Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘pericoli per la salute’ Category

Il bisfenolo A (o BPA) è una sostanza chimica pericolosa presente in molti prodotti di uso comune, ad esempio le bottiglie in plastica dura. Un nuovo studio sostiene che l’esposizione a questa sostanza potrebbe essere in realtà molto più alta di quanto si credeva in precedenza.

 

Abbiamo parlato più volte del bisfenolo A e dei rischi per la nostra salute dell’esposizione a questa sostanza, considerata un interferente endocrino. Alcuni studi hanno infatti collegato il BPA a un elevato rischio di problemi di fertilità e alcuni tumori ma, nonostante ciò, rimane ampiamente utilizzato per indurire la plastica, prevenire la corrosione dei metalli e rivestire la carta.

Questa sostanza si trova spesso nei rivestimenti delle lattine che contengono cibo, sulle ricevute, nelle attrezzature mediche e nelle bottiglie d’acqua di plastica dura.

Ora un nuovo studio aggiunge un tassello in più alla questione spiegando che la modalità con cui gli scienziati di solito misurano il bisfenolo A potrebbe sottovalutare drasticamente la nostra esposizione a questa sostanza chimica.

Attualmente, la nostra esposizione al BPA viene generalmente misurata utilizzando quello che è noto come metodo indiretto. Il nuovo studio, pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology, suggerisce che questo metodo potrebbe non essere accurato e riporta che una tecnica più recente riscontra invece livelli di BPA molte volte superiori a quanto ci si aspetterebbe.

Cosa ha scoperto concretamente il nuovo studio?

Quando il nostro corpo è esposto al BPA, inizia a scomporre rapidamente questa sostanza. Ciò significa che la maggior parte di ciò che si trova nelle urine umane (che vengono spesso utilizzate per monitorare l’esposizione), non è lo stesso BPA. Ciò che viene trovato sono infatti i metaboliti. Fino a poco tempo fa, i ricercatori non potevano misurare direttamente quei metaboliti e l’unico modo in cui potevano determinare i livelli di esposizione nell’uomo era, indirettamente, convertendo i metaboliti in BPA.

Ma negli ultimi anni, hanno iniziato a emergere nuovi metodi diretti, in modo che “in un colpo solo, si misura il BPA e i suoi metaboliti“, afferma Roy Gerona, Ph.D., assistente professore presso la School of Medicine presso l’Università della California di San Francisco, che gestisce il laboratorio di tossicologia clinica e di biomonitoraggio ambientale dell’UCSF. Tuttavia, questi metodi non sono ancora stati ampiamente adottati.

Gerona, l’autore principale del nuovo studio, ha lavorato per anni su un metodo diretto per misurare i metaboliti del BPA. Nel nuovo studio voleva confrontare questa nuova tecnica con una simile con approccio indiretto.

Il suo team ha usato entrambe le tecniche per analizzare i campioni di urina raccolti da 29 donne in gravidanza, cinque donne non in gravidanza e cinque uomini. Il nuovo metodo diretto ha rilevato livelli di BPA quasi 19 volte superiori a quelli individuati utilizzando il metodo indiretto. E sembrava che maggiore era la concentrazione di BPA, più il metodo indiretto la sottovalutava.

“Se le conclusioni sono vere e possono essere generalizzate ad altre popolazioni, le comunità di ricerca e di regolamentazione di tutto il mondo hanno sistematicamente sottovalutato i rischi per la salute posti dal BPA, forse con un margine piuttosto ampio” ha commentato Jonathan Martin, Ph.D., un professore del dipartimento di scienze ambientali e chimica analitica dell’Università di Stoccolma, che non era coinvolto nel nuovo studio. 

Ma lo stesso professore ha sollecitato anche la cautela nell’interpretazione dei risultati del nuovo studio, che è piuttosto piccolo:

“L’entità del problema mostrato qui potrebbe non essere ampiamente generalizzabile. Sto riservando il giudizio fino a quando risultati come questi possano essere replicati in altri laboratori con altri campioni”.

Ricordiamo infine che la FDA e le sue controparti in Canada e nell’Unione Europea affermano che il BPA utilizzato negli imballaggi e nei contenitori per alimenti non presenta rischi per i consumatori.

Ma l’Autorità europea per la sicurezza alimentare sta attualmente rivedendo le ricerche più recenti sul BPA e potrebbe aggiornare le sue raccomandazioni nel 2020. Staremo a vedere cosa esce fuori…

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Bisphenol A (or BPA) is a hazardous chemical found in many commonly used products, such as hard plastic bottles. A new study suggests that exposure to this substance may actually be much higher than previously believed.

We have spoken several times about bisphenol A and the risks to our health of exposure to this substance, considered an endocrine disruptor. Some studies have in fact linked BPA to a high risk of fertility problems and some cancers but, despite this, it remains widely used to harden the plastic, prevent metal corrosion and coat the paper.
This substance is often found in cans that contain food, on receipts, in medical equipment and in hard plastic water bottles.
Now a new study adds an extra piece to the question by explaining that the way scientists usually measure bisphenol A could drastically underestimate our exposure to this chemical.
Currently, our exposure to BPA is generally measured using what is known as the indirect method. The new study, published in The Lancet Diabetes & Endocrinology, suggests that this method may not be accurate and reports that a more recent technique finds BPA levels many times higher than would be expected.
What did the new studio actually discover? When our body is exposed to BPA, it begins to rapidly break down this substance. This means that most of what is found in human urine (which is often used to monitor exposure) is not the same as BPA. The metabolites are in fact found. Until recently, researchers could not directly measure those metabolites and the only way they could determine exposure levels in humans was, indirectly, by converting metabolites into BPA.
But in recent years, new direct methods have begun to emerge, so that “in one fell swoop, BPA and its metabolites are measured,” says Roy Gerona, Ph.D., assistant professor at the School of Medicine at the University of California, San Francisco, which manages the clinical toxicology and environmental biomonitoring laboratory of UCSF. However, these methods have not yet been widely adopted.
Gerona, the lead author of the new study, has worked for years on a direct method to measure BPA metabolites. In the new study he wanted to compare this new technique with a similar one with an indirect approach.

His team used both techniques to analyze urine samples collected from 29 pregnant women, five non-pregnant women and five men. The new direct method found BPA levels almost 19 times higher than those identified using the indirect method. And it seemed that the higher the concentration of BPA, the more the indirect method underestimated it.
“If the conclusions are true and can be generalized to other populations, the research and regulatory communities around the world have systematically underestimated the health risks posed by the BPA, perhaps with a fairly wide margin,” commented Jonathan Martin, Ph .D., A professor in the department of environmental sciences and analytical chemistry of the University of Stockholm, who was not involved in the new study.
But the same professor also urged caution in interpreting the results of the new study, which is rather small:
“The magnitude of the problem shown here may not be widely generalized. I am reserving the judgment until results such as these can be replicated in other laboratories with other samples “.
Finally, we remind you that the FDA and its counterparts in Canada and the European Union state that BPA used in packaging and food containers does not present risks to consumers. But the European Food Safety Authority is currently reviewing the latest BPA research and could update its recommendations in 2020. We’ll see what comes up …

 

SOURCE: Greenme

Read Full Post »

Il vademecum del ministero della Salute per l’uso corretto di carta stagnola e contenitori in alluminio. In certe condizioni, il metallo può migrare nei cibi crudi acidi conservati in frigorifero e negli alimenti cotti al cartoccio, con o senza condimenti.

 

L’alluminio della carta stagnola, presente in quasi tutte le cucine italiane, messo a contatto con determinati cibi e in determinate condizioni può “migrare” e rimanere sulle pietanze che poi consumiamo, diventando potenzialmente pericoloso. L’allerta arriva dal ministero della Salute con un post che chiarisce qual è l’uso corretto dei contenitori di alluminio in cucina, a contatto con gli alimenti.

Alluminio in cucina: ecco come usarlo evitando i rischi per la salute

A temperatura ambiente

Ci sono poi degli alimenti che possono restare a contatto con il cibo anche a temperatura ambiente: prodotti di cacao e cioccolato, caffè, spezie ed erbe infusionali, zucchero, cereali e prodotti derivati, paste alimentari non fresche, prodotti della panetteria, legumi secchi e prodotti derivati, frutta secca, funghi secchi, ortaggi essiccati, prodotti della confetteria e prodotti da forno fini a condizione che la farcitura non sia a diretto contatto con l’alluminio. Insomma, non vuol dire che non possiamo avvolgere un panino con l’alluminio, ma che è il caso di farlo per un tempo non prolungato e non a diretto contatto con cibi acidi (ad esempio, limone o pomodoro).

Le istruzioni per l’uso: cosa evitare

E’ bene invece evitare l’uso di contenitori o figli in alluminio per conservare o cuocere cibi fortemente acidi o salati, come succo di limone, aceto, alici salate, capperi sotto sale, ecc. Un’altra indicazione utile è relativa al tempo di conservazione: si possono superare le 24 ore solo a temperatura di refrigerazione o congelamento. E’ poi consigliabile non riutilizzare i contenitori monouso (teglie e vaschette) e non graffiare pentole o padelle in alluminio durante il loro utilizzo, evitando di pulirle con prodotti abrasivi. Le vasche in alluminio monouso andrebbero lavate prima dell’uso e mai messe a contatto diretto con parti elettriche o fiamme dirette. Meglio anche evitare di coprire cibi umidi conservati in recipienti di metallo.

Soggetti a rischio

La campagna del ministero mette in guardia soprattutto per quanto riguarda le fasce più a rischio:

  • anziani,
  • bambini sotto i 3 anni,
  • soggetti con malattie renali e
  • donne in gravidanza.

“Nei soggetti sani – specifica la nota del ministero – il rischio tossicologico dell’alluminio è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione”. L’effettiva entità del fenomeno della cosiddetta “migrazione nel cibo” (la reazione chimica che si verifica nel passaggio di particelle dal metallo agli alimenti) è spiegata dai risultati del recente rapportodell’Istituto Superiore di Sanità e intitolato “Studio dell’esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare”.

L’analisi su 48 tipologie di alimenti ha dimostrato come la conservazione e la cottura in fogli o vaschette d’alluminio monouso non rappresenti un rischio per la salute poiché, anche nell’uso intensivo e quotidiano, l’incidenza della migrazione è ben lontana dalle prudenziali soglie di sicurezza stabilite a livello scientifico dall’European Food Safety Authority.

Rischi da carta stagnola in cucina: ecco come usare l'alluminio

A chiarire ulteriormente la questione, fugando ogni dubbio, il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità fornisce un dettagliato riepilogo degli studi finora pubblicati che analizzano gli effetti generati da contatto tra alluminio e alimenti, ribadendo l’assenza di risultati rilevanti tossicità: anzi, conferma che anche somministrando dosi molto alte di alluminio – 100-300mg/kg – non sono stati riscontrati effetti negativi.

Ma quanto è pericoloso l’alluminio per la nostra salute?

La dose massima di alluminio che possiamo assumere senza subire gli effetti neurotossici sono da calcolare in base al peso corporeo. Ad esempio, una persona che pesa 70 kg può assumerne un massimo di 140 mg a settimana, cioè 2 milligrammi per ogni chilogrammo di peso (limiti stabiliti dall’Oms), basandosi su un modello di assunzione di 30mg/kg, che non ha comunque portato a effetti avversi osservabili. Va considerato anche il fatto che i cibi cotti in alluminio (ad esempio lasagne, pesce, carne, ecc, fatti in casa o industriali) nel forno ad alte temperature, specie se a contatto con condimenti acidi o sale, se assunti ogni giorno possono portare al superamento della soglia.

Cosa che potrebbe accadere anche senza che ce ne accorgiamo, visto che molti degli alimenti di consumo contengono già alluminio, compresi frutta e verdura che lo assorbono in natura. Buona parte dei prodotti che acquistiamo al supermercato ne contiene tracce, in varie quantità: se ne possono trovare tracce nei cereali, nel pane, negli spinaci, nel caffè, nel cioccolato, nel sugo concentrato e nel tè.

L’alluminio è tra l’altro autorizzato in coloranti e altri additivi, correttori di acidità e antiagglomeranti. Insomma, le fonti di alluminio nella nostra alimentazione sono tante e non tutte monitorate. Per questo, secondo gli esperti, è consigliabile limitare l’assunzione di cibi “trasformati” (precotti e in busta) cercando di privilegiare quelli freschi da preparare in casa. L’uso corretto dell’alluminio in cucina non vuol dire bandirlo del tutto, ma seguire le indicazioni ormai note.

FONTE: Salute della Repubblica
(ENGLISH VERSION)

The vademecum of the Ministry of Health for the correct use of aluminum foil and aluminum containers. Under certain conditions, the metal can migrate into acid raw foods stored in the refrigerator and in baked foods, with or without seasonings.

Aluminum foil, present in almost all Italian kitchens, put in contact with certain foods and under certain conditions can “migrate” and remain on dishes that we then consume, becoming potentially dangerous. The alert comes from the Ministry of Health with a post that clarifies what is the correct use of aluminum containers in the kitchen, in contact with food.

Aluminum in the kitchen: here’s how to use it avoiding health risks

Share

First and foremost are the storage time, the temperature and the composition of the food. The containers must obligatorily bear a series of warnings on the packaging relating to the use: for example, “not suitable for contact with strongly acid or salty foods”, or “intended for contact with food at refrigerated temperatures” or even for food contact at non-refrigerated temperatures for times not exceeding 24 hours “. So it is important to read container labels carefully before using them to cook or store food. These are obviously valid indications for aluminum in direct contact with food, and not if there was a barrier (for example, a coating) that prevents the migration of the metal. All precautions usually not taken into consideration.

At room temperature

Then there are foods that can remain in contact with food even at room temperature: cocoa and chocolate products, coffee, spices and infusion herbs, sugar, cereals and derived products, non-fresh pasta, bakery products, dried vegetables and derived products, dried fruit, dried mushrooms, dried vegetables, confectionery products and fine bakery products on the condition that the filling is not in direct contact with aluminum. In short, it does not mean that we cannot wrap a sandwich with aluminum, but that it is the case to do it for a long time and not in direct contact with acidic foods (for example, lemon or tomato).

Instructions for use: what to avoid

Instead, avoid using aluminum containers or children to preserve or cook strongly acid or salty foods, such as lemon juice, vinegar, salted anchovies, salted capers, etc. Another useful indication relates to the storage time: they can exceed 24 hours only at refrigeration or freezing temperature. It is also advisable not to reuse the disposable containers (trays and pans) and do not scratch aluminum pots or pans during use, avoiding cleaning them with abrasive products. Disposable aluminum tanks should be washed before use and never put in direct contact with electrical parts or direct flames. It is also better to avoid covering wet foods stored in metal containers.

Subjects at risk

The ministry’s campaign warns especially regarding the most at risk groups: the elderly, children under 3 years, subjects with kidney diseases and pregnant women. “In healthy subjects – specifies the ministry note – the toxicological risk of aluminum is limited due to poor absorption and rapid excretion”. The actual extent of the phenomenon of so-called “food migration” (the chemical reaction that occurs in the passage of particles from metal to food) is explained by the results of the recent report by the Istituto Superiore di Sanità and entitled “Study of consumer exposure to aluminum resulting from food contact “. The analysis on 48 types of food has shown how the conservation and cooking in disposable aluminum sheets or trays does not represent a health risk since, even in intensive and daily use, the incidence of migration is far from the prudential security thresholds established at scientific level by the European Food Safety Authority.

Share

To further clarify the issue, dispelling any doubts, the Report of the Istituto Superiore di Sanità provides a detailed summary of the studies published so far that analyze the effects generated by contact between aluminum and food, reiterating the absence of relevant toxicity results: indeed, confirmation that even with very high doses of aluminum – 100-300mg / kg – no negative effects were found.

But how dangerous is aluminum for our health? The maximum dose of aluminum that we can take without undergoing the neurotoxic effects are to be calculated based on body weight. For example, a person who weighs 70 kg can take a maximum of 140 mg per week, that is 2 milligrams for each kilogram of weight (limits established by the WHO), based on a model of intake of 30mg / kg, which he does not have anyway led to observable adverse effects. It should also be considered the fact that foods cooked in aluminum (for example lasagna, fish, meat, etc., homemade or industrial) in the oven at high temperatures, especially if in contact with acidic sauces or salt, can take when the threshold is exceeded. This could happen even without our realizing it, since many of the consumer foods already contain aluminum, including fruits and vegetables that absorb it in nature. Most of the products we buy at the supermarket contain traces, in various quantities: traces can be found in cereals, bread, spinach, coffee, chocolate, concentrated sauce and tea.

Aluminum is among other things authorized in dyes and other additives, acidity correctors and anti-caking agents. In short, the sources of aluminum in our food supply are many and not all monitored. For this reason, according to experts, it is advisable to limit the intake of “processed” foods (pre-cooked and in bags) trying to privilege those fresh to prepare at home. The correct use of aluminum in the kitchen does not mean to banish it completely, but follow the indications already known.

SOURCE: Salute della Repubblica

Read Full Post »

Un focus di approfondimento a cura del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, svela quali sono le 10 maggiori cause di morte nel mondo.

 

I risultati si basano sui dati raccolti dal Global Health Observatory e vorrebbero non solo informare sulle principali cause di decesso nel mondo ma essere anche da stimolo per le persone in modo che si prendano più cura della propria salute, evitando comportamenti e abitudini sbagliate a favore invece di uno stile di vita più sano.

1. Cuore

La prima causa di mortalità nel mondo rimangono le malattie cardiovascolari che ogni anno, nella sola Europa, uccidono più di 4 milioni di persone (1 milione di esse prima dei 75 anni). Cosa possiamo fare per tenere alla larga le malattie che mettono a rischio il nostro cuore? Sicuramente

  • smettere di fumare,
  • non abusare di alcool,
  • mangiare bene ed
  • evitare la sedentarietà.

2. Malattie cerebrovascolari

Queste malattie sono sempre più diffuse a causa dell’invecchiamento della popolazione. Su queste si può agire, almeno in parte, con una corretta ed equilibrata alimentazione da tenere durante tutta la vita, non iniziando a preoccuparcene solo in tarda età.

3. Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Al terzo posto troviamo questa patologia a carico dell’apparato respiratorio. Come possiamo immaginare, all’origine del problema vi è l’inquinamento dell’aria, sempre più pesante soprattutto nelle grandi città ma vi è anche la responsabilità del fumo, assolutamente da evitare.

4. Demenza e Alzheimer

Si tratta di malattie degenerative sempre più diffuse che, solo nel nostro paese, colpiscono circa 600mila persone. Come per le malattie cerebrovascolari si può agire con una sana alimentazione durante tutta la vita e tenendo sempre operativo il cervello.

5. Infezioni alle vie aeree inferiori

Ancora un problema che riguarda il nostro apparato respiratorio. Responsabile dell’alto tasso di mortalità dovuto alle infezioni delle vie aeree inferiori è sempre l’alto tasso di smog e il fumo di sigaretta.

6. Cancro ai polmoni

Al sesto posto nella classifica vi è il cancro ai polmoni. Le motivazioni sono sempre quelle sopracitate e in più l’esposizione alle tossine dei combustibili da biomassa (legna ed erbe), utilizzati un po’ tutto il mondo.

7. Acqua contaminata

Questo è un problema che riguarda soprattutto i paesi più poveri del mondo dove vi sono difficoltà nell’approvigionamento di acqua. Sono più di 2 miliardi le persone che nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile in casa e oltre 4 quelli che non dispongono di servizi igienici sicuri. Tutto questo espone maggiormente le persone ad entrare in contatto con batteri patogeni e virus pericolosi, sviluppando malattie come colera, tifo ed epatite.

8. Diabete

In Italia il diabete colpisce il 5,8% della popolazione. La maggior parte delle persone soffre di diabete di tipo 2 che è il più diffuso e che ha una maggiore incidenza in età adulta. Per evitare di svilupparlo è bene mantenere il peso forma e puntare su un’alimentazione di qualità senza eccedere in zuccheri e grassi.

9. Incidenti stradali

Non si tratta di una malattia ma, come è tristemente noto, gli incidenti stradali sono una causa di morte molto frequente. Secondo l’Aci, nel 75% dei casi a provocarli sono distrazioni dovute all’uso di smartphone, è evidente che bisogna seguire la legge ed evitare non solo di telefonare ma anche di chattare, leggere le mail o inviare messaggi mentre si è alla guida.

10. Tubercolosi

Una malattia che nel nostro paese quasi non ricordiamo più è però ancora al 10° posto tra le cause di morte nel mondo.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

An in-depth focus by the CNR, the National Research Council, reveals the top 10 causes of death in the world.
The results are based on data collected by the Global Health Observatory and would like not only to inform about the main causes of death in the world but also as a stimulus for people to take better care of their health, avoiding wrong behaviors and habits instead of a healthier lifestyle.

1. Heart
The first cause of mortality in the world remains the cardiovascular diseases that every year, in Europe alone, kill more than 4 million people (1 million of them before the age of 75). What can we do to keep diseases that put our hearts at risk? Certainly stop smoking, do not abuse alcohol, eat well and avoid a sedentary lifestyle.

2. Cerebrovascular diseases
These diseases are increasingly common due to the aging of the population. On these you can act, at least in part, with a correct and balanced diet to keep throughout your life, not starting to worry about it only in old age.

3. Chronic obstructive pulmonary disease
In third place we find this pathology of the respiratory system. As we can imagine, at the origin of the problem there is the pollution of the air, always heavier especially in the big cities but there is also the responsibility of smoking, absolutely to avoid.

4. Dementia and Alzheimer’s
These are increasingly widespread degenerative diseases that affect only about 600,000 people in our country alone. As with cerebrovascular diseases, you can act with a healthy diet throughout your life and always keep your brain working.

5. Lower airway infections
Another problem that concerns our respiratory system. The high rate of smog and cigarette smoking is always responsible for the high mortality rate due to lower airway infections.

6. Lung cancer
Lung cancer ranks sixth. The reasons are always those mentioned above and in addition the exposure to the toxins of biomass fuels (wood and herbs), used all over the world.

7. Contaminated water
This is a problem that concerns above all the poorest countries in the world where there are difficulties in the supply of water. There are more than 2 billion people in the world who do not have access to drinking water at home and more than 4 billion who do not have safe sanitary facilities. All this exposes more people to come into contact with pathogenic bacteria and dangerous viruses, developing diseases like cholera, typhoid and hepatitis.

8. Diabetes
In Italy, diabetes affects 5.8% of the population. Most people suffer from type 2 diabetes which is the most widespread and has the highest incidence in adulthood. To avoid developing it, it is good to maintain a healthy weight and focus on quality food without exceeding in sugars and fats.

9. Road accidents
This is not a disease but, as is sadly known, road accidents are a very frequent cause of death. According to the ACI, in 75% of cases it is distractions due to the use of smartphones, it is clear that we must follow the law and avoid not only to call but also to chat, read emails or send messages while driving .

10. Tuberculosis
A disease that in our country almost no longer remember, however, is still in 10th place among the causes of death in the world.

 

SOURCE: Greenme

Read Full Post »

Metalli nel caffè? Non solo le capsule ma anche il caffè della moka può rilasciare alluminio. È quanto emerge dall’inchiesta portata avanti nella puntata sul caffè di Report di ieri sera, lunedì 21 ottobre. La moka in alluminio rilascia questa sostanza nell’acqua e nel caffè ci sono metalli: non è pericoloso ma è importante saperlo.

 

Dopo aver scandagliato alcune capsule prese a campione (alcune già note, un’altra compostabile non ancora in commercio), il giornalista Bernando Iovene è andato ad esaminare quello che succede piuttosto con la moka che la stragrande maggioranza degli italiani ha in casa.

Ebbene, anche in questo caso emerge che anche la moka in alluminio cede appunto alluminio al caffè:

La nostra moka ha rilasciato 346 microgrammi litro di alluminio, siamo al di sotto di un milligrammo/chilo. La soglia consigliata è 5: ma è una linea-guida europea, non è una norma”, si dice nel servizio.

Cosa vuol dire? Per l’alluminio la normativa non prevede delle prove di migrazione, ma solo una verifica della composizione del materiale. Nella moka in acciaio, invece, c’è solo il bario dell’acqua e nessun’altra migrazione. Ma anche in questo caso c’è acciaio e acciaio: nel caso dell’acciaio inox 18/10 si è di fronte a quella classe di acciai che non hanno problemi col contatto con gli alimenti.

Tornando all’alluminio, a quello della moka si somma purtroppo anche quello del caffè e si arriva a 811 microgrammi, 10 volte in più delle capsule. Con la moka in acciaio si scende a 312 con lo stesso tipo di caffè. Anche il valore del piombo è più del doppio delle capsule, quello del rame è tre volte di più, il nichel invece si trova nelle capsule ma non nella moka.

alluminio caffè

E i produttori di caffè cosa dicono? Non sono per nulla meravigliati e anzi spiegano come i metalli siano naturali costituenti del caffè derivando esso da una pianta. I quantitativi di metalli riscontarti sono sotto la soglia di rischio e negli alimenti devono essere mantenuti quanto più bassi possibili.

Il fertilizzante Maconzeb

Da dove provengono i metalli dal caffè? Sempre la squadra di Iovene è andata ad analizzare una dozzina di caffè, dai più cari ai più economici, compresi alcuni biologici. Molti di essi hanno presentato livelli maggiori rispetto alla media di metalli nel caffè, ma da dove provengono?

Innanzitutto quel che emerge è che nel biologico ci sono la metà dei metalli rispetto al caffè convenzionale, ma l’attenzione finisce in ogni caso sulla presenza di livelli di manganese provenienti da trattamenti con mancozeb, un fertilizzante che aggiunge metalli al caffè e rientrante tra i fungicidi sistemici in uso da una quarantina d’anni e che tra l’altro il Centro ricerche per la prevenzione del cancro della Fondazione Ramazzini di Bologna qualifica come cancerogeno multipotente, capace di aggredire vari organi e tessuti.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

 

Read Full Post »

La malattia renale colpisce milioni di persone in tutto il mondo e il National Institutes of Health stima che oltre 660.000 americani soffrano di insufficienza renale.

Le sue cause principali includono diabete e ipertensione, e le condizioni renali innescano l’accumulo di rifiuti nel corpo, che può portare a problemi di salute ancora più gravi.

I reni si trovano sotto la gabbia toracica e la loro forma ricorda quella dei fagioli. Fanno parte del tratto urinario, insieme agli ureteri, alla vescica e all’uretra.

Le principali funzioni del tratto urinario sono di regolare il pH del sangue, la pressione e il volume del sangue, rimuovere i prodotti di scarto ematici e bilanciare i livelli di elettroliti e metaboliti.

I reni svolgono numerose funzioni corporee e, se funzionano correttamente, filtrano circa mezzo bicchiere di sangue ogni 60 secondi. Il sangue filtrante supporta il passaggio dell’urina ed elimina i sottoprodotti di scarto. L’urina viaggia verso gli ureteri, che sono due tubi stretti ai lati della vescica e conservano l’urina fino a quando non viene passata.

Inoltre, i reni mantengono la forza ossea, producono globuli rossi e ormoni che regolano la pressione sanguigna, bilanciano i livelli di elettroliti e prevengono l’accumulo di rifiuti e liquidi nel corpo.

I reni contengono circa un milione di unità filtranti, note come nefroni, che contengono due componenti filtranti: il glomerulo e un tubulo. Il glomerulo filtra attivamente il sangue, mentre il tubulo trasporta gli elementi necessari nel sangue eliminando gli sprechi.

Il glomerulo ha pareti molto sottili e quindi passa fluidi, minuscole molecole e rifiuti al tubulo, che a sua volta trasferisce i fluidi rimanenti e i rifiuti agli ureteri, da espellere sotto forma di urina.

I problemi renali più comuni includono:

  • Infezione renale: si verifica un’infezione dovuta alla diffusione di batteri nella vescica o all’uretra quando raggiungono i reni.
  • Lesione renale: si tratta di un episodio relativamente improvviso di danno renale o insufficienza renale.
  • Cisti renali: sono piccole sacche di liquido che crescono sulla superficie o all’interno dei reni.
  • Calcoli renali: si formano quando l’urina è anormalmente ricca di sostanze cristalline che possono essere diluite.

Nel 2013, un ricercatore turco Rumeyza Kazancioglu ha pubblicato un articolo sulla rivista Kidney International Supplements in cui identifica tutti i fattori di rischio noti per lo sviluppo di malattie renali croniche (CKD):

  • Età – afferma che “la funzione renale diminuisce con l’età” in entrambi i sessi
  • Etnia – Gli afro-americani acquisiscono la malattia renale allo stadio terminale (ESRD) ad un tasso che è 3-4 volte più alto rispetto ai caucasici.
  • Genere: gli studi indicano che gli uomini sono più inclini a sviluppare problemi renali rispetto alle donne.
  • Storia familiare: circa il 25 percento (1 su 4) dei pazienti con ESRD ha un familiare con lo stesso.
  • Stile di vita: il rischio di CKD è aumentato a causa del fumo, dell’eccessivo consumo di alcol, dei farmaci analgesici, dell’obesità e dell’esposizione a metalli pesanti.
  • Co-condizioni mediche: una storia di malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, epatite C, infezione da HIV e iperlipidemia.

Questi sono 25 potenziali segnali di avvertimento nascosti di problemi renali:

  • Affaticamento, dovuto ai muscoli e al cervello esausti a causa della carenza di globuli rossi
  • Gonfiori addominali
  • Sangue nelle urine
  • Crampi muscolari causati da squilibri di elettroliti e fluidi, problemi di flusso sanguigno o danni ai nervi
  • Contrazioni muscolari
  • Capogiri, poiché il cervello non ha ossigeno a causa della carenza di globuli rossi.
    debolezza
  • Pressione durante la minzione
  • Cambiamenti nelle urine, come urina schiumosa o strana colorazione
  • Debolezza muscolare, causata dalla carenza di ossigeno nel sangue
  • Cervello annebbiato
  • Mancanza di respiro, a causa di anemia o accumulo di liquidi extra nei polmoni
  • Gusto metallico in bocca, causato da uremia o accumulo di rifiuti nel sangue
  • L’alitosi dal momento che il corpo non elimina bene i rifiuti
  • Nausea, causata dall’uremia
  • Mal di stomaco
  • vomito
  • La perdita di peso a causa di problemi renali spesso causa scarso appetito o vomito
  • Prurito causato dalla ritenzione di liquidi
  • Gonfiore ai piedi e alle mani a causa di liquidi in eccesso
  • Gonfiori del viso e del collo
  • Sensazione di freddo tutto il tempo, a causa di anemia
  • Minzione frequente, causata da un danno ai nefroni
  • Scarso sonno
  • Scarso appetito

Ecco alcuni suggerimenti utili per aiutarti a mantenere sani i reni e ridurre il rischio di problemi ai reni:

  • Bere molta acqua
  • Mantenere un peso sano
  • Allenarsi regolarmente
  • Evita di fumare
  • Evitare o limitare l’uso di OTC, come ibuprofene e altri FANS

Inoltre, puoi migliorare drasticamente la funzione dei reni apportando alcuni cambiamenti dietetici.

Prima di tutto, dovresti aumentare l’assunzione della seguente frutta e verdura:

Frutta – mirtilli, ciliegie, albicocche, pesche, lamponi, fragole, prugne more, ananas

Verdure: coriandolo, prezzemolo, spinaci, cavolo nero, erba di grano, cetriolo, asparagi, sedano

Se ti piacciono i frullati salutari, questi sono i migliori componenti aggiuntivi che puoi usare:

  • Acqua / ghiaccio
  • Latte di riso (non arricchito)
  • Latte di soia (senza zucchero)
  • Latte di mandorle (senza zucchero)
  • Polvere di proteine ​​del siero di latte
  • Proteina bianca d’uovo in polvere
  • Albume d’uovo pastorizzato
  • Miele
  • Stevia
  • Integratori renali liquidi
  • Tofu di seta morbido
  • Sorbetto
  • Granita

Inoltre, ti consigliamo di provare i seguenti frullati adatti ai reni:

Delizia di frutti di bosco

½ tazza di fragole fresche o congelate
1 cetriolo medio, pelato e affettato
½ tazza di mirtilli freschi
½ c. latte di riso senza zucchero
Stevia a piacere (opzionale)
Una pesca

1 pesca media, fossa rimossa, fette o ½ tazza di pesche congelate
½ tazza di tofu di seta
1 tazza di lamponi congelati
1 tazza di latte di mandorla alla vaniglia senza zucchero
1 cucchiaio di miele

Smoothie ai frutti di bosco

¼ tazza di cocktail di succo di mirtillo rosso
½ tazza di lamponi, congelati, non zuccherati
½ tazza di mirtilli, congelati, non zuccherati
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Tofu di seta da 2/3 tazze, solido

Facile Non Frullato 

½ tazza di bacche, mela o banana o 2 cucchiai di burro di arachidi
½ C Prodotto a base di uova liquide pastorizzato
Sapore a scelta – estratto di mandorle, succo di limone, estratto di vaniglia
½ C Guarnizione montata non casearia congelata

Cran-tastic

1 tazza di mirtilli congelati
una manciata di prezzemolo
spremuta di lime
1 cetriolo medio, pelato e affettato
1 gambo di sedano
Aggiungi gli ingredienti nel frullatore, mescolali bene e goditi il ​​gusto fresco migliorando la salute dei reni!

 

Sources:
www.powerofpositivity.com
www.myprorenal.com
www.kidney.org

 

FONTE: Healthy Food House

 

(ENGLISH VERSION)

Kidney disease affects millions of people worldwide, and the National Institutes of Health estimate that over 660,000 Americans suffer from kidney failure.

Its primary causes include diabetes and high blood pressure, and kidney conditions trigger waste buildup in the body, which can lead to even more serious health issues.

The kidneys are located below the rib cage, and their shape resembles the one of beans. They are part of the urinary tract, along with the ureters, bladder, and urethra.

The main functions of the urinary tract are to regulate blood pH, blood pressure and volume, to remove blood waste products, and to balance electrolyte and metabolite levels.

The kidneys serve numerous bodily functions, and if functioning properly, they filter about a half-cup of blood every 60 seconds. The filtering blood supports the passage of urine and eliminates waste byproducts. Urine travels to the ureters, which are two narrow tubes on the sides of the bladder, and store urine until it is passed.

Moreover, the kidneys maintain bone strength, produce red blood cells and blood pressure-regulating hormones, balance electrolyte levels, and prevent waste and fluid accumulation in the body.

The kidneys contain about a million of filtering units, knows as nephrons, which contain two filtering components – the glomerulus and a tubule. The glomerulus actively filters the blood, while the tubule transports the needed elements to the blood while eliminating waste.

The glomerulus has very thin walls, and thus passes fluids, tiny molecules, and wastes to the tubule, which in turn transfers the remaining fluids and wastes to the ureters, to be excreted in the form of urine.

The most common kidney issues include:

  • Kidney infection: An infection occurs due to the spreading of bacteria in the bladder or urethra spreads when they reach the kidneys.
  • Kidney injury: This is a relatively sudden episode of kidney damage or kidney failure.
  • Kidney cysts: They are small sacs of fluid that grow on the surface or inside of the kidneys.
  • Kidney stones: They are formed when the urine is abnormally high in crystal-forming substances than can be diluted.

In 2013, a Turkish researcher Rumeyza Kazancioglu published an article in the journal Kidney International Supplements in which he identifies all known risk factors for developing chronic kidney disease (CKD):

  • Age- he states that “renal function decreases with age” in both sexes
  • Ethnicity- African-Americans acquire end-stage renal disease (ESRD) at a rate that is three to four times higher than Caucasians.
  • Gender- Studies indicate that men are more prone to developing kidney problems than women.
  • Family history- About 25 percent (1-in-4) of patients with ESRD have a family member with the same.
  • Lifestyle- The risk of CKD is increased due to smoking, excessive alcohol consumption, analgesic medication, obesity, and heavy metal exposure.
  • Medical co-conditions: A history of cardiovascular disease, metabolic syndrome, hepatitis C, HIV infection, and hyperlipidemia.

These are 25 potential hidden warning signs of kidney issues:

  • Fatigue, due to the exhausted muscles and brain as a result of the shortage of red blood cells
  • Abdominal swellings
  • Blood in the urine
  • Muscle cramps caused by imbalances of electrolytes and fluids, blood flow problems, or nerve damage
  • Twitching of the muscles
  • Dizziness, as the brain lacks oxygen due to the shortage of red blood cells.
  • Faintness
  • Pressure during urination
  • Changes in urine, such as foamy urine, or strange coloration
  • Muscle weakness, caused by the shortage of blood oxygen
  • Brain fog
  • Shortness of breath, due to anemia or extra fluid buildup in the lungs
  • Metallic taste in the mouth, caused by uremia, or waste buildup in the blood
  • Bad breath since the body does not eliminate waste well
  • Nausea, caused by uremia
  • Upset stomach
  • Vomiting
  • Weight loss as kidney issues often cause poor appetite or vomiting
  • Itchiness caused by fluid retention
  • Swellings in the feet and hands due to excess fluids
  • Swellings of the face and neck
  • Feeling cold all the time, due to anemia
  • Frequent urination, caused by damage to the nephrons
  • Poor sleep
  • Poor appetite

Here are some useful tips to help you keep your kidneys healthy and lower the risk of kidney troubles:

  1. Drink plenty of water
  2. Maintain a healthy weight
  3. Exercise regularly
  4. Avoid smoking
  5. Avoid or limit the use of OTCs, such as ibuprofen and other NSAIDs

Additionally, you can drastically improve the function of the kidneys by making some dietary changes.

First of all, you should increase the intake of the following fruits and veggies:

Fruits – blueberries, cherries, apricots, peaches, raspberries, strawberries, blackberries plums, pineapple

Veggies: cilantro, parsley, spinach, kale, wheatgrass, cucumber, asparagus, celery

If you enjoy healthy smoothies, these are the best add-ins you can use:

  • Water/ice
  • Rice milk (unenriched)
  • Soy milk (unsweetened)
  • Almond milk (unsweetened)
  • Whey protein powder
  • Egg white protein powder
  • Pasteurized egg whites
  • Honey
  • Stevia
  • Liquid renal supplements
  • Soft silken tofu
  • Sorbet
  • Sherbet

Also, we suggest trying the following kidney-friendly smoothies:

Very Berry Goodness

  • ½ cup fresh or frozen strawberries
  • 1 medium cucumber, peeled and sliced
  • ½ cup fresh blueberries
  • ½ c. unsweetened rice milk
  • Stevia to taste (optional)

What a Peach

  • 1 medium peach, pit removed, sliced or ½ cup frozen peaches
  • ½ cup silken tofu
  • 1 cup frozen raspberries
  • 1 cup unsweetened vanilla almond milk
  • 1 tablespoon honey

Berry Smoothie

  • ¼ cup cranberry juice cocktail
  • ½ cup raspberries, frozen, unsweetened
  • ½ cup blueberries, frozen, unsweetened
  • 1 teaspoon vanilla extract
  • 2/3 cup silken tofu, firm

Easy No Milk Shake

  • ½ cup berries, apple or banana or 2 tablespoons peanut butter
  • ½ C Pasteurized Liquid Egg Product
  • Flavor of choice – almond extract, lemon juice, vanilla extract
  • ½ C Frozen Non-Dairy Whipped Topping

Cran-tastic

  • 1 cup frozen cranberries
  • a handful of parsley
  • squeeze of lime
  • 1 medium cucumber, peeled and sliced
  • 1 stalk of celery

Add the ingredients in the blender, blend them well, and enjoy the fresh taste while improving your kidney health!

Sources:
www.powerofpositivity.com
www.myprorenal.com
www.kidney.org

 

SOURCE: Healthy Food House

Read Full Post »

Dopo decenni di studi fornite direttive ai medici per diagnosticare il cosiddetto “burnout”

La sindrome da burnout entra ufficialmente nella lista dell’International Classification of Diseases (Icd) dell’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta del manuale che l’Oms dà ai medici per riconoscere e diagnosticare le malattie.

L’esaurimento da lavoro, però, non è riconosciuto come vera e propria malattia ma come uno dei fattori che «influenzano lo stato di salute o che portano al contatto con i servizi sanitari». Il burnout è considerato un «problema associato con l’occupazione o la disoccupazione lavorativa», una sindrome conseguente allo «stress cronico sul posto di lavoro gestito senza successo». Non una malattia o una condizione medica, quindi, ma un «fenomeno legato al lavoro», come ha precisato anche un portavoce dell’Organizzazione.

Secondo l’OMS è caratterizzato da tre sintomi:

  1. sentimenti di esaurimento mentale o fisico;
  2. aumento della distanza mentale dal proprio lavoro o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;
  3. ridotta efficacia professionale.

Il burnout si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

La nuova classificazione delle malattie, denominata CIP-11 e già pubblicata lo scorso anno, è stata ufficialmente adottata dagli stati membri durante la 7esima Assemblea mondiale dell’OMS, che si è conclusa martedì a Ginevra. Entrerà in vigore il 1 gennaio 2022. Questo elenco, compilato dall’Organizzazione mondiale della sanità, si basa sui risultati ottenuti da esperti provenienti da tutto il mondo.

La classificazione delle malattie dell’OMS fornisce un linguaggio comune attraverso il quale i professionisti della salute possono scambiarsi informazioni sanitarie.

Usa, il burnout dei medici costa 4,6 miliardi di dollari l’anno
Secondo uno studio pubblicato sugli “Annals of Internal Medicine”, il burnout dei medici arriva a costa al sistema sanitario americano circa 4,6 miliardi di dollari l’anno. L’analisi è stata condotta da un gruppo di ricerca composto da studiosi della National University of Singapore, della Stanford University, della Mayo Clinic, e dell’American Medical Association.

I ricercatori hanno sviluppato un modello matematico utilizzando i risultati di precedenti ricerche e hanno stimato i costi relativi al “burnout” e alla conseguente riduzione delle ore di lavoro. Dall’analisi è emerso che vengono persi ogni anno circa 7.600 dollari per ogni medico vittima dell’esaurimento fisico. Secondo gli esperti «è necessario un cambiamento culturale all’interno dei luoghi di lavoro, con una maggiore attenzione alla salute e al benessere, e fornendo anche aiuto psicologico».

FONTE: Salute della Stampa

(ENGLISH VERSION)

After decades of studies, you gave doctors directives to diagnose the so-called “burnout”.

Burnout syndrome officially enters the list of the International Classification of Diseases (ICD) of the World Health Organization. This is the manual that the WHO gives doctors to recognize and diagnose diseases. However, work exhaustion is not recognized as a real illness but as one of the factors that “influence the state of health or that lead to contact with health services”. Burnout is considered a “problem associated with employment or unemployment”, a syndrome resulting from “chronic stress in the workplace managed unsuccessfully”. Not a disease or a medical condition, therefore, but a “work-related phenomenon”, as a spokesman for the Organization pointed out.

According to the WHO it is characterized by three symptoms: feelings of mental or physical exhaustion; increased mental distance from one’s work or feelings of negativism or cynicism related to one’s work; reduced professional effectiveness. Burnout refers specifically to phenomena in the occupational context and should not be applied to describe experiences in other areas of life.

The new classification of diseases, called CIP-11 and already published last year, was officially adopted by member states during the 7th World Assembly of the WHO, which ended Tuesday in Geneva. It will enter into force on 1 January 2022. This list, compiled by the World Health Organization, is based on the results obtained by experts from around the world. The WHO classification of diseases provides a common language through which health professionals can exchange health information.

US burnout costs US $ 4.6 billion a year
According to a study published in the “Annals of Internal Medicine”, doctors’ burnout reaches the American health system at about $ 4.6 billion a year. The analysis was conducted by a research group composed of scholars from the National University of Singapore, Stanford University, Mayo Clinic, and the American Medical Association. Researchers developed a mathematical model using the results of previous research and estimated the costs related to “burnout” and the consequent reduction in working hours. The analysis showed that about 7,600 dollars are lost each year to every physician victim of physical exhaustion. According to experts, “a cultural change is needed within the workplace, with greater attention to health and well-being, and also providing psychological help”.

 

SOURCE: Salute della Stampa

 

Read Full Post »

Mi è stato diagnosticato l’asma poco prima del mio diciassettesimo compleanno, dopo un bel po ‘di discussioni con il mio medico sul fatto che la “bronchite” persistente per cui ero in cura non era affatto la bronchite.

Anche se non saprò mai l’esatta “causa” del mio asma, ho diversi fattori di rischio per lo sviluppo della malattia. I fattori che probabilmente mi hanno predisposto allo sviluppo dell’asma includono:

 

  • La mia storia familiare (anche se nessuno dei miei genitori ce l’ha)
  • Atopia (una tendenza genetica verso le malattie allergiche)
  • Nascere prematuro di 10 settimane tramite parto cesareo, comunemente indicato come un taglio cesareo
  • Mia madre ha avuto un’infezione durante la gravidanza che ha richiesto antibiotici

Sono sicuro che tralascerò qualcosa, ma quelli sono i principali criminali quando si tratta di mio asma. Osservando tutti questi fattori di rischio, sono sorpreso di non aver sviluppato i sintomi dell’asma prima di me.

Come appassionato di dati e qualcuno che scrive blog e articoli sull’asma, ho sempre fame delle ultime ricerche su ciò che provoca e scatena questa condizione cronica e su come quelli di noi che vivono con l’asma possono trovare modi migliori per far fronte.

Quindi, quando mi sono imbattuto nella ricerca che ha esaminato una possibile causa di asma sia per i bambini nati con taglio cesareo sia per quelli di noi con asma in generale, il mio interesse ha suscitato interesse. Questa nuova area di ricerca riguarda il ruolo dei batteri intestinali nello sviluppo dell’asma.

So cosa stai pensando: cosa c’entra una condizione polmonare con il tuo intestino?

Scartare la scienza tra i batteri intestinali e l’asma c’è molto da scompattare, quindi prendiamo questa teoria passo dopo passo.

Inizieremo esaminando l’ipotesi di igiene e il ruolo dell’esposizione dei batteri nella possibile prevenzione dell’asma, e passeremo a ciò che i batteri intestinali sono effettivamente e cosa fa nel corpo.

Infine, considereremo se ci sono implicazioni pratiche di questa ricerca per le persone che vivono con l’asma.

L’ipotesi igienica

I feti in via di sviluppo sono protetti dai batteri grazie a un ambiente incredibilmente sterile e privo di germi all’interno dell’utero. Per i bambini nati in modo vaginale, l’esposizione batterica inizia durante l’uscita dal canale del parto e questo può avere un effetto determinante per tutta la vita sul sistema immunitario. La ricerca suggerisce che questo processo può dare il via alla capacità del corpo di combattere i germi.

Quelli di noi nati dal taglio cesareo perdono questa ulteriore esplosione di batteri, altre ricerche hanno scoperto. Di conseguenza, non otteniamo quel potenziamento del sistema immunitario mentre entriamo nel mondo.

Dopo la nascita, siamo esposti a un ecosistema di batteri in continua evoluzione. L’esposizione ripetuta può aiutare lo sviluppo del nostro sistema immunitario, permettendoci di combattere le infezioni comuni e prevenire l’iper-risposta alle sostanze quotidiane (pensa alle allergie).

Questa è la spina dorsale dell’ipotesi di igiene. È una possibile spiegazione di ciò che predispone alcuni di noi all’asma e alle allergie.

Stiamo aiutando o danneggiando i bambini con la nostra diligenza sociale verso la disinfezione e la sanificazione di ogni superficie, e quindi impedendo l’esposizione a determinati germi? L’ipotesi igienica è un buon esempio.

Gli studi indicano che i bambini che sono più frequentemente in contatto con altri bambini – come quelli in asilo nido o con famiglie numerose e diversi fratelli – possono avere un rischio inferiore di sviluppare l’asma. Lo stesso vale per i bambini cresciuti nelle fattorie che sono esposti al bestiame e ad altri animali. Questi scenari spingono il sistema immunitario a rispondere ai germi e, a sua volta, a sviluppare resistenza a questi germi.

Tuttavia, l’ipotesi igienica rimane proprio questa – un’ipotesi. Non è stato provato. Gli studi a sostegno dell’ipotesi igienica sono stati accolti con ricerche che la contestano.

Provare: legando i batteri intestinali

Mentre l’ipotesi igienica può essere contestata, il ruolo dei batteri intestinali nello sviluppo del sistema immunitario è stato ben documentato.

Alcuni tipi di batteri intestinali sono buoni per noi e aiutano a controllare la nostra salute futura. Questi batteri intestinali “sani” sviluppati durante l’infanzia possono preparare il terreno per lo sviluppo della malattia per tutta la durata della vita. Allo stesso modo, la distruzione di quei batteri intestinali sani mediante antibiotici può avere un impatto su di noi per il resto della nostra vita.

L’asma è una condizione caratterizzata da iper-reattività delle vie aeree. Forse non abbiamo semplicemente sviluppato i batteri giusti per sensibilizzare i nostri corpi – i nostri polmoni – a stimoli quotidiani, come gli allergeni? La ricerca in questo settore è nuova, ma promettente e può aiutare a spiegare perché la malattia si sviluppa in alcune persone ma non in altre.

I bambini con bassi livelli di batteri intestinali specifici a marcatori di età specifici hanno dimostrato una maggiore incidenza di allergie e asma più avanti nella vita, secondo un recente studio. L’applicazione di questi risultati ai topi, tuttavia, ha portato qualche speranza: potrebbe essere possibile manipolare i batteri intestinali e mitigare il rischio di sviluppare l’asma.

Il Dr. Stuart Turvey dell’Università della British Columbia, citato in TIME Health, ha dichiarato che spera che questa ricerca porti allo sviluppo di approcci per prevenire l’asma e le allergie. È possibile che un giorno fornire un integratore probiotico nella prima infanzia possa in definitiva prevenire l’asma.

References

Job Code: UK/MED/18/0226

Date of Preparation: September 2018

 

FONTE: Kerri Mackay (Life effects)

 

(ENGLISH VERSION)

I was diagnosed with asthma just before my 17th birthday, after a fair amount of arguing with my doctor that the persistent “bronchitis” I was being treated for wasn’t bronchitis at all. Although I will never know the exact “cause” of my asthma, I have several risk factors for developing the disease. The factors that likely predisposed me to developing asthma include:

  • My family history (although neither of my parents have it)
  • Atopy (a genetic tendency toward allergic diseases)
  • Being born 10 weeks premature via caesarean delivery, commonly referred to as a C-section
  • My mother had an infection while pregnant that required antibiotics

I’m sure I’m leaving something out, but those are the main offenders when it comes to my asthma. Looking at all these risk factors, I’m surprised I didn’t develop the symptoms of asthma earlier than I did.

As a data enthusiast and someone who writes blogs and articles about asthma, I’m always hungry for the latest research into what causes and triggers this chronic condition, and how those of us living with asthma can find better ways to cope.

So when I came across research looking into a possible cause of asthma pertaining both to C-section babies and those of us with asthma in general, my interest piqued. This new area of research concerns the role of gut bacteria in asthma development.

I know what you’re thinking: What does a lung condition have to do with your gut?

Unwrapping the science between gut bacteria and asthma is a lot to unpack, so let’s take this theory step-by-step.

We’ll start by looking at the hygiene hypothesis and the role of bacteria exposure in possibly preventing asthma, and move on to what gut bacteria actually is and what it does in the body.

Finally, we’ll consider whether there are any practical implications of this research for people living with asthma.

The hygiene hypothesis

Developing fetuses are protected from bacteria thanks to an incredibly sterile, germ-free environment within the womb. For babies born vaginally, bacterial exposure begins during the exit from the birth canal, and this may have a life-long effect on the immune system. Researchsuggests this process can kick-start the body’s ability to fight off germs.

Those of us born by C-section miss out on this extra burst of bacteria, other research has found. As a result, we don’t get that immune system boost as we enter the world.

After birth, we’re exposed to an ever-evolving ecosystem of bacteria. Repeated exposure may help our immune systems develop, enabling us to fight common infections and preventing hyper-response to everyday substances (think allergies).

This is the backbone of the hygiene hypothesis. It’s one possible explanation for what predisposes some of us to asthma and allergies.

Are we helping or harming children with our societal diligence toward disinfecting and sanitizing every surface, and therefore preventing exposure to certain germs? The hygiene hypothesis makes a good case.

Studies indicate children who are more frequently in contact with other children — such as those in day care or with large families and several siblings — may have lower risk of developing asthma. The same is true for children raised on farms who are exposed to livestock and other animals. These scenarios prompt the immune system to respond to germs, and in turn, to develop resistance to those germs.

However, the hygiene hypothesis remains just that — a hypothesis. It hasn’t been proven. Studies supporting the hygiene hypothesis have been met with research disputing it.

Bring it on: Tying in gut bacteria

While the hygiene hypothesis may be disputed, the role of gut bacteria in immune system development has been well-documented.

Some types of gut bacteria are good for us and help to control our future health. These “healthy” gut bacteria developed in infancy may set the stage for disease development throughout the lifespan. Similarly, the destruction of those healthy gut bacteria by way of antibiotics may impact us for the rest of our lives.

Asthma is a condition characterised by hyper-responsiveness of the airway. Could it be we simply didn’t develop the right bacteria to sensitize our bodies — our lungs — to everyday stimuli, such as allergens? The research in this area is new, but promising, and may help explain why the disease develops in some people but not others.

Infants with low levels of specific gut bacteria at specific age markers have demonstrated increased incidence of allergies and asthma later in life, according to a recent study. Applying these findings to mice, however, brought some hope: It may be possible to manipulate the gut bacteria and mitigate risk of developing asthma.

Dr. Stuart Turvey at University of British Columbia, quoted in TIME Health, stated he hopes this research will lead to the development of approaches to prevent asthma and allergies. It’s possible that someday providing a probiotic supplement in infancy could ultimately prevent asthma from developing.

We’re not there yet, but there is hope in future research developments.

Practical aspects: Could probiotics help me even though I have asthma?

If probiotics could be used to promote good bacterial growth in infants, potentially preventing asthma and allergies, could those probiotic supplements on the market now help with asthma? After all, the theory remains the same — we simply need to rebalance what’s gone awry in the gut to solve this asthma thing, right?

Not so fast.

Multifaceted claims about the wonders of probiotic supplements are rampant online. But when it comes to asthma, they are generally not well-supported by research. Of the limited research available, the results tend to differ from study to study. Probiotic supplements can be expensive, and based on the research that is available, they may not produce any significant benefit for treating asthma or allergies.

People with compromised immune systems may also need to be cautious about taking probiotics due to the bacteria they introduce to the body. If you’re considering a probiotic supplement, speak with your doctor to ensure it’s safe for you, as many asthma treatments can compromise your immune system to some degree. Probiotics may be safe if you’re curious, but only your doctor can provide this advice.

Because research to date focuses on altering the gut bacteria during infancy while the immune system is still developing, more information is needed before we can be certain about the impacts of probiotics on asthma, and which probiotic strains are likely to be beneficial.

Looking ahead in asthma research

As someone living with asthma, I share Dr. Turvey’s hope that the key to preventing the disease may lie in gut bacteria.

Imagine if a simple probiotic supplement could prevent millions of children from developing asthma, whether or not they face extra risk factors (like me). What if we could predict who is going to get asthma more easily and have an isolated marker for it — in gut bacteria?

We aren’t there yet, but hopefully this developing research can provide clues that show us better ways to treat asthma, if not prevent it entirely. Although we might have to wait a while for researchers to make the next big breakthrough, there’s reason to believe that the future for new potential treatments looks bright.

References

Job Code: UK/MED/18/0226

Date of Preparation: September 2018

 

SOURCE: Kerri Mackay (Life effects)

Read Full Post »

Older Posts »