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Posts Tagged ‘PSICOLOGIA’

A sostenerlo uno studio su Jama Psychiatry.

NON TUTTO il nostro futuro è scritto nei geni, anche tra i banchi dell’asilo a ben guardare si può trovare qualcosa di quello che saremo. Anzi di quello che guadagneremo.

 

Uno studio pubblicato su Jama Psychiatry, una delle riviste dell’American Medical Association ha trovato che i bambini che a alla scuola materna sono disattenti, oppositivi e aggressivi, a 33-35 guadagnano meno dei loro compagni più empatici, più disponibili e pronti  ad aiutare chi è in difficoltà.

Per arrivare a questo risultato (che ha l’aria di una pia illusione ma che evidentemente non lo è) una equipe internazionale di ricercatori statunitensi,  francesi e candesi, ha utilizzato i dati del Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children su 2850 bambini nati nel 1980-1981 in Canada, e li hanno seguiti dal 1985 al 2015. Le informazioni hanno incluso la dichiarazione dei redditi annuale dei partecipanti all’età di 33-35 anni e le valutazioni delle loro maestre di scuola materna quando di anni ne avevano 5 o 6. L’obiettivo? Testare, incrociando i dati, eventuali associazioni tra stipendi (quindi in qualche modo tra successo, piaccia o no) e comportamenti precoci.

In particolare quelli esaminati dai ricercatori sono stati cinque:

  1. disattenzione (attitudine a deconcentrarsi a distrarsi facilmente per esempio),
  2. iperattività (l’irrequietezza, la tendenza a muoversi in continuazione…),
  3. aggressività fisica (l’abitudine fare a botte, o ad avere atteggiamenti da bullo, …), o (disobbedienza, irritabilità, tendenza dare la colpa agli altri…),
  4. ansia (eccesso di preoccupazione, pianto facile) e
  5. prosocialità (la propensione ad aiutare chi si fa male per esempio, mostrandosi solidali, la compassione, la condivisione).

Dopo aver tenuto conto del quoziente di intelligenza dei piccoli partecipanti alla ricerca e delle situazioni familiari problematiche (i casi limite sono stati esclusi dall’indagine), gli autori hanno concluso che le bambine e i bambini che alla materna tendevano a distrarsi a essere disattenti, tre decadi più tardi guadagnavano meno degli altri. E che i maschi con tratto aggressivo-oppositivo a 5-6 anni, a 33-35 potevano contare su entrate più basse di quelle dei loro coetanei prosociali, dei bravi bambini, come si diceva una volta.

È chiaro, e gli stessi autori lo hanno sottolineato, che si parla qui  di uno studio che per sua natura fotografa per così dire associazioni fra fenomeni, in questo caso comportamenti in età evolutiva e entrate economiche future, e non indaga le relazioni di causa-effetto.

Tuttavia è una ricerca realizzata su un campione vasto e seguito per 30 anni.

“I comportamenti precoci si possono cambiare, probabilmente più di altri fattori tradizionalmente associati ai guadagni, come il quoziente d intelligenza e lo status socioeconomico, il che –  ragiona in effetti Sylvana M. Côté, professore associato di Medicina sociale e preventiva all’Università di Montreal e coautore lo studio – rende questi comportamenti obiettivi chiave per interventi precoci”. “Se i problemi comportamentali dell’infanzia sono associati a guadagni più bassi – riprende –  per aiutare i bambini è essenziale affrontarli il prima possibile attraverso screening e programmi di intervento”.

E ‘ già alle materne si può capire molto sulla personalità di un bambino.

“Il nostro studio indica che gli insegnanti della scuola materna possono identificare precocemente i comportamenti dei bambini che sono associati a bassi guadagni tre decenni dopo”, aggiunge Daniel Nagin, professore di Politiche pubbliche all’Heinz College della Carnegie Mellon University, anche lui firma dello studio. Quindi – è la conclusione –  “monitoraggio e supporto per bambini e bambine che mostrano alti livelli di distrazione, e per i maschi con livelli alti di aggressività e opposizione e bassi di prosocialità, potrebbero dare vantaggi socioeconomici a lungo termine, per gli individui e per la società”.

FONTE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

 

(ENGLISH VERSION)

NOT ALL our future is written in the genes, even among the benches of the kindergarten, if you look closely, you can find something of what we will be. Indeed of what we will gain. A study published in Jama Psychiatry, one of the American Medical Association’s journals, found that children in nursery school who are inattentive, oppositional and aggressive, at 33-35 earn less than their more empathetic, more helpful and ready to help classmates who is in trouble.

To reach this result (which has the air of a pious illusion but which obviously is not) an international team of US, French and Candesi researchers has used the data of the Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children on 2850 children born in 1980 -1981 in Canada, and followed them from 1985 to 2015. The information included the annual tax return of the participants at the age of 33-35 and the assessments of their nursery school teachers when they were 5 or 6 years old. The target? Testing, crossing data, possible associations between salaries (therefore somehow between success, like it or not) and early behavior.

In particular, those examined by the researchers were five:

  1. inattention (aptitude to deconcentrate to easily distract oneself, for example),
  2. hyperactivity (restlessness, the tendency to move continuously …),
  3. physical aggression (the habit of fighting or having bully attitudes, …), or (disobedience, irritability, the tendency to blame others …),
  4. anxiety (excess of worry, easy crying) and
  5. prosociality (the propensity to help those who hurt themselves for example, showing sympathy, compassion) , the sharing).

After having taken into account the intelligence quotient of the small participants in the research and of the problematic family situations (borderline cases were excluded from the survey), the authors concluded that the girls and boys who at mothering tended to get distracted by being inattentive, three decades later they earned less than others. And that males with an aggressive-oppositional trait at 5-6 years, at 33-35 could count on lower incomes than those of their prosocial peers, of good children, as we once said.

It is clear, and the same authors have emphasized it, that we are talking about a study that by its nature photographs, so to speak, associations between phenomena, in this case behavior in the developmental age and future economic income, and does not investigate the relationships of cause- effect. However it is a research carried out on a vast sample and followed for 30 years. “Early behaviors can be changed, probably more than other factors traditionally associated with earnings, such as intelligence quotient and socioeconomic status, which – Sylvana M. Côté, an associate professor of social and preventive medicine at the University of Rome, in fact reasons. Montreal and co-author of the study – makes these behaviors key for early interventions “.” If childhood behavioral problems are associated with lower earnings – he continues – to help children it is essential to address them as soon as possible through screening and intervention programs ” .

One can already understand a lot about the personality of a child. “Our study indicates that nursery school teachers can identify the behaviors of children who are associated with low earnings three decades later,” adds Daniel Nagin, professor of public policy at Heinz College of Carnegie Mellon University, also signing the study. Therefore – it is the conclusion – “monitoring and support for boys and girls who show high levels of distraction, and for males with high levels of aggressiveness and opposition and low prosociality, could give long-term socio-economic benefits, for individuals and for the society”.

 

SOURCE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

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“Senza la musica, la vita sarebbe un errore”, ha detto Nietzsche, e non ha sbagliato completamente perché abbiamo un istinto naturale che ci porta a seguire il ritmo della musica.

 

In effetti, molti bambini si muovono e battono le mani quando sentono una canzone che gli piace. È una risposta spontanea legata al nostro bisogno di comunicare ed esprimere le nostre emozioni attraverso il movimento e il corpo.

Non c’è dubbio che la musica è un linguaggio universale e tutti, tranne le persone che soffrono di amusia, sono in grado di apprezzarlo e goderne. Infatti, è stato scoperto che persone di culture diverse reagiscono emotivamente allo stesso modo quando ascoltano diversi tipi di musica. Quindi, non è una coincidenza che gli studi antropologici indicano che i gruppi che erano più propensi a sopravvivere erano quelli che avevano sviluppato una particolare danza e potevano condividere i loro sentimenti ballando.

Certamente, la musica e la danza non servono solo come collante sociale, ma sono anche molto utili per la nostra salute fisica e mentale. Studi recenti hanno rivelato che una delle chiavi della felicità e della soddisfazione è proprio sulla pista da ballo.

Passi che guariscono, movimenti che ci rendono felici

Nel 2013, gli psicologi dell’Università di Örebro hanno realizzato un esperimento con un gruppo di adolescenti che soffrivano di ansia, depressione e stress, oltre a presentare sintomi psicosomatici come dolore al collo e alla schiena. Alla metà di questi è stato chiesto di frequentare due lezioni di danza a settimana, mentre il resto è continuato con la loro routine quotidiana.

Dopo due anni, coloro che hanno continuato a frequentare le lezioni di danza (dove l’enfasi era sul piacere del movimento piuttosto che sulla performance), non solo hanno mostrato un miglioramento significativo dei sintomi psicosomatici, ma hanno anche riportato di sentirsi più felici.

In un altro studio condotto all’Università di Derby, gli psicologi hanno lavorato con persone che soffrivano di depressione. Queste persone hanno ricevuto lezioni di “salsa” per un periodo di nove settimane. I miglioramenti cominciarono ad essere apprezzati dopo quattro settimane e, dopo aver terminato il corso, i partecipanti dissero che avevano

  • meno pensieri negativi,
  • migliore concentrazione e
  • un maggiore senso di pace e tranquillità.

Ma la verità è che la danza non è solo un’ottima risorsa terapeutica. Uno studio alla Deakin University ha rivelato che la danza ha un effetto molto positivo sulla nostra vita quotidiana. Questi ricercatori australiani hanno intervistato 1.000 persone e hanno scoperto che spesso coloro che ballavano non solo hanno riferito di sentirsi più felici, ma anche più soddisfatti delle loro vite, specialmente

  • nelle relazioni,
  • nella salute e
  • negli obiettivi raggiunti nel corso degli anni.

È interessante notare che anche gli psicologi dell’Università di New York hanno scoperto un effetto simile nei bambini. Questi ricercatori hanno lavorato con 120 bambini, di età compresa tra 2 e 5 anni, che erano esposti a diversi tipi di stimoli sonori, alcuni erano ritmici e imitavano il ritmo della musica, altri erano completamente aritmici. Potevano apprezzare che i bambini che si muovevano seguendo i movimenti ritmici mostravano emozioni più positive e si sentivano più felici. Pertanto, questi ricercatori hanno concluso che non solo abbiamo la tendenza a muoversi al ritmo della musica, ma anche che la danza migliora il nostro umore.

Perché ballare ci rende felici?

Quando balliamo il nostro cervello rilascia endorfine, neurotrasmettitori che creano una sensazione di comfort, rilassamento, divertimento e potenza. La musica e la danza non attivano solo i circuiti sensoriali e motori del nostro cervello, ma anche i centri del piacere.

In effetti, i neuroscienziati della Columbia University dicono che quando ci muoviamo in sintonia con il ritmo, gli effetti positivi della musica sono amplificati. Pertanto, un piccolo segreto per sfruttare al meglio la musica è sincronizzare i nostri movimenti con il ritmo, quindi raddopperemo il piacere.

Tuttavia, la magia della danza non può essere semplicemente ridotta alla chimica del cervello. La danza è anche un’attività sociale che ci permette di connetterci con gli altri, condividere esperienze e incontrare nuove persone, il che ha un effetto molto positivo sulla nostra salute mentale.

Inoltre, mentre ci muoviamo, i nostri muscoli si rilassano verso la musica, il che ci permette di liberarci dalla tensione accumulata durante il giorno, specialmente quella accumulata nella parte più profonda della muscolatura.

FONTE: Psychology-spot

 

(ENGLISH VERSION)

“Without music, life would be a mistake”, said Nietzsche, and he wasn’t entirely wrong because we have a natural instinct that leads us to follow the rhythm of the music. In fact, most children move and clap their hands when they hear a song they like. It is a spontaneous response related to our need to communicate and express our emotions through the movement and the body.

There is no doubt that music is a universal language and everyone, except the people who suffer from amusia, is able to appreciate and enjoy it. In fact, it was discovered that people of different cultures react emotionally in the same way when listening to different types of music. So, it is no coincidence that anthropological studies indicate that groups who were more likely to survive were those who had developed a particular dance and were able to share their feelings dancing.

Of course, music and dance not only serve as social glue, but are also very useful for our physical and mental health. Recent studies revealed that one of the keys to happiness and satisfaction is right on the dance floor.

Steps that heal, movements that make us happy

In 2013, psychologists at the University of Örebro realized an experiment with a group of teenagers who suffered from anxiety, depression and stress, in addition to presenting psychosomatic symptoms such as neck and back pain. Half of these were asked to attend two dance classes a week, while the rest continued with their daily routine.

After two years, those who continued to attend the dance classes (where emphasis was on the pleasure of the movement rather than performance), not only showed a significant improvement in psychosomatic symptoms, but also reported to feel happier.

In another study conducted at the University of Derby, the psychologists worked with people who were suffering from depression. These people received “salsa” lessons for a period of nine weeks. The improvements began to be appreciated after four weeks and, after finishing the course, the participants said they had fewer negative thoughts, better concentration and a greater sense of peace and tranquility.

But the truth is that dance is not only an excellent therapeutic resource. A study at Deakin University revealed that dance has a very positive effect on our daily lives. These Australian researchers interviewed 1,000 people and found that often those who were dancing not only reported feeling happier, but also more satisfied with their lives, especially in relationships, health, and the goals achieved over the years.

Interestingly, also the psychologists at the University of New York discovered a similar effect in children. These researchers worked with 120 children, aged 2 to 5 years old, who were exposed to different types of sound stimuli, some were rhythmic and imitated the rhythm of the music, others were completely arrhythmic. They could appreciate that children who were moving following the rhythmic movements showed more positive emotions and felt happier. Therefore, these researchers concluded that not only we have a tendency to move to the beat of the music, but also that dancing improves our mood.

Why dancing makes us happy?

When we dance our brain releases endorphins, neurotransmitters that create a feeling of comfort, relaxation, fun and power. Music and dance do not only activate the sensory and motor circuits of our brain, but also the pleasure centers.

Indeed, neuroscientists at Columbia University say that when we move in tune with the rhythm, the positive effects of music are amplified. Therefore, a little secret to make the most of the music is to synchronize our movements with the beat, so we will be doubling the pleasure.

However, the magic of dancing can not simply be reduced to brain chemistry. Dancing is also a social activity that allows us connect with the others, share experiences and meet new people, which has a very positive effect on our mental health.

What’s more, as we move, our muscles relax to the music, which allows us to free ourselves of the tension built up during the day, especially the one accumulated in the deepest part of the musculature.

SOURCE: psychology-spot

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L’abbraccio è un’eccezionale forma di linguaggio non verbale e il nostro modo di abbracciare l’altro ha un significato specifico. Lo psicologo Arturo Torres ha stilato una classifica degli abbracci, raggruppandoli in otto categorie.

 

Secondo lo psicologo esistono otto tipi diversi di abbraccio e ogni abbraccio porta un messaggio diverso. In questo articolo vedremo otto tipi di abbraccio e i loro significati.

 

Abbraccio tra colleghi

abbraccio tra colleghi

L’abbraccio tra colleghi o compagni è un tipo di abbraccio che non richiede una particolare fiducia o affinità tra i protagonisti. È il tipo di abbraccio che si scambiano i colleghi di lavoro  dopo aver portato a termine un compito complicato o dopo aver concluso un affare, oppure tra compagni di squadra o di studio.
Simile più a una pacca sulla spalla che non a un vero e proprio abbraccio, non prevede una vicinanza delle teste e non provoca sensazioni intense. È in ogni caso un abbraccio che consente di rafforzare i legami negli ambienti di lavoro e nello sport.

Abbraccio laterale

abbraccio laterale consolatorio

Il classico abbraccio dato quando vogliamo consolare qualcuno e offrirgli supporto: per farlo, circondiamo le spalle dell’altra persona con un braccio.
In questo tipo di abbracci comunichiamo affetto, tenerezza, calore, vogliamo che l’altra persona percepisca la nostra vicinanza e che sappia che può contare su di noi.

L’abbraccio classico

Nell’abbraccio classico il livello di intimità sale: i corpi sono stretti l’uno all’altro e le teste sono vicine. In genere è un abbraccio breve, che dura pochi secondi e che avviene quando si saluta qualcuno o quando si incontra una persona che non si vede da tempo.
Si tratta comunque di un abbraccio intimo che può avvenire tra due partners ma anche tra cari amici e parenti cui siamo particolarmente legati.

Abbraccio danzante

Questo abbraccio è simile a un passo di danza: uno dei due stringe le braccia a livello della nuca dell’altro, che cinge il compagno a livello della vita e lo solleva facendogli fare una breve giravolta.
Si tratta di un abbraccio che avviene normalmente tra coppie intime e affiatate, generalmente in momenti di intensa felicità e complicità.

Abbraccio visivo

Nell’abbraccio in cui avviene un contatto visivo indica molta vicinanza, affetto e complicità. È un abbraccio intimo in cui lo scambio di sguardi prevale sul contatto fisico ed esprime una profonda connessione e coinvolgimento fisico ed emotivo.

Abbraccio asimmetrico

L’abbraccio asimmetrico si verifica quando due persone non si trovano alla stessa altezza o non sono contemporaneamente coinvolte nell’abbraccio. Avviene ad esempio quando uno dei due abbraccia l’altro da dietro. In questo abbraccio, c’è desiderio di intimità da parte di chi abbraccia e il contatto assume una connotazione passionale ed erotica.

Abbraccio distante

L’abbraccio non è sempre confortevole. Nell’abbraccio distante i due corpi sono lontani e questo può significare la presenza di conflitti o la mancanza di un amore sincero tra due persone.
Nell’abbraccio distante non c’è intimità e l’abbraccio risulta emotivamente poco coinvolgente.

Abbracci violenti

Purtroppo l’abbraccio non è sempre simbolo di affetto, amore o vicinanza. Esistono infatti anche abbracci violenti, caratterizzati da aggressività e rabbia. Sono abbracci molto stretti e intensi, dove però sfortunatamente le emozioni in gioco non sono positive.
Questi abbracci avvengono ad esempio durante una lite, come succede in un combattimento su un ring.

FONTE: greenme

 

(ENGLISH VERSION)

The embrace is an exceptional form of non-verbal language and our way of embracing the other has a specific meaning. The psychologist Arturo Torres has compiled a list of hugs, grouping them into eight categories. According to the psychologist there are eight different types of hugs and each hug carries a different message. In this article we will see eight types of hugs and their meanings.

The embrace between colleagues or companions is a type of embrace that does not require a particular trust or affinity between the protagonists. It is the kind of embrace that colleagues exchange with each other after completing a complicated task or after concluding a deal, or between teammates or studies.
Similar more to a pat on the shoulder than to a real embrace, it does not foresee a proximity of the heads and does not cause intense sensations. In any case, it is an embrace that makes it possible to strengthen ties in the workplace and in sports.

Side hug

  • consolatory side embrace
    The classic embrace given when we want to console someone and offer support: to do so, we surround the other person’s shoulders with one arm.
    In this type of embrace we communicate affection, tenderness, warmth, we want the other person to perceive our closeness and to know that he can count on us.
  • The classic embrace
    In the classic embrace, the level of intimacy goes up: the bodies are close to each other and the heads are close together. It is generally a short hug, which lasts a few seconds and happens when you greet someone or when you meet someone you haven’t seen for a long time.
    However, this is an intimate embrace that can occur between two partners but also between dear friends and relatives to whom we are particularly attached.
  • Dancing hug
    This embrace is similar to a dance step: one of the two tightens the arms at the level of the nape of the other, which surrounds the companion at the level of the waist and lifts it making him make a short turn.
    It is an embrace that normally occurs between intimate and close-knit couples, generally in moments of intense happiness and complicity.
  • Visual hug
    In the embrace in which a visual contact occurs it indicates a lot of closeness, affection and complicity. It is an intimate embrace in which the exchange of looks prevails over physical contact and expresses a deep connection and physical and emotional involvement.
  • Asymmetrical hug
    The asymmetrical embrace occurs when two people are not at the same height or are not simultaneously involved in the embrace. It occurs, for example, when one of the two embraces the other from behind. In this embrace, there is a desire for intimacy on the part of those who embrace and the contact takes on a passionate and erotic connotation.
  • Distant embrace
    The hug is not always comfortable. In the distant embrace the two bodies are far away and this can mean the presence of conflicts or the lack of a sincere love between two people.
    In the distant embrace there is no intimacy and the embrace is emotionally uninvolving.
  • Violent hugs
    Unfortunately, the embrace is not always a symbol of affection, love or closeness. In fact, there are also violent hugs, characterized by aggression and anger. They are very tight and intense hugs, but unfortunately the emotions in play are not positive. These hugs take place for example during a fight, as happens in a fight in a ring.

 

SOURCE: Greenme

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Al Festival della Scienza medica di Bologna, Ian Deary, uno dei padri della cosiddetta epidemiologia cognitiva, racconta le ricerche che stanno rivelando un collegamento tra capacità cognitive, vita più lunga, e minor rischio di contrarre patologie.

 

È il caso di dirlo: piove sempre sul bagnato.

Un’intelligenza superiore alla media non aiuta solamente ad eccellere negli studi, a trovare un lavoro migliore e, di conseguenza, guadagnare di più. A quanto pare, assicura anche una vita più lunga, e una salute di ferro. Un corpus crescente di ricerche sta rivelando un legame tra abilità cognitive nella prima infanzia, longevità, e minor rischio di contrarre patologie cardiovascolari, tumori e altre gravi patologie.

Si tratta della cosiddetta epidemiologia cognitiva. Un termine coniato dallo psicologo scozzese Ian Deary, direttore del Centro per l’invecchiamento cognitivo dell’Università di Edimburgo, che oggi è in Italia, ospite del Festival della Scienza Medica di Bologna, per illustrare i risultati delle sue ricerche, e spiegare in che modo studiare abitudini e genetica delle persone più intelligenti potrebbe aiutare tutti noi a invecchiare in salute.

“L’epidemiologia cognitiva è un campo di studi che indaga come, e perché, le capacità cognitive mostrate durante l’infanziasiano associate alla salute e alla mortalità durante la vecchiaia”, spiega Deary. “Nel mio intervento di oggi presenterò alcuni dati che provengono dallo Scottish Mental Survey 1947. Un sondaggio condotto il 4 giugno del 1947 in cui quasi tutti i bambini scozzesi nati nel 1936 sono stati sottoposti agli stessi test cognitivi esattamente nello stesso giorno. In totale, il sondaggio ha coinvolto oltre 70mila bambini, e con quei dati io e il mio gruppo abbiamo svolto una ricerca, pubblicata un paio di anni fa sul British Medical Journal, in cui abbiamo messo in relazione i risultati dei test cognitivi con la mortalità dei partecipanti nei successivi 68 anni”.

La ricerca ha permesso a Deary di sondare il legame tra i livelli di intelligenza registrati a 11 anni nei bambini scozzesi, e il rischio di morte fino all’età di 79 anni.

“I nostri risultati, confermati anche da quelli di altri gruppi di ricercatori, dimostrano che esiste un’associazione, se pur modesta, tra un punteggio alto nei test cognitivi durante l’infanzia e il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori legati al fumo di sigaretta, e diverse altre patologie. In parte, queste associazioni statistiche sono legate al livello di educazione e allo status lavorativo, così come dall’adozione di comportamenti salutari come non fumare. Ma in parte esiste anche una piccola sovrapposizione sul piano genetico tra intelligenza e una salute migliore”.

Se la salute delle persone intelligenti è legata evidentemente a scelte più “furbe”, come quella di adottare abitudini salutari, a lavori meno duri e una vita più agiata, almeno in parte sembra esistere anche un collegamento sul piano genetico.

Alcuni geni che rendono intelligenti – insomma – potrebbero anche rendere più resistente il nostro organismo nei confronti di diverse, gravi, patologie. O, ancora, l’intelligenza potrebbe essere il riflesso di un cervello più sano, di una sorta di “salute” neuronale: in questo caso, salute fisica e neurale (intesa cosa migliori capacità cognitive) potrebbero essere le due facce di una stessa medaglia, ed essere quindi scritte negli stessi geni. Come è normale per un campo tutto sommato giovane, sono molte le domande ancora aperte. Ed è per questo che l’epidemiologia cognitiva continua ad affascinare gli esperti.

“In Danimarca hanno effettuato una ricerca di epidemiologia cognitiva su un milione di persone, in Israele su due milioni”, con Deary. “Lo scopo è identificare questa associazione tra intelligenza e salute, e penso che sia una linea di ricerca che regala grande ottimismo: guardare a come si comportano le persone più intelligenti ci darà qualche indizio per difenderci dalle malattie e per vivere più a lungo, e ci permetterà di ridurre le disuguaglianze nel campo della salute”.

SOURCE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

At the Medical Science Festival in Bologna, Ian Deary, one of the fathers of the so-called cognitive epidemiology, talks about the research that is revealing a connection between cognitive abilities, longer life, and lower risk of contracting diseases.

It should be said: it always rains in the wet. Above-average intelligence not only helps to excel in studies, find a better job and, consequently, earn more. Apparently, it also ensures a longer life, and an iron health. A growing body of research is revealing a link between cognitive abilities in early childhood, longevity, and lower risk of contracting cardiovascular disease, cancer and other serious diseases. This is called cognitive epidemiology. A term coined by the Scottish psychologist Ian Deary, director of the Center for Cognitive Aging of the University of Edinburgh, which is today in Italy, hosted by the Bologna Medical Science Festival, to illustrate the results of his research, and to explain in what So studying habits and genetics of smarter people could help all of us grow old in health.

“Cognitive epidemiology is a field of study that investigates how, and why, cognitive abilities shown during childhood are associated with health and mortality during old age,” explains Deary. “In my speech today I will present some data from the Scottish Mental Survey 1947. A survey conducted on June 4, 1947 in which almost all the Scottish children born in 1936 were subjected to the same cognitive tests on the same day. In total, the survey involved over 70 thousand children, and with that data my group and I carried out research, published a couple of years ago in the British Medical Journal, in which we linked the results of cognitive tests with mortality of the participants over the next 68 years “.

The research allowed Deary to probe the link between 11-year intelligence levels in Scottish children, and the risk of death up to the age of 79. “Our results, confirmed also by those of other groups of researchers, show that there is an association, albeit modest, between a high score in cognitive tests during childhood and the risk of dying due to cardiovascular and respiratory diseases, cancers related to cigarette smoking, and several other diseases. In part, these statistical associations are linked to the level of education and employment status, as well as the adoption of healthy behaviors such as not smoking. But in part there is also a small overlap on the genetic level between intelligence and better health “.

If the health of intelligent people is evidently linked to more “smart” choices, such as the adoption of healthy habits, less hard work and a more comfortable life, at least in part there seems to be a link on the genetic level. Some genes that make people intelligent – in short – could also make our body more resistant to different, serious diseases. Or, again, intelligence could be the reflection of a healthier brain, of a sort of neuronal “health”: in this case, physical and neural health (understood as better cognitive abilities) could be the two sides of the same coin , and therefore be written in the same genes. As is normal for an all in all young camp, many questions are still open. And that is why cognitive epidemiology continues to fascinate experts.

“In Denmark they performed a cognitive epidemiology research on one million people, in Israel on two million,” with Deary. “The aim is to identify this association between intelligence and health, and I think it is a line of research that gives great optimism: looking at how intelligent people behave will give us some clues to defend ourselves from disease and to live longer, and will allow us to reduce health inequalities “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Non è uno “stato” ma una scelta, uno stile di vita. Ecco come adottarlo, con i consigli della psicoterapeuta e analista bioenergetica Ilaria Vergine

 

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno”, scriveva il poeta libanese Khalil Gibran.

In fondo essere felici, nella maggior parte dei casi, di fatto è una scelta, uno stile di vita. Ma cosa significa essere felici? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta e analista bioenergetica Ilaria Vergine, che ci ha dato qualche dritta su come allenarsi ad essere persone più felici.

“Felicità è una delle parole più usate ma anche più difficili da definire e comprendere davvero. Non per tutti questo concetto corrisponde a uno stesso significato – chiarisce l’esperta – Non esiste una ricetta uguale per tutti, ma sicuramente esistono spunti da cui partire per iniziare a sentirsi meglio con se stessi e con gli altri. Ci si può allenare alla felicità, davvero, e ogni giorno dobbiamo farlo”.

12 suggerimenti dell’esperta per diventare persone più felici

1) Mettersi comodi all’interno delle situazioni

“Se abbiamo a disposizione una sedia, possiamo scegliere come sederci. Alcuni potrebbero appoggiare bene la schiena e mettersi comodi, altri invece assumere posture storte o precarie. Il modo in cui ci posizioniamo evidenzia quanto siamo a nostro agio in una situazione e anche quanto spazio ci diamo il permesso di occupare”, spiega la psicoterapeuta. “Non abbiamo sempre la possibilità di ‘cambiare’ sedia su cui sederci, per rimanere nella metafora, ma quello che conta è ascoltarsi ed essere onesti con se stessi, scegliendo di fare dei movimenti che ci permettano di metterci comodi, assumendoci il diritto e la responsabilità di farlo”.

Esempio. “Rimanere all’interno di una relazione anche se non ci si sente apprezzati dall’altro per la paura di rimanere soli, accettando dunque una storia che non ci fa sentire pienamente soddisfatt,i è un esempio di situazione che non ci rende felici. Mettersi comodi significa affrontare la situazione per modificarla, trovando il coraggio di confrontarsi con il partner e mettendosi in discussione rispetto ai propri desideri e bisogni”.

2) Assecondare il proprio “bambino interiore”

Alexander Lowen, il padre dell’Analisi Bioenergetica, psicoterapia a mediazione corporea, affermava che ‘Nel profondo di ciascuno di noi c’è un bambino che era innocente e libero e sapeva che il dono della vita era il dono della felicità’. Il lavoro che facciamo da adulti è quello di curare e consolare questo bambino che è stato ferito, che porta con sé dei sensi di colpa insensati per coltivare il nostro amor proprio. Il bambino interiore è la nostra forza e carica vitale. Una volta cresciuti, abbiamo la possibilità di diventare i ‘nuovi genitori’ di noi stessi, di essere meno rigidi e più accoglienti verso le richieste che arrivano da dentro e che spesso tendiamo a non assecondare, quelle che rappresentano la parte più autentica di noi”.

Esempio. “Ho voglia di accendere la musica e ballare nella stanza ma non lo faccio perché perderei tempo, o perché sono troppo grande per farlo. Assecondare quella richiesta e quell’istinto ci farà solo bene. Come farebbero un padre o una madre saggi e affettuosi, è possibile concedere al vostro bambino interiore di giocare, oppure è possibile tranquillizzarlo e rassicurarlo sul suo valore nel caso in cui riaffiorassero delle ferite antiche”.

3) Scrivere e focalizzare i propri desideri

“La possibilità di prendersi uno spazio per scrivere dove si vuole andare o cosa si desidera è importante. È un momento di focalizzazione che ci permette di fare un punto della situazione e di capire se stiamo percorrendo la strada giusta per raggiungere quello che vogliamo. È importante anche riconoscere i pensieri tossici da eliminare”.

Esempio. “Su un quaderno possiamo elencare quello che vorremmo fare, come “il cammino dei fari in Galizia” o “un corso di subacquea”. E fare altrettanto con i pensieri negativi e ricorrenti, come “non vado bene come sono”, o “questa persona ce l’ha con me”. In questo modo sapremo su cosa concentrarci e cosa eliminare”.

4) Praticare la gentilezza

“Può sembrare banale, ma il fatto di essere gentili verso gli altri e verso se stessi permette di allentare anche le riserve. Di provare empatia, accogliendo anche le parti di noi che non ci piacciono. Per farlo è fondamentale allenarsi alla compassione e al perdono di se stessi e degli altri e non rimanere ancorati al dolore e al rancore”.

Esempio. “Proviamo a scrivere una ‘lettera d’amore’ verso noi stessi in cui possiamo ringraziarci e perdonarci per le nostre mancanze, oppure alleniamoci a praticare la gentilezza con un sorriso o un gesto cortese nei riguardi di sconosciuti”.

5) Gioire per le piccole cose

“Capita spesso di dare per scontate alcune cose e questo non ci permette di valorizzare e di gioire per quel che abbiamo. Diamo per scontata la salute del corpo, ad esempio, e tutto quello che possediamo. A volte perfino gli affetti. Gratitudine e felicità sono intrinsecamente collegate. È importante ritornare all’essenziale, lasciarsi meravigliare dalla bellezza presente nel nostro quotidiano”.

Esempio. “Possiamo provare a scrivere 1 o 2 cose di cui siamo grati oppure, prima di andare a dormire, pensare a un evento piacevole successo durante la giornata: come incantarsi di fronte a un tramonto, aver ricevuto un ‘grazie’ da un collega o aver goduto della risata del proprio figlio”.

6) Nutrirsi di abbracci e contatti positivi

“Le relazioni amicali positive sono ‘la famiglia che ci scegliamo’ e, come dimostrato da una serie di studi, rendono felici le persone più del raggiungimento di risultati accademici. Sicuramente le persone che ci vogliono bene sono un nutrimento per la nostra vita, un ‘balsamo’ che cura e lenisce. Nei momenti di tristezza, il calore della voce e di un abbraccio è importantissimo. Inoltre, se è vero che è importante cercare relazioni positive, è altrettanto vero che la persona che più di tutte deve occuparsi di noi stessi siamo noi, senza sentirci in colpa per questo. Ci meritiamo momenti di pausa”.

Esempio. “Se sto passando un momento triste e mi sento bloccata in quest’emozione è importante saper chiedere aiuto, magari cercando il conforto di un’amica. La sua presenza e il suo abbraccio sarà fondamentale. Impariamo inoltre a coccolarci. Ad esempio, sediamoci in un bar se abbiamo voglia di una buona colazione, andiamo dal parrucchiere per una piega, leggiamo un libro in un parco, ascoltiamo buona musica, prenotiamo un massaggio. Coccolarsi è una sana abitudine. Non aspettiamoci che siano sempre gli altri a nutrirci”, suggerisce la psicoterapeuta.

7) Fare qualcosa di nuovo e diverso

“Metterci in gioco ci permette di sviluppare una maggiore fiducia in noi stessi. Senza osare non conosciamo né ampliamo i nostri orizzonti e non sviluppiamo la creatività. Suggerisco di fare come La protagonista di ‘Per dieci minuti’, libro di Chiara Gamberale: in un momento particolare della sua vita incontra una psicoterapeuta che le propone di dedicare per un mese dieci minuti al giorno a sé stessa per fare qualcosa che non aveva mai fatto. E dai qui, ricomincia a vivere, mettendo in moto energie nuove”.

Esempio. “Scegliere qualcosa che non abbiamo mai fatto o che vorremmo fare e metterci all’opera. Ad esempio, ballare flamenco, cambiare strada per andare al lavoro, prendere la bicicletta se di solito si prende la macchina, cucinare un piatto asiatico per la prima volta”.

8) Passare più tempo disconnessi

“Vivere senza internet nelle società moderne è quasi impossibile, e soprattutto non ha molto senso. La tecnologia ha i suoi lati positivi. Per essere più felici è però importante non abusare dei social e non tenere sempre lo smartphone a portata di mano: rischiamo di perderci il senso delle relazioni e il contatto con la realtà”.

Esempio. “Se durante una cena le persone controllano costantemente i propri telefonini c’è qualcosa che non va. Lo stesso vale se siamo a una festa e più che divertirci e godere dei momenti insieme stiamo pensando a scattare foto con il solo obiettivo di postarle su Instagram. Essere felici non è un’ostentazione: quella è apparenza. Ricordiamocene quando vediamo gli altri perennemente sorridenti sui social”.

9) Trovare spazi e tempi per muoversi, respirare e scaricare lo stress

“Accumuliamo stress e tensione e viviamo spesso in contesti chiusi e caotici. La valvola di sfogo è riprendersi il corpo, sentirlo, attivarlo attraverso il movimento che deve diventare parte essenziale della routine quotidiana, come il dormire e il lavorare. Dedicare uno spazio al corpo è importante per il benessere personale, il non farlo si ripercuote sulla nostra salute fisica ed emotiva. Inoltre, poniamo attenzione al respiro: è come un ‘radar’ che ci permette di capire cosa stiamo provando. Se siamo rilassati e calmi, il respiro è senza sforzo, mentre negli stati di profonda emozione diventa più rapido e intenso. Se abbiamo paura, inspiriamo a scatti e tratteniamo il respiro. Se siamo tesi, la respirazione è poco profonda. Ascoltandoci possiamo ricondurre il respiro al ritmo giusto, e tranquillizzarci”.

Esempio. “Camminare in un parco. Andare in bicicletta. Fare yoga o esercizi di bioenergetica. Sono solo alcuni esempi, ciascuno può trovare il modo migliore per mantenere attivi corpo e mente. Se siamo molto arrabbiate o stanche, invece, sediamoci un attimo, prepariamoci una tisana e facciamo un bel respiro: impariamo a riprendere consapevolezza del nostro corpo e dei sentimenti che proviamo”.

10) Dichiarare i propri sentimenti, manifestarli alle persone che amiamo e non soffocare le proprie emozioni

“Può succedere che per timore, imbarazzo, inibizione non si riesca a dire agli altri quello che sentiamo. La possibilità di esternare i propri sentimenti permette di riprendere contatto anche con noi stessi. Non dobbiamo vergognarci di esprimere sentimenti di tenerezza verso l’altro, per esempio i propri genitori; spesso è quando li perdiamo che ci rendiamo conto di aver manifestato poco il nostro affetto. Le emozioni non vanno soffocate nemmeno se sono negative, come la rabbia o la tristezza: quello che non esprimiamo si manifesta attraverso altre vie che non ci fanno stare bene né a livello fisico né a livello psicologico”.

Esempio. “Ricordarsi di dire ‘ti amo’ in chiusura di una telefonata quotidiana. O ‘ti voglio bene’ ai propri genitori in maniera inaspettata. Allo stesso modo, se ci sentiamo arrabbiati o tristi a causa di una discussione con qualcuno, fare finta di niente non migliorerà la situazione. Non sottovalutate l’idea di rendere partecipe l’altro del vostro malumore nei suoi confronti”.

11) Vivere nel qui e ora, senza troppe aspettative

“Tendiamo a proiettare negli altri tante aspettative: se quello che fanno non corrisponde a quel che abbiamo immaginato, rimaniamo delusi. Altre volte, invece di vivere nel presente ci troviamo intrappolati nel condizionamento dato da esperienze passate o ci proiettiamo in un futuro idealizzato, perdendo di vista quello che ci succede. È importante ‘arrendersi al presente’, mollare il controllo ed essere aperti ad accogliere quello che viene, anche se fuori dalle nostre schematizzazioni”.

Esempio. “Una donna conosce un uomo, le piace ma si aspetta che sia lui a chiederle di uscire, pensando che non esistano altre vie; oppure si aspetta che il suo compagno le regali qualcosa di unico; o ancora, vorrebbe uscire con un’amica ma aspetta che sia lei a chiamarla; o infine, si aspetta che il capo si complimenti con lei, ci rimane male se non lo fa e non si rende conto che magari le dimostra di apprezzare il suo lavoro assegnandole un nuovo progetto. Dobbiamo liberarci da questi schemi: rimarremo sempre delusi se ci aspettiamo che gli altri si conformino alle nostre aspettative”.

12) Rispettare gli altri, pretendere rispetto e fidarsi del proprio intuito

Saper dire no: che grande dote. Dobbiamo imparare a farci rispettare dagli altri, a non subire aggressioni o accettare le situazioni passivamente. Questo permette di essere assertivi e di difendere i nostri confini. Fidarsi del proprio intuito è inoltre uno dei consigli più importanti. Come per gli animali – prosegue la psicoterapeuta – l’intuito guida e avverte eventuali pericoli. Allenati a seguirlo”.

Esempio. “Quest’anno vorresti fare una vacanza in montagna invece che al mare, ma il compagno chiede di andare solo al mare. Cercare un compromesso è importante, e per essere persone più felici è fondamentale non accettare sempre le decisioni altrui, ma manifestare i propri desideri. Per quanto riguarda l’intuito, invece, esercitatevi ad ascoltare le proprie sensazioni: il corpo non mente”.

 

(ENGLISH VERSION)

It is not a “state” but a choice, a lifestyle. Here’s how to adopt it, with the advice of the psychotherapist and bioenergetic analyst Ilaria Vergine.

“The happiest people are not necessarily those who have the best of everything, but those who make the best of what they have,” wrote the Lebanese poet Khalil Gibran. Basically being happy, in most cases, in fact is a choice, a lifestyle. But what does it mean to be happy? We asked the psychotherapist and bioenergetic analyst Ilaria Vergine, who gave us some tips on how to train to be happier people. “Happiness is one of the most used words but also the most difficult to define and really understand. Not for everyone this concept corresponds to the same meaning – explains the expert – There is no one recipe for everyone, but surely there are ideas from which to start to feel better about yourself and with others. You can practice happiness, really, and every day we have to do it. “

12 suggestions from the expert to become happier people

1) Make yourself comfortable in situations
“If we have a chair, we can choose how to sit. Some may lean well on their backs and make themselves comfortable, others may assume crooked or precarious postures. The way we position ourselves shows how comfortable we are in a situation and also how much space we allow ourselves to occupy “, explains the psychotherapist.” We don’t always have the possibility to ‘change’ a chair to sit on, to remain in the metaphor , but what matters is listening to ourselves and being honest with ourselves, choosing to make movements that allow us to make ourselves comfortable, assuming the right and the responsibility to do so ”.

Example. “Staying within a relationship even if you don’t feel appreciated by the other for the fear of being alone, thus accepting a story that does not make us feel fully satisfied, is an example of a situation that does not make us happy. Making yourself comfortable means facing the situation to change it, finding the courage to confront your partner and questioning yourself about your wishes and needs “.

2) Supporting your own “inner child”
“Alexander Lowen, the father of Bioenergetic Analysis, bodily mediation psychotherapy, stated that ‘Deep within each of us there is a child who was innocent and free and knew that the gift of life was the gift of happiness’. The work we do as adults is to heal and console this child who has been hurt, who brings senseless feelings of guilt with him to cultivate our self-love. The inner child is our strength and vital charge. Once grown up, we have the chance to become the ‘new parents’ of ourselves, to be less rigid and more welcoming towards the requests that come from within and that we often tend not to go along with, those that represent the most authentic part of us ” .

Example. “I want to turn on the music and dance in the room but I don’t do it because I would waste time, or because I’m too old to do it. Complying with that request and that instinct will only do us good. As a wise and affectionate father or mother would do, it is possible to allow your inner child to play, or it is possible to reassure him and reassure him of his value in the event that ancient wounds resurface ”.

3) Write and focus your desires
“The possibility of taking a space to write where you want to go or what you want is important. It is a moment of focus that allows us to make a point of the situation and to understand if we are following the right path to reach what we want. it is also important to recognize the toxic thoughts to be eliminated “.

Example. “In a notebook we can list what we would like to do, such as” the path of lighthouses in Galicia “or” a diving course “. And do the same with negative and recurrent thoughts, such as “I’m not good as I am”, or “this person has it against me”. In this way we will know what to concentrate on and what to eliminate ”.

4) Practice kindness
“It may seem trivial, but the fact of being kind to others and to oneself also allows us to loosen the reserves. To empathize, also accepting those parts of us that we don’t like. To do this it is essential to train oneself to compassion and forgiveness of oneself and of others and not remain anchored to pain and resentment “.

Example. “Let’s try to write a ‘love letter’ to ourselves in which we can thank and forgive ourselves for our shortcomings, or train ourselves to practice kindness with a smile or a courteous gesture towards strangers”.

5) Rejoice for small things
“We often take things for granted and this does not allow us to value and rejoice for what we have. We take the health of the body, for example, and everything we own for granted. Sometimes even affections. Gratitude and happiness are intrinsically linked. It is important to return to the essential, to let ourselves be amazed by the beauty present in our daily life “.

Example. “We can try to write 1 or 2 things for which we are grateful or, before going to sleep, think of a pleasant event that happened during the day: how to be enchanted in front of a sunset, have received a ‘thank you’ from a colleague or have enjoyed his son’s laughter ”.

6) Feed on hugs and positive contacts
“Positive friendships are ‘the family that we choose’ and, as shown by a series of studies, make people more happy than achieving academic results. Surely the people who love us are a nourishment for our life, a ‘balm’ that heals and soothes. In moments of sadness, the warmth of the voice and a hug is very important. Moreover, if it is true that it is important to look for positive relationships, it is equally true that the person who most of all has to take care of ourselves is us, without feeling guilty about it. We deserve moments of pause ”.

Example. “If I am going through a sad moment and feel stuck in this emotion, it is important to know how to ask for help, perhaps looking for the comfort of a friend. His presence and his embrace will be fundamental. We also learn to cuddle. For example, let’s sit in a bar if we want a good breakfast, go to the hairdresser for a haircut, read a book in a park, listen to good music, book a massage. Pampering is a healthy habit. Let us not expect others to always feed us “, suggests the psychotherapist.

7) Do something new and different
“Playing with us allows us to develop greater self-confidence. Without daring we do not know or expand our horizons and do not develop creativity. I suggest doing as The protagonist of ‘For ten minutes’, a book by Chiara Gamberale: at a particular moment in her life she meets a psychotherapist who proposes that she devote ten minutes a day to herself for a month to do something she never had done. And come on here, start living again, setting new energies in motion “.

Example. “Choose something we never did or would like to do and get down to work. For example, dancing flamenco, changing roads to go to work, taking the bike if you usually take the car, cooking an Asian dish for the first time ”.

8) Spend more time disconnected
“Living without internet in modern societies is almost impossible, and above all it doesn’t make much sense. Technology has its positive sides. To be happier, however, it is important not to abuse social media and not always keep your smartphone at hand: we risk losing the sense of relationships and contact with reality ”.

Example. “If during a dinner people constantly monitor their phones there is something wrong. The same is true if we are at a party and rather than having fun and enjoying moments together we are thinking of taking pictures with the sole aim of posting them on Instagram. Being happy is not ostentation: that is appearance. Let us remember when we see others perpetually smiling on social media “.

9) Find spaces and times to move, breathe and release stress
“We accumulate stress and tension and often live in closed and chaotic contexts. The outlet valve is to recover the body, feel it, activate it through the movement that must become an essential part of the daily routine, such as sleeping and working. Dedicating a space to the body is important for personal well-being, not doing so affects our physical and emotional health. Furthermore, we pay attention to the breath: it is like a ‘radar’ that allows us to understand what we are feeling. If we are relaxed and calm, the breath is effortless, while in states of deep emotion it becomes more rapid and intense. If we are afraid, we breathe jerkily and hold our breath. If we are tense, breathing is shallow. Listening to each other we can bring the breath back to the right rhythm, and calm us ”.

Example. “Walking in a park. Go cycling. Do yoga or bioenergetics exercises. These are just a few examples, each can find the best way to keep body and mind active. If we are very angry or tired, instead, let’s sit down for a moment, let’s prepare an herbal tea and take a deep breath: let’s learn to regain awareness of our body and the feelings we feel ”.

10) Declare your feelings, show them to the people you love and don’t stifle your emotions
“It can happen that out of fear, embarrassment, inhibition, we can’t tell others what we feel. The possibility of externalizing one’s feelings allows us to regain contact also with ourselves. We should not be ashamed of expressing feelings of tenderness towards others, for example, our parents; often it is when we lose them that we realize that we have shown little affection. Emotions should not be stifled even if they are negative, such as anger or sadness: what we do not express manifests itself through other ways that do not make us feel good either physically or psychologically “.

Example. “Remember to say ‘I love you’ at the end of a daily call. Or ‘I love you’ to their parents in an unexpected way. Likewise, if we feel angry or sad because of a discussion with someone, pretending nothing will not improve the situation. Don’t underestimate the idea of ​​making the other person of your bad mood towards you “.

11) Live in the here and now, without too many expectations
“We tend to project many other expectations into the others: if what they do does not correspond to what we imagined, we are disappointed. Other times, instead of living in the present we find ourselves trapped in the conditioning given by past experiences or we project ourselves into an idealized future, losing sight of what happens to us. It is important to ‘surrender to the present’, give up control and be open to welcoming what comes, even if out of our schematization “.

Example. “A woman knows a man, she likes him but expects him to ask her out, thinking that there are no other ways; or he expects his partner to give her something unique; or again, he would like to go out with a friend but wait for her to call her; or finally, he expects the boss to congratulate her, it hurts us if she doesn’t and doesn’t realize that maybe she shows her that she appreciates her work by giving her a new project. We must free ourselves from these schemes: we will always be disappointed if we expect others to conform to our expectations ”.

12) Respect others, demand respect and trust your intuition
“Knowing how to say no: what a great gift. We must learn to be respected by others, not to be attacked or to accept situations passively. This allows us to be assertive and to defend our borders. Trusting one’s intuition is also one of the most important tips. As for animals – the psychotherapist continues – intuition guides and warns of possible dangers. Train yourself to follow him ”.

Example. “This year you would like to take a vacation in the mountains instead of the sea, but your companion asks you to go to the sea only. Looking for a compromise is important, and to be happier people it is essential not to always accept the decisions of others, but to express one’s wishes. As for intuition, instead, practice listening to your feelings: the body does not lie ”.

 

SOURCE: Salute della Repubblica (Eleonora Giovinazzo)

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Se il morale è a terra bastano 12 minuti di pensieri gentili verso il prossimo per sentirsi meglio. Lo dimostra una ricerca americana: altruismo e gentilezza sono le armi vincenti per ritrovare il buonumore.

 

UNA bella boccata d’aria, una corsetta nel parco, o magari un po’ di sano shopping. Ognuno ha i suoi rimedi per risollevarsi quando si ha il morale è a terra. Ma a volte anche la coccola che ci concediamo può non funzionare. Per scacciare il cattivo umore, tuttavia, esiste un metodo infallibile: è quello di non concentrarci su noi stessi, ma di provare piuttosto a fare qualcosa per gli altri. A proporlo sono gli psicologi della Iowa State University, secondo i quali per risollevare l’umore basta essere gentili e cordiali con chi ci sta intorno per appena 12 minuti. “È un rimedio semplice che non richiede molto tempo”, spiega lo psicologo Douglas Gentile, autore della ricerca “Abbiamo dimostrato che essere gentili con gli altri riduce l’ansia e aumenta la felicità”. Lo studio è stato appena pubblicato sul Journal of Happiness Studies.

Passeggiate di 12 minuti

Per capirlo, i ricercatori hanno chiesto a 496 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti tra i corridoi e i viali dell’università. Prima della camminata, i ragazzi erano stati suddivisi in gruppi. Al primo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano. Tutti gli studenti hanno completato dei sondaggi, sia prima che dopo la passeggiata, per poter misurare la loro ansia, felicità, soddisfazione, empatia e premura.

La gentilezza vince

Dal confronto di ciascun gruppo con quello di controllo, i ricercatori hanno osservato che coloro che hanno avuto pensieri gentili e amorevoli verso gli altri si sono sentiti anche più felici, soddisfatti, empatici e meno ansiosi. Così come il secondo gruppo, quello dell’altruismo, che ha mostrato buoni risultati soprattutto nella premura e nell’empatia. Il gruppo del confronto sociale, invece, non ha mostrato alcun beneficio rispetto al gruppo di controllo: gli studenti che si sono paragonati agli altri, infatti, erano meno empatici e premurosi. “Il confronto è competizione”, precisano i ricercatori. “Questo non vuol dire che non può avere qualche beneficio, ma la mentalità competitiva è legata a maggior stress, ansia e depressione”.

La personalità non conta

Inoltre, i ricercatori hanno esaminato se i diversi caratteri degli studenti potevano in qualche modo influenzare i risultati. Si aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. “Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità”, scrivono i ricercatori. “Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti”.

Il confronto sui social media

Un dato particolarmente interessante, precisano i ricercatori, è quello osservato nel gruppo in cui gli studenti sono stati portati a fare un confronto con gli altri. Un risultato che in qualche modo potrebbe collegarsi al fenomeno indotto dal paragone continuo proposto dai social media, in cui le persone effettivamente riferiscono di sentirsi più depresse e con una bassa autostima. “Anche se non lo abbiamo direttamente dimostrato in questo studio, sappiamo che è quasi impossibile non fare paragoni sui social media”, spiega Gentile. “Spesso proviamo invidia, gelosia, rabbia o delusione in risposta a ciò che vediamo sui social media, e quelle emozioni disturbano il nostro senso di benessere”, conclude l’autore, sottolineando che il confronto può essere positivo e avere effetti benefici quando, per esempio, si sta imparando qualcosa. “Ad esempio, da bambini impariamo guardando gli altri e confrontando i loro risultati con i nostri. Tuttavia, quando si tratta di benessere, il paragone non è efficace quanto la gentilezza, che aumenta costantemente la nostra felicità”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

If your mood is down, 12 minutes of kind thoughts to others are enough to feel better. This is demonstrated by an American research: altruism and kindness are the winning weapons to restore good humor

A nice breath of fresh air, a jog in the park, or maybe some healthy shopping. Everyone has his remedies to lift himself up when he has morale is on the ground. But sometimes even the cuddle we give ourselves may not work. To banish the bad mood, however, there is an infallible method: it is to not focus on ourselves, but rather to try to do something for others. To propose it are the psychologists of Iowa State University, according to which to raise the mood it is enough to be kind and cordial with those around us for just 12 minutes. “It is a simple remedy that does not take much time,” explains psychologist Douglas Gentile, author of the research “We have shown that being kind to others reduces anxiety and increases happiness.” The study has just been published in the Journal of Happiness Studies.
12-minute walks

To understand this, the researchers asked 496 students to take a 12-minute walk through the corridors and avenues of the university. Before the walk, the boys had been divided into groups. The first was asked to focus on kind and loving thoughts: looking at the people they met during the walk, they had to think “I want this person to be happy”. Instead, the second group was asked to think about what they could share with the people they met, such as tastes, feelings and fears. The third group was, instead, based on “social confrontation down”: meeting other students they had to think about how they could be better than them. Finally, the fourth and last group was the control group. In this case, the students were asked to think only of aesthetic details, such as clothes or other accessories, without judging who they met. All the students completed surveys, both before and after the walk, in order to measure their anxiety, happiness, satisfaction, empathy and care.

Kindness wins

By comparing each group with the control group, the researchers observed that those who had kind and loving thoughts about others felt even happier, more satisfied, empathetic and less anxious. As well as the second group, that of altruism, which has shown good results especially in concern and empathy. The social comparison group, on the other hand, showed no benefit compared to the control group: the students who compared themselves to others, in fact, were less empathetic and considerate. “The comparison is competition,” the researchers point out. “This does not mean that it cannot have any benefit, but the competitive mentality is linked to greater stress, anxiety and depression.”
Personality does not matter

Furthermore, the researchers examined whether the different characters of the students could somehow influence the results. They expected, for example, that narcissistic people would find it difficult to wish others were happy. Unlike what was expected, they discovered that the students’ personality did not play any role in benefiting from different behaviors. “This simple practice is valid regardless of personality type,” the researchers write. “Having kind thoughts towards others has reduced anxiety and increased happiness and empathy in all participants.”

The comparison on social media

A particularly interesting datum, the researchers point out, is that observed in the group in which the students were led to make a comparison with the others. A result that could somehow be linked to the phenomenon induced by the continuous comparison proposed by social media, in which people actually report feeling more depressed and with low self-esteem. “Although we have not directly demonstrated it in this study, we know that it is almost impossible not to make comparisons on social media,” explains Gentile. “We often feel envy, jealousy, anger or disappointment in response to what we see on social media, and those emotions disturb our sense of well-being,” the author concludes, pointing out that the comparison can be positive and have beneficial effects when, for example, you are learning something. “For example, as children we learn by looking at others and comparing their results with ours. However, when it comes to well-being, the comparison is not as effective as kindness, which constantly increases our happiness “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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Vi arrabbiate almeno una volta al dì? Tutta salute! Mezz’ora al giorno di nervi tesi non solo è gratificante perché scarica tutto lo stress, ma è capace anche di migliorare l’attività cardiovascolare e respiratoria. Ma attenzione a non esagerare.

 

A dirlo in un nuovo studio sono i ricercatori dell’Università Autonoma del Messico (UNAM), secondo cui arrabbiarsi per un po’ di minuti può essere positivo per la salute, in particolare per il cervello.

Per quale motivo? Perché quando ci arrabbiamo c’è un impulso neurochimico che stimola le onde cerebrali.

In pratica, nel momento in cui sale il nervoso aumentano frequenza cardiaca e respirazione: la rabbia, cioè, mette in circolo sia il sistema respiratorio che il sistema cardiovascolare. Inoltre, durante la fase di arrabbiatura c’è una maggiore produzione di dopamina, l’ormone che stimola il cervello e produce una sorta di “eccitazione” nei neuroni, e di noradrenalina, l’ormone che aumenta la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca.

La collera è quindi un modo con cui il nostro cervello e alcuni organi interni si attivano, motivo per cui non è così male come pensiamo.

Ma occhio, la rabbia deve essere solo momentanea: secondo gli studiosi, infatti, in un giorno non dovremmo superare i 30 o 40 minuti, altrimenti potrebbe causare l’effetto opposto e danneggiare la nostra salute. Un esempio? Quando ci arrabbiamo e ci eccitiamo, il nostro corpo produce cortisolo, che è noto come ormone dello stress capace anche di fare aumentare di peso. Così come, se si hanno problemi di ipertensione, arrabbiarsi per molto tempo non è esattamente il massimo.

“La rabbia è una reazione che il sistema nervoso centrale deve manifestare per essere contro, sfuggire a qualche tipo di disagio e ottenere qualche beneficio. Di fatto, eseguito correttamente ci rende competitivi, ed è per questo che è vantaggioso”, spiega Eduardo Calixto González della School of Psychology all’UNAM.

Il cervello arrabbiato vuole avere ragione!

In età più giovane la rabbia è più forte e più intensa che dopo 35 o 40 anni, quando la sensazione è più “selettiva” e controllata.

Inoltre, il momento peggiore per chiedere a qualcuno di calmarsi è proprio quando è arrabbiato: è per questo che è un errore dire “calmati”.

“Un cervello arrabbiato vuole avere ragione e vuole sentire che è nel giusto”, dicono i ricercatori.

Ma passati i 30 o 40 minuti questa emozione deve essere necessariamente limitata per tutti, altrimenti in un attimo i benefici della rabbia si tramutano in danni.

Se insomma ne fate una malattia, ecco come potreste liberarvi dalla rabbia per vivere meglio.

FONTE: Greenme (Germana Carillo)

 

(ENGLISH VERSION)

Do you get angry at least once a day? All health! Half an hour a day of tense nerves is not only gratifying because it relieves all stress, but it is also capable of improving cardiovascular and respiratory activity. But be careful not to overdo it.

In a new study, researchers from the Autonomous University of Mexico (UNAM) say that being angry for a few minutes can be good for health, especially for the brain.

For what reason? Because when we get angry there is a neurochemical impulse that stimulates brain waves.

In practice, when the nerve rises it increases heart rate and breathing: that is, anger circulates both the respiratory system and the cardiovascular system. Furthermore, during the rage phase there is a greater production of dopamine, the hormone that stimulates the brain and produces a sort of “excitement” in neurons, and of norepinephrine, the hormone that increases blood pressure and heart rate .

Anger is therefore a way in which our brain and some internal organs are activated, which is why it is not as bad as we think.

But eye, anger must be only momentary: according to scholars, in fact, in a day we should not exceed 30 or 40 minutes, otherwise it could cause the opposite effect and damage our health. An example? When we get angry and we get excited, our body produces cortisol, which is known as a stress hormone that can also gain weight. Just as, if you have hypertension problems, getting angry for a long time is not exactly the best.

“Anger is a reaction that the central nervous system must manifest to be against, to escape some kind of discomfort and get some benefit. In fact, properly executed makes us competitive, which is why it is beneficial, “explains Eduardo Calixto González of the School of Psychology at UNAM.

The angry brain wants to be right!

At a younger age, anger is stronger and more intense than after 35 or 40 years, when the feeling is more “selective” and controlled.

Furthermore, the worst time to ask someone to calm down is when he is angry: that’s why it’s a mistake to say “calm down”.

“An angry brain wants to be right and wants to feel it’s right,” the researchers say.

But after 30 or 40 minutes this emotion must necessarily be limited for everyone, otherwise in an instant the benefits of anger turn into damage.

In short, if you make a disease of it, that’s how you could free yourself from anger to live better.

SOURCE: Greenme (Germana Carillo)

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