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Posts Tagged ‘PSICOLOGIA’

Se lotti con te stesso, i brutti pensieri non ti abbandoneranno facilmente: se ti arrendi e accetti la loro presenza, sfumeranno in poco tempo…

 

Da quando Giulia è entrata nel periodo di pre-menopausa, si sente vecchia e sfiorita. In psicoterapia, racconta che ormai l’unica cosa che nota sono le nuove rughe che ogni giorno si affacciano sul suo viso, mentre della donna che una volta faceva girare la testa agli uomini al suo passaggio, non c’è più traccia. Il marito sembra aver perso interesse nei suoi confronti: i momenti di intimità, che prima ricercava, sono respinti con scuse banali. Nella mente di Giulia si forma allora un pensiero: lui la tradisce.

Quando i brutti pensieri diventano ossessioni

Col passare dei giorni questo brutto pensiero diventa una vera e propria ossessione. Giulia non vive più, impegnata com’è nella continua ricerca di prove che possano confermare i suoi sospetti. A furia di cercare, trova un giornale pornografico tra i vestiti del marito e, certa di aver trovato la conferma ai suoi dubbi, si lascia andare completamente.

La cura della casa e dei figli diventano un peso; persino lo shopping, sua grande passione, perde improvvisamente ogni attrattiva. Anche la furia da investigatrice che l’aveva accompagnata nelle settimane precedenti se ne va, lasciandola bloccata in una sorta di paralisi emotiva alimentata da un’immensa tristezza. Perché è successo tutto questo?

Le ossessioni ci ricordano che stiamo girando a vuoto

Tristezza e brutti pensieri non sono causati dalle mancanze del marito, come Giulia crede. Arrivano dal profondo della sua anima: sono messaggi che la invitano a lasciarsi andare al cambiamento che sta vivendo e che, come molte donne che attraversano la menopausa, Giulia sta combattendo. Il timore è quello di perdere la bellezza di un tempo, di dire addio alla propria femminilità, ma non è affatto così. Una donna che affronta senza resistenze questa importante fase della vita è una donna che ha vissuto ed è maturata e adesso, forte delle esperienze accumulate, è pronta ad assumere un nuovo ruolo, a vivere una nuova vita, ad essere… una donna nuova!

Accogli il nuovo quando arriva

Cosa fa vivere serenamente la menopausa? Solo osservarsi con uno sguardo diverso permette di accogliere il nuovo che sta arrivando e abbandonare l’ideale di un passato che non può più esserci. Proprio come ha fatto Giulia che, su suggerimento del terapeuta, ha cominciato ad accogliere quei “brutti pensieri” non più come forze distruttive, ma come energie trasformative. Immaginandoli come foglie secche che staccandosi avrebbero lasciato spazio a nuove gemme, Giulia si è aperta al nuovo: prima il corso di ginnastica, poi la conoscenza di altre donne che, come lei, stavano vivendo la stessa fase di vita con grande naturalezza. Forte anche della loro ispirazione, Giulia ha ritrovato la serenità e ha saputo trasmetterla anche a suo marito. I due così, non più imprigionati in un clima di tensione, hanno ritrovato l’intesa e scoperto una passionalità mai vissuta prima.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

If you struggle with yourself, bad thoughts will not easily abandon you: if you surrender and accept their presence, they will break out in no time …

Since Julia entered the pre-menopause period, she feels old and touchy. In psychotherapy, she says that the only thing she’s noticed is the new wrinkles that appear oon her face each day, while the men who once turned their head to her passage has no trace anymore. Her husband seems to have lost interest in her: the moments of intimacy, which she first sought, were rejected with trivial excuses. In Giulia’s mind then a thought is formed: he betrays her.

When bad thoughts become obsessions

With the passing of days this bad thought becomes a real obsession. Giulia is no longer alive, engaged in the ongoing search for evidence that can confirm her suspicions. Fearing to find, finds a pornographic newspaper in her husband’s clothes and, sure to find confirmation of her doubts, and she abandoned herself completely.

The care of the house and the children become a burden; even shopping, her great passion, suddenly loses every attraction. Even the fury of the investigator who had accompanied her in the previous weeks goes away, letting her stuck in a sort of emotional paralysis, fueled by an immense sadness. Why has all this happened?

The obsessions remind us that we are turning empty

Sadness and bad thoughts are not caused by her husband’s flaws, as Giulia believes. They come from the depths of her soul. They are messages that invite her to let go of the change she is experiencing and that, like many women who go through the menopause, Giulia is fighting. The fear is to lose the beauty of a time, to say good-bye to your femininity, but it’s not like that. A woman who faces without resistance this important stage of life is a woman who has lived and has matured and now, is strong in the accumulated experience, she is ready to take on a new role, to live a new life, to be … a new woman !

Get the new one when it arrives

What does serenity live with menopause? Just observing with a different look allows us to welcome the new one that is coming and abandon the ideal of a past that can no longer exist. Just as Giulia did, at the suggestion of the therapist, she began to accept those “bad thoughts” no longer as destructive forces, but as transformative energies. Imagineing them as dry leaves that, leaving off, they would leave room for new gems, Julia opened the new one: first the gymnastics course, then the knowledge of other women who, like her, were living the same life stage with great naturalness. Strengthened by their inspiration, Giulia also found her serenity and she also sent her to her husband. The two of them, no longer imprisoned in a climate of tension, have found the intent and discovered a passion never experienced before.

SOURCE: Riza

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Con gli amici, con i figli, in coppia, sul lavoro: non è difficile vivere tutte le relazioni in modo positivo: per farlo, basta essere armonici con se stessi.

 

Oggigiorno, il termine “maschera” viene generalmente associato a qualcosa di negativo: una persona che indossa una maschera è una persona finta, che nasconde qualcosa. Carl Gustav Jung, il grande psicanalista svizzero, ci ha lasciato in eredità un altro significato per questo concetto, più profondo e allo stesso tempo più concreto. Chiamando la maschera “Persona”, ne sottolinea la sua fondamentale funzione di mediazione: essa è un’interfaccia, una sorta di identità sociale che ci permette di adeguarci alla realtà che ci circonda e allo stesso tempo di essere noi stessi. Ecco il segreto delle relazioni felici:

  • trovare il punto di equilibrio fra l’autenticità e le necessità sociali che il mondo (“ogni mondo”, in ogni tempo e latitudine) richiede.

È chiaro che la Persona o maschera di cui stiamo parlando non è una  finzione o una recita malevola, ma una necessità che cresce con noi, influenzata dalla nostra indole, ma anche e soprattutto dal mondo esterno e dalle nostre relazioni. Questa influenza prosegue fino alla fine dell’adolescenza quando, senza saperlo, la nostra Persona si cristallizza in un “personaggio”, un’idea che ci siamo fatti di noi, frutto delle nostre esperienze: il timido, l’espansivo, la brava ragazza e così via.

Fai il check up alla tua maschera

Ma come l’acqua, che se smette di scorrere diventa stagnante e sporca, così anche la Persona, la maschera che indossiamo, se statica e fissata una volta per tutte, ostacola anziché facilitarci proprio nelle relazioni. Se le cose finiscono sempre allo stesso modo (inappagante e negativo), se ci sentiamo impossibilitati ad esprimerci come vorremmo, se sentiamo che il mondo non ci capisce, dobbiamo mettere da parte ogni alibi e metterci in gioco in prima…persona. È il momento di fare un check-up della nostra maschera. Come?

Osservati e (ri)scopri chi sei

Il passaggio fondamentale è osservarsi tenendo ben presente tre interrogativi chiave:

  • Quando siamo con gli altri, ci sentiamo liberi? Libertà non significa dire e fare sempre ciò che si vuole, ma poter esprimere veramente noi stessi nel rispetto degli altri. Spesso però c’è qualcosa che teniamo dentro di noi quando invece dovrebbe entrare di diritto nelle nostre relazioni.

 

  • Ciò che pensiamo di noi stessi corrisponde all’immagine che gli altri hanno di noi? Se la risposta è no, non significa che gli altri non ci capiscono. Piuttosto, è nella nostra Persona che dobbiamo individuare quel qualcosa che altera la percezione altrui.

 

  • Sappiamo accogliere i cambiamenti, in noi e negli altri? Se le nostre esigenze di ieri non sono più quelle di oggi, se la visione che abbiamo del mondo è mutata, se desideriamo qualcos’altro dalla nostra vita, allora anche la maschera che indossiamo deve cambiare ed essere più in sintonia con ciò che siamo ora.

Raggiungere la connessione con te stesso e con gli altri

Rispondere a questi interrogativi può essere difficile, ma è fondamentale. Solo quando saremo in grado di rispondere affermativamente a tutte potremo essere sicuri di aver raggiunto finalmente una sana e fondamentale connessione sia con noi stessi che con la realtà che ci circonda. Una maschera che cambia è una persona vera, solo una maschera fissa si trasforma in una falsa identità, a discapito delle relazioni felici…

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

With friends, with children, with your partner, at work: it is not difficult to live all relationships in a positive way: to do so, just be harmonious with oneself.

Nowadays, the term “mask” is generally associated with something negative: a person wearing a mask is a fake person hiding something. Carl Gustav Jung, the great Swiss psychoanalyst, has left us another meaning for this concept, deeper and more concrete.

By calling the “Person” mask, he underlines his fundamental mediation function: it is an interface, a sort of social identity that allows us to adapt to the reality that surrounds us and at the same time to be ourselves. Here is the secret of happy relationships:

  • to find the point of balance between the authenticity and the social necessities that the world (“every world”, in every time and latitude) requires.

It is clear that the Person or mask we are talking about is not a fiction or a malevolent recital, but a need that grows with us, influenced by our indole, but also and above all from the outside world and our relationships. This influence continues until the end of adolescence when, without knowing it, our Person crystallizes into a “character”, an idea that we have made of ourselves, the fruit of our experiences: the shy, expansive, the good person and so on.

Check your mask

But like water, which if it stops flowing becomes stagnant and dirty, so also the Person, the mask we wear, if stay static and fixed once and for all, it hampers rather than facilitating it in relationships. If things always end up in the same way (inadmissible and negative), if we feel unable to express ourselves as we would like, if we feel that the world does not understand us, we must put aside any alibi and put into play first … person. It’s time to check out our mask. As?

Observe and (re) find out who you are

The fundamental step is to keep in mind three key questions:

  • When are we with others, do we feel free? Freedom does not mean to say and always do what you want, but to really express ourselves in the respect of others. Often, however, there is something that we hold inside us when it comes to getting right in our relationships.

 

  • What do we think of ourselves is the image that others have about us? If the answer is no, it does not mean that others do not understand us. Rather, it is in our Person that we must identify that something that alters the perception of others.

 

  • Are we aware of the changes in us and in others? If our needs today are no longer those of today, if our vision of the world has changed, if we want something else from our lives, then the mask we wear must also change and be more in line with what we are now .

Reach the connection with yourself and with others

Answering these questions can be difficult, but it is crucial. Only when we are able to give affirmative answers to all we can be sure that we have at least reached a healthy and fundamental connection with ourselves and with the reality that surrounds us. A changing mask is a real person, only a fixed mask turns into a false identity at the expense of happy relationships …

SOURCE: Riza

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A volte otite e tosse cronica ci ricordano che occorre difendersi dalle voci di chi ci vuole male e esprimere la rabbia che cerchiamo di soffocare, inutilmente.

 

Di norma, disturbi che si prolungano nel tempo come tosse e otite vengono curati con trattamenti che non prevedono il “coinvolgimento” della psiche. Se questi interventi possono rivelarsi utili per certe tipologie di disturbi, lo stesso non si può dire per altre che, in assenza di fattori infiammatori evidenti, diventano croniche e compromettono sensibilmente la qualità della vita. In questi casi è bene prendere in considerazione l’ipotesi psicosomatica. È quello che fa Emma, una donna di 49 anni che, dopo aver provato senza risultati diversi trattamenti farmacologici, decide di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta di orientamento psicosomatico, per curare una tosse che la tormenta da diverso tempo.

Alla tosse si aggiungono bruciori e pruriti alle orecchie, che sfociano a volte in un otite che sta diventando cronica. Lei stessa riconosce di non riuscire a esprimere quello che ha dentro: sul lavoro le sue iniziative vengono puntualmente stroncate sul nascere dal padre, che è anche il suo capo, e in famiglia anche vive un rapporto difficile con la madre. Emma si definisce come un bruco che non è mai riuscito a diventare farfalla e che non è mai riuscita a ottenere nulla nella vita. È proprio così?  Cosa nascondono i sintomi di Emma?

Quando tapparsi le orecchie è la strada migliore

Secondo la concezione psicosomatica, orecchie e gola rappresentano vere e proprie “porte” del corpo, che connettono la nostra interiorità con il mondo circostante permettendoci di comprenderlo e di essere compresi. Se queste porte si chiudono, come le orecchie colpite da un’otite, significa che qualcosa non deve entrare. Che cosa? Il caso di Emma ci mostra come le critiche continue non hanno alcun tipo di funzione costruttiva, ma incidono profondamente sull’immagine di sé, facendoci sentire inadeguati e in colpa: “Non vali niente!”, “Non sei capace di fare il tuo lavoro”. Frasi di questo genere non andrebbero mai ascoltate e se non siamo in grado di allontanarcene, il corpo lo farà per noi tappandoci le orecchie. Per la psicosomatica, ogni disturbo è sempre funzionale, non arriva mai a caso: individuarne il senso consente di mettere in campo le correzioni necessarie e a quel punto il malessere non sarà più necessario.

Le parole inespresse bruciano in gola

Non è insolito che l’otite cronica sia accompagnata da tosse nervosa e da altri disturbi del canale orale, disagi molto comuni in quelle persone che faticano a esprimere la propria aggressività per paura che possa incidere negativamente sulle relazioni.  Proprio come è successo ad Emma, la quale, non riuscendo a rispondere alle frequenti critiche, ha accumulato rabbia e frustrazione che sono quindi rimaste inespresse e si sono trasformate in un disturbo psicosomatico. La tosse cronica e i continui mal di gola ricordano a Emma che il suo bisogno principale ora è di espellere quelle tossine che, se ristagnano nel corpo e nell’anima troppo a lungo, bruciano dentro e ci fanno del male.

Il bruco diventa farfalla

Come aiutare Emma ad uscire da questa situazione? Il terapeuta non agisce proponendo la lettura psicosomatica dei suoi disturbi, ma la aiuta a usare l’immaginazione, sia durante le sedute che a casa. Nel buio della sua stanza la donna inizia un percorso di rilassamento durante il quale  immagina di essere un bruco che, finalmente dotato delle armi necessarie a vincere la sua battaglia, diventa farfalla. Questa immagine la accompagna giorno dopo giorno, attivando quelle aree del cervello che da sole sono in grado di curarci. Nel corso delle settimane progressivamente i sintomi di Emma si attenuano. Non solo, la donna trova anche la forza di dare la tanto desiderata svolta alla propria vita: si confronta apertamente con il padre e decide di cambiare lavoro. Ora Emma è finalmente pronta a rimettersi in gioco e ad accogliere tutto quello che la vita le porterà in dono.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Sometimes otitis and chronic cough remind us that we need to defend ourselves from the voices of those who want us bad and express the anger that we try to choke, unnecessarily.

As a rule, disturbances that extend over time as cough and otitis are treated with treatments that do not involve the “involvement” of the psyche. If these interventions can be useful for certain kinds of disorders, the same can not be said of others that, in the absence of obvious inflammatory factors, become chronic and significantly affect the quality of life. In these cases, it is good to consider the psychosomatic hypothesis. That’s what Emma, ​​a 49-year-old woman who has tried without a variety of pharmacological treatments, decides to seek help from a psychosomatic psychotherapist to cure a cough that has been tormenting her for a while.

Coughing is accompanied by burns and itching in the ears, which sometimes result in an otitis that is becoming chronic. She herself acknowledges that she is unable to express what she has in her life. At work, her initiatives are punctuated at birth by her father, who is also her own boss, and in her family also lives a difficult relationship with her mother. Emma is defined as a caterpillar who has never been able to become a butterfly and has never been able to achieve anything in life. That’s it? What do Emma’s symptoms hide?

When it comes to the ears, it is the best way

According to the psychosomatic conception, ears and throat represent true “gates” of the body, which connect our interior with the surrounding world, enabling us to understand and understand it. If these doors close, like ears hit by a slut, it means something should not enter. What? Emma’s case shows us how constant criticisms have no constructive function, but they have a profound effect on the self-image, making us feel inadequate and guilty: “You were nothing!”, “You are not capable of doing your job “. Such rumors should never be heard and if we can not get away from it, the body will do it for us by plugging our ears. For psychosomatics, every disorder is always functional, it never comes by chance: identifying the way makes it possible to field the necessary corrections and at that point the malaise will no longer be necessary.

Unexpressed words burn in the throat

It is not unusual for the chronic otitis to be accompanied by nervous cough and other oral canal disorders, very common discomforts in those people struggling to express their aggression for fear that may adversely affect relationships. Just as it happened to Emma, ​​who, failing to respond to frequent criticism, has accumulated anger and frustration that they have thus remained inexpressible and have become a psychosomatic disorder. Chronic cough and continuous sore throat remind Emma that her main need now is to expel those toxins that, if they stay in the body and soul for too long, burn in and hurt us.

The caterpillar becomes butterfly

How to help Emma get out of this situation? The therapist does not act by suggesting psychosomatic reading of his ailments, but helps her to use imagination, both during sessions and at home. In the darkness of her room, she begins a relaxation path during which she imagines to be a caterpillar who, finally, has the weapons necessary to win her battle, becomes a butterfly. This image accompanies it day after day, activating those areas of the brain that alone can cure us. Over the weeks progressively Emma’s symptoms are attenuating. Not only that, the woman also finds the strength to give her the much-desired turn in her life: she is openly confronted with her father and decides to change her job. Now Emma is finally ready to get back into play and accept everything that life will bring to her.

SOURCE: Riza

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Litigare ogni tanto è inevitabile, farlo in continuazione porta solo rancore e incomprensioni: un esempio di come uscirne.

 

Valeria scrive:

  • “Sono depressa al punto da faticare ad alzarmi al mattino. Penso al lavoro, dove c’è mio fratello con cui non vado d’accordo. Non siamo mai andati d’accordo, siamo troppo diversi. Io sono coscienziosa, lui incosciente. Io timida, lui sempre eccessivo e teatrale. Da un anno gestiamo assieme il negozio di famiglia e la situazione è diventata insopportabile. Sono stressata e non so più cosa fare. Questo problema sta rovinando anche il rapporto con mio marito, che amo tantissimo.”

Quando litigare è un problema di orgoglio

Cosa ci disturba più di tutto, cosa ci dà fastidio? Ciò che desideriamo ma che non ci concediamo, oppure qualcosa che tocca dei lati di noi che in qualche modo non esprimiamo? Finché pensiamo però che il problema sia la persona che ci disturba e non il senso profondo di quel disturbo, non possiamo uscirne. Il primo errore allora è cercare la soluzione:

  • “Vado via, cambio lavoro: ma non posso! È il negozio di famiglia, non posso disinteressarmene. Allora mi scontro con lui, cerco di aver ragione, di cambiarlo. Ma non porta a niente. Mi sento impotente, e allora cosa faccio? Ne parlo con mia marito. Ma neppure questo serve, divento solo pesante”.

Da un lato Valeria non vuole darla vinta a suo fratello, dall’altro vorrebbe scappare. Sta lottando contro se stessa, non con lui. Il problema allora non è il fratello, ma l’orgoglio di Valeria, che vorrebbe che lui fosse diverso. Così non si va da nessuna parte.

Cosa vuole l’anima

L’anima non vuole che tu risolva i problemi, non vuole che tu smetta di litigare, vuole che tu li riconosca, li identifichi, perché allora lei può “lavorare”. Chi ha detto che nella vita i rapporti devono essere perfetti? Non succederà mai. Un buon rapporto non si basa sulla perfezione, ma sull’accoglienza dei disagi che emergono nella relazione. Allora la prima cosa da fare è guardare dentro di sé e dire: “Con mio fratello succede così e così”. Senza dare giudizi o cercare risposte. E poi fare un’altra cosa:

  • Chiudere gli occhi e immaginare.
  • Andare indietro nel tempo, ad esempio all’adolescenza, e pensare a una cosa che ti piaceva da impazzire. Uno sport, giocare, andare a ballare.
  • Poi vai avanti nel tempo, quando hai conosciuto tuo marito, ti sei innamorata, hai fatto l’amore.
  • E adesso apri gli occhi.

Cosa hai fatto? Hai cercato delle immagini antiche. C’è uno spazio dentro di noi che vive altrove, lo spazio delle immagini. Noi siamo fatti dalle nostre immagini. Sono loro a rimettere a posto le cose, perché ci ricollegano alla nostra essenza. Non bisogna risolvere i problemi, bisogna cercare delle immagini…

Non sei la vittima

Il punto vero, in ogni difficoltà è: “Che persona porto in campo?”. Se porto quello abituale non ce la posso fare. Se porto quello con le immagini che mi hanno accompagnato in certi passi della mia vita allora ce la posso fare. Perché affido all’anima la ricerca della soluzione giusta. Il fratello di Valeria non è il problema, e lei non è solo quella che va a lavorare col fratello: è quella che gioca, che fa l’amore, quella che forse non fa più da tanto tempo le cose che amava fare da ragazza… Nella vita possiamo guardare le foglie che cadono, oppure il fiore che sboccia. Se non vedi più il tuo fiore, ti spegni. Ecco perché arrivano le crisi e i fastidi.

I rapporti difficili sono un richiamo del profondo

Un rapporto difficile e conflittuale di cui però non si riesce a liberarsi è sempre un richiamo del profondo. Quando capita di viverlo non è colpa di una nostra debolezza: di fatto chi vuole chiudere un rapporto lo fa. E per quanto il carattere di un’altra persona possa infastidirci, basta starle alla larga e tutto si risolve. Evidentemente qualcosa in noi vuole restare lì. Quel conflitto esterno ci serve, perché è lo specchio di un conflitto interno che non vediamo, ma che deve essere risolto. La presenza della persona con cui litighiamo va a toccare proprio un punto sepolto di noi che altrimenti non oseremmo guardare. Non stiamo litigando con lui, ma con noi stessi. Il punto allora non è migliorare il rapporto, ma far scendere in campo ciò che dentro di noi avevamo spento e che proprio questa relazione conflittuale ha riacceso, anche se sotto forma di fastidio.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Arguing from time to time is inevitable, doing it continually brings only grudge and misunderstanding: an example of how to get out of it.

Valeria writes :

  • “I’m depressed to the point of struggling to get up in the morning. I think of work, where there is my brother with whom I do not agree. We have never agreed, we are too different. I’m responsible, he’s irresponsible.  I’m shy, he’s always overly and theatrical. For a year we’ve been working together in the family store and the situation has become unbearable. I’m stressed and I do not know what to do anymore. This problem is also ruining the relationship with my husband, whom I love so much. “

When quarreling is a matter of pride

What disturbs us more than anything, what does it bother us? What we want but do not allow, or something that touches the sides of us that we do not express ourselves in some way? As long as we think the problem is the person who disturbs us and not the deep sense of that disorder, we can not get out of it. The first mistake then is to look for the solution:

  • “I go away, change work: but I can not! It’s the family store, I can not be disinterested. Then I fight with him, I try to be right, to change him. But it does not lead to anything. I feel helpless, and then what do I do? I talk to my husband. But not even this is for help, I just become heavy. ”

On the one hand, Valeria does not want to win her brother, but she wants to run away. She is fighting herself, not with him. The problem then is not the brother, but Valeria’s pride, who wants him to be different. So you do not go anywhere in this way.

What the soul wants

The soul does not want you to solve the problems, it does not want you to quit, it wants to recognize them, identify them, so that you can “work on it”. Who said that relationships should be perfect in life? It will never happen. A good relationship is not based on perfection, but on the acceptance of the discomfort that emerges in the relationship. Then the first thing to do is look inside and say, “With my brother it happens like that.” Without giving any judgments or looking for answers. And then do another thing:

  • Close your eyes and imagine.
  • Go back in time, for example, in adolescence, and think of something you liked to go mad. A sport, playing, dancing.
  • Then go ahead in time, when you met your husband, you fell in love, you made love.
  • And now open your eyes.

What did you do? You’ve been looking for ancient images. There is a space inside us that lives elsewhere, the image space. We are made of our images. They are putting things back in place, because they relate to our essence. You do not need to solve problems, you have to look for images…

You are not the victim

The real point is, in every difficulty: “What do I wear in the field?” If I wear the usual one I can not do it. If I bring that with the pictures that have accompanied me in some steps of my life then I can do it. Because I rely on the soul to find the right solution. Valeria’s brother is not the problem, and she is not just the one who works with her brother: she is the one who loves love, the one who maybe does not do the things he liked to do as a girl for so long. In life we ​​can look at the falling leaves, or the blooming flower. If you do not see your flower any more, you turn off. That is why crises and annoyances are coming.

Difficult relationships are a recall of the deep

A difficult and conflicting relationship that, however, can not be rid of is always a recall of the deep. When it happens to live it is not a blame for our weakness: in fact, those who want to close a relationship do so. And as far as the character of another person can bother us, just keep it wide and everything resolves. Evidently something in us wants to stay there. That external conflict we need, because it is the mirror of an internal conflict we do not see but that must be resolved. The presence of the person with whom we argue goes to touch just a buried place of us that we would otherwise not look at. We are not arguing with him, but with ourselves. The point then is not to improve the relationship, but to bring down what we have been in, and that this very conflicting relationship has re-energized, even if in the form of discomfort.

SOURCE: Riza

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Star bene con sé stessi dipende da noi e dalla sintonia con il nostro mondo interiore: ma proprio per questo la felicità è sempre a portata di mano

Ci sono momenti della vita in cui tutto va come deve andare, la felicità è con noi e i contrattempi risolti con facilità. Altre volte invece sembra che nulla vada per il verso giusto e ci sentiamo persi: la felicità sembra un miraggio. Perché tutto questo? La storia di Sonia può aiutarci a rispondere:

  • “Per tanti anni ho creduto di avere una vita perfetta: un marito stupendo, un buon lavoro e una seconda mamma come suocera. Era tutto talmente bello che mi rifiutavo di ascoltare quella vocina dentro di me che mi metteva in guardia e che agitava le mie notti in cui alternavo insonnia e sonno senza sogni. Una sera a cena una mia amica mi racconta che dopo anni di crisi con il marito e voci maligne sui suoi tradimenti ha deciso di assumere un investigatore privato, scoprendo così che le voci erano vere. “Che avresti fatto al mio posto?” mi ha chiesto.”

L’anima sa cose che la mente non vede

“La domanda ha continuato a rimbalzarmi nella mente, come se la cosa riguardasse anche me. Un giorno, ruppi gli indugi decisi di piazzare una microspia nella macchina di mio marito, ripetendomi che era solo perché volevo fare un gioco innocente. Ecco però che il gioco si rivelò un incubo e scoprii che mio marito mi tradiva da anni, addirittura con la compiacenza di mia suocera. Ero a pezzi. Dopo qualche mese, anche grazie alla psicoterapia ho capito che quello che io non avevo voluto vedere, lo aveva visto la mia anima: quell’insonnia perenne, quelle voci interiori erano il suo tentativo di dirmi “Svegliati!”. Quell’assenza di sogni era la mancanza di contatto col mio inconscio. Decisi così che se era stato il mio istinto a farmi acquistare quella microspia, sarebbe stato il mio istinto a guidarmi nella mia nuova vita: mi tagliai i capelli, comprai abiti nuovi, cominciai a far sport. A poco a poco mi lasciai andare a quel cambiamento che, nato da dentro, mi regalava ogni giorno una felicità prima sconosciuta”.

Il dolore fa crescere e ci regala la felicità autentica

Che cosa ci rivela la storia di Sonia? Che l’anima sa e vede cose che noi non vediamo e, quando perdiamo il contatto con lei, ci manda dei messaggi: l’insonnia di Sonia, quell’insoddisfazione che sentiva nel profondo, quelle “voci” che tolgono il sorriso: Sono tutti stimoli che ci aiutano ad evolvere, che ci consentono di riprendere contatto con quelle tre funzioni della psiche che in questa nostra epoca sembrano dimenticate:

  • La dimensione notturna. Il nostro lato oscuro, fatto di buio, di silenzi, di sogni, ma anche di paure e dolori, viene soffocato perché ci spaventa, ma senza di esso non possiamo evolvere e trovare quindi la vera felicità.
  • L’altro dentro di se. Sono le contraddizioni che ci abitano, quelle voci dell’istinto che ci spiazzano, gli strani segnali della mente e del corpo che la nostra razionalità non capisce. E non li capisce perché il centro del nostro essere non è razionale e non può essere analizzato, ma è proprio da qui, da questo centro sconosciuto, che può svilupparsi la vera felicità, ovvero la capacità di guardare le cose in modo nuovo.
  • Lo sguardo nitido e diretto. Le aspettative che nutriamo, gli obiettivi che ci diamo, i modelli di perfezione a cui aspiriamo, sono tutte costruzioni che ci impediscono di vedere quello che c’è senza pregiudizi e luoghi comuni. Osservare senza dare giudizi allarga la mente e regala felicità.

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

To feel good with ourselves it’s up to us and needs to be in tune with our inner world. That’s why happiness is always at your fingertips

There are moments of life where everything goes as it should go, happiness is with us and the bargains solved with ease. On other occasions it seems that nothing goes right and we feel lost: Happiness seems like a mirage. Why all this? Sonia’s story can help us to find an answer:

  • “For so many years I have believed that I have a perfect life: a wonderful husband, a good job, and a second mother in my mother-in-law. It was all so beautiful that I refused to listen to that voice inside me that warned me and woke my nights in which I alternated dreamless sleeplessness and sleep ones. One evening at dinner a friend tells me that after years of crisis with her husband and malicious rumors about her betrayal, she decided to hire a private investigator, discovering that rumors were true. “What would you have done if you were in my shoes?” she asked me”

The soul knows things that the mind does not see

“The question continued to bounce in my mind, as if it were concerning me too. One day, I broke the time I decided to place a microspy in my husband’s car, repeating to myself that it was just because I wanted to play an innocent game. Here, however, the game turned out to be a nightmare and I discovered that my husband had betrayed me for years, even with the complacency of my mother-in-law. I was knocked down. After a few months, also thanks to psychotherapy I realized that what I did not want to see, was seen by my soul: that perennial insomnia, those inner voices were its attempt to tell me “Wake up!”. That absence of dreams was the lack of contact with my unconscious. So I decided that if it had been my instinct to buy me that microspy, it would have been my instinct to guide me into my new life: I cut my hair, bought new clothes, started sporting. Gradually I let go of that change, born from within, gave me a day before the first unknown happiness. “

Pain grows and gives us true happiness

What does Sonia’s story reveal to us? That the soul knows and sees things we do not see and when we lose contact with it, it sends us messages: Sonia’s insomnia, that dissatisfaction she felt in the deep of her soul, those “rumors” that make the smile: They are all stimuli that help us to evolve, which allow us to get back into contact with those three functions of the psyche that in our time seem to have been forgotten:

  • The night size. Our dark side, made of darkness, silence, dreams, but also fears and sorrows, is stifled because it scares us, but without it we can not evolve and find true happiness.
  • The other inside of it. They are the contradictions that inhabit us, those voices of the instinct that make us forget, the strange signs of the mind and body that our rationality does not understand.And it does not understand why the center of our being is not rational and can not be analyzed, but it is precisely from here, from this unknown center, that true happiness can develop, that is, the ability to look at things in a new way.
  • The clear and straight look. The expectations we have, the goals we give, the patterns of perfection that we aspire, are all constructions that prevent us from seeing what is there without prejudices and commonplace. Observing without giving judgment broadens the mind and gives happiness.

 

SOURCE: Riza

 

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di Joe Vitale, dal suo libro “La Preghiera Segreta”

“Dalla mia esperienza ho appreso che la maggior parte delle persone non crede nelle proprie preghiere. Pregano senza credere veramente che qualcuno li ascolti o che qualcosa possa accadere. Semplicemente la lanciano verso il cielo come fa una persona su un’isola deserta quando mette un messaggio nella bottiglia. Sperano che qualcuno la trovi. Poi sperano che qualcuno esaudisca la loro richiesta.

La disperazione è un altro problema. La maggior parte delle persone che pregano sono dei mendicanti. La gente prega per aiuto, soluzioni, miracoli, guarigioni, soldi e altre cose. Ma quando pregano è di solito perché non trovano una via d’uscita e implorano un intervento.
Anche quando arriva una risposta o un’ispirazione la maggior parte delle persone non agisce. Questa è una cosa comune nel mondo della metafisica. La gente di solito pensa che pregare sia la sola cosa che deve fare. Può essere un’azione ma non è l’unica cosa necessaria per avere risultati. La preghiera è un modo per attivare la Legge dell’Attrazione, richiede un’intenzione e attira l’ispirazione.

Una decina di anni fa, presi uno dei miei dottorati completando una dissertazione sui guaritori del New Thought e su come usassero la preghiera e la “terapia mentale” per aiutare le persone. Lo trovai affascinante ma non ne feci nulla.
Successivamente, dopo che il film The Secret ha reso famosa la “Legge dell’Attrazione” e ha reso famoso anche me a livello internazionale, iniziai a chiedermi come la “Legge” potesse combinarsi con la preghiera. Se lo chiesero in molti. Le persone mi chiedevano se credevo in Dio o se la Legge dell’Attrazione sostituisse Dio e via dicendo. Nacque in me la curiosità di scoprire come usiamo le preghiere – se mai le usiamo – per allinearci a Dio, o quello che chiamiamo il “Grande Qualcosa”, per avere, essere o fare qualsiasi cosa immaginiamo.
Questa cosa è possibile?
Come d’abitudine continuai la mia ricerca e la meditazione. Fui spinto a rileggere libri di Emmet Fox, un autore che ho sempre amato. Il suo Mental Equivalent mi aiutò molto a capire che ogni cosa ha inizio con un pensiero vivido.
Rileggendo il famoso libro di Wallace Wattles, Financial Success through Creative Thought, o, come è meglio conosciuto tramite il sottotitolo, The Science of Getting Rich, mi ricordai che ogni cosa proviene da un grande vortice di energia e lo richiamiamo con pensieri e azioni.

 

la-preghiera-segreta-di-joe-vitale

1. Come pregano le persone?

Gli esseri umani sono individui unici e differenti, le loro vite e la loro struttura mentale sono state formate da circostanze diverse, culture e religioni. Malgrado tutto ciò le preghiere nel mondo tendono ad assomigliarsi. La maggior parte delle preghiere sono una variazione sul tema:

Caro Dio,
Per favore dammi dammi dammi.
Oh, dammi anche quello.
Grazie.
Amen.

 

In altre parole la maggior parte delle preghiere implora che Dio elargisca qualcosa alla persona che prega. Un miglioramento della salute, un nuovo lavoro, una relazione migliore o degli oggetti materiali.
Anche quando le nostre preghiere sono “per altre persone”, l’intento sottostante della richiesta è spesso per il nostro benessere. Per esempio: “Caro Dio per favore aiuta mio fratello a trovare un lavoro” che può avere il significato nascosto di “così la smetterà di dormire sul mio divano!”. Anche se tecnicamente la preghiera è per tuo fratello la stai recitando a tuo beneficio.
Attraverso il tempo sacerdoti irati hanno istruito i loro greggi con l’idea del “peccato” per il loro stesso interesse. E, molte persone dalla religione poco corretta hanno giunto le mani in una triste rassegnazione, innalzando la preghiera egoista del “dammi”.
Forse – solo forse, è giunto il tempo di considerare che il motivo per cui molte persone pregano in questo modo è che per noi è naturale raccontare i nostri desideri segreti a Dio credendo che queste richieste vengano ascoltate ed esaudite. Ci sono dei codici nel nostro DNA che credono che la strada per una vita migliore – una vita di salute, felicità, amore, prosperità, pace e soddisfazione – si possa trovare chiedendo a Dio quello che vogliamo.

2. Quanto è efficace tale preghiera?

Essendo stato un ministro di Chiesa per più di dieci anni, posso dire che queste preghiere del “dammi” raramente ottengono i risultati desiderati. Infatti il comico, filosofo e “socialmente molesto” George Carlin ha centrato l’obiettivo quando ha osservato che le preghiere a Dio e le preghiere al Sole ottengono gli stessi risultati: 50%.

 50%, una probabilità abbastanza bassa. Se le preghiere fossero dei distributori automatici, otterresti la tua bottiglietta d’acqua una volta si e una volta no, dopo aver inserito i soldi. Rimarresti assetato la stessa quantità di volte che riusciresti a dissetarti. Essendo questo il risultato probabilmente smetteresti di utilizzare quel distributore. Malgrado ciò continuiamo a chiedere. Quando non riceviamo quello che abbiamo chiesto razionalizziamo la cosa, digrigniamo i denti e diciamo: “va bene… è la volontà di Dio”. Poi preghiamo per qualcos’altro, siamo così disperati che il nostro benevolo Padre, Madre, Dio, Universo sentirà le nostre preghiere e ci darà soddisfazione.

3. Qual è il segreto che non conosciamo?

Se per noi è naturale chiedere al Divino di portarci i risultati, le esperienze e le cose che vogliamo e implorare Dio non funziona, qual è l’ingrediente mancante?
È la Preghiera Segreta. Invece che una preghiera che va bene per tutto e che cerca di attivare il potere dell’Universo attorno a voi, la Preghiera Segreta è un cambio di livello spirituale che attiva il potere dell’Universo dentro di voi.
Il filosofo danese Søren Kierkegaard ha accennato alla Preghiera Segreta quando ha osservato che «la preghiera non cambia Dio, ma cambia la persona che prega».

Ho appreso che condividere le tue preghiere con altri potrebbe indebolire il loro potere. Invece che invitare il dubbio o la negatività tieni la tua preghiera per te stesso. Lascia che sia un “segreto” tra te e la Divinità.
Esploreremo tutto questo insieme in questo libro. Per iniziare eccoti il corso lampo sulla Preghiera Segreta:

  1. Gratitudine Attiva
  2. Richiesta Distaccata
  3. Azione Ispirata.

Se leggerai il libro solo fino a questo punto, quando pregherai, avvicinati da questa prospettiva e non ne rimarrai deluso.”

Estratti dal libro “La Preghiera Segreta”, di Joe Vitale

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH DREAM)

by Joe Vitale, from his book “The Secret Prayer”

“From my experience I learned that most people do not believe in their prayers. They pray without really believing that someone is listening to them or that something can happen. They just throw it into the sky like a person on a desert island when he puts a message in the bottle. They hope someone will find it. Then they hope someone will hear their request.

Despair is another problem. Most people praying are beggars. People pray for help, solutions, miracles, healings, money, and other things. But when they pray it is usually because they do not find a way out and beg for an intervention.
Even when an answer or inspiration comes most people do not act. This is a common thing in the world of metaphysics. People usually think that praying is the only thing they have to do. It can be an action but it is not the only thing needed to have results. Prayer is a way to activate the Law of Attraction, requires an intent and draws inspiration.

About ten years ago, I took one of my PhDs by completing a dissertation on the New Thought healers and on how to use prayer and “mental therapy” to help people. I found it fascinating but I did not do it.
Subsequently, after the movie The Secret made the famous “Law of Attraction” and made me internationally famous, I began to wonder how the “Law” could be combined with prayer. If they asked him in many. People wondered if I believed in God or if the Law of Attraction replaced God and so on. The curiosity of discovering how we use the prayers-if we use them- has come to be found in order to align ourselves with God, or what we call the “Great Something,” to have, be, or do whatever we imagine.
Is this possible?
As usual, I continued my research and meditation. I was pushed to read books by Emmet Fox, an author I always loved. His Mental Equivalent helped me a lot to understand that everything begins with a vivid thought.
Reading the famous book of Wallace Wattles, Financial Success through Creative Thought, or, as is best known through the subtitle, The Science of Getting Rich, I remembered that everything comes from a big vortex of energy and we recall it with thoughts and actions.

1. How do people pray?

Human beings are unique and different individuals, their lives and their mental structure have been formed by different circumstances, cultures and religions. Despite all this, prayers in the world tend to resemble. Most of the prayers are a variation on the theme:

Dear God,
Please, give it to me.
Oh, give me that too.
Thank you.
Amen.

 

In other words, most prayers implore God to give something to the person praying. Improving health, new work, a better relationship, or material objects.
Even when our prayers are “for other people” the underlying purpose of the request is often for our well-being. For example: “Dear God please help my brother find a job” that may have the hidden meaning of “so he will stop sleeping on my couch!”. Although technically prayer is for your brother you are reciting it to your benefit.

By the time, iudge priests educated their flocks with the idea of ​​”sin” for their own interest. And, many of the poor-faithed people have come to a sad resignation, raising the selfish prayer of the “dammi”.
Perhaps – perhaps only, it is time to consider that the reason why many people pray in this way is that it is natural for us to tell our secret desires to God believing that these requests are heard and fulfilled. There are codes in our DNA that believe that the path to a better life – a life of health, happiness, love, prosperity, peace and satisfaction – can be found by asking God what we want.

2. How effective is that prayer?

Having been a Church Minister for more than ten years, I can say that these “give me” prayers rarely get the desired results. In fact, the comic, philosopher and “socially harassed” George Carlin centered on the goal when he observed that prayers to God and prayers to the Sun were the same: 50%.

50%, is a fairly low probability. If the prayers were automatic dispensers, you would get your water bottle once and once, after you put the money in. You would be thirsty the same amount of times you could disavow. Being this the result would probably stop using that distributor. Despite that, we continue to ask. When we do not receive what we have asked to rationalize the thing, we gloat the teeth and say, “it’s okay … it’s the will of God.” Then pray for something else, we are so desperate that our benevolent Father, Mother, God, Universe will hear our prayers and will give us satisfaction.

3. What is the secret we do not know?

If it is natural for us to ask the Divine to bring us the results, the experiences and the things we want and imploring God does not work, what is the missing ingredient?
It is the Secret Prayer. Instead of a prayer that is good for everything and seeks to activate the power of the Universe around you, Secret Prayer is a spiritual level change that activates the power of the Universe within you.
Danish philosopher Søren Kierkegaard referred to the Secret Prayer when he observed that “prayer does not change God, but the person who prays changes”.

I learned that sharing your prayers with others could weaken their power. Instead of inviting doubt or negativity, hold your prayer for yourself. Let it be a “secret” between you and God.
We will explore all this together in this book. To begin, there is the flash of the Secret Prayer:

  1. Attractive Gratitude
  2. Detached Request
  3. Inspired Action.

If you read the book until this point, when you pray, approach this perspective and you will not be disappointed. “

Extracted from the book “The Secret Prayer,” by Joe Vitale

 

SOURCE: Dionidream

 

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C’è un modo molto efficace per smettere di temere la propria aggressività: usare fantasia e immaginazione, per accogliere la rabbia e trasformarla in un’alleata.

 

Il tema dell’aggressività e della rabbia represse coinvolge molte persone; si tratta di un sentimento con il quale a volte può essere molto difficile convivere. Il motivo è presto detto la società contemporanea,

  • sempre più razionale,
  • sempre più regolamentata da obblighi e norme vincolanti,

non vede di buon occhio qualsiasi cosa abbia “l’odore” dell’istinto e ricordi quindi la parte animale di ognuno di noi, che pure è presente e importantissima. Questo timore riguarda principalmente due grandi emozioni:

  • quelle relative alla sfera erotica e
  • quelle che riguardano l’aggressività e la rabbia.

Reprimere l’aggressività la rafforza

Date queste premesse, il primo tentativo che la mente mette in campo per risolvere il dissidio è la repressione dell’istinto di rabbia, che “precipita” nel corpo e somatizza, salvo esplodere a volte quando il sentimento compresso è troppo intenso. Come racconta Mauro:

  • “Come faccio a tirare fuori la rabbia che c’è in me? Ho 21 anni e questa emozione mi sta distruggendo. Appena qualcosa o qualcuno mi dà fastidio sento un nodo alla gola e un pugno allo stomaco. A volte mi è successo di scoppiare e diventare aggressivo, ma di solito me ne sto zitto. Mi sento come una pentola a pressione, che bolle, bolle e poi scoppia! Mi sento uno sciocco, mi sento impotente. Come faccio a esprimere la rabbia e a non tenerla a bada?”

Ti salva l’immaginazione

Dunque, come comportarsi? Razionalizzare non serve, reprimere meno ancora, e certamente anche precipitare nella rabbia non è utile. Ancora una volta ci aiuta l’immaginazione. Quando un accesso di rabbia si affaccia, prova a far così:

  • cerca uno spazio isolato, siediti un momento, chiudi gli occhi e immagina.

Immagina di trovarti in un’altra epoca, quella che ti attira di più in quel frangente, e di essere un personaggio di quei tempi che si trova a vivere una battaglia selvaggia, uno scontro epico.

  • che sia un attacco dei pirati del ‘500,
  • una lotta tra popolazioni primitive,
  • uno scontro nella giungla del Vietnam,
  • un duello nello spazio…

fai in modo che siano cinque, dieci minuti nei quali Marte, il dio dell’aggressività e della guerra, possa circolare liberamente dentro di te, senza sensi di colpa e senza timore di fare del male. Fatto questo, torna a fare ciò che facevi prima. L’immaginazione consentirà alla rabbia di fluire libera, senza fare danno a nessuno…

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

There is a very effective way to stop worrying about your aggression: use fantasy and imagination to accommodate anger and transform it into an ally.

 

The theme of aggressive and repressed rage involves many people; it is a feeling with which sometimes it can be very difficult to live together. The reason is soon to be said:

  • contemporary society,
  • increasingly rational,
  • increasingly regulated by mandatory obligations and rules,

does not look good at anything that has the “smell” of instinct and so remembers the animal part of each of us, which is also present and very important. This fear mainly concerns two great emotions:

  • those related to the erotic sphere and
  • those that concern aggression and anger.

Repressing aggression strengthens it

Given these assumptions, the first attempt the mind has to do to resolve dissension is the repression of the instinct of anger that “rushes” into the body and somatizes, unless it explodes sometimes when the compressed feeling is too intense. As Mauro writes:

  • “How can I express the anger that is in me? I am 21 years old and this emotion is destroying me. Just something or someone annoys me I feel a nod in the throat and a punch in my stomach, Sometimes I got to burst and become aggressive, but I usually shut up. I feel like a pressure cooker, it bubbles, bubbles and then bursts out! I feel a fool, I feel helpless. to express anger and not to hold it at bay? “

It saves you the imagination

So, how to behave? Rationalizing does not work, repressing less, and certainly even falling into anger is not useful. Once again, the imagination helps. When anger approaches, try to do this:

  • look for an isolated space, sit for a moment, close your eyes and imagine.

Imagine finding yourself in another era, the one that attracts you most in that frankness, and being a character of those times who is living a wild battle, an epic clash. Whether it is a pirate attack of the ‘500, a struggle between primitive populations, a clash in the jungle of Vietnam, a duel in space … make sure that it is five or ten minutes in which Mars, the god of aggression and war, can circulate freely within you, without guilt and without fear of harm. Doing this, go back to doing what you did before. Imagination will allow the anger to flow freely, without damaging anyone …

 

SOURCE: Riza

 

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