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Posts Tagged ‘ipertensione’

Sale nascostoSe non recuperiamo il gusto naturale dei cibi, alla fine di salato ci sarà il conto in termini di salute.
Il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute ha pubblicato i risultati preliminari del consumo di sale in Italia, ottenuti attraverso il progetto Minisal-Gircsi (che ne promuove la riduzione): il 97% degli uomini e l’87% delle donne hanno un apporto giornaliero eccessivo.
«Come risulta dallo studio, l’introito medio individuale tra gli adulti è pari a circa 11 g per gli uomini e 8,5 per le donne. Davvero troppo. Il nostro organismo contiene in tutto circa 110 g di cloruro di sodio: in base alla quantità eliminata quotidianamente, risulta che appena 0,25-1,52 g sarebbero ampiamente sufficienti al reintegro», spiega il professor Pasquale Strazzullo, direttore dell’Unità operativa complessa di medicina d’urgenza e ipertensione all’Azienda ospedaliero-universitaria Federico II di Napoli.
Perché siamo diventati così dipendenti?
«La colpa è di un’alimentazione basata su prodotti confezionati, resi più appetibili perché addizionati con sale. Con il tempo il gusto si abitua, e quando cuciniamo con le nostre mani tendiamo a salare di più perché ogni cosa ci sembra insipida», spiega il professor Paolo Manunta, nefrologo e direttore della Scuola di specializzazione in Nefrologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Attenzione al sale nascosto

Brioche=tonno sott’olio.

C’è il sale perfino nei dolci, se confezionati.
Il motivo? Esalta il sapore dello zucchero.
D’altra parte non è un caso se amiamo gustare il melone con il prosciutto o il miele con i formaggi. Le quantità però possono essere non indifferenti, come sottolinea Cinzia Le Donne, nutrizionista del Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione:
«Per esempio, 4 cucchiai di cereali da prima colazione contengono più sale di un sacchetto da 25 g di patatine; 2 merendine tipo pan di Spagna (35 g ciascuna), valgono più di una porzione di mozzarella di mucca (100 g); un cornetto semplice (circa 40 g) contiene più o meno la stessa quantità di sale di una scatoletta di tonno sott’olio (50 g). I biscotti ne hanno un po’ meno, ma attenzione alle porzioni. Se mangiamo 40 g (da 4 a 8 biscotti) assumiamo lo stesso quantitativo di sale di un cucchiaio di parmigiano grattugiato. E poi ci sono gli alimenti volutamente salati (il dado da brodo, il ketchup o la salsa di soia), utilizzati in sostituzione o in aggiunta al sale, che incrementano la dose quotidiana assunta insieme agli alimenti che lo contengono naturalmente: la frutta, la verdura, la carne e ovviamente anche l’acqua».

Occorre quindi una strategia per rieducarci al gusto dei sapori semplici e naturali, ma non per questo “piatti”. Consiglia la dottoressa Le Donne: «Anche se abbiamo sempre mangiato salato, possiamo abituarci alla riduzione del sale, basta farlo gradualmente. Evitiamo di tenere la saliera a tavola, usiamo l’aceto o il succo di limone, scegliamo le linee di prodotti a basso contenuto di sale e consumiamo solo saltuariamente alimenti trasformati che ne sono ricchi (alcuni snack, salumi e formaggi). Nel giro di qualche mese non sembrerà più un sacrificio ma, al contrario, sembreranno troppo saporiti i cibi a cui eravamo abituati prima».

Attenzione al sale nascosto

Il sapore autentico del cibo. Il problema di abuso di sale è così diffuso da essere un obiettivo di salute pubblica di estrema importanza.

È stato siglato un accordo tra la Regione Lombardia e l’Unione regionale dei panificatori, per la produzione di pane con ridotto contenuto di sale (dal 2 all’1,7% rispetto al peso in farina) e senza differenza di prezzo (sanita.regione.lombardia.it).
Un’iniziativa che contrasta danni seri, come sottolinea il professor Manunta:
«Gli organi più colpiti dall’eccesso di cloruro di sodio sono il cuore, il cervello e i reni: molti studi lo confermano. Le conseguenze a breve termine sono episodi acuti, come picchi di ipertensione e problemi renali. A lungo termine invece si riscontrano ingrossamento del cuore, arteriosclerosi diffusa, danni gravi ai distretti cerebrali. Nei reni, si attivano quei meccanismi che portano alla ritenzione di sodio e acqua, responsabile dell’ipertensione con danni cronici, come la perdita di proteine attraverso le urine».
Una raccomandazione anche per le pappe dei bambini: «Bisogna abituarli presto a riconoscere i sapori dei vari cibi», ammonisce Manunta, «con meno sale possibile, altrimenti non potranno più farne a meno. Diverse ricerche hanno dimostrato che crea dipendenza, stimolando le aree cerebrali del piacere situate accanto a quelle sensibili agli stupefacenti. Nei secoli passati i cibi si conservavano sotto sale. A quel tempo, dunque, la dipendenza era giustificata, ma oggi la si può evitare».

Attenzione al sale nascosto

Se dev’essere, che sia iodato. In commercio ci sono vari tipi di sale, tra cui quello ricavato dall’acqua di mare e il salgemma, estratto dalle miniere. Entrambi sono raffinati e contengono solo cloruro di sodio. Esiste poi il sale dietetico, che ne contiene meno (una parte è sostituita dal cloruro di potassio) e può essere adatto a chi ha problemi di ipertensione e non riesce proprio a eliminare la saliera. «La scelta migliore è quello cui è stato aggiunto iodio», spiega Cinzia Le Donne. «Ha lo stesso sapore di quello comune, ed è consigliato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità e dal Ministero della Salute per prevenire la carenza di iodio, diffusa nel nostro paese e responsabile di patologie tiroidee. Questo non vuol dire che ne possiamo consumare a volontà: la regola resta ridurre il più possibile il sale. Ma quel poco che si usa, che sia iodato».

Il farmaco non è innocente
Il sale è cloruro di sodio: è formato, cioè, da cloruro e sodio.

Quest’ultimo è l’elemento che incide sulla salute, ed è utilizzato anche legato ad altri elementi. Quello contenuto negli antidolorifici solubili più comuni (ibuprofen, acido acitilsalicilico, paracetamolo) è il bicarbonato di sodio che, reagendo insieme all’acqua e a un acido (per esempio l’acido citrico, che ha il sapore del limone) crea l’effervescenza.
Ora è sotto accusa: i ricercatori dell’University College of London e dell’University of Dundee hanno calcolato che chi li assume ogni giorno per lenire i dolori cronici vede il rischio di un attacco cardiovascolare aumentare del 22%. Per questo motivo gli scienziati hanno richiesto alle aziende di specificare la quantità di sodio contenuta nei medicinali. E consigliano di assumere i farmaci in pillole da ingoiare anziché in compresse effervescenti (in genere preferite perché assorbite più rapidamente).
FONTE: Donne della Repubblica (benessere)

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cortisoneQuale dieta seguire per non ingrassare con il cortisone?

Come molti sanno, il cortisone è un farmaco che viene utilizzato per la cura di diverse patologie, con alcuni importanti effetti indesiderati (che si manifestano soprattutto in caso di trattamento per lunghi periodi); tra questi l’insonnia, l’acne, l’ipertensione, l’osteoporosi, ma anche l’iperglicemia e l’aumento di peso. L’aumento di peso preoccupa sempre un pò le donne che seguono una cura a base di cortisone. Come agire per prevenire questo e altri problemi?

Quale dieta seguire per non ingrassare con il cortisone?

Va premesso che in questi casi è sempre meglio chiedere al medico, che fornisce tutte le indicazioni caso per caso, così come è giusto e doveroso quando si parla di regime alimentare corretto.

A scopo indicativo è comunque possibile individuare alcuni alimenti che aiutano a prevenire l’aumento di peso. Questi accorgimenti alimentari dovrebbero essere presi in considerazione soprattutto quando le terapie a base di cortisone sono particolarmente lunghe, ma comunque necessarie.

In linea generale, chi segue una cura a base di cortisone, dovrebbe cercare di seguire una dieta iposodica (con poco sale per contenere anche la ritenzione idrica) e lievemente iperproteica (con un maggiore apporto di proteine), questo perché il cortisone da un lato fa trattenere più sodio all’organismo e dall’altro disturba il metabolismo proteico, del glucosio e del calcio (aumentando quindi il rischio di osteoporosi, già più alto nelle donne rispetto agli uomini).

Gli alimenti consigliati in caso di terapia a base di farmaci con cortisone sono:

  • uova (massimo due volte la settimana),
  • carne bianca e pesce (meglio se poco grasso),
  • riso e pasta (da dosare in base al peso),
  • olio extravergine di oliva in dosi prestabilite (come condimento),
  • verdure e frutta (da consumare in abbondanza) e
  • pochi zuccheri e sale (fate attenzione non solo al sale che si aggiunge per condire i cibi, ma anche a quello nascosto nelle salse e in altri alimenti, per condire si possono utilizzare, in alternativa, le spezie, che hanno pure un effetto benefico sulla linea).


Molto utili in questi casi sono anche gli alimenti ricchi di potassio come: fagioli, lenticchie, piselli, spinaci, finocchi, patate, pomodoro, asparagi, ananas, melone, uva, albicocche, arachidi, fichi secchi, mandorle, noci, nocciole e pinoli, carote, sogliola, trota, coniglio, maiale.

Sono invece da evitare: i cibi grassi in generale,

  • i formaggi grassi e troppo salati,
  • gli insaccati e i salumi,
  • gli alimenti conservati in salamoia,
  • i condimenti di origine animale (burro e strutto) e
  • le salse e le creme dolci a base di uova con aggiunta di grassi.


Oltre alla dieta, ovviamente, anche in questi casi si consiglia una moderata attività fisica che, tra i tanti effetti benefici sull’organismo, ha, ovviamente, anche quello di evitare di prendere chili in più.

FONTE: Il vero benessere

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