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mascheraSe porti in scena sempre lo stesso personaggio, la vitalità si spegne e arriva un disturbo a rompere l’equilibrio apparente: ascoltalo, è un messaggero dell’anima.

 

Fateci caso: generalmente le persone sono convinte di conoscere le cause del proprio malessere e soprattutto sono portate ad associare i problemi del presente ad eventi passati ed esterni a sé:

  • “Sto male perché da piccola mia mamma non mi ha voluto bene; sono infelice perché lui mi ha lasciato…”. 

Ma qualsiasi sia il motivo che noi crediamo essere la causa del disagio, non è quello reale o meglio è quello superficiale, l’innesco: le cause profonde sono altre.

Il motivo del malessere va cercato sempre nell’identificazione eccessiva con un personaggio che non siamo o in un modello mentale che condiziona i pensieri e i comportamenti da troppo tempo.

 

La maschera che indossi nasconde il lato fragile di te

Nel corso della vita, ogni persona si costruisce un personaggio per nascondere le proprie fragilità e mostrarsi al mondo perfetto, sentirsi importante e quindi protetto.

Tutto ciò è normale, ma se si rimane troppo a lungo con quella maschera indosso, si rischia di confondere il proprio volto con la maschera:

  • così, il personaggio fittizio si sostituisce a te, vive la vita al posto tuo, con le sue convinzioni e i comportamenti che ne derivano, soffocando i tuoi veri pensieri, emozioni, capacità e doti.

In questo modo reciti un copione scritto da altri e, senza rendertene conto, ti dimentichi della cosa più importante: te stesso

 

Quando il disagio arriva, “fagli spazio” dentro di te

Georg Groddeck, un famoso medico e psicoanalista contemporaneo di Freud, sosteneva:

  • “Il compito del medico non è di guarire il malato, ma di spianare la strada alla sua vera natura, affinchè quest’ultima lo possa guarire”.

L’ansia, l’attacco di panico, la tristezza, la depressione, i disturbi con il cibo… Non sono loro i nemici, ma il personaggio in cui ti sei identificato ad essere il tuo peggior nemico!

Se osservi bene, insieme ai disagi vengono anche desideri, voglie, ricordi… Queste cercano di dirti che c’è qualcosa di te che hai perduto!

Per questo la soluzione è semplice:

  • ascolta quello che il tuo “nucleo” più profondo ti sta comunicando: lui non può sbagliare, tu sì.

Dunque, per stare meglio non devi far altro che spostare lo sguardo dal personaggio che ti sei creato e puntarlo verso il tuo vero sé.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

If you bring in the scene the same character, vitality goes out and then gets a disturbance to disrupt the  apparent balance: listen, is a messenger of the soul.

Think about it: generally people are convinced that the causes of their discomfort are mainly brought to associate the problems of the present to past events and external facts from themselves:

  • “I feel bad because my mom when I was a child didn’t love me; I am unhappy because she left me …”.

But whatever the reason that we believe to be the cause of the discomfort, it is not the real one, or better this is very superficial approach, the trigger: the root causes are in fact others.

The cause of the illness should be sought in identifying excessively always with a character that we are acting but we are not, or to a mental model which influences the thoughts and behavior for too long.

The mask you wear hides the fragile side of you

In the course of life, each person builds a character to hide their fragility and showing the world how perfect he is, feeling important and therefore protected.

This is normal, but if you stay too long with that mask that you wear, you are likely to be confused with your own face mask:

  • thus, the fictional character replaces you, live life for you, with its beliefs and the related behavior, stifling your true thoughts, emotions, skills and talents.

In this way you recite a script written by others and, without realizing it, you forget the most important thing: yourself

When the discomfort comes, “let him space” inside you

Georg Groddeck, a famous doctor and psychoanalyst contemporary of Freud, argued:

  • “The task of the physician is not to heal the sick, but to pave the way to its true nature, so that the latter can heal himself.”

Anxiety, panic attack, sadness, depression, food disorders … are not enemies, but the character in which you identified to be your worst enemy!

If you look carefully, along with discomfort there are also desires, cravings, memories … They try to tell you that there is something about you that you have lost!

For this the solution is simple:

  • listen to what your “core” deeper is communicating: it can do no wrong,  you can do wrong.

So, to get better you have to do move your eyes from the character that you created and point it toward your true self.

SOURCE: Riza

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