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Il lavoro della nutrizionista e della psicologa per mettere a punto sette menù cromatici per il primo pasto della giornata.

 

I sette menù, spiega la nutrizionista, sono stati studiati per le esigenze di una persona adulta e  non sedentaria, sono equilibrati e partono da una composizione comune.

Prevedono latte, prezioso per l’apporto di calcio e proteine; biscotti o merendine o una fetta di torta per recuperare energia dopo il digiuno notturno sotto forma di zuccheri semplici e complessi;  frutta per la presenza di fibre, minerali e vitamine, importante ad inizio giornata soprattutto per chi passa molto tempo fuori casa e non sempre ha l’occasione di consumare le 2-3 porzioni quotidiane raccomandate.

La colazione, ricorda Valeria del Balzo,  deve essere adeguata sotto il profilo nutrizionale e deve fornire tra il 15 e il 20% del fabbisogno calorico quotidiano.

  • Se la prima indicazione è di evitare colazioni frettolose e scarse,
  • la seconda è di non accontentarsi sempre dello stessa formula.

“Siamo abituati a variare ciò che mangiamo a pranzo e cena, impariamo a farlo anche a colazione”, invita la nutrizionista.

Il vantaggio, spiega, è duplice: il primo pasto della giornata può diventare più invitante; la varietà migliora l’apporto di nutrienti, dunque la qualità nutrizionale.
Ecco allora i sette menù, uno per ogni colore e per ogni stato d’animo che fanno parte della campagna AIDEPI, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, a favore del valore della colazione.

• ARANCIONE PER UN PIENO DI ENERGIA

L’arancione rimanda all’allegria, al divertimento, all’apertura agli altri, spiega la psicologa; è il colore ideale per partire con positività ed energia. Il menù può essere composto da un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, una spremuta d’arancia o un’arancia, una porzione di crostata (circa 50 g) con confettura ad esempio di albicocca, oppure un cornetto o tre biscotti alla frutta.

• ROSSO, PRIMA DI UN INCONTRO DI LAVORO

“Il rosso a colazione è perfetto per aiutarci ad esprimere con sicurezza la nostra opinione durante un incontro di lavoro a cui teniamo o se puntiamo a sedurre chi ci piace”, dice la psicologa.

Questo colore caldo e rivitalizzante è associato al desiderio di potere e di autorità o, comunque, alla passione. La proposta menù prevede un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero; una fettina di pane (40 g) con 20 g marmellata di fragole o con 10 g di crema spalmabile alla nocciola, oppure una merendina ai frutti rossi o tre biscotti al cacao; una porzione di frutta, come 100 g di more o lamponi, oppure una spremuta di arancia rossa.

• BLU, PER RALLENTARE IL RITMO

ll blu, colore freddo, può stimolare la distensione, la tranquillità e la fiducia. Una colazione ispirata a questo colore ci aiuta a non farci travolgere dagli eventi, suggerisce  Gaia Vicenzi. In tavola possiamo optare per tre fette biscottate con della marmellata di mirtilli (20 g) oppure una porzione di muesli (45 g) o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola (10 g). Da accompagnare con un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero e una porzione di frutta come mirtilli (100 g) o uva fragola (50 g).

• NERO E MARRONE, PER RITROVARE SE STESSI

Le sfumature tra marrone e nero rimandano a naturalezza, normalità, mancanza di sofisticatezza. È un “colore non colore” che fa pensare alla vita semplice, in cui più che all’apparenza si dà attenzione all’interiorità. Nei giorni in cui vogliamo ritagliarci del tempo per stare con noi stessi la colazione si compone di cacao, caffè, frutta secca e prodotti integrali. Ecco qualche idea di menù: una merendina con farina integrale o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola, oppure 3 biscotti integrali; 20 g di noci o nocciole; una tazza di caffè con un cucchiaino di zucchero; un vasetto di yogurt bianco o una tazza di latte (200 ml).

• VERDE CONTRO LO STRESS

Il verde, colore freddo, rimanda a un’idea di tranquillità. Crea armonia e calma, evoca autonomia e tenacia. Se si è stanchi e stressati aiuta a ritrovare il proprio baricentro e, se possibile, evitare di immergerci subito nella mischia. Il menù dà spazio a frutti e confetture di kiwi, mela o fichi. Può essere composto da una merendina oppure tre/quattro fette biscottate, magari integrali, con della marmellata di fichi o di kiwi (20 g) oppure del muesli (45 g); una porzione di kiwi (100 g) o una mela verde; una tazza di tè verde e un vasetto di yogurt bianco intero oppure un bicchiere di latte (200 ml).

• GIALLO PER IL BUONUMORE

Una nota di giallo ogni giorno non guasta mai: il colore del sole richiama ottimismo, migliora la percezione di benessere e di speranza, aumenta la capacità di concentrazione e la voglia di aprirsi agli altri e di stare in gruppo. A tavola possiamo scegliere tra una fettina di pane (40 g) con del miele (15 g) o della marmellata di arance (20 g) oppure tre biscotti; una porzione di ananas (100 g) o un pompelmo o un bicchiere di spremuta di arancia bionda o di pompelmo; un bicchiere di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt al naturale.

•  BIANCO PER UN BUON PROPOSITO

Colore freddo, simbolo di purezza, freschezza e rinascita, il bianco è da scegliere quando vogliamo che la giornata sia l’inizio di una cosa nuova, abbiamo buoni propositi e ci sentiamo carichi dell’energia giusta per metterli in pratica. Per un menù “total white” si può scegliere una merendina o un croissant o due/tre biscotti semplici; una tazza di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt bianco; una mela o una pera.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The work of the nutritionist and the psychologist to develop seven color menus for the first meal of the day.

The seven menus, explains the nutritionist, have been studied for the needs of an adult and not sedentary, are balanced and start from a common composition. They provide milk, precious for the contribution of calcium and proteins; biscuits or snacks or a piece of cake to recover energy after night fasting in the form of simple and complex sugars; fruit due to the presence of fibers, minerals and vitamins, important at the beginning of the day especially for those who spend a lot of time away from home and do not always have the opportunity to consume the 2-3 daily portions recommended. Breakfast, remember Valeria del Balzo, must be adequate from the nutritional point of view and must provide between 15 and 20% of daily caloric needs. If the first indication is to avoid hurried and poor breakfasts, the second is not to be satisfied with the same formula. “We are used to varying what we eat for lunch and dinner, we learn to do it for breakfast too”, the nutritionist invites. The advantage, he explains, is twofold: the first meal of the day can become more inviting; the variety improves the supply of nutrients, therefore the nutritional quality.
Here are the seven menus, one for each color and for each mood that are part of the campaign AIDEPI, Association of the industries of sweet and Italian pasta, in favor of the value of breakfast.

• ORANGE FOR A FULL OF ENERGY

The orange refers to happiness, fun, openness to others, explains the psychologist; it is the ideal color to start with positivity and energy. The menu can be composed of a glass of milk (200 ml), with or without coffee, an orange or orange juice, a portion of tart (about 50 g) with jam, for example of apricot, or a croissant or three fruit biscuits.

• RED, BEFORE A WORK MEETING

“Red for breakfast is perfect to help us to express our opinion with confidence during a business meeting we hold or if we aim to seduce those we like,” says the psychologist. This warm and revitalizing color is associated with the desire for power and authority or, in any case, for passion. The proposed menu includes a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt; a slice of bread (40 g) with 20 g strawberry jam or with 10 g of hazelnut spread cream, or a red fruit snack or three cocoa biscuits; a portion of fruit, like 100g of blackberries or raspberries, or a red orange juice.

• BLUE, TO SLOW THE RHYTHM

Blue, cold color, can stimulate relaxation, tranquility and trust. A breakfast inspired by this color helps us not to be overwhelmed by events, suggests Gaia Vicenzi. On the table we can opt for three biscuits with blueberry jam (20 g) or a portion of muesli (45 g) or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spread (10 g). To be served with a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt and a portion of fruit such as blueberries (100 g) or strawberry grapes (50 g).

• BLACK AND BROWN, TO FIND HIMSELF

The shades between brown and black refer to naturalness, normality, lack of sophistication. It is a “non-colored color” that makes one think of simple life, in which more than appearance is given attention to interiority. In the days when we want to take time out to be with ourselves, breakfast consists of cocoa, coffee, nuts and wholegrain products. Here are some menu ideas: a snack with wholemeal flour or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spreads, or 3 whole biscuits; 20 g of walnuts or hazelnuts; a cup of coffee with a teaspoon of sugar; a jar of white yogurt or a cup of milk (200 ml).

• GREEN AGAINST STRESS

The green, cold color, refers to an idea of ​​tranquility. It creates harmony and calm, evokes autonomy and tenacity. If you are tired and stressed, help you find your center of gravity and, if possible, avoid immersing yourself in the fray. The menu gives space to fruits and jams of kiwi, apple or figs. It can be composed of a snack or three / four biscuits, maybe wholemeal, with fig or kiwi jam (20 g) or muesli (45 g); a portion of kiwi (100 g) or a green apple; a cup of green tea and a jar of whole white yogurt or a glass of milk (200 ml).

• YELLOW FOR THE BUONUMORE

A note of yellow every day never hurts: the color of the sun calls for optimism, improves the perception of well-being and hope, increases the ability to concentrate and the desire to open up to others and to be in a group. At the table we can choose between a slice of bread (40 g) with honey (15 g) or orange marmalade (20 g) or three biscuits; a portion of pineapple (100 g) or a grapefruit or a glass of orange or grapefruit juice; a glass of milk (200 ml) or a jar of natural yogurt.

• WHITE FOR A GOOD PROPOSED

Cold color, symbol of purity, freshness and rebirth, white is to choose when we want the day to be the beginning of something new, we have good intentions and we feel full of the right energy to put them into practice. For a “total white” menu you can choose a snack or a croissant or two / three simple biscuits; a cup of milk (200 ml) or a jar of white yogurt; an apple or a pear.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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L’acido oleico contenuto nell’olio e prodotto anche dal nostro organismo crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e previene il tumore. A dimostrarlo uno studio finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc)

 

LA SCOPERTA è di quelle destinate a far discutere gli scienziati di tutto il mondo: il consumo quotidiano di olio extravergine di oliva – made in Italy, soprattutto – aiuta a prevenire e combattere i tumori dell’intestino.

A dimostrarlo è uno studio finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e condotto dall’equipe di ricercatori che fa capo al professor Antonio Moschetta, 45 anni, ordinario di medicina interna all’università Aldo Moro di Bari e titolare di una ricerca sul metabolismo dei tumori della stessa onlus.

Cinque anni di lavoro nei laboratori del policlinico di Bari che hanno coinvolto anche uno scienziato americano, tre colleghi di Tolosa (Francia) e un altro gruppo di Cambridge (Inghilterra). Tutti concentrati su una molecola contenuta nell’olio extravergine di oliva: l’acido oleico. Non una novità assoluta per i camici bianchi. Ma i suoi effetti sui tumori del colon non erano mai stati indagati fino in fondo. Non così.

Quanto basta per far dire a Moschetta che “il dato registrato è senza precedenti”. E alla rivista scientifica internazionale Gastroenterology – un riferimento tra gli addetti ai lavori di tutto il mondo – per pubblicare lo studio, che uscirà sul numero di novembre. La scintilla è un’intuizione dello scienziato barese, poi condivisa dal collega d’Oltralpe Simon Ducheix.

“Ci siamo chiesti perché l’acido oleico contenuto nell’olio extravergine di oliva italiano sia prodotto anche dal nostro organismo, grazie – spiega Moschetta – a un enzima che si chiama Scd1″.

In altri termini:

“Perché madre natura ci ha dato la possibilità di sintetizzare l’acido oleico? vuol dire che è una molecola fondamentale?”.

Sì. E la risposta è arrivata quando nei modelli sperimentali i ricercatori hanno ‘spento’ quell’enzima e bandito la somministrazione di acido oleico attraverso la dieta.

Risultato: un’infiammazione dei tessuti, prima, e l’insorgenza di tumori spontanei dell’intestino, poi.

“Abbiamo dimostrato che la natura ci dà la possibilità di sintetizzare l’acido oleico per proteggerci dal cancro”, commenta Moschetta. “Perché crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e previene il tumore”.

Da qui a suggerire il consumo di olio extravergine di oliva nella popolazione generale il passo è breve, per lo scienziato barese. Ancora di più in caso di pazienti con una predisposizione ereditaria al tumore del colon, o per quelli con morbo di Crohn o colite ulcerosa.

“Basta consumare un cucchiaio di olio extravergine di oliva a pranzo e uno a cena, oltre a quello utilizzato come condimento”.

Del resto, i ricercatori hanno chiarito che anche quando l’enzima funziona e si ha una predisposizione genetica, la somministrazione di acido oleico abbatte il rischio di contrarre il tumore dell’intestino. E che si debba trattare di olio extravergine made in Italy non è una questione di campanile, né di marketing.

È scienza:

“Se paragonato a quelli prodotti in Nord Africa, per esempio, il nostro olio risulta più ricco in acido oleico rispetto all’acido palmitico, quindi ha un ottimale bilanciamento di acidi grassi”.

La cultivar migliore?

“Questione di gusti e altri costituenti minori”.  

Almeno allo stato della ricerca scientifica. Quella che, ancora una volta, ha incoronato l’olio extravergine di oliva come il principe della dieta mediterranea. E non è un caso, secondo Moschetta, che proprio in Terra di Bari, come in tutta la Puglia, l’aspettativa di vita media superi gli 84 anni di età.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The oleic acid contained in the oil and also produced by our body creates a barrier that blocks the inflammation of the intestinal cells and prevents the tumor. To prove it a study funded by the Italian Association for Cancer Research (Airc)

THE DISCOVERY is about those destined to let scientists all over the world discuss: the daily consumption of extra virgin olive oil – made in Italy, above all – helps to prevent and fight intestinal tumors. To prove it is a study funded by the Italian Association for Cancer Research (Airc) and conducted by the team of researchers headed by Professor Antonio Moschetta, 45, a professor of internal medicine at the Aldo Moro University of Bari and owner of a research on the metabolism of tumors of the same non-profit organization.
Five years of work in the laboratories of the Bari Polyclinic which also involved an American scientist, three colleagues from Toulouse (France) and another group from Cambridge (England). All concentrated on a molecule contained in extra-virgin olive oil: oleic acid. Not an absolute novelty for white coats. But its effects on colon cancer had never been fully investigated. Not like that.

Enough to make Moschetta say that “the recorded data is unprecedented”. And to the international scientific journal Gastroenterology – a reference among insiders from around the world – to publish the study, which will be published in the November issue. The spark is an intuition of the Bari scientist, later shared by the French colleague Simon Ducheix. “We asked ourselves why the oleic acid contained in the Italian extra virgin olive oil is also produced by our organism, thanks – explains Moschetta – to an enzyme called Scd1”.

In other words: “Because mother nature has given us the possibility to synthesize oleic acid, does this mean that it is a fundamental molecule?”. Yes. And the answer came when in experimental models the researchers ‘turned off’ that enzyme and banished the administration of oleic acid through the diet. Result: an inflammation of the tissues, first, and the onset of spontaneous tumors of the intestine, then. “We have shown that nature gives us the opportunity to synthesize oleic acid to protect us from cancer,” comments Moschetta. “Because it creates a barrier that blocks inflammation of intestinal cells and prevents cancer”. From here to suggest the consumption of extra virgin olive oil in the general population the step is short, for the scientist from Bari. Even more so in patients with a hereditary predisposition to colon cancer, or for those with Crohn’s disease or ulcerative colitis.

“Just consume a tablespoon of extra virgin olive oil for lunch and one for dinner, in addition to the one used as a condiment”. Moreover, the researchers have clarified that even when the enzyme works and there is a genetic predisposition, the administration of oleic acid reduces the risk of contracting the tumor of the intestine. And that should be treated with extra-virgin oil made in Italy is not a question of bell tower or marketing. It is science: “Compared to those produced in North Africa, for example, our oil is richer in oleic acid than palmitic acid, so it has an optimal balance of fatty acids”. The best cultivar? “Matter of tastes and other minor constituents”. At least in the state of scientific research. That which, once again, has crowned extra-virgin olive oil as the prince of the Mediterranean diet. It is no coincidence, according to Moschetta, that in the Land of Bari, as in all of Puglia, the average life expectancy is over 84 years of age.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

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I funghi shiitake sono stati definiti “funghi miracolosi” grazie al loro potente potenziamento immunitario e alle proprietà antitumorali. Contengono tutti e otto gli aminoacidi essenziali e le vitamine come i funghi B12, A, D e C. Shiitake contengono anche interferoni che sono proteine ​​naturali che hanno forti effetti antivirali sul corpo.

 

Gli interferoni hanno la capacità di inibire la replicazione di virus, batteri, parassiti e cellule cancerose. Gli estratti di funghi shiitake contengono una quantità significativa di 1,3 beta-glucano e lentinan che hanno dimostrato di rallentare la crescita del tumore, ridurre l’attività tumorale e ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti contro il cancro come la chemioterapia e le radiazioni.

I funghi shiitake sono anche noti per il beneficio che hanno per le

  • malattie cardiache,
  • epatite e
  • malattie autoimmuni come l’AIDS,
  • l’artrite reumatoide,
  • la sclerosi multipla,
  • la malattia fibrocistica del seno,
  • il lupus,
  • la sindrome da stanchezza cronica e
  • la fibromialgia.

I funghi shiitake possono anche aiutare a regolare la pressione sanguigna, abbassare il colesterolo nel sangue, fluidificare il sangue e aiutare a prevenire ictus e infarti.

I funghi shiitake contengono un’eccellente forma di ferro biodisponibile che li rende un’ottima aggiunta per mantenere il sangue forte e prevenire l’anemia.

I funghi shiitake sono tra le poche fonti naturali di germanio, un minerale che ha la capacità di contrastare gli effetti delle sostanze inquinanti e aumentare la resistenza alle malattie.

I funghi shiitake sono anche ricchi di zinco che è molto utile per il trattamento di infezioni virali e batteriche, regolando il funzionamento della ghiandola della prostata e per la cura dei problemi della pelle.

I funghi shiitake sono apprezzati in tutto il mondo per le loro proprietà medicinali e curative. Possono essere aggiunti a zuppe, insalate, cereali e piatti a base di verdure o assunti come capsule, tintura o polvere.

 

FONTE: Medical Medium

 

(ENGLISH VERSION)

Shiitake Mushrooms have been called the “miracle mushroom” due to their powerful immune boosting and cancer fighting properties. They contain all eight of the essential amino acids and vitamins such as B12, A, D, and C. Shiitake Mushrooms also contain interferons which are natural proteins that have strong antiviral effects on the body. 

Interferons have the ability to inhibit the replication of viruses, bacteria, parasites, and cancerous cells. Shiitake Mushroom extracts contain a significant amount of 1,3 beta-glucan and lentinan which has been shown to slow tumor growth, reduce tumor activity, and lessen the side effects of cancer treatments like chemotherapy and radiation. 

Shiitake mushrooms have also been known to benefit heart disease, hepatitis, and auto-immune disorders such as AIDS, rheumatoid arthritis, multiple sclerosis, fibrocystic breast disease, lupus, chronic fatigue syndrome, and fibromyalgia. Shiitake Mushrooms also can help to regulate blood pressure, lower blood cholesterol, thin the blood, and aid in preventing strokes and heart attacks. 

Shiitake Mushrooms contain an excellent bioavailable form of iron which makes them a great addition to help keep your blood strong and to prevent anemia. Shiitake mushrooms are among the few natural sources of germanium, a mineral that has the ability to counteract the effects of pollutants and increase resistance to disease. 

Shiitake Mushrooms are also rich in zinc which is highly beneficial for treating viral and bacterial infections, regulating prostate gland functioning, and for healing skin problems. Shiitake Mushrooms are prized around the world for their medicinal and healing properties. They can be added to your soup, salad, grain, and vegetable dishes or taken in supplement form as a capsule, tincture, or powder.

 

SOURCE: Medical Medium

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Il calo di zucchero potrebbe influire sulle nostre emozioni e sul nostro comportamento. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’università di Guelph, in Canada.

 

“I’M HUNGRY” e “I’m angry”: Ovvero “Ho fame” e “Sono arrabbiato”. La pronuncia è quasi simile, ma il significato del tutto diverso. Sembra, però, che ci sia qualche collegamento tra le due condizioni: secondo un recente studio dell’università di Guelph, in Canada – pubblicato su Psychopharmacology – infatti, l’improvviso calo di glucosio che sperimentiamo quando siamo affamati può avere ripercussioni sul nostro umore.

“Abbiamo trovato prove che un cambiamento nel livello di glucosio può avere un effetto duraturo sull’umore”, ha affermato Francesco Leri del Dipartimento di psicologia dell’ateneo canadese, tra gli autori dello studio. “Ero scettico quando le persone mi dicevano che diventano scontrose se non mangiano, ma ora ci credo: l’ipoglicemia è un forte fattore di stress fisiologico e psicologico“.

• LO STUDIO

I ricercatori inducendo ipoglicemia nei ratti, hanno voluto esaminare l’impatto di un improvviso calo di glucosio sul comportamento emotivo.

“Quando le persone pensano agli stati d’animo negativi e allo stress, pensano ai fattori psicologici, non necessariamente ai fattori metabolici”, ha detto il dottorando Thomas Horman, che ha guidato la ricerca. “Ma abbiamo scoperto che l’alimentazione può avere un impatto”.

I ricercatori hanno indotto l’ipoglicemia nei ratti  iniettando un bloccante del glucosio, e hanno collocato gli animali in una scatola. In un’altra occasione, invece, hanno somministrato agli animali un’iniezione di acqua, collocando i ratti in un’altra scatola. Nel momento in cui gli animali erano liberi di scegliere in quale delle due entrare, evitavano la scatola in cui sperimentavano l’ipoglicemia.

“Questo comportamento di evitamento è un’espressione di stress e ansia”, ha detto Leri. “Gli animali evitano quel luogo perché hanno avuto un’esperienza stressante lì e non vogliono riviverla”.

Ma in che modo è stato valutato il livello di stress dei ratti? I ricercatori hanno osservato che, dopo l’ipoglicemia, gli animali presentavano picchi più elevati di corticosterone, un ormone indicatore di stress fisiologico. Inoltre, apparivano anche più pigri:

“Si potrebbe pensare che si verifica questo perché i ratti hanno bisogno di glucosio per far funzionare i muscoli”, ha detto Leri. “Ma quando abbiamo somministrato loro un antidepressivo di uso comune, non abbiamo più osservato il comportamento lento. I ratti – spiega il professore – hanno, infatti, iniziato a muoversi normalmente. Questo è un dato interessante perché i loro muscoli non stavano ancora assumendo il glucosio, eppure il loro comportamento è cambiato”.

• UNA POSSIBILE CONNESSIONE TRA DEPRESSIONE E ALIMENTAZIONE

Lo studio supporta, dunque, l’idea che gli animali sperimentano stress e depressione quando sono ipoglicemici. Ma questi risultati possono avere anche implicazioni per il trattamento di ansia e depressione nelle persone?

“I fattori che inducono qualcuno a sviluppare depressione e ansia sono diversi da una persona all’altra. Ma – sottolinea Horman – sapendo che la nutrizione è uno dei fattori coinvolti, si possono includere, per esempio, in un trattamento anche le abitudini alimentari. Questo studio fornisce, infatti, anche una panoramica della connessione tra depressione e malattie come obesità, diabete, bulimia e anoressia”.

Avendo stabilito che l’ipoglicemia contribuisce a stati d’animo negativi, i ricercatori vogliono in futuro capire se l’ipoglicemia cronica a lungo termine possa essere un fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti simili alla depressione.

“Sicuramente saltare un pasto può renderci arrabbiati, ma questi risultati – afferma Horman – suggeriscono che se il pasto saltato diventa un’abitudine, il nostro umore potrebbe essere fortemente influenzato. Si può creare un vero e proprio circolo vizioso tra cattivo umore e alimentazione povera: se una persona non sta mangiando in modo appropriato, può sperimentare un calo di umore, e questo calo di umore può far sì che non voglia mangiare. In altre parole – spiega il dottorando –  sperimentando costantemente questo fattore di stress, la risposta potrebbe influenzare lo stato emotivo in maniera più costante”.

• UNA DIETA RICCA DI ZUCCHERI PUÒ FAVORIRE LA DEPRESSIONE

In generale, la relazione tra umore e alimentazione è complessa e può essere bidirezionale”, afferma Marilena Aiello, ricercatrice di neuroscienze cognitive presso la Scuola Internazionale superiore di studi avanzati di Trieste.

In letteratura ci son diversi studi che suggeriscono un collegamento tra il consumo di cibi dolci e i sintomi depressivi:

“Per esempio uno studio recente ha esplorato questa relazione in un’ottica prospettica” afferma Aiello che si occupa prevalentemente di comportamento alimentare. Lo studio è stato effettuato su un campione di 10.000 partecipanti tra i 35 e i 53 anni seguito per più di 20 anni, dal 1989 al 2013. E “si è osservato che solamente tra gli uomini, chi consumava più zucchero aveva il 23% di probabilità in più di avere un disturbo depressivo dopo 5 anni”, spiega Aiello.

I ricercatori hanno indagato anche la relazione contraria osservando che, mentre un maggior consumo di zucchero era in qualche modo collegato a una maggiore prevalenza di sintomi depressivi, essere depressi non portava a un maggior consumo di zuccheri.

“Ovviamente ci sono dei limiti che vanno tenuti in considerazione”, precisa Aiello. “Per esempio che la frequenza di consumo degli alimenti è stata misurata mediante questionari o che la composizione di questi ultimi è cambiata negli anni”.

Ma perché una dieta ricca di zucchero sembra favorire disturbi depressivi a lungo termine? Secondo gli autori della ricerca potrebbero esserci diverse spiegazioni.

  • Per esempio, mangiare troppo zucchero può ridurre il fattore neurotrofico cerebrale e facilitare l’atrofia ippocampale, una situazione che si verifica nella depressione.
  • Inoltre, si è osservato che a lungo termine una dieta ricca di zucchero può produrre ipoglicemia attraverso una produzione eccessiva di insulina con delle ricadute a livello ormonale e quindi sull’umore.

Una condizione di resistenza all’insulina è stata documentata in alcuni pazienti con depressione maggiore.

“A tal proposito, i ricercatori – spiega Aiello – parlano di una notevole possibilità applicativa di questi risultati. In altre parole, i farmaci che agiscono sull’insulina potrebbero essere impiegati nel trattamento della depressione, in particolare delle forme resistenti o che traggono scarso beneficio dai farmaci classici”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The decline in sugar could affect our emotions and our behavior. The researchers were discovered by the University of Guelph, in Canada.

“I’M HUNGRY” and “I’m angry”: That is “I’m hungry” and “I’m angry”. The pronunciation is almost similar, but the meaning is completely different. It seems, however, that there is some connection between the two conditions: according to a recent study of the University of Guelph, in Canada – published on Psychopharmacology – in fact, the sudden drop in glucose that we experience when we are hungry can have repercussions on our mood.

“We found evidence that a change in glucose levels can have a lasting effect on mood,” said Francesco Leri from the Department of Psychology at the University of Canada, one of the authors of the study. “I was skeptical when people told me that they become grumpy if they do not eat, but now I believe it: hypoglycemia is a strong physiological and psychological stress factor”.

• I STUDY
Researchers induced hypoglycemia in rats, they wanted to examine the impact of a sudden drop in glucose on emotional behavior. “When people think about negative moods and stress, they think about psychological factors, not necessarily about metabolic factors,” said doctoral student Thomas Horman, who led the research. “But we have discovered that nutrition can have an impact”.

The researchers induced hypoglycemia in rats by injecting a glucose blocker, and placed the animals in a box. On another occasion, however, they gave the animals an injection of water, placing the rats in another box. By the time the animals were free to choose which one to enter, they avoided the box in which they experienced hypoglycemia. “This avoidance behavior is an expression of stress and anxiety,” said Leri. “Animals avoid that place because they have had a stressful experience there and do not want to relive it.”

But how was the stress level of rats assessed? The researchers observed that after hypoglycemia, animals had higher peaks of corticosterone, a hormone that is a sign of physiological stress. In addition, they also looked lazier: “You might think this occurs because rats need glucose to make the muscles work,” Leri said. “But when we gave them a commonly used antidepressant, we no longer observed slow behavior.The rats – explains the professor – have, in fact, started to move normally.This is an interesting fact because their muscles were not yet taking glucose, yet their behavior has changed “.

• A POSSIBLE CONNECTION BETWEEN DEPRESSION AND POWER SUPPLY
The study therefore supports the idea that animals experience stress and depression when they are hypoglycemic. But can these results also have implications for the treatment of anxiety and depression in people? “The factors that cause someone to develop depression and anxiety are different from one person to another.But – emphasizes Horman – knowing that nutrition is one of the factors involved, we can include, for example, in a treatment also eating habits. This study also provides an overview of the connection between depression and diseases such as obesity, diabetes, bulimia and anorexia “.

Having established that hypoglycemia contributes to negative moods, researchers will in the future understand whether chronic long-term hypoglycemia may be a risk factor for developing behavior similar to depression. “Surely skipping a meal can make us angry, but these results – says Horman – suggest that if the sauteed meal becomes a habit, our mood could be strongly influenced.You can create a real vicious circle between bad mood and poor nutrition : if a person is not eating appropriately, he may experience a drop in mood, and this drop in mood may cause him not to eat.In other words – explains the doctoral student – constantly experiencing this stress factor, the answer could influence the emotional state in a more constant way “.

• A DIET OF SUGARS CAN ENHANCE THE DEPRESSION
“In general, the relationship between mood and diet is complex and can be bidirectional,” says Marilena Aiello, a researcher in cognitive neuroscience at the Advanced International School of Advanced Studies in Trieste. In the literature there are several studies that suggest a link between the consumption of sweet foods and depressive symptoms: “For example, a recent study has explored this relationship from a perspective viewpoint,” says Aiello, who deals mainly with eating behavior. The study was carried out on a sample of 10,000 participants between 35 and 53 years followed for more than 20 years, from 1989 to 2013. It was observed that only among men, those who consumed more sugar had a 23% probability in addition to having a depressive disorder after 5 years “, explains Aiello. The researchers also investigated the opposite relationship by observing that while increased sugar consumption was somehow linked to a greater prevalence of depressive symptoms, being depressed did not lead to a higher consumption of sugars. “Obviously there are limits that must be taken into consideration”, states Aiello. “For example, that the frequency of food consumption has been measured by questionnaires or that the composition of the latter has changed over the years”.

But why does a sugar-rich diet seem to favor long-term depressive disorders? According to the authors of the research there could be several explanations. For example, eating too much sugar can reduce the brain neurotrophic factor and facilitate hippocampal atrophy, a situation that occurs in depression. Furthermore, it has been observed that in the long term a diet rich in sugar can produce hypoglycemia through excessive production of insulin with relapses at the hormone level and therefore on the mood. A condition of insulin resistance has been documented in some patients with major depression. “In this regard, the researchers – explains Aiello – talk about a considerable applicative possibility of these results.In other words, drugs that act on insulin could be used in the treatment of depression, in particular resistant forms or that derive little benefit from classical drugs “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Cos’è il colesterolo e cosa differenzia quello buono, o Hdl, da quello cattivo, o Ldl. Come bilanciare questa molecola nella nostra dieta, e come si fa il calcolo per conoscere i valori ottimali di colesterolo totale.

 

Il colesterolo è una molecola fondamentale per il benessere del nostro corpo poiché partecipa alla costruzione delle membrane cellulari, è un precursore della vitamina D e della formazione dei sali biliari, è importantissimo per la costruzione degli ormoni steroidei (testosterone, progesterone, estradiolo e cortisolo). A valori adeguati il colesterolo è una fonte di benessere ma se aumenta eccessivamente diventa un nemico per la nostra salute.

noci colesterolo buono hdl

Le noci aiutano a mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo, Ldl (low density lipoproteins) © Ingimage

Cos’è il colesterolo buono e quello cattivo: Hdl e Ldl

Nel sangue il colesterolo è trasportato grazie alle lipoproteine che hanno nomi diversi a seconda della loro densità. Vldl (very low density lipoproteins) e Ldl (low density lipoproteins) trasferiscono il colesterolo dal fegato ai tessuti attraverso il sangue. La loro bassa densità è connotazione del cosiddetto colesterolo cattivo poiché si stratifica sulle pareti dei vasi arteriosi formando placche che restringono calibro dei vasi, e crea un accumulo a livello del tessuto muscolare e adiposo. Hdl (high density lipoproteins) è invece la sigla del colesterolo buono poiché queste lipoproteine muovono il colesterolo presente in eccesso nel plasma ripulendo il sangue.

Colesterolo totale, i valori ottimali e il calcolo da fare

I valori del colesterolo totale non dovrebbero superare la soglia 200 mg-dl(milligrammi per decilitro), e il valore Ldl deve restare sotto soglia 130 mg-dl. Il colesterolo buono deve invece abbondare con valori Hdl superiori a 40 mg-dl. L’indice di rischio si calcola con la frazione che divide il valore del colesterolo totale con il valore Hdl: il risultato deve restare inferiore al valore 5 negli uomini e al valore 4,5 nelle donne. Ad esempio, se il colesterolo totale è 210 e il valore Hdl è 70, il loro rapporto è 210:70=3. Significa che non si corrono rischi.

te verde colesterolo buono

Anche il tè verde contiene colesterolo buono, o Hdl © Tsaiga/Unsplash

Dieta e buone abitudini

Aumentare il valore Hdl è possibile grazie al consumo di pesce azzurro, olio extravergine di oliva e vino, noci, abbondanti porzioni di verdura e frutta, di fibre integrali e di tè verde. Prebiotici e probiotici sono grandi alleati nel ripristinare l’equilibrio del colesterolo. Tra le carni è meglio prediligere quelle magre (pollo e coniglio) e nella scelta del pesce meglio rinunciare a quello grasso così come ai molluschi, alle cozze, ai crostacei, ai gamberi e ai granchi. Evitare i grassi idrogenati che alterano la capacità dell’organismo di regolare la produzione di colesterolo, l’olio di palma e la margarina. Infine meglio consumare solo occasionalmente i formaggi grassi.

I legumi sono ottimi così come i cereali integrali. Lo zucchero è invece un grande nemico, stop quindi a caramelle e attenzione alle marmellate. Lo sport è una buonissima abitudine poiché aumenta il colesterolo buono mentre fumo di sigaretta e vita sedentaria lo fanno decrescere. Le buone abitudini sono indispensabili poiché i valori ematici di colesterolo sono influenzati dalla dieta solo per il 20 per cento. Questo significa che una dieta protettiva deve essere prolungata nel tempo e associata a una vita sportivamente attiva. Mantenere il giusto peso corporeo è davvero molto importante soprattutto nei centimetri del girovita poiché l’accumulo del grasso addominale è altamente correlato al rischio di malattie cardiovascolari.

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Le uova non sono più bandite dalla dieta anticolesterolo: il tuorlo, in particolare, aumenta il colesterolo buono © Cory Seward/Unsplash

Uova

Le uova meritano un piccolo approfondimento poiché recentemente sono state riscattate dai cibi banditi nella dieta anticolesterolo. L’albume è una fonte altamente proteica ma è nel tuorlo che si concentra la maggior parte di colesterolo. Le uova però hanno il dono di saper cambiare le particelle piccole, dense e pericolose di colesterolo Ldl, in particelle grandi e benigne. Dunque le uova aumentano la percentuale di colesterolo buono Hdl e nel 70 per cento dei casi non aumentano la frazione del colesterolo Ldl. Fra le altre virtù le uova portano a un aumento di luteina e Zeaxantina, potenti antiossidanti, aumentano senso di sazietà e dunque regolano il peso corporeo, aumentano la riserva proteica aumentando così la massa muscolare. Un uovo al giorno, soprattutto al mattino, è dunque una fonte di colesterolo buono. Ricordatevi che le uova non devono essere conservate in frigorifero per evitare il decadimento dei loro enzimi. Infine nella cottura è bene cuocere solo l’albume e non il tuorlo per evitare la dispersione delle proteine.

I rimedi naturali

1. Riso rosso fermentato

È un estratto ottenuto dalla fermentazione del riso con un lievito, il Monascus purpureus, che contiene una statina naturale, la Monakolina K. Il suo impiego porta a un’azione dimostrata sul colesterolo totale con riduzione del valore Ldl. Il valore del riso rosso fermentato è dunque nella riduzione della sintesi della produzione di colesterolo da parte del corpo.

crespino berberis vulgaris colesterolo

Il crespino, o Berberis vulgaris, è ricco di berberina, una sostanza che ostacola la deposizione delle placche sanguigne da colesterolo elevato © Ingimage

2. Crespino (Berberis vulgaris)

È un arbusto ricco di berberina, una sostanza con effetti di protezione cardiovascolare poiché ostacola la deposizione delle placche sanguigne da colesterolo elevato. Produce anche un effetto vasodilatatore, cardioprotettivo e antinfiammatorio. Il suo meccanismo di azione è diverso da quello del riso rosso fermentato e delle statine poiché il Berberis facilita la rimozione di sangue del colesterolo cattivo e dunque riduce il colesterolo totale da cattiva alimentazione.

3. Cardo mariano (Silybum marianum)

La storia di questa pianta e del suo utilizzo è molto antica ma è sempre stata dedicata ai disturbi da intossicazioni del fegato. Il suo principio attivo è la silimarina, la molecola con funzione epatoprotettrice che aumenta la quantità di colesterolo buono Hdl.

4. Omega-3 e omega-6

Questi integratori sono molto utili per contrastare le placche che il colesterolo forma sulle pareti dei vasi sanguigni, inoltre sono ottimi fluidificanti sanguigni poiché diminuiscono e prevengono la formazione di coaguli di sangue. Per questo motivo sono molto importanti in situazioni di elevata pressione sanguigna. L’olio di semi di lino è una fonte ricca di omega-3, mentre il pesce ha un alto contenuto di omega-6.

FONTE: Stefania Piloni (Lifegate)

 

 

(ENGLISH VERSION)

What is cholesterol and what differentiates the good one, or Hdl, from the bad one, or Ldl. How to balance this molecule in our diet, and how we do the calculation to know the optimal values ​​of total cholesterol.
Cholesterol is a fundamental molecule for the wellbeing of our body because it participates in the construction of cell membranes, is a precursor of vitamin D and the formation of bile salts, is very important for the construction of steroid hormones (testosterone, progesterone, estradiol and cortisol) . Cholesterol is a source of well-being at an adequate level, but if it increases excessively it becomes an enemy for our health.

noci colesterolo buono hdl
Walnuts help keep bad cholesterol levels under control, Ldl (low density lipoproteins) © Ingimage

What is good and bad cholesterol: Hdl and Ldl

Cholesterol in the blood is transported thanks to lipoproteins that have different names depending on their density. Vldl (very low density lipoproteins) and Ldl (low density lipoproteins) transfer cholesterol from the liver to the tissues through the blood. Their low density is a connotation of the so-called “bad cholesterol” because it stratifies on the walls of the arterial vessels forming plaques that restrict the size of the vessels, and creates an accumulation in the muscular and fatty tissue. Hdl (high density lipoproteins) is instead the acronym of “good cholesterol” because these lipoproteins move the excess cholesterol present in the plasma, cleaning up the blood.

Total cholesterol, optimal values ​​and the calculation to be made

The values ​​of total cholesterol should not exceed the threshold 200 mg-dl (milligrams per deciliter), and the Ldl value must remain below the threshold 130 mg-dl. The good cholesterol must instead abound with Hdl values ​​above 40 mg-dl. The risk index is calculated with the fraction that divides the value of total cholesterol with the Hdl value: the result must remain below the value 5 in men and 4.5 in women. For example, if the total cholesterol is 210 and the Hdl value is 70, their ratio is 210: 70 = 3. It means that there are no risks.

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Green tea also contains good cholesterol, or Hdl © Tsaiga / Unsplash

Diet and good habits

Increasing the Hdl value is possible thanks to the consumption of blue fish, extra-virgin olive oil and wine, walnuts, abundant portions of vegetables and fruit, wholemeal fibers and green tea. Prebiotics and probiotics are great allies in restoring cholesterol balance. Among the meats it is better to prefer those lean (chicken and rabbit) and in choosing the best fish to give up the fat as well as mollusks, mussels, crustaceans, shrimp and crabs. Avoid hydrogenated fats that alter the body’s ability to regulate cholesterol production, palm oil and margarine. Finally, it is better to consume fat cheeses only occasionally.

Legumes are excellent as well as whole grains. Instead, sugar is a great enemy, so stop at candy and pay attention to jams. Sport is a very good habit because it increases the good cholesterol while cigarette smoking and sedentary life make it decrease. Good habits are indispensable because the blood cholesterol values ​​are influenced by the diet only for 20 percent. This means that a protective diet must be prolonged over time and associated with a sportingly active life. Maintaining the right body weight is very important especially in the centimeters of the waistline because the accumulation of abdominal fat is highly correlated with the risk of cardiovascular disease.

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The eggs are no longer banished from the anti-cholesterol diet: the yolk, in particular, increases the good cholesterol © Cory Seward / Unsplash

eggs

The eggs deserve a little insight as they have recently been redeemed by the banned foods in the anti-cholesterol diet. Egg white is a highly protein source but it is in the yolk that most of cholesterol is concentrated. The eggs, however, have the gift of knowing how to change the small, dense and dangerous particles of LDL cholesterol into large and benign particles. Therefore the eggs increase the percentage of good cholesterol Hdl and in 70 percent of the cases do not increase the fraction of the LDL cholesterol. Among other virtues eggs lead to an increase in lutein and Zeaxanthin, powerful antioxidants, increase satiety and therefore regulate body weight, increase the protein reserve, thus increasing muscle mass. An egg a day, especially in the morning, is therefore a source of good cholesterol. Remember that eggs should not be stored in the refrigerator to avoid decay of their enzymes. Finally in cooking it is good to cook only the egg white and not the yolk to avoid the dispersion of proteins.

Natural remedies

1. Red fermented rice

It is an extract obtained from the fermentation of the rice with a yeast, the Monascus purpureus, which contains a natural statin, Monakolina K. Its use leads to a demonstrated action on the total cholesterol with reduction of the LDL value. The value of fermented red rice is therefore in the reduction of the synthesis of the production of cholesterol by the body.

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Barberry, or Berberis vulgaris, is rich in berberine, a substance that impedes the deposition of blood plaques from elevated cholesterol © Ingimage

2. Barberry (Berberis vulgaris)

It is a shrub rich in berberine, a substance with cardiovascular protection effects since it prevents the deposition of blood plaques from high cholesterol. It also produces a vasodilator, cardioprotective and anti-inflammatory effect. Its mechanism of action is different from that of fermented red rice and statins because Berberis facilitates the removal of bad cholesterol blood and thus reduces total cholesterol from poor diet.

3. Milk thistle (Silybum marianum)

The history of this plant and its use is very old but has always been dedicated to disorders of liver intoxication. Its active ingredient is silymarin, the molecule with a hepatoprotective function that increases the amount of good cholesterol Hdl.

4. Omega-3 and omega-6

These supplements are very useful for counteracting the plaques that cholesterol forms on the walls of blood vessels, moreover they are excellent blood thinnerers because they decrease and prevent blood clots. For this reason they are very important in situations of high blood pressure. Flax seed oil is a rich source of omega-3, while fish has a high omega-6 content.

 

SOURCE: Stefania Piloni (Lifegate)

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Le carrube sono frutti dal gusto simile a quello del cioccolato, molto usate nel medioevo, ma poco conosciute ai giorni nostri nonostante rappresentino un ottimo alleato della nostra salute e soprattutto il miglior sostituto del cioccolato.

 

Il carrubo da cui provengono questi interessanti frutti, è un albero sempreverde ed imponente alto sino a 15 metri, con un grande tronco ed una folta chioma, che può vivere fino a 500 anni. E’ diffuso lungo le calde ed assolate zone costiere di molti paesi del bacino del mediterraneo. Da diverse testimonianze si può dedurre che fin dalle origini il carrubo sia stato un albero tipico della macchia mediterranea, ma non è possibile stabilire con esattezza il suo luogo di origine. Alcuni studiosi lo ritengono originario delle coste meridionali ed orientali del Mediterraneo e pare sia stato introdotto in Italia dai Greci o dai Fenici. Si trovano le prime testimonianze negli scritti di Plinio il Vecchio, mentre sono stati individuati dei riferimenti alle carrube (citate come “locuste” come nutrimento di Giovanni il Battista) nei vangeli di Marco e Giovanni.

Le proprietà delle carrube

La carruba è un legume, ciononostante è un alimento ricco di carboidrati. Ha un gusto dolciastro molto gradevole simile al cioccolato, ma a differenza di questo non contiene caffeina. E’ inoltre naturalmente priva di glutine e di colesterolo. E non è tutto: la sua buccia è ricca di vitamine: vitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C, di vitamina E (tocoferolo, antiossidante) e vitamina K. Contiene minerali come calcio (100 grammi di farina di carrube contengono più di 300mg di calcio), ferro, magnesio, manganese, potassio, selenio, zinco, fosforo e anche tante fibre.

In Europa l’albero sempreverde del carrubo viene coltivato in Spagna, Portogallo e Italia, più precisamente in Liguria e in Sicilia, dove i suoi frutti sono l’ingrediente speciale per alcune delle più celebri ricette tradizionali.

Purtroppo le carrube sono state usate più spesso per l’alimentazione animale, soprattutto per i cavalli. Ora, grazie alle loro proprietà, sono state riscoperte da chi segue uno stile alimentare naturale e vario.

Farina e polvere di carrube

Dalla macinatura dei semi si ottiene la farina usata come addensante in pasticceria. La Carruba in polvere, si ottiene invece dalla macinatura dei frutti essiccati ed è un ottima alternativa al cacao in polvere, con diversi vantaggi che riepiloghiamo qui sotto.

La polvere di carrube è senza caffeina

A differenza di cioccolato, le carrube non contengono né la caffeina né la teobromina, entrambe sostanze stimolanti, che se da un lato possono migliorare l’attenzione e dare una sferzata di energia dall’altro possono anche avere l’effetto collaterale di rendere nervosi, irritabili e ansiosi e causare insonnia. Ecco perché, essendo questa farina priva di caffeina, è un’ottima alternativa al cioccolato.

Contiene pochi ossalati

Gli ossalati sono dei sali che hanno la capacità di ridurre i minerali a disposizione dell’organismo. L’introduzione nell’organismo di ossalati (o acido ossalico, che combinandosi con i minerali forma gli ossalati) favoriscono l’instaurarsi di stati da carenza come l’osteoporosi e le anemie, o la formazione di calcoli renali. La carruba, diversamente dal cioccolato, contiene pochissimi ossalati.

La farina di carrube è ricca di micro e macronutrienti

Oltre a vitamine e minerali la farina di carrube è una buona fonte di fibre e proteine. E’ naturalmente priva di colesterolo, le carrube contengono anche pectina, che abbassa i livelli di colesterolo e contribuisce a ridurre il rischio di malattie cardiache.

Naturalmente dolce

La farina di Carrube è anche naturalmente dolce, per cui i prodotti che la contengono sono mediamente meno dolci di quelli preparati con il cacao.

Benefica per l’apparato gastrointestinale

Un cucchiaio di polvere di carruba in una tazza di acqua o mangiata direttamente dal cucchiaino è un rimedio utile ad alleviare alcuni sintomi:

  • nausea
  • vomito
  • mal di stomaco.

I consigli degli esperti: un break con le carrube

Le carrube possono costituire un ottimo snack in quanto apportano minerali e fibre ottime per prevenire ma anche per curare la stitichezza. Le carrube sgranocchiale intere, consumando anche il baccello, che regolarizza la peristalsi e apporta zuccheri e minerali ricostituenti.

Il consiglio è di mangiare anche 2-3 carrube intere al giorno oppure usare la loro farina, da aggiungere al latte della colazione o ai frullati. Le carrube sono reperibili in alcune erboristerie e nei negozi di cibi naturali.

Una ricetta: crema spalmabile alla farina di carrube

Ho trovato ispirazione sul blog sostenibile.com per consigliarvi questa semplice e veloce ricetta per fare una ottima crema spalmabile.

Ingredienti

  • 5 cucchiaini di farina di carrube
  • 2 cucchiai di sciroppo d’acero o di zucchero integrale di canna (regolatevi a piacere, senza eccedere)
  • 3/4 cucchiai di latte di avena
  • un cucchiaio di olio di semi di girasole bio
  • 2 cucchiai di nocciole tostate tritate finemente, oppure 2 cucchiai di mandorle, anch’esse tritate

Frullate tutto per bene, valutate la consistenza e riponetela nel frigorifero.

Potete spalmarla su una fetta di pane integrale, o su delle fette biscottate di farro.

 

FONTE: Benessere Corpo Mente

 

(ENGLISH VERSION)

The carob trees are fruits with a taste similar to that of chocolate, very used in the Middle Ages, but little known today despite being an excellent ally of our health and especially the best substitute for chocolate.

The carob tree from which these interesting fruits come, is an evergreen and imposing tree up to 15 meters tall, with a large trunk and a thick crown, which can live up to 500 years. It is widespread along the warm and sunny coastal areas of many countries in the Mediterranean basin. From various testimonies we can deduce that since the origins the carob tree has been a typical tree of the Mediterranean, but it is not possible to establish exactly its place of origin. Some scholars believe it originated from the southern and eastern coasts of the Mediterranean and seems to have been introduced into Italy by the Greeks or the Phoenicians. The first testimonies are found in the writings of Pliny the Elder, while references to the carobs have been identified (referred to as “locusts” as nourishment of John the Baptist) in the Gospels of Mark and John.

The properties of the carobs

Carob is a legume, but it is a food rich in carbohydrates. It has a very pleasant sweet taste similar to chocolate, but unlike this it does not contain caffeine. It is also naturally free of gluten and cholesterol. And that’s not all: its skin is rich in vitamins: vitamin A, B vitamins, vitamin C, vitamin E (tocopherol, antioxidant) and vitamin K. It contains minerals like calcium (100 grams of carob flour contains more than 300mg of calcium), iron, magnesium, manganese, potassium, selenium, zinc, phosphorus and also many fibers.

In Europe, the evergreen carob tree is grown in Spain, Portugal and Italy, more precisely in Liguria and in Sicily, where its fruits are the special ingredient for some of the most famous traditional recipes.

Unfortunately, the carobs were used more often for animal feed, especially for horses. Now, thanks to their properties, they have been rediscovered by those who follow a natural and varied food style.

Flour and carob powder

From the milling of the seeds the flour used is obtained as a thickener in pastry. Carob powder, is obtained from grinding dried fruits and is an excellent alternative to cocoa powder, with several advantages that we summarize below.

Carob powder is caffeine free

Unlike chocolate, carobs contain neither caffeine nor theobromine, both stimulants, which, on the one hand, can improve attention and give a burst of energy on the other hand can also have the side effect of making nervous, irritable and anxious and help insomnia. This is why, as this caffeine-free flour is an excellent alternative to chocolate.

Contains few oxalates

Oxalates are salts that have the ability to reduce the minerals available to the body. The introduction into the body of oxalates (or oxalic acid, which, in combination with minerals, form oxalates) favor the establishment of deficiency states such as osteoporosis and anemia, or the formation of kidney stones. Carob, unlike chocolate, contains very few oxalates.

Carob flour is rich in micro and macronutrients

In addition to vitamins and minerals, carob flour is a good source of fiber and protein. It is naturally cholesterol-free, carobs also contain pectin, which lowers cholesterol levels and helps to reduce the risk of heart disease.

Naturally sweet

Carrube flour is also naturally sweet, so the products that contain it are on average less sweet than those prepared with cocoa.

Beneficial for the gastrointestinal tract

A spoonful of carob powder in a cup of water or eaten directly from the spoon is a remedy to relieve some symptoms:

  • nausea
  • He retched
  • stomach ache.

Expert advice: a break with carobs

Carob beans can be an excellent snack because they bring minerals and fibers to prevent but also to cure constipation. The carob crunches whole, also consuming the pod, which regularizes the peristalsis and provides sugars and minerals restorative.

The advice is to eat even 2-3 whole carbs a day or use their flour, to be added to breakfast milk or smoothies. The carobs can be found in some herbalists and natural food stores.

A recipe: cream spread with carob flour

I found inspiration on the blog sostenibile.com to suggest you this quick and easy recipe to make a good spreadable cream.

Ingredients:

  • 5 teaspoons of carob flour
  • 2 tablespoons of maple syrup or cane sugar (adjust as you like, without exceeding)
  • 3/4 tablespoons of oat milk
  • a tablespoon of organic sunflower seed oil
  • 2 tablespoons of finely chopped toasted hazelnuts, or 2 tablespoons of almonds, also chopped

Mix everything well, evaluate the consistency and put it in the fridge.

You can spread it on a slice of wholemeal bread, or on toasted rusks.

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Poca energia, spossatezza, sonnolenza, malinconia e riduzione della produttività sono solo alcuni dei sintomi del cambio di stagione. Per recuperare vitalità e benessere un buon aiuto viene dalla tavola, grazie a una serie di alimenti che contengono o stimolano la produzione di sostanze che aiutano il buonumore.

 

LA LUCE diminuisce, le temperature si addolciscono e i ritmi diventano sempre più frenetici: è l’autunno che si porta dietro qualche difficoltà – più o meno grande a seconda delle persone – di adattamento. Tanto che si parla di ‘mal d’autunno’ che colpisce 2 italiani su 10. Nulla che non si possa superare anche scegliendo bene cosa portare in tavola. Un aiuto prezioso, ad esempio, viene dalle Vitamine del gruppo B, dalla C e la E che preparano il corpo a ricevere i primi freddi e l’aumento dell’umidità. Ecco perché sono importanti queste vitamine e in quali alimenti possiamo trovarle.

• VITAMINE DEL GRUPPO B PER AIUTARE L’UMORE

Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – spiega Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di Alimentazione, nutrizione e idratazione presso la Scuola dello Sport CONI Roma -. I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti come le vitamine del gruppo B, soprattutto la B12, che hanno un’azione energizzante sia per il corpo che per la mente”.

Tra gli alimenti più ricchi di vitamine del gruppo B ci sono le uova, i formaggi stagionati come parmigiano, provolone e groviera, lo yogurt, il latte e la
mozzarella.

• TRIPTOFANO PER MIGLIORARE MEMORIA E CONCENTRAZIONE

Sono d’aiuto anche i cibi ricchi di triptofano, un precursore della serotonina, l’ormone che regola il nostro umore:

“È un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti e che migliora umore, concentrazione e memoria”, spiega Giampietro. “Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina”.

La pasta, per esempio, è una buona fonte di energia e in particolare di carboidrati e proprio di triptofano.

• LA VITAMINA C: PER FARE DA SCUDO CONTRO LE INFEZIONI

Nel menù autunnale non possono mancare neppure gli alimenti ricchi di vitamina C:

“È preziosa – spiega Loreto Nemi, Dietista, Specialista in Scienze della Nutrizione Umana e Docente all’Università Cattolica di Roma – perché aumenta la resistenza alle infezioni; facilita l’assorbimento del ferro, favorisce la formazione del collagene ed ha un’azione antiossidante, depurativa e antinvecchiamento”.

Gli alimenti che ne sono più ricchi sono tutti i tipi di cavoli, i broccoli, i peperoni, gli spinaci e gli agrumi.

• L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA E

Nota anche come tocoferolo, fa parte del gruppo delle vitamine liposolubili.

“Di solito – spiega Nemi – viene accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità attraverso i cibi. Il corpo, infatti, la rilascia a piccole dosi appena il suo utilizzo diventa necessario. L’apporto massimo giornaliero consigliato è di 36 mcg”.

È utile nel cambio di stagione perché è un prezioso antiossidante cellulare quindi aiuta a rallentare i radicali liberi e l’invecchiamento.

• SEMI OLEOSI: UN CONCENTRATO DI MACRO E MICRONUTRIENTI

Le fonti naturali di vitamina E sono in primo luogo i semi oleosi: nocciole, mandorle, noci e pinoli.

“Sono ricchi in fibre, acidi grassi essenziali a lunga catena e appunto vitamina E. Inoltre, contengono minerali come magnesio e potassio e oligoelementi in traccia. Insomma, un concentrato di macro e micronutrienti molto utili” spiega Nemi. L’ideale è mangiarne 5-6 pezzi al giorno.

Anche l’avocado è ricco di vitamina E oltre che di grassi monoinsaturi, gli stessi dell’olio extravergine di oliva, essenziali per l’organismo.

“Oltre al classico accostamento con il salmone in insalata – suggerisce Nemi – lo consiglio anche a colazione: pane integrale tostato con mezzo avocado e semi di girasole e sesamo costituiscono un pasto ideale”.

• SALI MINERALI PER COMBATTERE LA STANCHEZZA

Uno sprint in più può arrivare anche dai Sali minerali. Il ferro, per esempio, aiuta a contrastare la stanchezza, mentre il potassio è utile per il benessere del cervello e per l’equilibrio della pressione sanguigna. Il magnesio aiuta ad affrontare i periodi di tensione. Dove trovarli?

“La frutta secca è ricca di magnesio ed è ottima come spuntino spezza fame a metà mattina o metà pomeriggio – suggerisce Nemi. Le patate dolci hanno tanto potassio (circa 570 mg per 100 gr), ma anche tracce di calcio e di sodio, zinco e magnesio (28 mg)”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

Little energy, exhaustion, drowsiness, melancholy and reduced productivity are just some of the seasonal changes. To recover vitality and well-being, good help comes from the table, thanks to a series of foods that contain or stimulate the production of substances that help good humor.

LIGHT decreases, the temperatures soften and the rhythms become more and more frenetic: it is autumn that brings with it some difficulties – more or less great depending on the people – of adaptation. So much so that we talk about ‘autumn sickness’ that affects 2 Italians out of 10. Nothing that can not be overcome even by choosing well what to bring to the table. A precious help, for example, comes from the Vitamins of the B group, from the C and the E that prepare the body to receive the first cold and the increase of humidity. That’s why these vitamins are important and in what foods we can find them.

• GROUP B VITAMINS TO HELP THE MOOD

“There is a close relationship between food and mood, and certain foods have a strong rebalancing power – explains Michelangelo Giampietro, a specialist in Food Science and Sports Medicine and a professor of nutrition, nutrition and hydration at the CONI Sport School in Rome -. The right foods are those rich in specific micronutrients such as B vitamins, especially B12, which have an energizing effect for both the body and the mind “. Among the foods most rich in B vitamins are eggs, mature cheeses such as Parmesan, provolone and gruyere cheese, yogurt, milk and
mozzarella cheese.

• TRIPTOFANO TO IMPROVE MEMORY AND CONCENTRATION

Tryptophan rich foods, a precursor of serotonin, the hormone that regulates our mood, are also helpful: “It is an amino acid present in most of the proteins that we take with food and which improves mood, concentration and memory”, explains Giampietro. “Tryptophan has a positive effect on stress because, in the presence of B vitamins, carbohydrates and iron, it increases the production of serotonin”. Pasta, for example, is a good source of energy, particularly carbohydrates and tryptophan.

• VITAMIN C: TO MAKE SHIELD AGAINST INFECTIONS

In the autumn menu can not miss even foods rich in vitamin C: “It is valuable – explains Loreto Nemi, Dietitian, Specialist in Sciences of Human Nutrition and Professor at the Catholic University of Rome – because it increases resistance to infections; facilitates the absorption of iron, promotes the formation of collagen and has an antioxidant, purifying and anti-aging action “. The foods that are richer are all kinds of cabbage, broccoli, peppers, spinach and citrus.

• THE IMPORTANCE OF VITAMIN E

Also known as tocopherol, it is part of the group of fat-soluble vitamins. “Usually – explains Nemi – is accumulated in the liver and it is therefore not necessary to take it regularly through food. The body, in fact, releases it in small doses as soon as its use becomes necessary. The recommended maximum daily intake is 36 mcg “. It is useful in changing seasons because it is a valuable cellular antioxidant so it helps to slow down free radicals and aging.

• OIL SEEDS: A CONCENTRATE OF MACRO AND MICRONUTRIENTS

The natural sources of vitamin E are primarily oil seeds: hazelnuts, almonds, walnuts and pine nuts. “They are rich in fiber, long chain essential fatty acids and indeed vitamin E. They also contain minerals such as magnesium and potassium and trace trace elements. In short, a concentrate of macro and micronutrients that are very useful “, explains Nemi. The ideal is to eat 5-6 pieces a day. Even the avocado is rich in vitamin E as well as monounsaturated fats, the same as extra virgin olive oil, essential for the body. “In addition to the classic combination with salmon salad – suggests Nemi – I recommend it for breakfast: toasted whole bread with avocado and sunflower seeds and sesame are an ideal meal”.

• MINERAL SALTS TO FIGHT THE STANCHEZZA

An extra sprint can also come from mineral salts. Iron, for example, helps to combat tiredness, while potassium is useful for the well-being of the brain and for the balance of blood pressure. The magnesium helps cope with periods of tension. Where to find them? “Dried fruit is rich in magnesium and is excellent as a snack, it breaks up hungry mid-morning or mid-afternoon – suggests Nemi. Sweet potatoes have a lot of potassium (about 570 mg per 100 g), but also traces of calcium and sodium, zinc and magnesium (28 mg) “.

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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