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Posts Tagged ‘cereali’

Puoi gustare il miglio in fiocchi con il latte di soia o tostare i suoi chicchi in olio evo abbinandoli ai legumi: in più, il suo olio è un grande antiage.

 

Così come il detto afferma che nella piccola botte si trova il vino buono, possiamo dire che nei minuscoli semi di miglio si trovano caratteristiche nutrizionali uniche. Il miglio è un forziere di vitamine, ma anche di ferro, fosforo e silicio: i sali più importanti per ritemprare sangue, muscoli e cervello. È facile da digerire e utile a chi soffre di acidità di stomaco. È privo di glutine ma ricco di proteine e grassi buoni, che abbassano il colesterolo e rigenerano le cartilagini. In più, il miglio contrasta la spossatezza senza far ingrassare e grazie al contenuto di aminoacidi e acido salicilico previene l’invecchiamento cutaneo, la debolezza delle unghie e la caduta dei capelli. Inoltre, il miglio è l’unico cereale non acidificante, e questo lo rende un portentoso antinfiammatorio.

Chicchi di miglio, alleati della tua forma

Il miglio è un’abbondante riserva di magnesio, fluoro, ma anche di vitamine A (sotto forma di betacarotene), B1, B3, E, grassi insaturi, acido silicico, importante per le ossa e le articolazioni. Non solo: per la sua particolare struttura, l’amido è più digeribile di quello di mais o di altri cereali. Invece, a causa delle carenze aminoacidiche, il valore biologico della parte proteica non è elevato: infatti, benché il contenuto medio di proteine sia tra l’11,3 e il 12,7%, non sono presenti diversi aminoacidi essenziali, tra cui lisina e treonina, e il triptofano c’è ma in quantità limitate. Per questo è bene abbinarlo ai legumi. Nel miglio si trova anche l’acido glutammico, prezioso per il recupero muscolare dopo lo sport.

Con il miglio spazzi via le tossine acide proteiche

Secondo la scuola medica salernitana, il miglio serviva per eliminare gli umori superflui. Tale azione purificante è oggi confermata, poiché il miglio agisce a livello intestinale trattenendo tossine e favorendo una depurazione naturale. Il miglio è uno dei cereali maggiormente alcalinizzanti, ovvero ha un’azione riequilibrante sull’acidità del corpo. Neutralizza le tossine acide, che si accumulano se si mangiano troppi alimenti acidificanti, se si è in sovrappeso e se non funzionano a dovere gli organi deputati alla corretta depurazione dell’organismo. L’accumularsi di tossine acide favorisce l’instaurarsi di stati infiammatori che frenano il metabolismo e indeboliscono il sistema immunitario. Il miglio consente di “tamponare” gli effetti degli eccessi proteici sul pH del sangue.

É gluten free e quindi perfetto per i celiachi

Il miglio è privo di glutine. Tuttavia il tegumento che lo ricopre contiene questa proteina, ragione per cui l’operazione di pulitura è decisiva. Solo se ben eseguita l’alimento è ben tollerato e privo, quindi, di contaminanti dannosi. L’Associazione Italiana Celiachia lo annovera tra i pochi cereali adatti all’alimentazione per coloro che soffrono di allergia accertata al glutine.

Spegne i focolai di stomaco e colon

Oltre a essere un favoloso cibo energizzante grazie all’importante contenuto di carboidrati (gli amidi arrivano al 65% del totale), il miglio è anche un antinfiammatorio naturale delle vie digestive. È indicato quindi a chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo, ma anche di colite e meteorismo. Masticato lentamente inoltre libera grandi quantità di triptofano, che aiuta il sistema nervoso enterico (quello che agisce sui movimenti intestinali) a rendere più armonici i movimenti della peristalsi gastrica e intestinale, prevenendo quindi sgradevoli crampi e coliche.

Prodigioso per cuore e vasi sanguigni

Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati dell’Università di Seul ha dimostrato che la presenza di sali di potassio e magnesio nel miglio, utili nella regolarizzazione della pressione sanguigna, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari. Il miglio possiede anche una buona quantità di fitosteroli, sostanze con un’azione “ripulente” nei confronti del colesterolo “cattivo”. Dunque inserirlo nella dieta almeno una volta a settimana fa bene all’apparato cardiocircolatorio. Senza dimenticare che questo cereale ha anche lecitina dall’effetto ipocolesterolemizzante.

Come si cucina il miglio

Il miglio si deve lavare 2-3 volte prima della cottura in modo da ripulirlo da eventuali scorie. Poi si scola ed è pronto da cucinare. Si può tostare qualche minuto in forno o in padella, con una goccia di olio extravergine: questo accorgimento renderà la cottura migliore.

A questo punto si versa in pentola, aggiungendo due parti di acqua (per esempio due bicchieri), sufficienti per cuocere una parte di miglio. Quando l’acqua bolle, si abbassa la fiamma, si aggiunge il miglio e si fa cuocere per 20 minuti circa, fino a quando il liquido non viene completamente assorbito. Prima di condire il miglio, è bene lasciarlo ancora riposare una decina di minuti. Si gonfierà al punto giusto e diventerà ancora più saziante. Una volta lessato, il miglio si può impiegare per realizzare delle insalate, condendolo con pesce, verdure o legumi allo stesso modo in cui si insaporisce un cous cous, oppure si può usare anche come ingrediente per secondi vegetariani, poiché è particolarmente ricco di proteine ma privo di quei grassi saturi che invece caratterizzano la carne. Provalo con rucola, pinoli e olive taggiasche.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

You can taste the millet flakes with soy milk or toast its grains in extra virgin olive oil combining them with legumes: in addition, its oil is a great anti-aging oil.

As the saying states that the good wine is found in the small barrel, we can say that in the tiny millet seeds there are unique nutritional characteristics. Millet is a coffer of vitamins, but also of iron, phosphorus and silicon: the most important salts to restore blood, muscles and brain. It is easy to digest and useful for those suffering from stomach acid. It is gluten-free but rich in proteins and good fats, which lower cholesterol and regenerate cartilage. In addition, millet counteracts exhaustion without making you fat and thanks to the content of amino acids and salicylic acid prevents skin aging, nail weakness and hair loss. Furthermore, millet is the only non-acidifying cereal, which makes it a wonderful anti-inflammatory.

Millet grains, allies of your form

Millet is an abundant reserve of magnesium, fluorine, but also of vitamins A (in the form of beta-carotene), B1, B3, E, unsaturated fats, silicic acid, important for bones and joints. Not only: due to its particular structure, starch is more digestible than corn or other cereals. Instead, due to the amino acid deficiencies, the biological value of the protein part is not high: in fact, although the average protein content is between 11.3 and 12.7%, there are no different essential amino acids, including lysine and threonine, and tryptophan is there but in limited quantities. For this reason it is good to combine it with legumes. In millet there is also glutamic acid, precious for muscle recovery after sport.

With millet you sweep away the acidic protein toxins

According to the medical school of Salerno, millet was used to eliminate superfluous moods. This purifying action is now confirmed, as millet acts at the intestinal level by retaining toxins and promoting natural purification. Millet is one of the most alkalizing cereals, which means it has a balancing action on the acidity of the body. Neutralizes acid toxins, which accumulate if too many acidifying foods are eaten, if one is overweight and the organs responsible for the correct purification of the organism are not working properly. The accumulation of acid toxins promotes the onset of inflammatory states that slow down the metabolism and weaken the immune system. Millet allows you to “buffer” the effects of protein excesses on the blood pH.

It is gluten free and therefore perfect for coeliacs
Millet is gluten-free. However the integument that covers it contains this protein, which is why the cleaning operation is decisive. Only if well executed the food is well tolerated and therefore free of harmful contaminants. The Italian Celiac Association counts it among the few cereals suitable for those who suffer from a proven gluten allergy.

Turns out the stomach and colon outbreaks

In addition to being a fabulous energizing food thanks to the important carbohydrate content (starches reach 65% of the total), millet is also a natural anti-inflammatory of the digestive tract. It is therefore recommended for those suffering from gastritis, gastroesophageal reflux, but also colitis and meteorism. Furthermore, when chewed slowly it liberates large quantities of tryptophan, which helps the enteric nervous system (the one that acts on bowel movements) to make the movements of gastric and intestinal peristalsis more harmonious, thus preventing unpleasant cramps and colic.

Prodigious for heart and blood vessels

Research carried out by a group of scientists from the University of Seoul has shown that the presence of potassium and magnesium salts in millet, useful in regulating blood pressure, helps prevent cardiovascular disease. Millet also has a good amount of phytosterols, substances with a “clean” action against “bad” cholesterol. So inserting it into the diet at least once a week is good for the cardiovascular system. Without forgetting that this cereal also has lecithin with a cholesterol-lowering effect.

How to cook millet

The millet must be washed 2-3 times before cooking in order to clean it of any waste. Then drain it and it is ready to cook. You can toast a few minutes in the oven or in a pan, with a drop of extra virgin olive oil: this will make cooking better. At this point it is poured into the pot, adding two parts of water (for example two glasses), enough to cook a part of millet. When the water boils, lower the heat, add the millet and cook for about 20 minutes, until the liquid is completely absorbed. Before seasoning the millet, it is good to let it rest for about ten minutes. It will swell to the right point and become even more satiating. Once boiled, millet can be used to make salads, seasoning it with fish, vegetables or legumes in the same way that couscous is flavored, or it can also be used as an ingredient for vegetarians, as it is particularly rich in proteins but free of those saturated fats that instead characterize the meat. Try it with rocket, pine nuts and Taggiasca olives.

 

SOURCE: Riza

 

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Le fibre alimentari dell’avena e soprattutto nella crusca proteggono cuore e intestino evitando la stagnazione di pericolose scorie: inoltre, ha pochissimo glutine…

L’avena ha il primato del cereale più ricco in proteine (attorno al 15% del peso) e di grassi “buoni”. Si tratta di proteine importanti per l’organismo, perché apportano 5 degli 8 aminoacidi definiti essenziali per il corpo umano, che non li produce.

Non solo: l’avena contiene i grassi insaturi essenziali al processo metabolico e tra questi l’acido linoleico, appartenente al gruppo degli Omega e utilissimo per la salute, in particolare per l’abbassamento del colesterolo. Questo cereale è ottimo anche per il contenuto di fibre e in particolare dei betaglucani, utili per molte funzioni, tra cui quella di ridurre il livello i grassi “cattivi”. Naturalmente l’avena è ricca anche di carboidrati, soprattutto sotto forma di amido.

Avena, grande amica del cuore

L’avena ha una particolarità, come cereale: non viene consumata raffinata ma integrale. Il processo di macinazione, contrariamente a quanto avviene per molte altre farine, non prevede la separazione di crusca e germe. Ciò si traduce in un mantenimento di moltissime proprietà nutritive, tutte benefiche. Dal 1963, anno in cui comparve il primo studio, sono stati pubblicati nelle diverse riviste scientifiche oltre 30 lavori che attestano la sua azione diretta contro gli eccessi di colesterolo: il consumo giornaliero dell’equivalente di 3 grammi di fibra solubile di avena (una porzione) consente di ridurre quello totale di almeno il 10% (ma si può giungere fino al 20%) rispetto al valore iniziale.

I betaglucani dell’avena intrappolano i grassi

I betaglucani, le fibre solubili contenute nell’avena, intrappolano il colesterolo e i grassi contenuti negli altri alimenti facendo in modo che non vengano assimilati dall’organismo. Per questo l’avena, oltre che un  grande “pulisci arterie”, è anche un potente alleato nei regimi alimentari dimagranti. Inoltre il germe dell’avena contiene grandi quantità di lecitina, dall’azione “pulente” per vene e arterie. L’efficacia dei betaglucani contro il colesterolo è stata confermata dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ricca in fibre, l’avena è utilissima per l’intestino

L’alta presenza di fibre nell’avena e in particolare nella crusca, è indispensabile per corretto funzionamento dell’apparato digerente. Le fibre sono grandi amiche della linea e la loro reputazione è cresciuta molto negli ultimi anni grazie a una maggiore consapevolezza dei benefici che apportano. Le fibre riducono fattivamente il senso di fame, anche quella nervosa e contrastano l’assorbimento degli zuccheri da parte dell’organismo, evitando pericolosi picchi glicemici. Diminuiscono quindi il rischio di sovrappeso stimolando l’intestino e contrastando la fermentazione, ma contribuiscono anche ad appiattire la pancia agevolando l’eliminazione di scorie e tossine ingrassanti.

Tra le tante forme di avena, scegli quale fa per te

Quando parliamo di avena (da acquistare sempre proveniente da agricoltura biologica) e pensiamo al ruolo che questo cereale può avere nella nostra vita quotidiana, dobbiamo però distinguere fra le molteplici forme che la regina dei cereali può assumere, e i diversi prodotti in cui possiamo incontrarla.

  • Chicchi integrali: un concentrato di fibra snellente
    Consumare i chicchi integrali è il modo migliore per sfruttare appieno tutte le proprietà di questo cereale. Tuttavia, data la consistenza coriacea, i chicchi integrali d’avena devono essere lasciati in ammollo per almeno tre ore prima di poter essere cotti e mangiati.
  • Chicchi decorticati: la versione semintegrale
    Il chicco decorticato d’avena, in sostanza, è un chicco privato del suo “vestito” naturale. È un cereale semi-integrale ed essendo privo d’involucro non richiede tempi di ammollo così lunghi: è sufficiente una cottura tra i 30 e i 60 minuti, con una proporzione di acqua di 1 a 3 (una parte di avena, tre parti di acqua). Provali in una ricetta con sedano rapa, lenticchie verdi, porri, brodo vegetale e grana.
  • Latte d’avena: evita i picchi glicemici
    Dalla lavorazione dei fiocchi d’avena si ricava un latte vegetale nutriente che è possibile realizzare anche a casa. Il latte di avena è una ottima fonte di acido linoleico, il “precursore” degli Omega 3 e 6. Si tratta di una risorsa importante perché ha spiccate virtù antinfiammatorie e immunomodulanti. Se privo di zuccheri aggiunti, il latte è adatto anche a chi ha problemi di intolleranza glucidica: le fibre dell’avena regolano i cosiddetti “picchi glicemici”.
  • Fiocchi d’avena: ricchissimi di minerali e vitamine
    Se i chicchi d’avena vengono invece cotti al vapore e schiacciati da pesanti rulli si trasformano nei cosiddetti “fiocchi”. Il trattamento blando non intacca le proprietà nutrizionali del chicco come invece avviene con i tradizionali cornflakes.
  • Crusca d’avena: ideale per perdere peso
    È il rivestimento esterno del chicco ricchissimo di fibre alimentari, che assorbono acqua fino a 25 volte il loro volume. La crusca è in grado di ridurre l’assorbimento dei grassi dannosi e di aumentare il senso di sazietà. Ed è fonte di triptofano, un aminoacido essenziale che partecipa alla sintesi della serotonina, l’ormone del buonumore.
  • Farina d’avena: per un pane a basso indice glicemico
    Con la farina si fanno i prodotti da forno e la pasta a basso indice glicemico, ricchi di fibre e di proteine.

Avena, il miglior cibo in menopausa

Con la menopausa sopraggiunge una nuova e diversa fase della vita di ogni donna, molto spesso accompagnata dall’insorgenza di fastidi correlati al declino nella produzione di ormoni come vampate di calore, sudori notturni, insonnia ecc. Questi malesseri possono essere contrastati anche con il consumo di alimenti dall’elevato apporto di fitoestrogeni, fra cui l’avena appunto, simili per struttura agli estrogeni prodotti dal corpo umano e perciò utili a regolarizzare le produzione ormonale. Con il suo discreto contenuto di calcio, l’avena aiuta poi a contrastare una delle conseguenze più sgradite della “rivoluzione” fisiologica della menopausa: l’osteoporosi, ovvero la riduzione della densità ossea che può esporre a un maggior rischio di fratture.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The dietary fibers of oats and especially in the bran protect the heart and intestines avoiding the stagnation of dangerous waste: moreover, it has very little gluten …

Oats have the distinction of cereal richest in proteins (around 15% of the weight) and of “good” fats. These are important proteins for the body, because they provide 5 of the 8 amino acids defined as essential for the human body, which does not produce them. Not only: oats contain the unsaturated fats essential to the metabolic process and among these linoleic acid, belonging to the Omega group and very useful for health, in particular for lowering cholesterol. This cereal is also excellent for the fiber content and in particular for beta-glucans, useful for many functions, including that of reducing the level of “bad” fats. Of course, oats are also rich in carbohydrates, especially in the form of starch.

Oats, great friend of the heart

Oats have a peculiarity, as a cereal: it is not consumed refined but integral. The grinding process, contrary to what happens with many other flours, does not include the separation of bran and germ. This results in the maintenance of a great many nutritional properties, all beneficial. Since 1963, the year in which the first study appeared, over 30 papers have been published in various scientific journals attesting to its direct action against excess cholesterol: the daily consumption of the equivalent of 3 grams of soluble oat fiber (a portion ) allows the total value to be reduced by at least 10% (but can be reached up to 20%) compared to the initial value.

Oat beta-glucans trap fats

Betaglucans, the soluble fiber contained in oats, trap cholesterol and fats contained in other foods so that they are not absorbed by the body. This is why oats, in addition to being a great “arterial cleanse”, is also a powerful ally in slimming diets. In addition, the oat germ contains large amounts of lecithin, from the “cleansing” action for veins and arteries. The efficacy of beta-glucans against cholesterol has been confirmed by EFSA, the European Food Safety Authority.

Rich in fiber, oats are very useful for the intestine

The high presence of fibers in the oats and in particular in the bran, is essential for the correct functioning of the digestive system. The fibers are great “friends of the line” and their reputation has grown a lot in recent years thanks to a greater awareness of the benefits they bring. The fibers effectively reduce the sense of hunger, even the nervous one and counteract the absorption of sugars by the body, avoiding dangerous glycemic peaks. Therefore, the risk of overweight decreases by stimulating the intestine and counteracting fermentation, but they also contribute to flattening the belly, facilitating the elimination of waste and fattening toxins.

Among the many forms of oats, choose which one is right for you

When we talk about oats (to always buy from organic farming) and we think about the role that this cereal can have in our daily life, we must however distinguish between the many forms that the cereal queen can take, and the different products in which we can meet her.

Whole grains: a concentrate of slimming fiber
Consuming whole grains is the best way to take full advantage of all the properties of this cereal. However, given the leathery consistency, whole grain oats must be left to soak for at least three hours before they can be cooked and eaten.
 
Dehulled beans: the semi-integrated version
The dehulled oat grain, in essence, is a grain deprived of its natural “dress”. It is a semi-integral cereal and as it has no casing it does not require so long soaking times: cooking between 30 and 60 minutes is sufficient, with a proportion of water of 1 to 3 (one part of oats, three parts of water ). Try them in a recipe with celeriac, green lentils, leeks, vegetable broth and parmesan.
 
Oat milk: avoid glycemic peaks

It is the outer covering of the grain rich in dietary fiber, which absorb water up to 25 times their volume. Bran is able to reduce the absorption of harmful fats and increase the sense of satiety. And it is a source of tryptophan, an essential amino acid that participates in the synthesis of serotonin, the good mood hormone.
 
Oatmeal: for a low glycemic index bread
Baked goods and low glycemic index pasta, rich in fiber and protein, are made with flour.

Oats, the best food in menopause

With menopause comes a new and different phase in the life of every woman, very often accompanied by the onset of discomforts related to the decline in the production of hormones such as hot flashes, night sweats, insomnia and so on. These illnesses can also be counteracted with the consumption of foods with a high intake of phytoestrogens, including oatmeal, similar in structure to the estrogens produced by the human body and therefore useful for regulating hormone production. With its discreet calcium content, oats then help to counteract one of the most unpleasant consequences of the physiological menopause “revolution”: osteoporosis, or the reduction of bone density that can expose you to a greater risk of fractures.

 

SOURCE: Riza

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L’orzo è il cereale migliore per eliminare le tossine acide e riattivare il metabolismo: se vuoi sfruttare al meglio le sue qualità, sceglilo sempre integrale.

 

L’orzo è un cereale molto versatile ed è il più indicato per affrontare con energia e slancio la nuova stagione: se ne gustano i chicchi ma può anche essere trasformato in malto, da cui si ottengono la birra e il whisky, ma non solo. In forma solubile, l’orzo è un valido sostituto del caffè, in fiocchi è eccellente da abbinare al latte del mattino o da aggiungere a brodi e passati di verdura. Esiste anche il latte di orzo, una bevanda che può essere consumata a colazione oppure usata nella preparazione dei frullati. Qualunque sia la versione prescelta, l’orzo ha un potere nutritivo importante: è ricco di vitamine, sali minerali e aminoacidi ma soprattutto di carboidrati a lento rilascio e di una discreta percentuale di fibre, preziosa soprattutto quando si tratta di regolare il livello della glicemia e del colesterolo.

L’arma in più è nella fibra: per questo devi preferire l’orzo integrale

Buon drenante intestinale, grazie ai betaglucani presenti proprio nella fibra, l’orzo è efficace in caso di disturbi gastrointestinali, coliti e gonfiori addominali. Oltre a potassio e ferro, apporta tanto calcio: per questo è consigliato a chi è carente di questo minerale, per i bambini in fase di sviluppo e per le persone anziane che soffrono di osteoporosi. Infine – cosa che interessa soprattutto le donne in età fertile – favorisce la produzione del latte materno. Sul mercato si trovano l’orzo integrale, decorticato e perlato. I primi due sono più ricchi di minerali e vitamine. L’orzo perlato, invece, avendo subito la raffinazione, è carente di nutrienti.

Orzo integrale, il toccasana per ripulire il colon e il sangue

Il decotto ottenuto dai chicchi di orzo ha le stesse proprietà del cereale, ma più concentrate. Abbassa il colesterolo cattivo, purifica l’intestino, accelera il metabolismo e tonifica i reni. Sciacqua l’orzo, mettilo in una pentola d’acqua e cuocilo fino a quando i chicchi non si saranno trasformati in una densa mucillagine. Filtra il liquido e lascia raffreddare. Bevine un bicchiere la mattina; il resto si tiene in frigo per 2-3 giorni.

In polvere o in germogli combatte i radicali liberi

Dall’orzo si ottiene anche l’erba di orzo, una polvere ricca di clorofilla e preziosi enzimi che agiscono come scudo contro l’ossidazione cellulare. Inoltre è altamente disinfiammante e alcalinizzante, indispensabile quando la nostra alimentazione è costituita eccessivamente da zuccheri, proteine animali e farine raffinate. Anche i germogli sono molto energizzanti. Si possono trovare già pronti all’uso nei negozi di alimentazione biologica oppure farli germogliare in casa dopo averne acquistato i semi. Basterà procurarsi un germogliatore: in pochi giorni saranno pronti da consumare.

Due ricette per primi e piatti unici

Orzotto con fave, porri e pistacchi

  • Ingredienti (per 2 persone): 100 g di fave, 2 porri, 140 g di orzo, brodo vegetale, prezzemolo, granella di pistacchi.
  • Preparazione: fai soffriggere in una padella antiaderente due porri tritati e, a parte, prepara del brodo vegetale con cipolla, sedano e carota. Aggiungi al soffritto le fave e l’orzo (dopo averlo lasciato in ammollo una notte e poi scolato), irrora con il brodo vegetale fi no al termine della cottura. Spegni il fuoco e aggiungi un cucchiaino di prezzemolo tritato e un cucchiaino di granella di pistacchi.

Insalata di orzo, daikon e ceci

  • Ingredienti (per 2 persone): un peperone giallo,140 g di orzo, una radice di daikon, 100 g di ceci, 200 g di orzo, olio d’oliva, sale e pepe, aneto.
  • Preparazione: fai lessare l’orzo, scolalo e mettilo da parte. Lessa i ceci (oppure sciacqua e scola quelli precotti). Pela e grattugia il daikon, quindi lava e taglia a listarelle sottili il peperone. A questo punto, riunisci tutti gli ingredienti in una ciotola (o in due ciotole individuali) e condisci con olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Se vuoi, aggiungi anche qualche fogliolina di aneto.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Barley is a very versatile cereal and is the most suitable for dealing with the new season with energy and enthusiasm: you can taste the beans but it can also be transformed into malt, from which you can get beer and whiskey, but not only. In soluble form, barley is a valid substitute for coffee, in flakes it is excellent to combine with morning milk or to add to broths and vegetable purée. There is also barley milk, a drink that can be consumed at breakfast or used in the preparation of smoothies. Whatever the chosen version, the barley has an important nourishing power: it is rich in vitamins, mineral salts and amino acids but above all in slow-release carbohydrates and a fair percentage of fiber, which is especially valuable when it comes to regulating blood sugar levels and cholesterol.

The extra weapon is in the fiber: for this you have to prefer wholegrain barley

Good intestinal draining, thanks to the beta-glucans present in the fiber, barley is effective in case of gastrointestinal disorders, colitis and abdominal swelling. In addition to potassium and iron, it provides a lot of calcium: this is why it is recommended for those lacking this mineral, for children in development and for elderly people suffering from osteoporosis. Finally – which is of particular interest to women of childbearing age – it promotes the production of breast milk. Wholemeal, peeled and pearled barley are found on the market. The first two are richer in minerals and vitamins. Pearl barley, on the other hand, having undergone refining, is lacking in nutrients.

Whole barley, the panacea for cleaning up the colon and blood

The decoction obtained from the barley grains has the same properties as the cereal, but more concentrated. Lowers bad cholesterol, cleanses the intestine, speeds up the metabolism and tones the kidneys. Rinse the barley, put it in a pot of water and cook it until the beans have turned into a thick mucilage. Filter the liquid and let it cool. Drink a glass in the morning; the rest is kept in the fridge for 2-3 days.

In powder or in buds it fights free radicals

Barley is also obtained from barley, a powder rich in chlorophyll and precious enzymes that act as a shield against cellular oxidation. It is also highly inflammatory and alkalizing, indispensable when our diet is excessively made up of sugars, animal proteins and refined flours. Even the sprouts are very energizing. You can find them ready to use in organic food stores or make them sprout at home after buying the seeds. Just get a sprout: in a few days they will be ready to eat.

Two recipes for first and single dishes

  • Barley with broad beans, leeks and pistachios

Ingredients (for 2 servings): 100 g of broad beans, 2 leeks, 140 g of barley, vegetable broth, parsley, chopped pistachios.
Preparation: sauté two chopped leeks in a non-stick pan and, separately, prepare vegetable stock with onion, celery and carrot. Add the beans and the barley to the mixture (after leaving it to soak overnight and then drain), sprinkle with the vegetable stock until the end of cooking. Turn off the heat and add a teaspoon of chopped parsley and a teaspoon of chopped pistachios.

  • Barley, daikon and chickpea salad

Ingredients (for 2 servings): a yellow pepper, 140 g of barley, a daikon root, 100 g of chickpeas, 200 g of barley, olive oil, salt and pepper, dill.
Preparation: boil the barley, drain and set aside. Boil the chickpeas (or rinse and drain the pre-cooked ones). Peel and grate the daikon, then wash and cut the pepper into thin strips. At this point, combine all the ingredients in a bowl (or two individual bowls) and season with extra virgin olive oil, salt and pepper. If you want, add a few leaves of dill too.

 

SOURCE: Riza

 

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A sostenerlo uno studio italiano pubblicato sulla rivista Food Research International

 

GRANO, segale, farro, orzo e avena. Tutti nemici dei celiaci, si sa. Ma c’è una differenza tra grani antichi e grani moderni? È vero, come spesso si sente dire, che i grani antichi sono meno tossici per i celiaci e che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici come l’amido resistente e le fibre? Sono state queste le domande che hanno guidato un gruppo di ricercatori del Crea Cerealicoltura e Colture industriali di Foggia e delle Università di Modena-Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”, finanziato dal Fondo di Ateneo dell’Università di Modena e Reggio Emilia per la Ricerca 2015.

Lo studio – pubblicato sulla rivista Food Research International – sostiene che i grani antichi, rispetto ai moderni, in realtà sono caratterizzati da un contenuto di proteine e glutine maggiore: rilasciano, pertanto, cioè una maggiore quantità di peptidi coinvolti nella malattia celiaca. E quindi l’incremento dei casi di celiachia non sembrerebbe una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso. Nel passato, infatti, si è cercato di ridurre l’altezza delle piante per aumentare la resa. Se un tempo i frumenti arrivavano a oltre due metri di altezza e al primo temporale si allettavano – cioè si piegavano – determinando una perdita di raccolto, oggi, invece, sono molto più bassi, ma molto più produttivi: proprio la necessità di ridurre l’altezza delle piante, renderle più resistenti all’allettamento con l’obiettivo di avere più produzione segna il confine tra grani antichi e modern

• I GRANI ANTICHI HANNO PIÚ PEPTIDI RESPONSABILI DELLA CELIACHIA

I ricercatori hanno confrontato 9 grani antichi – considerati ormai obsoleti – diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 con 3 grani moderni. I campioni di grano sono stati coltivati e raccolti presso il CREA di Foggia nelle stesse condizioni sperimentali di campo, per poi essere macinati e sottoposti tutti a digestione in vitro dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

“Si tratta – spiega Donatella Ficco, coordinatrice del team CREA – di una digestione realizzata in laboratorio in cui sono state riprodotte le condizioni enzimatiche e di pH dell’apparato digerente”.

In questo modo le proteine sono state ridotte in molecole più piccole, dette peptidi, che sono state analizzate, dall’Università di Parma, mediante cromatografia legata alla massa, una tecnica usata per separare, identificare e quantificare i peptidi sulla base del loro rapporto massa/carica.

“I peptidi – prosegue Ficco – sono le proteine digerite derivanti dal glutine, definito come il complesso viscoelastico capace di rendere il pane più soffice e la pasta più al dente. Dal lavoro è emerso che i grani antichi contengono in maggiore quantità dei peptidi noti per essere responsabili della reazione immunitaria”.

Rilasciano cioè una maggiore quantità di peptidi che scatenano la celiachia.

• QUANTITÁ  DI AMIDO RESISTENTE: NESSUNA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA GRANI ANTICHI E MODERNI

Per quanto riguarda le componenti prebiotiche, in particolare l’amido resistente, sulla base di uno screening iniziale effettuato sui 12 campioni oggetto di studio, il CREA ha selezionato due grani: uno antico ad alto contenuto di amido resistente e uno moderno, invece, che presentava valori opposti. Da ciascuno di essi è stata prodotta la pasta, a diverse condizioni di essiccamento. A questo punto, il gruppo dell’Università di Reggio Emilia, su ogni tipologia di pasta ha valutato l’amido resistente, prima e dopo la cottura: precisamente sui campioni di granella macinati, una volta sottoposti a digestione in vitro, è stato quantificato l’amido resistente rilasciato dopo la digestione. Obiettivo? Verificare se, anche alla fine del processo di pastificazione e dopo la cottura, nella granella dei grani antichi ci fosse un maggior contenuto di amido resistente.

“In realtà – afferma Ficco – dopo la cottura della pasta, non è stata rilevata alcuna differenza sostanziale tra grani antichi e moderni. Nei grani antichi non sembra, quindi, esserci un potenziale prebiotico in più”.

• TUTELA DELLA BIODIVERSITÁ O DELLA SALUTE?

Grani antichi e grani moderni: l’argomento è sempre molto dibattuto, ma è importante fare chiarezza per aiutare a distinguere ciò che è moda e ciò che, invece, sono risultati scientificamente validi.

“I grani antichi – precisa Ficco – sono sicuramente importanti in un’ottica di tutela della biodiversità, ma dal punto di vista della salute non abbiamo individuato alcuna specificità, per i parametri presi in esame, rispetto a quelli moderni. Sebbene l’indagine sia stata condotta su un numero limitato di genotipi, lo studio rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana a danno non solo del portafoglio, ma anche della salute”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

To support it an Italian study published in the journal Food Research International

GRAIN, rye, spelled, barley and oats. All enemies of celiacs, you know. But is there a difference between ancient grains and modern grains? Is it true, as we often hear it said, that ancient grains are less toxic to coeliacs and that they have higher levels of potentially prebiotic carbohydrates such as resistant starch and fibers? These were the questions that led a group of researchers of the Creature Agriculture and Industrial Cultures of Foggia and the University of Modena-Reggio Emilia and Parma, within the project “Ancient varieties of durum wheat and health: enhancement of the pastoral supply chain , health claims and labeling in the internal and supranational regulatory framework “, funded by the University Fund of the University of Modena and Reggio Emilia for Research 2015.

The study – published in the journal Food Research International – argues that ancient grains, compared to modern ones, are actually characterized by a higher protein and gluten content: they release, therefore, that is, a greater quantity of peptides involved in celiac disease. And therefore the increase in cases of celiac disease would not seem a consequence of the genetic improvement carried out in the last century. In the past, in fact, we tried to reduce the height of plants to increase yield. If once the wheats came to over two meters in height and when they first tempted – that is, they bent – resulting in a loss of crop, today they are much lower, but much more productive: just the need to reduce the height of the plants, make them more resistant to lodging with the aim of having more production marks the boundary between ancient and modern grains.

• ANTIQUE GRANTS HAVE MORE PEPTIDES RESPONSIBLE FOR CELIACHIA

The researchers compared 9 ancient grains – considered obsolete – more widespread in Southern Italy and in the Islands from the beginning of 1900 up to 1960 with 3 modern grains. The grain samples were cultivated and collected at the CREA of Foggia in the same experimental field conditions, to be ground and subjected to in vitro digestion by the University of Modena and Reggio Emilia. “It is – explains Donatella Ficco, coordinator of the CREA team – of a digestion made in the laboratory where the enzymatic and pH conditions of the digestive system have been reproduced.” In this way the proteins have been reduced into smaller molecules, called peptides, which were analyzed by the University of Parma, using mass-linked chromatography, a technique used to separate, identify and quantify peptides on the basis of their mass-to-charge ratio. “The peptides – Ficco continues – are the digested proteins deriving from gluten, defined as the viscoelastic complex capable of making the bread softer and the pasta al dente From the work it emerged that the ancient grains contain in greater quantities the peptides known to be responsible for the immune reaction. ” amount of peptides that trigger celiac disease.

• QUANTITY OF RESISTANT STARCH: NO SUBSTANTIAL DIFFERENCE BETWEEN ANCIENT AND MODERN GRANS

Regarding the prebiotic components, in particular the resistant starch, on the basis of an initial screening carried out on the 12 samples studied, CREA has selected two grains: an ancient one with a high content of resistant starch and a modern one, instead, which presented opposite values. From each of them pasta was produced, under different drying conditions. At this point, the University of Reggio Emilia group, on each type of pasta evaluated the resistant starch, before and after cooking: precisely on the samples of ground grains, once subjected to in vitro digestion, it was quantified the resistant starch released after digestion. Target? Check whether, even at the end of the process of pasta making and after cooking, in the grain of the ancient grains there was a greater content of resistant starch. “In reality – says Ficco – after cooking pasta, no substantial difference was found between ancient and modern grains. Therefore, in ancient grains there does not seem to be an extra prebiotic potential “.

• PROTECTION OF BIODIVERSITY OR HEALTH?

Ancient grains and modern grains: the topic is always much debated, but it is important to clarify to help distinguish what is fashion and what, instead, have been scientifically valid. “The ancient grains – Ficco specifies – are certainly important in terms of protection of biodiversity, but from the point of view of health we have not identified any specificity, for the parameters taken into consideration, compared to modern ones. Although the survey was conducted on a limited number of genotypes, the study represents an important contribution of knowledge on a topic in which, unfortunately, disinformation often reigns sovereign to the detriment not only of the portfolio, but also of health “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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I consigli degli endocrinologi per mangiare al meglio i maccheroni senza prendere chili

 

E’ BUONA e se si evitano i condimenti eccessivi non fa ingrassare e fa bene alla salute. Parliamo di pasta, che può costituire la base di un pasto ideale con qualche accorgimento. In occasione del World Pasta Day, che si tiene il 25 ottobre, gli endocrinologi hanno diffuso una serie di consigli per mangiare al meglio i maccheroni senza rischio di ingrassare, nè sensi di colpa. A fornire indicazioni e trucchi Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, in collaborazione con il provider Ecm 2506 Sanità in-Formazione e Consulcesi Club

 

• MEGLIO SE INTEGRALE

Scegliere la pasta integrale è il primo passo, perchè permette, senza rinunciare al gusto, di assumere carboidrati a lento rilascio. Si tratta di quei carboidrati che mantengono stabile il livello di zuccheri nel sangue e forniscono energia in modo costante, permettendo all’organismo di assorbirli e usarli lentamente. Va segnalato che non bisogna farsi ingannare dalle etichette. Deve essere indicata chiaramente la dicitura farina integrale o 100% integrale per essere sicuri che la pasta sia preparata esclusivamente con farine che non abbiano subìto raffinazione.

• COME CUCINARLA

Chi è a dieta può essere tentato di mangiare la pasta ma solo a patto che sia scondita. Ma non è una buona idea, spiega la nutrizionista. In realtà, sarebbe meglio saltarla in padella con un cucchiaino di olio extra vergine di oliva,aglio, che aiuta il corpo ad abbattere i depositi grassi e peperoncino, che aumenta il metabolismo.

• COME EVITARE IL GONFIORE

Un’attenzione utile per evitare il gonfiore addominale e non avere picchi di glicemia, è quello di scolare la pasta al dente e sciacquarla sotto l’acqua fredda. Cotture troppo prolungate infatti tendono a far innalzare l’indice glicemico e a rendere gli amidi della pasta più facilmente assimilabili.

• CON VERDURE

Poi tocca alle verdure, grande amiche della pasta: consumare della verdura cruda prima di una spaghettata o di un bel piatto di pasta corta, anche un semplice pinzimonio in olio extra vergine di oliva, e a seguire una porzione di verdura cotta, saltata in padella o grigliata (ma non bollita), crea una sorta di paracadute per l’assorbimento degli zuccheri, impedendo un’impennata della glicemia.

Infine, tocca sfatare un tabù: non è vero che sia assolutamente da evitare il primo piatto di sera. La pasta a cena fa bene, sottolinea la nutrizionista, rilassa e aiuta a dimagrire. Questo perché favorisce la sintesi di serotonina e di melatonina facendo assorbire maggiormente il triptofano. Quindi fa rilassare e aiuta il sonno: se ci rilassiamo, si riducono gli ormoni dello stress, fra cui il cortisolo, colpevoli di favorire l’aumento di peso.

• PIU’ LONGEVI CON I CARBOIDRATI

Fra l’altro le diete in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo sono state bocciate da alcuni studi scientifici. Una ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston, pubblicata su The Lancet Public Health, ha recentemente bocciato questo regime alimentare, sostenendo che mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione è la via ottimale per una vita lunga e in salute.

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

 

FONTE: Salute Della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The advice of endocrinologists to eat macaroni at best without taking pounds

It’s GOOD and if you avoid excessive condiments it does not make you fat and is good for your health. We talk about pasta, which can form the basis of an ideal meal with some tricks. On the occasion of the World Pasta Day, held today 25 October, the endocrinologists have spread a series of tips to eat at best macaroni without risk of gaining weight, or guilt. To provide guidance and tricks Serena Missori, endocrinologist and nutritionist, in collaboration with the provider Ecm 2506 Health in-Training and Consulcesi Club.

• BETTER IF INTEGRAL
Choosing wholemeal pasta is the first step, because it allows, without sacrificing taste, to take slow release carbohydrates. These are carbohydrates that keep the level of sugar in the blood stable and provide energy in a constant way, allowing the body to absorb and use them slowly. It should be noted that you should not be fooled by the labels. The word whole wheat or 100% integral must be clearly indicated to make sure that the dough is prepared exclusively with flours that have not undergone refining.

• HOW TO COOK IT
Those on a diet can be tempted to eat pasta, but only if it is left unscathed. But it’s not a good idea, explains the nutritionist. In fact, it would be best to sauté it in a pan with a teaspoon of extra virgin olive oil, garlic, which helps the body break down fat and chilli deposits, which increases metabolism.

• HOW TO AVOID THE GONFIORE
A useful way to avoid abdominal swelling and not to have blood glucose peaks is to drain the pasta al dente and rinse it under cold water. In fact, over-prolonged cooking tend to raise the glycemic index and make pasta starches more easily assimilated.

• WITH VEGETABLES
Then it’s up to vegetables, great pasta friends: eat raw vegetables before a spaghetti or a nice plate of short pasta, even a simple pinzimonio in extra virgin olive oil, and follow a portion of cooked vegetables, stir-fried or grilled (but not boiled), creates a sort of parachute for the absorption of sugars, preventing a surge in blood sugar.

Pasta, not only satisfies the palate. It also helps to sleep and stimulates the thyroid

Finally, you have to debunk a taboo: it is not true that the first course in the evening must be avoided. Pasta at dinner is good, underlines nutritionist, relaxes and helps you lose weight. This is because it promotes the synthesis of serotonin and melatonin by making the tryptophan more absorbed. So it relaxes and helps sleep: if we relax, we reduce stress hormones, including cortisol, which are responsible for promoting weight gain.

• MORE LONGEVI WITH CARBOHYDRATES
Among other things, diets in which they are almost completely eliminated carbohydrates to quickly lose the extra pounds have been rejected by some scientific studies. A research by Brigham and Women’s Hospital in Boston, published in The Lancet Public Health,, recently rejected this diet, arguing that eating rice, spaghetti and bread in moderation is the best way to a long and healthy life.

Researchers analyzed a sample of over 15,400 people by calculating atherosclerotic risk. Both those who had followed a diet with a low carbohydrate intake, less than 40% of the total energy, and those who had a regimen with a too high intake (over 70%) recorded an increase in mortality, while the lowest risk was associated with moderate consumption, between 50% and 55% of energy.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Recenti studi hanno trovato nel riso alti livelli di arsenico, uno degli elementi più tossici al mondo che contamina il suolo e l’acqua dove cresce il riso. Esistono però dei modi per cucinare che permettono di eliminare l’arsenico dal riso

Cos’è l’arsenico?

L’arsenico è un oligoelemento tossico, indicato dal simbolo As.

Di solito è legato ad altri elementi in composti chimici.

Questi composti possono essere suddivisi in due grandi categorie (1):

  1. Arsenico organico: si trova principalmente nei tessuti vegetali e animali.
  2. Arsenico inorganico: trovato in rocce e terreno o disciolto in acqua. Questa è la forma più tossica.

Entrambe le forme sono naturalmente presenti nell’ambiente, ma i loro livelli sono aumentati a causa dell’inquinamento.

Per una serie di motivi, il riso può accumulare una quantità significativa di arsenico inorganico (la forma più tossica) dall’ambiente.

L’arsenico è un elemento tossico naturalmente presente nel nostro ambiente. È diviso in due gruppi, l’arsenico organico e inorganico, quest’ultimo è più tossico.

Principali fonti di arsenico

L’arsenico si trova in quasi tutti gli alimenti e bevande, ma di solito si trova solo in piccole quantità.

Al contrario, livelli relativamente alti si trovano in:

  • Acqua potabile contaminata: milioni di persone in tutto il mondo sono esposte all’acqua potabile che contiene elevate quantità di arsenico inorganico. Questo è più comune in Sud America e Asia ( 2 , 3 ).
  • Frutti di mare: pesce, gamberetti, molluschi e altri frutti di mare possono contenere quantità significative di arsenico organico, la forma meno tossica. Tuttavia, le cozze e alcuni tipi di alghe possono contenere anche arsenico inorganico ( 4 , 5 , 6 ).
  • Riso e alimenti a base di riso: il riso accumula più arsenico di altre colture alimentari perché viene coltivato in ammollo nell’acqua e quindi diventa un bioaccumulatore delle tossine presenti nell’acqua. Il riso è la più grande fonte alimentare di arsenico inorganico, che è la forma più tossica ( 7 , 8 , 9 , 10 ).

Alti livelli di arsenico inorganico sono stati rilevati in molti prodotti a base di riso, come ad esempio:

  • Latte di riso ( 11 )
  • Crusca di riso ( 12 , 13 )
  • Cereali per la colazione a base di riso ( 13 )
  • Cereali di riso ( 14 , 15 )
  • Gallette di riso ( 13 )
  • Sciroppo di riso integrale ( 16 )
  • Barrette di cereali contenenti riso e / o sciroppo di riso integrale.

I frutti di mare contengono arsenico, ma soprattutto la forma organica. Il riso e suoi prodotti possono contenere alti livelli di arsenico in forma inorganica (la più tossica).

Perché si trova nel riso?

L’arsenico si trova naturalmente nell’acqua, suolo e rocce, ma i suoi livelli possono avere una concentrazione più alta in alcune aree rispetto ad altri.

Entra facilmente negli alimenti e può accumularsi in quantità significative sia negli animali che in alcune piante che consumiamo anche. 

L’inquinamento da arsenico è in aumento. Le principali fonti di inquinamento includono alcuni pesticidi ed erbicidi, preservanti del legno, fertilizzanti fosfatici, rifiuti industriali, attività minerarie, carbone e fusione. ( 17 , 18 , 19 ).

Spesso si trova nelle falde acquifere, che sono fortemente inquinate in alcune parti del mondo ( 20 , 21 ).

Dalle acque sotterranee, si insinua nei pozzi e in altre fonti d’acqua che possono essere utilizzate per l’irrigazione e la cottura delle colture ( 22 ).

Il riso è particolarmente suscettibile alla contaminazione da arsenico, per tre motivi:

  1. Viene coltivato in campi (risaie) che richiedono elevate quantità di acqua per l’irrigazione. In molte aree, questa acqua di irrigazione è contaminata dall’arsenico ( 22 ).
  2. Può accumularsi nel terreno delle risaie, peggiorando il problema ( 23 ).
  3. Il riso assorbe più arsenico dall’acqua e dal suolo rispetto ad altre colture alimentari comuni proprio per la sua coltivazione ad annegamento ( 8 ).

L’uso di acqua contaminata per cucinare è un altro motivo di preoccupazione, perché i chicchi di riso assorbono facilmente l’arsenico dall’acqua di cottura quando vengono bolliti ( 24 , 25 ).

Il riso assorbe efficacemente l’arsenico dall’acqua di irrigazione, dal suolo e persino dall’acqua che usiamo per la  cottura. Parte di questo arsenico è di origine naturale, ma l’inquinamento è spesso responsabile di livelli più alti di tossicità.

Effetti sulla salute del consumo di arsenico

Alte dosi di arsenico sono tossiche, causano vari sintomi e persino la morte ( 26 , 27 ).

L’arsenico alimentare è generalmente presente in piccole quantità e non causa alcun sintomo immediato di avvelenamento.

Tuttavia, l’ingestione a lungo termine di arsenico inorganico può causare vari problemi di salute e aumentare il rischio di malattie croniche. Questi includono:

  • Vari tipi di cancro28 , 29 , 30 , 31 ).
  • Restringimento o blocco dei vasi sanguigni (malattia vascolare).
  • Alta pressione sanguigna (ipertensione) ( 32 ).
  • Malattie cardiache ( 33 , 34 ).
  • Diabete di tipo 2 ( 35 ).

Inoltre, l’arsenico è tossico per le cellule nervose e può influire sulla funzione cerebrale ( 36 , 37 ). Nei bambini e negli adolescenti, l’esposizione all’arsenico è stata associata a:

  • Mancanza di concentrazione, disturbi dell’apprendimento e scarsa memoria ( 38 , 39 ).
  • Intelligenza e competenze sociali ridotte ( 40 , 41 , 42 ).

Alcune di queste menomazioni possono aver avuto luogo prima della nascita. Diversi studi indicano che un’elevata assunzione di arsenico tra le donne in gravidanza ha effetti avversi sul feto, aumentando il rischio di difetti alla nascita e ostacolando lo sviluppo ( 43 ).

i sintomi tossici dovuti alla presenza dell’arsenico negli alimenti di solito richiedono molto tempo per svilupparsi. L’ingestione a lungo termine può aumentare il rischio di vari problemi di salute, tra cui cancro, malattie cardiache, diabete di tipo 2 e scarsa intelligenza.

L’arsenico nel riso desta preoccupazione?

Sì. Non c’è dubbio, l’arsenico nel riso è un problema.

Questo può rappresentare un rischio per la salute di coloro che mangiano riso ogni giorno in quantità considerevole.

Questo vale soprattutto per le persone in Asia o le persone con diete a base asiatica.

Altri gruppi che possono mangiare molti prodotti a base di riso sono i bambini piccoli e quelli con una dieta priva di latte o senza glutine. Alimenti per bambini a base di riso, cracker di riso, budino e latte di riso a volte costituiscono la base di queste diete.

I bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili a causa delle loro piccole dimensioni corporee. Pertanto, nutrirli ogni giorno con cereali di riso potrebbe non essere una buona idea ( 14 , 15 ).

Lo sciroppo di riso integrale desta ulteriore preoccupazione, è un dolcificante derivato dal riso che può essere ricco di arsenico. Viene spesso usato negli alimenti per bambini ( 16 , 44 ).

Naturalmente, non tutto il riso contiene alti livelli di arsenico, determinare il contenuto di arsenico di un particolare prodotto a base di riso può essere difficile (o impossibile) senza misurarlo effettivamente in laboratorio.

La contaminazione da arsenico è preoccupante per i milioni di persone che usano il riso come alimento base. Anche i bambini piccoli sono a rischio se i prodotti a base di riso costituiscono gran parte della loro dieta.

Il professor Andy Meharg dell’Università di Queen’s (Belfast), esperto in tema di riso e prodotti a base di riso, in una trasmissione della BBC, “Credimi, io sono un medico”. ha svelato in quale tipologie di riso e derivati il quantitativo di arsenico è più basso o più alto:

  • Il riso Basmati contiene livelli più bassi di arsenico rispetto ad altre tipologie di riso
  • Il riso integrale contiene solitamente più arsenico del riso bianco (a causa del fatto che è presente anche la parte esterna del chicco)
  • Il riso biologico non fa differenza nei livelli
  • Dolci di riso e gallette possono contenere livelli superiori di arsenico rispetto a quelli del riso cotto
  • I livelli di arsenico presenti nel latte di riso superano di gran lunga i livelli che sarebbero consentiti nell’acqua potabile
arsenico riso grafico
Credit: bbc.co.uk

Come ridurre la sua presenza nel riso

Il contenuto di arsenico del riso può essere ridotto lavandolo e cuocendolo con acqua pulita a basso contenuto di arsenico.

È efficace sia per il riso bianco che per quello integrale, riducendo potenzialmente il contenuto di arsenico fino al 57% ( 45 , 46 , 47 ).

Tuttavia, se l’acqua di cottura è ricca di arsenico, potrebbe avere l’effetto opposto e aumentarne significativamente il contenuto. ( 24 , 45 , 48 ).

Il prof. Andy Meharg ha testato tre modi di cucinare il riso:

  1. Usare due parti di acqua e una di riso;
  2. Usare cinque parti di acqua per una di riso;
  3. Lasciare a bagno il riso durante tutta la notte.

Come cuocere il riso per eliminare l’arsenico

I risultati dell’esperimento hanno mostrato che il modo migliore per eliminare l’arsenico dal riso è:

  • Lasciare il riso in ammollo in abbondante acqua per una notte intera, poi scolarlo e sciacquarlo accuratamente con acqua fresca il giorno dopo prima della cottura
  • In cottura, per ogni parte di riso aggiungere 5 parti d’acqua
  • Scolare il riso e sciacquarlo nuovamente con acqua calda per togliere anche le ultime tracce dell’acqua di cottura rimasta.

Seguendo questa procedura viene eliminato l’82% dell’arsenico nel riso.

Tipologie di riso più e meno a rischio arsenico

  • Il riso integrale contiene maggiori quantità di arsenico rispetto al riso bianco dato che i minerali si accumulano soprattutto nella cuticola esterna. ( 12 , 4950 ).
  • Il riso integrale è sicuramente più nutritivo ma anche a rischio. I terreni dell’alta pianura padana sono mono contaminati dall’arsenico.
  • Risi bianchi a meno rischio di arsenico sono il basmati o il jasmin, ed hanno anche un indice glicemico basso ( 51 ).
  • Consigliamo anche il riso della regione himalayana, tra cui India del Nord, Pakistan del Nord e Nepal ( 7 ).
  • Se possibile, evita il riso che viene coltivato durante la stagione secca. L’uso di acqua contaminata dall’arsenico è più comune in quel periodo ( 7 , 23 ).

Conclusione

L’arsenico contenuto nel riso può apportare seri rischi alla salute soprattutto nelle fasce di età più sensibili come bambini e anziani. In particolare chi fa un grande consumo di riso ne è più affetto.

Per un’enorme percentuale della popolazione mondiale il riso è la fonte principale di cibo e milioni di persone potrebbero essere a rischio di sviluppare problemi di salute legati all’arsenico.

Preparare e cucinare il riso come abbiamo specificato permette di ridurre l’82% di arsenico dal riso secondo alcuni esperimenti.

Esistono tipologie di riso e zone di coltivazione meno a rischio di altre da contaminazione.

Il riso è sicuramente un alimento molto nutritivo che può essere consumato in modo sano apportando i giusti accorgimenti.

Digiuni intermittenti e depurazioni periodiche dell’organismo sono sicuramente la chiave per mettersi al riparo dall’inquinamento moderno.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Recent studies have found high levels of arsenic in rice, one of the most toxic elements in the world that contaminates soil and water where rice grows. However, there are ways to cook that allow to eliminate the arsenic from the rice

What is arsenic?

Arsenic is a toxic trace element, indicated by the symbol As.

It is usually linked to other elements in chemical compounds.

These compounds can be divided into two large categories (1):

Organic arsenic: it is found mainly in plant and animal tissues.
Inorganic arsenic: found in rocks and soil or dissolved in water. This is the most toxic form.
Both forms are naturally present in the environment, but their levels have increased due to pollution.

For a variety of reasons, rice can accumulate a significant amount of inorganic arsenic (the most toxic form) from the environment.

Arsenic is a toxic element naturally present in our environment. It is divided into two groups, the organic and inorganic arsenic, the latter being more toxic.

Main sources of arsenic

Arsenic is found in almost all foods and beverages, but is usually found only in small quantities.

In contrast, relatively high levels are found in:

Contaminated drinking water: millions of people around the world are exposed to drinking water that contains high amounts of inorganic arsenic. This is more common in South America and Asia (2, 3).
Seafood: fish, shrimp, molluscs and other seafood can contain significant amounts of organic arsenic, the least toxic form. However, mussels and some types of algae may also contain inorganic arsenic (4, 5, 6).
Rice and rice-based foods: rice accumulates more arsenic than other food crops because it is soaked in water and then becomes a bioaccumulator of toxins in water. Rice is the largest food source of inorganic arsenic, which is the most toxic form (7, 8, 9, 10).

High levels of inorganic arsenic have been detected in many rice-based products, such as:

  • Rice milk (11)
  • Rice bran (12, 13)
  • Breakfast cereal based on rice (13)
  • Rice cereals (14, 15)
  • Rice cakes (13)
  • Brown rice syrup (16)
  • Cereal bars containing rice and / or brown rice syrup.
  • Seafood contains arsenic, but above all the organic form. Rice and its products may contain high levels of arsenic in an inorganic form (the most toxic).

Why is it in rice?

Arsenic is naturally found in water, soil and rocks, but its levels may have a higher concentration in some areas than others.

It easily enters foods and can accumulate in significant quantities both in animals and in some plants that we consume too.

Arsenic pollution is increasing. The main sources of pollution include some pesticides and herbicides, wood preservatives, phosphate fertilizers, industrial waste, mining, coal and smelting. (17, 18, 19).

It is often found in aquifers, which are heavily polluted in some parts of the world (20, 21).

From groundwater, it creeps into wells and other water sources that can be used for irrigation and cooking of crops (22).

Rice is particularly susceptible to arsenic contamination, for three reasons:

  • It is grown in fields (rice fields) that require high amounts of water for irrigation. In many areas, this irrigation water is contaminated with arsenic (22).
  • It can accumulate in the soil of the rice fields, worsening the problem (23).
    Rice absorbs more arsenic from water and soil than other common food crops because of its drowning (8).
  • The use of contaminated water for cooking is another cause for concern, because rice beans easily absorb arsenic from cooking water when they are boiled (24, 25).

Rice effectively absorbs arsenic from irrigation water, from the soil and even from the water we use for cooking. Part of this arsenic is of natural origin, but pollution is often responsible for higher levels of toxicity.

Health effects of consumption of arsenic

High doses of arsenic are toxic, causing various symptoms and even death (26, 27).

Food arsenic is generally present in small quantities and does not cause any immediate symptoms of poisoning.

However, the long-term ingestion of inorganic arsenic can cause various health problems and increase the risk of chronic diseases. These include:

  • Various types of cancer (28, 29, 30, 31).
  • Narrowing or blockage of blood vessels (vascular disease).
  • High blood pressure (hypertension) (32).
  • Heart diseases (33, 34).
  • Type 2 diabetes (35).

Furthermore, arsenic is toxic to nerve cells and can affect brain function (36, 37). In children and adolescents, arsenic exposure has been associated with:

  • Lack of concentration, learning disabilities and poor memory (38, 39).
  • Intelligence and reduced social skills (40, 41, 42).
  • Some of these impairments may have taken place before birth. Several studies indicate that high intake of arsenic among pregnant women has adverse effects on the fetus, increasing the risk of birth defects and hindering development (43).

the toxic symptoms due to the presence of arsenic in foods usually take a long time to develop. Long-term ingestion can increase the risk of various health problems, including cancer, heart disease, type 2 diabetes and poor intelligence.

Is arsenic in rice a cause for concern?

Yes. There is no doubt, arsenic in rice is a problem.

This can pose a health risk to those who eat rice every day in considerable quantities.

This applies especially to people in Asia or people with Asian-based diets.

Other groups that can eat many rice-based products are young children and those with a milk-free or gluten-free diet. Foods for children based on rice, rice crackers, pudding and rice milk sometimes form the basis of these diets.

Young children are particularly vulnerable because of their small body size. Therefore, feeding them with rice cereal every day may not be a good idea (14, 15).

The brown rice syrup is a further concern, it is a sweetener derived from rice that can be rich in arsenic. It is often used in baby food (16, 44).

Of course, not all rice contains high levels of arsenic, determining the arsenic content of a particular rice-based product can be difficult (or impossible) without actually measuring it in the laboratory.

Arsenic contamination is worrying for the millions of people who use rice as a staple food. Even small children are at risk if rice-based products make up a large part of their diet.

Professor Andy Meharg of Queen’s University (Belfast), expert on rice and rice-based products, in a BBC program, “Believe me, I am a doctor”. has revealed in which types of rice and derivatives the quantity of arsenic is lower or higher:

  • Basmati rice contains lower levels of arsenic than other types of rice
  • Brown rice usually contains more arsenic than white rice (due to the fact that the outer part of the grain is also present)
  • Organic rice makes no difference in levels
  • Rice cakes and biscuits can contain higher levels of arsenic than those of cooked rice
  • The levels of arsenic present in rice milk far exceed the levels that would be allowed in drinking water

How to reduce its presence in rice

The arsenic content of rice can be reduced by washing it and cooking it with clean water with a low arsenic content.

It is effective for both white and wholemeal rice, potentially reducing the arsenic content by up to 57% (45, 46, 47).

However, if cooking water is rich in arsenic, it could have the opposite effect and significantly increase its contents. (24, 45, 48).

The professor. Andy Meharg has tested three ways of cooking rice:

  • Use two parts of water and one of rice;
  • Use five parts of water for one of rice;
  • Leave the rice to soak overnight.

How to cook rice to eliminate arsenic

The results of the experiment showed that the best way to eliminate arsenic from rice is:

Leave the rice to soak in plenty of water for a whole night, then drain it and rinse it thoroughly with fresh water the day after before cooking
In cooking, add 5 parts of water to each part of the rice
Drain the rice and rinse it again with hot water to remove even the last traces of remaining cooking water.
Following this procedure, 82% of arsenic in rice is eliminated.

Types of rice more or less at arsenic risk

Brown rice contains more arsenic than white rice as minerals accumulate mainly in the outer cuticle. (12, 49, 50).
Brown rice is certainly more nutritious but also at risk. The lands of the upper Po plain are mono contaminated with arsenic.
White ryches with less risk of arsenic are basmati or jasmin, and also have a low glycemic index (51).
We also recommend rice from the Himalayan region, including Northern India, Northern Pakistan and Nepal (7).
If possible, avoid rice that is grown during the dry season. The use of water contaminated with arsenic is more common at that time (7, 23).

Conclusion

The arsenic contained in rice can pose serious health risks especially in the most sensitive age groups such as children and the elderly. In particular, those who make a large consumption of rice are more affected.

For a huge percentage of the world’s population, rice is the main source of food and millions of people may be at risk of developing arsenic health problems.

Preparing and cooking rice as we have specified allows to reduce 82% of arsenic from rice according to some experiments.

There are types of rice and growing areas less at risk than others from contamination.

Rice is definitely a very nutritious food that can be consumed in a healthy way by making the right precautions.

Intermittent fasting and periodic purification of the organism are certainly the key to protecting oneself from modern pollution.

SOURCE: Dionidream

 

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L’amaranto unisce le migliori proprietà dei cereali a quelle dei legumi: ci protegge nei mesi più freddi, ripulisce le arterie e ringiovanisce.

 

L’amaranto fa parte della categoria degli pseudocereali, cioè quegli alimenti che uniscono le caratteristiche dei legumi a quelle dei cereali (come ad esempio il grano saraceno). L’amaranto ha moltissime proprietà, tra cui quella di ripulire il sangue e le arterie. Essendo privo di glutine, è un alimento adatto ai celiaci. L’amaranto, rispetto ad altri “cugini”, è ricchissimo di proteine di alta qualità (circa 16 grammi per 100 grammi di alimento) e contiene lisina e metionina, due aminoacidi essenziali di cui sono carenti quasi tutti i cereali (tranne la quinoa). Il suo livello di lisina – elemento essenziale della dieta – è addirittura superiore a quello dei cereali, dei fagioli e della soia, o ancora della carne, del latte e delle uova. L’amaranto contiene il 15% di fibre, il che lo rende utilissimo per chi soffre di gonfiori e stitichezza.

Se ne usano chicchi, foglie e farina

Oltre a consumarlo in chicchi, dell’amaranto si possono usare anche le foglie e la farina. Quest’ultima, priva di zuccheri semplici e ricca di amilopectina e zuccheri complessi, è adatta a essere usata nella dieta di obesi e diabetici. Le foglie invece, ricche di calcio, ferro e fosforo, si consumano come verdura cotta (simile agli spinaci). L’olio di amaranto contiene acidi grassi insaturi, vitamina E, squalene, un triterpene presente anche nell’olio di oliva, potente antiossidante capace di ridurre la sintesi di colesterolo nel fegato, secondo uno studio apparso sul Food and Public Health e sul Journal of Food Science.

L’amaranto abbassa il colesterolo cattivo

L’amaranto è ricco di antiossidanti naturali e di magnesio, che riduce il rischio di ipertensione e di malattie cardiache, aiuta il rilassamento dei vasi sanguigni e svolge un ruolo importante nella regolazione ormonale. L’amaranto abbassa anche i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue, grazie alla presenza dei tocotrienoli (vitamina E). Nel germe, la parte più interna del seme, sono presenti anche preziosi acidi grassi come il linoleico, che ha un effetto antinfiammatorio e regolatore della coagulazione sanguigna.

L’amaranto fa bene anche alle ossa

Ma non è solo il sangue a beneficiare dell’amaranto. Lo pseudocereale fa bene anche alle ossa, in quanto vanta un elevato contenuto di calcio che lo rende adatto soprattutto all’alimentazione delle donne per mantenere le ossa forti e protette, specie in menopausa, e dei bambini in fase di sviluppo. Cento grammi di amaranto contengono il 33 per cento del fabbisogno di calcio di una donna in menopausa.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Amaranth combines the best properties of cereals with legumes: it protects us in the coldest months, cleanses the arteries and rejuvenates.

Amaranth is part of the pseudocereal category, that is, those foods that combine the characteristics of legumes with those of cereals (such as buckwheat). Amaranth has a lot of properties, including that of cleaning the blood and arteries. Being gluten-free, it is a food suitable for celiac disease. Amaranth, compared with other “cousins”, is rich in high quality proteins (about 16 grams per 100 grams of food) and contains lysine and methionine, two essential amino acids which are lacking in almost all cereals (except quinoa) . Its lysine level – the essential element of diet – is even higher than that of cereals, beans and soy, or even meat, milk and eggs. Amaranth contains 15% fibers, which makes it very useful for those who suffer from swelling and constipation.

Use grains, leaves and flour

In addition to consuming it in grains, amaranth can also be used for its leaves and flour. The latter, simple and rich in amylopectin and complex sugars, is suitable for use in obese and diabetic diets. The leaves, however, rich in calcium, iron and phosphorus, are consumed as cooked vegetables (like spinach). Amaranth oil contains unsaturated fatty acids, vitamin E, squalene, a triterpene also present in olive oil, a powerful antioxidant capable of reducing cholesterol synthesis in the liver, according to a study published on Food and Public Health and the Journal of Food Science.

Amaranth lowers bad cholesterol

Amaranth is rich in  magnesium  and natural antioxidants, which reduces the risk of hypertension and heart disease, helps relieve blood vessels and plays an important role in hormonal regulation. Amaranth also lowers “bad” cholesterol levels in the blood, due to the presence of tocotrienols (vitamin E). In the germ, the innermost part of the seed, there are also precious fatty acids such as linoleic, which has an anti-inflammatory and regulating effect of blood clotting.

Amaranth is also good for bones

But it is not just the blood to benefit from the anchor. The pseudocereal is also good for bones, as it has a high calcium content that makes it especially suitable for women’s nutrition to maintain strong and protected bones, especially menopausal, and growing children. One hundred grams of amaranth contain 33 percent of the calcium requirement of a menopausal woman.

SOURCE: Riza

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