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Posts Tagged ‘stile di vita’

La nostra vita quotidiana, letteralmente, non si svolge più a misura d’uomo, ma a misura di un elemento onnipresente e inafferrabile: la velocità, che ci impone i suoi ritmi nostro malgrado.
Tutto e subito, tutto in una volta, è questo il leiv motive nel quale viviamo.Non è un caso che si parli con sempre maggiore frequenza di burnout, cioè uno stato di totale sfinimento, non ancora classificato come malattia vera e propria, ma come anticamera di patologie fisiche o psichiche.

Una delle caratteristiche di questo stato viene inquadrata come ” incapacità/sfinimento emotivo”, cioè quella condizione psicologica derivante dai continui doveri e dalla impossibilità di ritagliarsi tempo per relazioni sociali non impegnative.

Diventa sempre più difficile per tanti di noi, avere del tempo libero durante il giorno.

Tutto è così scorrevole, così urgente, che le persone non hanno più tempo per godersi un hobby, un’amicizia, per non fare assolutamente nulla, solo per il piacere di condividere momenti di relax.

Solitamente le persone sempre impegnate, quelle per intenderci a rischio burnout, hanno sempre la scusa pronta:

  • il lavoro che gratifica,
  • la palestra a cui non si può rinunciare, e poi
  • l’apericena perchè non si possono perdere alcuni appuntamenti.

Quello che suggeriscono gli esperti è invece esattamente l’opposto:

prendersi tempo, sgombrare la mente, concedersi il lusso di un caffè, o di una birra, magari lontano dalla folla, con un amico/a.
Per il gusto ed il piacere di rilassarsi totalmente.

Momenti nei quali lavoro, impegni, carichi, devono essere banditi totalmente.
Spazio quindi, a qualche risata, a qualche ricordo, a pensieri sgombri dal peso della quotidianità.

Il gusto, oltre quello del caffè, bisogna trovarlo sorseggiando qualche istante di calma, di tempo libero, di mente libera.

Il mondo di oggi è completamente automatizzato e se ciò ha permesso di risparmiare tempo per attività un tempo più impegnative, dall’altro rende le persone come automi, davanti a pc o cellulari, sempre con il cervello e l’attenzione puntati al massimo.

Quello che un tempo veniva scambiato come ozio, indolenza, cioè il non fare nulla oltre la ricerca di momenti di autentica convivialità, è oggi un lusso.

Un lusso necessario per la salvaguardia della nostra salute fisica e mentale.
Un lusso che, fortunatamente, non costa. Basta volerselo concedere.

Nel 1987 alcuni ricercatori dell’Università del Maryland, scoprirono una cosa che, in seguito, divenne oggetto di indagini e conseguenti conferme.

L’allegria è il migliore antidoto allo stress, alle depressioni e a tutti i disturbi ad essi imputabili. Fecero uno studio su un campione di pazienti ai quali fecero vedere programmi e commedie comiche.

I benefici non solo a livello di umore, ma anche fisici, lasciarono i ricercatori a bocca aperta.
In seguito altre verifiche avvalorarono la conclusione che un tempo di risate e di leggerezza, in un contesto pieno di impegni e doveri, è un vero e proprio toccasana.

Quindi, cosa c’è di meglio di una pausa caffè, colorita con qualche risata e qualche buon amico?
Crediamo nulla di meglio ed è una pratica che va assolutamente ristabilita nel nostro stile di vita.

Cosa ne pensate? Lasciateci le vostre opinioni e condividete per conoscere quelle dei vostri amici!

FONTE: Giorno D Giorno

 

(ENGLISH VERSION)

Our daily life, literally, does not take place more on a human scale, but to the extent of an omnipresent and elusive element: speed, which imposes its rhythms on us despite ourselves.
All at once, all at once, this is the leiv motive in which we live.

It is no coincidence that we speak with increasing frequency of burnout, that is a state of total exhaustion, not yet classified as a real disease, but as an antechamber of physical or psychic pathologies.

One of the characteristics of this state is framed as “emotional incapacity / exhaustion”, that is the psychological condition deriving from the continuous duties and the impossibility of carving out time for non-binding social relationships.

It becomes increasingly difficult for many of us to have free time during the day.

Everything is so smooth, so urgent, that people have no more time to enjoy a hobby, a friendship, to do absolutely nothing, just for the pleasure of sharing moments of relaxation.

Usually people always busy, those to be at risk burnout, always have the excuse ready: the work that gratifies the gym to which you can not give up, and then the aperitif because you can not miss some appointments.

What the experts suggest is instead exactly the opposite:

take your time, clear your mind, indulge in the luxury of a coffee, or a beer, perhaps away from the crowd, with a friend.
For the taste and the pleasure of totally relaxing.

Moments in which work, commitments, loads, must be totally banned.
Space, then, a few laughs, some memories, thoughts free from the burden of everyday life.

The taste, besides that of coffee, you must find it sipping a few moments of calm, free time, free mind.

Today’s world is completely automated and if this has allowed time to be saved for more demanding activities, on the other hand it makes people like automata, in front of PCs or mobile phones, always with their brains and attention focused on the maximum.

What was once thought of as idleness, indolence, that is, doing nothing beyond the search for moments of authentic conviviality, is now a luxury.

A necessary luxury for the protection of our physical and mental health.
A luxury that, fortunately, does not cost. Just want to grant it.

In 1987, researchers from the University of Maryland discovered something that later became the object of investigations and subsequent confirmations.

Cheerfulness is the best antidote to stress, depressions and all the disorders attributable to them. They did a study of a sample of patients who showed comedy programs and comedies.

The benefits not only in terms of mood, but also physical, left the researchers speechless.
Later, other tests corroborated the conclusion that a time of laughter and lightness, in a context full of commitments and duties, is a real cure-all.

So, what’s better than a coffee break, colored with a few laughs and some good friends?
We believe nothing better and it is a practice that absolutely needs to be re-established in our lifestyle.

What do you think? Leave us your opinions and share them to know those of your friends!

 

SOURCE: giorno D giorno

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L’artrite è una patologia caratterizzata da dolori articolari e infiammazione, che può avere notevoli miglioramenti con una dieta antinfiammatoria e integratori. Esistono tipi diversi di artrite, tra cui:

  • artrite reumatoide
  • artrosi
  • artrite psoriasica

Il trattamento farmacologico tipico prevede antinfiammatori e antidolorifici. Sebbene non ci sia una dieta univoca riconosciuta da seguire, la ricerca medica suggerisce di includere nell’alimentazione cibi che contrastano l’infiammazione e limitare gli alimenti che possono causare dolore alle articolazioni.

7 cibi da evitare che possono causare dolore e infiammazione peggiorando l’artrite

1. Cibi fritti

I ricercatori della Scuola di Medicina del Monte Sinai hanno esaminato la prevenzione delle malattie attraverso la dieta. Nel loro studio del 2009 , hanno scoperto che la riduzione del consumo di cibi fritti può “ridurre l’infiammazione e contribuire effettivamente a ripristinare le naturali difese dell’organismo”.

Cosa puoi fare: Riduci la quantità di cibi fritti e trasformati, come carni fritte e piatti surgelati preparati, e includi più frutta e verdura nella tua dieta.

2. Grassi saturi

La ricerca ha osservato che i cibi ricchi di grassi saturi innescano l’infiammazione adiposa (tessuto grasso), che non è solo un indicatore per le malattie cardiache, ma peggiora anche l’infiammazione dell’artrite. La pizza e il formaggio sono le maggiori fonti di grassi saturi nella dieta occidentale media, secondo il National Cancer Institute.

Cosa puoi fare: Riduci latticini, pasta, pizza, dolci, biscotti e carne rossa.

3. Zuccheri e carboidrati raffinati

Il consumo di zucchero apporta un aumento di sostanze pro-infiammatorie, favorendo perciò l’infiammazione. Analogamente accade con i prodotti a base di farine raffinate bianche come pane, pasta, pizza, snacks, ecc. Infatti sono tutti alimenti ad alto indice glicemico connessi con l’aumento dell’infiammazione. A riguardo si può leggere Dr. Franco Berrino – Come abbassare infiammazione e glicemia per combattere il cancro con l’alimentazione.

Cosa si può fare: eliminare caramelle, dolcificanti, bibite zuccherate, prodotti da forno. Eliminare o ridurre pasta, pizza, pane.

4. Latticini

I latticini possono contribuire al dolore da artrite a causa del tipo di proteine che contengono. Per alcune persone, questa proteina può irritare il tessuto attorno alle articolazioni. Altri che vivono con l’artrite hanno riscontrato miglioramenti passando ad una dieta vegana – che non contiene alcun tipo di prodotto animale.

Cosa puoi fare: sostituisci le proteine provenienti da carne e latticini, optando per altre fonti proteiche come spinaci, burro di arachidi, tofu, fagioli, lenticchie e quinoa.

5. Alcool e tabacco

L’uso di tabacco e alcol può causare una serie di problemi di salute, comprese alcune problematiche che possono influenzare le articolazioni. I fumatori sono a rischio di sviluppare l’artrite reumatoide, mentre quelli che consumano alcol hanno un rischio maggiore di sviluppare la gotta.

Cosa si può fare: le articolazioni sane richiedono una dieta equilibrata, attività fisica e un’adeguata quantità di riposo – il tutto può essere compromesso dall’uso di alcool e tabacco. Elimina queste cattive abitudini sostituendole con scelte salutari quali; esercizio fisico regolare e riposo adeguato. 

6. Sale e conservanti

Sai cosa contiene il tuo cibo? Molti alimenti contengono sale in quantità eccessiva e conservanti. Per alcune persone, il consumo eccessivo di sale può causare infiammazioni alle articolazioni. Prova a ridurre il consumo di sale.

Cosa puoi fare: leggi le etichette per evitare conservanti e additivi. Gli alimenti che contengono poco sale possono aiutarti a gestire l’artrite, quindi evita i pasti preparati. Sebbene siano convenienti, i pasti da microonde sono spesso molto ricchi di sodio.

7. Omega 6

Gli acidi grassi Omega 6 sono un acido grasso essenziale di cui il corpo ha bisogno per la normale crescita e lo sviluppo. Il corpo ha bisogno di un sano equilibrio di acidi grassi omega 6 e omega 3. Tuttavia la dieta moderna è troppo ricca e sbilanciata di omega 6 che hanno un’azione pro-infiammatoria, ovvero possono innescare nel corpo la produzione di sostanze chimiche che causano infiammazione. Questi acidi grassi omega 6 si trovano negli oli di semi come mais, cartamo, girasole, soia, arachidi.

Cosa puoi fare: Elimina dalla dieta gli oli di semi e tutti i prodotti che li contengono come cornetti del bar, maionese, molti condimenti e prodotti conservati. Sostituisci gli alimenti contenenti acidi grassi omega 6 con alternative omega 3 sane e anti-infiammatorie come olio extravergine d’oliva, noci, semi di lino e semi di zucca.

Integratori consigliati per l’artrite

1. Omega 3

Alcuni studi hanno scoperto che gli omega 3 hanno un’azione antinfiammatoria che può aiutare apportando sollievo al dolore e all’infiammazione di chi soffre di artrite. Ecco di seguito l’integratore di omega 3 tra i migliori in commercio che consiglio.

2. Vitamina D

La vitamina D è un altro integratore molto utile per chi soffre di infiammazione e viene assorbita meglio se combinata con l’omega 3, quindi sono due integratori sinergici e altamente benefici, di cui la maggior parte della popolazione risulta carente. Gli studi hanno infatti dimostrato che bassi livelli di vitamina D sono connessi con un’aumento del rischio di artrite. Di seguito gli integratori di vitamina D che raccomando:

Vitamina D 10.000 UI 120 compresse (estratta dai licheni) 15,99€

Vitamina D  2.500 UI 60 compresse (estratta dai licheni) 13,81€

Vitamina D 2.000 UI gocce 50ml (estratta dai licheni) 18,50€

3. Curcumina

La curcumina ha una potente azione antinfiammatoria dimostrata da numerosi studi scientifici. E’ maggiormente indicato assumere direttamente la curcumina e non la normale curcuma se si vogliono ottenere effetti terapeutici veloci e marcati. Infatti la spezia di curcuma contiene solo il 2-3% di curcumina e quindi bisognerebbe assumerne grandi dosaggi per avere dei benefici in una patologia già avviata. Diversi studi hanno dimostrato che riduce l’infiammazione e il dolore nei pazienti affetti da artrite.

Conclusione

Ci sono alcuni alimenti che se ridotti o eliminati possono apportare notevoli benefici a chi soffre di artrite. Alcuni integratori hanno dimostrato molti benefici antinfiammatori che, assunti all’interno di uno stile di vita sano, sono particolarmente indicati per ottenere effetti terapeutici marcati nel giro di poco tempo, rimuovendo il dolore e favorendo la mobilità.

 

FONTE: Dionidream

 

(ENGLISH VERSION)

Arthritis is a condition characterized by joint pain and inflammation, which can have significant improvements with an anti-inflammatory diet and supplements. There are different types of arthritis, including:

  • rheumatoid arthritis
  • arthrosis
  • psoriatic arthritis

Typical pharmacological treatment includes anti-inflammatories and painkillers. Although there is no recognized unique diet to be followed, medical research suggests including foods that counteract inflammation and restrict foods that can cause joint pain.

7 foods to avoid that can cause pain and inflammation by worsening arthritis

1. Fried foods

Researchers at the Mount Sinai School of Medicine have examined disease prevention through diet. In their 2009 study, they found that reducing the consumption of fried foods can “reduce inflammation and actually contribute to restoring the body’s natural defenses”.

What you can do: Reduce the amount of fried and processed foods, such as fried meats and prepared frozen dishes, and include more fruits and vegetables in your diet.

2. Saturated fats

Research has shown that foods high in saturated fats trigger adipose inflammation (fat tissue), which is not only an indicator for heart disease, but also the inflammation of arthritis. Pizza and cheese are the major sources of saturated fat in the average western diet, according to the National Cancer Institute.

What you can do: Reduce dairy products, pasta, pizza, sweets, biscuits and red meat.

3. Sugars and refined carbohydrates

The consumption of sugar leads to an increase in pro-inflammatory substances, thus encouraging inflammation. Similarly it happens with products based on refined white flours such as bread, pasta, pizza, snacks, etc. In fact, all foods with a high glycemic index are associated with the increase in inflammation. In this regard you can read Dr. Franco Berrino – How to lower inflammation and blood sugar to fight cancer with food.

What you can do: eliminate sweets, sweeteners, sugary drinks, baked goods. Eliminate or reduce pasta, pizza, bread.

4. Dairy product

Dairy products can contribute to arthritis pain due to the type of protein they contain. For some people, this protein can irritate the tissue around the joints. Others who live with arthritis have found improvements by switching to a vegan diet – which does not contain any type of animal product.

What you can do: replace proteins from meat and dairy products, opting for other protein sources such as spinach, peanut butter, tofu, beans, lentils and quinoa.

5. Alcohol and tobacco

The use of tobacco and alcohol can cause a number of health problems, including some issues that can affect the joints. Smokers are at risk of developing rheumatoid arthritis, while those who consume alcohol are at greater risk of developing gout.

What you can do: healthy joints require a balanced diet, physical activity and an adequate amount of rest – everything can be compromised by the use of alcohol and tobacco. Eliminate these bad habits by replacing them with healthy choices such as; regular physical exercise and adequate rest.

6. Salt and preservatives

Do you know what your food contains? Many foods contain excessive amounts of salt and preservatives. For some people, excessive salt consumption can cause inflammation of the joints. Try to reduce salt consumption.

What you can do: read the labels to avoid preservatives and additives. Foods that contain little salt can help you manage arthritis, so avoid prepared meals. Although they are convenient, microwave meals are often very sodium-rich.

7. Omega 6

Omega 6 fatty acids are an essential fatty acid that the body needs for normal growth and development. The body needs a healthy balance of omega 6 and omega 3 fatty acids. However, the modern diet is too rich and unbalanced in omega 6 that have a pro-inflammatory action, that is, they can trigger the production of chemical substances in the body that cause inflammation. These omega 6 fatty acids are found in seed oils like corn, safflower, sunflower, soy, peanuts.

What you can do: Eliminate seed oils and all products that contain them from the diet such as croissants from the bar, mayonnaise, many seasonings and preserved products. Replace foods containing omega 6 fatty acids with healthy and anti-inflammatory omega 3 alternatives such as extra-virgin olive oil, walnuts, linseed and pumpkin seeds.

Recommended supplements for arthritis

1. Omega 3

Studies have found that omega 3 has an anti-inflammatory action that can help relieve the pain and inflammation of those suffering from arthritis. Here is the omega 3 supplement among the best on the market that I recommend.

2. Vitamin D

Vitamin D is another very useful supplement for those suffering from inflammation and is better absorbed when combined with omega 3, so they are two synergistic and highly beneficial supplements, of which the majority of the population is lacking. Studies have shown that low levels of vitamin D are associated with an increased risk of arthritis. Here are the vitamin D supplements that I recommend:

Vitamin D 10,000 IU 120 tablets (extracted from lichens) € 15.99

Vitamin D 2,500 IU 60 tablets (extracted from lichens) € 13.81

Vitamin D 2,000 IU drops 50ml (extracted from lichens) € 18.50

3. Curcumin

Curcumin has a powerful anti-inflammatory action demonstrated by numerous scientific studies. It is more appropriate to take curcumin directly and not normal turmeric if fast and marked therapeutic effects are to be obtained. In fact, the turmeric spice contains only 2-3% of curcumin and therefore you should take large doses to have benefits in a disease already started. Several studies have shown that it reduces inflammation and pain in patients with arthritis. This is one of the best curcumin supplements on the market with very high bioavailability and absorption.

Conclusion

There are some foods that if reduced or eliminated can bring significant benefits to those suffering from arthritis. Some supplements have shown many anti-inflammatory benefits that, taken in a healthy lifestyle, are particularly suitable for obtaining marked therapeutic effects in a short time, removing pain and promoting mobility.

 

SOURCE: Dionidream

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Il calo di zucchero potrebbe influire sulle nostre emozioni e sul nostro comportamento. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’università di Guelph, in Canada.

 

“I’M HUNGRY” e “I’m angry”: Ovvero “Ho fame” e “Sono arrabbiato”. La pronuncia è quasi simile, ma il significato del tutto diverso. Sembra, però, che ci sia qualche collegamento tra le due condizioni: secondo un recente studio dell’università di Guelph, in Canada – pubblicato su Psychopharmacology – infatti, l’improvviso calo di glucosio che sperimentiamo quando siamo affamati può avere ripercussioni sul nostro umore.

“Abbiamo trovato prove che un cambiamento nel livello di glucosio può avere un effetto duraturo sull’umore”, ha affermato Francesco Leri del Dipartimento di psicologia dell’ateneo canadese, tra gli autori dello studio. “Ero scettico quando le persone mi dicevano che diventano scontrose se non mangiano, ma ora ci credo: l’ipoglicemia è un forte fattore di stress fisiologico e psicologico“.

• LO STUDIO

I ricercatori inducendo ipoglicemia nei ratti, hanno voluto esaminare l’impatto di un improvviso calo di glucosio sul comportamento emotivo.

“Quando le persone pensano agli stati d’animo negativi e allo stress, pensano ai fattori psicologici, non necessariamente ai fattori metabolici”, ha detto il dottorando Thomas Horman, che ha guidato la ricerca. “Ma abbiamo scoperto che l’alimentazione può avere un impatto”.

I ricercatori hanno indotto l’ipoglicemia nei ratti  iniettando un bloccante del glucosio, e hanno collocato gli animali in una scatola. In un’altra occasione, invece, hanno somministrato agli animali un’iniezione di acqua, collocando i ratti in un’altra scatola. Nel momento in cui gli animali erano liberi di scegliere in quale delle due entrare, evitavano la scatola in cui sperimentavano l’ipoglicemia.

“Questo comportamento di evitamento è un’espressione di stress e ansia”, ha detto Leri. “Gli animali evitano quel luogo perché hanno avuto un’esperienza stressante lì e non vogliono riviverla”.

Ma in che modo è stato valutato il livello di stress dei ratti? I ricercatori hanno osservato che, dopo l’ipoglicemia, gli animali presentavano picchi più elevati di corticosterone, un ormone indicatore di stress fisiologico. Inoltre, apparivano anche più pigri:

“Si potrebbe pensare che si verifica questo perché i ratti hanno bisogno di glucosio per far funzionare i muscoli”, ha detto Leri. “Ma quando abbiamo somministrato loro un antidepressivo di uso comune, non abbiamo più osservato il comportamento lento. I ratti – spiega il professore – hanno, infatti, iniziato a muoversi normalmente. Questo è un dato interessante perché i loro muscoli non stavano ancora assumendo il glucosio, eppure il loro comportamento è cambiato”.

• UNA POSSIBILE CONNESSIONE TRA DEPRESSIONE E ALIMENTAZIONE

Lo studio supporta, dunque, l’idea che gli animali sperimentano stress e depressione quando sono ipoglicemici. Ma questi risultati possono avere anche implicazioni per il trattamento di ansia e depressione nelle persone?

“I fattori che inducono qualcuno a sviluppare depressione e ansia sono diversi da una persona all’altra. Ma – sottolinea Horman – sapendo che la nutrizione è uno dei fattori coinvolti, si possono includere, per esempio, in un trattamento anche le abitudini alimentari. Questo studio fornisce, infatti, anche una panoramica della connessione tra depressione e malattie come obesità, diabete, bulimia e anoressia”.

Avendo stabilito che l’ipoglicemia contribuisce a stati d’animo negativi, i ricercatori vogliono in futuro capire se l’ipoglicemia cronica a lungo termine possa essere un fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti simili alla depressione.

“Sicuramente saltare un pasto può renderci arrabbiati, ma questi risultati – afferma Horman – suggeriscono che se il pasto saltato diventa un’abitudine, il nostro umore potrebbe essere fortemente influenzato. Si può creare un vero e proprio circolo vizioso tra cattivo umore e alimentazione povera: se una persona non sta mangiando in modo appropriato, può sperimentare un calo di umore, e questo calo di umore può far sì che non voglia mangiare. In altre parole – spiega il dottorando –  sperimentando costantemente questo fattore di stress, la risposta potrebbe influenzare lo stato emotivo in maniera più costante”.

• UNA DIETA RICCA DI ZUCCHERI PUÒ FAVORIRE LA DEPRESSIONE

In generale, la relazione tra umore e alimentazione è complessa e può essere bidirezionale”, afferma Marilena Aiello, ricercatrice di neuroscienze cognitive presso la Scuola Internazionale superiore di studi avanzati di Trieste.

In letteratura ci son diversi studi che suggeriscono un collegamento tra il consumo di cibi dolci e i sintomi depressivi:

“Per esempio uno studio recente ha esplorato questa relazione in un’ottica prospettica” afferma Aiello che si occupa prevalentemente di comportamento alimentare. Lo studio è stato effettuato su un campione di 10.000 partecipanti tra i 35 e i 53 anni seguito per più di 20 anni, dal 1989 al 2013. E “si è osservato che solamente tra gli uomini, chi consumava più zucchero aveva il 23% di probabilità in più di avere un disturbo depressivo dopo 5 anni”, spiega Aiello.

I ricercatori hanno indagato anche la relazione contraria osservando che, mentre un maggior consumo di zucchero era in qualche modo collegato a una maggiore prevalenza di sintomi depressivi, essere depressi non portava a un maggior consumo di zuccheri.

“Ovviamente ci sono dei limiti che vanno tenuti in considerazione”, precisa Aiello. “Per esempio che la frequenza di consumo degli alimenti è stata misurata mediante questionari o che la composizione di questi ultimi è cambiata negli anni”.

Ma perché una dieta ricca di zucchero sembra favorire disturbi depressivi a lungo termine? Secondo gli autori della ricerca potrebbero esserci diverse spiegazioni.

  • Per esempio, mangiare troppo zucchero può ridurre il fattore neurotrofico cerebrale e facilitare l’atrofia ippocampale, una situazione che si verifica nella depressione.
  • Inoltre, si è osservato che a lungo termine una dieta ricca di zucchero può produrre ipoglicemia attraverso una produzione eccessiva di insulina con delle ricadute a livello ormonale e quindi sull’umore.

Una condizione di resistenza all’insulina è stata documentata in alcuni pazienti con depressione maggiore.

“A tal proposito, i ricercatori – spiega Aiello – parlano di una notevole possibilità applicativa di questi risultati. In altre parole, i farmaci che agiscono sull’insulina potrebbero essere impiegati nel trattamento della depressione, in particolare delle forme resistenti o che traggono scarso beneficio dai farmaci classici”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

The decline in sugar could affect our emotions and our behavior. The researchers were discovered by the University of Guelph, in Canada.

“I’M HUNGRY” and “I’m angry”: That is “I’m hungry” and “I’m angry”. The pronunciation is almost similar, but the meaning is completely different. It seems, however, that there is some connection between the two conditions: according to a recent study of the University of Guelph, in Canada – published on Psychopharmacology – in fact, the sudden drop in glucose that we experience when we are hungry can have repercussions on our mood.

“We found evidence that a change in glucose levels can have a lasting effect on mood,” said Francesco Leri from the Department of Psychology at the University of Canada, one of the authors of the study. “I was skeptical when people told me that they become grumpy if they do not eat, but now I believe it: hypoglycemia is a strong physiological and psychological stress factor”.

• I STUDY
Researchers induced hypoglycemia in rats, they wanted to examine the impact of a sudden drop in glucose on emotional behavior. “When people think about negative moods and stress, they think about psychological factors, not necessarily about metabolic factors,” said doctoral student Thomas Horman, who led the research. “But we have discovered that nutrition can have an impact”.

The researchers induced hypoglycemia in rats by injecting a glucose blocker, and placed the animals in a box. On another occasion, however, they gave the animals an injection of water, placing the rats in another box. By the time the animals were free to choose which one to enter, they avoided the box in which they experienced hypoglycemia. “This avoidance behavior is an expression of stress and anxiety,” said Leri. “Animals avoid that place because they have had a stressful experience there and do not want to relive it.”

But how was the stress level of rats assessed? The researchers observed that after hypoglycemia, animals had higher peaks of corticosterone, a hormone that is a sign of physiological stress. In addition, they also looked lazier: “You might think this occurs because rats need glucose to make the muscles work,” Leri said. “But when we gave them a commonly used antidepressant, we no longer observed slow behavior.The rats – explains the professor – have, in fact, started to move normally.This is an interesting fact because their muscles were not yet taking glucose, yet their behavior has changed “.

• A POSSIBLE CONNECTION BETWEEN DEPRESSION AND POWER SUPPLY
The study therefore supports the idea that animals experience stress and depression when they are hypoglycemic. But can these results also have implications for the treatment of anxiety and depression in people? “The factors that cause someone to develop depression and anxiety are different from one person to another.But – emphasizes Horman – knowing that nutrition is one of the factors involved, we can include, for example, in a treatment also eating habits. This study also provides an overview of the connection between depression and diseases such as obesity, diabetes, bulimia and anorexia “.

Having established that hypoglycemia contributes to negative moods, researchers will in the future understand whether chronic long-term hypoglycemia may be a risk factor for developing behavior similar to depression. “Surely skipping a meal can make us angry, but these results – says Horman – suggest that if the sauteed meal becomes a habit, our mood could be strongly influenced.You can create a real vicious circle between bad mood and poor nutrition : if a person is not eating appropriately, he may experience a drop in mood, and this drop in mood may cause him not to eat.In other words – explains the doctoral student – constantly experiencing this stress factor, the answer could influence the emotional state in a more constant way “.

• A DIET OF SUGARS CAN ENHANCE THE DEPRESSION
“In general, the relationship between mood and diet is complex and can be bidirectional,” says Marilena Aiello, a researcher in cognitive neuroscience at the Advanced International School of Advanced Studies in Trieste. In the literature there are several studies that suggest a link between the consumption of sweet foods and depressive symptoms: “For example, a recent study has explored this relationship from a perspective viewpoint,” says Aiello, who deals mainly with eating behavior. The study was carried out on a sample of 10,000 participants between 35 and 53 years followed for more than 20 years, from 1989 to 2013. It was observed that only among men, those who consumed more sugar had a 23% probability in addition to having a depressive disorder after 5 years “, explains Aiello. The researchers also investigated the opposite relationship by observing that while increased sugar consumption was somehow linked to a greater prevalence of depressive symptoms, being depressed did not lead to a higher consumption of sugars. “Obviously there are limits that must be taken into consideration”, states Aiello. “For example, that the frequency of food consumption has been measured by questionnaires or that the composition of the latter has changed over the years”.

But why does a sugar-rich diet seem to favor long-term depressive disorders? According to the authors of the research there could be several explanations. For example, eating too much sugar can reduce the brain neurotrophic factor and facilitate hippocampal atrophy, a situation that occurs in depression. Furthermore, it has been observed that in the long term a diet rich in sugar can produce hypoglycemia through excessive production of insulin with relapses at the hormone level and therefore on the mood. A condition of insulin resistance has been documented in some patients with major depression. “In this regard, the researchers – explains Aiello – talk about a considerable applicative possibility of these results.In other words, drugs that act on insulin could be used in the treatment of depression, in particular resistant forms or that derive little benefit from classical drugs “.

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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Per evitare che una respirazione sbagliata si trasformi in un problema, è importante imparare a respirare in modo consapevole affinché, poi, il nostro corpo sia in grado di farlo in modo automatico.

 

La salute dei tessuti dipende dall’ossigenazione del corpo. Per questo motivo, una respirazione sbagliata ha conseguenze negative sulla salute mentale e fisica.

Anche se si tratta di un’azione automatica del corpo e, quindi, sembra essere semplice, sono molte le situazioni in cui non respiriamo come dovremmo.

A volte respiriamo male a causa del setto nasale deviato, ma sono molte le situazioni in cui, per abitudine o persino perché viviamo ad un ritmo troppo stressante, la nostra respirazione è incorretta.

Cos’è una respirazione incorretta?

Esistono tre tipi di respirazione: quella addominale, quella intercostale e quella orale. Il modo migliore di respirare è il primo, perché gli altri due possono presentare delle difficoltà.

Nonostante ciò, bisogna chiarire che, tra questi tre tipi di respirazione, quella orale è la più nociva, poiché il naso non riesce a filtrare l’aria e, quindi, entrano nel nostro organismo molte sostanze nocive.

Vi consigliamo di non sottovalutare questo aspetto, poiché gli effetti che ha sul corpo vanno da leggeri fastidi a vere e proprie patologie che potremmo considerare gravi. Per questo motivo, vi invitiamo a leggere attentamente questo articolo.

Quali sono le conseguenze di una respirazione sbagliata?

1. Dormire male

Se non respiriamo bene quando dormiamo, l’ossigenazione del cervello non viene portata a termine correttamente e, quindi, non si riesce ad avere un sonno profondo.

2. Fatica

Sempre ricordando il fatto che l’ossigeno è il combustibile del nostro corpo, quando non respiriamo in modo corretto, sforziamo troppo i tessuti ed i muscoli, il che significa che a fine giornata avremmo accumulato una grande fatica che sarà difficile da eliminare.

3. Depressione

Come già saprete, essere sempre stanchi si ripercuote su tutti gli ambiti della nostra vita.

Da una parte, soffriremo di problemi di concentrazione, il che rappresenta un ostacolo al lavoro, per esempio, e dall’altra non avremo voglia di trascorrere del tempo con i nostri amici e con la nostra famiglia perché tutto ciò che vorremo è un po’ di riposo.

In questi casi, la bassa performance lavorativa e la mancanza di vita sociale mineranno la nostra autostima, il che significa che sfioreremo o finiremo per soffrire di stati d’animo depressivi, più o meno costanti, dovuto proprio a una respirazione sbagliata.

4. Deterioramento del sistema immunitario e maggiore vulnerabilità

Oltre agli effetti che una salute mentale danneggiata può avere sul nostro sistema immunitario, una cattiva respirazione si ripercuote direttamente sulle nostre difese, a causa delle carenze, sia qualitative sia quantitative, di ossigeno.

In questo modo, sarete più propensi ad essere contagiati da un virus, da un’infezione o da una malattia che vi impediranno di svolgere le vostre attività quotidiane con quella costanza che al giorno d’oggi è tanto apprezzata.

5. Rischi cardiovascolari

Quando respiriamo male, il cuore deve fare uno sforzo ancora più grande, perché non riceve l’energia di cui ha bisogno. Inoltre, dovrà lavorare con un sangue contenente sostanze indesiderate, il che ha degli effetti negativi sui muscoli.

Per questo motivo, anche il sistema circolatorio risentirà degli effetti di una cattiva respirazione.

Il sangue che circola lungo le nostre vene e arterie diventerà più denso, il che può causare un’ostruzione delle vie circolatorie e un conseguente sviluppo di varici ed altri problemi.

6. Problemi gastrointestinali

Come saprete, il sistema digerente si occupa di separare le sostanze nutritive dai residui.

Se respiriamo in modo sbagliato, è impossibile portare a termine questa funzione, perché il sangue con il quale lavora l’organismo è in un cattivo stato.

Ciò aumenta le probabilità di soffrire di problemi come l’ernia iatale, l’aerofagia e la gastrite cronica. Ecco perché chi soffre d’ansia, spesso riferisce bruciore di stomaco e… ecco perché si parla spesso di gastrite nervosa!

Per un approfondimento potete leggere l’articolo: psicosomatica del bruciore di stomaco, quando l’inconscio brucia.

Come potete vedere, se non respirate in modo corretto, è arrivato il momento di prendere in mano la situazione e risolverla.

Yoga e meditazione per respirare bene

A differenza di altri ambiti della nostra vita, questa complicazione può essere risolta facilmente. Al giorno d’oggi, infatti, esistono molti corsi di meditazione, terapie alternative e manuali di esercizi che si basano proprio sull’ossigenazione del corpo attraverso la respirazione alta.

L’ideale sarebbe seguire un corso di meditazione così da confrontarsi in modo diretto con il tecnico addetto (in genere un esperto in tecniche di respirazione yoga) ma, chi non ha voglia o tempo da dedicare a un corso, potrebbe sfruttare libri di esercizi ad hoc.

Tra i vari volumi che trovate nelle librerie, segnaliamo il libro Fai un bel respiro. Il potere della respirazione e gli esercizi per stare bene ogni giorno, scritto da Gabriella Cella, la più importante maestra yoga conosciuta in Italia, fondatrice della scuola Yoga Ratna. Senza dilungarci troppo sull’autrice, vi diciamo che il libro consiste in una raccolta di esercizi pratici e un pizzico di teoria per affrontali al meglio. Si tratta principalmente di schede di esercizi che, mediante la respirazione, curano diversi malanni del corpo e forniscono gli strumenti per affrontare il carico di stress quotidiano senza gravare sull’apparato respiratorio del nostro organismo.

 

FONTE: Tecnologia e ambiente

 

(ENGLISH VERSION)

To prevent a wrong breathing from turning into a problem, it is important to learn to breathe consciously so that our body can then do it automatically.

The health of the tissues depends on the oxygenation of the body. For this reason, a wrong breathing has negative consequences on mental and physical health.

Even if it is an automatic action of the body and therefore seems to be simple, there are many situations in which we do not breathe as we should.

Sometimes we breathe badly because of the deviated nasal septum, but there are many situations in which, by habit or even because we live at a too stressful pace, our breathing is incorrect.

What is an incorrect breathing?

There are three types of breathing: abdominal, intercostal and oral. The best way to breathe is the first, because the other two may present difficulties.

Nevertheless, it must be made clear that, among these three types of breathing, the oral one is the most harmful, since the nose can not filter the air and, therefore, enter many harmful substances into our organism.

We advise you not to underestimate this aspect, because the effects it has on the body range from slight discomfort to real diseases that we could consider serious. For this reason, we invite you to read this article carefully.

What are the consequences of a wrong breathing?

1. Sleep badly

If we do not breathe well when we sleep, the oxygenation of the brain is not carried out properly and, therefore, we can not have a deep sleep.

2. Fatigue

Always remembering the fact that oxygen is the fuel of our body, when we do not breathe correctly, we strain too much the tissues and muscles, which means that at the end of the day we will have accumulated a great effort that will be difficult to eliminate.

3. Depression

As you already know, being tired always affects all areas of our lives.

On the one hand, we will suffer from problems of concentration, which is an obstacle to work, for example, and on the other we will not want to spend time with our friends and with our family because all we want is a little rest.

In these cases, the low work performance and the lack of social life will undermine our self-esteem, which means that we will touch or end up suffering from depressive moods, more or less constant, due precisely to a wrong breathing.

4. Deterioration of the immune system and increased vulnerability

In addition to the effects that a damaged mental health can have on our immune system, a bad breath directly affects our defenses, due to the qualitative and quantitative deficiencies of oxygen.

In this way, you will be more likely to be infected by a virus, an infection or a disease that will prevent you from carrying out your daily activities with the constancy that is so much appreciated today.

5. Cardiovascular risks

When we breathe badly, the heart must make an even greater effort, because it does not receive the energy it needs. In addition, he will have to work with a blood containing unwanted substances, which has negative effects on the muscles.

For this reason, the circulatory system will also suffer from the effects of bad breathing.

The blood that circulates through our veins and arteries will become denser, which can cause an obstruction of the circulatory pathways and a consequent development of varices and other problems.

6. Gastrointestinal problems

As you know, the digestive system takes care of separating the nutrients from the residues.

If we breathe in the wrong way, it is impossible to carry out this function, because the blood with which the organism works is in a bad state.

This increases the chances of suffering from problems such as hiatal hernia, aerophagia and chronic gastritis. That’s why those who suffer from anxiety often refer to heartburn and … that’s why we often talk about nerve gastritis!

For further information you can read the article: psychosomatic heartburn, when the unconscious burns.

As you can see, if you do not breathe properly, it’s time to take matters into your own hands and solve it.

Yoga and meditation to breathe well

Unlike other areas of our lives, this complication can be solved easily. In fact, nowadays, there are many meditation courses, alternative therapies and exercise manuals based on the oxygenation of the body through high breathing.

The ideal would be to follow a course of meditation in order to deal directly with the technician (usually an expert in breathing techniques), but who has no desire or time to devote to a course, could use books of exercises to hoc.

Among the various volumes you find in bookstores, we point out the book “Take a deep breath. The power of breathing and the exercises to feel good every day “, written by Gabriella Cella, the most important yoga teacher known in Italy, founder of the Yoga Ratna school.

Without dwelling too much on the author, we tell you that the book consists of a collection of practical exercises and a pinch of theory to best deal with them. These are mainly exercises cards that, through breathing, cure various bodily ailments and provide the tools to deal with the daily stress burden without weighing on the respiratory system of our body.

 

SOURCE: tecnologia e ambiente

 

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Poca energia, spossatezza, sonnolenza, malinconia e riduzione della produttività sono solo alcuni dei sintomi del cambio di stagione. Per recuperare vitalità e benessere un buon aiuto viene dalla tavola, grazie a una serie di alimenti che contengono o stimolano la produzione di sostanze che aiutano il buonumore.

 

LA LUCE diminuisce, le temperature si addolciscono e i ritmi diventano sempre più frenetici: è l’autunno che si porta dietro qualche difficoltà – più o meno grande a seconda delle persone – di adattamento. Tanto che si parla di ‘mal d’autunno’ che colpisce 2 italiani su 10. Nulla che non si possa superare anche scegliendo bene cosa portare in tavola. Un aiuto prezioso, ad esempio, viene dalle Vitamine del gruppo B, dalla C e la E che preparano il corpo a ricevere i primi freddi e l’aumento dell’umidità. Ecco perché sono importanti queste vitamine e in quali alimenti possiamo trovarle.

• VITAMINE DEL GRUPPO B PER AIUTARE L’UMORE

Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – spiega Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di Alimentazione, nutrizione e idratazione presso la Scuola dello Sport CONI Roma -. I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti come le vitamine del gruppo B, soprattutto la B12, che hanno un’azione energizzante sia per il corpo che per la mente”.

Tra gli alimenti più ricchi di vitamine del gruppo B ci sono le uova, i formaggi stagionati come parmigiano, provolone e groviera, lo yogurt, il latte e la
mozzarella.

• TRIPTOFANO PER MIGLIORARE MEMORIA E CONCENTRAZIONE

Sono d’aiuto anche i cibi ricchi di triptofano, un precursore della serotonina, l’ormone che regola il nostro umore:

“È un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti e che migliora umore, concentrazione e memoria”, spiega Giampietro. “Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina”.

La pasta, per esempio, è una buona fonte di energia e in particolare di carboidrati e proprio di triptofano.

• LA VITAMINA C: PER FARE DA SCUDO CONTRO LE INFEZIONI

Nel menù autunnale non possono mancare neppure gli alimenti ricchi di vitamina C:

“È preziosa – spiega Loreto Nemi, Dietista, Specialista in Scienze della Nutrizione Umana e Docente all’Università Cattolica di Roma – perché aumenta la resistenza alle infezioni; facilita l’assorbimento del ferro, favorisce la formazione del collagene ed ha un’azione antiossidante, depurativa e antinvecchiamento”.

Gli alimenti che ne sono più ricchi sono tutti i tipi di cavoli, i broccoli, i peperoni, gli spinaci e gli agrumi.

• L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA E

Nota anche come tocoferolo, fa parte del gruppo delle vitamine liposolubili.

“Di solito – spiega Nemi – viene accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità attraverso i cibi. Il corpo, infatti, la rilascia a piccole dosi appena il suo utilizzo diventa necessario. L’apporto massimo giornaliero consigliato è di 36 mcg”.

È utile nel cambio di stagione perché è un prezioso antiossidante cellulare quindi aiuta a rallentare i radicali liberi e l’invecchiamento.

• SEMI OLEOSI: UN CONCENTRATO DI MACRO E MICRONUTRIENTI

Le fonti naturali di vitamina E sono in primo luogo i semi oleosi: nocciole, mandorle, noci e pinoli.

“Sono ricchi in fibre, acidi grassi essenziali a lunga catena e appunto vitamina E. Inoltre, contengono minerali come magnesio e potassio e oligoelementi in traccia. Insomma, un concentrato di macro e micronutrienti molto utili” spiega Nemi. L’ideale è mangiarne 5-6 pezzi al giorno.

Anche l’avocado è ricco di vitamina E oltre che di grassi monoinsaturi, gli stessi dell’olio extravergine di oliva, essenziali per l’organismo.

“Oltre al classico accostamento con il salmone in insalata – suggerisce Nemi – lo consiglio anche a colazione: pane integrale tostato con mezzo avocado e semi di girasole e sesamo costituiscono un pasto ideale”.

• SALI MINERALI PER COMBATTERE LA STANCHEZZA

Uno sprint in più può arrivare anche dai Sali minerali. Il ferro, per esempio, aiuta a contrastare la stanchezza, mentre il potassio è utile per il benessere del cervello e per l’equilibrio della pressione sanguigna. Il magnesio aiuta ad affrontare i periodi di tensione. Dove trovarli?

“La frutta secca è ricca di magnesio ed è ottima come spuntino spezza fame a metà mattina o metà pomeriggio – suggerisce Nemi. Le patate dolci hanno tanto potassio (circa 570 mg per 100 gr), ma anche tracce di calcio e di sodio, zinco e magnesio (28 mg)”.

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

(ENGLISH VERSION)

Little energy, exhaustion, drowsiness, melancholy and reduced productivity are just some of the seasonal changes. To recover vitality and well-being, good help comes from the table, thanks to a series of foods that contain or stimulate the production of substances that help good humor.

LIGHT decreases, the temperatures soften and the rhythms become more and more frenetic: it is autumn that brings with it some difficulties – more or less great depending on the people – of adaptation. So much so that we talk about ‘autumn sickness’ that affects 2 Italians out of 10. Nothing that can not be overcome even by choosing well what to bring to the table. A precious help, for example, comes from the Vitamins of the B group, from the C and the E that prepare the body to receive the first cold and the increase of humidity. That’s why these vitamins are important and in what foods we can find them.

• GROUP B VITAMINS TO HELP THE MOOD

“There is a close relationship between food and mood, and certain foods have a strong rebalancing power – explains Michelangelo Giampietro, a specialist in Food Science and Sports Medicine and a professor of nutrition, nutrition and hydration at the CONI Sport School in Rome -. The right foods are those rich in specific micronutrients such as B vitamins, especially B12, which have an energizing effect for both the body and the mind “. Among the foods most rich in B vitamins are eggs, mature cheeses such as Parmesan, provolone and gruyere cheese, yogurt, milk and
mozzarella cheese.

• TRIPTOFANO TO IMPROVE MEMORY AND CONCENTRATION

Tryptophan rich foods, a precursor of serotonin, the hormone that regulates our mood, are also helpful: “It is an amino acid present in most of the proteins that we take with food and which improves mood, concentration and memory”, explains Giampietro. “Tryptophan has a positive effect on stress because, in the presence of B vitamins, carbohydrates and iron, it increases the production of serotonin”. Pasta, for example, is a good source of energy, particularly carbohydrates and tryptophan.

• VITAMIN C: TO MAKE SHIELD AGAINST INFECTIONS

In the autumn menu can not miss even foods rich in vitamin C: “It is valuable – explains Loreto Nemi, Dietitian, Specialist in Sciences of Human Nutrition and Professor at the Catholic University of Rome – because it increases resistance to infections; facilitates the absorption of iron, promotes the formation of collagen and has an antioxidant, purifying and anti-aging action “. The foods that are richer are all kinds of cabbage, broccoli, peppers, spinach and citrus.

• THE IMPORTANCE OF VITAMIN E

Also known as tocopherol, it is part of the group of fat-soluble vitamins. “Usually – explains Nemi – is accumulated in the liver and it is therefore not necessary to take it regularly through food. The body, in fact, releases it in small doses as soon as its use becomes necessary. The recommended maximum daily intake is 36 mcg “. It is useful in changing seasons because it is a valuable cellular antioxidant so it helps to slow down free radicals and aging.

• OIL SEEDS: A CONCENTRATE OF MACRO AND MICRONUTRIENTS

The natural sources of vitamin E are primarily oil seeds: hazelnuts, almonds, walnuts and pine nuts. “They are rich in fiber, long chain essential fatty acids and indeed vitamin E. They also contain minerals such as magnesium and potassium and trace trace elements. In short, a concentrate of macro and micronutrients that are very useful “, explains Nemi. The ideal is to eat 5-6 pieces a day. Even the avocado is rich in vitamin E as well as monounsaturated fats, the same as extra virgin olive oil, essential for the body. “In addition to the classic combination with salmon salad – suggests Nemi – I recommend it for breakfast: toasted whole bread with avocado and sunflower seeds and sesame are an ideal meal”.

• MINERAL SALTS TO FIGHT THE STANCHEZZA

An extra sprint can also come from mineral salts. Iron, for example, helps to combat tiredness, while potassium is useful for the well-being of the brain and for the balance of blood pressure. The magnesium helps cope with periods of tension. Where to find them? “Dried fruit is rich in magnesium and is excellent as a snack, it breaks up hungry mid-morning or mid-afternoon – suggests Nemi. Sweet potatoes have a lot of potassium (about 570 mg per 100 g), but also traces of calcium and sodium, zinc and magnesium (28 mg) “.

SOURCE: Salute della Repubblica

 

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L’ intestino umano è rivestito da oltre 100 milioni di cellule nervose: è praticamente un cervello a sé stante. E in effetti, l’intestino parla al cervello, rilasciando ormoni nel flusso sanguigno che, nel corso di circa 10 minuti, ci dicono “quanto sia affamato o che non avremmo dovuto mangiare un’intera pizza”. Ma un nuovo studio rivela che l’intestino ha una connessione molto più diretta con il cervello attraverso un circuito neurale che gli consente di trasmettere segnali in pochi secondi. 

Queste scoperte potrebbero portare a nuovi trattamenti per l’obesità, i disturbi alimentari e persino la depressione e l’autismo, tutti fattori collegati a un intestino malfunzionante.

Lo studio rivela

“una nuova serie di percorsi che utilizzano le cellule intestinali per comunicare rapidamente con … il tronco cerebrale”, afferma Daniel Drucker, uno scienziato clinico che studia i disordini intestinali presso il Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute di Toronto, in Canada, che non era coinvolto nel lavoro. Sebbene restino molte domande prima che le implicazioni cliniche diventino chiare, dice il ricercatore: “Questo è un nuovo fantastico pezzo del puzzle”.

Nel 2010, il neuroscienziato Diego Bohórquez della Duke University di Durham, nella Carolina del Nord, ha fatto una scoperta sorprendente guardando attraverso il suo microscopio elettronico. Le cellule enteroendocrine, che fissano il rivestimento dell’intestino e producono ormoni che stimolano la digestione e sopprimono la fame, hanno protrusioni che assomigliano alle sinapsi utilizzate dai neuroni per comunicare tra loro. Bohórquez sapeva che le cellule enteroendocrine potevano inviare messaggi ormonali al sistema nervoso centrale, ma si chiedeva anche se potevano “parlare” al cervello usando segnali elettrici, come fanno i neuroni. Se è così, le cellule endocrine dovrebbero inviare i segnali attraverso il nervo vago, che viaggia dall’intestino al tronco cerebrale.

I ricercatori hanno iniettato un virus della rabbia fluorescente, che è stato trasmesso attraverso sinapsi neuronali, nei topi e hanno aspettato che le cellule enteroendocrine e i loro partner si accendessero. ” Questi partner si sono rivelati essere neuroni vagali, riferiscono i ricercatori su Science.

In una capsula di Petri, le cellule enteroendocrine raggiungevano i neuroni vagali e formavano connessioni sinaptiche l’una con l’altra. Le cellule emettevano persino glutammato, un neurotrasmettitore coinvolto nell’odore e nel gusto, che i neuroni vagali raccoglievano nell’arco di 100 millisecondi, più velocemente di un battito di ciglia.

“La velocità delle connessioni sinaptiche delle cellule enteroendocrine è molto più veloce di quanto gli ormoni possano viaggiare dall’intestino al cervello attraverso il flusso sanguigno”, dice Bohórquez.  “La lentezza degli ormoni può essere responsabile dei fallimenti di molti soppressori dell’appetito. Il passo successivo è studiare se questa segnalazione gut-brain fornisce al cervello informazioni importanti sui nutrienti e sul valore calorico del cibo che mangiamo”.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista Cell, rivela come le cellule sensoriali dell’intestino ci possano beneficiare ulteriormente. I ricercatori hanno utilizzato i laser per stimolare i neuroni sensoriali che innervano l’intestino nei topi, producendo sensazioni gratificanti che i roditori hanno lavorato duramente per ripetere. La stimolazione laser ha anche aumentato i livelli di un neurotrasmettitore stimolante l’umore chiamato dopamina nel cervello dei roditori.

“Combinate, le due ricerche aiutano a spiegare perché stimolare il nervo vago con la corrente elettrica può trattare una grave depressione nelle persone”, dice Ivan de Araujo, un neuroscienziato della Icahn School of Medicine del Monte Sinai a New York, che ha guidato lo studio. I risultati possono anche spiegare perché, a livello base, mangiare ci fa sentire bene.

 Anche se questi neuroni sono al di fuori del cervello, si adattano perfettamente alla definizione di neuroni di ricompensa “che guidano la motivazione e aumentano il piacere”, dice il ricercatore.

Fonte: Science

 

(ENGLISH VERSION)

The human gut is lined with more than 100 million nerve cells—it’s practically a brain unto itself. And indeed, the gut actually talks to the brain, releasing hormones into the bloodstream that, over the course of about 10 minutes, tell us how hungry it is, or that we shouldn’t have eaten an entire pizza. But a new study reveals the gut has a much more direct connection to the brain through a neural circuit that allows it to transmit signals in mere seconds. The findings could lead to new treatments for obesity, eating disorders, and even depression and autism—all of which have been linked to a malfunctioning gut.

The study reveals “a new set of pathways that use gut cells to rapidly communicate with … the brain stem,” says Daniel Drucker, a clinician-scientist who studies gut disorders at the Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute in Toronto, Canada, who was not involved with the work. Although many questions remain before the clinical implications become clear, he says, “This is a cool new piece of the puzzle.”

In 2010, neuroscientist Diego Bohórquez of Duke University in Durham, North Carolina, made a startling discovery while looking through his electron microscope. Enteroendocrine cells, which stud the lining of the gut and produce hormones that spur digestion and suppress hunger, had footlike protrusions that resemble the synapses neurons use to communicate with each other. Bohórquez knew the enteroendocrine cells could send hormonal messages to the central nervous system, but he also wondered whether they could “talk” to the brain using electrical signals, the way that neurons do. If so, they would have to send the signals through the vagus nerve, which travels from the gut to the brain stem.

He and colleagues injected a fluorescent rabies virus, which is transmitted through neuronal synapses, into the colons of mice and waited for the enteroendocrine cells and their partners to light up. Those partners turned out to be to vagal neurons, the researchers report today in Science.

In a petri dish, enteroendocrine cells reached out to vagal neurons and formed synaptic connections with each other. The cells even gushed out glutamate, a neurotransmitter involved in smell and taste, which the vagal neurons picked up on within 100 milliseconds—faster than an eyeblink.

That’s much faster than hormones can travel from the gut to the brain through the bloodstream, Bohórquez says. Hormones’ sluggishness may be responsible for the failures of many appetite suppressants that target them, he says. The next step is to study whether this gut-brain signaling provides the brain with important information about the nutrients and caloric value of the food we eat, he says.

There are some obvious advantages to superfast gut-brain signaling, such as detecting toxins and poison, but there may be other perks to sensing the contents of our guts in real time, he says. Whatever those are, there’s a good chance the benefits are ancient—gut sensory cells date back to one of the first multicellular organisms, a flat creature called Trichoplax adhaerens, which arose roughly 600 million years ago.

Additional clues about how gut sensory cells benefit us today lie in a separate study, published today in Cell. Researchers used lasers to stimulate the sensory neurons that innervate the gut in mice, which produced rewarding sensations the rodents worked hard to repeat. The laser stimulation also increased levels of a mood-boosting neurotransmitter called dopamine in the rodents’ brains, the researchers found.

Combined, the two papers help explain why stimulating the vagus nerve with electrical current can treat severe depression in people, says Ivan de Araujo, a neuroscientist at the Icahn School of Medicine at Mount Sinai in New York City, who led the Cell study. The results may also explain why, on a basic level, eating makes us feel good. “Even though these neurons are outside the brain, they perfectly fit the definition of reward neurons” that drive motivation and increase pleasure, he says.

 

SOURCE: Science

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Quando scegliamo se restare sdraiati sul divano o uscire per andare a fare una corsetta, affrontiamo un conflitto. Il nostro cervello è programmato per scegliere ciò che risulta più semplice e meno dispendioso di energia.

 

SAPPIAMO quanto sia importante fare attività fisica o almeno muoversi un po’ ogni giorno. Eppure, alcuni di noi sentono forte il richiamo del divano e la danno sempre vinta alla pigrizia. Come mai? La risposta arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Neuropsychologia e condotto dai ricercatori dell’Università di Ginevra e della British Columbia. Secondo i quali siamo programmati per essere pigri. Pur essendo consapevoli che l’esercizio è importante e che bisogna allenarsi, infatti, alcuni segnali elettrici all’interno del cervello ci spingono ad essere sedentari.

• LO STUDIO 

I ricercatori hanno reclutato 29 giovani adulti, li hanno fatti sedere davanti a un computer e hanno dato loro il controllo di un avatar sullo schermo. Poi hanno mostrato brevemente piccole immagini stilizzate, una alla volta, che rappresentavano attività o inattività fisica. I partecipanti dovevano muovere il loro avatar il più in fretta possibile verso la scena di attività fisica e allontanarlo da quella che mostrava inattività, e viceversa. Nel frattempo, alcuni elettrodi registravano cosa accadeva nei loro cervelli. I partecipanti di solito erano più veloci nel primo tipo di azione (muoversi verso le immagini di attività allontanandosi da quelle di inattività), ma gli elettroencefalogrammi mostravano come questo richiedesse maggior lavoro per la nostra mente.

• IL PARADOSSO DELL’ESERCIZIO 

Eppure, l’informazione su quanto sia importante fare movimento è una costante ed il messaggio arriva forte e chiaro. Ma resta solo teoria perché coloro che davvero praticano attività fisica sono pochi. Matthieu Boisgontier e i suoi colleghi hanno provato a cercare le risposte a questo “paradosso dell’esercizio” e i risultati suggeriscono che i nostri cervelli potrebbero semplicemente essere programmati per preferire il divano.

“Risparmiare energia è stato essenziale per la sopravvivenza umana, dal momento che ci ha permesso di essere più efficienti nella ricerca di cibo e di riparo, nella competizione per i partner sessuali e nell’evitare i predatori”,

spiega Boisgontier, ricercatore del dipartimento di fisioterapia della University of British Columbia e primo autore dello studio.

  • “Il fallimento delle politiche pubbliche che cercano di contrastare la pandemia di inattività fisica potrebbe essere dovuto a processi cerebrali che si sono sviluppati e rinforzati nel corso dell’evoluzione. Questi risultati suggeriscono che il nostro cervello è innatamente attratto dai comportamenti sedentari”.  

• SI PUO’ RIADDESTRARE IL CERVELLO?

Ma le menti delle persone possono essere riaddestrate?

“Tutto quello che accade automaticamente è difficile da inibire, anche se lo si desidera, perché non si sa che sta accadendo. Ma sapere che succede è un primo passo importante,”

commenta Boisgontier. Quindi, se vi sentite così attratti dal divano, non è perché siete pigri, ma è colpa del vostro cervello che vuole risparmiare energie.

• QUANTO SIAMO PIGRI

Gli ultimi dati sulla sorveglianza della popolazione, Okkio alla salute e Passi, pubblicati sul sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità (Iss), rivelano che siamo un popolo di pigri. La percentuale di bambini che per andare a scuola lo fa camminando o sulle due ruote è, infatti, il 27%, mentre il 62% viene portato in auto e il 10% in scuolabus. Gli adulti che invece vanno in bicicletta per gli spostamenti abituali sono l’11% e solo il 40% lo fa a piedi. Il nostro Paese, con Irlanda, Portogallo e San Marino, è ai primi posti per l’utilizzo della macchina nel tragitto casa-scuola. Come in molti casi, anche in questo ci sono differenze a livello territoriale. Secondo la V rilevazione di OKkio alla Salute, fatta nel 2016, al Nord i bambini che vanno a piedi o in bici è maggiore (30%) che al Centro (24%) e al Sud (25%). Si va dal minimo del Molise (15,5%) al massimo della provincia autonoma di Bolzano (60,7%), seguita da Liguria (37%) e Lombardia (31,8%).

 

FONTE: Salute della Repubblica

 

 

(ENGLISH VERSION)

When we choose whether to lie on the couch or leave to go for a jog, we face a conflict. Our brain is programmed to choose what is simpler and less expensive than energy.

WE KNOW how important it is to do physical activity or at least move a little each day. Yet, some of us feel the strong appeal of the sofa and always give it to laziness. Why? The answer comes from a study published in the journal Neuropsychology and conducted by researchers at the University of Geneva and British Columbia. According to which we are programmed to be lazy. Despite being aware that exercise is important and that you need to train, in fact, some electrical signals inside the brain urge us to be sedentary.

• THE STUDY

The researchers recruited 29 young adults, made them sit in front of a computer and gave them control of an avatar on the screen. Then they briefly showed small stylized images, one at a time, representing physical activity or inactivity. The participants had to move their avatar as quickly as possible to the physical activity scene and move it away from the one that showed inactivity, and vice versa. Meanwhile, some electrodes recorded what was happening in their brains. Participants were usually faster in the first type of action (moving towards activity images away from idle ones), but electroencephalograms showed how this required more work for our mind.

• THE PARADOX OF THE EXERCISE

And yet, information about how important it is to make movement is a constant and the message arrives loud and clear. But it remains only theory because those who actually practice physical activity are few. Matthieu Boisgontier and his colleagues tried to find the answers to this “exercise paradox” and the results suggest that our brains could simply be programmed to prefer the sofa. “Saving energy has been essential for human survival, as it has enabled us to be more efficient in finding food and shelter, competing for sexual partners and avoiding predators,” says Boisgontier, a researcher at the department of physiotherapy of the University of British Columbia and first author of the study. “The failure of public policies that seek to counteract the physical inactivity pandemic could be due to brain processes that have developed and strengthened during evolution. These results suggest that our brain is innately attracted to sedentary behavior. “

• CAN THE BRAIN BE REPEATED?

But can people’s minds be retrained? “Everything that happens automatically is difficult to inhibit, even if you wish, because you do not know it’s happening. But knowing what happens is an important first step, “comments Boisgontier. So, if you feel so attracted to the couch, it’s not because you’re lazy, but it’s your brain’s fault to save energy.

• HOW MUCH  ARE WE LAZY? 

The latest data on population surveillance, Okkio Health and Steps, published on the Epicenter site of the Higher Institute of Health (Iss), reveal that we are a people of lazy. In fact, the percentage of children who go to school by walking or on two wheels is 27%, while 62% is taken by car and 10% by school bus. The adults who go cycling for the usual trips are 11% and only 40% do it on foot. Our country, with Ireland, Portugal and San Marino, is at the top for the use of the car on the way home-school. As in many cases, even in this there are differences at the territorial level. According to the OKkio V Health Survey, made in 2016, in the North children who go by foot or by bike are greater (30%) than in the Center (24%) and in the South (25%). It ranges from the minimum of Molise (15.5%) to the maximum of the autonomous province of Bolzano (60.7%), followed by Liguria (37%) and Lombardy (31.8%).

 

SOURCE: Salute della Repubblica

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