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Dopo decenni di studi fornite direttive ai medici per diagnosticare il cosiddetto “burnout”

La sindrome da burnout entra ufficialmente nella lista dell’International Classification of Diseases (Icd) dell’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta del manuale che l’Oms dà ai medici per riconoscere e diagnosticare le malattie.

L’esaurimento da lavoro, però, non è riconosciuto come vera e propria malattia ma come uno dei fattori che «influenzano lo stato di salute o che portano al contatto con i servizi sanitari». Il burnout è considerato un «problema associato con l’occupazione o la disoccupazione lavorativa», una sindrome conseguente allo «stress cronico sul posto di lavoro gestito senza successo». Non una malattia o una condizione medica, quindi, ma un «fenomeno legato al lavoro», come ha precisato anche un portavoce dell’Organizzazione.

Secondo l’OMS è caratterizzato da tre sintomi:

  1. sentimenti di esaurimento mentale o fisico;
  2. aumento della distanza mentale dal proprio lavoro o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;
  3. ridotta efficacia professionale.

Il burnout si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

La nuova classificazione delle malattie, denominata CIP-11 e già pubblicata lo scorso anno, è stata ufficialmente adottata dagli stati membri durante la 7esima Assemblea mondiale dell’OMS, che si è conclusa martedì a Ginevra. Entrerà in vigore il 1 gennaio 2022. Questo elenco, compilato dall’Organizzazione mondiale della sanità, si basa sui risultati ottenuti da esperti provenienti da tutto il mondo.

La classificazione delle malattie dell’OMS fornisce un linguaggio comune attraverso il quale i professionisti della salute possono scambiarsi informazioni sanitarie.

Usa, il burnout dei medici costa 4,6 miliardi di dollari l’anno
Secondo uno studio pubblicato sugli “Annals of Internal Medicine”, il burnout dei medici arriva a costa al sistema sanitario americano circa 4,6 miliardi di dollari l’anno. L’analisi è stata condotta da un gruppo di ricerca composto da studiosi della National University of Singapore, della Stanford University, della Mayo Clinic, e dell’American Medical Association.

I ricercatori hanno sviluppato un modello matematico utilizzando i risultati di precedenti ricerche e hanno stimato i costi relativi al “burnout” e alla conseguente riduzione delle ore di lavoro. Dall’analisi è emerso che vengono persi ogni anno circa 7.600 dollari per ogni medico vittima dell’esaurimento fisico. Secondo gli esperti «è necessario un cambiamento culturale all’interno dei luoghi di lavoro, con una maggiore attenzione alla salute e al benessere, e fornendo anche aiuto psicologico».

FONTE: Salute della Stampa

(ENGLISH VERSION)

After decades of studies, you gave doctors directives to diagnose the so-called “burnout”.

Burnout syndrome officially enters the list of the International Classification of Diseases (ICD) of the World Health Organization. This is the manual that the WHO gives doctors to recognize and diagnose diseases. However, work exhaustion is not recognized as a real illness but as one of the factors that “influence the state of health or that lead to contact with health services”. Burnout is considered a “problem associated with employment or unemployment”, a syndrome resulting from “chronic stress in the workplace managed unsuccessfully”. Not a disease or a medical condition, therefore, but a “work-related phenomenon”, as a spokesman for the Organization pointed out.

According to the WHO it is characterized by three symptoms: feelings of mental or physical exhaustion; increased mental distance from one’s work or feelings of negativism or cynicism related to one’s work; reduced professional effectiveness. Burnout refers specifically to phenomena in the occupational context and should not be applied to describe experiences in other areas of life.

The new classification of diseases, called CIP-11 and already published last year, was officially adopted by member states during the 7th World Assembly of the WHO, which ended Tuesday in Geneva. It will enter into force on 1 January 2022. This list, compiled by the World Health Organization, is based on the results obtained by experts from around the world. The WHO classification of diseases provides a common language through which health professionals can exchange health information.

US burnout costs US $ 4.6 billion a year
According to a study published in the “Annals of Internal Medicine”, doctors’ burnout reaches the American health system at about $ 4.6 billion a year. The analysis was conducted by a research group composed of scholars from the National University of Singapore, Stanford University, Mayo Clinic, and the American Medical Association. Researchers developed a mathematical model using the results of previous research and estimated the costs related to “burnout” and the consequent reduction in working hours. The analysis showed that about 7,600 dollars are lost each year to every physician victim of physical exhaustion. According to experts, “a cultural change is needed within the workplace, with greater attention to health and well-being, and also providing psychological help”.

 

SOURCE: Salute della Stampa

 

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Il rispetto è fondamentale affinché l’amore possa durare, sia in una relazione di coppia che nelle amicizie

 

Il rispetto, stando alla definizione del dizionario, è un sentimento, e comportamento, che dimostra considerazione per i diritti, il valore, i meriti altrui. Qualcosa di molto importante in qualunque relazione, non solo d’amore.

Purtroppo accade, però, di avere a che fare con persone che non ne dimostrano alcuno, sia nella coppia che in amicizia, o nei rapporti tra parenti e conoscenti. Ma dove non c’è rispetto, non c’è neanche amore. Perché quest’ultimo, essendo un sentimento di affezione, che cela in sé il desiderio di fare del bene a chi si ama, non può sussistere se viene a mancare la considerazione.

Come si manca di rispetto?

In tanti modi, per esempio umiliando davanti ad altre persone, maltrattando, insultando, sminuendo, prendendosi gioco della persona che si dice di amare. Si dimostra irrispettoso anche chi non incoraggia il proprio partner, o un amico, a credere in se stesso, a perseguire i propri sogni, a coltivare i propri interessi, a portare avanti le proprie ambizioni, magari per invidia o gelosia. E sebbene nel mondo, che è grande e vario, esistano varie forme di rispetto, alcuni comportamenti sono offensivi a prescindere.

Purtroppo accade che alcune persone, magari esageratamente egoiste (o anche narcisistiche), non si rendano conto dei propri atteggiamenti inopportuni, e in questi casi, può essere difficile trovare un accordo o intavolare un dialogo sereno. Tuttavia, la soluzione non è nemmeno tacere, lasciandosi soffocare dall’egoismo altrui, né scadere in un atteggiamento moralista, che vede gesti irrispettosi ovunque, per mancanza di empatia.

In definitiva, il rispetto è molto importante in qualunque relazione di coppia, e non solo, perché senza di esso l’amore, la considerazione, l’amicizia stessa, svaniscono. D’altronde che senso ha frequentare, o stare insieme, a una persona che non dimostra con i fatti di volere il nostro bene? Il rispetto passa anche da questo, perché riconosce il valore altrui, e non lo soffoca facendo prevalere il proprio interesse. E se in alcuni casi vale la pena offrire una chance, in altri è meglio interrompere i rapporti senza troppi sensi di colpa, perché senza rispetto si vive male e tristi.

FONTE: DI.Lei

 

(ENGLISH VERSION)

Respect is fundamental so that love can last, both in a couple relationship and in friendships.

Respect, according to the dictionary’s definition, is a feeling, and behavior, which shows consideration for the rights, value and merits of others. Something very important in any relationship, not just about love.

Unfortunately it happens, however, to deal with people who do not show any, either in the couple or in friendship, or in relations between relatives and acquaintances. But where there is no respect, there is not even love. Because the latter, being a feeling of affection, which hides in itself the desire to do good to those you love, cannot exist if there is no consideration.

How disrespectful is it? In many ways, for example humiliating in front of other people, mistreating, insulting, diminishing, making fun of the person who is said to love. Even those who do not encourage their partners, or friends, to believe in themselves, to pursue their dreams, to cultivate their own interests, to carry on their ambitions, perhaps out of envy or jealousy, are disrespectful. And although in the world, which is large and varied, various forms of respect exist, some behaviors are offensive regardless.

Unfortunately it happens that some people, perhaps exaggeratedly selfish, do not realize their inappropriate attitudes, and in these cases, it may be difficult to find an agreement or start a peaceful dialogue. However, the solution is not even silent, letting oneself be suffocated by the selfishness of others, nor falling into a moralistic attitude, which sees disrespectful gestures everywhere, for lack of empathy.

Ultimately, respect is very important in any couple relationship, and beyond, because without it love, consideration, friendship itself, vanish. On the other hand, what is the point of attending, or being together, with a person who does not prove with facts to want our good? Respect also passes from this, because it recognizes the value of others, and does not suffocate it by giving priority to one’s own interests. And if in some cases it is worthwhile to offer a chance, in others it is better to interrupt the relationship without too many feelings of guilt, because without respect one lives badly and sadly.

 

SOURCE: Di.Lei

 

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Quando le donne catturano il profumo di un neonato, i loro percorsi di dopamina in una regione del cervello associati all’apprendimento della ricompensa si illuminano.

 

I neonati, i genitori giurano, hanno un odore distinto. Secondo una nuova ricerca sulla rivista Frontiers in Psychology, quell’odore universale del bambino non si verifica per caso ma è piuttosto un profumo attentamente manipolato di manipolazione biologica, sviluppato per innescare il legame materno.

 

Gli odori sono stati a lungo associati al legame madre-figlio. I bambini possono riconoscere l’odore della madre, indicano le ricerche passate, e anche le mamme possono fare lo stesso per i loro figli (anche la loro cacca). Ora, questo nuovo documento prende in giro i meccanismi alla base di quel legame olfattivo, almeno per quanto riguarda la madre.

I ricercatori hanno reclutato 30 donne per il loro studio,

  • 15 che hanno recentemente partorito e
  • 15 che non hanno avuto figli.

Hanno chiesto alle donne di provare a identificare vari profumi misteriosi, incluso l’odore di un neonato, presi dal pigiama di un bambino. Mentre le donne annusavano, i ricercatori hanno osservato la loro attività cerebrale tramite fMRI.

La maggior parte delle donne ha faticato a individuare l’odore del bambino, anche se in genere ha affermato che era piacevole. Il loro cervello, tuttavia, raccontava una storia diversa. Quando si annusa il pigiama per bambini, i percorsi della dopamina in una regione del cervello associati all’apprendimento della ricompensa si illuminano, riporta LiveScience. Altri odori, come quelli di cibi deliziosi, innescano questo percorso e la stessa ondata di dopamina è anche associata a saziare voglie sessuali e di tossicodipendenza. Questo meccanismo ci influenza innescando “la motivazione ad agire in un certo modo a causa del piacere associato a un determinato comportamento”, scrive Medical Xpress.

Sebbene tutte le donne abbiano reagito in qualche modo in questo modo, le madri hanno avuto una reazione molto più forte delle non madri.

“Per le mamme la sensazione che si prova quando si annusa un bambino presumibilmente si sente ancora di più la sensazione di aver ottenuto il cibo”, scrive Christian Science Monitor.

Questa scoperta ha lasciato le ricerche con una sorta di puzzle simile al dilemma dell’uovo o la gallina. LiveScience spiega:

  • I ricercatori non sono sicuri se le nuove mamme subiscano un cambiamento ormonale che porta a questa ondata di dopamina o se la loro reazione è influenzata dall’esperienza di sentire l’odore del loro bambino, dicono i ricercatori.

“È possibile che il parto causi cambiamenti ormonali che alterano il circuito di ricompensa nel nucleo caudato, ma è anche possibile che l’esperienza abbia un ruolo”, ha detto Frasnelli in una nota.

I ricercatori non hanno testato se anche gli uomini subissero o meno la stessa scintilla di dopamina quando annusano un bambino, sebbene trovare quella risposta suggerirebbe il meccanismo alla base delle reazioni delle donne.

FONTE: smithsonianmag

 

(ENGLISH VERSION)

Newborn babies, parents swear, have a distinct smell. According to new research in the journal Frontiers in Psychology, that universal baby smell does not occur by chance but rather is a carefully concocted perfume of biological manipulation, evolved to trigger maternal bonding.

Smells have long been associated with mother-child bonding. Babies can recognize their mother’s smell, past research indicates, and moms likewise can do the same for their children (even their poop). Now, this new paper teases out the mechanisms behind that olfactory bonding, at least on the mother’s end.

Researchers recruited 30 women for their study, 15 who recently gave birth and 15 who did not have any children. They asked the women to try and identify various mystery scents, including the smell of a newborn, taken from a baby’s pajamas. While the women sniffed, the researchers watched their brain activity via fMRI.

Most of the women struggled to pinpoint the baby smell, although they generally said it was a pleasant one. Their brains, however, told a different story. When sniffing the baby pajamas, the dopamine pathways in a region of the brain associated with reward learning lit up, LiveScience reports. Other odors, like those of delicious foods, trigger this pathway, and the same dopamine surge is also associated with satiating sexual and drug-addiction cravings. This mechanism influences us by triggering “the motivation to act in a certain way because of the pleasure associated with a given behavior,” Medical Xpress writes.

Although all the women reacted this way to some extent, the mothers had a much stronger reaction than the non-mothers. “For moms the sensation one gets when sniffing an infant presumably feels even more like the feeling of having obtained food,” Christian Science Monitor writes.  

This finding left the researches with a sort of chicken-or-the-egg puzzle, however. LiveScience explains:

The researchers aren’t sure if new moms undergo a hormonal change that leads to this surge of dopamine or if their reaction is influenced by the experience of smelling their own baby, the researchers say.

“It is possible that childbirth causes hormonal changes that alter the reward circuit in the caudate nucleus, but it is also possible that experience plays a role,”  Frasnelli said in a statement.

The researchers did not test whether or not men also undergo this same dopamine spark when sniffing an infant, though finding that answer would hint at the mechanism behind women’s reactions.

SOURCE: smithsonianmag

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Sentiamo spesso parlare del potere della gratitudine per aver creato uno stato mentale più positivo e felice. Ma sapevi che la gratitudine trasforma letteralmente il tuo cervello?

 

Secondo il Mindfulness Awareness Research Center dell’UCLA, esprimere regolarmente gratitudine cambia letteralmente la struttura molecolare del cervello, mantiene funzionante la materia grigia e ci rende più sani e più felici.

Quando senti la felicità, il sistema nervoso centrale è interessato. Sei più pacifico, meno reattivo e meno resistente. E la gratitudine è la pratica più efficace per stimolare i sentimenti di felicità.

In questo articolo condivideremo alcune delle ricerche che dimostrano che la gratitudine ti rende più felice, seguiti da alcuni passaggi pratici che puoi prendere per trasformare positivamente la struttura molecolare del cervello.

Studi di gratitudine che ti rendono più felice

In uno studio sulla gratitudine, condotto da Robert A. Emmons all’Università della California a Davis e dal suo collega Mike McCullough all’Università di Miami, ai partecipanti sono stati assegnati in modo casuale uno dei tre compiti.

I partecipanti hanno tenuto un diario ogni settimana,

  1. con un gruppo che descriveva le cose per cui erano grati,
  2. un altro che descriveva ciò che li infastidisce e
  3. l’altro che tiene traccia di eventi neutrali.

Dopo dieci settimane, i partecipanti al gruppo di gratitudine si sono sentiti meglio del 25% rispetto agli altri gruppi e si erano esercitati una media un’ora e mezza in più.

In uno studio successivo di Emmons con una struttura simile, i partecipanti che completavano ogni giorno esercizi di gratitudine offrivano alle altre persone nella loro vita un supporto emotivo maggiore rispetto a quelli di altri gruppi.

Un altro studio sulla gratitudine è stato condotto con adulti affetti da disturbi neuromuscolari congeniti e ad insorgenza nell’adulto (NMD), con la maggior parte delle persone con sindrome post-polio (PPS). Rispetto a coloro che non annotano ciò per cui sono grati ogni notte, i partecipanti che hanno espresso gratitudine si sono sentiti più riposati ogni giorno al risveglio. Si sono anche sentiti più connessi con gli altri rispetto ai partecipanti al gruppo che non esprimevano gratitudine.

Un quarto studio non ha richiesto un diario di gratitudine, ma ha esaminato la quantità di gratitudine mostrata dalle persone nella loro vita quotidiana. In questo studio, un gruppo di ricercatori cinesi ha scoperto che livelli più alti di gratitudine erano associati a un sonno migliore e anche a livelli più bassi di ansia e depressione.

Dormire meglio, con meno ansia e depressione. Alcuni motivi convincenti per esprimere gratitudine più regolarmente.

Tre semplici passaggi per diventare più grati

Se hai solo il tempo di dire una preghiera oggi, usa la semplice parola “grazie”.

Vale la pena di tenerlo a mente mentre cerchi di capire le tue pratiche e routine quotidiane.

Ecco tre passaggi pratici che puoi intraprendere per infondere la routine di gratitudine nella tua vita.

1) Tieni un diario giornaliero di tre cose per cui sei grato. Funziona bene come prima cosa da fare la mattino o appena prima di andare a letto.

2) Fai pratica per dire a un coniuge, un partner o un amico qualcosa che apprezzi di loro ogni giorno.

3) Guardati allo specchio quando ti lavi i denti e pensa a qualcosa che hai fatto bene di recente o qualcosa che ti piace di te stesso.

FONTE: ideapod

 

(ENGLISH VERSION)

We often hear about the power of gratitude for creating a more positive and happy mental state. But did you know that gratitude literally transforms your brain?

According to UCLA’s Mindfulness Awareness Research Center, regularly expressing gratitude literally changes the molecular structure of the brain, keeps the gray matter functioning, and makes us healthier and happier.

When you feel happiness, the central nervous system is affected. You are more peaceful, less reactive, and less resistant. And gratitude is the most effective practice for stimulating feelings of happiness.

In this article we’ll share some of the research demonstrating that gratitude makes you happier, followed by some practical steps you can take to positively transform the molecular structure of the brain.

Studies of gratitude making you happier

In one study of gratitude, conducted by Robert A. Emmons at the University of California at Davis and his colleague Mike McCullough at the University of Miami, randomly assigned participants were given one of three tasks. The participants kept a journal each week, with one group describing things they were grateful for, another describing what’s hassling them and the other keeping track of neutral events. After ten weeks, the participants in the gratitude group felt 25 percent better than the other groups, and had exercised an average of 1.5 hours more.

In a later study by Emmons with a similar set up, participants completing gratitude exercises each day offered other people in their lives more emotional support than those in other groups.

Another study on gratitude was conducted with adults suffering from congenital and adult-onset neuromuscular disorders (NMDs), with the majority of people having post-polio syndrome (PPS). Compared to those not jotting down what they’re grateful for every night, participants that did express gratitude felt more refreshed each day upon wakening. They also felt more connected with others than did participants in the group not expressing gratitude.

A fourth study didn’t require a gratitude journal, but looked at the amount of gratitude people showed in their daily lives. In this study, a group of Chinese researchers found that higher levels of gratitude were associated with better sleep, and also with lower levels of anxiety and depression.

Better sleep, with less anxiety and depression. Some compelling reasons to express gratitude more regularly.

Three simple steps to becoming more grateful

If you’ve only got time to say one prayer today, make it the simple words of “thank you.”

This is worth keeping in mind as you go about figuring out your daily practices and routines.

Here are three practical steps you can take to infusing routines of gratitude into your life.

1) Keep a daily journal of three things you are thankful for. This works well first thing in the morning, or just before you go to bed.

2) Make it a practice to tell a spouse, partner or friend something you appreciate about them every day.

3) Look in the mirror when you are brushing your teeth, and think about something you have done well recently or something you like about yourself.

SOURCE: ideapod

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Gli abbracci quindi, la scienza conferma, sono in grado di abbassare il livello di stress e aumentare la sensazione di sostegno nei momenti di avversità. Che il contatto fisico avesse effetti benefici era già noto e risale alla scoperta di un ormone particolare, l’ossitocina, che viene rilasciato dall’organismo in determinati momenti: il parto, le cure materne, i massaggi e l’intimità sessuale, purché mediati da un contatto tattile a pelle.

 

Il mio medico è un omone, grande comunicatore, affabile ed espansivo. Quando ci vediamo la prima cosa che fa è abbracciarmi con grande entusiasmo, mi abbranca mentre io temo ogni volta che ci lascerò qualche costola. Dopo questo abbraccio già ti senti meglio e ti sei dimenticato perché sei nel suo studio, una sensazione che quasi tutti possiamo confermare. Un abbraccio è confortante e consolante. Una forma raffinata e troppo poco usata di antistress. Sarà perché siamo diventati un po’ fobici nei confronti del contatto fisico.

I curiosi scienziati del Dipartimento di Psicologia della Carnegie Mellon University hanno quindi preso 404 soggetti adulti e hanno esaminato quali effetti sulla salute avesse essere abbracciati regolarmente, scoprendo che le persone che godevano di un maggior supporto sociale e che ricevevano più di frequente manifestazioni di affetto e abbracci si ammalavano il 32% in meno di quelli schivi che evitavano il contatto fisico.

Gli abbracci quindi, la scienza conferma, sono in grado di abbassare il livello di stress e aumentare la sensazione di sostegno nei momenti di avversità.

Che il contatto fisico avesse effetti benefici era già noto e risale alla scoperta di un ormone particolare, l’ossitocina, che viene rilasciato dall’organismo in determinati momenti: il parto, le cure materne, i massaggi e l’intimità sessuale, purché mediati da un contatto tattile a pelle. In queste circostanze il nostro cervello secerne cascate di ossitocina che hanno diversi effetti positivi: amnesia rispetto alle emozioni e alle esperienze negative (come il dolore del parto), relax e soprattutto attaccamento.

L’ossitocina è il ‘filo rosso’ che percorre ogni esperienza affettiva: in uno studio del 1998 condotto al Karolinska Institute di Stoccolma si è evidenziato che nei ratti sia maschi che femmine l’OT esercita un potente effetto antistress fisiologico. In particolare se una somministrazione giornaliera di OT viene ripetuta per almeno 5 giorni, la pressione sanguigna scende di 10-20 mmHg, i livelli di cortisolo calano e aumentano quelli di insulina. Tali effetti benefici perdurano per oltre una settimana dall’ultima somministrazione. Questo ha permesso di sottolineare come molti effetti comportamentali possano essere indotti dall’OT o bloccati dai suoi antagonisti.

L’OT compare nella storia di ognuno durante il rapporto sessuale che determinerà il nostro concepimento. Il nostro peptide viene rilasciato ad alte dosi durante l’accoppiamento, il che ha portato a formulare l’ipotesi che questo fattore chimico favorisca il legame e, di conseguenza, la monogamia.

Coppie che fanno spesso l’amore si garantirebbero tramite questa via chimica un maggiore attaccamento e la stabilità della relazione affettiva.

Gli ormoni coinvolti nella riproduzione possono avere un ruolo nel mantenimento delle relazioni. Rebecca Anne Turner, Professore della California School of Professional Psychology di San Francisco, dimostrò che l’OT è in grado di mediare le esperienze emozionali delle relazioni più strette e che gioca un importante ruolo nella vita riproduttiva dei mammiferi. In qualche modo essa ci condiziona per sempre costringendoci a stipulare un patto biologico che accompagna tutta la vita relazionale degli individui. Alcuni etologi inoltre hanno ipotizzato che i maschi sarebbero restii ad aggredire e uccidere le femmine con le quali hanno avuto rapporti sessuali anche se con esse non hanno stipulato un rapporto monogamo.

In un’altra ricerca su cuccioli di scimmia si è visto che i piccoli cercano e hanno bisogno del contatto materno e delle coccole più del cibo e famosi studi eseguiti negli orfanotrofi tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno rivelato che in carenza di contatto fisico il 33 per cento dei neonati smetteva di alimentarsi e si lasciava letteralmente morire, indicando come l’affettività sia una fonte di nutrimento pari al cibo.

Un abbraccio al giorno quindi leverebbe il medico di torno, togliendo il primato alla più famosa mela. E se nessuno ci abbraccia basta fare il primo passo, abbracciamo noi, in maniera spontanea e sincera.

Gli esperimenti fatti nel mondo e documentati dai video sono commoventi e soprattutto dimostrano che non è difficile superare l’imbarazzo iniziale anche nei confronti di un estraneo. Forse non a caso nel mondo sono così comuni le persone che girano nelle piazze con il famoso cartello “Free hugs”, per chi non ha nessuno che lo abbraccia, un vero balsamo dell’anima. Iniziativa ripetuta per molte iniziative di sensibilizzazione spontanea, dai ragazzi musulmani all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi e alle persone affette da HIV per combattere ignoranza e discriminazione.

 

FONTE: Huffington (Johann Rossi Mason)

 

(ENGLISH VERSION)

Hugs then, science confirms, are able to lower the stress level and increase the feeling of support in times of adversity. That physical contact had beneficial effects was already known and dates back to the discovery of a particular hormone, oxytocin, which is released by the body at certain times: childbirth, maternal care, massages and sexual intimacy, provided they are mediated from tactile contact to skin.

 

My doctor is a big man, a great communicator, affable and expansive. When we see each other the first thing he does is hug me with great enthusiasm, he grabs me while I fear every time I leave some ribs. After this embrace you already feel better and you have forgotten why you are in his studio, a feeling that almost everyone can confirm. A hug is comforting and comforting. A refined and too little used form of anti-stress. Maybe because we have become a bit phobic about physical contact.

The curious scientists of the Department of Psychology of Carnegie Mellon University have therefore taken 404 adult subjects and examined what effects on health they had regularly embraced, discovering that people who enjoyed greater social support and who received more frequent manifestations of affection and hugs fell 32% less than those who avoided physical contact. Hugs then, science confirms, are able to lower the stress level and increase the feeling of support in times of adversity.

That physical contact had beneficial effects was already known and dates back to the discovery of a particular hormone, oxytocin, which is released by the body at certain times: childbirth, maternal care, massages and sexual intimacy, provided they are mediated from tactile contact to skin. In these circumstances our brain secretes oxytocin cascades that have different positive effects: amnesia with respect to emotions and negative experiences (such as the pain of childbirth), relaxation and above all attachment.

Oxytocin is the ‘red thread’ that runs through every emotional experience: in a 1998 study conducted at the Karolinska Institute in Stockholm, it was shown that in both male and female rats the OT exerts a powerful physiological antistress effect. Particularly if daily OT administration is repeated for at least 5 days, blood pressure drops by 10-20 mmHg, cortisol levels drop and insulin levels increase. These beneficial effects last for over a week after the last administration. This allowed us to underline how many behavioral effects can be induced by the OT or blocked by its antagonists.

The OT appears in everyone’s story during the sexual relationship that will determine our conception. Our peptide is released at high doses during mating, which has led to the hypothesis that this chemical factor favors the bond and, consequently, monogamy.

Couples who often make love would ensure greater attachment and stability in the emotional relationship through this chemical pathway.

The hormones involved in reproduction can play a role in maintaining relationships. Rebecca Anne Turner, Professor of the California School of Professional Psychology in San Francisco, demonstrated that the OT is able to mediate the emotional experiences of close relationships and plays an important role in the reproductive life of mammals. In some way it conditions us forever, forcing us to enter into a biological pact that accompanies the relational life of individuals. Some ethologists have also suggested that males would be reluctant to attack and kill females with whom they have had sexual relations even if they have not entered into a monogamous relationship.

In another research on monkey cubs it was seen that the little ones seek and need the maternal contact and cuddles more than food and famous studies performed in German orphanages after the Second World War revealed that in lack of physical contact 33 percent of newborns stopped eating and literally let themselves die, indicating how affectivity is a source of food equal to food.

A hug a day would then keep the doctor away, taking the lead from the most famous apple. And if no one embraces us, just take the first step, embrace us, in a spontaneous and sincere way.

The experiments done in the world and documented by the videos are moving and above all they show that it is not difficult to overcome the initial embarrassment even towards a stranger. Perhaps not surprisingly, people in the world are so common in the streets with the famous sign “Free hugs”, for those who have no one who embraces him, a true balm of the soul. Repeated initiative for many spontaneous awareness initiatives, from Muslim boys in the aftermath of the terrorist attacks in Paris and people living with HIV to fight ignorance and discrimination.

 

SOURCE: Huffington (Johann Rossi Mason)

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Trascorrere 15 minuti al giorno da soli riduce irritabilità ed emozioni negative. Lo suggerisce uno studio americano pubblicato sul Personality and Social Psychology Bulletin

 

QUINDICI minuti, solo 15 minuti al giorno in completa solitudine, leggendo un libro, meditando o semplicemente guardando il soffitto, possono farci stare meglio: meno nervosi, meno stressati. Pacificati col mondo. Le conclusioni di un saggio orientale? Tutt’altro: i risultati di una ricerca realizzata da psicologi americani dell’Università di Rochester, New York, su centinaia di persone e pubblicata su Personality and Social Psychology Bulletin.

 

· LO STUDIO.

A 114 adulti cui è stato chiesto di sedere da soli per un quarto d’ora dopo aver sostenuto una conversazione, sono stati fatti compilare questionari dettagliati e validati scientificamente dai quali è emerso che chi aveva usufruito di quel quarto d’ora in solitudine ha provato meno emozioni negative, tra cui irritabilità e agitazione, rispetto a chi non aveva beneficiato di quei pochi, ma evidentemente proficui, momenti di isolamento.

Una prova successiva ha dimostrato su oltre cento persone che i vantaggi di pace e relax non dipendevano da come si trascorresse quel benefico lasso di tempo: che si leggesse un libro, o si vagasse liberamente con il pensiero, comunque il risultato in termini di benessere c’era. Sebbene dopo un quarto d’ora in alcuni si manifestasse una certa sensazione di solitudine, in senso negativo questa volta.

Ad altri 173 partecipanti è stato infine chiesto di trascorrere un quarto d’ora al giorno da soli per una settimana e di evitare di farlo nel corso della settimana successiva.  È emerso – ancora – che stare da soli quando si sceglie di farlo, aumenta le sensazioni di pace, di relax eccetera.

 

· LUCI E OMBRE DELL’ETERNA COMPAGNIA.

Ora la domanda nasce spontanea: la socialità è sopravvalutata? O meglio: di compagnia più ce n’è meglio è? In effetti la letteratura scientifica è davvero zeppa di lavori che indicano, e dimostrano anche, quanto le reti sociali aiutino il benessere psicologico e qualche volta addirittura a guarire da malattie, a sostenere terapie. Ma non sarà che in fondo questo studio dimostra scientificamente il valore dei sempre veri concetti di misura e di libertà di scelta?

 

· UNA SCELTA ATTIVA

La ricerca, come hanno riferito gli stessi autori nel testo del lavoro, ha indicato che la solitudine sebbene attenui gli aspetti anche positivi della socialità può favorire il benessere mentale, decomprimere.

E che questo beneficio non dipende da cosa si faccia quando si è soli. I ricercatori hanno anche scritto però che

“la solitudine può portare al rilassamento e a una riduzione dello stress quando gli individui scelgono attivamente di stare soli”.

Ovvero soli sì, ma se e quando siamo noi a decidere di stare soli.

A fare bene alla salute e ad abbattere lo stress è probabilmente la possibilità di esercitare il diritto di stare soli ogni tanto.

In altre parole la solitudine, come un sacco di altre cose, va bene, anzi va benissimo, se è una scelta e purché non duri troppo a lungo.

 

FONTE: Salute della Repubblica (Tina Simoniello)

 

(ENGLISH VERSION)

Spending 15 minutes a day alone reduces irritability and negative emotions. It is suggested by an American study published in the Personality and Social Psychology Bulletin.

FIFTEEN minutes, only 15 minutes a day in complete solitude, reading a book, meditating or simply looking at the ceiling, can make us feel better: less nervous, less stressed. Pacified with the world. The conclusions of an oriental sage? Quite the opposite: the results of research carried out by American psychologists at the University of Rochester, New York, on hundreds of people and published in Personality and Social Psychology Bulletin.

· I STUDY. 114 adults who were asked to sit alone for a quarter of an hour after having held a conversation were asked to fill in detailed and scientifically validated questionnaires which showed that those who had used that quarter of an hour in solitude tried less negative emotions, including irritability and agitation, compared to those who had not benefited from those few, but evidently profitable, moments of isolation.

READ Silence to regenerate

A subsequent trial showed over one hundred people that the advantages of peace and relaxation did not depend on how one spent that beneficial period of time: that one read a book, or roamed freely with thought, however the result in terms of well-being c ‘was. Although after a quarter of an hour some people feel a certain sense of loneliness, in a negative sense this time.

A further 173 participants were eventually asked to spend a quarter of an hour a day alone for a week and to avoid doing so during the following week. It has emerged – again – that being alone when choosing to do so increases feelings of peace, relaxation and so on.

· LIGHTS AND SHADOWS OF THE ETERNAL COMPANY. Now the question arises: is sociality overrated? Or rather, is there more company there is better? In fact the scientific literature is really full of works that indicate, and also show, how social networks help psychological well-being and sometimes even cure illnesses, to support therapies. But will it not be that in the end this study scientifically demonstrates the value of the ever true concepts of measure and freedom of choice?

· AN ACTIVE CHOICE
The research, as the authors themselves reported in the text of the work, indicated that solitude, although it attenuates even the positive aspects of sociality, can favor mental wellbeing, decompress.

And that this benefit does not depend on what you do when you are alone. However, the researchers also wrote that “loneliness can lead to relaxation and reduced stress when individuals actively choose to be alone”. That is alone yes, but if and when we decide to be alone.

It is probably possible to exercise the right to be alone every now and then to do good for health and to reduce stress. In other words, solitude, like a lot of other things, is fine, in fact it’s fine, if it’s a choice and as long as it doesn’t last too long.

 

SOURCE: Salute della Repubblica (Tina Simoniello)

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A sostenerlo uno studio su Jama Psychiatry.

NON TUTTO il nostro futuro è scritto nei geni, anche tra i banchi dell’asilo a ben guardare si può trovare qualcosa di quello che saremo. Anzi di quello che guadagneremo.

 

Uno studio pubblicato su Jama Psychiatry, una delle riviste dell’American Medical Association ha trovato che i bambini che a alla scuola materna sono disattenti, oppositivi e aggressivi, a 33-35 guadagnano meno dei loro compagni più empatici, più disponibili e pronti  ad aiutare chi è in difficoltà.

Per arrivare a questo risultato (che ha l’aria di una pia illusione ma che evidentemente non lo è) una equipe internazionale di ricercatori statunitensi,  francesi e candesi, ha utilizzato i dati del Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children su 2850 bambini nati nel 1980-1981 in Canada, e li hanno seguiti dal 1985 al 2015. Le informazioni hanno incluso la dichiarazione dei redditi annuale dei partecipanti all’età di 33-35 anni e le valutazioni delle loro maestre di scuola materna quando di anni ne avevano 5 o 6. L’obiettivo? Testare, incrociando i dati, eventuali associazioni tra stipendi (quindi in qualche modo tra successo, piaccia o no) e comportamenti precoci.

In particolare quelli esaminati dai ricercatori sono stati cinque:

  1. disattenzione (attitudine a deconcentrarsi a distrarsi facilmente per esempio),
  2. iperattività (l’irrequietezza, la tendenza a muoversi in continuazione…),
  3. aggressività fisica (l’abitudine fare a botte, o ad avere atteggiamenti da bullo, …), o (disobbedienza, irritabilità, tendenza dare la colpa agli altri…),
  4. ansia (eccesso di preoccupazione, pianto facile) e
  5. prosocialità (la propensione ad aiutare chi si fa male per esempio, mostrandosi solidali, la compassione, la condivisione).

Dopo aver tenuto conto del quoziente di intelligenza dei piccoli partecipanti alla ricerca e delle situazioni familiari problematiche (i casi limite sono stati esclusi dall’indagine), gli autori hanno concluso che le bambine e i bambini che alla materna tendevano a distrarsi a essere disattenti, tre decadi più tardi guadagnavano meno degli altri. E che i maschi con tratto aggressivo-oppositivo a 5-6 anni, a 33-35 potevano contare su entrate più basse di quelle dei loro coetanei prosociali, dei bravi bambini, come si diceva una volta.

È chiaro, e gli stessi autori lo hanno sottolineato, che si parla qui  di uno studio che per sua natura fotografa per così dire associazioni fra fenomeni, in questo caso comportamenti in età evolutiva e entrate economiche future, e non indaga le relazioni di causa-effetto.

Tuttavia è una ricerca realizzata su un campione vasto e seguito per 30 anni.

“I comportamenti precoci si possono cambiare, probabilmente più di altri fattori tradizionalmente associati ai guadagni, come il quoziente d intelligenza e lo status socioeconomico, il che –  ragiona in effetti Sylvana M. Côté, professore associato di Medicina sociale e preventiva all’Università di Montreal e coautore lo studio – rende questi comportamenti obiettivi chiave per interventi precoci”. “Se i problemi comportamentali dell’infanzia sono associati a guadagni più bassi – riprende –  per aiutare i bambini è essenziale affrontarli il prima possibile attraverso screening e programmi di intervento”.

E ‘ già alle materne si può capire molto sulla personalità di un bambino.

“Il nostro studio indica che gli insegnanti della scuola materna possono identificare precocemente i comportamenti dei bambini che sono associati a bassi guadagni tre decenni dopo”, aggiunge Daniel Nagin, professore di Politiche pubbliche all’Heinz College della Carnegie Mellon University, anche lui firma dello studio. Quindi – è la conclusione –  “monitoraggio e supporto per bambini e bambine che mostrano alti livelli di distrazione, e per i maschi con livelli alti di aggressività e opposizione e bassi di prosocialità, potrebbero dare vantaggi socioeconomici a lungo termine, per gli individui e per la società”.

FONTE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

 

(ENGLISH VERSION)

NOT ALL our future is written in the genes, even among the benches of the kindergarten, if you look closely, you can find something of what we will be. Indeed of what we will gain. A study published in Jama Psychiatry, one of the American Medical Association’s journals, found that children in nursery school who are inattentive, oppositional and aggressive, at 33-35 earn less than their more empathetic, more helpful and ready to help classmates who is in trouble.

To reach this result (which has the air of a pious illusion but which obviously is not) an international team of US, French and Candesi researchers has used the data of the Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children on 2850 children born in 1980 -1981 in Canada, and followed them from 1985 to 2015. The information included the annual tax return of the participants at the age of 33-35 and the assessments of their nursery school teachers when they were 5 or 6 years old. The target? Testing, crossing data, possible associations between salaries (therefore somehow between success, like it or not) and early behavior.

In particular, those examined by the researchers were five:

  1. inattention (aptitude to deconcentrate to easily distract oneself, for example),
  2. hyperactivity (restlessness, the tendency to move continuously …),
  3. physical aggression (the habit of fighting or having bully attitudes, …), or (disobedience, irritability, the tendency to blame others …),
  4. anxiety (excess of worry, easy crying) and
  5. prosociality (the propensity to help those who hurt themselves for example, showing sympathy, compassion) , the sharing).

After having taken into account the intelligence quotient of the small participants in the research and of the problematic family situations (borderline cases were excluded from the survey), the authors concluded that the girls and boys who at mothering tended to get distracted by being inattentive, three decades later they earned less than others. And that males with an aggressive-oppositional trait at 5-6 years, at 33-35 could count on lower incomes than those of their prosocial peers, of good children, as we once said.

It is clear, and the same authors have emphasized it, that we are talking about a study that by its nature photographs, so to speak, associations between phenomena, in this case behavior in the developmental age and future economic income, and does not investigate the relationships of cause- effect. However it is a research carried out on a vast sample and followed for 30 years. “Early behaviors can be changed, probably more than other factors traditionally associated with earnings, such as intelligence quotient and socioeconomic status, which – Sylvana M. Côté, an associate professor of social and preventive medicine at the University of Rome, in fact reasons. Montreal and co-author of the study – makes these behaviors key for early interventions “.” If childhood behavioral problems are associated with lower earnings – he continues – to help children it is essential to address them as soon as possible through screening and intervention programs ” .

One can already understand a lot about the personality of a child. “Our study indicates that nursery school teachers can identify the behaviors of children who are associated with low earnings three decades later,” adds Daniel Nagin, professor of public policy at Heinz College of Carnegie Mellon University, also signing the study. Therefore – it is the conclusion – “monitoring and support for boys and girls who show high levels of distraction, and for males with high levels of aggressiveness and opposition and low prosociality, could give long-term socio-economic benefits, for individuals and for the society”.

 

SOURCE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

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