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Archive for the ‘stile di vita’ Category

Il lavoro della nutrizionista e della psicologa per mettere a punto sette menù cromatici per il primo pasto della giornata.

 

I sette menù, spiega la nutrizionista, sono stati studiati per le esigenze di una persona adulta e  non sedentaria, sono equilibrati e partono da una composizione comune.

Prevedono latte, prezioso per l’apporto di calcio e proteine; biscotti o merendine o una fetta di torta per recuperare energia dopo il digiuno notturno sotto forma di zuccheri semplici e complessi;  frutta per la presenza di fibre, minerali e vitamine, importante ad inizio giornata soprattutto per chi passa molto tempo fuori casa e non sempre ha l’occasione di consumare le 2-3 porzioni quotidiane raccomandate.

La colazione, ricorda Valeria del Balzo,  deve essere adeguata sotto il profilo nutrizionale e deve fornire tra il 15 e il 20% del fabbisogno calorico quotidiano.

  • Se la prima indicazione è di evitare colazioni frettolose e scarse,
  • la seconda è di non accontentarsi sempre dello stessa formula.

“Siamo abituati a variare ciò che mangiamo a pranzo e cena, impariamo a farlo anche a colazione”, invita la nutrizionista.

Il vantaggio, spiega, è duplice: il primo pasto della giornata può diventare più invitante; la varietà migliora l’apporto di nutrienti, dunque la qualità nutrizionale.
Ecco allora i sette menù, uno per ogni colore e per ogni stato d’animo che fanno parte della campagna AIDEPI, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, a favore del valore della colazione.

• ARANCIONE PER UN PIENO DI ENERGIA

L’arancione rimanda all’allegria, al divertimento, all’apertura agli altri, spiega la psicologa; è il colore ideale per partire con positività ed energia. Il menù può essere composto da un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, una spremuta d’arancia o un’arancia, una porzione di crostata (circa 50 g) con confettura ad esempio di albicocca, oppure un cornetto o tre biscotti alla frutta.

• ROSSO, PRIMA DI UN INCONTRO DI LAVORO

“Il rosso a colazione è perfetto per aiutarci ad esprimere con sicurezza la nostra opinione durante un incontro di lavoro a cui teniamo o se puntiamo a sedurre chi ci piace”, dice la psicologa.

Questo colore caldo e rivitalizzante è associato al desiderio di potere e di autorità o, comunque, alla passione. La proposta menù prevede un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero; una fettina di pane (40 g) con 20 g marmellata di fragole o con 10 g di crema spalmabile alla nocciola, oppure una merendina ai frutti rossi o tre biscotti al cacao; una porzione di frutta, come 100 g di more o lamponi, oppure una spremuta di arancia rossa.

• BLU, PER RALLENTARE IL RITMO

ll blu, colore freddo, può stimolare la distensione, la tranquillità e la fiducia. Una colazione ispirata a questo colore ci aiuta a non farci travolgere dagli eventi, suggerisce  Gaia Vicenzi. In tavola possiamo optare per tre fette biscottate con della marmellata di mirtilli (20 g) oppure una porzione di muesli (45 g) o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola (10 g). Da accompagnare con un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero e una porzione di frutta come mirtilli (100 g) o uva fragola (50 g).

• NERO E MARRONE, PER RITROVARE SE STESSI

Le sfumature tra marrone e nero rimandano a naturalezza, normalità, mancanza di sofisticatezza. È un “colore non colore” che fa pensare alla vita semplice, in cui più che all’apparenza si dà attenzione all’interiorità. Nei giorni in cui vogliamo ritagliarci del tempo per stare con noi stessi la colazione si compone di cacao, caffè, frutta secca e prodotti integrali. Ecco qualche idea di menù: una merendina con farina integrale o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola, oppure 3 biscotti integrali; 20 g di noci o nocciole; una tazza di caffè con un cucchiaino di zucchero; un vasetto di yogurt bianco o una tazza di latte (200 ml).

• VERDE CONTRO LO STRESS

Il verde, colore freddo, rimanda a un’idea di tranquillità. Crea armonia e calma, evoca autonomia e tenacia. Se si è stanchi e stressati aiuta a ritrovare il proprio baricentro e, se possibile, evitare di immergerci subito nella mischia. Il menù dà spazio a frutti e confetture di kiwi, mela o fichi. Può essere composto da una merendina oppure tre/quattro fette biscottate, magari integrali, con della marmellata di fichi o di kiwi (20 g) oppure del muesli (45 g); una porzione di kiwi (100 g) o una mela verde; una tazza di tè verde e un vasetto di yogurt bianco intero oppure un bicchiere di latte (200 ml).

• GIALLO PER IL BUONUMORE

Una nota di giallo ogni giorno non guasta mai: il colore del sole richiama ottimismo, migliora la percezione di benessere e di speranza, aumenta la capacità di concentrazione e la voglia di aprirsi agli altri e di stare in gruppo. A tavola possiamo scegliere tra una fettina di pane (40 g) con del miele (15 g) o della marmellata di arance (20 g) oppure tre biscotti; una porzione di ananas (100 g) o un pompelmo o un bicchiere di spremuta di arancia bionda o di pompelmo; un bicchiere di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt al naturale.

•  BIANCO PER UN BUON PROPOSITO

Colore freddo, simbolo di purezza, freschezza e rinascita, il bianco è da scegliere quando vogliamo che la giornata sia l’inizio di una cosa nuova, abbiamo buoni propositi e ci sentiamo carichi dell’energia giusta per metterli in pratica. Per un menù “total white” si può scegliere una merendina o un croissant o due/tre biscotti semplici; una tazza di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt bianco; una mela o una pera.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The work of the nutritionist and the psychologist to develop seven color menus for the first meal of the day.

The seven menus, explains the nutritionist, have been studied for the needs of an adult and not sedentary, are balanced and start from a common composition. They provide milk, precious for the contribution of calcium and proteins; biscuits or snacks or a piece of cake to recover energy after night fasting in the form of simple and complex sugars; fruit due to the presence of fibers, minerals and vitamins, important at the beginning of the day especially for those who spend a lot of time away from home and do not always have the opportunity to consume the 2-3 daily portions recommended. Breakfast, remember Valeria del Balzo, must be adequate from the nutritional point of view and must provide between 15 and 20% of daily caloric needs. If the first indication is to avoid hurried and poor breakfasts, the second is not to be satisfied with the same formula. “We are used to varying what we eat for lunch and dinner, we learn to do it for breakfast too”, the nutritionist invites. The advantage, he explains, is twofold: the first meal of the day can become more inviting; the variety improves the supply of nutrients, therefore the nutritional quality.
Here are the seven menus, one for each color and for each mood that are part of the campaign AIDEPI, Association of the industries of sweet and Italian pasta, in favor of the value of breakfast.

• ORANGE FOR A FULL OF ENERGY

The orange refers to happiness, fun, openness to others, explains the psychologist; it is the ideal color to start with positivity and energy. The menu can be composed of a glass of milk (200 ml), with or without coffee, an orange or orange juice, a portion of tart (about 50 g) with jam, for example of apricot, or a croissant or three fruit biscuits.

• RED, BEFORE A WORK MEETING

“Red for breakfast is perfect to help us to express our opinion with confidence during a business meeting we hold or if we aim to seduce those we like,” says the psychologist. This warm and revitalizing color is associated with the desire for power and authority or, in any case, for passion. The proposed menu includes a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt; a slice of bread (40 g) with 20 g strawberry jam or with 10 g of hazelnut spread cream, or a red fruit snack or three cocoa biscuits; a portion of fruit, like 100g of blackberries or raspberries, or a red orange juice.

• BLUE, TO SLOW THE RHYTHM

Blue, cold color, can stimulate relaxation, tranquility and trust. A breakfast inspired by this color helps us not to be overwhelmed by events, suggests Gaia Vicenzi. On the table we can opt for three biscuits with blueberry jam (20 g) or a portion of muesli (45 g) or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spread (10 g). To be served with a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt and a portion of fruit such as blueberries (100 g) or strawberry grapes (50 g).

• BLACK AND BROWN, TO FIND HIMSELF

The shades between brown and black refer to naturalness, normality, lack of sophistication. It is a “non-colored color” that makes one think of simple life, in which more than appearance is given attention to interiority. In the days when we want to take time out to be with ourselves, breakfast consists of cocoa, coffee, nuts and wholegrain products. Here are some menu ideas: a snack with wholemeal flour or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spreads, or 3 whole biscuits; 20 g of walnuts or hazelnuts; a cup of coffee with a teaspoon of sugar; a jar of white yogurt or a cup of milk (200 ml).

• GREEN AGAINST STRESS

The green, cold color, refers to an idea of ​​tranquility. It creates harmony and calm, evokes autonomy and tenacity. If you are tired and stressed, help you find your center of gravity and, if possible, avoid immersing yourself in the fray. The menu gives space to fruits and jams of kiwi, apple or figs. It can be composed of a snack or three / four biscuits, maybe wholemeal, with fig or kiwi jam (20 g) or muesli (45 g); a portion of kiwi (100 g) or a green apple; a cup of green tea and a jar of whole white yogurt or a glass of milk (200 ml).

• YELLOW FOR THE BUONUMORE

A note of yellow every day never hurts: the color of the sun calls for optimism, improves the perception of well-being and hope, increases the ability to concentrate and the desire to open up to others and to be in a group. At the table we can choose between a slice of bread (40 g) with honey (15 g) or orange marmalade (20 g) or three biscuits; a portion of pineapple (100 g) or a grapefruit or a glass of orange or grapefruit juice; a glass of milk (200 ml) or a jar of natural yogurt.

• WHITE FOR A GOOD PROPOSED

Cold color, symbol of purity, freshness and rebirth, white is to choose when we want the day to be the beginning of something new, we have good intentions and we feel full of the right energy to put them into practice. For a “total white” menu you can choose a snack or a croissant or two / three simple biscuits; a cup of milk (200 ml) or a jar of white yogurt; an apple or a pear.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Non tutti sanno che le fibre alimentari sfiammano il cervello e l’intestino e ringiovaniscono il cervello

Alcuni studi hanno evidenziato che le cellule immunitarie del cervello, dette microglia, con l’età si infiammano.

L’infiammazione cronica del cervello produce sostanze che ne compromettono le funzioni cognitive e motorie.

Per ritardare questo processo esiste un rimedio : utilizzare una dieta ricca di fibre alimentari.

 

 

PICCOLA RASSEGNA SULLE FIBRE ED I SUOI BENEFICI.

BENEFICI DELLE FIBRE

  • Riducono l’assimilazione delle calorie
  • prevengono patologie come la diverticolosi
  • prevenzione dell’ulcera gastrica e cancro al colon 
  • favoriscono la crescita dei microorganismi buoni  ( funzione prebiotica )dell’intestino ( Microbiota )
  • detossificano da tossici ( metalli pesanti, sostanze cancerogene, ecc, )
  • riducono il colesterolo ed aumentano il senso di sazietà
  • riducono la fermentazione per azione meccanica e riducono l’assorbimento degli zuccheri riducendo l’indice glicemico.

 

FIBRE SOLUBILI E INSOLUBILI, QUALI SONO PiÙ UTILI PER L’INTESTINO?

Le fibre insolubili sono quelle più utili per l’intestino, per i benefici sopra descritti.

Sono fonte di fibre insolubili la maggior parte dei cereali integrali, crusche di frumento, segale, frutta e verdura.

Le fibre solubili tendono  a rallentare il transito intestinale e lo svuotamento gastrico.

Tendono a creare un composto “gelatinoso” nell’intestino rendendo le feci viscose e rallentano il transito.

Tale proprietà è definita chelante.

In compenso il gel che si forma interferisce con l’assorbimento degli zuccheri e grassi abbassando il colesterolo.

 

ATTENZIONE ALLA GIUSTA QUANTITÀ

I due tipi di fibre vanno utilizzate con moderazione e la giusta quantità.

Una dieta troppo ricca di fibre porterebbe a fermentazione eccessiva ( meteorismo ), diarrea. crampi, ecc.

Una dieta a basso contenuto di fibre ( colite o malattie intestinali infiammatorie croniche ) diminuisce i benefici sopra descritti.

La giusta quantità da assume la stabilisce il  nutrizionista in base alle necessità della persona .

 

ALIMENTI RICCHI DI FIBRE

  • fagioli, ceci, fave, piselli, mais, lenticchie, datteri, ecc.
  • frumento duro e tenere, frumento di crusca, orzo perlato, farina di frumento integrale, di segale, di soia, avena, ecc.
  • frutta e verdure : prugne secche, carciofi, finocchio, carote, melanzane, barbabietola, cavoli, mele cotogne, avocado, kiwi, pere, lamponi, ecc.
  • frutta secca : arachidi, mandorle, noci, nocciole, pistacchi, 
  • cioccolato fondente.

 

IN CHE MODO LA FIBRA ALIMENTARE RIDUCE L’INFIAMMAZIONE DEL CERVELLO NELL’INVECCHIAMENTO ?

La fibra alimentare favorisce la crescita di microrganismi buoni nell’intestino.

I batteri buoni ed i loro enzimi attraverso un processo di fermentazione delle fibre producono alcune sostanze benefiche.

Le fermentazioni principali sono quella dell’acido lattico e dell’acido butirrico.

i lattobacilli scindono il glucosio in acido lattico ed in acido butirrico.

L’acido lattico, insieme ad altre sostanze, come perossido di idrogeno e battericine fungono da antibatterici e mantengono in equilibrio il pH intestinale.

L’acido butirrico ha delle proprietà eccezionale e funzioni particolari.

Il Buttirrato  ( SCFA : acido grasso a catena corta ) si è dimostrato interessante perché ha proprietà antinfiammatorie sulla microglia, le cellule immunitarie del cervello.

La proprietà interessante è che il Butirrato inibisce la produzione di sostanze dannose da parte della microglia.

Una di queste sostanze chimiche è l’interleuchina 1𝛃, associata anche alla malattia di Alzheimer.

Uno studio pubblicato su Nature dimostra che il Butirrato funge da “interruttore” epigenetico del sistema immunitario.

Attraverso l’induzione della produzione di Cellule T regolatore dell’intestino.

Le cellule T regolatorie “contengono” la risposta infiammatoria e le malattie autoimmuni.

 Tale scoperta fornisce la possibilità di utilizzare il Butirrato come terapia per le malattie infiammatorie intestinali ( IBD ).

È anche fonte di energia per le cellule di rivestimento della parete intestinale. 

IL Butirrato ha azione antinfiammatoria anche a livello sistemico.

L’infiammazione cronica di basso grado sistemica ( Il Killer Silente ) è associata ad un aumento di rischio di insulina resistenza.

Si ritiene che il Butirrato e gli altri grassi a catena corta ( SCFA ) abbiano un effetto antinfiammatorio intestinale perché antagonizza la traduzione NF-kβ

Lo studio ha evidenziato che il Butirrato, esaminando circa 50 geni unici della microglia, riduceva il profili infiammatorio del cervello degli adulti.

Oltre l’infiammazione cerebrale migliorava la cognizione ed il comportamento.

Non a caso gli adulti consumano circa il 40% di fibre in meno rispetto ai giovani.

 

QUALI STRATEGIE ADOTTARE PER MIGLIORARE L’INTESTINO ED IL CERVELLO ?

  • Alimentazione ricca di fibre 
  • Alimentazione antinfiammatoria ed antistaminica per abbassare l’infiammazione locale ( intestino ) e sistemica.
  • Da preferire gli alimenti di provenienza biologica o biodinamica, privi di conservanti e/o coloranti, additivi, metalli e pesticidi.
  • Prevenire Intolleranze e/o allergie alimentari
  • Alimentazione Bio-Energetica ; curarsi con gli alimenti ad alta “vibrazione”.
  • Dieta a rotazione, variare il più possibile gli alimenti ( previene anche le intolleranze eventuali ) 
  • Liberare le emozioni viscerali con esercizi di grounding e, sopratutto, respirazione bioenergetica.
  • Ridurre l’ansia e la depressione, patologie che spesso vengono somatizzate nell’intestino con lavori di bioenergetica.
  • Fare esercizio fisico

 

 Non siamo  in grado di consumare acido butirrico ( Butirrato o Butirrato di sodio ) a causa del suo odore molto sgradevole.

Da diversi anni esistono in commercio dei prodotti che contengono Calcio Butirrato sotto forma di compresse per uso orale.

Tali compresse, assunte sotto controllo medico, danno la possibilità di introdurre la dose raccomandato di Butirrato.

Ad esse si possono associare  anche i Bifidobatteri che aiutano la produzione degli acidi grassi a catena corta nell’intestino.

Inoltre, i Bifidobatteri ostacolano la colonizzazione dell’intestino da parte di batteri patogeni e lieviti.

Producono acido lattico ed acetico che regolano il pH intestinale.

Inibizione dei batteri che riducono i nitrati provenienti dalla dieta in nitriti.

Migliorano la funzionalità intestinale e contrastano la costipazione.

 

FONTE: Dr Mario Nigro

 

(ENGLISH VERSION)

Not everyone knows that dietary fibers blur the brain and intestines and rejuvenate the brain

Some studies have shown that the immune cells of the brain, called microglia, become inflamed with age.

Chronic inflammation of the brain produces substances that compromise cognitive and motor functions.

To delay this process there is a remedy: use a diet rich in dietary fiber.

SMALL REVIEW ON THE FIBERS AND ITS BENEFITS.

FIBER BENEFITS

They reduce the assimilation of calories
prevent pathologies such as diverticulosis
prevention of gastric ulcer and colon cancer
promote the growth of good microorganisms (prebiotic function) of the intestine (Microbiota)
detoxify from toxic (heavy metals, carcinogens, etc.)
they reduce cholesterol and increase the sense of satiety
reduce fermentation by mechanical action and reduce the absorption of sugars by reducing the glycemic index.

SOLUBLE AND INSULATED FIBERS, WHICH ARE MORE USEFUL FOR THE INTESTIN?

The insoluble fibers are the most useful for the intestine, for the benefits described above.

Most of the whole grains, wheat bran, rye, fruit and vegetables are sources of insoluble fiber.

Soluble fibers tend to slow down intestinal transit and gastric emptying.

They tend to create a “gelatinous” compound in the intestine, making viscous stools and slowing down the transit.

This property is called chelating.

On the other hand, the gel that is formed interferes with the absorption of sugars and fats, lowering cholesterol.

ATTENTION TO THE RIGHT QUANTITY

The two types of fibers should be used in moderation and the right quantity.

A diet too rich in fiber would lead to excessive fermentation (meteorism), diarrhea. cramps, etc.

A low-fiber diet (colitis or chronic inflammatory bowel disease) decreases the benefits described above.

The right amount to be assumed establishes the nutritionist according to the needs of the person.

FIBER RICH FOODS

beans, chickpeas, beans, peas, corn, lentils, dates, etc.
durum wheat and soft wheat, bran wheat, pearl barley, whole wheat flour, rye, soy, oats, etc.
fruits and vegetables: prunes, artichokes, fennel, carrots, aubergines, beets, cabbages, quinces, avocados, kiwis, pears, raspberries, etc.
dried fruit: peanuts, almonds, walnuts, hazelnuts, pistachios,
dark chocolate.

HOW DOES THE FOOD FIBER REDUCE THE INFLAMMATION OF THE BRAIN IN THE AGING?

Dietary fiber promotes the growth of good microorganisms in the intestine.

The good bacteria and their enzymes through a process of fermentation of the fibers produce some beneficial substances.

The main fermentations are lactic acid and butyric acid.

lactobacilli split glucose into lactic acid and butyric acid.

Lactic acid, together with other substances, such as hydrogen peroxide and bactericins, act as antibacterial agents and keep intestinal pH in balance.

Butyric acid has exceptional properties and particular functions.

The Buttirrato (SCFA: short-chain fatty acid) has proved interesting because it has anti-inflammatory properties on the microglia, the immune cells of the brain.

The interesting property is that Butirrato inhibits the production of harmful substances by the microglia.

One of these chemicals is interleukin 1β, also associated with Alzheimer’s disease.

A study published in Nature shows that Butyrate acts as an epigenetic “switch” of the immune system.

Through the induction of the production of T-cell regulator of the intestine.

Regulatory T cells “contain” the inflammatory response and autoimmune diseases.

This discovery provides the possibility of using Butyrate as a therapy for inflammatory bowel disease (IBD).

It is also a source of energy for cells lining the intestinal wall.

IL Butirrato has anti-inflammatory action even at a systemic level.

Chronic systemic low-grade inflammation (The Silent Killer) is associated with an increased risk of insulin resistance.

Butyrate and other short-chain fats (SCFA) are believed to have an intestinal anti-inflammatory effect because they antagonize NF-kβ translation

The study showed that Butyrate, by examining about 50 unique microglia genes, reduced the inflammatory profiles of adults’ brains.

Beyond cerebral inflammation, cognition and behavior improved.

It is no coincidence that adults consume about 40% less fiber than young people.

WHAT STRATEGIES TO ADOPT TO IMPROVE THE INTESTINES AND THE BRAIN?

  • Feeding rich in fibers
  • Anti-inflammatory and antihistamine power to lower local (intestinal) and systemic inflammation.
  • Food from biological or biodynamic sources, without preservatives and / or dyes, additives, metals and
  • pesticides should be preferred.
  • Prevent food intolerances and / or allergies
  • Bio-energetic feeding; take care of high-vibration foods.
  • Rotating diet, vary food as much as possible (also prevents any intolerances)
  • Free the visceral emotions with grounding exercises and, above all, bioenergetic breathing.
  • Reduce anxiety and depression, diseases that are often somatised in the intestine with bioenergetics.
  • Exercise

We are not able to consume butyric acid (Butyrate or sodium butyrate) because of its very unpleasant odor.

For several years, products containing calcium butyrate in the form of tablets for oral use exist on the market.

These tablets, taken under medical supervision, give the possibility to introduce the recommended dose of Butirrato.

Bifidobacteria that help the production of short-chain fatty acids in the intestine can also be associated with them.

Furthermore, Bifidobacteria hinder the colonization of the intestine by pathogenic bacteria and yeasts.

They produce lactic and acetic acid which regulate the intestinal pH.

Inhibition of bacteria that reduce nitrates from the diet into nitrites.

Improve intestinal function and counteract constipation.

 

SOURCE: Dr Mario Nigro

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L’elisir di lunga vita? Il minestrone. Perché, “nell’insieme degli ingredienti che si mescolano in cottura, ci sono tutte le proprietà per vivere bene e a lungo”.

 

Ne è convinto Roberto Pili, medico ricercatore e presidente della Comunità Mondiale della Longevità che per portare avanti la teoria, illustrata recentemente anche a Minsk in Bielorussia, è andato a studiare le abitudini alimentari dei quasi 500 centenari che vivono in Sardegna. Con i territori e i loro abitanti (compresi coloro che hanno vissuto la guerra) che si sono trasformati in laboratori a cielo aperto.

Ad accomunare tutte le storie il cibo “semplice ma ricco”. Che non è rappresentato, chiarisce Pili, dal “porcetto arrosto o dalla panada (una sorta di calzone con dentro carne d’agnello e piselli o anguille), tipici delle festività» ma da un prodotto comune e senza elaborazioni: il minestrone sardo. L’elemento che caratterizza la quotidianità.

«Un pasto unico composto da legumi, patate, erbe, radici e qualche tocchetto di carne – chiarisce – ricco di essenze e profumi, proteine e carboidrati per quella che viene definita una sorta di “fucina alchemica di prodotti salutari”».

 

Una sorta di marcia in più in grado di garantire le energie necessarie per superare le fatiche di una giornata trascorsa sui campi.

«Possiamo dire che, per la loro importanza e ricchezza, si tratta di una sorta di centrali nucleari di antiossidanti e vitamine, profumi e gusto capaci di farci vivere bene».

Un esempio?

«Il nostro metabolismo per poter funzionare al meglio ha bisogno di almeno 25-30mila molecole. Ebbene in questi minestroni ci sono tutti questi elementi capaci di farlo funzionare dando il giusto apporto nutritivo».

La rivoluzione alimentare, che si lega a un’adeguata attività fisica funzionale, almeno per chi studia la longevità, guarda al passato e alla tradizione agropastorale.

No alle diete penitenziali

«Naturalmente, in chiave moderna, tutto deve essere rivisto con i dovuti accorgimenti – argomenta Pili – perché oggi non si ha il tempo per far cuocere cinque ore una zuppa o un minestrone e non si può andare in campagna a prendere radici o erbe».

Bando, a sentire il medico ricercatore, inoltre alle diete penitenziali e «all’idea che la rinuncia alimentare possa essere utile».

«La salute non viene con le privazioni. Il cibo deve essere nutriente e gustoso. Diciamo pure che è necessario mangiare in maniera sobria alimentandosi con cibi nutrienti».

Come il minestrone, piatto unico ma ricco di elementi e considerato «uno degli artefici della salute e della longevità da record dei sardi».

L’alimento

«per tutte le fasi del ciclo di vita, essendo in grado di generare benessere e di tenere a freno le più frequenti malattie dell’invecchiamento».

 

FONTE: Salute del Sole 24 Ore (Davide Madeddu)

 

(ENGLISH VERSION)

The long life elixir? Vegetable soup. Because, “in the combination of ingredients that are mixed in cooking, there are all the properties to live well and for a long time”. Roberto Pili, a research doctor and president of the World Community of Longevity, is convinced of this. He went on to study the eating habits of the nearly 500 centenarians living in Sardinia to carry out the theory, recently illustrated also in Minsk in Belarus. With the territories and their inhabitants (including those who lived through the war) who turned into open-air laboratories.

To unite all stories the “simple but rich” food. Which is not represented, explains Pili, from “roast suckling pig or panada (a sort of calzone with lamb meat and peas or eels), typical of the holidays” but from a common product and without elaboration: Sardinian minestrone. The element that characterizes everyday life. “A unique meal consisting of vegetables, potatoes, herbs, roots and a few pieces of meat – clarifies – rich in essences and aromas, proteins and carbohydrates for what is called a sort of” alchemical forge of healthy products “».

A sort of extra gear that can guarantee the energy needed to overcome the efforts of a day spent on the fields. “We can say that, because of their importance and wealth, it is a sort of nuclear power plants of antioxidants and vitamins, perfumes and taste capable of making us live well”. An example? “Our metabolism in order to function at its best needs at least 25-30 thousand molecules. Well in these minestrone there are all these elements capable of making it work giving the right nutritional contribution ». The food revolution, which is linked to an adequate functional physical activity, at least for those who study longevity, looks to the past and to the agro-pastoral tradition.

No to penitential diets

“Of course, in a modern way, everything must be reviewed with the necessary precautions – argues Pili – because today you do not have the time to cook five hours a soup or a soup and you can not go to the countryside to take roots or herbs”. Announcement, to hear the research doctor, in addition to penitential diets and “the idea that food renouncement can be useful”. “Health does not come with deprivation. The food must be nutritious and tasty. Let’s say that it is necessary to eat sober feeding with nutritious foods “. Like the minestrone, a unique dish rich in elements and considered “one of the architects of Sardinian health and record longevity”. The food “for all phases of the life cycle, being able to generate well-being and to curb the most frequent diseases of aging”.

 

SOURCE: Salute del Sole 24 Ore (Davide Madeddu)

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A sostenerlo uno studio su un gruppo di sportivi. Meditando regolarmente, non ha avuto il tradizionale calo dell’attività fisica durante l’autunno.

 

COME contrastare la pigrizia che, all’arrivo dell’inverno, sembra trasformarci tutti in Oblomov?

La risposta, a sorpresa, è meditare. Per contrastare l’atroce indolenza novembrina solo un “Om” ci salverà.

A dichiararlo è uno studio dei ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato sul Medicine & Science in Sports & Exercise.

L’obiettivo degli scienziati era trovare il modo per riuscire a mantenere, tra diverse categorie di persone, quel meraviglioso brio fisico (la corsetta al parco al mattino, la pratica yoga casalinga, le nuotate nel tempo libero) conquistato durante l’estate.

Si è quindi lavorato sulla consapevolezza ribaltando il concetto che meditare sia “solo” un esercizio mentale. Sono stati reclutati 49 uomini e donne, che non avevano mai meditato in passato, e dalla fine dell’estate è stato chiesto loro di indossare un monitor di attività per una settimana. E’ stato verificato con precisione quanto avevano camminato e quanto si muovevano durante il giorno.

Nel frattempo il gruppo ha imparato a meditare seguendo un programma standard di consapevolezza.

Come? Concentrandosi sulla partecipazione al momento presente e sul controllo su tutto il corpo. Il mix di concentrazione e sport è iniziato in settembre e terminato i primi giorni di novembre.

Ebbene i risultati hanno fortemente stupito gli scienziati:

sia le donne che gli uomini del gruppo sottoposto alla meditazione non erano così inattivi come la media della popolazione ai primi freddi. Perché? Neanche gli scienziati sono stati in grado di stabilire il motivo ma la connessione indubbiamente c’è.

“Forse – hanno dichiarato – questo tipo di programma ha accresciuto il senso d’integrazione delle persone con il corpo e il risultato è stato l’essere più consapevoli di sé”.

Un esempio per tutti: chi pratica yoga con regolarità è anche abituato a meditare e non sembra conoscere pigrizia: gli yogici si alzano infatti regolarmente al mattino presto ed eseguono sezioni di asana senza fermarsi per più di un’ora. Nel dubbio continueranno ad essere fatti studi in questa direzione per quantificare il rapporto tra meditazione e pigrizia.  

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

To support a study of a group of sportsmen. Meditating regularly, did not have the traditional decline in physical activity during the fall.

HOW to counteract the laziness that, at the arrival of winter, seems to turn us all into Oblomov? The answer, surprisingly, is to meditate. To counter the atrocious November indolence only an “Om” will save us. This is stated by a study by researchers at the University of Wisconsin-Madison, published in Medicine & Science in Sports & Exercise. The goal of the scientists was to find the way to maintain, among different categories of people, that wonderful physical brio (the park jog in the morning, the practice of home yoga, swimming in leisure) conquered during the summer. We then worked on awareness by overturning the concept that meditating is “only” a mental exercise. 49 men and women were recruited, who had never meditated in the past, and since the end of the summer they have been asked to wear an activity monitor for a week. It was verified precisely how much they had walked and how much they moved during the day.

In the meantime, the group has learned to meditate following a standard program of awareness. Such as? Focusing on participation in the present moment and on control over the whole body. The mix of concentration and sport started in September and ended the first days of November. Well, the results greatly amazed the scientists: both the women and the men of the group subjected to meditation were not as inactive as the average of the first cold population. Why? Not even scientists have been able to establish the reason but the connection undoubtedly exists. “Perhaps – they said – this type of program has increased the sense of integration of people with the body and the result was being more self-aware”. An example for all: those who practice yoga regularly are also used to meditate and do not seem to know laziness: the yogic people get up regularly in the early morning and perform sections of asanas without stopping for more than an hour. Doubts will continue to be studied in this direction to quantify the relationship between meditation and laziness.

SOURCE: Salute della Repubblica 

 

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Sono cresciuto indossando le mie scarpe all’interno della casa, proprio come molte altre famiglie americane. Le mattinate erano naturalmente trascorse in calzini, ma una volta che le mie scarpe erano su, sono rimasti.

 

A meno che le mie scarpe non fossero visibilmente sporche o mi facessero male i piedi per averli indossati tutto il giorno, ero perfettamente soddisfatto da ragazzino, adolescente e adulto che girovagava per casa mia con le mie scarpe da ginnastica.
Ma tutto questo è cambiato quando mi sono trasferito in Germania.
Se non lo sapete, i tedeschi (e la maggior parte degli europei) non indossano le scarpe all’interno e potrebbero anche considerarlo irrispettoso se decidete di camminare in casa loro. Le scarpe da casa, o “Hausschuhe” in tedesco, ti salutano spesso quando apri la porta di una casa tedesca. Queste morbide pantofole sono pensate per essere indossate all’interno mentre le tue scarpe da strada restano riposte fino a quando non te ne vai.

“Perché gli americani indossano le scarpe dentro casa?” Mi è stata posta questa domanda più volte di quanto possa contare mio marito, colleghi e nuovi amici in Germania. Ad essere onesti, non potrei mai dare una risposta diretta sul perché, ma da allora ho imparato che la mia peculiare abitudine era in realtà dannosa per la mia salute.

I tedeschi, i giapponesi e molte altre culture che si astengono dall’indossare le scarpe stanno evitando qualcosa di molto grande: i batteri.
“Oh nooo, non batteri!” probabilmente stai pensando, ma ascoltami!
Le tue scarpe sono una calamita per E. coli, che la maggior parte delle persone associa a fiumi e laghi sporchi. Stai trascinando questi batteri nocivi nella tua casa dopo una giornata trascorsa camminando all’aperto sui marciapiedi e sui pavimenti disseminati di escrementi di uccelli, feci di cani e urina, solo per citarne alcuni.

Secondo studi recenti, le tue scarpe possono trasportare in media 442.000 tipi diversi di batteri, e tu trasferisci il 90-99% in casa quando indossi le scarpe.

E. coli (Escherichia coli) è un batterio che vive nel tuo intestino. Può portare a diarrea, problemi intestinali e infezioni del tratto urinario. I sintomi includono crampi addominali, diarrea, nausea e costante affaticamento. Puoi contrarre l’infezione semplicemente inghiottendo una piccola quantità di batteri E. coli, che ti circondano quando indossi le scarpe.

Inoltre, un recente studio condotto a Houston, in Texas, ha rilevato che il 25% delle scarpe delle persone portava un batterio nocivo chiamato C difficile (Clostridium difficile), che causa un’infiammazione pericolosa per la vita del colon. Questo batterio si è impadronito della scarpa di parchi, fast food e negozi commerciali, che hanno lasciato tracce nella loro casa.

Immagina un bambino che gira su un pavimento coperto di batteri dall’esterno, o improvvisamente si sente male allo stomaco e non sa da dove proviene. Terribile, vero?

Forse è il momento di provare le pantofole da casa e salvare te stesso e la tua famiglia dall’essere ammalati da qualcosa che potrebbe essere facilmente evitato. Indossare pantofole a casa mia è stato un adattamento facile, e non riesco nemmeno a immaginare di indossare ancora scarpe da ginnastica sul mio tappeto.

Indossi le pantofole nella tua casa?

Come ti senti rispetto a chi lo fa?

CONDIVIDI questo articolo e facci sapere i tuoi pensieri!

FONTE: Apost

 

(ENGLISH VERSION)

I grew up wearing my shoes inside the house, much like many other American families. Mornings were naturally spent in socks but once my shoes were on, they stayed on. Unless my shoes were visibly dirty or my feet hurt from wearing them all day, I was perfectly content as a kid, teenager, and adult trotting around my home in my sneakers. 
 

But this all changed when I moved to Germany. 
 

If you didn’t know, Germans (and most Europeans) do not wear their shoes inside, and may even view it as disrespectful if you decide to walk around their home in them. House shoes, or “Hausschuhe” in German, often greet you when you open the door to a German home. These soft slippers are meant to be worn inside while your street shoes stay stored away until you leave. 

“Why do Americans wear their shoes inside?” I’ve been asked this question more times than I can count by my husband, colleagues, and new friends in Germany. To be honest, I could never give a straight answer why, but I have since learned that my peculiar habit was actually detrimental to my health. 

Germans, the Japanese, and many other cultures that abstain from wearing their shoes inside are avoiding something very big: Bacteria. 
 

“Oh nooo, not bacteria!” you’re probably thinking, but hear me out! 
 

Your shoes are a magnet for E. coli, which most people associate with dirty rivers and lakes. You’re dragging this harmful bacteria into your home after a day of walking outside on sidewalks and floors littered with bird droppings, dog waste, and urine, just to name a few. According to recent studies, your shoes can carry an average of 442,000 different types of bacteria, which you transfer 90-99% of into your home when you wear your shoes inside. 

E. coli (Escherichia coli) is a bacterium that lives in your intestines. It can lead to diarrhea, intestinal problems, and urinary tract infections. Symptoms include abdominal cramps, diarrhea, nausea, and constant fatigue. You can get infected just by swallowing a small amount of the E. coli bacteria, which surrounds you when you wear your shoes inside. 

Furthermore, a recent study conducted in Houston, Texas found that 25% of people’s shoes carried a harmful bacteria called C difficile (Clostridium difficile), which causes life-threatening inflammation of the colon. This bacteria caught on to the shoe from parks, fast food restaurants, and commercial stores, which left traces in their home. 

Imagine a baby crawling around on a floor covered in bacteria from outside, or suddenly feeling sick to your stomach and not knowing where it came from. Gross, right? 

Perhaps it’s time to give house shoes a try and save yourself and your family from getting sick by something that could have been easily avoided. Wearing slippers around my home has been an easy adjustment, and I can’t even imagine wearing sneakers on my carpet again. 

Do you wear your shoes inside your home? How do you feel about the people who do? SHARE this article and let us know your thoughts! 

 

SOURCE: Apost

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A sostenerlo uno studio Usa che ha analizzato la banca dati di Ancestry su 400 milioni persone.

 

NON SAREBBE una questione di geni. Gli antenati avrebbero poco a che fare con la nostra longevità: in una percentuale forse – secondo un nuovo studio Usa – addirittura inferiore al 10%. Ad influire quindi con decisione sarebbero invece:

  • stili di vita,
  • ambiente naturale,
  • scelta dei propri compagni di vita,
  • dieta,
  • movimento e così via.

E’ questo il risultato della più vasta analisi sull’influenza della genetica in termini di durata di vita mai condotto. La ricerca ha analizzato circa 439 milioni di individui, che hanno utilizzato l’azienda di analisi genetiche Ancestry per risalire ai loro antenati. Una joint-venture tra gli esperti di statistica di Ancestry e di Calico Life Sciences (azienda creata da Google) ha sezionato gli alberi genealogici di questi 400 milioni di individui, risalendo indietro generazioni, e includendo date di nascita, di morte, luoghi e legami familiari.

• PATRIMONIO GENETICO COMUNE PER MENO DEL 10%

L’influenza della genetica in comune sulla longevità individuale è quindi stata confrontata con l’ influenza sulla durata della vita tra non consanguinei: ad esempio tra sposi e persino tra cognati.

“Siamo riusciti a analizzare non solo famiglie attraverso generazioni e generazioni, ma ancor più importante i dati genetici dei parenti non consanguinei”, ha osservato lo scienziato della Calico, Cathy Ball.

I risultati indicano quindi che la longevità risulta a livello generale collegata al patrimonio genetico comune per meno del 10%. Se si includono i dati anche dei parenti non-consanguinei, l’influenza del Dna in comune scende addirittura al 7%.

• LONGEVITA’ E COPPIA

Al contrario, la durata delle vita media appare più simile tra sposi che vivono insieme una vita e tra cognati. Un dato sorprendente che secondo gli autori del rapporto, potrebbe dipendere dai cosiddetti ‘accoppiamenti selettivi’.

Ossia alla tendenza tra fratelli e sorelle ad ‘accoppiarsi’ con partner dello stesso ‘fenotipo’: ossia di etnia , gusti, cultura, abitudini di vita, simili. Il rapporto pubblicato sulla rivista specializzata ‘Genetics’ spiega nel dettaglio che l’influenza dei geni in comune appare più marcata solo tra fratelli, sorelle e cugini di primo grado e dello stesso sesso: in questi casi il Dna comune può influire per il 20% sulla durata della vita. Ma questa influenza scende al 15% tra fratelli, sorelle e cugini di primo grado di sesso opposto.

• IL LIBRO

Il tema della longevità e della genetica è affrontato anche nel libro  “I buoni geni non sono un caso” di Michaela Döll (edizioni Urrà-Feltrinelli, 16 euro). Secondo l’autrice, che insegna Chimica degli alimenti all’università di Braunschweig, i nostri geni non sono un’“impronta digitale” fissa e immodificabile. Un essere umano infatti è molto più della somma dei suoi geni. Tutto quello che mangiamo, facciamo e sentiamo, tutto ciò che ci accade può influire sull’attività del Dna, a prescindere dalla configurazione genetica con la quale nasciamo. Parliamo di epigenetica, cioè la branca della genetica che si occupa di indagare le variazioni dell’espressione del nostro Dna. Un campo di studi che porta infatti una buona notizia: queste  variazioni sono reversibili.

Se per esempio abbiamo modificato l’attivazione dei nostri geni con un’alimentazione sbagliata, fumando o con un eccesso di stress negativo, possiamo riconvertire in senso positivo il nostro materiale genetico migliorando la dieta quotidiana, privilegiando alimenti di alto valore nutritivo, rinunciando alla nicotina, rilassandoci e rallentando i nostri ritmi.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

A US study that analyzed the Ancestry database on 400 million people supported it.

IT IS NOT a matter of genes. The ancestors would have little to do with our longevity: in a percentage perhaps – according to a new US study – even less than 10%. To influence then decisively would be instead: lifestyles, natural environment, choice of their life partners, diet, movement and so on. This is the result of the most extensive analysis of the influence of genetics in terms of life span ever conducted. The research analyzed about 439 million individuals who used the Ancestry genetic analysis company to trace back to their ancestors. A joint venture between the statisticians of Ancestry and Calico Life Sciences (a company created by Google) has dissected the genealogical trees of these 400 million individuals, tracing back generations, and including dates of birth, death, places and ties family.

• COMMON GENETIC HERITAGE FOR LESS THAN 10%
The influence of genetics in common on individual longevity has therefore been compared with the influence on the duration of life among non-blood relatives: for example, between spouses and even between brothers and sisters. “We have managed to analyze not only families across generations, but even more importantly the genetic data of non-consanguineous relatives,” noted Calico scientist Cathy Ball.

The results therefore indicate that longevity is generally related to the common genetic heritage for less than 10%. If you also include the data of non-consanguineous relatives, the influence of DNA in common goes down to 7%.

• LONGEVITY AND COUPLE
On the contrary, the duration of the average life appears more similar between spouses living together a life and between brothers and sisters. A surprising fact that according to the authors of the report, could depend on the so-called ‘selective couplings’. That is the tendency between brothers and sisters to ‘mate’ with partners of the same ‘phenotype’: that is, ethnicity, taste, culture, life habits, similar. The report published in the specialized journal ‘Genetics’ explains in detail that the influence of genes in common appears to be more pronounced only among siblings and first cousins ​​of the same sex: in these cases the common DNA can affect 20% on the duration of life. But this influence falls to 15% among brothers, sisters and first cousins ​​of the opposite sex.

• THE BOOK
The theme of longevity and genetics is also addressed in the book “The good genes are not a case” by Michaela Döll (Urrà-Feltrinelli editions, 16 euros). According to the author, who teaches Food Chemistry at the University of Braunschweig, our genes are not a fixed and unchangeable “fingerprint”. In fact, a human being is much more than the sum of his genes. Everything we eat, do and feel, everything that happens to us can affect the activity of DNA, regardless of the genetic configuration with which we are born. We speak of epigenetics, that is the branch of genetics that deals with investigating the variations of the expression of our DNA. A field of study that brings good news: these variations are reversible. If for example we modified the activation of our genes with a wrong diet, smoking or with an excess of negative stress, we can reconvert our genetic material in a positive way improving the daily diet, favoring foods with high nutritional value, giving up nicotine , relax and slow down our pace.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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La sera il metabolismo è più attivo rispetto al mattino. Si consuma circa il 10% in più. Uno studio di Harvard lo ha misurato chiudendo sette volontari “in gabbia” per tre settimane.

 

Siamo distesi sul divano e il solo fatto che siano le sette di sera ci fa bruciare fra le 100 e le 150 calorie. Il nostro orologio interno, che regola sonno e veglia, pressione sanguigna, una gran quantità di ormoni e molto altro, fa anche variare il ritmo con il quale l’organismo – a riposo – consuma calorie.

La nostra “caldaia” lavora al minimo la mattina presto, poco prima del risveglio. Accelera invece nel tardo pomeriggio e di sera, con uno sprint abbastanza consistente: circa il 10% del fabbisogno giornaliero, pari appunto a 100 calorie e oltre. Il cosiddetto metabolismo basale, su cui si è concentrato lo sguardo della Harvard Medical School e del Brigham and Women’s Hospital di Boston, comprende l’energia spesa dal corpo per mantenere le funzioni vitali. Rappresenta il 60-70% di tutte le calorie bruciate durante il giorno. Osservare le sue variazioni in modo indipendente dalle attività quotidiane non è stato banale. I ricercatori hanno dovuto “chiudere a chiave” in un laboratorio protetto sette volontari per tre settimane. I risultati sono pubblicati su Current Biology.

“La scoperta che fare le stesse cose a una certa ora del giorno consentisse di bruciare molte calorie in più ha sorpreso noi per primi” ha commentato la coordinatrice dello studio, Kirsi-Marja Zitting, esperta di disturbi dei ritmi circadiani ad Harvard.

I sette volontari dello studio si sono ritrovati in una sorta di casa del Grande Fratello, senza orologi, internet, finestre o telefoni: nulla che potesse dar loro informazioni sull’ora del giorno o della notte.

Gli ordini di andare a dormire o di alzarsi dal letto venivano impartiti dall’esterno. I ricercatori, per scollegare il ritmo circadiano dei volontari dalle attività quotidiane, hanno adottato lo stratagemma di ritardare ogni giorno l’ora del sonno di quattro ore: una sorta di jet lag indotto.

“E’ come se avessero fatto un giro del mondo ogni settimana. L’orologio interno non aveva il tempo di recuperare e ha continuato a oscillare al suo ritmo originario” ha spiegato Jeanne Duffy, coautrice, sempre del Brigham and Women’s Hospital. “Questo ci ha permesso di misurare il metabolismo in ogni fase del ciclo circadiano”.

Per calcolare le calorie bruciate i medici hanno misurato la temperatura corporea.
A variare, nel corso del giorno, non è solo

  • la rapidità del metabolismo, ma anche
  • la fonte dell’energia utilizzata.

Al mattino si tende a bruciare più carboidrati, la sera più grassi. Queste osservazioni non sono ancora state tradotte in indicazioni su come ottimizzare dieta o esercizio fisico, ma si inseriscono in un nuovo filone di ricerca – la crononutrizione – che a qualche punto fermo negli ultimi anni è già arrivato.

Si è osservato infatti che mangiare a tarda sera o di notte fa ingrassare di più e che concentrare tutti i pasti della giornata in un numero ristretto di ore (riservando indicativamente 12 ore continuative al digiuno) aumenta le chance di successo di una dieta.

 

FONTE: Salute delle Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

In the evening, the metabolism is more active than in the morning. It consumes around 10% more. A Harvard study measured it by closing seven “caged” volunteers for three weeks.

We are lying on the sofa and the fact that it is seven in the evening makes us burn between 100 and 150 calories. Our internal clock, which regulates sleep and wakefulness, blood pressure, a large amount of hormones and much more, also varies the rate at which the body – at rest – consumes calories. Our “boiler” works at idle early in the morning, just before waking up. Accelerate instead in the late afternoon and evening, with a fairly consistent sprint: about 10% of the daily requirement, equal to 100 calories and more. The so-called basal metabolic rate, on which the gaze of the Harvard Medical School and the Brigham and Women’s Hospital in Boston focused, includes the energy expended by the body to maintain vital functions. It represents 60-70% of all calories burned during the day. Observing its variations independently of everyday activities has not been trivial. The researchers had to “lock” seven volunteers for three weeks in a protected laboratory. The results are published in Current Biology.

“The discovery that doing the same things at a certain time of day allowed to burn a lot of extra calories surprised us first,” commented the study coordinator, Kirsi-Marja Zitting, an expert in circadian rhythm disorders at Harvard. The seven studio volunteers found themselves in a sort of Big Brother house, without clocks, internet, windows or telephones: nothing that could give them information about the time of day or night. The orders to go to sleep or get out of bed were given from the outside. The researchers, to disconnect the circadian rhythm of the volunteers from everyday activities, have adopted the stratagem to delay the four-hour sleep time every day: a sort of induced jet lag. “It’s like they’ve been around the world every week. The internal clock did not have time to recover and continued to swing at its original pace “explained Jeanne Duffy, co-author of the Brigham and Women’s Hospital. “This allowed us to measure the metabolism at each stage of the circadian cycle”. To calculate the calories burned, doctors measured body temperature.

To vary, in the course of the day, it is not only the speed of the metabolism, but also the source of the used energy. In the morning we tend to burn more carbohydrates, in the evening fatter. These observations have not yet been translated into directions on how to optimize diet or exercise, but they are part of a new line of research – the crononutrition – which has already arrived at some point in the last few years. In fact, it was observed that eating late at night or at night makes you more fat and that concentrating all the meals of the day in a limited number of hours (reserving indicatively 12 continuous hours of fasting) increases the chances of success of a diet.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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