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Archive for the ‘psicologia’ Category

La maggior parte dei problemi che impediscono una buona comunicazione nasce da errori facilmente evitabili: scopri cosa devi fare.

 

Non dobbiamo farci impressionare dalla possibilità infinita di scambi comunicativi che la tecnologia ci mette a disposizione: la comunicazione efficace è ancora oggi una competenza che sfugge alla maggior parte delle persone e anzi, quello che accade nel dialogo è la prima causa di difficoltà, crisi e problemi. L’attuale overdose di comunicazione, sia verbale sia scritta, ha creato una superficialità di approccio, anche quando si parla di cose profonde e ha inquinato anche la comunicazione diretta, vis- a-vis: uno vuole dire una cosa e ne esce un’altra e l’interlocutore ne capisce un’altra ancora e così via…

Troppe informazioni = comunicazione inefficace

Se dovessimo cercare il problema principale delle relazioni odierne, non potremmo che indicare l’eccesso di comunicazione.  Da sempre il segreto del comunicare bene risiede nel sottrarre. Si vuole dire una cosa importante? Vengono in mente tante cose a essa collegate e allora si fanno premesse, si fa un exursus e nel frattempo l’attenzione dell’altro si riduce insieme all’interesse, il nucleo del discorso si sfrangia e il messaggio non giunge a destinazione. Bisogna fare come gli scultori, che tolgono tutto il marmo che non serve e lasciano, con abilità, quello necessario nella forma desiderata. Ciò vale in coppia, nelle amicizie, nella vita sociale: per trasmettere le cose importanti dobbiamo togliere, sfoltire. E seguire poche, semplici regole: eccole

Uno: attenzione alle premesse

Spesso chi è solito non farsi capire fa un errore tipico: inizia con lunghe premesse e spiegazioni preliminari, per arrivare al punto quando ormai l’interlocutore si è distratto o spazientito. Cosa vuoi davvero dire? Fai una sintesi dell’informazione principale ed esponila all’interlocutore nei primi 20 secondi, poi fai pure un passo indietro a raccontare le premesse: a quel punto avrai agganciato la sua attenzione e la comunicazione andrà a segno.

Due: chiarezza e neutralità

Quando si racconta è bello “colorare” il linguaggio con note e giudizi personali. Quando invece discuti, ad esempio in coppia, ricorrere troppo a questi aspetti del linguaggio può provocare facilmente un blocco nella comunicazione: l’altro si concentra su un giudizio che hai dato di passaggio su un aspetto secondario della questione, considerandolo magari aggressivo, e perde di vista il messaggio principale. Bada all’essenziale, sii diretto, non usare i “fronzoli” o le note di colore per mandare messaggi obliqui.

Tre: preferisci il vis-a-vis

Se tieni davvero a comunicare un problema o un’idea, privilegia l’incontro reale. Se è impossibile, scegli il telefono ma valuta bene il momento. Non affidarti alle forme di messaggio scritto come sms e simili: in questi tipi di linguaggio è assente l’aspetto espressivo (intonazione, espressione del viso, gesti ecc.) e facilmente una battuta divertita può essere scambiata per un giudizio severo e così via. E non sempre le faccine bastano a colmare il vuoto di comunicazione

Quattro: fai pratica con una lettera

Ecco una tecnica per imparare a essere chiari e diretti: se hai la sensazione che farai fatica a spiegarti, prova a sviluppare il tuo messaggio in forma di lettera. Se è vero che lo scritto è carente sul lato espressivo, è però ottimo per sviluppare la capacità di argomentare in modo logico, evitando tutte le divagazioni che portano fuori strada. Scrivi, leggi, poi rifletti: hai detto tutto? O troppo? La sequenza è giusta? Prova a numerare i punti del tuo discorso: è meglio invertirli o il discorso fila? Non devi spedire la lettera, ma esercitarti a esser sintetico e a dare un ordine coerente a quello che dici.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Most of the problems that prevent good communication are caused by easily avoided mistakes: find out what you need to do.

 

We must not be impressed by the infinite possibilities of communicative exchanges that technology makes available to us: effective communication is still a skill that is out of the reach of most people, and indeed, what is happening in dialogue is the first cause of difficulties, crises and problems.

The current overdose of communication, both verbal and written, has created a superficial approach, even when it comes to profound things and also polluted direct communication, vis-à-vis: one means something and comes out of an other and the interlocutor understands another one and so on …

Too much information = ineffective communication

If we were to look for the main problem of today’s relationships, we could only point out the excess of communication. Always the secret of communicating well resides in subtracting. Do you mean something important? There are so many related things in mind and then they are premised, an exursus is made and in the meantime the attention of the other is diminished along with the interest, the core of the speech becomes frail and the message does not reach its destination. You have to do just like sculptors, who take away all the marble they do not need and leave, with skill, what is needed in the desired form. This is in pairs, in friendships, in social life: to convey the important things we have to take away, deflate. And follow a few, simple rules: here it is

One: pay attention to the premise

Often people who do not understand themselves make a typical mistake. It begins with long premise and preliminary explanations, to get to the point when the interlocutor is distracted or disturbed. What do you really mean? Make a summary of the main information and set it to the interviewer for the first 20 seconds, then take a step back to tell the basics: at that point you will catch your attention and the communication will mark.

Two: clarity and neutrality

When you tell it’s nice to “color” the language with personal notes and judgments. When discussing, for example, in pairs, resorting too much to these aspects of language can easily lead to a blockage in communication; the other focuses on a judgment you have given to passing on a secondary aspect of the matter, considering it to be aggressive, and loses View the main message. Go to the essentials, be direct, do not use “frills” or color notes to send oblique messages.

Three: You prefer vis-a-vis

If you are really talking about a problem or an idea, privilege the real encounter. If it is impossible, choose the phone but consider the time well. Do not rely on the forms of message written as sms and the like: in these types of language there is no expressive aspect (intonation, expression of the face, gestures, etc.) and easily an amusing joke can be traded for a severe judgment and so on. And not always the smiles are enough to fill the communication gap …

Four: Practice with a letter

Here’s a technique to learn to be clear and straightforward: if you have the feeling that you will struggle to explain, try to develop your message in letter form. While it is true that the script is deficient on the expressive side, it is, however, great to develop the ability to argue logically, avoiding all the mischiefs that lead out of the way. Write, read, then reflect: you said everything? Or too much? Is the sequence right? Try counting the points in your speech: is it better to turn them or the talk line? You do not have to send the letter, but practice it to be synthetic and give a consistent order to what you say.

SOURCE: Riza

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“Ricordare è facile per chi ha memoria, dimenticare è difficile per chi ha un cuore.”
-Gabriel García Márquez-

Persone altamente sensibili

Ci sono persone che reagiscono con molta sensibilità a ciò che le circonda. Sono capaci di capire tutto quello che succede, osservano con attenzione e, a volte, interiorizzano e fanno loro le emozioni e i sentimenti delle altre persone. Le persone altamente sensibili hanno particolari caratteristiche, ovvero le seguenti:

Sensibilità nei confronti delle critiche

Una critica fatta ad una persona altamente sensibile può ferirla, perché si tratta di persone che soffrono molto per le opinioni negative degli altri e stanno male. Tuttavia, questo non deve impedir loro di ricevere critiche costruttive, commenti oppure opinioni intelligenti.

sensibilità ragazza, cervo e piante

Sensibilità agli ambienti e ai luoghi

Una persona sensibile percepisce qualsiasi piccolo dettaglio in ogni ambiente, odore, colore o suono. I suoni molto acuti ed i luoghi troppo affollati sono soliti infastidire queste persone o farle sentire a disagio.

Inoltre, sono particolarmente delicate e la loro capacità di osservazione le rende in grado di apprezzare in modo speciale la bellezza di un luogo, la tranquillità, i suoni delicati.  

  • “Quando una persona sta attenta a tutto, diventa sensibile, ed essere sensibile significa avere una percezione interna della bellezza, possedere il senso di bellezza.”

-Jiddu Krishnamurti-

Si godono i momenti di solitudine

Le persone altamente sensibili hanno bisogno di momenti per godersi se stesse in solitudine, per riflettere sulla loro esistenza, per porsi delle domande e per vedere da sole le piccole cose delle vita.

Si fanno trasportare quando si appassionano a qualcosa

Se una persona altamente sensibile si appassiona a qualcosa, il suo grado di implicazione sarà molto forte e trasmetterà tale entusiasmo alle persone che la circondano, perché la sua passione è contagiosa. In questo modo, trasmette sensazioni molto positive agli altri e si gode ogni momento della vita.   

Si concedono agli altri

Una persona altamente sensibile è empatica, si identifica con gli altri e impara a mettersi nei panni altrui. Si tratta di persone che aiutano gli altri e si preoccupano per quello che succede alle persone che le circondano. 

Hanno una grande immaginazione

Le persone sensibili rimangono spesso incantate ad osservare un paesaggio, un’opera d’arte, la bellezza delle persone… Tendono ad avere una grande immaginazione e a lasciarsi trasportare dai loro pensieri: per questo a volte hanno bisogno di rimanere da sole, per potersi connettere pienamente con tutti i loro sogni e tutte le loro idee.

La sensibilità e l’intelligenza

sensibilità faccia di donna colorata

La sensibilità nei confronti della bellezza, delle persone, dei luoghi, verso ciò che le circonda è solitamente una caratteristica delle persone intelligenti. In questo senso, alcuni studi realizzati hanno dimostrato che gli adulti particolarmente dotati manifestano anche una grande sensibilità, dovuta alla loro capacità esteticae anche al fatto che si sono sentiti diversi in alcuni momenti della loro vita.

È necessario, in quanto umani, essere sensibili alla nostra sofferenza e a quella degli altri. Senza sensibilità, non potremmo affrontare i problemi e trovare le soluzioni. Tendiamo a permettere ai problemi di ogni giorno di invadere la nostra mente, ma è importante trovare un momento per noi stessi, per poterci sensibilizzare con il nostro Io più profondo e con gli altri.

La sensibilità è una delle manifestazioni dell’intelligenza, del nostro modo di vedere e godere del mondo; per questo motivo, è necessario che penetri nei pori della nostra pelle, che un sorriso faccia incurvare il nostro viso o che una lacrima scorra su di esso…per concludere, è necessario sentire.

  • “La vera intelligenza non sta nella conoscenza, ma nell’immaginazione.”
-Albert Einstein-
FONTE: La Mente è Meravigliosa
(ENGLISH VERSION)

“Remembering is easy for those who have memory, forgetting  is difficult for those with a heart.”
-Gabriel García Márquez-

Highly sensitive people

There are people who react with great sensitivity to what surrounds them. They are able to understand everything that happens, observe carefully, and sometimes internalize and make them feel the feelings of other people. Highly sensitive people have special features, namely the following:

Sensitivity to criticism

A criticism made to a highly sensitive person can hurt them because they are people who suffer a lot from the negative opinions of others and are hurt. However, this should not prevent them from receiving constructive criticisms, comments, or intelligent opinions.

 

Sensitivity to environments and places

A sensitive person perceives any small detail in any environment, smell, color or sound. Very sharp sounds and crowded places are common to annoy these people or make them feel uncomfortable.

In addition, they are particularly delicate and their viewing ability makes them able to appreciate in a special way the beauty of a place, the tranquility, the delicate sounds.

  • “When a person is attentive to everything, he becomes sensitive, and being sensitive means having an inner perception of beauty, possessing a sense of beauty.”
    -Jiddu Krishnamurti-

Enjoy moments of solitude

Highly sensitive people need moments to enjoy themselves in solitude, to reflect on their existence, to ask questions and to see the small things of life alone.

They get involved when they are passionate about something

If a highly sensitive person is passionate about something, his degree of involvement will be very strong and will convey such enthusiasm to the people around him because his passion is contagious. In this way, it transmits very positive feelings to others and enjoys every moment of life.

They give it to others

A highly sensitive person is empathetic, identifying with others, and learning how to put themselves in the shoes of others. These are people who help others and worry about what’s happening to people around them.

They have a great imagination

Sensitive people are often enchanted to observe a landscape, a work of art, the beauty of people … They tend to have a great imagination and let themselves be carried away by their thoughts; this is why they sometimes need to stay alone to be able to connect fully with all their dreams and all their ideas.

Sensitivity and intelligence

Sensitivity to beauty, people, places, to what surrounds them is usually a characteristic of intelligent people. In this sense, some studies have shown that particularly well-versed adults also show great sensitivity, due to their aesthetic abilities, and also to the fact that they have felt different at some moments  in their lives.

It is necessary, as a human being, to be sensitive to our suffering and that of others. Without sensitivity, we could not face the problems and find the solutions. We tend to allow everyday problems to invade our minds, but it’s important to find a moment for ourselves to be able to raise awareness with our deeper self and with others.

Sensitivity is one of the manifestations of intelligence, our way of seeing and enjoying the world; For this reason, it is necessary that we penetrate into the pores of our skin, that a smile curl our face or that a tear rolls over it … to conclude, it is necessary to hear.

  • “True intelligence is not in knowledge, but in imagination.”
    -Albert Einstein-

SOURCE: La Mente è Meravigliosa

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Spesso pur di non deludere le persone che amiamo, subiamo rapporti troppo invadenti che ci fanno soffrire: se non ti sposti in tempo rischi di esplodere.

 

Scrive Claudia,  in cerca di un consiglio riguardo il rapporto con sua madre:

  • “Ho 30 anni, sono figlia unica, con un padre molto affettuoso e sensibile e una madre con una personalità molto forte e autoritaria, verso la quale provo grande affetto e stima. In passato ho avuto scontri molto forti con lei, scontri che ci hanno portato ad allontanarci anche per settimane. Al tempo la consideravo una tappa normale all’interno di un processo di crescita che mi ha portato ad andar via di casa molto giovane, ma ora di tempo ne è passato e ho la sensazione che, mentre il rapporto con mio padre si sia evoluto serenamente, quello con mia madre sia rimasto turbolento. Mi sento in colpa perché se da un lato provo amore, rispetto e ammirazione per una persona che mi ha cresciuta dandomi sempre il massimo delle possibilità, dall’altro mi sento imprigionata da questo legame che a volte vorrei violentemente interrompere. In passato mi è capitato di interrompere i rapporti con i miei genitori dopo un forte litigio, ma dopo qualche tempo sono sempre tornata sui miei passi perché so che darei loro un dolore enorme, nonostante io viva questo legame come vincolante e limitante. Passiamo molto tempo assieme per cui in realtà fatico a capire questo mio stato d’animo di acuta insofferenza. Non riesco a definire una strategia per riequilibrare i miei rapporti familiari…”

 

Niente scelte drastiche, trova la giusta distanza

Spesso nella vita ci sentiamo in obbligo verso persone (in primo luogo mamma e papà) che hanno fatto tanto per noi e pensiamo di dover ricambiare a ogni costo: non sempre però voler bene a qualcuno significa andarci d’accordo ed è esattamente la situazione di Claudia. Non a caso durante l’adolescenza un’insopprimibile voglia di libertà l’aveva portata ad allontanarsi dal nido familiare molto presto, creando una giusta distanza fra lei e i genitori. Claudia aveva giustificato ai suoi stessi occhi quell’allontanamento con la necessità di sperimentare l’indipendenza, un fatto tipico in adolescenza. Vero, ma nel suo caso c’era dell’altro, il bisogno di staccarsi da una figura materna troppo ingombrante, con la quale i conflitti diventavano spesso laceranti. Allo stesso modo, le chiusure momentanee dei rapporti fra lei e i genitori rappresentavano in realtà il tentativo di preservare la relazione da conflitti più aspri, che avrebbero potuto complicare le cose in modi difficilmente risolvibili. Contrariamente a quello che si pensa di solito, non è con il dialogo a oltranza che certe cose possono risolversi; a volte, il silenzio e la giusta distanza si rivelano molto più utili. Non a caso, passata la bufera, Claudia tornava comunque sui suoi passi e la famiglia si “ricostruiva”…

Alla ricerca del proprio spazio vitale

Ora, arrivata ai 30 anni, Claudia si è convinta che quelle rotture (momentanee) che metteva in campo in passato non abbiano più senso e che i rapporti fra adulti non debbano essere conflittuali come durante l’adolescenza. Così, si costringe a mantenere in vita un legame molto stretto con i genitori ma questo la fa soffrire. Il senso di colpa fa il resto e così Claudia preferisce sopportare un rapporto vissuto come vincolante e limitante piuttosto che dare un dolore a mamma e papà. Peccato che così facendo a soffrire sia… Solo lei! In realtà, l’atteggiamento che metteva in campo quando era più giovane, quel cercare inconsapevolmente la giusta distanza, era corretto, anche se a prima vista comportava litigi, dolori e incomprensioni. Oggi soffre perché si sta obbligando a passare tanto tempo insieme a loro, cosa che in realtà non desidera. Quello che Claudia dovrebbe fare è, al contrario, rimettersi in cerca della giusta distanza e abbandonare l’idea che esistano strategie vincenti per riequilibrare i rapporti con mamma e papà: la sola strategia che funziona è proprio la giusta distanza.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Often not to disappoint the people we love, we have too intrusive relationships that make us suffer: if you do not move in time, you can risk exploding.

Claudia writes, looking for an advice about her relationship with her mother:

  • “I am 30, I am a single daughter, with a very affectionate and sensitive father, and a mother with a very strong and authoritarian personality, to whom I feel great love and esteemed. In the past I had very strong clashes with her, clashes that took us away from each other even for weeks. At times I considered it a normal step in a growth process that led me to go away from home very young, but now it has passed and I have the feeling that while my relationship with my father has evolved serenely , the one with my mother has been turbulent. I feel guilty because if I feel love, respect, and admiration for a person who has grown me up and always give me the maximum of possibilities, on the other hand I feel imprisoned by this bond that sometimes I would violently interrupt. In the past I happened to break the relationship with my parents after a lot of argument, but after some time I have always come back on my footsteps because I know I would give them a huge pain, although I live this bond as binding and limiting. We spend a lot of time together so I really struggle to understand this my mood of acute intolerance. I can not define a strategy for re-balancing my family relationships … “

 

Don’t take drastic choices, find the right distance

Often in life we ​​feel compelled to people (first mom and dad) who have done so much for us and think we have to reimburse at all cost: but it is not always good to someone means to go along with it and it is exactly the situation of Claudia. It was no coincidence that during an adolescence an overwhelming desire for freedom had led her away from the family nest very soon, creating a fair distance between her and her parents. Claudia had justified in her5 own eyes that retreat with the need to experience independence, a typical fact in adolescence. True, but in his case there was something else, the need to break away from a too cumbersome maternal figure, with which the conflicts often became tearing. Likewise, the momentary closures of relationships between her and her parents were in fact an attempt to preserve the relationship from the harshest conflicts that could complicate things in hardly resolved ways. Contrary to what is usually thought of, it is not with the subtle dialogue that certain things can be resolved; Sometimes, silence and the right distance are much more useful. Not surprisingly, after the storm, Claudia came back on her steps and the family trying to”rebuilt” the relationship …

Looking for their own living space

Now, at the age of 30, Claudia was convinced that the momentary breaks she had in the past did not make any sense and that relationships between adults should not be conflicting as during adolescence. Thus, she is forced to maintain a close bond with her parents alive but this causes her to suffer.

The guilt makes the rest and so Claudia prefers to endure a relationship lived as binding and limiting rather than giving a pain to mom and dad. It’s a shame that doing so she has to suffer … She feels alone! In fact, the attitude she sets about when she was younger, to unconsciously seek the right distance, was correct, though at first glance she had quarrels, sorrows and misunderstandings.

Today she suffers because she is compelled to spend so much time with them, which she does not really want. What Claudia is supposed to do is, on the contrary, is to look for the right distance and abandon the idea that there are winning strategies for re-balancing relationships with mom and dad: the only strategy that works is just the right distance.

SOURCE: Riza

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Esistono tre convinzioni molto diffuse che ti impediscono di essere estremamente più felice, in questo articolo ti spiego quali sono e cosa fare per evitarle.

1-  “Sarò felice quando…”

Ogni persona può essere molto più Felice, se solo impara a non farsi intrappolare della sindrome del “sarò felice quando…”. La nostra mente proietta continuamente pensieri sul passato o sul futuro e ci fa credere che arriverà un giorno in cui tutto sarà perfetto e noi saremo finalmente felici. Niente di più falso, puoi essere felice solo in questo momento. Non puoi essere felice nel passato o nel futuro. I ricordi di felicità o le anticipazioni per un probabile evento felice non sono riconducibili ad una vera felicità ma ad un illusione mentale. Ci ripetiamo

  • “sarò Felice quando mi sposerò”,
  • “sarò Felice quando diventerò ricco”,
  • ” sarò Felice quando cambierò partner”

ma…sono tutte illusioni. Credendo a questi modi di pensare ricerchiamo la felicità nel mondo esterno, ci aspettiamo che siano gli altri a renderci felici ma la verità è che i responsabili della nostra felicità siamo solo noi. Ci convinciamo che non possiamo essere felici per via del lavoro che svolgiamo attualmente, del partner che abbiamo, del vicino di casa che ci fa i dispetti ma la verità è che l’unica persona che deve cambiare se vuoi essere felice…sei tu!

La sindrome del sarò felice quando tutto è perfetto ci fa passare la vita rincorrendo obiettivi che una volta perseguiti ci rimandano ad un altra meta da raggiungere. Se ad esempio ti convinci che sarai felice quando avrai cambiato città, dopo che lo avrai fatto ti renderai conto che non è così. Allora ti poni un altro obiettivo e ti convinci che se cambi partner tutta la tua vita magicamente diventerà più felice. Poi cambi partner e non raggiungi la felicità allora bisogna fermarsi a riflettere un attimo.

La Felicità non puoi trovarla nel mondo esterno, ne in un cambiamento delle situazioni esteriori. Puoi trovarla cambiando al tuo interno, lavorando su di te, disimparando ciò che ti allontana dalla Felicità. Puoi diventare estremamente più felice imparando a ringraziare e a benedire, evitando di lamentarti e di giudicare.

Esercizio Pratico: Ogni volta che la tua mente ti fa credere che sarai felice in un ipotetico futuro, tu ripeti a te stesso <<E’ un illusione. Posso essere felice sono in questo momento>>

2- Lamentarsi è normale

Lamentarsi è il modo più diffuso e inconsapevole attraverso la quale si inquina il mondo. Più ti lamenti più emani nel mondo emozioni negative che vanno a “colpire” altre persone. Inoltre quando una persona si lamenta, si impregna di quella emozione negativa, e successivamente percepirà il mondo un po’ più brutto di prima. E nel tempo costringo la Vita a farmi vivere altri eventi per cui lamentarmi. Le persone tristi o infelici sono convinte che lamentarsi è normale invece non lo è.

I Danni principali della lamentela sono:

  • Inquina il mondo;
  • Ti fa perdere energia;
  • Ti fa adottare la mentalità della vittima;
  • Ti fa percepire il mondo un po’ più brutto rispetto a prima;
  • Costringe la Vita a farti vivere altre situazioni di cui lamentarti;
  • Non permette al cervello di trovare la soluzione;
  • Ti fa provare emozioni negative di cui si impregnerà il tuo corpo e nel tempo si trasformeranno in malattie;

Non lamentarsi ci dona un enorme vantaggio anche nell’imparare a controllare noi stessi e a sviluppare maggiore forza di volontà. La lamentela è energia che se ti lamenti togli fuori di te, se la trattieni ti resta dentro e puoi utilizzarla in maniera migliore. Se viviamo una situazione in cui fa “troppo caldo” e ci rifiutiamo di lamentarci allora quell’energia ci resta dentro e la possiamo utilizzare per scopi più utili ed evolutivi.

I Samurai venivano addestrati per non lamentarsi e per morire in silenzio in modo tale che il loro dolore non colpisse altre persone. Oggi invece ci lamentiamo di tutto, se vuoi essere molto più felice impara a trattenere le tue lamentele. Resta con il fastidio, osservalo, non esprimerlo all’esterno, mandagli amore.

Esercizio Pratico:  Per 21 giorni evita qualsiasi lamentela, pettegolezzo e critica.

3- Non Perdonare è utile

Le emozioni negative che proviamo nei confronti dei nostri “nemici” ci impediscono di essere estremamente felici. Solitamente nella nostra società nei confronti di chi ci fa del “male” abbiamo due tipi di reazioni:

  • Smettiamo di parlare a quella persona, provando molto fastidio ogni volta che la vediamo;
  • Continuiamo a parlarle come se niente fosse successo mentre interiormente solo vederlo da lontano ci provoca fastidio;

Esiste un altro modo molto più utile in termini di felicità ed è questo:

Ama e perdona interiormente i tuoi nemici e se all’esterno non vuoi parlargli allora non farlo.

Se non perdoni i tuoi nemici non puoi provare molta più Gioia. Perdonare, augurare ogni bene e amare i propri nemici sicuramente non è semplice ma è essenziale sforzarsi di farlo. Se li perdoni ti togli un peso enorme, ti liberi da emozioni negative e diventi una persona migliore. Devi arrivare al livello in cui quando interagisci con una persona che ti ha fatto del male non provi interiormente nessun fastidio. Poi all’esterno puoi comunque denunciarlo, non parlargli o altro se serve. Amare i propri nemici non vuol dire che se qualcuno ti ruba il telefono non lo denunci, ma semplicemente lo fai ma in uno stato d’animo di serenità.

E’ come quando sgridi un bambino piccolo perché ha fatto qualcosa di grave, all’esterno lo sgridi ma interiormente gli vuoi un mondo di bene. Ti comporti così per il suo bene, la stessa cosa è con i nemici.

Esercizio Pratico:  Scegli il tuo peggior nemico e sforzati di amarlo, perdonarlo e augurargli ogni bene.

E tu, conosci altre strategie e convinzioni che impediscono di essere più Felici? Scrivilo nei commenti

 

FONTE: Dionidream

Autore:

Danilo Maruca, mental coach ed appassionato di crescita personale ed alchimia traformativa. Tiene corsi e consulenze per insegnare alle persone a raggiungere i loro obiettivi imparando ad essere felici. Gestisce il sito www.drittoallameta.it e ha pubblicato un ebook sulla felicità “la Felicità è una Scelta”.

 

(ENGLISH VERSION)

There are three very widespread beliefs that prevent you from being much happier, in this article I explain what are and what to do to avoid them.

1- “I’ll be happy when …”

Everyone can be a lot happier if he just learns not to get trapped in the syndrome of “I’ll be happy when …”. Our mind continually projects thoughts about the past or the future and makes us believe that a day will come when everything will be perfect and we will finally be happy. Nothing is more wrong, you can only be happy right now. You can not be happy in the past or in the future. The memories of happiness or anticipations for a likely happy event are not due to true happiness but to a mental illusion. We repeat

  • “I’ll be happy when I get married”,
  • “I’ll be happy when I become rich”,
  • “I’ll be happy when I change partner”

but … these are all illusions. Believing these ways of thinking we seek happiness in the outside world, we expect others to make us happy but the truth is that the leaders of our happiness are just us. We are convinced that we can not be happy because of the work we currently have, the partner we have, of the neighbor who makes us the sorry but the truth is that the only person who has to change if you want to be happy … it is you!

The syndrome of I will be happy when everything is perfect makes us pass our lives by pursuing goals that once pursued pushes us to another goal to reach. If, for example, you convince yourself that you will be happy when you change city, after you have done it you will realize that this is not the case. Then you will set another goal and convince you that if you change partners all your life magically will become happier. Then you change partner and you do not reach happiness then you have to stop thinking for a moment.

Happiness can not be found in the outside world, in a change of external situations. You can find it by changing it inside, working on you, disparaging what keeps you away from happiness. You can become extremely happy by learning how to thank and bless, avoiding complaining and judging.

Practical Exercise: Whenever your mind makes you believe you’ll be happy in a future hypothetical, you’ll repeat yourself … It’s an illusion. I can be happy right now at this moment >>

2 – Complaining is normal

Lamenting is the most widespread and unconscious way through which it pollutes the world. The more you breathe the more emanions in the world of negative emotions that go to “hit” other people. Also, when a person complains, he is soaked with that negative emotion, and then he will perceive the world a bit worse than before. And over time I force Life to make me live other events to complain about. Sad or unhappy people are convinced that complaining is normal instead it is not.

The main damages of the complaint are:

It pollutes the world;
It makes you lose energy;
It makes you adopt the mentality of the victim;
It makes you feel the world a bit worse than before;
It forces Life to make you live other situations you complain of;
It does not allow the brain to find the solution;
It makes you feel negative emotions that will impregnate your body and over time will turn into diseases;
Do not complain gives us a huge advantage even in learning to control ourselves and to develop greater willpower. Complaint is energy that if you complain you out of you, if you put it in, you can use it in the best way. If we live in a situation where it is “too hot” and we refuse to complain then that energy remains in us and we can use it for more useful and evolving purposes.

The Samurai were trained to not complain and to die in silence so that their pain did not hit other people. Today, however, we complain about everything, if you want to be happier learns to hold back your complaints. Stay with the hassle, look at it, do not tell it out, send love.

Practical Exercise: For 21 days avoids any complaint, gossip and criticism.

3- Do not give up is useful

The negative emotions we face with our “enemies” prevent us from being extremely happy. Usually in our society about who does “bad” we have two kinds of reactions:

  • Let’s stop talking to that person, feeling very annoyed every time we see him;
  • We keep talking to him as if nothing happened, while in-house only seeing him from afar causes us trouble;

There is another way more useful in terms of happiness and this is this:

Love and forgive your enemies internally, and if you do not want to talk to him outside then do not do it.

If you do not forgive your enemies you can not try much more Joy. To forgive, to wish every good and to love your enemies is surely not simple, but it is essential to strive to do so. If you forgive them you take a huge weight, free yourself from negative emotions and become a better person. You have to get to the level where when interacting with a person who has hurt you do not feel inwardly bothered. Then outside, you can report it to him, talk to him or whatever he needs. Loving your enemies does not mean that if someone steals your phone you do not denounce him, but you just do it in a state of serenity.

It’s like when you whisper a small child because he did something serious, he screams outside but inside he wants a world of good. You do so for your own good, the same thing with your enemies.

Practical Exercise: Choose your worst enemy and strive to love him, forgive him and wish him all good.

And if you know other strategies and beliefs that prevent you from being happier? Write it in the comments

SOURCE: Dionidream

 

 

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Il narcisista mascherato è quello che, con una generosità calcolata, cerca di insidiarsi nella tua vita e controllarti: ecco come togliergli la maschera.

 

Esiste un problema psichico che rischia di diventare la principale modalità relazionale dei nostri tempi, scambiato da molti per un segno di capacità di affermazione, di mentalità vincente, di immagine positiva: il narcisismo.  Quasi che questo disturbo si fosse col tempo evoluto tanto da assomigliare a una filosofia di vita, così diffusa che può essere difficile vederla. Così, accade che una persona che ha un partner narcisista, possa fare un’enorme fatica ad accorgersi di come la propria vita sia risucchiata dalle sue continue richieste: questo perché il narcisista piace, seduce e conquista per il suo spettacolo, tutto incentrato sulla richiesta di approvazione e di applauso. Ma il pericolo non è sempre così evidente: il narcisista spaccone e simpatico non è l’unico che può danneggiarci. Ce n’è un altro che sta dietro le quinte, non lo vedi, tesse in silenzio le sue trame alla ricerca di gratifiche meno spettacolari ma non per questo meno ambiziose: il narcisista mascherato.

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Impara a smascherare le strategie del narcisista

Il narcisista mascherato manda in scena, quando interessa a lui, l’eroe altruista, quello che si sacrifica per gli altri e la sua strategia è semplice: diventare indispensabile per avere vantaggi. Per farlo, il narcisista si crea una rete di persone che, nel tempo, hanno dovuto fare affidamento su di lui e per le quali si è sacrificato di buon grado, non chiedendo nulla in cambio, perché sapeva che così sarebbe diventato importante e insostituibile. Nessuno si accorge della “ragnatela” di questo particolare narcisista, perché a tutti piace pensare che una persona possa fare qualcosa per noi senza chiedere apparentemente nulla in cambio. Poi un giorno, ecco che sentiamo che qualcosa non va: vorremmo fare qualcosa da soli ma ci sentiamo in colpa verso di lui, non ne abbiamo più bisogno ma lui vorrebbe che ne avessimo ancora. Dopo un periodo buio in cui avevamo lui come confidente ritroviamo la felicità e lui cerca di sabotarla in ogni modo: è lì che capiamo, tardivamente, la vera strategia del narcisista mascherato da buono. Possibile non aver mai sospettato del suo silenzioso ma, in fondo, smaccato baratto? Forse eravamo troppo presi dai nostri problemi per smascherare il narcisista…

Tre regole per non cadere vittima del narcisista

  1. Fai il possibile per non appoggiarti all’esterno. Il narcisista mascherato non può sviluppare alcun potere se tu sei autonomo nelle scelte e nella gestione della tua emotività: e se devi chiedere aiuto, scegli qualcuno tra chi non si sia proposto prima ancora che tu avessi bisogno.
  2. Osserva con attenzione. Se sospetti che qualcuno sia un narcisista mascherato, prova a studiare il suo stile. Ha una vita sua, fatta di interessi e di tempo per sé? Si oppone mai a qualcuno, affermando le proprie idee anche a rischio di essere impopolare? È in grado di accettare la felicità degli altri, anche se non ne è coinvolto oppure la critica?
  3. Diffida dal troppo altruismo. È bello sapere di poter contare su qualcuno nei momenti difficili, anche quando ce la si fa da soli. Ma non ha nessun senso che una persona si proponga a ogni occasione di aiutarci, se non quello di appagare il suo narcisistico bisogno di essere indispensabile per qualcuno.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The masked narcissist is the one who, with a calculated generosity, tries to settle down in your life and control you: this is how to take off his mask.

There is a psychic problem that is likely to become the main relational mode of our time, mistaken by many for a sign of capacity for affirmation, a winning mentality, a positive image: narcissism. Almost that disturbance had evolved so long as it resembled a philosophy of life so widespread that it could be difficult to see it. So it happens that a person who has a narcissistic partner can make a huge effort to see how his life is sucked in by his constant demands: this is because narcissists like, seduces and conquers for their performance, all centered on the request approval and applause. But the danger is not always so obvious: the narcissistic licked and sympathetic is not the only one that can harm us. There is another behind the scenes, you do not see it, silently silhouetting its plots in search of less spectacular but not least ambitious gratifications: masked narcissists.

Learn how to clear narcissist strategies

The masked narcissist casts on the scene, when it concerns him, the altruistic hero, the one sacrificing to others and his strategy is simple: becoming indispensable for the benefits. To do this, the narcissist creates a network of people who have long had to rely on him and for whom he was sacrificed in good faith, asking nothing in return, because he knew that this would become important and irreplaceable. No one realizes the “spider web” of this particular narcissist, because everyone likes to think that a person can do something for us without apparently asking anything in return.

Then one day, we feel that something is wrong: we want to do something alone but we feel guilty about him, we do not need it anymore but he wants us to have it yet. After a dark time in which we had him as a confidant, we find happiness and he tries to sabotage it anyway. It is here that we understand, too late, the true strategy of the narcissus masquerading as a good person. Could she never suspect her silent but, at the bottom, smacked barter? Maybe we were too taken on by our problems to clear the narcissists …

Three rules to not fall victim of Narcissus

  1. Do as much as possible to not rely on the outside. The masked narcissus can not develop any power if you are autonomous in choices and in managing your emotions: and if you need help, choose someone among those who did not bid before you even needed them.
  2. Observe him carefully. If you suspect someone is a masked narcissist, try studying his style. Does he have his own life, made of interest and time for himself? Do he ever oppose someone, affirming his own ideas even at risk of being unpopular? Can he accept the happiness of others, even if he is  not involved or criticism?
  3. Diffused by too much altruism. It’s good to know that you can count on someone in difficult times, even when you do it yourself. But it does not make any sense for a person to propose at all times to help, if not to satisfy his narcissistic need to be indispensable to someone.

SOURCE: Riza

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Ci sarà sempre una lista infinita di lavori da completare e lavorare, e una cultura di produttività implacabile ci dice di arrivarci immediatamente e porta a sentirsi terribilmente colpevoli di qualsiasi tempo sprecata. Ma la verità è che una vita passata rispondendo dignitosamente alle e-mail è veramente una cosa sciocca. E il tempo “sprecato” è infatti molto soddisfacente e necessario.

 

Non mi credi? Prendi dal creatore di “Inbox Zero”. Come ha riferito Oliver Burkeman nel The Guardian, Merlin Mann è stato commissionato a scrivere un libro sul suo sistema di e-mail semplificato. Due anni dopo, abbandonò il progetto e invece inviò un post sul blog (da quando è stato cancellato) su come aveva passato così tanto tempo a concentrarsi su come trascorrere del tempo bene, aveva finito per perdere preziosi momenti con la figlia.

Il problema viene quando passiamo troppo tempo all’ inseguimento della produttività, e rifiutiamo di prendere pause reali. Ci mettiamo a dormire, o andiamo a fare lunghe passeggiate, o leggere alla finestra – e, anche se gestire tempo lontano dal lavoro, viene con una consapevolezza incomprensibile delle cose che dovremmo fare, e quindi l’esperienza è gravata dalla colpa.

Al contrario, c’è la tendenza arrendersi alla tendenza meno soddisfacente per tutti: seduti alla nostra scrivania davanti al nostro computer, navigando su siti web e senza contribuire né alla nostra felicità né alla nostra produttività.

  • “C’è la convinzione che dobbiamo sempre essere disponibili, lavorare tutto il tempo”, dice Michael Guttridge, uno psicologo che si concentra sul comportamento sul posto di lavoro. “È difficile uscire da questo circolo vizioso e andare nel parco”.

Ma i disavanzi sono evidenti: finiremo in zone urbane mentre siamo al computer, cercando distrazioni sui social media, dicendoci che siamo “multitasking” mentre spendiamo davvero più tempo del necessario ai compiti più fondamentali.

Inoltre, dice Guttridge, stiamo perdendo i benefici mentali e fisici del tempo trascorso concentrato su noi stessi.

  • “La gente mangia alla scrivania e mangia il proprio cibo sul computer: è disgustoso. Dovrebbero andare a fare una passeggiata, alla caffetteria, basta solo scappare “, dice. “Anche le fabbriche vittoriane avevano un qualche tipo di riposo.”

Non abbiamo bisogno di lavorare così duramente. Come Alex Soojung-Kim Pan, autore di REST: Perché si produce più lavoro quando si lavora meno, scrive a Nautilus, i luminari tra cui Charles Dickens, Gabriel García Márquez e Charles Darwin hanno piani abbastanza rilassati, lavorando per cinque ore al giorno o meno . La verità è che il lavoro si espande per riempire il tempo che viene dato e, per la maggior parte di noi, potremmo trascorrere notevolmente meno ore all’ufficio e ottenere ancora lo stesso risultato.

A volte anche le attività che sono destinate ad essere un guardare un film, o andare per a fare una corsa può essere pesata da un senso di colpa. Guttridge dice che ha sentito parlare di amministratori delegati che guardano i film facendoli andare in modalità rapida, in modo che possano ottenere rapidamente il concetto. E forse lo fanno, ma certamente non sperimentano alcun piacere che viene da immergersi in un mondo cinematografico.

  • “La perdita di tempo riguarda la ricarica della batteria e il de-cluttering (ripulirsi)”, dice. Prendersi del tempo per essere totalmente, gloriosamente, orgogliosamente improduttivo, in definitiva, ti farà dare il meglio al tuo lavoro, dice Guttridge. Ma è anche essere soddisfatti dentro di sé.

Anche l’orologio binge-watch della TV un invenzione diabolica può essere un’esperienza di evasione – se vi rilassate e ve lo godete. Uno studio ha scoperto che guardare la TV è notevolmente meno piacevole per coloro che poi si buttano sul divano come  pere cotte.

Alla fine della giornata, tutti noi abbiamo l’impulso di passare il tempo leggendo una rivista, a camminare attorno al quartiere o semplicemente a non fare nulla. Dovremmo accogliere questi momenti e vederli come quello che sono: tempo ben speso.

SOURCE: Quartz Media LLC

 

(ENGLISH VERSION)

There will always be an endless list of chores to complete and work to do, and a culture of relentless productivity tells us to get to it right away and feel terribly guilty about any time wasted. But the truth is, a life spent dutifully responding to emails is a dull one indeed. And “wasted” time is, in fact, highly fulfilling and necessary.

Don’t believe me? Take it from the creator of “Inbox Zero.” As Oliver Burkeman reports in The Guardian, Merlin Mann was commissioned to write a book about his streamlined email system. Two years later, he abandoned the project and instead posted a (since deleted) blog post on how he’d spent so long focusing on how to spend time well, he’d ended up missing valuable moments with his daughter.

The problem comes when we spend so long frantically chasing productivity, we refuse to take real breaks. We put off sleeping in, or going for a long walk, or reading by the window—and, even if we do manage time away from the grind, it comes with a looming awareness of the things we should be doing, and so the experience is weighed down by guilt.

Instead, there’s a tendency to turn to the least fulfilling tendency of them all: Sitting at our desk, in front of our computer, browsing websites and contributing to neither our happiness nor our productivity.

“There’s an idea we must always be available, work all the time,” says Michael Guttridge, a psychologist who focuses on workplace behavior. “It’s hard to break out of that and go to the park.” But the downsides are obvious: We end up zoning out while at the computer—looking for distraction on social media, telling ourselves we’re “multitasking” while really spending far longer than necessary on the most basic tasks.

Plus, says Guttridge, we’re missing out on the mental and physical benefits of time spent focused on ourselves. “People eat at the desk and get food on the computer—it’s disgusting. They should go for a walk, to the coffee shop, just get away,” he says. “Even Victorian factories had some kind of rest breaks.”

It’s not as though we need to work so hard. As Alex Soojung-Kim Pan, author of REST: Why You Get More Done When You Work Less, writes in Nautilus, luminaries including Charles Dickens, Gabriel García Márquez, and Charles Darwin had quite relaxed schedules, working for five hours a day or less. The truth is, work expands to fill the time it’s given and, for most of us, we could spend considerably fewer hours at the office and still get the same amount done.

Sometimes even the activities that are meant to be a treat—watching a movie, or going for a run—can be weighed down by a sense of responsibility. Guttridge says he’s heard of CEOs who watch movies on fast forward, so that they can get the gist quickly. And perhaps they do, but they certainly won’t experience any of the pleasure that comes from immersing yourself in a cinematic world.

“Wasting time is about recharging your battery and de-cluttering,” he says. Taking time to be totally, gloriously, proudly unproductive will ultimately make you better at your job, says Guttridge. But it’s also fulfilling in and of itself.

Even the much-maligned TV binge-watch can be a transporting experience—if you relax and enjoy it. One study found that watching TV is considerably less enjoyable for those who then berate themselves as “couch potatoes.”

At the end of the day, all of us have the urge to while away time flicking through a magazine, walking around the block, or simply doing nothing. We should embrace these moments, and see them as what they are: time well spent.

 

SOURCE: Quartz Media LLC

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Quel che è stato è stato: il perdono serve a “collocarci” stabilmente nel tempo presente, l’unico nel quale la vita può tornare a “scorrere” liberamente, senza ostacoli.

 

Meglio chiarire subito: qui non si parla del “ perdono” in senso religioso, quanto del perdono psicologico, della capacità di “passare oltre” quelle che avvertiamo come offese o ferite inferte dalle persone o dalle circostanze della vita. Il senso etimologico della parola “ perdono” è “dare completamente”.

In effetti, ” perdono” implica svuotamento, allontanamento da ciò che procura rabbia e dolore: perdonare quindi significa

  • lasciare andare,
  • sciogliere la tensione psichica,
  • liberare energie impiegate nel tenerci fermi,

avviluppati intorno ad un nodo doloroso.

La libertà di andare oltre un evento che ci ha fatto soffrire produce un sollievo e una vitalità sorprendenti, quel che serve per proseguire nel modo migliore il nostro cammino.

 

Liberarsi da quel che è accaduto ieri 

Assegnare colpe, rimuginare offese, meditare vendette è semplicemente tempo perso; a cosa può servire, per fare solo un esempio, incolpare chi magari tanto tempo fa, ci ha abbandonato, deluso, offeso? Non porta nulla, ma troppo spesso ci sfiniamo in un tentativo vacuo e logorante di fermare il tempo, tornando all’origine dell’offesa per “mettere a posto le cose”.

Consciamente non lo facciamo con questo scopo, ma è proprio questo che vorremmo…In realtà, ognuno ha un personale e inconscio progetto di crescita che non deve essere ostacolato e che passa anche attraverso le delusioni, i dolori, gli abbandoni che subiamo.

Inoltre, il perdono libera dalle costrizioni: se esiste un colpevole, assolverlo fa solo bene a noi stessi. Non c’è anche il detto popolare secondo il quale la miglior vendetta è il perdono?

Il perdono crea un vuoto creativo 

Quando si perdona, si sperimentano emozioni e sensazioni molto appaganti: chi rimane fermo all’offesa è destinato a crucciarsi continuamente, investe emotività ed energie cercando di sradicare un torto reale o immaginario, che è come camminare legati ad una pesante àncora.

Al contrario, chi mette in campo il perdono è più libero e le sue energie prima bloccate possono tornare fluire, regalando momenti di pace e di nuovo entusiasmo. C’è di più: col perdono si crea un vuoto psichico che viene prontamente riempito da nuove energie alle quali si può attingere, permettendoci di scorgere quello che prima non vedevamo. Il vuoto è la condizione migliore per “vedere” nel senso pieno della parola, è la condizione della pianta che, libera di espandersi, gode della luce del sole che assorbe. Osservate un gatto che riposa: è completamente rilassato ma è anche pronto al balzo, al gioco, attento a ogni stimolo esterno…

Quello per se stessi: il perdono più difficile

Esiste un altro tipo di perdono che occorre ricordare, quello che riguarda se stessi. Forse è il più arduo: ci si sente responsabili

  • per non avere avuto successo,
  • per non avere ottenuto un miglioramento lavorativo,
  • per non aver saputo cogliere o trattenere un amore;

spesso ci si odia per il solo fatto di essere diversi da come avremmo desiderato: come prendersela perché il sole scalda o perché il vento soffia. Ma come si incomincia a perdonare? L’immaginazione aiuta molto: prova a raffigurarti tutto ciò che ti ha offeso o ferito come piccoli granuli di polvere nera attaccati alla pelle, che riempiono i polmoni, gli occhi, le mani. Sei di fronte ad un vortice potente, un gorgo nato dal nulla che si avvolge verso una lontana oscurità, e aspira come una calamita le particelle nere: si alzano dalle mani, dalla pelle, esalano dal naso e dal respiro e sono attirate nel gorgo, fino a scomparire; il senso di pulizia e di sollievo sarà immediato, perché perdonare consente di lasciare indietro ciò che non serve più e aiuta l’Anima ad accogliere sentimenti ed emozioni nuove. E’ un grande potere di rinnovamento, alla portata di tutti. Perché non provare?

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

What is done is over: forgiveness serves to “lay us” steadily in the present time, the only one in which life returns to “flow” freely, without obstacles.

It is better to make it clear now: there is no mention of “forgiveness” in the religious sense, of psychological forgiveness, of the ability to “go beyond” those that we perceive as injuries or injuries inflicted by persons or the circumstances of life.

The etymological sense of the word “forgive” is “to give completely.” In effect, “forgiveness” implies emptying away from what causes anger and sorrow: forgiving means

  • to let go,
  • to dissolve the psychic tension,
  • to liberate energies used to hold fast, wrapped around a painful knot.

The freedom to go beyond an event that has caused us to suffer produces a surprising relief and vitality, which is needed to continue our journey better.

Get rid of what happened yesterday

Assigning blame, reckless offending, meditating on a revenge  is simply a waste of time; What can it serve, to make only one example, blame who maybe long ago, abandoned, disappointed, offended us? It does not bring anything, but too often we are in a vacuous and abominable attempt to stop the time, returning to the origin of the offense to “put things right”. Of course, we do not do this for purpose, but that’s exactly what we would like … In fact, everyone has a personal and unconscious growth project that must not be hindered and also goes through the disappointments, the pains, the abandonments we undergo. In addition, forgiveness is free of constraints: if there is a guilty one, it only makes us good to ourselves. Is not the popular saying that the best revenge is forgiveness?

Forgiveness creates a creative void

When you forgive, you will experience emotions and feelings that are very fulfilling: those who remain silent on the offense are destined to engulf yourself continually, invest in emotions and energies trying to eradicate a real or imaginary wrong, which is like walking in a heavy anchoring. On the contrary, those who are in the field of forgiveness are more free and their energies blocked before  can flow back, giving moments of peace and again enthusiasm. There is more: forgiveness creates a psychic vacuum that is readily filled with new energies to which it can be drawn, allowing us to see what we did not see before. Emptiness is the best condition to “see” in the full sense of the word, it is the condition of the plant that, free to expand, enjoys the sun absorbing light. Look at a cat that rest: it is completely relaxed but is also ready to leap, to play, attentive to any external stimulation …

Forgive the self: the most difficult pardon

There is another kind of forgiveness that needs to be remembered, the one that concerns yourself. Perhaps it is the most arduous:

  • you feel responsible for not having succeeded,
  • not having gained a job improvement,
  • because you were not been able to grasp or retain a love;

We often hate it because of being different from how we would like to behave: how to bake it because the sun warms or because the wind blows.

But how do you begin to forgive? Imagination helps a lot: try to depict everything that has hurt you or hurt you as small granules of black powder attached to the skin that fill your lungs, eyes, and hands.

You are faced with a powerful whirlwind, a whirlwind born out of nothing that winds to a distant darkness, and aspires like a magnet to black particles: they get up from your hands, your skin, they exalate from your nose and breath, and are drawn to the bush, until it disappears;

The sense of cleansing and relief will be immediate, because forgiving allows us to leave what is no longer needed and helps the Soul to welcome new feelings and emotions. It is a great power of renewal, within reach of all. Why don’t you try it?

 

SOURCE: Riza

 

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