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Posts Tagged ‘pericoli per la salute’

Bere più di cinque bicchieri di birra o di vino a settimana accorcia la vita. Un nuovo studio condotto dall’Università di Cambridge ha calcolato che per ogni ogni bicchiere di vino o birra oltre il limite giornaliero raccomandato, la nostra aspettativa di vita si riduce di 30 minuti.

 

Finanziato in parte dalla British Heart Foundation, lo studio dimostra che l’abuso di alcol è associato a un più alto rischio di ictus, aneurisma, insufficienza cardiaca e morte.

 

La ricerca ha confrontato le abitudini di consumo e lo stato di salute di oltre 600.000 persone in 19 paesi in tutto il mondo tenendo conto anche di fattori come età, fumo, eventuale presenza di diabete, livello di istruzione e occupazione.

Il limite massimo di sicurezza del bere è di circa cinque bicchieri a settimana (100 g di alcol puro, poco più di cinque pinte di birra 4% o 5 bicchieri da 175 ml di vino 13%).

Superando questo limite, ci si aspetta una minore aspettativa di vita. Ad esempio, il consumo di 10 o più bevande a settimana è stato collegato a uno o due anni di speranza di vita più breve mentre 18 o più drink a settimana accorcerebbero la nostra vita di 4-5 anni.

La ricerca, pubblicata su Lancet, sostiene le linee guida recentemente ridotte del Regno Unito, che dal 2016 raccomandano sia agli uomini che alle donne di non bere più di 14 unità di alcol ogni settimana, pari a circa sei pinte di birra o sei bicchieri di vino.

Tuttavia, lo studio condotto a livello globale ha implicazioni anche per i paesi di tutto il mondo, dove le linee guida sull’alcol variano notevolmente.

Gli autori sostengono che i loro risultati mettono in discussione la convinzione diffusa che bere moderatamente sia salutare per l’apparato cardiocircolatorio. I ricercatori hanno esaminato l’associazione tra il consumo di alcol e diversi tipi di malattie cardiovascolari confermando l’associazione tra l’alcol e un più alto rischio di ictus, insufficienza cardiaca, aneurisma aortico fatale, malattia ipertensiva fatale e insufficienza cardiaca.

Lo studio si è concentrato sugli attuali bevitori ma ha utilizzato il consumo di alcol auto-riferito e si è basato su dati osservativi, quindi secondo gli scienziati non si possono trarre conclusioni definitive causa-effetto.

La dott.ssa Angela Wood, dell’Università di Cambridge, autore principale dello studio, ha spiegato:

“Se consumi alcolici, bere meno può aiutarti a vivere più a lungo e ridurre il rischio di diverse condizioni cardiovascolari. Il consumo di alcol è associato a un rischio leggermente inferiore di attacchi cardiaci non fatali, ma questo deve essere bilanciato con il rischio più elevato associato ad altre gravi – e potenzialmente mortali – malattie cardiovascolari”.

Il consiglio è sempre la moderazione.

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Drinking more than five glasses of beer or wine a week shortens life. A new study conducted by the University of Cambridge has calculated that for every glass of wine or beer beyond the recommended daily limit, our life expectancy is reduced by 30 minutes.

Funded in part by the British Heart Foundation, the study shows that alcohol abuse is associated with a higher risk of stroke, aneurysm, heart failure and death.

The research compared the consumption habits and health status of over 600,000 people in 19 countries around the world, also taking into account factors such as age, smoking, possible presence of diabetes, level of education and employment.

The maximum safety limit for drinking is about five glasses a week (100 g of pure alcohol, just over five pints of 4% beer or 5 glasses of 175 ml of wine 13%).

By exceeding this limit, we expect a lower life expectancy. For example, the consumption of 10 or more drinks per week was linked to one or two years of shorter life expectancy while 18 or more drinks per week would shorten our life by 4-5 years.

The research, published in the Lancet, supports the recently reduced guidelines of the United Kingdom, which since 2016 have recommended both men and women not to drink more than 14 units of alcohol each week, equivalent to about six pints of beer or six glasses of wine.

However, the global study has implications also for countries around the world, where alcohol guidelines vary greatly.

The authors argue that their findings call into question the widespread belief that drinking moderately is healthy for the cardiovascular system. Researchers examined the association between alcohol consumption and different types of cardiovascular disease confirming the association between alcohol and a higher risk of stroke, heart failure, fatal aortic aneurysm, fatal hypertensive disease and heart failure.

The study focused on current drinkers but used self-reported alcohol consumption and based on observational data, so according to scientists no definitive cause-effect conclusions can be drawn.

Dr. Angela Wood, of the University of Cambridge, lead author of the study, explained:

“If you consume alcohol, drinking less can help you live longer and reduce the risk of different cardiovascular conditions. Alcohol consumption is associated with a slightly lower risk of non-fatal heart attacks, but this must be balanced against the higher risk associated with other serious – and potentially deadly – cardiovascular diseases.
The advice is always moderation.

 

SOURCE:Greenme

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Quante sigarette ci sono in una bottiglia di vino? E’ la domanda provocatoria a cui ha cercato di rispondere uno studio dal quale emerge che bere una bottiglia di vino alla settimana fa male come fumare 10 sigarette.

 

Il vino come le sigarette: chi ne beve una bottiglia ogni settimana, cioè più o meno un bicchiere al giorno, aumenta il rischio di cancro come se fumasse da cinque a 10 sigarette alla settimana. A dirlo è uno studio pubblicato su BMC Public Health e svolto sulla popolazione del Regno Unito. Si tratta della prima ricerca che fornisce un termine di paragone in “equivalenti di sigarette” relativamente al danno.

La ricerca

Sui rischi di sviluppare tumore collegati al fumo ci sono numerosi studi e c’è una diffusa consapevolezza in merito mentre il numero di tumori attribuibili all’alcol è poco noto al pubblico. Questo studio ha voluto descrivere l’aumento percentuale del rischio di cancro all’interno della popolazione del Regno Unito associato a diversi livelli di consumo di alcol. Utilizzando banche dati sulla salute e dati sul rischio di cancro nel Regno Unito, i ricercatori hanno voluto chiarire quale fosse il rischio di cancro collegato all’assunzione di alcol isolandolo da qualsiasi altro tipo di danno. I risultati dell’analisi hanno suggerito che gli “equivalenti di sigaretta” di una bottiglia di vino sono cinque sigarette a settimana per gli uomini e dieci per le donne.

Quanti danni può fare l’alcol

Tra gli uomini che non hanno mai fumato, una bottiglia di vino a settimana (circa 750 ml) ha aumentato il rischio assoluto di cancro nella vita dell’1%. Tra gli uomini, bere vino era associato a cancro al fegato, all’esofago e all’intestino. Per le donne, invece, il rischio è aumentato dell’1,4%, e il divario di genere è cresciuto con l’aumento del consumo di alcol, in gran parte a causa di un maggiore rischio di cancro al seno. Per esempio, tre bottiglie di vino equivalevano a otto sigarette a settimana per gli uomini e 23 per le donne.

“Questi risultati – ha dichiarato Theresa Hyde dello University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, prima autrice dello studio – evidenziano che moderati livelli di consumo di alcolici sono un importante problema di salute pubblica nelle donne e sottolineano il bisogno di promuovere la consapevolezza a tale riguardo”.

Meno consapevolezza dei rischi rispetto al fumo

Altri studi hanno già fatto emergere come l’abitudine di bere in grandi quantità fosse legata a patologie come il cancro alla bocca, alla gola, alle corde vocali, all’esofago, all’intestino, al fegato e al seno. Tuttavia, a differenza del fumo, questo rischio non sembra essere stato pienamente percepito dall’opinione pubblica. Proprio per questo motivo, scrivono i ricercatori:

“Ci auguriamo che utilizzando le sigarette come comparatore sia possibile comunicare questo messaggio in modo più efficace per aiutare le persone a fare scelte di vita più informate”.

Le raccomandazioni della Iarc

Che l’alcol rappresenti un fattore di rischio oncologico non è una notizia nuova tant’è vero che il Codice europeo contro il cancro della IARC, l’International Agency for Research on Cancer dell’OMS, al punto 6 recita:

“Se bevi alcolici di qualsiasi tipo, limitane il consumo. Per prevenire il cancro è meglio evitare di bere alcolici”.

Non solo: gli oncologi statunitensi hanno pubblicato una dichiarazione sul Journal of Clinical Oncology nel quale concludono che anche il consumo moderato di alcolici può determinare l’insorgenza di un tumore. Secondo i dati dell’American Society of Clinical Oncology, bere alcolici aumenta le probabilità di ammalarsi di cancro del fegato, del colon, della mammella, dell’orofaringe e della laringe. Tanto che il 5,5% dei nuovi casi di cancro nel mondo e il 5,8% delle morti sarebbero attribuibili proprio all’alcol.

Il parere dell’oncologo

“L’alcol è sicuramente una delle principali cause di tumori ed in particolare di quelli testa-collo, dell’esofago, del pancreas e dello stomaco”,

conferma Paolo Marchetti, direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e ordinario di Oncologia nell’ateneo romano.

“Ma bisogna sempre usare il buon senso e rendersi conto che per qualunque alimento o bevanda non esiste una ‘dose sicura’ perché è soggettiva e anche perché conta la qualità dei prodotti che si scelgono. Ad esempio, chi abusa dell’alcol spesso tende a scegliere prodotti a basso costo e di scarsa qualità ed il danno è ancora maggiore”, conclude l’oncologo.

Più in generale, studi epidemiologici come questo fanno emergere ancora una volta quanto ciò che mangiamo e beviamo possa avere un impatto sulla nostra salute:

“Piuttosto che concentrarsi su un solo alimento o sull’alcol – raccomanda Marchetti – è più utile ‘diluire’ il rischio adottando complessivamente delle sane abitudini alimentari in modo da essere protetti”.

Quanto bevono gli italiani

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale ALCOL-CNESPS dell’Istituto superiore di sanità, il 60% degli italiani consuma una o più dosi di alcool al giorno e si stima che ci siano circa 8 milioni e 600mila consumatori a rischio, di cui 3 milioni e mezzo di anziani e 1 milione e mezzo di adolescenti, e 700mila consumatori dannosi, cioè che già hanno sviluppato problemi di salute legati al consumo di alcool.

FONTE: Repubblica Della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

Wine like cigarettes: those who drink a bottle every week, that is more or less a glass a day, increase the risk of cancer as if they were smoking five to 10 cigarettes a week. To say it is a study published on BMC Public Health and carried out on the population of the United Kingdom. This is the first research that provides a term of comparison in “cigarette equivalents” with respect to damage.

Research

There are numerous studies on the risks of developing cancer related to smoking and there is a widespread awareness of this while the number of cancers attributable to alcohol is little known to the public. This study wanted to describe the percentage increase in cancer risk within the UK population associated with different levels of alcohol consumption. Using health databases and data on cancer risk in the UK, researchers wanted to clarify the risk of cancer related to alcohol intake by isolating it from any other type of damage. The results of the analysis suggested that the “cigarette equivalents” of a bottle of wine are five cigarettes a week for men and ten for women.

How much damage alcohol can do

Among men who never smoked, a bottle of wine per week (about 750 ml) increased the absolute risk of cancer in life by 1%. Among men, drinking wine was associated with liver, esophagus and bowel cancer. For women, however, the risk increased by 1.4%, and the gender gap grew with increasing alcohol consumption, largely due to a higher risk of breast cancer. For example, three bottles of wine were equivalent to eight cigarettes a week for men and 23 for women. “These results – said Theresa Hyde of the University Hospital Southampton NHS Foundation Trust, first author of the study – show that moderate levels of alcohol consumption are an important public health problem in women – they show that moderate levels of alcohol consumption are an important public health problem in women and underline the need to promote awareness in this regard “.

Less awareness of the risks compared to smoking

Other studies have already shown that the habit of drinking in large quantities was linked to diseases such as cancer of the mouth, throat, vocal cords, esophagus, intestine, liver and breast. However, unlike smoking, this risk does not seem to have been fully perceived by public opinion. Precisely for this reason, the researchers write: “We hope that using cigarettes as a comparator it is possible to communicate this message more effectively to help people make more informed life choices.”

The recommendations of the IARC

That alcohol represents an oncological risk factor is not new news so much so that the European Code against Cancer of the IARC, the International Agency for Research on Cancer of the WHO, in point 6 states: “If you drink alcohol of any kind, limit consumption. To prevent cancer it is best to avoid drinking alcohol “. Not only: US oncologists have published a statement in the Journal of Clinical Oncology in which they conclude that even moderate alcohol consumption can lead to the onset of cancer. According to data from the American Society of Clinical Oncology, drinking alcohol increases the chances of getting cancer of the liver, colon, breast, oropharynx and larynx. So much so that 5.5% of new cancer cases in the world and 5.8% of deaths could be attributed to alcohol.

The opinion of the oncologist

“Alcohol is certainly one of the main causes of tumors and in particular of those head-neck, esophagus, pancreas and stomach”, confirms Paolo Marchetti, director of Medical Oncology B of the Policlinico Umberto I in Rome and full professor of Oncology in the Roman university. “But you must always use common sense and realize that for any food or drink there is no” safe dose “because it is subjective and also because it counts the quality of the products you choose. For example, those who abuse alcohol often tend to choose low-cost, low-quality products and the damage is even greater, “concludes the oncologist. More generally, epidemiological studies such as this bring out once again how much we eat and drink can have an impact on our health: “Rather than focusing on just one food or alcohol – Marchetti recommends – it is more useful to ‘dilute’ the risk by adopting overall healthy eating habits in order to be protected ”.

How much Italians drink

According to the latest data from the National ALCOHOL-CNESPS Observatory of the Higher Institute of Health, 60% of Italians consume one or more doses of alcohol a day and it is estimated that there are about 8 million and 600 thousand consumers at risk, of which 3 millions and a half of elderly and 1.5 million adolescents, and 700 thousand harmful consumers, that is, those who have already developed health problems related to alcohol consumption.

SOURCE: Repubblica Della Repubblica

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L’aspirina è consigliata spesso a chi rischia maggiormente malattie cardiache o ictus, ma i benefici sono davvero maggiori dei rischi? Secondo le nuove linee guida sulla prevenzione della malattie cardiovascolari dell’American College of Cardiology, questo farmaco non dovrebbe essere consigliato con tanta leggerezza.

Le linee guida a cui facciamo riferimento sono quelle presentate congiuntamente dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Associated  che hanno visto la loro pubblicazione sul Journal of American College of Cardiology. Queste sembrano contraddire decenni di consuetudini mediche raccomandando esplicitamente di NON utilizzare come strategia preventiva di salute contro ictus o infarto aspirina a basso dosaggio (75-100 mg) ovvero cardioaspirina o aspirinetta. 

Come si legge:

“L’aspirina deve essere usata di rado nella prevenzione primaria di routine di ASCVD (rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica) a causa della mancanza di evidenti benefici”

In sostanza le nuove linee guida suggeriscono che la maggior parte degli adulti non dovrebbero assumere aspirina giornaliera a basso dosaggio per prevenire un primo infarto o ictus.

Sulla base degli studi ASPREE, ARRIVE e ASCEND, le linee guida ACC / AHA concludono che il rischio di effetti collaterali dell’aspirina, in particolare di sanguinamento, supera il potenziale beneficio. I rischi aumentano tra l’altro con l’età.

L’avvertimento non riguarda però persone con malattie cardiovascolari accertate, in cui i benefici dell’aspirina giornaliera sono risultati superiori ai rischi.

Ma cos’è l’aspirina?

L’acido acetil-salicilico chimico, comunemente noto come aspirina, è una forma sintetica di acido salicilico, composto che si forma quando la salicina, sostanza amara presente naturalmente all’interno di piante come la corteccia del salice bianco, viene scomposta all’interno del corpo umano.

Mentre l’acido salicilico si trova naturalmente nelle piante come i salicilati, l’acido acetil-salicilico non esiste in natura e viene prodotto solo attraverso la sintesi industriale. Inoltre, la modificazione chimica dell’acido salicilico naturale con un gruppo acetilico determina l’acetilazione dell’emoglobina, cioè essenzialmente si va a modificare chimicamente la funzione strutturale naturale dei nostri globuli rossi e la successiva emodinamica.

Questo potrebbe essere il motivo per cui l’aspirina è stata collegata a una gamma così ampia di effetti indesiderati sulla salute tra cui:

  • Ulcera gastrica
  • Perdita uditiva / acufene
  • Sanguinamento cerebrale
  • Sindrome di Reye
  • La malattia di Crohn
  • Infezione da Helicobacter Pylori

Come al solito il da farsi va valutato caso per caso. Pertanto, la decisione di iniziare a prendere regolarmente aspirina dovrebbe scaturire da una discussione dettagliata con il proprio medico come parte di una strategia globale per ridurre il rischio cardiovascolare che comprenda sana alimentazione e attività fisica.

In alternativa vi avevamo parlato di alcune piante dallo spiccato potere antinfiammatorio che potrebbero essere una valida alternativa, sempre da valutare prima con un esperto in base alle proprie condizioni di salute.

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Aspirin is often recommended to those most at risk of heart disease or stroke, but are the benefits really greater than the risks? According to the new guidelines on cardiovascular disease prevention of the American College of Cardiology, this drug should not be recommended so lightly.

The guidelines to which we refer are those presented jointly by the American College of Cardiology and the American Heart Associated who saw their publication in the Journal of the American College of Cardiology. These seem to contradict decades of medical practice by explicitly recommending that you do not use a low dose (75-100 mg) cardioaspirin or aspirin as a preventive health strategy against stroke or aspirin.

How to read:

“Aspirin should rarely be used in the routine primary prevention of ASCVD (risk of atherosclerotic cardiovascular disease) due to the lack of obvious benefits”
Essentially the new guidelines suggest that most adults should not take low-dose daily aspirin to prevent a first heart attack or stroke.

Based on the ASPREE, ARRIVE and ASCEND studies, the ACC / AHA guidelines conclude that the risk of aspirin side effects, particularly bleeding, outweighs the potential benefit. The risks increase among other things with age.

However, the warning does not apply to people with established cardiovascular diseases, where the benefits of daily aspirin outweigh the risks.

But what is aspirin?

The chemical acetylsalicylic acid, commonly known as aspirin, is a synthetic form of salicylic acid, a compound that is formed when salicin, a bitter substance naturally present in plants like the bark of white willow, is broken down inside of the human body.

While salicylic acid occurs naturally in plants such as salicylates, acetyl-salicylic acid does not exist in nature and is produced only through industrial synthesis. Moreover, the chemical modification of natural salicylic acid with an acetyl group determines the acetylation of hemoglobin, that is to say essentially it goes to chemically modify the natural structural function of our red blood cells and the subsequent hemodynamics.

This could be the reason why aspirin has been linked to such a wide range of undesirable health effects including:

Gastric ulcer
Hearing loss / tinnitus
Brain bleeding
Reye syndrome
Crohn’s disease
Helicobacter Pylori infection
As usual, the action to be taken must be evaluated case by case. Therefore, the decision to start taking aspirin regularly should result from a detailed discussion with your doctor as part of an overall strategy to reduce cardiovascular risk that includes healthy eating and physical activity.

Alternatively we told you about some plants with a strong anti-inflammatory power that could be a valid alternative, always to be evaluated first with an expert based on your health conditions.

 

SOURCE: Greenme

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Gli Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) compromettono il nostro sistema riproduttivo, in particolare nella donna: i pericolosi composti chimici che hanno contaminato le falde acquifere di diverse zone del Veneto alterano le attività di un ormone fondamentale per la gravidanza, il progesterone, e bloccano anche i meccanismi che regolano il ciclo mestruale ritardandone la comparsa di almeno sei mesi.

A dirlo è una ricerca di un gruppo di studiosi dell’Università di Padova coordinati da Carlo Foresta, svolta sulle ventenni che risiedono nell’area rossa del Veneto, quella più inquinata, presentata al 34esimo Convegno di medicina della riproduzione di Abano Terme.

Sugli Pfas, quindi, non c’è alcuna speranza: già accertato il modo in cui incidono sulla sfera della salute materno-infantile, è anche già nell’età fertile delle più giovani che provocano danni.

Lo studio

Il team padovano ha analizzato in cellule endometriali in vitro come gli Pfas interferiscano sull’attivazione dei geni endometriali da parte del progesterone. Dalle analisi è emerso che su più di 20mila geni analizzati, il progesterone normalmente ne attiva quasi 300, ma in presenza di Pfas 127 sono alterati e tra questi proprio quelli che preparano l’utero all’attecchimento dell’embrione.

Va da sé che la mancata attivazione di questi geni da parte del progesterone trasformi le importanti funzioni coinvolte nella regolazione del ciclo mestruale e nella capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione e dunque possono comportare un ritardo nelle gravidanze, la poliabortività e la nascita pre-termine.

Le conseguenze cliniche di questi risultati “sono state peraltro confermate da un recente studio della Regione Veneto sugli esiti materni e neonatali, che ha riportato un incremento di edemi o ipertensioni e diabete nelle donne gravide, di nati con basso peso alla nascita, di anomalie congenite al sistema nervoso e di difetti congeniti al cuore nelle aree a maggiore esposizione a Pfas”, spiega Foresta.

Le mestruazioni arrivano più tardi

Da un’analisi dei questionari sulla salute riproduttiva ai quali hanno partecipato 115 ragazze ventenni residenti nell’area rossa veneta, confrontando le risposte con un gruppo di 1.504 giovani donne di pari età non esposte a questo inquinamento è emerso un significativo ritardo della prima mestruazione di almeno sei mesi e una maggior frequenza di alterazioni del ciclo mestruale con ritardi del 30% nelle esposte rispetto al 20% della media.

Alla luce di questi risultati, in futuro, concludono i ricercatori, ci si soffermerà sul meccanismo d’azione dei Pfas proprio sulla funzione endometriale.

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

The Pfas compromise our reproductive system, particularly in women: the dangerous chemical compounds that have contaminated the aquifers of different areas of the Veneto alter the activities of a hormone essential for pregnancy, progesterone, and also block the mechanisms that regulate the menstrual cycle delaying the appearance of at least six months.

To say it is a search for a group of scholars of the University of Padua coordinated by Carlo Foresta, carried out on the twenties living in the red area of ​​Veneto, the most polluted, presented at the 34th Conference medicine of reproduction of Abano Terme. So, there is no hope for Pfas: already established the way they affect the sphere of maternal and child health, it is also already in the fertile age of the youngest that cause damage.

The study

The Paduan team has analyzed in endometrial cells in vitro how the Pfas interfere on the activation of endometrial genes by of progesterone. From the analysis it emerged that on more than 20 thousand genes analyzed, progesterone normally activates almost 300, but in the presence of Pfas 127 are altered and among them precisely those that prepare the uterus embryo implantation.It goes without saying that failure to activate these genes by the progesterone transform the important functions involved in regulating the menstrual cycle and in the capacity of the endometrium to accommodate the embryo and therefore may lead to a delay in pregnancies, poliabortivity and pre-term birth. clinics of these results

“it have been confirmed by a recent study by the Veneto Region on maternal and neonatal outcomes, which reported an increase in edema or hypertension and diabetes in pregnant women, those born with low birth weight, congenital anomalies in the system nerve and congenital heart defects in areas with the highest exposure to Pfas, “explains Faenza.

Menstruation arrives more

After an analysis of the reproductive health questionnaires in which 115 girls aged 20 were living in the red Veneto area, comparing the answers with a group of 1,504 young women of the same age not exposed to this pollution, a significant delay of the first menstruation of at least six months and a greater frequency of changes in the menstrual cycle with delays of 30% in the exposed compared to 20% of the average. In the light of these results, in the future, the researchers conclude, we will focus on the mechanism of action of the Pfas on the endometrial function.

SOURCE: Greenme

 

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Insalata in busta, un alimento tutt’altro che salutare, anzi, addirittura pericoloso. Un studio, condotto dall’Università di Torino, ha rivelato che nelle insalate già tagliate e confezionate sono presenti tanti microrganismi e batteri.

 

Oltre a essere decisamente poco amiche dell’ambiente visto l’imballaggio in plastica, le insalate confezionate sono anche ricettacolo di batteri. Inoltre, secondo lo studio, si deteriorano facilmente, anche prima della data di scadenza indicata sulla confezione.

Ciò avviene perché non essendoci conservanti, la freschezza è garantita solo dalle basse temperature e dalla busta stessa. Peccato però che dal confezionamento al consumo possano trascorrere anche diversi giorni.

“Durante tutto il percorso dal confezionamento alla vendita nei supermercati, l’insalata dovrebbe essere sempre conservata ad una temperatura costante e al di sotto degli 8°. Una condizione non sempre facile, visto che i banchi refrigerati dei supermercati non hanno una temperatura uniforme, come i frigoriferi domestici” riporta NotizieBenessere.

Inoltre, secondo lo studio, anche se prima di essere confezionate le insalate vengano lavate due volte in speciali vasche a ricambio d’acqua continuo, ciò non basta a eliminare tutti i batteri. Questi ultimi, anche se presenti in piccole quantità, al minimo innalzamento della temperatura si moltiplicano, attivando un processo di fermentazione che fa gonfiare i sacchetti.

Per questo, se vediamo delle buste gonfie dobbiamo assolutamente evitare di acquistarle, pur non essendo scadute.

Va detto però che non tutti i batteri e microrganismi riscontrati nelle insalate confezionate sono pericolosi ma uno dei potenziali rischi è costituito dal Toxoplasma gondii, responsabile della toxoplasmosi, particolarmente dannoso per le donne in gravidanza.

Il consiglio è quello di lavare molto bene l’insalata, sia quella pronta che quella che prepariamo noi, aggiungendo all’acqua un po’ di bicarbonato di sodio ma soprattutto, cerchiamo di acquistare prodotti a km0, al mercato e spendiamo due minuti in più a farla da noi, evitando di produrre rifiuti in plastica.

 

FONTE: Greenme

 

(ENGLISH VERSION)

Salad in envelope, a food that is anything but healthy, indeed, even dangerous. A study conducted by the University of Turin, has revealed that in the already cut and packaged salads are so many micro-organisms and bacteria.

In addition to being very little environmental friendly seen the plastic packaging, the packaged salads are also a receptacle for bacteria. Moreover, according to the study, they deteriorate easily, even before the expiration date indicated on the package.

This is because since there are no preservatives, freshness is guaranteed only by the low temperatures and the envelope itself. Too bad, however, that from the packaging to consumption can also spend several days.

“During the entire journey from packaging to sale in supermarkets, the salad should always be kept at a constant temperature and below 8 ° C. A condition that is not always easy, given that the refrigerated counters of supermarkets do not have a uniform temperature, like domestic refrigerators “reports NotizieBenessere.
In addition, according to the study, although before being packaged salads are washed twice in special tanks in continuous water replacement, this is not enough to eliminate all bacteria. The latter, even if present in small amounts, to a minimum temperature rise multiply, activating a fermentation process that makes inflate the bags.

For this reason, if we see inflated envelopes, we must absolutely avoid buying them, even if they have not expired.

It must be said, however, that not all bacteria and microorganisms found in packaged salads are dangerous but one of the potential risks is the Toxoplasma gondii, responsible for toxoplasmosis, which is particularly harmful for pregnant women.

The advice is to wash the salad very well, both the ready and the one we prepare, adding a bit of sodium bicarbonate to the water but above all, we try to buy products at km0, at the market and spend two minutes more to do it ourselves, avoiding the production of plastic waste.

 

SOURCE: Greenme

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Per guardare lo schermo dei dispositivi elettronici assumiamo posture che affaticano il collo e causano dolori muscolari. Uno studio americano lancia l’allarme. E offre soluzioni.

 

PRIMA di continuare a leggere questo articolo, raddrizza la schiena. Non è un mistero, la postura che ci sembra naturale per guardare lo schermo di un computer o uno smartphone, affatica i muscoli e causa dolori dappertutto. Dal collo fino alle caviglie. La colpa è forse di testi troppo piccoli o riflessi sullo schermo, ma stare con la spina dorsale incurvata in avanti e il collo allungato con la testa fuori dall’asse della colonna vertebrale, riduce la mobilità, ostacola la concentrazione e potrebbe danneggiare la spina dorsale. E lo conferma una ricerca condotta dall’università di San Francisco, pubblicata su Biofeedback.

• IL PESO DELLA TESTA

Una posizione sbagliata sforza muscoli e ossa, che non sono in grado di sopportare tutto il peso a cui li sottoponiamo. Oltre ad affaticare la struttura, spesso è causa di dolori che a prima vista sembrerebbero inspiegabili.

“In una postura eretta i muscoli della schiena sopportano facilmente tutto il peso della testa – spiega Erik Peper, professore di Salute olistica dell’università di San Francisco – ma, se sporgiamo la testa in avanti, il collo si comporta come un’asta che deve sollevare un oggetto pesante posizionato a una delle estremità. In questa posizione, il peso della testa è come se fosse aumentato. Può arrivare a pesare fino a quattro volte il suo peso reale. Non è strano che questo causi dolore a schiena e spalle e sforzi i muscoli”.

• I DUE TEST

Nello studio, che ha coinvolto 87 studenti, sono stati monitorati gli effetti della postura sulla mobilità del collo. Ai soggetti è stato chiesto, innanzitutto, di sedersi con la testa ben posizionata in asse con il collo e di valutare quanto riuscissero a guardarsi intorno muovendo solo il capo. Successivamente veniva richiesto di ripetere il movimento ma, questa volta, assumendo una postura meno controllata, sprofondati nella sedia, con il collo contratto e la testa sporgente in avanti, come se dovessero concentrarsi su uno schermo. La maggior parte dei soggetti è rimasta stupita di quanto, in questa posizione, i movimenti del collo fossero limitati.
In un secondo test, è stato chiesto a 125 ragazzi di incassare la testa nelle spalle e tenere la posizione per 30 secondi. In questo caso, quasi tutti i volontari riportavano qualche tipo di fastidio allo scadere dei 30 secondi: un dolore alla testa, agli occhi o al collo.

• COME CORREGGERE LA POSTURA

Dunque, se soffriamo di mal di schiena, mal di testa o dolori ai muscoli del collo, la prima cosa da fare è controllare la postura e, eventualmente, correggerla. È sufficiente mantenere la testa dritta, centrata sulle spalle.

“Possiamo correggere facilmente una postura sbagliata. – commenta Peper – per renderci conto di quanto sia innaturale questa posizione possiamo provare a esagerarla, a spingere la testa ancora più in avanti e incassare ancora di più il collo. In questo modo anche i sintomi saranno esagerati e ci renderemo immediatamente conto che qualcosa non va”.

Se questo non dovesse bastare, possiamo modificare anche il piano di lavoro. Può aiutare sollevare lo schermo e posizionarlo alla stessa altezza degli occhi. Inoltre si possono aumentare le dimensioni del carattere del testo per poter leggere anche da lontano senza sforzo.

Attenzione però: il problema non è solo con i computer, quindi anche chi non li utilizza per molte ore al giorno o come strumento di lavoro deve prestare attenzione. Anche per guardare gli schermi di smartphone e tablet rischiamo di adottare posizioni innaturali e il risultato è lo stesso.

 

FONTE: Salute Della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

To look at the screen of electronic devices we assume postures that strain the neck and cause muscle pain. An American study sounds the alarm. And offers solutions.

BEFORE continuing to read this article, straighten your back. It is not a mystery, the posture that seems natural to look at the screen of a computer or a smartphone, fatigues the muscles and causes pain everywhere. From the neck to the ankles. The fault is perhaps of texts that are too small or reflected on the screen, but stay with the spine curved forward and the neck elongated with the head out of the axis of the spine, reduces mobility, hinders concentration and may damage the spine . This is confirmed by research conducted by the University of San Francisco, published on Biofeedback.

• THE HEAD OF THE HEAD

A wrong position strains muscles and bones, which are unable to bear all the weight to which we subject them. In addition to straining the structure, it often causes pain that at first sight would seem inexplicable. “In an upright posture the back muscles easily bear all the weight of the head – explains Erik Peper, professor of holistic health at the University of San Francisco – but if we put our head forward, the neck behaves like a rod that must lift a heavy object placed at one end. In this position, the weight of the head is as if it had increased. It can weigh up to four times its real weight. It is not strange that this causes pain in the back and shoulders and strains the muscles “.

• THE TWO TESTS

In the study, which involved 87 students, the effects of posture on neck mobility were monitored. The subjects were asked, first of all, to sit with the head well positioned on the axis of the neck and to evaluate how much they could look around, moving only the head. Later he was asked to repeat the movement but, this time, assuming a less controlled posture, sunk into the chair, with the contract contracted and the head protruding forward, as if they had to concentrate on a screen. Most of the subjects were amazed at how limited the neck movements were in this position.
In a second test, 125 boys were asked to put their heads in their shoulders and hold the position for 30 seconds. In this case, almost all the volunteers reported some kind of annoyance at the end of 30 seconds: a pain in the head, eyes or neck.

• HOW TO CORRECT THE POSTURE

Therefore, if we suffer from back pain, headaches or neck muscles, the first thing to do is check the posture and, if necessary, correct it. It is sufficient to keep the head straight, centered on the shoulders. “We can easily correct a wrong posture. – Peper comments – to realize how unnatural this position is, we can try to exaggerate it, push our heads further forward and collect the neck even more. In this way, even the symptoms will be exaggerated and we will immediately realize that something is wrong “.
If this is not enough, we can also change the work plan. It can help lift the screen and position it at the same height of the eyes. Furthermore, the size of the text can be increased to read even from a distance without effort.
But be careful: the problem is not only with computers, so even those who do not use them for many hours a day or as a work tool must pay attention. Even to look at the screens of smartphones and tablets we risk adopting unnatural positions and the result is the same.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Fino a qualche anno fa si credeva che la causa delle malattie cardiache fosse il colesterolo alto ma questo è stato completamente smentito dalla scoperta che la reale causa è l’infiammazione della parete arteriosa. Il colesterolo è una sostanza essenziale per la nostra vita e viene usato per riparare le pareti dei vasi sanguigni. Se i vasi sanguigni sono infiammati avremo un eccesso di colesterolo nel sangue.

Sembra molto semplice eppure milioni di persone nel mondo prendono farmaci per abbassare il colesterolo e fanno una dieta povera di grassi, consigli che non fanno altro che peggiorare lo stato di salute delle persone. Infatti le malattie cardiache e gli infarti sono in aumento di anno in anno.

Tutto quello che dobbiamo fare per abbassare i livelli di colesterolo e prevenire le malattie cardiache è quello di eliminare lo stato di infiammazione dei vasi sanguigni.

La vera causa delle malattie cardiache e del colesterolo alto è nella tua dieta

E’ incredibile come in solo 200 anni la razza umana ha completamente stravolto la propria dieta andando a consumare cibi che non sono mai esisti in precedenza e che il nostro corpo non è quindi geneticamente predisposto a consumare. Sto parlando delle farine e dello zucchero, che guarda caso sono i cosiddetti cibi ad alto indice glicemico.

I cereali integrali e le farine integrali APPENA macinate non sono ad alto indice glicemico perché vengono convertite gradualmente in glucosio e quindi danno il tempo all’organismo di far assorbire il glucosio nei tessuti senza creare un picco glicemico nel sangue.

Ogni volta che consumiamo un cibo ad alto indice glicemico si instaura un eccesso di zucchero nel sangue, la cosiddetta iperglicemia che diventa cronica quando la nostra dieta si basa su pane, pasta, dolci, zucchero. Gli effetti di un picco glicemico costante sono disastrosi (possono volerci anni):

  • Vengono danneggiati i vasi sanguigni
  • Indurisce le arterie (arteriosclerosi)
  • Ispessisce le pareti capillari, rende il sangue più denso e può causare delle crepe nei vasi sanguigni più piccoli.
  • Avviene la glicazione ovvero una ridotta capacità dell’emoglobina di trasportare ossigeno ai tessuti con le gravi conseguenze che ben si possono immaginare
  • Aumenta la viscosità del sangue
  • C’è un’anomala tendenza delle piastrine a riunirsi (aggregazione piastrinica)

Se questi cibi vengono consumati saltuariamente (non tutti i giorni) allora il pancreas grazie alla produzione di insulina riesce ad abbassare il livello di glucosio nel sangue facendolo assorbire alle cellule ed ai tessuti e il colesterolo riparerà il breve danno che è stato subito dai vasi. Ma quando questi cibi invece costituiscono la nostra dieta (cosa che purtroppo è vero per il 90% della popolazione) allora c’è un costante picco glicemico troppo frequente nel sangue e quindi giorno dopo giorno si danneggiano le pareti dei vasi sanguigni.

La Candida rinforza l’infiammazione e viene nutrita dallo zucchero

Tuttavia questa non è l’unica modalità in cui gli zuccheri causano il danneggiamento dei vasi sanguigni. Lo zucchero e le farine raffinate generano infiammazione intestinale e nutrono la Candida che quindi inizia a crescere indisturbata, con questi effetti:

  • La parete dell’intestino si indebolisce e comincia a far filtrare sostanze (cibo, batteri, ecc) nel flusso sanguigno
  • La candida produce tossine e scorie che finiscono nel flusso sanguigno
  • E’ stato dimostrato di recente che la candida e altri funghi riescono ad accumularsi anche nei vasi sanguigni

Questa situazione causa una sovrappopolazione di microbi nel sangue che proliferano anche nelle pareti dei vasi sanguigni provocando infiammazione cronica.

Il colesterolo è l’ultimo anello della malattia cardiaca

Il colesterolo, che oggi viene demonizzato, ha la funzione di contribuire alla normale formazione e riparazione delle membrane cellulari e viene quindi utilizzato in realtà per riparare i vasi sanguigni. Quando i vasi sanguigni sono sotto infiammazione cronica, è necessario troppo colesterolo e quindi si manifesta una occlusione dei vasi sanguigni con la conseguente restrizione del flusso sanguigno.

L’eccesso di colesterolo non proviene dalla dieta

Come ho spiegato nell’articolo Quello che il tuo medico non ti ha mai detto sul Colesterolo ed è vitale che tu sappia il 75% del colesterolo presente viene prodotto dal nostro corpo e solo il rimanente 25% proviene dai cibi che ingeriamo.

Quello che accade con la Candida è inoltre che essa impedisce l’assorbimento di vitamina B6 e zinco. Una deficienza di questi due nutrienti causa problemi al metabolismo dei grassi e all’utilizzo corretto del colesterolo da parte dell’organismo, come afferma il Dott. Walter Last.

“Se se si verifica un danno eccessivo nel nostro corpo, tale da rendere necessario del colesterolo supplementare attraverso il flusso sanguigno, non sembra molto saggio abbassare il colesterolo e semplicemente dimenticare il perché si è formato. Sembrerebbe molto più intelligente ridurre il maggior fabbisogno di colesterolo riducendo l’infiammazione cronica”.

Dott. Rosedale

Cosa fare per ridurre l’infiammazione cronica

L’infiammazione non è una cosa complicata – è semplicemente una difesa naturale del corpo che richiama i suoi difensori a riparare il danno. Tuttavia se continuiamo ad alimentare la causa dell’infiammazione allora essa diventa cronica e i danni diventano seri e mortali.

  • Elimina lo zucchero
  • Elimina i cereali raffinati e tutti i prodotti a base di farina
  • Elimina il glutine (favorisce l’infiammazione)
  • Elimina i latticini (favoriscono l’infiammazione)
  • Mangia poco e spesso in questo modo non avrai molti sbalzi glicemici
  • Accompagna ogni pasto con la verdura cruda ben condita che tiene basso l’indice glicemico
  • Non limitare i grassi sani come olio extravergine di oliva e olio di cocco
  • Assumi vitamina B6, zinco e vitamina D che riducono l’infiammazione e migliorano il metabolismo dei grassi
  • Assumi vitamina C e lisina che rafforzano le pareti dei vasi sanguigni
  • Prenditi cura del pancreas: mastica bene ogni cibo e mangia cibi crudi vivi ricchi di enzimi
  • Prenditi cura del fegato: fai delle tisane depurative a base di tarassaco, cardo mariano; assumi integratori specifici per il fegato
  • Assumere olio di cocco ogni giorno è ottimo per sbarazzarsi della Candida.

Il Dr. Linus Pauling, uno dei più grandi scienziati del XX secolo, premio Nobel per la chimica, aveva già affermato quando ancora non c’erano studi certi, che la causa crescente delle malattie cardiache era dovuto al crescente consumo di zucchero da parte della popolazione.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Until a few years ago it was believed that the cause of heart disease was high cholesterol but this has been completely denied by the discovery that the real cause is the inflammation of the arterial wall. Cholesterol is an essential for our life and is used to repair the walls of blood vessels. If the blood vessels are inflamed we will have an excess of cholesterol in the blood.

It seems very simple and yet millions of people in the world take cholesterol-lowering drugs and make a low-fat diet, advice that only makes people’s health worse. In fact, heart disease and heart attacks are increasing year by year.

All we have to do to lower cholesterol levels and prevent heart disease is to eliminate the inflammation of blood vessels.

The true cause of heart disease and high cholesterol is in your diet

It is incredible how in only 200 years the human race has completely overturned its diet going to consume foods that have never existed before and that our body is therefore not genetically predisposed to consume. I’m talking about flours and sugar, which happens to be so-called foods with a high glycemic index.

The whole grains and the wholegrain wholemeal flours are not high glycemic index because they are gradually converted into glucose and therefore give the body time to absorb glucose into the tissues without creating a blood glucose spike.

Whenever we consume a food with a high glycemic index, an excess of sugar is established in the blood, the so-called hyperglycemia that becomes chronic when our diet is based on bread, pasta, sweets, sugar. The effects of a constant glycemic peak are disastrous (it may take years):

  • Blood vessels are damaged
  • Hardens the arteries (arteriosclerosis)
  • It thickens the capillary walls, makes the blood thicker and can cause cracks in the smaller blood vessels.
  • Glycation occurs, that is a reduced hemoglobin capacity to transport oxygen to the tissues with the serious consequences that can be imagined
  • Increases the viscosity of the blood
  • There is an abnormal tendency of platelets to congregate (platelet aggregation)

If these foods are consumed occasionally (not every day) then the pancreas thanks to the production of insulin can lower the level of glucose in the blood making it absorb to cells and tissues and cholesterol will repair the short damage that was suffered by the vessels. But when these foods instead constitute our diet (which unfortunately is true for 90% of the population) then there is a constant glycemic peak too frequent in the blood and therefore day after day the walls of blood vessels are damaged.

Candida reinforces inflammation and is nourished by sugar

However, this is not the only way in which sugars cause damage to blood vessels. The sugar and refined flours cause intestinal inflammation and nourish the Candida which then begins to grow undisturbed, with these effects:

The wall of the intestine weakens and begins to filter substances (food, bacteria, etc.) in the bloodstream
Candida produces toxins and waste that end up in the bloodstream
It has recently been shown that candida and other fungi can also accumulate in the blood vessels
This situation causes an overpopulation of microbes in the blood that also proliferate in the walls of blood vessels causing chronic inflammation.

Cholesterol is the last link in heart disease

Cholesterol, which is now being demonized, has the function of contributing to the normal formation and repair of cell membranes and is therefore actually used to repair blood vessels. When blood vessels are under chronic inflammation, too much cholesterol is needed and then an occlusion of blood vessels occurs with the resulting restriction of blood flow.

Cholesterol excess does not come from the diet

As I explained in the article What your doctor has never told you about cholesterol and it is vital that you know 75% of the cholesterol present is produced by our body and only the remaining 25% comes from the foods we ingest.

What happens with Candida is also that it prevents the absorption of vitamin B6 and zinc. A deficiency of these two nutrients causes problems in the metabolism of fats and the correct use of cholesterol by the body, as stated by Dr. Walter Last.

“If excessive damage occurs in our body, which makes supplementary cholesterol necessary through the bloodstream, it does not seem wise to lower cholesterol and simply forget why it was formed. It would seem much smarter to reduce the increased cholesterol requirements by reducing chronic inflammation. “

Dr. Rosedale

What to do to reduce chronic inflammation

Inflammation is not a complicated thing – it is simply a natural defense of the body that recalls its defenders to repair the damage. However if we continue to feed the cause of the inflammation then it becomes chronic and the damage becomes serious and deadly.

  • Eliminate the sugar
  • Eliminates refined cereals and all flour products
  • Eliminates gluten (promotes inflammation)
  • Eliminates dairy products (promote inflammation)
  • Eat a little and often in this way you will not have many glycemic changes
  • Accompany every meal with well seasoned raw vegetables that keep the glycemic index low
  • Do not limit healthy fats such as extra virgin olive oil and coconut oil
  • Take vitamin B6, zinc and vitamin D which reduce inflammation and improve fat metabolism
  • Take vitamin C and lysine that strengthen the walls of blood vessels
  • Take care of the pancreas: chew every food well and eat live raw foods rich in enzymes
  • Take care of the liver: make herbal teas based on dandelion, milk thistle; take specific liver supplements
  • Taking coconut oil every day is great for getting rid of Candida.

Dr. Linus Pauling, one of the greatest scientists of the twentieth century, Nobel Prize in chemistry, had already stated when there were no definite studies, that the growing cause of heart disease was due to the increasing consumption of sugar by the population.

SOURCE: Dionidream

 

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