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Perché una persona segue una dieta con tanta facilità e un’altra non ci riesce per due giorni di fila? Tutta “colpa” del cervello, che comanda come comportarsi dinanzi alla tentazione di un piatto di patatine fritte.

Responsabile di certe preferenze a tavola è l’anatomia cerebrale: è questa la conclusione alla quale sono giunti alcuni ricercatori dopo aver scoperto che il volume della materia grigia in due regioni del cervello predice la capacità di esercitare il controllo proprio sulle scelte alimentari.

Secondo l’analisi condotta su uomini e donne sani, insomma, la capacità di un individuo di riuscire a resistere al junk food e orientarsi verso cibi salutari è già scritta nella corteccia prefrontale. Uno studio importante, pubblicato sul Journal of Neuroscience, che potrebbe fornire possibili terapie per l’obesità e disturbi correlati, ma che potrebbe anche mirare a sviluppare metodi migliori per valutare e trattare i disturbi alimentari che comportano problemi di autocontrollo, come ad esempio abbuffate nervose e anoressia.

La “neuroeconomia” del cibo

Lo studio appartiene alla scienza della neuroeconomia, che analizza le funzioni cerebrali dietro al processo decisionale”.

I ricercatori in questo campo suggeriscono che ci sono due meccanismi che governano il modo in cui scegliamo il cibo che mangiamo. Innanzitutto, valutiamo ogni caratteristica di un prodotto alimentare. Una caratteristica, ad esempio, potrebbe essere “bontà”, mentre un’altra potrebbe essere “salubrità”. Poi selezioniamo il prodotto che ha il valore totale più alto dopo aver preso in considerazione l’importanza che diamo a ciascuna funzionalità.

La professoressa Hilke Plassmann, docente in neuroscienze, e i suoi colleghi hanno voluto indagare su quali strutture cerebrali potrebbero essere coinvolte in tali scelte e se c’è qualcosa che potrebbe predire la capacità di selezionare quelle sane. Così hanno studiato i dati di imaging da scansioni cerebrali di persone sane – 45 uomini e 78 donne – mentre mettevano in campo delle scelte sul cibo, esaminando se differenze più stabili nell’anatomia del cervello potevano spiegare variazioni nell’autocontrollo.

Ebbene, analizzando i dati raccolti da tre precedenti studi e poi i risultati di questi esperimenti, i ricercatori hanno scoperto che un maggiore volume nella corteccia prefrontale dorsolaterale e ventromediale era da associare a un migliore autocontrollo alimentare attraverso diversi obiettivi dietetici e gruppi di partecipanti (i risultati hanno rivelato cioè che le persone con più volumi di materia grigia tendevano a mostrare più autocontrollo).

Dal momento che la struttura cerebrale può mutare nel corso del tempo in base allo stile di vita, queste regioni del cervello risultano essere a questo punto degli obiettivi da esplorare nella progettazione di interventi che promuovono scelte salutari. Nel senso che in futuro, potremmo essere in grado di proporre interventi basati sul cervello, in modo da poter cambiare la densità della materia grigia in queste regioni“.

Un obiettivo ambizioso, utile soprattutto per sconfiggere le patologie legate ai disturbi alimentari.

FONTE: Germana Carillo (Greenme)

 

(ENGLISH VERSION)

Why does a person follow a diet so easily and another fails for two days in a row? It is all “fault” of the brain, which commands how to behave in front of the temptation of a plate of chips.

The brain anatomy is responsible for certain preferences at the table: this is the conclusion reached by some researchers after discovering that the volume of gray matter in two brain regions predicts the ability to exercise control over food choices.

According to the analysis conducted on healthy men and women, in short, the ability of an individual to be able to resist junk food and move towards healthy foods is already written in the prefrontal cortex. An important study, published in the Journal of Neuroscience, which could provide possible therapies for obesity and related disorders, but which could also aim to develop better methods to assess and treat eating disorders that involve self-control problems, such as nervous binges and anorexia.

The “neuroeconomics” of food

The study belongs to the science of neuroeconomics, which analyzes the “brain functions behind the decision-making process”.

Researchers in this field suggest that there are two mechanisms that govern the way we choose the food we eat. First of all, we evaluate every characteristic of a food product. A characteristic, for example, could be “goodness”, while another could be “wholesomeness”. Then we select the product that has the highest total value after taking into account the importance we give to each feature.

Professor Hilke Plassmann, a neuroscience professor, and her colleagues wanted to investigate which brain structures might be involved in such choices and if there is anything that could predict the ability to select healthy ones. So they studied imaging data from brain scans of healthy people – 45 men and 78 women – while they were making food choices, examining whether more stable differences in brain anatomy could explain variations in self-control.

Well, analyzing the data collected from three previous studies and then the results of these experiments, the researchers found that greater volume in the dorsolateral and ventromedial prefrontal cortex was to be associated with better self-control through different dietary objectives and groups of participants (the results revealed that people with more volumes of gray matter tended to show more self-control).

Since the brain structure can change over time according to lifestyle, these brain regions turn out to be at this point targets to be explored in the design of interventions that promote healthy choices. In the sense that “in the future, we may be able to propose interventions based on the brain, so that we can change the density of gray matter in these regions”.

An ambitious goal, especially useful for defeating diseases related to eating disorders.

SOURCE: Germana Carillo (Greenme)

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Smettere di mangiare carboidrati raffinati e zuccheri almeno per un mese, è uno dei più bei regali che tu possa fare a te stesso e alla tua salute.

Se ci segui ed hai già sperimentato su di te il Reset, lo speciale programma di 30 giorni in cui elimini dalle tue abitudini pane, pasta, pizza, cereali e zuccheri sotto ogni forma, sai già di cosa sto parlando.

I doni che ne potrai ricevere sono davvero molti sia a livello fisico sia a livello mentale, dato che, come vedremo in questo articolo, l’assunzione di carboidrati raffinati ha un grande impatto sulla nostra mente.

Al contrario i miglior carboidrati per il nostro corpo e la nostra mente sono quelli naturalmente contenuti nella verdura e nella frutta.

Prima di tagliare il traguardo di un rinnovato benessere è probabile che, tu vada incontro a degli effetti collaterali.

Questi possono verificarsi sia se stai seguendo il Reset proposto dal Metodo Energy, sia se hai deciso in modo autonomo di eliminare temporaneamente questi alimenti dalla tua tavola.

Voglio tranquillizzarti subito, sono effetti temporanei e saranno più o meno evidenti a seconda dello stato dell’infiammazione generale in cui versa il tuo corpo e da quanto debole è la tua capacità di digestione.

Molto dipende poi da quanto carboidrati raffinati e zuccheri sono stati presenti nella tua dieta quotidiana prima di cambiare abitudini alimentari.

Un radicale cambio di marcia

Ricordati che stai staccando la spina, eliminando l’assunzione di alimenti che ti intossicavano.

Stai insegnando al tuo corpo a cambiare abitudini e ricavare energia e nutrimento non più dagli zuccheri, ma dai grassi.

Al corpo succede proprio come quando decidiamo di far andare il motore della nostra auto da benzina a metano: può perdere momentaneamente qualche colpo, rallentare, per poi, una volta “switchato”, ripartire nel pieno delle sue potenzialità.

Tossine, addio!

Anche se potrai viverli come effetti spiacevoli, in realtà sono sintomi dell’avvio di una profonda depurazione messa in atto dal tuo organismo.

Innumerevoli tossine stanno uscendo dagli organi in cui erano intrappolate da chissà quanto tempo e ti stanno abbandonando.

Devi solo avere un po’ di pazienza, giusto il tempo che il processo si compia.

Principali effetti collaterali e le strategie per superarli

Vediamo ora più da vicino di cosa si tratta.

Il fenomeno della chetosi nutrizionale

Eliminando i carboidrati raffinati e gli zuccheri dopo circa tre giorni, il corpo finite le riserve, inizia a rilasciare nel sangue i chetoni o corpi chetonici (molecole di acetone, acetoacetato, beta-idrossibutirrato) quale carburante alternativo.

Questa flessibilità del metabolismo ha permesso la sopravvivenza dell’uomo primitivo: i chetoni hanno potuto garantire al corpo e al cervello, un carburante di riserva nei vari periodi di carestia.

La presenza di chetoni nel sangue indica dunque che sei in “chetosi” e che il corpo sta iniziando a bruciare grassi.

Quando questo avviene hai la sensazione di sentirti “avvelenato” e “appesantito” e potresti accusare alito cattivo, leggera nausea, stanchezza.

Oltre ai chetoni, anche le tossine stanno uscendo e, tempo una settimana o due, dipende da quanto congestionato è il tuo fegato, torni a fiorire.

Essere in uno stato di chetosi, non deve allarmarti e livelli tra gli 0,5 e 3 millimoli di chetoni per litro, sono considerati ottimali nel garantire importanti benefici per la salute.

Valori che raramente si superano quando elimini dalla dieta i carboidrati, in quanto come già detto, il cervello e il corpo, iniziano a bruciare corpi chetonici, per cui non si rischia un loro eccessivo accumulo nel sangue.

Per affrontare meglio i sintomi dell’entrata in chetosi:

  • bevi di più per accelerare la fuoriuscita delle tossine
  • fai più volte al giorno l’oil pulling l’antica pratica della pulizia e dell’igiene del cavo orale
  • sono un ottimo aiuto anche le tisane di tarassaco, menta, semi di finocchio e cardamomo

Stanchezza e senso di spossatezza

Anche queste fanno parte del processo. Alcuni si sentono subito forti, sintomo che la loro energia vitale è alta, altri subiscono invece un contraccolpo.

Più eri in preda al picco glicemico, più inizialmente ti sentirai stanco.

Sarà un periodo più o meno lungo a seconda di quante tossine hai accumulato e dell’efficacia della digestione.

Oltre ad avere pazienza ed aspettare che il corpo sia pronto ad andare a grassi, verdure e proteine per vivere, ecco una strategia per rinvigorirti:

  • prenditi un Energy Coffee o uno Smart Cappuccino, le nostre bevande ricche di nutrienti energetici che trovi nello shop
  • aggiungi sempre grassi (olio di cocco o ghi) alle pietanze
  • scopri il grande aiuto che possono darti super cibi come açai, baobab, maqui
  • non esagerare con l’attività fisica

Nervosismo e una leggera tristezza

Sono due stati legati all’impatto che hanno sulla nostra mente l’eliminazione di zuccheri e carboidrati. Questi, stimolando gli stessi recettori degli oppiacei, ti fanno sentire felice e appagato.

Ora sospendendoli e venendo meno questo stimolo, può accadere che tu ti senta, al contrario, un po’ triste e nervoso.

Effetti che spariscono man mano che te ne libererai per poi finalmente ritrovarti forte, sveglio e consapevole, non più in preda a sbalzi d’umore, sintomo tipico del picco glicemico.

Nel frattempo cucinati con amore cose buone: è un ottimo modo per compensare la sensazione di privazione passeggera che scomparirà entro massimo dieci giorni, a patto che la sospensione dai carboidrati e zuccheri sia totale.

Crisi di astinenza da zucchero

Quando associ lo zucchero a carboidrati raffinati con glutine, come nel caso di un semplice panino con la cioccolata, fette biscottate con la marmellata, dolci vari comprati al forno o fatti in casa, stai innescando nel cervello un effetto molto simile a quello degli oppiacei.

Come nel consumo degli oppiacei, zucchero e grano producono vere e proprie crisi di astinenza e possono comportare:

  • affaticamento estremo
  • annebbiamento
  • irritabilità
  • scarsa concentrazione
  • depressione

Tutti sintomi che scompaiono dopo circa una settimana di astinenza.

A creare questo vincolo sono dei polipeptidi, sostanze prodotte dalla digestione di zucchero e glutine che hanno la capacità di oltrepassare la barriera emato-encefalica.

Una volta penetrati nel cervello, si legano ai recettori della morfina, gli stessi a cui si legano gli oppiacei.

Tenere a bada questa finta fame, è semplice:

  • aumenta in questo periodo la quantità di grassi sani, verdure, proteine
  • bevi fuori pasto anche solo una tazza di acqua calda con un cucchiaino di ghi: ti farà sentire subito nutrito a fondo e soddisfatto.

 In conclusione

carboidrati raffinati

Saper riconoscere questi sintomi, dar loro il giusto peso, non lasciarti sopraffare né tantomeno scoraggiare, è fondamentale per godere poi di grandi benefici.

A volte le persone sono spaventate da questi segnali di profonda disintossicazione e gettano la spugna solo dopo qualche giorno.

Si convincono che sia pericoloso sospendere i carboidrati perdendo in realtà una grande occasione per migliorare il loro stato di salute generale.

 

FONTE: EnergyTraining

 

(ENGLISH VERSION)

Stop eating refined carbohydrates and sugars for at least a month, it is one of the most beautiful gifts you can give yourself and your health.

If you follow us and you have already tested on you the Reset, the special program of 30 days in which you eliminate from your habits bread, pasta, pizza, cereals and sugars in every form, you already know what I’m talking about.

The gifts that you can receive are really many both physically and mentally, since, as we will see in this article, the intake of refined carbohydrates has a great impact on our mind.

On the contrary, the best carbohydrates for our body and mind are those naturally contained in vegetables and fruit.

Before cutting the finishing line of a renewed well-being, it is probable that you will experience side effects.

These can occur both if you are following the Reset proposed by the Energy Method, or if you have decided on your own to temporarily eliminate these foods from your table.

I want to reassure you immediately, are temporary effects and will be more or less obvious depending on the state of the general inflammation in which your body is and how weak is your capacity for digestion.

Much depends on how refined carbohydrates and sugars have been present in your daily diet before changing eating habits.

A radical change of gear

Remember that you are unplugging, eliminating the intake of food that poisoned you.

You are teaching your body to change habits and get more energy and nourishment from sugars, but from fats.

Two ways that we deepened and compared in this article: “Sugars or fats? Discover the right fuel to stay healthy “

The body happens just like when we decide to run the engine of our car from gasoline to methane: it can momentarily lose a few hits, slow down, and then, once “switchato”, start again at full potential.

Toxins, goodbye!

Even if you can experience them as unpleasant effects, they are actually symptoms of the start of a deep purification carried out by your body.

Countless toxins are coming out of the organs where they were trapped by who knows how long they are leaving you.

You just have to be patient, just the time that the process is accomplished.

Major side effects and strategies to overcome them

Let’s take a closer look at what it is.

The phenomenon of nutritional ketosis

By eliminating refined carbohydrates and sugars after about three days, the body finished reserves, begins to release ketones or ketone bodies into the blood (molecules of acetone, acetoacetate, beta-hydroxybutyrate) as an alternative fuel.

This flexibility of metabolism has allowed the survival of primitive man: the ketones have been able to guarantee the body and the brain, a reserve fuel in the various periods of famine.

The presence of ketones in the blood therefore indicates that you are in “ketosis” and that the body is starting to burn fat.

When this happens you have the feeling of feeling of being “poisoned” and “burdened” and you could accuse bad breath, light nausea, fatigue.

In addition to ketones, even toxins are coming out and, time a week or two, depends on how congested your liver is, you come back to bloom.

Being in a state of ketosis, should not be alarmed and levels between 0.5 and 3 millimoles of ketones per liter, are considered optimal in ensuring important health benefits.

Values ​​that are rarely exceeded when you eliminate carbohydrates from the diet, as already said, the brain and the body, begin to burn ketone bodies, so you do not risk their excessive accumulation in the blood.

To better address the symptoms of entry into ketosis:

  • drink more to accelerate the release of toxins
  • do the oil pulling the ancient practice of cleaning and oral hygiene several times a day
  • dandelion teas, mint, fennel seeds and cardamom are also a great help
  • Tiredness and exhaustion

These are also part of the process. Some feel strong immediately, a symptom that their life energy is high, while others are suffering a backlash.

The more you were in the grip of the glycemic peak, the more you will feel tired first.

It will be a more or less long period depending on how many toxins you have accumulated and the effectiveness of digestion.

Besides having patience and waiting for the body to be ready to go to fats, vegetables and proteins to live, here’s a strategy to rejuvenate:

Take an Energy Coffee or a Smart Cappuccino, our energy-rich drinks found in the shop
always add fat (coconut oil or ghee) to the dishes
discover the great help that can give you super foods like açai, baobab, maqui
do not exaggerate with physical activity
Nervousness and a slight sadness

There are two states linked to the impact of sugar and carbohydrates on our minds. These, stimulating the same opiate receptors, make you feel happy and satisfied.

Now suspending them and failing this stimulus, it may happen that you feel, on the contrary, a little sad and nervous.

Effects which disappear as they do you free yourself to finally find yourself strong, awake and aware, no longer prey to mood swings, typical symptom of the glycemic peak.

Meanwhile cooked with love good things: it’s a great way to compensate for the temporary feeling of deprivation which will disappear within a maximum of ten days, provided that the suspension from carbohydrates and sugars is total.

Sugar abstinence crisis

When you associate sugar in refined carbohydrates with gluten, as in the case of a simple sandwich with chocolate, biscuits with jam, various sweets bought baked or homemade, you are triggering the brain a very similar effect to that of the opiates.

As in the consumption of opiates, sugar and wheat produce real abstinence and can involve:

  • extreme fatigue
  • fogging
  • irritability
  • poor concentration
  • depression

All symptoms that disappear after about a week of abstinence.

To create this constraint are polypeptides, substances produced by the digestion of sugar and gluten that have the ability to cross the blood-brain barrier.

Once they have entered the brain, they bind to the morphine receptors, the same to which the opiates are bound.

Keeping this fake hunger at bay is simple:

  • in this period the quantity of healthy fats, vegetables and proteins increases
  • drink a cup of hot water with a teaspoon of ghee outside the meal: it will immediately make you feel deeply fed and satisfied.

In conclusion

Knowing how to recognize these symptoms, give them the right weight, do not be overwhelmed or discouraged, it is essential to then enjoy great benefits.

Sometimes people are scared of these signs of deep detoxification and throw in the towel only after a few days.

They are convinced that it is dangerous to suspend carbohydrates and actually lose a great opportunity to improve their general health.

SOURCE: EnergyTraining

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Il fucus è un’alga eccezionale per attivare un’azione stimolante sul metabolismo dei lipidi o più comunemente dei grassi, indispensabile per dimagrire.

 

Il Fucus vesiculosus, chiamato anche alga bruna o quercia marina, è un’alga che prospera sulle coste dell’Oceano Atlantico, del mare del Nord, in Groenlandia, Norvegia, ma anche nelle Isole Azzorre e nelle Indie occidentali. La quercia marina è facilmente riconoscibile per le caratteristiche foglie a ventaglio simili a quelle della quercia, cosparse di vescicole globose piene d’aria che la fanno galleggiare, ed è tra le alghe più utilizzate in fitoterapia per contrastare i disturbi connessi a un’insufficienza del metabolismo basale. Nelle estremità di alcune lamine, l’alga bruna presenta anche piccole sacche ovoidali, simili ad olive ripiene di una sostanza gelatinosa verde-arancio.

Ad accorgersi delle proprietà dimagranti della quercia marina fu un medico francese, Duchesne-Duparc, che nel 1862 – mentre sperimentava l’uso dell’alga bruna per combattere la psoriasi – si accorse che quest’alga aveva un’azione stimolante sul metabolismo dei grassi, ed iniziò ad usarla con successo nel trattamento dell’obesità.

Composizione chimica della quercia marina

Riccchissima di iodio organico e inorganico, mucopolisaccaridi (acido alginico, fucoidano e laminarina), polifenoli, fucosterolo, fuxoxantina, lipidi polari, oligoelementi, vitamine (B1, C ed E), tannini, steroli vegetali, e saliminerali (iodio, bromo, potassio, sodio, magnesio, ferro). La quercia marina agisce in modo particolare sulla tiroide, che utilizza la sua ricchezza in iodio e microelementi per la produzione degli ormoni tiroidei tiroxina e triiodotironina, indispensabili per aumentare il metabolismo basale, accelerare il ricambio e riequilibrare il processo di sintesi dei grassi da parte del nostro organismo. La sua azione stimolante è quindi utile anche in tutti i casi ipotiroidismo e nei disturbi ad esso connesso.

Per questo è utilizzata sia per dimagrire che per riequilibrare il ricambio e contrastare patologie della pelle come la cellulite, causata dalla perdita di capacità di ricambio da parte delle cellule del derma.

Le proprietà curative della quercia marina

Oltre a contrastare sovrappeso, obesità e cellulite, la quercia marina possiede numerose altre virtù che la rendono utile in numerose patologie, tra le quali:

  • Gastroprotettiva e antiulcerosa Le mucillagini che compongono gli alginati della quercia assorbono molta acqua e, una volta arrivati nello stomaco, si trasformano in un denso gel viscoso che riveste e protegge la mucosa gastrica e ne riduce la secrezione acida, costituendo anche un efficace antidoto al reflusso gastrico.
  • Lassativo naturale La massa di gel vischioso formata dall’alga bruna nell’intestino, stimola la peristalsi favorendo il transito intestinale con un’azione lassativa non irritante, che libera i visceri senza infiammarli come i lassativi su base irritativa, che alla lunga possono creare pericolose infiammazioni e diverticoliti.
  • Antidiabetica Secondo numerosi studi sperimentali, gli alginati presenti nell’alga bruna hanno una provata attività antidiabetica, riducendo significativamente l’indice glicemico e i trigliceridi nelle cavie.
  • Antibatterica e antinfiammatoria Altri studi hanno dimostrato che l’alga bruna è utile per contrastare le infezioni batteriche da Staphilococco aureo, Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli. L’azione antimicrobica sarebbe dovuta ad alcuni batteri marini isolati sulla superfice dell’alga bruna, capaci di sintetizzare antibiotici totalmente innovativi come struttura chimica, mentre il fucoidano ha un’azione potentemente antinfiammatoria.
  • Antiage Gli alginati della quercia marina appaiono in grado di attivare una glicoproteina coinvolta nella sintesi del collagene. Secondo uno studio recente, l’estratto acquoso di alga bruna all’1% applicato localmente avrebbe dimostrato attività anti-age.

Le dosi da assumere

La quercia marina è reperibile in commercio sia come estratto secco che come tintura madre. La posologia consigliata per l’estratto secco è variabile in relazione alle diverse case produttrici, si consiglia di usare la dose minima prevista per non incorrere in squilibri. La tintura madre di quercia marina si assume nella dose di 30 gocce diluite in acqua, la mattina a colazione.

Controindicazioni della quercia marina

Prima di assumere la quercia marina consultarsi col medico:

  • non va assunta in caso di cardiopatie, aritmie, tachicardie, ipertensione arteriosa, ipertiroidismo, gravidanza e allattamento.

In caso di ipotiroidismo non assumere assieme a farmaci come l’eutirox per non incorrere in disturbi come tremori, tachicardia, nervosismo, insonnia e ipertensione arteriosa. Non assumere la sera o per periodi superiori a 6 settimane.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The fucus is an exceptional algae to activate a stimulating action on the metabolism of lipids or more commonly fat, essential for weight loss.

The Fucus vesiculosus, also called brown algae or marine oak, is a seaweed that thrives on the coasts of the Atlantic Ocean, the North Sea, in Greenland, Norway, but also in the Azores and in the West Indies. The sea-oak is easily recognizable by the characteristic fan-shaped leaves similar to those of the oak, sprinkled with globose vesicles full of air that make it float, and it is among the most used algae in phytotherapy to counter the disorders related to an insufficiency of the basal metabolism. In the extremities of some laminae, the brown alga also has small ovoid sacs, similar to olives stuffed with a gelatinous orange-green substance.

A French doctor, Duchesne-Duparc, who noticed in 1862 – while experimenting with the use of brown seaweed to fight psoriasis – realized that this alga had a stimulating effect on fat metabolism. , and began to use it successfully in the treatment of obesity.

Chemical composition of marine oak

Rich in organic and inorganic iodine, mucopolysaccharides (alginic acid, fucoidan and laminarine), polyphenols, fucosterol, fuxoxanthin, polar lipids, trace elements, vitamins (B1, C and E), tannins, plant sterols, and saliminerals (iodine, bromine, potassium , sodium, magnesium, iron). The marine oak acts in particular on the thyroid, which uses its richness in iodine and microelements for the production of thyroid hormones thyroxine and triiodothyronine, essential to increase the basal metabolism, accelerate the exchange and rebalance the process of synthesis of fats by the our organism. Its stimulating action is therefore also useful in all cases hypothyroidism and related disorders.

This is why it is used both to lose weight and to rebalance the turnover and to counteract skin diseases such as cellulitis, caused by the loss of spare capacity by the cells of the dermis.

The healing properties of sea oak

In addition to combating overweight, obesity and cellulite, the sea oak has many other virtues that make it useful in many diseases, including:

  • Gastroprotective and antiulcerose The mucilages that make up the alginates of the oak absorb a lot of water and, once arrived in the stomach, they turn into a thick viscous gel that covers and protects the gastric mucosa and reduces its acid secretion, also constituting an effective antidote to reflux gastric.
  • Natural laxative The mass of viscous gel formed by the brown algae in the intestine stimulates peristalsis favoring intestinal transit with a non-irritating laxative action, which releases the viscera without inflaming them like irritative based laxatives, which in the long run can create dangerous inflammation and diverticulitis.
  • Antidiabetic According to numerous experimental studies, alginates present in the brown alga have a proven antidiabetic activity, significantly reducing the glycemic index and triglycerides in guinea pigs.
  • Antibacterial and anti-inflammatory Other studies have shown that brown alga is useful for counteracting bacterial infections by Staphilococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa and
  • Escherichia coli. The antimicrobial action is due to some marine bacteria isolated on the surface of the brown alga, capable of synthesizing totally innovative antibiotics as a chemical structure, while the fucoidan has a potently anti-inflammatory action.
  • Antiage The alginates of the marine oak appear able to activate a glycoprotein involved in the synthesis of the collagen. According to a recent study, the locally applied 1% aqueous brown alga extract would have shown anti-aging activity.

The doses to be taken

The marine oak is commercially available both as a dry extract and as a mother tincture. The recommended dosage for the dry extract is variable in relation to the different manufacturers, it is advisable to use the minimum dose required to avoid imbalances. The mother tincture of marine oak is assumed in the dose of 30 drops diluted in water, in the morning for breakfast.

Contraindications of marine oak

Consult with your doctor before taking marine oak: it should not be taken in case of heart disease, arrhythmias, tachycardias, arterial hypertension, hyperthyroidism, pregnancy and lactation. In case of hypothyroidism do not take together with drugs such as eutirox in order not to incur disorders such as tremors, tachycardia, nervousness, insomnia and arterial hypertension. Do not take in the evening or for periods longer than 6 weeks.

 

SOURCE: Riza

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Ecco per te due “mangia e bevi“ deliziosi che dissetano, sgonfiano e ti arricchiscono di vitamine, minerali e preziosi elementi utili anche per dimagrire.

 

Dopo un pasto particolarmente salato (per esempio una pizza, del fast food o un fritto misto), soprattutto quando fa caldo, puoi sentirti gonfia e veder aumentare il peso anche di un paio di chili in una sola notte! I gonfiori dovuti alla ritenzione provocata dall’eccesso di sale e grassi “cattivi”, oltre a essere antiestetici, appesantiscono il corpo, aumentano la percezione del caldo estivo e favoriscono il sovrappeso. Ecco perché è bene liberarsene velocemente. A tale scopo, ti presentiamo due super ricette facili, dissetanti e anti ristagni. Ecco come prepararle e utilizzarle…

 

Mangia e bevi” diuretico e anti fame

Ingredienti per 1 persona: 100 g di frutti di bosco misti (mirtilli, fragole, more, lamponi); mezzo bicchiere di acqua; 1 cucchiaio di succo di limone; 2 cucchiaini di stevia

Preparazione: frulla tutti gli ingredienti fino a ottenere una crema liscia e morbida. Servi subito in tavola.

Quando assumerlo – Questo mangia e bevi è ottimo a colazione ma, se hai poco appetito o sei di fretta, puoi utilizzarlo non più di due volte a settimana come sostituto del pranzo o della cena. In questo caso al posto dell’acqua usa 120 g di ricotta, resa più morbida aggiungendo qualche cucchiaio di latte.

Mangia e bevi” detox e sciogli grassi

Ingredienti per 1 persona: mezza mela rossa bio con la buccia; mezza zucchina soda e mondata; 1 cucchiaio di succo di limone; mezzo bicchiere di succo di mela del tipo t: frulla tutti gli ingredienti fino a ottenere una crema liscia e morbida. Servi subito in tavola.

Quando assumerlo – Ideale a colazione ma, se hai poco appetito o sei di fretta, puoi utilizzarlo non più di due volte a settimana come sostituto del pranzo o della cena. In questo caso al posto del succo di mela usa 150 g di yogurt greco allo 0% di grassi e aggiungi anche 1 cucchiaio di farina di mandorle.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Here are two delicious “eat and drink” for you that quench your thirst, deflate and enrich you with vitamins, minerals and precious elements also useful for weight loss.

After a particularly salty meal (for example a pizza, fast food or a mixed fry), especially when it’s hot, you can feel bloated and see the weight increase even a couple of pounds in one night! The swelling due to the retention caused by the excess of salt and “bad” fats, besides being unsightly, weigh down the body, increase the perception of summer heat and promote overweight. That’s why it’s good to get rid of it quickly. To this end, we present two super easy recipes, refreshing and anti-stagnant. Here’s how to prepare and use them …

“Eat and drink” diuretic and anti-hunger

Ingredients for 1 person: 100 g mixed berries (blueberries, strawberries, blackberries, raspberries); half a glass of water; 1 tablespoon of lemon juice; 2 teaspoons of stevia

Preparation: blend all the ingredients until a smooth and soft cream is obtained. Serve immediately on the table.

When to take it – This “eat and drink” is great for breakfast but, if you have little appetite or are in a hurry, you can use it no more than twice a week as a substitute for lunch or dinner. In this case, instead of water, use 120 g of ricotta, made softer by adding a few tablespoons of milk.

“Eat and drink” detox and melt fat

Ingredients for 1 person: half an organic red apple with peel; half a courgette, firm and clean; 1 tablespoon of lemon juice; half a glass of t-type apple juice: blend all the ingredients until a smooth and soft cream is obtained. Serve immediately on the table.

When to take it – Ideal for breakfast but, if you have little appetite or are in a hurry, you can use it no more than twice a week as a substitute for lunch or dinner. In this case, instead of apple juice, use 150 g of 0% fat yoghurt and add 1 tablespoon of almond flour.

SOURCE: Riza

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Le prime cause di sovrappeso e diabete sono l’alimentazione ricca di zuccheri e la sedentarietà. Ecco come mantenersi in forma ed evitare queste patologie.

 

Il glucosio (zucchero) nel sangue deriva dai carboidrati assunti con l’alimentazione e i suoi livelli sono regolati da diversi ormoni, primo fra tutti l’insulina. Una dieta ricca di zuccheri e la sedentarietà, nel tempo, riducono la sensibilità dei tessuti all’insulina. In tal modo gli zuccheri nel sangue si alzano, facendo accumulare chili in eccesso e portando al diabete.

Quanto zucchero mangiamo ogni giorno

In Italia, fino agli anni Settanta, si consumava il 60% di zucchero saccarosio semplice (usato per dolci e bevande fatti in casa), mentre il 40% proveniva da alimenti confezionati. Oggi, la maggior parte dello zucchero assunto deriva da cibi elaborati, in particolare quelli di produzione industriale, e non solo dolci e bevande gassate, ma anche hamburger, würstel, salse come ketchup, senape, worchester sauce. Inoltre lo contengono molti tipi di pane, i cibi in scatola e spesso quelli precotti. L’Italia è al nono posto per il consumo, con 25 kg all’anno pro capite, circa 70 g al giorno.

Il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce un’assunzione giornaliera di zucchero (indicando con questo termine glucosio, fruttosio, saccarosio ovvero lo zucchero da tavola, anche quello contenuto in bevande ed alimenti) pari al 10% dell’energia totale giornaliera assimilata attraverso il cibo. In pratica non più di 50g giornalieri di zuccheri (ma bisogna considerare che, per esempio, una lattina di bibita ne contiene circa 40g e la classica bustina che versiamo nel caffè 5g). Tuttavia, sempre secondo l’OMS sarebbe ancora meglio non superare il 5%.

Cosa accade se consumi meno zuccheri

In base alle prove scientifiche, le persone adulte che consumano zucchero entro i limiti indicati dall’OMS hanno un peso corporeo più basso e corrono meno rischi di sviluppare diabete e malattie di cuore e cervello. Ma ridurre questo elemento non basta, occorre anche sostituire pane, pasta e chicchi di cereali raffinati con quelli integrali, in quanto gli zuccheri dei prodotti raffinati nel sangue si comportano proprio come il saccarosio.

I sette campanelli d’allarme del diabete

  1. Aumento di peso
  2. Formazione di grasso addominale
  3. Sonnolenza dopo i pasti
  4. Attacchi improvvisi e frequenti di fame
  5. Problemi di stomaco
  6. Mal di testa frequenti
  7. Frequenza cardiaca alterata

Questi segni possono indicare che i livelli degli zuccheri nel sangue alternano picchi elevati a picchi bassi, situazione tipica di chi eccede, a tavola, con i cibi contenenti zuccheri. In presenza di almeno due di questi sintomi, è fondamentale riequilibrare la dieta, fare attività fisica regolare e rivolgersi al medico per una diagnosi corretta.

Le 10 cose da fare a tavola per una prevenzione efficace

1. Aumenta l’apporto di fibre.

Le fibre presenti nei cereali e derivati integrali (riso, pane, pasta e farine in genere), ma soprattutto nelle verdure, assorbono una parte degli zuccheri forniti dal pasto impedendone l’assimilazione. In tal modo, prevengono i picchi glicemici elevati, possibili cause di rallentamento del metabolismo, della formazione di grasso addominale e di diabete.

2. Consuma proteine in ogni pasto.

Insieme a una quota di cereali o derivati integrali, che forniscano il 50% delle calorie del pasto, consuma anche una quota proteica (il 15%-20% delle calorie totali) alternando pesce, legumi, carni magre, uova, tofu e tempeh, ma anche ricotta (100-150g a persona), fiocchi di latte (le stesse quantità della ricotta), grana e parmigiano (30g a porzione). Le proteine, come le fibre, rallentano l’arrivo degli zuccheri dei cereali e derivati nel sangue. Il pasto si completa con una porzione di verdure (250g di verdure a crudo, oppure 100g di insalata o 50g per quelle dalle foglie più leggere come il songino).

3. Scegli grassi buoni.

Olio extravergine d’oliva (fino a 3,5 cucchiai al giorno), pesce grasso (salmone, sarde, acciughe, tonnetto) 3-4 volte a settimana, avocado (fino a 70g al dì), frutta e semi oleosi come mandorle, noci, semi di chia (fino a 30g al giorno) sono consigliati, in quanto i grassi buoni che contengono ripuliscono le arterie, riducono gli stati infiammatori contribuendo alla prevenzione del diabete. Vanno invece evitati i cibi grassi saturi di origine animale (salumi e insaccati, formaggi e carni rosse) e quelli contenenti grassi idrogenati e olio di palma. Tali elementi sono dannosi per fegato, cistifellea e pancreas, oltre che causa di sovrappeso.

4. Sostituisci lo zucchero con la stevia.

La stevia, oltre a non alzare la glicemia nel sangue, non ha effetti collaterali e contribuisce a ridurre il desiderio di dolce. Ricorda che la stevia ha un potere dolcificante maggiore dello zucchero comune, quindi prima di utilizzarla leggi le indicazioni riportate sulla confezione.

5. Utilizza la cannella.

Questa spezia è un aiuto in più per la prevenzione dei picchi glicemici nel sangue. Questo secondo numerosi studi scientifici e, in particolare quello condotto dai ricercatori della Western University of Health Sciences in Pomona (California) e pubblicato su Annali of Family Medicine.

Tale studio afferma che l’impiego della cannella può ridurre in modo significativo i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici di tipo 2 (quello più comune che deriva soprattutto da errori alimentari). E la spezia può anche essere utile per le persone non diabetiche, ma che hanno problemi di zucchero nel sangue senza saperlo.

6. Consuma alimenti ricchi cromo.

Questo elemento è fondamentale per aumentare l’efficacia dell’insulina e far “stancare” meno il pancreas, contribuendo alla prevenzione del diabete. Lo trovi nei cereali integrali e nei loro derivati, nei formaggi e nelle carni (vedi punto 2). È presente anche nel lievito di birra, quello utilizzato come integratore che trovi in vendita in erboristeria, nei negozi bio e in alcune farmacie e parafarmacie.

7. Mangia la frutta con una piccola quantità di grassi buoni o di proteine.

La frutta, anche quella zuccherina, è consentita nella dieta di chi vuole tenere sotto controllo la glicemia, meglio se consumata come spuntino e accompagnata da grassi buoni come quelli di avocado, semi di chia o frutta oleosa (mandorle, nocciole, noci).

8. Dolci? Sì, meglio però a colazione, con qualche eccezione.

Una fetta di torta casalinga da preparare con farina integrale, stevia al posto dello zucchero e ingredienti classici come latte, uova, burro e lievito è adatta a colazione, da servire con tè e qualche mandorla o caffè e latte. Mentre un cioccolatino fondente con maltitolo o stevia anziché zucchero è un buon dessert, così come 100 g di mango.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista «Nutrition and Metabolic Insights» il consumo giornaliero di 100 grammi di mango può aiutare ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Invece, un gelato può occasionalmente sostituire un pasto, purché abbia ingredienti proteici (latte, uova) e poco zucchero aggiunto.

9. Bevande zuccherate? No, nemmeno quelle light.

Lo zucchero che arriva nel sangue attraverso i liquidi crea i picchi glicemici più elevati, danneggia le cellule del pancreas e riduce la sensibilità all’insulina più velocemente, porta a grasso addominale e diabete. Da evitare anche dolcificanti di sintesi come aspartame, ciclammati e simili, che aumentano la dipendenza dal sapore dolce, rallentano il metabolismo e sono comunque, anche se indirettamente, fattore predisponente al diabete.

10. Mantieniti idratato.

È importante bere almeno 8 bicchieri d’acqua al dì, 3-4 tazze di tè verde e un decotto di bardana al giorno (metti 2 cucchiaini di radice spezzattata in 150ml d acqua in ebollizione per 3 minuti; lascia riposare per 5 minuti, filtra e bevi).

Oltre ad assicurarsi un’idratazione ottimale, si contribuisce alla prevenzione del diabete. Inoltre, ricorda che quando mangi un dolce, bere subito dopo un bicchiere d’acqua contribuisce a diluire gli zuccheri che contiene, riducendone l’impatto sul sangue.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The first causes of overweight and diabetes are nutrition rich in sugar and a sedentary lifestyle. Here’s how to stay fit and avoid these conditions.

The glucose (sugar) in the blood comes from the carbohydrates taken with food and its levels are regulated by different hormones, first of all insulin. A diet rich in sugars and sedentary lifestyle, over time, reduce the sensitivity of tissues to insulin. In this way the sugars in the blood rise up, accumulating excess pounds and leading to diabetes.

How much sugar do we eat every day

In Italy, up to the seventies, 60% of simple sucrose sugar was consumed (used for homemade cakes and drinks), while 40% came from packaged foods. Today, most of the sugar consumed comes from processed foods, especially those of industrial production, and not only sweets and carbonated drinks, but also hamburgers, sausages, sauces such as ketchup, mustard, worchester sauce. They also contain many types of bread, canned foods and often pre-cooked ones. Italy is in ninth place for consumption, with 25 kg per capita per year, around 70 g per day.

The opinion of the World Health Organization

The World Health Organization (WHO) suggests a daily intake of sugar (indicating this term glucose, fructose, sucrose or table sugar, even that contained in beverages and food) equal to 10% of the total daily energy assimilated through food. In practice no more than 50g of sugar per day (but we must consider that, for example, a can of drink contains about 40g and the classic sachet that we pour into coffee 5g). However, according to the WHO, it would still be better not to exceed 5%.

What happens if you use less sugar

According to scientific evidence, adult people who consume sugar within the limits indicated by the WHO have lower body weight and run less risk of developing diabetes and diseases of the heart and brain. But reducing this element is not enough, it is also necessary to replace bread, pasta and refined grains with whole grains, as the sugars of refined products in the blood behave just like sucrose.

The seven alarm bells of diabetes

1. Weight gain

2. Formation of abdominal fat

3. Drowsiness after meals

4. Sudden and frequent attacks of hunger

5. Stomach problems

6. Frequent headaches

7. Altered heart rate

These signs may indicate that blood sugar levels alternate high peaks with low peaks, a situation typical of those who exceed, at the table, with foods containing sugars. In the presence of at least two of these symptoms, it is essential to rebalance the diet, exercise regular physical activity and contact the doctor for a correct diagnosis.

The 10 things to do at the table for effective prevention

1. Increase fiber intake.

The fibers present in cereals and wholemeal derivatives (rice, bread, pasta and flour in general), but above all in vegetables, absorb a part of the sugars supplied by the meal, preventing their assimilation. In this way, they prevent high glycemic peaks, possible causes of slowing down of the metabolism, of the formation of abdominal fat and of diabetes.

2. Consume proteins in every meal.

Together with a quota of cereals or wholemeal derivatives, which provide 50% of the calories of the meal, it also consumes a protein share (15% -20% of total calories) alternating fish, legumes, lean meats, eggs, tofu and tempeh, but also ricotta (100-150g per person), flakes of milk (the same amounts of ricotta), parmesan and parmesan (30g per serving). Proteins, like fibers, slow down the arrival of sugars from cereals and blood derivatives. The meal is completed with a portion of vegetables (250g of raw vegetables, or 100g of salad or 50g for those with lighter leaves such as the songino).

3. Choose good fats.

Extra virgin olive oil (up to 3.5 spoons a day), fatty fish (salmon, sardines, anchovies, tuna) 3-4 times a week, avocado (up to 70g per day), fruit and oil seeds such as almonds, walnuts, chia seeds (up to 30g per day) are recommended, as the good fats they contain clean up the arteries, reduce inflammatory states contributing to the prevention of diabetes. Instead saturated fats of animal origin (cured meats and sausages, cheeses and red meats) and those containing hydrogenated fats and palm oil should be avoided. These elements are harmful to the liver, gall bladder and pancreas, as well as causing overweight.

4. Replace sugar with stevia.

The stevia, in addition to not raise blood sugar in the blood, has no side effects and helps reduce the desire for sweet. Remember that stevia has a sweetening power greater than common sugar, so before using it read the instructions on the package.

5. Use cinnamon.

This spice is an additional aid for the prevention of blood glucose peaks. This according to numerous scientific studies and, in particular that conducted by researchers at the Western University of Health Sciences in Pomona (California) and published in Annals of Family Medicine.

This study states that the use of cinnamon can significantly reduce the blood sugar levels of type 2 diabetics (the most common type of blood that comes mainly from eating errors). And the spice can also be useful for non-diabetic people, but who have blood sugar problems without knowing it.

6. Consume foods rich in chromium.

This element is essential to increase the effectiveness of insulin and make the pancreas less “tired”, contributing to the prevention of diabetes. You can find it in whole grains and their derivatives, in cheese and in meat (see point 2). It is also present in brewer’s yeast, the one used as a supplement that you can find for sale in herbal medicine, in organic stores and in some pharmacies and parapharmacies.

7. Eat fruit with a small amount of good fats or protein.

The fruit, even the sugary one, is allowed in the diet of those who want to keep the blood sugar under control, better if consumed as a snack and accompanied by good fats such as avocado, chia seeds or oily fruits (almonds, hazelnuts, walnuts).

8. Sweets? Yes, but better at breakfast, with some exceptions.

A slice of homemade cake to be prepared with whole wheat flour, stevia instead of sugar and classic ingredients like milk, eggs, butter and yeast is suitable for breakfast, to be served with tea and some almonds or coffee and milk. While a dark chocolate with maltitol or stevia instead of sugar is a good dessert, as well as 100g of mango.

According to a study published in the journal “Nutrition and Metabolic Insights” the daily consumption of 100 grams of mango can help lower blood sugar levels. Instead, an ice cream can occasionally replace a meal, provided it has protein ingredients (milk, eggs) and little added sugar.

9. Sweetened drinks? No, not even light ones.

The sugar that arrives in the blood through the liquids creates the highest glycemic peaks, damages the cells of the pancreas and reduces insulin sensitivity faster, leads to abdominal fat and diabetes. Also to avoid synthetic sweeteners such as aspartame, cyclamates and the like, which increase the dependence on sweet taste, slow down the metabolism and are however, albeit indirectly, predisposing factor to diabetes.

10. Stay hydrated.

It is important to drink at least 8 glasses of water a day, 3-4 cups of green tea and a decoction of burdock a day (put 2 teaspoons of root broken in 150ml of boiling water for 3 minutes, let stand for 5 minutes, filter and drink).

In addition to ensuring optimal hydration, it contributes to the prevention of diabetes. Also, remember that when you eat a dessert, drink immediately after a glass of water helps to dilute the sugars it contains, reducing its impact on the blood.

SOURCE: Riza

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Grassi saturi e alimenti ricchi di calorie no; fibre, vitamine, cipolle, e aglio, frutta e verdura sì.

 

La dieta antinfiammatoria sembra davvero capace di prevenire non solo il cancro (all’appartai digerente, mammella, polmone, prostata e altri) ma anche i linfomi non Hodgkin. lo dice uno studio svolto grazie a un finanziamento Airc da epidemiologi di cro. centro di riferimento oncologico di Aviano, coordinati da Guido Serraino. 

 

La notizia in fondo non stupisce, perché è noto da anni che l’infiammazione è un motore del processo di cancerogenesi e che il grasso in eccesso, soprattutto addominale, è una delle principali fonti di infiammazione dell’organismo.

Spiega Serraino:

  • “Un paio di anni fa, sulla base di centinaia di studi pubblicato fino al 2015, un gruppo americano con cui anche noi collaboriamo ha stillato l’indice infiammatorio di una quarantina di alimenti, ovvero una  valutazione numerica di quanto una certa categoria di cibi o singoli alimenti possano stimolare la sintesi e il rilascio di molecole proinfiammatorie. Tra i virtuosi ci sono la vitamina B6 (farine integrali, salmone, nocciole) e le fibre, tra i peggiori i grassi saturi, mentre lo zucchero ha un potere proinfiammatorio, ma di modesta intetità.Usando questi parametri per valutare la dieta di oltre 500 malati di linfoma, e un gruppo di controllo di oltre 900 persone sane abbiamo mostrato l’esistenza di una correlazione tra dieta e malattia: in media, gli uomini (ma non le donne) che mangiano peggio hanno un aumento del rischio di linfoma del 60%”

I dati di Serraino confermano così che la dieta mediterranea, piena di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie e povera di carni rosse e grassi saturi, è il miglior menù possibile.

 

FONTE: La Repubblica ( Agnese Codignola)

 

(ENGLISH VERSION)

Saturated fat and foods rich in calories should not be eaten; fiber, vitamins, onions, and garlic, fruit and vegetables are the recommended food.

The anti-inflammatory diet seems to be able to prevent not only cancer (to the digestive appendage, breast, lung, prostate and others) but also non-Hodgkin’s lymphomas. Says a study done thanks to an Airc funding from epidemiologists of Cro. Oncological reference center of Aviano, coordinated by Guido Serraino.

The news is not surprising, because it has been known for years that inflammation is an engine of the process of carcinogenesis and that excess fat, especially abdominal, is one of the main sources of inflammation of the body.

Dr Serraino explains:

  • “A couple of years ago, based on hundreds of studies published until 2015, an American group with whom we also collaborate has drowned the inflammatory index of about forty foods, or a numerical assessment of how much a certain category of food or individual foods can stimulate the synthesis and release of pro-inflammatory molecules. Among the virtuous ones there are vitamin B6 (wholemeal flours, salmon, hazelnuts) and fibers, among the worst saturated fats, while sugar has a pro-inflammatory power, but of modest intensity. Using these parameters to evaluate the diet of over 500 lymphoma patients, and a control group of over 900 healthy people, we showed the existence of a correlation between diet and disease: on average, men (but not women) who eat worse they have an increased risk of lymphoma by 60% “

The data from Serraino confirm that the Mediterranean diet, full of antioxidant and anti-inflammatory substances and low in red meat and saturated fats, is the best possible menu.

SOURCE: La Repubblica (Agnese Codignola)

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Per mantenere la salute dovremmo assumere il giusto quantitativo di fibre ogni giorno. Se questo non avviene il nostro corpo ci manda alcuni segnali per farci capire che siamo in carenza di queste sostanze. Ecco quali sono i sintomi da non sottovalutare.

Siamo soliti assumere fibre con l’alimentazione, sostanze particolarmente importanti per favorire i processi digestivi, il corretto funzionamento dell’intestino e, come provato da alcune ricerche, diminuire il rischio di sviluppare malattie croniche come diabete e cancro.

Le fibre si trovano soprattutto negli alimenti integrali, nei legumi, nella frutta e nella verdura. In alcuni casi però la nostra dieta ne è carente, ecco allora che potrebbero comparire i seguenti sintomi:

1. Stitichezza

Il primo e più frequente sintomo di una carenza di fibre è indubbiamente la stitichezza, queste sostanze aiutano infatti la motilità intestinale e di conseguenza la naturale regolarità.

2. Gonfiore addominale

Una carenza di fibre può manifestarsi con gonfiore addominale e crampi. La pancia gonfia e il meteorismo fanno sempre parte di un quadro in cui l’intestino è irritato e spesso non riesce a liberarsi bene dalle feci creando ristagno e fermentazione.

3. Problemi digestivi

Assumere il giusto quantitativo di fibre aiuta anche la digestione, una carenza può dunque far comparire problemi a livello del corretto funzionamento dello stomaco.

4. Sonnolenza dopo i pasti

A causa delle difficoltà digestive e dell’intestino sovraccarico è facile che, se le fibre che assumiamo non sono sufficienti, compaia sonnolenza dopo i pasti.

5. Senso di fame

Le fibre tendono a saziare e dunque un’alimentazione che le contiene nella giusta misura ci aiuta a tenere a bada il senso di fame. In caso contrario potremmo aver bisogno nuovamente di mangiare anche poco tempo dopo aver consumato un pasto.

6. Emorroidi e ragadi

La difficoltà di evacuare dovuta alla scarsa assunzione di fibre può portare come effetto collaterale anche alla comparsa di emorroidi e ragadi che peggiorano il quadro complessivo.

7. Colesterolo alto

Diversi studi hanno dimostrato che le fibre aiutano a tenere a bada il colesterolo cattivo, non assumerne a sufficienza può  dunque farci trovare alle prese con un problema di colesterolo alto (dovuto ovviamente anche ad altri fattori).

8. Glicemia alta

Un effetto negativo della carenza di fibre si può riscontrare anche sulla glicemia che queste sostanze presenti nei cibi contribuiscono a ridurre compensando in qualche modo l’eccesso di zuccheri.

9. Tendenza ai diverticoli

L’intestino messo in crisi dalla carenza di fibre può sviluppare anche alcune patologie tra cui la diverticolosi ovvero la comparsa di anse intestinali che tendono ad infiammarsi diventando molto dolorose.

10. Tendenza al sovrappeso

Le fibre ci aiutano a mantenere il peso forma. Una carenza, associata ad un’alimentazione errata e alla sedentarietà, può farci incorrere in problemi di sovrappeso.

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

To maintain health we should take the right amount of fiber every day. If this does not happen, our body sends us some signals to make us understand that we are lacking these substances. Here are the symptoms that should not be underestimated.

We usually take fiber with food, particularly important substances to promote digestive processes, the proper functioning of the intestine and, as proven by some research, decrease the risk of developing chronic diseases such as diabetes and cancer.

The fibers are found mainly in whole foods, legumes, fruits and vegetables. In some cases, however, our diet is lacking, so that the following symptoms may appear:

1. Constipation

The first and most frequent symptom of fiber deficiency is undoubtedly constipation, these substances in fact help intestinal motility and consequently natural regularity.

2. Abdominal swelling

A lack of fiber can manifest itself with abdominal swelling and cramps. The swollen belly and the meteorism are always part of a picture in which the intestine is irritated and often can not get rid of the faeces well by creating stagnation and fermentation.

3. Digestive problems

Assuming the right amount of fiber also helps digestion, a deficiency can therefore bring problems to the level of proper functioning of the stomach.

4. Drowsiness after meals

Because of the digestive difficulties and the overloaded intestine it is easy to see drowsiness after meals if the fibers we are taking are not sufficient.

5. Sense of hunger

The fibers tend to satiate and therefore a diet that contains them in the right measure helps us to keep the sense of hunger at bay. Otherwise we may need to eat again a short time after having eaten a meal.

6. Hemorrhoids and fissures

The difficulty of evacuating due to scarce fiber intake can also lead to the appearance of hemorrhoids and fissures that worsen the overall picture.

7. High cholesterol

Several studies have shown that the fibers help to keep bad cholesterol at bay, not taking enough can therefore make us find ourselves dealing with a problem of high cholesterol (obviously due to other factors).

8. High blood sugar

A negative effect of fiber deficiency can also be found on the glycemia that these substances present in foods help to reduce by compensating in some way the excess of sugars.

9. Tendency to diverticula

The intestine put in crisis by the lack of fibers can also develop some diseases including diverticulosis or the appearance of intestinal loops that tend to ignite and become very painful.

10. Tendency to overweight

The fibers help us to maintain a healthy weight. A deficiency, associated with a wrong diet and a sedentary lifestyle, can make us run into overweight problems.

SOURCE: Greenme

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