These sweeteners have been stripped of any kind of nutrition and they deplete the body as well as trigger and accelerate the aging process. Sugar — and its other forms, like high-fructose corn syrup, cane sugar, evaporated cane juice (organic and otherwise), beet sugar, palm sugar, malt syrup, and pretty much any ingredient you see ending in “-ose” — causes

  • inflammation,
  • leads to weight gain and
  • diabetes, and
  • is linked to cancer. 

While there is conflicting research about the long-term effects of fake sweeteners on humans, common sense tells us that they’re not doing you or your health any favors. Don’t worry; we won’t take all your sweet treats away.

Natural sweeteners such as dates, dried apricots, coconut sugar, raw honey, coconut, and maple syrup can actually benefit the body while still satisfying your sweet tooth.

5. MSG

Otherwise known as monosodium glutamate, MSG is one of the food industry’s favorite ingredients because of its delicious salty, umami flavor that you can achieve with a fraction of the cooking effort. 

Unfortunately, MSG is a neurotoxin that disrupts the nervous system. It lurks in processed food and is sometimes hidden behind names like “natural flavor,” “autolyzed yeast,” and “hydrolyzed protein.” Any packaged product that comes with a flavor packet most likely contains MSG.

Excerpted from the book The Soup Cleanse by Angela Blatteis and Vivienne Vella. Copyright © 2015 by Angela Blatteis and Vivienne Vella. Reprinted with permission of Grand Central Life & Style. All rights reserved.

 

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