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Posts Tagged ‘psicosomatica’

Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce. Quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie, i nostri dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.

 

Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore.

Il naso “cola” quando il corpo non piange.

Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso, un trauma, una tristezza immensa;

il mal di gola ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti.

Quando non sopporti una persona, non la digerisci, ma devi comunque conviverci o averci a che fare, ti viene acidità di stomaco;

le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.

Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia.

Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato.

Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o

Il corpo dimagrisce quando ti senti logorato.

Dubbi, preoccupazioni, ansietà, ti portano via il sonno e soffri di insonnia.

Se non trovi un senso alla tua vita, la pressione del cuore rallenta o accelera: quindi ipotensioni e pressione alta sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze.

Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria).

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto da un problema e sei al limite della sopportazione, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta.

Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.

Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono.

I crampi indicano che stai subendo una situazione per te insopportabile.

La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti intasano e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti.

La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come anche il vomito), vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

 

La malattia non è cattiva, ti avvisa solo che stai sbagliando cammino.

Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E’ ovvio che non dobbiamo generalizzare, non è un catalogo farmacologico, ma una linea guida…

E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi sta loro accanto; non a caso, i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorevoli.

L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.

 

FONTE: Anima naturale

 

(ENGLISH VERSION)

Our body somatizes in its matter what the spirit undergoes. What our unconscious is silent, our sicknesses, our aches and pains scream. Illness is a conflict between personality and soul.

When you lack emotional warmth, just a little cold wind and you immediately catch a cold. The nose “runs” when the body does not cry. Strong back pains (obviously not caused by a badly loaded weight) tell you that you are suffering pain, carry weight, trauma, immense sadness; the sore throat assails you surely when you have so many pains to vent and afflictions to say and you don’t have with whom to confide you.

When you can’t stand a person, you don’t digest it, but you still have to live with it or have something to do with it, you get stomach acid; colic is often an accumulated rabies that you cannot let go of.

Diabetes “invades” when loneliness grips you. Cancer devours you like hatred that corrodes missed love. The body gets fat when you are dissatisfied or lose weight when you feel worn out.

 
Doubts, worries, anxieties, take away your sleep and suffer from insomnia.

 
This trick will heal your joints in 3 days!
If you don’t find meaning in your life, your heart pressure slows down or accelerates: therefore hypotension and high blood pressure are changes that affect your mood and your strength. Nervousness increases the breaths, as if you lacked air, whence chest pains and headaches (many smokers get extra air from the ephemeral smoke that relaxes them in a compensating but illusory way). Pressure “rises” when fear imprisons.

 
When you feel overwhelmed by a problem and you’re on the verge of endurance, then the fever assails you, the immunity frontiers are on the alert. The knees “hurt” when your pride does not bend. Osteoarthritis comes when your mind does not open, you are too rigid and your muscles contract. Cramps indicate that you are suffering an unbearable situation.

Constipation tells you that you have residues in your unconscious, you have secrets that clog you up and you don’t find anyone who understands you without judging you. Diarrhea is an act of defense of the organism that wants to eliminate what it perceives as harmful (as well as vomiting), applies to viruses but also to situations, feelings … maybe those who have diarrhea cannot hold back or assimilate.

The disease is not bad, it only warns you that you are wrong way. Listen to your body and learn to heal with your spirit, there is no other medicine that your own nature cannot give you. It is obvious that we should not generalize, it is not a pharmacological catalog, but a guideline … And children? though they are innocent, they are emotional sponges and they incorporate every negative energy of those around them; not by chance, the healthiest children are those who grow up in united and loving families. Love is life, therefore any lack of love produces death in us: psychic, mental, emotional and eventually even physical.

SOURCE: Anima naturale

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La prossima volta che vi sentite tristi e depressi prestate molta attenzione alla vostra postura, in particolare alla posizione del collo, delle spalle e della schiena.

Chi soffre di depressione e problemi marcati di bassa autostima, tende ad accasciarsi su se stesso con collo e spalle ricurve in avanti. Quando la situazione di precarietà emotiva è conclamata e si cronicizza fin dall’infanzia, possono manifestarsi dei veri e proprio problemi posturali fino a sfociare in disturbi come cifosi, scoliosi e lordosi.

Il nostro corpo traduce lo stress e gli stati d’animo in molti modi. La risposta allo stress, alla depressione e alla bassa autostima è cablata dal nostro sistema nervoso con la contrazione dei principali muscoli flessori del tronco, primo tra tutti il muscolo ileo-psoas.

Stress, ansia, depressione e bassa stima di sé incidono fortemente sulla postura: da un lato portano alla contrazione dei principali muscoli flessori (muscolo ileo-psoas compreso) portandoci a inarcare in modo scorretto la schiena, dall’altro ci portano alla chiusura delle spalle, alla compressione della cassa toracica e all’affondamento del cuore:

questo atteggiamento posturale ci predisponendoci a una respirazione disfunzionale e a problemi d’ansia. Insomma, i nostri stati d’animo hanno un pesante effetto sulla nostra postura che come un boomerang inciderà ancora una volta sulla nostra emotività.

Mentre è vero che la depressione può portare a una postura scorretta, è anche vero il contrario: chi tende a inarcare la schiena, chiudere le spalle e “affondare il collo nel torace”, è più predisposto alla produzione dei cosiddetti ormoni dello stress.

Un collegamento bidirezionale

Il rapporto tra il nostro corpo e la nostra mente decorre in entrambe le direzioni. Ciò significa che da un lato la nostra mente influenza il nostro corpo e dall’altro, il nostro corpo reagisce innescando nuovi feedback nella nostra mente. Non solo teorie:

in uno studio del 2009, pubblicato sul European Journal of Social Psychology, un team di scienziati cognitivisti ha messo in evidenza come la postura che assumiamo condiziona ciò che pensiamo di noi e quanta fiducia abbiamo nelle nostre capacità.

E’ qui che entra in gioco il muscolo ileo-psoas. Un buon funzionamento del muscolo ileo-psoas può portare a una significativa riduzione della depressione, al contrario, un cattivo sviluppo di questo muscolo può essere correlato a frequenti mal di testa, dolori al collo e alle spalle oltre che a una lunga serie di problemi muscolari.

Dove si trova il muscolo ileo-psoas?

In realtà, quello che chiamiamo muscolo ileo-psoas è l’insieme di due muscoli che si estendono dalla regione lombare fino all’area anteriore della coscia.

Il muscolo psoas si origina dalle vertebre toraciche ed è associato a ciascuna delle cinque vertebre lombari della parte inferiore della schiena. Si estende verso il basso attraverso il bacino per fissarsi all’interno del femore superiore mediante il muscolo iliaco.

Questo muscolo è il principale protagonista nel determinare la posizione del bacino e del tratto lombare e, di conseguenza, dell’intera postura. Per un trattamento delle disfunzioni e problematiche fisiche indotte dalla persistente contrazione del muscolo ileo-psoas vi rimandiamo all’articolo Rilassare il muscolo psoas per vivere senza dolori, paure e ansie. In questa pagina ci soffermeremo esclusivamente sul rapporto tra il muscolo psoas e la sfera emotiva.

Come il muscolo ileo-psoas influenza la nostra salute mentale

Stando a uno studio pubblicato sul numero di giugno 2015 (volume 34) dell’Heath Psychology e riportato dall’American Psychological Association, il modo in cui sviluppiamo e organizziamo i nostri muscoli incide fortemente sul nostro umore fino a innescare pensieri depressivi. I ricercatori hanno studiato gli effetti di una postura corretta e una postura accasciata con spalle chiuse e schiena inarcata. Lo studio ha esaminato gli effetti della postura sul cuore e sulla mente di 74 persone alle quali è stata assegnata una postura.

I ricercatori hanno monitorato parametri come pressione sanguigna, battiti cardiaci, livelli dello stress, stati d’animo e autostima. Tutti i partecipanti al test alla quale era stata assegnata una posizione eretta riferivano umore alto, livelli di energia elevati e maggiore autostima. Al contrario, chi durate il test teneva il muscolo ileo-psoas contratto con schiena inarcata e spalle chiuse, riferiva pensieri tristi, sensazioni di noia, emozioni negative e in alcuni casi anche fobia sociale e ansia.

Esercizi per allenare il muscolo ileo-psoas e accrescere l’autostima

Imparando a distendere in modo corretto il nostro muscolo ileo-psoas, possiamo predisporci a una maggiore apertura e trarre un gran numero di vantaggi sia da un punto di vista fisico, sia da un punto di vista mentale: ricordate, il collegamento è sempre bidirezionale!

Praticare yoga può aiutarci ad allenare il nostro muscolo ileo-psoas, in particolare, nella foto che segue sono mostrate le posizione e gli esercizi da assumere per imparare a distendere il muscolo psoas e migliorare la nostra postura.

muscolo ileo-psoas

Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti tre volte a settimana, con sessioni di 30 minuti. Prima di eseguire gli esercizi è importante considerare le proprie problematiche posturali: se assumente una postura scorretta fin dall’infanzia, probabilmente questi esercizi fai da te non bastano. Non esitate a consultare un posturologo o a valutare con il vostro medico di base (quello gratis della mutua) la presenza di disturbi quali cifosi, lordosi o scoliosi.

In caso di dubbio, provvedete a eseguire una radiografia quadrettata dall’intera schiena così da evidenziare anche eventuali inclinazioni del bacino (è una conseguenza tipica del muscolo ileo-psoas cronicamente contratto) e rotazioni dell’anca. In presenza di tali problematiche consultate un fisioterapista e lavorate insieme sulla costruzione di una nuova stabilità fisica ed emotiva.

A impattare negativamente sulla salute del muscolo ileo-psoas non è solo la bassa autostima e l’umore depresso. Complici di un muscolo ileo-psoas mal sviluppato e costantemente contratto sono, in generale, le cattive abitudini posturali, una vita eccessivamente sedentaria e il sovrappeso. Stilate un nuovo programma alimentare e provate ad avvicinarvi al vostro peso-forma intensificando la vostra attività fisica.

Altri consigli per migliorare la postura

Quando parliamo di fitness sono poche le persone che proiettano l’immaginazione allo stretching e alla flessibilità muscolare. Gli esercizi di stretching non solo aumentano l’agilità ma alleviano mal di schiena e migliorano la postura.

Alcuni esercizi di stretching migliorano l’efficienza del nostro muscolo ileo-psoas.

Per iniziare, mettetevi spalle a muro cercando di entrare in contatto con ogni parte della vostra schiena sul muro: anche la parte toracica… ammesso che ci riusciate! Ricordate che la parte bassa del torace è governata dal muscolo psoas quindi se avete difficoltà ad avvicinarla al muro, il vostro muscolo potrebbe essere eccessivamente contratto o potrebbero esserci del problemi strutturali (lordosi) della colonna vertebrale.

Stendete anche le braccia al muro e piegate i gomiti a 90°. Portate le spalle indietro e cercate il contatto con la parete anche con le scapole. Muovete le braccia dall’alto verso il basso e poi dal basso verso l’alto disegnando una sorta di angelo sul muro.

Questo esercizio, oltre a distendere il muscolo psoas, vi farà divaricare spalle e scapole che in genere, per chi soffre di bassa autostima, costituiscono un nucleo chiuso.

Per altri esercizi mirati per allenare il muscolo psoas migliorare la postura, vi consiglio la lettura del libro “Vivere senza dolori con l’educazione posturale“. Non lasciatevi ingannare dal titolo semplicistico, si tratta di un libro molto completo apprezzato anche dai professionisti di settore (posturologi, fisioterapisti…). Questo libro vi indurrà a una più attenta analisi del sé, sia nel corpo che nella mente migliorando il rapporto che si ha con se stessi. Il libro è consigliato per la sua completezza: dalla respirazione agli esercizi specifici per andare a intervenire su praticamente tutta la muscolatura del nostro corpo, portando finalmente a rilassare i muscoli contratti, in primis il muscolo ileo-psoas.

 

FONTE: Psicoadvisor

 

(ENGLISH VERSION)

The next time you feel sad and depressed, pay close attention to your posture, particularly the position of the neck, shoulders and back. Those who suffer from depression and marked problems of low self-esteem tend to collapse on themselves with their necks and shoulders curved forward. When the situation of emotional precariousness is overt and becomes chronic from childhood, real postural problems can occur and lead to disorders such as kyphosis, scoliosis and lordosis.

 
Our body translates stress and moods in many ways. The response to stress, depression and low self-esteem is wired by our nervous system with the contraction of the main flexor muscles of the trunk, first of all the ileo-psoas muscle.

Stress, anxiety, depression and low self-esteem strongly affect posture: on the one hand they lead to the contraction of the main flexor muscles (including the ileo-psoas muscle), leading us to incorrectly arch the back, and on the other they lead us to the closure of the shoulders , to the compression of the rib cage and the sinking of the heart:

this postural attitude predisposes us to dysfunctional breathing and anxiety problems. In short, our moods have a heavy effect on our posture which, like a boomerang, will once again affect our emotions.

While it is true that depression can lead to incorrect posture, the opposite is also true: those who tend to arch their backs, close their shoulders and “sink their neck into their chest”, are more predisposed to producing so-called stress hormones.

A two-way connection

The relationship between our body and our mind runs in both directions. This means that on one hand our mind affects our body and on the other hand, our body reacts by triggering new feedback in our mind. Not just theories:

in a 2009 study, published in the European Journal of Social Psychology, a team of cognitive scientists highlighted how the posture we take affects what we think of us and how much confidence we have in our abilities.

This is where the ileo-psoas muscle comes into play. A good functioning ileo-psoas muscle can lead to a significant reduction of depression, on the contrary, a bad development of this muscle can be related to frequent headaches, neck and shoulder pains as well as a long series of muscular problems .

Where is the ileo-psoas muscle found?

In reality, what we call the ileo-psoas muscle is the set of two muscles that extend from the lumbar region to the anterior thigh area.

The psoas muscle originates from the thoracic vertebrae and is associated with each of the five lumbar vertebrae of the lower back. It extends downwards through the pelvis to fix itself inside the upper femur through the iliac muscle.

This muscle is the main protagonist in determining the position of the pelvis and lumbar tract and, consequently, of the entire posture. For a treatment of the dysfunctions and physical problems induced by the persistent contraction of the ileo-psoas muscle, we refer you to the article Relax the psoas muscle to live without pain, fear and anxiety. On this page we will focus exclusively on the relationship between the psoas muscle and the emotional sphere.

How the ileo-psoas muscle affects our mental health

According to a study published in the June 2015 issue (volume 34) of the Heath Psychology and reported by the American Psychological Association, the way we develop and organize our muscles strongly affects our mood to trigger depressive thoughts. The researchers studied the effects of correct posture and a slumped posture with closed shoulders and arched back. The study examined the effects of posture on the heart and mind of 74 people who were assigned a posture.

Researchers monitored parameters such as blood pressure, heart rate, stress levels, mood and self-esteem. All participants in the test who were assigned a standing position reported high mood, high energy levels and increased self-esteem. On the contrary, those who lasted the test held the ileo-psoas muscle contracted with arched back and closed shoulders, reported sad thoughts, feelings of boredom, negative emotions and in some cases even social phobia and anxiety.

 
Exercises to train the ileo-psoas muscle and increase self-esteem

By learning to correctly stretch our ileo-psoas muscle, we can prepare ourselves for greater openness and take a great number of advantages both from a physical point of view and from a mental point of view: remember, the connection is always bi-directional!

 

Practicing yoga can help us train our ileo-psoas muscle, in particular, the following photo shows the positions and exercises to be taken to learn how to relax the psoas muscle and improve our posture.

ileo-psoas muscle

The exercises should be performed three times a week, with 30-minute sessions. Before performing the exercises, it is important to consider your postural problems: if you have an incorrect posture from childhood, probably these DIY exercises are not enough. Do not hesitate to consult a posturologist or to assess the presence of disorders such as kyphosis, lordosis or scoliosis with your primary care physician.

If in doubt, perform a squared X-ray on the entire back so as to highlight any inclinations of the pelvis (it is a typical consequence of the chronically contracted ileo-psoas muscle) and hip rotation. In the presence of these problems, consult a physiotherapist and work together on building a new physical and emotional stability.

It is not only low self-esteem and depressed mood that impacts the health of the ileo-psoas muscle. Accomplices of a poorly developed and constantly contracted ileopsoas muscle are, in general, bad postural habits, an excessively sedentary life and overweight. Create a new nutrition program and try to get closer to your weight-form by intensifying your physical activity.

Other tips to improve posture

When we talk about fitness, there are few people who project their imagination to stretch and muscle flexibility. Stretching exercises not only increase agility but relieve back pain and improve posture.

Some stretching exercises improve the efficiency of our ileo-psoas muscle.

To start, get your back to the wall trying to get in touch with every part of your back on the wall: even the chest part … assuming you succeed! Remember that the lower part of the chest is governed by the psoas muscle so if you have difficulty approaching the wall, your muscle may be too tight or there may be structural problems (lordosis) of the spine.

Also extend your arms to the wall and bend your elbows at 90 °. Put your shoulders back and look for contact with the wall even with your shoulder blades. Move your arms from top to bottom and then from bottom to top drawing a sort of angel on the wall.

This exercise, in addition to relaxing the psoas muscle, will make your shoulders and shoulder blades widen which in general, for those suffering from low self-esteem, constitute a closed core.

For other exercises aimed at training the psoas muscle and improving posture, I recommend reading the book “Living without pain with postural education”. Do not be fooled by the simplistic title, it is a very complete book also appreciated by professionals (posturologists, physiotherapists …). This book will lead you to a more careful analysis of the self, both in the body and in the mind by improving the relationship you have with yourself. The book is recommended for its completeness: from breathing to specific exercises to go to intervene on practically all the muscles of our body, finally bringing the contracted muscles to relax, primarily the ileo-psoas muscle.

 

SOURCE: Psicoadvisor

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“…guarda bene la colonna per conoscere la causa della malattia…” 
Ippocrate

 

Le “placche cutanee” e la loro “memoria”

Dal 1996 mi dedico assiduamente allo studio e all’indagine di particolari punti cutanei, collegati alla memorizzazione di eventi stressanti, e che sono localizzati sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. Si tratta di 24 coppie di punti (o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris ), scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacrococcigeo. Questi stessi punti sono perfettamente sovrapponibili ai cosiddetti punti Fuori Meridiano, denominati HuaTuojiaji, molto conosciuti in Medicina Tradizionale Cinese.

Quale meraviglia nascondono queste placche spinali? La risposta risiede nella capacità di questi punti di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi, di registrare cioè gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale. Si tratta di una rivoluzionaria ipotesi cronobiologica, densa di ricadute sul piano clinico. La nostra prima riflessione è la seguente: se è plausibile l’esistenza di queste placche spinali, che registrano segnali a carattere traumatico, questo porta a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici. In altre parole possiamo immaginare che perlomeno anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione di eventi a connotazione traumatica. Non dimentichiamo inoltre che le strutture spinomidollari (il midollo spinale, per intenderci) rappresentano, sul piano filogenetico, le architetture neurali più arcaiche in senso assoluto, compatibili in  questo senso con una forma di “Memoria” meno sofisticata, ma più stabile, perché stratificata in milioni di anni di evoluzione biologica.

Il linguaggio, con cui si esprime questa particolare forma di memoria, è ovviamente un linguaggio “non-verbale”, esplicitato attraverso i meccanismi dei riflessi e della sensibilità. Possiamo quindi definire le strutture spinomidollari come la sede elettiva della “memoria archicorticale”, in contrapposizione con la “memoria paleocorticale” del sistema limbico e con quella “neocorticale” della corteccia cerebrale.

Le nostre “memorie”

Sotto il profilo neurofisiologico il midollo spinale insieme al tronco encefalico rappresenta una fondamentale via di comunicazione degli stimoli e delle informazioni fra la periferia (cute, visceri, apparato locomotore, etc.) e il centro (centri nervosi superiori endocranici) e consente il corretto svolgimento delle nostre attività automatiche e istintuali. Presiede in altre parole al normale funzionamento della nostra vita vegetativa (controllo della respirazione, della frequenza cardiaca, del ritmo veglia-sonno, etc.). MacLean ha denominato “cervello rettile” (reptilian brain) questa porzione del nostro sistema nervoso, perché sostanzialmente simile a quella dei rettili, differenziandolo dalle strutture superiori endocraniche come il sistema limbico, il cosiddetto “cervello emotivo” (mammalian brain) in comune con gli altri mammiferi e gli uccelli, e la porzione più evoluta, la neocorteccia.

La memoria rettiliana e il ricordo dei traumi

Tornando al tema centrale di questo articolo, le indagini da me svolte fino a oggi sul cosiddetto “cervello rettile”, hanno rivelato la possibile esistenza di precise mappe neurali, che agiscono in relazione ad eventi stressanti sulla base di una matrice temporale. In altre parole si tratta di mappe neurali extracraniche collegate alla nostra memoria autobiografica.

Quanto avviene nel corso della nostra esistenza viene così registrato non soltanto nelle aree cerebrali, ma anche in quelle spinomidollari. Ma di quali eventi si fa carico la nostra memoria “rettiliana”? Di quelli relativi ai giorni spensierati e felici della nostra giovinezza o quelli di un lieto evento come il primo amore, la nascita di un figlio, una importante promozione scolastica, un successo lavorativo? No, la memoria “rettiliana” registra in profondità quegli eventi, che abbiamo percepito come minacciosi per la nostra integrità, attivando processi di tipo inibitorio. Il cervello rettiliano prende il sopravvento, perché il suo arcaico codice evolutivo gli impone soltanto di conservare l’individuo e quindi la specie.

La profonda stratificazione di informazioni legate a eventi connotati come “dolore”, “pericolo”, “minaccia”, “separazione”, “allontanamento” o “perdita”, consente di ricordare  in modo non-conscio una precedente esposizione, per poterla evitare. L’ingestione innocente di attraenti bacche rosse si può tradurre per l’ominide di un milione di anni fa in una esperienza dall’esito mortale. La fortuita sopravvivenza a questo evento ha il preciso scopo di attivare una reazione di evitamento, ogni qualvolta si venga a contatto con le micidiali bacche rosse. Ricordare l’evento a più livelli, coscienti e non, incrementa statisticamente non soltanto la possibilità di evitare quel particolare tipo di esperienza, ma in ultima analisi la sopravvivenza di quell’ominide, del suo clan e della sua discendenza.

In ultima analisi il nostro cervello rettile contiene una particolare memoria di allarme, che si riaccende prontamente quando il corpo percepisce una vera o presunta riesposizione all’evento traumatico. La reingestione accidentale di bacche rosse simili per forma e colore, ma non tossiche, tenderà a riprodurre nell’ominide una sintomatologia analoga (anche se in scala ridotta) a quella sofferta al primo contatto. La riproduzione dei sintomi simili alla prima esposizione sono innescati in modo automatizzato dalla cosiddetta memoria di allarme del cervello rettile e hanno verosimilmente lo scopo di salvaguardare l’integrità fisica dell’individuo, cortocircuitando l’intenzionalità decisionale della nostra corteccia cerebrale (decidere se ingerire o meno le bacche rosse).

Diversificazioni del processo traumatico

Nel corso della nostra lunghissima evoluzione e della progressiva sofisticazione dei nostri circuiti cerebrali superiori, abbiamo via via potenziato la capacità di elaborare pensieri di tipo astratto. Le fonti di possibile minaccia si sono anch’esse virtualizzate, passando dall’esposizione tossica alle bacche rosse,

  • alla esposizione traumatica di una bocciatura scolastica,
  • di un mobbing strisciante in ambito lavorativo,
  • di un ingiustificato licenziamento,
  • di un divorzio e di altri eventi.

Siamo inoltre esposti di continuo ad una serie infinita di microtraumatismi emozionali, che oltrepassano la soglia di coscienza e di cui non siamo apparentemente consapevoli. La memoria di allarme del nostro cervello rettile registra non soltanto gli effetti di eventi evitabili come l’accidentale ingestione di bacche velenose, ma anche gli esiti di esperienze inevitabili come il lutto.

L’irreversibilità di un trauma, come la separazione definitiva dai propri familiari, può determinare sofferenza non soltanto nello spirito, ma anche nel corpo. E’ in grado di attivare processi di natura patologica, che minacciano l’integrità dell’individuo. Allo stato attuale delle ricerche è difficile comprendere perché anche questi ricordi potenzialmente pericolosi per la nostra personale sopravvivenza vengano stratificati nei circuiti spinomidollari della nostra memoria di allarme, se invece il suo preciso scopo sarebbe quello di garantire la difesa della nostra integrità.

Nel caso specifico dei traumi da lutto, peraltro così frequenti nella vita dei nostri antenati per le ridotte aspettative di sopravvivenza, potrebbe aver potenziato inconsapevolmente il ricorso alla procreazione, non solo per soddisfare le istintuali modalità riproduttive che ci legano agli altri mammiferi e non solo per rimpiazzare in modo opportunistico i membri familiari deceduti, necessari al sostentamento del clan. Ma la finalità della procreazione in mammiferi così evoluti (forse) come gli essere umani, potrebbe essere anche quella di antidotare il terribile dolore del distacco dai nostri congiunti e garantire in questo modo la conservazione delle nostre memorie attraverso la discendenza.

Punti spinali ed epoche della vita

La finalità di questa lunga introduzione è comprendere se sussista la possibilità di interagire positivamente con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, per bilanciare gli effetti tossici delle esperienze traumatiche, a cui siamo esposti nel corso della nostra esistenza. Come ho spiegato all’inizio, abbiamo la possibilità di comunicare in modo sostanzialmente diretto con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, accedendo ai punti cutanei di proiezione spinomidollare.

Si formula l’ipotesi, avvalorata sul piano clinico, che ogni punto spinale corrisponda ad una precisa epoca della vita secondo un ciclo ripetuto di 60 anni che parte dalla prima cervicale. In senso craniocaudale la numerazione scende di una vertebra per anno anagrafico (ad eccezione del tratto cervicale) per giungere alla quinta lombare, che corrisponde al periodo dei 30 anni. Poi si compie un giro di boa in senso ascendente per chiudere il ciclo al 60° anno di vita sulla prima cervicale.

Un trauma (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area, che resta dolorabile anche a distanza di anni. Questi punti spinali possiedono perciò la meravigliosa facoltà di registrare il Tempo della nostra vita, così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l’intero ciclo biologico di un albero. Le verifiche cliniche hanno dimostrato che questi punti temporali possano essere identificati in base alla dolorabilità delle singole vertebre alla digitopressione. Inoltre possono essere eccitati mediante picchiettamento spinale (spinal tap) con il martelletto neurologico e produrre così riflessi nervosi a distanza (sensazioni di caldo e di freddo, orripilazione cutanea, parestesie agli arti, ripercussioni viscerali, etc.) nei distretti somatici, colpiti dagli effetti di un traumatismo emotivo o fisico.

La risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali, perché viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spinomidollari. Il riflesso viscerale avvertito in sede gastrica dal paziente dopo stimolazione della seconda lombare (27° anno di vita), corrispondente alla morte del padre per carcinoma gastrico, è un riflesso del tutto nuovo rispetto alla nota segmentazione metamerica (le radici spinali della 2° lombare non innervano infatti lo stomaco).

Quale nuovo e misterioso riflesso si è attivato? Si tratta forse di una sensazione soggettiva casuale? Il riflesso generato dai dispositivi “rettiliani” corrisponde ad una precisa mappa neurale extracranica, che contiene dati temporali (il 27° anno di vita) e informazioni viscerali (lo stomaco) come esito di una esperienza traumatica. Le prove sui punti spinali consentono abilmente di cortocircuitare pericolose intromissioni delle strutture e dei circuiti corticali, in grado di generare risposte devianti. Il paziente potrebbe infatti spiegarmi in assoluta buona fede di aver superato totalmente il trauma per la morte del padre.

La verifica diagnostica, ottenuta mediante l’eccitazione dei circuiti spinali, è densa di ricadute sul piano clinico in generale, ma anche su quello specifico della terapia. Queste singolari porte biologiche di accesso temporale sulla colonna ci consentono di intervenire sugli effetti di queste memorie disturbanti, per poter ripristinare l’equilibrio. In che modo? Semplicemente concentrando la nostra azione terapeutica su queste aree cutanee. Si può intervenire con

  • l’agopuntura,
  • la digitopressione locale (Shiatzu sui punti di Hua Tuo),
  • l’applicazione di magneti (osservando le opportune precauzioni),
  • la cromopuntura,
  • il micromassaggio con olii essenziali e Fiori di Bach (floripuntura spinale secondo Di Spazio).

A prescindere dalle modalità di intervento, ho denominato questa metodica AgeGate Therapy, per sottolinearne la stretta connessione con la dimensione del Tempo.

A conclusione di questo articolo, desidero riportare una bellissima frase del prof. Giuseppe Calligaris, insigne neuroscienziato, che mi ha guidato in questa difficile, ma esaltante avventura e che afferma in uno dei suoi innumerevoli scritti “…il nostro corpo è uno specchio fedele del nostro spirito, e questo di quello…”.

Placche spinali ed esperienze terapeutiche

Un esempio dalla clinica consente di comprendere meglio la funzione terapeutica di questi singolari punti spinali.

D.L. è una giovane donna di 32 anni, che lamenta da parecchio tempo la comparsa di dolorose cistiti recidivanti. Nel corso degli anni è dovuta ricorrere spesso a terapie antibiotiche per debellare le infezioni vescicali. Gli esami delle urine hanno mostrato la comparsa successiva di diversi microrganismi (coliformi, mycoplasma pneumoniae, etc.), condizionando terapie antibiotiche sempre più aggressive. All’anamnesi personale effettuata in prima visita non sono emersi dati di particolare importanza, se non le classiche malattie esantematiche dell’infanzia e un intervento di appendicectomia a 14 anni. In questa occasione è stato trattato il punto di agopuntura 3 CV per la sua capacità di riequilibrare energeticamente il meridiano della Vescica. Al secondo controllo D.L. riferisce un lieve e temporaneo miglioramento dei sintomi, ma comunque sempre una spiacevole sensazione di peso vescicale.

Comunica inoltre di aver annotato i sogni delle prime cinque notti (richiesta effettuata in prima visita) e mostra il foglietto per leggerlo. Due sogni riguardano esperienze della vita quotidiana, mentre il terzo richiama scene di vita scolastica con compagni di classe dei primi anni delle superiori. Alla domanda se ricorda qualche avvenimento stressante di quel periodo, la paziente rimane incerta nel fornire una risposta. Per una manciata di secondi il suo volto appare come congelato, anche se accenna involontariamente una impercettibile contrazione verso il basso degli angoli della bocca.

Poco dopo il viso si arrossa, la parola si spezza, e D.L. esplode in un travolgente pianto, scosso da ripetuti singhiozzi. A fatica finalmente si calma e mi confessa di aver abortito intorno ai 16 anni. La successiva indagine sulla colonna vertebrale rileva un intenso dolore puntorio alla digitopressione sulla quarta dorsale, che in aderenza al modello cronobiologico corrisponde esattamente al 17° anno di età. L’eccitazione del punto spinale con il martelletto neurologico accentua in maniera percepibile il senso di “peso” sulla vescica. La stimolazione terapeutica del punto sulla quarta dorsale associata a quella di 3 CV ottiene finalmente gli esiti sperati.

Fonte http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, medico, è stato professore incaricato presso la Scuola di Specializzazione in Biotipologia e Metodologia Omeopatica dell’Università di Urbino dal 1994 al 2002. Dal 1996 si occupa di cronobiologia degli psicotraumatismi e su questa base ha elaborato un modello temporale applicato a precise microaree della cute (cronozonidi spinali). Si tratta di particolarissimi punti “trigger”, che segnalano eventi di natura traumatica, e che possono essere stimolati per ottenere un effetto terapeutico (AgeGate Therapy). La scoperta di queste nuove “placche cutanee” si inserisce nel quadro degli studi clinici e sperimentali sulla cute “neurologica”, già estesamente documentati nelle opere del professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), geniale e finissimo neuroscienziato italiano, noto per i suoi famosi esperimenti.

 

FONTE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico)

 

(ENGLISH VERSION)

“… look carefully at the column to know the cause of the disease …”
Hippocrates

The “cutaneous plaques” and their “memory”

Since 1996 I devote myself assiduously to the study and investigation of particular cutaneous points, connected to the memorization of stressful events, and which are located on the lateral sides of the spinous processes of the vertebrae. These are 24 pairs of points (or rather “cutaneous plaques” as Prof. Giuseppe Calligaris specifies), staggered from the first cervical to the fifth lumbar with the exclusion of the sacrococcygous segment. These same points are perfectly superimposable to the so-called Out-of-Meridian points, called HuaTuojiaji, very well known in Traditional Chinese Medicine.

What wonder do these spinal plates hide? The answer lies in the ability of these points to be activated in relation to painful events, ie to record the effects of stressful experiences according to a precise temporal model. It is a revolutionary chronobiological hypothesis, full of consequences on the clinical level. Our first reflection is the following: if the existence of these spinal plaques, which register traumatic signals, is plausible, this leads us to think that there are neural maps of our autobiographical memory beyond the limits of the cranial borders. In other words we can imagine that at least spino-medullary nerve structures can to some extent codify the recording of events with traumatic connotations. Let’s not forget that the spinomidullar structures (the spinal cord, to be clear) represent, on the phylogenetic plane, the most archaic neural architectures in an absolute sense, compatible in this sense with a less sophisticated form of “Memory”, but more stable, because stratified in millions of years of biological evolution.

The language, with which this particular form of memory is expressed, is obviously a “non-verbal” language, expressed through the mechanisms of reflexes and sensitivity. We can therefore define the spinomidullar structures as the elective seat of the “archicortical memory”, as opposed to the “paleocortical memory” of the limbic system and with the “neocortical” one of the cerebral cortex.

Our “memories”

From a neurophysiological point of view, the spinal cord together with the encephalic trunk represents a fundamental way of communication of the stimuli and information between the periphery (skin, viscera, locomotor apparatus, etc.) and the center (upper intracranial nerve centers) and allows the correct unwinding of our automatic and instinctual activities. In other words, it presides over the normal functioning of our vegetative life (control of respiration, heart rate, sleep-wake rhythm, etc.). MacLean called this “reptile brain” (reptilian brain) this portion of our nervous system, because it is substantially similar to that of reptiles, differentiating it from higher intracranial structures such as the limbic system, the so-called “emotional brain” (mammalian brain) other mammals and birds, and the most evolved portion, the neocortex.

The reptilian memory and the memory of traumas

Returning to the central theme of this article, the investigations I have carried out to date on the so-called “reptile brain” have revealed the possible existence of precise neural maps, which act in relation to stressful events on the basis of a temporal matrix. In other words, these are extracranial neural maps linked to our autobiographical memory.

What happens in the course of our existence is thus registered not only in the cerebral areas, but also in the spinomidullar areas. But what events does our “reptilian” memory take charge of? Of those related to the carefree and happy days of our youth or those of a happy event like the first love, the birth of a child, an important scholastic promotion, a work success? No, the “reptilian” memory records in depth those events, which we perceived as threatening for our integrity, activating processes of an inhibitory type. The reptilian brain takes over, because its archaic evolutionary code only requires him to preserve the individual and therefore the species.

The deep stratification of information linked to events characterized as “pain”, “danger”, “threat”, “separation”, “distance” or “loss”, allows us to remember in a non-conscious way a previous exposure, to avoid it. The innocent ingestion of attractive red berries can be translated for the million-year-old hominid into a deadly experience. The fortuitous survival of this event has the specific purpose of activating an avoidance reaction, whenever it comes into contact with the deadly red berries. Remembering the event on several levels, conscious and not, statistically increases not only the possibility of avoiding that particular type of experience, but ultimately the survival of that hominid, of his clan and of his descendants.

Ultimately our reptilian brain contains a special alarm memory, which is readily re-ignited when the body perceives a real or presumed re-exposure to the traumatic event. The accidental reestablishment of red berries similar in shape and color, but not toxic, will tend to reproduce in the hominid a similar symptomatology (even if on a reduced scale) to that suffered at first contact. Reproduction of symptoms similar to the first exposure are triggered automatically by the so-called reptile brain alarm memory and are likely to safeguard the physical integrity of the individual, short-circuiting the intentional decision-making of our cerebral cortex (deciding whether to ingest or less red berries).

Diversification of the traumatic process

During our long evolution and the progressive sophistication of our higher brain circuits, we have gradually strengthened the ability to elaborate abstract thoughts. The sources of possible threats have also become virtualized, going from toxic exposure to red mouths, to the traumatic exposure of a school rejection, a creeping mobbing in the workplace, an unjustified dismissal, a divorce and other events. We are also continuously exposed to an endless series of emotional microtraumatisms, which cross the threshold of consciousness and of which we are apparently not aware. The alarm memory of our reptilian brain records not only the effects of avoidable events such as the accidental ingestion of poisonous berries, but also the outcomes of inevitable experiences such as mourning.

The irreversibility of a trauma, like the definitive separation from one’s own family, can cause suffering not only in the spirit but also in the body. It is able to activate processes of a pathological nature, which threaten the integrity of the individual. At the present state of research it is difficult to understand why even these memories potentially dangerous for our personal survival are stratified in the spinomidollar circuits of our alarm memory, if instead its precise aim is to guarantee the defense of our integrity. In the specific case of grieving traumas, which are so frequent in the lives of our ancestors due to their reduced survival expectations, they may have unconsciously strengthened the use of procreation, not only to satisfy the instinctual reproductive modalities that bind us to other mammals and not only for opportunistic replacement of deceased family members necessary for the maintenance of the clan. But the purpose of procreation in mammals so evolved (perhaps) as human beings, could also be to antidote the terrible pain of detachment from our relatives and thus ensure the preservation of our memories through descent.

Spinal points and eras of life

The purpose of this long introduction is to understand if there is the possibility of interacting positively with the devices of our reptilian memory, to balance the toxic effects of the traumatic experiences, to which we are exposed in the course of our existence. As I explained at the beginning, we have the possibility of communicating in a substantially direct way with the devices of our reptilian memory, by accessing the cutaneous projection points.

The hypothesis is hypothesized, confirmed on a clinical level, that each spinal point corresponds to a precise period of life according to a repeated cycle of 60 years starting from the first cervical one. In the craniocaudal sense the numbering decreases by one vertebra per year registry (with the exception of the cervical tract) to reach the fifth lumbar, which corresponds to the period of 30 years. Then a turn of buoy is carried out in ascending order to close the cycle at the 60th year of life on the cervical first.

A trauma (mourning, separation, physical trauma, etc.) in a certain period of our existence is stratified on a specific area, which remains painful even after many years. These spinal points therefore possess the marvelous ability to record the Time of our life, just as the concentric rings of the section of a trunk document the entire biological cycle of a tree. Clinical tests have shown that these time points can be identified based on the tenderness of individual vertebrae with acupressure. They can also be excited by spinal tapping with the neurological gavel and thus producing nerve reflexes at a distance (sensations of heat and cold, cutaneous orripilation, limb paresthesias, visceral repercussions, etc.) in the somatic districts affected by the effects of an emotional or physical trauma.

The body response is totally independent of possible cortical arrangements, because it is generated in a direct way by the excitation of precise reflex areas of the spinomidullar structures. The visceral reflex felt in the gastric area by the patient after stimulation of the second lumbar (27th year of life), corresponding to the death of the father due to gastric carcinoma, is a completely new reflex with respect to the known metameric segmentation (the spinal roots of the 2nd lumbar in fact, they do not innate the stomach).

What new and mysterious reflection has it activated? Is it perhaps a casual subjective feeling? The reflection generated by “reptilian” devices corresponds to a precise extracranial neural map, which contains temporal data (the 27th year of life) and visceral information (the stomach) as the result of a traumatic experience. The tests on spinal points cleverly allow to short-circuit dangerous intromissions of cortical structures and circuits, capable of generating deviant responses. In fact, the patient could explain to me in absolute good faith that he totally overcame the trauma for his father’s death.

The diagnostic test, obtained by excitation of the spinal circuits, is full of consequences on the clinical level in general, but also on the specific one of the therapy. These unique biological ports of temporal access on the column allow us to intervene on the effects of these disturbing memories, in order to restore balance. How? Simply focusing our therapeutic action on these skin areas. Acupuncture, local acupressure (Shiatzu on the points of Hua Tuo), the application of magnets (observing the appropriate precautions), chromopuncture, micromassage with essential oils and Bach flowers (spinal floripuncture according to Di Spazio) can be performed ). Regardless of the modalities of intervention, I have called this method AgeGate Therapy, to underline its close connection with the dimension of Time.

At the end of this article, I would like to quote a beautiful sentence by prof. Giuseppe Calligaris, distinguished neuroscientist, who guided me in this difficult but exciting adventure and who affirms in one of his countless writings “… our body is a faithful mirror of our spirit, and this of that …”.

Spinal plates and therapeutic experiences

An example from the clinic allows a better understanding of the therapeutic function of these singular spinal points.
D.L. is a young woman of 32, who has long complained about the appearance of painful relapsing cystitis. Over the years it has often been necessary to resort to antibiotic therapies to eradicate bladder infections. Urine tests showed the subsequent appearance of various microorganisms (coliforms, mycoplasma pneumoniae, etc.), conditioning increasingly aggressive antibiotic therapies. The personal anamnesis carried out on the first visit did not reveal data of particular importance, except the classic exanthematic diseases of childhood and a 14-year appendectomy. On this occasion the 3 CV acupuncture point was treated for its ability to energetically rebalance the Bladder meridian. At the second control D.L. reports a slight and temporary improvement of symptoms, but always an unpleasant sensation of bladder weight.

He also announced that he had noted the dreams of the first five nights (request made at the first visit) and shows the leaflet to read it. Two dreams relate to experiences of everyday life, while the third recalls scenes of school life with classmates from the early years of high school. Asked if he remembers some stressful event of that period, the patient remains uncertain in providing an answer. For a few seconds his face appears to be frozen, even if he inadvertently mentions an imperceptible downward contraction of the corners of his mouth.

Shortly after the face is red, the word breaks, and D.L. explodes in an overwhelming cry, shaken by repeated sobs. He finally calms down and confesses that he has had an abortion around the age of 16. The subsequent survey on the spine shows an intense puncture pain at the acupressure on the fourth dorsal, which in adherence to the chronobiological model corresponds exactly to the 17th year of age. The excitation of the spinal point with the neurological gavel perceptively accentuates the sense of “weight” on the bladder. The therapeutic stimulation of the point on the fourth dorsal associated with that of 3 CV finally gets the desired results.

Source:  http://www.scienzaeconoscenza.it

Vincenzo Di Spazio, a doctor, was a professor in the School of Specialization in Biotypology and Homeopathic Methodology of the University of Urbino from 1994 to 2002. Since 1996 he has worked on the chronobiology of psychotraumatism and on this basis has elaborated a temporal model applied to precise microareas of the skin (spinal chronozonides). These are very special “trigger” points, which signal events of a traumatic nature, and which can be stimulated to obtain a therapeutic effect (AgeGate Therapy). The discovery of these new “skin plaques” is part of clinical and experimental studies on “neurological” skin, already extensively documented in the works of Professor Giuseppe Calligaris (1876-1944), a brilliant and very fine Italian neuroscientist, known for his famous experiments.

 

SOURCE: Dionidream (Dr Vincenzo di Spazio MD, Medico) 

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Una delle cose che la medicina occidentale ignora è il legame tra il nostro corpo e la nostra mente, il nostro spirito e le nostre emozioni.

 

L’essere umano a volte è soggetto a connessioni tra il corpo e le sue emozioni, ma molti di noi non diamo importanza a questo fenomeno.

1. Mal di testa

Il mal di testa può essere causato dallo stress accumulato durante il giorno. Prendetevi del tempo per rilassarvi e cercate di diminuire lo stress ogni giorno.

2. Dolore al collo

Se avete un dolore al collo, avete qualche problema nel dimenticare gli altri o voi stessi. Se sentite un dolore al collo, cercate di pensare alle cose che amate delle persone.

3. Dolore alle spalle

Il dolore alle spalle indica che state portando con voi un peso emozionale eccessivo. Cercate di risolvere i vostri problemi e condivideteli con le persone che circondano la vostra vita.

4. Dolore nella parte superiore della schiena

Il dolore nella parte superiore della schiena indica che non vi sentite amati. Se siete single, è il tempo di organizzare qualche incontro.

5. Dolore nella parte bassa della schiena

Dolore nella parte bassa della schiena indica che vi preoccupate troppo dei soldi.

6. Dolore ai gomiti

Il dolore nei gomiti indica che non riuscire a fare cambiamenti nella vostra vita. Se avete delle braccia rigide, forse anche la vostra vita lo è.

7. Dolore alle mani

Il dolore alle mani indica che non riesci a connetterti con gli altri come invece dovresti fare. Cerca di farti nuovi amici, di andare a pranzo con un collega e di conoscere nuove persone.

8. Dolore ai fianchi

Il dolore ai fianchi potrebbe significare che avete paura di muovervi e di fare passi falsi. Siete troppo cauti quando cercare di prendere decisioni. Scioglietevi un po’!

9. Dolore alle ginocchia

Il dolore alle ginocchia potrebbe significare che il vostro ego è troppo grande e che pensate troppo a voi stessi. Cercate di essere più umili, fate del volontariato, siate più umani.

 

FONTE: Panecirco

 

(ENGLISH VERSION)

One of the things that Western medicine ignores is the link between our body and our mind, our spirit and our emotions. The human being is sometimes subject to connections between the body and its emotions, but many of us do not give importance to this phenomenon.

1. Headache

Headaches can be caused by stress accumulated during the day. Take some time to relax and try to reduce stress every day.

2. Neck pain

If you have a neck pain, you have a problem forgetting others or yourself. If you feel a pain in the neck, try to think about the things you love about people.

3. Pain in the shoulders

Shoulder pain indicates that you are carrying an excessive emotional burden with you. Try to solve your problems and share them with the people around your life.

4. Pain in the upper back

The pain in the upper back indicates that you do not feel loved. If you are single, it’s time to organize some meetings.

5. Pain in the lower back

Pain in the lower back indicates that you worry too much about the money.

6. Pain in the elbows

Pain in the elbows indicates that you can not make changes in your life. If you have stiff arms, maybe your life is too.

7. Pain in the hands

Pain in the hands indicates that you can not connect with others as you should do. Try to make new friends, go to lunch with a colleague and meet new people.

8. Pain in the hips

Pain in the hips could mean that you are afraid to move and make false steps. You are too cautious when trying to make decisions. Melt yourself a little!

9. Pain in the knees

Pain in your knees could mean that your ego is too big and you think too much about yourself. Try to be more humble, volunteer, be more human.

SOURCE: Panecirco

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La mente ha il potere di creare la malattia o di favorirne la guarigione, per la ragione che i nostri pensieri ed emozioni influenzano l’espressione dei geni del DNA, la composizione del microbiota e la risposta allo stress organico (e quindi l’infiammazione).

1. I pazienti sottoposti a chirurgia cardiaca, che abbiano una forte rete di sostegno sociale ed una pratica spirituale hanno un tasso di mortalità di 1/7 rispetto a quelli che non hanno queste caratteristiche.
2. Delle ricerche hanno mostrato che la meditazione per 30 minuti al giorno può attivare l’umore tanto quanto gli antidepressivi.
3. Le persone anziane con atteggiamenti positivi hanno il 23 percento in meno di rischio di morte da malattie cardiovascolari ed il 55 percento in meno per tutte le altre cause.
E’ evidente che le vostre credenze, pensieri, intenzioni hanno un effetto molto maggiore sulla vostra vita che i vostri geni”.
Dawson Church, autore del libro Medicina Epigenetica

Il Maestro Ryuho Okawa ci guida indirizzandoci verso una vita in cui la malattia è bandita e tramite l’autoguarigione può essere resa impotente. I miracoli della guarigione vengono insegnati per liberarci dalle malattie, imparando ad essere grati, il non attaccamento e la strada verso il vero sé. Di seguito è riportato un estratto del capitolo 1 del libro The Healing Power“.

1. Creiamo le nostre malattie

Dobbiamo tenere a mente questo punto importante; fondamentalmente, siamo in grado di creare le malattie. Come ho menzionato nel “Miraculous Ways to Conquer Cancer” e in altri libri, tutte le parti del corpo umano si rigenerano entro un anno circa. I capelli, il cranio, gli organi interni e persino le punte delle unghie. In realtà, ci vogliono solo sei mesi per rinnovare molte parti del corpo. Pertanto, se soffriamo di alcune malattie che riguardano organi interni rimasti incurabili per oltre un anno, questo significa che abbiamo continuato a creare le nostre malattie. Spiritualmente parlando, quando ci ammaliamo, abbiamo lavorato per creare la nostra malattia.

Come indica l’insegnamento dell’impermanenza di tutte le cose, il corpo fisico cambia continuamente. È proprio come un fiume che scorre. L’acqua del fiume non è mai la stessa. È in costante movimento, quindi non è mai lo stesso fiume. Allo stesso modo, il corpo umano sta fondamentalmente fluendo e cambiando.

2. Il corpo astrale disegna il corpo fisico

Ogni parte del nostro corpo cerca fondamentalmente di creare cellule o organi secondo i progetti elaborati dai nostri pensieri che definiscono ciò che siamo. Anche se la malattia non è stata concepita inizialmente, il “piano di malattia” a volte entra nelle nostre vite. Questo progetto è in effetti il “corpo astrale” il quale viene modellato come il corpo fisico. Il corpo astrale è lo strato più esterno del corpo spirituale e porta ad una consapevolezza degli organi che corrispondono a ciascuna parte del corpo fisico.

Questo corpo astrale costruisce il corpo usando proteine, ossa e altri costituenti.
Pertanto, quando ci ammaliamo, si presentano delle anomalie patologiche nei nostri corpi astrali. Qualcosa di negativo, cioè, pensieri o zone oscure cominciano ad apparire nei nostri corpi astrali prima che si manifestino nei nostri corpi fisici. Quando la negatività colpisce una parte dei nostri corpi astrali, di solito inviamo ripetutamente pensieri distruttivi o pensieri auto-punitivi a livello della coscienza superficiale. Avere sentimenti di aggressività, odio forte e rancore nei confronti degli altri può anche farci ammalare perché quei pensieri distruttivi si riflettono su di noi e ci influenzano, invece di influenzare gli oggetti del nostro odio.

Con la vista spirituale, possiamo localizzare alcune anomalie che appaiono nel corpo astrale. Quando si manifestano nel corpo fisico, provocano la creazione di malattie rare.

Nel tentativo di guarire una malattia, la scienza medica la guarisce dall’esterno (il corpo fisico), mentre la religione cerca di curarla dall’interno (il corpo spirituale). In altre parole, la spiritualità cerca di scoprire cosa sta causando anomalie nel corpo sottile e cerca di eliminarlo. Quindi, quando soffriamo di qualche malattia, è probabilmente il risultato di certi atteggiamenti mentali che abbiamo sviluppato o un modo di pensare che non dovremmo avere. In altri termini, è “attaccamento” in un certo senso. Quando le nostre menti si attaccano fortemente a qualcosa, questo attaccamento nella nostra mente inizia ad apparire come forma di malattia.

3. L’atteggiamento mentale che cura la malattia: autoriflessione e gratitudine

Se vogliamo curare le nostre malattie, dobbiamo prima cambiare la percezione di noi stessi. Se pensiamo ai corpi umani come a delle macchine, potremmo pensare che l’unico modo per riparare il guasto sia la sostituzione delle parti danneggiate. Ma questa non è la via dei nostri corpi umani. I nostri corpi fisici cambiano continuamente. Rimodellando le vecchie cellule. Con questa consapevolezza in mente, dobbiamo dare una chiara direzione alle nostre menti in modo che possiamo trasformare i nostri corpi. Certo, questa direzione dovrebbe essere positiva, non negativa.

Spesso non ci rendiamo conto che le nostre menti stanno creando qualcosa di negativo. Non è facile guardare se stessi, come facciamo quando guardiamo i nostri riflessi nello specchio, quindi non siamo consapevoli delle distorsioni nella nostra mente e negli stili di vita. Quindi, è importante avere cuori grati e praticare l’auto-riflessione. Coloro che si ammalano di solito hanno un forte senso di auto-giustificazione o autoconservazione, e nonostante le loro auto-difese, si ammalano. Giustificano se stessi insistendo: “Non ho colpa”. O piuttosto incolpano gli altri o i fattori esterni. Queste tipologie di persone si ammalano, quindi è importante avere gratitudine nei nostri cuori e praticare l’auto-riflessione.

Metti in pratica amore, gratitudine e apprezzamento

Quando riflettiamo su noi stessi e ci sentiamo grati, scopriamo la gioia di ricevere la vita in questo mondo. Quando ci sentiamo grati per essere stati autorizzati a vivere fino ad oggi, dobbiamo mettere in pratica “l’amore per gli altri”. Esprimendo l’amore, la gratitudine e l’apprezzamento attraverso i nostri comportamenti, siamo in grado di trasformare gli “stampi” stessi che abbiamo creato nella nostra mente. Quindi è importante mettere in pratica l’amore per gli altri o l’altruismo.

Le persone malate di solito pensano solo a se stesse. Anche le brave persone possono diventare egocentriche quando si ammalano. Tuttavia, per evitare che noi stessi ci ammaliamo, dobbiamo sforzarci di formare le nostre immagini di fronte alle persone che hanno atteggiamenti così egoistici.

Dobbiamo cercare di riflettere su noi stessi ogni giorno e correggere gli errori nei nostri pensieri e azioni. Potremmo trovarci pieni di malcontento e di lamentele nei confronti degli altri. Tuttavia, dovremmo cercare di trovare negli altri qualcosa di cui essere grati, e se la troviamo, dovremmo essere grati per questo. Quindi, dovremmo esprimere la nostra gratitudine con le parole.

Inoltre, dovremmo smettere di essere egoisti, e invece pensare se c’è qualcosa che possiamo fare per aiutare chi è nel bisogno. È importante capire i dolori e le sofferenze degli altri e alleviarli.

Usa il potere del subconscio per guarire le malattie

Quando ci ammaliamo, spesso diventiamo egocentrici, quindi dobbiamo visualizzare immagini che sono l’esatto opposto dei nostri sé egoisti e miserabili, e cercare di diventare ciò che immaginiamo nella nostra mente.

Anche se le nostre malattie non possono essere curate in una volta, dobbiamo continuare a dirci che stiamo cambiando per il meglio a poco a poco. Nel fare ciò, stiamo piantando certi atteggiamenti della mente nel subconscio. Per guarire le malattie, è importante sviluppare determinati modelli di pensiero e inciderli nel nostro subconscio ogni giorno.

Lo stesso vale per i muscoli involontari. Gli organi interni sono costituiti da muscoli involontari e varie malattie si verificano principalmente in questi muscoli. Potremmo pensare di non poterli controllare, ma in effetti possiamo influenzarli. Il motivo è che i muscoli involontari sono fortemente influenzati dal subconscio. Il subconscio contiene le tendenze della nostra mente, quindi se manteniamo certi pensieri nella nostra mente per lunghi periodi di tempo, si immergeranno profondamente nei nostri organi interni e li influenzeranno.

Smetti di scusarti e scegli pensieri positivi

I pensieri negativi emergono in fretta nei nostri cuori, quindi dovremmo cercare di non lasciare che le nostre lamentele distruggano i pensieri positivi o le immagini positive di noi stessi. Alcune persone si ammalano per cercare di evitare le loro responsabilità. Quindi, se abbiamo la tendenza a giustificarci o a sfuggire alle nostre responsabilità, dobbiamo correggere questi aspetti. Dobbiamo sforzarci di piantare “chiodi positivi” nella nostra mente ogni giorno.

Dicono che gli esseri umani non possono pensare a due cose diverse allo stesso tempo, quindi non possiamo mantenere contemporaneamente pensieri sia positivi che negativi. Pertanto, dobbiamo scegliere di creare visioni positive o immaginare immagini positive di noi stessi nella nostra mente, e provare a rendere quelle visioni o immagini realtà.

4. La meditazione combatte tutti i tipi di malattie

Per favore, sii cosciente del fatto che siamo essenzialmente esseri spirituali. Credi fermamente che i nostri corpi spirituali sono il nostro vero sé e concentrati meno sul fisico.

Inoltre, è utile meditare su un’immagine del nostro corpo spirituale immaginando una forma sferica dorata ogni sera prima di andare a letto. Un “globo dorato” che significa “perfezione assoluta”.

È importante mantenere l’immagine dei nostri corpi spirituali, a forma di sfere d’oro perfettamente rotonde, e riflettere su come Dio o Buddha ci abbia dato una vita preziosa.

Tenere una tale immagine nella nostra mente può combattere ogni tipo di malattia che si verifica dalle nostre teste alle anime, arrivando fino ai nostri piedi. Questa immagine del sé, che splende come lingotti d’oro, riflette la vera natura dei nostri corpi spirituali.

Quando gli esseri umani muoiono e diventano corpi spirituali, all’inizio conservano le stesse forme che possedevano mentre erano vivi sulla terra. Quando ci rendiamo conto che non sono le nostre vere forme e torniamo al mondo celeste, scopriremo che non siamo nient’altro che corpi energetici che brillano come sfere dorate. Queste forme assomigliano alla nostra vera essenza.

Alleniamoci ad immaginare il nostro vero io nella mente, e questo ci aiuterà ad aumentare i nostri poteri di recupero e resistenza alle malattie. Praticare la “meditazione sul vero sé che brilla come una sfera dorata” ogni giorno ci aiuterà anche ad eliminare i virus nocivi dai nostri corpi.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

The mind has the power to create the disease or to promote its healing, for the reason that our thoughts and emotions influence the expression of the DNA genes, the composition of the microbiota and the response to the organic stress (and therefore the inflammation) .

1. Patients undergoing cardiac surgery who have a strong social support network and a spiritual practice have a 1/7 mortality rate compared to those who do not have these characteristics.
2. Research has shown that meditation for 30 minutes a day can activate mood as much as antidepressants.
3. Older people with positive attitudes have 23 percent less risk of death from cardiovascular disease and 55 percent less for all other causes.
It’s clear that your beliefs, thoughts, intentions have a much greater effect on your life than your genes. “
Dawson Church, author of the Epigenetic Medicine book
Master Ryuho Okawa guides us towards a life in which the disease is banned and through self-healing can be rendered powerless. The miracles of healing are taught to free ourselves from disease, learning to be grateful, non-attachment and the road to the true self. Below is an excerpt from Chapter 1 of the book “The Healing Power”.

1. We create our diseases

We must keep this important point in mind; fundamentally, we can create diseases. As I mentioned in “Miraculous Ways to Conquer Cancer” and other books, all parts of the human body regenerate within a year or so. The hair, the skull, the internal organs and even the tips of the nails. In reality, it takes only six months to renew many parts of the body. Therefore, if we suffer from some diseases that affect internal organs remaining incurable for over a year, this means that we have continued to create our own diseases. Spiritually speaking, when we get sick, we worked to create our illness.

As the teaching of the impermanence of all things indicates, the physical body changes continuously. It is just like a flowing river. The river water is never the same. It’s constantly moving, so it’s never the same river. Likewise, the human body is basically flowing and changing.

2. The astral body designs the physical body

Every part of our body basically tries to create cells or organs according to the projects developed by our thoughts that define what we are. Although the disease was not initially conceived, the “disease plan” sometimes enters our lives. This project is in fact the “astral body” which is modeled as the physical body. The astral body is the outermost layer of the spiritual body and leads to an awareness of the organs that correspond to each part of the physical body.

This astral body constructs the body using proteins, bones and other constituents.
Therefore, when we get sick, there are pathological abnormalities in our astral bodies. Something negative, that is, thoughts or dark areas begin to appear in our astral bodies before they manifest in our physical bodies. When negativity affects a part of our astral bodies, we usually repeatedly send destructive thoughts or self-punishing thoughts to the level of surface consciousness. Having feelings of aggression, strong hatred and resentment towards others can also make us sick because those destructive thoughts reflect on us and influence us, instead of influencing the objects of our hatred.
With spiritual sight, we can locate some anomalies that appear in the astral body. When they occur in the physical body, they cause the creation of rare diseases.

In an attempt to cure an illness, medical science heals it from the outside (the physical body), while religion tries to cure it from within (the spiritual body). In other words, spirituality tries to find out what is causing abnormalities in the subtle body and tries to eliminate it. So when we suffer from some illness, it is probably the result of certain mental attitudes we have developed or a way of thinking that we should not have. In other words, it is “attachment” in a sense. When our minds attach themselves strongly to something, this attachment in our mind begins to appear as a form of disease.

3. The mental attitude that treats the disease: self-reflection and gratitude

If we want to cure our illnesses, we must first change our perception of ourselves. If we think of human bodies as machines, we might think that the only way to repair the failure is to replace the damaged parts. But this is not the way of our human bodies. Our physical bodies change continuously. Remodeling the old cells. With this awareness in mind, we must give our minds a clear direction so that we can transform our bodies. Of course, this direction should be positive, not negative.

We often do not realize that our minds are creating something negative. It is not easy to look at ourselves, as we do when we look at our reflections in the mirror, so we are not aware of the distortions in our minds and lifestyles. Therefore, it is important to have grateful hearts and practice self-reflection. Those who get sick usually have a strong sense of self-justification or self-preservation, and despite their self-defense, they get sick. They justify themselves by insisting: “I have no fault”. Or rather they blame others or external factors. These types of people get sick, so it is important to have gratitude in our hearts and practice self-reflection.

Put love, gratitude and appreciation into practice

When we reflect on ourselves and feel grateful, we discover the joy of receiving life in this world. When we feel grateful that we have been allowed to live to this day, we must put “love for others” into practice. By expressing love, gratitude and appreciation through our behavior, we are able to transform the “molds” that we have created in our mind. So it is important to put into practice love for others or altruism.

Sick people usually think only of themselves. Even good people can become self-centered when they get sick. However, to prevent ourselves from becoming ill, we must strive to form our images in front of people who have such selfish attitudes.

We must try to reflect on ourselves every day and correct mistakes in our thoughts and actions. We may find ourselves full of discontent and complaints against others. However, we should try to find something else to be grateful for in others, and if we find it, we should be grateful for it. Therefore, we should express our gratitude with the words.

Furthermore, we should stop being selfish, and instead think about whether there is anything we can do to help those in need. It is important to understand the pains and sufferings of others and to alleviate them.

Use the power of the subconscious to heal diseases

When we get sick, we often become self-centered, so we have to visualize images that are the exact opposite of our selfish and miserable selves, and try to become what we imagine in our mind.

Even if our illnesses can not be cured at once, we must continue to tell us that we are changing for the better little by little. In doing so, we are planting certain attitudes of the mind in the subconscious. To heal diseases, it is important to develop certain patterns of thought and to affect them in our subconscious every day.

The same applies to involuntary muscles. Internal organs consist of involuntary muscles and various diseases occur mainly in these muscles. We might think we can not control them, but we can actually influence them. The reason is that involuntary muscles are strongly influenced by the subconscious. The subconscious contains the tendencies of our mind, so if we hold certain thoughts in our mind over long periods of time, they will immerse themselves deeply in our internal organs and influence them.

Stop apologizing and choose positive thoughts

Negative thoughts emerge quickly in our hearts, so we should try not to let our grievances destroy positive thoughts or positive images of ourselves. Some people get sick to try to avoid their responsibilities. So if we have a tendency to justify ourselves or to escape our responsibilities, we must correct these aspects. We must strive to plant “positive nails” in our mind every day.

They say that human beings can not think of two different things at the same time, so we can not keep both positive and negative thoughts at the same time. Therefore, we must choose to create positive visions or imagine positive images of ourselves in our mind, and try to make those visions or images reality.

4. Meditation fights all kinds of diseases

Please be aware that we are essentially spiritual beings. Believe firmly that our spiritual bodies are our true selves and concentrate less on the physical.

Moreover, it is useful to meditate on an image of our spiritual body by imagining a golden spherical shape every night before going to bed. A “golden globe” which means “absolute perfection”.

It is important to keep the image of our spiritual bodies in the shape of perfectly round gold spheres and to reflect on how God or Buddha gave us a precious life.

Holding such an image in our mind can fight any kind of disease that occurs from our heads to souls, reaching our feet. This self-image, which shines like gold bars, reflects the true nature of our spiritual bodies.

When human beings die and become spiritual bodies, they initially retain the same forms they possessed while they were alive on earth. When we realize that it is not our true forms and we return to the celestial world, we will discover that we are nothing but energetic bodies that shine like golden spheres. These shapes resemble our true essence.

Let’s train ourselves to imagine our true self in our mind, and this will help us increase our powers of recovery and resistance to disease. Practicing “meditation on the true self that shines like a golden sphere” every day will also help us eliminate harmful viruses from our bodies.

 

SOURCE: Dionidream

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Ipertensione, dermatiti, cefalee, difficoltà ad addormentarsi e irritabilità parlano di quanto stai trattenendo emozioni che ritieni sconvenienti: scopri come viverle.

 

Sembra paradossale, ma al tempo dei social network, in cui la comunicazione e la condivisione sono assunte quasi a dogma esistenziale, esprimere il lato più autentico di sé è qualcosa che ancora pochi riescono a fare. Per certi aspetti siamo ancora compressi, trattenuti, repressi. Da un lato è proprio questa esplosione comunicativa a rendere difficile selezionare le cose che vale veramente la pena dire. Dall’altro l’importanza dell’immagine che gli altri hanno di noi oggi è diventata fondamentale ad un livello tale che le persone, pur di mostrarsi quanto più possibile socialmente accettabili, finiscono per eliminare dalle relazioni qualunque aspetto di loro che giudicano sconveniente e che possa minimamente intaccarle. Si reprime la parte di sé più selvaggia, nel senso di passionale, spontanea e istintiva, per paura del rifiuto altrui. In una parola si eliminano le emozioni sconvenienti, ma una domanda sorge spontanea: dove vanno a finire?

Il corpo ci avvisa che qualcosa non va

Ma mentre pensiamo a salvaguardare le apparenze, gli aspetti fondamentali della nostra personalità, le esigenze e quindi le emozioni più autentiche rimangono bloccate dentro. Non trovando nessuna valvola di sfogo, finiscono per riversarsi sul corpo. Prima in modo più transitorio e leggero, quasi a volerci dare il tempo di correre ai ripari, di cambiare atteggiamento prima che le cose precipitino: un’improvvisa insofferenza alle richieste del mondo esterno; una stanchezza e un senso di spossatezza che ci accompagnano durante tutta la giornata; o, ancora, una certa fatica ad addormentarsi, come se, inconsciamente consapevoli di non aver vissuto durante il giorno, volessimo strappare alla notte un’ultima possibilità di esprimere almeno qualcosa di noi. Tutti questi segnali, se non adeguatamente ascoltati, alla lunga potrebbero trasformarsi in vere e proprie malattie che coinvolgeranno sia la mente che il corpo. Ad esempio:

  • Ipertensione arteriosa: non è un caso che il 95% dei casi di ipertensione venga chiamato dalla medicina ipertensione essenziale”, nel senso di patologia con assenza di cause organiche evidenti. Questo termine rivela l’involontaria intuizione che dietro questa sintomatologia vi sia proprio un’essenza bloccata, impossibilitata ad esprimersi da un eccessivo controllo verso le proprie emozioni, desideri, fantasie e progetti.
  • Dermatiti: spesso rivelano il timore di non essere accettati e di invadere gli altri con la propria passionalità. Ecco che a bruciare non è più il fuoco di questa passione, ma la pelle.
  • Cefalee: calcoli, opinioni e ragionamenti complessi affollano continuamente la nostra mente. Ad essi si sommano le emozioni che vengono imprigionate da queste intensa razionalità. E così vi è discrepanza enorme tra quel che si ha dentro e quello che si esprime.
  • Disturbi d’ansia: tutti sono segno di una vitalità troppo a lungo trattenuta. Nell’attacco di panico questa esplode, il disturbo ossessivo-compulsivo rappresenta il tentativo di gestirla, la fobia di simbolizzarla.

Lascia fluire tutte le emozioni

Quale che sia il disturbo in questione, è fondamentale prevenirne l’insorgenza. Come? Proprio dando maggiore attenzione a quei segnali corporei che il fisico tenta, troppo spesso invano, di mandarci. E allora ascoltiamoci. Percepiamo dentro di noi una tensione? Un borbottio di sottofondo? Un’insoddisfazione cronica? Una volta ricevuto finalmente il messaggio cerchiamo di leggerlo, di capirne la fonte: quale parte di noi sta cercando di venire faticosamente a galla? Quanto più ci si è abituati nel tempo a trattenersi, tanto più sarà difficile inizialmente dare avvio a questo processo. Ma difficile non è impossibile, e in questa “sfida” c’è tutto da guadagnare. Questione non solo di felicità, ma anche di salute.

 

FONTE: Riza

 

(ENGLISH VERSION)

Hypertension, dermatitis, headaches, difficulty falling asleep and irritability talk about how you are holding back emotions that you think are inconvenient: discover how to live them.

It seems paradoxical, but at the time of social networks, in which communication and sharing are assumed almost as an existential dogma, expressing the most authentic side of oneself is something that few still manage to do. In some respects we are still compressed, held back, repressed. On the one hand it is this communicative explosion that makes it difficult to select the things that are really worth saying. On the other hand, the importance of the image that others have of us today has become fundamental to such a level that people, in order to show themselves as socially acceptable as possible, end up eliminating from the relationships any aspect of them that they deem inappropriate and that can minimize them. The most savage part of oneself is repressed, in the sense of passionate, spontaneous and instinctive, for fear of the rejection of others. In few words, unpleasant emotions are eliminated, but a question arises: where do they go?

The body warns us that something is wrong

But while we think of safeguarding appearances, the fundamental aspects of our personality, the needs and therefore the most authentic emotions remain locked inside. Finding no relief valve, they end up pouring on the body. First, in a more transitory and light way, as if to give us time to run for cover, to change our attitude before things precipitate:

  • a sudden intolerance to the demands of the outside world;
  • a weariness and a sense of exhaustion that accompanies us throughout the day; or, again,
  • a certain difficulty in falling asleep, as if, unconsciously aware of not having lived during the day, we wanted to take away a last chance at night to express at least something of us.

All these signals, if not properly listened to, could in the long run turn into real diseases that will involve both the mind and the body. Eg:

  • Arterial hypertension: it is no coincidence that 95% of hypertension cases are called by the medicine “essential hypertension”, in the sense of pathology with absence of obvious organic causes. This term reveals the involuntary intuition that behind this symptomatology there is precisely a blocked essence, unable to express itself from excessive control towards one’s emotions, desires, fantasies and projects.
  • Dermatitis: often reveal the fear of not being accepted and invading others with their own passion. Here it is no longer the fire of this passion to burn, but the skin.
  • Headaches: calculations, opinions and complex reasoning continually crowd our mind. Added to these are the emotions that are imprisoned by these intense rationalities. And so there is enormous discrepancy between what is inside and what is expressed.
  • Anxiety disorders: all are signs of a long-held vitality. In the panic attack this explodes, the obsessive-compulsive disorder represents the attempt to manage it, the phobia to symbolize it.
    Let all emotions flow

Whatever the disorder in question, it is essential to prevent its occurrence. How? Precisely giving more attention to those bodily signals that the physicist tries, too often in vain, to send us. So let’s listen to ourself.

  • Do we feel a tension within us?
  • A background mumble?
  • A chronic dissatisfaction?

Once we have finally received the message, we try to read it, to understand its source: which part of us is trying to come to the surface? The longer you get used to holding back, the more difficult it will be initially to start this process. But difficult means not impossible, and in this “challenge” you have everything to win. A question not only of happiness but also of health.

SOURCE: Riza

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La prospettiva energetico-spirituale è un modo prezioso e complementare di conoscere l’origine dei nostri disturbi e/o malattie.

Che la malattia sia un messaggio del corpo fisico, che ci dice che si è alterato un equilibrio, è banale e scontato. Non è invece banale sapere e comprendere che la causa non è esterna, ma interna e che quindi si può guarire. Virus e microbi ci colpiscono infatti dove e quando siamo più vulnerabili, non per cause genetiche, ma per cause interne, legate alle tensioni che creiamo dentro di noi quando facciamo scelte o prendiamo decisioni che non ci fanno sentire bene.

Questo succede quando non ascoltiamo la nostra guida interiore, alterando di conseguenza il nostro equilibrio energetico. La tecnica energetico-spirituale parte dalla considerazione che, a monte della malattia, ci sia un blocco energetico, un blocco del flusso di energia, un disequilibrio che genera la malattia, la quale si localizza proprio dove avviene tale blocco. Per spiegare il nostro sistema energetico, dobbiamo prima capire che l’unità infinitesimale di ogni cellula è energia, di cui il tessuto, l’organo, il corpo fisico sono la parte più densa, ovvero quella che vediamo. Tutto ciò non è invenzione, bensì scienza, quella quantistica.

Bene… detto questo, torniamo alla prospettiva energetico-spirituale di lettura dei disturbi e delle malattie. I “motori” che regolano il flusso del nostro sistema energetico sono i chakra. La funzione dei chakra è simile a quella del cuore: regolare il flusso dell’energia nel nostro sistema energetico, che è governato dalla coscienza. E’ importante sottolineare che, in questo contesto, il significato di coscienza è esteso a tutto ciò che possiamo sperimentare a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale nella nostra esistenza.

Tutto procede bene se le decisioni che prendiamo sono coerenti con la nostra essenzacon il nostro progetto intimo di vita, ma se non ci ascoltiamo, se neghiamo la nostra essenza, iniziano a sorgere problemi.

  • “Può accadere, ad esempio, che per una decisione errata si crei un blocco, una tensione. Da quel momento in avanti la nuova configurazione della nostra energia funzionerà come una calamita, attirandoci esperienze che confermano la tensione originaria” ci racconta Rossella Panigatti, studiosa e praticante della tecnica.

ChakraConoscere i chakra diviene così indispensabile per capire la malattia e sbloccare il flusso energetico. Sottolinea ancora R. Panigatti:

  • per riacquistare la salute, dobbiamo intraprendere un lavoro personale di ricerca, comprendendo ciò che stiamo facendo ‘contro di noi’ e, soprattutto, dobbiamo attuare una serie di cambiamenti nella nostra vita, lasciando andare quei modi di essere che ci creano tensione, ritrovando la nostra vera essenza.Dobbiamo semplicemente tornare ad essere noi stessi, e in questo cammino il sintomo è un nostro alleato, e ci aiuta.

 

Questo lavoro personale di ricerca, di collocazione del sintomo all’interno del sistema energetico, per essere ben capito, deve anche tenere in considerazione il lato, destro o sinistro, in cui la patologia si manifesta; questo aspetto è importante perché legato alla polarità Yin (delle emozioni) e Yang (della volontà).

Bene, a questo punto vediamo cosa sono i chakra. I chakra sono i nostri centri energetici, sono sette e sono associati a specifici organi e parti del corpo. Il sintomo localizzato in una specifica parte del corpo è quindi rapportabile ad un blocco nel chakra corrispondente, per effetto di una decisione presa riguardante la nostra vita, che non è in sintonia con la nostra unicità ed essenza.

Allora, vediamoli:

  • 1° chakra o chakra della radice: riguarda il rapporto con noi stessi, in particolare l’area della fiducia e della sicurezza; il suo elemento è la Terra; è in relazione con il rapporto materno, la nostra “radice”, la nostra fonte di nutrimento; se c’è tensione in questo chakra vediamo il mondo attraverso un filtro percettivo d’insicurezza, se la tensione aumenta sentiamo paura, se aumenta ancora di più proviamo panico, nel caso estremo proviamo una vera e propria minaccia alla nostra sopravvivenza; i messaggi del corpo, cioè i sintomi, sono localizzati nel sistema scheletrico e nei sistemi di eliminazione (reni, vescica, ultimo tratto intestinale, pelle nella sua funzione di traspirazione), nel sistema linfatico.

 

  • 2° chakra o chakra arancione: anche questo riguarda il rapporto con noi stessi, in particolare le parti della coscienza relative all’area della sessualità, del cibo e del permettersi di sentire le emozioni; il suo elemento è l’Acqua; per esempio, se abbiamo paura di nuotare o di andare in barca e così via, significa che abbiamo tensioni nelle parti della coscienza correlate a questo chakra; dovremo pertanto vedere se l’area della nostra sessualità è risolta, oppure se ascoltiamo quello che il nostro corpo ci chiede in materia di cibo o di emozioni; i messaggi del corpo sono localizzati negli organi sessuali, nel sistema di assimilazione (intestino tenue e crasso) e nella lingua.

 

  • 3° chakra o chakra del plesso solare: riguarda ancora il rapporto con noi stessi, in particolare il sentirsi liberi di essere sé stessi, il sentirsi bene con sé stessi e la capacità di esercitare il potere di essere sé stessi; il suo elemento è il fuoco; la relazione che abbiamo con il fuoco o con il sole, ci rivela il nostro rapporto con le aree della coscienza rappresentate da questo centro energetico, cioè se abbiamo una sensibilità verso il sole, significa che siamo particolarmente sensibili al potere o alla personalità di qualcun altro; se manifestiamo una patologia che tocca gli organi compresi in questo chakra (sistema muscolare, pelle, sistema digerente, occhi e viso) significa che abbiamo una tensione che riguarda la libertà o il controllo.

 

  • 4° chakra o chakra del cuore: è collegato al rapporto con gli altri, in particolare rappresenta le relazioni con le persone più vicine al nostro cuore, ed indica anche se ci sentiamo amati e se ci sentiamo capaci di dare amore agli altri; l’elemento collegato è l’Aria; chi manifesta patologie che riguardano il sistema immunitario, il sistema circolatorio (cuore e vasi) e il sistema respiratorio (polmoni e bronchi) ha problemi a dare o a ricevere amore.

 

  • 5° chakra o chakra della golaè anch’esso collegato al rapporto con gli altri, in particolare riguarda l’espressione di noi stessi e la capacità di ricevere, nonché la capacità di manifestare i nostri obiettivi; il suo elemento è l’etere. Quando questo chakra è in equilibrio, noi fluiamo nella vita, seguendo attimo per attimo la nostra guida interiore e le sue indicazioni, ovvero ‘siamo nel flusso’ e seguiamo il sentiero senza incontrare ostacoli, ci troviamo sempre nel posto giusto al momento giusto, a fare la cosa giusta per noi” ci racconta la Panigatti; quando invece manifestiamo delle patologie che interessano gli organi collegati (la gola, il collo, le spalle, le braccia, le mani, il metabolismo) dobbiamo chiederci se abbiamo evitato di esprimere qualcosa che era importante per noi, oppure se abbiamo rinunciato alla realizzazione dei nostri obiettivi, oppure se ci siamo “chiusi”.

 

  • 6° chakra o chakra delle sopracciglia: è collegato alla parte profonda dell’essere, lo Spirito, a quello che realmente siamo, al di là di ciò che abbiamo imparato; quando questo chakra è in equilibrio noi siamo in contatto con la nostra parte più profonda e ci lasciamo guidare da essa; è il livello dal quale dobbiamo attuare la trasformazione, prendendo una decisione differente da quella che ha creato il sintomo.

 

  • 7° chakra o chakra della corona: rappresenta la parte più intima, il vero nucleo di ciò che siamo (l’Anima)esso è collegato alle parti della nostra coscienza che riguardano la percezione dell’unità o della separazione; questo centro energetico mostra, per prima cosa, il rapporto con il padre biologico; se abbiamo deciso che questa relazione era negativa, perché il padre era autoritario o assente, ad esempio, abbiamo chiuso il chakra della corona; questo blocco determina un senso di separazione, di solitudine, come se fossimo in un guscio e fosse difficile sentire il contatto con le persone che stanno fuori.

Questi sono i sette chakra, ma all’atto pratico, cosa bisogna fare? Rossella Panigatti, nel suo libro “I sintomi parlano”, propone un approccio induttivo: analizzare la patologia, l’effetto della tensione e vedere in dettaglio che cosa essa vuole comunicarci, qual è il messaggio intrinseco del sintomo. In altri termini, chiedendoci: che effetto ha quel sintomo sulla persona? Che cosa le impedisce di fare? In questo modo arriviamo a metà dell’opera di guarigione.

Ritornare a essere se stessiPer completarla, dopo aver capito, dobbiamo decidere di cambiare qualcosa nella nostra vita, nel nostro stile di vita, scegliendo percezioni diverse, differenti credenze, o semplicemente cambiando le parole che usiamo per riferirci alla patologia, e allora il sintomo, che è un messaggio, non avrà più ragione di esistere. Come dice R. Panigatti: ” la guarigione è il ritornare a essere voi stessi, nel modo più vero e più profondo”.

 

Tratto da:

 

FONTE: Aprilamente info

 

(ENGLISH VERSION)

The energetic-spiritual perspective is a precious and complementary way of knowing the origin of our disorders and / or illnesses.

That the illness is a physical body message that tells us that a balance has been altered, it is trivial and despicable. It is not, however, trivial to know and understand that the cause is not external but internal and therefore can be healed. Viruses and microbes hit us where and when we are more vulnerable, not because of genetic causes, but for internal causes, linked to the tensions we create within us when we make choices or make decisions that do not make us feel good.

This happens when we do not listen to our inner guide, thus altering our energy balance. The energetic-spiritual technique starts from the consideration that, upstream of the disease, there is an energy block, a block of energy flow, an disequilibrium that generates the disease, which is located exactly where this blockage occurs. To explain our energy system, we must first understand that the infinitesimal unity of each cell is energy, of which the fabric, the organ, the physical body are the most dense part, that is, what we see. All this is not invention, but science, the quantum.

Well … that is, let’s go back to the energetic-spiritual perspective of reading disorders and illnesses. The “engines” that regulate the flow of our energy system are the chakras. The function of the chakras is similar to that of the heart: it regulates the flow of energy in our energy system, which is governed by consciousness. It is important to emphasize that, in this context, the meaning of consciousness is extended to all that we can experience physically, emotionally, mentally and spiritually in our existence.

Everything goes well if the decisions we make are consistent with our essence, with our intimate life project, but if we do not listen, if we neglect our essence, problems arise.

 

  • “It can happen, for example, that a wrong decision creates a block, a voltage. From that moment forward, the new configuration of our energy will work as a magnet, attracting experiences that confirm the original tension, “says Rossella Panigatti, scholarly and practicing technician.

Knowing the chakras becomes so indispensable to understanding the disease and unlocking the energy flow. She further underlines R. Panigatti:

  • “To regain health, we must undertake a personal work of research, understanding what we are doing ‘against us’ and, above all, we must make a series of changes in our lives, letting go of those ways of being that create tension, rediscovering our true essence. We just have to return to be ourselves, and in this journey the symptom is our ally, and it helps us. “

This personal work of research, of symptom placement within the energy system, to be well understood, must also consider the right or left side, in which the pathology manifests itself; this aspect is important because it is linked to polarity Yin (of emotions) and Yang (of will).

Well, at this point we see what the chakras are. Chakras are our energy centers, they are seven and are associated with specific organs and parts of the body. The symptom located in a specific part of the body can therefore be related to a block in the corresponding chakra as a result of a decision taken concerning our life, which is not in tune with our uniqueness and essence.

Then let’s see:

  • 1 ° chakra or root chakra: it concerns the relationship with ourselves, particularly the area of ​​trust and security; its element is the Earth; it is in relation to the maternal relationship, our “root”, our source of nourishment; if there is tension in this chakra we see the world through a perceptive filter of insecurity, if the tension increases we feel scared, if it gets even more we panic, in the extreme case we are experiencing a real threat to our survival; Body messages, ie symptoms, are located in the skeletal system and in the elimination systems (kidneys, bladder, last intestinal tract, skin in its transpiration function) in the lymphatic system.

 

  • 2nd chakra or orange chakra: this also concerns the relationship with ourselves, especially the parts of consciousness relating to the area of ​​sexuality, food and to afford to feel the emotions; its element is the Water; for example, if we are afraid to swim or go boat and so on, it means that we have tensions in the parts of consciousness related to this chakra; We will therefore have to see whether the area of ​​our sexuality is resolved or whether we listen to what our body asks for food or emotions; body messages are located in the sexual organs, in the assimilation system (small and large intestine) and in the tongue.

 

  • 3rd chakra or chakra of the solar plexus: it still concerns the relationship with ourselves, in particular, feeling free to be oneself, feeling good with oneself and the ability to exercise the power to be oneself; its element is the Fire; the relationship we have with fire or the sun reveals our relationship with the areas of consciousness represented by this energy center, that is, if we have a sense of sunlight, it means that we are particularly sensitive to the power or personality of someone else ; If we manifest a disease that touches the organs contained in this chakra (muscle system, skin, digestive system, eyes and face) it means that we have a tension that concerns freedom or control.

 

  • 4th chakra or chakra of the heart: it is connected to the relationship with others, in particular it represents relationships with the people closest to our heart, and also indicates if we feel loved and if we feel capable of giving love to others; the connected element is the Air; who shows pathologies that affect the immune system, the circulatory system (heart and vases) and the respiratory system (lungs and bronchi) has problems giving or receiving love.

 

  • 5th chakra or throat chakra: it is also related to the relationship with others, especially regarding self expression and ability to receive, as well as the ability to manifest our goals; its element is ether. “When this chakra is in balance, we flow into life, following for a moment our inner guide and directions, that is, ‘we are in the stream’ and follow the path without encountering obstacles, we are always in the right place at the right time, to do the right thing for us “tells us the Panigatti; When we see the pathologies affecting the organs connected (throat, neck, shoulders, arms, hands, metabolism) we have to ask whether we have avoided expressing something that was important to us or whether we have given up on the realization of our goals, or if we’re “closed”.

 

  • 6th chakra or chakra of the eyebrows: it is connected to the deep part of being, the Spirit, to what we really are, beyond what we have learned; when this chakra is in balance we are in contact with our deeper part and let us guide it; is the level from which we must implement the transformation, taking a different decision from the one that created the symptom.

 

  • 7th chakra or crown chakra: it represents the most intimate part, the very core of what we are (the Soul); it is linked to the parts of our consciousness that pertain to the perception of unity or separation; this energy center shows, first of all, the relationship with the biological father; if we decided that this relationship was negative, because the father was authoritarian or absent, for example, we closed the chakra of the crown; this block creates a sense of separation, of loneliness, as if we were in a shell and it was difficult to feel the contact with people who are out.

 

These are the seven chakras, but at the practical stage, what should you do? Rossella Panigatti, in her book “The Symptoms Speak”, suggests an inductive approach: to analyze the pathology, the effect of tension and to see in detail what it wants to communicate, what is the intrinsic message of the symptom. In other words, wondering: what effect does that person have on the person?

What prevents you from doing it? In this way we reach half of the healing work.

Ritornare a essere se stessiTo complete it, after understanding, we must decide to change something in our life, our lifestyle, choosing different perceptions, different beliefs, or simply changing the words we use to refer to the pathology, and then the symptom, which is a message , will no longer have reason to exist. As R. Panigatti says, “healing is the return to being yourself in the most real and deeper way.”

 

 

 

Source:

SOURCE: Aprilamente info

 

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