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affaticamento cronicoLa “depressione energetica” è diffusa ma trascurata e dipende da un modo sbagliato di usare le energie: non la curano gli psicofarmaci ma il “piacere di fare”.

 

Quando l’umore si abbassa fino a produrre i sintomi tipici della depressione – apatia, perdita di senso, pessimismo, debolezza, demotivazione – si pensa subito a cause concrete:

  • è successo qualcosa di brutto?
  • una perdita, una separazione, un cambiamento?

Se non emerge nulla, di solito si ipotizza qualche squilibrio neurochimico di natura non specificata e, nella maggior parte dei casi, si ricorre agli psicofarmaci, che  possono anche riportare la persona, per un po’, a stare bene (o quantomeno meglio), fino a quando l’umore crolla di nuovo, senza alcuna spiegazione.

È a quel punto che si rischia di cadere in un vortice di diagnosi psichiatriche che possono andare

  • dalla depressione ricorrente,
  • alla ciclotimia
  • alla depressione bipolare,
  • e di essere trattati per patologie che non si hanno.

 

Dove sono finite le nostre energie profonde?

Quella di cui parliamo è una depressione che sfugge spesso sia alle diagnosi psichiatriche sia alle indagini psicologiche, ma che è addirittura la forma di disagio più diffusa.

Possiamo chiamarla “depressione energetica”.

Quando il livello energetico si abbassa oltre una certa soglia, che è diversa da soggetto a soggetto, la depressione si innesca, in modo a volte lieve, a volte marcato, ma sempre con una deflessione dell’umore tale da influenzare, almeno in parte, le attività quotidiane.

È come se le energie vitali fossero svanite e la persona, appena le si presentano davanti le normali difficoltà della vita (lavoro, famiglia, preoccupazioni) non si sentisse in grado di affrontarle, cadendo in uno stato di prostrazione. Ma dove sono finite le energie?

 

Se le spendi bene, allora sei felice

Le energie vengono costantemente reintegrate grazie a due apporti:

  • il cibo e
  • il riposo.

Pochi però sanno che c’è un altro fattore fondamentale che entra nel bilancio energetico dell’individuo:

  • il piacere.

Avete mai provato a fare una gita in alta montagna, arrivando a un rifugio isolato? Ricordate le sensazioni? La frase “stanco ma felice” non basta a esprimerle:

  • un misto di fatica fisica e puro piacere di sentire il proprio corpo indolenzito, una sensazione di gioia per lo sforzo fatto e il risultato ottenuto, la felicità di poter contemplare uno spettacolo meraviglioso…

Ci sono azioni, e sono le migliori, che più ci fanno spendere energie, più ci mettono nella condizione ideale per recuperarle.

Le azioni piacevoli, quelle che suscitano passione, le azioni che aspettiamo magari come un’oasi di gioia in una giornata grigia, da una parte consumano energie, dall’altra però restituiscono sensazioni fondamentali:

  • fare ciò che ci piace davvero attiva nel cervello ormoni e mediatori chimici che aumentano l’appetito, predispongono a un buon sonno, fanno sentire in pace con se stessi.

 

Un bilancio in perdita 

L’assenza cronica di questo tipo di azioni fa percepire la fatica in modo più forte, sviluppa pensieri negativi e scoraggianti, rende più difficoltoso il recupero.

Alla base della crisi che nasce da una carenza di azioni piacevoli nella propria vita non c’è un trauma esistenziale: la prevenzione e la cura non possono basarsi su psicofarmaci o su psicoterapia, ma su una mossa molto semplice e praticamente gratuita:

  • la rinascita energetica.

La prima forma di “recupero” di energia è non dissiparla in mille attività e pensieri inutili. Rallenta, esci dal ritmo che ti ha spinto in difficoltà, e aspetta.

 

Rallentare per poi accelerare di nuovo

Il problema è che a volte non siamo capaci di usare bene la nostra energia vitale. La sprechiamo impegnandoci tanto

  • per ottenere un “bravo”,
  • per essere apprezzati,
  • per somigliare a modelli che ci siamo messi in testa.

Usare così l’energia significa esaurirla. Quando invece la usiamo in modo naturale l’energia si “ricostituisce”. Ritrovare il piacere di fare “le proprie cose” è sempre l’antidoto più efficace ai disagi: le forze che usi nel fare ciò che ti dà piacere infatti non si esauriscono mai, si riformano ogni volta che le usi!

 

Dai tutto per gli altri? Forse è il momento di pensare a te

Esci dall’idea di “dover sempre funzionare”: è questo atteggiamento a creare la crisi, perché comporta una censura di ogni tentativo di orientare le tue azioni verso il piacere.

Un’intera giornata o settimana piena solo di azioni in cui “funzioni”, svolgi tutti i doveri ma non fai niente per te, non può che lasciarti sfinito e sfiduciato.

Prova a riservare durante la giornata dei momenti in cui usi l’energia per attività “tue”.

La regola è questa:

  • se sei stanco fisicamente, prenditi una pausa (anche breve, ma prendila);
  • se sei stanco mentalmente, rallenta ritmo e intensità.

 

Cambia velocità: fai un po’ meno e ascolta i tuoi ritmi 

Se vai incontro a crisi ricorrenti, la “velocità” con cui fai le cose nella tua vita va ridotta. A volte si tratta di fare meno cose, più spesso si tratta di fare le stesse cose ma con più calma.

Non serve sempre tutta questa partecipazione emotiva, né tutto questo iper-controllo. Già risparmiare un po’ cambierebbe molte cose.

 

Delegare ogni tanto ti farà stare meglio

Quasi sempre ciò che ci spinge a dedicarci anima e corpo ad azioni da cui non ricaviamo sufficiente piacere è l’eccessivo senso del dovere e l’incapacità di delegare momentaneamente ad altri quello che ci è pesante fare. È quindi importante “concedersi” qualche momento in cui si esce dalla routine quotidiana stando però al riparo dai sensi di colpa.

Nessuno è indispensabile, nemmeno tu!

Prova una volta ad astenerti da una delle mille azioni che fai – ad esempio in casa – “altrimenti non ci pensa nessuno”:
  • scoprirai che non solo non crolla il mondo, ma che gli altri prima o poi si organizzano. E resisti anche alle loro eventuali accuse: li hai abituati troppo bene, ora tocca a loro darsi da fare.

 

Quando fai qualcosa per te, poi riposi meglio

Se fai fatica ad addormentarti o non riposi a sufficienza di notte vuol dire che hai energie accumulate da smaltire che ti tengono sveglio.

È fondamentale quindi dedicare almeno una parte del tuo tempo a un interesse in cui impegnare le tue energie fisiche e mentali in modo piacevole.

  • una passione che avevi da ragazzo,
  • una curiosità trascurata perché “non hai abbastanza tempo”.

Spesso è solo questione di organizzazione e il tempo si trova. Se ti piace uno sport ma da tempo non lo fai, è il momento di ricominciare.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The “vacuum energy depression” is widespread but neglected and dependent on a wrong way to use energy:  the real cure is the “pleasure of doing” not the drugs 

When the mood drops to produce the typical symptoms of depression – apathy, loss of meaning, pessimism, weakness, lack of motivation – you immediately think of concrete causes:

  • is something bad happened?
  • is there a loss, a separation, a change?

If you do not reveal anything, usually it is assumed that you have some neurochemical imbalance of unspecified nature and, in most cases, we resort to take drugs, which may also cure the person, for a while, so they feel good (or at least better) up to when the mood again collapses, without any reason.

It is at that point that we risk falling into a vortex of psychiatric diagnoses that can go

  • from recurrent depression,
  • to cyclothymia
  • bipolar depression,
  • and to be treated for diseases that you actually do not have.

Where are our deep energies?

That of which we speak is a depression that often escapes both psychiatric diagnoses both psychological studies, but which is actually the most common form of discomfort.

We can call it ” energy depression”.

When the energy level is lowered beyond a certain threshold, which is different from subject to subject, depression triggers, so sometimes mild, sometimes marked, but always with a deflection mood such as to affect, at least in part, daily activities.

It is as if the vital energies were gone and the person, as soon as they present themselves before the normal stresses of life (work, family, worries) did not feel able to face them, falling into a state of prostration. But where you have the energy?

If you spend well yourself, then you’re happy

The energies are constantly replenished thanks to two contributions:

  • food and
  • the rest.

But few know that there is another key factor that enters into the energy balance of the individual:

  • the pleasure.

Have you ever tried to make a trip in the mountains, arriving at a secluded retreat? Remember the feelings? The phrase “tired but happy” is not enough to express them:

  • a mixture of physical and pure pleasure of hearing his aching body, a feeling of joy for the effort and the result obtained, the happiness of being able to contemplate a wonderful show …

There are actions, and they are the best, that make us spend more energy, but they put us in the unique position to recover.

Pleasant actions, those that arouse from  passion, the actions that we wait maybe an oasis of joy on a cloudy day, on the one side they make us consume energy, but on the other side they give us fabulous sensations in return key:

  • doing what we like really active in the brain hormones and chemical mediators that increase appetite, predispose to a good sleep, make you feel at peace with themselves.

A budget in loss

The chronic lack of this type of action makes the fatigue feel more strongly, develops and discouraging negative thoughts, makes it more difficult to recover.

 At the root of the crisis stems from a lack of action in their pleasant life there is an existential trauma: the prevention and treatment can not rely on drugs or psychotherapy, but on a move very simple and virtually free:

  • the revival energy.

The first form of “recovery” is not dissipating energy in many activities and useless thoughts. Slow down, get out of the rhythm that drove you in trouble, and waits.

Slow down and then accelerate again

The problem is that sometimes we are not able to make good use of our life energy. The waste committing much

  • to do our best
  • to be appreciated,
  • to look like the models we got in the head.

So the energy used exhaust us. But when we use it in a natural way the energy is “reconstituted”. Rediscover the pleasure of doing “what you feel yours” is always the most effective antidote to the discomfort: the energy used in doing what gives you pleasure in fact never run out, its is regenerating!

You give your best to others? Maybe it’s time to think about yourself

Exit from the idea that you should ​​”always work”: is this attitude that creates the crisis, because it involves an allegation of any attempt to guide your actions towards pleasure.

Full-day or full week only action in which “functions”, you conduct all the duties but you do not do anything for you, this attitude can only leave you exhausted and discouraged.

Try to reserve, during the day times when you use energy for “your” activities .

The rule is this:

  • if you are physically tired, take a break (even short, but take it);
  • if you are mentally tired, slow pace and intensity.

Change speed: Make a little less and listen at your own pace

If you go to meet recurrent crises, the “speed” with which you do things in your life should be reduced. Sometimes it comes to doing fewer things, more often they are doing the same thing but with more time.

You don’t always need all this emotional involvement, nor all this hyper-control. You just need to do the same things in a different way,

Delegate sometimes will make you feel better

Almost always what motivates us to dedicate body and heart to actions from which they derive enough pleasure is the excessive sense of duty and the inability to temporarily delegate to others what we do that counts heavily. It is therefore important to “enjoy” a moment where you leave the daily routine but staying away from guilt.

No one is indispensable, not even you!

Try once to refrain from one of the many actions that do – such as at home – “otherwise no one will think about it”:

  • you will find that not only the world does not collapse, but that others will sooner or later be organized.

And also hold on to their eventual allegations: they have become used too well, now it’s up to them to get busy.

When you do something for you, then you rest better

If you find it difficult to fall asleep or not enough having enough rest at night it means that you have accumulated too much energies that keep you awake.

It is essential therefore to spend at least some of your time to an interest in which to engage your physical and mental energy that is pleasant for you.

  • a passion that you had as a child,
  • a curiosity neglected because “you do not have enough time.”

Often it is only a matter of organization and time is. If you like a sport for some time but you do not, it’s time to start over.

SOURCE: Riza

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uid_149bd50846e.650.340Quando accade significa che alcuni schemi di comportamento che pensavamo di avere superato, tornano alla luce; ecco come reagire nel modo giusto

 

Ogni volta che accade, la sensazione è quella di essere colpiti da una maledizione che conduce sempre nel baratro più profondo. Eravamo certi di averla superata e invece ecco che la depressione, bussa di nuovo alla nostra porta, preceduta da segnali più o meno evidenti, e appare una nuova crisi  che ripropone gli stessi sintomi, pensieri e sensazioni di quelle precedenti.

 

Errori (comuni) da non fare

Chi ne soffre vive la depressione come potenza arcana nei confronti della quale non c’è possibilità di controllo, ma solo un disperato difendersi.

La maggior parte delle persone si difende male da questo disturbo:

  • c’è chi si trascura non curandosi in alcun modo,
  • oppure fa blandi tentativi in varie direzioni;
  • c’è chi si lascia andare ad un atteggiamento fatalistico, immerso in una concezione di sé come sfortunato e destinato a soffrire.
  • C’è anche chi inizia una psicoterapia per poi interromperla proprio quando è il momento di affrontare alcuni nodi fondamentali; infine,
  • c’è chi si affida agli psicofarmaci e nel momento in cui tenta di sospenderli, ricade in depressione. A questo tipo di persone sembra che “la ricorrenza”sia un fenomeno inevitabile.

Cosa ti dice il suo ritorno?

Nella maggior parte dei casi però, sebbene sia vero che la chimica cerebrale di alcune persone è predisposta alle crisi depressive a causa di una spiccata familiarità, si è anche potuto osservare che un giusto approccio al problema può liberare per sempre dalla recidività di questo disturbo.

L’approccio funzionale prevede che non ci si difenda dalla depressione ricorrente, ma che innanzitutto si assuma un ruolo attivo e di accettazione di essa.

Non si può cioè limitarsi a vivere sperando che non torni o delegando tutto agli psicofarmaci.

È il modo in cui si vive, si pensa, ci si emoziona e come si affronta la “realtà” che può spingere alla predisposizione depressiva di verificarsi o meno.

Se soffri di depressione ricorrente significa che c’è qualcosa nel tuo modo di guardare a te stesso e al mondo che non va, quindi chiediti:

  • “Cosa vuole dirmi il corpo?
  • Cosa c’è che il mio cervello rifiuta?
  • Una relazione, un lavoro, uno stile di vita?”.

C’è sicuramente dentro di te un pensiero ben preciso che deve essere ascoltato.

 

Cerca un nuovo equilibrio

Una depressione di solito ritorna perché la persona non cambia quelle condizioni o emozioni interiori che ha represso o che le impediscono di esprimere la propria personalità e creatività

Da questa prospettiva, quindi, le ricadute non devono essere considerate come delle “riprese della malattia”, ma al contrario, come delle possibilità di recupero da qualcosa che non ci sta per niente bene.
Ogni crisi è una scossa che cerca di destabilizzare un equilibrio che ci siamo costruiti e che in realtà non ci appartiene.
Certo, le cose “fuori di noi” non si possono cambiare, ma l’atteggiamento con cui le affrontiamo sì.  È proprio in questo modo che la recidività depressiva potrebbe finalmente perdere la sua funzionalità e la vita riprendere a scorrere serenamente.
FONTE: Riza
(ENGLISH VERSION)

When this happens it means that some behavior patterns that we thought to have overcame, return back again; here is how to react in the right way.

Every time that this happens, the feeling is  of being hit by a curse that always leads into a more profound abyss. We were certain to have ride out and instead here is that the depression again,  it knocks again at our door, preceded by signals more or less evident, and appears to be a new crisis that repeats the same symptoms, thoughts, and feelings of the previous ones.

Common errors that should not be done

Those who suffer of depression lives it like an arcane power against which there is no possibility of control, but only a desperate defense.

The majority of people are defending evil from this disorder:

– there is someone neglects not caring for in any way,
– or is bland attempts in various directions;

– there are those who leave to go to on a  fatalistic attitude, immersed in a conception of themselves as unfortunate and destined to suffer.
– there are also those who begin a psychotherapy but interrupt it precisely when it is time to fix some fundamental problems; – – finally, there are some who relies on the psychoactive drugs and when they are trying to disperse they fall again into depression. In this type of people it seems that “recurrence” is an inevitable phenomenon.
What the return of depression mean?

In most cases, however, although it is true that the chemistry of the brain of some people is predisposed to depression because of some gene inheritance, it has also been observed that a right approach to the problem can liberate forever by recidivism of this disorder.

The functional approach is the best to solve the problem for ever, but  first you need to assume an active role and acceptance of it.

It cannot be limited in living with hope that it will not fem back or delegating everything to the psychoactive drugs.

It is the way in which we live, we think, we’re very excited and how do we deal with the “reality” that can push the predisposition of depressive occur or not.

If you suffer from recurrent depression it means that there is something about the way you look at yourself and the world that is not good, and then ask yourself:

– “What do you want tell me the body?
– What is there that my brain refuses?
– A report, a job, a style of life? “.
There is certainly  a precise thought within yourself  that must be heard.

Search for a new balance

A depression usually comes back because the person does not change those conditions or emotions inside that hand has repressed them or something in your life has prevented you from expressing your personality and your creativity.

From this perspective, then, the impact should not be considered as “shooting the disease”, but on the contrary, as the chances of recovery from something that is not good at all .

Every crisis is a shake that tries to destabilize a balance that we have constructed and that in reality does not belong to us.
Certainly,  we cannot change the things “outside us”, but the attitude with which we live them yes. It is precisely in this way that the recrudescence of depression could eventually lose its functionality and life resume to slide with serenity.

SOURCE: Riza

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depressionIl trattamento con i Fiori di Bach, la floriterapia, aiuta ad avere una trasformazione profonda della coscienza, liberandola da blocchi e da condizionamenti.

Abbiamo parlato già in cosa consiste la floriterapia e anche quali sono i 38 fiori che vengono utilizzati. In particolare in questo articolo volevamo trattare l’argomento depressione e individuare quali Fiori ci permettono di stare meglio e poter superare dei momenti negativi.

I fiori che Bach indica nei casi di depressione sono soprattutto:

  • Wild Rose,
  • Mustard e
  • Gentian.

In particolare:

Gentian è legato alla depressione reattiva di fronte a ostacoli e insuccessi, con la sensazione che sia inutile lottare. Assumendo questo fiore si prende coscienza che necessità convivere con i conflitti, e che le difficoltà si possono dominare.

Mustard è legato alla depressione non ben identificata, di tipo endogeno, in cui compare uno stato di sofferenza dell’anima, pianto e una forte pena. Un tipo di depressione che si presenta ciclicamente e dura qualche giorno per poi passare. Assumendo questo fiore si scaccia l’afflizione e riportiamo nuova gioia nella nostra vita.

C’è poi un tipo di depressione caratteristica dei mesi invernali – il SAD, Disturbo Affettivo Stagionale – una condizione di disagio psicologico legata alla scarsità di luce solare, alla scarsa esposizione alla luce solare nei mesi invernali, e che trova giovamento in una combinazione di essenze: Mustard per la malinconia, il senso di tristezza e inquietudine.

Scleranthus per la ciclicità di un evento che si presenta a cadenza stagionale; e un fiore del repertorio californiano, St.John’S Worth o Iperico, che agisce positivamente su tutti gli stati depressivi da carenza di luce (questo rimedio viene molto utilizzato nei paesi nordici).

 

Wild Rose è legato ad un tipo di depressione maggiore nel quale si perde l’interesse per la vita, si mantiene un atteggiamento di disinteresse verso tutto quello che succede, perdendo la mancanza di fiducia nella vita e mancanza di emozioni. Assumendo questo fiore, ogni giorno si ritrova interesse per la vita, vivendo con un senso di libertà e di flessibilità interiore.

Questi sono i 3 fiori base che poi possono essere associati ad altri fiori, per un massimo di 7 per ogni composizione.

Chicory In caso di depressione legata agli affetti, senso di abbandono, l’idea di non essere amati, rispettati, apprezzati dalle persone amate.

Honeysuckle, quando si fa fatica ad adattarsi a nuove situazioni, soprattutto se non sono dipese da nostre scelte. Ad esempio la perdita di lavoro. Honeysuckle è indicato per:

  • il rimpianto ossessivo,
  • la nostalgia,
  • la fuga nel passato,
  • l’idealizzazione eccessiva del passato:

il rimedio attiva una maggiore progettualità e capacità di vivere il presente;

mentre Wild Rose agisce:

  • sull’apatia,
  • la perdita di interesse per la vita,
  • l’indifferenza verso il mondo esterno.

Wild Rose è un rimedio molto energetico, che aiuta a sbloccare una grande forza di reazione e restituisce vitalità e voglia di vivere. Questi due rimedi, insieme a Gorse, possono essere di grande aiuto alle persone anziane che vivono stati depressivi in cui prevale :

  • il senso di rassegnazione,
  • di inutilità,
  • di emarginazione dalla vita e dalla realtà,
  • quando gli anziani sono troppo aggrappati ai ricordi,
  • perdono interesse per quello che li circonda e ù“si negano” al presente.

fiori di bach depressione

Come curare la depressione con i fiori di Bach

Oak per una depressione che dipende dal cambiamento dei propri ritmi di vita,

  • per stanchezza,
  • anzianità,
  • pensione,
  • un senso di privazione di attività che ci piaceva fare.

Star of Bethlehem per quando vi è lentezza di pensiero, e un allontanamento dalla vita affettiva, sociale, che creano una forma di depressione.

Star of Bethlehem, l’antitraumatico del sistema Bach, è fondamentale per aiutare la persona ad attutire la violenza del trauma emotivo, a rielaborare l’angoscia e il dolore conseguenti e a stimolare una maggiore forza di reazione. Star of Bethlehem si dimostra molto efficace utilizzato in sinergia con Gentian, per:

  • lo scoraggiamento,
  • la tristezza,
  • la disperazione,
  • il ripiegamento su se stessi,
  • il senso di sconforto:

in questo caso Gentian rafforza la fiducia, la speranza, la forza interiore, l’apertura verso nuovi investimenti emotivi.

Walnut per depressione che nasce nei periodi di cambiamento, delle stagioni, dopo un trasloco, un pensionamento o un trasferimento. Quando ci si sente influenzabili nel corso delle scelte importanti della vita.

FONTE: Ambientebio

 

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depressioneChiunque abbia attraversato il male oscuro e ne sia uscito teme di poterne diventare di nuovo vittima: ma l’errore è già nella domanda: ecco perchè

Un lettore di Riza Psicosomatica scrive: “Ho sofferto di una forma acuta di depressione per oltre un anno. Ora, dopo una psicoterapia, mi sento bene e anche lo specialista dice che sono guarito. Ma non sono tranquillo: vivo nella paura di avere una ricaduta, anche perché ho sentito dire che di questo male oscuro non ci si libera mai veramente. È davvero così?».

Vivere una depressione intensa e prolungata è un’esperienza dolorosa che lascia il segno e il timore di ricadervi è naturale. Tuttavia molto dipende da come la depressione è stata vissuta e da come si è giunti alla guarigione. Se infatti la persona ne ha compreso non solo le cause ma anche le finalità (ad esempio il rifiuto della propria vita precedente, la necessità di un rinnovamento) e ha introdotto nella propria esperienza nuovi pensieri, atteggiamenti e azioni più adatti alla propria indole e ai propri bisogni, il rischio di ricadere è praticamente nullo.

Ricordati: la depressione è… La cura!

Ecco perché, laddove possibile, è meglio non puntare sugli psico- farmaci, ma sulla psicoterapia (eventualmente affiancata dagli psicofarmaci nelle forme cliniche più importanti): la guarigione non deve essere intesa solo come un “aggiustamento della macchina cerebrale”, ma anche e soprattutto come l’approdo a un nuovo modo di essere che era da tempo necessario. E la depressione è ciò che ci ha aiutato a raggiungerlo. Perciò, anche se l’abbiamo sentita come nemica, in realtà essa ci ha aiutato.

E potrà farlo ancora in futuro, tornando sotto forma di momenti di tristezza e non per dispetto ma per tenerci sulla rotta di noi stessi, come un’amica. È inutile quindi vivere nel terrore che ritorni. La guarigione non è stata un miracolo, ma proprio quello che la depressione voleva.

FONTE: Riza

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EMICRANIA DEPRESSIONEEntrambi i disturbi ci parlano di un’energia vitale che non scorre, di emozioni che non viviamo pienamente: cosa fare per trasformarle da nemiche in alleate

Mal di testa e depressione:

sono termini che indicano patologie differenti ma che, in diversi casi, non sono così lontane tra loro.

Anzi, a volte c’è addirittura un’evidente compresenza nella stessa persona.

E il fatto che alcuni farmaci antidepressivi siano utilizzati anche per numerosi casi di emicrania testimonia il fatto che le due patologie hanno molto in comune.

Talora è la presenza di una frequente emicrania, scatenata magari da fattori organici (genetici, ormonali, alimentari), a innescare un atteggiamento depressivo anche marcato, interrompendo ritmicamente l’agire della persona e creando quindi una sorta di parziale invalidità.

Hanno un’influenza reciproca
A volte invece accade il contrario: una depressione, soprattutto se non riconosciuta o trascurata, a un certo punto inizia a esprimersi anche con il mal di testa.

In alcuni casi, addirittura, l’emicrania può essere l’unica spia che rivela la presenza di uno stato depressivo. Infine ci sono situazioni “miste”, nelle quali si verifica un’alternanza dei due sintomi o una loro compresenza, senza un evidente nesso di causalità dell’una nei confronti dell’altra.

Sapere perciò quale sia la situazione specifica può essere di grande aiuto per la terapia, anche per evitare di assumere farmaci inutili, sbagliati o in eccesso.

Uscire dalla rassegnazione
Per individuarla bene è necessario che chi soffre di queste patologie esca dal pur comprensibile atteggiamento di passività o di rassegnazione che esse, con le loro caratteristiche e la loro insistenza, inducono, e si dia da fare, anche  per aiutare gli specialisti nella diagnosi.

Si tratta di sintomi dalle tante sfumature, molto personali e vissuti però in modo molto soggettivo, che “da fuori” è difficile comprendere appieno. Chi prende in mano seriamente la propria situazione però riduce sempre di molto l’intensità e la frequenza dei sintomi.

Quattro cose da ricordare sempre

– Abusare di alcuni farmaci antiemicranici crea dipendenza. 
Risolvere una depressione riduce la frequenza dell’emicrania
– In entrambi i casi è necessaria una diagnosi specialistica.
– I conflitti relazionali irrisolti acuiscono l’alternarsi delle due patologie.

Una sola diagnosi comune: l’istinto è sacrificato
L’emicrania segnala che la persona non riesce a vivere una parte importante di sé, quella istintuale, e compensa con una sovrapproduzione mentale di tipo ansioso.

La depressione d’altro canto indica che la vita pare aver perso di senso, che ci si è allontanati dalle fonti autentiche di piacere ed energia vitale.

C’è quindi un tratto comune che può essere percorso anche in terapia:

migliorare il proprio modo di comunicare ed esprimersi dando più spazio alle componenti corporee ed emotive, e riempire il tempo quotidiano di cose che danno autentico piacere.

Prendersi davvero cura di se stessi
È necessario affrontare, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta, la tendenza a trascurarsi che colpisce chi soffre di emicrania e di depressione.

È vero che entrambe inducono a un atteggiamento passivo e che tipicamente l’emicrania migliora al buio e la depressione spinge a limitare le azioni pubbliche; buio, silenzio, isolamento non vanno però visti come una rinuncia alla guarigione, ma affrontati in modo “attivo”, come un tempo necessario a far nascere azioni e atteggiamenti, più in linea con un’espressione completa di sé.

FONTE: Riza

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cittàVacanza non è necessariamente sinonimo di partenza per lidi lontani, ma rappresenta prima di tutto un momento di pausa dalla routine di tutti i giorni, per rigenerarsi dalle fatiche e dallo stress mentale imposto dal lavoro e dalle incombenze della vita famigliare.

Non serve volare dall’altra parte del mondo, si può fare anche in città, a patto di staccare la spina davvero e concedersi un riposo attivo.

Basta staccare la spina una settimana per ridurre di circa il 20% il rischio d’infarto e ictus.

Secondo gli esperti, non andare in vacanza accentua emozioni negative, come depressione, senso d’isolamento sociale, demotivazione, stanchezza, che incidono poi sulla salute del cuore, aumentando l’infiammazione dei vasi sanguigni, l’attività delle piastrine e la frequenza cardiaca, mentre può aiutare anche solo una settimana di riposo attivo a casa, cioè pianificando i giorni per dedicarsi a un hobby, passeggiare, fare un po’ di attività fisica e curare l’alimentazione.

Staccare la spina non deve significare chiudersi in casa e sprofondare a letto per sette giorni, senza muovere un dito. No a un’agenda fitta come quando si lavora, ma si comunque a un piccolo programma giornaliero di attività piacevoli, dalla passeggiata all’appuntamento con gli amici, fino al momento della cura di sé, per esempio.

In base a uno studio americano, praticare yoga due o tre volte alla settimana aiuta ad abbassare la pressione sanguigna. La meditazione migliora anche l’utilizzo dell’emisfero destro del cervello, rendendoci più intelligenti e creativi, aumentando il livello di serotonina e di endorfine. E le posizioni aiutano a mantenere elasticità ed efficienza fisica.

L’attività fisica in generale libera endorfine, stimola la circolazione sanguigna, rende più svegli, attenti e lucidi, ma alcuni ricercatori inglesi hanno rilevato come quella svolta all’aperto sia più rivitalizzante, energetica e in grado di ridurre tensioni.

La pratica quotidiana mattutina riattiva le energie, aumenta la percezione dei cinque sensi, libera le tensioni, tonifica e armonizza tutto il corpo. Mentre alla sera una passeggiata distende, aiuta a digerire e prepara a un sonno ristoratore.

Un recente studio condotto dal dipartimento di psicologia della McGill university, ha confermato che la musica migliora le funzioni del sistema di difesa dell’organismo, riduce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e aumenta la produzione della serotonina e dell’ossitocina, gli ormoni dell’amore, della felicità e dell’appagamento.

In generale attiva anche l’utilizzo dell‘emisfero destro del cervello e rimuove lo stress in modo profondo.

FONTE: il vero benessere

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insonnia2Agiscono sul sintomo, sono rapide ed efficaci, ma non sono sonniferi né pasticche: niente effetti collaterali e sonno assicurato

Fra le diverse forme di insonnia, una delle più fastidiose è la difficoltà ad addormentarsi. Se ne soffri già sai cosa significa restare, per ore, con gli occhi aperti nel buio, rigirandosi nelle coperte e nei pensieri. Ma forse non sai che ci sono tecniche specifiche che possono risolvere il tuo problema “by-passando” tutte le cause antiche e presenti, profonde o superficiali.

Sì: tecniche che agiscono sul sintomo, proprio come uno psicofarmaco, ma con una grande differenza: la piacevolezza del gesto e l’assenza di qualsiasi effetto collaterale.

Le conseguenze dell’insonnia

Ecco tre dati recentissimi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  1.  40 volte l’aumento del rischio di depressione,
  2. 10 volte l’aumento dell’assenteismo sul lavoro,
  3. 20% in meno l’efficienza lavorativa dell’insonne cronico

L’esercizio

– Utilizza una stanza senza mobili nel mezzo. Crea una luce soffusa e vaporizza nell’aria, con l’apposito diffusore, 5 gocce di olio essenziale di arancio o di lavanda.

– Prendi un rocchetto di filo di lana chiara e, partendo dal bordo più esterno della stanza, costruisci sul pavimento una spirale a cerchi concentrici (almeno 5) sviluppata in senso antiorario.

– Poi, dando la sinistra al centro della stanza, inizia a camminare lentamente seguendo il filo, con il corpo morbido e rilassato, la pancia molle, il capo appena reclinato sulla spalla sinistra.

– Gira così lungo la spirale, senza farti domande, e immagina di percorrere le volute del guscio della chiocciola, dal punto più esterno fino al punto centrale.

– Giunto al centro inizia a ruotare stancamente su te stesso. Avvertirai stordimento, voglia di sbadigliare e, dopo un po’, di “accucciarti” lì dove sei, nel punto più riparato della chiocciola.

– Quando la voglia di accucciarsi, di chiudere gli occhi e di “mollare tutto” si fa intensa e incontrollabile, raggiungi il letto e rintanati sotto le coperte.

Perché funziona

–   Distoglie il cervello dai consueti riferimenti

–   Spazza via i pensieri e le rimuginazioni

–   Allenta la tensione muscolare

–   Crea la voglia di “lasciarsi andare”

–   Ci riporta a contatto con il corpo

Attraverso questa “passeggiata” nella spirale, stacchiamo dai pensieri che ci tengono aggrappati al giorno e ci abbandoniamo alla notte.

FONTE: Riza

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