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Il colpevole, suggerisce uno studio sui topi, sarebbe il sistema nervoso che danneggia la riserva delle cellule contenenti i pigmenti dei capelli.

 

NON è colpa né del sistema immunitario né degli ormoni. Se i capelli diventano grigi a causa dello stress il colpevole va cercato nel sistema nervoso, capace di danneggiare le cellule che producono i pigmenti che colorano i capelli. Questo almeno è quello che accade nei topi, come suggerisce uno studio che arriva da Harvard e pubblicato sulla rivista Nature.

Capelli grigi e stress, solo aneddoti?

“Tutti hanno un aneddoto da raccontare su come lo stress influenzi il loro corpo in particolare la pelle e i capelli – gli unici tessuti visibili dall’esterno”, racconta la ricercatrice Ya-Chieh Hsu da Harvard, a capo dello studio. “Il nostro scopo era quello di capire se questo legame fosse vero, e quindi, come lo stress cambia i diversi tessuti”.

E farlo sui capelli, per antonomasia la parte del corpo più legata, almeno a livello aneddotico, agli effetti dello stress, sarebbe stato abbastanza facile, ha spiegato Hsu, dal momento che parliamo di zone facilmente accessibili.

Il ruolo del sistema nervoso

Una volta appurato che alcuni topi, sottoposti a condizioni di stress fisico o psicologico, cominciavano a ingrigire, e che il fenomeno, come atteso, era da ricollegare alla perdita delle staminali dei melanociti (le cellule che colorano, con i loro pigmenti, peli e capelli), gli scienziati hanno cominciato a cercare i meccanismi alla base di tutto questo. E sono così proceduti per gradi. Il cortisolo, l’ormone collegato allo stress, non sembrava essere coinvolto, dal momento che topi che ne erano privi continuavano a ingrigire, e allo stesso modo succedeva in assenza di cellule del sistema immunitario.

È così che i ricercatori hanno rintracciato il colpevole nel sistema nervoso, in particolare nel sistema nervoso simpatico, deputato al controllo di risposte di attacco o fuga. Un attore importante in chiave evolutiva così come lo stress acuto: è grazie a questi meccanismi per esempio che a volte è possibile mettere in atto comportamenti che consentono la sopravvivenza, ricordano gli autori.

Un danno permanente

In particolare gli scienziati hanno osservato che l’attivazione del sistema nervoso da stress danneggia la riserva di cellule deputate a colorare peli e capelli, e che lo fa attraverso il rilascio di un neurotrasmettitore, la noradrenalina.

Di fatto lo stress produce un danno nella capacità rigenerativa dei tessuti:

  • la noradrenalina attiva troppo la popolazione di staminali che sostituisce la riserva dei melanociti nel follicolo pilifero, favorendo all’inizio sì la produzione di cellule che producono il pigmento, ma così tante che una volta che queste muoiono non ce ne sono più di riserva a sostituirle.

E una volta che il danno è fatto è permanente, ha spiegato Hsu. A conferma che il meccanismo fosse proprio questo, gli scienziati hanno provato anche a bloccare la profilerazione delle cellule, osservando che in questo modo era possibile bloccare il processo.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The culprit, suggests a study in mice, would be the nervous system that damages the reserve of cells containing hair pigments.

It is NOT the fault of the immune system or hormones. If the hair becomes gray due to stress, the culprit must be sought in the nervous system, capable of damaging the cells that produce the pigments that color the hair. This at least is what happens in mice, as a study that comes from Harvard and published in the journal Nature suggests.

Gray hair and stress, just anecdotes?

“Everyone has an anecdote to tell about how stress affects their bodies in particular skin and hair – the only fabrics visible from the outside,” says researcher Ya-Chieh Hsu from Harvard, head of the study. “Our aim was to understand if this link was true, and therefore, how stress changes the different tissues.” And to do it on the hair, par excellence the part of the body most linked, at least anecdotally, to the effects of stress, it would have been easy enough, explained Hsu, since we are talking about easily accessible areas.

The role of the nervous system

Once it was ascertained that some mice, subjected to conditions of physical or psychological stress, began to turn gray, and that the phenomenon, as expected, was due to the loss of the stem of the melanocytes (the cells that color, with their pigments, hairs and hair), scientists began to look for the mechanisms behind all this. And so they proceeded step by step. Cortisol, the stress-related hormone, did not appear to be involved, since mice that lacked it continued to gray, and similarly happened in the absence of immune system cells.

This is how the researchers tracked the culprit into the nervous system, particularly the sympathetic nervous system, which is responsible for controlling attack or flight responses. An important player in an evolutionary key as well as acute stress: it is thanks to these mechanisms, for example, that sometimes it is possible to implement behaviors that allow survival, remember the authors.

Permanent damage

In particular, scientists have observed that the activation of the nervous system by stress damages the reserve of cells responsible for coloring hair and hair, and that it does so through the release of a neurotransmitter, norepinephrine. In fact, stress produces damage in the regenerative capacity of the tissues: norepinephrine activates the population of stem too much which replaces the reserve of melanocytes in the hair follicle, initially favoring the production of cells that produce the pigment, but so many that a once they die there are no more reserves to replace them. And once the damage is done it is permanent, explained Hsu. To confirm that the mechanism was just that, the scientists also tried to block the profiling of the cells, observing that in this way it was possible to block the process.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Ci sono persone che faticano a esprimere le emozioni, o meglio che le reprimono completamente. Si tratta di un vero e proprio disturbo che prende il nome di alessitimia, una condizione di ridotta consapevolezza emotiva, che causa l’incapacità di riconoscere e descrivere le proprie emozioni e quelle degli altri.

 

Ebbene, in generale la poca familiarità con la propria emotività, secondo il campo della psiconeuroimmunologia (PNI), può avere ripercussioni negative a livello immunitario, con conseguenze per la nostra salute.

Spesso si sente affermare che le emozioni influenzano più di quanto ci aspettiamo il corpo e il campo della PNI lo sta dimostrando, rilevando relazioni interessanti tra stress, emozioni, sentimenti positivi e funzione immunitaria, malattia e mortalità.

Attraverso gli studi condotti finora, i ricercatori si sono accorti che le persone esposte a più stress subiscono cambiamenti nel sistema immunitario. Nei soggetti esaminati, la sua risposta diminuiva infatti di circa il 15% e ancora di più in situazioni ulteriormente stressanti, sfociando frequentemente in malattie come raffreddori, herpes e via dicendo.

Ma che c’entra lo stress con l’espressione delle emozioni?

C’entra perché esso può derivare, fra le altre cose, proprio dall’incapacità di ascoltare le emozioni ed esprimere i propri sentimenti, positivi o negativi che siano.

I ricercatori hanno anche compreso che le cellule del sistema immunitario rilasciano fluidi chiamati citochine, dei messaggeri che permettono alle cellule di comunicare tra loro, inviando istruzioni per sviluppare più cellule per combattere le infezioni. Ma quando ci sono di mezzo gli ormoni dello stress, questi ultimi inibiscono la produzione di citochine, vanificando la capacità del corpo di combattere le infezioni in modo efficace.

Se invece gli stati d’animo sono positivi c’è un aumento della risposta immunitaria e anche avere delle buone relazioni sociali, o almeno una persona in cui confidare, aiuta il sistema immunitario e aumenta le aspettative di vita.

Diversa la situazione per chi ha un atteggiamento ostile ovvero di aperta aggressività, con frequenti scoppi di rabbia e cinica diffidenza, che subentra quando ci si trattiene per troppo tempo anche a livello emotivo. Queste persone tendono infatti ad avere maggiori probabilità di sviluppare

  • attacchi di cuore,
  • ipertensione,
  • altre malattie cardiovascolari,
  • ictus e
  • cancro.

In definitiva, le emozioni probabilmente influiscono sulla nostra salute molto più di quanto crediamo e nei prossimi decenni è probabile che sempre più studi lo dimostrino concretamente. Meglio ascoltarle!

 

SOURCE: Greenme (Laura De Rosa)

 

 

(ENGLISH VERSION)

There are people who struggle to express emotions, or rather who completely repress them. It is a real disorder that is called alexithymia, a condition of reduced emotional awareness, which causes the inability to recognize and describe one’s own emotions and those of others.

Well, in general the unfamiliarity with one’s own emotionality, according to the field of psychoneuroimmunology (PNI), can have negative repercussions on the immune level, with consequences for our health.

Often we hear that emotions affect more than we expect the body and the PNI field is demonstrating this, detecting interesting relationships between stress, emotions, positive feelings and immune function, disease and mortality.

Through studies conducted so far, researchers have found that people exposed to more stress undergo changes in the immune system. In the subjects examined, in fact, its response decreased by about 15% and even more in further stressful situations, frequently resulting in diseases such as colds, herpes and so on.

But what does stress have to do with the expression of emotions? It has to do with it because it can derive, among other things, from the inability to listen to emotions and express one’s feelings, positive or negative.

The researchers also understood that cells in the immune system release fluids called cytokines, messengers that allow cells to communicate with each other, sending instructions for developing multiple cells to fight infections. But when stress hormones are involved, they inhibit the production of cytokines, negating the body’s ability to fight infections effectively.

If, on the other hand, the moods are positive, there is an increase in the immune response and also having good social relationships, or at least one person to trust, helps the immune system and increases life expectancy. The situation is different for those who have a hostile attitude or open aggression, with frequent outbursts of anger and cynical mistrust, which occurs when we stay too long even on an emotional level. In fact, these people tend to be more likely to develop heart attacks, hypertension, other cardiovascular diseases, strokes and cancer.

Ultimately, emotions are likely to affect our health far more than we believe, and more studies are likely to demonstrate this concretely in the coming decades. Better listen to them!

 

SOURCE: Greenme (Laura De Rosa)

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Negli Stati Uniti, si è scoperto con stupore
che le cellule cancerose temevano di più l’Amore! Lo studio ha dimostrato che molta gente è malata per mancanza d’AMORE.

Il Dott. David Hawkins è un medico Statunitense che ha trattato numerosi pazienti, dice che vedendo il paziente, conosce già la causa della malattia.

“Molte persone si ammalano, per mancanza di Amore. Perché hanno soltanto dolore e frustrazione.”

Le persone ammalatate hanno generalmente pensieri negativi, con frequenze vibratorie inferiori a 200.
Con vibrazioni superiori a 200, la gente non si ammala.

Il tasso vibrazionale (campo magnetico) più elevato è 1000 e il più basso è 1.

Quali sono i pensieri che abbassano le frequenze?

La gente piena di ODIO, che ama ESIGERE, biasimare ed essere temuta, ha una frequenza di circa trenta o quaranta.
ACCUSARE sempre gli altri, ruba una grande quantità d’energia e fa abbassare drammaticamente la frequenza vibratoria.

Il Dott. David Hawkins ha detto che in questo mondo, la frequenza più alta di vibrazione che abbia vista in una persona era di 700, un’energia particolarmente intensa.

Quando queste persone appaiono, possono influenzare considerevolmente il campo magnetico locale.

Quando una persona con un’energia elevata compare, il campo magnetico intorno diventa tranquillo e pacifico. Ma quando prevalgono i pensieri negativi, non solo la persona fa del male a sé stessa ma inquina anche il campo magnetico altrui.

Il dott. Hawkins dichiarò di aver testato milioni di casi, su diverse razze in tutto il mondo e Il risultato è sempre lo stesso.

  • Quando la frequenza vibratoria è inferiore a 200, la persona è malata.
    Invece Oltre i 200, è in buona salute.

Quali sono i pensieri sopra i 200?

“La BENEVOLENZA, la COMPASSIONE, l’AMORE, le AZIONI COMPIUTE con COSCIENZA & CONSAPEVOLEZZA, la TOLLERANZA, ecc.”… (Elevano le frequenze da 400 a 500).

Invece l’odio, la rabbia, il biasimo, il risentimento, la gelosia, il disprezzo, l’egoismo, il narcisismo e la quasi-totale assenza di empatia creano basse frequenze che portano anche al cancro, a malattie cardiache ecc…

Il pensiero è incredibile dal punto di vista medico.

L’AMORE ha una grande influenza sulla salute delle persone.

Dopo che il violoncellista giapponese ha sofferto di cancro, ha provato a combattere la malattia ma si è sempre sentito peggio.
Si è concentrato e ha deciso di AMARE tutte le cellule cancerose del suo corpo.
Ha considerato il dolore intenso del cancro come un “servizio di risveglio”, con riconoscenza e gratitudine.
Ha deciso di amare tutto il mondo.
Dopo un certo tempo, inaspettatamente tutto era scomparso.
Divenne un terapeuta famoso in tutto il Giappone.

L’Essenza della vita è l’Amore.! ❤️
La tua essenza è l’AMORE ❤️INFINITO ED ETERNO.

Emmanuel Schaeffer

FONTE:  Riflessioni e Benessere

 

(ENGLISH VERSION)

In the United States, it was discovered with astonishment
that the cancer cells feared more Love!

The study showed that many people are sick due to lack of LOVE.
Dr. David Hawkins is a US doctor who has treated many patients, says that seeing the patient, he already knows the cause of the disease.
“Many people get sick due to lack of love. Because they have only pain and frustration.

Sick people generally have negative thoughts, with vibratory frequencies below 200.
With vibrations above 200, people don’t get sick.

The highest vibrational rate (magnetic field) is 1000 and the lowest is 1).

What are the thoughts that lower the frequencies?
People full of HATE, who love DEMANDING, blaming and being feared, have a frequency of about thirty or forty.
Always to accuse others, steal large amounts of energy and dramatically lower the vibratory frequency.

Dr. David Hawkins said that in this world, the highest frequency of vibration seen in one person was 700, a particularly intense energy.

When these people appear, they can significantly influence the local magnetic field.

When a person with high energy appears, the magnetic field around becomes quiet and peaceful. But when negative thoughts prevail, not only does the person hurt himself but he also pollutes the magnetic field of others.

The dott. Hawkins claimed to have tested millions of cases, on different races around the world, and the result is always the same.
When the vibration frequency is less than 200, the person is sick.
Instead Over 200, he is in good health.

What are the thoughts above 200?
“BENEVOLENCE, COMPASSION, LOVE, ACTIONS CARRIED OUT WITH CONSCIENCE & AWARENESS, TOLERANCE, etc.” … (The frequencies range from 400 to 500).

Instead hatred, anger, blame, resentment, jealousy, contempt, selfishness, narcissism and the almost total absence of empathy create low frequencies that also lead to cancer, heart disease, etc.
The thought is incredible from a medical point of view.
LOVE has a great influence on people’s health.

After the Japanese cellist suffered from cancer, he tried to fight the disease but he always felt worse.
He concentrated and decided to LOVE all the cancer cells in his body.
He considered the intense pain of cancer as an “awakening service”, with gratitude and gratitude.
He decided to love the whole world.
After a while, unexpectedly everything had disappeared.
He became a famous therapist throughout Japan.

The Essence of life is Love.! ❤️
Your essence is the ITOINFINITO AND ETERNAL LOVE.

SOURCE: Riflessioni e Benessere

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Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce. Quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie, i nostri dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.

 

Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore.

Il naso “cola” quando il corpo non piange.

Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso, un trauma, una tristezza immensa;

il mal di gola ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti.

Quando non sopporti una persona, non la digerisci, ma devi comunque conviverci o averci a che fare, ti viene acidità di stomaco;

le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.

Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia.

Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato.

Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o

Il corpo dimagrisce quando ti senti logorato.

Dubbi, preoccupazioni, ansietà, ti portano via il sonno e soffri di insonnia.

Se non trovi un senso alla tua vita, la pressione del cuore rallenta o accelera: quindi ipotensioni e pressione alta sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze.

Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria).

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto da un problema e sei al limite della sopportazione, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta.

Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.

Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono.

I crampi indicano che stai subendo una situazione per te insopportabile.

La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti intasano e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti.

La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come anche il vomito), vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

 

La malattia non è cattiva, ti avvisa solo che stai sbagliando cammino.

Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E’ ovvio che non dobbiamo generalizzare, non è un catalogo farmacologico, ma una linea guida…

E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi sta loro accanto; non a caso, i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorevoli.

L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.

 

FONTE: Anima naturale

 

(ENGLISH VERSION)

Our body somatizes in its matter what the spirit undergoes. What our unconscious is silent, our sicknesses, our aches and pains scream. Illness is a conflict between personality and soul.

When you lack emotional warmth, just a little cold wind and you immediately catch a cold. The nose “runs” when the body does not cry. Strong back pains (obviously not caused by a badly loaded weight) tell you that you are suffering pain, carry weight, trauma, immense sadness; the sore throat assails you surely when you have so many pains to vent and afflictions to say and you don’t have with whom to confide you.

When you can’t stand a person, you don’t digest it, but you still have to live with it or have something to do with it, you get stomach acid; colic is often an accumulated rabies that you cannot let go of.

Diabetes “invades” when loneliness grips you. Cancer devours you like hatred that corrodes missed love. The body gets fat when you are dissatisfied or lose weight when you feel worn out.

 
Doubts, worries, anxieties, take away your sleep and suffer from insomnia.

 
This trick will heal your joints in 3 days!
If you don’t find meaning in your life, your heart pressure slows down or accelerates: therefore hypotension and high blood pressure are changes that affect your mood and your strength. Nervousness increases the breaths, as if you lacked air, whence chest pains and headaches (many smokers get extra air from the ephemeral smoke that relaxes them in a compensating but illusory way). Pressure “rises” when fear imprisons.

 
When you feel overwhelmed by a problem and you’re on the verge of endurance, then the fever assails you, the immunity frontiers are on the alert. The knees “hurt” when your pride does not bend. Osteoarthritis comes when your mind does not open, you are too rigid and your muscles contract. Cramps indicate that you are suffering an unbearable situation.

Constipation tells you that you have residues in your unconscious, you have secrets that clog you up and you don’t find anyone who understands you without judging you. Diarrhea is an act of defense of the organism that wants to eliminate what it perceives as harmful (as well as vomiting), applies to viruses but also to situations, feelings … maybe those who have diarrhea cannot hold back or assimilate.

The disease is not bad, it only warns you that you are wrong way. Listen to your body and learn to heal with your spirit, there is no other medicine that your own nature cannot give you. It is obvious that we should not generalize, it is not a pharmacological catalog, but a guideline … And children? though they are innocent, they are emotional sponges and they incorporate every negative energy of those around them; not by chance, the healthiest children are those who grow up in united and loving families. Love is life, therefore any lack of love produces death in us: psychic, mental, emotional and eventually even physical.

SOURCE: Anima naturale

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La prossima volta che vi sentite tristi e depressi prestate molta attenzione alla vostra postura, in particolare alla posizione del collo, delle spalle e della schiena.

Chi soffre di depressione e problemi marcati di bassa autostima, tende ad accasciarsi su se stesso con collo e spalle ricurve in avanti. Quando la situazione di precarietà emotiva è conclamata e si cronicizza fin dall’infanzia, possono manifestarsi dei veri e proprio problemi posturali fino a sfociare in disturbi come cifosi, scoliosi e lordosi.

Il nostro corpo traduce lo stress e gli stati d’animo in molti modi. La risposta allo stress, alla depressione e alla bassa autostima è cablata dal nostro sistema nervoso con la contrazione dei principali muscoli flessori del tronco, primo tra tutti il muscolo ileo-psoas.

Stress, ansia, depressione e bassa stima di sé incidono fortemente sulla postura: da un lato portano alla contrazione dei principali muscoli flessori (muscolo ileo-psoas compreso) portandoci a inarcare in modo scorretto la schiena, dall’altro ci portano alla chiusura delle spalle, alla compressione della cassa toracica e all’affondamento del cuore:

questo atteggiamento posturale ci predisponendoci a una respirazione disfunzionale e a problemi d’ansia. Insomma, i nostri stati d’animo hanno un pesante effetto sulla nostra postura che come un boomerang inciderà ancora una volta sulla nostra emotività.

Mentre è vero che la depressione può portare a una postura scorretta, è anche vero il contrario: chi tende a inarcare la schiena, chiudere le spalle e “affondare il collo nel torace”, è più predisposto alla produzione dei cosiddetti ormoni dello stress.

Un collegamento bidirezionale

Il rapporto tra il nostro corpo e la nostra mente decorre in entrambe le direzioni. Ciò significa che da un lato la nostra mente influenza il nostro corpo e dall’altro, il nostro corpo reagisce innescando nuovi feedback nella nostra mente. Non solo teorie:

in uno studio del 2009, pubblicato sul European Journal of Social Psychology, un team di scienziati cognitivisti ha messo in evidenza come la postura che assumiamo condiziona ciò che pensiamo di noi e quanta fiducia abbiamo nelle nostre capacità.

E’ qui che entra in gioco il muscolo ileo-psoas. Un buon funzionamento del muscolo ileo-psoas può portare a una significativa riduzione della depressione, al contrario, un cattivo sviluppo di questo muscolo può essere correlato a frequenti mal di testa, dolori al collo e alle spalle oltre che a una lunga serie di problemi muscolari.

Dove si trova il muscolo ileo-psoas?

In realtà, quello che chiamiamo muscolo ileo-psoas è l’insieme di due muscoli che si estendono dalla regione lombare fino all’area anteriore della coscia.

Il muscolo psoas si origina dalle vertebre toraciche ed è associato a ciascuna delle cinque vertebre lombari della parte inferiore della schiena. Si estende verso il basso attraverso il bacino per fissarsi all’interno del femore superiore mediante il muscolo iliaco.

Questo muscolo è il principale protagonista nel determinare la posizione del bacino e del tratto lombare e, di conseguenza, dell’intera postura. Per un trattamento delle disfunzioni e problematiche fisiche indotte dalla persistente contrazione del muscolo ileo-psoas vi rimandiamo all’articolo Rilassare il muscolo psoas per vivere senza dolori, paure e ansie. In questa pagina ci soffermeremo esclusivamente sul rapporto tra il muscolo psoas e la sfera emotiva.

Come il muscolo ileo-psoas influenza la nostra salute mentale

Stando a uno studio pubblicato sul numero di giugno 2015 (volume 34) dell’Heath Psychology e riportato dall’American Psychological Association, il modo in cui sviluppiamo e organizziamo i nostri muscoli incide fortemente sul nostro umore fino a innescare pensieri depressivi. I ricercatori hanno studiato gli effetti di una postura corretta e una postura accasciata con spalle chiuse e schiena inarcata. Lo studio ha esaminato gli effetti della postura sul cuore e sulla mente di 74 persone alle quali è stata assegnata una postura.

I ricercatori hanno monitorato parametri come pressione sanguigna, battiti cardiaci, livelli dello stress, stati d’animo e autostima. Tutti i partecipanti al test alla quale era stata assegnata una posizione eretta riferivano umore alto, livelli di energia elevati e maggiore autostima. Al contrario, chi durate il test teneva il muscolo ileo-psoas contratto con schiena inarcata e spalle chiuse, riferiva pensieri tristi, sensazioni di noia, emozioni negative e in alcuni casi anche fobia sociale e ansia.

Esercizi per allenare il muscolo ileo-psoas e accrescere l’autostima

Imparando a distendere in modo corretto il nostro muscolo ileo-psoas, possiamo predisporci a una maggiore apertura e trarre un gran numero di vantaggi sia da un punto di vista fisico, sia da un punto di vista mentale: ricordate, il collegamento è sempre bidirezionale!

Praticare yoga può aiutarci ad allenare il nostro muscolo ileo-psoas, in particolare, nella foto che segue sono mostrate le posizione e gli esercizi da assumere per imparare a distendere il muscolo psoas e migliorare la nostra postura.

muscolo ileo-psoas

Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti tre volte a settimana, con sessioni di 30 minuti. Prima di eseguire gli esercizi è importante considerare le proprie problematiche posturali: se assumente una postura scorretta fin dall’infanzia, probabilmente questi esercizi fai da te non bastano. Non esitate a consultare un posturologo o a valutare con il vostro medico di base (quello gratis della mutua) la presenza di disturbi quali cifosi, lordosi o scoliosi.

In caso di dubbio, provvedete a eseguire una radiografia quadrettata dall’intera schiena così da evidenziare anche eventuali inclinazioni del bacino (è una conseguenza tipica del muscolo ileo-psoas cronicamente contratto) e rotazioni dell’anca. In presenza di tali problematiche consultate un fisioterapista e lavorate insieme sulla costruzione di una nuova stabilità fisica ed emotiva.

A impattare negativamente sulla salute del muscolo ileo-psoas non è solo la bassa autostima e l’umore depresso. Complici di un muscolo ileo-psoas mal sviluppato e costantemente contratto sono, in generale, le cattive abitudini posturali, una vita eccessivamente sedentaria e il sovrappeso. Stilate un nuovo programma alimentare e provate ad avvicinarvi al vostro peso-forma intensificando la vostra attività fisica.

Altri consigli per migliorare la postura

Quando parliamo di fitness sono poche le persone che proiettano l’immaginazione allo stretching e alla flessibilità muscolare. Gli esercizi di stretching non solo aumentano l’agilità ma alleviano mal di schiena e migliorano la postura.

Alcuni esercizi di stretching migliorano l’efficienza del nostro muscolo ileo-psoas.

Per iniziare, mettetevi spalle a muro cercando di entrare in contatto con ogni parte della vostra schiena sul muro: anche la parte toracica… ammesso che ci riusciate! Ricordate che la parte bassa del torace è governata dal muscolo psoas quindi se avete difficoltà ad avvicinarla al muro, il vostro muscolo potrebbe essere eccessivamente contratto o potrebbero esserci del problemi strutturali (lordosi) della colonna vertebrale.

Stendete anche le braccia al muro e piegate i gomiti a 90°. Portate le spalle indietro e cercate il contatto con la parete anche con le scapole. Muovete le braccia dall’alto verso il basso e poi dal basso verso l’alto disegnando una sorta di angelo sul muro.

Questo esercizio, oltre a distendere il muscolo psoas, vi farà divaricare spalle e scapole che in genere, per chi soffre di bassa autostima, costituiscono un nucleo chiuso.

Per altri esercizi mirati per allenare il muscolo psoas migliorare la postura, vi consiglio la lettura del libro “Vivere senza dolori con l’educazione posturale“. Non lasciatevi ingannare dal titolo semplicistico, si tratta di un libro molto completo apprezzato anche dai professionisti di settore (posturologi, fisioterapisti…). Questo libro vi indurrà a una più attenta analisi del sé, sia nel corpo che nella mente migliorando il rapporto che si ha con se stessi. Il libro è consigliato per la sua completezza: dalla respirazione agli esercizi specifici per andare a intervenire su praticamente tutta la muscolatura del nostro corpo, portando finalmente a rilassare i muscoli contratti, in primis il muscolo ileo-psoas.

 

FONTE: Psicoadvisor

 

(ENGLISH VERSION)

The next time you feel sad and depressed, pay close attention to your posture, particularly the position of the neck, shoulders and back. Those who suffer from depression and marked problems of low self-esteem tend to collapse on themselves with their necks and shoulders curved forward. When the situation of emotional precariousness is overt and becomes chronic from childhood, real postural problems can occur and lead to disorders such as kyphosis, scoliosis and lordosis.

 
Our body translates stress and moods in many ways. The response to stress, depression and low self-esteem is wired by our nervous system with the contraction of the main flexor muscles of the trunk, first of all the ileo-psoas muscle.

Stress, anxiety, depression and low self-esteem strongly affect posture: on the one hand they lead to the contraction of the main flexor muscles (including the ileo-psoas muscle), leading us to incorrectly arch the back, and on the other they lead us to the closure of the shoulders , to the compression of the rib cage and the sinking of the heart:

this postural attitude predisposes us to dysfunctional breathing and anxiety problems. In short, our moods have a heavy effect on our posture which, like a boomerang, will once again affect our emotions.

While it is true that depression can lead to incorrect posture, the opposite is also true: those who tend to arch their backs, close their shoulders and “sink their neck into their chest”, are more predisposed to producing so-called stress hormones.

A two-way connection

The relationship between our body and our mind runs in both directions. This means that on one hand our mind affects our body and on the other hand, our body reacts by triggering new feedback in our mind. Not just theories:

in a 2009 study, published in the European Journal of Social Psychology, a team of cognitive scientists highlighted how the posture we take affects what we think of us and how much confidence we have in our abilities.

This is where the ileo-psoas muscle comes into play. A good functioning ileo-psoas muscle can lead to a significant reduction of depression, on the contrary, a bad development of this muscle can be related to frequent headaches, neck and shoulder pains as well as a long series of muscular problems .

Where is the ileo-psoas muscle found?

In reality, what we call the ileo-psoas muscle is the set of two muscles that extend from the lumbar region to the anterior thigh area.

The psoas muscle originates from the thoracic vertebrae and is associated with each of the five lumbar vertebrae of the lower back. It extends downwards through the pelvis to fix itself inside the upper femur through the iliac muscle.

This muscle is the main protagonist in determining the position of the pelvis and lumbar tract and, consequently, of the entire posture. For a treatment of the dysfunctions and physical problems induced by the persistent contraction of the ileo-psoas muscle, we refer you to the article Relax the psoas muscle to live without pain, fear and anxiety. On this page we will focus exclusively on the relationship between the psoas muscle and the emotional sphere.

How the ileo-psoas muscle affects our mental health

According to a study published in the June 2015 issue (volume 34) of the Heath Psychology and reported by the American Psychological Association, the way we develop and organize our muscles strongly affects our mood to trigger depressive thoughts. The researchers studied the effects of correct posture and a slumped posture with closed shoulders and arched back. The study examined the effects of posture on the heart and mind of 74 people who were assigned a posture.

Researchers monitored parameters such as blood pressure, heart rate, stress levels, mood and self-esteem. All participants in the test who were assigned a standing position reported high mood, high energy levels and increased self-esteem. On the contrary, those who lasted the test held the ileo-psoas muscle contracted with arched back and closed shoulders, reported sad thoughts, feelings of boredom, negative emotions and in some cases even social phobia and anxiety.

 
Exercises to train the ileo-psoas muscle and increase self-esteem

By learning to correctly stretch our ileo-psoas muscle, we can prepare ourselves for greater openness and take a great number of advantages both from a physical point of view and from a mental point of view: remember, the connection is always bi-directional!

 

Practicing yoga can help us train our ileo-psoas muscle, in particular, the following photo shows the positions and exercises to be taken to learn how to relax the psoas muscle and improve our posture.

ileo-psoas muscle

The exercises should be performed three times a week, with 30-minute sessions. Before performing the exercises, it is important to consider your postural problems: if you have an incorrect posture from childhood, probably these DIY exercises are not enough. Do not hesitate to consult a posturologist or to assess the presence of disorders such as kyphosis, lordosis or scoliosis with your primary care physician.

If in doubt, perform a squared X-ray on the entire back so as to highlight any inclinations of the pelvis (it is a typical consequence of the chronically contracted ileo-psoas muscle) and hip rotation. In the presence of these problems, consult a physiotherapist and work together on building a new physical and emotional stability.

It is not only low self-esteem and depressed mood that impacts the health of the ileo-psoas muscle. Accomplices of a poorly developed and constantly contracted ileopsoas muscle are, in general, bad postural habits, an excessively sedentary life and overweight. Create a new nutrition program and try to get closer to your weight-form by intensifying your physical activity.

Other tips to improve posture

When we talk about fitness, there are few people who project their imagination to stretch and muscle flexibility. Stretching exercises not only increase agility but relieve back pain and improve posture.

Some stretching exercises improve the efficiency of our ileo-psoas muscle.

To start, get your back to the wall trying to get in touch with every part of your back on the wall: even the chest part … assuming you succeed! Remember that the lower part of the chest is governed by the psoas muscle so if you have difficulty approaching the wall, your muscle may be too tight or there may be structural problems (lordosis) of the spine.

Also extend your arms to the wall and bend your elbows at 90 °. Put your shoulders back and look for contact with the wall even with your shoulder blades. Move your arms from top to bottom and then from bottom to top drawing a sort of angel on the wall.

This exercise, in addition to relaxing the psoas muscle, will make your shoulders and shoulder blades widen which in general, for those suffering from low self-esteem, constitute a closed core.

For other exercises aimed at training the psoas muscle and improving posture, I recommend reading the book “Living without pain with postural education”. Do not be fooled by the simplistic title, it is a very complete book also appreciated by professionals (posturologists, physiotherapists …). This book will lead you to a more careful analysis of the self, both in the body and in the mind by improving the relationship you have with yourself. The book is recommended for its completeness: from breathing to specific exercises to go to intervene on practically all the muscles of our body, finally bringing the contracted muscles to relax, primarily the ileo-psoas muscle.

 

SOURCE: Psicoadvisor

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“…guarda bene la colonna per conoscere la causa della malattia…” 
Ippocrate

 

Le “placche cutanee” e la loro “memoria”

Dal 1996 mi dedico assiduamente allo studio e all’indagine di particolari punti cutanei, collegati alla memorizzazione di eventi stressanti, e che sono localizzati sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. Si tratta di 24 coppie di punti (o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris ), scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacrococcigeo. Questi stessi punti sono perfettamente sovrapponibili ai cosiddetti punti Fuori Meridiano, denominati HuaTuojiaji, molto conosciuti in Medicina Tradizionale Cinese.

Quale meraviglia nascondono queste placche spinali? La risposta risiede nella capacità di questi punti di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi, di registrare cioè gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale. Si tratta di una rivoluzionaria ipotesi cronobiologica, densa di ricadute sul piano clinico. La nostra prima riflessione è la seguente: se è plausibile l’esistenza di queste placche spinali, che registrano segnali a carattere traumatico, questo porta a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici. In altre parole possiamo immaginare che perlomeno anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione di eventi a connotazione traumatica. Non dimentichiamo inoltre che le strutture spinomidollari (il midollo spinale, per intenderci) rappresentano, sul piano filogenetico, le architetture neurali più arcaiche in senso assoluto, compatibili in  questo senso con una forma di “Memoria” meno sofisticata, ma più stabile, perché stratificata in milioni di anni di evoluzione biologica.

Il linguaggio, con cui si esprime questa particolare forma di memoria, è ovviamente un linguaggio “non-verbale”, esplicitato attraverso i meccanismi dei riflessi e della sensibilità. Possiamo quindi definire le strutture spinomidollari come la sede elettiva della “memoria archicorticale”, in contrapposizione con la “memoria paleocorticale” del sistema limbico e con quella “neocorticale” della corteccia cerebrale.

Le nostre “memorie”

Sotto il profilo neurofisiologico il midollo spinale insieme al tronco encefalico rappresenta una fondamentale via di comunicazione degli stimoli e delle informazioni fra la periferia (cute, visceri, apparato locomotore, etc.) e il centro (centri nervosi superiori endocranici) e consente il corretto svolgimento delle nostre attività automatiche e istintuali. Presiede in altre parole al normale funzionamento della nostra vita vegetativa (controllo della respirazione, della frequenza cardiaca, del ritmo veglia-sonno, etc.). MacLean ha denominato “cervello rettile” (reptilian brain) questa porzione del nostro sistema nervoso, perché sostanzialmente simile a quella dei rettili, differenziandolo dalle strutture superiori endocraniche come il sistema limbico, il cosiddetto “cervello emotivo” (mammalian brain) in comune con gli altri mammiferi e gli uccelli, e la porzione più evoluta, la neocorteccia.

La memoria rettiliana e il ricordo dei traumi

Tornando al tema centrale di questo articolo, le indagini da me svolte fino a oggi sul cosiddetto “cervello rettile”, hanno rivelato la possibile esistenza di precise mappe neurali, che agiscono in relazione ad eventi stressanti sulla base di una matrice temporale. In altre parole si tratta di mappe neurali extracraniche collegate alla nostra memoria autobiografica.

Quanto avviene nel corso della nostra esistenza viene così registrato non soltanto nelle aree cerebrali, ma anche in quelle spinomidollari. Ma di quali eventi si fa carico la nostra memoria “rettiliana”? Di quelli relativi ai giorni spensierati e felici della nostra giovinezza o quelli di un lieto evento come il primo amore, la nascita di un figlio, una importante promozione scolastica, un successo lavorativo? No, la memoria “rettiliana” registra in profondità quegli eventi, che abbiamo percepito come minacciosi per la nostra integrità, attivando processi di tipo inibitorio. Il cervello rettiliano prende il sopravvento, perché il suo arcaico codice evolutivo gli impone soltanto di conservare l’individuo e quindi la specie.

La profonda stratificazione di informazioni legate a eventi connotati come “dolore”, “pericolo”, “minaccia”, “separazione”, “allontanamento” o “perdita”, consente di ricordare  in modo non-conscio una precedente esposizione, per poterla evitare. L’ingestione innocente di attraenti bacche rosse si può tradurre per l’ominide di un milione di anni fa in una esperienza dall’esito mortale. La fortuita sopravvivenza a questo evento ha il preciso scopo di attivare una reazione di evitamento, ogni qualvolta si venga a contatto con le micidiali bacche rosse. Ricordare l’evento a più livelli, coscienti e non, incrementa statisticamente non soltanto la possibilità di evitare quel particolare tipo di esperienza, ma in ultima analisi la sopravvivenza di quell’ominide, del suo clan e della sua discendenza.

In ultima analisi il nostro cervello rettile contiene una particolare memoria di allarme, che si riaccende prontamente quando il corpo percepisce una vera o presunta riesposizione all’evento traumatico. La reingestione accidentale di bacche rosse simili per forma e colore, ma non tossiche, tenderà a riprodurre nell’ominide una sintomatologia analoga (anche se in scala ridotta) a quella sofferta al primo contatto. La riproduzione dei sintomi simili alla prima esposizione sono innescati in modo automatizzato dalla cosiddetta memoria di allarme del cervello rettile e hanno verosimilmente lo scopo di salvaguardare l’integrità fisica dell’individuo, cortocircuitando l’intenzionalità decisionale della nostra corteccia cerebrale (decidere se ingerire o meno le bacche rosse).

Diversificazioni del processo traumatico

Nel corso della nostra lunghissima evoluzione e della progressiva sofisticazione dei nostri circuiti cerebrali superiori, abbiamo via via potenziato la capacità di elaborare pensieri di tipo astratto. Le fonti di possibile minaccia si sono anch’esse virtualizzate, passando dall’esposizione tossica alle bacche rosse,

  • alla esposizione traumatica di una bocciatura scolastica,
  • di un mobbing strisciante in ambito lavorativo,
  • di un ingiustificato licenziamento,
  • di un divorzio e di altri eventi.

Siamo inoltre esposti di continuo ad una serie infinita di microtraumatismi emozionali, che oltrepassano la soglia di coscienza e di cui non siamo apparentemente consapevoli. La memoria di allarme del nostro cervello rettile registra non soltanto gli effetti di eventi evitabili come l’accidentale ingestione di bacche velenose, ma anche gli esiti di esperienze inevitabili come il lutto.

L’irreversibilità di un trauma, come la separazione definitiva dai propri familiari, può determinare sofferenza non soltanto nello spirito, ma anche nel corpo. E’ in grado di attivare processi di natura patologica, che minacciano l’integrità dell’individuo. Allo stato attuale delle ricerche è difficile comprendere perché anche questi ricordi potenzialmente pericolosi per la nostra personale sopravvivenza vengano stratificati nei circuiti spinomidollari della nostra memoria di allarme, se invece il suo preciso scopo sarebbe quello di garantire la difesa della nostra integrità.

Nel caso specifico dei traumi da lutto, peraltro così frequenti nella vita dei nostri antenati per le ridotte aspettative di sopravvivenza, potrebbe aver potenziato inconsapevolmente il ricorso alla procreazione, non solo per soddisfare le istintuali modalità riproduttive che ci legano agli altri mammiferi e non solo per rimpiazzare in modo opportunistico i membri familiari deceduti, necessari al sostentamento del clan. Ma la finalità della procreazione in mammiferi così evoluti (forse) come gli essere umani, potrebbe essere anche quella di antidotare il terribile dolore del distacco dai nostri congiunti e garantire in questo modo la conservazione delle nostre memorie attraverso la discendenza.

Punti spinali ed epoche della vita

La finalità di questa lunga introduzione è comprendere se sussista la possibilità di interagire positivamente con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, per bilanciare gli effetti tossici delle esperienze traumatiche, a cui siamo esposti nel corso della nostra esistenza. Come ho spiegato all’inizio, abbiamo la possibilità di comunicare in modo sostanzialmente diretto con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, accedendo ai punti cutanei di proiezione spinomidollare.

Si formula l’ipotesi, avvalorata sul piano clinico, che ogni punto spinale corrisponda ad una precisa epoca della vita secondo un ciclo ripetuto di 60 anni che parte dalla prima cervicale. In senso craniocaudale la numerazione scende di una vertebra per anno anagrafico (ad eccezione del tratto cervicale) per giungere alla quinta lombare, che corrisponde al periodo dei 30 anni. Poi si compie un giro di boa in senso ascendente per chiudere il ciclo al 60° anno di vita sulla prima cervicale.

Un trauma (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area, che resta dolorabile anche a distanza di anni. Questi punti spinali possiedono perciò la meravigliosa facoltà di registrare il Tempo della nostra vita, così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l’intero ciclo biologico di un albero. Le verifiche cliniche hanno dimostrato che questi punti temporali possano essere identificati in base alla dolorabilità delle singole vertebre alla digitopressione. Inoltre possono essere eccitati mediante picchiettamento spinale (spinal tap) con il martelletto neurologico e produrre così riflessi nervosi a distanza (sensazioni di caldo e di freddo, orripilazione cutanea, parestesie agli arti, ripercussioni viscerali, etc.) nei distretti somatici, colpiti dagli effetti di un traumatismo emotivo o fisico.

La risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali, perché viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spinomidollari. Il riflesso viscerale avvertito in sede gastrica dal paziente dopo stimolazione della seconda lombare (27° anno di vita), corrispondente alla morte del padre per carcinoma gastrico, è un riflesso del tutto nuovo rispetto alla nota segmentazione metamerica (le radici spinali della 2° lombare non innervano infatti lo stomaco).

Quale nuovo e misterioso riflesso si è attivato? Si tratta forse di una sensazione soggettiva casuale? Il riflesso generato dai dispositivi “rettiliani” corrisponde ad una precisa mappa neurale extracranica, che contiene dati temporali (il 27° anno di vita) e informazioni viscerali (lo stomaco) come esito di una esperienza traumatica. Le prove sui punti spinali consentono abilmente di cortocircuitare pericolose intromissioni delle strutture e dei circuiti corticali, in grado di generare risposte devianti. Il paziente potrebbe infatti spiegarmi in assoluta buona fede di aver superato totalmente il trauma per la morte del padre.

La verifica diagnostica, ottenuta mediante l’eccitazione dei circuiti spinali, è densa di ricadute sul piano clinico in generale, ma anche su quello specifico della terapia. Queste singolari porte biologiche di accesso temporale sulla colonna ci consentono di intervenire sugli effetti di queste memorie disturbanti, per poter ripristinare l’equilibrio. In che modo? Semplicemente concentrando la nostra azione terapeutica su queste aree cutanee. Si può intervenire con

  • l’agopuntura,
  • la digitopressione locale (Shiatzu sui punti di Hua Tuo),
  • l’applicazione di magneti (osservando le opportune precauzioni),
  • la cromopuntura,
  • il micromassaggio con olii essenziali e Fiori di Bach (floripuntura spinale secondo Di Spazio).

A prescindere dalle modalità di intervento, ho denominato questa metodica AgeGate Therapy, per sottolinearne la stretta connessione con la dimensione del Tempo.

A conclusione di questo articolo, desidero riportare una bellissima frase del prof. Giuseppe Calligaris, insigne neuroscienziato, che mi ha guidato in questa difficile, ma esaltante avventura e che afferma in uno dei suoi innumerevoli scritti “…il nostro corpo è uno specchio fedele del nostro spirito, e questo di quello…”.

Placche spinali ed esperienze terapeutiche

Un esempio dalla clinica consente di comprendere meglio la funzione terapeutica di questi singolari punti spinali.

D.L. è una giovane donna di 32 anni, che lamenta da parecchio tempo la comparsa di dolorose cistiti recidivanti. Nel corso degli anni è dovuta ricorrere spesso a terapie antibiotiche per debellare le infezioni vescicali. Gli esami delle urine hanno mostrato la comparsa successiva di diversi microrganismi (coliformi, mycoplasma pneumoniae, etc.), condizionando terapie antibiotiche sempre più aggressive. All’anamnesi personale effettuata in prima visita non sono emersi dati di particolare importanza, se non le classiche malattie esantematiche dell’infanzia e un intervento di appendicectomia a 14 anni. In questa occasione è stato trattato il punto di agopuntura 3 CV per la sua capacità di riequilibrare energeticamente il meridiano della Vescica. Al secondo controllo D.L. riferisce un lieve e temporaneo miglioramento dei sintomi, ma comunque sempre una spiacevole sensazione di peso vescicale.

Comunica inoltre di aver annotato i sogni delle prime cinque notti (richiesta effettuata in prima visita) e mostra il foglietto per leggerlo. Due sogni riguardano esperienze della vita quotidiana, mentre il terzo richiama scene di vita scolastica con compagni di classe dei primi anni delle superiori. Alla domanda se ricorda qualche avvenimento stressante di quel periodo, la paziente rimane incerta nel fornire una risposta. Per una manciata di secondi il suo volto appare come congelato, anche se accenna involontariamente una impercettibile contrazione verso il basso degli angoli della bocca.

Poco dopo il viso si arrossa, la parola si spezza, e D.L. esplode in un travolgente pianto, scosso da ripetuti singhiozzi. A fatica finalmente si calma e mi confessa di aver abortito intorno ai 16 anni. La successiva indagine sulla colonna vertebrale rileva un intenso dolore puntorio alla digitopressione sulla quarta dorsale, che in aderenza al modello cronobiologico corrisponde esattamente al 17° anno di età. L’eccitazione del punto spinale con il martelletto neurologico accentua in maniera percepibile il senso di “peso” sulla vescica. La stimolazione terapeutica del punto sulla quarta dorsale associata a quella di 3 CV ottiene finalmente gli esiti sperati.

Fonte http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, medico, è stato professore incaricato presso la Scuola di Specializzazione in Biotipologia e Metodologia Omeopatica dell’Università di Urbino dal 1994 al 2002. Dal 1996 si occupa di cronobiologia degli psicotraumatismi e su questa base ha elaborato un modello temporale applicato a precise microaree della cute (cronozonidi spinali). Si tratta di particolarissimi punti “trigger”, che segnalano eventi di natura traumatica, e che possono essere stimolati per ottenere un effetto terapeutico (AgeGate Therapy). La scoperta di queste nuove “placche cutanee” si inserisce nel quadro degli studi clinici e sperimentali sulla cute “neurologica”, già estesamente documentati nelle opere del professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), geniale e finissimo neuroscienziato italiano, noto per i suoi famosi esperimenti.

 

FONTE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico)

 

(ENGLISH VERSION)

“… look carefully at the column to know the cause of the disease …”
Hippocrates

The “cutaneous plaques” and their “memory”

Since 1996 I devote myself assiduously to the study and investigation of particular cutaneous points, connected to the memorization of stressful events, and which are located on the lateral sides of the spinous processes of the vertebrae. These are 24 pairs of points (or rather “cutaneous plaques” as Prof. Giuseppe Calligaris specifies), staggered from the first cervical to the fifth lumbar with the exclusion of the sacrococcygous segment. These same points are perfectly superimposable to the so-called Out-of-Meridian points, called HuaTuojiaji, very well known in Traditional Chinese Medicine.

What wonder do these spinal plates hide? The answer lies in the ability of these points to be activated in relation to painful events, ie to record the effects of stressful experiences according to a precise temporal model. It is a revolutionary chronobiological hypothesis, full of consequences on the clinical level. Our first reflection is the following: if the existence of these spinal plaques, which register traumatic signals, is plausible, this leads us to think that there are neural maps of our autobiographical memory beyond the limits of the cranial borders. In other words we can imagine that at least spino-medullary nerve structures can to some extent codify the recording of events with traumatic connotations. Let’s not forget that the spinomidullar structures (the spinal cord, to be clear) represent, on the phylogenetic plane, the most archaic neural architectures in an absolute sense, compatible in this sense with a less sophisticated form of “Memory”, but more stable, because stratified in millions of years of biological evolution.

The language, with which this particular form of memory is expressed, is obviously a “non-verbal” language, expressed through the mechanisms of reflexes and sensitivity. We can therefore define the spinomidullar structures as the elective seat of the “archicortical memory”, as opposed to the “paleocortical memory” of the limbic system and with the “neocortical” one of the cerebral cortex.

Our “memories”

From a neurophysiological point of view, the spinal cord together with the encephalic trunk represents a fundamental way of communication of the stimuli and information between the periphery (skin, viscera, locomotor apparatus, etc.) and the center (upper intracranial nerve centers) and allows the correct unwinding of our automatic and instinctual activities. In other words, it presides over the normal functioning of our vegetative life (control of respiration, heart rate, sleep-wake rhythm, etc.). MacLean called this “reptile brain” (reptilian brain) this portion of our nervous system, because it is substantially similar to that of reptiles, differentiating it from higher intracranial structures such as the limbic system, the so-called “emotional brain” (mammalian brain) other mammals and birds, and the most evolved portion, the neocortex.

The reptilian memory and the memory of traumas

Returning to the central theme of this article, the investigations I have carried out to date on the so-called “reptile brain” have revealed the possible existence of precise neural maps, which act in relation to stressful events on the basis of a temporal matrix. In other words, these are extracranial neural maps linked to our autobiographical memory.

What happens in the course of our existence is thus registered not only in the cerebral areas, but also in the spinomidullar areas. But what events does our “reptilian” memory take charge of? Of those related to the carefree and happy days of our youth or those of a happy event like the first love, the birth of a child, an important scholastic promotion, a work success? No, the “reptilian” memory records in depth those events, which we perceived as threatening for our integrity, activating processes of an inhibitory type. The reptilian brain takes over, because its archaic evolutionary code only requires him to preserve the individual and therefore the species.

The deep stratification of information linked to events characterized as “pain”, “danger”, “threat”, “separation”, “distance” or “loss”, allows us to remember in a non-conscious way a previous exposure, to avoid it. The innocent ingestion of attractive red berries can be translated for the million-year-old hominid into a deadly experience. The fortuitous survival of this event has the specific purpose of activating an avoidance reaction, whenever it comes into contact with the deadly red berries. Remembering the event on several levels, conscious and not, statistically increases not only the possibility of avoiding that particular type of experience, but ultimately the survival of that hominid, of his clan and of his descendants.

Ultimately our reptilian brain contains a special alarm memory, which is readily re-ignited when the body perceives a real or presumed re-exposure to the traumatic event. The accidental reestablishment of red berries similar in shape and color, but not toxic, will tend to reproduce in the hominid a similar symptomatology (even if on a reduced scale) to that suffered at first contact. Reproduction of symptoms similar to the first exposure are triggered automatically by the so-called reptile brain alarm memory and are likely to safeguard the physical integrity of the individual, short-circuiting the intentional decision-making of our cerebral cortex (deciding whether to ingest or less red berries).

Diversification of the traumatic process

During our long evolution and the progressive sophistication of our higher brain circuits, we have gradually strengthened the ability to elaborate abstract thoughts. The sources of possible threats have also become virtualized, going from toxic exposure to red mouths, to the traumatic exposure of a school rejection, a creeping mobbing in the workplace, an unjustified dismissal, a divorce and other events. We are also continuously exposed to an endless series of emotional microtraumatisms, which cross the threshold of consciousness and of which we are apparently not aware. The alarm memory of our reptilian brain records not only the effects of avoidable events such as the accidental ingestion of poisonous berries, but also the outcomes of inevitable experiences such as mourning.

The irreversibility of a trauma, like the definitive separation from one’s own family, can cause suffering not only in the spirit but also in the body. It is able to activate processes of a pathological nature, which threaten the integrity of the individual. At the present state of research it is difficult to understand why even these memories potentially dangerous for our personal survival are stratified in the spinomidollar circuits of our alarm memory, if instead its precise aim is to guarantee the defense of our integrity. In the specific case of grieving traumas, which are so frequent in the lives of our ancestors due to their reduced survival expectations, they may have unconsciously strengthened the use of procreation, not only to satisfy the instinctual reproductive modalities that bind us to other mammals and not only for opportunistic replacement of deceased family members necessary for the maintenance of the clan. But the purpose of procreation in mammals so evolved (perhaps) as human beings, could also be to antidote the terrible pain of detachment from our relatives and thus ensure the preservation of our memories through descent.

Spinal points and eras of life

The purpose of this long introduction is to understand if there is the possibility of interacting positively with the devices of our reptilian memory, to balance the toxic effects of the traumatic experiences, to which we are exposed in the course of our existence. As I explained at the beginning, we have the possibility of communicating in a substantially direct way with the devices of our reptilian memory, by accessing the cutaneous projection points.

The hypothesis is hypothesized, confirmed on a clinical level, that each spinal point corresponds to a precise period of life according to a repeated cycle of 60 years starting from the first cervical one. In the craniocaudal sense the numbering decreases by one vertebra per year registry (with the exception of the cervical tract) to reach the fifth lumbar, which corresponds to the period of 30 years. Then a turn of buoy is carried out in ascending order to close the cycle at the 60th year of life on the cervical first.

A trauma (mourning, separation, physical trauma, etc.) in a certain period of our existence is stratified on a specific area, which remains painful even after many years. These spinal points therefore possess the marvelous ability to record the Time of our life, just as the concentric rings of the section of a trunk document the entire biological cycle of a tree. Clinical tests have shown that these time points can be identified based on the tenderness of individual vertebrae with acupressure. They can also be excited by spinal tapping with the neurological gavel and thus producing nerve reflexes at a distance (sensations of heat and cold, cutaneous orripilation, limb paresthesias, visceral repercussions, etc.) in the somatic districts affected by the effects of an emotional or physical trauma.

The body response is totally independent of possible cortical arrangements, because it is generated in a direct way by the excitation of precise reflex areas of the spinomidullar structures. The visceral reflex felt in the gastric area by the patient after stimulation of the second lumbar (27th year of life), corresponding to the death of the father due to gastric carcinoma, is a completely new reflex with respect to the known metameric segmentation (the spinal roots of the 2nd lumbar in fact, they do not innate the stomach).

What new and mysterious reflection has it activated? Is it perhaps a casual subjective feeling? The reflection generated by “reptilian” devices corresponds to a precise extracranial neural map, which contains temporal data (the 27th year of life) and visceral information (the stomach) as the result of a traumatic experience. The tests on spinal points cleverly allow to short-circuit dangerous intromissions of cortical structures and circuits, capable of generating deviant responses. In fact, the patient could explain to me in absolute good faith that he totally overcame the trauma for his father’s death.

The diagnostic test, obtained by excitation of the spinal circuits, is full of consequences on the clinical level in general, but also on the specific one of the therapy. These unique biological ports of temporal access on the column allow us to intervene on the effects of these disturbing memories, in order to restore balance. How? Simply focusing our therapeutic action on these skin areas. Acupuncture, local acupressure (Shiatzu on the points of Hua Tuo), the application of magnets (observing the appropriate precautions), chromopuncture, micromassage with essential oils and Bach flowers (spinal floripuncture according to Di Spazio) can be performed ). Regardless of the modalities of intervention, I have called this method AgeGate Therapy, to underline its close connection with the dimension of Time.

At the end of this article, I would like to quote a beautiful sentence by prof. Giuseppe Calligaris, distinguished neuroscientist, who guided me in this difficult but exciting adventure and who affirms in one of his countless writings “… our body is a faithful mirror of our spirit, and this of that …”.

Spinal plates and therapeutic experiences

An example from the clinic allows a better understanding of the therapeutic function of these singular spinal points.
D.L. is a young woman of 32, who has long complained about the appearance of painful relapsing cystitis. Over the years it has often been necessary to resort to antibiotic therapies to eradicate bladder infections. Urine tests showed the subsequent appearance of various microorganisms (coliforms, mycoplasma pneumoniae, etc.), conditioning increasingly aggressive antibiotic therapies. The personal anamnesis carried out on the first visit did not reveal data of particular importance, except the classic exanthematic diseases of childhood and a 14-year appendectomy. On this occasion the 3 CV acupuncture point was treated for its ability to energetically rebalance the Bladder meridian. At the second control D.L. reports a slight and temporary improvement of symptoms, but always an unpleasant sensation of bladder weight.

He also announced that he had noted the dreams of the first five nights (request made at the first visit) and shows the leaflet to read it. Two dreams relate to experiences of everyday life, while the third recalls scenes of school life with classmates from the early years of high school. Asked if he remembers some stressful event of that period, the patient remains uncertain in providing an answer. For a few seconds his face appears to be frozen, even if he inadvertently mentions an imperceptible downward contraction of the corners of his mouth.

Shortly after the face is red, the word breaks, and D.L. explodes in an overwhelming cry, shaken by repeated sobs. He finally calms down and confesses that he has had an abortion around the age of 16. The subsequent survey on the spine shows an intense puncture pain at the acupressure on the fourth dorsal, which in adherence to the chronobiological model corresponds exactly to the 17th year of age. The excitation of the spinal point with the neurological gavel perceptively accentuates the sense of “weight” on the bladder. The therapeutic stimulation of the point on the fourth dorsal associated with that of 3 CV finally gets the desired results.

Source:  http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, a doctor, was a professor in the School of Specialization in Biotypology and Homeopathic Methodology of the University of Urbino from 1994 to 2002. Since 1996 he has worked on the chronobiology of psychotraumatism and on this basis has elaborated a temporal model applied to precise microareas of the skin (spinal chronozonides). These are very special “trigger” points, which signal events of a traumatic nature, and which can be stimulated to obtain a therapeutic effect (AgeGate Therapy). The discovery of these new “skin plaques” is part of clinical and experimental studies on “neurological” skin, already extensively documented in the works of Professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), a brilliant and very fine Italian neuroscientist, known for his famous experiments.

 

SOURCE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico) 

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Una delle cose che la medicina occidentale ignora è il legame tra il nostro corpo e la nostra mente, il nostro spirito e le nostre emozioni.

 

L’essere umano a volte è soggetto a connessioni tra il corpo e le sue emozioni, ma molti di noi non diamo importanza a questo fenomeno.

1. Mal di testa

Il mal di testa può essere causato dallo stress accumulato durante il giorno. Prendetevi del tempo per rilassarvi e cercate di diminuire lo stress ogni giorno.

2. Dolore al collo

Se avete un dolore al collo, avete qualche problema nel dimenticare gli altri o voi stessi. Se sentite un dolore al collo, cercate di pensare alle cose che amate delle persone.

3. Dolore alle spalle

Il dolore alle spalle indica che state portando con voi un peso emozionale eccessivo. Cercate di risolvere i vostri problemi e condivideteli con le persone che circondano la vostra vita.

4. Dolore nella parte superiore della schiena

Il dolore nella parte superiore della schiena indica che non vi sentite amati. Se siete single, è il tempo di organizzare qualche incontro.

5. Dolore nella parte bassa della schiena

Dolore nella parte bassa della schiena indica che vi preoccupate troppo dei soldi.

6. Dolore ai gomiti

Il dolore nei gomiti indica che non riuscire a fare cambiamenti nella vostra vita. Se avete delle braccia rigide, forse anche la vostra vita lo è.

7. Dolore alle mani

Il dolore alle mani indica che non riesci a connetterti con gli altri come invece dovresti fare. Cerca di farti nuovi amici, di andare a pranzo con un collega e di conoscere nuove persone.

8. Dolore ai fianchi

Il dolore ai fianchi potrebbe significare che avete paura di muovervi e di fare passi falsi. Siete troppo cauti quando cercare di prendere decisioni. Scioglietevi un po’!

9. Dolore alle ginocchia

Il dolore alle ginocchia potrebbe significare che il vostro ego è troppo grande e che pensate troppo a voi stessi. Cercate di essere più umili, fate del volontariato, siate più umani.

 

FONTE: Panecirco

 

(ENGLISH VERSION)

One of the things that Western medicine ignores is the link between our body and our mind, our spirit and our emotions. The human being is sometimes subject to connections between the body and its emotions, but many of us do not give importance to this phenomenon.

1. Headache

Headaches can be caused by stress accumulated during the day. Take some time to relax and try to reduce stress every day.

2. Neck pain

If you have a neck pain, you have a problem forgetting others or yourself. If you feel a pain in the neck, try to think about the things you love about people.

3. Pain in the shoulders

Shoulder pain indicates that you are carrying an excessive emotional burden with you. Try to solve your problems and share them with the people around your life.

4. Pain in the upper back

The pain in the upper back indicates that you do not feel loved. If you are single, it’s time to organize some meetings.

5. Pain in the lower back

Pain in the lower back indicates that you worry too much about the money.

6. Pain in the elbows

Pain in the elbows indicates that you can not make changes in your life. If you have stiff arms, maybe your life is too.

7. Pain in the hands

Pain in the hands indicates that you can not connect with others as you should do. Try to make new friends, go to lunch with a colleague and meet new people.

8. Pain in the hips

Pain in the hips could mean that you are afraid to move and make false steps. You are too cautious when trying to make decisions. Melt yourself a little!

9. Pain in the knees

Pain in your knees could mean that your ego is too big and you think too much about yourself. Try to be more humble, volunteer, be more human.

SOURCE: Panecirco

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