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Posts Tagged ‘rabbia’

rabbiaLa rabbia non va né trattenuta né subito sfogata, ma guardata in silenzio; solo in questo modo si traduce in consapevolezza e può darci nuove soluzioni…

 

Una lettrice di Riza psicosomatica, Giada, scrive:

  • ” Ultimamente sempre più spesso ho degli scoppi d’ira nei momenti sbagliati. Anche se cerco di controllarmi, non ci riesco…”. 

La situazione che Giada sta vivendo è data dalla paura di vivere un’emozione che la invade, e che non sa come gestire. È proprio questo il problema: quando la rabbia arriva (e questo vale per qualunque emozione) deve essere vissuta perché se rimane dentro continuerà a ribollire come un fuoco e finirà per uscir fuori nei momenti meno opportuni, o su chi ci sta vicino in quell’attimo…

 

Ma Giada continua:

  • “Per esempio, quando io e il mio compagno siamo a cena da soli in una serata intima capita che mi venga in mente all’improvviso la volta in cui mi ha tradita, anche se sono trascorsi parecchi anni… Soffrii molto ma decisi di perdonarlo. Quando però torna il ricordo soffro e la rabbia mi prende la testa, mi acceca, lancio frecciatine e rovino tutto”.

 

Ma cosa vuol dire “vivere la rabbia”?

La maggioranza delle persone esprime la propria aggressività quando pensa di subire un torto, prorompendo verso l’esterno e innescando un litigio; altri invece la reprimono o la trattengono, aumentando così la probabilità che la rabbia inespressa diventi malattia.

 

Trattenere la rabbia la trasforma in rancore

Quando si reprime la rabbia, si smarrisce la sua funzione presente in quel preciso momento e solo in quello.

Aristotele diceva:

  • “Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta e nel grado giusto, al momento giusto, per lo scopo giusto e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile”.

Ma se la trattieni rischi di somatizzarla e di trasformarla in una malattia.

 

Giada conclude così:

  • “Quando cerco di calmarmi, di non rovinare tutto, il risultato è addirittura peggiore: sto male per giorni, ci penso e ci ripenso, mi vengono in mente tutte le scenate che non ho fatto, alle cose che avrei voluto dire e non ho detto”.

 Mentre lo “scontro diretto” appartiene al tempo dell’immediatezza, il rancore si prolunga nel tempo e per questo è ancora più pericoloso.

Continuando a rimuginare, interpretare e giustificare ogni cosa, il risultato è che la rabbia viene sostituita dal sentimento del rancore.

Sfogare subito la rabbia? Non sia un obbligo…

Sfogare la rabbia però non è sempre la soluzione migliore perché ci si mette in una situazione in cui non si è in pace con se stessi, si ha la visione “accecata” dall’aggressività che prende il sopravvento e prorompe anche per questioni futili. Anche in questo caso, chi si arrabbia spesso riempie il cervello delle sostanze della collera.

Arrabbiarsi quindi diventa come una droga, e se non liberiamo una nuova scarica d’ira siamo come in crisi d’astinenza.

La soluzione? Osservarla bene e affidarsi a lei

Per star bene dobbiamo “disidentificarci”, ovvero distinguere noi stessi dalle emozioni. Quando ci identifichiamo con un’emozione, ci limitiamo e ci blocchiamo.

Ad esempio se ammettiamo:

“Io sono arrabbiato”, siamo dominati dall’ira;

se, nelle stesse condizioni diciamo: “Non è qualcosa o qualcuno a farmi arrabbiare, ma è un’onda di rabbia che mi sta attraversando… Mi arrendo, la accolgo e la guardo come si guarda un panorama in cui i confini si perdono. È la rabbia del mondo, il Dio della rabbia che mi sta visitando”, questo modo di pensare attiva una processo che trasforma l’emozione in una consapevolezza interiore: invece di sfogarsi o di venire trattenuta, la rabbia si traduce in:

  • intuizioni,
  • idee e
  • soluzioni

a cui prima non avevamo pensato.

FONTE: Riza

(ENGLISH VERSION)

Anger is neither retained nor immediately vented, but watched in silence; only in this way it translates into awareness and can give us new solutions …

A reader of Riza psychosomatic, Jade, writes:

  • ” Lately more and more often I have explosions of anger at the wrong times. Even if I try to take control, I am not able to…”.

The situation that Jade is experiencing is given by the fear of living an emotion that invades her, and she doesn’t know how to handle. This is precisely the problem: when the anger comes in (and this applies to any emotion) it must be let go because if remains inside it will continue to burn like a fire, and eventually comes out at inappropriate moments and in the wrong way, or against the persons with whom we are at that moment… 

But Jade continues:

  • “For example, when my partner and I have a dinner alone in an intimate evening it happens that I remember the time in which I was betrayed, even if that happened long time ago… It still hurts me even if I  decided to forgive him. However, when it comes to my memory  I suffer too much and the anger I took my head, I blurs, launch constant digs and spoiled everything”.

But what does it mean to “let the anger go”?

The majority of the people expresses its aggressiveness when they feel they endure an injustice, si they get angry and  trigger a quarrel; other repress or retain, thus increasing the probability that the anger unvoiced becomes disease.

Retain the anger turns it into rancor

when you represse anger, you lose its function in the present moment and only in that.

Aristotle said:

  • “Anyone can become angry: this is easy. But grumpy with the right person and the right degree, at the right time, for the right purpose and in the right way: this is not given to anyone and it is not easy”.

But holding the anger risks to transform it into a disease.

Jade concludes thus:

  • “When I try to feel melancholy, not ruin everything, the result is even worse: I’m evil for days, I think of it I think about us, come to my mind all the hissy fits that I haven’t done the things that I would have liked to say that and I did not say”.

While the “direct clash” belongs to the time of immediacy, resentment extends in time and for this and even more dangerous.

Continuing to reconsider, interpreting and justifying everything, the result is that the anger is replaced by the feeling of resentment.

Vent the anger? It is not an obligation…

vent its anger, however, is not always the best solution because we put in a situation in which you are not at peace with yourself, one has the vision “blinded” by the aggressiveness that takes over and bursts out even for trivial issues. Also in this case, who gets angry often fills the brain of the substances of the anger.

Getting angry then becomes like a drug, and if not frees us from a new download of anger we live it as in abstinence crisis.

The solution? Observe well and rely on you

to feel good we must no identify with it,  distinguish ourselves from emotions. When we identify ourselves with an emotion, we limit ourselves and we obstruct it.

For example, if we admit it:

“I am angry”, we are dominated by the anger;

if, under the same conditions we say: “It is not something or someone that made me angry, but is a wave of anger that is going through me… I don’t surrender, welcome that emotion and watch as you watch a panorama in which borders are lost. It is the anger of the world, the God of anger which is visiting you”, this way of thinking enables a process that transforms the emotion in a inner awareness: instead of blame or resentment, the anger translates into:

  • insights,
  • ideas and
  • solutions

that you didn’t  thought of before.

SOURCE: Riza

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rabbia-e-stress-in-autoPossiamo gestire la carica di emozioni con maggior facilità e possiamo imparare a esprimere anche la rabbia senza distruttività. Come? Facciamo amicizia con noi stessi, con gli altri e con la nostra auto.

 

 

 

 

Quando siamo in auto,

  • una partenza lenta al semaforo,
  • una precedenza  non data,
  • un parcheggio soffiato…

possono scatenarci – o scatenare ad altri – una tempesta ormonale degna di una lotta, nel paleozoico, contro lo straniero che ha insultato il totem della tribù vicina.

Non importa se viviamo nel 21° secolo, la nostra cosiddetta civiltà è giovanissima rispetto a meccanismi del cervello consolidatisi nell’arco delle 150.000 generazioni che hanno preceduto gli ultimi 5000 anni di storia.

 

E allora, mentre stiamo guidando, ogni variante rispetto alle nostre aspettative, desideri, interpretazione del codice della strada, può innescare la miccia che fa esplodere una rabbia esagerata, non congruente con l’evento scatenante.

Anche persone considerate tranquille possono rivelare tutto a un tratto un inaspettato risvolto, tra il pittoresco e  il grottesco, esibendosi in gesti, parole e improperi degni di un mercato del pesce in un giorno di scirocco.

 

In parte, il fenomeno è semplicemente il modo di scaricare la tensione di uno spavento, se c’è stato, ma può anche essere una scusa – inconsapevole – per sfogare emozioni già preesistenti, relative ma tutt’altro. Se lo scatto di rabbia si limita a questo, se nessuno lo ha sentito o se non c’è stata replica sullo stesso piano, può anche essere salutare e liberatorio… ma spesso la forte emozione risveglia, per risonanza e per reazione, uno stato d’animo corrispondente anche nell’interlocutore e il rischio è che l’alterco degeneri, creando conflitti che a loro volta desteranno un malessere ben peggiore di quello causato dell’evento scatenante.

 

La rabbia è come un animale incattivito che, una volta stuzzicato, parte per la tangente e può rompere le porte della sua gabbia, mettendo in atto comportamenti che, a freddo, nessuno avrebbe adottato. La rabbia è energia concentrata, come tale ha anche un potere utile e prezioso, ma è, appunto, come un animale selvatico incattivito che non risponde ai comandi se non c’è stato prima un amorevole addestramento.

La rabbia non è di per sé qualcosa di brutto o di negativo, lo diventa il momento in cui si scatena senza controllo e diventa distruttiva. Quando invece, viene conosciuta e addomesticata, può diventare una preziosa alleata nella nostra vita quotidiana e possiamo usare la sua energia… nei contesti e nelle direzioni da noi scelte consapevolmente.

 

Possiamo quindi imparare a “domare” la rabbia, farcela amica, alleata. Per farlo, occorre la stessa pazienza e dedizione che occorre, appunto, per fare amicizia con un animale selvatico, ma i risultati valgono l’impegno. Il primo passo è allenare l’attenzione al proprio sentire, grazie alla pratica della centratura, con qualsiasi metodo si scelga di adottare (yoga, arti marziali, training autogeno, meditazione, green mindfulness).

 

Con una maggior presenza a ciò che si sente, se ne possono riconoscere le prime avvisaglie. Per “sentire”, occorre propriamente un ambiente favorevole, quindi un’auto silenziosa, confortevole, che ispiri dolcezza, fluidità, rispetto, gentilezza. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui la guida a bordo delle auto ibride è più piacevole, come ha dimostrato uno studio comportamentale commissionato da Toyota. Poi, soprattutto, possiamo onorare il nostro sentire, senza censurarlo, e ascoltarne il messaggio: quando noi ci diamo il diritto di arrabbiarci, quando riconosciamo cosa e perché ha scatenato in noi tale reazione… proprio perché le abbiamo dato il “diritto di esistere”, questa non avrà più così tanto bisogno di esplodere in modo incontrollato. Questo atteggiamento ci lascia quel margine di tempo necessario per decidere “se, come e quanto agirla” nella situazione in cui ci troviamo, coerentemente con la valutazione delle implicazioni e conseguenze di ogni nostra parola e gesto.

 

Più abbiamo conti in sospeso con altri e altro, più sarà proprio in auto che questa tenderà a scatenarsi, sfruttando la presunta anonimità dell’interlocutore. Il guidatore dell’auto davanti a noi, che magari procede lentamente mentre hai fretta.

Più diventiamo consapevoli delle nostre emozioni e meno avremo bisogno di vomitarle in modo incontrollato in reazione a ogni stimolo irritante. “Fare amicizia”, con se stessi e con l’altro, questo è l’antidoto, anche con le nostre componenti più antiche, che ancora si comportano come se fossimo nel paleozoico.

 

E quando i destinatari della rabbia altrui siamo noi? Quando ci suonano il clacson, quando siamo noi a rallentare o a fare un manovra sbagliata? L’importante è non “abboccare all’amo”, non permettere alla fiammata altrui di incendiare anche la nostra miccia, facendo esplodere, per reazione, anche i nostri conti arretrati con la vita. Il poco compreso significato dell’evangelico “porgi l’altra guancia”… non è un invito al masochismo, è la scoperta che se rispondo in modo inaspettato, l’azione automatica del mio interlocutore si blocca, e lascia alla sua mente il tempo di intervenire e temperare la reazione in modo, questa volta, adeguato al contesto.

 

Se mantieni la calma in un momento d’ira risparmierai cento giorni di dolore,recita un proverbio popolare. Ed è proprio una poesia, del monaco buddista Thich Nhat Hanh che riassume – nel suo libro, tradotto in italiano, Spegni il fuoco della rabbia – meglio di un trattato psicologico, il processo appena descritto:

 

Arrabbiarsi è normale. Provare rabbia è una cosa umana. Imparare a sorridere alla tua rabbia e a farci pace. Il significato della pratica, dell’imparare, è tutto qui.

 

Prestando attenzione alla tua rabbia, puoi trasformarla nel tipo di energia di cui hai bisogno. L’energia positiva si ottiene dall’energia negativa.

 

Un fiore, per quanto bello, un giorno diventerà concime, ma se sai come trasformare il concime di nuovo in un fiore, allora non avrai da preoccuparti.

 

Così non devi preoccuparti della tua rabbia, perché sai come trattarla: abbracciandola, riconoscendola e trasformandola. Questo è quello che si può fare. Come manciata di diamanti sul velluto della notte così le stelle gridano la bellezza del mondo.

 

Provare per credere. Siate gentili con la vostra rabbia, rispettatela, e lei vi sarà leale, vi insegnerà a riconoscere le situazioni che vi feriscono e si adatterà a contenere o calibrare la sua carica sotto la vostra direzione. Verranno evitati così migliaia di incidenti causati annualmente da una cattiva gestione della rabbia.

 

FONTE: Lifegate

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rabbia trasformarlaÈ molto facile controllare, è molto difficile trasformare.

 

È molto facile controllare. Puoi controllare la rabbia, ma che fai? La reprimi. E che succede quando reprimi qualcosa?

 

La direzione del movimento cambia: prima andava all’esterno, e se la reprimi, inizia ad andare all’interno – la direzione cambia.
Che la rabbia si dirigesse all’esterno era una cosa positiva, perché il veleno deve essere gettato fuori. È male che la rabbia si muova verso l’interno, perché questo vuol dire che tutta la tua struttura corpo-mente verrà avvelenata. E se continui a farlo per un lungo periodo di tempo… come fanno tutti, perché la società insegna il controllo, non la trasformazione.

 

La società dice “Con­trollati!” e, attraverso questo controllo, tutte le co­se negative vengono gettate sempre più in profondità nell’inconscio, e poi diventano un elemento costante dentro di te. Allora non è più che a volte sei arrabbiato e a volte no: sei arrabbiato e basta. A volte esplodi, e a volte non esplodi perché non c’è una scusa, o devi ancora trovarla. E ricorda si trovano scuse dappertutto!

 
Sei arrabbiato.

Dato che hai represso tanta rabbia, ora non c’è mai un momento in cui non sei arrabbiato – al massimo, a volte sei meno arrabbiato e a volte di più. Tutto il tuo essere è avvelenato dalla repressione.

  • Mangi con rabbia; quando una persona mangia senza rabbia ha una qualità diversa: è bello guardarla, perché mangia in modo non violento. Magari mangia carne, ma la mangia in modo non violento; tu forse mangi solo verdure e frutta, ma se la rabbia è stata repressa, mangi in modo violento.

Quando mangi, i denti, la bocca rilasciano rabbia. Fai a pezzi il cibo come se fosse il nemico. E ricorda: quando gli animali sono arrabbiati, che fanno? Sono possibili solo due cose – non hanno bombe atomiche e non han­no armi – che possono fare? o ti mordono o ti graffiano.

 
Queste sono le armi naturali del corpo: unghie e den­ti. È molto difficile che tu faccia qualcosa con le unghie, perché la gente dirà che sei come un animale. Quindi l’unica cosa che ti rimane per esprimere la rabbia o la violenza è la bocca, e anche quella non puoi usarla per mordere qualcuno. Ecco perché diciamo ‘un morso di pane’, ‘solo un morso’.

 
Mangi il tuo cibo con violenza, come se il cibo fosse un nemico. E ricorda che, se il cibo è un nemico, non ti nutrirà veramente, nutrirà tutto ciò che c’è in te di malato.

 

 

La gente che ha represso la rabbia mangia di più: nel loro corpo continuano ad accumulare del grasso inutile.

E hai notato che le persone grasse sorridono sempre? Senza motivo, anche se non c’è una ragione, le persone grasse continuano a sorridere. Perché? Questo è il loro volto, la loro maschera: hanno una tale paura della loro rabbia e della loro violenza che devono conservare sempre una faccia sorridente… e poi continuare a mangiare.

 

Mangiare di più è violenza, rabbia.

Poi tutto questo si diffonde in ogni parte, in ogni campo della tua vita: farai l’amore, ma sarà più violenza che amore, avrà in sé molta aggressività. Ecco perché l’orgasmo profondo in amore diventa impossibile, perché in profondità hai paura che, se perdi completamente il controllo, potresti uccidere tua moglie o la tua amata, o la moglie po­trebbe uccidere il marito o l’amante.

 

Hai una grande paura della tua rabbia!
La prossima volta che fai l’amore, osserva: stai facendo gli stessi movimenti che si fanno quando c’è un’aggressione. Osserva il volto, tieni uno specchio con te in mo­do da vedere cosa succede alla tua faccia! Tutte le di­storsioni della rabbia e dell’aggressione saranno presenti.

 
Nell’assumere il cibo, diventi arrabbiato: guarda una persona che mangia. Guarda una persona che fa l’amore – la rabbia è diventata così profonda che persino l’amore, un’attività completamente all’opposto della rab­bia, persino l’amore ne viene avvelenato. Allora basta che tu apra la porta e c’è rabbia; posi un libro sul tavolo e c’è rabbia, stringi la mano a qualcuno e c’è rabbia – perché ora sei rabbia personificata.

 

Con la repressione, la mente viene divisa.

La parte che accetti diventa la mente cosciente, e la parte che neghi diventa l’inconscio. Questa non è una divisione naturale: accade per via della repressione. Nell’inconscio tu getti tutta la spazzatura che la società rifiuta.

Ma ricorda che tutto ciò che getti via diventa sempre più parte di te:

  • va nelle mani,
  • nelle ossa,
  • nel sangue,
  • nel battito del tuo cuore.

Adesso gli psicologi dicono che quasi l’ottanta per cento delle malattie sono causate da emozioni represse: tanti attacchi cardiaci vogliono dire che una tale rabbia è stata repressa nel cuore, un tale odio, che il cuore ne è stato avvelenato.
Perché?

Perché l’uomo reprime tanto e diventa malato?

Perché la società ti insegna a controllare, non a trasformare, e la via della trasformazione è completamente diversa. Tanto per cominciare, non è per niente la via del controllo, anzi è l’opposto.
Tanto per cominciare nel controllare reprimi, nella trasformazione tu esprimi.

Ma non è necessario esprimere verso qualcun altro, perché l’altro è assolutamente irrilevante.

La prossima volta che ti senti arrabbiato, vai a correre intorno alla casa per sette volte, e dopo siediti sotto un albero e osserva: dove è andata la rabbia? Non l’hai repressa, non l’hai controllata, non l’hai scaricata su qualcun altro, perché se la scarichi su qualcuno si crea una catena, dato che l’altro è stupido come te, inconsapevole proprio come te.

 

Se scarichi la rabbia su di un’altra persona, e se l’altro è un illuminato, non ci sarà alcun problema: lui ti aiuterà a liberartene, a rilasciarla e a passare attraverso una catarsi.

 

Ma se l’altro è ignorante come te, quando scarichi rabbia su di lui, reagirà. Getterà ancora più rabbia su di te, perché è represso proprio quanto te. Allora inizia il circolo vizioso: tu la scarichi su di lui, lui la scarica su di te, e diventate nemici.
Non gettarla su qualcuno. È la stessa cosa di quando senti di dover vomitare: non vai a vomitare su qualcuno.

La rabbia ha bisogno del vomito. Vai in bagno e vomita! Ciò servirà a ripulire tutto il corpo: può essere pericoloso reprimere il vomito, e dopo aver vomitato ti sentirai fresco, alleggerito; ti sentirai bene, sano. Qualcosa non andava nel cibo che hai mangiato e il corpo l’ha rifiutato. Non volerlo tener dentro per forza.
La rabbia è solo un vomito mentale.

Qualcosa non va in ciò che hai preso dentro di te, e tutto il tuo essere psichico vuole gettarlo all’esterno, ma non è necessario gettarlo su qualcuno. Dato che la gente lo butta sugli altri, la società ti dice di controllarlo.

 

Non è necessario gettare la rabbia su qualcuno. Puoi an­dare in bagno, puoi fare una lunga camminata: vuol di­re che c’è qualcosa dentro che ha bisogno di una forte attività per essere liberata.

Vai a correre un po’, e sentirai che è stata eliminata, oppure prendi un cuscino e picchialo, combatti con il cuscino, mordilo finché mani e denti sono rilassati. Con una catarsi di cinque minuti ti senti subito alleggerito, e quando capirai questo, non ti scaricherai più su qualcun altro, perché è totalmente stupido.
1) Quindi la prima cosa, sulla via della trasformazione, è esprimere la rabbia, ma non con qualcuno: se la esprimi con qualcuno non la puoi esprimere totalmente.
Vorresti forse uccidere, ma non è possibile; vorresti mordere, ma non è possibile.
Ma puoi farlo con un cuscino. Il cuscino non reagisce, il cuscino non va in tribunale, il cuscino non ti è nemico, il cuscino non farà nulla. Il cuscino sarà felice, e riderà di te.

 

2) La seconda cosa da ricordare: sii consapevole.
Per restare in controllo, non c’è bisogno di alcuna consapevolezza: lo fai meccanicamente, come un robot. La rabbia appare, e c’è un meccanismo per cui di colpo ti chiudi tutto in te stesso, ti limiti. Se invece osservi, il controllo potrebbe non essere così facile.
La società non ti insegna mai a osservare, perché quando qualcuno osserva è completamente aperto.

 

Questo è parte della consapevolezza: si diventa aperti, e voler reprimere qualcosa ed essere aperti è una contraddizione – la cosa finisce con l’emergere. La società ti insegna a chiuder­ti in te stesso, a rintanarti, senza lasciare nemmeno una pic­cola apertura perché qualcosa possa uscire.
Ma ricordati: se niente ha la possibilità di uscire, nello stesso tempo non riesce a entrare nulla.

Quando la rabbia non può uscire, sei chiuso. Stai toccando una bella pietra, niente può entrare; guardi un fiore, niente può entrare – i tuoi occhi sono chiusi, morti. Baci una persona, niente può entrare perché sei chiuso. Vivi una vita insensibile.

 

La sensibilità cresce con la consapevolezza.
Con il controllo diventi ottuso, morto. È parte del meccanismo del con­­trollo: se sei ottuso e morto, niente può influenzarti, come se il corpo fosse diventato una fortezza, un bastione di difesa. Niente potrà influenzarti, né un insulto né l’amore.
Ma il costo di questo controllo è molto alto… e non è necessario. Diventa il solo scopo della vita: come controllarti – e poi morire! Lo sforzo di controllarti prende tutta la tua energia, e alla fine c’è solo la morte. Così la vita diventa qualcosa di noioso, di morto: stai solo tirando avanti in qualche modo.

 

La società ti insegna a controllarti e a condannare, perché un bambino si controllerà solo quando sentirà che una cosa viene condannata. La rabbia è una cosa cattiva; il sesso è una cosa cattiva; tutto ciò che deve essere controllato deve essere in qualche modo mostrato al bambino come peccato, come male…

 
La rabbia è qualcosa di molto vitale, perché è una forza protettiva.

Se un bambino non può arrabbiarsi mai, non riuscirà a sopravvivere. In certi momenti devi essere arrabbiato. Il bambino deve mostrare il suo essere; il bambino in certi momenti deve affermare il suo ‘territorio’, altrimenti non avrà spina dorsale.

La rabbia è bella, il sesso è bello. Ma le cose belle possono diventare orrende. Dipende tutto da te. Se le condan­ni, diventano brutte, se le trasformi, diventano divine.
La rabbia trasformata diventa compassione, perché l’energia è la stessa.

Un buddha ha compassione: da dove ar­riva la sua compassione? È la stessa energia che prima diventava rabbia, quella stessa energia diventa compassione.
Quindi ricorda che se condanni un fenomeno naturale, diventa velenoso, ti distrugge, diventa distruttivo e suicida. Se lo trasformi, diventa divino, diventa una forza divina, diventa un elisir. Con questo tramite arrivi all’immor­talità, a un essere che non conosce la morte. Ma è ne­ces­saria una trasformazione.

 

Quando trasformi non controlli mai, diventi solo più consapevole.

La rabbia accade, osservala! È un fenomeno bellissimo, energia che si muove dentro di te, e diventa rovente!
È proprio come l’elettricità nelle nuvole. La gente ha sempre avuto paura dell’elettricità: nei tempi passati, quando erano tutti ignoranti, pensavano che questa elettricità fosse un dio arrabbiato, minaccioso, che voleva punirli – che voleva creare paura in modo che la gente lo adorasse e si accorgesse che dio era là e voleva punirli.
Ma ora abbiamo addomesticato quel dio. Ora lo stesso dio passa attraverso il tuo ventilatore, o il condizionatore o il frigo – un dio che ti serve per tutto ciò di cui hai bisogno. Quel dio è diventato un’energia domestica, non è più arrabbiato e non è più minaccioso. Tramite la scienza, una forza esterna è stata trasformata in un amico.
La stessa cosa avviene per le forze interiori, tramite la religiosità.

La rabbia è proprio come l’elettricità del corpo: non sai cosa farne. O ammazzi qualcuno o ammazzi te stesso. La società ti dice che se ti suicidi va bene, è un problema tuo, ma non devi ammazzare qualcun altro – e per quanto riguarda la società va bene così. Quindi o diventi aggressivo o diventi repressivo. La religiosità dice che sono sbagliati entrambi.
La cosa fondamentale è diventare consapevoli, arrivare a conoscere il segreto di questa energia, la rabbia, questa elettricità interna. L’elettricità è ‘calda’, e diventa la fonte dell’aria condizionata.

 

Anche la rabbia è calda – e diventa la fonte della compassione.

 

La compassione è un’aria condizionata interiore. Im­prov­visamente tutto è fresco e bello, e niente può disturbarti, l’esistenza ti diventa amica. Adesso non ci sono più nemici… perché quando guardi attraverso gli occhi della rabbia, ognuno diventa un nemico; quando guardi attraverso gli occhi della compassione, ognuno è un amico, un vicino.

 

Quando ami, dio è dappertutto; quando odi, c’è dappertutto il diavolo. È il tuo punto di vista proiettato sulla realtà.
È necessaria la consapevolezza, non condannare, e tramite la consapevolezza la trasformazione avviene spontaneamente. Se diventi consapevole della tua rabbia, la comprensione si fa strada in te. Solo con l’osservare, senza giudizi, senza dire questo è buono, questo è cattivo – solo osservando il tuo cielo interiore.

 

C’è il fulmine, la rabbia, ti senti scoppiare, tutto il sistema nervoso trema e si scuote, senti un tremito in tutto il corpo – è un bel momento perché quando l’energia è all’opera puoi osservarla facilmente, quando non c’è non puoi osservare.
Chiudi gli occhi e meditaci sopra. Non lottare, guarda cosa sta accadendo – il cielo pieno di elettricità, tanti fulmini, tanta bellezza – sdraiati a terra e guarda il cielo e osserva. Poi fai lo stesso all’interno.
Ci sono le nuvole, perché senza nuvole non ci può es­sere il fulmine: ci sono nubi nere, pensieri.

  • Qualcuno ti ha insultato,
  • qualcuno ha riso di te,
  • qualcuno ha detto questo o quello…

tante nuvole, nubi nere nel cielo interiore e tanti fulmini. Osserva! È una scena bellissima, e anche terribile perché non capisci. È misteriosa, e se il mi­stero non viene compreso, diventa terribile, ne hai pau­ra.

Ma quando il mistero viene compreso, diventa una grazia, un dono, perché ora ne hai le chiavi, e con le chiavi sei tu il padrone.
Non è che lo controlli, diventi il padrone perché sei consapevole. Più diventi consapevole, più penetri in profondità, all’interno, perché la consapevolezza va verso l’interno: più consapevole, più dentro; totalmente consapevole, perfettamente dentro; meno consapevole, più all’esterno; inconsapevole – sei completamente all’esterno, che ti aggiri fuori della tua casa.

 
L’inconsapevolezza è un vagare all’esterno, la consapevolezza è un approfondirsi dell’interiorità.

 

Quindi guarda!
E se non c’è rabbia sarà difficile guardare: cos’è che puoi guardare? Il cielo è così vuoto, e non sei ancora in grado di guardare il vuoto. Quando c’è rabbia, guarda, osserva, e vedrai presto un cambiamento.

Il momento in cui entra in gioco l’osservatore, la rabbia ha già iniziato a raffreddarsi, il calore si è perso. Allora puoi capire che tutto il calore è dato da te: è la tua identificazione che la rende bollente, e nel momento in cui senti che non è più calda, la paura se ne è andata, e non ti senti più identificato con essa, ti senti diverso, vedi una certa distanza. La rabbia è lì, come un lampeggiare intorno a te, ma tu non sei la rabbia.
Inizia a sorgere una collina – diventi un osservatore: giù nella valle c’è il balenare dei fulmini… la distanza cresce sempre di più… e arriva il momento in cui di colpo non sei più legato a quello che succede. L’identificazione è infranta, e nel momento in cui si rompe il legame, subito tutto questo infuocato processo diventa qualcosa di fresco, di nuovo: la rabbia diventa compassione.

FONTE:Tratto da Osho, And the flowers showered
La rabbia è energia

Non dico che la rabbia è sbagliata. Dico solo che è energia, un’energia meravigliosa. Quando la rabbia appare, sii consapevole, e riconosci in essa il miracolo. Quando si presenta, riconoscila e se rimani consapevole ti sorprenderai – ci sarà una sorpresa per te e può essere la più grande della tua vita: se ne sei consapevole la rabbia svanirà. Si trasformerà, diventerà energia pura: la rabbia si trasformerà:

  • in compassione,
  • in perdono,
  • in amore.

E non c’è bisogno di reprimerla, così non ci sarà nessun veleno ad appesantirti. E non sarai arrabbiato, così non farai del male a nessuno. Siete entrambi salvi: l’altro, l’oggetto della tua rabbia, e tu stesso. Prima o soffrivi tu o soffriva quell’altro.
Quello che sto dicendo è che nessuno deve soffrire, basta prendere coscienza, lascia che ci sia consapevolezza. La rabbia arriverà ma sarà ‘consumata’ dalla tua consapevolezza. Non si può essere arrabbiati con consapevolezza e non si può essere avidi consapevolmente, o consapevolmente gelosi. La consapevolezza è la chiave di tutto.

(FONTE: Tratto da: Osho, The book of wisdom)
O depresso o sempre incazzato
Ma non c’è un’altra maniera di vivere?

Stai trattenendo la tua rabbia, è dentro di te che si sta accumulando. Basta un piccolo insulto, e scoppi. La tua reazione è completamente sproporzionata all’insulto ricevuto. E molte volte te ne accorgi anche, che non era poi quella gran cosa – e allora perché hai reagito in quella maniera folle?

 
Certe volte non sei nemmeno stato provocato. L’altro non era nemmeno consapevole di insultarti, e tu ti sei offeso, sei diventato matto.

 

Hai portato dentro di te la rabbia per un lungo periodo, e ora sta traboccando. Stava proprio aspettando il momento giusto per trovare una situazione ‘razionale’ e buttare la responsabilità sulle spalle altrui.
La pazienza è possibile solo se non continui a reprimerti, altrimenti diventerai insofferente.

 

Osserva: normalmente la rabbia non è negativa, fa naturalmente parte della vita, va e viene. Ma se la reprimi allora diventa un problema, allora continuerai ad accumularla. Allora non sarà più una questione di andare e venire; diventerà la tua essenza.
Allora non sarai arrabbiato qualche volta: continui a essere arrabbiato, rimani infuriato, e aspetti solo il momento che qualcuno ti provochi.
An­che un piccolo accenno di provocazione, e già prendi fuoco e fai cose delle quali poi dici di averle fatte ‘a dispetto di me stesso’. Analizza l’espressione ‘a dispetto di me stesso’, come puoi fare qualunque cosa contraria al tuo volere? Ma l’espressione è perfettamente adeguata.
La rabbia repressa crea una pazzia temporanea, qualche cosa che succede al di là del tuo controllo: vorresti reprimerla ma a un certo punto trabocca, esplode. Improvvisamente è sfuggita al tuo controllo. Non potevi far niente, non sapevi come fare – ed è venuta fuori. Una persona così può anche non arrabbiarsi, ma in realtà vive nella rabbia, se la porta sempre dentro.
Se guardi le persone… mettiti al lato della strada e osserva, troverai due tipi di persone, guarda le loro facce.

 

Ci sono due tipi di persone:

  • una è il tipo triste, che sembra sempre abbattuto, che si trascina dietro il peso della vita;
  • l’altra è il tipo arrabbiato – con la pazzia che gli bolle dentro, pronto a esplodere in ogni momento.

La rabbia è tristezza attiva; la tristezza è rabbia inattiva. Non sono due cose diverse.

 

Guarda il tuo comportamento: quand’è che ti ritrovi a essere triste?

Sarai triste solo nelle situazioni in cui non puoi essere arrabbiato. Il capoufficio ti criti­ca e tu non puoi reagire, non sarebbe ‘economico’. Non puoi arrabbiarti e devi continuare a sorridere – allora diventi triste. L’energia diventa stagnante. Torni a casa da tua moglie e ogni piccolezza, ogni cosa irrilevante ti fa arrabbiare.
Alla gente la rabbia piace, la gustano, perché sentono che almeno fanno qualcosa. Invece nella tristezza senti che qualche cosa è stata fatta a te.
Eri dalla parte passiva. Ti hanno fatto qualche cosa e tu ti sei sentito impotente: non potevi rimbeccare, render la pariglia, non potevi reagire. Dopo una sfuriata, ti senti un po’ sollevato, dopo un grand’ attacco di rabbia ci si sente rilassati… stai bene, ti senti vivo. Anche tu puoi fare qualcosa.
Non puoi farlo col capo, ma puoi farlo con tua moglie. La quale aspetta il ritorno dei figli – non va bene infuriarsi troppo col marito! È lui il capo e la moglie dipende da lui: è rischioso arrabbiarsi. Aspetterà i bambini, e allora può sgridarli e picchiarli – per il loro bene.
E cosa faranno i figli? Andranno nelle loro camere, a stracciare i libri, a rompere le bambole, a maltrattare il cane o tormentare il gatto. Dovranno reagire, tutti dobbiamo reagire, se no diventiamo tristi.
Le persone che vedi per strada e che sono diventate tristi, – così tanto che la loro faccia non esprime nient’altro – sono persone così deboli, così giù – al gradino più basso – che non possono trovare nessuno con cui arrabbiarsi. Sono persone tristi.
Più su nella scala troverai persone arrabbiate. Più in alto vai, più troverai persone infuriate. Più vai giù più saranno tristi.

 

Se sei in India, guarda gli intoccabili, la classe più bassa, sono tristi. E dopo vai a vedere i bramini – sono pieni di collera. Un bramino è sempre arrabbiato: per ogni sciocchezza diventa matto. È un bramino!
Un intoccabile può essere solo triste perché non ha nessuno più in basso di lui per scaricare la sua rabbia.
Rabbia e tristezza sono le due facce della stessa energia… repressa.
La pazienza viene se non sei né arrabbiato né triste.

La pazienza è un fenomeno meraviglioso. Se non sei arrabbiato con qualcuno, né sei triste ‘a causa’ di qualcuno – rabbia e tristezza se ne andranno entrambi. La tua energia si è sistemata, centrata; sei tornato a casa… pazienza vuol dire che sei tornato a casa. Adesso niente può distrarti o disturbarti, sei così felice, così beato che tutto il resto è irrilevante.
Qualcuno ti insulta: non hai bisogno di sentirti insultato, sei cosi felice. L’hai mai notato?

Se sei felice e qualcuno ti insulta non ti arrabbi.

Se invece sei infelice diventi veramente arrabbiato e questo dimostra solo la matematicità del fatto.
Se sei infelice, sei pronto ad arrabbiarti, ma se sei felice, la stessa cosa non ti tocca affatto.
Se sei profondamente beato, gustando semplicemente ogni momento della tua vita come se fosse un regalo divino, che importa? Non ne vale la pena, hai già con te una cosa così preziosa e tutto il resto diventa irrilevante.

FONTE: Osho, Nirvana, l’ultimo incubo ECIG

FONTE: spaziosacro

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rabbia2Se la rabbia non ti molla mai, non serve imparare a controllarla ma recuperare altri lati di sé come lentezza, morbidezza, eccitazione: ecco come fare

“Come faccio a controllarmi di più?”.

Questa è la domanda di chi è bloccato in un circolo di litigi, incomprensioni e rabbie permanenti e mai risolutive. È una domanda comprensibile, ma va dalla parte sbagliata.

Il problema di quella rabbia non è di essere incontrollato, ma di essere inefficace, di non ottenere ciò per cui la rabbia esiste: cambiare una situazione. L’esercizio immaginativo che vi proponiamo qui, va un’altra direzione: imparare a sentire e accogliere in modo diverso uno stato d’animo così potente come la rabbia.

Percepisci la tua ricchezza interiore
L’errore più comune è pensare che ogni stato d’animo sia isolato dagli altri. Nessuno è solo arrabbiato, solo triste o solo felice.

Il nostro mondo interno è più simile a un oceano in movimento. Se ci fermiamo a osservare uno stato d’animo, ci accorgeremo con sorpresa di trovare contemporaneamente calma nella rabbia, riso nel pianto… Coesistono, non sono in lotta tra loro o con te.

L’esercizio aiuta a smuovere le emozioni seppellite sotto la rabbia cronica e fornire loro una via d’uscita costruttiva. Aumentando la percezione della nostra ricchezza interiore aumenta l’autostima e di conseguenza si moltiplicano le forze per affermare se stessi in modi meno conflittuali.

Primo passo
Ad occhi chiusi, immagina un episodio che ti ha fatto arrabbiare. Cerca di rievocare l’emozione della rabbia e individua un punto del corpo dove la senti più presente. Ora apri gli occhi, riuscivi a sentire la rabbia? Vedevi i fotogrammi dell’episodio nel quale ti immedesimavi?

Secondo passo
Richiudi gli occhi, e prova a percepire quella rabbia senza il motivo scatenante: immagina solamente te stesso mentre diventi rosso, gridi e perdi la testa. Noterai che, rispetto a prima, la rabbia non rimane uguale. Aumenta oppure diminuisce, ma è diversa. Questo rivela molto bene che i codici della rabbia sono indipendenti dalla volontà e slegati da una causa precisa. A livello superficiale percepiamo la rabbia come collegata a una situazione, ma esiste uno strato più profondo in cui essa non è in relazione con niente, è semplicemente una forza naturale.

Terzo passo
Sempre a occhi chiusi, cerca di ricordarti della più grande arrabbiatura della tua vita. Lascia che la sensazione di rabbia cresca, poi gradualmente, come hai fatto prima, elimina i particolari dell’episodio e fai che resti solo quella rabbia. Adesso, mentre lasci lì questa rabbia fortissima, immagina contemporaneamente un uomo o una donna che ti fanno impazzire di desiderio: il suo volto, il corpo, le sue mani, la sensazione di piacere, l’eccitazione; cerca di sentire che il desiderio diventa sempre più forte, qualcosa di irresistibile.

Poi gradualmente lascia che la persona sfumi e senti solo l’eccitazione. Adesso prova a guardare dentro di te in questo modo: da un lato senti desiderio ed eccitazione intensi e dall’altro rabbia fortissima, come se con il lato sinistro fossi arrabbiato e con il destro eccitato. Rabbia ed eccitazione insieme, una accanto all’altra senza disturbarsi, come se dentro di te potessero esistere due mondi opposti.

FONTE: Riza

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controllare la rabbiaTra le emozioni, la rabbia è una delle più intense e travolgenti, quella che accende e colora di toni intensi la nostra vita. Cercare di controllarla è sbagliato, basta imparare a dominarla e a convogliarla nel canale giusto per farne un’arma a nostra disposizione. 10 buoni motivi per imparare a farlo

Un’ampia letteratura scientifica sottolinea quanto sia importante, per il proprio benessere fisico e psicologico, regolare le emozioni.

Non controllarle, ma saperle gestire. È dimostrato che reprimere cosa si sente, così come esserne sopraffatti, è fisiologicamente molto “costoso” per l’organismo e comporta effetti negativi che possono sfociare in disturbi di vario tipo.

Invece, entrare in contatto con ciò che proviamo, decodificarlo, esprimerlo e sperimentarlo, sapendo di poterlo influenzare, è la chiave del nostro benessere. Tra le emozioni, sicuramente la rabbia è una delle più intense e travolgenti, quella che accende e colora di toni intensi la nostra vita.

Non è negativa di per sé, ha funzioni adattive importanti, rende energici, difende, allerta e dà la carica per affrontare le situazioni. Ma non saperla dosare ed elaborare, intossica e danneggia seriamente salute e relazioni.
Un incremento sia in senso repressivo che aggressivo della regolazione della rabbia è correlata a stati patologici diversi. In sostanza, mandarla giù fa male, come fa male anche urlarla. Il mito dello sfogo, di fare a pezzi quello che capita, di urlare e aggredire per scaricarsi – di cui la tecnica della camera della rabbia è l’applicazione pratica – è una modalità che non solo non aiuta a liberarsene ma, anzi, la alimenta.

I vantaggi di una gestione efficace della nostra rabbia sono diversi.

Eccone alcuni, sulla base dei risultati della ricerca recente:
1. Esiste un legame tra regolazione delle emozioni in generale e in particolare, come rabbia e ostilità, e salute fisica degli individui; un legame evidente nell’ambito del benessere cardiovascolare;

2. Quando ci arrabbiamo, il nostro corpo produce e rilascia gli ormoni dello stress, adrenalina e cortisolo. Il cuore accelera, il respiro diventa affannoso e la mente si agita. Il rilascio di zucchero provoca la secrezione di sostanze coagulanti nei muscoli e nel sangue. Se la tensione o la scarica sono brevi e sporadiche non vi sono danni, mentre se sono ripetute gli ormoni si trasformano in tossine;

3. L’effetto depressivo del cortisolo sul sistema immunitario è correlato a numerose malattie e disordini gravi. Il cortisolo logora il cervello, favorisce l’atrofia delle cellule e la perdita di memoria, innalza la pressione sanguigna e il tasso di zuccheri, indurisce le arterie e provoca malattie cardiache;

4. L’espressione abnorme della rabbia, così come un’eccessiva inibizione, si correla a disturbi asmatici;

5. Reprimere la rabbia comporta effetti negativi a carico del sistema nervoso centrale, cardiovascolare, endocrino e immunitario. Depressione, ulcera e mal di testa sono i disturbi più comuni per i troppo accomodanti;

6. Chi ha un caratteraccio, è irascibile e aggressivo rischia molto di più aritmie e attacchi di cuore rispetto a chi reagisce senza infiammarsi alle situazioni di stress e di conflitto;

7. Quando ci facciamo trascinare dall’ira, ci mettiamo più tempo a guarire, anche se si tratta solo di una ferita superficiale;

8. La classifica dei pericoli per il cuore (come infarti, aritmie, rottura di placche) vede al primo posto le emozioni negative. Più un evento o emozione sono intensi e inattesi (come può essere un’arrabbiatura pesante), più è probabile che il sistema cardiovascolare vada in tilt;

9. Esistono legami evidenti tra dolore cronico, rabbia e depressione;

10. La rabbia svolge un ruolo di primaria importanza nella vulnerabilità e nel decorso delle emicranie così come rancore, sospetto e diffidenza nelle cefalee tensive.

Se da un lato la rabbia è l’emozione più soggetta a disapprovazione sociale, e quindi è diffuso negarla o inibirla, è anche vero che spesso “dà spettacolo”, quindi molti programmi di informazione e di intrattenimentosono sono costruiti in modo tale da suscitarla.

Perché è un’emozione persuasiva attorno alla quale sono nate idee distorte: come il fatto:

  • che sia incontrollabile,
  • che si debba sfogare,
  • che sia un diritto,
  • che bisogna tirar fuori i denti per farsi rispettare,
  • che la vendetta è da eroi.

In realtà la rabbia è un’emozione seduttiva, pericolosa e devastante con la quale è bene confrontarsi e intervenire.

Se è normale sperimentarla, è necessario anche evitare di sfogarla, alimentarla o nasconderla.

Deve essere:

  • sgonfiata,
  • riorganizzata e
  • trasformata in senso costruttivo.

Non significa farsi passare sopra, far finta di niente, passare da scemi.

Ma attribuire un diverso significato, reinquadrare la situazione in termini nuovi, stare in contatto con ciò che si prova, acquisire autoconsapevolezza, utilizzare l’empatia.

  • Promuovere comportamenti interpersonali adattivi,
  • competenze sociali non antagonistiche,
  • diventare manager di questa emozione.

Per imparare a muoversi con intelligenza emotiva.

FONTE: D della Repubblica

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