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Posts Tagged ‘perdere peso’

agar agarÈ un composto di alghe che si usa in cucina e che può anche essere bevuto sciolto nell’acqua per  regolarizzare l’intestino e assorbire meno grassi e zuccheri

Un alleato che viene dal Giappone

L’agar agar si ottiene a partire da alghe rosse che vengono essiccate, lavate e bollite al fine di estrarne le sostanze gelatinose, ovvero fibre idrosolubili, da utilizzare come gelificante in cucina sia per le preparazioni dolci sia per quelle salate: bastano 1-2 g di polvere di agar agar per gelificare mezzo litro di liquido.  Facile da utilizzare, questo prodotto non fa grumi e si adatta a tutti i sapori, senza modificarli!.

La tecnica di impiego è semplice: basta incorporare la polvere al liquido, farlo bollire per un minuto, distribuire il composto in stampi, formine o coppette, e lasciarlo solidificare in luogo fresco. La cucina occidentale ama utilizzarlo soprattutto per dolci light, come budini, gelatine, gelati, e aspic di verdure.

Perché è efficace

Ricco di iodio, potassio, magnesio, fosforo e calcio, l’agar agar stimola la diuresi e il metabolismo. Inoltre, le fibre idrosolubili che contiene lo rendono un efficace rimedio antistitichezza e disinfiammante per le mucose, quindi utile anche in caso di colite. La sua azione saziante e disintossicante deriva dalle sostanze gelatinose di cui è ricco..

Quando utilizzarlo

Se desideri perdere peso e stai seguendo un regime alimentare ipocalorico, sai che il tuo problema è il desiderio di cibo. Come già detto , l’agar agar ha un effetto saziante e puoi assumerlo attraverso preparazioni dolci o salate buone e nutrienti che non ti danno la sensazione d’essere a dieta. Per ottenere i migliori risultati, devi bere abbondantemente: l’acqua ne aumenta l’azione saziante e regolatrice dell’intestino. 

Come assumerlo

Lo puoi consumare attraverso il cibo, perché questo è il modo più gradevole, oppure ponendolo direttamente in acqua, come scritto nel paragrafo seguente. Ti consigliamo di prenderlo ogni giorno per almeno un mese, soprattutto mattina e sera, fino a 2 g al giorno.  Quale scegliere? La qualità migliore è l’agar agar del Giappone ma ne esistono buone varietà a Ceylon, in Indonesia , Australia, Sudafrica e in America.

Un rimedio saziante

Circa 20 minuti prima di metterti a tavola, sciogli 1 cucchiaino di agar agar in acqua a temperatura ambiente, girando velocemente e bevendo il tutto. A seguire, bevi almeno un altro bicchiere d’acqua.

Con lui intestino più regolare

Come rimedio antistipsi, prova la gelatina di prugna: fai bollire per 1 minuto 1/2 litro di succo di prugna con 2 g di agar agar;  fai solidificare e mangiane 50 g la mattina a digiuno e 50 g la sera, prima di andare  a dormire. Si conserva in frigo per 3 giorni.

È un rilassante e un diuretico

L’agar agar ha un effetto calmante, antinfiammatorio, e protettivo della mucosa gastrica e dell’intestino poiché ricopre con un sottile strato le mucose e le protegge dai danni dell’infiammazione. Inoltre, è rilassante e diuretico.

FONTE: Riza

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salsa_pomodoroIl pomodoro è originario del Sud America, delle regioni tropicali e sub-tropicali del Perù e dell’Ecuador, dove ancora oggi è possibile trovare delle specie selvatiche dai frutti piccoli, simili, tra le varietà attualmente coltivate, al tipo Cherry o “pomodorino ciliegia”.

Già in età precolombiana la sua coltivazione era conosciuta, tuttavia le piante venivano utilizzate solo come ornamento.

Ciò perché il pomodoro veniva considerato una pianta velenosa a causa del suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata in quei tempi dannosa per l’uomo e quindi non utilizzata nell’alimentazione.

Non è chiaro in quale luogo ed in quale periodo il pomodoro da pianta ornamentale e velenosa, circondata da leggende popolari, sia diventata pianta commestibile, ma si ritiene che ciò sia avvenuto nel continente europeo intorno all’anno 1500.

Il pomodoro per il nostro benessere è un alimento molto importante, per prima cosa è un ottimo integratore vitaminico. Con soli 100 grammi al giorno raggiungi la metà della dose giornaliera raccomandata di vitamina C. Contiene molto potassio e pertanto consente di rimineralizzare l’organismo ed è ricco di fibre. Ma è anche un ottimo alleato per chi vuole perdere peso perchè è costituito per il 90% da acqua. 100 grammi di pomodoro, poi, apportano solo 19 calorie.

Tra i pigmenti predominano i carotenoidi, in particolare il licopene (rosso), 87%, e il β-carotene (giallo), 7%.

Il licopene possiede una spiccata azione antiossidante e da studi condotti in laboratorio, si è visto che rallenta la proliferazione di cellule tumorali. Indagini epidemiologiche, hanno confermato la diminuzione della mortalità per tumori alla prostata, in uomini in età senile e presenile che per decenni sono stati forti consumatori di pomodori e derivati.

Quanto a contenuto di licopene, bisogna riconoscere al pomodoro il primato, essendo l’unico alimento, soprattutto quando è maturo, a contenerne elevate percentuali (tracce sono presenti nel melone e in alcuni crostacei): 11mg/100 g nella polpa e 54 mg/100 g nella buccia che però è meno biodisponibile nel prodotto crudo o poco cotto, infatti la cottura, indebolendo le fibre di cellulosa, rende il licopene più facilmente utilizzabile dall’organismo, seppure degrada gran parte della vitamina C che comunque ha un peso minore nella composizione nutrizionale del pomodoro.

Il contenuto di licopene può aumentare, dopo la raccolta, con la maturazione del pomodoro, tuttavia quelli troppo maturi, a causa di processi ossidativi, possono presentare la comparsa di epossidi indesiderabili.

È curioso sapere che il pomodoro, essendo un solanacea come la patata, quando è acerbo produce una tossina, la solanina, e altri glicoalcaloidi che durante la maturazione tendono a scomparire, sarebbe a dire che nel pomodoro ben maturo non c’è solanina, ma nel pomodoro da insalata ve ne sono tracce.

Recentemente sono state attribuite al pomodoro importanti proprietà antiinfiammatorie, a giungere all’importante scoperta scientifica, pubblicata tra l’altro sul Journal of Natural Products, questa volta sono stati un gruppo di ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli e del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale della Facoltà di Scienze biotecnologiche dell’Università Federico II di Napoli, che hanno condotto le loro ricerche servendosi degli scarti industriali della lavorazione del pomodoro con il recupero dei principi d’interesse come potenziali integratori alimentari o come prodotti ad uso farmaceutico.

Secondo gli studiosi, che nelle loro ricerche sono stati coordinati dalla prof. Barbara Nicolaus, un polisaccaride, ovvero un insieme di zuccheri legati tra loro da particolari legami chimici, estratto dalla buccia del pomodoro sarebbe infatti in grado di opporsi alle infiammazioni grazie alla sua capacità di inibire il gene che codifica per l’enzima nitrossido sintasi inducibile (iNos), regolato dal fattore di trascrizione NF – Kb, che svolge un ruolo chiave nel processo antiinfiammatorio.

La scoperta dei ricercatori dell’Icb del Cnr di Pozzuoli e dell’Università Federico II di Napoli, nonostante la ricerca in questo campo resti ancora in ambito sperimentale poiché per confermare l’attività antiinfiammatoria del polisaccaride saranno necessari ulteriori studi ed esperimenti “in vivo”, assume sicuramente un enorme rilevanza in quanto apre diversi orizzonti in termini di realizzazione di potenziali farmaci antiinfiammatori attraverso la ricerca di sostanze di derivazione naturale in luogo di quelle chimiche.

L’estrazione di prodotti naturali per la realizzazione di antiinfiammatori rappresenterebbe inoltre un grande vantaggio in quanto, a differenza di quello che avviene con la produzione industriale, non ha effetti pesanti a carico dell’ambiente e per di più sarebbe estremamente vantaggiosa dal punto di vista economico.

Su quest’ultimo aspetto, in particolare, si è concentrata infatti l’attenzione dei ricercatori del Cnr di Pozzuoli e dell’Università Federico II soprattutto in considerazione del fatto che, solo in Italia, ogni anno si producono 60 milioni di tonnellate di pomodoro con uno scarto di lavorazione che supera il 2% dell’intera produzione e con un costo di smaltimento per quintale, che si aggira intorno ai 4 euro.

FONTE: Ambientebio

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dimagriredopoi40anniLa menopausa è un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti nella vita delle donne. La diminuzione degli estrogeni e del progesterone portano l’organismo a non godere più dei vantaggi che questi ormoni offrivano e stile di vita, umore, corpo e peso cambiano radicalmente.

Una delle difficoltà a cui vanno incontro le donne che stanno attraversando o hanno già vissuto questo periodo di transizione è la tendenza a ingrassare. Perdere peso o semplicemente rimanere nel proprio peso forma diventa più difficile dopo la menopausa e i classici accorgimenti alla dieta non servono più.

Ecco quindi alcuni consigli su cosa mangiare e cosa no, per mantenere la linea dopo la menopausa, ma soprattutto sentirsi meglio e permettere al nostro organismo di funzionare al meglio.

Lo studio

Partiamo innanzitutto analizzando uno studio pubblicato dal quotidiano Il Corriere che dimostra come alcuni semplici accorgimenti alimentari possano aiutare le donne in menopausa a mantenere il loro peso forma nel lungo termine.

Lo studio è stato pubblicato originariamente sulla rivista Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics.

Sono state analizzate 500 donne in sovrappeso, di età superiore ai 50 anni e sottoposte a una dieta. I risultati sono stati registrati in due momenti differenti: 6 mesi dopo la fine della dieta e 4 anni dopo.

Gli accorgimenti utili nel breve periodo per evitare di riprendere peso sono risultati:

  • mangiare meno dolci,
  • meno fritti,
  • limitare le bibite zuccherate,
  • aumentare il consumo di pesce e
  • cenare fuori casa meno di frequente.

Cose che, però, non hanno aiutato a mantenere i risultati dopo 4 anni. Nel lungo termine, infatti, questi accorgimenti non bastano.

Ciò che ha aiutato le donne oggetto di studio a non ingrassare è stato:

  • mangiare più frutta e verdura,
  • limitare la carne,
  • ridurre dolci e bibite nonché
  • dare un taglio ai formaggi.

Alcuni consigli

Grazie anche ai dati pervenuti dallo studio analizzato, possiamo trarre alcuni utili suggerimenti che ci possono aiutare a vivere meglio e in forma anche dopo la menopausa.

Cosa modificare

  • La prima cosa da fare è ridurre assolutamente l’apporto di grassi. Diminuire il consumo di carni e abolire cibi confezionati o fritti.
  • Diminuire drasticamente il sale.
  • Ridurre lo zucchero e gli alimenti che lo contengono. Preferire il fruttosio e prestare molta attenzione alle etichette dei cibi che consumate e che contengono zucchero raffinato.
  • Eliminare gli alcolici.
  • Ridurre il consumo di latticini e derivati. Il calcio, lo abbiamo ripetuto più volte, può essere assimilato anche attraverso fonti vegetali, più magre e più sane dei formaggi.
  • Diminuire caffè e cibi piccanti: diminuirà anche la frequenza e l’intensità delle vampate.

Cosa aggiungere

  • Sì a tutti i cibi che garantiscono un elevato apporto di fibre, che favoriscono il buon funzionamento dell’intestino e regolano i livelli di insulina nel sangue.
  • Aumentare le dosi giornaliere di frutta, verdura, cereali integrali e legumi.
  • Bere molta acqua.
  • Scegliere cibi che contengono molto calcio. Preferibilmente fonti vegetali.
  • Sì a tofu e latte di soia che contengono isoflavoni.
  • Via libera a tutti gli alimenti che contengono potassio come cavolfiori, spinaci, patate e banane.

Nello specifico, è consigliato l’aumento del consumo di verdure che contengono molti isoflavoni:estrogeni delle piante che, imitando l’effetto degli estrogeni umani, possono alleviare i sintomi della menopausa.

Infine, molto importante, praticare un’attività fisica costante.

Basta anche una passeggiata di mezz’ora al giorno.

FONTE: Ambientebio

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dimagrire-camminandoDimagrire comminando per strada o sul tapis roulant è un consiglio che danno tutti gli esperti, camminare oltre ad essere il più facile di tutti gli esercizi, un classico per perdere grasso e disfarsi dei chili in eccesso, camminare è una pratica ideale per tutti ma in particolare adatta alle persone in sovrappeso che per tale motivo non godono di una condizione fisica ottima.

Dimagrire camminando è facilissimo

Dimagrire camminando vuol dire in aggiunta anche tonificare braccia, gambe, pancia e spalle, oltre al fatto fondamentale che questo aumenta il metabolismo basale che aiuta a bruciare i grassi in modo più efficace.

Per dimagrire in modo ancora più efficace e salutare è consigliato seguire un’alimentazione equilibrata attraverso una dieta ad hoc sana che rifornisca il fisico con i nutrimenti proporzionati e poco calorici che contribuiscono a perdere peso.

La camminata a passo moderato su un terreno piano, implica il movimento di quasi tutti i muscoli ed ossa del corpo, tonifica, migliora la postura e fa lavorare gli addominali oltre a favorire un dispendio di calorie. Altri interessanti vantaggi che si possono ottenere camminando sono miglioramenti a livello cardiovascolare, la capacità di ridurre i livelli di colesterolo ed evitare la stipsi.

 

Camminare all’aperto

È dimostrato che esercitarsi all’aperto, soprattutto in zone verdi, come i parchi ritarda l’apparizione della stanchezza ed esercita un maggiore effetto antidepressivo.

Poi se accompagnati e ancor più divertente oltre ad essere un punto di incontro abituale che difficilmente si riuscirà ad abbandonare.

Camminare sul tappeto

Camminare sul tappeto ha dei vantaggi particolari come indicatore della distanza percorsa e la velocità, le calorie consumate ed il ritmo cardiaco sempre sotto controllo e poi in molti di questi è anche possibile variare l’inclinazione ed avere intervalli diversi di andatura.

Abbiagliamento adatto

Ovviamente i vestiti devono essere comodi e scarpe adeguate la calzatura, adeguato.

Durata della camminata

Indicativamente alle persone con sovrappeso medio è meglio che non si spingano oltre i propri limiti quindi è consigliabile che non superino i due chilometri tre volte a settimana poi ovviamente con il tempo il corpo acquisirà maggiore resistenza e allora si potrà comportarsi di conseguenza.

Camminare tutti i giorni almeno 45 minuti per una settimana può portare a bruciare sino a 1.300 calorie ed inoltre mentre si cammina e si perde peso, anche diversi gruppi muscolari si allenano ed aiutano a formare una figura migliora, soprattutto se si integrano le camminate con esercizi e con utilizzo di manubri.

Camminare quali benefici porta per la salute in generale ?

Sono molti i benefici fisici e mentali come già scritto, ma in breve possiamo riassumerli come segue:

  • tonifica tutti i gruppi muscolari superiori del corpo
  • tonifica i gruppi muscolari della parte inferiore del corpo
  • aumenta e migliora la capacità cardiovascolare
  • aiuta a perdere peso e dimagrire anche in caso di tanti chili in eccesso
  • aiuta ad eliminare lo stress quotidiano accumulato e di conseguenza migliora anche la qualità dell’umore
  • aumenta e migliora la capacità polmonare
  • e… ci si può anche divertire soprattutto camminando in compagnia ! 🙂

 

Dimagrire camminando e le calorie si bruciano con poca fatica

Diversi studi portano a concludere che la maggior parte delle persone riesce a bruciare fino a 300-600 calorie in una sessione di camminata della durata di un’ora, questo dato varia a seconda del peso e del livello di sforzo ed ovviamente camminare più rapidamente e per periodi di tempo più lungo contribuisce ad aumentare la capacità di bruciare calorie.

La prima settimana di allenamento è meglio darsi come obiettivo camminare 30 minuti al giorno per cinque giorni alla settimana e con una velocità moderata in modo tale da abituare il fisico e prepararlo all’allenamento successivo.

Dopo aver “rotto il ghiaccio”con la prima settimana, si dovrebbe includere un minuto di cammino veloce ogni giorno nel training di 30 minuti di allenamento. Successivamente, nella terza settimana, si dovrebbero includere 2 minuti di camminata veloce o jogging e via dicendo ….

Considerazioni finali sul fatto di dimagrire camminando

In breve, di settimana in settimana, si aumenterà la durata ed un po’ la velocità includendo sempre dei recuperi e di volta in volta si aumenterà la capacità muscolare e di bruciare le calorie con la conseguenza di dimagrire camminando. Camminare serve anche per mantenere il peso per cui … viva camminare … a qualsiasi età !

FONTE: inerboristeria

 

 

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sole e dimagrimentoIl sole interviene sul metabolismo velocizzandone il ritmo: per questo è un alleato prezioso per chi deve perdere peso, come i cibi “vivificati” dai suoi raggi

Ogni stagione ha degli “strumenti“ privilegiati per dimagrire: questo mese il nostro alleato è il sole, che gli antichi veneravano come fonte di vita e i moderni studiosi riscoprono come motore di numerosi processi del nostro corpo.

Il sole interviene direttamente sul metabolismo umano: quello dei carboidrati prima di tutto, tanto che l’irradiazione ai raggi Uva è diventata una delle terapie complementari del diabete per la sua capacità di abbassare il tasso di glicemia del sangue. E questo è di aiuto a chi cerca di perdere peso.

Il sole aumenta il metabolismo del calcio, uno dei minerali che lavorano a favore della linea, oltre che della salute delle ossa. Inoltre, i raggi Uva aumentano la degradazione di alcune proteine e l’eliminazione dell’azoto: in pratica, purificano e disintossicano il sangue.

Non ultimo: il sole dà una immediata, piacevole sensazione di benessere che produce serotonina, dopamina e altri neurotrasmettitori che stimolano la tiroide e aumentano il metabolismo basale. Non resta che prenderlo, esponendosi ai suoi raggi e mangiando i cibi vivificati dai suoi raggi.

Abbronzati…E dimagrisci!

Avete mai visto le persone che passano la maggior parte del tempo all’aria aperta con problemi di sovrappeso? È difficile perché la luce dà vitalità, che genera movimento che dà benessere del corpo e dello spirito. Buio e immobilità, invece, ci appesantiscono. Di sole ne prendiamo troppo poco, nonostante l’abbronzatura sia una moda universale. Le nostre vite sono condotte al chiuso per la maggior parte dell’anno e in quei brevi momenti in cui stiamo all’aperto, l’inquinamento dell’aria, la forte nebulosità, gli alti palazzi delle città oscurano i suoi raggi. Da qui del resto nasce la sedentarietà che ci lascia chili che non riusciamo a smaltire, corpi poco tonici e pelle asfittica. D’altronde l’elioterapia è una medicina consolidata, un presidio anche per malattie tipiche della nostra epoca. Dobbiamo però reimparare a esporci, in modo naturale, costante e protetto, e non da “forzati dell’abbronzatura”.

Gli errori da evitare

Concentrare l’esposizione facendo delle full immersion durante il week end oppure con una sovraesposizione durante le vacanze.

Mangiare cibi che sono stati troppo lontani dal sole: raccolti acerbi, lavorati, trasformati, conservati. È l’altro errore frequente che ci priva di enzimi, vitamine, minerali, la povertà nutrizionale che ne consegue non appaga il corpo né lo spirito e induce a riempirsi, nel tentativo, inconscio ma istintivo, di ricevere ciò di cui abbiamo bisogno.Vediamo invece di concederci la più sana delle scorpacciate, quella di sole.

I raggi blu e quelli rossi
Un’esposizione alla luce solare durante tutto l’arco della giornata ha il potere di regolare il sistema metabolico, endocrino e immunitario. Per usufruire solo dei benefici occorre ovviamente rispettare tutte le precauzioni per non scottarsi e utilizzare la protezione adeguata, evitando le ore centrali della giornata. È però necessario anche:

– assorbire la luce del sole appena sorge, che ha uno spettro spostato verso il blu e l’ultravioletto, e quindi sveglia l’organismo e predispone ad affrontare al meglio la giornata;

– rimanere alla luce del tramonto: lo spettro solare della sera è molto più ricco di raggi rossi e infrarossi, frequenze che stimolano la produzione di melatonina e dispongono al miglior riposo notturno.

– prendere il sole in movimento, in modo che le radiazioni si distribuiscano in modo omogeneo su tutto il corpo.

– utilizzare abiti con la trama del tessuto molto sottile e di colori chiari poiché lasciano passare una buona dose di raggi.

Un “sorso” di sole

Frutta e verdura che crescono sotto i raggi del solleone sono un concentrato di vitamine, minerali e acqua fondamentali per aiutare il corpo a conquistare il suo peso forma. Ci riforniscono di tutti gli elementi più efficaci per attivare il metabolismo, eliminano la ritenzione, depurano, idratano e hanno il massimo contenuto di antiossidanti che abbassano le concentrazioni di colesterolo nel sangue e permettono un veloce smaltimento delle scorie. Scegli tra questi succhi, da bere a colazione, metà mattina e metà pomeriggio.

Diuretico

1/2 bicchiere di succo di barbabietola, 1/2 bicchiere di succo di pomodoro, una foglia di basilico

Drenante

1/2 bicchiere di succo di finocchio, 1/4 bicchiere di succo di pomodoro , 1/4 bicchiere di succo di ciliegie

Lassativo

1/2 bicchiere di succo di pesca, 1/2 bicchiere tra: succo di d’albicocca, succo di carota o succo di pomodoro

Depurativo

1/2 bicchiere di succo di pomodoro,1/4 bicchiere di succo di cetriolo, 1/4 bicchiere di succo di carota o una manciata di prezzemolo fresco.

FONTE: Riza

 

 

 

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protezione solareGli abiti estivi, leggeri e aderenti evidenziano i cuscinetti di adipe e l’incarnato pallido e delicato.

Così, per non sfigurare durante i fine settimana in spiaggia, perdere peso diventa un obbligo.

Ma attenzione: in estate, schemi snellenti troppo drastici aumentano il rischio di stress e disidratazione.

Via libera, allora, a un’alimentazione varia e colorata, ricca di frutta che contrasta i chili di troppo, idrata e nutre in profondità l’organismo, favorendo l’abbronzatura e proteggendo la pelle dagli effetti dannosi dei raggi Uv.

Grazie a un elevato apporto di potassio e a un ridotto contenuto di sodio, la frutta combatte la ritenzione idrica e regala tanta energia.

I frutti estivi, poi, sono ricchi di sostanze scudo contro i radicali liberi la cui produzione è stimolata da una prolungata esposizione ai raggi solari ultravioletti.

Il colore arancione indica un’alta concentrazione di carotenoidi, in grado di migliorare anche l’elasticità dell’epidermide. In questo modo ci si prepara all’incontro con il sole e si stimola l’abbronzatura, ottenendo un incarnato colorito e luminoso.

Pesche per depurare: lassative e diuretiche, le pesche stimolano la produzione dei succhi gastrici. Ai primi posti della top ten dei frutti meglio tollerati dallo stomaco: sono ideali in qualsiasi momento della giornata. Ricche di sali minerali come calcio e zinco e di vitamine A, C e, soprattutto, del gruppo B, si possono gustare anche nelle tisane fredde per uno spuntino depurativo e dissetante.

Albicocche per ricaricare: ricche di sali minerali, come magnesio e potassio, le albicocche sono un alimento ideale per chi è anemico, depresso o cronicamente stanco. Contengono, poi, vitamine C, del gruppo B e soprattutto carotenoidi, precursori della vitamina A. Secondo la medicina cinese, infine, questo frutto tonifica il Qi, l’energia vitale, e rilassa il sistema nervoso, placando ansia e stress.

Papaia per sgonfiare: la papaia è ricca di antiossidanti e ha un’alta percentuale di vitamina C: ne contiene più di arance, pompelmi e kiwi. Apporta potassio e magnesio, che potenziano i muscoli e allontanano la stanchezza. La polpa ha un effetto drenante, che contrasta ritenzione idrica e cellulite. Contiene anche fibre utili per equilibrare la flora batterica intestinale mentre il suo enzima, la papaina, aiuta la digestione.

Melone per idratare: ricco di acqua e povero di calorie, il melone è un frutto ideale per un menu dissetante. Grazie a una buona dose di fibre e all’alto contenuto di potassio ha proprietà leggermente lassative, diuretiche e disintossicanti; è consigliato anche in caso di diabete o anemia. Il colore arancione della sua polpa è legato alla presenza di pigmenti carotenoidi, molto importanti per la salute della pelle, della microcircolazione e degli occhi.

Il melone offre anche un apporto apprezzabile di vitamine C e del gruppo B. Grazie a queste sostanze a iuta ad asciugare la silhouette e a proteggere dall’azione negativa dei raggi ultravioletti del sole.

FONTE: il vero benessere

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dormireOre piccole o alzatacce continue possono far lievitare pancetta e fianchi. Chi dorme in media cinque ore per notte tende a ingrassare maggiormente, anche un chilo di più rispetto a chi conduce una vita regolare. Lo rivela uno studio dell’università del Colorado di Boulder, negli Usa.

Dormite poco, male, vi svegliate nel cuore della notte o avete difficoltà ad abbandonarvi a Morfeo? Spiace dirlo, ma per voi il rischio di mettere su chili di troppo è più alto della media.Uno studio realizzato dalla Università del Colorado a Boulder segnala infatti che esiste un legame strettissimo tra sonno e fame e che bastano cinque notti insonni per essere indotti a consumare più calorie e metter su peso.
È vero, osservano i ricercatori, che rimanere alzati più a lungo porta a consumare più energia, ma chi resta sveglio è anche portato a mangiare di più e a scegliere cibi più sostanziosi.

LO STUDIO E I SUOI RISULTATI
“Quando dormiamo troppo poco siamo portati a mangiare in orari in cui la nostra fisiologia interna è predisposta al riposo, non all’assunzione di cibo”, spiega Kenneth Wright, esperto di ritmi circadiani e responsabile dello studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Science”.
Per giungere a queste conclusioni Wright ha seguito per due settimane 16 giovani monitorandone il sonno e il consumo energetico. I volontari sono stati divisi in due gruppi, il primo dei quali ha potuto riposare per nove ore, mentre il secondo non ha dormito più di cinque. Al termine dell’esperimento è emerso che chi ha dormito meno ha consumato il 5% di energia in più ma ha anche ingerito il 6% in più di calorie. In particolare, gli insonni hanno mangiato meno la mattina a colazione ma compensato nelle ore serali con snack a base di carboidrati proteine e fibra. Il loro organismo non ha insomma risposto ai segnali ormonali che indicavano la raggiunta sazietà: “Non credo che dormire a sufficienza basti a perdere peso – spiega Wright – però un rapporto corretto col sonno può far parte di un programma di dimagrimento o mantenimento del peso”.

“Alcune recenti ricerche epidemiologiche” spiega il professor Luigi Ferini Strambi, responsabile del centro di medicina del sonno dell’ospedale San Raffaele Turro di Milano, “hanno evidenziato che una progressiva diminuzione del tempo totale di sonno si accompagna ad un parallelo incremento del peso corporeo. Da qui è emersa l’ipotesi che una riduzione del sonno sia un fattore di rischio per l’obesità”.

Diversi studi hanno dimostrato che un buon sonno in termini di qualità e quantità garantisce il rilascio di leptina (l’ormone che
blocca lo stimolo della fame) e l’inibizione della grelina (ormone che invece stimola l’appetito), ed è anche noto che il sonno influenza il metabolismo energetico e che una delle sue funzioni è proprio quella di conservare l’energia.

Ma come fare a quantificare il “costo energetico” di un sonno ridotto e le relative modificazioni nell’assunzione di cibo? Alcuni recentissimi studi hanno cercato di dare una risposta a questa domanda. Ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, sottoponendo dei soggetti ad una restrizione del tempo di sonno per 8 giorni, hanno evidenziato un aumento delle calorie introdotte (+ 566 al giorno), senza però un significativo aumento della “spesa energetica” quotidiana, dato sostanzialmente confermato da un altro studio condotto da ricercatori della Colorado University in soggetti studiati in tre condizioni diverse, ciascuna della durata di 5 giorni: a) sonno normale; b) sonno ridotto a 5 ore; c) sonno di recupero di 9 ore. La ricerca ha evidenziato, nei soggetti privati di sonno, che l’aumento di calorie introdotte giornalmente, soprattutto di notte dopo cena, era in eccesso rispetto all’energia spesa stando più svegli, dato che essi consumavano il 42% in più di calorie e, soprattutto, di carboidrati. Tornando a dormire un numero adeguato di ore di sonno, questi soggetti riducevano l’assunzione di cibo, con conseguente perdita di peso.

LE DONNE MEGLIO DEGLI UOMINI
Lo studio ha sottolineato che molto dipende anche dal genere: sono soprattutto gli uomini a eccedere nell’assunzione di cibo, quando privati di sonno, mentre le donne riescono a controllare meglio la fame e, nelle notti di recupero (con 9 ore di sonno), perdono meno peso rispetto agli uomini.

COSA MANGIARE
“Dato il crescente numero di insonni” continua Ferini Strambi, “queste ricerche hanno una rilevanza importante sulla salute pubblica. A prescindere dalle terapie specifiche farmacologiche e non, bisogna ricordare che alcuni alimenti hanno un’influenza sul sonno. A cena bisogna evitare cibi con sodio in eccesso (curry, pepe, paprika, patatine, salatini, piatti in cui si è utilizzato dado da cucina, alimenti in scatola). Diversi alimenti invece aiutano a rilassare le diverse funzioni dell’organismo, permettendo un più facile scivolamento verso il sonno: pasta, riso, pane, orzo, lattuga, radicchio rosso, cipolla, aglio, zucca, rape, cavolo, formaggi freschi, yogurt, uova bollite”.

GLI ORMONI
“Mentre si dorme – spiega la nutrizionista Gigliola Braga – avvengono importanti ed essenziali regolazioni che fanno del sonno una necessità imprescindibile dalla vita. Durante il riposo notturno il livello di alcuni ormoni cambia, come quello del cortisolo che rimane basso fino in prossimità del risveglio, per aumentare progressivamente verso il mattino in risposta alle necessità organiche che richiedono di elevare la pressione sanguigna e di riattivare la piena funzionalità degli apparati”.

Se il sonno non è sufficiente o è di cattiva qualità, il cortisolo, che è un ormone d’emergenza, agisce continuativamente come se l’organismo fosse in costante urgenza e quindi con un persistente bisogno di zuccheri per sostenere l’attività cerebrale e non solo.

“Questi zuccheri – continua la nutrizionista – possono provenire dal cibo, quindi chi rimane sveglio sente una sensazione di fame che lo spinge a mangiare di più, e possono derivare dal catabolismo dei muscoli, “intaccati” proprio dal cortisolo che per di più instaura una condizione di insulino-resistenza. In ogni caso, si verifica un rialzo glicemico con iperinsulinemia che è caratterizzata da un eccesso di insulina nel sangue. Quando il livello di questo ormone è alto, facilmente si sente il bisogno di mangiare perché troppa insulina determina l’ipoglicemia reattiva che provoca fame”. 

FONTE: Donne della Repubblica (Sara Ficocelli)

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