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Alcuni cibi come l’avena, il riso integrale e le banane, sono particolarmente ricchi di melatonina, una molecola che ci aiuta a dormire meglio.

 

Sonno e alimentazione sono caratterizzati da un forte legame reciproco con molteplici implicazioni sulla nostra salute. Un recente studio cinese pubblicato sulla rivista Nutrients ha evidenziato come lalimentazione possa influire positivamente sui disturbi del sonno e sulla qualità del riposo. È stato dimostrato, infatti, che la concentrazione nel sangue di alcune molecole attive sul sonno, come la melatonina, può aumentare significativamente dopo il consumo di alimenti che ne sono ricchi. Alcuni cibi, dunque, ci possono aiutare a dormire meglio

Con la melatonina addormentarsi è più facile

La melatonina è un ormone che viene prodotto fisiologicamente nel nostro organismo dalla ghiandola pineale, localizzata nel cervello. Viene secreta durante le ore notturne, con un picco massimo tra l’una e le tre del mattino, per favorire l’addormentamento e mantenere il ritmo biologico del riposo. La sua azione principale è, infatti, la regolazione del ciclo sonno-veglia con una riduzione dei tempi di latenza del sonno, favorendo l’addormentamento. Questa proprietà diventa ancora più importante in presenza di disturbi del sonno, difficoltà ad addormentarsi, disturbi legati a jet-lag e se si svolgono turni di lavoro notturni. In tutti questi casi, i livelli fisiologici di melatonina tendono a scendere, con una conseguente minore biodisponibilità di questo ormone nell’organismo.

Un pieno di melatonina con riso, mais e avena

Il consumo di alimenti che contengono melatonina può aiutare il nostro organismo ad avere maggiori scorte di questo nutriente e a utilizzarlo al meglio. Riso, soprattutto quello integrale, mais e avena sono i cereali più ricchi di melatonina, mentre tra gli alimenti di origine animale che ne contengono di più abbiamo le uova e il pesce, in particolare il salmone. Le dosi consigliate di questi alimenti sono equivalenti alle porzioni medie presenti nella dieta mediterranea, quindi, 80 gr di riso, 1 uovo o 150 gr di pesce. Possiamo assicurarci una buona integrazione di melatonina anche con 30 gr di legumi secchi, come lenticchie e fagioli, 200 gr di pomodori o 150 gr di funghi (boletus e cantharellus ne sono particolarmente ricchi). Tra i frutti, ciliegie, pistacchi, noci e banane sono gli alimenti che spiccano per il loro elevato contenuto di melatonina.

I dosaggi consigliati per un’integrazione di melatonina

L’integrazione della melatonina attraverso un’adeguata alimentazione apporta certamente molti benefici al nostro riposo, ma, nei periodi di maggiore stress e consumo di energie, possiamo aiutarci anche con integratori specifici. In commercio ne esistono diversi, tutti riconducibili a due tipologie: integratori a base di melatonina pura e integratori in cui questa molecola viene associata ad altri principi attivi con azione rilassante. È importante ricordare che, secondo le linee guida dell’EFSA (European Food Safety Authority), la quantità di melatonina pura presente negli integratori non deve superare il dosaggio di 1 mg al giorno.

 

FONTE: Salute Benessere

 

(ENGLISH VERSION)

Some foods like oats, brown rice and bananas are particularly rich in melatonin, a molecule that helps us sleep better.

Sleep and nutrition are characterized by a strong mutual bond with multiple implications for our health. A recent Chinese study published in the journal Nutrients highlighted how nutrition can positively influence sleep disorders and the quality of rest. In fact, it has been shown that the concentration in the blood of some sleep-active molecules, such as melatonin, can increase significantly after consuming foods that are rich in them. So some foods can help us sleep better.

Melatonin is easier to fall asleep
Melatonin is a hormone that is produced physiologically in our body by the pineal gland, located in the brain. It is secreted during the night hours, with a maximum peak between one and three in the morning, to encourage the fall asleep and maintain the biological rhythm of the rest. Its main action is, in fact, the regulation of the sleep-wake cycle with a reduction in sleep latency times, favoring the asleep. This property becomes even more important in the presence of sleep disorders, difficulty falling asleep, jet-lag disturbances and night-time work shifts. In all these cases, the physiological levels of melatonin tend to fall, resulting in a lower bioavailability of this hormone in the body.

A full of melatonin with rice, corn and oats
Consuming foods that contain melatonin can help our body get more supplies of this nutrient and use it better. Rice, especially wholemeal, maize and oats are the richest cereals of melatonin, while among the foods of animal origin that contain more we have eggs and fish, in particular salmon. The recommended doses of these foods are equivalent to the average portions present in the Mediterranean diet, therefore, 80 gr of rice, 1 egg or 150 gr of fish. We can ensure a good integration of melatonin even with 30 gr of dried vegetables, such as lentils and beans, 200 gr of tomatoes or 150 gr of mushrooms (boletus and cantharellus are particularly rich). Among the fruits, cherries, pistachios, walnuts and bananas are foods that stand out for their high melatonin content.

Suggested dosages for melatonin supplementation
The integration of melatonin through adequate nutrition certainly brings many benefits to our rest, but, in times of increased stress and energy consumption, we can also help with specific supplements. In the market there are several, all attributable to two types: supplements based on pure melatonin and supplements in which this molecule is associated with other active ingredients with relaxing action. It is important to remember that according to the EFSA (European Food Safety Authority) guidelines, the amount of pure melatonin present in supplements should not exceed 1 mg per day.

SOURCE: Salute Benessere

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I nostri stati interiori corrispondono a reazioni chimiche nel nostro organismo. È stato scoperto che c’è una corrispondenza, tuttavia c’è ancora molta confusione su quale sia la causa e quale l’effetto.

 

Per esempio, non è una certa chimica che scatena l’amore, bensì è l’amore – che proviene da un altro piano – a mettere in azione delle reazioni chimiche nel nostro corpo (lo dico a beneficio di quei moderni “geni” che dopo aver scoperto in laboratorio una precisa corrispondenza fra lo stato d’innamoramento e la chimica umana… ne hanno subito dedotto che il primo deriva dalla seconda!). D’altra parte, l’ingestione di determinate sostanze altera in maniera anche notevole la nostra psicologia.

Ai fini del nostro discorso, ci interessa che sia stato scoperto che uno stato di armonia interiore porta grandi benefici in termini di salute fisica.

Al contrario, nutrirsi di paure e rancori porta alla malattia.

Sono stati fatti studi sia sugli effetti della preghiera che su quelli della meditazione e anche in questo caso i risultati positivi non si sono avuti solo sulla psiche – come era d’altronde prevedibile – bensì anche sulla salute fisica. Io mi sono formato su testi comeGuarire con la preghiera” di Larry Dossey, un classico del 1996 ormai introvabile, ma so che la moderna letteratura in merito è vasta.

Ci ammaliamo perché ci nutriamo male.

E ci nutriamo male su quattro differenti piani:

  • fisico,
  • emotivo,
  • sessuale e
  • mentale.

FISICO: mangiamo male, molto male, in particolare assumiamo un veleno – gli zuccheri – a piccole dosi quotidiane, che non ci uccidono all’istante, ma ci danneggiano a poco a poco sia nel corpo che nella mente. Vi consiglio La dieta intelligente – perché grano carboidrati e zuccheri minacciano il nostro cervello, del neurologo americano Perlmutter. Inoltre vi raccomando vivamente la visione di due film-documentario: That sugar film(di Damon Gameau, 2014 Australia/Usa) e Fed up (di Stephanie Soechtig, 2014 Usa). Qui sotto i link ai film sottotitolati:

https://www.youtube.com/watch?v=jVQrMgG7T2c

http://realtofantasia.blogspot.com/2017/09/fed-up-il-documentario-che-svela-come.html

EMOTIVO: viviamo nella paura da quando nasciamo a quando moriamo. Il fatto che per molti la paura resti nascosta nell’inconscio, non cambia i fatti: agiamo mossi dalla paura. Per mezzo dell’auto-osservazione – indispensabile in qualsiasi genere di lavoro su di sé – possiamo scoprire fino a che punto le nostre azioni sono dettate dalla paura. Dalla paura di rimanere soli a quella di non venire riconosciuti, dalla paura di non valere abbastanza fino all’ansia da prestazione. La paura è connaturata in noi, per il solo fatto che siamo anime che si sono identificate con un apparato psicofisico, il quale si sente separato dagli altri e dal mondo in generale. Il senso di separazione, implica per definizione la paura. Spesso i tumori sono collegati alle nostre paure, ossia al nostro sentirci separati dall’“organismo umanità”.

SESSUALE: la nostra sessualità non è collegata al Cuore, bensì al mentale (e qui diviene tendenza alla perversione) oppure all’emotivo (e qui diventa passionalità/gelosia/territorialità). Un nutrimento sessuale non corretto – uno scollegamento tra sfera sessuale e Cuore – conduce a problematiche nell’ambito della sessualità (si veda il mio La sacra sessualità, adesso anche in audiolibro).

MENTALE: il nostro modo di pensare ci uccide lentamente. Il senso di competizione nei confronti del collega o dell’ex partner ci uccide. L’odio protratto nel tempo ci uccide. Non avere fede nella perfezione della Vita ci uccide. Ad ognuno spetterà il suo specifico disturbo o la sua particolare malattia… derivanti dal suo karma personale (di questa vita o di quelle passate), ma in ogni caso sarà sempre il suo modo di pensare distorto a farlo ammalare. Per esempio, credere di poter trarre vantaggio dalla difficoltà di qualcun altro è un modo di pensare disfunzionale, che ci fa ammalare… eppure quante volte lo facciamo senza accorgercene? Lo facciamo quando tifiamo per una squadra e speriamo che quella avversaria commetta un errore, quando ci auguriamo che la nostra rivale in amore faccia una pessima figura di fronte al ragazzo che piace anche a noi, quando facciamo un esame che dà accesso a un numero limitato di posti e speriamo che gli altri candidati sbaglino più di noi.

Quanto sarebbe bello se tutti si osservassero di più…

Ma forse, alla fine, va bene anche così.

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

 

FONTE: Salvatorebrizzi

 

(ENGLISH VERSION)

Our inner states correspond to chemical reactions in our organism. It has been discovered that there is a match, but there is still a lot of confusion as to what the cause is and what the effect is. For example, it is not some chemistry that triggers love, but it is love – which comes from another plane – that puts chemical reactions into action in our bodies (I say this for the benefit of those modern “genes” that after have discovered in the laboratory a precise correspondence between the state of falling in love and human chemistry … they immediately deduced that the first derives from the second!). On the other hand, the ingestion of certain substances also significantly affects our psychology.

For the purposes of our discussion, we are concerned that it has been discovered that a state of inner harmony brings great benefits in terms of physical health. On the contrary, feeding on fears and rancor leads to illness. Studies have been made on both the effects of prayer and those of meditation, and even in this case the positive results were not only on the psyche – as was also foreseeable – but also on physical health. I have formed on texts such as Healing with the prayer of Larry Dossey, a classic of 1996 now unavailable, but I know that modern literature on this is vast.

We get sick because we feed badly.

And we feed on four different levels: physical, emotional, sexual and mental.

PHYSICAL: we eat badly, very badly, in particular we take a poison – sugars – in small daily doses, which do not kill us instantly, but damage us little by little both in body and mind. I recommend Smart Ladieta – because wheat carbohydrates and sugars threaten our brain, the American neurologist Perlmutter. I also highly recommend the vision of two documentary films: That sugar film (by Damon Gameau, 2014 Australia / USA) and Fed up (by Stephanie Soechtig, 2014 USA). Below are links to subtitled films:

http://realtofantasia.blogspot.com/2017/09/fed-up-il-documentario-che-svela-come.html

EMOTION: we live in fear since we are born when we die. The fact that for many fear remains hidden in the unconscious does not change the facts: we act moved by fear. By means of self-observation – indispensable in any kind of work on oneself – we can discover to what extent our actions are dictated by fear. From the fear of being alone to that of not being recognized, from the fear of not being worth enough to performance anxiety. Fear is innate in us, just because we are souls who have identified with a psychophysical apparatus, which feels separated from the others and from the world in general. The sense of separation implies by definition fear. Often the tumors are connected to our fears, that is to our feeling separate from the “organism of humanity”.

SEXUAL: our sexuality is not connected to the Heart, but to the mental (and here becomes a tendency to perversion) or to the emotional (and here it becomes passion / jealousy / territoriality). An incorrect sexual nourishment – a disconnection between the sexual and the heart – leads to problems in the field of sexuality (see my Lasacra sexuality, now also in the audiobook).

MENTAL: our way of thinking kills us slowly. The sense of competition towards the colleague or the former partner kills us. The hatred protracted in time kills us. Not having faith in the perfection of Life kills us. Everyone will have his specific disorder or his particular illness … deriving from his personal karma (of this life or those of the past), but in any case it will always be his distorted way of thinking to make him sick. For example, believing that you can take advantage of someone else’s difficulty is a dysfunctional way of thinking that makes us sick … yet how often do we do it without realizing it? We do it when we support a team and we hope that the adversary makes a mistake, when we hope that our rival in love will make a bad impression in front of the guy who also likes us, when we do an exam that gives access to a limited number of places and we hope that the other candidates are more wrong than us.

How beautiful it would be if everyone looked more …

But maybe, in the end, that’s okay too.

Salvatore Brizzi

[The world is beautiful, we are blind]

 

SOURCE: Salvatorebrizzi

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Secondo la Fda statunitense, l’olio extravergine di oliva è un vero e proprio alimento-medicina. Per approfittare al meglio delle sue virtù, è fondamentale saperne riconoscere la qualità.

 

L’olio extravergine di oliva non è “soltanto” un alimento salutare, ma qualcosa di più: è un alimento medicinale a pieno titolo. Parola di Fda, la Food and drug administration, incaricata di regolamentare i prodotti alimentari e farmaceutici. L’ente statunitense d’ora in poi permetterà ai produttori di scrivere in etichetta che l’assunzione quotidiana di 20 grammi di olio extravergine (circa due cucchiai) apporta un’elevata quantità di acido oleico, che può ridurre il rischio di malattie coronariche. Numerose e comprovate evidenze scientifiche – precisa la Fda – dimostrano infatti che prediligere i condimenti con un elevato contenuto di acido oleico tiene a bada i livelli di colesterolo nel sangue.

Perché l’olio extravergine fa bene alla salute

Ma quali sono le caratteristiche che rendono così benefico l’olio extravergine? Michele Labarile, responsabile qualità di Monini, ci ricorda che ci sono due normative europee (il regolamento 1924/2006 e il regolamento 432/2012) che specificano con precisione quali indicazioni sulla salute si possono includere nell’etichetta dei prodotti. Per l’olio d’oliva, quelle consentite sono tre.

La prima, e la più celebre, è la presenza di polifenoli, efficaci antiossidanti naturali che proteggono le nostre cellule. Un olio con un elevato contenuto di polifenoli ha un gusto amaro e piccante, come quello che percepiamo quando mastichiamo un’oliva. La seconda è la quantità di acidi grassi insaturi e monoinsaturi, che nell’extravergine raggiungono un equilibrio ottimale. I secondi in particolare (che sono una peculiarità dell’olio d’oliva, a differenza dei primi che si trovano anche negli oli di semi) contribuiscono ad abbassare il colesterolo “cattivo” (LDL) senza intaccare quello “buono” (HDL) e inoltre permettono all’olio d’oliva una migliore conservazione. Il terzo claim nutrizionale è il contenuto di vitamina E, che nell’olio d’oliva è biodisponibile, cioè può essere assorbita facilmente dal nostro organismo.

“Questi sono gli aspetti assolutamente certi, condivisi dalla comunità scientifica, approvati dall’Efsa e che per tale motivo possono essere vantati in etichetta – commenta Labarile –. Ma molte altre sono le proprietà benefiche ascrivibili al consumo degli oli di oliva, e l’auspicio è che l’Efsa presto approvi, permettendone così la citazione in etichetta. Nell’attesa, quello che possiamo fare è comunicare ai consumatori gli aspetti benefici dell’extravergine, senza dimenticare il fatto che vadano sempre inquadrati in una dieta varia ed equilibrata. Chi conosce bene gli alimenti, anche dal punto di visto sensoriale e gustativo, sa dare loro il giusto valore e quindi li usa in modo più appropriato”.

Prestare attenzione alle qualità salutari dell’olio extravergine, infatti, non significa far passare in secondo piano le note sensoriali.

“L’extravergine può essere una piccola opera d’arte: va valutato nel suo complesso, non può essere ridotto al conteggio dei polifenoli. Esistono anche oli ricchissimi di polifenoli ma molto grossolani”.

polifenoli, olive

I polifenoli hanno lo stesso gusto dell’oliva: amaro e piccante © Pixabay

L’importanza della stabilizzazione dell’olio extravergine

Conoscere è fondamentale per scegliere l’olio extravergine giusto e inserirlo correttamente nella dieta. Vale quindi la pena di fare un passo indietro per chiarire uno degli aspetti su cui si fa più spesso confusione, cioè la differenza tra oli filtrati e non filtrati. Al termine della spremitura delle olive, l’olio contiene piccole particelle di polpa di oliva e minuscole gocce d’acqua emulsionate in sospensione. Queste sostanze tendono a depositarsi sul fondo, diventando morchia e innescando processi degradativi dell’olio. Stabilizzare un olio significa effettuare tutte quelle pratiche, sia in fase di lavorazione sia in fase di stoccaggio, che permettono di mantenere il più a lungo possibile le qualità dell’olio extravergine. Il metodo più antico è la decantazione naturale: si lascia depositare per alcune settimane il sedimento per poi travasare l’olio, approfittando del fatto che questi elementi non si mescolano tra loro. La seconda strada, più efficiente e moderna, è la filtrazione.

“Negli ultimi anni il consumatore mostra una predilezione per gli oli non filtrati, che vengono presentati con attributi come naturale, integrale, derivante direttamente dal frantoio. Ma sono luoghi comuni, perché tutti gli oli vengono dal frantoio e qualsiasi extravergine, per legge, non presenta difetti sensoriali al panel test”, commenta Labarile.

È della stessa opinione Alessandro Parenti, professore associato presso l’università degli Studi di Firenze.

“La filtrazione depaupera l’olio di minime quantità di polifenoli e aromi, però lo stabilizza e permette di conservarlo molto meglio nel tempo. Da uno studio su 52 soggetti emerge che, dopo dieci giorni, le differenze percettive tra un olio filtrato e uno non filtrato sono azzerate; dopo due mesi, i consumatori preferiscono quello filtrato”.

L’olio non filtrato – conclude – andrebbe eventualmente consumato immediatamente, prima che si inneschino i processi di degradazione.

Per far capire meglio cosa intende, il professor Parenti ci dà qualche anticipazione sul suo ultimo paper scientifico, al momento in attesa di pubblicazione.

“Abbiamo preparato dei terreni di coltura per misurare la crescita dei microrganismi. Questi ultimi si sono sviluppati solo nell’olio non filtrato e non in quello filtrato. L’acqua presente nell’olio grezzo, infatti, contiene zuccheri: questo fa sì che i microrganismi fermentino e producano aromi sgradevoli (off flavour) che l’olio assorbe come una spugna”.

Quest’evidenza ha dato una possibile risposta a un interrogativo che si poneva da tempo.

“Come assaggiatore, mi domandavo perché fosse così comune il difetto di riscaldo o morchia, dovuto usualmente alla fermentazione delle olive post-raccolta o a errori di lavorazione. Mi sembravano errori troppo madornali per essere così diffusi. Probabilmente infatti il fenomeno avveniva successivamente, nell’olio prodotto ma non filtrato”.

Il prossimo obiettivo? Capire con precisione quando insorgono questi difetti.

Verso una cultura dell’olio extravergine

Ciò non significa che gli oli grezzi siano pericolosi; semplicemente, richiedono delle precauzioni in più. Questi oli, spiega Labarile, vanno estratti nelle migliori condizioni, non devono essere troppo ricchi di frammenti grossolani e acqua di vegetazione e vanno travasati in serbatoio prima del confezionamento. Infine, vanno conservati in condizioni adeguate, a una temperatura compresa fra i 12 e i 18 gradi e al riparo dalla luce. Nella scelta della bottiglia da mettere in tavola entrano in gioco anche i gusti personali.

“Se lo preferisce, nulla vieta al consumatore di scegliere un olio grezzo: l’importante è che non creda che l’assenza di filtrazione sia una garanzia ab origine della qualità. È semplicemente uno stato della materia prima, che necessita di cure maggiori”, precisa. “Bisogna fare cultura, insegnando alle persone a parlare non di olio ma di oli, proprio come si fa con i vini”, insiste Parenti.

Anche secondo Labarile, la metafora del vino è particolarmente calzante:

“In base alle materie prime, alla capacità del frantoiano, agli strumenti, alla cura nella conservazione, ci saranno degli oli assimilabili a dei grand cru, poi ci saranno degli oli comuni, e infine degli oli che presentano difetti e non possono essere classificati come extravergini. Questo principio è valido indipendentemente dal fatto che siano filtrati o meno”.

olio, vino

Bisognerebbe parlare di “oli”, al plurale, esattamente come si parla di “vini” e non genericamente di “vino” © Pixabay

Etichetta a semaforo, l’Onu fa marcia indietro

Fare chiarezza è anche l’obiettivo delle autorità, nazionali e sovranazionali, alle prese con una questione intricata: come guidare i consumatori verso un acquisto, e quindi un’alimentazione, più consapevole? Negli ultimi anni è stata sperimentata in diverse forme la cosiddetta etichetta a semaforo. Ha aperto le danze il Regno Unito, che dal 2013 segnala in verde, giallo o rosso la quantità di ogni macro-categoria di nutrienti presente in 100 grammi di prodotto (zuccheri, sale, grassi e grassi saturi, oltre alle calorie). Prevede invece un solo voto complessivo il sistema Nutri-Score, scelto nell’autunno 2017 dalla Francia, imitata poi da Belgio e Spagna; al giudizio si arriva facendo una media tra gli elementi potenzialmente negativi (come il sale) e quelli benefici (come le fibre). Svezia, Danimarca e Norvegia optano invece per Green Keyhole, un simbolo che segnala gli alimenti più salutari. Le big dell’industria alimentare (Coca-Cola, Mars, Nestlè, Mondelez, Unilever e PepsiCo) avevano lanciato il sistema Evolved Nutrition Label, che però è stato molto criticato perché non prendeva come riferimento i 100 grammi di prodotto bensì una porzione standard, che veniva decisa in autonomia dall’azienda. Polemiche che hanno convinto prima Mars e poi Nestlè a fare marcia indietro sull’esperimento, che è stato quindi sospeso.

Non si può negare che il sistema dei semafori sia, di per sé, molto semplice. Forse addirittura troppo. Un alimento come l’olio extravergine, essendo un grasso, verrebbe automaticamente bocciato; poco importa che sia il grasso in assoluto migliore per la salute umana. Farebbero la stessa fine anche il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e, secondo le stime di Coldiretti, l’85 per cento in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop). Avrebbero vita molto più facile i prodotti industriali, le cui ricette possono essere riformulate ad hoc per apparire sotto una luce migliore (per esempio sostituendo lo zucchero con i dolcificanti artificiali). L’attività diplomatica italiana quindi è stata particolarmente presente nel percorso che ha portato alla risoluzione sulla nutrizione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una coalizione di sette paesi (Francia, Brasile, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal) aveva infatti proposto di raccomandare l’etichetta a semaforo, accompagnandola a misure restrittive per i prodotti ritenuti nocivi, come tasse e limiti alla pubblicità. Nel testo finale approvato lo scorso 14 dicembre, però, non ce n’è traccia.

Insomma, è tutto da rifare: per scoraggiare il consumo eccessivo di cibi insalubri bisognerà trovare un’altra strada.

“Speriamo che sia possibile raggiungere quanto prima un sistema armonizzato di valutazione e qualificazione dei valori nutrizionali degli alimenti, capace di dare informazioni veritiere e complete ai consumatori e che possa essere adottato in tutti gli Stati membri. In modo da raggiungere lo scopo che dal principio ci si era prefissati: garantire ai cittadini europei un uniforme ed efficace strumento di informazione sugli alimenti”, auspica Paolo De Castro, europarlamentare e primo vicepresidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale.

Molto più sfidante, ma anche più produttivo a lungo termine, sarebbe lavorare sull’informazione e sull’educazione alimentare. Secondo De Castro, un esempio vincente è il programma per la distribuzione di frutta e latte nelle scuole messo in campo dall’Unione europea. Di recente è stata proposta anche “l’istituzione di una giornata europea sulla dieta mediterranea, proprio per rendere più consapevoli i consumatori europei dell’impatto positivo che ha sulla salute ma anche sull’ambiente”, continua. “Vorrei poi ricordare un altro elemento che viene spesso ignorato nel dibattito sull’obesità e il sovrappeso, ovvero la correlazione positiva che questi fenomeni hanno con il livello di reddito, oltre che di istruzione. L’aumento di obesità e sovrappeso sono legate anche alla crescita dell’insicurezza economica nel ceto medio”, conclude. In sintesi, demonizzare un singolo prodotto (o, viceversa, presentarlo come una panacea) è la strada più veloce e d’impatto, ma anche quella più semplicistica. L’alimentazione è qualcosa di molto più vasto e sfaccettato di un bollino verde o rosso da applicare a questo o quell’alimento: è una dimensione fondamentale della salute, del benessere, della cultura e della socialità.

 

FONTE: Lifegate (Valentina Neri)

 

(ENGLISH VERSION)

According to the US FDA, extra virgin olive oil is a real food medicine. To make the most of its virtues, it is essential to recognize quality.

Extra virgin olive oil is not “just” a healthy food, but something more: it is a full-fledged medicinal food. Word of FDA, the Food and Drug Administration, charged with regulating food and pharmaceutical products. The US agency will now allow producers to write on the label that the daily intake of 20 grams of extra virgin olive oil (about two tablespoons) provides a high amount of oleic acid, which can reduce the risk of coronary heart disease. Numerous and proven scientific evidence – states the FDA – show that preferring condiments with a high oleic acid content keeps cholesterol levels in the blood at bay.

Because extra virgin olive oil is good for your health

But what are the characteristics that make extra-virgin olive oil so beneficial? Michele Labarile, Monini’s Quality Manager, reminds us that there are two European regulations (Regulation 1924/2006 and Regulation 432/2012) that specify precisely which health claims can be included in the product label. For olive oil, the allowed ones are three.

The first, and the most famous, is the presence of polyphenols, effective natural antioxidants that protect our cells. An oil with a high content of polyphenols has a bitter and spicy taste, like what we perceive when we are gnawing an olive. The second is the quantity of unsaturated and monounsaturated fatty acids, which in the extra virgin reach an optimal balance. The second in particular (which are a peculiarity of olive oil, unlike the first ones that are also found in seed oils) contribute to lowering the “bad” cholesterol (LDL) without affecting the “good” (HDL) and they also allow olive oil to be better preserved. The third nutritional claim is the content of vitamin E, which in olive oil is bioavailable, ie it can be easily absorbed by our body.

“These are absolutely certain aspects, shared by the scientific community, approved by EFSA and for this reason they can be boasted on the label – comments Labarile -. But many others are the beneficial properties ascribable to the consumption of olive oils, and the hope is that Efsa will soon approve, thus allowing the quotation on the label. In the meantime, what we can do is communicate to consumers the beneficial aspects of extra virgin olive oil, without forgetting the fact that they must always be included in a varied and balanced diet. Those who know food well, even from the sensorial and gustatory point of view, can give them the right value and then use them in a more appropriate way “. Paying attention to the healthy qualities of extra virgin olive oil, in fact, does not mean overshadowing the sensory notes. “The extra virgin olive oil can be a small work of art: it must be evaluated as a whole, it can not be reduced to the count of polyphenols. There are also oils very rich in polyphenols but very coarse “.

Polyphenols have the same taste of olive: bitter and spicy © Pixabay

The importance of stabilizing extra-virgin olive oil

Knowing is essential to choose the right extra virgin olive oil and to insert it correctly in the diet. It is therefore worth taking a step back to clarify one of the most confusing aspects, namely the difference between filtered and unfiltered oils. At the end of the pressing of the olives, the oil contains small particles of olive pulp and tiny drops of water emulsified in suspension. These substances tend to settle on the bottom, becoming sludge and triggering degrading processes of the oil. Stabilizing an oil means carrying out all those practices, both during processing and during storage, which make it possible to keep the quality of extra-virgin olive oil as long as possible. The most ancient method is natural decantation: the sediment is left to settle for a few weeks and then the oil is decanted, taking advantage of the fact that these elements do not mix with each other. The second path, more efficient and modern, is filtration.

“In recent years the consumer shows a preference for unfiltered oils, which are presented with attributes as natural, integral, deriving directly from the mill. But they are common places, because all the oils come from the mill and any extra virgin oil, by law, does not present sensory defects to the panel test, “says Labarile. Alessandro Parenti, associate professor at the University of Florence, is of the same opinion. “The filtration depaupera oil of minimum quantities of polyphenols and flavors, but stabilizes it and allows it to be stored much better over time. From a study on 52 subjects emerges.

To better understand what he means, Professor Parenti gives us some anticipation of his latest scientific paper, currently awaiting publication. “We have prepared culture media to measure the growth of microorganisms. These last ones have developed only in the unfiltered oil and not in the filtered one. The water present in the crude oil, in fact, contains sugars: this causes the micro-organisms to ferment and produce unpleasant aromas (off-flavor) that the oil absorbs like a sponge “. This evidence has given a possible answer to a question that has been asked for some time. “As a taster, I wondered why it was so common the defect of heating or sludge, usually due to the fermentation of post-harvest olives or processing errors. They seemed to me too bland mistakes to be so widespread. Probably in fact the phenomenon happened later, in the oil produced but not filtered “. The next goal? Understand with precision when these defects arise.

Towards a culture of extra virgin olive oil

This does not mean that raw oils are dangerous; simply, they require extra precautions. These oils, explains Labarile, must be extracted under the best conditions, must not be too rich in coarse fragments and water of vegetation and must be decanted into tanks before packaging. Finally, they must be stored in adequate conditions, at a temperature between 12 and 18 degrees and protected from light. Personal tastes also come into play when choosing which bottle to put on the table. “If you prefer, nothing prevents the consumer from choosing a crude oil: the important thing is that he does not believe that the absence of filtration is a guarantee of quality origin. It is simply a state of the raw material, which requires greater care “, he points out. “We need to make culture, teaching people not to talk about oil but about oils, just like we do with wines”, insists Parenti. Even according to Labarile, the metaphor of wine is particularly fitting: “Based on the raw materials, the ability of the mill, the tools, the care in conservation, there will be oils similar to the grand cru, then there will be common oils, and finally, oils with defects and can not be classified as extravirgin. This principle is valid regardless of whether they are filtered or not “.

We should talk about “oils”, in the plural, exactly as we speak of “wines” and not generically of “wine” © Pixabay

A traffic light label, the UN backs off

Clarifying is also the goal of national and supranational authorities, grappling with a tangled question: how to guide consumers towards a purchase, and therefore a more conscious diet? In the last few years the so-called traffic light label has been tested in different forms. The United Kingdom has opened its dances. Since 2013 it has been reporting in green, yellow or red the quantity of each macro-category of nutrients present in 100 grams of product (sugars, salt, fats and saturated fats, in addition to calories). On the other hand, the Nutri-Score system, chosen in the autumn of 2017 by France, is imitated by Belgium and Spain; in the judgment we arrive by averaging between the potentially negative elements (such as salt) and the beneficial ones (such as fibers). Sweden, Denmark and Norway opt instead for Green Keyhole, a symbol that indicates the healthiest foods. The big companies of the food industry (Coca-Cola, Mars, Nestle, Mondelez, Unilever and PepsiCo) had launched the Evolved Nutrition Label system, which however was criticized because it did not take as a reference 100 grams of product but a standard portion, that was decided independently by the company. Controversy that convinced first Mars and then Nestlè to backtrack on the experiment, which was then suspended.

It can not be denied that the traffic light system is, in itself, very simple. Perhaps even too much. A food like extra virgin olive oil, being a fat, would be automatically rejected; it does not matter that it is the absolute best fat for human health. Grana Padano, Parmigiano Reggiano and, according to Coldiretti estimates, 85 per cent of the value of Made in Italy in denomination of origin (PDO) would do the same. Industrial products would have much easier life, whose recipes can be reformulated ad hoc to appear in a better light (for example by replacing sugar with artificial sweeteners). The Italian diplomatic activity was therefore particularly present in the path that led to the resolution on nutrition of the United Nations General Assembly. A coalition of seven countries (France, Brazil, Norway, Indonesia, South Africa, Thailand and Senegal) had in fact proposed to recommend the traffic light label, accompanying it to restrictive measures for products deemed harmful, such as taxes and limits to advertising. In the final text approved last December 14, however, there is no trace.

In short, it is all to be redone: to discourage the excessive consumption of unhealthy foods we must find another way. “We hope that a harmonized system of evaluation and qualification of the nutritional values ​​of food can be achieved as soon as possible, capable of giving true and complete information to consumers and that it can be adopted in all Member States. In order to achieve the goal that we had set ourselves from the beginning: to guarantee European citizens a uniform and effective food information tool “, said Paolo De Castro, MEP and first vice-president of the Agriculture and Rural Development Committee.

Much more challenging, but also more productive in the long term, it would be to work on food information and education. According to De Castro, a winning example is the program for the distribution of fruit and milk in schools put in place by the European Union. Recently, “the establishment of a European day on the Mediterranean diet was also proposed, precisely to make European consumers more aware of the positive impact it has on health but also on the environment”, he continues. “I would also like to mention another element that is often ignored in the debate on obesity and overweight, or the positive correlation these phenomena have with the level of income, as well as education. The increase in obesity and overweight are also linked to the growth of economic insecurity in the middle class “, he concludes. In short, demonizing a single product (or, conversely, presenting it as a panacea) is the fastest and most impactful way, but also the most simplistic one. Nutrition is something much more vast and multifaceted than a green or red sticker to be applied to this or that food: it is a fundamental dimension of health, wellbeing, culture and sociability.

SOURCE: Lifegate (Valentina Neri)

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Il burro chiarificato e il Ghee sono più digeribili, nutrienti e più adatti in cottura rispetto al normale burro. Sono preparati secondo un processo antico di oltre cinquemila anni e si possono acquistare già pronti al supermercato oppure farli in casa a partire da un qualunque burro non salato.

Il Ghee si differenzia dal burro chiarificato per il procedimento di cottura diventando ancora migliore. Infatti il Ghee è parte integrante della medicina ayurvedica dove viene usato a scopo curativo e mescolato ad altre erbe medicinali per potenziarne l’effetto terapeutico.

Chi ha problemi con i latticini non avrà difficoltà digestive con il Ghee dato che è praticamente privo sia di lattosio che della caseina. La medicina ayurvedica sostiene che il Ghee allunga la vita perché agisce sui tessuti nervosi migliorando

  • la memoria,
  • l’intelligenza e
  • le funzioni cognitive.

Inoltre sostiene la digestione e promuove l’assorbimento dei nutrienti.

Cos’è il burro chiarificato

Il normale burro è composto per l80% di grassi e il 20% di acqua e solidi del latte che includono le proteine come la caseina. Quando la soluzione acquosa viene rimossa, si rimane con puro grasso di burro al 100% chiamato appunto burro chiarificato.

Il burro chiarificato è quindi molto migliore del normale burro per friggere o saltare in padella perché ha un punto di fumo più elevato. Permette di cucinare a temperature elevate (come accade quando si frigge) senza bruciarsi. E’ molto migliore di un qualunque olio di semi ad esempio.

Cos’è il Ghee

Il burro chiarificato e il Ghee non sono la stessa cosa. Il Ghee viene cotto più a lungo per eliminare tutta l’acqua e i solidi del latte sono scesi completamente sul fondo fino a diventare caramellati. Questo dà al Ghee un gusto nocciolato e gli permette di essere conservato fuori dal frigorifero per lungo tempo. Il Ghee infatti ha una shelf-life più lunga, sia refrigerato che a temperatura ambiente, rispetto al burro chiarificato. È tradizionalmente utilizzato nella cucina indiana.

Tempo di cottura: 30 minuti circa

Se si vuole ottenere 500 grammi di burro chiarificato bisogna usare 625 grammi di burro normale (circa il 25% in più). Scegliere un burro di qualità per ottenere un buon burro chiarificato. Far sciogliere il burro in un pentolino profondo in acciaio inox a fiamma bassa. Assicurarsi che il pentolino che si utilizza sia pulito e asciutto. E’ importante cuocere a fuoco basso in modo che il burro non bruci. Alzando la fiamma il burro si scioglierà più velocemente ma i solidi del latte potrebbero iniziare a bruciare. Per accelerare il processo si può tagliare a pezzi il burro prima di inserirlo nel pentolino.

Quando il burro si è completamente sciolto, continuare a cuocere a fuoco basso. Quando il burro fuso inizia a bollire comincerà a dividersi in tre fasi:

  1. Lo strato superiore è un sottile strato di schiuma (questo è il contenuto d’acqua del burro in ebollizione)
  2. Lo strato intermedio contiene il liquido dorato che sono i grassi
  3. Lo strato inferiore dove precipitano la maggior parte dei solidi del latte

Non usare mai il coperchio durante tutta la preparazione.

Eliminare con un mestolo o una schiumarola la schiuma che si forma in superficie. Lentamente il liquido in cima diventa sempre più trasparente. Quando sulla superficie rimane poca schiuma e i solidi si sono depositati sul fondo, il burro chiarificato è pronto. Spegnere la fiamma e filtrare il burro chiarificato attraverso una garza o un colino all’interno di un barattolo di vetro asciutto e pulito. Chiudere e lasciar raffreddare a temperatura ambiente.

preparazione ghee burro chiarificato

Preparazione del Ghee

L’unica differenza di preparazione tra burro chiarificato e Ghee è la durata del tempo di cottura.

Invece di spegnere la fiamma per avere il burro chiarificato, continuare a cuocere lentamente a fuoco basso osservando attentamente e mescolando di tanto in tanto, fino a quando i solidi sul fondo della padella diventano un colore dorato e il liquido diventa più dorato ed emana un ricco aroma (simile ai popcorn). A questo punto è importante rimuovere immediatamente il pentolino dal fuoco. Se lo lasci sul fuoco più a lungo brucerai il residuo sul fondo e tutto il Ghee avrà un sapore di bruciato.

Lasciate riposare il Ghee per 10 minuti nel pentolino e rimuovere eventuali corpi solidi in superficie con un cucchiaio. Versare molto lentamente in un barattolo di vetro attraverso un colino con una garza appoggiata sopra, facendo molta attenzione a non far scendere anche la parte che si è depositata sul fondo costituita dalla caseina. Chiudere e lasciar raffreddare il Ghee a temperatura ambiente.

Conservazione di burro chiarificato e Ghee

A differenza del normale burro, il Ghee può essere conservato fuori dal frigorifero per circa sei mesi. A temperatura ambiente ha una consistenza semi-solida, ovvero è leggermente cremoso. Se si conserva in frigorifero è più duro e solido e si conserva per un anno. Il burro chiarificato si conserva in frigorifero per diversi mesi.

Nota importante. Non lasciare che dell’acqua penetri nel burro chiarificato o nel barattolo di Ghee. Una sola goccia d’acqua può facilmente promuovere i batteri e far crescere della muffa. Allo stesso modo se non sono stati cotti sufficientemente a lungo possono ammuffire perché l’acqua non è evaporata tutta.

burro chiarificato vs burro normale
burro chiarificato vs burro normale. Il burro normale è bianco mentre quello chiarificato è giallo

Come usare burro chiarificato e il Ghee

Il burro chiarificato e il Ghee sono ottimi in padella perché hanno un punto di fumo più elevato. Possono essere usati in tutte le preparazioni dove è richiesto il normale burro. Inoltre sono ottimi come condimento a crudo su carne, pasta, riso e sulle verdure cotte. Sono ottimi anche nella preparazione delle salse.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

The clarified butter and Ghee are more digestible, nutritious and more suitable in cooking than normal butter. They are prepared according to an ancient process of over five thousand years and can be bought ready at the supermarket or made at home from any unsalted butter.

Ghee differs from the clarified butter for the cooking process and becomes even better. In fact, Ghee is an integral part of Ayurvedic medicine where it is used for healing and mixed with other medicinal herbs to enhance its therapeutic effect.

Those who have problems with dairy products will not have digestive difficulties with the Ghee since it is practically free of both lactose and casein. Ayurvedic medicine claims that Ghee stretches life because it acts on nerve tissues, improving memory, intelligence and cognitive functions. It also supports digestion and promotes nutrient absorption.

What is clarified butter

Normal butter is made up of 80% fat and 20% water and milk solids that include proteins such as casein. When the aqueous solution is removed, it remains with pure 100% butter fat called precisely clarified butter.

The clarified butter is therefore much better than normal butter for frying or sautéing in the pan because it has a higher smoke point. Allows cooking at high temperatures (as happens when frying) without burning. It is much better than any seed oil for example.

What is Ghee

Clarified butter and Ghee are not the same thing. The Ghee is cooked longer to remove all the water and the milk solids have dropped completely on the bottom until they become caramelized. This gives the Ghee a nutty taste and allows it to be stored out of the refrigerator for a long time. In fact, the Ghee has a longer shelf-life, both refrigerated and at room temperature, than the clarified butter. It is traditionally used in Indian cuisine.

Cooking time: about 30 minutes

If you want to get 500 grams of clarified butter you have to use 625 grams of normal butter (about 25% more). Choose a quality butter to get a good clarified butter. Melt the butter in a deep stainless steel pan over low heat. Make sure that the saucepan you are using is clean and dry. It is important to cook over low heat so that the butter does not burn. By raising the flame the butter will melt faster but the milk solids may start to burn. To speed up the process you can cut the butter into pieces before placing it in the saucepan.

When the butter has completely melted, continue to cook over low heat. When the melted butter starts to boil it will begin to divide into three phases:

The top layer is a thin layer of foam (this is the water content of boiling butter)
The middle layer contains the golden liquid that is fat
The lower layer where most of the milk solids precipitate
Never use the lid throughout the preparation.

Remove the foam that forms on the surface with a ladle or a skimmer. Slowly the liquid on top becomes increasingly transparent. When there is little foam left on the surface and the solids have settled on the bottom, the clarified butter is ready. Turn off the heat and filter the clarified butter through a gauze or colander inside a dry and clean glass jar. Close and allow to cool to room temperature.

Preparation of the Ghee

The only difference in preparation between clarified butter and Ghee is the duration of the cooking time.

Instead of extinguishing the flame to get the clarified butter, continue to cook slowly over low heat by carefully observing and stirring occasionally, until the solids on the bottom of the pan become a golden color and the liquid becomes more golden and gives off a rich aroma (similar to popcorn). At this point it is important to immediately remove the saucepan from the heat. If you leave it on the fire longer you will burn the residue on the bottom and all the Ghee will have a burnt flavor.

Let the Ghee rest for 10 minutes in the saucepan and remove any solid bodies on the surface with a spoon. Pour very slowly into a glass jar through a strainer with a gauze resting on it, taking great care not to let the part that has settled on the bottom of the casein come down. Close and allow the Ghee to cool to room temperature.

Preservation of clarified butter and Ghee

Unlike normal butter, Ghee can be stored out of the refrigerator for around six months. At room temperature it has a semi-solid consistency, ie it is slightly creamy. If it is kept in the fridge it is harder and more solid and can be stored for one year. The clarified butter is kept in the refrigerator for several months.

Important note. Do not allow water to enter the clarified butter or Ghee jar. A single drop of water can easily promote bacteria and grow mold. Likewise if they have not been cooked long enough they can get moldy because the water has not evaporated completely.

clarified butter vs normal butter. Normal butter is white while the clarified one is yellow
How to use clarified butter and Ghee

The clarified butter and Ghee are excellent in the pan because they have a higher smoke point. They can be used in all preparations where normal butter is required. They are also excellent as a raw condiment on meat, pasta, rice and cooked vegetables. They are also excellent in preparing sauces.

 

SOURCE: Dionidream

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Il lavoro della nutrizionista e della psicologa per mettere a punto sette menù cromatici per il primo pasto della giornata.

 

I sette menù, spiega la nutrizionista, sono stati studiati per le esigenze di una persona adulta e  non sedentaria, sono equilibrati e partono da una composizione comune.

Prevedono latte, prezioso per l’apporto di calcio e proteine; biscotti o merendine o una fetta di torta per recuperare energia dopo il digiuno notturno sotto forma di zuccheri semplici e complessi;  frutta per la presenza di fibre, minerali e vitamine, importante ad inizio giornata soprattutto per chi passa molto tempo fuori casa e non sempre ha l’occasione di consumare le 2-3 porzioni quotidiane raccomandate.

La colazione, ricorda Valeria del Balzo,  deve essere adeguata sotto il profilo nutrizionale e deve fornire tra il 15 e il 20% del fabbisogno calorico quotidiano.

  • Se la prima indicazione è di evitare colazioni frettolose e scarse,
  • la seconda è di non accontentarsi sempre dello stessa formula.

“Siamo abituati a variare ciò che mangiamo a pranzo e cena, impariamo a farlo anche a colazione”, invita la nutrizionista.

Il vantaggio, spiega, è duplice: il primo pasto della giornata può diventare più invitante; la varietà migliora l’apporto di nutrienti, dunque la qualità nutrizionale.
Ecco allora i sette menù, uno per ogni colore e per ogni stato d’animo che fanno parte della campagna AIDEPI, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, a favore del valore della colazione.

• ARANCIONE PER UN PIENO DI ENERGIA

L’arancione rimanda all’allegria, al divertimento, all’apertura agli altri, spiega la psicologa; è il colore ideale per partire con positività ed energia. Il menù può essere composto da un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, una spremuta d’arancia o un’arancia, una porzione di crostata (circa 50 g) con confettura ad esempio di albicocca, oppure un cornetto o tre biscotti alla frutta.

• ROSSO, PRIMA DI UN INCONTRO DI LAVORO

“Il rosso a colazione è perfetto per aiutarci ad esprimere con sicurezza la nostra opinione durante un incontro di lavoro a cui teniamo o se puntiamo a sedurre chi ci piace”, dice la psicologa.

Questo colore caldo e rivitalizzante è associato al desiderio di potere e di autorità o, comunque, alla passione. La proposta menù prevede un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero; una fettina di pane (40 g) con 20 g marmellata di fragole o con 10 g di crema spalmabile alla nocciola, oppure una merendina ai frutti rossi o tre biscotti al cacao; una porzione di frutta, come 100 g di more o lamponi, oppure una spremuta di arancia rossa.

• BLU, PER RALLENTARE IL RITMO

ll blu, colore freddo, può stimolare la distensione, la tranquillità e la fiducia. Una colazione ispirata a questo colore ci aiuta a non farci travolgere dagli eventi, suggerisce  Gaia Vicenzi. In tavola possiamo optare per tre fette biscottate con della marmellata di mirtilli (20 g) oppure una porzione di muesli (45 g) o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola (10 g). Da accompagnare con un bicchiere di latte (200 ml), con o senza caffè, oppure un vasetto di yogurt bianco intero e una porzione di frutta come mirtilli (100 g) o uva fragola (50 g).

• NERO E MARRONE, PER RITROVARE SE STESSI

Le sfumature tra marrone e nero rimandano a naturalezza, normalità, mancanza di sofisticatezza. È un “colore non colore” che fa pensare alla vita semplice, in cui più che all’apparenza si dà attenzione all’interiorità. Nei giorni in cui vogliamo ritagliarci del tempo per stare con noi stessi la colazione si compone di cacao, caffè, frutta secca e prodotti integrali. Ecco qualche idea di menù: una merendina con farina integrale o una fettina di pane (40 g) con della crema spalmabile alla nocciola, oppure 3 biscotti integrali; 20 g di noci o nocciole; una tazza di caffè con un cucchiaino di zucchero; un vasetto di yogurt bianco o una tazza di latte (200 ml).

• VERDE CONTRO LO STRESS

Il verde, colore freddo, rimanda a un’idea di tranquillità. Crea armonia e calma, evoca autonomia e tenacia. Se si è stanchi e stressati aiuta a ritrovare il proprio baricentro e, se possibile, evitare di immergerci subito nella mischia. Il menù dà spazio a frutti e confetture di kiwi, mela o fichi. Può essere composto da una merendina oppure tre/quattro fette biscottate, magari integrali, con della marmellata di fichi o di kiwi (20 g) oppure del muesli (45 g); una porzione di kiwi (100 g) o una mela verde; una tazza di tè verde e un vasetto di yogurt bianco intero oppure un bicchiere di latte (200 ml).

• GIALLO PER IL BUONUMORE

Una nota di giallo ogni giorno non guasta mai: il colore del sole richiama ottimismo, migliora la percezione di benessere e di speranza, aumenta la capacità di concentrazione e la voglia di aprirsi agli altri e di stare in gruppo. A tavola possiamo scegliere tra una fettina di pane (40 g) con del miele (15 g) o della marmellata di arance (20 g) oppure tre biscotti; una porzione di ananas (100 g) o un pompelmo o un bicchiere di spremuta di arancia bionda o di pompelmo; un bicchiere di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt al naturale.

•  BIANCO PER UN BUON PROPOSITO

Colore freddo, simbolo di purezza, freschezza e rinascita, il bianco è da scegliere quando vogliamo che la giornata sia l’inizio di una cosa nuova, abbiamo buoni propositi e ci sentiamo carichi dell’energia giusta per metterli in pratica. Per un menù “total white” si può scegliere una merendina o un croissant o due/tre biscotti semplici; una tazza di latte (200 ml) o un vasetto di yogurt bianco; una mela o una pera.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The work of the nutritionist and the psychologist to develop seven color menus for the first meal of the day.

The seven menus, explains the nutritionist, have been studied for the needs of an adult and not sedentary, are balanced and start from a common composition. They provide milk, precious for the contribution of calcium and proteins; biscuits or snacks or a piece of cake to recover energy after night fasting in the form of simple and complex sugars; fruit due to the presence of fibers, minerals and vitamins, important at the beginning of the day especially for those who spend a lot of time away from home and do not always have the opportunity to consume the 2-3 daily portions recommended. Breakfast, remember Valeria del Balzo, must be adequate from the nutritional point of view and must provide between 15 and 20% of daily caloric needs. If the first indication is to avoid hurried and poor breakfasts, the second is not to be satisfied with the same formula. “We are used to varying what we eat for lunch and dinner, we learn to do it for breakfast too”, the nutritionist invites. The advantage, he explains, is twofold: the first meal of the day can become more inviting; the variety improves the supply of nutrients, therefore the nutritional quality.
Here are the seven menus, one for each color and for each mood that are part of the campaign AIDEPI, Association of the industries of sweet and Italian pasta, in favor of the value of breakfast.

• ORANGE FOR A FULL OF ENERGY

The orange refers to happiness, fun, openness to others, explains the psychologist; it is the ideal color to start with positivity and energy. The menu can be composed of a glass of milk (200 ml), with or without coffee, an orange or orange juice, a portion of tart (about 50 g) with jam, for example of apricot, or a croissant or three fruit biscuits.

• RED, BEFORE A WORK MEETING

“Red for breakfast is perfect to help us to express our opinion with confidence during a business meeting we hold or if we aim to seduce those we like,” says the psychologist. This warm and revitalizing color is associated with the desire for power and authority or, in any case, for passion. The proposed menu includes a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt; a slice of bread (40 g) with 20 g strawberry jam or with 10 g of hazelnut spread cream, or a red fruit snack or three cocoa biscuits; a portion of fruit, like 100g of blackberries or raspberries, or a red orange juice.

• BLUE, TO SLOW THE RHYTHM

Blue, cold color, can stimulate relaxation, tranquility and trust. A breakfast inspired by this color helps us not to be overwhelmed by events, suggests Gaia Vicenzi. On the table we can opt for three biscuits with blueberry jam (20 g) or a portion of muesli (45 g) or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spread (10 g). To be served with a glass of milk (200 ml), with or without coffee, or a jar of whole white yogurt and a portion of fruit such as blueberries (100 g) or strawberry grapes (50 g).

• BLACK AND BROWN, TO FIND HIMSELF

The shades between brown and black refer to naturalness, normality, lack of sophistication. It is a “non-colored color” that makes one think of simple life, in which more than appearance is given attention to interiority. In the days when we want to take time out to be with ourselves, breakfast consists of cocoa, coffee, nuts and wholegrain products. Here are some menu ideas: a snack with wholemeal flour or a slice of bread (40 g) with hazelnut cream spreads, or 3 whole biscuits; 20 g of walnuts or hazelnuts; a cup of coffee with a teaspoon of sugar; a jar of white yogurt or a cup of milk (200 ml).

• GREEN AGAINST STRESS

The green, cold color, refers to an idea of ​​tranquility. It creates harmony and calm, evokes autonomy and tenacity. If you are tired and stressed, help you find your center of gravity and, if possible, avoid immersing yourself in the fray. The menu gives space to fruits and jams of kiwi, apple or figs. It can be composed of a snack or three / four biscuits, maybe wholemeal, with fig or kiwi jam (20 g) or muesli (45 g); a portion of kiwi (100 g) or a green apple; a cup of green tea and a jar of whole white yogurt or a glass of milk (200 ml).

• YELLOW FOR THE BUONUMORE

A note of yellow every day never hurts: the color of the sun calls for optimism, improves the perception of well-being and hope, increases the ability to concentrate and the desire to open up to others and to be in a group. At the table we can choose between a slice of bread (40 g) with honey (15 g) or orange marmalade (20 g) or three biscuits; a portion of pineapple (100 g) or a grapefruit or a glass of orange or grapefruit juice; a glass of milk (200 ml) or a jar of natural yogurt.

• WHITE FOR A GOOD PROPOSED

Cold color, symbol of purity, freshness and rebirth, white is to choose when we want the day to be the beginning of something new, we have good intentions and we feel full of the right energy to put them into practice. For a “total white” menu you can choose a snack or a croissant or two / three simple biscuits; a cup of milk (200 ml) or a jar of white yogurt; an apple or a pear.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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L’acido oleico contenuto nell’olio e prodotto anche dal nostro organismo crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e previene il tumore. A dimostrarlo uno studio finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc)

 

LA SCOPERTA è di quelle destinate a far discutere gli scienziati di tutto il mondo: il consumo quotidiano di olio extravergine di oliva – made in Italy, soprattutto – aiuta a prevenire e combattere i tumori dell’intestino.

A dimostrarlo è uno studio finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e condotto dall’equipe di ricercatori che fa capo al professor Antonio Moschetta, 45 anni, ordinario di medicina interna all’università Aldo Moro di Bari e titolare di una ricerca sul metabolismo dei tumori della stessa onlus.

Cinque anni di lavoro nei laboratori del policlinico di Bari che hanno coinvolto anche uno scienziato americano, tre colleghi di Tolosa (Francia) e un altro gruppo di Cambridge (Inghilterra). Tutti concentrati su una molecola contenuta nell’olio extravergine di oliva: l’acido oleico. Non una novità assoluta per i camici bianchi. Ma i suoi effetti sui tumori del colon non erano mai stati indagati fino in fondo. Non così.

Quanto basta per far dire a Moschetta che “il dato registrato è senza precedenti”. E alla rivista scientifica internazionale Gastroenterology – un riferimento tra gli addetti ai lavori di tutto il mondo – per pubblicare lo studio, che uscirà sul numero di novembre. La scintilla è un’intuizione dello scienziato barese, poi condivisa dal collega d’Oltralpe Simon Ducheix.

“Ci siamo chiesti perché l’acido oleico contenuto nell’olio extravergine di oliva italiano sia prodotto anche dal nostro organismo, grazie – spiega Moschetta – a un enzima che si chiama Scd1″.

In altri termini:

“Perché madre natura ci ha dato la possibilità di sintetizzare l’acido oleico? vuol dire che è una molecola fondamentale?”.

Sì. E la risposta è arrivata quando nei modelli sperimentali i ricercatori hanno ‘spento’ quell’enzima e bandito la somministrazione di acido oleico attraverso la dieta.

Risultato: un’infiammazione dei tessuti, prima, e l’insorgenza di tumori spontanei dell’intestino, poi.

“Abbiamo dimostrato che la natura ci dà la possibilità di sintetizzare l’acido oleico per proteggerci dal cancro”, commenta Moschetta. “Perché crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e previene il tumore”.

Da qui a suggerire il consumo di olio extravergine di oliva nella popolazione generale il passo è breve, per lo scienziato barese. Ancora di più in caso di pazienti con una predisposizione ereditaria al tumore del colon, o per quelli con morbo di Crohn o colite ulcerosa.

“Basta consumare un cucchiaio di olio extravergine di oliva a pranzo e uno a cena, oltre a quello utilizzato come condimento”.

Del resto, i ricercatori hanno chiarito che anche quando l’enzima funziona e si ha una predisposizione genetica, la somministrazione di acido oleico abbatte il rischio di contrarre il tumore dell’intestino. E che si debba trattare di olio extravergine made in Italy non è una questione di campanile, né di marketing.

È scienza:

“Se paragonato a quelli prodotti in Nord Africa, per esempio, il nostro olio risulta più ricco in acido oleico rispetto all’acido palmitico, quindi ha un ottimale bilanciamento di acidi grassi”.

La cultivar migliore?

“Questione di gusti e altri costituenti minori”.  

Almeno allo stato della ricerca scientifica. Quella che, ancora una volta, ha incoronato l’olio extravergine di oliva come il principe della dieta mediterranea. E non è un caso, secondo Moschetta, che proprio in Terra di Bari, come in tutta la Puglia, l’aspettativa di vita media superi gli 84 anni di età.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The oleic acid contained in the oil and also produced by our body creates a barrier that blocks the inflammation of the intestinal cells and prevents the tumor. To prove it a study funded by the Italian Association for Cancer Research (Airc)

THE DISCOVERY is about those destined to let scientists all over the world discuss: the daily consumption of extra virgin olive oil – made in Italy, above all – helps to prevent and fight intestinal tumors. To prove it is a study funded by the Italian Association for Cancer Research (Airc) and conducted by the team of researchers headed by Professor Antonio Moschetta, 45, a professor of internal medicine at the Aldo Moro University of Bari and owner of a research on the metabolism of tumors of the same non-profit organization.
Five years of work in the laboratories of the Bari Polyclinic which also involved an American scientist, three colleagues from Toulouse (France) and another group from Cambridge (England). All concentrated on a molecule contained in extra-virgin olive oil: oleic acid. Not an absolute novelty for white coats. But its effects on colon cancer had never been fully investigated. Not like that.

Enough to make Moschetta say that “the recorded data is unprecedented”. And to the international scientific journal Gastroenterology – a reference among insiders from around the world – to publish the study, which will be published in the November issue. The spark is an intuition of the Bari scientist, later shared by the French colleague Simon Ducheix. “We asked ourselves why the oleic acid contained in the Italian extra virgin olive oil is also produced by our organism, thanks – explains Moschetta – to an enzyme called Scd1”.

In other words: “Because mother nature has given us the possibility to synthesize oleic acid, does this mean that it is a fundamental molecule?”. Yes. And the answer came when in experimental models the researchers ‘turned off’ that enzyme and banished the administration of oleic acid through the diet. Result: an inflammation of the tissues, first, and the onset of spontaneous tumors of the intestine, then. “We have shown that nature gives us the opportunity to synthesize oleic acid to protect us from cancer,” comments Moschetta. “Because it creates a barrier that blocks inflammation of intestinal cells and prevents cancer”. From here to suggest the consumption of extra virgin olive oil in the general population the step is short, for the scientist from Bari. Even more so in patients with a hereditary predisposition to colon cancer, or for those with Crohn’s disease or ulcerative colitis.

“Just consume a tablespoon of extra virgin olive oil for lunch and one for dinner, in addition to the one used as a condiment”. Moreover, the researchers have clarified that even when the enzyme works and there is a genetic predisposition, the administration of oleic acid reduces the risk of contracting the tumor of the intestine. And that should be treated with extra-virgin oil made in Italy is not a question of bell tower or marketing. It is science: “Compared to those produced in North Africa, for example, our oil is richer in oleic acid than palmitic acid, so it has an optimal balance of fatty acids”. The best cultivar? “Matter of tastes and other minor constituents”. At least in the state of scientific research. That which, once again, has crowned extra-virgin olive oil as the prince of the Mediterranean diet. It is no coincidence, according to Moschetta, that in the Land of Bari, as in all of Puglia, the average life expectancy is over 84 years of age.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

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I funghi shiitake sono stati definiti “funghi miracolosi” grazie al loro potente potenziamento immunitario e alle proprietà antitumorali. Contengono tutti e otto gli aminoacidi essenziali e le vitamine come i funghi B12, A, D e C. Shiitake contengono anche interferoni che sono proteine ​​naturali che hanno forti effetti antivirali sul corpo.

 

Gli interferoni hanno la capacità di inibire la replicazione di virus, batteri, parassiti e cellule cancerose. Gli estratti di funghi shiitake contengono una quantità significativa di 1,3 beta-glucano e lentinan che hanno dimostrato di rallentare la crescita del tumore, ridurre l’attività tumorale e ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti contro il cancro come la chemioterapia e le radiazioni.

I funghi shiitake sono anche noti per il beneficio che hanno per le

  • malattie cardiache,
  • epatite e
  • malattie autoimmuni come l’AIDS,
  • l’artrite reumatoide,
  • la sclerosi multipla,
  • la malattia fibrocistica del seno,
  • il lupus,
  • la sindrome da stanchezza cronica e
  • la fibromialgia.

I funghi shiitake possono anche aiutare a regolare la pressione sanguigna, abbassare il colesterolo nel sangue, fluidificare il sangue e aiutare a prevenire ictus e infarti.

I funghi shiitake contengono un’eccellente forma di ferro biodisponibile che li rende un’ottima aggiunta per mantenere il sangue forte e prevenire l’anemia.

I funghi shiitake sono tra le poche fonti naturali di germanio, un minerale che ha la capacità di contrastare gli effetti delle sostanze inquinanti e aumentare la resistenza alle malattie.

I funghi shiitake sono anche ricchi di zinco che è molto utile per il trattamento di infezioni virali e batteriche, regolando il funzionamento della ghiandola della prostata e per la cura dei problemi della pelle.

I funghi shiitake sono apprezzati in tutto il mondo per le loro proprietà medicinali e curative. Possono essere aggiunti a zuppe, insalate, cereali e piatti a base di verdure o assunti come capsule, tintura o polvere.

 

FONTE: Medical Medium

 

(ENGLISH VERSION)

Shiitake Mushrooms have been called the “miracle mushroom” due to their powerful immune boosting and cancer fighting properties. They contain all eight of the essential amino acids and vitamins such as B12, A, D, and C. Shiitake Mushrooms also contain interferons which are natural proteins that have strong antiviral effects on the body. 

Interferons have the ability to inhibit the replication of viruses, bacteria, parasites, and cancerous cells. Shiitake Mushroom extracts contain a significant amount of 1,3 beta-glucan and lentinan which has been shown to slow tumor growth, reduce tumor activity, and lessen the side effects of cancer treatments like chemotherapy and radiation. 

Shiitake mushrooms have also been known to benefit heart disease, hepatitis, and auto-immune disorders such as AIDS, rheumatoid arthritis, multiple sclerosis, fibrocystic breast disease, lupus, chronic fatigue syndrome, and fibromyalgia. Shiitake Mushrooms also can help to regulate blood pressure, lower blood cholesterol, thin the blood, and aid in preventing strokes and heart attacks. 

Shiitake Mushrooms contain an excellent bioavailable form of iron which makes them a great addition to help keep your blood strong and to prevent anemia. Shiitake mushrooms are among the few natural sources of germanium, a mineral that has the ability to counteract the effects of pollutants and increase resistance to disease. 

Shiitake Mushrooms are also rich in zinc which is highly beneficial for treating viral and bacterial infections, regulating prostate gland functioning, and for healing skin problems. Shiitake Mushrooms are prized around the world for their medicinal and healing properties. They can be added to your soup, salad, grain, and vegetable dishes or taken in supplement form as a capsule, tincture, or powder.

 

SOURCE: Medical Medium

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