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Archive for the ‘psicologia’ Category

L’abbraccio è un’eccezionale forma di linguaggio non verbale e il nostro modo di abbracciare l’altro ha un significato specifico. Lo psicologo Arturo Torres ha stilato una classifica degli abbracci, raggruppandoli in otto categorie.

 

Secondo lo psicologo esistono otto tipi diversi di abbraccio e ogni abbraccio porta un messaggio diverso. In questo articolo vedremo otto tipi di abbraccio e i loro significati.

 

Abbraccio tra colleghi

abbraccio tra colleghi

L’abbraccio tra colleghi o compagni è un tipo di abbraccio che non richiede una particolare fiducia o affinità tra i protagonisti. È il tipo di abbraccio che si scambiano i colleghi di lavoro  dopo aver portato a termine un compito complicato o dopo aver concluso un affare, oppure tra compagni di squadra o di studio.
Simile più a una pacca sulla spalla che non a un vero e proprio abbraccio, non prevede una vicinanza delle teste e non provoca sensazioni intense. È in ogni caso un abbraccio che consente di rafforzare i legami negli ambienti di lavoro e nello sport.

Abbraccio laterale

abbraccio laterale consolatorio

Il classico abbraccio dato quando vogliamo consolare qualcuno e offrirgli supporto: per farlo, circondiamo le spalle dell’altra persona con un braccio.
In questo tipo di abbracci comunichiamo affetto, tenerezza, calore, vogliamo che l’altra persona percepisca la nostra vicinanza e che sappia che può contare su di noi.

L’abbraccio classico

Nell’abbraccio classico il livello di intimità sale: i corpi sono stretti l’uno all’altro e le teste sono vicine. In genere è un abbraccio breve, che dura pochi secondi e che avviene quando si saluta qualcuno o quando si incontra una persona che non si vede da tempo.
Si tratta comunque di un abbraccio intimo che può avvenire tra due partners ma anche tra cari amici e parenti cui siamo particolarmente legati.

Abbraccio danzante

Questo abbraccio è simile a un passo di danza: uno dei due stringe le braccia a livello della nuca dell’altro, che cinge il compagno a livello della vita e lo solleva facendogli fare una breve giravolta.
Si tratta di un abbraccio che avviene normalmente tra coppie intime e affiatate, generalmente in momenti di intensa felicità e complicità.

Abbraccio visivo

Nell’abbraccio in cui avviene un contatto visivo indica molta vicinanza, affetto e complicità. È un abbraccio intimo in cui lo scambio di sguardi prevale sul contatto fisico ed esprime una profonda connessione e coinvolgimento fisico ed emotivo.

Abbraccio asimmetrico

L’abbraccio asimmetrico si verifica quando due persone non si trovano alla stessa altezza o non sono contemporaneamente coinvolte nell’abbraccio. Avviene ad esempio quando uno dei due abbraccia l’altro da dietro. In questo abbraccio, c’è desiderio di intimità da parte di chi abbraccia e il contatto assume una connotazione passionale ed erotica.

Abbraccio distante

L’abbraccio non è sempre confortevole. Nell’abbraccio distante i due corpi sono lontani e questo può significare la presenza di conflitti o la mancanza di un amore sincero tra due persone.
Nell’abbraccio distante non c’è intimità e l’abbraccio risulta emotivamente poco coinvolgente.

Abbracci violenti

Purtroppo l’abbraccio non è sempre simbolo di affetto, amore o vicinanza. Esistono infatti anche abbracci violenti, caratterizzati da aggressività e rabbia. Sono abbracci molto stretti e intensi, dove però sfortunatamente le emozioni in gioco non sono positive.
Questi abbracci avvengono ad esempio durante una lite, come succede in un combattimento su un ring.

FONTE: greenme

 

(ENGLISH VERSION)

The embrace is an exceptional form of non-verbal language and our way of embracing the other has a specific meaning. The psychologist Arturo Torres has compiled a list of hugs, grouping them into eight categories. According to the psychologist there are eight different types of hugs and each hug carries a different message. In this article we will see eight types of hugs and their meanings.

The embrace between colleagues or companions is a type of embrace that does not require a particular trust or affinity between the protagonists. It is the kind of embrace that colleagues exchange with each other after completing a complicated task or after concluding a deal, or between teammates or studies.
Similar more to a pat on the shoulder than to a real embrace, it does not foresee a proximity of the heads and does not cause intense sensations. In any case, it is an embrace that makes it possible to strengthen ties in the workplace and in sports.

Side hug

  • consolatory side embrace
    The classic embrace given when we want to console someone and offer support: to do so, we surround the other person’s shoulders with one arm.
    In this type of embrace we communicate affection, tenderness, warmth, we want the other person to perceive our closeness and to know that he can count on us.
  • The classic embrace
    In the classic embrace, the level of intimacy goes up: the bodies are close to each other and the heads are close together. It is generally a short hug, which lasts a few seconds and happens when you greet someone or when you meet someone you haven’t seen for a long time.
    However, this is an intimate embrace that can occur between two partners but also between dear friends and relatives to whom we are particularly attached.
  • Dancing hug
    This embrace is similar to a dance step: one of the two tightens the arms at the level of the nape of the other, which surrounds the companion at the level of the waist and lifts it making him make a short turn.
    It is an embrace that normally occurs between intimate and close-knit couples, generally in moments of intense happiness and complicity.
  • Visual hug
    In the embrace in which a visual contact occurs it indicates a lot of closeness, affection and complicity. It is an intimate embrace in which the exchange of looks prevails over physical contact and expresses a deep connection and physical and emotional involvement.
  • Asymmetrical hug
    The asymmetrical embrace occurs when two people are not at the same height or are not simultaneously involved in the embrace. It occurs, for example, when one of the two embraces the other from behind. In this embrace, there is a desire for intimacy on the part of those who embrace and the contact takes on a passionate and erotic connotation.
  • Distant embrace
    The hug is not always comfortable. In the distant embrace the two bodies are far away and this can mean the presence of conflicts or the lack of a sincere love between two people.
    In the distant embrace there is no intimacy and the embrace is emotionally uninvolving.
  • Violent hugs
    Unfortunately, the embrace is not always a symbol of affection, love or closeness. In fact, there are also violent hugs, characterized by aggression and anger. They are very tight and intense hugs, but unfortunately the emotions in play are not positive. These hugs take place for example during a fight, as happens in a fight in a ring.

 

SOURCE: Greenme

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Al Festival della Scienza medica di Bologna, Ian Deary, uno dei padri della cosiddetta epidemiologia cognitiva, racconta le ricerche che stanno rivelando un collegamento tra capacità cognitive, vita più lunga, e minor rischio di contrarre patologie.

 

È il caso di dirlo: piove sempre sul bagnato.

Un’intelligenza superiore alla media non aiuta solamente ad eccellere negli studi, a trovare un lavoro migliore e, di conseguenza, guadagnare di più. A quanto pare, assicura anche una vita più lunga, e una salute di ferro. Un corpus crescente di ricerche sta rivelando un legame tra abilità cognitive nella prima infanzia, longevità, e minor rischio di contrarre patologie cardiovascolari, tumori e altre gravi patologie.

Si tratta della cosiddetta epidemiologia cognitiva. Un termine coniato dallo psicologo scozzese Ian Deary, direttore del Centro per l’invecchiamento cognitivo dell’Università di Edimburgo, che oggi è in Italia, ospite del Festival della Scienza Medica di Bologna, per illustrare i risultati delle sue ricerche, e spiegare in che modo studiare abitudini e genetica delle persone più intelligenti potrebbe aiutare tutti noi a invecchiare in salute.

“L’epidemiologia cognitiva è un campo di studi che indaga come, e perché, le capacità cognitive mostrate durante l’infanziasiano associate alla salute e alla mortalità durante la vecchiaia”, spiega Deary. “Nel mio intervento di oggi presenterò alcuni dati che provengono dallo Scottish Mental Survey 1947. Un sondaggio condotto il 4 giugno del 1947 in cui quasi tutti i bambini scozzesi nati nel 1936 sono stati sottoposti agli stessi test cognitivi esattamente nello stesso giorno. In totale, il sondaggio ha coinvolto oltre 70mila bambini, e con quei dati io e il mio gruppo abbiamo svolto una ricerca, pubblicata un paio di anni fa sul British Medical Journal, in cui abbiamo messo in relazione i risultati dei test cognitivi con la mortalità dei partecipanti nei successivi 68 anni”.

La ricerca ha permesso a Deary di sondare il legame tra i livelli di intelligenza registrati a 11 anni nei bambini scozzesi, e il rischio di morte fino all’età di 79 anni.

“I nostri risultati, confermati anche da quelli di altri gruppi di ricercatori, dimostrano che esiste un’associazione, se pur modesta, tra un punteggio alto nei test cognitivi durante l’infanzia e il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori legati al fumo di sigaretta, e diverse altre patologie. In parte, queste associazioni statistiche sono legate al livello di educazione e allo status lavorativo, così come dall’adozione di comportamenti salutari come non fumare. Ma in parte esiste anche una piccola sovrapposizione sul piano genetico tra intelligenza e una salute migliore”.

Se la salute delle persone intelligenti è legata evidentemente a scelte più “furbe”, come quella di adottare abitudini salutari, a lavori meno duri e una vita più agiata, almeno in parte sembra esistere anche un collegamento sul piano genetico.

Alcuni geni che rendono intelligenti – insomma – potrebbero anche rendere più resistente il nostro organismo nei confronti di diverse, gravi, patologie. O, ancora, l’intelligenza potrebbe essere il riflesso di un cervello più sano, di una sorta di “salute” neuronale: in questo caso, salute fisica e neurale (intesa cosa migliori capacità cognitive) potrebbero essere le due facce di una stessa medaglia, ed essere quindi scritte negli stessi geni. Come è normale per un campo tutto sommato giovane, sono molte le domande ancora aperte. Ed è per questo che l’epidemiologia cognitiva continua ad affascinare gli esperti.

“In Danimarca hanno effettuato una ricerca di epidemiologia cognitiva su un milione di persone, in Israele su due milioni”, con Deary. “Lo scopo è identificare questa associazione tra intelligenza e salute, e penso che sia una linea di ricerca che regala grande ottimismo: guardare a come si comportano le persone più intelligenti ci darà qualche indizio per difenderci dalle malattie e per vivere più a lungo, e ci permetterà di ridurre le disuguaglianze nel campo della salute”.

SOURCE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

At the Medical Science Festival in Bologna, Ian Deary, one of the fathers of the so-called cognitive epidemiology, talks about the research that is revealing a connection between cognitive abilities, longer life, and lower risk of contracting diseases.

It should be said: it always rains in the wet. Above-average intelligence not only helps to excel in studies, find a better job and, consequently, earn more. Apparently, it also ensures a longer life, and an iron health. A growing body of research is revealing a link between cognitive abilities in early childhood, longevity, and lower risk of contracting cardiovascular disease, cancer and other serious diseases. This is called cognitive epidemiology. A term coined by the Scottish psychologist Ian Deary, director of the Center for Cognitive Aging of the University of Edinburgh, which is today in Italy, hosted by the Bologna Medical Science Festival, to illustrate the results of his research, and to explain in what So studying habits and genetics of smarter people could help all of us grow old in health.

“Cognitive epidemiology is a field of study that investigates how, and why, cognitive abilities shown during childhood are associated with health and mortality during old age,” explains Deary. “In my speech today I will present some data from the Scottish Mental Survey 1947. A survey conducted on June 4, 1947 in which almost all the Scottish children born in 1936 were subjected to the same cognitive tests on the same day. In total, the survey involved over 70 thousand children, and with that data my group and I carried out research, published a couple of years ago in the British Medical Journal, in which we linked the results of cognitive tests with mortality of the participants over the next 68 years “.

The research allowed Deary to probe the link between 11-year intelligence levels in Scottish children, and the risk of death up to the age of 79. “Our results, confirmed also by those of other groups of researchers, show that there is an association, albeit modest, between a high score in cognitive tests during childhood and the risk of dying due to cardiovascular and respiratory diseases, cancers related to cigarette smoking, and several other diseases. In part, these statistical associations are linked to the level of education and employment status, as well as the adoption of healthy behaviors such as not smoking. But in part there is also a small overlap on the genetic level between intelligence and better health “.

If the health of intelligent people is evidently linked to more “smart” choices, such as the adoption of healthy habits, less hard work and a more comfortable life, at least in part there seems to be a link on the genetic level. Some genes that make people intelligent – in short – could also make our body more resistant to different, serious diseases. Or, again, intelligence could be the reflection of a healthier brain, of a sort of neuronal “health”: in this case, physical and neural health (understood as better cognitive abilities) could be the two sides of the same coin , and therefore be written in the same genes. As is normal for an all in all young camp, many questions are still open. And that is why cognitive epidemiology continues to fascinate experts.

“In Denmark they performed a cognitive epidemiology research on one million people, in Israel on two million,” with Deary. “The aim is to identify this association between intelligence and health, and I think it is a line of research that gives great optimism: looking at how intelligent people behave will give us some clues to defend ourselves from disease and to live longer, and will allow us to reduce health inequalities “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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La meditazione ha dimostrato di svolgere un potente effetto sull’intestino e sul microbiota migliorando l’infiammazione e alleviando i disturbi.

 

Gli scienziati hanno scoperto che la meditazione agisce in modo positivo contro disturbi gastrointestinali importanti come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD).

La potente connessione “emozione ⇆ stomaco” è un riferimento culturale comune:

“Segui la tua pancia… Sono così nervoso, ho delle farfalle nello stomaco”

Questa connessione è effettivamente reale. Con oltre 100 milioni di nervi che rivestono il cosiddetto “secondo cervello”, l’intestino è un vero e proprio sistema nervoso enterico (ENS) in realtà composto dallo stesso tessuto del sistema nervoso centrale (SNC).

L’asse dell’intestino cervello è essenziale per la salute perché hai due cervelli: il cervello e l’intestino.
In effetti, molti medici ora stanno cominciando ad affermare che il nostro “cervello reale” è profondamente intrecciato con il “secondo” cervello dell’intestino a tal punto che sono in realtà un unico sistema, non due.

Sebbene non sia in grado di fare calcoli, scrivere un romanzo o superare un esame, il tuo intestino può certamente orchestrare una sinfonia di neurotrasmettitori, ormoni e impulsi elettrici. Il secondo cervello sembra essere maggiormente connesso con la risposta allo stress e alle emozioni. (A riguardo puoi leggere Il Secondo Cervello: La pancia sente agisce ricorda più della testa).

Oltre ad aiutarti a digerire il cibo, il tuo intestino ha una sua rete neurale simile al cervello, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenerti sano,compresa la regolazione dell’infiammazione e il controllo del sistema immunitario.

Studio dimostra gli effetti della meditazione sull’intestino

I ricercatori di Harvard hanno condotto uno studio che dimostra come la meditazione possa influire significativamente sui sintomi clinici dei disturbi gastrointestinali, sulla sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e sulle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD).

Lo studio viene dal Benson-Henry Institute for Mind Body Medicine al Massachusetts General Hospital (MGH) e Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC). Questo è il primo studio in cui l’uso della meditazione è stato esaminato in correlazione con questi disturbi e il primo ad indagare gli effetti genomici della risposta di rilassamento in individui con qualsiasi disturbo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivistaPLOS-ONE.

Per 48 pazienti, 19 dei quali sono stati diagnosticati con sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e 29 con malattia infiammatoria intestinale (IBD), uno studio di 9 settimane al Massachusetts General Hospital ha cambiato tutto.

I pazienti si sono esercitati per soli 15-20 minuti al giorno praticando meditazione. La meditazione in qualche modo è riuscita a modificare in modo benefico più di 1.000 geni, inclusa la soppressione del brutto complesso di arsonisti proteici (NF-kB) responsabile dell’accensione (infiammazione) del sistema immunitario e del tratto gastrointestinale.

Il dottor Towia Libermann, autore dello studio ha affermato: “Sia in IBS che in IBD, il pathway controllato da una proteina chiamata NF-kB è emerso come uno di quelli più significativamente influenzati dalla risposta di rilassamento.

Con implicazioni monumentali, la meditazione disattiva efficacemente l’innesco genetico legato a così tante malattie intestinali e non-intestinali (ansia, depressione, sclerosi multipla, autismo, morbo di Parkinson e altro), mentre cortocircuita l’infinito ciclo di risposta allo stress del corpo.

“I nostri risultati suggeriscono interessanti possibilità per sviluppare ulteriormente ed implementare questo trattamento in un gruppo più ampio di pazienti con patologie gastrointestinale. Diversi studi hanno scoperto che le tecniche di gestione dello stress e altri interventi psicologici possono aiutare i pazienti con IBS, almeno a breve termine; e benchè le prove per l’IBD siano meno evidenti, alcuni studi hanno suggerito potenziali benefici. La novità del nostro studio è la dimostrazione dell’impatto di un intervento mente/corpo sui geni che controllano i fattori infiammatori, noti per svolgere un ruolo importante nell’IBD e possibilmente nell’IBS. “

Dr. Brandon Kuo dell’unità gastrointestinale nel Dipartimento MGH di medicina, co-autore principale del rapporto

Effetti della meditazione sull’intestino

La meditazione ha agito positivamente sui sintomi dei disturbi intestinali IBS e IBD che sono molto diffusi tra la popolazione:

  • dolore addominale
  • diarrea alternata a stitichezza
  • gonfiore
  • flatulenza
  • senso di evacuazione incompleta

L’IBD comprende anche la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, che portano a soffrire di grave infiammazione in tutto o parte del tratto gastrointestinale. La scienza ci ha dimostrato che lo stress intensifica questi sintomi, motivo per cui questo studio sulla meditazione e su queste malattie ha una grande importanza.

Gli scienziati hanno quindi scoperto che il rilassamento regolare indotto dalla meditazione influenza direttamente fattori fisiologici come il

  • consumo di ossigeno
  • la frequenza cardiaca
  • la pressione sanguigna
  • lo stress
  • l’ansia
  • l’infiammazione intestinale

“Sia nei pazienti con IBS che in quelli con IBD, la partecipazione al programma mente/corpo sembrava aver migliorato significativamente i sintomi correlati alla malattia, l’ansia e la qualità generale della vita, non solo alla fine del periodo di studio, ma anche tre settimane dopo . Mentre non ci sono stati cambiamenti significativi nei marcatori infiammatori per entrambi i gruppi di partecipanti, i cambiamenti nell’espressione sono stati osservati in quasi 200 geni tra i partecipanti con IBS e più di 1.000 geni in quelli con IBD. Molti dei geni con espressione alterata sono noti per contribuire ai percorsi coinvolti con la risposta allo stress e l’infiammazione” continua il Dr. Brandon Kuo.

La meditazione trasforma il microbiota

E’ stato dimostrato in precedenti studi che lo stress cambia negativamente il microbiota a livello quantitativo e qualitativo a livello dei ceppi. Per questo essere stressati favorisce il sovrappeso, infiammazione intestinale e peggiora le malattie intestinali.

I ricercatori hanno infatti dimostrato che lo stress favorisce la transizione tra uno stato simbiotico della flora batterica a uno disbiotico. Quando siamo in uno stato rilassato e non sperimentiamo tensione fisica o psicologica, è molto più facile avere un microbiota simbiotico e funzionale come affermano gli scienziati.

Poiché la meditazione innesca delle onde mentali molto potenti nel rilasciare lo stress e abbassare il cortisolo, la meditazione si candida ad essere un elemento chiave per potenziare il nostro microbiota e favorire una flora batterica simbiotica.

Effetti di un microbiota sano

La meditazione bilanciando il nostro microbiota induce quindi tutta una serie di effetti a cascata:

  • Migliora l’umore e contrasta la depressione aumentando la serotonina
  • Favorisce la peristalsi
  • Promuove una sana e corretta digestione
  • Elimina gonfiori, flatulenze e diarrea/stitichezza
  • Favorisce la perdita di peso in eccesso
  • Potenzia il sistema immunitario divenendo più forti verso influenze e infezioni
  • Rafforza la salute del cuore
  • Contrasta il diabete

Come meditare

Un malinteso comune sulla meditazione è che devi sederti in un certo modo o fare qualcosa in particolare per ottenere i vari benefici che può fornire. Tutto ciò che devi fare è metterti in una posizione che ti è più comoda. Potrebbe essere seduto a gambe incrociate, sdraiato su un letto ecc. È una tua scelta.

Un altro malinteso comune sulla meditazione è che devi “provare” a svuotare la mente. Un fattore importante che ho apprezzato leggendo lo studio menzionato sopra è che i partecipanti fossero impegnati in una “consapevolezza non giudicante di sensazioni, sentimenti e stato mentale”. Quando mediti, non dovresti cercare di “svuotare” la tua mente. Invece, cerca di lasciare che i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti e le emozioni che provi nel momento in cuimediti scorrano. Non giudicarli, lasciali andare in modo da essere in pace con essi.

Credo anche che la meditazione sia uno stato mentale più che altro. Sento che non ci si debba sedere per mezz’ora e “meditare” per così dire per coglierne i benefici o essere coinvolti nella pratica stessa. Si può essere impegnati in meditazione mentre è siamo a passeggio, per esempio, o prima di dormire. Durante il giorno, possiamo lasciar fluire i pensieri, fino a quando non ci sono più, o semplicemente essere in uno stato costante di pace e consapevolezza di sé. Contrariamente alla credenza popolare, c’è più di un modo di meditare.

“Dovrai capire una delle cose fondamentali della meditazione: nessuna tecnica porta alla meditazione. Le vecchie tecniche cosiddette e le nuove tecniche di biofeedback scientifico sono le stesse per quanto riguarda la meditazione. La meditazione non è un sottoprodotto di alcuna tecnica. La meditazione accade al di là della mente. Nessuna tecnica può andare oltre la mente. “

Bhagwan Shree Rajneesh

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Meditation has been shown to have a powerful effect on the intestines and microbiota by improving inflammation and alleviating disorders.

Scientists have discovered that meditation acts positively against major gastrointestinal disorders such as irritable bowel syndrome (IBS) and inflammatory bowel disease (IBD).

The powerful connection “emotion ⇆ stomach” is a common cultural reference:
“Follow your belly … I’m so nervous, I have butterflies in my stomach”

This connection is actually real. With over 100 million nerves lining the so-called “second brain”, the intestine is a true enteric nervous system (ENS) actually composed of the same tissue as the central nervous system (CNS).

The axis of the brain intestine is essential for health because you have two brains: the brain and the intestine.
Indeed, many doctors are now beginning to say that our “real brain” is deeply intertwined with the “second” brain of the intestine to such an extent that they are actually one system, not two.
In addition to helping you digest food, your gut has its own brain-like neural network, which plays a vital role in keeping you healthy, including regulation of inflammation and control of the immune system.

Study demonstrates the effects of meditation on the intestine

The Harvard researchers conducted a study that shows how meditation can significantly affect the clinical symptoms of gastrointestinal disorders, irritable bowel syndrome (IBS) and inflammatory bowel diseases (IBD).

The study comes from the Benson-Henry Institute for Mind Body Medicine at Massachusetts General Hospital (MGH) and Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC). This is the first study in which the use of meditation has been examined in correlation with these disorders and the first to investigate the genomic effects of the relaxation response in individuals with any disorder. The study was published in the journal PLOS-ONE.

For 48 patients, 19 of whom were diagnosed with irritable bowel syndrome (IBS) and 29 with inflammatory bowel disease (IBD), a 9-week study at Massachusetts General Hospital changed everything.

Patients practiced for only 15-20 minutes a day practicing meditation. Meditation has somehow successfully modified more than 1,000 genes, including the suppression of the ugly protein arsonist complex (NF-kB) responsible for the ignition (inflammation) of the immune system and the gastrointestinal tract.

Dr. Towia Libermann, author of the study stated: “In both IBS and IBD, the pathway controlled by a protein called NF-kB has emerged as one of those most significantly influenced by the relaxation response.”

With monumental implications, meditation effectively deactivates the genetic trigger linked to so many intestinal and non-intestinal diseases (anxiety, depression, multiple sclerosis, autism, Parkinson’s disease and more), while short-circuiting the infinite stress response cycle of body.

“Our results suggest interesting possibilities to further develop and implement this treatment in a larger group of patients with gastrointestinal disorders. Several studies have found that stress management techniques and other psychological interventions can help patients with IBS, at least in the short term; and although the tests for IBD are less obvious, some studies have suggested potential benefits. The novelty of our study is the demonstration of the impact of a mind / body intervention on genes that control inflammatory factors, known to play an important role in the IBD and possibly in the IBS. “

– Dr. Brandon Kuo of the gastrointestinal unit in the MGH Department of Medicine, co-lead author of the report

Effects of meditation on the intestine

Meditation has positively acted on the symptoms of intestinal IBS and IBD disorders that are widespread among the population:

  • abdominal pain
  • diarrhea alternating with constipation
  • swelling
  • flatulence
  • sense of incomplete evacuation

The IBD also includes ulcerative colitis and Crohn’s disease, which leads to severe inflammation in all or part of the gastrointestinal tract. Science has shown us that stress intensifies these symptoms, which is why this study of meditation and these diseases is of great importance.

The scientists then discovered that regular relaxation induced by meditation directly influences physiological factors such as the

  • oxygen consumption
  • heart rate
  • blood pressure
  • the stress
  • anxiety
  • intestinal inflammation

“In both IBS and IBD patients, participation in the mind / body program seemed to have significantly improved disease-related symptoms, anxiety and general quality of life, not only at the end of the study period but also three weeks later. While there were no significant changes in inflammatory markers for both groups of participants, changes in expression were observed in nearly 200 genes among IBS participants and more than 1,000 genes in those with IBD. Many of the genes with altered expression are known to contribute to the pathways involved with stress response and inflammation, ”continues Dr. Brandon Kuo.

Meditation transforms the microbiota

It has been shown in previous studies that stress negatively changes the quantitative and qualitative microbiota at the level of the strains. For this reason being stressed promotes overweight, intestinal inflammation and worsens intestinal diseases.

The researchers have indeed shown that stress promotes the transition between a symbiotic state of the bacterial flora to a dysbiotic one. When we are in a relaxed state and do not experience physical or psychological tension, it is much easier to have a symbiotic and functional microbiota as scientists claim.

Since meditation triggers very powerful mental waves to release stress and lower cortisol, meditation is a candidate to be a key element to enhance our microbiota and promote a symbiotic bacterial flora.

Effects of a healthy microbiota
Meditation balancing our microbiota therefore induces a whole series of cascading effects:

  • Improves mood and counteracts depression by increasing serotonin
  • Promotes peristalsis
  • Promotes healthy and proper digestion
  • Eliminates swelling, flatulence and diarrhea / constipation
  • Promotes excess weight loss
  • It boosts the immune system by becoming stronger towards influences and infections
  • Strengthens heart health
  • Counteract diabetes

How to meditate

A common misconception about meditation is that you have to sit in a certain way or do something in particular to get the various benefits it can provide. All you have to do is put yourself in a position that is most comfortable for you. He could be sitting cross-legged, lying on a bed etc. It’s your choice.

Another common misconception about meditation is that you have to “try” to clear your mind. An important factor that I appreciated reading the study mentioned above is that the participants were engaged in a “non-judgmental awareness of feelings, feelings and mental state”. When you meditate, you should not try to “empty” your mind. Instead, try to let your thoughts, your feelings and the emotions you feel when you meditate flow. Don’t judge them, let them go so that you are at peace with them.

I also believe that meditation is a state of mind more than anything else. I feel that we should not sit for half an hour and “meditate” so to speak to reap the benefits or be involved in the practice itself. You can be engaged in meditation while you are walking, for example, or before you sleep. During the day, we can let thoughts flow, until they are no more, or simply be in a constant state of peace and self-awareness. Contrary to popular belief, there is more than one way to meditate.

“You will have to understand one of the fundamental things of meditation: no technique leads to meditation. The so-called old techniques and the new techniques of scientific biofeedback are the same as for meditation. Meditation is not a by-product of any technique. Meditation happens beyond the mind. No technique can go beyond the mind. “

– Bhagwan Shree Rajneesh

SOURCE: Dionidream

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Non è uno “stato” ma una scelta, uno stile di vita. Ecco come adottarlo, con i consigli della psicoterapeuta e analista bioenergetica Ilaria Vergine

 

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno”, scriveva il poeta libanese Khalil Gibran.

In fondo essere felici, nella maggior parte dei casi, di fatto è una scelta, uno stile di vita. Ma cosa significa essere felici? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta e analista bioenergetica Ilaria Vergine, che ci ha dato qualche dritta su come allenarsi ad essere persone più felici.

“Felicità è una delle parole più usate ma anche più difficili da definire e comprendere davvero. Non per tutti questo concetto corrisponde a uno stesso significato – chiarisce l’esperta – Non esiste una ricetta uguale per tutti, ma sicuramente esistono spunti da cui partire per iniziare a sentirsi meglio con se stessi e con gli altri. Ci si può allenare alla felicità, davvero, e ogni giorno dobbiamo farlo”.

12 suggerimenti dell’esperta per diventare persone più felici

1) Mettersi comodi all’interno delle situazioni

“Se abbiamo a disposizione una sedia, possiamo scegliere come sederci. Alcuni potrebbero appoggiare bene la schiena e mettersi comodi, altri invece assumere posture storte o precarie. Il modo in cui ci posizioniamo evidenzia quanto siamo a nostro agio in una situazione e anche quanto spazio ci diamo il permesso di occupare”, spiega la psicoterapeuta. “Non abbiamo sempre la possibilità di ‘cambiare’ sedia su cui sederci, per rimanere nella metafora, ma quello che conta è ascoltarsi ed essere onesti con se stessi, scegliendo di fare dei movimenti che ci permettano di metterci comodi, assumendoci il diritto e la responsabilità di farlo”.

Esempio. “Rimanere all’interno di una relazione anche se non ci si sente apprezzati dall’altro per la paura di rimanere soli, accettando dunque una storia che non ci fa sentire pienamente soddisfatt,i è un esempio di situazione che non ci rende felici. Mettersi comodi significa affrontare la situazione per modificarla, trovando il coraggio di confrontarsi con il partner e mettendosi in discussione rispetto ai propri desideri e bisogni”.

2) Assecondare il proprio “bambino interiore”

Alexander Lowen, il padre dell’Analisi Bioenergetica, psicoterapia a mediazione corporea, affermava che ‘Nel profondo di ciascuno di noi c’è un bambino che era innocente e libero e sapeva che il dono della vita era il dono della felicità’. Il lavoro che facciamo da adulti è quello di curare e consolare questo bambino che è stato ferito, che porta con sé dei sensi di colpa insensati per coltivare il nostro amor proprio. Il bambino interiore è la nostra forza e carica vitale. Una volta cresciuti, abbiamo la possibilità di diventare i ‘nuovi genitori’ di noi stessi, di essere meno rigidi e più accoglienti verso le richieste che arrivano da dentro e che spesso tendiamo a non assecondare, quelle che rappresentano la parte più autentica di noi”.

Esempio. “Ho voglia di accendere la musica e ballare nella stanza ma non lo faccio perché perderei tempo, o perché sono troppo grande per farlo. Assecondare quella richiesta e quell’istinto ci farà solo bene. Come farebbero un padre o una madre saggi e affettuosi, è possibile concedere al vostro bambino interiore di giocare, oppure è possibile tranquillizzarlo e rassicurarlo sul suo valore nel caso in cui riaffiorassero delle ferite antiche”.

3) Scrivere e focalizzare i propri desideri

“La possibilità di prendersi uno spazio per scrivere dove si vuole andare o cosa si desidera è importante. È un momento di focalizzazione che ci permette di fare un punto della situazione e di capire se stiamo percorrendo la strada giusta per raggiungere quello che vogliamo. È importante anche riconoscere i pensieri tossici da eliminare”.

Esempio. “Su un quaderno possiamo elencare quello che vorremmo fare, come “il cammino dei fari in Galizia” o “un corso di subacquea”. E fare altrettanto con i pensieri negativi e ricorrenti, come “non vado bene come sono”, o “questa persona ce l’ha con me”. In questo modo sapremo su cosa concentrarci e cosa eliminare”.

4) Praticare la gentilezza

“Può sembrare banale, ma il fatto di essere gentili verso gli altri e verso se stessi permette di allentare anche le riserve. Di provare empatia, accogliendo anche le parti di noi che non ci piacciono. Per farlo è fondamentale allenarsi alla compassione e al perdono di se stessi e degli altri e non rimanere ancorati al dolore e al rancore”.

Esempio. “Proviamo a scrivere una ‘lettera d’amore’ verso noi stessi in cui possiamo ringraziarci e perdonarci per le nostre mancanze, oppure alleniamoci a praticare la gentilezza con un sorriso o un gesto cortese nei riguardi di sconosciuti”.

5) Gioire per le piccole cose

“Capita spesso di dare per scontate alcune cose e questo non ci permette di valorizzare e di gioire per quel che abbiamo. Diamo per scontata la salute del corpo, ad esempio, e tutto quello che possediamo. A volte perfino gli affetti. Gratitudine e felicità sono intrinsecamente collegate. È importante ritornare all’essenziale, lasciarsi meravigliare dalla bellezza presente nel nostro quotidiano”.

Esempio. “Possiamo provare a scrivere 1 o 2 cose di cui siamo grati oppure, prima di andare a dormire, pensare a un evento piacevole successo durante la giornata: come incantarsi di fronte a un tramonto, aver ricevuto un ‘grazie’ da un collega o aver goduto della risata del proprio figlio”.

6) Nutrirsi di abbracci e contatti positivi

“Le relazioni amicali positive sono ‘la famiglia che ci scegliamo’ e, come dimostrato da una serie di studi, rendono felici le persone più del raggiungimento di risultati accademici. Sicuramente le persone che ci vogliono bene sono un nutrimento per la nostra vita, un ‘balsamo’ che cura e lenisce. Nei momenti di tristezza, il calore della voce e di un abbraccio è importantissimo. Inoltre, se è vero che è importante cercare relazioni positive, è altrettanto vero che la persona che più di tutte deve occuparsi di noi stessi siamo noi, senza sentirci in colpa per questo. Ci meritiamo momenti di pausa”.

Esempio. “Se sto passando un momento triste e mi sento bloccata in quest’emozione è importante saper chiedere aiuto, magari cercando il conforto di un’amica. La sua presenza e il suo abbraccio sarà fondamentale. Impariamo inoltre a coccolarci. Ad esempio, sediamoci in un bar se abbiamo voglia di una buona colazione, andiamo dal parrucchiere per una piega, leggiamo un libro in un parco, ascoltiamo buona musica, prenotiamo un massaggio. Coccolarsi è una sana abitudine. Non aspettiamoci che siano sempre gli altri a nutrirci”, suggerisce la psicoterapeuta.

7) Fare qualcosa di nuovo e diverso

“Metterci in gioco ci permette di sviluppare una maggiore fiducia in noi stessi. Senza osare non conosciamo né ampliamo i nostri orizzonti e non sviluppiamo la creatività. Suggerisco di fare come La protagonista di ‘Per dieci minuti’, libro di Chiara Gamberale: in un momento particolare della sua vita incontra una psicoterapeuta che le propone di dedicare per un mese dieci minuti al giorno a sé stessa per fare qualcosa che non aveva mai fatto. E dai qui, ricomincia a vivere, mettendo in moto energie nuove”.

Esempio. “Scegliere qualcosa che non abbiamo mai fatto o che vorremmo fare e metterci all’opera. Ad esempio, ballare flamenco, cambiare strada per andare al lavoro, prendere la bicicletta se di solito si prende la macchina, cucinare un piatto asiatico per la prima volta”.

8) Passare più tempo disconnessi

“Vivere senza internet nelle società moderne è quasi impossibile, e soprattutto non ha molto senso. La tecnologia ha i suoi lati positivi. Per essere più felici è però importante non abusare dei social e non tenere sempre lo smartphone a portata di mano: rischiamo di perderci il senso delle relazioni e il contatto con la realtà”.

Esempio. “Se durante una cena le persone controllano costantemente i propri telefonini c’è qualcosa che non va. Lo stesso vale se siamo a una festa e più che divertirci e godere dei momenti insieme stiamo pensando a scattare foto con il solo obiettivo di postarle su Instagram. Essere felici non è un’ostentazione: quella è apparenza. Ricordiamocene quando vediamo gli altri perennemente sorridenti sui social”.

9) Trovare spazi e tempi per muoversi, respirare e scaricare lo stress

“Accumuliamo stress e tensione e viviamo spesso in contesti chiusi e caotici. La valvola di sfogo è riprendersi il corpo, sentirlo, attivarlo attraverso il movimento che deve diventare parte essenziale della routine quotidiana, come il dormire e il lavorare. Dedicare uno spazio al corpo è importante per il benessere personale, il non farlo si ripercuote sulla nostra salute fisica ed emotiva. Inoltre, poniamo attenzione al respiro: è come un ‘radar’ che ci permette di capire cosa stiamo provando. Se siamo rilassati e calmi, il respiro è senza sforzo, mentre negli stati di profonda emozione diventa più rapido e intenso. Se abbiamo paura, inspiriamo a scatti e tratteniamo il respiro. Se siamo tesi, la respirazione è poco profonda. Ascoltandoci possiamo ricondurre il respiro al ritmo giusto, e tranquillizzarci”.

Esempio. “Camminare in un parco. Andare in bicicletta. Fare yoga o esercizi di bioenergetica. Sono solo alcuni esempi, ciascuno può trovare il modo migliore per mantenere attivi corpo e mente. Se siamo molto arrabbiate o stanche, invece, sediamoci un attimo, prepariamoci una tisana e facciamo un bel respiro: impariamo a riprendere consapevolezza del nostro corpo e dei sentimenti che proviamo”.

10) Dichiarare i propri sentimenti, manifestarli alle persone che amiamo e non soffocare le proprie emozioni

“Può succedere che per timore, imbarazzo, inibizione non si riesca a dire agli altri quello che sentiamo. La possibilità di esternare i propri sentimenti permette di riprendere contatto anche con noi stessi. Non dobbiamo vergognarci di esprimere sentimenti di tenerezza verso l’altro, per esempio i propri genitori; spesso è quando li perdiamo che ci rendiamo conto di aver manifestato poco il nostro affetto. Le emozioni non vanno soffocate nemmeno se sono negative, come la rabbia o la tristezza: quello che non esprimiamo si manifesta attraverso altre vie che non ci fanno stare bene né a livello fisico né a livello psicologico”.

Esempio. “Ricordarsi di dire ‘ti amo’ in chiusura di una telefonata quotidiana. O ‘ti voglio bene’ ai propri genitori in maniera inaspettata. Allo stesso modo, se ci sentiamo arrabbiati o tristi a causa di una discussione con qualcuno, fare finta di niente non migliorerà la situazione. Non sottovalutate l’idea di rendere partecipe l’altro del vostro malumore nei suoi confronti”.

11) Vivere nel qui e ora, senza troppe aspettative

“Tendiamo a proiettare negli altri tante aspettative: se quello che fanno non corrisponde a quel che abbiamo immaginato, rimaniamo delusi. Altre volte, invece di vivere nel presente ci troviamo intrappolati nel condizionamento dato da esperienze passate o ci proiettiamo in un futuro idealizzato, perdendo di vista quello che ci succede. È importante ‘arrendersi al presente’, mollare il controllo ed essere aperti ad accogliere quello che viene, anche se fuori dalle nostre schematizzazioni”.

Esempio. “Una donna conosce un uomo, le piace ma si aspetta che sia lui a chiederle di uscire, pensando che non esistano altre vie; oppure si aspetta che il suo compagno le regali qualcosa di unico; o ancora, vorrebbe uscire con un’amica ma aspetta che sia lei a chiamarla; o infine, si aspetta che il capo si complimenti con lei, ci rimane male se non lo fa e non si rende conto che magari le dimostra di apprezzare il suo lavoro assegnandole un nuovo progetto. Dobbiamo liberarci da questi schemi: rimarremo sempre delusi se ci aspettiamo che gli altri si conformino alle nostre aspettative”.

12) Rispettare gli altri, pretendere rispetto e fidarsi del proprio intuito

Saper dire no: che grande dote. Dobbiamo imparare a farci rispettare dagli altri, a non subire aggressioni o accettare le situazioni passivamente. Questo permette di essere assertivi e di difendere i nostri confini. Fidarsi del proprio intuito è inoltre uno dei consigli più importanti. Come per gli animali – prosegue la psicoterapeuta – l’intuito guida e avverte eventuali pericoli. Allenati a seguirlo”.

Esempio. “Quest’anno vorresti fare una vacanza in montagna invece che al mare, ma il compagno chiede di andare solo al mare. Cercare un compromesso è importante, e per essere persone più felici è fondamentale non accettare sempre le decisioni altrui, ma manifestare i propri desideri. Per quanto riguarda l’intuito, invece, esercitatevi ad ascoltare le proprie sensazioni: il corpo non mente”.

 

(ENGLISH VERSION)

It is not a “state” but a choice, a lifestyle. Here’s how to adopt it, with the advice of the psychotherapist and bioenergetic analyst Ilaria Vergine.

“The happiest people are not necessarily those who have the best of everything, but those who make the best of what they have,” wrote the Lebanese poet Khalil Gibran. Basically being happy, in most cases, in fact is a choice, a lifestyle. But what does it mean to be happy? We asked the psychotherapist and bioenergetic analyst Ilaria Vergine, who gave us some tips on how to train to be happier people. “Happiness is one of the most used words but also the most difficult to define and really understand. Not for everyone this concept corresponds to the same meaning – explains the expert – There is no one recipe for everyone, but surely there are ideas from which to start to feel better about yourself and with others. You can practice happiness, really, and every day we have to do it. “

12 suggestions from the expert to become happier people

1) Make yourself comfortable in situations
“If we have a chair, we can choose how to sit. Some may lean well on their backs and make themselves comfortable, others may assume crooked or precarious postures. The way we position ourselves shows how comfortable we are in a situation and also how much space we allow ourselves to occupy “, explains the psychotherapist.” We don’t always have the possibility to ‘change’ a chair to sit on, to remain in the metaphor , but what matters is listening to ourselves and being honest with ourselves, choosing to make movements that allow us to make ourselves comfortable, assuming the right and the responsibility to do so ”.

Example. “Staying within a relationship even if you don’t feel appreciated by the other for the fear of being alone, thus accepting a story that does not make us feel fully satisfied, is an example of a situation that does not make us happy. Making yourself comfortable means facing the situation to change it, finding the courage to confront your partner and questioning yourself about your wishes and needs “.

2) Supporting your own “inner child”
“Alexander Lowen, the father of Bioenergetic Analysis, bodily mediation psychotherapy, stated that ‘Deep within each of us there is a child who was innocent and free and knew that the gift of life was the gift of happiness’. The work we do as adults is to heal and console this child who has been hurt, who brings senseless feelings of guilt with him to cultivate our self-love. The inner child is our strength and vital charge. Once grown up, we have the chance to become the ‘new parents’ of ourselves, to be less rigid and more welcoming towards the requests that come from within and that we often tend not to go along with, those that represent the most authentic part of us ” .

Example. “I want to turn on the music and dance in the room but I don’t do it because I would waste time, or because I’m too old to do it. Complying with that request and that instinct will only do us good. As a wise and affectionate father or mother would do, it is possible to allow your inner child to play, or it is possible to reassure him and reassure him of his value in the event that ancient wounds resurface ”.

3) Write and focus your desires
“The possibility of taking a space to write where you want to go or what you want is important. It is a moment of focus that allows us to make a point of the situation and to understand if we are following the right path to reach what we want. it is also important to recognize the toxic thoughts to be eliminated “.

Example. “In a notebook we can list what we would like to do, such as” the path of lighthouses in Galicia “or” a diving course “. And do the same with negative and recurrent thoughts, such as “I’m not good as I am”, or “this person has it against me”. In this way we will know what to concentrate on and what to eliminate ”.

4) Practice kindness
“It may seem trivial, but the fact of being kind to others and to oneself also allows us to loosen the reserves. To empathize, also accepting those parts of us that we don’t like. To do this it is essential to train oneself to compassion and forgiveness of oneself and of others and not remain anchored to pain and resentment “.

Example. “Let’s try to write a ‘love letter’ to ourselves in which we can thank and forgive ourselves for our shortcomings, or train ourselves to practice kindness with a smile or a courteous gesture towards strangers”.

5) Rejoice for small things
“We often take things for granted and this does not allow us to value and rejoice for what we have. We take the health of the body, for example, and everything we own for granted. Sometimes even affections. Gratitude and happiness are intrinsically linked. It is important to return to the essential, to let ourselves be amazed by the beauty present in our daily life “.

Example. “We can try to write 1 or 2 things for which we are grateful or, before going to sleep, think of a pleasant event that happened during the day: how to be enchanted in front of a sunset, have received a ‘thank you’ from a colleague or have enjoyed his son’s laughter ”.

6) Feed on hugs and positive contacts
“Positive friendships are ‘the family that we choose’ and, as shown by a series of studies, make people more happy than achieving academic results. Surely the people who love us are a nourishment for our life, a ‘balm’ that heals and soothes. In moments of sadness, the warmth of the voice and a hug is very important. Moreover, if it is true that it is important to look for positive relationships, it is equally true that the person who most of all has to take care of ourselves is us, without feeling guilty about it. We deserve moments of pause ”.

Example. “If I am going through a sad moment and feel stuck in this emotion, it is important to know how to ask for help, perhaps looking for the comfort of a friend. His presence and his embrace will be fundamental. We also learn to cuddle. For example, let’s sit in a bar if we want a good breakfast, go to the hairdresser for a haircut, read a book in a park, listen to good music, book a massage. Pampering is a healthy habit. Let us not expect others to always feed us “, suggests the psychotherapist.

7) Do something new and different
“Playing with us allows us to develop greater self-confidence. Without daring we do not know or expand our horizons and do not develop creativity. I suggest doing as The protagonist of ‘For ten minutes’, a book by Chiara Gamberale: at a particular moment in her life she meets a psychotherapist who proposes that she devote ten minutes a day to herself for a month to do something she never had done. And come on here, start living again, setting new energies in motion “.

Example. “Choose something we never did or would like to do and get down to work. For example, dancing flamenco, changing roads to go to work, taking the bike if you usually take the car, cooking an Asian dish for the first time ”.

8) Spend more time disconnected
“Living without internet in modern societies is almost impossible, and above all it doesn’t make much sense. Technology has its positive sides. To be happier, however, it is important not to abuse social media and not always keep your smartphone at hand: we risk losing the sense of relationships and contact with reality ”.

Example. “If during a dinner people constantly monitor their phones there is something wrong. The same is true if we are at a party and rather than having fun and enjoying moments together we are thinking of taking pictures with the sole aim of posting them on Instagram. Being happy is not ostentation: that is appearance. Let us remember when we see others perpetually smiling on social media “.

9) Find spaces and times to move, breathe and release stress
“We accumulate stress and tension and often live in closed and chaotic contexts. The outlet valve is to recover the body, feel it, activate it through the movement that must become an essential part of the daily routine, such as sleeping and working. Dedicating a space to the body is important for personal well-being, not doing so affects our physical and emotional health. Furthermore, we pay attention to the breath: it is like a ‘radar’ that allows us to understand what we are feeling. If we are relaxed and calm, the breath is effortless, while in states of deep emotion it becomes more rapid and intense. If we are afraid, we breathe jerkily and hold our breath. If we are tense, breathing is shallow. Listening to each other we can bring the breath back to the right rhythm, and calm us ”.

Example. “Walking in a park. Go cycling. Do yoga or bioenergetics exercises. These are just a few examples, each can find the best way to keep body and mind active. If we are very angry or tired, instead, let’s sit down for a moment, let’s prepare an herbal tea and take a deep breath: let’s learn to regain awareness of our body and the feelings we feel ”.

10) Declare your feelings, show them to the people you love and don’t stifle your emotions
“It can happen that out of fear, embarrassment, inhibition, we can’t tell others what we feel. The possibility of externalizing one’s feelings allows us to regain contact also with ourselves. We should not be ashamed of expressing feelings of tenderness towards others, for example, our parents; often it is when we lose them that we realize that we have shown little affection. Emotions should not be stifled even if they are negative, such as anger or sadness: what we do not express manifests itself through other ways that do not make us feel good either physically or psychologically “.

Example. “Remember to say ‘I love you’ at the end of a daily call. Or ‘I love you’ to their parents in an unexpected way. Likewise, if we feel angry or sad because of a discussion with someone, pretending nothing will not improve the situation. Don’t underestimate the idea of ​​making the other person of your bad mood towards you “.

11) Live in the here and now, without too many expectations
“We tend to project many other expectations into the others: if what they do does not correspond to what we imagined, we are disappointed. Other times, instead of living in the present we find ourselves trapped in the conditioning given by past experiences or we project ourselves into an idealized future, losing sight of what happens to us. It is important to ‘surrender to the present’, give up control and be open to welcoming what comes, even if out of our schematization “.

Example. “A woman knows a man, she likes him but expects him to ask her out, thinking that there are no other ways; or he expects his partner to give her something unique; or again, he would like to go out with a friend but wait for her to call her; or finally, he expects the boss to congratulate her, it hurts us if she doesn’t and doesn’t realize that maybe she shows her that she appreciates her work by giving her a new project. We must free ourselves from these schemes: we will always be disappointed if we expect others to conform to our expectations ”.

12) Respect others, demand respect and trust your intuition
“Knowing how to say no: what a great gift. We must learn to be respected by others, not to be attacked or to accept situations passively. This allows us to be assertive and to defend our borders. Trusting one’s intuition is also one of the most important tips. As for animals – the psychotherapist continues – intuition guides and warns of possible dangers. Train yourself to follow him ”.

Example. “This year you would like to take a vacation in the mountains instead of the sea, but your companion asks you to go to the sea only. Looking for a compromise is important, and to be happier people it is essential not to always accept the decisions of others, but to express one’s wishes. As for intuition, instead, practice listening to your feelings: the body does not lie ”.

 

SOURCE: Salute della Repubblica (Eleonora Giovinazzo)

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Se il morale è a terra bastano 12 minuti di pensieri gentili verso il prossimo per sentirsi meglio. Lo dimostra una ricerca americana: altruismo e gentilezza sono le armi vincenti per ritrovare il buonumore.

 

UNA bella boccata d’aria, una corsetta nel parco, o magari un po’ di sano shopping. Ognuno ha i suoi rimedi per risollevarsi quando si ha il morale è a terra. Ma a volte anche la coccola che ci concediamo può non funzionare. Per scacciare il cattivo umore, tuttavia, esiste un metodo infallibile: è quello di non concentrarci su noi stessi, ma di provare piuttosto a fare qualcosa per gli altri. A proporlo sono gli psicologi della Iowa State University, secondo i quali per risollevare l’umore basta essere gentili e cordiali con chi ci sta intorno per appena 12 minuti. “È un rimedio semplice che non richiede molto tempo”, spiega lo psicologo Douglas Gentile, autore della ricerca “Abbiamo dimostrato che essere gentili con gli altri riduce l’ansia e aumenta la felicità”. Lo studio è stato appena pubblicato sul Journal of Happiness Studies.

Passeggiate di 12 minuti

Per capirlo, i ricercatori hanno chiesto a 496 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti tra i corridoi e i viali dell’università. Prima della camminata, i ragazzi erano stati suddivisi in gruppi. Al primo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano. Tutti gli studenti hanno completato dei sondaggi, sia prima che dopo la passeggiata, per poter misurare la loro ansia, felicità, soddisfazione, empatia e premura.

La gentilezza vince

Dal confronto di ciascun gruppo con quello di controllo, i ricercatori hanno osservato che coloro che hanno avuto pensieri gentili e amorevoli verso gli altri si sono sentiti anche più felici, soddisfatti, empatici e meno ansiosi. Così come il secondo gruppo, quello dell’altruismo, che ha mostrato buoni risultati soprattutto nella premura e nell’empatia. Il gruppo del confronto sociale, invece, non ha mostrato alcun beneficio rispetto al gruppo di controllo: gli studenti che si sono paragonati agli altri, infatti, erano meno empatici e premurosi. “Il confronto è competizione”, precisano i ricercatori. “Questo non vuol dire che non può avere qualche beneficio, ma la mentalità competitiva è legata a maggior stress, ansia e depressione”.

La personalità non conta

Inoltre, i ricercatori hanno esaminato se i diversi caratteri degli studenti potevano in qualche modo influenzare i risultati. Si aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. “Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità”, scrivono i ricercatori. “Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti”.

Il confronto sui social media

Un dato particolarmente interessante, precisano i ricercatori, è quello osservato nel gruppo in cui gli studenti sono stati portati a fare un confronto con gli altri. Un risultato che in qualche modo potrebbe collegarsi al fenomeno indotto dal paragone continuo proposto dai social media, in cui le persone effettivamente riferiscono di sentirsi più depresse e con una bassa autostima. “Anche se non lo abbiamo direttamente dimostrato in questo studio, sappiamo che è quasi impossibile non fare paragoni sui social media”, spiega Gentile. “Spesso proviamo invidia, gelosia, rabbia o delusione in risposta a ciò che vediamo sui social media, e quelle emozioni disturbano il nostro senso di benessere”, conclude l’autore, sottolineando che il confronto può essere positivo e avere effetti benefici quando, per esempio, si sta imparando qualcosa. “Ad esempio, da bambini impariamo guardando gli altri e confrontando i loro risultati con i nostri. Tuttavia, quando si tratta di benessere, il paragone non è efficace quanto la gentilezza, che aumenta costantemente la nostra felicità”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

If your mood is down, 12 minutes of kind thoughts to others are enough to feel better. This is demonstrated by an American research: altruism and kindness are the winning weapons to restore good humor

A nice breath of fresh air, a jog in the park, or maybe some healthy shopping. Everyone has his remedies to lift himself up when he has morale is on the ground. But sometimes even the cuddle we give ourselves may not work. To banish the bad mood, however, there is an infallible method: it is to not focus on ourselves, but rather to try to do something for others. To propose it are the psychologists of Iowa State University, according to which to raise the mood it is enough to be kind and cordial with those around us for just 12 minutes. “It is a simple remedy that does not take much time,” explains psychologist Douglas Gentile, author of the research “We have shown that being kind to others reduces anxiety and increases happiness.” The study has just been published in the Journal of Happiness Studies.
12-minute walks

To understand this, the researchers asked 496 students to take a 12-minute walk through the corridors and avenues of the university. Before the walk, the boys had been divided into groups. The first was asked to focus on kind and loving thoughts: looking at the people they met during the walk, they had to think “I want this person to be happy”. Instead, the second group was asked to think about what they could share with the people they met, such as tastes, feelings and fears. The third group was, instead, based on “social confrontation down”: meeting other students they had to think about how they could be better than them. Finally, the fourth and last group was the control group. In this case, the students were asked to think only of aesthetic details, such as clothes or other accessories, without judging who they met. All the students completed surveys, both before and after the walk, in order to measure their anxiety, happiness, satisfaction, empathy and care.

Kindness wins

By comparing each group with the control group, the researchers observed that those who had kind and loving thoughts about others felt even happier, more satisfied, empathetic and less anxious. As well as the second group, that of altruism, which has shown good results especially in concern and empathy. The social comparison group, on the other hand, showed no benefit compared to the control group: the students who compared themselves to others, in fact, were less empathetic and considerate. “The comparison is competition,” the researchers point out. “This does not mean that it cannot have any benefit, but the competitive mentality is linked to greater stress, anxiety and depression.”
Personality does not matter

Furthermore, the researchers examined whether the different characters of the students could somehow influence the results. They expected, for example, that narcissistic people would find it difficult to wish others were happy. Unlike what was expected, they discovered that the students’ personality did not play any role in benefiting from different behaviors. “This simple practice is valid regardless of personality type,” the researchers write. “Having kind thoughts towards others has reduced anxiety and increased happiness and empathy in all participants.”

The comparison on social media

A particularly interesting datum, the researchers point out, is that observed in the group in which the students were led to make a comparison with the others. A result that could somehow be linked to the phenomenon induced by the continuous comparison proposed by social media, in which people actually report feeling more depressed and with low self-esteem. “Although we have not directly demonstrated it in this study, we know that it is almost impossible not to make comparisons on social media,” explains Gentile. “We often feel envy, jealousy, anger or disappointment in response to what we see on social media, and those emotions disturb our sense of well-being,” the author concludes, pointing out that the comparison can be positive and have beneficial effects when, for example, you are learning something. “For example, as children we learn by looking at others and comparing their results with ours. However, when it comes to well-being, the comparison is not as effective as kindness, which constantly increases our happiness “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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Vi arrabbiate almeno una volta al dì? Tutta salute! Mezz’ora al giorno di nervi tesi non solo è gratificante perché scarica tutto lo stress, ma è capace anche di migliorare l’attività cardiovascolare e respiratoria. Ma attenzione a non esagerare.

 

A dirlo in un nuovo studio sono i ricercatori dell’Università Autonoma del Messico (UNAM), secondo cui arrabbiarsi per un po’ di minuti può essere positivo per la salute, in particolare per il cervello.

Per quale motivo? Perché quando ci arrabbiamo c’è un impulso neurochimico che stimola le onde cerebrali.

In pratica, nel momento in cui sale il nervoso aumentano frequenza cardiaca e respirazione: la rabbia, cioè, mette in circolo sia il sistema respiratorio che il sistema cardiovascolare. Inoltre, durante la fase di arrabbiatura c’è una maggiore produzione di dopamina, l’ormone che stimola il cervello e produce una sorta di “eccitazione” nei neuroni, e di noradrenalina, l’ormone che aumenta la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca.

La collera è quindi un modo con cui il nostro cervello e alcuni organi interni si attivano, motivo per cui non è così male come pensiamo.

Ma occhio, la rabbia deve essere solo momentanea: secondo gli studiosi, infatti, in un giorno non dovremmo superare i 30 o 40 minuti, altrimenti potrebbe causare l’effetto opposto e danneggiare la nostra salute. Un esempio? Quando ci arrabbiamo e ci eccitiamo, il nostro corpo produce cortisolo, che è noto come ormone dello stress capace anche di fare aumentare di peso. Così come, se si hanno problemi di ipertensione, arrabbiarsi per molto tempo non è esattamente il massimo.

“La rabbia è una reazione che il sistema nervoso centrale deve manifestare per essere contro, sfuggire a qualche tipo di disagio e ottenere qualche beneficio. Di fatto, eseguito correttamente ci rende competitivi, ed è per questo che è vantaggioso”, spiega Eduardo Calixto González della School of Psychology all’UNAM.

Il cervello arrabbiato vuole avere ragione!

In età più giovane la rabbia è più forte e più intensa che dopo 35 o 40 anni, quando la sensazione è più “selettiva” e controllata.

Inoltre, il momento peggiore per chiedere a qualcuno di calmarsi è proprio quando è arrabbiato: è per questo che è un errore dire “calmati”.

“Un cervello arrabbiato vuole avere ragione e vuole sentire che è nel giusto”, dicono i ricercatori.

Ma passati i 30 o 40 minuti questa emozione deve essere necessariamente limitata per tutti, altrimenti in un attimo i benefici della rabbia si tramutano in danni.

Se insomma ne fate una malattia, ecco come potreste liberarvi dalla rabbia per vivere meglio.

FONTE: Greenme (Germana Carillo)

 

(ENGLISH VERSION)

Do you get angry at least once a day? All health! Half an hour a day of tense nerves is not only gratifying because it relieves all stress, but it is also capable of improving cardiovascular and respiratory activity. But be careful not to overdo it.

In a new study, researchers from the Autonomous University of Mexico (UNAM) say that being angry for a few minutes can be good for health, especially for the brain.

For what reason? Because when we get angry there is a neurochemical impulse that stimulates brain waves.

In practice, when the nerve rises it increases heart rate and breathing: that is, anger circulates both the respiratory system and the cardiovascular system. Furthermore, during the rage phase there is a greater production of dopamine, the hormone that stimulates the brain and produces a sort of “excitement” in neurons, and of norepinephrine, the hormone that increases blood pressure and heart rate .

Anger is therefore a way in which our brain and some internal organs are activated, which is why it is not as bad as we think.

But eye, anger must be only momentary: according to scholars, in fact, in a day we should not exceed 30 or 40 minutes, otherwise it could cause the opposite effect and damage our health. An example? When we get angry and we get excited, our body produces cortisol, which is known as a stress hormone that can also gain weight. Just as, if you have hypertension problems, getting angry for a long time is not exactly the best.

“Anger is a reaction that the central nervous system must manifest to be against, to escape some kind of discomfort and get some benefit. In fact, properly executed makes us competitive, which is why it is beneficial, “explains Eduardo Calixto González of the School of Psychology at UNAM.

The angry brain wants to be right!

At a younger age, anger is stronger and more intense than after 35 or 40 years, when the feeling is more “selective” and controlled.

Furthermore, the worst time to ask someone to calm down is when he is angry: that’s why it’s a mistake to say “calm down”.

“An angry brain wants to be right and wants to feel it’s right,” the researchers say.

But after 30 or 40 minutes this emotion must necessarily be limited for everyone, otherwise in an instant the benefits of anger turn into damage.

In short, if you make a disease of it, that’s how you could free yourself from anger to live better.

SOURCE: Greenme (Germana Carillo)

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Studi internazionali hanno dimostrato i benefici di questa attività esclusiva degli esseri umani. I movimenti della saliva abbassano i livelli di cortisolo, migliora la mimica facciale e la comunicazione nei parkinsoniani. Gli afasici che non parlano riescono però a cantare.

 

A lungo considerato uno degli aspetti più misteriosi della vita umana, in particolare per la sua capacità di coinvolgerci emotivamente, il canto corale promuove anche il benessere fisico. Sono sempre più numerosi, infatti, gli studi ci permettono di andare oltre l’evidenza anedottica dei benefici dell’azione canora riportati da tutti i coristi.

Potenzia le difese immunitarie e solleva l’umore

Cantare anche solo per un’ora ha degli effetti visibili sul nostro sistema immunitario, come ha mostrato uno studio dei ricercatori del britannico Tenovus Cancer Care e del Royal College of Music. L’analisi dei campioni di saliva di 193 coristi dopo un’esecuzione canora ha rilevato una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine infiammatorie. I bassi livelli di infiammazione nell’organismo potrebbero spiegare anche il miglioramento dell’umore determinato dalla pratica del canto e riferito dai coristi.

Tutti i soggetti coinvolti nello studio, pubblicato sulla rivista ECancer, erano tuttavia già amanti della musica e impegnati in attività corali. Ciononostante, scrivono gli autori,

«questo studio fornisce delle evidenze preliminari che il canto migliora lo stato d’animo e modula i componenti del sistema immunitario».

In particolare, in presenza di patologie oncologiche. Infatti, i coristi studiati erano malati oncologici o loro parenti e amici impegnati in attività di assistenza, i cosiddetti caregivers. Secondo i ricercatori, i risultati sono quindi alquanto promettenti e suggeriscono che cantare possa rivelarsi utile per tali pazienti, potenziando il sistema immunitario, riducendo notevolmente lo stress e migliorando l’umore.

Cantare come lo yoga

Richiedendo una respirazione regolare e controllata, il c anto regola l’attività del cosiddetto nervo vago, che è coinvolto nella nostra vita emotiva e che ad esempio influisce sul nostro timbro vocale. Canzoni con lunghe frasi melodiche ottengono lo stesso effetto degli esercizi di respirazione in yoga, secondo gli autori di uno studio dell’Università di Gotenborg in Svezia, che mostra anche la sincronizzazione del battito cardiaco dei coristi nel corso dell’esecuzione dei brani.

Espressioni facciali e comprensione delle emozioni

Il canto aiuta i pazienti con sindrome di Parkinson affetti dalla sindrome della maschera, anche nota come «Poker Face». Il progressivo irrigidimento dei muscoli facciali rende questi soggetti amimici. L’incapacità di mostrare l’infinita gamma di emozioni tramite il volto, si pensi al corrugamento della fronte, il rimpicciolimento degli occhi dovuto al sorriso e la loro distensione dovuta alla sorpresa, li fa sembrare erroneamente freddi e distaccati.

Un volto statico, incapace anche di rispecchiare le emozioni altrui come naturalmente accade, non fa quindi che ostacolare la comunicazione interpersonale e contribuire a disconnettere questi pazienti dal mondo. I ricercatori dello Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab della Ryerson University a Toronto, in collaborazione con la Royal Conservatory of Music, hanno scoperto che, cantando insieme in un coro, questi pazienti riacquistano la mimica facciale e l’effetto dura fino ai due mesi.

Un’arma contro l’isolamento

Secondo uno studio dell’Università del West of England a Bristol, condotto su pazienti afasici in seguito ad ictus o per la malattia di Parkinson, cantare in un coro può migliorare l’umore e anche la condizione di isolamento sociale determinato dalle difficoltà comunicative. Infatti, spiegano gli scienziati,

«le persone con afasia anche quando non riescono più a parlare bene, spesso possono spesso ancora cantare. Le aree che controllano il linguaggio nel cervello sono diverse da quelle che controllano il canto. È davvero miracoloso guardare qualcuno, che non è stato in grado di parlare per mesi o per anni, iniziare a cantare».

Imparare a sentire, cantando

Nell’invecchiare, i musicisti vanno incontro a minor degradazione neurale del segnale sonoro e mantengono una maggior capacità di individuare negli ambienti rumorosi le varie voci e le variazioni dell’altezza del suono. Ma l’educazione musicale e il canto corale sono vantaggiosi anche per i soggetti con perdita dell’udito. Infatti, i risultati preliminari dei ricercatori canadesi mostrano, dopo solo 10 mesi di canto, significativi miglioramenti nella capacità di sentire una conversazione in ambiente rumoroso, la discriminazione delle altezze dei suoni e la risposta neurale ad essi, così come miglioramenti nell’attenzione. Interventi anche di breve periodo quindi potrebbero rivelarsi utili in caso di perdita dell’udito.

Benefici per la memoria

Cantando regolarmente è possibile rallentare il processo di decadimento cognitivo cui vanno incontro i pazienti con demenza. Un gruppo di ricercatori del Cognitive Brain Research Unit dell’Institute of Behavioural Sciences e del Finnish Centre of Interdisciplinary Music Research dell’Università di Helsinki ha sottoposto 89 pazienti e i loro caregivers a sessioni di canto e di ascolto musicale per un periodo di 10 settimane. La pratica del canto corale ha migliorato la memoria di lavoro, le funzioni esecutive e l’orientamento soprattutto nelle persone con demenza lieve e con un’età inferiore agli 80 anni, mentre l’ascolto della musica è stato associato a benefici cognitivi nei pazienti in stadi più avanzati della malattia. Infine, tanto il canto quanto l’ascolto della musica hanno determinato un miglioramento dell’umore.

In un’altra lingua è meglio

E se l’attività corale viene consigliata ai pazienti con demenza, per gli effetti sulla memoria, nuovi studi dimostrano come il canto faciliti nei bambini l’apprendimenti mnemonico di nuovi testi. E ciò è vero anche nel caso di una lingua straniera. Lo mostra uno studio condotto dagli psicologhi della University of Western Ontario in Canada che hanno chiesto ad un gruppo di piccoli equadoregni, parlanti spagnolo, di imparare un brano in inglese presentato sotto forma di poema orale oppure come testo di una canzone. Dopo due settimane di studio, coloro che l’avevano appreso cantando, ricordavamo più parole, pronunciavano meglio l’inglese e lo traducevano più correttamente di coloro che l’avevamo appreso sotto forma di poema orale. E questa miglior prestazione permaneva fino a sei mesi di distanza.

 

FONTE: Salute della Stampa (Nicla Panciera)

 

(ENGLISH VERSION)

International studies have shown the benefits of this exclusive activity of human beings. Saliva movements lower cortisol levels, improve facial expressions and communication in Parkinson’s. However, aphasics that do not speak can sing.

Long considered to be one of the most mysterious aspects of human life, especially for its ability to involve us emotionally, choral singing also promotes physical well-being. In fact, more and more studies allow us to go beyond the anecdotal evidence of the benefits of the singing action reported by all choristers.

It strengthens the immune defenses and raises the mood.

Only for an hour has its effects visible on the our immune system, as shown by a study by the British researchers Tenovus Cancer Care and the Royal College of Music. Analysis of saliva samples of 193 choristers after a singing performance revealed a decrease in cortisol levels and large amounts of inflammatory cytokines. The low levels of inflammation in the body could also explain the improvement in mood determined by the practice of singing and reported by the choristers.

All the subjects involved in the study, published in the ECancer magazine, were however already music lovers and engaged in choral activities. Nevertheless, the authors write, “this study provides preliminary evidence that singing improves the mood and modulates the components of the immune system”. In particular, in the presence of oncological diseases. In fact, the studied singers were cancer patients or their relatives and friends engaged in assistance activities, the so-called caregivers. According to the researchers, the results are therefore very promising and suggest that singing can be useful for such patients, enhancing the immune system, considerably reducing stress and improving mood.

Singing have the same effect like yoga.

By regaining a regular and controlled breathing, the regulation the activity of the so-called vagus nerve, which is involved in our emotional life and which, for example, affects our vocal timbre. Songs with long melodic phrases get the same effect as yoga breathing exercises, according to the authors of a study of the University of Gotenborg in Sweden, which also shows the synchronization of the heartbeat of the choristers during the performance of the songs.

Facial expressions and understanding of emotions

Singing helps Parkinson’s patients with mask syndrome, also known as “Poker Face”. The progressive stiffening of the facial muscles makes these amimic subjects. The inability to show the infinite range of emotions through the face, think of the wrinkling of the forehead, the shrinking of the eyes due to the smile and their relaxation due to surprise, makes them seem erroneously cold and detached. A static, incapable face also to reflect the emotions of others as naturally happens, therefore does not hinder interpersonal communication and help to disconnect these patients from the world. Researchers at the Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab at Ryerson University in Toronto, in collaboration with the Royal Conservatory of Music, found that, by singing together in a choir, these patients regain facial expressions and the effect lasts until two months.

A weapon against isolation

According to a study by the University of the West of England in Bristol, conducted on aphasic patients following stroke or Parkinson’s disease, singing in a choir can improve the mood and even the condition of social isolation determined by communication difficulties. In fact, scientists explain, “people with aphasia even when they can no longer speak well, often can often still sing. The areas that control language in the brain are different from those that control singing. It’s really miraculous to watch someone, who has not been able to talk for months or years, start singing. “

Learning to hear, while singing

In aging, the musicians face less neural degradation of the sound signal and maintain a greater ability to identify in the noisy environments the various voices and variations in the pitch of the sound. But music education and choral singing are also beneficial for people with hearing loss. In fact, the preliminary results of Canadian researchers show, after only 10 months of singing, significant improvements in the ability to hear a conversation in a noisy environment, the discrimination of sound heights and the neural response to them, as well as improvements in attention. Also short-term interventions could be useful in case of hearing loss.

Benefits of memory

By regularly training, it is possible to slow down the process of cognitive impairment in patients with dementia. A group of researchers from the Cognitive Brain Research Unit of the Institute of Behavioral Sciences and the Finnish Center of Interdisciplinary Music Research at the University of Helsinki submitted 89 patients and their caregivers to song and music listening sessions for a period of 10 weeks. The practice of choral singing has improved the working memory, executive functions and orientation especially in people with mild dementia and under the age of 80, while listening to music has been associated with cognitive benefits in patients in more advanced stages of the disease. Finally, both singing and listening to music have brought about an improvement in mood.

In another language it is better.

And if choral activity is recommended to patients with dementia, for the effects on memory, new studies show how the song make it easier for children to learn new mnemonic texts. And this is also true in the case of a foreign language. This is shown by a study conducted by psychologists from the University of Western Ontario in Canada who have asked a group of Spanish-speaking Spanish children to learn a piece in English presented as an oral poem or as a song. After two weeks of study, those who had learned it singing, remembered more words, pronounced better English and translated it more correctly than those who had learned it as an oral poem. And this improved performance lasted up to six months away.

 

FONTE: Salute della Stampa (Nicla Panciera)

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