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Archive for the ‘psicologia’ Category

Nei momenti difficili, quando lo stress e le preoccupazioni per il futuro prendono il sopravvento, possiamo fare delle piccole cose che migliorano il nostro tono dell’umore e regalano benessere: eccole.

 

Otium: è una parola latina, tradotta nell’italiano “ozio”, “oziare”, popolarmente detto anche “dolce far niente”. Si tratta di una parola che non si usa più, perché indica un’attività che non trova più spazio nella nostra vita. Il far niente è diventato amaro e lo vediamo bene in questi giorni di sosta forzata: ci si sente strani, spaesati. Non essere attivi e impegnati ci fa sentire inutili e impotenti. Tanto che, quando si ha del tempo per “fare niente”, molti vanno in crisi: è come se il nostro sistema nervoso non ne fosse più capace, o non lo sia mai stato, perché è cresciuto abituato a usare il tempo in modo finalizzato.

In realtà, l’ozio è un bisogno della nostra psiche. Non coincide con l’avere un hobby, non è ingannare la noia o riempire un vuoto. Oziare significa sprofondare dolcemente nell’assenza di impegno, di scopi, di fretta, di forme definite di azione. Più che “far niente”, dovremmo chiamarlo: “fare IL niente”, cioè sostare in una sorta di vuoto mentale, liberi di vagare e spaziare. Questo “non fare” è utilissimo al mantenimento della salute psicofisica. Innanzitutto è un fattore riequilibrante: l’uscita dall’azione finalizzata “resetta” il sistema nervoso, è una pausa utile alla messa a fuoco di eventuali eccessi o carenze. Al contempo, riducendo di molto il consumo energetico, facilita i processi di rigenerazione sia a livello fisico che mentale e rende fruttuosa la ripartenza.

Il potere della contemplazione

Quando si vive il “far niente” non come conflitto o colpa, ma come vero piacere contemplativo, questo diventa un momento nel quale la nostra energia profonda riesce a liberarsi. Sospese tutte le attività finalizzate, incontriamo il piacere del sentirsi esistere, o semplicemente del sentirsi: un’esperienza fondamentale, che apre le porte ad altri grandi benefici. Il momentaneo “stallo” psicofisico, vissuto con dolcezza, può condurci a ragionamenti inediti (intuizioni, rielaborazioni, idee), determinanti per rinnovare la nostra personalità e per il dinamismo psichico. Non va dimenticato poi che l’ozio riduce enormemente il nervosismo. Proprio perché la persona esce da ogni impegno, non ha più bisogno di manifestare insofferenza o irritabilità e può affrontare tutto in modo piano e sereno. Anche i momenti difficili.

Assapora il tempo vuoto

Ci sono centinaia di manuali fatti apposta per sapere cosa farne. Invece, per ritrovare il dolce far niente non esistono guide. Non chiederti: “Cosa farò?” ma arrivaci senza programmi. Il dolce ozio accade, non può essere calcolato. Non chiederti, nel mezzo di un momento vuoto, che cosa si sarebbe potuto fare e non è stato fatto. Gusta quei momenti proprio come se fossero una vera attività, piacevole per giunta. La mente deve imparare a collegare il “tempo inutile” al piacere, alla rigenerazione.

Sei piccoli trucchi per placare la mente

  1. Dedicati a piccole cose futili come girovagare per casa o curiosare.
  2. Fai una chiacchierata rilassata, senza alcun impegno.
  3. Ascolta i rumori dell’ambiente, guarda gli altri che fanno cose.
  4. Chiudi gli occhi, immagina un panorama rilassante a tuo gusto e perditi nella sua contepmplazione
  5. Osserva un animale a tua scelta (vanno bene a che gli insetti…) che fanno la loro vita.
  6. Fai un bagno per puro relax.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

In difficult times, when stress and worries about the future take over, we can do little things that improve our mood and give well-being: here they are.

Otium: is a Latin word, translated into Italian “idleness”, “idle”, popularly also called “dolce far niente”. It is a word that is no longer used, because it indicates an activity that no longer finds space in our life. Doing nothing has become bitter and we see it well in these days of forced parking: it feels strange, disoriented. Not being active and engaged makes us feel useless and helpless. So much so that, when you have time to “do nothing”, many go into crisis: it is as if our nervous system is no longer capable of it, or has never been, because it has grown accustomed to using time in a targeted way .

In fact, idleness is a need of our psyche. It does not coincide with having a hobby, it is not deceiving boredom or filling a void. Lazing means sinking gently into the absence of commitment, goals, haste, defined forms of action. More than “doing nothing”, we should call it: “doing THE nothing”, that is, staying in a sort of mental void, free to wander and wander. This “do not do” is very useful for maintaining mental and physical health. First of all, it is a balancing factor: the exit from the action aimed at “resetting” the nervous system is a useful pause to focus on any excesses or deficiencies. At the same time, by greatly reducing energy consumption, it facilitates the regeneration processes both physically and mentally and makes restarting fruitful.

The power of contemplation

When you experience “doing nothing” not as conflict or guilt, but as true contemplative pleasure, this becomes a moment in which our deep energy manages to free itself. Once all the finalized activities have been suspended, we meet the pleasure of feeling oneself exist, or simply of feeling oneself: a fundamental experience, which opens the doors to other great benefits. The momentary psychophysical “stalemate”, lived with sweetness, can lead us to unpublished reasoning (intuitions, reworkings, ideas), decisive for renewing our personality and for psychic dynamism. It should not be forgotten that idleness greatly reduces nervousness. Precisely because the person comes out of any commitment, he no longer needs to show impatience or irritability and can face everything in a calm and peaceful way. Even difficult times.

Enjoy the empty time

There are hundreds of manuals specially made to know what to do with them. Instead, there are no guides to find the dolce far niente. Don’t ask yourself, “What will I do?” but get there without plans. Sweet idleness occurs, it cannot be calculated. Do not ask yourself, in the middle of an empty moment, what could have been done and has not been done. Enjoy those moments just as if they were a real activity, pleasant in addition. The mind must learn to link “useless time” to pleasure, to regeneration.

Six small tricks to calm the mind

  1. Dedicate yourself to trivial little things like wandering around the house or snooping around.
  2. Have a relaxed chat, without any commitment.
  3. Listen to the sounds of the environment, watch others doing things.
  4. Close your eyes, imagine a relaxing panorama to your taste and lose yourself in its counting
  5. Observe an animal of your choice (it’s okay for insects …) to make their life.
  6. Take a bath for pure relaxation.

 

SOURCE: Riza

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Esistono tecniche ed esercizi pratici che possiamo fare comodamente a casa nostra e che sono molto efficaci per combattere stress psicologici e tensioni psicosomatiche: ecco due esempi

 

L’emergenza coronavirus è un fatto senza precedenti che sta creando difficoltà e ansie a tutta la popolazione del nostro paese, trovastasi in pochi giorni a fronteggiare una situazione inedita e angosciante.

Se il personale dei presidi ospedalieri è in prima linea anche sul fronte dello stress, ma una comprensibile agitazione può colpire chiunque. E questo è un problema nel problema, perché la continua tensione emotiva caratteristica dello stress induce il corpo a produrre una sostanza chiamata cortisolo, che abbassa l’efficienza degli anticorpi e crea uno stato di infiammazione che rende l’organismo più fragile e quindi più esposto.

Lo stress ci indebolisce

Quando dobbiamo far fronte a una situazione di forte stress automaticamente si attiva un particolare distretto cerebrale, chiamato “asse ipotalamo-ipofisi- surrene” che stimola le ghiandole surrenali a produrre ormoni in grado di attivare rapidamente la circolazione sanguigna, aumentare la pressione arteriosa e generare un allarme globale nel corpo. Il messaggio è chiaro: c’è un pericolo incombente, occorre stare all’erta. Se nell’immediato questo comporta un aumento della potenza fisica e della lucidità mentale, alla lunga, in assenza di pause, fa sì che il corpo modelli la sua attività come se fosse sotto costante pericolo e per farlo elimina le proteine di “signaling”, quelle che servono proprio per l’attivazione delle difese del sistema immunitario. Tutto questo chiarisce perché abbiamo bisogno di tecniche psicologiche efficaci per ridurre il carico di stress. Eccone due molto efficaci.

Il respiro che scioglie la tensione eccessiva

Le tecniche derivate dalla meditazione sono fra le migliori per combattere lo stress. La prima cosa da sapere è che tutte si avvalgono di un particolare tipo di respirazione, detta diaframmatica. L’uso del diaframma, il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale, si esercita appoggiando un cuscino all’altezza dell’ombelico e cercando di sollevarlo il più possibile attraverso una respirazione lenta e profonda. Una respirazione rapida, superficiale e frequente innesca la produzione del cortisolo, che come abbiamo visto è in grado di innescare stati infiammatori. Al contrario, grazie alla respirazione diaframmatica, inviamo al cervello un segnale di “pericolo scampato” che interrompe il cortocircuito di allarme continuo. Bastano 20 minuti di questa attività al giorno per potenziare in modo significativo le difese immunitarie.

Esercizio anti stress di uso immediato

Quella che ti proponiamo qui è una tecnica mutuata dallo yoga e che si esegue seduti, con la spina dorsale ben dritta, il mento rivolto verso il petto che deve essere spostato leggermente in avanti. Quando si è in questa posizione, si procede tirando fuori la lingua e respirando profondamente con la bocca. Il tempo da dedicare a questo esercizio è fra i 3 e i 5 minuti, terminato il quale bisogna inspirare trattenendo il respiro per 15 secondi circa, mentre si preme la lingua sul palato superiore. Si ripeta l’esercizio per un massimo di tre volte al giorno. Tutto il corpo trarrà grande beneficio e senso di pace da questa tecnica così particolare. A qualcuno capita di provare un leggero senso di formicolio del tutto normale durante l’esercizio; in questi casi ci si può fermare un attimo, rilassarsi, e poi riprendere allo svanire dell’effetto.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

There are practical techniques and exercises that we can do comfortably at home and that are very effective in combating psychological stress and psychosomatic tensions: here are two examples.

The coronavirus emergency is an unprecedented fact that is creating difficulties and anxieties for the entire population of our country, which in a few days found itself facing an unprecedented and distressing situation. If the hospital staff is on the front line also on the stress front, but an understandable agitation can affect anyone. And this is a problem in the problem, because the continuous emotional tension characteristic of stress causes the body to produce a substance called cortisol, which lowers the efficiency of antibodies and creates a state of inflammation that makes the body more fragile and therefore more exposed. .

Stress weakens us

When we are faced with a situation of high stress, a particular brain district is automatically activated, called the “hypothalamic-pituitary-adrenal axis” which stimulates the adrenal glands to produce hormones capable of rapidly activating blood circulation, increasing blood pressure and generating a global alarm in the body. The message is clear: there is an impending danger, you need to be alert. If this immediately leads to an increase in physical power and mental clarity, in the long run, in the absence of pauses, it causes the body to model its activity as if it were under constant danger and to do so it eliminates the “signaling” proteins, those that serve precisely to activate the defenses of the immune system. All of this clarifies why we need effective psychological techniques to reduce the stress load. Here are two very effective.

Breath that dissolves excessive tension

The techniques derived from meditation are among the best to combat stress. The first thing to know is that they all use a particular type of breathing, called diaphragmatic. The use of the diaphragm, the muscle that separates the thoracic cavity from the abdominal cavity, is exercised by placing a pillow at the height of the navel and trying to lift it as much as possible through slow and deep breathing. Rapid, superficial and frequent breathing triggers the production of cortisol, which as we have seen is able to trigger inflammatory states. On the contrary, thanks to diaphragmatic breathing, we send to the brain a signal of “escaped danger” which interrupts the short circuit of continuous alarm. It takes 20 minutes of this activity per day to significantly boost the immune system.

Immediate use anti-stress exercise

What we propose here is a technique borrowed from yoga and which is performed seated, with the spine straight, the chin facing the chest which must be moved slightly forward. When in this position, one proceeds by pulling the tongue out and breathing deeply with the mouth. The time to devote to this exercise is between 3 and 5 minutes, after which you have to inhale holding the breath for about 15 seconds, while pressing the tongue on the upper palate. Repeat the exercise for a maximum of three times a day. The whole body will benefit greatly and sense of peace from this particular technique. Some people experience a completely normal slight tingling sensation during exercise; in these cases you can stop for a moment, relax, and then resume when the effect disappears.

SOURCE: Riza

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Che fare lavori manuali faccia bene è risaputo, da molto tempo ormai si dice che stimoli i sensi, sviluppi la creatività, riduca lo stress, considerato poi che facciamo una vita sempre più sedentaria.

 

Benefici evidenti per tante persone, tant’è che è in crescita il numero di chi decide, per esempio,

  • di curare il proprio orto,
  • di lavorare a maglia,
  • di dedicarsi alla realizzazione di oggetti artigianali.

Tutte attività che implicano l’utilizzo delle mani e che in qualche modo ci fanno stare bene, perché attraverso le mani diamo forma alla nostra creatività, ai nostri desideri, e ci riconnettiamo con parti di noi. Anche perché quando eseguiamo quei lavori siamo costretti alla concentrazione, che può essere letta come una forma di meditazione e quindi di terapia per la mente.

C’è anche chi sostiene, come la dottoressa Kelly Lambert dell’Università di Richmond nel suo libro “Lifting Depression: A Neuroscientist’s Hands-On Approach to Activating Your Brain’s Healing Power“, che l’attività manuale aiuti a ridurre il rischio di depressione perché attiva un cambiamento cerebrale che, associato a un percorso psicologico adeguato, può migliorare notevolmente le condizioni del paziente, secondo quanto riporta Exploring Your Mind.

La dottoressa Lambert è giunta a questi risultati dopo aver eseguito esperimenti che hanno dimostrato come lavorare con le mani migliori il benessere delle persone, contrariamente ai lavori più sedentari. E questo perché, secondo lei, lavorare manualmente aumenta il senso di controllo sull’ambiente, ovvero le persone riconoscono di avere un “potere” creativo rispetto all’ambiente circostante, consapevolezza che fa bene al cervello, come riportato in un’intervista rilasciata a Cbs News.

La cosa bella è che, anche grazie al web, oggi è facile imbattersi in video-tutorial che insegnano le attività manuali, ed è così che tante persone imparano a fare con le mani qualcosa di nuovo o di dimenticato.

E tutte queste attività che compiamo utilizzandole possono trasformarsi in piccoli rituali che ci fanno stare bene, che ci rendono più consapevoli di quello che siamo in grado di creare, impregnandosi di significato, e dando un senso così alla nostra vita.

Insomma, il lavoro manuale, che si tratti di fare a maglia, farsi l’orto o creare un bel giardino, va rivalutato!

FONTE: Greenme (Laura De Rosa)

 

(ENGLISH VERSION)

That doing manual labor is good is known, for a long time now it has been said that it stimulates the senses, develops creativity, reduces stress, considering that we are making an increasingly sedentary life.

Obvious benefits for many people, so much so that the number of those who decide, for example, to take care of their vegetable garden, to knit, to dedicate themselves to the creation of handicrafts is growing.

All activities that involve the use of the hands and that somehow make us feel good, because through the hands we shape our creativity, our desires, and we reconnect with parts of us. Also because when we do those jobs we are forced to concentrate, which can be read as a form of meditation and therefore of “therapy” for the mind.

There are also those who argue, like Dr. Kelly Lambert of the University of Richmond in her book “Lifting Depression: A Neuroscientist’s Hands-On Approach to Activating Your Brain’s Healing Power”, that manual activity helps reduce the risk of depression because it activates a brain change that, associated with an adequate psychological path, can significantly improve the patient’s condition, according to what Exploring Your Mind reports.

Dr. Lambert came to these results after carrying out experiments that showed how to work with the best hands for the well-being of people, contrary to the more sedentary jobs. And this is because, according to her, working manually increases the sense of control over the environment, that is, people recognize that they have a creative “power” with respect to the surrounding environment, awareness that is good for the brain, as reported in an interview with Cbs News.

The nice thing is that, thanks to the web, today it is easy to come across video tutorials that teach manual activities, and this is how many people learn to do something new or forgotten with their hands.

And all these activities that we perform using them can turn into small rituals that make us feel good, that make us more aware of what we are able to create, imbuing it with meaning, and thus giving meaning to our lives.

In short, manual work, whether it is knitting, making a vegetable garden or creating a beautiful garden, must be re-evaluated!

 

SOURCE: Greenme (Laura De Rosa)

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È arrivato il momento di dirlo una volta per tutti: arrabbiarsi fa ingrassare. Si tratta di una frase che abbiamo sentito dire molto spesso ma alla quale nessuno di noi ha mai dato il giusto peso.

 

Forse perché, a pensarci bene, può sembrare una cosa davvero assurda. Eppure è la verità ed a confermarlo è la scienza. E come si dice? Mai andare contro la scienza! Vediamo che cosa dice lo studio scientifico.

Arrabbiarsi fa ingrassare: parlano gli esperti

Come detto, non si tratta di uno scherzo. Sembra, infatti, che nel momento in cui ci innervosiamo e ci arrabbiamo, il nostro corpo tenda a secernere sia il cortisolo che l’adrenalina.

Questo vuol dire che se le cellule non riescono a liberarsi di queste due sostanze, potete fare tutte le diete che volete. Ingrasserete lo stesso.

Lo studio di cui vogliamo parlarvi è firmato da Juan Manuel Romero Villa, un nutrizionista che ha condotto ben 14 anni di ricerche per giungere a questo incredibile risultato.

Secondo il nutrizionista non ci sono dubbi: arrabbiarsi fa ingrassare. Sembra, infatti, che l’aumento di peso non dipenda solo da fattori esterni. Ci sono anche alcuni fattori interni che entrano in gioco, come ad esempio lo stress o, appunto, la rabbia.

E non solo. Secondo la scienza arrabbiarsi fa male al nostro organismo anche per altri motivi. Potrebbe, infatti, essere una delle cause del precoce invecchiamento.

Arrabbiarsi spesso, infatti, potrebbe causare problemi ai polmoni e al cuore.

Nel momento in cui ci arrabbiamo, infatti, il nostro battito aumenta e questo porta ad un deterioramento delle pareti delle arterie. In questo modo, il nostro corpo tende ad accumulare grasso.

Non ci sono dubbi, quindi, arrabbiarsi fa ingrassare. Sebbene si tratti di un sentimento che è impossibile eliminare dalla nostra vita, il nostro consiglio è quello di cercare di gestire la rabbia nel migliore dei modi. Non vorrete mica ingrassare?

Tecniche di meditazione potrebbero esservi di aiuto

FONTE: filosofiaspicciola

 

(ENGLISH VERSION)

The time has come to say it once and for all: getting angry makes you fat. It is a phrase that we have heard very often but to which none of us has ever given the right weight.

Maybe because, if you think about it, it may seem really absurd. Yet it is the truth and science confirms it. And how do you say that? Never go against science! Let’s see what the scientific study says.

Getting angry makes you fat: experts talk

As said, this is not a joke. It seems, in fact, that when we get nervous and angry, our body tends to secrete both cortisol and adrenaline.

This means that if the cells cannot get rid of these two substances, you can do as many diets as you want. You will gain weight anyway.

The study we want to talk about is signed by Juan Manuel Romero Villa, a nutritionist who has conducted 14 years of research to achieve this incredible result.

According to the nutritionist there is no doubt: getting angry makes you fat. It seems, in fact, that weight gain does not depend only on external factors. There are also some internal factors that come into play, such as stress or anger.

And not only. According to science, getting angry hurts our body for other reasons too. It could, in fact, be one of the causes of premature aging. Getting angry often, in fact, could cause lung and heart problems.

In fact, when we get angry, our beat increases and this leads to a deterioration of the walls of the arteries. In this way, our body tends to accumulate fat.

There is no doubt, therefore, getting angry makes you fat. Although it is a feeling that is impossible to eliminate from our life, our advice is to try to manage anger in the best way. You don’t want to gain weight? 

 

Some meditation techniques might be for a fabulous help

 

SOURCE: Filosofiaspicciola

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Racconti, diari, sceneggiature. Scrivere va di moda, non c’è dubbio, e sempre più persone lo mettono nella lista dei propri hobby. Partecipano ai concorsi letterari che nascono numerosi e sempre affollati, provano i corsi di scrittura creativa delle molte scuole che si sono formate.

Fra di loro, c’è chi sogna di sfondare prima o poi, con un best seller e diventare la nuova Elena Ferrante, come Jo March delle Piccole Donne che scriveva di nascosto sperando di farsi strada. Pubblica libri, spesso se li autopubblica a proprie spese, ricorre a un blog o si accontenta di postare frasi piene di senso su Instagram.

C’è anche chi lo fa soltanto per il gusto di farlo. Perché ha capito che scrivere vuol dire sentirsi meglio, avere una relazione migliore con se stessi e con gli altri. Che scrivere significa riservare un po’ del proprio tempo per dedicarlo a se stessi, lontano dai figli o dalle pulizie della casa. Perché ha attraversato un periodo difficile e vuole dare un senso alle sue sofferenze o perché crede di aver vissuto un’esperienza unica e vuole raccontarla.

C’è chi scrive perché ha bisogno di liberare la fantasia, di immaginarsi in un mondo parallelo dove godere di qualche minuto di gloria attraverso un personaggio immaginario. C’è chi scrive per ridurre l’ansia che gli fa tremare le mani. Chi scrive per i propri genitori, chi per un pubblico immaginario, chi non fa mai leggere a nessuno le sue produzioni.

Perché scrivere fa stare meglio

Che scrivere faccia bene alla psiche è provato da diversi studi e dall’esperienza degli psicologi. Ne abbiamo parlato con Flavio Cannistrà, psicologo e psicoterapeuta esperto in Terapie Brevi, secondo cui la scrittura porta tre benefici precisi.

  • Il primo è migliorare la crescita personale: aiuta a riorganizzare le idee quando si affronta un problema, a renderci conto meglio di certi contenuti emotivi.

“I pensieri sono gassosi, non lineari, le parole sono liquide, la scrittura è solida”, spiega Cannistrà, “Scrivere permette di rendere in modo più chiaro pensieri più vaghi e meno definiti”.

  • I problemi nascono dal fatto che non abbiamo parole per esprimerli.

“Scriverli ti dà il tempo e il modo di trovare le parole per farlo”, afferma Cannistrà, “E dare un altro significato alle cose permette di percepirle in modo diverso e quindi di agire in modo diverso”.

  • Infine, scrivere è uno strumento per rendersi conto di come stiamo ma anche di cambiare quello che crediamo e che sentiamo.

Scrivere aiuta:

Cosa scrivere e perché

Ma cosa si consiglia di scrivere? Un diario, un romanzo, un giallo?

“Diciamo che in generale scrivere è meglio che non scrivere”, afferma Cannistrà, “dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere, ci sono alcune forme più strutturate e altre meno, più a flusso di coscienza. Per esempio ci sono tipi di scrittura pensati per manager e imprenditori, come un diario di bordo che illustri gli obiettivi della giornata che faccia da sprone per l’automiglioramento”.

Tenere un diario è quasi sempre una buona idea.

“In certi casi, in psicoterapia si chiede di tenere un diario, per esempio nella gestione della rabbia: si domanda alla persona di scrivere delle lettere di rabbia, senza freni, senza censure, con la regola che non si spediscono e non bisogna rileggerle”, racconta Cannistrà, le lettere servono a esprimere e elaborare quell’emozione. La scrittura è la valvola di sfogo della pentola a pressione”.

“La scrittura viene utilizzata in terapia breve anche per il disturbo post traumatico da stress”, continua Flavio Cannistrà, “che porta una persona a evitare sia con la psiche che con i ricordi tutto ciò che è collegato all’evento traumatico, ma questo fa male”.

In questi casi si può chiedere di ripercorrere per iscritto l’effetto traumatico e così il suo effetto negativo svanisce. Anche nel lutto, racconta lo psicologo, “esiste il regreading, cioè il “rivivere” il lutto per andare oltre e farlo in modo scritto è uno dei modi migliori”.

Per farlo, meglio lasciare da parte il computer. “Usare penna e carta implica dei processi cognitivi diversi dallo scrivere con la tastiera”. Meglio portarsi dietro un blocco appunti!

 

FONTE: Mashable di Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

Stories, diaries, screenplays. Writing is fashionable, there is no doubt, and more and more people put it on the list of their hobbies. They participate in literary competitions that are born numerous and always crowded, they try the creative writing courses of the many schools that have formed.

Among them, there are those who dream of breaking through sooner or later, with a best seller and becoming the new Elena Ferrante, like Jo March of the Little Women who secretly wrote hoping to make her way. Publish books, often if you self-publish them at your own expense, resort to a blog or content yourself with posting meaningful phrases on Instagram.

There are also those who do it just for the sake of doing it. Because he understood that writing means feeling better, having a better relationship with oneself and with others. What to write means to reserve some of your time to devote it to yourself, away from children or house cleaning. Because he went through a difficult period and wants to make sense of his suffering or because he believes he has lived a unique experience and wants to tell it.

There are those who write because they need to free their imagination, to imagine themselves in a parallel world where they can enjoy a few minutes of glory through an imaginary character. There are those who write to reduce the anxiety that makes their hands tremble. Who writes for his parents, who for an imaginary audience, who never makes anyone read his productions.

Because writing makes you feel better

That writing is good for the psyche is proven by several studies and the experience of psychologists. We talked about it with Flavio Cannistrà, psychologist and psychotherapist expert in Short Therapies, according to which writing brings three precise benefits.

The first is to improve personal growth: it helps to reorganize ideas when facing a problem, to better understand certain emotional contents. “Thoughts are gaseous, non-linear, words are liquid, writing is solid”, explains Cannistrà, “Writing allows us to make more vague and less defined thoughts more clearly”.

The problems arise from the fact that we have no words to express them. “Writing them gives you the time and the way to find the words to do it,” says Cannistrà, “And giving another meaning to things allows you to perceive them differently and therefore to act differently”. Finally, writing is a tool to realize how we are but also to change what we believe and feel.

Writing helps to free your mind from oppressive thoughts, to learn to better regulate emotions, to increase mood, to reduce somatization, stress and to improve self-esteem, explains Cannistrà.

What to write and why

But what is recommended to write? A diary, a novel, a detective story? “Let’s say that in general writing is better than not writing,” says Cannistrà, “it depends on the goal you want to achieve, there are some forms more structured and others less, more stream of consciousness. For example there are types of writing thought for managers and entrepreneurs, such as a logbook that illustrates the objectives of the day that acts as a spur for self-improvement “.

Keeping a journal is almost always a good idea. “In some cases, psychotherapy is asked to keep a diary, for example in anger management: the person is asked to write anger letters, without restraints, without censorship, with the rule that they are not sent and must not be reread” , says Cannistrà, the letters are used to express and process that emotion. Writing is the relief valve of the pressure cooker “.

“Writing is used in short therapy also for post traumatic stress disorder”, continues Flavio Cannistrà, “which leads a person to avoid both the psyche and the memories all that is connected to the traumatic event, but this does bad”. In these cases you can ask to trace the traumatic effect in writing and thus its negative effect disappears. Even in mourning, says the psychologist, “regreading exists, that is,” reliving “mourning to go further and do it in writing is one of the best ways”.

To do this, it is best to leave the computer aside. “Using pen and paper involves cognitive processes other than typing on the keyboard.” Better to take a notebook with you!

 

SOURCE: Mashable di Repubblica

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Il potere nascosto dei mandala usato nelle antiche tradizioni di tutto il mondo per lavorare sulla psiche. Ecco quali sono gli effetti dei Mandala e cosa ha scoperto Jung

 

“Ogni cosa che fa il Potere del Mondo è fatta in cerchio. La volta del cielo è rotonda, e ho sentito che la terra è rotonda come una palla, e così sono tutte le stelle. Il vento, al massimo del suo potere, gira vorticosamente. Gli uccelli fanno il nido in forma circolare perché la loro è la nostra stessa religione. Il sole sale e scende lungo il cerchio. La Luna fa lo stesso ed entrambi sono rotondi. Anche le stagioni formano un grande cerchio nel loro trasmutare e sempre ritornano laddove furono. La vita di ogni uomo è un cerchio dalla fanciullezza alla fanciullezza e così è ogni cosa ove si muove il potere.”

Alce Nero, sciamano della famiglia Lakota Sioux nell’America del Nord

“La parola Mandala deriva dalla lingua indiana sanscrita (मण्डल) e significa “cerchio”. Non esiste al mondo un altro disegno simbolico così universale come il Mandala; compare in ogni cultura e in tempi diversi, dal Tibet lamaistico, all’induismo tantrico, al buddhismo Vajrayana tibetano, agli Indiani Navaho e del Sud-Ovest America. Il più antico Mandala fino ad oggi conosciuto è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Anche in natura possiamo ritrovare forme mandaliche: nella frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi, nel cielo. Oltre ad essere disegnati, i Mandala vengono anche “vissuti” ed alcuni esempi possiamo ritrovarli in India con la danza del Mandala, tra gli indiani Navaho nelle pratiche di guarigione dove la persona viene posta al centro di un cerchio disegnato sul terreno, mentre in occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari e nel girotondo dei bambini.” spiega lo psicologo clinico Marco Turi.

Jung e i Mandala

Carl Gustav Jung, famoso psicoanalista svizzero, studiò i Mandala per oltre 20 anni e scrisse quattro saggi sull’argomento. Per comprendere l’interpretazione mandalica di Jung occorre riferirsi ai concetti di inconscio collettivo e  di archetipo. La coscienza umana infatti oltre a contenere un inconscio individuale ospita anche l’inconscio collettivo costituito da archetipi. Gli archetipi presentano tre caratteristiche peculiari:

  • l’universalità,
  • l’impersonalità e
  • l’ereditarietà.

La loro presenza è ricorrente, per esempio, nei sogni, dove si manifestano spesso contenuti non individuali e non ricavabili dall’esperienza personale del sognante.

Per Jung i “Mandala sono uno dei migliori esempi dell’operazione universale di un archetipo cioè dell’azione di quei temi e schemi dominanti presenti nell’inconscio collettivo di tutti noi e continua:

“Il Mandala rappresenta uno schema ordinatore che in certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge.

Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è veramente il Mandala: il Sè, la personalità nella sua interezza, che è armoniosa se tutto va bene.

Durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore e dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno o di colui che lo colora perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

Nelle filosofie orientali il “mandala” viene utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione o inserimento, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

Creare e colorare i mandala

La forma più potente di terapia è creare il proprio mandala. Vengono chiamati Mandala non solo le figure circolari ma anche le forme concentriche come quadrati e triangoli. L’importante è che rimangano presenti le caratteristiche principali: un centro dal quale l’energia viene emanata e una proiezione nello spazio-tempo.

I monaci tibetani realizzano i mandala tradizionali con migliaia di granelli di sabbia colorata e una volta terminata l’opera li distruggono per ricordare che nulla nel mondo dura in eterno.

Se creare dei mandala di sabbia colorata come le fantastiche opere dei monaci tibetani non è alla nostra portata, possiamo disegnarli e colorarli oppure acquistare un album di mandala da colorare. Più avanti ci sono 5 mandala che puoi stampare gratuitamente per iniziare a colorare!

Come colorare un mandala

Non ci sono regole per colorare un mandala. Non esistono comportamenti giusti o sbagliati per colorare, infatti ciò che stai facendo sarà unico e dovrà rispecchiare te stesso. Il mandala che colori è unico e rappresenta il tuo mondo interiore, per questo non possono esserci regole, e ogni risultato sarà l’espressione del momento. Per questo dopo aver finito puoi annotare come ti sentivi quando l’hai colorato, se sono venuti su pensieri o emozioni. Fallo ogni volta e nota come i colori e le combinazioni di colore man mano che pratichi cambiano col tempo.

Il momento ideale per colorare un mandala è la sera, dedicati un’ora, per scaricare lo stress accumulato durante la giornata e favorire il sonno.

Cosa accade mentre colori un mandala

Mentre colori un mandala entri in uno stato di onde cerebrali alfa, più lente, in cui ti sentirai rilassato e la visualizzazione creativa è accentuata. In questa fase potrai più facilmente entrare in contatto con te stesso e ti immergerai in un processo di introspezione, dove potrebbero nascere nuove idee, nuovi punti di vista, nuove cose che potrebbero motivarti ad affrontare al meglio la tua vita.

Gli 8 Benefici del colorare i Mandala

I ricercatori hanno osservato infatti che anche semplicemente colorare i mandala ha un profondo effetto sul cervello e sulla nostra mente:

  1. Attiva l’emisfero destro del cervello
  2. Favorisce la sincronizzazione cerebrale
  3. Migliora la creatività e la capacità di risolvere i problemi
  4. Alleggerisce la mente
  5. Porta in uno stato naturale di meditazione
  6. Favorisce l’intuizione e il sorgere di nuove idee e progetti
  7. Ha effetto ordinatore sulla nostra psiche grazie al simbolo rappresentato dal mandala
  8. E’ un attività da fare con i bambini per rafforzare il legame e portarli in uno stato di calma

Mandala e traumi

Uno studio del 2007 ha valutato l’efficacia dei mandala sui pazienti affetti da stress post-traumatico (PTSD). Ecco cosa affermano i ricercatori:

“I Mandala furono usati per la prima volta in terapia da Carl Jung, il quale scoprì che l’atto di disegnare i Mandala aveva un effetto calmante sui pazienti, facilitando allo stesso tempo l’integrazione psichica. Vi è una scarsità di studi empirici controllati sull’impatto terapeutico dei mandala sulla salute mentale. Basato sull’efficacia del paradigma di divulgazione scritta di James Pennebaker nel promuovere il benessere mentale (Pennebaker, 1997a, 1997b), lo scopo del nostro studio era di esaminare i benefici per coloro che soffrono di disturbo post traumatico da stress (PTSD) nell’elaborazione di eventi traumatici attraverso la creazione di mandala. I benefici per i partecipanti sono stati misurati in termini di cambiamenti nelle variabili dei sintomi di PTSD, sintomi depressivi, ansia, significato spirituale e frequenza dei sintomi fisici e della malattia. Rispetto a quelli nella condizione di controllo, gli individui assegnati al gruppo sperimentale di creazione del mandala hanno riportato maggiori diminuzioni dei sintomi del trauma al follow-up di 1 mese. Non c’erano altre differenze di risultato statisticamente significative. Modalità alternative di elaborazione di eventi traumatici (ad esempio, visivamente simbolicamente) possono servire individui che sono riluttanti o incapaci a scrivere delle loro esperienze.”

Ecco 5 Mandala da stampare e colorare gratuitamente

Per iniziare a colorare i tuoi mandala basta che clicchi su ogni immagine con il tasto destro del mouse e clicchi su “Salva immagine con nome” per averli sul tuo computer e stamparli. Buona meditazione!

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FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

The hidden power of mandalas used in ancient traditions around the world to work on the psyche. Here are the effects of the Mandalas and what Jung discovered

“Everything that does the Power of the World is done in a circle. The vault of the sky is round, and I felt that the earth is round like a ball, and so are all the stars. The wind, at its maximum power, turns whirling. Birds nest in circular shape because theirs is our own religion. The sun rises and falls along the circle. The Moon does the same and both are round. The seasons also form a large circle in their transmutation and always return where they were. Every man’s life is a circle from childhood to childhood and so is everything where power moves. “

Alce Nero, shaman of the Lakota Sioux family in North America

“The word Mandala derives from the Sanskrit Indian language (मण्डल) and means” circle “. There is no other symbolic design in the world as universal as the Mandala; it appears in every culture and at different times, from Lamaist Tibet, to Tantric Hinduism, to Tibetan Vajrayana Buddhism, to the Navaho Indians and Southwest America. The oldest Mandala known to date is a paleolithic “solar wheel” discovered in southern Africa. Even in nature we can find Mandalic forms: in fruit, in stones, in flowers, among trees, in the sky. In addition to being drawn, the Mandalas are also “lived” and some examples can be found in India with the dance of the Mandala, among the Navaho Indians in healing practices where the person is placed in the center of a circle drawn on the ground, while in the West the idea of ​​the center and the protective circle is found in numerous folk dances and in the circle of children. ”explains clinical psychologist Marco Turi.

Jung and the Mandalas

Carl Gustav Jung, a famous Swiss psychoanalyst, studied Mandalas for over 20 years and wrote four essays on the subject. To understand Jung’s mandalic interpretation, it is necessary to refer to the concepts of collective unconscious and archetype. In fact, human consciousness in addition to containing an individual unconscious also houses the collective unconscious consisting of archetypes. Archetypes have three peculiar characteristics: universality, impersonality and inheritance. Their presence is recurrent, for example, in dreams, where non-individual and non-obtainable contents often occur from the personal experience of the dreamer.

For Jung the “Mandalas are one of the best examples of the universal operation of an archetype”, that is, of the action of those dominant themes and patterns present in the collective unconscious of all of us and continues:

“The Mandala represents an ordering scheme that to some extent overlaps psychic chaos, so that the whole that is being composed is held together by means of the circle that helps and protects.

Every morning I sketched in a notebook a small circular drawing of a Mandala that seemed to correspond to my intimate condition of that period. Only a little at a time did I discover what the Mandala really is: the Self, the personality in its entirety, which is harmonious if all goes well. “

During periods of psychic tension, Mandalic figures can spontaneously appear in dreams to bring or indicate the possibility of an inner order and give expression and form to something that does not yet exist, to something new and unique. The symbol of the mandala, therefore, is not only a fascinating expressive form but, acting backwards, it also exerts an action on the author of the drawing or of the one who colors it because in this symbol there is a very ancient magical effect: l The image aims to trace a magical furrow around the center, a sacred enclosure of the most intimate personality, a protective circle that avoids “dispersion” and keeps away the worries caused by the outside.

In Eastern philosophies the “mandala” is used as a means of meditation and through its construction or insertion, man frees the spirit, purifies the soul, enters into communion with all the positive forces present in the cosmos.

Create and color mandalas

The most powerful form of therapy is to create your own mandala. Mandalas are called not only circular figures but also concentric shapes such as squares and triangles. The important thing is that the main features remain: a center from which energy is emanated and a projection in space-time.

Tibetan monks make traditional mandalas with thousands of grains of colored sand and once the work is finished they destroy them to remember that nothing in the world lasts forever.

If creating mandalas of colored sand like the fantastic works of Tibetan monks is not within our reach, we can draw and color them or buy a coloring mandala album. Further on there are 5 mandalas that you can print for free to start coloring!

How to color a mandala

There are no rules for coloring a mandala. There are no right or wrong behaviors for coloring, in fact what you are doing will be unique and will have to reflect yourself. The mandala that colors is unique and represents your inner world, for this there can be no rules, and each result will be the expression of the moment. For this reason, after finishing, you can write down how you felt when you colored it, if they came about thoughts or emotions. Do it every time and notice how the colors and color combinations as you practice change over time.

The ideal time to color a mandala is in the evening, take an hour to release the stress accumulated during the day and promote sleep.

What happens while you color a mandala

As you color a mandala you enter a slower alpha brainwave state where you will feel relaxed and the creative visualization is accentuated. In this phase you can more easily get in touch with yourself and immerse yourself in a process of introspection, where new ideas, new points of view, new things that could motivate you to better face your life could be born.

The 8 Benefits of Coloring Mandalas

Indeed, the researchers observed that simply coloring mandalas has a profound effect on the brain and our mind:

  1. Activate the right hemisphere of the brain
  2. Promotes brain synchronization
  3. Improve creativity and ability to solve problems
  4. It lightens the mind
  5. It brings into a natural state of meditation
  6. It favors intuition and the emergence of new ideas and projects
  7. It has an ordering effect on our psyche thanks to the symbol represented by the mandala
  8. It is an activity to do with children to strengthen the bond and bring them into a state of calm

Mandala and trauma

A 2007 study evaluated the effectiveness of mandalas on patients suffering from post-traumatic stress (PTSD). Here’s what the researchers say:

“Mandalas were first used in therapy by Carl Jung, who discovered that the act of drawing Mandalas had a calming effect on patients, while facilitating psychic integration. There is a scarcity of controlled empirical studies on the therapeutic impact of mandalas on mental health. Based on the effectiveness of James Pennebaker’s written disclosure paradigm in promoting mental well-being (Pennebaker, 1997a, 1997b), the aim of our study was to examine the benefits for those suffering from post traumatic stress disorder (PTSD) in processing of traumatic events through the creation of mandalas. Benefits for participants were measured in terms of changes in the variables of PTSD symptoms, depressive symptoms, anxiety, spiritual significance and frequency of physical symptoms and disease. Compared to those in the control condition, individuals assigned to the mandala creation experimental group reported greater decreases in trauma symptoms at 1-month follow-up. There were no other statistically significant result differences. Alternative ways of processing traumatic events (for example, visually symbolically) can serve individuals who are reluctant or unable to write about their experiences. “

Here are 5 Mandalas to print and color for free

To start coloring your mandalas just click on each image with the right mouse button and click on “Save image as” to have them on your computer and print them. Happy meditation!

 

SOURCE: Dionidream

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Il colpevole, suggerisce uno studio sui topi, sarebbe il sistema nervoso che danneggia la riserva delle cellule contenenti i pigmenti dei capelli.

 

NON è colpa né del sistema immunitario né degli ormoni. Se i capelli diventano grigi a causa dello stress il colpevole va cercato nel sistema nervoso, capace di danneggiare le cellule che producono i pigmenti che colorano i capelli. Questo almeno è quello che accade nei topi, come suggerisce uno studio che arriva da Harvard e pubblicato sulla rivista Nature.

Capelli grigi e stress, solo aneddoti?

“Tutti hanno un aneddoto da raccontare su come lo stress influenzi il loro corpo in particolare la pelle e i capelli – gli unici tessuti visibili dall’esterno”, racconta la ricercatrice Ya-Chieh Hsu da Harvard, a capo dello studio. “Il nostro scopo era quello di capire se questo legame fosse vero, e quindi, come lo stress cambia i diversi tessuti”.

E farlo sui capelli, per antonomasia la parte del corpo più legata, almeno a livello aneddotico, agli effetti dello stress, sarebbe stato abbastanza facile, ha spiegato Hsu, dal momento che parliamo di zone facilmente accessibili.

Il ruolo del sistema nervoso

Una volta appurato che alcuni topi, sottoposti a condizioni di stress fisico o psicologico, cominciavano a ingrigire, e che il fenomeno, come atteso, era da ricollegare alla perdita delle staminali dei melanociti (le cellule che colorano, con i loro pigmenti, peli e capelli), gli scienziati hanno cominciato a cercare i meccanismi alla base di tutto questo. E sono così proceduti per gradi. Il cortisolo, l’ormone collegato allo stress, non sembrava essere coinvolto, dal momento che topi che ne erano privi continuavano a ingrigire, e allo stesso modo succedeva in assenza di cellule del sistema immunitario.

È così che i ricercatori hanno rintracciato il colpevole nel sistema nervoso, in particolare nel sistema nervoso simpatico, deputato al controllo di risposte di attacco o fuga. Un attore importante in chiave evolutiva così come lo stress acuto: è grazie a questi meccanismi per esempio che a volte è possibile mettere in atto comportamenti che consentono la sopravvivenza, ricordano gli autori.

Un danno permanente

In particolare gli scienziati hanno osservato che l’attivazione del sistema nervoso da stress danneggia la riserva di cellule deputate a colorare peli e capelli, e che lo fa attraverso il rilascio di un neurotrasmettitore, la noradrenalina.

Di fatto lo stress produce un danno nella capacità rigenerativa dei tessuti:

  • la noradrenalina attiva troppo la popolazione di staminali che sostituisce la riserva dei melanociti nel follicolo pilifero, favorendo all’inizio sì la produzione di cellule che producono il pigmento, ma così tante che una volta che queste muoiono non ce ne sono più di riserva a sostituirle.

E una volta che il danno è fatto è permanente, ha spiegato Hsu. A conferma che il meccanismo fosse proprio questo, gli scienziati hanno provato anche a bloccare la profilerazione delle cellule, osservando che in questo modo era possibile bloccare il processo.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The culprit, suggests a study in mice, would be the nervous system that damages the reserve of cells containing hair pigments.

It is NOT the fault of the immune system or hormones. If the hair becomes gray due to stress, the culprit must be sought in the nervous system, capable of damaging the cells that produce the pigments that color the hair. This at least is what happens in mice, as a study that comes from Harvard and published in the journal Nature suggests.

Gray hair and stress, just anecdotes?

“Everyone has an anecdote to tell about how stress affects their bodies in particular skin and hair – the only fabrics visible from the outside,” says researcher Ya-Chieh Hsu from Harvard, head of the study. “Our aim was to understand if this link was true, and therefore, how stress changes the different tissues.” And to do it on the hair, par excellence the part of the body most linked, at least anecdotally, to the effects of stress, it would have been easy enough, explained Hsu, since we are talking about easily accessible areas.

The role of the nervous system

Once it was ascertained that some mice, subjected to conditions of physical or psychological stress, began to turn gray, and that the phenomenon, as expected, was due to the loss of the stem of the melanocytes (the cells that color, with their pigments, hairs and hair), scientists began to look for the mechanisms behind all this. And so they proceeded step by step. Cortisol, the stress-related hormone, did not appear to be involved, since mice that lacked it continued to gray, and similarly happened in the absence of immune system cells.

This is how the researchers tracked the culprit into the nervous system, particularly the sympathetic nervous system, which is responsible for controlling attack or flight responses. An important player in an evolutionary key as well as acute stress: it is thanks to these mechanisms, for example, that sometimes it is possible to implement behaviors that allow survival, remember the authors.

Permanent damage

In particular, scientists have observed that the activation of the nervous system by stress damages the reserve of cells responsible for coloring hair and hair, and that it does so through the release of a neurotransmitter, norepinephrine. In fact, stress produces damage in the regenerative capacity of the tissues: norepinephrine activates the population of stem too much which replaces the reserve of melanocytes in the hair follicle, initially favoring the production of cells that produce the pigment, but so many that a once they die there are no more reserves to replace them. And once the damage is done it is permanent, explained Hsu. To confirm that the mechanism was just that, the scientists also tried to block the profiling of the cells, observing that in this way it was possible to block the process.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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