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Studio della Sapienza di Roma: la quantità di metalli, semimetalli, non metalli, ftalati e bisfenolo A rilevati non supera i parametri imposti per legge. Il problema però è che queste cessioni si sommano ai metalli spesso presenti nell’acqua potabile di rubinetto.

 

 Finisce ai raggi X uno dei simboli dell’utilizzo ecosostenibile dell’acqua: le borrracce in alluminio. Si perché, anche se nei limiti di legge, rilascerebbero nell’acqua che beviamo, tracce di metalli e di altri composti chimici. Questo almeno emerge da una ricerca effettuata dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma, commissionata da Fondazione Acqua.

Lo studio della Sapienza, che secondo una nota sarebbe il

“primo nel suo genere perché incentrato sul rilascio chimico-fisico di elementi dalle borracce, mentre sino ad ora erano stati valutati solo gli aspetti batteriologici”,

è stato condotto su 20 tipologie di borracce differenti, acquisite tramite i principali rivenditori e sul mercato elettronico, e ha permesso di ottenere più di 24.000 risultati analitici, che

“hanno consentito di valutare (mediante simulazione d’uso con un’acqua test demineralizzata) le possibili cessioni di 40 elementi inorganici (metalli, semimetalli e non metalli) e di 7 composti organici (6 ftalati e Bisfenolo A)”.

I risultati ottenuti, continua la nota
“hanno mostrato assenza di cessione di composti organici dalle borracce in plastica e, al contrario, fenomeni di cessione di elementi inorganici da tutte le borracce testate. Si parla di fenomeni molto variabili tra le diverse tipologie di borracce e spesso caratterizzati da cessioni multielemento anche di alluminio, cromo, piombo, nichel, manganese, rame, cobalto, ecc.

Va chiarito che la quantità di metalli, semimetalli, non metalli, ftalati e bisfenolo A rilevati non superano i parametri imposti per legge, il problema però è che queste cessioni si sommano ai metalli spesso presenti nell’acqua potabile di rubinetto con il rischio, per chi usa abitualmente le borracce, di oltrepassare facilmente le soglie considerate sicure per la salute”.

Secondo quanto rilevato dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma, inoltre:

“La variabilità riscontrata nella cessione di elementi chimici è con tutta probabilità da attribuire sia alla qualità del materiale di fabbricazione che alle modalità di lavorazione.

La presenza di metalli estranei quali Cromo, Bismuto, Manganese, Bario, Rame, Zinco, ecc. nelle cessioni di borracce in Alluminio fanno supporre che il materiale di fabbricazione possa derivare anche da processi di recupero/riciclo, elementi critici se condotti senza le dovute attenzioni necessarie per garantire la conformità a quanto previsto dalla normativa vigente sui materiali destinati al contatto con alimenti (cosiddetti MOCA)”.

Un altro aspetto emerso dallo studio è dunque la non piena conformità delle borracce analizzate ai regolamenti CE e alle norme nazionali sui MOCA. Infatti, visto che l’acqua destinata al consumo umano è un alimento a tutti gli effetti anche i materiali e gli oggetti destinati al contatto con l’acqua, come appunto le borracce devono rispettare specifici criteri, nell’ottica del mantenimento delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’alimento stesso e di sicurezza igienico-sanitaria del consumatore.

Tra le borracce esaminate, solo alcune presentavano il simbolo previsto o le indicazioni di impiego ed elementi utili per la loro identificazione ai fini della necessaria rintracciabilità, un fatto che dovrebbe renderle inadatte alla vendita sul mercato.

“Nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una campagna di demonizzazione della plastica con particolare riferimento alle bottiglie, a favore delle borracce – commenta il presidente della Fondazione Acqua, Ettore Fortuna – Non solo andrebbe spiegato ai consumatori che le bottiglie in pet sono riciclabili al 100% ritornando ad essere nuove bottiglie dopo il loro recupero e riciclo, ma soprattutto se si parla della salute delle persone è fondamentale dare loro le corrette informazioni per poter scegliere consapevolmente”.

FONTE: Salute della Repubblica
(ENGLISH VERSION)

Sapienza study in Rome: the quantity of metals, semimetals, non-metals, phthalates and bisphenol A detected does not exceed the parameters imposed by law. The problem, however, is that these supplies add up to the metals often present in drinking tap water.

One of the symbols of the eco-sustainable use of water ends with X-rays: aluminum water bottles. Yes, because, even if within the limits of the law, they would release traces of metals and other chemical compounds in the water we drink. Quest at least emerges from research carried out by the Department of Public Health and Infectious Diseases of the La Sapienza University of Rome, commissioned by the Acqua Foundation.

The Sapienza study, which according to a note would be the “first of its kind because it focused on the chemical-physical release of elements from the bottles, while until now only the bacteriological aspects had been evaluated”, was conducted on 20 different types of bottles , acquired through the main resellers and on the electronic market, and has made it possible to obtain more than 24,000 analytical results, which “have made it possible to evaluate (through simulation of use with a demineralized water test) the possible sales of 40 inorganic elements (metals , semi-metals and non-metals) and 7 organic compounds (6 phthalates and Bisphenol A) “.

The results obtained, the note continues “have shown the absence of transfer of organic compounds from plastic bottles and, on the contrary, phenomena of transfer of inorganic elements from all the tested bottles. There is talk of very variable phenomena between the different types of bottles and often characterized by multi-element sales also of aluminum, chrome, lead, nickel, manganese, copper, cobalt, etc.

It should be clarified that the quantity of metals, semi-metals, non-metals, phthalates and bisphenol A detected do not exceed the parameters imposed by law, the problem however is that these supplies add up to the metals often present in drinking tap water with the risk, for those who habitually use bottles, to easily go beyond the thresholds considered safe for health “.

According to the findings of the Department of Public Health and Infectious Diseases of the La Sapienza University of Rome, moreover: “The variability found in the sale of chemical elements is in all probability attributable both to the quality of the manufacturing material and to the processing methods.

The presence of foreign metals such as chrome, bismuth, manganese, barium, copper, zinc, etc. in the sale of aluminum water bottles, it is assumed that the manufacturing material may also derive from recovery / recycling processes, critical elements if carried out without the necessary attention to ensure compliance with the provisions of current legislation on materials intended for contact with food ( so-called MOCA) “.

Another aspect that emerged from the study is therefore the non-full compliance of the bottles analyzed with the EC regulations and the national MOCA standards. In fact, since water intended for human consumption is a food in all respects also materials and objects intended for contact with water, such as water bottles must meet specific criteria, with a view to maintaining the organoleptic characteristics and nutritional values ​​of the food itself and consumer hygiene and health safety.

Among the bottles examined, only a few had the expected symbol or indications of use and useful elements for their identification for the purposes of the necessary traceability, a fact that should make them unsuitable for sale on the market.

“In the last period we are witnessing a plastic demonization campaign with particular reference to bottles, in favor of water bottles – comments the president of the Acqua Foundation, Ettore Fortuna – Not only should consumers be told that pet bottles are 100% recyclable % returning to being new bottles after their recovery and recycling, but above all if we talk about people’s health it is essential to give them the correct information in order to be able to choose consciously “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Infiammazione è un termine ormai sulla bocca di tutti, talmente sdoganato da arrivare persino sui giornali e quando accade questo, vuol dire che il problema è ormai evidente!

 

Quello che difficilmente trovi è invece una spiegazione di cosa sia davvero questa nuova “diavoleria” e se riguardi anche te.

Mi piace parlare in modo semplice, ma attenzione questo non vuol dire che non sia una spiegazione valida ed accurata.

L’Infiammazione è la conseguenza di un funzionamento speciale (di tutti i sistemi interni), che accade quando il tuo corpo è costretto a fronteggiare condizioni di vita incompatibili con la sopravvivenza stessa.

E’ una modalità di funzionamento alternativa e protettiva, perfettamente prevista dalla nostra fisiologia che entra in funzione quando c’è qualcosa che non va e nel corpo scatta l’allarme “rosso”,

A cosa serve l’infiammazione?

Praticamente sospende, in via cautelativa, tutti i sistemi operativi del corpo che sono ritenuti non vitali a breve termine.

In questo modo risparmia forze, energia e nutrimento, per dirottarli tutti a risolvere la situazione problematica, in attesa che il corpo esca dall’emergenza e possa riprendere il normale funzionamento.

Le cause previste per far scattare il funzionamento alternativo hanno tutte una caratteristica “acuta”, cioè fronteggiare un trauma di diversa natura:

  • fisico (incidente, intervento chirurgico, malattia acuta),
  • emotivo (grave trauma psichico) o
  • ambientale (guerre, carestie, inondazioni, terremoti).

Quali sono i sistemi che vengono sospesi?

Metabolismo, sistema ormonale, sistema immunitario, sistema nervoso, sistema riproduttivo.

Praticamente tutto ciò che ci consente di vivere bene ma che non compromette la semplice sopravvivenza infatti non blocca il cuore, il respiro e la digestione.

Il corpo lo fa per consentirci di sopravvivere e perché sa che questo è solo un funzionamento temporaneo e che finita l’emergenza potrà tornare a riavviare tutto.

Perché allora l’Infiammazione è sulla bocca di tutti e allarma scienziati di tutto il mondo?

Perché l’Emergenza da condizione acuta e temporanea, è diventata “cronica”(dura molto più del tempo previsto, anche anni) e “sistemica” (riguarda tutti i sistemi insieme e si allarga a macchia d’olio nel corpo), e ci sta trasformando da esseri umani vivi e vibranti in “zombie” che sopravvivono trascinandosi senza vitalità, senza energia, senza motivazione, come spenti, e con malesseri che zitti zitti stanno prendendo il sopravvento.

Cosa succede se sei costretto a vivere per anni nella modalità di Emergenza, con tutti i sistemi bloccati?

Questo stop lungo e totale ci porta a vivere a regime ridotto, come se fossimo “vivi solo a metà”, e lentamente ci priva di energia, nutrimento, difese e soprattutto equilibrio mentale ed emotivo e ci fa cadere nell’impossibilità assoluta di perdere peso o di acquistarlo, se siamo molto magri.

Gli scienziati hanno iniziato a riscontrare l’attivazione del Sistema di Emergenza, anche in tutte le persone che soffrono di

  • sovrappeso,
  • sindrome metabolica,
  • diabete,
  • malattie della tiroide,
  • infertilità,
  • disturbi articolari gravi,
  • disturbi cardiaci,
  • sindromi allergiche.

Si calcola che circa l’80% della popolazione americana sia oggi in modalità di emergenza, e questa situazione coinvolge sempre più adolescenti e bambini e non più solo adulti e anziani.

Ma perché succede persino in paesi ricchi dove non ci sono guerre o calamità?

A persone che hanno tutto e vivono in una relativa tranquillità che solo 80 anni fa era completamente inimmaginabile?

E’ tutta una questione di carburante!

Abbiamo cambiato il nostro carburante quotidiano, consumiamo zuccheri in varie forme da mattina a sera e ci mancano verdure, proteine e grassi sani.

Siamo immersi in cibi pronti e cibi spazzatura e in un inquinamento elettromagnetico che sta disintegrando il nostro cervello e le nostre cellule.

Ci entri in silenzio e piano piano ti trasformi senza accorgertene

Esiste una via per uscirne ed è ricominciare a mangiare in modo ricco ed equilibrato, con proteine verdure e grassi sani, senza contare le calorie ma riducendo gli zuccheri e il cibo spazzatura.

Rintracciando la tua personale strada per raggiungere il tuo SAUTÓN, la migliore espressione del potenziale meraviglioso con cui sei nato!

 

FONTE: EnergyTrianing

 

(ENGLISH VERSION)

Inflammation is a term now on everyone’s lips, so cleared through customs that it even arrives in the newspapers and when this happens, it means that the problem is now evident!

What you hardly find is instead an explanation of what this new “devilry” really is and if it concerns you too.

I like to speak in a simple way, but attention does not mean that it is not a valid and accurate explanation.

Inflammation is the consequence of a special functioning (of all internal systems), which occurs when your body is forced to face life conditions incompatible with survival itself.

It is an alternative and protective mode of operation, perfectly foreseen by our physiology that comes into operation when there is something wrong and the “red” alarm is triggered in the body,

What is inflammation for?

Practically, as a precautionary measure, it suspends all the operating systems of the body that are considered not viable in the short term.

In this way, it saves forces, energy and nourishment, to divert them all to solve the problematic situation, waiting for the body to emerge from the emergency and to resume normal operation.

The causes envisaged for triggering the alternative functioning all have an “acute” characteristic, that is, dealing with a trauma of a different nature: physical (accident, surgery, acute illness), emotional (serious psychic trauma) or environmental (wars, famines, floods , earthquakes).

What are the systems that are suspended?

Metabolism, hormonal system, immune system, nervous system, reproductive system.

Practically everything that allows us to live well but that does not compromise simple survival in fact does not block the heart, breath and digestion.

The body does it to allow us to survive and because it knows that this is only a temporary functioning and that once the emergency is over it can go back to restarting everything.

Why then is inflammation on everyone’s lips and alarming scientists from all over the world?

Because the emergency from acute and temporary condition has become “chronic” (lasts much longer than the expected time, even years) and “systemic” (affects all systems together and spreads like wildfire in the body), and there it is transforming from living and vibrant human beings into “zombies” that survive by dragging themselves without vitality, without energy, without motivation, as they are turned off, and with aches and pains that are quietly taking over.

What happens if you are forced to live for years in Emergency mode, with all systems blocked?

This long and total stop leads us to live at a reduced regime, as if we were “only half alive”, and slowly deprives us of energy, nourishment, defenses and above all mental and emotional balance and makes us fall into the absolute impossibility of losing weight or to buy it, if we are very thin.

Scientists have started to find the activation of the Emergency System, also in all people who suffer from overweight, metabolic syndrome, diabetes, thyroid disease, infertility, serious joint disorders, heart problems, allergic syndromes.

An estimated 80% of the American population is now in emergency mode, and this situation involves more and more teenagers and children and no longer just adults and the elderly.

But why does it happen even in rich countries where there are no wars or calamities?

To people who have it all and live in relative tranquility that only 80 years ago was completely unimaginable?

It’s all about fuel!

We have changed our daily fuel, we consume sugars in various forms from morning to evening and we lack vegetables, proteins and healthy fats.

We are immersed in ready meals and junk foods and in an electromagnetic pollution that is disintegrating our brain and our cells.

You enter it in silence and slowly you transform yourself without realizing it

There is a way out and it is to start eating in a rich and balanced way, with protein, vegetables and healthy fats, not counting calories but reducing sugars and junk food.

Tracing your personal way to reach your SAUTÓN, the best expression of the wonderful potential with which you were born!

 

SOURCE: EnergyTraining

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Il Magnesio stearato è un additivo comunemente utilizzato in molti integratori. Questa sostanza può causare danni all’intestino e impedire il corretto assorbimento dei nutrienti. È risaputo che farmaci, vitamine o integratori contengono più del semplice principio attivo. 

Qualcosa deve incapsulare, renderli solidi e stabili, in una forma che non solo li renda utilizzabili, ma riproducibili dagli stessi produttori in grandi quantità. Molti produttori di integratori stanno aggiungendo i cosiddetti “antiagglomeranti” nelle proprie capsule al solo scopo di mantenere gli ingredienti stabili per impedire che “aderiscano” alle apparecchiature durante la miscelazione e la compressione. Rendono così la produzione più veloce e più facile, ma sappiate che non è impossibile arrivare al prodotto finale senza l’utilizzo di queste sostanze. Non vi è chiaramente alcun beneficio per la salute dei consumatori aggiungendo queste sostanze, non utilizzarli semplicemente aumenterebbe i costi di produzione e quindi il prezzo di vendita finale del prodotto. Vediamo di comprendere tutte le caratteristiche del magnesio stearato e le motivazioni che spingono l’intera comunità scientifica a ritenerlo potenzialmente dannoso per l’organismo.

Cos’è il magnesio stearato

Il magnesio stearato è un sale di magnesio derivato dall’acido stearico che, se posto a temperatura ambiente, si caratterizza sotto forma di polvere bianca, inodore ed insolubile in acqua. L’acido stearico è un acido grasso saturo presente comunemente in molti alimenti, inclusi grassi e oli sia di origine animale che vegetale: un esempio è rappresentato dal cacao così come dai semi di lino. È opportuno ricordare che tale sostanza non deve essere ritenuta un integratore di magnesio, poiché costituita da una percentuale molto bassa del minerale. In genere nelle etichette la sua presenza è dichiarata mediante la dicitura come “magnesio stearato” o “stearato di magnesio” e ancora “sali di magnesio degli acidi grassi” o attraverso la sigla E470b.

Magnesio stearato a cosa serve

In genere il magnesio stearato trova ampia applicazione nell’industria cosmetica, farmaceutica e alimentare in qualità di antiagglomerante, emulsionante e lubrificante. Oltre ad accelerare il processo di produzione impedendo come menzionato precedentemente agli ingredienti di aderire alle attrezzature meccaniche agevolando la lavorazione delle polveri, esso conferisce una maggiore consistenza alle capsule e alle compresse, rendendole anche più semplici da inghiottire e agevolandone al contempo lo scorrimento lungo il tratto gastrointestinale, una volta ingerite.

Magnesio stearato e rischi per la salute

La FDA, Food and Drug Administration, ha approvato l’utilizzo dello stearato di magnesio come additivo in alimenti e integratori. Tale eccipiente resta tuttavia presente nella lista di additivi alimentari consentiti in Italia secondo quanto stabilito dalle direttive del Regolamento (CE) n. 1333/2008. Altroconsumo, nella sua banca dati, classifica come “accettabile” l’utilizzo del magnesio stearato solo in alcuni casi specifici, affermando che non vi è associato alcun effetto noto né benefico né nocivo a carico dell’organismo.

Secondo quanto espresso poi dal National Center for Biotechnology Information, il magnesio stearato sarebbe considerato generalmente sicuro se assunto in quantità inferiori a 2.500 milligrammi (mg) per Kg al giorno. Questo significa che, un soggetto adulto del peso di 85 Kg ne potrebbe assumere fino a 212.500 mg al giorno, quantità che corrisponde a 283 capsule da 750 mg al giorno. Sarebbe dunque auspicabile che la sostanza non produrrebbe alcun effetto collaterale o nocivo se assunto in modeste quantità, esattamente come quelle impiegate comunemente dai produttori di capsule e farmaci. Dubbi e incertezze dunque sono strettamente correlate all’utilizzo di magnesio stearato: solo ulteriori studi o ricerche potranno dunque confermare o smentirne l’eventuale azione deleteria a carico dell’organismo

Quello che segue è tratto da un articolo del Dr. Joseph Mercola, famoso medico chirurgo ed osteopata americano autore di numerosi libri e pubblicazioni scientifiche e autore best-seller del New York Times.

Magnesio stearato effetti collaterali

Il Magnesio stearato viene ottenuto aggiungendo uno ione magnesio all’acido stearico. Il composto ha proprietà lubrificanti, motivo per cui è spesso utilizzato nella produzione di integratori, in quanto permette che i macchinari funzionino più velocemente perché, rendendo il composto più liscio impedisce alle pillole o alle capsule di attaccarsi tra loro durante la produzione.

Tuttavia, precedenti ricerche hanno dimostrato che l’acido stearico sopprime i linfociti T: le nostre cellule natural killer, che sono una componente fondamentale del nostro sistema immunitario. Secondo questo studio, l’acido stearico provoca la rottura della membrana cellulare, un effetto che dipende sia dai tempi di assunzione che dalle dosi ma che, di fatto, può distruggere la funzione delle cellule. A mio avviso, se si sta prendendo un integratore, siate sempre sicuri che sia di alta qualità, che sia un integratore alimentare totalmente naturale e che non presenti additivi potenzialmente dannosi come il magnesio stearato.

Il magnesio stearato è ad alto rischio di contaminazione

Un altro problema che è stato sollevato a proposito del magnesio stearato è il fatto che questo additivo è spesso proveniente da oli idrogenati come l’olio di semi di cotone. Questa coltura è spesso geneticamente modificata, e anche quando non lo è, l’olio di semi di cotone tende ad avere livelli molto elevati di residui di pesticidi.

Un’altra contaminazione può avvenire anche durante il processo di fabbricazione del magnesio stearato. Secondo un rapporto di Dicembre 2011 dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in diversi lotti di stearato di magnesio prodotto dalla Ferro Corporation sono stati rinvenuti livelli di agenti inquinanti nocivi quali:

  • Idrossido di calcio:“calce spenta” che è considerata tossica, secondo il National Institutes of Health
  • Bisfenolo-A:una sostanza chimica tossica ed un potente interferente endocrino
  • Irganox 1010:una sostanza chimica “moderatamente pericolosa” con una potenziale tossicità per lo sviluppo, secondo la Environmental Protection Agency

La contaminazione incrociata è stata determinata essere dovuta dalla inadeguata pulizia delle attrezzature di fresatura della Ferro Corporationnelle piantagioni dell’Ohio, questo nel febbraio dello stesso anno. Certo, non è un problema cronico, per quanto ne so, ma questo dato va a dimostrare quanto sia possibile e facile la contaminazione.

Lo stearato di magnesio sarà bandito?

Lo stearato di magnesio potrebbe essere sul punto di essere bandito del tutto dagli integratori, il che sarebbe positivo almeno dal punto di vista della salute.

Durante la sessione del Comitato del Codex sugli additivi alimentari (CCFA) del marzo 2010, è stato proposto che “i sali di magnesio da acidi grassi” (cioè lo stearato di magnesio) siano cancellati dal Codex, in quanto non è ben noto il loro impiego nei prodotti alimentari. L’anno successivo, in occasione della sessione CCFA del marzo 2011 l’Alleanza Internazionale delle Associazioni degli Integratori alimentare (IADSA) ha presentato una richiesta per ripristinare il magnesio stearato come additivo alimentare. Successivamente è stato reintegrato.

Tuttavia, come spiegato nell’articolo descritto:

“… Il comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) ora richiede dati sulla tossicità a sostegno del reinserimento del magnesio stearato, nonostante esisti già una sua storia di utilizzo negli integratori. Secondo John Venardos, vice presidente senior degli affari regolatori per la commercializzazione della rete globale di Herbalife, che ha presentato la questione in occasione della recente conferenza di NIA West a Laguna Beach, il costo stimato di questi dati tossicologici sul magnesio stearato costerebbe $ 180.000. Nessun produttore ha ancora offerto di pagare questo conto.”

Sembra quindi che, a meno che qualcuno si assumi l’onere di fare le ricerche necessarie per dimostrare la sua sicurezza come additivo alimentare, è probabile che venga comunque eliminato dal mercato. Considerando il fatto che una grande maggioranza di produttori di integratori utilizzano il magnesio stearato, la ripercussione è prevedibile. Ma per le aziende che già operano senza stearato di magnesio, sarà la grande prova e dimostrazione che hanno avuto ragione.

L’eliminazione di questa componente dai prodotti equivale a costi di produzione leggermente superiori: perché i macchinari non saranno in grado di sostenere ritmi di produzione giornaliera troppo elevati. Ma credo che l’aumento del costo ne varrà la pena. È molto importante per me in primo luogo non nuocere alla salute, e quindi prendere le precauzioni per garantire che i prodotti venduti in questo sito siano il più possibile di altissima qualità e purezza.

Come riconoscere gli integratori multi-vitamici di alta qualità?

Credo che gli integratori alimentari – tra cui vitamine e minerali – possono contribuire a compensare alcuni dei danni ai quali il nostro corpo è soggetto vivendo nella società contemporanea. Tuttavia, non è saggio utilizzare integratori per supplire ad una cattiva alimentazione. Nella mia esperienza nessuna quantità di integratori sarà mai in grado di sostituire scelte alimentari sane.

Come spiegato nell’articolo Frutta e verdura hanno l’80% in meno di vitamine e minerali rispetto a 30 anni fa l’elevato impoverimento dei terreni oggi ha reso la frutta e la verdura molto più poveri di nutrienti rispetto al passato. Per prevenire le malattie e accelerare le guarigioni è quindi fondamentale accertarsi di assumere tutti i nutrienti tramite la dieta e magari aiutandosi con gli integratori naturali.

Ma ci sono momenti in cui gli integratori possono essere molto utili, e credo che alcuni integratori, come ad esempio gli omega 3 di alta qualità, sono essenziali per quasi tutte le persone. Questo perché la principale fonte di omega-3 delle nostre diete proviene da grassi animali, propriamente da pesce – la maggior parte dei quali è ora fortemente inquinata da mercurio e PCB. Un altro integratore di cui molte persone hanno bisogno è la vitamina D, a meno che non ci si possa esporre al sole in quantità sufficiente durante tutto l’anno.

Ci sono altri casi in cui gli integratori possono essere utili, come nel caso di Coenzima Q10 specialmente se si sta prendendo un farmaco come le statine. Si consiglia inoltre di assumere integratori alimentari per garantirci una adeguata varietà di sostanze nutritive. Come si fa a dire se un integratore che stai scegliendo sia una buona scelta? Per cominciare, assicurarsi che abbia le seguenti caratteristiche:

  • che sia il più vicino possibile alla sua forma naturale (integrità e naturalità dell’alimento)
  • che utilizzi laboratori terzi indipendenti che controllino le materie prime per le sostanze contaminanti
  • che segua gli standard di settore per la garanzia della qualità tra cui ISO 9001, ISO 17025 e buoni processi di fabbricazione (GMP) certificazioni
  • che la massima cura sia posta in tutte le fasi della sua produzione, dalla coltivazione dei suoi ingredienti, alla produzione, ai test di controllo della qualità
  • che funzioni! Cerco sempre di scegliere tra le aziende che hanno una lunga esperienza nel fornire prodotti di alta qualità e che producano buoni risultati clinici
  • Leggi attentamente le etichette, le aziende hanno l’obbligo di dichiarare ogni agente di fabbricazione aggiunto (additivi)

Se siete interessati a migliorare la vostra salute, la soluzione migliore è quella di scegliere gli alimenti di più alta qualità possibile e mangiare una grande varietà di alimenti biologici integrali. Ci sono molti altri integratori che si potrebbero prendere in considerazione a seconda della situazione specifica, come ad esempio i probiotici che sono fondamentali per curare l’intestino, disintossicarsi dallo zucchero e trattare la depressione e i disturbi mentali.

Riferimenti
– Magnesium Stearate: Does Your Supplement Contain This Potentially Hazardous Ingredient? Dr. Mercola
– NewHope360 June 6, 2012
– Immunology. 1990 July; 70(3): 379–386
– World Health Organization Quality of Medicines for Everyone, Contaminated magnesium stearate VG EP excipient manufactured by Ferro
– Environmental Protection Agency Risk Assessment Division, SCREENING-LEVEL HAZARD CHARACTERIZATION OF HIGH PRODUCTION VOLUME CHEMICALS

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Magnesium stearate is an additive commonly used in many supplements. This substance can cause damage to the intestine and prevent the proper absorption of nutrients. It is known that drugs, vitamins or supplements contain more than just the active ingredient. Something must encapsulate, make them solid and stable, in a form that not only makes them usable, but reproducible by the producers themselves in large quantities. Many supplement manufacturers are adding so-called “anti-caking agents” to their capsules for the sole purpose of keeping the ingredients stable to prevent them from “sticking” to the equipment during mixing and compression. They thus make production faster and easier, but know that it is not impossible to get to the final product without using these substances. There is clearly no benefit to the health of consumers by adding these substances, not using them would simply increase the production costs and therefore the final sale price of the product. Let’s understand all the characteristics of magnesium stearate and the reasons that push the entire scientific community to consider it potentially harmful to the body.

 
What is magnesium stearate

Magnesium stearate is a magnesium salt derived from stearic acid which, if placed at room temperature, is characterized as a white powder, odorless and insoluble in water. Stearic acid is a saturated fatty acid commonly found in many foods, including fats and oils of both animal and vegetable origin: an example is represented by cocoa as well as flax seeds. It should be remembered that this substance should not be considered a magnesium supplement, since it consists of a very low percentage of the mineral. Generally in the labels its presence is declared by the wording as “magnesium stearate” or “magnesium stearate” and again “magnesium salts of fatty acids” or through the abbreviation E470b.

What is magnesium stearate for?

Generally, magnesium stearate is widely used in the cosmetic, pharmaceutical and food industries as an anti-caking agent, emulsifier and lubricant. In addition to speeding up the production process by preventing the ingredients from adhering to the mechanical equipment as previously mentioned, facilitating the processing of powders, it gives the capsules and tablets a greater consistency, also making them easier to swallow and at the same time facilitating their sliding along the gastrointestinal tract once ingested.

Magnesium stearate and health risks

The FDA, Food and Drug Administration, has approved the use of magnesium stearate as an additive in foods and supplements. However, this excipient remains on the list of food additives permitted in Italy according to the provisions of the directives of Regulation (EC) no. 1333/2008. Altroconsumo, in its database, classifies the use of magnesium stearate as “acceptable” only in some specific cases, stating that there is no known beneficial or harmful effect associated with it.

According to what was then expressed by the National Center for Biotechnology Information, magnesium stearate would be considered generally safe if taken in quantities of less than 2,500 milligrams (mg) per kg per day. This means that an adult subject weighing 85 kg could take up to 212,500 mg per day, which corresponds to 283 750 mg capsules per day. It would therefore be desirable that the substance would not produce any side or harmful effects if taken in modest quantities, exactly like those commonly used by capsule and drug manufacturers. Doubts and uncertainties are therefore strictly related to the use of magnesium stearate: only further studies or research will therefore be able to confirm or deny its possible deleterious action against the body

The following is taken from an article by Dr. Joseph Mercola, a famous American surgeon and osteopath author of numerous scientific books and publications and best-selling author of the New York Times.

Magnesium stearate side effects

Magnesium stearate is obtained by adding a magnesium ion to the stearic acid. The compound has lubricating properties, which is why it is often used in the production of supplements, as it allows the machines to work faster because, making the compound smoother, it prevents the pills or capsules from sticking together during production.

However, previous research has shown that stearic acid suppresses T lymphocytes: our natural killer cells, which are a fundamental component of our immune system. According to this study, stearic acid causes the cell membrane to rupture, an effect that depends on both the intake time and the doses but which, in fact, can destroy the function of the cells. In my opinion, if you are taking a supplement, always be sure that it is of high quality, that it is a totally natural food supplement and that it does not contain potentially harmful additives such as magnesium stearate.

Magnesium stearate is at high risk of contamination

Another problem that has been raised about magnesium stearate is the fact that this additive is often sourced from hydrogenated oils such as cotton seed oil. This crop is often genetically modified, and even when it is not, cotton seed oil tends to have very high levels of pesticide residues.

Another contamination can also occur during the manufacturing process of magnesium stearate. According to a December 2011 report by the World Health Organization (WHO), levels of harmful pollutants have been found in several batches of magnesium stearate produced by the Ferro Corporation such as:

Calcium hydroxide: “slaked lime” which is considered toxic, according to the National Institutes of Health
Bisphenol-A: a toxic chemical and a powerful endocrine disruptor
Irganox 1010: a “moderately dangerous” chemical with potential developmental toxicity, according to the Environmental Protection Agency
The cross-contamination was determined to be due to the inadequate cleaning of the milling equipment of Ferro Corporation in the Ohio plantations, this in February of the same year. Of course, it is not a chronic problem, as far as I know, but this fact shows how contamination is possible and easy.

Will magnesium stearate be banned?

Magnesium stearate could be on the verge of being banned entirely from supplements, which would be positive at least in terms of health.

During the session of the Codex Committee on Food Additives (CCFA) of March 2010, it was proposed that “the magnesium salts from fatty acids” (ie magnesium stearate) are deleted from the Codex, as their use in food. The following year, at the March 2011 CCFA session, the International Alliance of Food Supplements Associations (IADSA) made a request to restore magnesium stearate as a food additive. It was subsequently reinstated.

However, as explained in the article described:

“… The Joint Committee of Experts on Food Additives (JECFA) is now requesting toxicity data to support the reintegration of magnesium stearate, although there is already a history of its use in supplements. According to John Venardos, senior vice president of regulatory affairs for the commercialization of the Herbalife global network, who presented the matter at the recent NIA West conference in Laguna Beach, the estimated cost of these toxicological data on magnesium stearate would cost $ 180,000. No manufacturer has yet offered to pay this bill. “

It therefore appears that unless someone assumes the burden of doing the research necessary to prove his safety as a food additive, it is likely that he will still be eliminated from the market. Considering the fact that a large majority of supplement manufacturers use magnesium stearate, the repercussion is predictable. But for companies that already operate without magnesium stearate, it will be the great test and demonstration that they were right.

The elimination of this component from the products equates to slightly higher production costs: because the machines will not be able to sustain too high daily production rates. But I think the increase in cost will be worth it. It is very important for me in the first place not to harm your health, and therefore take precautions to ensure that the products sold on this site are of the highest quality and purity as possible.

How to recognize high quality multi-vitamin supplements?

I believe that food supplements – including vitamins and minerals – can help offset some of the damage to which our body is subjected by living in contemporary society. However, it is not wise to use supplements to make up for poor nutrition. In my experience no quantity of supplements will ever be able to replace healthy food choices.

As explained in the article, Fruits and vegetables have 80% less vitamins and minerals than 30 years ago, the high depletion of soils today has made fruit and vegetables much poorer in nutrients than in the past. To prevent disease and accelerate healing, it is therefore essential to make sure that you take all the nutrients through your diet and perhaps with the help of natural supplements.

But there are times when supplements can be very useful, and I believe that some supplements, such as high-quality omega 3s, are essential for almost everyone. This is because the main source of omega-3 in our diets comes from animal fats, properly from fish – most of which are now heavily polluted with mercury and PCBs. Another supplement that many people need is vitamin D, unless there is enough sun exposure throughout the year.

There are other cases in which supplements can be useful, such as in the case of Coenzyme Q10 especially if you are taking a drug such as statins. We also recommend taking food supplements to ensure we have an adequate variety of nutrients. How do you tell if a supplement you are choosing is a good choice? To begin with, make sure it has the following characteristics:

that is as close as possible to its natural form (integrity and naturalness of the food)
that uses independent third-party laboratories that control raw materials for contaminants
following industry standards for quality assurance including ISO 9001, ISO 17025 and good manufacturing processes (GMP) certifications
that the utmost care is taken in all stages of its production, from the cultivation of its ingredients, to production, to quality control tests
that works! I always try to choose from companies that have long experience in providing high quality products and that produce good clinical results
Read the labels carefully, companies are obliged to declare each added manufacturing agent (additives)
If you are interested in improving your health, the best solution is to choose the highest quality foods possible and eat a large variety of organic whole foods. There are many other supplements that could be considered depending on the specific situation, such as probiotics which are essential for treating the intestines, detoxifying from sugar and treating depression and mental disorders.

SOURCE: Dionidream

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Il bisfenolo A (o BPA) è una sostanza chimica pericolosa presente in molti prodotti di uso comune, ad esempio le bottiglie in plastica dura. Un nuovo studio sostiene che l’esposizione a questa sostanza potrebbe essere in realtà molto più alta di quanto si credeva in precedenza.

 

Abbiamo parlato più volte del bisfenolo A e dei rischi per la nostra salute dell’esposizione a questa sostanza, considerata un interferente endocrino. Alcuni studi hanno infatti collegato il BPA a un elevato rischio di problemi di fertilità e alcuni tumori ma, nonostante ciò, rimane ampiamente utilizzato per indurire la plastica, prevenire la corrosione dei metalli e rivestire la carta.

Questa sostanza si trova spesso nei rivestimenti delle lattine che contengono cibo, sulle ricevute, nelle attrezzature mediche e nelle bottiglie d’acqua di plastica dura.

Ora un nuovo studio aggiunge un tassello in più alla questione spiegando che la modalità con cui gli scienziati di solito misurano il bisfenolo A potrebbe sottovalutare drasticamente la nostra esposizione a questa sostanza chimica.

Attualmente, la nostra esposizione al BPA viene generalmente misurata utilizzando quello che è noto come metodo indiretto. Il nuovo studio, pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology, suggerisce che questo metodo potrebbe non essere accurato e riporta che una tecnica più recente riscontra invece livelli di BPA molte volte superiori a quanto ci si aspetterebbe.

Cosa ha scoperto concretamente il nuovo studio?

Quando il nostro corpo è esposto al BPA, inizia a scomporre rapidamente questa sostanza. Ciò significa che la maggior parte di ciò che si trova nelle urine umane (che vengono spesso utilizzate per monitorare l’esposizione), non è lo stesso BPA. Ciò che viene trovato sono infatti i metaboliti. Fino a poco tempo fa, i ricercatori non potevano misurare direttamente quei metaboliti e l’unico modo in cui potevano determinare i livelli di esposizione nell’uomo era, indirettamente, convertendo i metaboliti in BPA.

Ma negli ultimi anni, hanno iniziato a emergere nuovi metodi diretti, in modo che “in un colpo solo, si misura il BPA e i suoi metaboliti“, afferma Roy Gerona, Ph.D., assistente professore presso la School of Medicine presso l’Università della California di San Francisco, che gestisce il laboratorio di tossicologia clinica e di biomonitoraggio ambientale dell’UCSF. Tuttavia, questi metodi non sono ancora stati ampiamente adottati.

Gerona, l’autore principale del nuovo studio, ha lavorato per anni su un metodo diretto per misurare i metaboliti del BPA. Nel nuovo studio voleva confrontare questa nuova tecnica con una simile con approccio indiretto.

Il suo team ha usato entrambe le tecniche per analizzare i campioni di urina raccolti da 29 donne in gravidanza, cinque donne non in gravidanza e cinque uomini. Il nuovo metodo diretto ha rilevato livelli di BPA quasi 19 volte superiori a quelli individuati utilizzando il metodo indiretto. E sembrava che maggiore era la concentrazione di BPA, più il metodo indiretto la sottovalutava.

“Se le conclusioni sono vere e possono essere generalizzate ad altre popolazioni, le comunità di ricerca e di regolamentazione di tutto il mondo hanno sistematicamente sottovalutato i rischi per la salute posti dal BPA, forse con un margine piuttosto ampio” ha commentato Jonathan Martin, Ph.D., un professore del dipartimento di scienze ambientali e chimica analitica dell’Università di Stoccolma, che non era coinvolto nel nuovo studio. 

Ma lo stesso professore ha sollecitato anche la cautela nell’interpretazione dei risultati del nuovo studio, che è piuttosto piccolo:

“L’entità del problema mostrato qui potrebbe non essere ampiamente generalizzabile. Sto riservando il giudizio fino a quando risultati come questi possano essere replicati in altri laboratori con altri campioni”.

Ricordiamo infine che la FDA e le sue controparti in Canada e nell’Unione Europea affermano che il BPA utilizzato negli imballaggi e nei contenitori per alimenti non presenta rischi per i consumatori.

Ma l’Autorità europea per la sicurezza alimentare sta attualmente rivedendo le ricerche più recenti sul BPA e potrebbe aggiornare le sue raccomandazioni nel 2020. Staremo a vedere cosa esce fuori…

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Bisphenol A (or BPA) is a hazardous chemical found in many commonly used products, such as hard plastic bottles. A new study suggests that exposure to this substance may actually be much higher than previously believed.

We have spoken several times about bisphenol A and the risks to our health of exposure to this substance, considered an endocrine disruptor. Some studies have in fact linked BPA to a high risk of fertility problems and some cancers but, despite this, it remains widely used to harden the plastic, prevent metal corrosion and coat the paper.
This substance is often found in cans that contain food, on receipts, in medical equipment and in hard plastic water bottles.
Now a new study adds an extra piece to the question by explaining that the way scientists usually measure bisphenol A could drastically underestimate our exposure to this chemical.
Currently, our exposure to BPA is generally measured using what is known as the indirect method. The new study, published in The Lancet Diabetes & Endocrinology, suggests that this method may not be accurate and reports that a more recent technique finds BPA levels many times higher than would be expected.
What did the new studio actually discover? When our body is exposed to BPA, it begins to rapidly break down this substance. This means that most of what is found in human urine (which is often used to monitor exposure) is not the same as BPA. The metabolites are in fact found. Until recently, researchers could not directly measure those metabolites and the only way they could determine exposure levels in humans was, indirectly, by converting metabolites into BPA.
But in recent years, new direct methods have begun to emerge, so that “in one fell swoop, BPA and its metabolites are measured,” says Roy Gerona, Ph.D., assistant professor at the School of Medicine at the University of California, San Francisco, which manages the clinical toxicology and environmental biomonitoring laboratory of UCSF. However, these methods have not yet been widely adopted.
Gerona, the lead author of the new study, has worked for years on a direct method to measure BPA metabolites. In the new study he wanted to compare this new technique with a similar one with an indirect approach.

His team used both techniques to analyze urine samples collected from 29 pregnant women, five non-pregnant women and five men. The new direct method found BPA levels almost 19 times higher than those identified using the indirect method. And it seemed that the higher the concentration of BPA, the more the indirect method underestimated it.
“If the conclusions are true and can be generalized to other populations, the research and regulatory communities around the world have systematically underestimated the health risks posed by the BPA, perhaps with a fairly wide margin,” commented Jonathan Martin, Ph .D., A professor in the department of environmental sciences and analytical chemistry of the University of Stockholm, who was not involved in the new study.
But the same professor also urged caution in interpreting the results of the new study, which is rather small:
“The magnitude of the problem shown here may not be widely generalized. I am reserving the judgment until results such as these can be replicated in other laboratories with other samples “.
Finally, we remind you that the FDA and its counterparts in Canada and the European Union state that BPA used in packaging and food containers does not present risks to consumers. But the European Food Safety Authority is currently reviewing the latest BPA research and could update its recommendations in 2020. We’ll see what comes up …

 

SOURCE: Greenme

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Il vademecum del ministero della Salute per l’uso corretto di carta stagnola e contenitori in alluminio. In certe condizioni, il metallo può migrare nei cibi crudi acidi conservati in frigorifero e negli alimenti cotti al cartoccio, con o senza condimenti.

 

L’alluminio della carta stagnola, presente in quasi tutte le cucine italiane, messo a contatto con determinati cibi e in determinate condizioni può “migrare” e rimanere sulle pietanze che poi consumiamo, diventando potenzialmente pericoloso. L’allerta arriva dal ministero della Salute con un post che chiarisce qual è l’uso corretto dei contenitori di alluminio in cucina, a contatto con gli alimenti.

Alluminio in cucina: ecco come usarlo evitando i rischi per la salute

A temperatura ambiente

Ci sono poi degli alimenti che possono restare a contatto con il cibo anche a temperatura ambiente: prodotti di cacao e cioccolato, caffè, spezie ed erbe infusionali, zucchero, cereali e prodotti derivati, paste alimentari non fresche, prodotti della panetteria, legumi secchi e prodotti derivati, frutta secca, funghi secchi, ortaggi essiccati, prodotti della confetteria e prodotti da forno fini a condizione che la farcitura non sia a diretto contatto con l’alluminio. Insomma, non vuol dire che non possiamo avvolgere un panino con l’alluminio, ma che è il caso di farlo per un tempo non prolungato e non a diretto contatto con cibi acidi (ad esempio, limone o pomodoro).

Le istruzioni per l’uso: cosa evitare

E’ bene invece evitare l’uso di contenitori o figli in alluminio per conservare o cuocere cibi fortemente acidi o salati, come succo di limone, aceto, alici salate, capperi sotto sale, ecc. Un’altra indicazione utile è relativa al tempo di conservazione: si possono superare le 24 ore solo a temperatura di refrigerazione o congelamento. E’ poi consigliabile non riutilizzare i contenitori monouso (teglie e vaschette) e non graffiare pentole o padelle in alluminio durante il loro utilizzo, evitando di pulirle con prodotti abrasivi. Le vasche in alluminio monouso andrebbero lavate prima dell’uso e mai messe a contatto diretto con parti elettriche o fiamme dirette. Meglio anche evitare di coprire cibi umidi conservati in recipienti di metallo.

Soggetti a rischio

La campagna del ministero mette in guardia soprattutto per quanto riguarda le fasce più a rischio:

  • anziani,
  • bambini sotto i 3 anni,
  • soggetti con malattie renali e
  • donne in gravidanza.

“Nei soggetti sani – specifica la nota del ministero – il rischio tossicologico dell’alluminio è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione”. L’effettiva entità del fenomeno della cosiddetta “migrazione nel cibo” (la reazione chimica che si verifica nel passaggio di particelle dal metallo agli alimenti) è spiegata dai risultati del recente rapportodell’Istituto Superiore di Sanità e intitolato “Studio dell’esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare”.

L’analisi su 48 tipologie di alimenti ha dimostrato come la conservazione e la cottura in fogli o vaschette d’alluminio monouso non rappresenti un rischio per la salute poiché, anche nell’uso intensivo e quotidiano, l’incidenza della migrazione è ben lontana dalle prudenziali soglie di sicurezza stabilite a livello scientifico dall’European Food Safety Authority.

Rischi da carta stagnola in cucina: ecco come usare l'alluminio

A chiarire ulteriormente la questione, fugando ogni dubbio, il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità fornisce un dettagliato riepilogo degli studi finora pubblicati che analizzano gli effetti generati da contatto tra alluminio e alimenti, ribadendo l’assenza di risultati rilevanti tossicità: anzi, conferma che anche somministrando dosi molto alte di alluminio – 100-300mg/kg – non sono stati riscontrati effetti negativi.

Ma quanto è pericoloso l’alluminio per la nostra salute?

La dose massima di alluminio che possiamo assumere senza subire gli effetti neurotossici sono da calcolare in base al peso corporeo. Ad esempio, una persona che pesa 70 kg può assumerne un massimo di 140 mg a settimana, cioè 2 milligrammi per ogni chilogrammo di peso (limiti stabiliti dall’Oms), basandosi su un modello di assunzione di 30mg/kg, che non ha comunque portato a effetti avversi osservabili. Va considerato anche il fatto che i cibi cotti in alluminio (ad esempio lasagne, pesce, carne, ecc, fatti in casa o industriali) nel forno ad alte temperature, specie se a contatto con condimenti acidi o sale, se assunti ogni giorno possono portare al superamento della soglia.

Cosa che potrebbe accadere anche senza che ce ne accorgiamo, visto che molti degli alimenti di consumo contengono già alluminio, compresi frutta e verdura che lo assorbono in natura. Buona parte dei prodotti che acquistiamo al supermercato ne contiene tracce, in varie quantità: se ne possono trovare tracce nei cereali, nel pane, negli spinaci, nel caffè, nel cioccolato, nel sugo concentrato e nel tè.

L’alluminio è tra l’altro autorizzato in coloranti e altri additivi, correttori di acidità e antiagglomeranti. Insomma, le fonti di alluminio nella nostra alimentazione sono tante e non tutte monitorate. Per questo, secondo gli esperti, è consigliabile limitare l’assunzione di cibi “trasformati” (precotti e in busta) cercando di privilegiare quelli freschi da preparare in casa. L’uso corretto dell’alluminio in cucina non vuol dire bandirlo del tutto, ma seguire le indicazioni ormai note.

FONTE: Salute della Repubblica
(ENGLISH VERSION)

The vademecum of the Ministry of Health for the correct use of aluminum foil and aluminum containers. Under certain conditions, the metal can migrate into acid raw foods stored in the refrigerator and in baked foods, with or without seasonings.

Aluminum foil, present in almost all Italian kitchens, put in contact with certain foods and under certain conditions can “migrate” and remain on dishes that we then consume, becoming potentially dangerous. The alert comes from the Ministry of Health with a post that clarifies what is the correct use of aluminum containers in the kitchen, in contact with food.

Aluminum in the kitchen: here’s how to use it avoiding health risks

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First and foremost are the storage time, the temperature and the composition of the food. The containers must obligatorily bear a series of warnings on the packaging relating to the use: for example, “not suitable for contact with strongly acid or salty foods”, or “intended for contact with food at refrigerated temperatures” or even for food contact at non-refrigerated temperatures for times not exceeding 24 hours “. So it is important to read container labels carefully before using them to cook or store food. These are obviously valid indications for aluminum in direct contact with food, and not if there was a barrier (for example, a coating) that prevents the migration of the metal. All precautions usually not taken into consideration.

At room temperature

Then there are foods that can remain in contact with food even at room temperature: cocoa and chocolate products, coffee, spices and infusion herbs, sugar, cereals and derived products, non-fresh pasta, bakery products, dried vegetables and derived products, dried fruit, dried mushrooms, dried vegetables, confectionery products and fine bakery products on the condition that the filling is not in direct contact with aluminum. In short, it does not mean that we cannot wrap a sandwich with aluminum, but that it is the case to do it for a long time and not in direct contact with acidic foods (for example, lemon or tomato).

Instructions for use: what to avoid

Instead, avoid using aluminum containers or children to preserve or cook strongly acid or salty foods, such as lemon juice, vinegar, salted anchovies, salted capers, etc. Another useful indication relates to the storage time: they can exceed 24 hours only at refrigeration or freezing temperature. It is also advisable not to reuse the disposable containers (trays and pans) and do not scratch aluminum pots or pans during use, avoiding cleaning them with abrasive products. Disposable aluminum tanks should be washed before use and never put in direct contact with electrical parts or direct flames. It is also better to avoid covering wet foods stored in metal containers.

Subjects at risk

The ministry’s campaign warns especially regarding the most at risk groups: the elderly, children under 3 years, subjects with kidney diseases and pregnant women. “In healthy subjects – specifies the ministry note – the toxicological risk of aluminum is limited due to poor absorption and rapid excretion”. The actual extent of the phenomenon of so-called “food migration” (the chemical reaction that occurs in the passage of particles from metal to food) is explained by the results of the recent report by the Istituto Superiore di Sanità and entitled “Study of consumer exposure to aluminum resulting from food contact “. The analysis on 48 types of food has shown how the conservation and cooking in disposable aluminum sheets or trays does not represent a health risk since, even in intensive and daily use, the incidence of migration is far from the prudential security thresholds established at scientific level by the European Food Safety Authority.

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To further clarify the issue, dispelling any doubts, the Report of the Istituto Superiore di Sanità provides a detailed summary of the studies published so far that analyze the effects generated by contact between aluminum and food, reiterating the absence of relevant toxicity results: indeed, confirmation that even with very high doses of aluminum – 100-300mg / kg – no negative effects were found.

But how dangerous is aluminum for our health? The maximum dose of aluminum that we can take without undergoing the neurotoxic effects are to be calculated based on body weight. For example, a person who weighs 70 kg can take a maximum of 140 mg per week, that is 2 milligrams for each kilogram of weight (limits established by the WHO), based on a model of intake of 30mg / kg, which he does not have anyway led to observable adverse effects. It should also be considered the fact that foods cooked in aluminum (for example lasagna, fish, meat, etc., homemade or industrial) in the oven at high temperatures, especially if in contact with acidic sauces or salt, can take when the threshold is exceeded. This could happen even without our realizing it, since many of the consumer foods already contain aluminum, including fruits and vegetables that absorb it in nature. Most of the products we buy at the supermarket contain traces, in various quantities: traces can be found in cereals, bread, spinach, coffee, chocolate, concentrated sauce and tea.

Aluminum is among other things authorized in dyes and other additives, acidity correctors and anti-caking agents. In short, the sources of aluminum in our food supply are many and not all monitored. For this reason, according to experts, it is advisable to limit the intake of “processed” foods (pre-cooked and in bags) trying to privilege those fresh to prepare at home. The correct use of aluminum in the kitchen does not mean to banish it completely, but follow the indications already known.

SOURCE: Salute della Repubblica

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Un focus di approfondimento a cura del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, svela quali sono le 10 maggiori cause di morte nel mondo.

 

I risultati si basano sui dati raccolti dal Global Health Observatory e vorrebbero non solo informare sulle principali cause di decesso nel mondo ma essere anche da stimolo per le persone in modo che si prendano più cura della propria salute, evitando comportamenti e abitudini sbagliate a favore invece di uno stile di vita più sano.

1. Cuore

La prima causa di mortalità nel mondo rimangono le malattie cardiovascolari che ogni anno, nella sola Europa, uccidono più di 4 milioni di persone (1 milione di esse prima dei 75 anni). Cosa possiamo fare per tenere alla larga le malattie che mettono a rischio il nostro cuore? Sicuramente

  • smettere di fumare,
  • non abusare di alcool,
  • mangiare bene ed
  • evitare la sedentarietà.

2. Malattie cerebrovascolari

Queste malattie sono sempre più diffuse a causa dell’invecchiamento della popolazione. Su queste si può agire, almeno in parte, con una corretta ed equilibrata alimentazione da tenere durante tutta la vita, non iniziando a preoccuparcene solo in tarda età.

3. Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Al terzo posto troviamo questa patologia a carico dell’apparato respiratorio. Come possiamo immaginare, all’origine del problema vi è l’inquinamento dell’aria, sempre più pesante soprattutto nelle grandi città ma vi è anche la responsabilità del fumo, assolutamente da evitare.

4. Demenza e Alzheimer

Si tratta di malattie degenerative sempre più diffuse che, solo nel nostro paese, colpiscono circa 600mila persone. Come per le malattie cerebrovascolari si può agire con una sana alimentazione durante tutta la vita e tenendo sempre operativo il cervello.

5. Infezioni alle vie aeree inferiori

Ancora un problema che riguarda il nostro apparato respiratorio. Responsabile dell’alto tasso di mortalità dovuto alle infezioni delle vie aeree inferiori è sempre l’alto tasso di smog e il fumo di sigaretta.

6. Cancro ai polmoni

Al sesto posto nella classifica vi è il cancro ai polmoni. Le motivazioni sono sempre quelle sopracitate e in più l’esposizione alle tossine dei combustibili da biomassa (legna ed erbe), utilizzati un po’ tutto il mondo.

7. Acqua contaminata

Questo è un problema che riguarda soprattutto i paesi più poveri del mondo dove vi sono difficoltà nell’approvigionamento di acqua. Sono più di 2 miliardi le persone che nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile in casa e oltre 4 quelli che non dispongono di servizi igienici sicuri. Tutto questo espone maggiormente le persone ad entrare in contatto con batteri patogeni e virus pericolosi, sviluppando malattie come colera, tifo ed epatite.

8. Diabete

In Italia il diabete colpisce il 5,8% della popolazione. La maggior parte delle persone soffre di diabete di tipo 2 che è il più diffuso e che ha una maggiore incidenza in età adulta. Per evitare di svilupparlo è bene mantenere il peso forma e puntare su un’alimentazione di qualità senza eccedere in zuccheri e grassi.

9. Incidenti stradali

Non si tratta di una malattia ma, come è tristemente noto, gli incidenti stradali sono una causa di morte molto frequente. Secondo l’Aci, nel 75% dei casi a provocarli sono distrazioni dovute all’uso di smartphone, è evidente che bisogna seguire la legge ed evitare non solo di telefonare ma anche di chattare, leggere le mail o inviare messaggi mentre si è alla guida.

10. Tubercolosi

Una malattia che nel nostro paese quasi non ricordiamo più è però ancora al 10° posto tra le cause di morte nel mondo.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

An in-depth focus by the CNR, the National Research Council, reveals the top 10 causes of death in the world.
The results are based on data collected by the Global Health Observatory and would like not only to inform about the main causes of death in the world but also as a stimulus for people to take better care of their health, avoiding wrong behaviors and habits instead of a healthier lifestyle.

1. Heart
The first cause of mortality in the world remains the cardiovascular diseases that every year, in Europe alone, kill more than 4 million people (1 million of them before the age of 75). What can we do to keep diseases that put our hearts at risk? Certainly stop smoking, do not abuse alcohol, eat well and avoid a sedentary lifestyle.

2. Cerebrovascular diseases
These diseases are increasingly common due to the aging of the population. On these you can act, at least in part, with a correct and balanced diet to keep throughout your life, not starting to worry about it only in old age.

3. Chronic obstructive pulmonary disease
In third place we find this pathology of the respiratory system. As we can imagine, at the origin of the problem there is the pollution of the air, always heavier especially in the big cities but there is also the responsibility of smoking, absolutely to avoid.

4. Dementia and Alzheimer’s
These are increasingly widespread degenerative diseases that affect only about 600,000 people in our country alone. As with cerebrovascular diseases, you can act with a healthy diet throughout your life and always keep your brain working.

5. Lower airway infections
Another problem that concerns our respiratory system. The high rate of smog and cigarette smoking is always responsible for the high mortality rate due to lower airway infections.

6. Lung cancer
Lung cancer ranks sixth. The reasons are always those mentioned above and in addition the exposure to the toxins of biomass fuels (wood and herbs), used all over the world.

7. Contaminated water
This is a problem that concerns above all the poorest countries in the world where there are difficulties in the supply of water. There are more than 2 billion people in the world who do not have access to drinking water at home and more than 4 billion who do not have safe sanitary facilities. All this exposes more people to come into contact with pathogenic bacteria and dangerous viruses, developing diseases like cholera, typhoid and hepatitis.

8. Diabetes
In Italy, diabetes affects 5.8% of the population. Most people suffer from type 2 diabetes which is the most widespread and has the highest incidence in adulthood. To avoid developing it, it is good to maintain a healthy weight and focus on quality food without exceeding in sugars and fats.

9. Road accidents
This is not a disease but, as is sadly known, road accidents are a very frequent cause of death. According to the ACI, in 75% of cases it is distractions due to the use of smartphones, it is clear that we must follow the law and avoid not only to call but also to chat, read emails or send messages while driving .

10. Tuberculosis
A disease that in our country almost no longer remember, however, is still in 10th place among the causes of death in the world.

 

SOURCE: Greenme

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Metalli nel caffè? Non solo le capsule ma anche il caffè della moka può rilasciare alluminio. È quanto emerge dall’inchiesta portata avanti nella puntata sul caffè di Report di ieri sera, lunedì 21 ottobre. La moka in alluminio rilascia questa sostanza nell’acqua e nel caffè ci sono metalli: non è pericoloso ma è importante saperlo.

 

Dopo aver scandagliato alcune capsule prese a campione (alcune già note, un’altra compostabile non ancora in commercio), il giornalista Bernando Iovene è andato ad esaminare quello che succede piuttosto con la moka che la stragrande maggioranza degli italiani ha in casa.

Ebbene, anche in questo caso emerge che anche la moka in alluminio cede appunto alluminio al caffè:

La nostra moka ha rilasciato 346 microgrammi litro di alluminio, siamo al di sotto di un milligrammo/chilo. La soglia consigliata è 5: ma è una linea-guida europea, non è una norma”, si dice nel servizio.

Cosa vuol dire? Per l’alluminio la normativa non prevede delle prove di migrazione, ma solo una verifica della composizione del materiale. Nella moka in acciaio, invece, c’è solo il bario dell’acqua e nessun’altra migrazione. Ma anche in questo caso c’è acciaio e acciaio: nel caso dell’acciaio inox 18/10 si è di fronte a quella classe di acciai che non hanno problemi col contatto con gli alimenti.

Tornando all’alluminio, a quello della moka si somma purtroppo anche quello del caffè e si arriva a 811 microgrammi, 10 volte in più delle capsule. Con la moka in acciaio si scende a 312 con lo stesso tipo di caffè. Anche il valore del piombo è più del doppio delle capsule, quello del rame è tre volte di più, il nichel invece si trova nelle capsule ma non nella moka.

alluminio caffè

E i produttori di caffè cosa dicono? Non sono per nulla meravigliati e anzi spiegano come i metalli siano naturali costituenti del caffè derivando esso da una pianta. I quantitativi di metalli riscontarti sono sotto la soglia di rischio e negli alimenti devono essere mantenuti quanto più bassi possibili.

Il fertilizzante Maconzeb

Da dove provengono i metalli dal caffè? Sempre la squadra di Iovene è andata ad analizzare una dozzina di caffè, dai più cari ai più economici, compresi alcuni biologici. Molti di essi hanno presentato livelli maggiori rispetto alla media di metalli nel caffè, ma da dove provengono?

Innanzitutto quel che emerge è che nel biologico ci sono la metà dei metalli rispetto al caffè convenzionale, ma l’attenzione finisce in ogni caso sulla presenza di livelli di manganese provenienti da trattamenti con mancozeb, un fertilizzante che aggiunge metalli al caffè e rientrante tra i fungicidi sistemici in uso da una quarantina d’anni e che tra l’altro il Centro ricerche per la prevenzione del cancro della Fondazione Ramazzini di Bologna qualifica come cancerogeno multipotente, capace di aggredire vari organi e tessuti.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

 

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La malattia renale colpisce milioni di persone in tutto il mondo e il National Institutes of Health stima che oltre 660.000 americani soffrano di insufficienza renale.

Le sue cause principali includono diabete e ipertensione, e le condizioni renali innescano l’accumulo di rifiuti nel corpo, che può portare a problemi di salute ancora più gravi.

I reni si trovano sotto la gabbia toracica e la loro forma ricorda quella dei fagioli. Fanno parte del tratto urinario, insieme agli ureteri, alla vescica e all’uretra.

Le principali funzioni del tratto urinario sono di regolare il pH del sangue, la pressione e il volume del sangue, rimuovere i prodotti di scarto ematici e bilanciare i livelli di elettroliti e metaboliti.

I reni svolgono numerose funzioni corporee e, se funzionano correttamente, filtrano circa mezzo bicchiere di sangue ogni 60 secondi. Il sangue filtrante supporta il passaggio dell’urina ed elimina i sottoprodotti di scarto. L’urina viaggia verso gli ureteri, che sono due tubi stretti ai lati della vescica e conservano l’urina fino a quando non viene passata.

Inoltre, i reni mantengono la forza ossea, producono globuli rossi e ormoni che regolano la pressione sanguigna, bilanciano i livelli di elettroliti e prevengono l’accumulo di rifiuti e liquidi nel corpo.

I reni contengono circa un milione di unità filtranti, note come nefroni, che contengono due componenti filtranti: il glomerulo e un tubulo. Il glomerulo filtra attivamente il sangue, mentre il tubulo trasporta gli elementi necessari nel sangue eliminando gli sprechi.

Il glomerulo ha pareti molto sottili e quindi passa fluidi, minuscole molecole e rifiuti al tubulo, che a sua volta trasferisce i fluidi rimanenti e i rifiuti agli ureteri, da espellere sotto forma di urina.

I problemi renali più comuni includono:

  • Infezione renale: si verifica un’infezione dovuta alla diffusione di batteri nella vescica o all’uretra quando raggiungono i reni.
  • Lesione renale: si tratta di un episodio relativamente improvviso di danno renale o insufficienza renale.
  • Cisti renali: sono piccole sacche di liquido che crescono sulla superficie o all’interno dei reni.
  • Calcoli renali: si formano quando l’urina è anormalmente ricca di sostanze cristalline che possono essere diluite.

Nel 2013, un ricercatore turco Rumeyza Kazancioglu ha pubblicato un articolo sulla rivista Kidney International Supplements in cui identifica tutti i fattori di rischio noti per lo sviluppo di malattie renali croniche (CKD):

  • Età – afferma che “la funzione renale diminuisce con l’età” in entrambi i sessi
  • Etnia – Gli afro-americani acquisiscono la malattia renale allo stadio terminale (ESRD) ad un tasso che è 3-4 volte più alto rispetto ai caucasici.
  • Genere: gli studi indicano che gli uomini sono più inclini a sviluppare problemi renali rispetto alle donne.
  • Storia familiare: circa il 25 percento (1 su 4) dei pazienti con ESRD ha un familiare con lo stesso.
  • Stile di vita: il rischio di CKD è aumentato a causa del fumo, dell’eccessivo consumo di alcol, dei farmaci analgesici, dell’obesità e dell’esposizione a metalli pesanti.
  • Co-condizioni mediche: una storia di malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, epatite C, infezione da HIV e iperlipidemia.

Questi sono 25 potenziali segnali di avvertimento nascosti di problemi renali:

  • Affaticamento, dovuto ai muscoli e al cervello esausti a causa della carenza di globuli rossi
  • Gonfiori addominali
  • Sangue nelle urine
  • Crampi muscolari causati da squilibri di elettroliti e fluidi, problemi di flusso sanguigno o danni ai nervi
  • Contrazioni muscolari
  • Capogiri, poiché il cervello non ha ossigeno a causa della carenza di globuli rossi.
    debolezza
  • Pressione durante la minzione
  • Cambiamenti nelle urine, come urina schiumosa o strana colorazione
  • Debolezza muscolare, causata dalla carenza di ossigeno nel sangue
  • Cervello annebbiato
  • Mancanza di respiro, a causa di anemia o accumulo di liquidi extra nei polmoni
  • Gusto metallico in bocca, causato da uremia o accumulo di rifiuti nel sangue
  • L’alitosi dal momento che il corpo non elimina bene i rifiuti
  • Nausea, causata dall’uremia
  • Mal di stomaco
  • vomito
  • La perdita di peso a causa di problemi renali spesso causa scarso appetito o vomito
  • Prurito causato dalla ritenzione di liquidi
  • Gonfiore ai piedi e alle mani a causa di liquidi in eccesso
  • Gonfiori del viso e del collo
  • Sensazione di freddo tutto il tempo, a causa di anemia
  • Minzione frequente, causata da un danno ai nefroni
  • Scarso sonno
  • Scarso appetito

Ecco alcuni suggerimenti utili per aiutarti a mantenere sani i reni e ridurre il rischio di problemi ai reni:

  • Bere molta acqua
  • Mantenere un peso sano
  • Allenarsi regolarmente
  • Evita di fumare
  • Evitare o limitare l’uso di OTC, come ibuprofene e altri FANS

Inoltre, puoi migliorare drasticamente la funzione dei reni apportando alcuni cambiamenti dietetici.

Prima di tutto, dovresti aumentare l’assunzione della seguente frutta e verdura:

Frutta – mirtilli, ciliegie, albicocche, pesche, lamponi, fragole, prugne more, ananas

Verdure: coriandolo, prezzemolo, spinaci, cavolo nero, erba di grano, cetriolo, asparagi, sedano

Se ti piacciono i frullati salutari, questi sono i migliori componenti aggiuntivi che puoi usare:

  • Acqua / ghiaccio
  • Latte di riso (non arricchito)
  • Latte di soia (senza zucchero)
  • Latte di mandorle (senza zucchero)
  • Polvere di proteine ​​del siero di latte
  • Proteina bianca d’uovo in polvere
  • Albume d’uovo pastorizzato
  • Miele
  • Stevia
  • Integratori renali liquidi
  • Tofu di seta morbido
  • Sorbetto
  • Granita

Inoltre, ti consigliamo di provare i seguenti frullati adatti ai reni:

Delizia di frutti di bosco

½ tazza di fragole fresche o congelate
1 cetriolo medio, pelato e affettato
½ tazza di mirtilli freschi
½ c. latte di riso senza zucchero
Stevia a piacere (opzionale)
Una pesca

1 pesca media, fossa rimossa, fette o ½ tazza di pesche congelate
½ tazza di tofu di seta
1 tazza di lamponi congelati
1 tazza di latte di mandorla alla vaniglia senza zucchero
1 cucchiaio di miele

Smoothie ai frutti di bosco

¼ tazza di cocktail di succo di mirtillo rosso
½ tazza di lamponi, congelati, non zuccherati
½ tazza di mirtilli, congelati, non zuccherati
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Tofu di seta da 2/3 tazze, solido

Facile Non Frullato 

½ tazza di bacche, mela o banana o 2 cucchiai di burro di arachidi
½ C Prodotto a base di uova liquide pastorizzato
Sapore a scelta – estratto di mandorle, succo di limone, estratto di vaniglia
½ C Guarnizione montata non casearia congelata

Cran-tastic

1 tazza di mirtilli congelati
una manciata di prezzemolo
spremuta di lime
1 cetriolo medio, pelato e affettato
1 gambo di sedano
Aggiungi gli ingredienti nel frullatore, mescolali bene e goditi il ​​gusto fresco migliorando la salute dei reni!

 

Sources:
www.powerofpositivity.com
www.myprorenal.com
www.kidney.org

 

FONTE: Healthy Food House

 

(ENGLISH VERSION)

Kidney disease affects millions of people worldwide, and the National Institutes of Health estimate that over 660,000 Americans suffer from kidney failure.

Its primary causes include diabetes and high blood pressure, and kidney conditions trigger waste buildup in the body, which can lead to even more serious health issues.

The kidneys are located below the rib cage, and their shape resembles the one of beans. They are part of the urinary tract, along with the ureters, bladder, and urethra.

The main functions of the urinary tract are to regulate blood pH, blood pressure and volume, to remove blood waste products, and to balance electrolyte and metabolite levels.

The kidneys serve numerous bodily functions, and if functioning properly, they filter about a half-cup of blood every 60 seconds. The filtering blood supports the passage of urine and eliminates waste byproducts. Urine travels to the ureters, which are two narrow tubes on the sides of the bladder, and store urine until it is passed.

Moreover, the kidneys maintain bone strength, produce red blood cells and blood pressure-regulating hormones, balance electrolyte levels, and prevent waste and fluid accumulation in the body.

The kidneys contain about a million of filtering units, knows as nephrons, which contain two filtering components – the glomerulus and a tubule. The glomerulus actively filters the blood, while the tubule transports the needed elements to the blood while eliminating waste.

The glomerulus has very thin walls, and thus passes fluids, tiny molecules, and wastes to the tubule, which in turn transfers the remaining fluids and wastes to the ureters, to be excreted in the form of urine.

The most common kidney issues include:

  • Kidney infection: An infection occurs due to the spreading of bacteria in the bladder or urethra spreads when they reach the kidneys.
  • Kidney injury: This is a relatively sudden episode of kidney damage or kidney failure.
  • Kidney cysts: They are small sacs of fluid that grow on the surface or inside of the kidneys.
  • Kidney stones: They are formed when the urine is abnormally high in crystal-forming substances than can be diluted.

In 2013, a Turkish researcher Rumeyza Kazancioglu published an article in the journal Kidney International Supplements in which he identifies all known risk factors for developing chronic kidney disease (CKD):

  • Age- he states that “renal function decreases with age” in both sexes
  • Ethnicity- African-Americans acquire end-stage renal disease (ESRD) at a rate that is three to four times higher than Caucasians.
  • Gender- Studies indicate that men are more prone to developing kidney problems than women.
  • Family history- About 25 percent (1-in-4) of patients with ESRD have a family member with the same.
  • Lifestyle- The risk of CKD is increased due to smoking, excessive alcohol consumption, analgesic medication, obesity, and heavy metal exposure.
  • Medical co-conditions: A history of cardiovascular disease, metabolic syndrome, hepatitis C, HIV infection, and hyperlipidemia.

These are 25 potential hidden warning signs of kidney issues:

  • Fatigue, due to the exhausted muscles and brain as a result of the shortage of red blood cells
  • Abdominal swellings
  • Blood in the urine
  • Muscle cramps caused by imbalances of electrolytes and fluids, blood flow problems, or nerve damage
  • Twitching of the muscles
  • Dizziness, as the brain lacks oxygen due to the shortage of red blood cells.
  • Faintness
  • Pressure during urination
  • Changes in urine, such as foamy urine, or strange coloration
  • Muscle weakness, caused by the shortage of blood oxygen
  • Brain fog
  • Shortness of breath, due to anemia or extra fluid buildup in the lungs
  • Metallic taste in the mouth, caused by uremia, or waste buildup in the blood
  • Bad breath since the body does not eliminate waste well
  • Nausea, caused by uremia
  • Upset stomach
  • Vomiting
  • Weight loss as kidney issues often cause poor appetite or vomiting
  • Itchiness caused by fluid retention
  • Swellings in the feet and hands due to excess fluids
  • Swellings of the face and neck
  • Feeling cold all the time, due to anemia
  • Frequent urination, caused by damage to the nephrons
  • Poor sleep
  • Poor appetite

Here are some useful tips to help you keep your kidneys healthy and lower the risk of kidney troubles:

  1. Drink plenty of water
  2. Maintain a healthy weight
  3. Exercise regularly
  4. Avoid smoking
  5. Avoid or limit the use of OTCs, such as ibuprofen and other NSAIDs

Additionally, you can drastically improve the function of the kidneys by making some dietary changes.

First of all, you should increase the intake of the following fruits and veggies:

Fruits – blueberries, cherries, apricots, peaches, raspberries, strawberries, blackberries plums, pineapple

Veggies: cilantro, parsley, spinach, kale, wheatgrass, cucumber, asparagus, celery

If you enjoy healthy smoothies, these are the best add-ins you can use:

  • Water/ice
  • Rice milk (unenriched)
  • Soy milk (unsweetened)
  • Almond milk (unsweetened)
  • Whey protein powder
  • Egg white protein powder
  • Pasteurized egg whites
  • Honey
  • Stevia
  • Liquid renal supplements
  • Soft silken tofu
  • Sorbet
  • Sherbet

Also, we suggest trying the following kidney-friendly smoothies:

Very Berry Goodness

  • ½ cup fresh or frozen strawberries
  • 1 medium cucumber, peeled and sliced
  • ½ cup fresh blueberries
  • ½ c. unsweetened rice milk
  • Stevia to taste (optional)

What a Peach

  • 1 medium peach, pit removed, sliced or ½ cup frozen peaches
  • ½ cup silken tofu
  • 1 cup frozen raspberries
  • 1 cup unsweetened vanilla almond milk
  • 1 tablespoon honey

Berry Smoothie

  • ¼ cup cranberry juice cocktail
  • ½ cup raspberries, frozen, unsweetened
  • ½ cup blueberries, frozen, unsweetened
  • 1 teaspoon vanilla extract
  • 2/3 cup silken tofu, firm

Easy No Milk Shake

  • ½ cup berries, apple or banana or 2 tablespoons peanut butter
  • ½ C Pasteurized Liquid Egg Product
  • Flavor of choice – almond extract, lemon juice, vanilla extract
  • ½ C Frozen Non-Dairy Whipped Topping

Cran-tastic

  • 1 cup frozen cranberries
  • a handful of parsley
  • squeeze of lime
  • 1 medium cucumber, peeled and sliced
  • 1 stalk of celery

Add the ingredients in the blender, blend them well, and enjoy the fresh taste while improving your kidney health!

Sources:
www.powerofpositivity.com
www.myprorenal.com
www.kidney.org

 

SOURCE: Healthy Food House

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Mi è stato diagnosticato l’asma poco prima del mio diciassettesimo compleanno, dopo un bel po ‘di discussioni con il mio medico sul fatto che la “bronchite” persistente per cui ero in cura non era affatto la bronchite.

Anche se non saprò mai l’esatta “causa” del mio asma, ho diversi fattori di rischio per lo sviluppo della malattia. I fattori che probabilmente mi hanno predisposto allo sviluppo dell’asma includono:

 

  • La mia storia familiare (anche se nessuno dei miei genitori ce l’ha)
  • Atopia (una tendenza genetica verso le malattie allergiche)
  • Nascere prematuro di 10 settimane tramite parto cesareo, comunemente indicato come un taglio cesareo
  • Mia madre ha avuto un’infezione durante la gravidanza che ha richiesto antibiotici

Sono sicuro che tralascerò qualcosa, ma quelli sono i principali criminali quando si tratta di mio asma. Osservando tutti questi fattori di rischio, sono sorpreso di non aver sviluppato i sintomi dell’asma prima di me.

Come appassionato di dati e qualcuno che scrive blog e articoli sull’asma, ho sempre fame delle ultime ricerche su ciò che provoca e scatena questa condizione cronica e su come quelli di noi che vivono con l’asma possono trovare modi migliori per far fronte.

Quindi, quando mi sono imbattuto nella ricerca che ha esaminato una possibile causa di asma sia per i bambini nati con taglio cesareo sia per quelli di noi con asma in generale, il mio interesse ha suscitato interesse. Questa nuova area di ricerca riguarda il ruolo dei batteri intestinali nello sviluppo dell’asma.

So cosa stai pensando: cosa c’entra una condizione polmonare con il tuo intestino?

Scartare la scienza tra i batteri intestinali e l’asma c’è molto da scompattare, quindi prendiamo questa teoria passo dopo passo.

Inizieremo esaminando l’ipotesi di igiene e il ruolo dell’esposizione dei batteri nella possibile prevenzione dell’asma, e passeremo a ciò che i batteri intestinali sono effettivamente e cosa fa nel corpo.

Infine, considereremo se ci sono implicazioni pratiche di questa ricerca per le persone che vivono con l’asma.

L’ipotesi igienica

I feti in via di sviluppo sono protetti dai batteri grazie a un ambiente incredibilmente sterile e privo di germi all’interno dell’utero. Per i bambini nati in modo vaginale, l’esposizione batterica inizia durante l’uscita dal canale del parto e questo può avere un effetto determinante per tutta la vita sul sistema immunitario. La ricerca suggerisce che questo processo può dare il via alla capacità del corpo di combattere i germi.

Quelli di noi nati dal taglio cesareo perdono questa ulteriore esplosione di batteri, altre ricerche hanno scoperto. Di conseguenza, non otteniamo quel potenziamento del sistema immunitario mentre entriamo nel mondo.

Dopo la nascita, siamo esposti a un ecosistema di batteri in continua evoluzione. L’esposizione ripetuta può aiutare lo sviluppo del nostro sistema immunitario, permettendoci di combattere le infezioni comuni e prevenire l’iper-risposta alle sostanze quotidiane (pensa alle allergie).

Questa è la spina dorsale dell’ipotesi di igiene. È una possibile spiegazione di ciò che predispone alcuni di noi all’asma e alle allergie.

Stiamo aiutando o danneggiando i bambini con la nostra diligenza sociale verso la disinfezione e la sanificazione di ogni superficie, e quindi impedendo l’esposizione a determinati germi? L’ipotesi igienica è un buon esempio.

Gli studi indicano che i bambini che sono più frequentemente in contatto con altri bambini – come quelli in asilo nido o con famiglie numerose e diversi fratelli – possono avere un rischio inferiore di sviluppare l’asma. Lo stesso vale per i bambini cresciuti nelle fattorie che sono esposti al bestiame e ad altri animali. Questi scenari spingono il sistema immunitario a rispondere ai germi e, a sua volta, a sviluppare resistenza a questi germi.

Tuttavia, l’ipotesi igienica rimane proprio questa – un’ipotesi. Non è stato provato. Gli studi a sostegno dell’ipotesi igienica sono stati accolti con ricerche che la contestano.

Provare: legando i batteri intestinali

Mentre l’ipotesi igienica può essere contestata, il ruolo dei batteri intestinali nello sviluppo del sistema immunitario è stato ben documentato.

Alcuni tipi di batteri intestinali sono buoni per noi e aiutano a controllare la nostra salute futura. Questi batteri intestinali “sani” sviluppati durante l’infanzia possono preparare il terreno per lo sviluppo della malattia per tutta la durata della vita. Allo stesso modo, la distruzione di quei batteri intestinali sani mediante antibiotici può avere un impatto su di noi per il resto della nostra vita.

L’asma è una condizione caratterizzata da iper-reattività delle vie aeree. Forse non abbiamo semplicemente sviluppato i batteri giusti per sensibilizzare i nostri corpi – i nostri polmoni – a stimoli quotidiani, come gli allergeni? La ricerca in questo settore è nuova, ma promettente e può aiutare a spiegare perché la malattia si sviluppa in alcune persone ma non in altre.

I bambini con bassi livelli di batteri intestinali specifici a marcatori di età specifici hanno dimostrato una maggiore incidenza di allergie e asma più avanti nella vita, secondo un recente studio. L’applicazione di questi risultati ai topi, tuttavia, ha portato qualche speranza: potrebbe essere possibile manipolare i batteri intestinali e mitigare il rischio di sviluppare l’asma.

Il Dr. Stuart Turvey dell’Università della British Columbia, citato in TIME Health, ha dichiarato che spera che questa ricerca porti allo sviluppo di approcci per prevenire l’asma e le allergie. È possibile che un giorno fornire un integratore probiotico nella prima infanzia possa in definitiva prevenire l’asma.

References

Job Code: UK/MED/18/0226

Date of Preparation: September 2018

 

FONTE: Kerri Mackay (Life effects)

 

(ENGLISH VERSION)

I was diagnosed with asthma just before my 17th birthday, after a fair amount of arguing with my doctor that the persistent “bronchitis” I was being treated for wasn’t bronchitis at all. Although I will never know the exact “cause” of my asthma, I have several risk factors for developing the disease. The factors that likely predisposed me to developing asthma include:

  • My family history (although neither of my parents have it)
  • Atopy (a genetic tendency toward allergic diseases)
  • Being born 10 weeks premature via caesarean delivery, commonly referred to as a C-section
  • My mother had an infection while pregnant that required antibiotics

I’m sure I’m leaving something out, but those are the main offenders when it comes to my asthma. Looking at all these risk factors, I’m surprised I didn’t develop the symptoms of asthma earlier than I did.

As a data enthusiast and someone who writes blogs and articles about asthma, I’m always hungry for the latest research into what causes and triggers this chronic condition, and how those of us living with asthma can find better ways to cope.

So when I came across research looking into a possible cause of asthma pertaining both to C-section babies and those of us with asthma in general, my interest piqued. This new area of research concerns the role of gut bacteria in asthma development.

I know what you’re thinking: What does a lung condition have to do with your gut?

Unwrapping the science between gut bacteria and asthma is a lot to unpack, so let’s take this theory step-by-step.

We’ll start by looking at the hygiene hypothesis and the role of bacteria exposure in possibly preventing asthma, and move on to what gut bacteria actually is and what it does in the body.

Finally, we’ll consider whether there are any practical implications of this research for people living with asthma.

The hygiene hypothesis

Developing fetuses are protected from bacteria thanks to an incredibly sterile, germ-free environment within the womb. For babies born vaginally, bacterial exposure begins during the exit from the birth canal, and this may have a life-long effect on the immune system. Researchsuggests this process can kick-start the body’s ability to fight off germs.

Those of us born by C-section miss out on this extra burst of bacteria, other research has found. As a result, we don’t get that immune system boost as we enter the world.

After birth, we’re exposed to an ever-evolving ecosystem of bacteria. Repeated exposure may help our immune systems develop, enabling us to fight common infections and preventing hyper-response to everyday substances (think allergies).

This is the backbone of the hygiene hypothesis. It’s one possible explanation for what predisposes some of us to asthma and allergies.

Are we helping or harming children with our societal diligence toward disinfecting and sanitizing every surface, and therefore preventing exposure to certain germs? The hygiene hypothesis makes a good case.

Studies indicate children who are more frequently in contact with other children — such as those in day care or with large families and several siblings — may have lower risk of developing asthma. The same is true for children raised on farms who are exposed to livestock and other animals. These scenarios prompt the immune system to respond to germs, and in turn, to develop resistance to those germs.

However, the hygiene hypothesis remains just that — a hypothesis. It hasn’t been proven. Studies supporting the hygiene hypothesis have been met with research disputing it.

Bring it on: Tying in gut bacteria

While the hygiene hypothesis may be disputed, the role of gut bacteria in immune system development has been well-documented.

Some types of gut bacteria are good for us and help to control our future health. These “healthy” gut bacteria developed in infancy may set the stage for disease development throughout the lifespan. Similarly, the destruction of those healthy gut bacteria by way of antibiotics may impact us for the rest of our lives.

Asthma is a condition characterised by hyper-responsiveness of the airway. Could it be we simply didn’t develop the right bacteria to sensitize our bodies — our lungs — to everyday stimuli, such as allergens? The research in this area is new, but promising, and may help explain why the disease develops in some people but not others.

Infants with low levels of specific gut bacteria at specific age markers have demonstrated increased incidence of allergies and asthma later in life, according to a recent study. Applying these findings to mice, however, brought some hope: It may be possible to manipulate the gut bacteria and mitigate risk of developing asthma.

Dr. Stuart Turvey at University of British Columbia, quoted in TIME Health, stated he hopes this research will lead to the development of approaches to prevent asthma and allergies. It’s possible that someday providing a probiotic supplement in infancy could ultimately prevent asthma from developing.

We’re not there yet, but there is hope in future research developments.

Practical aspects: Could probiotics help me even though I have asthma?

If probiotics could be used to promote good bacterial growth in infants, potentially preventing asthma and allergies, could those probiotic supplements on the market now help with asthma? After all, the theory remains the same — we simply need to rebalance what’s gone awry in the gut to solve this asthma thing, right?

Not so fast.

Multifaceted claims about the wonders of probiotic supplements are rampant online. But when it comes to asthma, they are generally not well-supported by research. Of the limited research available, the results tend to differ from study to study. Probiotic supplements can be expensive, and based on the research that is available, they may not produce any significant benefit for treating asthma or allergies.

People with compromised immune systems may also need to be cautious about taking probiotics due to the bacteria they introduce to the body. If you’re considering a probiotic supplement, speak with your doctor to ensure it’s safe for you, as many asthma treatments can compromise your immune system to some degree. Probiotics may be safe if you’re curious, but only your doctor can provide this advice.

Because research to date focuses on altering the gut bacteria during infancy while the immune system is still developing, more information is needed before we can be certain about the impacts of probiotics on asthma, and which probiotic strains are likely to be beneficial.

Looking ahead in asthma research

As someone living with asthma, I share Dr. Turvey’s hope that the key to preventing the disease may lie in gut bacteria.

Imagine if a simple probiotic supplement could prevent millions of children from developing asthma, whether or not they face extra risk factors (like me). What if we could predict who is going to get asthma more easily and have an isolated marker for it — in gut bacteria?

We aren’t there yet, but hopefully this developing research can provide clues that show us better ways to treat asthma, if not prevent it entirely. Although we might have to wait a while for researchers to make the next big breakthrough, there’s reason to believe that the future for new potential treatments looks bright.

References

Job Code: UK/MED/18/0226

Date of Preparation: September 2018

 

SOURCE: Kerri Mackay (Life effects)

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Disabilità dello sviluppo neurologico, tra cui l’autismo, disturbo da deficit di attenzione, iperattività, dislessia e altri disturbi cognitivi, colpiscono milioni di bambini in tutto il mondo. In alcuni casi si parla addirittura di un aumento dei casi.

 

Le sostanze chimiche che danneggiano il cervello in via di sviluppo sono tra le cause più note di questo aumento di disturbi cognitivi. Pensiamo ad esempio al piombo, o al mercurio.

Nel 2006, a seguito di una revisione sistematica, gli scienziati sono riusciti a individuare cinque sostanze chimiche industriali a cui sono state riconosciute proprietà neurotossiche durante il periodo dello sviluppo dei bambini: il piombo, il metilmercurio, bifenili policlorurati, arsenico, e toluene.

Dal 2006 in poi, questo elenco è aumentato, aggiungendo alla lista sostanze non soltanto non considerate nocive, ma addirittura prescritte per la prevenzione di altri disturbi.

Ad affermarlo un team di esperti che ha condotto uno studio di revisione, pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology nel marzo 2014. Lo studio è il risultato della collaborazione tra l’Università della Danimarca meridionale, Harvard School of Public Health e Icahn School of Medicine presso il Monte Sinai.

Dal 2006, gli studi epidemiologici hanno documentato altre sei sostanze neurotossiche pericolose per il cervello nel periodo dello sviluppo: manganese, fluoro, clorpirifos, diclorodifeniltricloroetano, tetracloroetilene, e gli eteri di difenile polibromurati.

Come si può notare, con quest’ultimo studio, anche il fluoro è finalmente stato inserito in maniera riconosciuta tra le sostanze neurotossiche, pericolose per la salute umana.

Nel corso del tempo, in realtà, si sono susseguiti diversi studi che hanno palesato il sospetto di pericolosità di questa sostanza.

Abbiamo visto, ad esempio, come inizialmente si pensasse che un supplemento di questa sostanza aiutasse a prevenire la carie. Come ad esempio si sia sperimentata addirittura la fluorizzazione dell’acqua, cioè l’aggiunta di composti del fluoro all’acqua, senza effettivi benefici.

Anche se in effetti le persone ingeriscono solo dosi relativamente piccole di questa sostanza, il fluoro si accumula nel corpo e si accumula negli anni. Con degli effetti che sono tutt’altro che benefici.

Uno studio condotto in Cina, ad opera di alcuni ricercatori del Department of Pathology della Nanjing University School of Medicine, avrebbe accertato ad esempio lo sviluppo di un quoziente intellettivo più basso, nei bambini che abitavano in zone maggiormente esposte a fonti di fluoruro.

Sono molti i Paesi che stanno rimuovendo il fluoro dall’acqua potabile. In Europa la pratica della fluorizzazione, ad esempio, è cessata nel 97% dei Paesi che ne fanno parte. Questa ricerca rafforza la loro decisione.

Secondo gli autori dello studio, è impensabile che prodotti chimici non testati siano considerati a prescindere sicuri per la salute umana. Uno degli autori, il dottor Philippe Grandjean, chiede ad esempio il miglioramento degli standard di regolamentazione per i prodotti chimici comuni.

Secondo gli esperti, infatti, ci sono ancora altre sostanze neurotossiche che possono essere scoperte e per controllare la pandemia di neurotossicità per lo sviluppo, è indispensabile che si intervenga a livello internazionale.

Per quanto riguarda gli effetti nocivi del fluoro per la salute umana, comunque, secondo un altro studio, pubblicato sulla rivista Pharmacognosy,  esisterebbe una spezia che può proteggere in maniera naturale da questo composto: http://www.ambientebio.it/i-pericoli-neurotossici-del-fluoro-e-la-curcumina-come-soluzione/

FONTE: Ambientebio

 

 

(ENGLISH VERSION)

Neurological developmental disabilities, including autism, attention deficit disorder, hyperactivity, dyslexia and other cognitive disorders, affect millions of children worldwide. In some cases there is even talk of an increase in cases.

The chemicals that damage the developing brain are among the most known causes of this increase in cognitive disorders. Think of lead, for example, or mercury.

In 2006, following a systematic review, scientists were able to identify five industrial chemicals that were recognized as having neurotoxic properties during the developmental period of children: lead, methylmercury, polychlorinated biphenyls, arsenic, and toluene.

From 2006 onwards, this list has increased, adding to the list substances not only not considered harmful, but even prescribed for the prevention of other disorders.

This was stated by a team of experts who conducted a review study, published in the journal The Lancet Neurology in March 2014. The study is the result of collaboration between the University of Southern Denmark, the Harvard School of Public Health and the Icahn School of Medicine at Mount Sinai.

Since 2006, epidemiological studies have documented six other neurotoxic substances that are dangerous for the brain during development: manganese, fluorine, chlorpyrifos, dichlorodiphenyltrichloroethane, tetrachlorethylene, and polybrominated diphenyl ethers.

As can be seen, with this latest study, also fluorine has finally been included in a recognized way among neurotoxic substances, dangerous for human health.

In the course of time, in fact, several studies have followed which have revealed the suspicion of danger of this substance. In our blog, we talked about it several times.

We have seen, for example, how it was initially thought that a supplement of this substance helped prevent tooth decay. For example, even the fluoridation of water, that is the addition of fluorine compounds to water, has been experienced without any real benefits.

Although people actually ingest only relatively small doses of this substance, fluoride accumulates in the body and accumulates over the years. With effects that are anything but beneficial.

A study conducted in China by researchers at the Department of Pathology of the Nanjing University School of Medicine, for example, would have ascertained the development of a lower IQ in children living in areas more exposed to fluoride sources.

There are many countries that are removing fluoride from drinking water. In Europe the practice of fluoridation, for example, has ceased in 97% of the countries that are part of it. This research strengthens their decision.

According to the authors of the study, it is unthinkable that untested chemicals are considered regardless of human health. One of the authors, Dr. Philippe Grandjean, asks for example the improvement of the regulatory standards for common chemicals.

According to experts, in fact, there are still other neurotoxic substances that can be discovered and to control the pandemic of neurotoxicity for development, it is essential that action is taken at an international level.

Regarding the harmful effects of fluoride for human health, however, according to another study, published in the journal Pharmacognosy, there would be a spice that can naturally protect from this compound: http://www.ambientebio.it/i- dangers-neurotoxic-the-fluoro-and-the-curcumin-as-solution /

SOURCE: Ambientebio

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