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L’assenza di rumore fa bene non solo alle orecchie ma anche al cervello e secondo alcuni studi grazie al silenzio è possibile anche dimagrire. Ecco perché in vacanza è bene sperimentare la ‘cura del silenzio’

 

Che sia quello del traffico, dei dispositivi a cui siamo sempre connessi, delle chiacchiere da ombrellone, il rumore è una costante delle nostre giornate. Tanto che a volte non lo sentiamo neanche più ma quando finalmente si ‘inciampa’ in un luogo silenzioso, allora ci rendiamo conto di quanto questo stato di assenza di rumore ci manchi.

Non solo: avvertiamo il benessere che il silenzio riesce a regalare alle orecchie ma anche al cervello.

  • Migliora la memoria,
  • fa diminuire l’ansia e
  • ci rende più empatici.

Quale momento migliore se non quello delle vacanze per riscoprire il valore del silenzio. Il tema è stato al centro dell’attenzione di Icons, la prima conferenza internazionale sul silenzio organizzata dalla Fondazione Patrizio Paoletti (istituto di ricerca nell’ambito della neuro-psico-pedagogia didattica), in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e l’Haifa University di Israele.

Il silenzio salva-memoria

Le persone a contatto continuo con i rumori tendono a soffrire maggiormente

  • di disturbi collegati al sonno e
  • di problemi cardiaci.

Al contrario, numerosi e recenti studi hanno fatto emergere i benefici inaspettati del silenzio. A cominciare dalla memoria. Secondo uno studio, portato avanti da Imke Kirste della Duke University, due ore di silenzio al giorno solleciterebbero lo sviluppo cellulare nell’ippocampo, la regione del cervello collegata alla formazione della memoria.

Questo vuol dire che se la ricerca andrà avanti, si potrà scoprire un nuovo modo per trattare i pazienti che soffrono di malattie collegate alla regressione cellulare, come la depressione o la demenza. Il silenzio aiuta a concentrarsi e rimanendo concentrati la nostra memoria guadagna punti giorno dopo giorno.

Meno ansia e sollievo dal dolore senza antidolorifici

Il silenzio è una caratteristica della meditazione i cui benefici sono oggetto di vari studi da tempo. Adam W. Hanley, ricercatore presso l’Università dello Utah (Usa), ha presentato al convegno Icons, che ha visto la presenza di oltre 20 scienziati ed esperti internazionali, alcune ricerche effettuate con tre studi sperimentali che hanno indagato sugli effetti della meditazione su corpo e mente. Si è visto così che alcuni gruppi di persone, in procinto di sottoporsi ad intervento chirurgico, hanno riportato sollievo dal dolore, riduzione del desiderio di farmaci antidolorifici e riduzione dell’ansia.

Più immaginazione ed empatia

L’assenza di stimoli rumorosi stimola anche l’immaginazione perché la libertà dai rumori permette alla nostra coscienza di crearsi lo spazio giusto per fare le sue cose.

Non solo: il silenzio facilita la comprensione delle emozioni altrui. Durante l’evento Icons, Olga Capirci, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr, ha presentato uno studio secondo cui l’assenza dei suoni consente alle persone sorde di percepire ed elaborare in modo più profondo le emozioni degli altri. Osservare in silenzio le persone, mettendo da parte l’opportunità di comunicare verbalmente, può aiutarci a comprendere meglio le emozioni che passano dalle espressioni dei volti, spesso influenzate dalle parole.

La pace del silenzio per riconnettersi con se stessi

“Rumori esterni e interni ci allontanano dalla conoscenza di noi stessi”: è questo quello che pensa Moshe Bar, professore e neuroscienziato di fama internazionale. “Attraverso la meditazione ed il silenzio è possibile godere delle piccole cose che ci circondano e che molto spesso si danno per scontate”.

Il silenzio ha quindi anche il merito di renderci più presenti a noi stessi e a tutto quello che ci circonda. Come sottolinea molto bene Claudio Pelizzeni nel libro appena uscito Il silenzio dei miei passi(Sperling & Kupfer). Dopo aver attraversato il mondo senza aerei, è diventato uno dei più noti travel blogger italiani. Il cammino di Santiago, percorso in silenzio, ha rappresentato un ritorno all’essenza stessa del viaggio. È stato un disconnettersi dal mondo virtuale, per tornare ad ascoltare se stesso, il suo corpo e i suoi pensieri. Senza parlare, per aprirsi agli altri: pronto ad accogliere le storie di chi avrebbe incontrato lungo la strada.

La dieta del silenzio

A quanto pare il silenzio può essere d’aiuto anche per dimagrire. I ricercatori della Brigham Young University e della Colorado State University, infatti, hanno condotto un esperimento in cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Food Quality and Preference.

I ricercatori americani hanno sottoposto alcuni volontari a un test:

  • mangiare dei pretzel prima ascoltando musica o rumori in cuffia a volume medio-alto,
  • poi mangiarli a volume più basso.

Dai risultati, è emerso che chi riusciva a sentire i rumori della masticazione non mangiava più di 3 pretzel, mentre chi era completamente “immerso nella musica” ne ha mangiati 4 (o più).

In pratica, chi riesce a udire i rumori della masticazione mentre mangia, secondo lo studio americano, ha più consapevolezza di quanto effettivamente sta mangiando e a un certo punto si ferma, cosa che invece non accade in chi è distratto dai suoni.

Il rumore stimola l’ormone dello stress

Un altro studio condotto dal Karolinska Institutet e dal Norwegian Institute of Public Health e pubblicato sulla rivista Occupational & Environmental Medicine ha evidenziato che l’inquinamento acustico è un nemico del girovita.

Lo studio ha dimostrato, infatti, che per ogni 5 decibel che eccedevano il limite ‘standard’, pari a circa 45, il girovita aumenta di 0,21 centimetri, in particolar modo nelle donne.

Sono state esaminate 5.075 persone residenti in cinque aree suburbane e rurali nei pressi di Stoccolma. Secondo i ricercatori l’esposizione al rumore farebbe aumentare la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Proprio questo ormone se presente in elevate quantità gioca un ruolo importante nel deposito di grasso nella zona addominale.

Silent day: off-line per un giorno

La ‘terapia del silenzio’ comincia ad essere apprezzata al punto che alcuni centri benessere e Spa propongono dei pacchetti incentrati proprio sull’assenza di rumori. Al Seehof Nature Retreat di Naz (Bolzano), in Valle Isarco, per esempio, ogni giovedì (dalle 10.00 alle 13.00) viene proposta una giornata off line, seguendo un percorso di riconnessione con se stessi tramite la Terra, il Fuoco, l’Aria e l’Acqua. Si comincia con un’escursione a piedi o a piedi nudi di circa 30 minuti lungo il percorso che conduce verso i 4 luoghi rappresentati dai 4 elementi. Al ritorno verso il laghetto naturale che fa parte del Seehof Nature Retreat, si praticano esercizi di rilassamento e meditazione. Si può scegliere se prendere parte nel vivo dei 4 elementi – tutto il percorso dura circa 120 minuti – oppure dedicarsi alle esperienze singole. Infine, tutti i partecipanti gustano insieme un vital lunch, condividendo quanto provato. Il percorso del Silent Day, con prenotazione obbligatoria, è per minimo 4 partecipanti ed il costo è di 20 euro a persona. Per viverlo al meglio, il consiglio è di consegnare il telefonino, ricevendo in cambio un album da disegno da utilizzare durante l’esperienza e da riportare a casa per rivivere le sensazioni provate.

FONTE: Salute della Repubblica (Irma D’aria)

 

 

(ENGLISH VERSION)

The absence of noise is good not only for the ears but also for the brain and according to some studies thanks to silence it is also possible to lose weight. That’s why on vacation it’s good to experience the ‘care of silence’.

 

Whether it is traffic, devices to which we are always connected, or umbrella talk, noise is a constant in our days. So much so that sometimes we don’t even hear it anymore but when we finally “stumble” into a silent place, then we realize how much this absence of noise is missing. Not only: we feel the well-being that silence can give to the ears but also to the brain. It improves memory, decreases anxiety and makes us more empathetic. What better time than that of holidays to rediscover the value of silence. The theme was the focus of Icons, the first international conference on silence organized by the Patrizio Paoletti Foundation (research institute in the field of neuro-psycho-pedagogical teaching), in collaboration with the Sapienza University of Rome and ‘Haifa University of Israel.

Silence saves memory

People in continuous contact with noise tend to suffer more from sleep-related disorders and heart problems. On the contrary, numerous and recent studies have revealed the unexpected benefits of silence. Starting with memory. According to a study carried out by Imke Kirste of Duke University, two hours of silence a day would stimulate cellular development in the hippocampus, the brain region linked to memory formation. This means that if the research goes ahead, a new way to treat patients suffering from diseases related to cellular regression, such as depression or dementia, can be discovered. Silence helps to concentrate and, remaining focused, our memory earns points day after day.
Less anxiety and pain relief without painkillers

Silence is a feature of meditation whose benefits have been the subject of various studies for some time. Adam W. Hanley, a researcher at the University of Utah (USA), presented at the conference Icons, which saw the presence of over 20 international scientists and experts, some research carried out with three experimental studies that investigated the effects of meditation on body and mind. Thus it has been seen that some groups of people about to undergo surgery have reported pain relief, reduced desire for pain medication and reduced anxiety.

More imagination and empathy

The absence of noisy stimuli also stimulates the imagination because freedom from noise allows our consciousness to create the right space to do its thing. Not only: silence facilitates the understanding of the emotions of others. During the event Icons, Olga Capirci, researcher at the Institute of Cognitive Sciences and Technologies of the Cnr, presented a study according to which the absence of sounds allows deaf people to perceive and elaborate in a deeper way the emotions of others . Silently observing people, setting aside the opportunity to communicate verbally, can help us better understand the emotions that pass from the expressions of faces, often influenced by words.
The peace of silence to reconnect with yourself

“External and internal noises take us away from knowing ourselves”: this is what Moshe Bar, internationally renowned professor and neuroscientist, thinks. “Through meditation and silence it is possible to enjoy the small things that surround us and that very often are taken for granted”. Silence therefore also has the merit of making us more present to ourselves and to everything around us. As Claudio Pelizzeni points out very well in the book just published Il silenzio dei miei passi (Sperling & Kupfer). After crossing the world without airplanes, he became one of the most famous Italian travel bloggers. The journey of Santiago, traveled in silence, represented a return to the very essence of the journey. It was a disconnection from the virtual world, to return to listening to himself, his body and his thoughts. Without speaking, to open up to others: ready to welcome the stories of those who would meet along the way.

The diet of silence

Apparently silence can also help to lose weight. Indeed, researchers at Brigham Young University and Colorado State University conducted an experiment in which results were published in the journal Food Quality and Preference. American researchers have subjected some volunteers to a test: eat pretzels first by listening to music or headphones in medium-high volume, then eat them at a lower volume. From the results, it emerged that those who could hear the sounds of chewing did not eat more than 3 pretzels, while those who were completely “immersed in music” ate 4 (or more). In practice, those who can hear the sounds of chewing while eating, according to the American study, are more aware of how much they are actually eating and at a certain point they stop, which instead does not happen in those who are distracted by sounds.

Noise stimulates the stress hormone

Another study conducted by the Karolinska Institutet and the Norwegian Institute of Public Health and published in the journal Occupational & Environmental Medicine highlighted that noise pollution is an enemy of waistline. In fact, the study showed that for every 5 decibels that exceeded the ‘standard’ limit, equal to about 45, the waistline increases by 0.21 centimeters, especially in women. 5,075 people were examined in five suburban and rural areas near Stockholm. According to the researchers, exposure to noise would increase cortisol production, the stress hormone. Just this hormone in high quantities plays an important role in fat storage in the abdominal area.

Silent day: off-line for a day

The ‘silence therapy’ is beginning to be appreciated to the point that some wellness centers and spas offer packages focused on the absence of noise. At the Seehof Nature Retreat in Naz (Bolzano), in the Isarco Valley, for example, every Thursday (from 10.00 to 13.00) an off-line day is proposed, following a path of reconnection with oneself through the Earth, the Fire, the Air and Water. We start with an excursion on foot or barefoot for about 30 minutes along the path that leads to the 4 places represented by the 4 elements. On the way back to the natural lake that is part of the Seehof Nature Retreat, relaxation and meditation exercises are practiced. You can choose whether to take part in the live of the 4 elements – the whole journey takes about 120 minutes – or to devote yourself to individual experiences. Finally, all participants enjoy a vital lunch together, sharing what they have experienced. The Silent Day itinerary, with mandatory booking, is for a minimum of 4 participants and the cost is 20 euros per person. To live it to the fullest, the advice is to deliver the mobile phone, receiving in exchange a sketchbook to use during the experience and to bring back home to relive the feelings you have experienced.

 

SOURCE: Salute della Repubblica (Irma D’aria)

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Lampade, tablet e spie luminose: secondo uno studio americano fanno ingrassare, mentre dormite…

 

Non sono gli stravizi alimentari, i gelati, le torte, la panna, i fritti, e non è neppure una vita troppo sedentaria, poca palestra, poca ginnastica, a farci ingrassare. Non c’entrano dunque le calorie, e di conseguenza le diete: secondo quanto è stato dimostrato negli Stati Uniti ingrassiamo per colpa della luce.

Sì la luce, quella artificiale. In pratica diventiamo grasse (la ricerca riguarda per ora solo le donne) perché dormiamo con la luce accesa. Non tanto quella del comodino quanto la luce del tablet.

Per tenere lontani i chili di troppo meglio dormire al buio, senza fonti di luce a illuminare, sia pure fiocamente, la nostra camera da letto.

Secondo gli scienziati dei National Institutes of Health americani, infatti, dormire con una TV o con un PC acceso può essere un fattore di rischio per l’obesità ma anche semplicemente sovrappeso.

Lo studio scientifico, pubblicato su “Jama International Medicine”, è il primo a individuare una possibile correlazione tra l’esposizione della luce artificiale notturna durante il sonno e l’aumento di peso, almeno nelle donne.

La ricerca è stata condotta su un campione decisamente consistente di partecipanti: 43.722, di età compresa tra 35 e 74 anni, monitorate per cinque anni consecutivi in rapporto alle loro abitudini legate al sonno al grado di illuminazione della loro camera da letto. Utilizzando ed elaborando tutte le informazioni su peso, indice di massa corporea, circonferenza vita e statura, i ricercatori sono stati in grado di studiare le diverse reazioni dell’organismo, in particolare l’aumento di peso, nelle donne esposte alla luce artificiale di notte e quale invece di regola dormono al buio.

Le donne che dormono con la TV accesa, o il PC o il tablet, hanno il 17% di probabilità in più di accumulare cinque chilogrammi extra nell’arco di cinque anni.

Consiglio pratico: prima di addormentarvi ricordatevi di spegnere TV e computer.

 

FONTE: Salute della Repubblica (Laura Laurenzi)

 

(ENGLISH VERSION)

Lamps, tablets and warning lights: according to an American study they make you fat, while you sleep …

It is not the extravagances of food, ice cream, cakes, cream, fried foods, nor is it a life that is too sedentary, little gym, little gymnastics, to make us fat. So the calories, and consequently the diets, have nothing to do with it: according to what has been shown in the United States we get fat because of the light.

Yes the light, the artificial one. In practice we become fat (the research concerns only women for now) because we sleep with the light on. Not so much the bedside table as the light of the tablet.

To keep the extra pounds away, it is better to sleep in the dark, without sources of light to illuminate our bedroom, even if dimly.

According to the scientists of the National Institutes of Health Americans, in fact, sleeping with a TV or a turned on PC can be a risk factor for obesity but also simply overweight.

The scientific study, published in “Jama International Medicine”, is the first to identify a possible correlation between the exposure of night-time artificial light during sleep and weight gain, at least in women.

The research was conducted on a decidedly large sample of participants: 43,722, aged between 35 and 74, monitored for five consecutive years in relation to their sleep-related habits and the degree of lighting in their bedroom. Using and processing all the information on weight, body mass index, waist circumference and stature, the researchers were able to study the different reactions of the organism, in particular weight gain, in women exposed to artificial light at night and which instead of rule they sleep in the dark.

Women who sleep with the TV on, or the PC or tablet, are 17% more likely to accumulate five extra kilograms over five years.

Practical advice: before going to sleep remember to turn off the TV and computer.

 

SOURCE: Salute della Repubblica (Laura Laurenzi)

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Se ti senti più felice quando ti trovi di fronte al mare, se senti che in quel momento sei più felice, se il rumore delle onde provoca uno stato di pace mentale, probabilmente sai già ciò che è stato confermato dalla scienza: osservare il mare attiva uno stato di felicità nel cervello.

 

Un gruppo di ricercatori ha studiato la relazione tra il mare e la salute. I risultati hanno confermato ciò che già sapevamo:

  • i rumori del mare stimolano la corteccia prefrontale, un’area del cervello responsabile delle nostre emozioni e della riflessione personale.

Secondo lo studio, il mare espande la capacità umana di auto-conoscenza, e produce anche benessere emotivo.

Stare a contatto col mare, quindi, ha un potere curativo. La sensazione di felicità che si genera osservando il mare regola i livelli di serotonina, un ormone che controlla e riduce l’ansia.

Non solo, il movimento e il suono delle onde ci ricordano quello dei battiti del cuore delle nostre madri, quando ci trovavamo ancora nel ventre materno, generando una sensazione di sicurezza e protezione.

FONTE: Rimedio Naturale
(ENGLISH VERSION)

If you feel happier when you are facing the sea, if you feel that you are happier at that moment, if the sound of the waves causes a state of mental peace, you probably already know what has been confirmed by science: observing the active sea a state of happiness in the brain.

A group of researchers studied the relationship between the sea and health. The results confirmed what we already knew: the sounds of the sea stimulate the prefrontal cortex, an area of ​​the brain responsible for our emotions and personal reflection.

According to the study, the sea expands the human capacity for self-knowledge, and also produces emotional well-being.

Being in contact with the sea, therefore, has a healing power. The feeling of happiness generated by observing the sea regulates the levels of serotonin, a hormone that controls and reduces anxiety.

Not only that, the movement and sound of the waves remind us of the heartbeat of our mothers, when we were still in the womb, generating a feeling of security and protection.

 

SOURCE: Rimedio Naturale

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Gli abbracci quindi, la scienza conferma, sono in grado di abbassare il livello di stress e aumentare la sensazione di sostegno nei momenti di avversità. Che il contatto fisico avesse effetti benefici era già noto e risale alla scoperta di un ormone particolare, l’ossitocina, che viene rilasciato dall’organismo in determinati momenti: il parto, le cure materne, i massaggi e l’intimità sessuale, purché mediati da un contatto tattile a pelle.

 

Il mio medico è un omone, grande comunicatore, affabile ed espansivo. Quando ci vediamo la prima cosa che fa è abbracciarmi con grande entusiasmo, mi abbranca mentre io temo ogni volta che ci lascerò qualche costola. Dopo questo abbraccio già ti senti meglio e ti sei dimenticato perché sei nel suo studio, una sensazione che quasi tutti possiamo confermare. Un abbraccio è confortante e consolante. Una forma raffinata e troppo poco usata di antistress. Sarà perché siamo diventati un po’ fobici nei confronti del contatto fisico.

I curiosi scienziati del Dipartimento di Psicologia della Carnegie Mellon University hanno quindi preso 404 soggetti adulti e hanno esaminato quali effetti sulla salute avesse essere abbracciati regolarmente, scoprendo che le persone che godevano di un maggior supporto sociale e che ricevevano più di frequente manifestazioni di affetto e abbracci si ammalavano il 32% in meno di quelli schivi che evitavano il contatto fisico.

Gli abbracci quindi, la scienza conferma, sono in grado di abbassare il livello di stress e aumentare la sensazione di sostegno nei momenti di avversità.

Che il contatto fisico avesse effetti benefici era già noto e risale alla scoperta di un ormone particolare, l’ossitocina, che viene rilasciato dall’organismo in determinati momenti: il parto, le cure materne, i massaggi e l’intimità sessuale, purché mediati da un contatto tattile a pelle. In queste circostanze il nostro cervello secerne cascate di ossitocina che hanno diversi effetti positivi: amnesia rispetto alle emozioni e alle esperienze negative (come il dolore del parto), relax e soprattutto attaccamento.

L’ossitocina è il ‘filo rosso’ che percorre ogni esperienza affettiva: in uno studio del 1998 condotto al Karolinska Institute di Stoccolma si è evidenziato che nei ratti sia maschi che femmine l’OT esercita un potente effetto antistress fisiologico. In particolare se una somministrazione giornaliera di OT viene ripetuta per almeno 5 giorni, la pressione sanguigna scende di 10-20 mmHg, i livelli di cortisolo calano e aumentano quelli di insulina. Tali effetti benefici perdurano per oltre una settimana dall’ultima somministrazione. Questo ha permesso di sottolineare come molti effetti comportamentali possano essere indotti dall’OT o bloccati dai suoi antagonisti.

L’OT compare nella storia di ognuno durante il rapporto sessuale che determinerà il nostro concepimento. Il nostro peptide viene rilasciato ad alte dosi durante l’accoppiamento, il che ha portato a formulare l’ipotesi che questo fattore chimico favorisca il legame e, di conseguenza, la monogamia.

Coppie che fanno spesso l’amore si garantirebbero tramite questa via chimica un maggiore attaccamento e la stabilità della relazione affettiva.

Gli ormoni coinvolti nella riproduzione possono avere un ruolo nel mantenimento delle relazioni. Rebecca Anne Turner, Professore della California School of Professional Psychology di San Francisco, dimostrò che l’OT è in grado di mediare le esperienze emozionali delle relazioni più strette e che gioca un importante ruolo nella vita riproduttiva dei mammiferi. In qualche modo essa ci condiziona per sempre costringendoci a stipulare un patto biologico che accompagna tutta la vita relazionale degli individui. Alcuni etologi inoltre hanno ipotizzato che i maschi sarebbero restii ad aggredire e uccidere le femmine con le quali hanno avuto rapporti sessuali anche se con esse non hanno stipulato un rapporto monogamo.

In un’altra ricerca su cuccioli di scimmia si è visto che i piccoli cercano e hanno bisogno del contatto materno e delle coccole più del cibo e famosi studi eseguiti negli orfanotrofi tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno rivelato che in carenza di contatto fisico il 33 per cento dei neonati smetteva di alimentarsi e si lasciava letteralmente morire, indicando come l’affettività sia una fonte di nutrimento pari al cibo.

Un abbraccio al giorno quindi leverebbe il medico di torno, togliendo il primato alla più famosa mela. E se nessuno ci abbraccia basta fare il primo passo, abbracciamo noi, in maniera spontanea e sincera.

Gli esperimenti fatti nel mondo e documentati dai video sono commoventi e soprattutto dimostrano che non è difficile superare l’imbarazzo iniziale anche nei confronti di un estraneo. Forse non a caso nel mondo sono così comuni le persone che girano nelle piazze con il famoso cartello “Free hugs”, per chi non ha nessuno che lo abbraccia, un vero balsamo dell’anima. Iniziativa ripetuta per molte iniziative di sensibilizzazione spontanea, dai ragazzi musulmani all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi e alle persone affette da HIV per combattere ignoranza e discriminazione.

 

FONTE: Huffington (Johann Rossi Mason)

 

(ENGLISH VERSION)

Hugs then, science confirms, are able to lower the stress level and increase the feeling of support in times of adversity. That physical contact had beneficial effects was already known and dates back to the discovery of a particular hormone, oxytocin, which is released by the body at certain times: childbirth, maternal care, massages and sexual intimacy, provided they are mediated from tactile contact to skin.

 

My doctor is a big man, a great communicator, affable and expansive. When we see each other the first thing he does is hug me with great enthusiasm, he grabs me while I fear every time I leave some ribs. After this embrace you already feel better and you have forgotten why you are in his studio, a feeling that almost everyone can confirm. A hug is comforting and comforting. A refined and too little used form of anti-stress. Maybe because we have become a bit phobic about physical contact.

The curious scientists of the Department of Psychology of Carnegie Mellon University have therefore taken 404 adult subjects and examined what effects on health they had regularly embraced, discovering that people who enjoyed greater social support and who received more frequent manifestations of affection and hugs fell 32% less than those who avoided physical contact. Hugs then, science confirms, are able to lower the stress level and increase the feeling of support in times of adversity.

That physical contact had beneficial effects was already known and dates back to the discovery of a particular hormone, oxytocin, which is released by the body at certain times: childbirth, maternal care, massages and sexual intimacy, provided they are mediated from tactile contact to skin. In these circumstances our brain secretes oxytocin cascades that have different positive effects: amnesia with respect to emotions and negative experiences (such as the pain of childbirth), relaxation and above all attachment.

Oxytocin is the ‘red thread’ that runs through every emotional experience: in a 1998 study conducted at the Karolinska Institute in Stockholm, it was shown that in both male and female rats the OT exerts a powerful physiological antistress effect. Particularly if daily OT administration is repeated for at least 5 days, blood pressure drops by 10-20 mmHg, cortisol levels drop and insulin levels increase. These beneficial effects last for over a week after the last administration. This allowed us to underline how many behavioral effects can be induced by the OT or blocked by its antagonists.

The OT appears in everyone’s story during the sexual relationship that will determine our conception. Our peptide is released at high doses during mating, which has led to the hypothesis that this chemical factor favors the bond and, consequently, monogamy.

Couples who often make love would ensure greater attachment and stability in the emotional relationship through this chemical pathway.

The hormones involved in reproduction can play a role in maintaining relationships. Rebecca Anne Turner, Professor of the California School of Professional Psychology in San Francisco, demonstrated that the OT is able to mediate the emotional experiences of close relationships and plays an important role in the reproductive life of mammals. In some way it conditions us forever, forcing us to enter into a biological pact that accompanies the relational life of individuals. Some ethologists have also suggested that males would be reluctant to attack and kill females with whom they have had sexual relations even if they have not entered into a monogamous relationship.

In another research on monkey cubs it was seen that the little ones seek and need the maternal contact and cuddles more than food and famous studies performed in German orphanages after the Second World War revealed that in lack of physical contact 33 percent of newborns stopped eating and literally let themselves die, indicating how affectivity is a source of food equal to food.

A hug a day would then keep the doctor away, taking the lead from the most famous apple. And if no one embraces us, just take the first step, embrace us, in a spontaneous and sincere way.

The experiments done in the world and documented by the videos are moving and above all they show that it is not difficult to overcome the initial embarrassment even towards a stranger. Perhaps not surprisingly, people in the world are so common in the streets with the famous sign “Free hugs”, for those who have no one who embraces him, a true balm of the soul. Repeated initiative for many spontaneous awareness initiatives, from Muslim boys in the aftermath of the terrorist attacks in Paris and people living with HIV to fight ignorance and discrimination.

 

SOURCE: Huffington (Johann Rossi Mason)

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L’attività fisica è importante per la tua salute mentale e fisica. Tuttavia, non tutti sono in grado di andare in palestra. Alcune persone lavorano sempre e non hanno tempo per andare in palestra.

 

Bene, è ora di smettere di preoccuparsi perché una passeggiata di 15 minuti può darti dei grandi benefici. Camminare potrebbe aggiungere sette anni alla tua vita, e inoltre ottimizza l’assistenza generale.

Sanjay Sharma, professore di cardiopatie ereditarie in cardiologia sportiva presso gli ospedali universitari di St. George NHS Foundation Trust a Londra, spiega che non possiamo evitare di invecchiare, ma possiamo sicuramente ritardarlo.

Puoi essere in forma e in salute nei tuoi 70 anni, e puoi anche vivere nei tuoi 90 anni. L’attività fisica ti offre altri 3-7 anni di vita.

Benefici per la salute delle passeggiate regolari:

Alta pressione sanguigna

Cammina ogni giorno per abbassare la pressione sanguigna e tenerla sotto controllo.

Digestione

La rinomata fisioterapista Tara Aleichem ha scoperto che camminare migliora la digestione.

 

Mobilità e mal di corpo

Cammina ogni giorno per migliorare la tua mobilità, specialmente quelli con PAP. Secondo l’American Heart Association, camminare è molto importante per queste persone.

 

Ossa forti

L’attività fisica regolare rende le ossa forti e aumentano la loro densità. Cammina ogni giorno per ridurre il rischio di osteoporosi.

 

Performance cognitiva

Studi recenti hanno scoperto che le passeggiate regolari migliorano le prestazioni cognitive in individui di ogni fascia di età.

 

Longevità

Assicurati di camminare ogni giorno. La fonte della giovinezza non esiste, ma vivrai più a lungo se cammini ogni giorno.

 

Umore

Uno studio del 2016 ha rilevato che camminate di 20 minuti migliorano la fiducia in se stessi dei partecipanti. Ti aiuta anche ad affrontare l’ostilità e la rabbia.

 

Camminare è facile, ma devi renderlo confortevole. Assicurati di indossare le scarpe giuste e anche i tuoi vestiti dovrebbero essere comodi. Indossa qualcosa di leggero e comodo, e non camminare quando fuori fa troppo caldo.

 

Bevi molta acqua e porta con te una bottiglia d’acqua. Se non puoi camminare da solo, chiedi ai tuoi amici di unirsi a te. Puoi ascoltare anche della musica.

Cammina in luoghi che ti rendono calmo e felice.

 

FONTE: Healthy Food House

 

 

(ENGLISH VERSION)

Physical activity is important for your mental and physical health. However, not everyone is able to go to the gym. Some people work all the time, and they don’t have any time to hit the gym.

Well, it’s time to stop worrying because a 15-minute walk can give you some great benefits. Walking may add seven years to your life, and it also optimizes overall helth.

Sanjay Sharma, professor of inherited cardiac diseases in sport cardiology at St.George’s University Hospitals NHS Foundation Trust in London, explains that we can’t avoid aging, but we can definitely delay it.

You can be fit and healthy in your seventies, and you can also live in your nineties. Physical activity gives you another 3-7 years of life.

Health benefits of regular walks:

High blood pressure

Walk every day to lower your blood pressure and keep it under control.

Digestion

Renowned physiotherapist Tara Aleichem found that walking enhances digestion.

Mobility and body ache

Walk every day to improve your mobility, especially those with PAP. According to the American Heart Association, walking is really important for these individuals.

Strong bones

Regular physical activity makes your bones strong, and increase their density. Walk every day to lower your risk of osteoporosis.

Cognitive performance

Recent studies have found that regular walks improve cognitive performance in individuals of every age group.

Longevity

Make sure you walk every day. The fountain of youth doesn’t exist, but you will live longer if you walk every day.

Mood

A 2016 study found that 20-minute walks improves participants’ self-confidence. It also helps you cope with hostility and anger.

Walking is easy, but you have to make it comfortable. Make sure you wear the right shoes and your clothes should be comfortable, too.  Wear something light and comfy, and don’t walk when it’s too hot outside.

Drink plenty of water, and carry a water bottle with you. If you can’t walk alone, ask your friends to join you. You can listen to some music, too. Walk in places that make you calm and happy.

 

SOURCE: Healthy Food House

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Studi internazionali hanno dimostrato i benefici di questa attività esclusiva degli esseri umani. I movimenti della saliva abbassano i livelli di cortisolo, migliora la mimica facciale e la comunicazione nei parkinsoniani. Gli afasici che non parlano riescono però a cantare.

 

A lungo considerato uno degli aspetti più misteriosi della vita umana, in particolare per la sua capacità di coinvolgerci emotivamente, il canto corale promuove anche il benessere fisico. Sono sempre più numerosi, infatti, gli studi ci permettono di andare oltre l’evidenza anedottica dei benefici dell’azione canora riportati da tutti i coristi.

Potenzia le difese immunitarie e solleva l’umore

Cantare anche solo per un’ora ha degli effetti visibili sul nostro sistema immunitario, come ha mostrato uno studio dei ricercatori del britannico Tenovus Cancer Care e del Royal College of Music. L’analisi dei campioni di saliva di 193 coristi dopo un’esecuzione canora ha rilevato una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine infiammatorie. I bassi livelli di infiammazione nell’organismo potrebbero spiegare anche il miglioramento dell’umore determinato dalla pratica del canto e riferito dai coristi.

Tutti i soggetti coinvolti nello studio, pubblicato sulla rivista ECancer, erano tuttavia già amanti della musica e impegnati in attività corali. Ciononostante, scrivono gli autori,

  • «questo studio fornisce delle evidenze preliminari che il canto migliora lo stato d’animo e modula i componenti del sistema immunitario».

In particolare, in presenza di patologie oncologiche. Infatti, i coristi studiati erano malati oncologici o loro parenti e amici impegnati in attività di assistenza, i cosiddetti caregivers. Secondo i ricercatori, i risultati sono quindi alquanto promettenti e suggeriscono che cantare possa rivelarsi utile per tali pazienti, potenziando il sistema immunitario, riducendo notevolmente lo stress e migliorando l’umore.

Cantare come lo yoga

Richiedendo una respirazione regolare e controllata, il canto regola l’attività del cosiddetto nervo vago, che è coinvolto nella nostra vita emotiva e che ad esempio influisce sul nostro timbro vocale. Canzoni con lunghe frasi melodiche ottengono lo stesso effetto degli esercizi di respirazione in yoga, secondo gli autori di uno studio dell’Università di Gotenborg in Svezia, che mostra anche la sincronizzazione del battito cardiaco dei coristi nel corso dell’esecuzione dei brani.

Espressioni facciali e comprensione delle emozioni

Il canto aiuta i pazienti con sindrome di Parkinson affetti dalla sindrome della maschera, anche nota come «Poker Face». Il progressivo irrigidimento dei muscoli facciali rende questi soggetti amimici. L’incapacità di mostrare l’infinita gamma di emozioni tramite il volto, si pensi al corrugamento della fronte, il rimpicciolimento degli occhi dovuto al sorriso e la loro distensione dovuta alla sorpresa, li fa sembrare erroneamente freddi e distaccati.

Un volto statico, incapace anche di rispecchiare le emozioni altrui come naturalmente accade, non fa quindi che ostacolare la comunicazione interpersonale e contribuire a disconnettere questi pazienti dal mondo. I ricercatori dello Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab della Ryerson University a Toronto, in collaborazione con la Royal Conservatory of Music, hanno scoperto che, cantando insieme in un coro, questi pazienti riacquistano la mimica facciale e l’effetto dura fino ai due mesi.

Un’arma contro l’isolamento

Secondo uno studio dell’Università del West of England a Bristol, condotto su pazienti afasici in seguito ad ictus o per la malattia di Parkinson, cantare in un coro può migliorare l’umore e anche la condizione di isolamento sociale determinato dalle difficoltà comunicative. Infatti, spiegano gli scienziati,

  • «le persone con afasia anche quando non riescono più a parlare bene, spesso possono spesso ancora cantare. Le aree che controllano il linguaggio nel cervello sono diverse da quelle che controllano il canto. È davvero miracoloso guardare qualcuno, che non è stato in grado di parlare per mesi o per anni, iniziare a cantare».

 

Imparare a sentire, cantando

Nell’invecchiare, i musicisti vanno incontro a minor degradazione neurale del segnale sonoro e mantengono una maggior capacità di individuare negli ambienti rumorosi le varie voci e le variazioni dell’altezza del suono. Ma l’educazione musicale e il canto corale sono vantaggiosi anche per i soggetti con perdita dell’udito.

Infatti, i risultati preliminari dei ricercatori canadesi mostrano, dopo solo 10 mesi di canto, significativi miglioramenti nella capacità di sentire una conversazione in ambiente rumoroso, la discriminazione delle altezze dei suoni e la risposta neurale ad essi, così come miglioramenti nell’attenzione. Interventi anche di breve periodo quindi potrebbero rivelarsi utili in caso di perdita dell’udito.

Benefici per la memoria

Cantando regolarmente è possibile rallentare il processo di decadimento cognitivo cui vanno incontro i pazienti con demenza. Un gruppo di ricercatori del Cognitive Brain Research Unit dell’Institute of Behavioural Sciences e del Finnish Centre of Interdisciplinary Music Research dell’Università di Helsinki ha sottoposto 89 pazienti e i loro caregivers a sessioni di canto e di ascolto musicale per un periodo di 10 settimane.

La pratica del canto corale ha migliorato la memoria di lavoro, le funzioni esecutive e l’orientamento soprattutto nelle persone con demenza lieve e con un’età inferiore agli 80 anni, mentre l’ascolto della musica è stato associato a benefici cognitivi nei pazienti in stadi più avanzati della malattia. Infine, tanto il canto quanto l’ascolto della musica hanno determinato un miglioramento dell’umore.

In un’altra lingua è meglio

E se l’attività corale viene consigliata ai pazienti con demenza, per gli effetti sulla memoria, nuovi studi dimostrano come il canto faciliti nei bambini l’apprendimenti mnemonico di nuovi testi. E ciò è vero anche nel caso di una lingua straniera. Lo mostra uno studio condotto dagli psicologhi della University of Western Ontario in Canada che hanno chiesto ad un gruppo di piccoli equadoregni, parlanti spagnolo, di imparare un brano in inglese presentato sotto forma di poema orale oppure come testo di una canzone.

Dopo due settimane di studio, coloro che l’avevano appreso cantando, ricordavamo più parole, pronunciavano meglio l’inglese e lo traducevano più correttamente di coloro che l’avevamo appreso sotto forma di poema orale. E questa miglior prestazione permaneva fino a sei mesi di distanza.

FONTE: Salute della Stampa

 

(ENGLISH VERSION)

International studies have demonstrated the benefits of this exclusive human activity. Saliva movements lower cortisol levels, improve facial expression and communication in parkinsonians. However, aphasics who do not speak can sing

Long considered one of the most mysterious aspects of human life, in particular for its ability to involve us emotionally, choral singing also promotes physical well-being. In fact, more and more studies allow us to go beyond the anecdotal evidence of the benefits of singing action reported by all the singers.

Enhances the immune system and raises the mood

Singing even for just an hour has visible effects on our immune system, as shown by a study by researchers from the British Tenovus Cancer Care and the Royal College of Music. The analysis of saliva samples from 193 choristers after a singing performance revealed a decrease in cortisol levels and large amounts of inflammatory cytokines. The low levels of inflammation in the body could also explain the improvement in mood caused by the practice of singing and reported by the choristers.

However, all the subjects involved in the study, published in the ECancer journal, were already music lovers and engaged in choral activities. Nevertheless, the authors write, “this study provides preliminary evidence that singing improves the mood and modulates the components of the immune system”. In particular, in the presence of oncological diseases. In fact, the choristers studied were cancer patients or their relatives and friends engaged in assistance activities, the so-called caregivers. According to the researchers, the results are therefore quite promising and suggest that singing may be useful for such patients, enhancing the immune system, greatly reducing stress and improving mood.

Singing is like yoga

By requiring regular and controlled breathing, singing regulates the activity of the so-called vagus nerve, which is involved in our emotional life and which for example affects our vocal timbre. Songs with long melodic phrases get the same effect as breathing exercises in yoga, according to the authors of a study by the University of Gothenburg in Sweden, which also shows the synchronization of the heartbeat of the choristers during the performance of the songs.

Facial expressions and understanding of emotions

Singing helps Parkinson’s syndrome patients with mask syndrome, also known as “Poker Face”. The progressive stiffening of the facial muscles makes these subjects friendly. The inability to show the infinite range of emotions through the face, think of the wrinkling of the forehead, the shrinking of the eyes due to the smile and their relaxation due to surprise, makes them seem erroneously cold and detached.

A static face, also incapable of reflecting the emotions of others as it naturally happens, therefore only hinders interpersonal communication and helps to disconnect these patients from the world. Researchers at the Science of Music, the Auditory Research and Technology Smart Lab at Ryerson University in Toronto, in collaboration with the Royal Conservatory of Music, have discovered that by singing together in a choir, these patients regain facial expressions and the effect lasts until to two months.

A weapon against isolation

According to a study by the University of the West of England in Bristol, conducted on aphasic patients following a stroke or Parkinson’s disease, singing in a choir can improve mood and also the condition of social isolation caused by communication difficulties. In fact, scientists explain, “people with aphasia even when they can no longer speak well, can often still sing. The areas that control language in the brain are different from those that control singing. It is truly miraculous to look at someone who has not been able to talk for months or years to start singing ».

Singing improves hearing 

As we age, musicians experience less neural degradation of the sound signal and maintain a greater ability to identify the various voices and variations in sound height in noisy environments. But music education and choral singing are also beneficial for those with hearing loss. In fact, the preliminary results of Canadian researchers show, after only 10 months of singing, significant improvements in the ability to hear a conversation in a noisy environment, the discrimination of sound heights and the neural response to them, as well as improvements in attention. Even short-term interventions therefore could prove useful in case of hearing loss.

Memory benefits

By singing regularly it is possible to slow down the process of cognitive impairment faced by patients with dementia. A group of researchers from the Cognitive Brain Research Unit of the Institute of Behavioral Sciences and the Finnish Center of Interdisciplinary Music Research of the University of Helsinki subjected 89 patients and their caregivers to singing and listening sessions for a period of 10 weeks. The practice of choral singing has improved working memory, executive functions and orientation especially in people with mild dementia and under 80 years of age, while listening to music has been associated with cognitive benefits in patients more advanced stages of the disease. Finally, both singing and listening to music have led to an improvement in mood.

In another language it is better

And if the choral activity is recommended to patients with dementia, due to the effects on memory, new studies show that singing facilitates the mnemonic learning of new texts in children. And this is true even in the case of a foreign language. This is shown by a study conducted by psychologists from the University of Western Ontario in Canada who asked a group of small Ecuadorian speakers to learn a piece in English presented as an oral poem or as a song lyrics. After two weeks of study, those who had learned it by singing, remembering more words, pronounced English better and translated it more correctly than those we had learned in the form of an oral poem. And this best performance remained up to six months away.

 

SOURCE: Salute della Stampa

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A sostenerlo uno studio su Jama Psychiatry.

NON TUTTO il nostro futuro è scritto nei geni, anche tra i banchi dell’asilo a ben guardare si può trovare qualcosa di quello che saremo. Anzi di quello che guadagneremo.

 

Uno studio pubblicato su Jama Psychiatry, una delle riviste dell’American Medical Association ha trovato che i bambini che a alla scuola materna sono disattenti, oppositivi e aggressivi, a 33-35 guadagnano meno dei loro compagni più empatici, più disponibili e pronti  ad aiutare chi è in difficoltà.

Per arrivare a questo risultato (che ha l’aria di una pia illusione ma che evidentemente non lo è) una equipe internazionale di ricercatori statunitensi,  francesi e candesi, ha utilizzato i dati del Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children su 2850 bambini nati nel 1980-1981 in Canada, e li hanno seguiti dal 1985 al 2015. Le informazioni hanno incluso la dichiarazione dei redditi annuale dei partecipanti all’età di 33-35 anni e le valutazioni delle loro maestre di scuola materna quando di anni ne avevano 5 o 6. L’obiettivo? Testare, incrociando i dati, eventuali associazioni tra stipendi (quindi in qualche modo tra successo, piaccia o no) e comportamenti precoci.

In particolare quelli esaminati dai ricercatori sono stati cinque:

  1. disattenzione (attitudine a deconcentrarsi a distrarsi facilmente per esempio),
  2. iperattività (l’irrequietezza, la tendenza a muoversi in continuazione…),
  3. aggressività fisica (l’abitudine fare a botte, o ad avere atteggiamenti da bullo, …), o (disobbedienza, irritabilità, tendenza dare la colpa agli altri…),
  4. ansia (eccesso di preoccupazione, pianto facile) e
  5. prosocialità (la propensione ad aiutare chi si fa male per esempio, mostrandosi solidali, la compassione, la condivisione).

Dopo aver tenuto conto del quoziente di intelligenza dei piccoli partecipanti alla ricerca e delle situazioni familiari problematiche (i casi limite sono stati esclusi dall’indagine), gli autori hanno concluso che le bambine e i bambini che alla materna tendevano a distrarsi a essere disattenti, tre decadi più tardi guadagnavano meno degli altri. E che i maschi con tratto aggressivo-oppositivo a 5-6 anni, a 33-35 potevano contare su entrate più basse di quelle dei loro coetanei prosociali, dei bravi bambini, come si diceva una volta.

È chiaro, e gli stessi autori lo hanno sottolineato, che si parla qui  di uno studio che per sua natura fotografa per così dire associazioni fra fenomeni, in questo caso comportamenti in età evolutiva e entrate economiche future, e non indaga le relazioni di causa-effetto.

Tuttavia è una ricerca realizzata su un campione vasto e seguito per 30 anni.

“I comportamenti precoci si possono cambiare, probabilmente più di altri fattori tradizionalmente associati ai guadagni, come il quoziente d intelligenza e lo status socioeconomico, il che –  ragiona in effetti Sylvana M. Côté, professore associato di Medicina sociale e preventiva all’Università di Montreal e coautore lo studio – rende questi comportamenti obiettivi chiave per interventi precoci”. “Se i problemi comportamentali dell’infanzia sono associati a guadagni più bassi – riprende –  per aiutare i bambini è essenziale affrontarli il prima possibile attraverso screening e programmi di intervento”.

E ‘ già alle materne si può capire molto sulla personalità di un bambino.

“Il nostro studio indica che gli insegnanti della scuola materna possono identificare precocemente i comportamenti dei bambini che sono associati a bassi guadagni tre decenni dopo”, aggiunge Daniel Nagin, professore di Politiche pubbliche all’Heinz College della Carnegie Mellon University, anche lui firma dello studio. Quindi – è la conclusione –  “monitoraggio e supporto per bambini e bambine che mostrano alti livelli di distrazione, e per i maschi con livelli alti di aggressività e opposizione e bassi di prosocialità, potrebbero dare vantaggi socioeconomici a lungo termine, per gli individui e per la società”.

FONTE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

 

(ENGLISH VERSION)

NOT ALL our future is written in the genes, even among the benches of the kindergarten, if you look closely, you can find something of what we will be. Indeed of what we will gain. A study published in Jama Psychiatry, one of the American Medical Association’s journals, found that children in nursery school who are inattentive, oppositional and aggressive, at 33-35 earn less than their more empathetic, more helpful and ready to help classmates who is in trouble.

To reach this result (which has the air of a pious illusion but which obviously is not) an international team of US, French and Candesi researchers has used the data of the Quebec Longitudinal Study of Kindergarten Children on 2850 children born in 1980 -1981 in Canada, and followed them from 1985 to 2015. The information included the annual tax return of the participants at the age of 33-35 and the assessments of their nursery school teachers when they were 5 or 6 years old. The target? Testing, crossing data, possible associations between salaries (therefore somehow between success, like it or not) and early behavior.

In particular, those examined by the researchers were five:

  1. inattention (aptitude to deconcentrate to easily distract oneself, for example),
  2. hyperactivity (restlessness, the tendency to move continuously …),
  3. physical aggression (the habit of fighting or having bully attitudes, …), or (disobedience, irritability, the tendency to blame others …),
  4. anxiety (excess of worry, easy crying) and
  5. prosociality (the propensity to help those who hurt themselves for example, showing sympathy, compassion) , the sharing).

After having taken into account the intelligence quotient of the small participants in the research and of the problematic family situations (borderline cases were excluded from the survey), the authors concluded that the girls and boys who at mothering tended to get distracted by being inattentive, three decades later they earned less than others. And that males with an aggressive-oppositional trait at 5-6 years, at 33-35 could count on lower incomes than those of their prosocial peers, of good children, as we once said.

It is clear, and the same authors have emphasized it, that we are talking about a study that by its nature photographs, so to speak, associations between phenomena, in this case behavior in the developmental age and future economic income, and does not investigate the relationships of cause- effect. However it is a research carried out on a vast sample and followed for 30 years. “Early behaviors can be changed, probably more than other factors traditionally associated with earnings, such as intelligence quotient and socioeconomic status, which – Sylvana M. Côté, an associate professor of social and preventive medicine at the University of Rome, in fact reasons. Montreal and co-author of the study – makes these behaviors key for early interventions “.” If childhood behavioral problems are associated with lower earnings – he continues – to help children it is essential to address them as soon as possible through screening and intervention programs ” .

One can already understand a lot about the personality of a child. “Our study indicates that nursery school teachers can identify the behaviors of children who are associated with low earnings three decades later,” adds Daniel Nagin, professor of public policy at Heinz College of Carnegie Mellon University, also signing the study. Therefore – it is the conclusion – “monitoring and support for boys and girls who show high levels of distraction, and for males with high levels of aggressiveness and opposition and low prosociality, could give long-term socio-economic benefits, for individuals and for the society”.

 

SOURCE: TINA SIMONIELLO (Salute della Repubblica)

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