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A dimostrarlo è uno studio dell’Università della California che ha analizzato la presenza di pesticidi nelle persone prima e dopo il passaggio a una dieta a base di cibo biologico.

 

Se nell’agricoltura biologica si applicano rigorose restrizioni all’uso di pesticidi chimici di sintesi, la conseguenza più diretta, ovviamente, è che mangiando cibo biologico non si assumano tali sostanze. E così, infatti, accade, come è stato dimostrato ancora una volta da uno studio pubblicato su Environmental Research ed effettuato dai ricercatori dell’Università della California che si sono concentrati sulla presenza nell’organismo di alcuni pesticidi finora poco indagati in questo senso.

agricoltura biologica

L’agricoltura biologica fa un uso ristretto di pesticidi e altre sostanze chimiche di sintesi ©Ingimage

Com’è stato condotto lo studio sul cibo biologico

A quattro famiglie di diverse etnie, composte dalle tre alle cinque persone tra adulti e bambini e residenti in diverse zone degli Stati Uniti (Oakland, Minneapolis, Baltimora e Atlanta) è stato chiesto di raccogliere le urine per dodici giorni, sei giorni prima e sei giorni dopo il passaggio a una dieta biologica. Gli scienziati hanno quindi analizzato i diversi campioni ricevuti rilevando una diminuzione o un azzeramento di pesticidi e composti progenitori nelle urine dei giorni in cui le famiglie avevano assunto cibo biologico.

biologico

Dallo studio è emerso che mangiare cibo biologico diminuisce la presenza di pesticidi nell’organismo ©Ingimage

I pesticidi e gli effetti sull’organismo

In particolare gli organofosfati si erano ridotti del 70 per cento, il clorpyrifos del 61 per cento e il malathion del 95 per cento, mentre l’erbicida 2,4 D del 37 per cento. Anche i piretroidi (insetticidi e acaricidi) sono risultati dimezzati e un neonicotinoide trovato era diminuito dell’84 per cento. Si tratta di sostanze che diversi studi hanno associato a malattie e disturbi come autismo, interferenze nello sviluppo cognitivo e sessuale, tumori, danni epatici ed endocrini, morbo di Parkinson.

FONTE: Lifegate (Carlotta Garancini)

 

(ENGLISH VERSION)

To prove it is a study by the University of California that analyzed the presence of pesticides in people before and after switching to a diet based on organic food.
If strict restrictions are applied to the use of synthetic chemical pesticides in organic farming, the most direct consequence, of course, is that eating organic food does not take these substances. And so, in fact, it happens, as was demonstrated once again by a study published in Environmental Research and carried out by researchers from the University of California who focused on the presence in the body of some pesticides so far little investigated in this sense.

biological agriculture
Organic farming makes a restricted use of pesticides and other synthetic chemicals © Ingimage
The study on organic food was conducted
Four families of different ethnicities, from three to five people including adults and children and residents in different parts of the United States (Oakland, Minneapolis, Baltimore and Atlanta) were asked to collect urine for twelve days, six days before and six days after switching to an organic diet. The scientists then analyzed the different samples received, detecting a decrease or zeroing of pesticides and progenitor compounds in the urine of the days when the families had taken organic food.

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The study found that eating organic food decreases the presence of pesticides in the body © Ingimage
Pesticides and effects on the body
In particular, organophosphates were reduced by 70 percent, clorpyrifos by 61 percent and malathion by 95 percent, while herbicide 2.4 D by 37 percent. Even the pyrethroids (insecticides and acaricides) were halved and a neonicotinoid found was decreased by 84 percent. These are substances that various studies have associated with diseases and disorders such as autism, interferences in cognitive and sexual development, tumors, liver and endocrine damage, Parkinson’s disease.

 

SOURCE: Lifegate (Carlotta Garancini)

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Non è vero che funziona di più al mattino. I falsi miti dell’attività sportiva.

 

TUTTI vogliamo essere in forma e liberarci del grasso in eccesso. Come fare però, per trovare la routine più adatta per noi ed evitare allenamenti estenuanti e poco realistici? È fin troppo facile imbattersi in consigli che non tengono conto di cosa può realisticamente dare il nostro corpo quando si chiedono consigli sul fitness. Molte delle opinioni di cosiddetti “esperti” contribuiscono a dare un’immagine non realistica dei risultati che potremmo raggiungere. Questo porta sicuramente a frustrazione e qualche volta può anche indurci a mettere eccessivamente sotto sforzo il nostro organismo. Ci sono alcuni falsi miti che vale la pena sfatare.

Almeno 4 volte a settimana

Qualcuno di noi sembra essere convinto che per restare in forma non si debba fare attività fisica per più di un paio di giorni alla settimana. Se è vero che anche gli allenamenti dei professionisti prevedono un giorno di riposo settimanale, recenti studi hanno dimostrato che, un po’ come accade per i medicinali, la “dose” di attività fisica consigliata è dai 4 ai 5 giorni a settimana.

A tutte le ore

A fare il punto sulla situazione è il giornale Business insider . C’è chi afferma che le prime ore del mattino siano le migliori per allenarsi. Ma nonostante alcuni studi mettono in evidenza che anche le cellule muscolari hanno un picco di efficienza in alcune ore del giorno e non in altre, questo non implica che l’allenamento durante altri orari sia in qualche modo sprecato. Secondo gli autori della ricerca,

“questi risultati non possono limitare gli orari dell’allenamento di un atleta, ma forse nel futuro potremmo essere in grado di sfruttare queste conoscenze per ottimizzare la funzione dei muscoli”.

Fisiologicamente parlando, il tessuto muscolare e quello adiposo sono composti da due tipi di cellule molto diverse tra loro e non è possibile che l’una si trasformi nell’altra.  Il grasso si accumula tra pelle e muscoli e avvolge gli organi interni come il cuore. Attraverso l’allenamento fisico si stimola la produzione di nuove cellule di tessuto muscolare. Mentre, per ridurre il grasso, il modo migliore è consumare alimenti sani come verdure e fibre e altri alimenti ricchi di proteine e poveri di grassi.

Mens sana in corpore sano

Nonostante sembri quasi incredibile, non è una bufala: fare sport migliora le capacità di ragionamento. La questione è capire quale tipo di attività porta i risultati più evidenti. Secondo l’analisi di quasi un centinaio di ricerche condotte sul tema, è stato osservato che l’attività aerobica, come camminare, ballare o andare in bicicletta, è quella più indicata per migliorare l’attenzione e la capacità di ragionamento.

Più attivi per perdere peso

Il modo migliore per dimagrire è combinare l’attività fisica con una dieta su misura. Per cominciare a perdere peso è necessario modificare le proprie abitudini alimentari, non possiamo pretendere di bruciare quel pacchetto di patatine mangiato durante un attacco di fame notturno. Tra l’altro, secondo alcuni studi, le cellule del nostro corpo sono in grado di adattarsi allo sforzo a cui le sottoponiamo durante l’attività sportiva e cominciano ad aver bisogno di sempre meno energia per portare a termine quel un movimento. In un certo senso è questo quello che vuol dire “essere allenati”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

It is not true that it works more in the morning. The false myths of sports.

ALL we want to be fit and get rid of excess fat. But how can you find the best routine for us and avoid exhausting and unrealistic workouts? It’s all too easy to come across tips that don’t take into account what our body can realistically do when asking for fitness tips. Many of the opinions of so-called “experts” contribute to giving an unrealistic image of the results we could achieve. This certainly leads to frustration and sometimes it can also lead us to put our body under stress. There are some false myths that are worth debunking.

Should be done 4 times per week

Some of us seem to be convinced that to stay in shape we should not do physical activity for more than a couple of days a week. If it is true that even the workouts of the professionals provide for a weekly rest day, recent studies have shown that, a bit like for medicines, the “dose” of recommended physical activity is from 4 to 5 days a week.

At anytime

The business insider newspaper reviews the situation. There are those who say that the early morning hours are the best for training. But despite some studies, they show that even muscle cells have peak efficiency in some hours of the day and not in others, this does not mean that training during other times is somehow wasted. According to the authors of the research, “these results cannot limit an athlete’s training schedule, but perhaps in the future we may be able to exploit this knowledge to optimize muscle function”.

Physiologically speaking, muscle and adipose tissue are composed of two very different types of cells and it is not possible for one to turn into the other. Fat accumulates between skin and muscles and envelops the internal organs like the heart. Through physical training, the production of new muscle tissue cells is stimulated. While, to reduce fat, the best way is to consume healthy foods like vegetables and fiber and other protein-rich and low-fat foods.

Mens sana in corpore sano

Although it seems almost unbelievable, it is not a hoax: doing sport improves reasoning skills. The question is to understand which type of activity brings the most obvious results. According to the analysis of nearly a hundred researches conducted on the subject, it has been observed that aerobic activity, such as walking, dancing or cycling, is the most indicated to improve attention and reasoning ability.

More active to lose weight

 The best way to lose weight is to combine physical activity with a customized diet. To start losing weight you need to change your eating habits, we can’t expect to burn that pack of chips you ate during a night hunger attack. Among other things, according to some studies, the cells of our body are able to adapt to the stress to which we submit them during sporting activity and begin to need less and less energy to complete that movement. In a certain sense this is what “being trained” means.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Siamo il paese della pasta, ma solo 1 piatto di spaghetti su 3 viene servito a cena.

 

I quasi 12 milioni di italiani che non la consumano di sera per paura di ingrassare o di compromettere il sonno dovrebbero però ricredersi.

 

In occasione della Giornata mondiale del Sonno che ricorre il 15 marzo una guida di Unione Italiana Food (già Aidepi, l’Associazione che rappresenta i pastai italiani), aiuta ad orientarsi tra le ricette di pasta più indicate a cena.

Uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica The Lancet Public Health – come spiegato nel corso di un incontro a Napoli – ha dimostrato che mangiare pasta a cena migliora il riposo notturno, e non fa ingrassare. E lo spaghetto di mezzanotte? Un rito nato 40 anni fa, tornato in auge grazie alla generazione under 35 e agli chef.

Una buona notizia, insomma, per quei 27 milioni di italiani che soffrono di disturbi del sonno:

  • mangiare pasta a cena fa bene, rilassa, facilita il sonno e non fa ingrassare, anzi fa dimagrire.

Lo studio dimostra che la pastasciutta può essere consumata nelle ultime ore del giorno, soprattutto se siamo stressati e soffriamo d’insonnia, grazie alla presenza in questo alimento di Triptofano e Vitamine del gruppo B. La ricerca potrebbe far cambiare abitudini a una larga fetta della popolazione italiana. Il 65% dei consumi di pasta avviene infatti a pranzo, mentre solo il 35% si concentra sulla cena.

Cosa che non accade, ad esempio, per pane, frutta, verdura, carne e perfino dolce, consumati in quantità più o meno equivalenti tra i due pasti principali della giornata.

Vanno controcorrente i Millennials: per il 39% degli under 35, la spaghettata da preparare tutti insieme è l’elemento irrinunciabile di una cena tra amici.

 

FONTE: ANSA

 

(ENGLISH VERSION)

We are the pasta country, but only 1 dish of spaghetti out of 3 is served for dinner.

The nearly 12 million Italians who do not consume it at night for fear of gaining weight or compromising sleep should think again. On the occasion of World Sleeping Day on March 15th, a guide from Unione Italiana Food (formerly Aidepi, the association that represents Italian pasta makers), helps to find the most suitable pasta recipes for dinner.

A study recently published in the scientific journal The Lancet Public Health – as explained during a meeting in Naples – showed that eating pasta at dinner improves sleep, and does not make you fat. And the midnight spaghetti? A ritual born 40 years ago, back in vogue thanks to the under 35 generation and the chefs.

In other words, good news for those 27 million Italians who suffer from sleep disorders: eating pasta at dinner is good, relaxing, making sleep easier and it does not make you fat, rather it makes you lose weight.

The study shows that pasta can be consumed in the last hours of the day, especially if we are stressed and suffer from insomnia, thanks to the presence in this food of Tryptophan and Vitamins from group B.

Research could change habits to a large slice of Italian population. In fact, 65% of pasta consumption occurs at lunch, while only 35% concentrates on dinner. What does not happen, for example, for bread, fruit, vegetables, meat and even dessert, consumed in quantities more or less equivalent between the two main meals of the day.

The Millennials go against the flow: for 39% of the under-35s, the spaghetti to be prepared all together is the essential element of a dinner with friends.

SOURCE: ANSA

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Studi internazionali hanno dimostrato i benefici di questa attività esclusiva degli esseri umani. I movimenti della saliva abbassano i livelli di cortisolo, migliora la mimica facciale e la comunicazione nei parkinsoniani. Gli afasici che non parlano riescono però a cantare.

 

A lungo considerato uno degli aspetti più misteriosi della vita umana, in particolare per la sua capacità di coinvolgerci emotivamente, il canto corale promuove anche il benessere fisico. Sono sempre più numerosi, infatti, gli studi ci permettono di andare oltre l’evidenza anedottica dei benefici dell’azione canora riportati da tutti i coristi.

Potenzia le difese immunitarie e solleva l’umore

Cantare anche solo per un’ora ha degli effetti visibili sul nostro sistema immunitario, come ha mostrato uno studio dei ricercatori del britannico Tenovus Cancer Care e del Royal College of Music. L’analisi dei campioni di saliva di 193 coristi dopo un’esecuzione canora ha rilevato una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine infiammatorie. I bassi livelli di infiammazione nell’organismo potrebbero spiegare anche il miglioramento dell’umore determinato dalla pratica del canto e riferito dai coristi.

Tutti i soggetti coinvolti nello studio, pubblicato sulla rivista ECancer, erano tuttavia già amanti della musica e impegnati in attività corali. Ciononostante, scrivono gli autori,

«questo studio fornisce delle evidenze preliminari che il canto migliora lo stato d’animo e modula i componenti del sistema immunitario».

In particolare, in presenza di patologie oncologiche. Infatti, i coristi studiati erano malati oncologici o loro parenti e amici impegnati in attività di assistenza, i cosiddetti caregivers. Secondo i ricercatori, i risultati sono quindi alquanto promettenti e suggeriscono che cantare possa rivelarsi utile per tali pazienti, potenziando il sistema immunitario, riducendo notevolmente lo stress e migliorando l’umore.

Cantare come lo yoga

Richiedendo una respirazione regolare e controllata, il c anto regola l’attività del cosiddetto nervo vago, che è coinvolto nella nostra vita emotiva e che ad esempio influisce sul nostro timbro vocale. Canzoni con lunghe frasi melodiche ottengono lo stesso effetto degli esercizi di respirazione in yoga, secondo gli autori di uno studio dell’Università di Gotenborg in Svezia, che mostra anche la sincronizzazione del battito cardiaco dei coristi nel corso dell’esecuzione dei brani.

Espressioni facciali e comprensione delle emozioni

Il canto aiuta i pazienti con sindrome di Parkinson affetti dalla sindrome della maschera, anche nota come «Poker Face». Il progressivo irrigidimento dei muscoli facciali rende questi soggetti amimici. L’incapacità di mostrare l’infinita gamma di emozioni tramite il volto, si pensi al corrugamento della fronte, il rimpicciolimento degli occhi dovuto al sorriso e la loro distensione dovuta alla sorpresa, li fa sembrare erroneamente freddi e distaccati.

Un volto statico, incapace anche di rispecchiare le emozioni altrui come naturalmente accade, non fa quindi che ostacolare la comunicazione interpersonale e contribuire a disconnettere questi pazienti dal mondo. I ricercatori dello Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab della Ryerson University a Toronto, in collaborazione con la Royal Conservatory of Music, hanno scoperto che, cantando insieme in un coro, questi pazienti riacquistano la mimica facciale e l’effetto dura fino ai due mesi.

Un’arma contro l’isolamento

Secondo uno studio dell’Università del West of England a Bristol, condotto su pazienti afasici in seguito ad ictus o per la malattia di Parkinson, cantare in un coro può migliorare l’umore e anche la condizione di isolamento sociale determinato dalle difficoltà comunicative. Infatti, spiegano gli scienziati,

«le persone con afasia anche quando non riescono più a parlare bene, spesso possono spesso ancora cantare. Le aree che controllano il linguaggio nel cervello sono diverse da quelle che controllano il canto. È davvero miracoloso guardare qualcuno, che non è stato in grado di parlare per mesi o per anni, iniziare a cantare».

Imparare a sentire, cantando

Nell’invecchiare, i musicisti vanno incontro a minor degradazione neurale del segnale sonoro e mantengono una maggior capacità di individuare negli ambienti rumorosi le varie voci e le variazioni dell’altezza del suono. Ma l’educazione musicale e il canto corale sono vantaggiosi anche per i soggetti con perdita dell’udito. Infatti, i risultati preliminari dei ricercatori canadesi mostrano, dopo solo 10 mesi di canto, significativi miglioramenti nella capacità di sentire una conversazione in ambiente rumoroso, la discriminazione delle altezze dei suoni e la risposta neurale ad essi, così come miglioramenti nell’attenzione. Interventi anche di breve periodo quindi potrebbero rivelarsi utili in caso di perdita dell’udito.

Benefici per la memoria

Cantando regolarmente è possibile rallentare il processo di decadimento cognitivo cui vanno incontro i pazienti con demenza. Un gruppo di ricercatori del Cognitive Brain Research Unit dell’Institute of Behavioural Sciences e del Finnish Centre of Interdisciplinary Music Research dell’Università di Helsinki ha sottoposto 89 pazienti e i loro caregivers a sessioni di canto e di ascolto musicale per un periodo di 10 settimane. La pratica del canto corale ha migliorato la memoria di lavoro, le funzioni esecutive e l’orientamento soprattutto nelle persone con demenza lieve e con un’età inferiore agli 80 anni, mentre l’ascolto della musica è stato associato a benefici cognitivi nei pazienti in stadi più avanzati della malattia. Infine, tanto il canto quanto l’ascolto della musica hanno determinato un miglioramento dell’umore.

In un’altra lingua è meglio

E se l’attività corale viene consigliata ai pazienti con demenza, per gli effetti sulla memoria, nuovi studi dimostrano come il canto faciliti nei bambini l’apprendimenti mnemonico di nuovi testi. E ciò è vero anche nel caso di una lingua straniera. Lo mostra uno studio condotto dagli psicologhi della University of Western Ontario in Canada che hanno chiesto ad un gruppo di piccoli equadoregni, parlanti spagnolo, di imparare un brano in inglese presentato sotto forma di poema orale oppure come testo di una canzone. Dopo due settimane di studio, coloro che l’avevano appreso cantando, ricordavamo più parole, pronunciavano meglio l’inglese e lo traducevano più correttamente di coloro che l’avevamo appreso sotto forma di poema orale. E questa miglior prestazione permaneva fino a sei mesi di distanza.

 

FONTE: Salute della Stampa (Nicla Panciera)

 

(ENGLISH VERSION)

International studies have shown the benefits of this exclusive activity of human beings. Saliva movements lower cortisol levels, improve facial expressions and communication in Parkinson’s. However, aphasics that do not speak can sing.

Long considered to be one of the most mysterious aspects of human life, especially for its ability to involve us emotionally, choral singing also promotes physical well-being. In fact, more and more studies allow us to go beyond the anecdotal evidence of the benefits of the singing action reported by all choristers.

It strengthens the immune defenses and raises the mood.

Only for an hour has its effects visible on the our immune system, as shown by a study by the British researchers Tenovus Cancer Care and the Royal College of Music. Analysis of saliva samples of 193 choristers after a singing performance revealed a decrease in cortisol levels and large amounts of inflammatory cytokines. The low levels of inflammation in the body could also explain the improvement in mood determined by the practice of singing and reported by the choristers.

All the subjects involved in the study, published in the ECancer magazine, were however already music lovers and engaged in choral activities. Nevertheless, the authors write, “this study provides preliminary evidence that singing improves the mood and modulates the components of the immune system”. In particular, in the presence of oncological diseases. In fact, the studied singers were cancer patients or their relatives and friends engaged in assistance activities, the so-called caregivers. According to the researchers, the results are therefore very promising and suggest that singing can be useful for such patients, enhancing the immune system, considerably reducing stress and improving mood.

Singing have the same effect like yoga.

By regaining a regular and controlled breathing, the regulation the activity of the so-called vagus nerve, which is involved in our emotional life and which, for example, affects our vocal timbre. Songs with long melodic phrases get the same effect as yoga breathing exercises, according to the authors of a study of the University of Gotenborg in Sweden, which also shows the synchronization of the heartbeat of the choristers during the performance of the songs.

Facial expressions and understanding of emotions

Singing helps Parkinson’s patients with mask syndrome, also known as “Poker Face”. The progressive stiffening of the facial muscles makes these amimic subjects. The inability to show the infinite range of emotions through the face, think of the wrinkling of the forehead, the shrinking of the eyes due to the smile and their relaxation due to surprise, makes them seem erroneously cold and detached. A static, incapable face also to reflect the emotions of others as naturally happens, therefore does not hinder interpersonal communication and help to disconnect these patients from the world. Researchers at the Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab at Ryerson University in Toronto, in collaboration with the Royal Conservatory of Music, found that, by singing together in a choir, these patients regain facial expressions and the effect lasts until two months.

A weapon against isolation

According to a study by the University of the West of England in Bristol, conducted on aphasic patients following stroke or Parkinson’s disease, singing in a choir can improve the mood and even the condition of social isolation determined by communication difficulties. In fact, scientists explain, “people with aphasia even when they can no longer speak well, often can often still sing. The areas that control language in the brain are different from those that control singing. It’s really miraculous to watch someone, who has not been able to talk for months or years, start singing. “

Learning to hear, while singing

In aging, the musicians face less neural degradation of the sound signal and maintain a greater ability to identify in the noisy environments the various voices and variations in the pitch of the sound. But music education and choral singing are also beneficial for people with hearing loss. In fact, the preliminary results of Canadian researchers show, after only 10 months of singing, significant improvements in the ability to hear a conversation in a noisy environment, the discrimination of sound heights and the neural response to them, as well as improvements in attention. Also short-term interventions could be useful in case of hearing loss.

Benefits of memory

By regularly training, it is possible to slow down the process of cognitive impairment in patients with dementia. A group of researchers from the Cognitive Brain Research Unit of the Institute of Behavioral Sciences and the Finnish Center of Interdisciplinary Music Research at the University of Helsinki submitted 89 patients and their caregivers to song and music listening sessions for a period of 10 weeks. The practice of choral singing has improved the working memory, executive functions and orientation especially in people with mild dementia and under the age of 80, while listening to music has been associated with cognitive benefits in patients in more advanced stages of the disease. Finally, both singing and listening to music have brought about an improvement in mood.

In another language it is better.

And if choral activity is recommended to patients with dementia, for the effects on memory, new studies show how the song make it easier for children to learn new mnemonic texts. And this is also true in the case of a foreign language. This is shown by a study conducted by psychologists from the University of Western Ontario in Canada who have asked a group of Spanish-speaking Spanish children to learn a piece in English presented as an oral poem or as a song. After two weeks of study, those who had learned it singing, remembered more words, pronounced better English and translated it more correctly than those who had learned it as an oral poem. And this improved performance lasted up to six months away.

 

FONTE: Salute della Stampa (Nicla Panciera)

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Segnare ogni alimento consumato nella giornata in un diario alimentare è estremamente utile per perdere peso. Molte persone credono che sia una strategia difficile ma una ricerca sostiene che si tratta di una strategia vincente.

 

ORE 8, colazione con latte e quattro fette biscottate. Ore 11, una mela. Ore 13, petto di pollo e insalata. E così via: segnare ogni alimento che consumiamo durante la giornata nel cosiddetto diario alimentare è un aiuto prezioso per chi vuole dimagrire. Ma a volte può risultare una strategia difficile da portare avanti: molte persone pensano infatti che richieda troppo tempo, e non trovano la forza di volontà necessaria per cominciarlo o di tenerlo costantemente aggiornato. Tutte scuse, almeno secondo i ricercatori dell’Università del Vermont e dell’Università della Carolina del Sud. Nel loro studio appena pubblicato sulle pagine di Obesity hanno infatti dimostrato che tenere un diario alimentare non è poi così dispendioso in termini di tempo: richiederebbe infatti appena 14 minuti al giorno.

Per perdere peso serve un diario

Consigliato da medici e nutrizionisti, il diario alimentare è uno strumento molto utile per riuscire a perdere peso, in quanto ci aiuta a monitorare le quantità e la qualità degli alimenti che consumiamo durante l’arco della giornata.

“Il diario alimentare rende il paziente consapevole dei propri errori e delle cattive abitudini alimentari, aiuta a modificare gli orari e le assunzioni degli alimenti e rappresenta, quindi, il punto di partenza verso un nuovo stile di vita”, spiega Laura Maria Anna Carabelli, dietologa di Humanitas Mater Domini.

 

“Viene richiesta, tuttavia, costanza e puntualità, in quanto va aggiornato entro la giornata e possibilmente dopo ogni pasto, per evitare di dimenticare alcuni alimenti, anche quelli che possono sembrare più superflui, come caramelle e caffè zuccherati. Le persone in sovrappeso, spesso, tendono ad ingannarsi da sole involontariamente, rimuovendo l’assunzione di alcuni cibi”.

Bastano 14 minuti al giorno

Il nuovo studio, il primo ad aver quantificato il tempo che richiede tenere un diario alimentare a coloro che vogliono perdere peso, ha coinvolto 142 partecipanti, a cui è stato chiesto, per un periodo di sei mesi, di registrare su una piattaforma online le calorie e i grassi di tutti gli alimenti e le bevande che hanno consumato durante la giornata.

Ai volontari, inoltre, è stato chiesto quanto tempo hanno impiegato per completare questa attività e con quale frequenza hanno effettuato l’accesso alla piattaforma. Dai risultati è emerso che il gruppo di partecipanti che è riuscito a dimagrire più degli altri (perdendo il 10% del peso corporeo) ha trascorso in media 23,2 minuti al giorno sulla piattaforma nel primo mese dello studio. Una quantità di tempo che si è ridotta notevolmente al termine della ricerca: al sesto mese, infatti, il tempo passato sulle piattaforma era in media di 14 minuti al giorno. Una quantità di tempo, precisano i ricercatori, relativamente breve e che perciò non dovrebbe “intimorire” i meno volenterosi.

Questione di autocontrollo

Dai risultati è emerso, inoltre, che il fattore più importante per riuscire a perdere peso non è né il tempo dedicato al diario né i dettagli dei pasti che vengono riportati. Ma, piuttosto, la frequenza con cui si aggiorna il diario. Nello studio, i partecipanti che si sono monitorati tre o più volte al giorno, e sono risultati quindi più costanti, sono stati anche quelli che hanno perso più peso. Secondo gli autori dello studio, quindi, ciò che fa la differenza è quindi l’autocontrollo, più che la quantità di tempo dedicato a tenere il diario o quali dettagli vi vengano riportati.

“Bisogna sensibilizzare i pazienti al fatto che ogni minuto dedicato a compilare il diario è un piccolo passo verso un obiettivo più grande, la propria salute”, conclude Carabelli. “Per sentirsi motivati consiglio ai pazienti di dedicare ogni giorno 30 minuti del proprio tempo a se stessi e, in quest’ottica il diario può essere visto in positivo: bisogna prendersi cura di sé, prima scrivendo il diario e poi dedicandosi al proprio hobby, come fare una passeggiata o ascoltare musica. Questo serve a trasformare l’imposizione di un dovere, ovvero il dover tenere il diario, in un dedicare uno spazio del proprio tempo per poter stare bene”.

SOURCE: Salute della Repubblica (MARTA MUSSO)

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Ci sono molti tipi di digiuni che vengono promossi in questo momento, come il digiuno dell’acqua, il digiuno con i succhi, il digiuno con cibi secchi, il digiuno intermittente e altro ancora. Ma con tante credenze e teorie diverse promosse, c’è anche molta confusione.

 

Quando il digiuno è fatto bene, può essere uno strumento di guarigione molto utile, ma così spesso il modo in cui viene fatto impedisce la vera guarigione. Quindi voglio offrire alcune indicazioni e sincerarmi per capire trovare il modo più sicuro per digiunare per la tua costituzione e le circostanze. Prima di entrare nei dettagli dei diversi digiuni, è importante capire come funziona il tuo corpo, e in particolare il tuo fegato. Leggi Liver Rescue: Answers to Eczema, Psoriasis, Diabetes, Strep, Acne, Gout, Bloating, Gallstones, Adrenal Stress, Fatigue, Fatty Liver, Weight Issues, SIBO & Autoimmune Disease:  per avere informazioni di guarigione avanzate che spiegano il ruolo del fegato nella disintossicazione e nella salute in molti più dettagli di quanto possa fare un articolo. Il libro è una base importante per chiunque voglia pulire, digiunare o investire nella propria salute.

Quale metodo migliore di digiuno per il proprio fegato

Il fegato è un organo intelligente e potente. Ha il compito fondamentale di elaborare e disarmare le molte tossine che ereditiamo e incontriamo nel nostro mondo moderno: metalli pesanti tossici, ceppi di virus e batteri sconosciuti, prodotti farmaceutici, prodotti petrolchimici, solventi, plastica, pesticidi, prodotti chimici domestici di tutti i giorni e altro ancora.

Il tuo fegato lavora per catturare quelle tossine e trattenerle per non farle viaggiare nel sangue e danneggiare il cuore, il cervello, il sistema nervoso centrale e altri organi. Quando le circostanze sono giuste e il fegato è in grado di disintossicarsi, rilascia queste tossine in modo che possano essere eliminate idealmente attraverso i movimenti dell’urina e dell’intestino. In Liver Rescue” parlo di come al fegato non piace essere forzato.

È come un bambino in piedi sul trampolino per la prima volta e si trova a lavorare sul coraggio di saltare quando è pronto. Se qualcuno si insinua e improvvisamente spinge quel bambino da dietro, la fiducia è infranta. E sarà più cauto nel tornare su quel trampolino  per saltare di nuovo. La stessa cosa succede al tuo fegato se viene spinto a disintossicarsi attraverso un digiuno pericoloso o non sicuro.

Un digiuno  inappropriato costringe il fegato a rilasciare troppe tossine in una volta sola. Quando le tossine inondano il flusso sanguigno, i reni e l’intestino possono ancora eliminare solo una piccola porzione alla volta. Il resto viaggia nel sangue. Questa improvvisa raffica di veleno nel flusso sanguigno causa due tipi di problemi.

  • In primo luogo, le tossine possono devastare il pancreas, la milza, il sistema nervoso, il cervello e il cuore.
  • In secondo luogo, questa eccedenza mette il tuo fegato in uno stato di allarme, quindi l’organo lavora in sovraccarico cercando di raccogliere e sigillare le tossine ancora una volta.

È estenuante per il fegato, il che rende più difficile guarire in un secondo momento e potenzialmente lo rende più riluttante a rilasciare tossine in futuro. Dopotutto, come il bambino che è stato spinto fuori dal trampolino e ora teme di saltare, il fegato che è stato spinto potrebbe tenersi più strette le tossine in futuro (il che significa che il fegato stesso diventa sempre più tossico).

Quando non si deve digiunare

Una cosa importante da sapere sul digiuno è che farlo correttamente richiede preparazione. Se il tuo fegato è veramente intossicato, non è il momento di fare un digiuno. Se hai seguito una dieta americana standard, molti prodotti di origine animale, una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine, o se non hai mangiato molta frutta e verdura, non è una buona idea fare un digiuno.

Anche se hai seguito una dieta pulita per molto tempo ma hai ereditato dei veleni o sei stato esposto a molte sostanze chimiche o agenti patogeni, è anche meglio non saltare subito al più presto.

Il digiuno dovrebbe anche essere evitato da persone che hanno una costituzione più debole o sensibile, che è il risultato di un sovraccarico di agenti patogeni e tossine nel corpo (vedi Liver Rescue per ulteriori informazioni), e da persone che hanno problemi del sistema nervoso, problemi surrenali o un cuore che non è così forte In tutti questi casi, invece di fare qualcosa di intenso come un digiuno, è molto meglio fare cambiamenti continui e graduali.

In questo modo, il tuo fegato può tranquillamente e continuamente scovare le tossine. Con il tempo, pulirai le cose fino al punto in cui sarai pronto a prendere in considerazione un digiuno.

Da dove cominciare per una pulizia sicura

Un ottimo punto di partenza è bere acqua con il limone al risveglio e poi 30 minuti dopo bere 500ml di succo di sedano puro. Inizia ad evitare gli alimenti che alimentano gli agenti patogeni, tra cui

  • glutine,
  • latticini,
  • uova,
  • soia,
  • mais e
  • olio di colza.

È anche importante evitare la carne di maiale. Chiunque voglia pulire e guarire può aiutare il proprio corpo riducendo l’apporto di grassi, sia che provenga da fonti sane o malsane (anche se le fonti malsane sono le migliori da ridurre o eliminare per prime).

Più basso è l’apporto di grassi, più facile sarà disintossicare il fegato e guarire e tanto più preparato si sarà il fegato per fare un digiuno elegantemente progettato quando sarà il momento. Se non pensi di mangiare molto grasso, considera quante proteine ​​consumi.

Alimenti ricchi di proteine ​​come uova, carne di manzo, pollo, prodotti a base di soia, noci e altri sono intrinsecamente ricchi di grassi.

Mangia sempre e meglio, quindi il tuo fegato può adattarsi ai cambiamenti nel tempo. Dopo aver ripulito la tua dieta con questi suggerimenti, sarai a un punto in cui puoi considerare

  • la pulizia di 28 giorni che descrivo nel mio libro Medical Medium, o
  • la pulizia di 90 giorni nella Thyroid Healing o
  • il fegato 3: 6: 9 Cleanse from Liver Rescue.

Tutte queste diete sono progettate per funzionare perfettamente in armonia con i bisogni del corpo, non per spingere il fegato in modo improduttivo e dannoso come la maggior parte delle purificazioni e diete là fuori, e si basano su molti cibi deliziosi per dare ancora al tuo corpo il nutrimento ha bisogno di guarire.

Ad un certo punto, il tuo corpo avrà eliminato abbastanza tossine e nutrizionalmente è abbastanza fortificato da poter provare un digiuno. Per alcune persone, potrebbe anche richiedere un anno o due di bevute di succo di sedano e seguire la mia guida alimentare o purificare per arrivare al punto in cui sei pronto.

A quel tempo, ecco quello che devi sapere:

digiuno con l’acqua

Il digiuno all’acqua è ciò che sembra: significa che ingerisci solo acqua e niente cibo. Il digiuno a breve termine dell’acqua è uno strumento utile per alcune persone in alcune circostanze. Ma non è sicuramente per le persone che non sono arrivate ad un punto in cui i loro corpi sono già abbastanza puliti e che hanno livelli di nutrienti sani nei loro corpi. A quel punto, se si vuole idratare velocemente, in genere dovrebbe essere fatto solo per uno o due giorni.

È fondamentale che tu rimanga idratato e bevi molta acqua durante quel periodo. È anche molto importante rimanere a casa, riposare molto e prendersela comoda durante l’acqua. I fine settimana sono un buon momento per provarlo. Guidare o fare un lavoro fisico non è sicuro. Quando sei a digiuno, puoi improvvisamente ricevere un senso di  vertigine, avvertire un calo di zucchero nel sangue o sentirti debole.

L’altra cosa da sapere è che le persone possono facilmente diventare dipendenti dal digiuno. Una volta che vanno due o tre giorni, a volte non vogliono fermarsi. Vogliono fare quattro giorni e poi cinque e può diventare difficile rompere la dipendenza. Con il digiuno all’acqua, le persone possono a volte sperimentare momenti di chiarezza ed euforia a causa dell’adrenalina rilasciata durante il digiuno all’acqua, quindi vogliono andare avanti. Stai attento. È meglio fare periodicamente digiuni all’acqua, anche una volta al mese, se lo desideri, ma solo per un paio di giorni invece di fare un digiuno più lungo. Sfortunatamente, molte persone provano il digiuno all’acqua perché è veloce e perché sono malate. Sono stati spesso malati per un po’, sono di conseguenza carenti di nutrimento e hanno virus nel loro sistema (ulteriori informazioni sui numerosi ceppi di virus non scoperti che causano centinaia di diverse malattie e sintomi, incluse le condizioni autoimmuni, nella cura della tiroide e in medicina Medio).

In queste condizioni (o per le persone che cercano di digiunare troppo velocemente), il digiuno indebolisce il sistema immunitario. Ciò consente ai virus che hanno fatto ammalare le persone in primo luogo di proliferare, quindi le persone finiscono per diventare più malate di conseguenza.

Molte persone che digiunano, inclusi gli esperti del digiuno, non capiscono cosa stia realmente succedendo e attribuiscono erroneamente l’aumento della malattia come un segno di disintossicazione. Le persone che hanno problemi neurologici dovrebbero assolutamente stare lontani dai digiuni. È troppo duro per il sistema nervoso centrale e può indebolirlo notevolmente.

Ciò significa che il digiuno all’acqua non fa per te se riscontri problemi come ansia, depressione, mal di testa, emicrania, stanchezza cronica, sindrome delle gambe senza riposo, fibromialgia, mal di schiena, ronzio nelle orecchie, tremori, contrazioni, brutti dolori ai nervi o sensazioni di bruciore.

Anche le persone che hanno problemi neurologici impiegano più tempo, forse un paio di settimane, per riprendersi da un digiuno. Se sei interessato al digiuno, ti consiglio di leggere Liver Rescue prima di iniziare. Ti fornirà un ottimo background su ciò che sta accadendo nel tuo corpo e su ciò che devi fare per purificare e preparare il tuo corpo in modo che tu possa digiunare in sicurezza quando è il momento giusto.

Il digiuno totale

Ecco cosa devi sapere sul digiuno totale: non farlo mai. Mai. Il digiuno totale è quando non si mangia o si beve nulla, nemmeno l’acqua. Questo è traumatizzante e dannoso per il tuo corpo e il tuo cervello. Riempie la circolazione sanguigna di così tanti veleni che puoi quasi addentrarti nella sepsi.

Le tossine fuoriescono dal fegato ma non vengono espulse dal corpo. Il digiuno totale è incredibilmente distruttivo per il fegato, i reni, il sistema nervoso e il cervello: in realtà uccide le cellule cerebrali.

Il digiuno con i succhi

Il digiuno con i succhi, che è quando si consuma solo succo, può essere una buona scelta. Ma di nuovo, come nel digiuno, devi essere preparato. Devi aver trascorso abbastanza tempo a bere succo di sedano e acqua di limone ogni giorno, eliminando gli alimenti che alimentano gli agenti patogeni, riducendo il consumo di grassi e di prodotti animali e mangiando molta frutta e verdura.

Questi passaggi faranno in modo che il tuo corpo si purifichi da solo. Quindi, come ho detto prima, puoi provare Liver 3: 6: 9 Cleanse from Liver Rescue e / o la pulizia di 28 giorni che descrivo in Medical Medium. Queste purificazioni sono sicure ed efficaci e possono persino diventare il tuo stile di vita permanente, se lo desideri. Allora potresti essere pronto per un succo veloce. Ma prenditela comoda, non saltare in fretta a un digiuno al succo a lungo termine. Può mettere troppa pressione sul tuo fegato. È anche importante non bere solo succhi verdi (come cavoli, spinaci e sedano) che mancano di carboidrati. Uno dei motivi per cui devi includere alcuni carboidrati è quello di rallentare la pulizia. E di nuovo lo scopo è che il tuo fegato non venga forzato a scaricare troppo veleno nel sangue in una sola volta. Inoltre, i frutti che includerai come parte del tuo succo contengono importanti nutrienti che nutriranno il tuo corpo e sosterranno anche le tue ghiandole surrenali mentre ti disintossichi.

Includi almeno uno dei seguenti carboidrati in almeno un succo al giorno: mele, cetrioli, pere , arance e anguria. Compreso questi carboidrati protegge anche il tuo cervello perché ha bisogno del glucosio, o zucchero naturale, da questi frutti per evitare di farsi male durante un digiuno.

Digiuno intermittente

Il digiuno intermittente è quando si limita il numero di ore che si mangia in un giorno, di solito in attesa di mangiare fino a tardi nel corso della giornata. Lo sostengo per determinate persone per un periodo di tempo in alcune circostanze. Alcune persone si sentono come se non fosse utile mangiare subito la mattina perché il loro sistema digestivo non è ancora in grado di gestirlo. In questo caso, consiglio alle persone di bere acqua di limone (con un po ‘di miele crudo se possibile) e persino di succo di sedano se possono al mattino e poi aspettare fino alle 11 di mattina per il loro primo spuntino.

Oppure, alcune persone possono andare un po’ più a lungo se ci si sente bene. Poi più tardi nel pomeriggio e la sera mangiano i loro pasti. Questo può essere un metodo utile per le persone che hanno un tratto intestinale infiammato o nervi ipersensibili nel rivestimento dello stomaco, del duodeno e del piccolo tratto intestinale. Per queste persone, ogni volta che mangiano, si strofina e fa male.

Potrebbero sentirsi meglio se aspettano mezza giornata per mangiare, e danno un po’di riposo al loro tratto digestivo. Se sei tu e ti senti meglio, puoi provare a digiunare a intermittenza per un po’. Ricorda solo che non è un modo di mangiare a lungo termine. Piuttosto, è qualcosa che potrebbe essere necessario fare per un mese o per sei mesi o giù di lì ma è quindi importante tornare a mangiare frequentemente in modo da poter adeguatamente cura del corpo e dare il tuo glucosio fondamentale per, cervello, fegato e il resto del corpo loro hanno bisogno.

Puoi leggere di più sul motivo per cui è importante mangiare frequentemente nell’articolo Adrenal Fatigue sul blog. Per dare al tuo corpo il miglior supporto possibile, considera di consumare spuntini come questi snack di Adrenal ogni due ore. Mangiare qualcosa ogni paio o poche ore è particolarmente utile per le persone che hanno problemi con le loro ghiandole surrenali, glicemia, sistema nervoso o fegato. Andando avanti nella SaluteI consiglio vivamente di dare un’occhiata a Liver Rescue prima di fare qualsiasi digiuno in modo da ottenere maggiori indicazioni su come farlo in modo sicuro.

Questo ti proteggerà per il lungo periodo e ti aiuterà a guarire. A volte le persone che hanno fatto un digiuno che in realtà non hanno servito il loro corpo in passato “colpiscono il muro” in termini di salute e chiarezza mentale anni dopo perché il loro cervello esaurisce il deposito di glicogeno (che un rapido malsano accelera drammaticamente). In questi casi di solito non sanno nemmeno cosa hanno perso facendo il digiuno, e non si sono mai ristabiliti dopo. Cercando di “accelerare” la tua salute con una veloce depurazione di solito si ritorce contro. Un’altra bandiera rossa a cui fare attenzione è quella di programmi di digiuno che includono erbe e tinture che contengono alcol.

Qualsiasi tipo di alcol uccide i batteri e i microrganismi benefici nell’intestino. Se un programma vende prodotti con alcol, è importante evitarlo. Un’altra informazione che manca a molti digiuni è l’importanza del corretto recupero. È così importante per la tua salute e la tua guarigione che ti prendi il tempo per ricostruirti dopo.

Questo è qualcosa che sviluppo di più anche in Liver Rescue, ma uno dei modi migliori per recuperare è continuare a bere un sacco di succo di sedano puro ogni giorno. Questo proteggerà e ripristinerà il tuo cervello, fegato e tutto il corpo. Prenditi il tuo tempo mentre riprendi il cibo. Attacca con frutta fresca, verdure a foglia verde e verdure e i loro succhi per un periodo finché non senti di esserti adattato a consumare cibo solido. Questo potrebbe essere un buon momento per fare un altro giro della pulizia di 28 giorni in Medical Medium. Spero che questa informazione ti aiuti a sapere se il digiuno è giusto per te in questo momento e per prendere la decisione migliore per la tua salute.

FONTE: Medical Medium

(ENGLISH VERSION)

There are a lot of types of fasts being promoted right now, like water fasting, dry fasting, juice fasting, intermittent fasting and more. But with so many different beliefs and theories being promoted, there’s also a lot of confusion.

When fasting is done right, it can be a very helpful healing tool, but so often the way it’s done prevents true healing. So I want to offer some guidance and make sure you understand the safest way to fast for your constitution and circumstances.

Before we move into the details of different fasts, it’s important to understand how your body—and especially your liver—works. Read Liver Rescue: Answers to Eczema, Psoriasis, Diabetes, Strep, Acne, Gout, Bloating, Gallstones, Adrenal Stress, Fatigue, Fatty Liver, Weight Issues, SIBO & Autoimmune Disease for advanced healing information that explains the liver’s role in detoxification and health in far more detail than an article can. The book is an important foundation for anyone looking to cleanse, fast or invest in their health.

What Fasting Means For Your Liver

Your liver is an intelligent and powerful organ. It has a critical job of processing and disarming the many toxins we inherit and encounter in our modern world: toxic heavy metals, undiscovered strains of viruses and bacteria, pharmaceuticals, petrochemicals, solvents, plastics, pesticides, everyday household chemicals and more.

Your liver works to capture those toxins and hold onto them in order to keep them from floating around in your bloodstream and harming your heart, brain, central nervous system and other organs. When the circumstances are right and your liver is able to detoxify, it releases these toxins so they can be eliminated ideally through your urine and bowel movements.

In Liver Rescue I talk about how the liver doesn’t like to be pushed. It’s like a child standing on the diving board for the first time working up the courage to jump when she’s ready. If someone sneaks up and suddenly pushes that child from behind, trust is broken. And, she’s going to be more wary about getting back up on that board to jump again.

The same thing happens to your liver if it’s pushed into detoxifying through an unsafe or harsh fast. An inappropriate fast forces your liver to release too many toxins at once. When the toxins flood the bloodstream, the kidneys and bowel can still only eliminate a small portion at a time. The rest floats around in the bloodstream.

This sudden barrage of poison in the bloodstream causes two kinds of problems. First, the toxins can wreak havoc on your pancreas, spleen, nervous system, brain and heart. Second, the spillover puts your liver in a state of alarm, so the organ works on overdrive trying to gather up and seal in the toxins once more. It’s exhausting to your liver, which makes it harder for it to heal later and potentially more reluctant to release toxins in the future. After all, like the child who was pushed off the diving board and now fears jumping off, the liver that was pushed might hold tighter to the toxins in the future (which means the liver itself becomes increasingly toxic).

When Not to Fast

One important thing to know about fasting is that doing it right takes preparation. If your liver is really toxic, it’s not the time to do a fast. If you’ve been eating a standard American diet, a lot of animal products, or a high fat, high protein diet, or if you haven’t been eating many fruits and vegetables, it’s not a good idea to do a fast. Even if you’ve been eating a clean diet for a long time but you’ve inherited poisons or been exposed to a lot of chemicals or pathogens, it’s also best to not jump into a fast right away.

Fasting should also be avoided by people who have a weaker or sensitive constitution, which is the result of an overload of pathogens and toxins in the body (see Liver Rescue for more information), and by people who have nervous system problems, adrenal issues or a heart that isn’t that strong.

In all of these cases, instead of doing something intense like a fast, you’re much better off making continual, gradual changes. This way, your liver can safely and continually flush out toxins. With time, you’ll clean things up to the point where you’re ready to consider a fast.

Where to Begin for Safe Cleansing

A great place to start is by drinking lemon water upon waking and then 30 minutes later drinking 16 ounces of straight celery juice. Start avoiding the foods that feed pathogens, including gluten, dairy, eggs, soy, corn and canola oil. It’s also important to avoid pork. Anyone who wants to cleanse and heal can help their body by lowering their fat intake, whether it comes from healthy or unhealthy sources (although the unhealthy sources are best to reduce or eliminate first.) The lower your fat intake, the easier your liver can detoxify and heal and the more prepared you will be to do a smartly designed fast when the time comes.

If you don’t think you eat much fat, consider how much protein you consume. Protein-rich foods such as eggs, beef, chicken, soy products, nuts, and others are inherently high in fat also. Continually eat better and better, so your liver can adapt to the changes over time.

After you’ve cleaned up your diet with these suggestions, then you’ll be at a point where you can consider the 28-day cleanse I describe in my book Medical Medium, or the 90-day cleanse in Thyroid Healing, or the Liver 3:6:9 Cleanse from Liver Rescue. All of these cleanses are designed to work perfectly in harmony with the body’s needs, not to push the liver in an unproductive and harmful way like most cleanses and diets out there, and are based on plenty of delicious foods to still give your body the nourishment it needs to heal.

At some point, your body will be cleared out enough and nutritionally fortified enough that you can try a fast. For some people, it may even take a year or two of drinking celery juice and following my food guidance or cleanses to get to the point where you’re ready. At that time, here’s what you need to know:

Water Fasting

Water fasting is what it sounds like—it means you ingest water only, and no food. Short term water fasting is a helpful tool for some people in some circumstances. But it is definitely not for people who haven’t gotten to a point where their bodies are already pretty well cleaned out and who have healthy levels of nutrients in their bodies.

At that point, if you want to water fast, it should typically only be done for one to two days. It’s critical you stay well hydrated and drink plenty of water during that time. It’s also really important to stay home, get lots of rest and take it easy during a water fast. Weekends are a good time to try it. Driving around or doing physical work is not safe. When you’re water fasting, you can suddenly get a dizzy spell, experience a big blood sugar drop or feel weak.

The other thing to know is that people can easily become addicted to water fasting. Once they go two or three days, sometimes they don’t want to stop. They want to do four days and then five and it can become hard to break the addiction. On a water fast, people can sometimes experience moments of clarity and euphoria because of the adrenaline that’s released during water fasting so they want to keep going. Be careful. It’s better to do water fasts periodically—even once a month if you wish—but only for a couple days versus doing a longer water fast.

Unfortunately, a lot of people try a water fast because they’re sick. They’ve often been sick for a while, are nutritionally deficient as a result and have viruses in their system (learn more about the many undiscovered strains of viruses that cause hundreds of different illnesses and symptoms, including autoimmune conditions, in Thyroid Healing and Medical Medium).

Under these conditions (or for people who try to water fast too long), the fast weakens the immune system. That allows the viruses that made people sick in the first place to proliferate, so people end up getting sicker as a result. Many people who fast, including fasting experts, don’t understand what’s really happening, and they mistakenly attribute the illness surge as a sign of detoxification.

People who have neurological problems should definitely stay away from water fasts. It’s too hard on the central nervous system and can weaken it greatly. That means water fasting is not for you if you experience issues like anxiety, depression, headaches, migraines, chronic fatigue, restless legs syndrome, fibromyalgia, back pain, ringing in the ears, tremors, twitches, bad nerve pain or burning sensations. People who have neurological issues also typically take longer, maybe a couple of weeks, to recover from a water fast.

If you’re interested in water fasting, I recommend reading Liver Rescue before you get started. It’ll give you a great background on what’s happening in your body and what you need to do to cleanse and prepare your body so you can fast safely when the time is right.

Dry Fasting

Here’s what you need to know about dry fasting: Never do it. Ever. Dry fasting is when you don’t eat or drink anything, not even water. This is traumatizing and harmful to your body and brain. It fills your bloodstream with so many poisons you can nearly go into sepsis. The toxins spill out of the liver but they don’t get flushed out of the body. Dry fasting is incredibly destructive for your liver, kidneys, nervous system and brain—it actually kills brain cells.

Juice Fasting

Juice fasting, which is when you only consume juice, can be a good choice. But again, as with water fasting, you need to be prepared. You need to have spent enough time drinking daily celery juice and lemon water, eliminating the foods that feed pathogens, lowering your fat and animal product intake and eating lots of fruits and vegetables. These steps will get your body cleansing on their own. Then, as I mentioned earlier, you can try the Liver 3:6:9 Cleanse from Liver Rescue and/or the 28-day cleanse I describe in Medical Medium. These cleanses are safe and effective and can even become your permanent way of life if you wish.

Then you may be ready for a juice fast. But take it easy—don’t jump into a long-term juice fast. It can put too much pressure on your liver. It’s also important that you don’t drink only green juices (like kale, spinach and celery) that lack carbohydrates. One reason you need to include some carbohydrates is to slow down your cleanse. And again the purpose of that is so that your liver doesn’t get forced into dumping too much poison into your bloodstream at once. Also, the fruits you would include as part of your juices contain important nutrients that will nourish your body and also support your adrenals as you cleanse.

Include at least one of the following carbohydrates in at least one juice per day: apples, cucumbers, pears, oranges and watermelon. Including these carbohydrates also protects your brain because it needs the glucose, or natural sugar, from these fruits to keep from getting injured during a fast.

Intermittent Fasting

Intermittent fasting is when you limit the number of hours you eat over a day, usually by waiting to eat until later in the day. I support this for certain people for a period of time in some circumstances. Some people feel like it’s not helpful to eat right away in the morning because their digestive system can’t handle it yet. In this case, I recommend people drink lemon water (with some raw honey if possible) and even celery juice if they can in the morning and then wait until maybe 11 a.m. for their first snack. Or, some people can go a little while longer if it feels right. Then later in the afternoon and in the evening they eat their meals.

This can be a helpful method for people who have an inflamed intestinal tract or hypersensitive nerves in the lining of their stomach, duodenum and small intestinal tract. For these people, any time they eat, it rubs and hurts. They may feel better if they wait half a day to eat, and it gives their digestive tract a rest. If that’s you and it feels better, you can try intermittent fasting for a while. Just remember it’s not a long-term way to eat. Rather, it’s something you may need to do for a month or for six months or so but it’s then important to return to eating frequently so you can properly care for and give your adrenals, brain, liver and the rest of the body the critical glucose they need.

You can read more about why it’s important to eat frequently in the Adrenal Fatigue article on the blog. To give your body the best support possible, consider grazing on snacks like these Adrenals snacks every two hours. Eating something every couple or few hours is especially helpful for people who have issues with their adrenals, blood sugar, nervous system or liver.

Moving Forward in Health

I highly recommend you check out Liver Rescue before doing any fasts so you can get more guidance on doing it safely. This will protect you for the long haul and help you heal. Sometimes people who have done a fast that didn’t truly serve their body in the past “hit the wall” in terms of their health and mental clarity years later because their brain runs out of glycogen storage (which an unhealthy fast dramatically accelerates). In these cases they usually don’t even know what they lost by doing the fast, and they never restored themselves afterward. Trying to “fast-track” your health with a fast usually backfires.

One other red flag to watch out for is fasting programs that include herbs and tinctures that have alcohol in them. Any kind of alcohol kills the beneficial internal bacteria and microorganisms in your gut. If a program sells products with alcohol, it’s important to avoid it.

Another piece of information that’s missing from many fasts is the importance of proper recovery. It’s so critical for your health and healing that you take the time to build yourself back up afterward. This is something I cover more in Liver Rescue as well, but one of the best ways to recover is to continue drinking a lot of straight celery juice every day. This will protect and restore your brain, liver and entire body. Take your time as you ease back into eating. Stick with fresh fruits, leafy greens and vegetables and their juices for a period until you feel you have adjusted back to consuming solid food. This could be a good time to do another round of the 28-day cleanse in Medical Medium.

I hope this information helps you to know whether fasting is right for you at this time and to make the best decision for your health.

 

SOURCE: Medical Medium

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La spiritualità, di qualsiasi tipo, sembra proprio che faccia bene al cervello. Aumentano le connessioni cerebrali, si riduce il rischio di depressione. Lo dicono gli esperti della Columbia university.

 

Succede qualcosa nel cervello quando ci accingiamo a coltivare la nostra spiritualità. Aumenta la sostanza bianca e questo correla con un minor rischio di depressione. Ora arrivano gli scienziati della Columbia e New York State Psychiatry Institute a confermarlo: si vede attraverso la risonanza magnetica.

Gli effetti sul cervello

Più spiritualità, più religiosità, porta il cervello a sviluppare più connessioni cerebrali: questa è la tesi. Anche nelle persone ad alto rischio di depressione, per fattori genetici (genitori depressi) si vede che la pratica spirituale rende più spessa la corteccia del cervello nelle aree parietali e occipitali.

«Come abbiamo precedentemente riportato – dicono gli autori – una corteccia più sottile in queste regioni è uno stabile biomarker di rischio di depressione. Ipotizziamo quindi che l’aumento dello spessore della materia bianca nelle persone che ritengono importanti le loro attività spirituali sia un meccanismo compensatorio o protettivo».

Tutto questo è ancora oggetto d’indagine, servono altri approfondimenti.

Che tipo di spiritualità?

Il messaggio dello studio non è che una religiosità sia meglio dell’altra. Semplicemente si dice che chi ha interessi spirituali e li pratica costantemente risulta più protetto dalla depressione. Gli Autori dell’indagine sono neuroscienziati americani e cinesi ma il campione analizzato, quelli sottoposti a RM (DTI), riguarda molti italiani, per la precisione del sud del paese. Quindi cattolici. Poi ci sono protestanti e persone che dicono di seguire la propria spiritualità personale. Gli altri si dicevano atei o agnostici.

“Tutto è uno” potrebbe essere la chiave

Queste esplorazioni scientifiche sul legame tra spiritualità e cervello vanno avanti da alcuni anni. Per esempio, un’altra indagine del 2013 aveva trovato che le persone con malattie mentali come la depressione rispondono meglio ai trattamenti se credono in “Dio” (McLean Hospital in Belmont, Mass.). Ma non è il “tipo” di Dio che fa la differenza, quanto la spiritualità in generale. Al punto che alcuni pensano che il concetto di spiritualità possa essere molto esteso, anche senza credere in entità superiori di carattere religioso. L’importante sarebbe la capacità di non limitare la nostra visione del mondo a un piccolo ego personale ma coltivare una visione più ampia, di interconnessione col mondo e le altre persone. Il “tutto è uno” ci riguarda strettamente.

BIBLIOGRAFIA

Li X et al. A diffusion tensor imaging study of brain microstructural changes related to religion and spirituality in families at high risk for depression. Brain and Behaviour, 15 gennaio 2019

 

FONTE: L’altra medicina

 

(ENGLISH VERSION)

Spirituality, of any kind, just seems to be good for the brain. The brain connections increase, the risk of depression is reduced. The experts at Columbia University say so.

It happens in the brain when we are going to cultivate our spirituality. It increases the white matter and this correlates with a lower risk of depression. Now the scientists from Columbia and the New York State Psychiatry Institute are coming to confirm it: we see it through magnetic resonance.

The effects on the brain.

More spirituality, more religiosity, leads the brain to develop more brain connections: this is the thesis. Even in people at high risk of depression, due to genetic factors (depressed parents) we see that spiritual practice thickens the cortex of the brain in the parietal and occipital areas. “As we have previously reported – say the authors – a thinner cortex in these regions is a stable biomarker of risk of depression. We therefore assume that the increase in the thickness of white matter in people who consider their spiritual activities as important is a compensatory or protective mechanism “. All of this is still being investigated, other investigations are needed.

What kind of spirituality?

The message of the study is not that one religiosity is better than the other. It is simply said that those who have spiritual interests and practice them constantly are more protected from depression. The authors of the survey are American and Chinese neuroscientists, but the sample analyzed, those submitted to RM (DTI), regards many Italians, due to the accuracy of the south of the country. So Catholics. Then there are Protestants and people who say they follow their personal spirituality. Others said they were atheists or agnostics.

“Everything is one” could be the key.

These scientific explorations on the link between spirituality and the brain have been going on for some years. For example, another 2013 survey found that people with mental illnesses like depression respond better to treatments if they believe in “God” (McLean Hospital in Belmont, Mass.). But it is not the “type” of God that makes the difference, but the spirituality in general. To the point that some think that the concept of spirituality can be very extensive, even without believing in higher religious entities. The important thing would be the ability not to limit our vision of the world to a small personal ego but to cultivate a wider vision, of interconnection with the world and other people. The “everything is one” concerns us closely.

BIBLIOGRAPHY

Li X et al. A diffusion tensor imaging study of brain microstructural changes related to religion and spirituality in families at high risk for depression. Brain and Behavior, January 15, 2019

 

SOURCE: L’altra medicina

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