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A sostenerlo uno studio sulla Terza età. L’importanza delle relazioni sociali per invecchiare bene.

 

CHI SI CIRCONDA di tanti amici, persone affettuose e fidate, va incontro negli anni a un declino cognitivo più lento.

È quello che suggerisce uno studio pubblicato su PlosOne condotto su un campione di ultraottantenni dotati di una memoria episodica simile a quella di adulti più giovani di 20-30 anni, i cosiddetti SuperAgers.

“Non si tratta  di avere una vita simile a una festa – ha dettoEmily Rogalski, professore associato alla Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease Center della Northwestern University e co-autore della pubblicazione – tuttavia questo studio rafforza la teoria secondo la quale una rete di relazioni sociali forte si associa a un più lento declino cognitivo”.

RELAZIONI POSITIVE FANNO LA DIFFERENZA.

I partecipanti all’indagine sono stati sottoposti al Ryff Psychological Well-Being Scale, un questionario diffusamente utilizzato dagli psicologi che consiste di 42 item e serve a misurare il benessere psicologico valutando 6 aspetti: relazioni interpersonali positive, autonomia, controllo ambientale, autoaccettazione, crescita personale, scopo nella vita.

Ebbene, i SuperAgers, gli ultraottantenni con performance cognitive particolarmente sviluppate, hanno ottenuto un punteggio complessivo medio di 40 alla voce relazioni interpersonali positive. Lì dove il gruppo di controllo, coetanei non altrettanto performanti, si è fermato a 36. “Una differenza significativa”, per chi ha firmato il lavoro su Plos One .

I FATTORI MODIFICABILI.

Lo studio segna un ulteriore passo avanti nell’individuazione dei fattori che influenzano la decadenza cognitiva e la perdita di memoria legata all’invecchiamento. E in particolare – e qui probabilmente sta il suo interesse – dei fattori modificabili, quelli cioè sui quali è possibile agire. In effetti, almeno in una certa misura, possiamo scegliere di avere amici, di farci nuovi amici, o di coltivare quelli che abbiamo incontrato nel corso della vita.

VITA SOCIALE E SANA.

La relazione tra decadenza cognitiva e intensità delle reti sociali è stata già indagata, e numerose volte, con diversi studi pubblicati che hanno confermato il link socialità e malattia di Alzheimer o decadimento cognitivo lieve (MCI, Mild Cognitive Impairment in inglese). Questo non significa
“che se hai una forte rete di amicizie, non ti ammalerai di Alzheimer”, ha comunque tenuto a chiarire  Rogalski, “ma che se esiste una lista di scelte sane che si possono fare, come seguire una corretta alimentazione o non fumare, il mantenimento di una socialità forte può essere importante, e stare in quell’elenco”.
FONTE: Salute della Repubblica
(ENGLISH VERSION)

A study on the Third Age supports him. The importance of social relationships to age well.

WHO IS ABOUT many friends, affectionate and trustworthy people, faces a slower cognitive decline over the years. This is what a study published in PlosOne suggests, conducted on a sample of over-80s with an episodic memory similar to that of adults younger than 20-30 years, the so-called SuperAgers. “It’s not about having a party-like life – said Emily Rogalski, associate professor at the Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease Center at Northwestern University and co-author of the publication – however this study reinforces the theory that a network of social relations strong is associated with a slower cognitive decline ”.

POSITIVE REPORTS MAKE THE DIFFERENCE. Participants in the survey were subjected to the Ryff Psychological Well-Being Scale, a questionnaire widely used by psychologists which consists of 42 items and serves to measure psychological well-being by evaluating 6 aspects: positive interpersonal relationships, autonomy, environmental control, self-acceptance, growth personal, purpose in life. Well, the SuperAgers, the over-80s with particularly developed cognitive performances, obtained an average overall score of 40 under the heading positive interpersonal relationships. There where the control group, peers not equally performing, stopped at 36. “A significant difference”, for those who signed the work on Plos One.

MODIFIABLE FACTORS. The study marks a further step forward in identifying the factors that influence cognitive decay and memory loss related to aging. And in particular – and here is probably his interest – of modifiable factors, those on which it is possible to act. In fact, at least to some extent, we can choose to have friends, make new friends, or cultivate those we have encountered over the course of life.

SOCIAL AND HEALTHY LIFE. The relationship between cognitive decay and intensity of social networks has already been investigated, and numerous times, with several published studies that have confirmed the link sociality and Alzheimer’s disease or mild cognitive impairment (MCI, Mild Cognitive Impairment in English). This does not mean “that if you have a strong network of friendships, you will not get Alzheimer’s disease,” Rogalski said, “but if there is a list of healthy choices that can be made, how to follow a proper diet or not smoke , maintaining a strong sociality can be important, and be on that list “.

SOURCE: Salute della Repubblica 

 

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Lasciano cicatrici indelebili, segni che si tramandano per generazioni. I traumi possono essere ereditari, le paure passare da padre in figlio. E segnare vite. Queste trasmissioni genetiche sono state studiate sui topi ma probabilmente hanno effetto anche sull’uomo.

Il processo per il quale i traumi possono essere tramandati fino alla terza generazione. Il segreto di questa ereditarietà si nasconde nei microRna, molecole genetiche che regolano il funzionamento di cellule, organi e tessuti.

Il trauma altera questi ‘registi molecolari’, e il difetto viene passato alla progenie attraverso i gameti. A svelare un meccanismo finora misterioso è uno studio dell’università di Zurigo, pubblicato su ‘Nature Neuroscience’.

Coordinati da Isabelle Mansuy, i ricercatori del Brain Research Institute sono riusciti a identificare alcuni componenti chiave di questo processo, piccole frazioni di materiale genetico chiamato microRna. Si tratta di brevi sequenze, i veicoli con cui vengono trasmesse le istruzioni per costruire le proteine ma conservano anche la memoria di eventi traumatici.

“Ci sono malattie come il disordine bipolare che si tramandano in famiglia nonostante non siano riconducibili a un particolare gene”, ricorda Mansuy, docente all’Istituto federale di tecnologia (Eth) e dell’ateneo di Zurigo.

Lo studio, i traumi si ereditano. Da genitori a figli e nipoti, fino alla terza generazione

Isabelle Mansuy, docente all’Istituto federale di tecnologia (Eth) e dell’ateneo di Zurigo

Gli studiosi hanno osservato che i topi traumatizzati modificavano il loro comportamento. Per esempio perdevano la naturale avversione agli spazi aperti e alla luce, e mostravano segni di depressione. Caratteristiche che tramite lo sperma venivano trasferite alla prole, anche se gli esemplari della progenie non subivano stress o traumi. Anche il metabolismo dei cuccioli di topo stressato cambiava: i livelli di insulina e di zuccheri nel sangue, ad esempio, erano inferiori rispetto a quelli dei topolini nati da genitori non traumatizzati.

“Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta – riassume Mansuy – che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari” e che gli effetti del trauma ereditato sul metabolismo e i comportamenti psicologici persistono fino alla terza generazione.

“Lo squilibrio dei microRna nello sperma si è dimostrato un fattore chiave per il passaggio degli effetti del trauma da genitore a figlio”.

Anche se molte questioni restano aperte e dovranno essere chiarite in studi successivi, puntualizzano gli autori, la conclusione è che

“i condizionamenti ambientali lasciano tracce nel cervello, negli organi e nei gameti, e attraverso i gameti queste tracce vengono trasmesse alla generazione successiva”.

L’èquipe zurighese sta cercando adesso di verificare se anche nell’uomo i ‘colpevoli’ siano i microRna.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

They leave indelible scars, signs that are handed down for generations. Traumas can be hereditary, fears pass from father to son. And mark lives. These genetic transmissions have been studied in mice but are likely to also affect humans.

The process by which traumas can be passed down to the third generation. The secret of this inheritance is hidden in microRNAs, genetic molecules that regulate the functioning of cells, organs and tissues. The trauma alters these ‘molecular directors’, and the defect is passed to the progeny through the gametes. A study by the University of Zurich, published in ‘Nature Neuroscience’, reveals a mysterious mechanism so far.

Coordinated by Isabelle Mansuy, researchers at the Brain Research Institute were able to identify some key components of this process, small fractions of genetic material called microRna. These are short sequences, the vehicles with which the instructions to build proteins are transmitted but also preserve the memory of traumatic events. “There are diseases such as bipolar disorder that are passed down in the family even though they cannot be traced back to a particular gene,” recalls Mansuy, a professor at the Federal Institute of Technology (Eth) and of the University of Zurich.

Lo studio, i traumi si ereditano. Da genitori a figli e nipoti, fino alla terza generazione
Isabelle Mansuy, professor at the Federal Institute of Technology (Eth) and of the University of Zurich

To identify the mechanism, adult mice that had been exposed to traumatic conditions in the first years of life with other, non-traumatized mice were compared. The researchers studied the number and type of microRna in traumatized rodents and found that traumatic stress alters excessively or by low the amount of numerous microRNAs in the blood, brain and spermatic fluid. Modifications that affect the functioning of cells regulated by these mini-molecules.

Scholars have observed that traumatized mice modified their behavior. For example, they lost their natural aversion to open spaces and light, and showed signs of depression. Characteristics that through the sperm were transferred to the offspring, even if the specimens of the progeny were not subjected to stress or trauma. Even the metabolism of stressed mouse pups changed: insulin and blood sugar levels, for example, were lower than those of mice born to non-traumatized parents.

“We were able to demonstrate for the first time – sums up Mansuy – that traumatic experiences influence long-term metabolism, that induced changes are hereditary” and that the effects of inherited trauma on metabolism and psychological behavior persist until the third generation . “The imbalance of microRNAs in sperm has proved to be a key factor in passing the effects of parent-to-child trauma.”

Although many questions remain open and need to be clarified in subsequent studies, the authors point out, the conclusion is that “environmental conditioning leaves traces in the brain, organs and gametes, and through the gametes these traces are transmitted to the next generation”. The Zurich team is now trying to verify whether even in humans the ‘culprits’ are microRNAs.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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In Colombia la donna protagonista dello studio presentava un alto grado di patologia amiloide cerebrale, un segno distintivo della malattia . Tuttavia non aveva i sintomi associati alla malattia.

 

Il gene anti Alzheimer è stato isolato nel DNA di una donna colombiana. E’ la ‘mutazione’ chiamata APOE3ch che per almeno tre decenni ha protetto la donna a rischio Alzheimer, a causa di una predisposizione genetica alla malattia molto diffusa in Colombia e che porta ad ammalarsi intorno ai 40 anni.

Si tratta di una rara modifica genetica grazie alla quale anche se nel cervello della donna vi era accumulo della sostanza tossica beta-amiloide legata all’Alzheimer, il suo cervello è risultato in grado di resistere ai danni indotti da questa sostanza e i sintomi della malattia sono comparsi solo tardivamente.

E’ il caso di studio riferito sulla rivista Nature Medicine da Yakeel Quiroz del Massachusetts General Hospital di Boston.

“Questo singolo caso apre le porte a nuovi trattamenti che, piuttosto che agire sulla causa stessa della malattia, conferiscano resistenza alla demenza”, dichiara Quiroz.

La donna è stata individuata tra oltre 6 mila colombiani ad alto rischio di Alzheimer proprio per una predisposizione genetica.

In Colombia è molto diffusa una mutazione chiamata E280A a carico del gene Prenesilina 1. Questa mutazione conferisce un rischio di Alzheimer precoce con esordio dei sintomi già a 40 anni. Gli esperti hanno però scoperto la donna che, pur avendo questa mutazione svantaggiosa, non ha manifestato i sintomi della malattia se non da ultrasettantenne.

Il team di Yakeel Quiroz del Massachusetts General Hospital di Boston (Usa) e Joseph Arboleda-Velasquez dell’Harvard Medical School di Boston hanno capito che la donna è stata protetta da qualche altro fattore. Indagando nel suo DNA gli scienziati hanno scoperto infatti la mutazione APOE3ch, anche detta ChristChurch dalla città neozelandese dove fu isolata la prima volta. La donna aveva due copie della mutazione protettiva nel suo DNA e il suo cervello risultava protetto da neurodegenerazione e da accumulo di ammassi neurofibrillari tossici (implicati nell’Alzheimer).

“Questo studio rivela un meccanismo naturale di protezione contro l’Alzheimer – commenta Michele Vendruscolo dell’Università di Cambridge. Si tratta di un processo molecolare capace di frenare la malattia impedendo l’accumulo di ammassi neurofibrillari anche in presenza di depositi significativi di placche di beta-amiloide. Se il risultato sarà confermato, sarà rilevante traslare tale meccanismo in ambito farmacologico”, conclude.

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

degree of cerebral amyloid pathology, a hallmark of the disease. However he did not have the symptoms associated with the disease.

 

The anti-Alzheimer’s gene has been isolated in the DNA of a Colombian woman. It is the ‘mutation’ called APOE3ch which for at least three decades has protected the woman at risk of Alzheimer’s, due to a genetic predisposition to the disease very common in Colombia and which leads to getting sick around the age of 40.

It is a rare genetic modification thanks to which even if in the brain of the woman there was accumulation of the beta-amyloid toxic substance linked to Alzheimer’s, her brain was able to resist the damages induced by this substance and the symptoms of the disease are appeared only late.

This is the case study reported in the journal Nature Medicine by Yakeel Quiroz of Massachusetts General Hospital in Boston. “This single case opens the door to new treatments that, rather than acting on the cause of the disease, confer resistance to dementia,” says Quiroz.

The woman was identified among over 6 thousand Colombians at high risk of Alzheimer’s because of a genetic predisposition. In Colombia there is a widespread mutation called E280A against the Prenesilina 1 gene. This mutation confers an early Alzheimer’s risk with onset of symptoms already at 40 years. However, the experts discovered the woman who, despite having this disadvantageous mutation, did not show the symptoms of the disease unless she was over seventy.

The team of Yakeel Quiroz of Massachusetts General Hospital in Boston (USA) and Joseph Arboleda-Velasquez of the Harvard Medical School in Boston understood that the woman was protected by some other factor. Investigating his DNA, the scientists discovered the APOE3ch mutation, also known as ChristChurch from the New Zealand city where it was first isolated. The woman had two copies of the protective mutation in her DNA and her brain was protected from neurodegeneration and accumulation of toxic neurofibrillary clusters (implicated in Alzheimer’s).

“This study reveals a natural mechanism of protection against Alzheimer’s disease – comments Michele Vendruscolo of the University of Cambridge. It is a molecular process capable of curbing the disease by preventing the accumulation of neurofibrillary clusters even in the presence of significant deposits of plaques of beta-amyloid. If the result is confirmed, it will be relevant to translate this mechanism into a pharmacological environment, “he concludes.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Una molecola presente nelle crucifere riesce a riattivare meccanismi di protezione che nei tessuti tumorali sono bloccati. Come rivela una nuova ricerca, appena pubblicata su Science

 

METTERE a tappeto il cancro risvegliando PTEN, uno dei principali “guardiani” delle cellule che normalmente protegge il corpo dai tumori ma che, in molti casi, può non funzione a dovere, diventando lui stesso il cavallo di Troia per diverse malattie oncologiche. Come? Sfruttando l’azione dell’indolo-3-carbinolo (I3C), un composto naturale che si trova in alcune verdure presenti sulle nostre tavole, come broccoli, cavoli, cavolfiori e cavolini di Bruxelles.

La scoperta, pubblicata su Science, viene dagli Usa ma parla italiano: il primo autore dello studio è infatti Pier Paolo Pandolfi, genetista italiano che dirige il Cancer Center e del Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) della Harvard Medical School di Boston (Usa).

Per arrivare a queste conclusioni il team di ricerca si è servito di diversi campioni di cellule umane e modelli animali – topi – grazie ai quali è riuscito a identificare gli attori in gioco in questo processo molecolare:

“Abbiamo trovato il modo di riattivare PTEN, il Titano della soppressione tumorale, andando a bloccare la molecola WWP1, cioè l’interruttore che tiene PTEN spento, con il composto presente nei broccoli”, spiega Pandolfi.

Un’arma contro più tipi di tumore

Si tratta di una strategia promettente che consentirebbe di ampliare le opzioni preventive e terapeutiche contro il cancro:

“L’inattivazione di PTEN è molto frequente e poter risvegliare farmacologicamente questa molecola è un’arma importantissima a nostro favore”,

aggiunge il genetista. Infatti, anche se lo studio si è focalizzato su campioni di tumore alla prostata, l’approccio proposto dai ricercatori

“dovrebbe funzionare in molti tipi di tumore di grande impatto, incluso quello alla mammella”, e del fegato, perché in questi tipi di tumori l’oncogene WWP1 è molto abbondante. “In sintesi PTEN è il Titano buono, mentre WWP1 è l’oncogene cattivo, anzi direi cattivissimo”,

puntualizza Pandolfi. Si tratta infatti di un enzima, già noto per il suo ruolo nello sviluppo del cancro, e che, come spiega l’esperto, tiene spento il guardiano delle cellule.

La molecola anticancro è green

Durante lo studio, i ricercatori hanno poi condotto delle analisi biochimiche e delle simulazioni al computer grazie alle quali sono riusciti a individuare la molecola presente nelle verdure – l’indolo-3-carbinolo –, quella cioè in grado di risvegliare i sistemi di controllo contro la crescita e la proliferazione incontrollata delle cellule nei quali è coinvolto l’oncosoppressore PTEN, ponendo quindi le basi per la messa a punto di una nuova strategia anti-cancro. Che, come preannuncia questo studio, funziona: il trattamento basato su questa molecola, e testato su alcuni modelli animali, ha consentito la riduzione del tumore sia in termini di peso sia di dimensioni. In poche parole, il composto contenuto nelle verdure potrebbe diventare un buon alleato nella lotta contro il cancro, grazie alla sua capacità di contrastare gli effetti dannosi dell’oncogene WWP1.

Mangiare broccoli potrebbe dunque tenerci lontani dal cancro? Di sicuro, conclude l’esperto,

“questa scoperta enfatizza l’importanza di introdurre nella dieta alimenti vegetali, come le verdure crucifere”,

appunto broccoli, cavoli, cavolfiori.

“E rappresenta un’altra dimostrazione che una dieta ad alto contenuto di vegetali e fibre fa bene”.

Attenzione però a non cedere alla tentazione di tenersi lontano dalla malattia oncologica con un piatto di verdure: per trarne il potenziale beneficio anti-cancro, avremmo bisogno di generose dosi. Affinché il composto naturale sia efficace

“si dovrebbero mangiare chilogrammi di broccoli, circa 7. Per questo – conclude Pandolfi – al momento il composto in purezza è l’unica alternativa se si volessero sviluppare sperimentazioni cliniche”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

 

 

(ENGLISH VERSION)

A molecule present in cruciferous cells is able to reactivate protective mechanisms that are blocked in tumor tissues. As new research reveals, just published in Science

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Sentono l’amaro dei germi e stimolano sostanze antimicrobiche.

Sono state scoperte nelle gengive delle ‘cellule sentinella’ che avvertono la presenza nella bocca di batteri pericolosi e stimolano una risposta immunitaria, con produzione di molecole antimicrobiche che sembrano avere un ruolo difensivo importante dalla malattia delle gengive, la parodontite. Resa nota sulla rivista Nature Communications, la scoperta si deve all’italiano Marco Tizzano, originario della provincia di Verona, ex chef e oggi ricercatore presso il Monell Chemical Senses Center a Philadelphia.

Chiamate ‘cellule chemosensoriali solitarie’, queste sentinelle gengivali funzionano in modo davvero intelligente: sono in grado di avvertire il gusto amaro che spesso si associa alla presenza di batteri patogeni pericolosi per il cavo orale. Attivate da questa ‘spia’ amara, le sentinelle gengivali stimolano il rilascio di molecole antimicrobiche che proteggono le gengive dai patogeni, contribuendo a ripristinare il corretto equilibrio dei batteri (microbiota) del cavo orale.

“Queste cellule sentinella – spiega Tizzano all’ANSA – che abbiamo scoperto essere presenti anche nell’uomo (come visto in biopsie di gengive umana) ristabiliscono un eventuale disequilibrio del microbiota, ristabilendo le corrette proporzioni tra differenti microrganismi”.

Nello studio, su topi, Tizzano ha dimostrato il loro meccanismo d’azione con degli esperimenti molto eleganti. In primis ha esposto gli animali 2 volte al giorno a un collutorio contenente una sostanza ultra-amara, il denatonio. In risposta a questa molecola i sensori gustativi dell’amaro delle sentinelle gengivali si sono attivate e per tutta risposta nel cavo orale è aumentata la produzione di molecole anti-microbiche, in particolare di beta-difensina la cui concentrazione è raddoppiata.
Come contro prova gli scienziati hanno somministrato lo stesso collutorio a topolini privati dei geni per i recettori del gusto amaro. In questo caso non è stata scatenata nessuna reazione delle cellule sentinelle gengivali.
“Il nostro studio si aggiunge a una serie di evidenze scientifiche su queste cellule sentinella – afferma Tizzano – e indica che nelle gengive queste cellule sono coinvolte nella regolazione del microbiota del cavo orale”.

Si tratta di un meccanismo di difesa in grado di mantenere in equilibrio il microbiota evitando che batteri patogeni prendano il sopravvento.

Un giorno sulla base del profilo genetico dei recettori dell’amaro, sostiene Tizzano, si potrebbe stilare un profilo di rischio individuale per la parodontite.

“Inoltre, la nostra volontà è anche – anticipa Tizzano – è fare lo screening di tantissime molecole che attivino queste cellule sentinella, in modo da scegliere le migliori, per esempio come base di collutori e dentifrici per aumentare la possibilità di prevenire la parodontite o anche un gel naturalmente capaci di attivare le sostanze antimicrobiche, da usare ad esempio quando possibile al posto della terapia antibiotica”.

Sarà anche interessante valutare se chi mangia molte verdure amare sia meno a rischio di parodontite, conclude.

“Si tratta di uno studio di base molto interessante, paradigmatico della continua evoluzione delle conoscenze in ambito cellulare e molecolare, in particolare sulla risposta agli stimoli infettivi e infiammatori nel cavo orale, che fa della parodontologia una disciplina sempre più fondamentale in cambio biologico e medico, con un potenziale impatto futuro su cura e prevenzione di parodontite e patologie correlate”, spiega Mario Aimetti dell’Università di Torino e presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia.
FONTE: Salute della Repubblica

 

 

(ENGLISH VERSION)

They feel the bitterness of germs and stimulate antimicrobial substances.

 

They have been discovered in the gums of ‘sentinel cells’ that sense the presence of dangerous bacteria in the mouth and stimulate an immune response, with the production of antimicrobial molecules that seem to play an important defensive role in gum disease, periodontitis. Made known in the journal Nature Communications, the discovery is due to the Italian Marco Tizzano, a native of the province of Verona, a former chef and now a researcher at the Monell Chemical Senses Center in Philadelphia.

Called ‘solitary chemosensory cells’, these gingival sentinels function in a truly intelligent way: they are able to feel the bitter taste that is often associated with the presence of pathogenic bacteria that are dangerous for the oral cavity. Activated by this bitter spy, the gingival sentinels stimulate the release of antimicrobial molecules that protect the gums from pathogens, helping to restore the correct balance of bacteria (microbiota) of the oral cavity. “These sentinel cells – explains Tizzano to ANSA – which we discovered to be present also in humans (as seen in biopsies of human gums) restore a possible imbalance of the microbiota, restoring the correct proportions between different microorganisms”.

In the study, on mice, Tizzano demonstrated their mechanism of action with very elegant experiments. First he exposed the animals twice a day to a mouthwash containing an ultra-bitter substance, the denatonio. In response to this molecule the gustatory sensors of the bitterness of the gingival sentinels were activated and in response the production of anti-microbial molecules, in particular beta-difensin whose concentration doubled, increased in the oral cavity. As a counter-test, the scientists gave the same mouthwash to mice deprived of the genes for bitter taste receptors. In this case, no reaction of the gingival sentinel cells was triggered. “Our study adds to a series of scientific evidence on these sentinel cells – states Tizzano – and indicates that these cells are involved in the regulation of oral microbiota in the gums”. It is a defense mechanism able to keep the microbiota in balance avoiding that pathogenic bacteria take over.

One day, based on the genetic profile of bitter receptors, Tizzano maintains, an individual risk profile could be drawn up for periodontitis. “Furthermore, our desire is also – Tizzano anticipates – to screen a large number of molecules that activate these sentinel cells, so as to choose the best ones, for example as a base for mouthwashes and toothpastes to increase the possibility of preventing periodontitis or even a gel naturally capable of activating antimicrobial substances, to be used for example when possible instead of antibiotic therapy “. It will also be interesting to assess whether those who eat many bitter vegetables are less at risk of periodontitis, he concludes.

“This is a very interesting basic study, paradigmatic of the continuous evolution of knowledge in the cellular and molecular field, in particular on the response to infectious and inflammatory stimuli in the oral cavity, which makes periodontology an increasingly fundamental discipline in biological and medical exchange , with a potential future impact on the treatment and prevention of periodontitis and related diseases “, explains Mario Aimetti of the University of Turin and president of the Italian Society of Periodontology and Implantology.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Nel mondo di oggi è comune che le persone si preoccupino che non ricevano abbastanza vitamina D o probiotici, ma i nutrienti che dovrebbero ricevere e dare più attenzione per l’integrazione sono i giusti tipi di zinco e B12. Sono questi due nutrienti che le persone sono più comunemente carenti e che rappresentano le maggiori minacce alla nostra salute quando siamo carenti di essi.

In questo articolo, spiegherò perché quasi tutti sono carenti di zinco e perché è così importante includerlo non solo per le malattie croniche ma anche per il mantenimento della salute e la futura prevenzione delle malattie.

Essenziale per tutti

Con una grave carenza di zinco, puoi ammalarti gravemente. Lo zinco è fondamentale per la salute del fegato, le condizioni autoimmuni, l’acne, i problemi surrenali, l’artrite, il cancro, l’eczema, la psoriasi, la nebbia del cervello, il fegato del bambino e del lattante (il nome che ho dato a una serie di problemi di salute con cui soffrono molti neonati e bambini– leggi di più su “Liver Rescue”), diabete, affaticamento, sbalzi dell’umore, gotta, palpitazioni cardiache, epatite, ipertensione, colesterolo alto, vampate di calore, infiammazione, emicrania, SIBO, sinusite, problemi di peso, vertigini, acufeni, sclerosi multipla, lupus, malattia di Lyme, problemi alla tiroide, virus di Epstein-Barr, fuoco di Sant’Antonio, IVU, candida e ogni altro sintomo e condizione esistente. Se hai un sintomo di qualsiasi tipo o desideri aiutare a prevenire i sintomi in futuro, è tempo di fare dello zinco il tuo migliore amico.

Virus Killer

I virus sono la causa più comune di tutti i tipi di malattie e condizioni croniche. Sfortunatamente, la scienza e la ricerca medica non l’hanno ancora scoperto, né hanno scoperto l’esistenza di dozzine di ceppi di virus mutati che causano problemi di salute. Tragicamente, ciò significa che a meno che le persone non stiano scoprendo la verità nelle informazioni del mezzo medico o non stiano ascoltando la verità da un amico, un familiare, un medico o un operatore sanitario che lo hanno appreso dalle mie informazioni, allora non otterranno le risposte e hanno bisogno di guarire. Condivido molto di più su questi virus e su come essi causino centinaia di diverse condizioni e sintomi di salute nei miei libri,( Medical Medium, Changing Life Food, Thyroid Healing, Liver Rescue)

Lo zinco è una delle risorse più importanti per combattere virus come Epstein-Barr (EBV), fuoco di Sant’Antonio, herpes simplex, citomegalovirus e altro. Il corpo esaurisce rapidamente le scorte e persino le riserve profonde di zinco. È molto comune diventare carenti di zinco quando si ha un virus, cosa che la maggior parte delle persone fa, se non si era già carenti. Lo zinco uccide le cellule virali e riduce le reazioni infiammatorie alle neurotossine prodotte dai virus nella famiglia dell’herpes, tra cui EBV, fuoco di Sant’Antonio e altro.

Alleato del tuo fegato

In Liver Rescue condivido quanto lo zinco integrale sia importante per la salute e il corretto funzionamento del fegato.

“Lo zinco (sotto forma di solfato di zinco liquido) è responsabile di tutte le oltre 2.000 funzioni chimiche del fegato, compresa la creazione del fegato nell’utero e lo sviluppo del fegato man mano che cresceva e raggiungeva l’età adulta.

Il fegato immagazzina un’abbondanza di zinco perché sa che le persone sono carenti di zinco, in parte a causa della mancanza di esso nel cibo che mangiamo. Senza zinco, il tuo fegato non può svolgere le sue funzioni che proteggono tutto il tuo corpo, quindi nonostante il suo deposito di zinco, il tuo fegato ha sempre bisogno di più, perché la produzione di zinco necessaria per rispondere alle esigenze mentali e fisiche su di noi è alta. L’assalto di virus, batteri e altri agenti patogeni in particolare drena le nostre riserve di zinco.

Uno scopo specifico delle riserve di zinco è quello di eliminare le forme tossiche di rame che sono sempre alte all’interno del fegato e che possono causare danni agli organi. Se qualcuno è così carente di zinco che persino le riserve di zinco del fegato sono scese a un livello pericoloso, quella persona può sviluppare una serie di malattie e malattie autoimmuni virali correlate, di cui puoi leggere in tutta la serie di libri Medical Medium. Lo zinco aiuta il sistema immunitario del fegato a respingere ogni microrganismo ostile che entra nel fegato. “

Importante per la salute della tiroide

Qualcuno che conosci ha una patologia tiroidea come la tiroidite di Hashimoto, la malattia di Graves, l’ipotiroidismo, il cancro alla tiroide, i noduli, le cisti o i tumori? Lo zinco è fondamentale per tutte le condizioni della tiroide perché uccide il virus che la scienza e la ricerca medica non sanno ancora che è responsabile dei problemi della tiroide: il virus Epstein-Barr. Lo zinco, sotto forma di solfato di zinco liquido, aiuta a proteggere la tiroide dall’infiammazione del virus, oltre a ridurre la crescita di noduli, tumori e cisti (sia cancerosi che benigni). Inoltre, lo iodio nascente, che è fondamentale per chiunque abbia problemi alla tiroide perché è un antisettico per virus e altri agenti patogeni, viene portato in vita dallo zinco in modo che possa funzionare nel miglior modo possibile.

Supporto per raffreddore e influenza – terapia con shock di zinco

Se ritieni di avere uno inizio di raffreddore o influenza, puoi usare una pratica di guarigione che io chiamo “terapia con shock di zinco”. È importante iniziare non appena hai i primi sintomi di sviluppo di influenza, quindi avere una bottiglia di il solfato di zinco liquido di alta qualità a portata di mano in ogni momento è importante. Spruzza due goccioline di zinco nella gola, lascialo riposare lì per un minuto e poi ingoia lo zinco. Tre ore dopo, spruzzi altri due contagocce in gola e lascialo riposare lì per un minuto prima di deglutire. Ripeti ogni tre ore di veglia per due giorni.

La carenza di zinco è un fattore scatenante per la malattia

Se ti permetti di diventare carente di zinco o sei nato in questo mondo con una carenza di zinco, il che è molto possibile perché ereditiamo carenze dalla nostra linea familiare, offre ai virus un’occasione perfetta per trarre vantaggio da un sistema immunitario indebolito per prosperare . Sintomi e condizioni possono manifestarsi o peggiorare nel tempo, tra cui affaticamento, eruzioni cutanee, vertigini, macchie negli occhi, palpitazioni cardiache, emicrania, pelle secca, capelli fragili, acufeni, problemi di sonno, mestruazioni dolorose, problemi alla tiroide,

La carenza di zinco è anche direttamente responsabile di problemi alle unghie come unghie deboli e fragili, creste e lune mancanti sulle unghie.

Moltitudine di benefici curativi

Alcuni altri motivi per cui lo zinco è così importante includono:

* Il solfato di zinco liquido dà un forte impulso al sistema immunitario rafforzando i globuli bianchi come linfociti, basofili, neutrofili, eosinofili, macrofagi e monociti.

* Supporta il pancreas e le ghiandole surrenali e aiuta a stabilizzare i livelli di glucosio nel sangue.

* Rafforza il sistema endocrino, comprese le ghiandole surrenali, la tiroide e il talamo, che a sua volta supporta i neurotrasmettitori.

* Critico per la fertilità, anche per la salute dello sperma di un uomo.

* E altro ancora.

Alimenti ricchi di zinco

Ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente ricchi di zinco e che sono molto utili da assumere regolarmente nella dieta, tra cui germogli, microgreens, cavoli, semi di zucca, ravanelli, carciofi, foglie di ortica, prezzemolo, cipolle e miele crudo. Tuttavia, è anche importante considerare l’integrazione con il giusto tipo di zinco: solfato di zinco liquido.

Gli alimenti a nostra disposizione su questa terra non contengono più abbastanza zinco per fornire tutto lo zinco di cui abbiamo bisogno. Anche le migliori aziende agricole biologiche tendono a perdere questo minerale dal loro suolo, in parte a causa degli elevati livelli di metalli pesanti tossici che cadono dal cielo, alterando l’equilibrio del pH del suolo, esaurendo i microrganismi presenti nel suolo e reagendo negativamente con i minerali traccia del suolo come lo zinco. Ciò significa che mentre i semi di zucca, ad esempio, che sono celebrati per il loro contenuto di zinco, possono essere di supporto, insieme ad altri alimenti noti per essere ricchi di zinco, se hai a che fare con un sintomo o una condizione, quindi integrare con alta qualità , il solfato di zinco liquido ti offrirà un’importante spinta immunitaria.

Altro su solfato di zinco

Lo zinco è disponibile in diverse forme e quale forma si integra con le questioni. Non ti offriranno tutti gli stessi vantaggi. Il solfato di zinco è speciale nel modo in cui sostiene la salute. Inoltre, come con tutti gli integratori, molti prodotti includono ingredienti aggiunti che non supportano la salute, quindi è importante sceglierne uno il più pulito possibile. Evita i numerosi integratori di zinco liquido che sono caricati con acido citrico, aromi naturali, alcool e altri ingredienti tossici. Invece, cerca uno zinco ionico liquido pulito e di alta qualità come quello sulla mia pagina di integratori preferiti.

Mangiare un sacco di cibi ricchi di zinco e integrare con solfato di zinco (a livelli normali, non in megadosi) può offrire così tanto sollievo alla persona che soffre di malattie croniche.

Zinco e rame

Mentre condivido la Thyroid Healing, c’è la paura che l’assunzione di zinco supplementare esaurisca tutto il rame nel tuo corpo. Non lasciare che questo malinteso ti trattenga. Quando prendi il giusto tipo di integratore di zinco, che è il solfato di zinco liquido, non devi preoccuparti della perdita di rame. Questo zinco non rimuove la traccia essenziale di rame minerale che aiuta la salute; rimuove solo qualsiasi rame tossico e c’è un’enorme differenza tra quei due. In effetti, anche con un supplemento di zinco minore, non dovresti preoccuparti della perdita di rame, perché il minerale in tracce di rame è uno dei più assimilabili e disponibili da fonti alimentari quotidiane, quindi siamo tutti in eccedenza, in grado di recuperare rapidamente e non a rischio di diventare carenti. È anche molto comune avere abbondante  rame tossico, quindi se il supplemento di zinco minore ti pulisce da esso, ti sta facendo un favore. Naturalmente, è ancora meglio scegliere solfato di zinco liquido di alta qualità, senza conservanti.

FONTE: Medical Medium

 

(ENGLISH VERSION)

In today’s world it’s common for people to be concerned they’re not getting enough vitamin D or probiotics, but the nutrients that should be getting the most attention for supplementation are the right kinds of zinc and B12. It’s these two nutrients that people are most commonly deficient in and that pose the greatest threats to our health when we are deficient.

In this article, I will explain why almost everyone is deficient in zinc and why it’s so critical to include–not only for chronic illness but also for health maintenance and future illness prevention.

Essential For Everyone

With a severe zinc deficiency, you can become gravely ill. Zinc is critical for liver health, autoimmune conditions, acne, adrenal problems, arthritis, cancer, eczema, psoriasis, brain fog, child and baby liver (the name I have given to a certain set of health challenges many babies and children suffer with–read more in Liver Rescue), diabetes, fatigue, mood struggles, gout, heart palpitations, hepatitis, high blood pressure, high cholesterol, hot flashes, inflammation, migraines, SIBO, sinus infections, weight issues, vertigo, tinnitus, multiple sclerosis, lupus, Lyme disease, thyroid problems, Epstein-Barr virus, shingles, UTIs, candida, and every other symptom and condition that exists. If you have a symptom of any kind or you wish to help prevent symptoms in the future, it’s time to make zinc your best friend.

Virus Killer

Viruses are the most common cause of all kinds of chronic illnesses and conditions. Unfortunately, medical science and research haven’t discovered this yet, nor have they discovered the existence of dozens of mutated strains of viruses that are causing health problems. Tragically, that means that unless people are discovering the truth in the Medical Medium information, or they’re hearing the truth from a friend, family member, doctor, or health practitioner who learned it from my information, then they will not get the answers they need to heal. I share much more about these viruses and how they cause hundreds of different health conditions and symptoms in my books, Medical Medium, Life-Changing Foods, Thyroid Healing, and Liver Rescue.

Zinc is one of the most important resources to fight viruses such as Epstein-Barr (EBV), shingles, herpes simplex, citomegalovirus, and more. The body uses up supplies and even deep reserves of zinc at a rapid rate. It’s very common to become zinc-deficient when you have a virus, which most people do, if you weren’t already deficient. Zinc kills viral cells and lowers inflammatory reactions to neurotoxins produced by viruses in the herpes family, including EBV, shingles, and more.

Your Liver’s Ally

In Liver Rescue I share how integral zinc is for your liver’s health and proper functioning. “Zinc (as liquid zinc sulfate) is responsible for all of the over 2,000 chemical functions of the liver, including the creation of your liver in the womb and the development of your liver as you grew and reached adulthood.

The liver stores an abundance of zinc because it knows people are zinc deficient, in part due to the lack of it in the food we eat. Without zinc, your liver can’t perform its functions that protect your whole body, so despite its zinc storage, your liver always needs more, because the zinc output needed to respond to the mental and physical demands upon us is high. The onslaught of viruses, bacteria, and other pathogens in particular drains our zinc reserves.

One specific purpose of zinc reserves is to eliminate toxic forms of copper that are always high inside the liver and that can cause the organ harm. If someone is so zinc-deficient that even the liver’s zinc reserves have dropped to a dangerous level, that person can develop a host of viral related autoimmune diseases and illnesses, which you can read about throughout the Medical Medium book series. Zinc helps the liver’s immune system fend off every unfriendly microorganism that enters the liver.”

Critical For Thyroid Health

Do you or does someone you know have a thyroid condition such as Hashimoto’s thyroiditis, Graves’ disease, hypothyroidism, thyroid cancer, nodules, cysts, or tumors? Zinc is critical for all thyroid conditions because it kills the virus that medical science and research don’t yet know is responsible for thyroid problems: Epstein-Barr virus. Zinc, as liquid zinc sulfate, helps protect the thyroid from becoming inflamed from the virus, along with reducing the growth of nodules, tumors, and cysts (both cancerous and benign). In addition, nascent iodine, which is critical for anyone with thyroid problems because it’s an antiseptic to viruses and other pathogens, is brought to life by zinc so it can work as well as possible.

Cold & Flu Support – Zinc Shock Therapy

If you feel like you might have a cold or flu developing, you can use a healing practice I call “zinc shock therapy.” It’s important to begin it as soon as you get your first sign of a flu developing, so having a bottle of high-quality liquid zinc sulfate on hand at all times is important. Squirt two dropperfuls of the zinc into your throat, let it sit there for a minute and then swallow the zinc. Three hours later, squirt another two dropperfuls into your throat and let it sit there again for a minute before swallowing. Repeat every three waking hours for two days.

Zinc Deficiency is a Trigger for Illness

If you allow yourself to become zinc deficient or you’re born into this world with a zinc deficiency, which is very possible because we inherit deficiencies from our family line, it gives viruses a perfect opportunity to take advantage of a weakened immune system and prosper. Symptoms and conditions can show up or worsen over time, including fatigue, rashes, dizziness, eye floaters, heart palpitations, migraines, dry skin, brittle hair, tinnitus, sleep issues, painful menstruation, thyroid problems,

Zinc deficiency is also directly responsible for nail problems like weak and brittle nails, ridges, and missing moons on the nails.

Multitude of Healing Benefits

Some other reasons zinc is so important include:

* Liquid zinc sulfate gives a major boost to the immune system by strengthening white blood cells such as lymphocytes, basophils, neutrophils, eosinophils, macrophages, and monocytes.

* Supports the pancreas and adrenal glands and helps stabilize glucose levels in the blood.

* Fortifies the endocrine system—including the adrenal glands, thyroid, and thalamus—which in turn supports neurotransmitters.

* Critical for fertility, including for the health of a man’s sperm.

* And more.

Foods Rich In Zinc

There are some foods that are especially high in zinc and are very helpful to have in your diet regularly, including sprouts, microgreens, collard greens, pumpkin seeds, radishes, artichokes, nettle leaf, parsley, onions, and raw honey. However, it is also important to consider supplementing with the right kind of zinc: liquid zinc sulfate.

The foods available to us on this earth don’t contain enough zinc anymore to provide all the zinc we need. Even the best organic farms tend to be missing this mineral from their soil, in part due to the elevated levels of toxic heavy metals that fall from the sky, altering the pH balance of the soil, depleting soil-borne microorganisms, and reacting negatively with the soil’s trace minerals such as zinc. This means that while pumpkin seeds, for example, which are celebrated for their zinc content, can be supportive, along with other foods known to be high in zinc, if you’re dealing with a symptom or condition, then supplementing with high-quality, liquid zinc sulfate will offer you an important immune boost.

More on Zinc Sulfate

Zinc comes in different forms and which form you supplement with matters. They’re not all going to offer you same benefits. Zinc sulfate is special in how it supports health. Also, as with all supplements, many products include added ingredients that are not health supporting, so it’s important to choose one that is as clean as possible. Avoid the many liquid zinc supplements that are loaded with citric acid, natural flavors, alcohol, and other toxic ingredients. Instead, search for a clean, high-quality liquid ionic zinc like the one on my preferred supplements page.

Eating plenty of zinc-rich foods and supplementing with zinc sulfate (at normal levels, not in megadoses) can offer so much relief for the person who suffers from chronic illness.

Zinc and Copper

As I share in Thyroid Healing, there’s a fear out there that taking supplemental zinc will deplete all the copper in your body. Don’t let this misconception hold you back. When you take the right type of zinc supplement, which is liquid zinc sulfate, you don’t need to worry about copper loss. This zinc doesn’t remove the essential trace mineral copper that’s helping your health; it only removes any toxic copper—and there’s a huge difference between those two. In fact, even with a lesser zinc supplement, you wouldn’t have to worry about copper loss, because trace mineral copper is one of the most assimilable and available from everyday food sources, so we’re all high in it, able to recoup it quickly, and not at risk for becoming deficient. It’s also very common to be high in toxic copper, so if the lesser zinc supplement is cleansing you of it, it’s doing you a favor. Of course, it’s still best to go with high-quality, preservative-free, liquid zinc sulfate.

 

SOURCE: Medical Medium

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I test su topi geneticamente modificati hanno dimostrato che le cellule immunitarie (T)  e un batterio intestinale in sinergia bloccano l’assorbimento del grasso. ”Primo passo per capire possibili sviluppi terapeutici”.

 

L’organismo ha una doppia arma per combattere l’obesità: identificata nei topi, è costituita

  • da cellule del sistema immunitario e
  • da una specie di batteri presente nell’intestino.

Le prime regolano la composizione della flora intestinale, favorendo la proliferazione dei secondi, che sono batteri ‘buoni’ che bloccano l’assorbimento del grasso. Il risultato può aprire la strada a nuove cure contro l’obesità. Pubblicata sulla rivista Science, la scoperta si deve alla ricerca coordinata da Zac Stephens e June Round, dell’università americana dello Utah.

Studi recenti sui topi hanno mostrato che differenze nella composizione della flora intestinale, oltre che genetica e dieta, possono predisporre all’obesità. Basandosi su queste ricerche, gli studiosi hanno identificato il sistema immunitario come un fattore chiave nella regolazione della composizione di questa comunità di microrganismi.

In particolare, è stato visto che le cellule T del sistema immunitario proteggono i topi dall’obesità perché promuovono nell’intestino la produzione di anticorpi chiamati immunoglobuline A (IgA) che favoriscono la proliferazione di un batterio chiamato Clostridia. Identificato dallo stesso gruppo, previene l’aumento di peso perché blocca la capacità dell’intestino di assorbire il grasso.

I ricercatori lo hanno dimostrato grazie a topi geneticamente modificati in modo da avere un sistema immunitario compromesso, in particolare nella produzione di cellule T e di conseguenza nella produzione degli anticorpi IgA. Ciò ha comportato l’accumulo di grasso nei topi, anche se nutriti con una dieta leggera.

Analizzando la composizione della flora batterica di topi sani e topi con problemi immunitari, è stato visto quindi che nell’intestino degli animali sani prosperano le comunità di Clostridia, mentre quelli con il sistema immunitario compromesso le perdono gradualmente. Quando questi batteri sono stati reintrodotti nell’intestino dei topi con problemi immunitari, gli animali sono dimagriti.

“Ora che abbiamo trovato i batteri responsabili di questo effetto dimagrante – rileva Round – abbiamo il potenziale per capire meglio la loro funzione e se hanno un valore terapeutico”.

 

FONTE: Scienza e Salute della Repubblica

 

 

(ENGLISH VERSION)

Tests on genetically modified mice have shown that immune cells (T) and a synergistic intestinal bacterium block the absorption of fat. “First step in understanding possible therapeutic developments”

The organism has a double weapon to fight obesity: identified in mice, it consists of cells of the immune system and a species of bacteria present in the intestine. The former regulate the composition of the intestinal flora, favoring the proliferation of the latter, which are ‘good’ bacteria that block the absorption of fat. The result can pave the way for new treatments for obesity. Published in the journal Science, the discovery is due to the research coordinated by Zac Stephens and June Round, of the American University of Utah.

Recent studies on mice have shown that differences in the composition of intestinal flora, as well as genetics and diet, may predispose to obesity. Based on this research, researchers have identified the immune system as a key factor in regulating the composition of this community of microorganisms. In particular, it has been seen that the T cells of the immune system protect mice from obesity because they promote the production of antibodies in the intestine called immunoglobulins A (IgA) which favor the proliferation of a bacterium called Clostridia. Identified by the same group, it prevents weight gain by blocking the intestine’s ability to absorb fat. The researchers demonstrated this with genetically modified mice in order to have a compromised immune system, particularly in the production of T cells and consequently in the production of IgA antibodies. This resulted in the accumulation of fat in mice, even when fed on a light diet.

Analyzing the composition of the bacterial flora of healthy mice and mice with immune problems, Clostridia communities have been shown to thrive in the intestines of healthy animals, while those with compromised immune systems gradually lose them. When these bacteria were reintroduced into the intestines of mice with immune problems, the animals lost weight.

“Now that we have found the bacteria responsible for this slimming effect – notes Round – we have the potential to better understand their function and if they have therapeutic value”.

SOURCE: Scienza e Salute della Repubblica

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