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benessere-335eaIl cervello è un alleato aperto ad ogni novità e imprevisto, che ti fa scoprire ogni volta le soluzioni perfette per te: a patto di usarlo nel modo giusto.

 

Quante volte abbiamo sentito la frase:

“il corpo è una macchina perfetta?” Infinite.

Più recentemente ne abbiamo spesso ascoltata un’altra:

“l’uomo costruirà un giorno un computer capace di pensare e più potente del nostro cervello. ”

Al giorno d’oggi poi se ne sente una terza, strillata dalla pubblicità:

“miliardi di connessioni neuronali producono ciò che sei, la tua emozione (quella che ti spingerebbe a comprare l’ultimo modello di automobile…). ”

Queste frasi nascondono un segreto: da sempre gli uomini usano le tecnologie più in voga nel loro tempo per parlare di se stessi e farsi un’immagine di ciò che sono.

  • La prima frase ci riporta all’Ottocento, epoca in cui l’uomo scopriva il potere delle macchine e dell’industria e in ogni cosa, vivente o meno, si cercava il “meccanismo interno”.
  • La seconda si riferisce al finire dello scorso secolo, quando il computer entrava in ogni casa e il futuro sembrava appannaggio di “cervelli elettronici” in grado di fare qualsiasi cosa.
  • La terza parla di Internet, la rete che oggi ha messo in rapporto ogni punto del mondo: allo stesso modo il cervello è immaginato come una rete che collega i suoi nodi, le famose “aree”: del linguaggio, della visione, delle emozioni o… del vizio del fumo e del gioco d’azzardo.

Ognuna di queste immagini – la macchina, il computer, la rete – contiene un pizzico di verità, ma nello stesso tempo ci porta lontano da ciò che davvero siamo. E da ciò che fa in realtà il cervello.

Il cervello parla con le immagini

Lucia è fidanzata da tre anni con un ragazzo “molto quadrato”. Tra i tanti che la corteggiavano l’ha scelto perché le dà sicurezza.

Le cose vanno bene: tranquillo tran tran e pochi scossoni, almeno in superficie.

Tutt’a un tratto, però, arrivano gli attacchi di panico: ondate improvvise di terrore che la mandano al tappeto.

E, da un mese, c’è un sogno ricorrente: è sulla spiaggia, vede arrivare un’onda gigantesca, non riesce a muoversi, è terrorizzata. L’onda la travolge. Si sveglia con un urlo. E ogni volta constata, con un filo di sorpresa che si fa sempre più piacevole, che al momento del risveglio il cuore batte all’impazzata (come nella vita non le succede da tempo) e lei è… eccitata. Sì, una inconfondibile eccitazione di tipo sessuale e l’immagine in testa di quel bel collega comparso tre mesi fa, proprio assieme al panico…Gli attacchi sapevano una cosa che lei stessa non aveva visto: la tranquillità non le bastava più, anzi continuare con “la vita quadrata” era come morire!

Il cervello sa dove devi andare

È successo a tanti: dopo un periodo di calma apparente capita un sogno che cambia di colpo il modo di percepire noi stessi e l’esistenza, interrompendo la trafila di gesti quotidiani in cui avevamo finito per identificarci, quasi fossimo robot .

 

Il sogno di Lucia – ma in altri casi può essere un’immagine spontanea legata a un ricordo, o evocata magari dalla lettura di un romanzo… – strappa un velo: capiamo che i nostri sentimenti non sono quelli che pensavamo, che le nostre idee erano un paravento per altre intenzioni, che sotto sotto si nascondevano emozioni brucianti… Intuiamo verità pronte a rivoluzionarci .

Da dove vengono queste immagini, questi ricordi, questi saperi? Chi, dentro di noi, sa cose sul nostro conto che perfino noi ignoriamo? Il cervello, lui le sa.

Quanta profondità, quanti strati ci sono dentro il cervello?

Quanto ignoriamo di noi stessi? Purtroppo, moltissimo.

Il cervello non è argomento per medici o scienziati: non si sta parlando di superpoteri nascosti o di confrontare cervello e computer per vedere chi raggiunge la performance migliore. Quando si parla di cervello, in realtà, si parla di noi. Della capacità innata di affrontare la vita di tutti i giorni, fatta di piccoli e grandi problemi, aspettative, gioie, tristezze, passioni e ansie. Quando si parla di cervello si parla di chi siamo, di chi crediamo di essere e di quale destino è pronto per ognuno di noi.

Non sei quello che pensi: emozioni e istinti contano di più

Il cervello non è fatto per pensare, ma per agire: può sembrare una provocazione invece è proprio così.

Il cervello non dà il meglio di sé quando lo costringiamo a girare intorno a un problema vagliando razionalmente pro e contro di una decisione: così si blocca. È fatto piuttosto per produrre la nostra felicità. È ciò che sa fare meglio. La felicità è lo stato naturale del cervello, a cui il cervello naturalmente tende.

Come fa a produrla? Mettendo su una stessa linea corpo, emozioni, intuizioni, immaginazione, pensieri e trovando di volta in volta, in ogni situazione, la “chimica neuronale” giusta per produrre le risposte adeguate.

Il cervello è un organo operativo che ha a cuore la nostra felicità e fa di tutto per mantenerci in buona salute.

Ed è un organo pronto a tutto: non si limita a svolgere funzioni prestabilite, ma è aperto a qualsiasi imprevisto e sa modulare le sue risposte in modi diversi e calibrati rispetto alle diverse situazioni, sempre rispettando però la nostra originalità, il nostro stile.

È un organo capace di apprendere qualsiasi cosa, che si nutre di curiosità e di voglia di avventura. Spesso crediamo di fare (e di essere) perché pensiamo, in realtà pensiamo e non facciamo.

Occorre allora porsi una domanda:
  • “Se il cervello sa produrre la mia felicità, cosa posso fare per aiutarlo a produrne sempre di più?”.
Ebbene, la cosa più importante che puoi fare per aiutarlo è…non fare nulla, ma ascoltare con molta attenzione le emozioni, le percezioni, le intuizioni che sentiamo prodursi dentro noi stessi, anche o meglio soprattutto quando contrastano con i nostri pensieri, le nostre convinzioni, i nostri progetti…
FONTE : Riza
(ENGLISH VERSION)
How many times have we heard the phrase: “the body is a perfect machine? “Endless times.
More recently we have often heard another phrase: “the man one day will build a computer capable of thinking and more powerful than our brain”.
Nowadays he hears then a third phrase, coming up from advertising:” billions of neuronal connections produce what you are, your emotion (what you push to buy the latest model of car …).”
These phrases are hiding a secret: always men use  more popular technology in their time to talk about themselves and get an image of what they are.
  • The first sentence brings us back to the nineteenth century, a time when man discovered the power of machines and industry and in all things, living or not, he tried the “internal mechanism”.
  • The second refers to the end of last century, when the computer went into every house and the future seemed the preserve of “electronic brains” can do anything.
  • The third is about the Internet, the network that today sheds report every point of the world in the same way the brain is as a network connecting its nodes, the famous “areas”: the language, vision, emotions or … the habit of smoking and gambling.
Each of these images – the car, the computer, the network – contains some sort of truth, but at the same time it takes us away from who we really are. And what actually the brain is.

The brain speaks with images

Lucia is fiancé since three years with a  “very squared” boy. Among the many who courted her she chosed him because he gives her security.
Things were fine: quiet routine and few jolts, at least on the surface.
Suddenly, though, she get starting having panic attacks: sudden waves of terror that they send her to the mat.
And, for a month, there is a recurring dream: she is on the beach, and see coming over her a giant wave, she can not move, she’s terrified. The wave sweeps. Shee wakes up with a scream. And every time she notes, with a little surprise that is becoming more pleasant, that upon awakening the heart races (as in life it does not happen since long) and she is … excited. Yes, an unmistakable sexual arousal and the image at the top of that beautiful colleague appeared three months ago, along with panic attacks … they knew something that she herself had not seen: the tranquility she was seeking is not satisfying her anymore, indeed she continue with “squared life” and this was killing her!

The brain knows where to go

It happened so many times: after a period of apparent calm  a dream happen that suddenly changes the way we perceive ourselves and the existence, breaking the rigmarole of daily gestures that we had come to identify ourselves, as if we were robots.

Lucia’s Dream – but in other cases may be linked to a spontaneous memory image  or evoked perhaps by reading a novel … – rips a veil:

we understand that our feelings are not what we thought, that our ideas were a smokescreen for other intentions, which were hidden underneath emotions burning … We sense truth ready to revolution our life.

Where do these images, these memories, this knowledge comes out from? From who, within us, knows things about us that even we do not know? The brain, he knows.

How deep, how many layers there are in the brain?

How ignorant are we of ourselves? Unfortunately, a lot.

The brain is not a matter for doctors or scientists you are not talking about superpowers hidden or to compare the brain and the computer to see who achieves the best performance.

When it comes to the brain, in fact, it talk to us. The innate ability to face life every day, where small and big problems, expectations, joys, sorrows, passions and anxieties. When it comes to brain it is about who we are, of who we think we are and what fate is ready for everyone.

Not what you think: emotions and instincts matter most

The brain is not made to think, but to act: it may seem like a provocation instead it is really so.

The brain does not give the best of itself when we force it to turn around a problem rationally considering the pros and cons of a decision: it freezes.

It is made rather to produce our happiness. It’s what it does best.

Happiness is the natural state of the brain, in which the brain naturally tends. How do you produce it? Aligning  body, emotions, intuition, imagination, thoughts and finding time to time, in every situation, the “neuronal chemistry” right to produce appropriate responses.

The brain is an operational body that cares about our happiness and does everything to keep us healthy.

And is an organ ready for anything: not simply do predetermined functions, but is open to any unexpected modular and knows his answers in different ways and calibrated with respect to the different situations, but always respecting our originality, our style.

It is an organ capable of learning anything, that feeds on curiosity and desire for adventure.

Often we think we do (and be) because we actually think and do not do.

You should then ask yourself a question:

  • “If the brain is capable of producing my happiness, what can I do to help it produce more and more?”.

Well, the most important thing you can do to help yourself … do not do anything but listen very carefully to the emotions, perceptions, insights occur we feel within ourselves, or even better, especially when contrasted with our thoughts, our beliefs, our projects.

 

 

SOURCE: Riza

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mare1-620x465Non so della vostra situazione, ma per me andare in spiaggia mi ringiovanisce completamente. E non dipende tutto dalle bevande di frutta che si sorseggiano in spiaggia, ci sono motivi legittimi per cui andare in spiaggia è un bene per le nostre menti, i nostri corpi e le nostre anime.

 

L’Oceano fa bene alla nostra mente

Siamo collegati all’acqua fin dall’inizio della vita. Fino a quando prendiamo la nostra prima boccata d’aria siamo immersi nel liquido amniotico della placenta. I neonati sono il 75 per cento fatti di acqua e con l’età si diventa più secchi fino ad arrivare al 60 per cento. Il nostro cervello, tuttavia, ha ancora il 75% di acqua e le nostre ossa hanno solo il 31%. Il nostro cervello reagisce all’acqua in modo positivo perché i nostri antichi antenati sono venuti fuori dall’acqua e si sono evoluti dal nuoto prima strisciando e poi camminando. I feti hanno ancora strutture “branchia-fessura” nelle loro prime fasi di sviluppo e l’acqua nelle nostre cellule è paragonabile a quella che si trova nel mare, secondo Wallace J. Nichols, un biologo marino e ambientalista che vive vicino alla costa centrale della California .

Siamo collegati all’acqua fin dall’inizio della vita. Corpi dei neonati sono il 75 per cento di acqua. Con l’avanzare dell’età, si diventa più secchi (solo il 60 per cento), ma il nostro cervello ha ancora tre quarti di acqua e anche le nostre ossa sono 31 per cento di acqua.

Il cervello, che riposa in una sorta di liquido limpido, incolore il liquido cerebrospinale nella nostra testa, reagisce per innaffiare molto affetto, perché, come scrive Nichols, “i nostri antichi antenati sono venuti fuori dall’acqua e si sono evoluti dal nuoto a strisciare a camminare. Feti umani hanno ancora strutture “branchia-fessura” nelle loro prime fasi di sviluppo “, e l’acqua nelle nostre cellule” è paragonabile a quella che si trova nel mare. “

Questa connessione biologica dell’acqua, Nichols ha detto CBS News, innesca una risposta immediata nel nostro cervello. Quando si vede o si sente l’oceano, dice, lo sai che “sei nel posto giusto.”

 

L’Oceano è buona per il vostro corpo

Acqua salata è in realtà favolosa per i vostri capelli e per la pelle. Ogni volta che torno dalla spiaggia, i miei capelli sembrano avere più volume, ed è per l’acqua / aria salmastra.

Io non lavo i capelli per circa una settimana dopo, perché sembra solo grande dal viaggio verso l’oceano. Secondo Wellness Mama la nebbia salina di mare è il secondo prodotto per i capelli più utilizzato nella sua attività, secondo solo al ‘shampoo a secco’.

Si può fare il vostro proprio shampoo per quasi nulla, acquistare un prodotto per circa $ 25 o semplicemente andare in spiaggia. Aggiungerete grande struttura e volume ai capelli senza aggiunta di sostanze chimiche. Funziona bene per i capelli che sono difficile da domare o per tenere un ricciolo. Io preferirei andare in spiaggia di persona a causa dei molti altri benefici.

Mettersi ammollo in acqua salata guarisce anche le articolazioni e muscoli. L’oceano guarisce piccole scalfitture, tagli e graffi. La sabbia fa da esfoliante per la pelle e ha un effetto che dura per giorni.

 

L’Oceano fa bene all’anima

La maggior parte di noi sa che sensazione di calma che otteniamo quando siamo, dentro o semplicemente vicino all’acqua.

“Questo è quello che vuoi, se siete nel bel mezzo di una settimana stressante”, ha detto Nichols, «Hai voglia di colpire quel grande pulsante di reset blu e uscire qui.”

Cervello immaginando indica che la vicinanza all’acqua inonda il cervello con ormoni del benessere, come la dopamina e l’ossitocina. I livelli di cortisolo, l’ormone dello stress in realtà cadono. Gli scienziati hanno anche scoperto che il cervello preferisce il colore blu sopra tutti gli altri e l’acqua aumenta la nostra capacità di mettere a fuoco.

“La nostra risposta per l’acqua è profonda”, ha detto Nichols. “E ‘umano, si tratta di vita e si tratta di sopravvivenza”.

In realtà, i nostri corpi sono composti da circa il 60 per cento di acqua e il nostro cervello, raggiunge il 75 per cento.

“Così quando vedete l’acqua, quando si sente il rumore dell’acqua, questo innesca una risposta nel vostro cervello e sai di essere nel posto giusto”, ha detto Nichols.

FONTE: IIntelligence

(ENGLISH VERSION)

I don’t know about your situation but for me going to the beach rejuvenates me completely. It’s not all about fruity drinks and beach bodies, there are legitimate reasons why going to the beach is good for our minds, our bodies, and our souls.

The Ocean is Good for Your Mind
We are connected to water from the onset of life. Until we take our first breath of air we are immersed in placenta fluid. New-born babies are 75 percent water and as we age we become drier to the tune of only 60 percent. Our brains, however, are still 75% water and our bones are at 31%. Our brains react to water in a positive manner because our ancient ancestors came out of the water and evolved from swimming to crawling to walking. Fetuses still have ‘gill-slit’ structures in their early stages of development and the water in our cells is comparable to that found in the sea, according to Wallace J. Nichols, a marine biologist and conservationist who lives near the central coast of California.

We’re connected to water from the onset of life. Babies’ bodies are 75 percent water. As we age, we become drier (only 60 percent) but our brains are still three-fourths water and even our bones are 31 percent water.

The brain, which rests in a kind of clear, colorless cerebrospinal fluid in our heads, reacts to water very fondly because, as Nichols writes, “our ancient ancestors came out of the water and evolved from swimming to crawling to walking. Human fetuses still have ‘gill-slit’ structures in their early stages of development,” and the water in our cells “is comparable to that found in the sea.”

This biological connection to water, Nichols told CBS News, triggers an immediate response in our brains. When you see or hear the ocean, he says, you know “you’re in the right place.”

The Ocean is Good for your Body
Saltwater is actually great for your hair and skin. Whenever I come back from the beach, my hair seems to have more volume, and it’s because of the salty water/air. I don’t wash my hair for about a week afterwards because it just looks great from the trip to the ocean. According to Wellness Mama sea salt spray is the second most used hair product used in her business, second only to ‘Dry Shampoo’. You can make your own for almost nothing, buy a product for about $25 or just go to the beach. It adds great texture and volume to hair without the chemicals. It works well for hair that is difficult to tame or to get to hold a curl. I would prefer to visit the beach personally because of the many other benefits.

Soaking in salt water also heals joints and muscles. The ocean heals small nicks, cuts and scrapes. The sand will exfoliate your skin and has a lasting effect for days.

The Ocean is Good for the Soul
Most of us know that feeling of calm we get when we are on, in or just near the water.

“This is what you want if you’re in the midst of a stressful week,” said Nichols, “You just want to hit that big blue reset button and get out here.”

Brain imagining indicates that proximity to water floods the brain with feel-good hormones such as dopamine and oxytocin. Levels of the stress hormone cortisol actually drop. Scientists have also discovered that the brain prefers the color blue above all others and water increases our ability to focus.

“Our response to water is deep,” Nichols said. “It’s human, it’s about life and it’s about survival.”

In fact, our bodies consist of about 60 percent water and our brains, a whopping 75 percent.

“So when you see water, when you hear water, it triggers a response in your brain that you’re in the right place,” Nichols said.

SOURCE: IIntelligence

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UnknownUno studio condotto su 50 mila volontari rivela che la mente non invecchia: “Per ogni facoltà, dal leggere al ragionare, esiste una precisa età d’oro”.

Con il tempo il cervello non invecchia, matura.
Come un buon vino, perde alcune qualità ma ne acquista altre. Tra i 15 e i 20 anni ha la massima capacità di ricordare una lista di parole, la trama di una storia, i dettagli di un disegno. Lavora in maniera velocissima, ad esempio quando deve individuare dei dettagli all’interno di un disegno o digitare su una tastiera dei simboli al posto delle lettere. Ma la bravura nel fare i calcoli non raggiunge il suo picco prima dei 35 anni e rimane ai massimi livelli almeno fino ai 55.
Dove il tempo lavora poi a vantaggio dei neuroni è nel memorizzare parole e informazioni e nell’abilità di legare cause ed effetti all’interno di un ragionamento complesso. Anche leggere le emozioni altrui è un gioco da persone mature più che da ragazzi. I risultati migliori in questo compito si raggiungono tra i 45 e i 50 anni e tendono a non declinare con l’accumularsi delle primavere.

 

«A ciascuna età alcune facoltà migliorano, altre peggiorano e altre ancora raggiungono un plateau . Non esiste un’età in cui il cervello raggiunge il picco di tutte le sue performance insieme » spiega Joshua Hartshorne, il ricercatore del Massachusetts Institute of Technology che con una collega di Harvard ha pubblicato su Psychological Science il suo articolo sulle diverse “ età dell’oro” del cervello.

«Un tempo si credeva– scrivono Hartshorne e Laura Germine – che l’intelligenza fluida (ad esempio la memoria a breve termine) raggiungesse il suo picco molto presto nella vita, mentre l’intelligenza cristallizzata (ad esempio l’ampiezza del vocabolario) raggiungesse il suo picco durante l’età adulta».
Lo studio di oggi dimostra che il quadro è molto più articolato.
La capacità di memorizzare liste di parole e di numeri, e poi di manipolarle ripetendole a ritroso, continua per esempio a migliorare fino all’età adulta. Anche ad assemblare i puzzle si diventa sempre più bravi fino ai trent’anni circa. E trovare le somiglianze all’interno di un gruppo eterogeneo di elementi è abilità che si affina fino ai 45 anni.
  • «Il fatto che il cervello raggiunga i picchi delle varie facoltà in momenti distinti vuol dire che i meccanismi che usa per svolgere i vari compiti sono differenti » scrivono i due psicologi. «E che diversi gruppi di neuroni maturano e invecchiano differentemente».
Ma il terreno della ricerca in questo campo è ancora vergine. E capire perché ogni facoltà intellettiva abbia la sua particolare età dell’oro resta oggi un obiettivo lontano.
Uno studio dell’università tedesca di Tubinga l’anno scorso aveva suggerito che il cervello anziano è semplicemente sovraccarico di informazioni, e per questo lavora più lentamente. Ma non si spiega allora perché un 35enne sia più bravo a ripetere a ritroso una lista di parole rispetto a un ventenne. Né perché la memoria a breve termine per i nomi registri il suo massimo a 22 anni, mentre quella a lungo termine per i visi a 30. Né è chiaro che ruolo giochi in questo processo la perdita dei neuroni che fisiologicamente avviene dai 27-30 anni di età in poi.
Nel frastagliato orizzonte delle età del cervello resta dunque molto da decifrare.
Ma il passo avanti della ricerca di Boston sta nella grandezza del campione usato: cinquantamila volontari che si sono sottoposti a una trentina di test. Tutto questo non poteva avvenire nell’ufficio dei due ricercatori.
L’esercito dei cinquantamila, di età compresa fra i 10 e gli 89 anni, si è incontrato sui siti testmybrain.org e gameswithwords.org , in cui è possibile partecipare a test di intelligenza e misurare le proprie performance in cambio dell’accordo a cedere i risultati alla scienza.
FONTE: La Repubblica Scienze
(ENGLISH VERSION)
A study of 50,000 volunteers reveals that the mind does not age: “For every faculty, by reading the reason, there is a definite golden age”.By the time the brain does not get old, it matures. Like a good wine, but it  loses some quality and buys other.
Between 15 and 20 years it has the highest ability to remember a list of words, the plot of a story, the details of a drawing. It works in a fast way, for example when it has to identify the details within a drawing or typing on a keyboard of symbols instead of letters. But the skill in making the calculations does not reach its peak before the age of 35 and remains at the highest level until at least 55.
Where time then works to the advantage of the neurons is in store words and information and in the ability to link cause and effect within a complex reasoning. Also read the emotions of others is a piece of mature people than by boys. The best results in this task are reached between 45 and 50 years old and do not tend to decline with the build up of the springs.
 “In each age some faculties improve, others worsen, and others reach a plateau. There is an age when the brain reaches the peak of its performance all together, “says Joshua Hartshorne, a researcher at the Massachusetts Institute of Technology who with a colleague from Harvard published in Psychological Science his article about the different” age of  gold “of the brain”.
“Once you it was believed – Hartshorne and Laura Germine – that intelligence fluid  (such as short term memory) reached its peak early in life, while crystallized intelligence (for example, the width of the vocabulary) reached its peak during adulthood. “
The study now shows that the picture is much more complex. The ability to memorize lists of words and numbers, and then manipulate them by repeating them back, for example, continues to improve into adulthood.
Also to assemble the puzzle you become better and better until about thirty years. And find similarities within a diverse group of elements is skill that is refined up to 45 years.
“The fact that the brain reaches the peaks of the various faculties at different times means that the mechanisms it uses to perform tasks are different,” say the two psychologists. “And that different groups of neurons mature and age differently.”
But the field of research in this field is still a virgin. And to understand why every intellectual faculty has its particular golden age is now a distant goal.
A study of the German university of Tübingen last year suggested that the aged brain is simply information overload, and therefore works more slowly. But it does not explain why a 35 year-old is better at repeating back a list of words than a twenty year old.
Nor why the short-term memory for names registers its highest in 22 years, while the long-term for the faces to 30.
Nor is it clear what role play in this process the loss of neurons that physiologically occurs from 27-30 years and older.
The jagged horizon of the age of the brain
There is much to be deciphered. But the breakthrough research of Boston lies in the size of the sample used: fifty thousand volunteers who were subjected to thirty test. All this could not take place in the office of the two researchers. The army of fifty thousand, between 10 and 89 years, met on sites testmybrain.org and gameswithwords.org, where you can participate in intelligence test and measure your performance in exchange for the agreement to give the results to the science.SOURCE: The Republic Sciences

 

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18345196_s“È necessario cambiare piano!” Quante volte, mentre stiamo eseguendo un compito, ci accorgiamo che qualcosa non va per il verso giusto e si rende necessario un “cambio di rotta?”

 

Ebbene, ancor prima di pronunciare questa frase (anzi, anche prima di pensarla) il nostro cervello ha già elaborato una strategia alternativa per tentare di raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissi.

 

A rivelarlo è uno studio dell’Università di Milano-Bicocca pubblicato recentemente sulla rivista Neuron.

I ricercatori hanno esplorato il processo attraverso il quale le persone, durante l’esecuzione di un compito, decidono autonomamente e senza suggerimenti di cambiare la strategia di esecuzione.

 Quel che hanno scoperto ha dell’incredibile:

  •  il “piano B”nasce in una regione precisa del cervello, la corteccia prefrontale mediale, quando siamo ancora concentrati su un’altra tattica, già alcuni minuti prima che il cambio di piano avvenga davvero!

Per il cervello cambiare è un gioco…

Nello studio sono stati coinvolti 36 volontari ai quali è stato richiesto di partecipare a un “gioco”, mentre l’attività del loro cervello era monitorata attraverso la risonanza magnetica funzionale.

 

I volontari dovevano rapidamente determinare la posizione di una nuvola che compariva su di uno schermo.

Dopo circa dieci minuti dall’inizio del compito e all’insaputa dei volontari, i ricercatori inserivano una semplice associazione tra il colore della nuvola e la risposta corretta:

  • se la nuvola era rossa, andava premuto il pulsante destro;
  • se era verde il pulsante sinistro.

Questa nuova associazione, se notata, poteva permettere ai partecipanti di cambiare strategia sfruttando il colore al posto della posizione. Questo permetteva di risolvere il gioco in modo più semplice e veloce.

…Ma conta anche la nostra concentrazione

Dopo un’ora di gioco, si è riscontato che (solo il 31% dei partecipanti aveva individuato e sfruttato l’associazione fra colore e risposta, mentre gli altri avevano continuato a rispondere usando come criterio solo la posizione .

I ricercatori hanno scoperto che solo nei soggetti, che avrebbero poi cambiato strategia, vi era stata un’attivazione della corteccia prefrontale mediale.

Ma la cosa ancora più sorprendente è che questa specifica regione cerebrale si attivava ancor prima che i soggetti effettivamente cambiassero strategia.

Questo segnale era così affidabile che i ricercatori hanno dimostrato come fosse possibile prevedere se uno specifico volontario avrebbe cambiato strategia o meno prima che ciò avvenisse effettivamente.

 I risultati di questo studio gettano nuova luce su come agisce il nostro cervello quando occorre trovare strategie di comportamento alternative per risolvere un problema:
  • la concentrazione e l’eliminazione di tutti gli stimoli non necessari è senz’altro importante, ma è utile sapere che – date queste premesse, il cervello ha la facoltà di elaborare da solo strategie vincenti, che ci porteranno a esplorare possibilità ancora ignote.
  • Entrambi questi “atteggiamenti” se correttamente bilanciati possono aiutarci a trovare la strada migliore per risolvere un problema.
FONTE : Riza
(ENGLISH VERSION)
“You need to change the perspective!” How many times, while we are performing a task, we realize that something is wrong and not going in the right direction and calls you for a “change of goal?”
Well, even before uttering this sentence (in fact, even before thinking it) our brain has already developed an alternative strategy to achieve the goal we set. This was revealed by a study of the University of Milano-Bicocca published recently in the journal Neuron.
The researchers explored the process by which people, while performing a task, decide independently and without suggestions to change the execution policy.
What they found is unbelievable:
  • the “B Plan was born in a precise region of the brain, the medial prefrontal cortex, when we are still focused on another tactic, already a few minutes before the plane change it really happen!

For the brain to change is a game …

The study involved 36 volunteers who were asked to participate in a “game”, while their brain activity was monitored using functional magnetic resonance imaging.
The volunteers had to quickly determine the position of a cloud that appeared on a screen.
After about ten minutes focusing into the task and without the knowledge of the volunteers, the researchers incorporated a simple association between the color of the cloud and the correct answer: if the cloud was red, it went turn the right button; if it was green they turn the left button.
This new partnership, if noticed, would allow participants to change strategy using color instead of the position.
This allowed to solve the game in a more simple and fast way.

… But also it needs us to focus

After an hour of play, it was deferred that (only 31% of participants were identified and exploited the association between color and response, while the others had continued to respond using a criterion based only on the position.
The researchers found that only in subjects, which would then changed strategy, there had been an activation of the medial prefrontal cortex.
But what’s even is more amazing is that this specific brain region is activated even before the subjects actually changed their strategy.
This signal was so reliable that researchers showed how it was possible to predict whether a specific voluntary strategy would change or not before that happened actually.  The results of this study shed new light on how the brain works when we need to find alternative strategies of behavior to solve a problem:
  • the concentration and the elimination of all unnecessary stimuli is certainly important, but it is useful to know that – under these conditions, the brain has the ability to draw on its own winning strategies that will lead us to explore possibilities still unknown.
  • Both of these “attitudes” if properly balanced can help us to find the best way to solve a problem.
SOURCE: Riza

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esiteinNon ascoltare mozart, non giocare a sudoku, non leggere libri noiosi.esci, corri, prendi il sole…

Nei weekend vorreste dedicarvi alla tonificazione della vostra intelligenza?

 

Approfittate di quel che resta dell’estate e datevi alle Good Vibrations:

  • Abbronzatura,
  • brezza sulla pelle,
  • ginnastica,
  • jogging,
  • qualche sport ad alto coinvolgimento emotivo,
  • cibo sano,
  • riff di chitarra, in spiaggia o al parco,

scegliete voi.

E poi, Peace, Love and Freedom, perché l’orgasmo innesca un aumento di flusso sanguigno nel cervello, e perché lo stress di chi si sente sulla barricata decima i neuroni nuovi dell’ippocampo, guardacaso deputati alla conoscenza e al ricordo.
Sì, sembrerebbe esserci un’interpretazione West Coast della neurobiologia, incarnata dal magnetico professor Nicholas Spitzer, dell’University of California di San Diego.

 

Il quale sostanzialmente sostiene che, se ci sta a cuore avere un cervello efficiente e ampliarne le facoltà, sarà meglio rivoluzionare le nostre abitudini nel tempo libero.

Non serve a niente chiudersi in casa, in una devota penombra a ascoltare le sonate KV 448 e K488 di Mozart, negli anni 90 improvvisamente assurte al ruolo di energizzante (per quanto temporaneo) dell’intelligenza, perché così ricche di alte frequenze. Secondo Spitzer il cosiddetto Effetto Mozart è un bidone.

1) Come, in generale, è illusorio il mito dei benefici cerebrali apportati dalla fruizione passiva della musica classica:

semmai si sarebbero riscontrati nelle “cavie” dei fugaci quarti d’ora contraddistinti da qualche miglioramento delle abilità spazio-temporali, in sintesi sporadici picchi nell’analisi di forme e posizioni nello spazio e del senso dell’orientamento.

Se musica dev’essere, meglio suonare personalmente uno strumento, possibilmente a corda e possibilmente leggendo lo spartito:

  • ne trarranno vantaggio le funzioni cognitive, perché saranno costretti a lavorare entrambi gli emisferi del cervello. E non importa essere dei virtuosi, possono combattere il declino anche i più modesti dilettanti.

2) Nicholas Spitzer passa poi a picconare un’altra diffusissima convinzione:

dedicarci per interi pigri pomeriggi a

  • parole crociate,
  • rebus,
  • puzzle e
  • Sudoku

ci fa diventare smart.

Macché, ci rende solo abili nell’enigmistica, che è soprattutto basata su «codici mentali prestabiliti», scende nel dettaglio Stefano Farioli Vecchioli, ricercatore all’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr.

 

3) Bisogna invece scollarsi dalla poltrona e muoversi.

Se il tempo è brutto va bene anche la palestra. Ma la differenza la fa l’attività fisica alla luce del sole, perché la produzione di vitamina D incide su proteine che hanno a che fare con apprendimento, memoria, controllo motorio.
Spitzer, che comunque ogni tanto “concede” un po’ di Settimana Enigmistica (accresce l’attività verbale e diverte, certo male non fa) a chi è stato all’aria aperta per buona parte della giornata, racconta come protegge il proprio cervello di ultrasettantenne pimpante e anticonvenzionale:

  • appena può, scappa ad arrampicarsi sulle cime della Sierra Nevada, estate e inverno, e si gode quel senso di gioia e pienezza che prova sempre davanti a un panorama in quota. Si allena gagliardamente in palestra solo quando non può allontanarsi dalla città.

Ma attenzione, al cervello non serve che lo sport sia estremo. E qui alla way-of-life californiana viene in soccorso la dolce vita latina: «Attività fisica moderata, calibrata sulle proprie caratteristiche, passeggiate, cibo buono ricco di omega 3 ed elevata esposizione al sole, per riequilibrare i livelli di serotonina e melatonina: queste cose creano nuove arborizzazioni sinaptiche», spiega Stefano Farioli Vecchioli.

 

Che tra l’altro ha recentemente coordinato uno studio Ibcn-Cnr pubblicato su Stem Cells e realizzato nel laboratorio di Felice Tirone, dal quale emerge che fare jogging blocca l’invecchiamento cerebrale e stimola la produzione di nuove cellule staminali, utili alla memoria.

Insomma, da un lato le ricerche di Spitzer ci dicono che anche il cervello degli adulti ha una sua neuroplasticità, anzi, che esiste un terzo livello di neuroplasticità adulta (i primi due sono: variazioni della forza sinaptica e nuove connessioni neuronali) che “reagisce” alla luce del sole, in quanto determinata dal cambio dei neurotrasmettitori e dai nuovi codici chimici.

Dall’altro lo studio italiano (compiuto su topolini con deficit neuronali causati dalla mancanza del gene Btg1), ci dice che la neurogenesi riparte con l’esercizio aerobico, in grado di invertire il processo di perdita delle cellule staminali nervose nell’ippocampo. Il che non vuol dire che nell’adulto si produrranno nuovi neuroni in quantità (i miracoli non esistono). Semmai ci sarà un aumento di progenitori neuronali.
Ragionamenti diversi, dunque. Ma convergenti. Farioli Vecchioli sorride: «Forse qui varrebbe la pena di chiarire cosa possiamo ragionevolmente aspettarci dal concetto di miglioramento delle funzioni cognitive. Migliorarle significa aumentare il numero di sinapsi che un neurone può fare con un altro neurone. Ne conseguono un incremento della neurogenesi adulta e del numero di neuroni nell’ippocampo, la formazione nervosa che funge da relè per l’immagazzinamento della memoria: aumentarne la forza comporta una maggior capacità di apprendere e ricordare».

 

Detto questo… «La luce è fondamentale per scatenare i meccanismi di plasticità sinaptica. E qualsiasi attività aerobica è positiva per i comportamenti ippocampodipedenti che riguardano la memoria a breve termine, la memoria spaziale e la cosiddetta memoria pattern-separation (che riesce a distinguere come separati due eventi simili). Ciò non significa, ovviamente, svalutare i benefici “terapeutici” della cultura: io sono cresciuto a musica, e questo mi ha dato una bella spinta ad andare avanti… E poi ci sono i romanzi, un arricchimento ad ampio spettro che stimola ben più aree cerebrali del Sudoku. I buoni romanzi fanno parte, come i buoni dischi, i buoni viaggi, le buone relazioni e, in sintesi, la buona estrazione sociale ed economica, di quel benessere mentale e di quella tranquillità che ritardano l’invecchiamento».

LONGEVI E SMART
Stefano Farioli Vecchioli invita alla ragionevolezza:
«La neuroplasticità non è illimitata, sole e sport non possono renderci eternamente innovativi e creativi. Semmai possono, unitamente all’alimentazione adeguata, ritardare il nostro invecchiamento cerebrale. Ed ecco lo scompenso corpo-cervello che stiamo affrontando oggi: la medicina ci fa vivere fino a 80 anni, ma il nostro cervello è ancora tarato
a sopravvivere in salute fino a 45-50 anni. La sfida è dunque arrivare a un aumento corrispondente delle performance cerebrali, rallentare o postporre la morte dei nostri neuroni».

 

Ricorda che le ricerche si concentrano sullo studio delle cellule staminali adulte, per arrivare a una riserva di nuove cellule da trapiantare nei cervelli di adulti malati o che hanno subito danni. La strada è però ancora lunga. Nell’attesa diamoci da fare: esercizi aerobici, aria pulita e cibo sano ridurrebbero l’nsorgenza dell’Alzheimer di circa il 60%.

 

FONTE: Repubblica delle Donne – benessere

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cali-di-memoria-5-rimedi-utiliCaro lettore,

La vostra “bella mente” è un gioiello da preservare.

Con l’età. le funzioni mentali tendono a declinare. Si chiama “declino cognitivo”. Il vostro cervello funziona al rallentatore e molti problemi sono in agguato:

  • buchi di memoria, che arrivano fino alla malattia di Alzheimer
  • difficoltà a trovare le parole
  • slati di umore
  • mancanza d’iniziativa
  • difficoltà a effettuare compiti familiari, compresa la malattia di Perkinson,
  • perdita del senso di orientamento…

Se pensate che ciò vi riguardi, leggete attentamente quanto segue.

Il declino cognitivo è fastidioso, per sé stessi e anche per gli altri.

Vi dite “ma cosa mi sta succedendo?”

Le persone che vi stanno vicino si dicono “povero, sta invecchiando…”

Tra il declino del corpo e quello del cervello, la vita quotidiana diventa un umiliazione permanente.

 

Siate un esempio di agilità intellettuale

Per fortuna, esistono dei gesti semplici per preservare, restaurare e anche aumentare le vostre attitudini mentali.

Vedrete che è molto utile migliorare l’intelletto. Vi sentirete molto più a vostro agio nella vita.

Ecco tre gesti quotidiani per mantenere attivo il vostro cervello.

 

1) Fate funzionare le meningi

Sapete già che la struttura, la taglia e le connessioni dei vostri neuroni si evolvono in continuazione quando imparate cose nuove.

Le vostre capacità mentali hanno quindi bisogno di essere intrattenute, e stimolate. Altrimenti, il vostro cervello inizia a arrugginire.

Prendete ad esempio il calcolo mentale, è impossibile mantenere il livello che avevate a scuola se non lo praticate quotidianamente.

Vale lo stesso per le capacità di capire velocemente dei testi attratti, come nella filosofia. Occorre mantenere un contatto frequente cine la alte sfere della riflessione e per conservare il cervello elastico e allerta.

Per questo motivo si parla spesso della necessità di continuamente aggiornarsi lungo tutto l’arco della vita. I vantaggi sono numerosi:

  • carriera
  • successo
  • incontri
  • sviluppo personale
  • benessere mentale,
  • benessere anche per la salute

I ricercatori hanno messo in evidenza che fare delle ricerche su internet stimolano le regioni del cervello associale alla presa di decisione e ai ragionamenti complessi [3].

 

Imparare a suonare uno strumento, imparare una nuova lingua, andare al museo, al concerto, viaggiare… sono tutte attività piacevoli che contribuiscono al buon funzionamento del cervello.

 

Più semplicemente, potete fare la parole crociate , dei puzzle, dei giochi mentali e fisici.

 

Davanti alla televisione, noi siamo in un atteggiamento di estrema passività che nuoce allo sviluppo delle capacità mentali e affaticano il nostro corpo

2) Mente sana in corpo sano

Facendo attività fisica, i vostri muscoli sono tonificati, ma anche il vostro cervello

L’attività fisica permette di ottimizzare il funzionamento del vostro cervello. Le vostre cellule si moltiplicano, si rafforzano le connessioni, e migliora la protezione degli stessi. L’attività fisica incentiva la produzione delle centrali energetiche, chiamate mitocondri, nelle cellule nervose. Questo permette di avere più energia per funzionare e pieno regime.

Durante, l’esercizio fisico, le cellule nervose producono un tipo di proteina chiamata “fattore neurotropico”. Quest’ultimo migliora le funzioni cognitive, in particolare la capacità di apprendimento.

Per avere dei risultati migliori privilegiate:

  • gli esercizi di alta intensità, invece di quelli di resistenza
  • la muscolazione
  • gli stiramenti

Chiaramente, occorre un buon riposo dopo lo sforzo. Dormendo a sufficienza, rigenerate le vostre capacità fisiche e metalli. Tutte le persone creative vi diranno:

  • il sonno permette di guardare i problemi dei giorno prima con uno sguardo nuovo, e di trovare delle soluzioni che non si sarebbero immaginati.

Durante il sonno, il vostro cervello si rigenera. Riorganizza le informazioni accumulate durante il giorno e vi permette di ripartire cine delle buone basi il giorno dopo. Secondo una ricerca di Harvard, avete il 33% in più di possibilità di stabilire dei collegamenti tra idee molto distanti dopo aver dormito. [4]

 

3) Del Bacopa per migliorare le vostre funzioni cerebrali

Esiste una pianta delle paludi usata da più di 3000 anni nella medicina ayurvedica indiana: il  Bacopa Monneri.

I trattati ayurvedici in sanscrito raccomandano il Bacopa per disturbi dell’intelletto e del sistema nervoso centrale:

  • Deficit cognitivo
  • Deficit dell’attenzione e della concentrazioni
  • ansia
  • depressione
  • epilessia, ecc [5]

La autorità mediche dell’India contemporanea lo raccomandano per trattare le disfunzioni mentali e dell’intelletto, così come l’epilessia, usando il Bacopa [5].

 

Proprietà del Bacopa

Le sostanze attive del Bacopa sono le bacosite A e B.

  • Memoria: le bacoside sono uniche in quanto stimolano la serotonina (un neurotrasmettitore) prodotto dal nostro cervello al livello dell’ippocampo, la regione del cervello associata alla memoria a lungo termine [6] [7] [8].

 

  • Concime per i neuroni: Ancora più interessante, i bacoside stimolano la costruzione di “autostrade” indispensabili alla comunicazione tra i neuroni [9]. Il Bacopa agisce come un concime naturale  per i vostri neuroni. Potrebbe permettere al vostro cervello di apprendere più velocemente! Immaginate il vantaggio per i vostri figli a scuola o per gli studenti.

 

  • Radicali liberi e metalli pesanti: I bacositi hanno un effetto antiossidante sul cervello per proteggerlo dai radicali liberi. Proteggono dai metalli pensanti tossici: mercurio e alluminio [10] [11].

 

  • Alzheimer e Parkinson: i bacositi permettono di proteggere l’ippocampo e la corteccia frontale del cervello [12]. Limitano la degradazione dei neuroni quando avete subito un infiammazione, uno stress acuto, oppure una malattia del cervello. Questo è molto interessante per la prevenzione e anche per rallentare l’Alzheimer e il Parkinson [13] [14] [15].

 

Ricerche sul Bacopa

Durante uno studio condotto nel 2001, dei partecipanti hanno ricevuto dei trattamenti durante 12 settimane a delle dosi comprese tra 300mg e 1500mg di Bacopa al giorno. I partecipanti hanno osservato che la loro capacità di apprendimento auditivo, di comprensione delle figure complesse, e della memoria ma anche dell’attenzione a diversi compiti da fare in contemporanea aumentare in modo significativo [16].

 

Questi risultati sono visibili nelle persone anziane delle quali la memoria si va perdendo, ma anche nei giovani adulti in buona salute che non hanno alcun problema di memoria!

 

Tra il 2003 e il 2013, dei ricercatori australiani hanno condotto una serie di test sul Bacopa. Hanno concluso che il Bacopa è senza pericoli e hanno confermato la sua efficacia nel migliorare le funzioni cognitive [17]

Queste funzioni cognitive comprendono:

  • la memoria a breve e lunga durata
  • il linguaggio per esprimersi
  • le funzioni esecutive: logica, strategia, pianificazione, risoluzione dei problemi, ragionamento
  • le funzioni videospaziali: orientarsi nello spazio, rappresentarsi una scena visiva coerente partendo da elementi percepiti, e immaginare dei luoghi.

 

Nel 2014, dei ricercatori hanno pubblicato una fase sintesi di tutti gli studi effettuati sul Bacopa Monnieri. Hanno classificato tutti gli studi clinici pubblicato e hanno selezionato i migliori:

  • quelli che sono stati randomizzati, controllati per placebo, con dei trattamenti di durata superiore alle 12 settimane, e realizzati sulle persone che non prendevano nessun altro farmaco in parallelo [18].

In tutto, 9 studi clinici (condotti su 518 soggetti) assolvevano a questi criteri, I soggetti trattati con il Bacopa avevano tempo migliori di reazione e risultati migliori ai test neuropsicologici rispetto a quelli che avevano assunto il placebo [18].

 

Come assumere il Bacopa ?

Tradizionalmente, delle foglie carnose del Bacopa sono accuratamente raccolte per essere essiccate. Vengono poi ridotte in polvere per preparare un decotto con dell’acqua bollente. Era necessario dolcificare la bevanda per mascherare il sapore amaro del Bacopa [5]

Oggi, ci si basa su degli estratti standardizzati del Bacopa per creare delle gellule. Questo permette un controllo maggiore sulla quantità di bacoside A e B che può variare da 20% a 50% a seconda dell’estratto [5].

Il Bacopa non funziona come un medicinale chimico, che sono concepiti per avere un effetto immediato che si dissipa velocemente.

Il Bacopa necessita di essere assunto regolarmente prima di verificarne gli effetti, Ma ha un efficacia sul lungo termine.

CONTROINDICAZIONE:

Il Bacopa è sconsiglia alle donne incinta. Gli effetti collaterali sono rari, ma si può notare un secchezza delle mucose della bocca, delle nausee e un po’ di stanchezza [5].

Il Bacopa non è considerato una sostanza dopante. Non è nocivo come gli stimolanti intellettuali chimici: anfetamine, ecc..

Prendendo il Bacopa, prevenite il degrado cognitivo (tra cui la memoria) e migliorate le funzioni mentali. Ma questo non è efficace se in contemporanea non fate sia attività fisica che esercizi mentali.

 

grazie a tutti

Eric Müller (traduzione dal francese di Zeinab Youssef)


Fonte :

[1] Crabtree GR, Our fragile intellect. Part I, Trends Genet. 2013 Jan;29(1):1-3. doi: 10.1016/j.tig.2012.10.002. Epub 2012 Nov 12

[2] Robert Preidt, Human Intellect Backsliding From Lack of Evolutionary Pressure: Study, 2012, medicinenet.com

[3] Small GW, Your brain on Google: patterns of cerebral activation during internet searching, Am J Geriatr Psychiatry. 2009 Feb;17(2):116-26. doi: 10.1097/JGP.0b013e3181953a02

[4] Site mercola.com consulté le 19 septembre 2014, Why You Are More Creative After You Sleep

[5] Site passeportsante.net consulté le 19 septembre 2014, Le Bacopa pour améliorer la mémoire

[6] Charles PD, Ambigapathy G, Geraldine P, Akbarsha MA, Rajan KE. Bacopa monniera leaf extract up-regulates tryptophan hydroxylase (TPH2) and serotonin transporter (SERT) expression: implications in memory formation. J Ethnopharmacol. 2011 Mar 8;134(1):55-61.

[7] Neuropsychopharmacological effects of the Ayurvedic nootropic Bacopa monniera Linn. (Brahmi).

[8] Eichenbaum, H; Cohen NJ (1993). Memory, Amnesia, and the Hippocampal System. MIT Press.

[9] Vollala VR, Upadhya S, Nayak S. Enhanced dendritic arborization of hippocampal CA3 neurons by Bacopa monniera extract treatment in adult rats. Rom J Morphol Embryol. (2011)

[10] Sumathi T, et al. Protective Effect of Bacopa monniera on Methyl Mercury-Induced Oxidative Stress in Cerebellum of Rats. Cell Mol Neurobiol. (2012)

[11] Tripathi S, et al. Protective potential of Bacopa monniera (Brahmi) extract on aluminum induced cerebellar toxicity and associated neuromuscular status in aged rats. Cell Mol Biol (Noisy-le-grand), (2011)

[12] Site doctissimo.com consulté le 19 septembre 2014, Bacopa : propriétés, bienfaits de cette plante en phytothérapie

[13] Shinomol GK, et al. Bacopa monnieri extract offsets rotenone-induced cytotoxicity in dopaminergic cells and oxidative impairments in mice brain. Cell Mol Neurobiol. (2012) 12.

[14] Uabundit N, et al. Cognitive enhancement and neuroprotective effects of Bacopa monnieri in Alzheimer’s disease model. J Ethnopharmacol. (2010)

[15] Rai D, et al. Adaptogenic effect of Bacopa monniera (Brahmi). Pharmacol Biochem Behav. (2003)

[16] Morgan A, Stevens J. Does Bacopa monnieri improve memory performance in older persons? Results of a randomized, placebo-controlled, double-blind trial. J Altern Complement Med. (2010)

[17] Con Stough, Examining the Cognitive Effects of a Special Extract of Bacopa Monniera (CDRI 08: KeenMind): A Review of Ten Years of Research at Swinburne University, J Pharm Pharm Sci (Canadian Society for Pharmaceutical Sciences) 16(2) 254 – 258, 2013

[18] Kongkeaw C, Meta-analysis of randomized controlled trials on cognitive effects of Bacopa monnieri extract, J Ethnopharmacol. 2014;151(1):528-35. doi: 10.1016/j.jep.2013.11.008. Epub 2013 Nov 16

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memorizzareRispettare una dieta sana non è utile solo per chi vuole mantenersi in forma. Mangiare i cibi giusti può, infatti, influenzare il modo in cui funziona il nostro cervello. Questi sono 7 super alimenti che tutti dovrebbero mangiare per sfruttare al massimo le potenzialità del proprio cervello

 

1) CURCUMA 
Oltre ad avere centinaia di usi terapeutici, questa spezia esotica aiuta anche a rafforzare la memoria e stimolare la produzione di nuove cellule cerebrali. La curcuma ha proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie ed è stato dimostrato che può calmare l’infiammazione delle cellule cerebrali e nervose. Come se non bastasse la curcuma aiuta a inibire l’accumulo di beta amiloidi distruttivi nel cervello dei malati di Alzheimer. La curcuma può essere gustata con un piatto unico di verdure fresche e riso saltati in padella.

curcuma

 

2) MANDORLE 
Con il loro alto contenuto di vitamina E, le mandorle proteggono il cervello dai danni legati all’età e migliorano le capacità di apprendimento e memoria. I dadi gustosi contengono anche riboflavina e di L-carnitina, nutrienti che stimolano l’attività cerebrale.
Le mandorle tostate sono un ottimo spuntino ma possono anche essere aggiunte all’insalata e ai dolci.

mandorle

 

 

3) MIRTILLI 
La scienza ha trovato un legame tra una dieta ricca di mirtilli, l‘apprendimento veloce e una migliore conservazione della memoria.

Gli antiossidanti e altre sostanze fitochimiche presenti nel super bacca hanno anche il potere di eliminare i radicali liberi e ridurre lo stress. I mirtilli ritardano anche la perdita di memoria a breve termine.
I mirtilli sono ottimi freschi nello yogurt ma anche cotti nei muffin o nei pancakes.

mirtilli

 

4) CEREALI INTEGRALI
I cereali integrali aiutano a mantenere il cervello sano, perché sono ricchi di carboidrati complessi, fibre e acidi grassi come gli omega 3 che contrastano i danni provocati dai picchi di zucchero e dai coaguli di sangue. I cereali integrali con un basso indice glicemico, come orzo e bulgur, rilasciano il glucosio più lentamente nel flusso sanguigno e questo aiuta a mantenere che una costante fornitura di energia al cervello. Tutto questo contribuisce a mantenere il buon umore. 
Un ottimo modo per mangiarli è all’interno di cremose zuppe di verdure.

Cereali-integrali

 

 

 

 

 

 

 

5) AVOCADO 
Grande fonte di omega 3, omega 6, acidi grassi e grassi monoinsaturi, L’avocado aumenta l’afflusso di sangue al cervello. La vitamina E protegge inoltre il corpo e il cervello dai danni dei radicali liberi. L’avocado può essere usato per preparare salse o insalate.

avocado

 

 

6) CECI
La combinazione di carboidrati complessi contenuta nei ceci aiuta ad alimentare il cervello e mantiene svegli. I ceci sono, infatti, ricchi di magnesio che svolge un ruolo chiave nel metabolismo energetico aiutando i recettori delle cellule del cervello a velocizzare la trasmissione dei messaggi neuronali. Il magnesio aiuta anche a rilassare i vasi sanguigni, permettendo più flusso di sangue al cervello. I ceci possono essere usati per preparare l’hummus. Un’ottima salsa fatta con ceci macinati, succo fresco di limone, tahini, aglio tritato, olio d’oliva, sale e acqua.

ceci

 

 

7) CIOCCOLATO FONDENTE 
Il cioccolato è molto più salutare di quanto si possa pensare. I flavonoidi che si trovano nel cioccolato migliorare il flusso di sangue al cervello, che a sua volta migliora la funzione cognitiva e la memoria. Il cacao contiene, inoltre, sostanze stimolanti come la caffeina e la teobromina che migliorano la funzione del cervello nel breve termine. Il cioccolato fondente è quello migliore. Ricordatevi di controllare sempre la percentuale di cacao presente nella confezione: più alta è meglio fa alla vostra salute.

cioccolato

 

FONTE: Huffingtonpost

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