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Archive for the ‘stile di vita’ Category

Gli studiosi hanno dimostrato che la causa è un calo della capacità di immagazzinare e rimuovere i lipidi nel tessuto adiposo.

 

IL FISICO non è più lo stesso. Così, oltre a rughe e dei capelli bianchi, con l’avanzare dell’età è quasi inevitabile anche la comparsa di qualche chilo di troppo.

Indipendentemente da quanto si mangia. Ma perché invecchiando si fa più fatica a mantenere sotto controllo il proprio peso corporeo? A porsi questa domanda sono stati i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con l’Università di Uppsala e l’Università di Lione, che nel loro studio hanno dimostrato che invecchiando si ingrassa più facilmente a causa di un calo della capacità di immagazzinare e rimuovere i lipidi nel tessuto adiposo. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine.

Il ritmo rallenta

Nello studio, il team di ricercatori ha analizzato nell’arco di 13 anni le cellule adipose di 54 individui, sia uomini che donne. Dalle analisi è emerso che, in entrambi i sessi, si verifica nel tempo un progressivo calo del turnover lipidico nel tessuto adiposo, ovvero della velocità con cui i lipidi vengono rimossi o immagazzinati nelle cellule adipose. Un dato, quindi, che predispone a un aumento di peso: coloro che continuano a mangiare normalmente, cioè non compensando questo calo con una diminuzione dell’apporto calorico, aumentano il peso corporeo in media del 20%.

“I risultati indicano per la prima volta che i processi nel nostro tessuto adiposo regolano le variazioni del peso corporeo durante l’invecchiamento in modo indipendente da altri fattori”, spiega Peter Arner, tra gli autori dello studio. “Questo potrebbe aprire la strada a nuove strategie per trattare l’obesità”.

Combattere l’obesità

Successivamente, i ricercatori hanno esaminato il turnover lipidico in 41 donne sottoposte a chirurgia bariatrica per capire in che modo il tasso di turnover lipidico potesse influenzare la loro capacità di mantenere la perdita di peso a distanza di 4-7 anni dall’intervento. Dai risultati è emerso che solamente coloro che avevano un basso tasso di turnover prima dell’intervento sono riuscite a aumentarlo e, quindi, a mantenere la perdita di peso.

Per risvegliare un turnover lipidico lento, concludono i ricercatori, una delle possibili strategie è quella di praticare più attività fisica, come già dimostrato da studi condotti in precedenza.

“L’obesità e le malattie correlate all’obesità sono diventate un problema globale”, afferma Kirsty Spalding, del Karolinska Institutet. “Comprendere la dinamica del tessuto adiposo e ciò che regola la quantità della massa grassa nell’uomo non è mai stato così importante”.

 

FONTE: Salute della Repubblica (Marta Musso)

 

 

(ENGLISH VERSION)

Researchers have shown that the cause is a decline in the ability to store and remove lipids in adipose tissue.

 

THE BODY IS NOT THE SAME ANYMORE

Thus, in addition to wrinkles and white hair, the appearance of a few extra pounds is almost inevitable with age. Regardless of how much you eat. But why is it more difficult to keep one’s body weight under control as one gets older? This question was asked by researchers from the Karolinska Institutet in Stockholm, in collaboration with the University of Uppsala and the University of Lyon, who showed in their study that getting older is easier to get fat due to a decrease in the ability to store and removing lipids in adipose tissue. The study was published in Nature Medicine.

In the study, the team of researchers analyzed the fat cells of 54 individuals, both men and women, over 13 years. From the analysis it emerged that, in both sexes, a progressive decrease in lipid turnover in adipose tissue occurs over time, ie the speed with which lipids are removed or stored in fat cells. A figure, therefore, that predisposes to weight gain: those who continue to eat normally, that is, not compensating for this decrease with a decrease in caloric intake, increase body weight by an average of 20%. “The results indicate for the first time that the processes in our adipose tissue regulate changes in body weight during aging independently of other factors,” explains Peter Arner, one of the authors of the study. “This could pave the way for new strategies to treat obesity.”

Subsequently, the researchers examined the lipid turnover in 41 women who underwent bariatric surgery to understand how the rate of lipid turnover could affect their ability to maintain weight loss after 4-7 years after surgery. The results showed that only those who had a low turnover rate before surgery managed to increase it and, therefore, to maintain weight loss.

To reawaken a slow lipid turnover, the researchers conclude, one of the possible strategies is to practice more physical activity, as already demonstrated by previously conducted studies. “Obesity and obesity-related diseases have become a global problem,” says Kirsty Spalding, of the Karolinska Institutet. “Understanding the dynamics of adipose tissue and what regulates the amount of fat mass in humans has never been more important.”

SOURCE: Salute della Repubblica (Marta Musso)

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Quasi dimezzati i pericoli per cuore e cervello in chi fa almeno una “pennichella” a settimana. A dirlo è una ricerca svizzera pubblicata su Heart

 

Se dopo pranzo sentite le palpebre cadenti, non obbligatevi a rimanere svegli ma lasciatevi cullare tra le braccia di Morfeo. Non solo al risveglio vi sentirete più in forma, ma soprattutto avrete dato una mano alla salute del cuore.

La “beatificazione” della pennichella in termini di salute arriva da una ricerca condotta in Svizzera, su 3462 persone reclutate a caso nella popolazione di Losanna tra il 2003 e il 2006, di età compresa tra i 35 e i 75 anni.

Ma attenzione: l’effetto positivo del pisolino postprandiale è massimo quando l’abitudine si ripete una o due volte a settimana. Riposando ogni giorno non si ha un particolare guadagno in termini di salute cardiovascolare, né ci sono dati particolarmente significativi se si considera la durata del riposo pomeridiano.

Lo studio, coordinato da Nadine Häusler dell’Ospedale Universitario della città elvetica, non può ovviamente offrire eventuali meccanismi che spieghino questi dati essendo solamente di tipo osservazionale.

Ma appare comunque di interesse per la pratica clinica, anche perché sono stati considerati i diversi profili di rischio cardiovascolare dei partecipanti, la presenza di apnee ostruttive nel sonno e gli eventuali fattori di rischio cardiovascolare.

Mediamente i soggetti in esame sono stati seguiti per cinque anni dopo il primo controllo, avvenuto circa tre anni dopo l’inserimento nello studio, durante il quale sono state rilevate le abitudini del sonno.

Poco meno di sei persone su dieci hanno dichiarato di non essere abituati alla siesta, quasi il 20 per cento si concedeva questo riposo una o due volte a settimana, il 10 per cento circa si concedeva il lusso da tre a cinque volte a settimana o ogni giorno.

Gli “aficionados” della pennichella erano soprattutto gli anziani, fumatori e in sovrappeso. In questa popolazione peraltro era più frequente la sonnolenza notturna, legata alla presenza di apnee nel sonno.

Stando ai risultati della ricerca, che ha visto comparire 155 eventi cardiovascolari nel periodo di osservazioni, chi faceva il pisolino occasionalmente (mediamente una o due volte a settimana) aveva un rischio quasi dimezzato (48 per cento) di andare incontro a infarto o ictus o di sviluppare scompenso cardiaco. C’è un altro dato che fa riflettere: non ci sarebbe un rapporto tra durata del riposino (il tempo è risultato variabile tra 5 minuti e un’ora) e rischio.

Non solo cuore

Non è la prima volta che la scienza fa l’elogio della pennichella, che viene spesso consigliata anche ai più giovani che tendono ad essere in debito di sonno. Lo dice una ricerca che ha provato a comprendere come fare in modo che gli adolescenti riescano comunque ad avvicinarsi alla quantità di sonno consigliata. Stando allo studio, apparso sulla rivista Sleep e coordinato dagli esperti del Centro di Neuroscienze Cognitive di Singapore, la pennichella potrebbe influire positivamente sui valori di glucosio nel sangue, e quindi sul potenziale rischio di sviluppare il diabete in età adulta, e sull’attività del cervello.

Gli scienziati hanno diviso una popolazione di giovani in chiaro deficit di sonno notturno in due gruppi:

  1. uno era composto di ragazzi che dormivano solo sei ore e mezza per notte,
  2. l’altro di giovani che invece non superavano le cinque ore di riposo notturno ma aggiungevano un “pisolino” di circa un’ora e mezza al pomeriggio.

In pratica, le ore di sonno erano le stesse ma divise diversamente nell’arco delle 24 ore.

Risultato: il pisolino consente di avere una miglior risposta agli stimoli legati alla vigilanza, rendendo più pronti rispetto ad un insufficiente sonno notturno, ma purtroppo non può nulla sugli scompensi metabolici legati alla glicemia: mediamente chi sceglieva di “rompere” il sonno in due parti aveva valori di questo parametro più elevati. Inoltre un’ora e mezza di riposo dopo il pasto (difficile per tutti, ma comunque anche un periodo minore potrebbe avere effetti positivi!) per rinfrescare ed aiutare la memoria a lungo termine, quella che si “deposita” e ci consente di portare immediatamente alla mente i nomi delle persone, la capacità di guidare o la possibilità di suonare uno strumento musicale, come conferma una ricerca del Centro per lo Studio del Cervello e del comportamento dell’Università di Haifa, pubblicata su Nature Neuroscience.

Il motivo? Il sonno facilita i processi di apprendimento e di consolidamento della memoria perché i ricordi sembrano fissarsi meglio quando si riposa. In particolare si è visto che durante il sonno ad onde lente, il cosiddetto sonno non Rem, i neuroni stimolati in veglia nel corso di un processo di apprendimento sembrano riattivarsi  e rinforzare i loro collegamenti, favorendo i processi di memorizzazione. Insomma, il sonno è una sorta di “rigenerante” per le cellule nervose, che si “riempiono” di informazioni come i cassonetti della nettezza urbana e creano quindi nuove connessioni. Con il riposo verrebbero invece eliminati i collegamenti inutili che durante il giorno si creano tra le cellule nervose.

 

FONTE: Sportello Cuore (Repubblica)

(ENGLISH VERSION)

Almost halved the dangers to heart and brain in those who do at least one “nap” per week. To say it is a Swiss research published on Heart

If after lunch you feel drooping eyelids, don’t force yourself to stay awake but let yourself be lulled into the arms of Morpheus. Not only will you feel better when you wake up, but above all you will have helped the heart health. The “beatification” of the nap in terms of health comes from a research conducted in Switzerland, on 3462 people recruited randomly in the population of Lausanne between 2003 and 2006, aged between 35 and 75 years. But be careful: the positive effect of the postprandial nap is maximum when the habit is repeated once or twice a week. Resting every day does not have a particular gain in terms of cardiovascular health, nor are there any particularly significant data when considering the duration of the afternoon rest. The study, coordinated by Nadine Häusler of the University Hospital of the Swiss city, obviously cannot offer any mechanisms that explain these data being only observational. But it still appears to be of interest for clinical practice, also because the different cardiovascular risk profiles of the participants, the presence of obstructive sleep apnea and possible cardiovascular risk factors were considered. On average, the subjects examined were followed for five years after the first check-up, which took place about three years after the study was inserted, during which the sleeping habits were detected. Just under six out of ten people said they were not used to siestas, almost 20 percent gave themselves this rest once or twice a week, about 10 percent gave themselves luxury three to five times a week or every day. The “aficionados” of the pennichella were above all the elderly, smokers and overweight. In this population, however, nocturnal drowsiness was more frequent, linked to the presence of sleep apnea. According to the results of the research, which saw 155 cardiovascular events appear in the observation period, those who took nap occasionally (on average once or twice a week) had an almost halved risk (48 percent) of having a heart attack or stroke or to develop heart failure. There is another fact that makes us think: there would not be a relationship between the duration of the nap (the time was variable between 5 minutes and an hour) and risk.

Not just heart

It is not the first time that science has praised the pennichella, which is often recommended even for the younger ones who tend to be in sleep debt. This is what a research has said that has tried to understand how to ensure that teenagers are able to approach the recommended amount of sleep anyway. According to the study, which appeared in the Sleep magazine and coordinated by experts from the Center of Cognitive Neuroscience in Singapore, the nap could positively influence blood glucose values, and therefore the potential risk of developing diabetes in adulthood, and the activity of the brain. Scientists divided a population of young people into a clear nighttime sleep deficit into two groups: one was composed of boys who slept only six and a half hours a night, the other of young people who did not exceed the five-hour night rest but added a “nap” of about an hour and a half in the afternoon. In practice, the hours of sleep were the same but differently divided within 24 hours. Result: the nap allows for a better response to the stimuli linked to vigilance, making it more ready than an insufficient nighttime sleep, but unfortunately it can do nothing about metabolic disorders linked to glycemia: on average those who chose to “break” sleep in two parts had higher values ​​of this parameter. In addition, an hour and a half of rest after the meal (difficult for everyone, but also a minor period could have positive effects!) To refresh and help the long-term memory, the one that “settles” and allows us to bring immediately to mind the names of people, the ability to drive or the possibility of playing a musical instrument, as confirmed by research by the Center for the Study of the Brain and Behavior of the University of Haifa, published in Nature Neuroscience. The reason? Sleep facilitates the processes of learning and memory consolidation because memories seem to settle better when you are resting. In particular we have seen that during slow-wave sleep, the so-called non-Rem sleep, the neurons stimulated in wakefulness during a learning process seem to be reactivated and strengthen their connections, favoring memorization processes. In short, sleep is a sort of “regenerating” for nerve cells, which “fill up” with information such as garbage bins and therefore create new connections. With rest, the useless connections that are created between nerve cells during the day would be eliminated.

 

SOURCE: Sportello Cuore (Repubblica)

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Un convegno sul silenzio lo presenta come sinonimo di benessere e qualcuno sostiene che attenua anche le rughe.

 

Restare in silenzio per stare meglio, perché l’assenza di rumori e di voci accrescere il benessere psicofisico, rilassa, fa bene all’anima ma anche al corpo e, addirittura diminuire le rughe.

Intossicati come siamo dall’inquinamento acustico, praticare il silenzio ogni giorno migliorerebbe la qualità della nostra vita.

Stare zitti cambierebbe la percezione di noi stessi e di quello che ci circonda, con notevoli benefici per il nostro organismo. Basterebbe crederci e intanto praticare esercizi di silenzio effetti del tacere, cioè tutti i giorni.

 

A sostenere gli straordinari effetti del tacere sono stati gli scienziati, i medici e gli esperti che hanno partecipato alla prima conferenza internazionale sul silenzio, organizzata alla Nocera Umbra dalla Fondazione Paoletti in collaborazione con la Sapienza di Roma e l’Haifa University di Israele.

Ecco come hanno spiegato in cinque punti perché il silenzio è sinonimo di benessere.

  • Punto primo: due ore di silenzio al giorno solleciterebbero lo sviluppo cellulare dell’ippocampo, la regione del cervello collegata alla formazione della memoria, che così migliorerebbe giorno dopo giorno.
  • Punto secondo: il silenzio riduce l’ansia, come dimostrerebbero tre studi sperimentali sugli effetti che la meditazione  ha su corpo e mente
  • Punto terzo: il silenzio è un grande alleato della nostra immaginazione consentendoci di esprimere la creatività.
  • Punto quarto: fare silenzio aiuta a capire meglio le emozioni degli altri o, almeno, a questo risultato è arrivato uno studio condotto su un gruppo di persone sorde dall’Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del Cnr.
  • Punto quinto: praticare il silenzio sere a non dimenticare sé stessi

Come spiega il neuroscienziato Moshe Bar, “i rumori ci allontanano dalla conoscenza di noi stessi. Attraverso la meditazione e il silenzio è possibile godere delle piccole cose che ci circondano e che spesso si danno per scontate”

 

FONTE: Venerdì della Repubblica (Laura Laurenzi)

 

(ENGLISH VERSION)

A conference on silence presents it as a synonym of well-being and someone claims that it also reduces wrinkles.

Remain silent to get better, because the absence of noises and voices increase psychophysical well-being, relaxes, is good for the soul but also for the body and even diminishes wrinkles.

Intoxicated as we are by noise pollution, practicing silence every day would improve our quality of life.

Being silent would change the perception of ourselves and of our surroundings, with significant benefits for our body. It would be enough to believe in it while practicing exercises of silence, effects of silence, that is, every day.

Supporting the extraordinary effects of the silence were the scientists, doctors and experts who participated in the first international conference on silence, organized at the Nocera Umbra by the Paoletti Foundation in collaboration with the Sapienza University of Rome and the Haifa University of Israel.

Here’s how they explained in five points why silence is synonymous with well-being.

First point: two hours of silence a day would stimulate the cellular development of the hippocampus, the region of the brain connected to the formation of memory, which would thus improve day by day.

Second point: silence reduces anxiety, as shown by three experimental studies on the effects that meditation has on the body and mind

Third point: silence is a great ally of our imagination allowing us to express creativity.

Fourth point: making silence helps to better understand the emotions of others or, at least, to this result came a study conducted on a group of deaf people by the Institute of Sciences and Technologies of the cognition of the Cnr.

Fifth point: to practice silence on evenings not to forget yourself

As the neuroscientist Moshe bar explains, “the noises move us away from the knowledge of ourselves. Through meditation and silence it is possible to enjoy the little things that surround us and that are often taken for granted”

 

SOURCE: Venerdì della Repubblica (Laura Laurenzi)

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I ricercatori di Yale e Oxford potrebbero aver dimostrato che l’esercizio fisico è più importante per la tua salute mentale di quanto non lo sia il tuo stato economico. Shutterstock

  • I ricercatori di Yale e Oxford potrebbero aver dimostrato che l’esercizio fisico è più importante per la tua salute mentale di quanto non lo sia il tuo stato economico.
  • Gli scienziati hanno scoperto che, mentre quelli che praticavano sport regolarmente tendevano a stare male per circa 35 giorni all’anno, i partecipanti non attivi si sentivano male in media per 18 giorni in più.
  • Il team ha anche notato che alcuni sport che comportano la socializzazione possono avere un effetto positivo sulla salute mentale più di altri.

È chiaro che l’esercizio fisico abbia benefici per la salute sia fisica che mentale – ma se potessimo effettivamente dimostrare che è più determinante per la tua salute mentale di quanto non lo sia la tua situazione economica? Secondo uno studio condotto da ricercatori di Yale e Oxford, potremmo averlo già fatto.

Nello studio, pubblicato su The Lancet, gli scienziati hanno raccolto dati sul comportamento fisico e sull’umore mentale di oltre 1,2 milioni di americani.

 

I partecipanti potevano scegliere tra 75 tipi di attività fisica: falciatura dell’erba, cura dei bambini e lavori domestici fino a sollevare pesi, andare in bicicletta e correre.

I partecipanti alla ricerca sono stati invitati a rispondere alla seguente domanda:

Quante volte ti sei sentito male psicologicamente negli ultimi 30 giorni, ad esempio, a causa di stress, depressione o problemi emotivi?

Ai partecipanti è stato anche chiesto del loro reddito e dell’attività fisica. Sono stati in grado di scegliere tra 75 tipi di attività fisica – dalla falciatura del prato, la cura dei bambini e i lavori di casa al sollevamento pesi, ciclismo e corsa.

Coloro che si mantengono più attivi tendono ad essere più felici in generale

Gli scienziati hanno scoperto che, mentre quelli che praticavano sport regolarmente tendevano a stare male per circa 35 giorni all’anno, i partecipanti non attivi si sentivano male in media per 18 giorni in più. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che le persone fisicamente attive si sentono bene tanto quanto quelle che non praticano sport, ma che guadagnano circa $ 25.000 in più di loro all’anno.

In sostanza, dovresti guadagnare molto di più affinché i soldi ti diano lo stesso effetto di potenziamento della felicità che ha lo sport. Ciò non significa, tuttavia, che più fai sport, più sei felice.

Troppo esercizio fisico può essere dannoso per la tua salute mentale

L’allenamento è chiaramente un bene per te, ma quand’è che diventa troppo?

“La relazione tra durata dell’esercizio fisico e carico mentale è a forma di U“, ha detto l’autore dello studio Adam Chekroud della Yale University in un’intervista a Die Welt. Lo studio ha rilevato che l’attività fisica contribuisce a migliorare il benessere mentale solo quando è limitata ad un determinato periodo di tempo.

Secondo lo studio, sono ideali da tre a cinque sessioni di allenamento della durata di 30-60 minuti a settimana. Ma andare oltre questa quantità può avere l’effetto opposto: infatti, la salute mentale di quei partecipanti che si sono allenati per più di tre ore al giorno ne ha risentito di più rispetto a quelli che non erano particolarmente attivi fisicamente.

Gli sport che comportano la socializzazione possono avere un effetto più positivo sulla salute mentale di altri. Shutterstock

Gli scienziati hanno anche notato che alcuni sport che comportano la socializzazione – vale a dire gli sport di squadra – possono avere un effetto più positivo sulla salute mentale di altri. Nonostante il fatto che né il ciclismo, né l’aerobica e il fitness siano considerati tecnicamente come sport di squadra, anche queste attività possono avere un considerevole effetto positivo sulla salute mentale.

FONTE: Business Insider Italia

 

(ENGLISH VERSION)

Yale and Oxford researchers may have shown that exercise is more important to your mental health than your economic status. Shutterstock

Yale and Oxford researchers may have shown that exercise is more important to your mental health than your economic status.
The scientists found that while those who practiced sports regularly tended to feel sick for about 35 days a year, non-active participants felt sick on average for 18 more days.
The team also noted that some sports involving socialization can have a more positive effect on mental health than others.
It is clear that physical exercise has both physical and mental health benefits – but what if we could actually prove that it is more decisive for your mental health than your economic situation is? According to a study by Yale and Oxford researchers, we may have already done so.

In the study, published in The Lancet, scientists collected data on the physical behavior and mental mood of over 1.2 million Americans.

Participants could choose from 75 types of physical activity: mowing the grass, caring for children and housework to lift weights, ride a bike and run.

Research participants were asked to answer the following question: “How many times have you felt bad psychologically in the last 30 days, for example, due to stress, depression or emotional problems?”

Participants were also asked about their income and physical activity. They were able to choose from 75 types of physical activity – from lawn mowing, child care and housework to weightlifting, cycling and running.

Those who keep themselves more active tend to be happier in general

The scientists found that while those who practiced sports regularly tended to feel sick for about 35 days a year, non-active participants felt sick on average for 18 more days. In addition, researchers have found that physically active people feel as good as those who do not practice sports, but earn about $ 25,000 more than them per year.

In essence, you should earn a lot more so that the money gives you the same effect as enhancing the happiness that sport has. This does not mean, however, that the more you do sport, the happier you are.

Too much exercise can be harmful to your mental health

Training is clearly good for you, but when is it becoming too much?

“The relationship between exercise duration and mental load is U-shaped,” said study author Adam Chekroud of Yale University in an interview with Die Welt. The study found that physical activity contributes to improving mental well-being only when it is limited to a certain period of time.

According to the study, three to five training sessions lasting 30-60 minutes a week are ideal. But going beyond this amount may have the opposite effect: in fact, the mental health of those participants who trained for more than three hours a day suffered more than those who were not particularly physically active.

Sports that involve socialization can have a more positive effect on the mental health of others. Shutterstock
Scientists have also noticed that some sports that involve socialization – namely team sports – can have a more positive effect on the mental health of others. Despite the fact that neither cycling nor aerobics and fitness are technically considered as team sports, these activities can also have a considerable positive effect on mental health.

SOURCE: Business Insider Italia

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Che l’attività fisica faccia bene al corpo e alla mente è una cosa che già sapevamo bene. Ma secondo alcune ricerche scientifiche, ci sono delle sorprendenti attività che hanno il potere di ringiovanire il nostro cervello, se messe in atto con frequenza. Tra queste, è fortemente consigliato il ballo. E sono veramente innumerevoli gli studi a riguardo che sottolineano i benefici del buttarsi in pista e ballare in maniera sfrenata. Eccone alcuni.

Secondo uno studio riferito sulla rivista “Frontiers in Human Neuroscience”, danzare rappresenta un’attività stimolante per corpo e mente. La ricerca ha analizzato le scansioni cerebrali dei partecipanti mentre erano in pista sulle note di differenti generi musicali, e il risultato dello studio è stato sorprendente: tra i partecipanti con età media di 68 anni, la struttura cerebrale era decisamente migliore, così come si era notevolmente espansa l’area cerebrale dell’ippocampo, quella che in età che avanza è responsabile del deterioramento che può causare il morbo di Alzheimer.

Ma non è tutto.

Un secondo studio affrontato dallo Scandinavian Journal of Medicine and Sciences ha preso in considerazione circa 1.000 donne giapponesi e ha monitorato le loro attività fisiche, intese come ballo, fare la doccia, camminare, correre, e ha sottolineato come il rischio di disabilità fisiche o mentali in età avanzata era stato drasticamente diminuito nel 73% delle donne che praticavano la danza come attività fisica frequente.

Insomma, ballare spesso, da soli, in compagnia migliora non soltanto le nostre abilità senso-motorie e cognitive, ma rallenta soprattutto l’invecchiamento delle funzioni cerebrali. Una bella notizia per tutti quelli che la danza la praticano, la amano e anche per coloro che, a casa o in compagnia, si divertono a buttarsi in pista e ballare in maniera sfrenata sulle note delle musiche preferite.

Danzare vi mantiene giovani!

Source:

FONTE: Curioctopus

 

(ENGLISH VERSION)

That physical activity is good for the body and mind is something we already knew well. But according to some scientific researches, there are some surprising activities that have the power to rejuvenate our brains, if implemented frequently. Among these, dancing is strongly recommended. And there are countless studies on this that underline the benefits of jumping on the track and dancing wildly. Here are some.

According to a study reported in the journal “Frontiers in Human Neuroscience”, dancing is a stimulating activity for body and mind. The research analyzed the brain scans of the participants while they were on track on the notes of different musical genres, and the result of the study was surprising: among the participants with an average age of 68, the brain structure was definitely better, as it was remarkably expanded the cerebral area of ​​the hippocampus, the one that in advancing age is responsible for the deterioration that can cause Alzheimer’s disease.

But that is not all.

A second study addressed by the Scandinavian Journal of Medicine and Sciences looked at around 1,000 Japanese women and monitored their physical activities, such as dancing, showering, walking, running, and stressed that the risk of physical or mental disabilities in old age it was drastically reduced in 73% of women who practiced dance as a frequent physical activity.

In short, dancing often, alone, in company not only improves our sensory-motor and cognitive abilities, but especially slows down the aging of brain functions. Good news for all those who practice it, love it and also for those who, at home or in company, enjoy throwing themselves on the dance floor and dancing freely on the notes of their favorite music. Dancing keeps you young!

Source:

 

SOURCE: Curioctopus

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Giappone, pronunciato in giapponese come “Nippon” o “Nihon”, è una nazione insulare dell’Oceano Pacifico al largo delle coste dell’Asia continentale, composta da circa 6.900 isole.

Le isole più importanti e popolose tra loro sono Honshu, Hokkaido, Shikoku e Kyushu, che costituiscono il 97% del paese. Ci sono 47 prefetture con una popolazione totale di 127 milioni (11 ° nel mondo) all’interno di queste isole.

Anche se il 73% del paese è montuoso, la maggior parte delle persone vive sulle coste, quindi è uno dei paesi più densamente popolati al mondo.

La prima cultura giapponese fu largamente influenzata dalla Cina. Durante l’era Edo, esercitò una rigorosa politica isolazionista, quindi chiuse le sue porte a tutte le relazioni con il mondo esterno e riuscì a coltivare una cultura giapponese distinta.Tuttavia, ha invertito questa pratica dopo la caduta di quell’era nel 1868 e ha adottato pratiche culturali da tutto il mondo. Ci sono due principali religioni in Giappone: lo shintoismo, una religione giapponese e il buddismo, che fu importato nel VI secolo dalla Cina.

La cultura giapponese è stata fonte d’ispirazione per altre culture per secoli, poiché le loro scelte di vita le rendono le persone con la più alta aspettativa di vita sulla Terra. Le donne giapponesi sono incredibilmente giovani, magre, sane e delicate.

I giapponesi tendono a rendere il loro paese un posto migliore e più efficiente, e sono tutti impegnati a migliorare, salute ed efficienza.

Le buone maniere sono essenziali tra i giapponesi. In Giappone, le persone si salutano inchinandosi e un arco può variare da un piccolo cenno della testa (informale e informale) a una profonda curva in vita (che indica rispetto). D’altra parte, stringere la mano in Giappone è raro.

Quando si mangia fuori, numerosi ristoranti hanno una combinazione di tavoli e sedie in stile occidentale e tavoli bassi tradizionali, dove è solito sedersi su un cuscino. La maggior parte dei tipi di pasti giapponesi vengono consumati con le bacchette e questi dovrebbero essere tenuti verso la fine, non nel terzo medio o anteriore.

Inoltre, non è consuetudine lasciare la mancia in Giappone, ma dovresti dire “gochisosama deshita” (“grazie per il pasto”) quando parti invece.

Il dono è una parte comune di questa cultura e vari tipi di regali vengono offerti in diverse occasioni. Una curiosità interessante è che evitano i doni in set di 4 che di solito sono evitati poiché la parola “quattro” è pronunciata come la parola “morte”.

Essendo antica, diversa e divina, la cultura giapponese ha affascinato gli altri popoli nel corso della storia. Dalla dieta ai festival, dallo sport alla moda, la cultura è sempre presente sia in campagna che da lontano.

Ha centinaia di tradizioni ampiamente osservate associate a cerimonie, rituali, festività, celebrazioni, affari, religione, educazione, etichetta e vita in generale.

Pertanto, abbiamo deciso di avvicinare un po’ questa straordinaria cultura, quindi dai un’occhiata alle seguenti 20 componenti fondamentali della vita:

1. Mangiare in viaggio è una cosa da non fare

Il popolo giapponese evita di mangiare in viaggio e lo considera scortese. Mangiare è un momento sacro in Giappone, usato per fare rifornimento e dare energia al corpo, quindi si siedono sempre e si concentrano sul cibo.

2. Metodi di cottura sani

In generale, ci sono quattro principali metodi di cottura nella cucina giapponese:

  1. l’agemono, simile alla frittura ma utilizza pastelle più sane come la tempura,
  2. il mushimono, che cuoce a vapore;
  3. nimono, bollente; e
  4. yakimono, che è una forma di cottura alla griglia.

3. Cucina casalinga

Cucinando a casa, i giapponesi riducono la quantità di grassi e carboidrati insalubri, prevenendo così vari problemi di salute. Le loro diete sono ricche di cibi interi, non trasformati, ricchi di vitamine e minerali.

4. Tè verde

Questa è la bevanda più sana del pianeta, con numerose proprietà medicinali, poiché è ricca di sostanze nutritive e antiossidanti.

Il suo consumo combatte l’infiammazione nel corpo, aiuta la perdita di peso, aiuta la digestione, regola la temperatura corporea, abbassa il colesterolo e l’ipertensione e migliora la salute mentale e cardiaca.

5. Frutti di mare

La cucina giapponese è ricca di frutti di mare e diversi tipi di calamari, pesci, polpi, anguille e crostacei, aggiunti a sushi, insalata, curry e tempura.

I frutti di mare sono ricchi di nutrienti, proteine, vitamine e minerali come vitamine del gruppo B e D, acidi grassi omega-3, ma a basso contenuto di grassi saturi.

Pertanto, riduce il rischio di eventi cardiovascolari come aritmia, ictus e infarto, allevia il dolore dovuto all’artrite, diminuisce il rischio di degenerazione maculare legata all’età, cura la depressione e supporta la corretta crescita del cervello nei neonati e nei bambini.

6. Wasabi

Questa pianta viene comunemente aggiunta ai pasti e alle ricette tradizionali ed è popolare come condimento per sashimi e sushi.

Wasabi è povero di calorie e grassi saturi, ma ricco di fibre e proteine, nonché di zinco, calcio, magnesio, fosforo, ferro e sodio e vitamine A, C e B. Può prevenire alcuni tipi di cancro, migliora la digestione e la salute dell’intestino e controlla il peso corporeo.

7. Porzioni più piccole

Durante i pasti, i giapponesi applicano la frase “ichiju-sansai” o “una zuppa, tre lati”. Un pasto tipico contiene un alimento base come riso o noodles, un piatto principale come pesce, pollo, maiale o manzo e un contorno come verdure in salamoia e zuppa di miso.

La porzione proteica ha le dimensioni del palmo. Per le verdure, una porzione del pugno è adeguata e per le insalate, due per il pugno.

8. Alimenti fermentati

Questi alimenti, come crauti, kimchi, yogurt, tempeh, sottaceti e zuppa di miso, nonché bevande fermentate come kefir e kombucha, sono ricchi di enzimi benefici, vitamine del gruppo B, vitamine C e A, acidi grassi omega-3 e probiotici e sostengono la salute in vari modi.

Trattano varie condizioni e malattie, tra cui colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, allergie, diabete, obesità, funzione cognitiva e persino malattie mentali.

9. Camminare

I giapponesi preferiscono camminare in città sovraffollate per ridurre la congestione del traffico, ed è anche considerato un rituale buddista.

Questo semplice esercizio può aumentare la forma cardiaca e polmonare, ridurre il rischio di malattie cardiache e ictus, trattare la pressione alta, abbassare il colesterolo, alleviare dolori muscolari e articolari e curare il diabete.

10. Felicità

I giapponesi hanno un concetto importante, chiamato ikigai, diviso in due parole, iki che significa vita e gai che significa valore. Si tratta di un sentimento di autorealizzazione e felicità che viene dall’interno, di ciò che porta gioia nella vita.

La cultura giapponese considera anche la capacità di sperare di fronte agli ostacoli come parte di uno stato di felicità. I giapponesi imparano a essere consapevoli di ciò che li rende felici e soddisfatti nella vita, e questo li fa sembrare e sentirsi più giovani.

11. Attività fisica

I giapponesi tendono a invecchiare più lentamente poiché sono costantemente attivi, camminano o vanno in bicicletta a scuola e al lavoro, evitano sedute prolungate, camminano molto, vanno in palestra e persino corrono maratone.

12. Arti marziali

Le arti marziali sono uno stile di vita e una pratica spirituale in Giappone. Risalente al 23 a.C., venivano tradizionalmente eseguiti da guerrieri samurai a causa delle restrizioni sulle armi da parte di altri membri della società.

Possono essere di vari stili, Aikido, Laido, Sumo e Karate. Sono un allenamento total body che utilizza tutti i muscoli del corpo e aumenta la resistenza, la flessibilità, la resistenza e la forza. Inoltre, le arti marziali insegnano morale, valori e concentrazione e migliorano l’umore.

13. Bagni termali

Conosciuto anche come onsen, questi bagni sono molto popolari in Giappone. Esistono varie sorgenti termali, distinguibili per i minerali disciolti nell’acqua.

Forniscono rilassamento e guarigione, alleviano il dolore, curano i problemi della pelle, riducono lo stress, aumentano la circolazione sanguigna, promuovono il sonno e altro ancora.

14. Dessert sani

I giapponesi mangiano dolci per pulire e rinfrescare il palato dopo un pasto, quindi sono a basso contenuto di zucchero e ricchi di frutta, riso e fagioli dolci. Le scelte di dessert popolari includono moka, panini con frutta, biscotti con meringa al tè verde e torta di zucca o zucca.

15. Gestione dello stress

Lo stress può portare a varie condizioni fisiche debilitanti, in particolare malattie cardiache e problemi, obesità e diabete di tipo 2.

Pertanto, le donne giapponesi affrontano lo stress sfruttando al massimo il loro tempo libero, partecipano a eventi della comunità, partecipano a escursioni e shopping e quindi riducono lo stress.

16. Natura

Ci sono migliaia di acri di natura incontaminata ovunque tu guardi nel paese e l’intera nazione nutre una visione amichevole della natura.

I bambini imparano a vivere in armonia con la natura e costruiscono un rapporto rispettoso con essa. Le persone fanno spesso rilassanti escursioni nella natura per alleviare lo stress e lenire la mente.

17. Un sistema sanitario universale

In Giappone, il governo considera la salute come una priorità, quindi ogni singola persona in Giappone ha la propria assistenza sanitaria completamente coperta dallo stato. Poiché l’assistenza sanitaria è gratuita, vanno a controlli regolari e controllano le loro condizioni di salute.

18. Riunioni sociali regolari

Le persone in Giappone trascorrono molto tempo con i loro amici e spesso escono, nonostante i loro impegni. Le riunioni sociali regolari mantengono alta la destrezza mentale, quindi quasi nessuno soffre di demenza o malattie mentali legate all’età.

19. Routine di cura della pelle

Le donne giapponesi sono famose per la loro pelle bella, impeccabile e giovane, che è principalmente il risultato delle loro uniche routine di cura della pelle.

L’igiene è fondamentale nella cultura giapponese, quindi è importante mantenere puliti i pori della pelle. Effettuano anche massaggi facciali e usano oli naturali per curare la pelle.

20. Produttività sul lavoro

Il duro lavoro è qualcosa di cui essere orgogliosi in Giappone. Un dipendente produttivo viene premiato e lodato per il suo contributo. I salari sono alti, quindi le persone si sentono come se stessero investendo sforzi e questo paga, e questo, a sua volta, aumenta la loro intera economia e industria.

Fonte:
medical-news.org
www.globalizationpartners.com
www.kwintessential.co.uk

 

SOURCE: Healthy Food House

 

(ENGLISH VERSION)

Japan, pronounced in Japanese as “Nippon” or “Nihon”, is a Pacific Ocean island nation off the coast of mainland Asia, comprised of about 6,900 islands.

The most prominent and populous islands among them are Honshu, Hokkaido, Shikoku, and Kyushu, making up 97% of the country. There are 47 prefectures with a total population of 127 million (11th in the world) within these islands.

Even though 73% of the country is mountainous, a majority of people live on the coastlines, so it is one of the most densely populated countries in the world.

Early Japanese culture was largely influenced by China. During the Edo era, it exercised a strict isolationist policy, so it closed its doors to all relationships with the outside world and managed to cultivate a distinct Japanese culture.

However, it reversed this practice after the fall of that era in 1868 and adopted cultural practices from all over the world. There are two main religions in Japan: Shinto, a Japanese religion, and Buddhism, which was imported in the 6th century from China.

Japanese culture has been an inspiration to other cultures for centuries, as their lifestyle choices make them the people with the highest life expectancy on Earth. Japanese women are incredibly youthful, slim, healthy, and delicate.

Japanese people tend to make their country a better and more efficient place, and they are all committed to improvement, health, and efficiency.

Manners are essential amongst the Japanese.  In Japan, people greet each other by bowing, and a bow can range from a small nod of the head (casual and informal) to a deep bend at the waist (indicating respect). On the other hand, shaking hands in Japan is uncommon.

When dining out, numerous restaurants have a mixture of both Western-style tables and chairs as well as low traditional tables, where it’s usual to sit on a pillow.  Most kinds of Japanese meals are eaten with chopsticks, and these should be held towards their end, not in the middle or front third.

Additionally, it is not customary to tip in Japan, but you should say “gochisosama deshita” (“thank you for the meal”) when leaving instead.

Gift-giving is a common part of this culture and various types of gifts are given on different occasions. One interesting curiosity is that they avoid gifts in sets of 4 are usually avoided since the word for “four” is pronounced the same as the word for “death”.

Being ancient, diverse, and divine, Japanese culture has fascinated other peoples throughout history. From diet to festivals, sports to fashion, the culture is ever-present both in the country and afar.

It has hundreds of widely observed traditions associated with ceremonies, rituals, holidays, celebrations, business, religion, politeness, etiquette, and life in general.

Therefore, we decided to bring this amazing culture a bit closer, so take a look at the following 20 crucial life components:

1. Eating on the go is a big no-no

The Japanese people avoid eating on the go and consider it impolite. Eating is a sacred time in Japan, used to refuel and energize the body, so they always sit down and focus on food.

2. Healthy Cooking Methods

Generally, there are four main cooking methods in Japanese cuisine: agemono, similar to deep-frying but uses healthier batter like tempura, mushimono, which is steaming; nimono, boiling; and yakimono, which is a form of broiling.

3. Home cooking

By cooking at home, Japanese people lower the amount of unhealthy, unsaturated fats, and carbs, and thus prevent various health issues.  Their diets are high in whole, unprocessed foods, rich in vitamins and minerals.

4. Green Tea

This is the healthiest drink on the planet, with numerous medicinal properties, since it is rich in nutrients and antioxidants.

Its consumption fights inflammation in the body, helps weight loss, aids digestion, regulates body temperature, lowers cholesterol and high blood pressure, and improves mental and heart health.

5. Seafood

Japanese cuisine is rich in seafood and different types of squid, fish, octopus, eel, and shellfish, added to sushi, salad, curry, and tempura.

Seafood is abundant in nutrients, protein, vitamins, and minerals like B and D vitamins, omega-3 fatty acids, but low in saturated fats.

Therefore, it lowers the risk of cardiovascular events like arrhythmia, stroke, and heart attack, relieves pain due to arthritis, decreases the risk of age-related macular degeneration, treats depression, and supports proper brain growth in babies and children.

6. Wasabi

This plant is commonly added to meals and traditional recipes and is popular as a condiment for sashimi and sushi.

Wasabi is low in calories and saturated fats, but high in fiber and protein, as well as zinc, calcium, magnesium, phosphorus, iron, and sodium, and vitamins A, C, and B. It can prevent certain cancer types, improves digestion and gut health, and controls body weight.

7. Smaller Portions

At mealtimes, the Japanese apply the phrase “ichiju-sansai” or “one soup, three sides”. A  typical meal contains a staple food like rice or noodles, a main dish such as fish, chicken, pork or beef, and a side dish like pickled vegetables and miso soup.

The protein portion is in the size of the palm. For vegetables, one fist-sized portion is adequate and for salads, two fist-sized.

8. Fermented Foods

These foods, such as sauerkraut, kimchi, yogurt, tempeh, pickles, and miso soup, as well as fermented drinks like kefir and kombucha, are high in beneficial enzymes, B-vitamins, Vitamins C, and A, omega-3 fatty acids, and probiotics, and support health in various ways.

They treat various conditions and diseases, including ulcerative colitis, irritable bowel syndrome, allergies, diabetes, obesity, cognitive function, and even mental illnesses.

9. Walking

Japanese people prefer to walk in overcrowded cities to reduce traffic congestion, and it is also considered to be a Buddhist ritual.

This easy exercise can increase heart and lung fitness, lower the risk of heart disease and stroke, treat high blood pressure, lower cholesterol, relieve muscle and joint pain, and treat diabetes.

10. Happiness

The Japanese have an important concept, called ikigai, divided into two words, iki which means life and gai which means worth. It is about a feeling of self-fulfillment and happiness that comes from within, about what brings joy in life.

Japanese culture also considers the ability to be hopeful in the face of obstacles as being part of a state of happiness. The Japanese learn to be conscious of what makes them happy and satisfied in life, and this keeps them looking and feeling younger.

11. Physical activity

Japanese people tend to age slower as they are constantly active, walk, or ride the bike to school and work, avoid prolonged sitting, walk a lot, jog go to the gym, and even run marathons.

12. Martial Arts

Martial arts are a way of life and spiritual practice in Japan. Dating back to 23 B.C., they were traditionally performed by samurai warriors due to the restriction on weapons by other members of society.

They can be of various styles, Aikido, Laido, Sumo, and Karate. They are total body workout that uses every muscle in the body and boosts stamina, flexibility, endurance, and strength. Moreover, martial arts teach morals, values, and focus, and improve mood.

13. Hot Spring Baths

Also known as onsen, these baths are very popular in Japan.  There are various hot springs, distinguishable by the minerals dissolved in the water.

They provide relaxation and healing, relieve pain, treat skin issues, reduce stress, boost blood circulation, promote sleep, and more.

14. Healthy Desserts

Japanese people eat desserts to cleanse and freshen the palate after a meal, so they are low in sugar, and rich in fruits, rice, and sweet beans. Popular dessert choices include mocha, fruit sandwiches, green tea meringue cookies, and squash or pumpkin pie.

15. Stress management

Stress can lead to various debilitating physical conditions, especially heart diseases and issues, obesity and Type 2 diabetes.

Therefore, Japanese women cope with stress by making the most of their free time, get involved in community events, go on excursions and shopping, and thus lower stress.

16. Nature

There are thousands of acres of untouched nature wherever you look in the country, and the entire nation nurtures a friendly outlook on nature.

Children learn to live in harmony with nature and build a respectful relationship with it. People often take relaxing nature trips to relieve stress and soothe the mind.

17. A universal healthcare system

In Japan, the government treats health as a priority, so every single person in Japan has their healthcare completely covered by the state. Since healthcare is free, they go to regular checkups and control their health condition.

18. Regular social gatherings

People in Japan spend a lot of time with their friends and often go out, despite their busy schedules. Regular social gatherings keep mental dexterity high, so almost no one suffers from dementia or age-related mental illnesses.

19. Skincare routines

Japanese women are known for their beautiful, flawless, youthful skin, which is mostly a result of their unique skincare routines.

Hygiene is crucial in Japanese culture, so keeping the skin pores clean is important. They also perform facial massages and use natural oils to treat the skin.

20. Productivity at work

Hard work is something to be proud of in Japan. A productive employee is rewarded and praised for his contributions. The salaries are high, so people feel like they’re investing effort and it pays off, and this, in turn, boosts their entire economy and industry.

Sources:
medical-news.org
www.globalizationpartners.com
www.kwintessential.co.uk

 

SOURCE: Healthy Food House

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Un’analisi americana sul linguaggio usato su Twitter rivela come i cinquettii digitati inviati dal parco, grande o piccolo che sia, riflettono il nostro buon umore.

 

In mezzo agli alberi anche i nostri cinguettii suonano più allegri. Al canto degli uccellini, già di per sé querulo, vanno ad aggiungersi i tweet che spediamo con tutt’altro umore quando ci troviamo nel verde all’aria aperta. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Università del Vermont dopo aver spulciato la cronologia di 4.688 mila utenti per studiare il contenuto dei post spediti dai giardini geolocalizzati nell’area di San Francisco, in California (Usa), tra maggio e agosto del 2016. Un perimetro affatto casuale, visto che vanta oltre 220 siti green per un totale di ben 3.400 acri.

I tweet spediti dal parco, non importa se un piccolo playground o una riserva come il Golden Gate Bridge Park, sono risultati ben più gioiosi della media, con effetti benefici durati anche fino a quattro ore. L’uso di immagini satellitari ha poi permesso ai ricercatori di valutare anche la densità della vegetazione per scoprire che più fitta era, più felici risultavano i tweet spediti da laggiù.

Per misurare il benessere scritto tra le righe gli esperti di linguistica hanno utilizzato l’edonometro, un tool di analisi del linguaggio in grado di quantificare il sentimento del testo in base ai valori di felicità attribuiti alle parole in lingua inglese.

“Non fa che analizzare le parole nel corpo del testo, come se dovesse misurare la ‘temperatura’ dei sentimenti in quell’insieme di parole”, ha spiegato Aaron Schwartz, primo firmatario dello studio. L’edonometro ha un bagaglio di 10.022 parole di uso comune, ciascuna delle quali classificata con un punteggio da 1 (infelice) a 9 (felice). Per fare qualche esempio, “sunshine” (luce del sole) vale 7.9, mentre “traffic” (traffico) è da 3.3. Parole come “fiore”, “bello”, “spiaggia”, “musica” e naturalmente “felice” non possono che far parte della sfera dei sentimenti positivi.

Negli ultimi anni diversi studi hanno preso in considerazione il linguaggio usato nei tweet correlato ai sentimenti. Il Mit di Boston ricorda ad esempio come sia stata più volte misurata l’ondata di pessimismo legata al lunedì, giorno più odiato della settimana, oppure la scia di tristezza lasciata sul social dalla scomparsa di personaggi più o meno famosi. In questo caso, però, Schwartz mette in guardia rispetto alla valutazione del mood: lo studio condotto nelle aule del Vermont non arriva infatti a distinguere tra il sentimento di felicità e la possibile attività fisica a questo associata.

Insomma, in outdoor i tweet hanno rivelato sì un chiaro incremento del buon umore, ma non sappiamo quale azione potrebbe esserne la causa diretta. Per esempio, un concerto all’aperto, un picnic con gli amici o anche solo portare a spasso il cane. Tutte attività che potrebbero aver contribuito all’ottimismo.

Un altro limite dello studio è lo spaccato sociale: l’identikit del tweeter di San Francisco, – giovane, benestante e innamorato del social – non può essere considerato un campione universale. Ma nell’analisi si trova conferma di qualcosa che medici e psicologi già sostengono da tempo: stare a contatto con la natura aiuta ad allentare lo stress. Anche quando abbiamo lo smartphone in mano.

FONTE: Tecnologia di Repubblica

 

 

(ENGLISH VERSION)

An American analysis of the language used on Twitter reveals how the digitized dialects sent from the park, large or small, reflect our good mood.

 

In the middle of the trees even our chirps sound happier. To the song of the birds, already in itself querulo, are added the tweets that we send with a completely different mood when we find ourselves in the green in the open air. This was discovered by a team of researchers from the University of Vermont after having scoured the chronology of 4,688 thousand users to study the content of posts sent from the geolocated gardens in the San Francisco area, in California (USA), between May and August 2016 A completely random perimeter, given that it boasts over 220 green sites for a total of 3,400 acres.

The tweets sent from the park, no matter if a small playground or a reserve like the Golden Gate Bridge Park, were far more joyful than average, with beneficial effects that lasted even up to four hours. The use of satellite images also allowed researchers to evaluate the density of vegetation to find out that the thicker it was, the happier the tweets sent from there were.

To measure the well-being written between the lines, linguistics experts have used the eonometer, a language analysis tool that can quantify the feeling of the text based on the values ​​of happiness attributed to words in English. “He does nothing but analyze the words in the body of the text, as if he were measuring the ‘temperature’ of the feelings in that set of words,” explained Aaron Schwartz, first signer of the study. The edonometer has a bag of 10,022 words in common use, each of which is classified with a score from 1 (unhappy) to 9 (happy). For example, “sunshine” is 7.9, while “traffic” is 3.3. Words like “flower”, “beautiful”, “beach”, “music” and of course “happy” can only be part of the sphere of positive feelings.

In recent years, several studies have taken into consideration the language used in tweets related to feelings. The MIT of Boston reminds for example how the wave of pessimism linked to the Monday, the most hated day of the week, or the wake of sadness left on the social by the disappearance of more or less famous characters has been measured several times. In this case, however, Schwartz warns against the evaluation of the mood: the study conducted in the classrooms of Vermont does not in fact come to distinguish between the feeling of happiness and the possible physical activity associated with it. In short, the tweets in the outdoor revealed a clear increase in good humor, but we don’t know what action could be the direct cause. For example, an outdoor concert, a picnic with friends or even just walking the dog. All activities that may have contributed to optimism.

Another limitation of the study is the social cross-section: the identikit of the San Francisco tweeter, – young, wealthy and in love with social media – cannot be considered a universal champion. But in the analysis there is confirmation of something that doctors and psychologists have already been saying for some time: being in contact with nature helps to ease stress. Even when we have the smartphone in hand.

 

SOURCE: Tecnologia Di Repubblica 

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