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Posts Tagged ‘FITOTERAPIA’

Assumilo prima dei pasti: fai scorta di fibre depurative e ripulisci a fondo il colon: così inizi subito a smaltire i chili in eccesso.

 

La natura ci ha messo a disposizione un vero e proprio prodigio per depurare il nostro intestino: il baobab. I frutti di quest’albero, originario dell’Africa, contengono tutto quello che serve per un trattamento detox completo, a cominciare dalle fibre. Alimento prediletto dei batteri intestinali che favoriscono il dimagrimento, le fibre si presentano nel frutto del baobab in due tipologie: quelle solubili che, richiamando acqua, ripuliscono l’intestino, esercitando un’azione lenitiva. Quelle insolubili che, non assimilate dall’intestino, ne favoriscono i movimenti peristaltici, permettendo così di contrastare la stipsi, uno dei primi segnali che il corpo ci invia per segnalare il bisogno di depurarsi.

Baobab: il super alimento che fa dimagrire

Ma è la polpa, ricca di vitamine e sali minerali, a rendere il frutto del baobab un autentico superalimento. Non solo, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, il baobab favorisce l’assimilazione dei micronutrienti importanti, con effetti benefici sull’intero metabolismo. Questo rende il baobab anche un valido rimedio naturale contro l’accumulo di peso: contrastando i picchi glicemici, esercita un effetto saziante e interagisce direttamente con i meccanismi che causano l’accumulo di grasso nelle cellule adipose.

Come e quando assumere il baobab

Un modo semplice e veloce per assumere il baobab è sotto forma di integratore in polvere, facilmente reperibile nei negozi di alimentazione naturale o in erboristeria. Ne bastano 5 grammi da sciogliere in un bicchiere d’acqua per avere già un effetto depurativo e quindi dimagrante. Bevendolo mezz’ora prima di pranzo e cena, sarà possibile sedersi a tavola con lo stomaco già in parte pieno: sono le fibre del baobab che si sono gonfiate. Così facendo, evitare di eccedere con le porzioni diventerà un atto spontaneo. Per sfruttare al meglio questo processo è utile l’acqua di riso (ottenuta facendovi bollire dei chicchi); in questo modo aggiungerai alla funzione saziante anche quella depurativa!

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Take it before meals: it stocks up on depurative fibers and cleanses the colon thoroughly: so you can start to dispose of excess pounds immediately.

Nature has given us a real prodigy to purify our intestines: the baobab. The fruits of this tree, native to Africa, contain everything you need for a complete detox treatment, starting with the fibers. Beloved food of intestinal bacteria that promote weight loss, the fibers are present in the fruit of baobab in two types: soluble ones that, by recalling water, clean up the intestine, exercising a soothing action. Those insolubles that, not assimilated by the intestine, favor the peristaltic movements, thus allowing to counter constipation, one of the first signs that the body sends us to signal the need to purify.

Baobab: the super food that makes you lose weight

But it is the pulp, rich in vitamins and mineral salts, which makes the baobab fruit an authentic superfood. Not only that, thanks to its anti-inflammatory properties, baobab promotes the assimilation of important micronutrients, with beneficial effects on the entire metabolism. This makes the baobab also a valid natural remedy against the accumulation of weight: by contrasting the glycemic peaks, it exerts a satiating effect and interacts directly with the mechanisms that cause the accumulation of fat in the fat cells.

How and when to take the baobab

A quick and easy way to take the baobab is in the form of a powder supplement, easily available in natural food stores or herbal stores. It takes 5 grams to dissolve in a glass of water to have already a purifying and then slimming effect. Drinking it half an hour before lunch and dinner, it will be possible to sit down at the table with the stomach already partially full: it is the fibers of the baobab that have swollen. In doing so, avoiding overdoing the portions will become a spontaneous act. To make the most of this process it is useful to use rice water (made by boiling some beans); in this way you will add to the satiating function also the depurative one!

SOURCE: Riza

 

 

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Conosciuto anche come nocciolo delle streghe, l’amamelide è un arbusto dai radiosi fiori gialli che fiorisce proprio a novembre: i suoi estratti ti riempiono di energia.

 

Splendido albero dalle molte virtù, l’amamelide è originario del Nord America ma può crescere bene anche alle nostre latitudini. Proprio in questo periodo le sue foglie si accendono di un bel rame intenso prima di cadere, mentre i rami spogli si coprono di splendidi fiori a mazzetti dal profumo soave, in varie sfumature che esprimono tutta la gamma dal giallo oro al rosso, caratterizzati da petali e sepali penduli nastriformi capaci di resistere anche a temperature di -10°C grazie a un’efficace strategia di difesa, che consiste nell’arrotolare i petali per poi tornare a distenderli quando la temperatura aumenta di qualche grado. Questa capacità dell’amamelide di fiorire nei mesi più freddi ne fa uno straordinario emblema dell’energia vitale, che nel nostro corpo non si deve spegnere mai.

L’amamelide contro infiammazioni e diarrea

La fama di albero magico di questa pianta è ben meritata, perché le foglie e la corteccia dell’amamelide sono dotate di notevoli virtù terapeutiche ben note agli indios americani che ne facevano infusi per curare le infiammazioni e la utilizzavano anche come antidiarroico e come cicatrizzante per fermare le emorragie. A portarne la conoscenza in Europa furono i navigatori e i colonizzatori occidentali, che avevano sperimentato sul posto la sua potenza curativa e le proprietà astringenti, decongestionanti e vasocostrittrici dei suoi principi attivi (in particolare tannini astringenti, flavonoidi, mucillagini, saponine e soprattutto la venotonica rutina e la vitamina P, venoprotettiva), sfruttate sia dalla medicina ufficiale che in erboristeria, in omeopatia e anche nella cosmesi.

Usa l’amamelide in decotto o in granuli

Il decotto di amamelide è un ottimo rimedio in caso di emorroidi, couperose o flebite. Versa in una tazza d’acqua fredda un cucchiaio di corteccia triturata, fai sobbollire per 10 minuti, filtra e bevi, dolcificando con miele di acacia. Hamamelis virginiana in granuli omeopatici cura varici e flebiti, infiammazioni ovariche e dolori mestruali con flusso abbondante, epistassi e lividi che fanno fatica a riassorbirsi. Si assume alla 9 CH, 3 granuli 3 volte al dì fi no a risoluzione dei sintomi.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Also known as the witch hazel, the amamelide is a shrub from the radiant yellow flowers that blooms in November: its extracts fill you with energy.

A beautiful tree of many virtues, the amamelide is native to North America but can grow well in our latitudes. Just during this period, its leaves are lit up with a nice, intense copper before dropping, while the bare branches are covered with beautiful flowers with balmy sweet smell, in various shades that express the whole range from yellow to red, characterized by petals and ribbon-shaped pendulum slides able to withstand temperatures of -10 ° C thanks to an effective defense strategy, which consists in unplugging the petals and then back to relax when the temperature rises to some degree. This ability to blossom in the coldest months makes it an extraordinary emblem of vital energy, which in our bodies should never be extinguished.

The witch hazel against inflammation and diarrhea

The magic tree of this plant is well deserved because the leaves and bark of witch hazel are endowed with remarkable therapeutic virtues well-known to American Indians who infused them to cure inflammation and also used it as anti-diarrheal and as a scarring to To get their knowledge in Europe were Western navigators and colonizers who had experienced on the spot its healing power and the astringent, decongestant and vasoconstrictive properties of its active ingredients (in particular astringent tannins, flavonoids, mucilages, saponins and especially venotronic routine and Vitamin P, venous-prosthetic), exploited by both official medicine and herbal medicine, homeopathy and even cosmetics.

Use the decoction or granule amamelide

The decoction of witch hazel is an excellent remedy in the case of hemorrhoids, couperose or flebite. Pour into a cup of cold water a tablespoon of crushed bark, simmer for 10 minutes, sprinkle and drink, sweet and sour with acacia honey. Hamamelis virginiana in homeopathic, varicose and phlebitis cures, ovarian inflammation and menstrual pain with abundant flow, epistaxis and bruising that relieve fatigue. It assumes at 9 CH, 3 granules 3 times daily in symptom resolution.

SOURCE: Riza

 

 

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Le foglie di questo rampicante sono ricchissime di sostanze fluidificanti e antinfiammatorie che ci difendono dai picchi di umidità.

 

Conosciamo l’edera come alleato della circolazione in quanto ne migliora la funzionaalità e riduce gli edemi. Il suo estratto glicolico è perfetto per chi soffre di vene varicose e ha spesso le caviglie gonfie. Non tutti sanno però che l’edera, fin dall’antichità, era famosa anche per la sua azione benefica nei confronti di bronchiti e raffreddori ed è in grado di alleviare la tosse stizzosa e liberare le prime vie respiratorie: le sue componenti (saponine triterpeniche e flavonoidi) hanno una potente ed efficace azione vaso-costrittiva.

L’edera asciuga l’infiammazione

Se osserviamo bene le caratteristiche di questa pianta, noteremo che cresce abitualmente in ambienti umidi, come le zone ombrose dei boschi, dove ricopre interamente il fusto degli alberi. Nelle campagne si usa, per consuetudine, farla crescere sui muri delle case perché, è noto, “toglie” l’umidità: Ecco spiegata la sua azione benefica in caso di infreddature: è un po’ come se l’edera “si arrampicasse” sull’albero respiratorio e ne asciugasse l’infiammazione. E lo fa con la sua consueta tenacia, proprio quello che serve quando la costipazione sembra non volersi più risolvere.

Fai così i suffumigi di edera

Con l’avvicinarsi della stagione fredda e umida, prendete l’abitudine di curare riniti o bronchitelle con i suffumigi di edera. Mettete in infusione, in acqua bollente, 300 mg di foglie essiccate per 10 minuti e poi versate il tutto in una bacinella e respiratene i vapori con la testa coperta da un asciugamano. Le vie aeree si libereranno subito.

Tienine una pianta in casa contro l’inquinamento

L’edera ha anche la capacità di purificare l’aria poiché riduce la concentrazione di biossido di azoto (NO2) e di polveri sottili. Uno studio apparso su ACS Environmental Science and Technology ha evidenziato come l’edera sia in grado di neutralizzare la formaldeide presente in molti prodotti che si usano per la pulizia domestica. Basta tenerne una pianta in casa per proteggere la nostra salute.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The leaves of this climber are rich in fluidifying and anti-inflammatory substances that protect us from the peaks of moisture.

We know ivy as an ally of circulation as it improves its function and reduces edema. Its glycolic extract is perfect for those suffering from varicose veins and often has swollen ankles. However, not everyone knows that ivy has been famous for its beneficial action against bronchitis and colds since antiquity and is able to relieve crippling cough and release the first respiratory tract: its components (triterpenic saponins and flavonoids) have a potent and effective vasoconstrictive action.

The ivy dries the inflammation

If we look at the characteristics of this plant, we will notice that it grows habitually in damp environments, such as the shaded areas of the woods, where it covers the tree stem entirely. In the countryside, it is customary to grow it on the walls of the houses because, it is known, it “takes away” the moisture: Here is explained its beneficial action in case of frostbite: it is a bit like ivy “climbed” on the respiratory tree and to wipe the inflammation. And it does it with its usual tenacity, just what it needs when constipation does not seem to want to be resolved.

Do the ivy soup

By approaching the cold and humid season, take the habit of treating rhinitis or bronchitis with ivy infusions. Infuse, in boiling water, 300 mg of dried leaves for 10 minutes and then pour it into a basin and breathe the vapors with your head covered with a towel. The airways will get rid of it immediately.

Have a home plant against pollution

Ivy also has the ability to purify the air as it reduces the concentration of nitrogen dioxide (NO2) and fine dust. A study on ACS Environmental Science and Technology has shown how ivy can neutralize the formaldehyde present in many home cleaning products. Just keep a plant in your house to protect our health.

 

SOURCE: Riza

 

 

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In capsule, tintura o corteccia essicata, il salice bianco spazza via i radicali liberi ed è un meraviglioso antiossidante e antinfiammatorio naturale

 

Lo storico greco Erodoto, che nelle sue “Storie” raccontava di luoghi e genti del mondo antico, narrava l’esistenza di un popolo che aveva l’abitudine di mangiare foglie di salice e che si dimostrava particolarmente resistente alle malattie. In effetti in tante culture antiche – quella greca, ma anche quelle dei nativi americani, degli egizi o dei sumeri – era credenza diffusa che l’estratto della corteccia di questo albero fosse un rimedio efficace contro dolori e febbre. E, come spesso accade, la medicina tradizionale cela un fondo di verità: il salice bianco contiene potenti principi attivi antinfiammatori e antipiretici.

Il salice bianco è un’aspirina naturale

Non è un caso che il nome del più noto dei farmaci antinfiammatori, l’acido acetilsalicilico, richiami proprio quello del salice bianco. Il farmaco deriva dalla salicina, la sostanza attiva che si ricava dalla corteccia del salice bianco. Il principio attivo ha iniziato a essere studiato a metà del Settecento, ma solo nel 1960 alcuni scienziati tedeschi sono riusciti a sintetizzarlo e, a partire da questa sostanza naturale, a dare vita all’acido acetilsalicilico. Al di là dell’uso farmaceutico, le virtù antinfiammatorie, antinevralgiche e antipiretiche del salice bianco sono sfruttate anche sotto forma di integratori naturali. L’azione è ugualmente efficace ma più naturale, risultando meno irritante per la mucosa gastrica ed evitando quindi gli effetti collaterali tipici dei medicinali classici.

Si usa in capsule, tintura o corteccia essiccata

La corteccia di salice bianco si raccoglie in autunno: viene essiccata, sminuzzata o polverizzata e usata per ottenere diverse formulazioni. Dalla macerazione in alcol a bassa gradazione si ricava la tintura madre, che si assume in gocce (in genere 30-40 gocce in poca acqua, 2 o 3 volte al giorno). Per essere efficace, l’estratto secco in capsule, deve essere standardizzato in salicina minimo al 4%. La posologia varia in base alla concentrazione del principio attivo e al problema da trattare. In generale è bene rivolgersi a un esperto per sapere qual è la formulazione più adatta e in quale dose assumerla. In erboristeria si trova anche la corteccia di salice essiccata: puoi usarla per infusi e decotti. Versane un cucchiaio in 200 ml di acqua fredda, porta a ebollizione, spegni la fiamma e lascia in infusione per una decina di minuti. Poi filtra e bevi tre volte al giorno.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

In dried capsules, dye or bark, white willow sweeps away free radicals and is a wonderful antioxidant and natural anti-inflammatory

The Greek historian Herodotus, who in his “Stories” told of places and peoples of the ancient world, told the existence of a people who used to eat willow leaves and proved to be particularly resistant to diseases. Indeed, in many ancient cultures – the Greek one, but also those of Native Americans, Egyptians, and Sumerians – was a widespread belief that the bark extract of this tree was an effective remedy against pain and fever. And, as is often the case, traditional medicine hides a bottom of truth: the white willow contains powerful anti-inflammatory and antipyretic active principles.

The white willow is a natural aspirin

It is no coincidence that the name of the best-known anti-inflammatory drugs, acetylsalicylic acid, refers to that of the white willow. The drug is derived from salicin, the active substance derived from the white willow bark. The active ingredient began to be studied in the mid-eighteenth century, but only in 1960 some German scientists succeeded in synthesizing it and starting this natural substance to give birth to acetylsalicylic acid. Beyond the pharmaceutical use, the white willow anti-inflammatory, anti-inflammatory and antipyretic properties are also used in the form of natural supplements. The action is equally effective but more natural, making it less irritating to the gastric mucosa and thus avoiding the side effects typical of classical medicines.

It is used in capsules, dyes or dried bark

The white willow bark collects in autumn: it is dried, smeared or powdered and used to obtain different formulations. From low-alcohol alcoholic maceration, mother dye is obtained, which is assumed in drops (usually 30-40 drops in little water, 2 or 3 times a day).

To be effective, the dry extract in capsules should be standardized in salicycline at least 4%. The dosage varies according to the concentration of the active ingredient and the problem to be treated. In general, it is good to consult an expert to know what the most appropriate formulation is and what dose to take. In the herbalist there is also the dried willow bark: you can use it for infusions and decouts. Sprinkle a spoon in 200 ml of cold water, bring to a boil, turn off the flame and leave to infuse for ten minutes. Then filter and drink three times a day.

SOURCE: Riza

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L’estratto secco o liquido di uncaria ha una tripla azione: elimina i microrganismi, spegne l’infiammazione e riattiva gli anticorpi

 

A scatenare l’infiammazione può essere talvolta l’attacco di microrganismi esterni. Virus e batteri, proprio perché rappresentano una minaccia per il nostro organismo, innescano le difese anche attraverso l’attivazione di un processo infiammatorio. In questo caso serve dunque un rimedio naturale che abbini virtù antinfiammatorie e proprietà antivirali e immunomodulanti, cioè in grado di bloccare l’azione dei virus e di favorire l’attività del sistema immunitario. L’Uncaria tomentosa, arbusto peruviano, racchiude tutte queste qualità. L’estratto della sua corteccia è molto usato in fitoterapia per trattare sia le infiammazioni, croniche e non, sia le infezioni virali, ad esempio febbre e malattie da raffreddamento.

Uncaria allevia i dolori di ogni genere

L’uncaria è una liana rampicante che cresce nelle foreste del Perù “aggrappandosi” alle altre piante grazie alle sue spine uncinate, motivo per cui l’arbusto è chiamato anche “unghia di gatto”. Produce fiori gialli e ha foglie coperte di lanugine ma è la corteccia la parte ricca di principi attivi. L’uncaria faceva parte già anticamente della tradizione medica dei popoli delle Ande. I curanderos, i guaritori del Sud America, la usavano per favorire la guarigione di ulcere, ferite e per alleviare dolori di ogni genere.

L’uncaria agisce contro i microrganismi esterni

I principi attivi dell’uncaria sono un mix prezioso che aiuta a rinforzare il sistema immunitario e, nel caso virus e batteri dovessero riuscire ad innescare un’infezione, a debellare il problema. Gli alcaloidi presenti nel fitocomplesso dell’uncaria sono responsabili delle proprietà immunomodulanti della pianta. Queste sostanze regolano indirettamente la proliferazione di alcuni linfociti coinvolti nella risposta del sistema immunitario ai microrganismi esterni. L’azione antinfiammatoria è dei glicosidi dell’acido quinovico, che inibiscono l’attività delle molecole che aggravano l’infiammazione e che contribuiscono a placare il dolore. L’estratto ha anche azione antiossidante. La pianta è controindicata in caso di gravidanza e allattamento, nei pazienti con patologie autoimmuni.

Estratto secco, liquido oppure idroalcolico

L’uncaria viene usata per trattare l’indebolimento del sistema immunitario, le infiammazioni alle vie respiratorie, all’apparato gastrointestinale e a quello osteoarticolare; è apprezzata anche per debellare infezioni virali, tosse, mal di gola e malattie da raffreddamento. L’estratto secco in capsule dovrebbe essere standardizzato, titolato al 3% di alcaloidi ossindolici e al 15% di fenoli. La posologia varia in base alla concentrazione di principi attivi e al disturbo da trattare. Esiste anche l’estratto liquido concentrato: se ne assumono in genere 10 ml diluiti in acqua, da una a tre volte al giorno (ma non per periodi prolungati) per rinforzare il sistema immunitario o prevenire infezioni virali. L’estratto idroalcolico, infine, si assume in gocce: in genere ne bastano 20-40 gocce un paio di volte al giorno, in acqua, lontano dai pasti.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Dry extract or  liquid cat’s claw has a triple action: eliminates microorganisms, extinguishes inflammation and re-activates antibodies

Igniting inflammation may sometimes be the attack of external microorganisms. Viruses and bacteria, just because they pose a threat to our body, trigger the defenses even by activating an inflammatory process. In this case, therefore, there is a natural remedy that combines anti-inflammatory and antiviral and immunomodulatory properties, that is to block the action of the viruses and to promote the activity of the immune system. The Uncaria tomentosa, Peruvian shrub, encloses all these qualities. The extract of its bark is widely used to treat both inflammation, chronic and non-inflammatory, and viral infections, such as fever and colds.

Cat’s claw relieves the pain of all kinds

The uncaria is a climbing liana that grows in the forests of Peru “clinging” to other plants thanks to its hooked spines, which is why the shrub is also called “cat’s claw” . It produces yellow flowers and has leaves covered with fluff, but it is the bark of the rich part of active ingredients. The uncaria was already part of the medical tradition of the Andes peoples. The Curanderos, the healers of South America, used it to help heal ulcers, wounds and relieve pain of all kinds.

The uncaria acts against external microorganisms

The active ingredients of the cat’s claw are a precious mix that helps to strengthen the immune system and, in the case of viruses and bacteria, to be able to trigger an infection, to eradicate the problem. The alkaloids present in the phytocomplex of the uncaria are responsible for the immunomodulatory properties of the plant. These substances indirectly regulate the proliferation of some lymphocytes involved in the immune system response to external microorganisms. Anti-inflammatory action is the quinic acid glycosides, which inhibit the activity of inflammatory-aggravating and contributing to pain relief. The extract also has antioxidant action. The plant is contraindicated in pregnancy and lactation in patients with autoimmune disease.

Dry, liquid or hydro-alcoholic extract

The uncaria is used to treat weakness of the immune system, inflammation of the respiratory tract, gastrointestinal and osteoarthritis. It is also appreciated for eradicating viral infections, coughing, sore throat and cooling illnesses. The dry extract in capsules should be standardized, titrated with 3% oxindole alkaloids and 15% phenols. Posology varies depending on the concentration of active principles and the disorder to be treated. There is also a concentrated liquid extract: usually 10 ml diluted in water, usually one to three times daily (but not for prolonged periods) to strengthen the immune system or prevent viral infections. Finally, the hydroalcoholic extract takes on drops: usually 20-40 drops are usually a couple of times a day, in water, away from meals.

SOURCE: Riza

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Efficace contro i sintomi dell’artrosi, l’arnica montana è anche il primo rimedio di chi pratica un’attività sportiva e può incorrere in frequenti piccoli infortuni.

 

L’arnica è un fiore del colore del sole che “scalda” i tessuti sciogliendo le contratture e alleviando le contusioni. Di recente, molti studi ne hanno confermato le proprietà antinfiammatorie e lenitive, ma l’arnica è usata da secoli come rimedio naturale contro traumi di vario genere. Non sappiamo se fosse nota anche in tempi più antichi, ma è certamente dal Medioevo che ne troviamo tracce nei testi, dove viene citata per la sua capacità di curare ecchimosi e contusioni. Effettivamente le proprietà antidolorifiche che e astringenti, oltre che antinfiammatorie, rendono l’arnica il rimedio giusto per traumi che generano un livido e lasciano la muscolatura dolorante.

L’arnica, una pianta protetta che ama i monti

L’Arnica montana è una pianta perenne e cresce spontaneamente in montagna, tra i 500 e i 2500 metri di altitudine. I fiori hanno un profumo intenso, quasi amarognolo, assomigliano a grandi margherite giallo-arancioni e sbocciano in estate. Il fusto è robusto e può essere alto fino a 60 centimetri. Si tratta di una specie protetta non molto diffusa nel nostro paese. È più facile reperirla nei pascoli in quota dell’Europa del nord, Isole Britanniche escluse, e della penisola iberica.

La fitoterapia usa tutta l’arnica

I principi attivi dell’arnica si trovano in diverse parti della pianta – capolini fioriti, rizoma e radici – che vengono usate per formulare rimedi differenti. Dai fiori, si ricavano l’oleolito o la tintura madre: nel primo caso le infiorescenze (fresche o essiccate) vengono lasciate macerare in un olio vegetale, nel secondo in alcol e acqua. Anche le radici essiccate possono essere trattate in alcol per ottenere un estratto curativo. L’olio di arnica è anche l’ingrediente attivo di gel, pomate e creme che si trovano facilmente in commercio. Infine, il rimedio omeopatico si ricava usando l’intera pianta.

Arnica, mai direttamente sulle ferite

L’arnica è un rimedio potente e, a seconda della formulazione, ha precise indicazioni d’uso. Non va mai ingerita a meno che non si tratti del rimedio omeopatico: l’arnicina, un principio attivo della pianta, è infatti velenoso. Anche in caso di uso esterno è importante evitare di applicarla direttamente sulle ferite aperte o sulla pelle lesionata.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Effective against the symptoms of arthrosis,  arnica montana is also the first remedy for practicing a sports activity and may have frequent minor injuries.

Arnica is a flower with sun color that “warms” the tissues by melting the contractures and relieving the bruises. Recently, many studies have confirmed the anti-inflammatory and soothing properties, but arnica has been used for centuries as a natural remedy against traumas of various kinds. We do not know if it was known even in ancient times, but it is certainly from the Middle Ages that we find traces in the texts, where it is cited for its ability to cure bruising. Indeed, the anti-inflammatory and astringent properties, make arnica the right remedy for trauma that generates a bruise and leave the sore muscles.

Arnica, a protected plant that loves the mountains

Arnica montana is a perennial plant and grows spontaneously in the mountains, between 500 and 2500 meters of altitude. The flowers have an intense, almost bitter scent, resembling large yellow-orange daisies and bloom in the summer. The stem is robust and can be up to 60 inches tall. It is a protected species not very popular in our country. It is easier to find it in the pastures of Northern Europe, British Isles, and the Iberian peninsula.

Phytotherapy uses all arnica

The active ingredients of the arnica are found in different parts of the plant – flower heads, rhizomes and roots – that are used to formulate different remedies. From the flowers, the oleolite or the mother dye is obtained: in the first case, the inflorescences (fresh or dried) are left to be macerated in a vegetable oil, in the second in alcohol and water. Even dried roots can be treated in alcohol to obtain a healing extract. Arnica oil is also the active ingredient of gels, ointments and creams that are easily commercially available. Finally, homeopathic remedy is obtained using the whole plant.

Arnica, never directly on the wounds

Arnica is a powerful remedy and, depending on the formulation, has precise directions of use. It should never be ingested unless it is a homeopathic remedy: arnicine, an active ingredient in the plant, is in fact poisonous. Even in the case of outdoor use, it is important to avoid applying it directly to open wounds or damaged skin.

SOURCE: Riza

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L’ infuso o il decotto di quest’albero, che cresce in zone ricche di acqua, asciugano i ristagni che possono provocare le prime febbri, bronchiti e reumatismi.

 

Per comprendere la capacità curativa di una pianta bisogna guardare anche su che terreno preferisce mettere radici. Prendiamo ad esempio l’ontano nero, che cresce copioso vicino ai corsi d’acqua, ai laghi e ai fossati, e cioè in zone umide e fangose. Si tratta di un albero che ama proprio stare con le radici nei terreni inzuppati o quantomeno argillosi, tanto da essere una presenza caratteristica delle pianure alluvionali. Questo “habitat” dell’ontano ricorda quello che accade nell’organismo umano quando è in atto un processo infiammatorio: se osservate una flebite, una distorsione alla caviglia, una gengivite, noterete che si forma subito, tra i tessuti, un rigonfiamento edematoso e morbido, che ricorda per analogia un “acquitrino”, cioè un terreno argilloso intriso d’acqua.

Un’altra osservazione riguarda il legno di questa pianta: più sta a bagno nell’acqua, più si indurisce, tanto da essere usato, in passato, per costruire ponti e palafitte. Ecco perché, per la legge dei simili, l’ontano nero agisce efficacemente nei processi infiammatori: così come trasforma la terra umida in legno secco, allo stesso modo è capace di “seccare” l’infiammazione e il gonfiore.

La fitoterapia lo raccomanda in questa stagione

Questo è il motivo per cui la corteccia di quest’albero maestoso veniva utilizzata contro le febbri e la medicina popolare suggeriva dei bagni a base di foglie di ontano contro i reumatismi: “asciugano” e guariscono le infiammazioni. Oggi la moderna fitoterapia conferma che l’ontano contiene nelle foglie e nella corteccia emodina, alnulina e tannini, sostanze capaci di allontanare febbri, dolori e infiammazioni. Queste caratteristiche fanno dell’ontano un ottimo alleato contro i disturbi da raffreddamento e tutti i malanni dell’umidità.

Scegli l’infuso o il decotto di ontano nero

Per i raffreddori e la febbre è indicata la tisana di ontano nero: si fanno bollire 30 grammi di foglie di ontano in un litro di acqua. Si fa raffreddare, si filtra e se ne bevono 4 tazze al dì, fino a miglioramento. Per la tonsillite, invece, va bene il decotto. Si fanno bollire 20 grammi di foglie di ontano nero per 3 minuti in un litro e mezzo d’acqua; poi si usa il liquido tiepido e filtrato per fare i gargarismi.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

The infusion or decoction of this tree, which grows in areas rich in water, dries the stagnations that can cause the first fevers, bronchitis and rheumatism.

 

To understand the healing power of a plant, you also have to look at what soil it prefers to put roots. Take for example the black alder, which grows copious near watercourses, lakes and ditches, that is, in wet and muddy areas. It is a tree that loves to have its roots in soils soaked or at least clayey, so as to be a characteristic presence of alluvial plains. This “habitat” remembers what happens in the human body when an inflammatory process is in progress: if you observe a phlebitis, an ankle distortion, a gingivitis, you will notice that there is a swelling of the eyematosus between the tissues and soft, which remembers, by analogy, a “sparrow”, that is, a clayey soil intruded with water.

Another observation concerns the wood of this plant: the more it is bathed in water, the more hardens it, so it can be used in the past to build bridges and piles. That is why, by the law of the similarity, the black alder works effectively in the inflammatory processes: as well as transforming the moist soil into dry wood, in the same way it is able to “dry” inflammation and swelling.

Phytotherapy recommends it in this season

This is why the bark of this majestic tree was used against fevers and popular medicine suggested baths based on alder leaves against rheumatism: “dry” and heal inflammation. Today’s modern phytotherapy confirms that the alder contains in the leaves and bark, hemodynes, alnulins and tannins, substances capable of removing fevers, pains and inflammation. These features make the alder an excellent ally against the cooling disorder and all the humidity problems.

Choose infusion or decoction of black alder

For colds and fever, black alder herbal tea is indicated: 30 grams of alder leaves are boiled in one liter of water. Let it cool down, filters and drinks 4 cups a day, until it improves. But for tonsillitis, the decoction is fine. Boil 20 grams of black alder leaves for 3 minutes in a liter and a half of water; then the lukewarm and filtered liquid is used to make gargarism.

 

SOURCE: Riza

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